GEOmedia 4 2015

mediageo

La prima rivista italiana di geomatica

Rivista bimestrale - anno XIX - Numero 4/2015 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

FOTOGRAMMETRIA

URBANISTICA

GNSS

BIM

RILIEVO TOPOGRAFIA

CAD

REMOTE SENSING SPAZIO

EDILIZIA

WEBGIS

UAV

SMART CITY

AMBIENTE

NETWORKS

BENI CULTURALI

LBS

LiDAR

Lug/Ago 2015 anno XIX N°4

La prima rivista italiana di geomatica e geografia intelligente

Smart

Road Sense

GUEST PAPER:

Amazonia Sin Fuego

Recenti sviluppi nel

Mobile Mapping Systems

Vulnerabilità e

Sicurezza con i GIS


GEOMAX

works when you do

Anche nelle condizioni atmosferiche più avverse,

GeoMax fornisce le migliori soluzioni

prezzo-prestazioni, works when you do.

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3D. Una invasione annunciata da tempo.

Le tecnologie del 3D stanno per

invaderci sul serio e lo dimostra il fatto

che da diversi ambiti giungono fortissimi segnali

che ci spingono a guardare future possibilità di acquisto

di semplici stampanti 3D, capaci ormai anche di “stampare”

biscotti per la produzione alimentare casalinga. Evidentemente

il mondo piatto descritto in Flatland (https://it.wikipedia.

org/wiki/Flatlandia) non esiste o ha terminato di esistere appena si è

reso conto (1884) che di fatto il mondo reale ha necessità della terza e

della quarta dimensione come non mai. I cultori della fotogrammetria aerea,

terrestre, speciale, architettonica, archeologica o che dir si voglia, lo sanno bene

e da tempo si prodigano a ricavare il 3D da immagini piatte. Insieme alla nostra

visione cambierà forse anche il nostro DNA con l'impellente necessità di immettere

sul mercato nuove tecnologie delle quali il 3D “easy”, come possiamo definirlo oggi,

conquisterà nuove coscienze tecnologiche aprendo nuovi mercati prima impensabili.

Avevamo da tempo visto le risultanze del 3D nei videogiochi ma ora ci troviamo a usare

le interfacce 3D tutti i giorni davanti al nostro PC o al nostro smartphone. Il passo è stato

effettuato e varcata la frontiera della limitazione dell’hardware, nuovi orizzonti si sono

aperti, basta pensare ai piccoli laser scanner che funzionano sugli smartphone Android

e iPhone. Ma al 3D ci riportano fortemente anche tutte le novità di quest'anno, legate

soprattutto alla stampa additiva, che sta superando i limiti incredibili del molto piccolo

e del tanto grande. Con la stampa additiva si riesce a stampare il tessuto molecolare, ma

al contempo l'azienda italiana WASP (http://www.wasproject.it/w/) sta sperimentando

le tecniche di stampa del tanto grande, fino a poter stampare in scala 1:1. Non vedo

lontana l’epoca in cui i monumenti distrutti dai nuovi barbari dell'ISIS potranno essere

ricostruiti come erano attraverso il 3D. L’Italia tramite la Cooperazione Internazionale

sta affrontando in questo momento l’acquisizione dei dati 3D in Iraq, proprio in quei

siti archeologici, come la città di UR, ove si disporrà di dati 3D atti a visualizzazioni

virtuali o a ricostruzioni in caso di crollo. In questo numero la somma dei valori

delle proposte editoriali si fa interessante, non solo per i progetti e le tecnologie,

ma anche per alcuni articoli che scavano nel profondo di questioni mai sopite,

come quello affrontato da Selvini intorno al ruolo dei moderni geomatici,

oppure l’interessante tema della Amazzonia senza Fuochi, prima

guest paper in lingua spagnola e infine uno dei progetti innovativi

che mette insieme il crowd-sensing al servizio della pubblica utilità

come quello del progetto Smart Road Sense che trovate

nella sezione interviste a cura di Santarsiero.

Buona lettura, Renzo Carlucci


In questo

numero...

FOCUS

REPORTS

GUEST paper

Mobile Mapping

Systems:

recenti sviluppi e

caso applicativo

di Isabella Toschi, Fabio

Remondino e Simone

Orlandini

6

INTERVISTA

LE RUBRICHE

26 IMMAGINE ESA

36 SMART CITY

38 MERCATO

48 GI IN EUROPE

12

Metodología para

la detección y

cuantificación de

incendios forestales

por anomalías

térmicas detectadas

por satélite en la

Amazonía boliviana

di Programa Amazonía Sin Fuego

50 AGENDA

Quo usque

tandem

abutere……

di Attilio Selvini

16

In copertina un’immagine acquisita

da autovettura nell’autunno 2014

nel centro storico di Trento con

piattaforma RIEGL VMX-450.

La nuvola di punti acquisita

con Mobile Mapping System

rappresenta la mappa di altezza

all’interno della area storica.

www.rivistageomedia.it

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.

Da quasi 20 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei

processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,

in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.

In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici

per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi

geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e

spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.


GISMaker,

22

programma per

l'elaborazione e

la manipolazione

di dati geometrici

georeferenziati

di ProgeSOFT

28

Image courtesy the SeaWiFS Project, NASA/Goddard Space

Flight Center, and ORBIMAGE

Sant’Agata "sicura":

un’applicazione GIS

per l’analisi del

rischio e la gestione

dei soccorsi

di Paola Costantino, Carmelo

Ignaccolo, Martina Mangani,

Michele Mangiameli e Giuseppe

Mussumeci

INSERZIONISTI

aerRobotix 10

Codevintec 52

EPSILON 42

ESRI 11

Flytop 25

Geogrà 46

Geomax 2

Gistam 39

Intergraph 37

MESA 38

Microgeo 47

Planetek 35

ProgeSOFT 40

Sinergis 51

Sistemi Territoriali 41

SPAR Europe and EMLF 43

Teorema 50

Topcon 49

44

di

SmartRoadSense (SRS)

Il crowd-sensing per

monitorare il fondo

stradale. Sinergie di

ricerca dalla geomatica

al mapping, dai sensori

alla statistica.

Domenico Santarsiero

una pubblicazione

Science & Technology Communication

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Rivista fondata da Domenico Santarsiero.

Numero chiuso in redazione il 21 settembre 2015.


FOCUS

Mobile Mapping Systems:

recenti sviluppi e caso applicativo

di Isabella Toschi, Fabio Remondino e Simone Orlandini

I sistemi di rilievo Mobile Mapping

(MMS) costituiscono una tecnologia

emergente che permette di rilevare,

in modalità dinamica, dati metrici

2D/3D geo-referenziati, ad altissima

risoluzione ed elevata accuratezza.

Di seguito vengono descritte le

loro principali caratteristiche

tecniche/tecnologiche e un esempio

applicativo finalizzato al rilievo 3D di

un centro storico cittadino.

Fig. 1 – Nuvola di punti acquisita da MMS nel centro storico di Trento: mappa di intensità

(sinistra) e di altezza (destra).

Si definisce Mobile Mapping

System (MMS) una piattaforma

mobile, sia essa aerea

oppure terrestre, sulla quale

sono integrati sistemi e sensori

di misura atti ad acquisire, contemporaneamente,

la posizione

3D quasi-continua della piattaforma

e dati metrici 2D/3D

geo-referenziati. A tale scopo,

dal punto di vista tecnologico,

un MMS è costituito dall’integrazione

di tre principali componenti

hardware: sensori ottici

(laser scanner e/o fotocamere

digitali), sensori di navigazione/

posizionamento (IMU/GNSS)

e un’unità di controllo e sincronizzazione.

A seconda dell’ambito

applicativo e del tipo di

piattaforma mobile adottata, si

possono citare diversi esempi

di MMS, quali: gravimetria da

aereo, laser scanning da aereo,

mobile mapping trains, mobile

mapping vans, etc. Elemento

in comune tra tutte queste

applicazioni è l’importanza fondamentale

di una rigorosa sincronizzazione

del flusso di dati

tramite un’elevata integrazione

dei differenti processi di misura.

Questo permette generalmente

di ridurre il lavoro di post-processing

e fornire in tempo reale

stime attendibili delle misure

effettuate. Dal punto di vista

dell’utente finale, ciò si traduce

nella possibilità di acquisire

velocemente e a costi contenuti

dati 3D geografici ad elevata

risoluzione ed accuratezza.

Limitando lo sguardo alle piattaforme

terrestri, storicamente

lo sviluppo dei MMS risale

all’inizio degli anni ’90 quando

le prime sperimentazioni mostrarono

le loro potenzialità per

l’acquisizione di informazioni

geografiche (Bossler e Novak,

1993; El-Sheimy, 1996). Il primo

MMS terrestre fu sviluppato

dal Center for Mapping presso

l’università dell’Ohio (USA). Il

sistema, chiamato GPSVan TM,

comprendeva un ricevitore GPS

a misura di codice, due fotocamere

digitali, due videocamere

e un sistema di giroscopi e

odometri. Da allora, lo sviluppo

dei MMS ha coinciso con

l’avanzamento tecnologico dei

ricevitori GPS, la definizione di

nuovi metodi per fornire la correzione

differenziale e l’impiego

di più accurati sistemi IMU.

Ciò ha permesso la diffusione

dei MMS e la loro piena maturazione

dall’ambito puramente

accademico a quello commerciale.

Esempi di altri sistemi

finalizzati all’acquisizione in

movimento di immagini digitali

sono: GIMTM, GPSVision,

VISATTM, KiSSTM e GI-

EYETM (Grejner-Brzezinska,

2001).

I sistemi di mobile mapping che

utilizzano la tecnologia LiDAR

(anche chiamati sistemi di

Mobile Laser Scanning - MLS)

rappresentano la soluzione più

recente. Essi acquisiscono in

tempo reale dense nuvole di

6 GEOmedia n°4-2015


FOCUS

punti (Fig. 1) e offrono importanti

vantaggi, quali: (i) elevata

velocità di acquisizione dei dati,

con conseguente riduzione dei

costi e del tempo necessari; (ii)

elevata densità spaziale dei dati

misurati, che permette una

ricostruzione 3D densa della

scena rilevata; (iii) acquisizione

dei dati da remoto, che garantisce

l’efficienza e la sicurezza

del rilievo. Grazie a questi benefici

e al continuo sviluppo

delle tecnologie laser scanning e

di navigazione, l’attuale trend

della richiesta di rilievi tramite

MMS è in costante salita, anche

se il trattamento e la gestione

dei dati raccolti scoraggia spesso

i possibili utenti. In Tabella 1

e Figura 2 vengono riportati

i principali sistemi MMS

commerciali, mentre esistono

diverse altre soluzioni in-house

sviluppate da PMI e centri di

ricerca. Le applicazioni sono

svariate: dalla mappatura delle

strade a fini catastali, al rilievo

di infrastrutture urbane, reti

elettriche, gas/metanodotti, fino

alla ricostruzione 3D di vaste

aree urbane per applicazioni di

city modelling.

Distributore

Nome

TOPCON IP-S3 1 scanner

TRIMBLE

3D Laser

Mapping

MX8

Street

Mapper

Laser Scanner IMU/GNSS Camera Digitale

Sensore/i Portata Accuratezza

1-2 VQ-250

1-2 VQ-450

1-2 VUX-

1HA

RIEGL (2) VMX-250 2 VQ-250

Renishaw

TELEDYNE

OPTECH

MITSUBISHI

ELECTRIC

Leica

Geosystems

Dynascan

S250

100 m,

@ ρ100

100%

500 m,

@ ρ80%

800 m,

@ ρ80%

400 m,

@ ρ80%

500 m,

@ ρ80%

1-2 scanner 250 m

50 mm,

@ 10 m (1σ)

Pos.

Assoluta (1)

0.015-

0.025 m

10 mm,

@ 50 m (1) 0.020-

8 mm, 0.025 m

@ 50 m (1σ)

5 mm,

(1σ)

10 mm,

@ 50 m (1σ)

10 mm,

@ 50 m (1σ)

0.050 m

0.020-

0.050 m

0.020-

0.050 m

Lynx SG1 2 scanner

250 m, 5 mm,

0.050 m

Lynx MG1 1 scanner

@ ρ10% (1σ)

0.200 m

MMS-X

MMS-

X320R

MMS-K320

Leica

Pegasus:

Two

2-4 scanner

standard

2 scanner

standard /

1 scanner

long-range

2 scanner

standard

ZF 9012

Leica

Scanstation

P20

65 m

65 m /

200 m

Scanner

standard:

10 mm,

@ 7 m (1σ)

Scanner

long-range:

10 mm,

@ 80 m (1σ)

0.060 m

Risoluzione

Camera sferica,

8000 x 4000 px

Fino a 7 camere,

5 Mpx

Camera

panoramica,

12 Mpx

Fino a 6 camere,

5 Mpx

-

Fino a 5 camere,

5 Mpx

e/o camera

panoramica

Fino a 6 camere,

5 Mpx

3 camere, 5 Mpx

65 m 3 camere, 5 Mpx

119 m

120 m,

@ 18%

0.9 mm,

@ 50 m,

80% (1) 0.015-

0.020 m

6 mm,

@ 100 m (1)

Tab. 1 – Le principali soluzioni di sistemi mobile mapping disponibili sul mercato ( (1) valori

di RMS in post-processing; (2) le specifiche di RIEGL VMX-450 sono fornite di seguito).

8 camere,

2000x2000 px

RIEGL VMX-450

Tra i sistemi MMS commerciali

disponibili sul mercato,

la piattaforma RIEGL VMX-

450 rappresenta una delle più

recenti soluzioni e si distingue

per la sua altissima velocità di

scansione ed elevata qualità,

completezza e densità del dato.

Essa integra due laser scanner

VQ-450, un’unità di controllo

VMX-450-CU e una soluzione

integrata GNSS/INS per il

posizionamento. Il sistema (2

scanner) è in grado di acquisire

fino a 1.1 milioni di punti e

400 profili al secondo e utilizza

l’ultima generazione RIEGL di

laser scanner (multiple target capability

grazie alla digitalizzazione

dell’eco del segnale riflesso).

La piattaforma è anche dotata

di un’unità modulare di fotocamere

digitali VMX-450-CS6,

Fig. 2 – Immagini di alcuni sistemi MMS commerciali.

GEOmedia n°4-2015 7


FOCUS

che completa l’acquisizione dei

dati geometrici con immagini

digitali co-registrate alla geometria.

E’ possibile integrare

fino a sei camere industriali,

precedentemente calibrate dal

costruttore.

Tutti i sensori e le apparecchiature

per l’acquisizione dei dati

(laser scanner, fotocamere e

antenna GNSS) sono integrati

in un apposito nucleo che viene

normalmente posizionato sul

tetto di una vettura (Fig. 3). Il

computer con i dischi per il salvataggio

dei dati e l’alimentazione

sono assemblati nel gruppo

alloggiato nel bagagliaio. Infine,

il monitor per il controllo della

fase di acquisizione è ospitato

Fig. 4 – La traiettoria percorsa con MMS nel centro storico di Trento e gli edifici selezionati per le

valutazioni statistiche in Piazza Duomo (simboli rosso e blu) e nelle strade strette circostanti (simbolo

verde). In legenda si riporta anche la tecnica usata per acquisire i dati di riferimento.

Sensore

VQ-450

Principio di misura Time-of-Flight Pulsed-Wave

Lunghezza d’onda

Vicino infrarosso

Frequenza

300 – 1100 kHz

Distanza massima (portata) 800 m

Distanza minima

1.5 m

Accuratezza

8 mm, 1σ

Precisione

5 mm, 1σ

Sensore

IMU/GNSS

Posizione (assoluta) 0.020 – 0.050 m

Posizione (relativa) 0.010 m

Roll & Pitch 0.005 º

True Heading 0.015 º

Sensore

VMX-450-CS6

Risoluzione

5 Mpx (2452 x 2056 px)

Dimensione del pixel 3.45 μm

Lunghezza focale nominale 5 mm

Tab. 2 – Le principali caratteristiche tecniche del sistema RIEGL VMX-450.

Fig. 3 – RIEGL VMX-450.

all’interno dell’abitacolo.

Dal punto

di vista software,

la suite RIEGL

permette di gestire

ogni fase del rilievo,

dall’acquisizione

dei dati (modulo

RiACQUIRE), al

processamento delle

osservazioni (modulo

RiPROCESS),

fino alla correzione

della traiettoria e

orientamento della

piattaforma mobile

all’interno di un

particolare sistema

di coordinate (modulo

RiWORLD).

Il prodotto finale

è rappresentato

da dense nuvole

di punti colorate

e geo-referenziate,

che possono essere

visualizzate e analizzate

in software

di modellazione e

progettazione CAD

per l’estrazione di

informazioni di interesse

(profili stradali,

mappatura di

infrastrutture, ecc.). Le principali

caratteristiche tecniche del

sistema RIEGL VMX-450 sono

riassunte nella Tabella 2.

Rilievo mobile mapping del

centro storico di Trento

Nell’autunno 2014 è stato progettato

e realizzato un rilievo

MMS da autovettura nel centro

storico di Trento al fine di (i)

analizzare le prestazioni metriche

della piattaforma RIEGL

VMX-450 all’interno di un’area

cittadina storica e (ii) valutare

l’impiego dei dati MMS a scopi

di cartografia, restituzione architettonica,

3D city modelling e

catasto strade.

La sperimentazione ha interessato

un’area di circa 700 m

(ovest-est) x 500 m (nord-sud)

nel centro storico di Trento,

comprendente: (i) Piazza

Duomo (80 m x 70 m, Fig. 1),

sulla quale si affacciano alcuni

dei più importanti edifici storici

della città; (ii) un complesso di

strade strette e articolate, che

si diramano dalla piazza verso

l’esterno e vedono l’alternarsi di

alti edifici storici, chiese e case

residenziali. Le aree selezionate

(Fig. 4) costituiscono uno

8 GEOmedia n°4-2015


FOCUS

Fig. 5 – Mappe delle differenze

(errori) derivanti dai confronti

tra i dati MMS e Fotogrammetria

per il Duomo (a), Palazzo

Pretorio (b) e case residenziali

(c). La scala va da –0.01 m

(blu) a 0.01 m (rosso). Le corrispondenti

nuvole di punti

ottenute tramite dense image

matching sono riportate nella

parte inferiore.

scenario difficile e impegnativo

per un rilievo MMS, la cui

performance metrica dipende

principalmente dall’accurata

determinazione della posizione

e dell’orientamento della piattaforma

mobile. All’interno dei

cosiddetti canyon urbani, infatti,

effetti di multipath e perdite di

segnale causati dalla presenza di

alti edifici in spazi ristretti possono

deteriorare le condizioni

GNSS e, di conseguenza, il calcolo

della traiettoria.

I dati raccolti sono stati processati

senza l’ausilio di punti di

controllo ed esportati sotto forma

di nuvole di punti (formato

LAS) inquadrate nel sistema

di coordinate WGS84. Queste

sono caratterizzate da una risoluzione

spaziale media di 2-3

cm e sono state fornite separatamente

per ciascuno dei due

laser scanner integrati nella piattaforma

mobile. Per valutare la

precisione interna e la ripetibilità

del sistema di misura, il rilievo

di Piazza Duomo è stato ripetuto

in tre passaggi successivi.

Valutazione della precisione

e dell’accuratezza

Per valutare metricamente

i risultati del rilievo MMS,

sono stati acquisiti dati esterni

di riferimento tramite tecnica

fotogrammetrica (dense

image matching) e tecnologia

Laser Scanner Terrestre (TLS).

Quando si confrontano nuvole

di punti acquisite da strumenti

e tecniche diversi tra loro, alcuni

aspetti devono essere sempre

considerati, ovvero: (i) è necessario

definire le incertezze che

caratterizzano ciascun sistema;

(ii) i punti 3D che vengono

confrontati non corrispondono

mai esattamente tra loro; (iii)

dato che le posizioni di acquisizione

sono diverse, le superfici

ricostruite sono digitalizzate

in modo differente. Partendo

da tali considerazioni, si è evidenziata

l’esigenza di definire

una metodologia di valutazione

nuova, basata su metodi statistici

avanzati e su una rigorosa

analisi della distribuzione statistica

che caratterizza la popolazione

di osservazioni (Toschi et

al., 2015).

I confronti tra le nuvole di

punti acquisite contemporaneamente

dai due laser scanner

sono caratterizzati da una stima

gaussiana della MAD (Median

Absolute Deviation) nell’ordine

di ± 5,2 mm, che è coerente

con la precisione (valore 1σ) dichiarato

dalla scheda tecnica del

sistema MMS.

L’errore aumenta fino a ± 8,6

mm se si confrontano le acquisizioni

effettuate in due epoche

diverse. Queste differenze, che

permettono di valutare la precisione

del sistema, possono

essere ricondotte a errori residui

di geo-referenziazione, effetti

di multipath e problemi legati

alle caratteristiche intrinsiche

delle superfici rilevate. L’utilizzo

di punti di controllo nella fase

di post-elaborazione potrebbe

quindi, almeno in parte, mitigare

queste problematiche.

La valutazione dell’accuratezza

di una singola nuvola di punti

mostra infine le buone potenzialità

metriche del sistema

RIEGL adottato. Gli errori

stimati per gli edifici che si

affacciano sulla Piazza Duomo

sono caratterizzati da una dispersione

media di ± 5,9 mm

(MMS vs. fotogrammetria, Fig.

5) e ± 3,6 mm (MMS vs. TLS).

Questi valori sono coerenti

con l’incertezza indicata dal

costruttore (8 mm 1σσ). Come

previsto, gli errori aumentano se

il rilievo MMS viene eseguito in

strade strette con edifici alti che

deteriorano il segnale GNSS.

Tuttavia, il valore di errore risultante

in quelle aree (± 7,4 mm)

rappresenta ancora un compromesso

accettabile.

Conclusioni

Al giorno d’oggi le numerose

soluzioni commerciali di sistemi

MMS presenti sul mercato rappresentano

il miglior esempio di

integrazione tra diverse tecniche

e sistemi di acquisizione di dati

territoriali geo-referenziati, grazie

a un’efficiente combinazione

di sensori ottici passivi (fotocamera),

attivi (laser scanner

a lunga portata) e sensori di

posizionamento (GNSS/IMU).

L’attuale trend positivo della

richiesta di rilievi tramite MMS

GEOmedia n°4-2015 9


FOCUS

è anche accompagnato da un

crescente interesse della comunità

scientifica nei confronti di

tali sistemi, come dimostrato

dalle iniziative presentate da

associazioni internazionali

quali EuroSDR (Kaartinen et

al., 2013). Risulta però ancora

aperto il problema di gestione

dei dati MMS da parte degli

utilizzatori finali (amministrazioni

pubbliche, studi,

soprintendenze, ecc.): possibili

desiderata rimangono la facile

fruizione delle enormi nuvole di

punti, l’estrazione automatica

di informazioni vettoriali, la

classificazione degli elementi

urbani, l’integrazione con dati

aereo- o tele-rilevati, ecc.

I requisiti di precisione e accuratezza

per i dati acquisiti con

sistemi MMS variano in funzione

dell’applicazione e comportano

la distinzione tra due

principali categorie di MMS,

ovvero: (i) sistemi per la mappatura

cartografica e (ii) sistemi

per il rilievo di infrastrutture

(strade, ferrovie, tunnel, ecc.) a

scopi di monitoraggio e verifica.

Le specifiche tecniche dei vari

MMS commerciali dovrebbero

dunque essere attentamente

valutate a priori per scegliere di

volta in volta la soluzione più

adatta all’applicazione prevista.

Dato che spesso le caratteristiche

tecniche dichiarate sono

definite in base a test eseguiti

internamente dal costruttore

e non esplicitamente spiegate

all’utente, è consigliabile valutare

le prestazioni metriche

del sistema tramite confronto

con dati di riferimento esterni.

BIBLIOGRAFIA

Bossler, J.D. & Novak, K. (1993), Mobile Mapping System:

new tools for the data collection of GIS information.

Canadian conference on GIS’93, Ottawa, Canada,

306-315.

D.A. Grejner-Brzezinska (2001), Mobile mapping

technology: ten years later, Part I, Survey. Land Inform.

Syst. 61 (2), 75–91.

El-Sheimy, N. (1996), A mobile multi-sensor system for

GIS applications in urban centers. The International Archives

of the Photogrammetry, Remote Sensing and Spatial

Information Sciences, XXXI/ B2, 95-100.

Kaartinen, H., Hyyppä, J., Kukko, A., Lehtomaki, M.,

Jaakkola, J., Vosselman, G., Elberink, S.O., Rutzinger,

M., Pu, S. & Vaaja, M. (2013), Mobile mapping – Road

environment mapping using mobile laser scanning. EuroSDR

Official Publication N. 62.

Tao, V. & Li, J. (2007), Advances in Mobile Mapping

Technology. London: Taylor & Francis Group.

Toschi, I., Rodríguez-Gonzálvez, P., Remondino, F.,

Minto, S., Orlandini, S. & Fuller, A. (2015), Accuracy

evaluation of a mobile mapping system with advanced

statistical methods. The International Archives of the

Photogrammetry, Remote Sensing and Spatial Information

Sciences, XL-5/W4, 245-253.

ABSTRACT

MMS is nowadays an emerging technology, whose

development goes back to the 90’s and is constantly

growing. From a technological point of view, it is the

best example of sensor integration and cost-effective

L’utilizzo di metodi statistici

avanzati e di un rigoroso filtraggio

degli outliers risultano

a tale scopo essenziali e devono

sempre essere accompagnati da

un’adeguata analisi delle fonti

di incertezze che caratterizzano

ciascun sistema di misura confrontato.

acquisition of geo-referenced spatial data, with a combination

of digital imaging devices, long-range laser

scanners and GNSS/IMU positioning sensors. The

accuracy requirements for the acquired data is substantially

different in each application, with road or rail

infrastructure surveying being much more demanding

in this particular respect. Thus, every scanner specification

should be taken into account in order to obtain

the best solution according to the intended application.

Additionally, a proper evaluation procedure should be

carried out by adopting external reference datasets. In

this work, a review of the MMS technology is given,

together with results achieved with RIEGL VMX-450

in the city center of Trento.

PAROLE CHIAVE

Sistemi Mobile Mapping; Laser Scanner; Fotogrammetria;

Nuvole di Punti; 3D

AUTORE

Isabella Toschi

toschi@fbk.eu

Fabio Remondino

remondino@fbk.eu

3D Optical Metrology (3DOM), Fondazione

Bruno Kessler (FBK), Trento

Simone Orlandini

simone@microgeo.it

Microgeo, Firenze

• Rilievi batimetrici automatizzati

• Fotogrammetria delle sponde

• Acquisizione dati e immagini

• Mappatura parametri ambientali

• Attività di ricerca

Vendita – Noleggio - Servizi chiavi in mano, anche con strumentazione cliente

10 GEOmedia n°4-2015


FOCUS

GEOmedia n°4-2015 11


GUEST PAPER

Metodología para la detección y cuantificación

de incendios forestales por anomalías térmicas

detectadas por satélite en la Amazonía boliviana

di Programa Amazonía Sin Fuego

En Bolivia, el Programa Amazonía Sin Fuego

(PASF), es una iniciativa ejecutada por la

Autoridad Plurinacional de la Madre Tierra,

entidad autárquica bajo tuición del Ministerio de

Medio Ambiente y Agua, con el financiamiento y

asistencia técnica de los Gobiernos de Italia, Brasil

y del Banco de Desarrollo de América Latina (CAF).

La misión del PASF es contribuir a la reducción de

la incidencia de incendios forestales en la región

amazónica, promoviendo prácticas de desarrollo

sustentable en el bosque amazónico.

El PASF está integrado por

un equipo multidisciplinario

y de especialistas que,

desde una oficina central de coordinación

ubicada en la ciudad

de La Paz, se organizan bajo una

estructura modular: 5 oficinas

con sede en distintos puntos

estratégicos de la Amazonía

Boliviana, en los Departamentos

de La Paz, Beni, Pando,

Cochabamba y Santa Cruz. El

Programa trabaja en 49 municipios

y más de 400 comunidades

indígenas y rurales, desarrollando

colaboraciones institucionales con

diferentes entidades, comunidades,

asociaciones de productores y

ganaderos, municipios y universidades,

entre otros. En su primera

fase (2012-2015) el PASF ha contado,

en este sentido, con el apoyo

del Istituto per la Cooperazione

Universitaria (ICU) y de

INFOGEONATURA, para la

ejecución de un conjunto de actividades

complementarias.

El PASF considera prioritaria la

formación y su estrategia prevé

la integración de actividades

referidas a sensibilización, concientización

y fortalecimiento de

capacidades en distintos niveles,

desde los comunitarios hasta los

gubernamentales, para reforzar los

componentes locales de prevención

y respuesta a los incendios

forestales. A través de los procesos

de capacitación (más de 700 talleres

organizados y 23.000 participantes

en el periodo 2012-2015),

la iniciativa promueve la difusión

de alternativas al uso del fuego en

las prácticas agropecuarias.

12 GEOmedia n°4-2015


GUEST PAPER

En este marco se ha desarrollado

la metodología para la detección,

diferenciación y cuantificación de

incendios forestales por anomalías

térmicas (focos de calor vs. incendios

forestales) detectadas por el

satélite.

Paso 1

Lectura de datos y diferenciación

entre focos de calor e incendios

forestales en el Programa

“Amazonía Sin Fuego”: se basa

en la utilización de los datos de

satélite de las anomalías térmicas

(Focos de Calor) que se descargan

de forma continua desde el sitio

del INPE http://www.dpi.inpe.

br/proarco/bdqueimadas/.

Paso 2

La primera discriminación de

anomalías térmicas (focos de

calor) se llevó a cabo en base a

los mapas de susceptibilidad a

“Incendios” y “Quemas”, preparados

durante el módulo denominado

“Construcción de un

algoritmo computacional de discriminación

entre focos de calor

e incendios forestales y quemas”.

Los mapas de susceptibilidad se

formulan según el método de

estimación por máxima verosimilitud

de las variables, lo que

permite determinar las probabilidades

que se produzcan eventos

de incendios o focos de calor. La

estimación por máxima verosimilitud

se computa por medio de la

medición de las variables

en los puntos en los que

se registran incendios o

quemas, con respecto al

conjunto del territorio

analizado.

Posteriormente los datos

relacionados con estos

dos eventos (incendios y

quemas) fueron proporcionados

por la Autoridad

de Fiscalización y Control

Social de Bosques y

Tierra (ABT), habiendo

sido utilizados en un 70% para

la creación de los mapas de susceptibilidad,

y en un 30% como

prueba independiente los mapas

producidos. Las variables utilizadas

incluyen a la información

obtenida a partir del mapa de

vegetación de Navarro, los datos

sobre uso del suelo y los valores

geomorfológicos disponibles en

la página GeoBolivia, así como

los datos climáticos extraídos del

dataset WorldClim.

Para poder procesar los datos registrados

por satélite - inclusivos de

todas las anomalías térmicas – e

identificar los incendios forestales

en el marco de los mapas de

susceptibilidad a “Incendios” y

“Quemas”, se elaboró la Wildfire

Net Area.

La WNA se realizó en entorno

GIS, para de esta forma evidenciar

la susceptibilidad a incendios

y excluir las probabilidades de

ocurrencia de quemas.

El conjunto de “focos de calor”

así obtenido fue superpuesto a

los píxeles con WNA positiva y,

al mismo tiempo, a los mapas de

vegetación forestal, siendo finalmente

considerados como posibles

incendios forestales.

Paso 3

Con el fin de compensar el hecho

de que una misma anomalía térmica

es registrada por diferentes

sensores, así como para reducir los

errores de proyección (ínsitos en

los sensores), es necesario realizar

una agregación de los puntos

sobre una base espacial; posteriormente,

para relacionar con

un mismo evento las medición

registradas en días sucesivos (por

ejemplo en el caso de incendios

cuya duración es da varios días y

que se mueven hacia áreas adyacentes),

fue oportuno efectuar

una agregación sobre una base

temporal.

Número de “Focos de calor” registrado

por todos los satélites

en el database (INPE): 222351.

Número de focos de calor en

áreas de “vegetación forestal” y

con WNA positiva: 47877.

Número total de incendios forestales

en agregación diaria:

12610.

Superficie mínima medida (sobre

la base de la zona mínima

detectable de sensores iguales a

5000 m2): 6265 hectáreas.

Estimación de la superficie

máxima (con buffer 1,3 km):

1730998 hectáreas.

Estimación de la superficie realística

de incendios (con buffer

medio 0,4 km, probabilidad

>0,8): 532615 hectáreas.

Número total de incendios forestales

con agregación semanal:

8770

Superficie mínima medida interesada

por incendios forestales:

(sobre la base de la zona mínima

detectable de sensores iguales a

5.000 m2): 4336 hectáreas.

Estimación de la superficie

máxima (con buffer 1,3 km):

1383543 hectáreas.

Estimación de la superficie realística

de incendios (con buffer

medio 0,4 km, probabilidad

>0,8): 425705 hectáreas.

GEOmedia n°4-2015 13


GUEST PAPER

La agregación espacial se realiza

mediante la creación de un buffer

de distancia fija (radio de 1,5

km) para cada punto; la distancia

es determinada por el error de

proyección y registración de los

medidores satelitales, estimado

hasta un máximo de 3 veces la resolución

de los sensores (alrededor

de 500 metros).

Paso 4

Los buffers así creados se agregaron

nuevamente en el plazo de

una semana. Este procedimiento

se realizó para incluir en el mismo

evento de incendio las diferentes

grabaciones de focos de

calor registradas secuencialmente

durante varios días. De esta manera

se puede formular el análisis

de las situaciones en las que el

mismo incendio “se mueve” en el

espacio y en el tiempo (hasta una

semana).

Paso 5

De la extrapolación de los centroides

de los buffers semanales

fue posible estimar el número de

incendios forestales.

Paso 6

Del cálculo de las áreas de los buffers

agregados para evento único

de incendio forestal, se procedió

a estimar el área interesada por

incendios forestales en la zona de

intervención del PASF relativamente

al periodo objeto del estudio

(2012-2014).

Paso 7

Es se hizo una base de datos integrada

“user’s friendly “ para la discriminación

de los tipos de focos

de calor orientado a la utilizacion

en las instituciones bolivianas con

responsabilidad activa en temas de

planificación, el uso del suelo y los

incendios forestales (ABT, Madre

Tierra, MMAYA, Dirección

Forestal, Gobiernos Regionales

y Alcaldías). El subproducto de

esta etapa es el de facilitar la creación

de un lenguaje común en

la discusión de los aspectos de la

planificación, gestión y diseño determinado

por el tema “incendios

forestales”.

Recurrencia espacial de

incendios forestales en

la misma zona durante el

período analizado (enero

2012 - noviembre 2014)

Para evaluar la ocurrencia de

eventos de incendios forestales en

la misma zona se construyó

una malla de recurrencia kilométrica.

Sucesivamente fueron

contabilizados los incendios (focos

de calor en agregación semanal)

por cada km2 (célula unidad)

como se muestra a continuación

(Tab. 1).

Número de repetición de los incendios Número de celulas unitaria (km 2 ) %

1

2

6898

722

89,029

9,319

3 99 1,278

4 21 0,271

5 5 0,065

6 1 0,013

7 1 0,013

8 1 0,013

TOTALE 7748 100,000

Tab. 1 – Número de repetición de los incendios.

PAROLE CHIAVE

Amazonía; incendios; gis; satélite

ABSTRACT

In questo articolo si illustra un contributo di ricerca richiesto al Dipartimento di Gestione

dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali (GESAAF) dell’Università di Firenze nell’ambito

delle attività di cooperazione internazionale afferenti il progetto “Amazzonia senza Fuoco:

analisi dei dati volti alla modellizzazione dei fuochi di calore e degli incendi forestali nella

Bolivia amazzonica”, effettuato anche a corredo di precedenti contratti e

convenzioni, in particolare il progetto INTERREG IVC - EUFOFINET:

Europe Forest Fire Network e il progetto PRIN 2009 “Sviluppo di modelli

di gestione combustibile e sistemi di raccolta della biomassa” (responsabile

di unità scientifica: prof. Enrico Marchi).

AUTORE

Programma Amazzonia senza Fuoco

PASF

14 GEOmedia n°4-2015


GUEST PAPER

Proposta metodologica e algoritmo per la lettura

critica dei dati e la discriminazione di hotspot e incendi

forestali

Attività sviluppata nel quadro del Programma

“Amazonía Sin Fuego”. “Construcción de un modelo

lógico-interpretativo y de un programa computacional

asociado de lectura de datos diferenciados entre focos de

calor e incendios forestales”.

Il Programma Amazonía sin Fuego (PASF) è eseguito

in Bolivia dall’Autorità Plurinazionale della Madre

Terra, organo autarchico dello Stato boliviano dipendente

dal Ministero dell’Ambiente e Acqua, grazie al

finanziamento del Ministero degli Affari Esteri e della

Cooperazione Internazionale (Cooperazione Italiano

allo Sviluppo), ed ai contributi del Governo Brasiliano

e della Banca di Sviluppo dell’America Latina (CAF).

L’obiettivo generale del Programma è quello di ridurre

l’incidenza di incendi nella regione amazzonica della

Bolivia, attraverso la promozione e diffusione di pratiche

alternative all’uso del fuoco nelle attività agricole,

contribuendo a proteggere l’ambiente ed a migliorare

le condizioni di vita delle comunità indigene e rurali.

L’iniziativa, eseguita in gestione diretta e coordinata

dall’Ufficio PASF di La Paz, si avvale anche della collaborazione

dell’Istituto per la Cooperazione Universitaria

(ICU) e dell’entità boliviana INFOGEONATURA,

responsabili dell’esecuzione di una serie di attività complementari.

La strategia del PASF, che opera in 49 Municipi e 440

comunità della regione amazzonica boliviana, si concentra

sulla formazione delle capacità a diversi livelli

- dal produttore alle comunità indigene, dai tecnici

municipali agli organi statali – con lo scopo di rafforzare

le componenti locali di prevenzione e risposta agli

incendi boschivi. Attraverso diversi moduli formativi

(più di 700 corsi organizzati e 23.000 partecipanti nel

periodo 2012-2015), l’iniziativa promuove l’adozione

di alternative all’uso del fuoco nelle attività agricole e

zoo-tecniche.

Un ulteriore componente del PASF – sviluppata in collaborazione

con ICU ed il Dipartimento di Gestione

dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali (GESAAF)

dell’Università di Firenze - ha riguardato la proposta

metodologica per lo sviluppo di un software per la lettura

e differenziazione dei dati relativi a hotspot e incendi

boschivi, articolatasi in tre momenti:

A) Linea base e definizione delle conoscenze di base;

B) Proposta metodologica e sviluppo di un algoritmo

per la lettura critica dei dati e la discriminazione di

hotspot e incendi forestali;

C) Validazione e verifica della funzionalità dell’algoritmo

e applicazioni specifiche.

Nell’ambito della fase di formulazione della Linea base

è emerso come il modello di calcolo dovesse affrontare

e risolvere una serie di problemi specifici correlati all’incidenza

del fuoco quale fattore di disturbo ricorrente, e

che tale modello non potesse limitarsi solo a differenziare

gli hotspot (focos de calor) da fenomeni che venissero

ascritti ad un generica categoria “incendi”.

Infatti, allorché i modelli interpretativi di dati satellitari

disponibili (ad es. MODIS, INPE) riportano gli

hotspot quali alterazioni termiche della superficie terrestre

(pixel “caldi”), una volta filtrate le discrepanze

più evidenti (ad esempio i falsi dovuti alla riflettanza

dei corpi idrici in particolari situazioni stagionali e di

incidenza dei raggi solari), è necessario determinare il

tipo di evento di fuoco. In questo senso si può fare riferimento,

in via preliminare, a due classi: a. incendio

libero di coperture vegetali (incendio d’ora in avanti);

b. hotspots: fuoco controllato (debbio) condotto con

obiettivi agronomici (quema d’ora in avanti). Gli eventi

così riclassificati dovranno quindi essere sottoposti ad

analisi geostatistiche che mettano in evidenza la probabilità

di associare un hotspot ad un evento appartenente

alla classe a. oppure b.

Tale assunto richiede l’adozione di una metodologia

non lineare, in modo da evitare il rischio di un autoreferenzialità

dei dati di base disponibili. I dati informativi

relativi a incendi e quemas sono, infatti, estratti

come derivato dai database internazionali (in particolare

MODIS) di hotspots: agire secondo discriminanti

statistiche lineari comporterebbe quindi l’accettazione

di un errore di fondo (hotspot = incendio; hotspot =

quema) che è esattamente antitetico all’obbiettivo di

questa fase del PASF.

Sulla base di tali premesse si configura il contributo di

ricerca in oggetto richiesto al GESAAF, sia a completamento

del precedente contratto fra ICU e GESAAF

“Amazonía sin Fuego: analisi dei dati volti alla modellizzazione

dei fuochi di calore e degli incendi forestali

nella Bolivia amazzonica” teso alla definizione della

linea base, sia a corredo di precedenti contratti e convenzioni,

in particolare il progetto INTERREG IVC

- EUFOFINET: Europe Forest Fire Network (responsabile

scientifico prof. Enrico Marchi) ed il progetto

PRIN 2009 “Sviluppo di modelli di gestione combustibile

e sistemi di raccolta della biomassa” (responsabile

di unità scientifica: prof. Enrico Marchi).

La configurazione del modello di calcolo non ha seguito

un metodo classico di adozione e aggiustamento

di algoritmi discriminanti hotspot da incendi. L’analisi

bibliografica (vedi: ICU, 2014, Diagnostico situacional

§ 5.1) a livello boliviano e internazionale, ha messo in

luce che gli algoritmi progettati per discriminazioni tra

hotspots e incendi, così come le mappe di rischio di incendio,

si basano principalmente sui seguenti criteri: a)

proprietà di risoluzione delle immagini; b) analisi delle

bande spettrali; c) caratteristiche geofisiche di acquisizione

delle immagini e tempo di ritorno del satellite

sullo stesso punto della terra.

Gli algoritmi di discriminazione degli hotspots (piuttosto

rari) possono utilizzare: i. dati biometeorologici

derivati da satelliti geostazionari di seconda generazione

(ad esempio Meteosat II della Agenzia Spaziale

Europea); ii. Dati Lidar che restituiscano il modello

digitale della superficie e della struttura della vegetazione

volti a generare modelli realistici di carburante;

iii. immagini satellitari ad alta risoluzione con tempi

di rivisitazione tra 24 ore. L’utilizzo di tali dati in aree

del mondo in cui la frequenza di fuoco prescritto come

tecnica agronomica è trascurabile, portano ad una probabilità

massima di coincidenza tra hotspot e incendio

pari al 90%. In Bolivia tali dati non sono attualmente

disponibili.

E’ stato quindi necessario operare con una metodologia

differente. Attualmente, la stima di

affidabilità dei dati hotspot come indicatori diagnostici

degli incendi forestali non supera il 50%. Questo dato

rappresenta un risultato di massima incertezza (1:1)

nell’interpretazione

sicura di un incendio forestale. La metodologia proposta

nell’ambito di questo contributo di

ricerca ha previsto l’adozione di un modello logico sviluppato

in quattro momenti integrati:

A) Valutazione critica delle variabili informative disponibili;

B) Modellazione statistica e restituzione cartografica

delle variabili più informative

e significative per la probabilità del verificarsi di un

incendio, di una quema o di un

hotspot;

C) Elaborazione di cartografie tematiche probabilistiche

di ricorrenza dei fenomeni di fuoco (incendi,

hotspot) in dipendenza della capacità di relazione

statistica fra le variabili e gli eventi storici riportanti

secondo serie di dati disponibili;

D) Comparazione ponderata dell’importanza relativa

delle variabili e degli attributi di ciascuna variabile,

finalizzata a discriminare il peso potenziale che

i singoli strati informativi (tipo di vegetazione, tipo

di land cover; caratteri bioclimatici; presenza di insediamenti

e infrastrutture) possono generare sulla

suscettibilità di qualsiasi tratto di territorio amazzonico

(unità minima: pixel a risoluzione nota) ad

essere percorso da incendi o a ospitare quemas.

L’applicazione del modello ha previsto prima una verifica

e validazione per casi di studio selezionando un

minimo di tre comuni afferenti al progetto PASF. Sulla

base di tale validazione (attualmente in fase di svolgimento)

verrà sviluppata la versione finale del modulo

computazionale di previsione e discriminazione degli

hotspots in relazione alla suscettibilità a incendi e quemas.

La ricerca prevede, infine, uno spazio conclusivo

orientato alla presentazione degli output di progetto ed

alla predisposizione di materiale divulgativo e di facilitazione

per l’applicazione operativa del modello computazionale

(fig. 1).

Attraverso questa attività, il programma finanziato dalla

Cooperazione Italiana trasferirà allo Stato boliviano

un sistema per la lettura dei dati che attualmente non

esiste nel Paese, e che potrà essere uno strumento utile

alla programmazione strategica del settore nell’ottica di

rispondere a emergenze e criticità causate dagli incendi

boschivi.

Il prodotto sviluppato offre inoltre un sostanzioso contributo

sul piano della standardizzazione e unificazione

di dati e processi, considerato che le diverse istituzioni

operanti nel campo della classificazione dei valori relativi

agli incendi dispongono attualmente di studi e documenti

d’analisi discrepanti tra loro, in ragione dell’alta

disomogeneità esistente in Bolivia a livello di raccolta e

registrazione di dati afferenti gli incendi forestali.

GEOmedia n°4-2015 15


REPORTS

QUO USQUE TANDEM ABUTERE…

di Attilio Selvini

Riflessioni e

considerazioni

sull’assenza del laureato

in discipline geomatiche

in Italia, confronti e

paragoni con alcuni paesi

del panorama europeo.

Non se ne può più!

L’orazione ciceroniana

risuona continuamente

nella mia mente di vecchio

topografo, deluso e illuso dai

reggitori di un Paese un tempo

(non lontano) ammirato ovunque,

prima e dopo la seconda

guerra mondiale, per il suo

contributo prioritario al divenire

delle discipline geodetiche

intese in senso generale.

Mi fornisce lo spunto per questo

articolo, l’intervista condotta

dal direttore di GEOmedia

al professor Mattia Crespi (1),

nella vecchia e storica sede della

“Sapienza”, sede che vide fra i

tanti Giovanni Boaga con i suoi

studi sulla cartografia italiana

degli anni quaranta, che da lui

(e da Carl Friedrich Gauss)

prende il nome. Mi si permetta

di riportare qui un lungo passo

dell’intervista, ripreso dal numero

uno di quest’anno della

rivista:

Fig. 1 - Antonio Marussi Presidente della

Commissione Geodetica Italiana. (Credits:

http://www2.units.it/geodin/Marussi.html).

“Un argomento di sicuro vivo interesse

è poi stato quello della ex-

Commissione Geodetica Italiana,

per la quale si tentò tempo fa di

colmare il vuoto della sua abolizione,

senza successo.

Un argomento ancora valido, da

non lasciare nell’oblio del caos

legislativo del momento, considerando

che il tema dell’ambiente

e del territorio riesce a ritagliarsi

con difficoltà qualche spazio.

Una carenza di regia caratterizza

fortemente il settore e un

eventuale intervento di governo si

dovrebbe inquadrare non nascendo

da eventi straordinari o dalla

volontà di gruppi di studio che, a

carattere volontario e quindi saltuario,

cercano di recuperare delle

situazioni di emergenza, che è sì

presente nel territorio lacerato,

ma anche nell’attuale sistema delle

informazioni territoriali.

La legislazione italiana tratta i

problemi del rilevamento e della

rappresentazione del territorio

con una miriade di leggi che

affidano competenze ad enti e

strutture nazionali e locali, senza

una logica unitaria di efficienza

e di utilità collettiva. In Italia,

caso forse unico al mondo di

mancanza di coordinamento di

tale livello, vi sono cinque organi

cartografici dello Stato, vari servizi

tecnici nazionali in costante

ristrutturazione o abolizione,

venti organi cartografici regionali

e poi una moltitudine di ministeri,

enti, agenzie, istituti che

sarebbe impossibile enumerare

tutti, che raccolgono e producono

dati territoriali in un contesto

di norme e di regole spesso tra

loro contrastanti, con conseguenti

duplicazioni, sovrapposizioni e

sprechi di risorse pubbliche. Esce

riconfermata ancora ad oggi la

necessita di colmare tale carenza.”

A questo punto non posso che

ricordare con disappunto, come

l’Italia non sia ancora, e non

solo per ciò che riguarda il nostro

settore, allineata col resto

della Comunità. Incominciamo

con le questioni di carattere

generale riferite ai titoli di studio.

In un bel libro ormai quasi

introvabile (2), Dino Provenzal

dice:

“…Sono passati appena quarant’anni

dacchè il Carducci

rampognava la vanità del secolo

che i maestri dei ginnasi battezzava

professori … i maestri

elementari sono diventati

professori,gli insegnanti medi

hanno subito messo fuori sulle

placche e sui biglietti da visita il

titolo dottorale … i liberi docenti,

tolto il sacro aggettivo ,

firmarono uguagliandosi

così del tutto ai cattedranti …

oggi per lo più … professori sono

16 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

rimasti, nel linguaggio comune,

gli insegnati medi …”.

Riflessione ulteriore: nel resto

dell’Europa, ma direi nell’intero

mondo, il titolo universitario

non dà diritto a quello dottorale.

Ne ho scritto in diverse

occasioni (3), (4) e non voglio

ripetermi: non solo, nessuno

chiama “ingegnere”, “dottore”, e

peggio “ragioniere”, “geometra”

fuor dai confini italici una persona

che abbia terminato favorevolmente

l’università (o, ripeto,

peggio) la scuola secondaria

superiore, bensì lo appella con

“Herr”, “Mister”, “Monsieur”,

“Señor” e così via. Ricordo ancora

con un tantino di vergogna

le risate dei miei ospitanti, lassù

nel Baden-Württemberg, molti

e molti anni fa, quando nel vedere

in TV un “giallo” (“Krimi”,

in tedesco) e in particolare “Der

Fall Mattei”, il caso Mattei, si

sentiva chiamare “Doktor” un

commissario di Polizia, cosa

impensabile non solo nella

Repubblica Federale ma in tutta

la Comunità Europea. Con la

tardiva scoperta del “dottore di

ricerca”, l’Italia ha oggi due tipi

di “dottore”, il primo fasullo

(con l’eccezione universale dei

medici), il secondo pari a quello

del mondo intero. Però quelli

che ne sono titolari, si affrettano

a farsi appellare “PhD”, anche

se poco sanno di inglese, per

differenziarsi dagli altri, dottori

solo all’italiana.

A questo punto il lettore spazientito

e un tantino seccato,

si chiederà: “ ma che c’entra

tutto questo con le discipline

del rilevamento e della rappresentazione,

insomma con la

geomatica e annessi?”. C’entra,

e come. Dicevo più sopra del

mancato “allineamento” col

modo di fare, di pensare, di amministrare,

di gestire del nostro

Paese, in termini europei. Quale

divario, per restare nell’ambito

del nostro piccolo mondo di topografi,

rispetto alla Comunità!

Oltre alla soppressione della

Commissione Geodetica, organo

di alto valore scientifico

(e pratico, essendo cogente)

presente in tutti gli altri stati

dell’Europa, Confederazione

Elvetica compresa, pur non

entrata nella Comunità (in

Germania addirittura ve ne

sono due “divisioni”, a Monaco

di Baviera e a Francoforte sul

Meno), soppressione che va a

disdoro di un governo e poi di

un parlamento che la hanno

definita “ente inutile” (!) la

povera Italia si distingue anche

per non avere un laureato in discipline

geomatiche. Tale figura

esiste, e non da oggi, in tutto

il resto del vecchio continente,

dalla Francia al Regno Unito,

dai Paesi Bassi alla Polonia,

dalla Romania alla Slovenia alla

Grecia et coetera alia.. Mi limiterò

a dare qualche informazione

in proposito, riferendomi ai

Paesi che sono la sede delle cinque

lingue europee più diffuse;

lascerò l’Italia per ultima.

Iniziamo dalla Francia, la ”sorella

latina”, anche perché vi è

nata oltre un secolo fa la “FIG”,

Federazione Internazionale

Geometri” (5).

I percorsi per divenire

“Géomètre Expert” sono in

Francia diversi, e li indico qui

avanti:

1) Titolo di “Ingegnere

Geometra” rilasciato da

una delle seguenti scuole

universitarie: ESGT (Ecole

Superieur des Géomètre

et Topographes); ESTP

(Ecole Spéciale des Traveaux

Publique); INSA Strasbourg

( Institut National des

Sciences Appliquées).

2) Titolo di “ingegnere” rilasciato

da altre scuole universitarie.

3) Master universitario in:

urbanistica, paesaggistica,

architettura, geomatica,

topografia, scienze ingegneristiche.

4) Diplomi universitari inferiori

a “master”: licenza più 5

anni di pratica professionale;

BTS (Brevet de Tecnicien

Superiéur, 2 anni dopo la

media superiore) più sei anni

di pratica; (BAC +2), più

otto anni di pratica; infine

licenza tecnica più quindici

anni di pratica (!) (BAC in

francese equivale al nostro

diploma liceale).

5) Diplomi universitari europei,

(BAC +3) più esercizio

di una professione regolata

dal Paese d’origine.

A conclusione di uno di questi

percorsi, si riceve il brevetto

di “DPLG” (Diplômé Par Le

Gouvernement) e si diventa

quindi “Geométre Expert”. Alla

faccia dei nostri “geometri” licenziati

dalla scuola secondaria

superiore e con due (!) anni di

tirocinio più o meno ben fatto.

Secondo le informazioni più

recenti, i Geomètres Expert

sono oggi in Francia poco più

di tremila.

Passo ora ai topografi del

Regno Unito. Nasce a Londra

nel 1868 la “Institution of

Surveyors”, che diventa poi nel

1930 “Chartered Surveyors’

Institution” e infine, nel 1947

“Royal Institution of Chartered

Surveyors”, RICS. Va premesso

che in tutto il mondo anglosassone

(Commonwealth, USA)

le professioni sono regolate

diversamente rispetto alla vecchia

Europa, ove in generale le

professioni e i titoli universitari

sono “protetti” dalle leggi

e dagli “ordini” o simili. Pur

essendo la “RICS” legata alle

molte università inglesi, le vie

per diventarne membro sono

quattro: “academic, graduate,

technical, professional”. E’ forse

curioso notare che il motto

GEOmedia n°4-2015 17


REPORTS

dell’istituzione è in latino: “Est

modus in rebus”, o se preferite,

in inglese “There is measure in

all things”. Gli aderenti all’associazione

(perché di ciò si tratta)

sono di tre tipi:”MRICS” (effettivi),

“FRICS” (fellows, ovvero

colleghi), e infine “AssocRICS”.

Va sottolineato che anche qui,

del resto come in Francia, i

“surveyors” si occupano di misure,

di rappresentazione, di

catasto, di cartografia, di estimo

in generale, di urbanistica, di ricomposizione

fondiaria, ma non

di progettazione di edifici, come

avviene invece per i geometri

italiani. RICS ha molte “filiali”

in Europa, anche in Italia; gli

aderenti in UK sono all’incirca

3000.

Parliamo ora della Germania,

ma ciò vale anche con pochissime

differenze per Austria e

Svizzera (6). Dall’adesione della

Repubblica Federale Tedesca al

sistema universitario europeo

(Riunione di Bologna) due

sono diventati i gradi universitari:

“Bachelor” e “Master”.

Il primo richiede studi per sei

semestri, il secondo ne aggiunge

altri quattro. In genere e prima

dell’esame finale, vi è poi

un semestre di “Praktikum”

in aziende o in organi statali o

regionali. Formano in generale

ingegneri le Università Tecniche

“TU” (un tempo “TH”,

Technische Hochschulen: oggi

la denominazione la porta solo

la “ETHZ”, Eidgenössische

Technische Hochschule Zürich,

il Politecnico di Zurigo) oppure

le “FH”, Fachochschulen; per

le differenze vedasi in (6). Il

titolo di ingegnere tradizionale

è “Dipl.Ing.” seguito da “FH”

oppure “TU” in dipendenza

del sito che lo ha rilasciato;

l’associazione generale degli ingegneri

è il “Verein Deutscher

Ingenieure, VDI” (chi scrive

ne è stato socio ordinario per

51 anni). Gli ingegneri topografi

(Vermessungingenieure)

hanno un loro programma

accademico (6) e aderiscono

al “VdV, Verband der

Vermessungsingenieure”, che

conta circa 6.500 iscritti. La

loro attività copre tutti i settori

della geomatica, dal catasto alla

geodesia, dalla fotogrammetria

al telerilevamento.

Una particolare forma degli ingegneri

topografi, estesa a tutta

la Repubblica Federale con l’eccezione

della Baviera, è costituita

dagli “ÖbVI, Öffentlich bestellte

Vermessungsingenieure”,

topografi liberi professionisti

ma con attività e mansioni paragonabili

a quelle dei nostri

Fig. 2 – Rilievi sul campo (Credits: mediaGEO TECHONOLOGYforALL 2015).

funzionari pubblici: si occupano

di questioni catastali, di contese

per i confini, di ricomposizione

fondiaria e urbanistica;

le loro decisioni hanno valore

giuridico. Sono circa quattromila

in Germania (compresi

nei 6.500 di cui sopra), e

hanno equivalenti in Austria

(Ingenieur Konsulent für

Vermessungswesen), in Svizzera

(Patentierte Ingenieurgeometer)

e in Lussemburgo (Géometre-

Officiel). L’organo di appartenenza

nella Repubblica Federale

è il “Bund der Öffentlich bestellten

Vermessungsingenieure

(BDVI e.V.)“; la sigla “e.V.“

significa “eingetragener Verein“,

e corrisponde al nostro “legalmente

riconosciuto“.

Gli ingegneri che hanno “promoviert”,

ovvero che hanno

conseguito il titolo dottorale,

sono in Germania una modestissima

percentuale dei “Dipl.

Ing.” e si fregiano del titolo

“Dr.-Ing.”; il titolo di “dottore”

in Germania “appartiene al

nome” e sarebbe maleducato

rivolgersi alla persona corrispondente

senza far precedere il

nome da “Herr Doktor”.

Veniamo ora alla Spagna.

L’ingegnere topografo odierno,

nasce come tale nel 1954, nella

“Esquela de Topogràfia” all’Università

Politecnica di Madrid,

in dipendenza del Ministero

della Educazione Nazionale.

Oggi vi è in quell’Ateneo il

Departemento de Ingegnéria

Topogràfica y Cadastral; le

discipline formative di questo

tipo di ingegnere sono allineate

con quelle del resto della

Comunità: matematica generale,

topografia, geodesia, geofisica,

telerilevamento e Lidar

aereo, fotogrammetria generale

e Lidar terrestre, cartografia,

sistemi informativi geografici,

geoinformatica e

tecnica dell’informazione

geospaziale (TIG), analisi

18 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

e gestione del territorio, progettazione

ingegneristica territoriale.

I gradi accademici sono

quelli previsti dall’incontro di

Bologna: diploma, master, dottorato;

per il diploma occorrono

ben quattro anni di corso, per

il master altri due semestri. Le

università che formano attualmente

ingegneri topografi sono

le seguenti: Asturias, Avila,

Barcelona, Jaén, Las Palmas

De Gran Canaria, Leon, Lugo,

Madrid, Mérida, Valencia,

Vitoria-Gasteiz. L’associazione

che raggruppa questi ingegneri

si chiama “Colegio Oficial

De Ingenierìa Geomàtica Y

Topogràfica”; gli aderenti sono

oggi circa 4.500.

E veniamo all’Italia, alla povera

Italia che anche in questo (sia

pur modesto) settore è fuori

dall’Europa.

La crescita impressionante e

anomala dei geometri, data dal

1947, a guerra appena finita.

Sino ad allora i geometri italiani

erano perlopiù topografi e nel

1940 quelli esercitanti la professione

assommavano a poco

più di un migliaio, aderenti al

Sindacato Fascista dei Geometri

Liberi Professionisti (7). Poi,

il disastro. Quasi di colpo, le

necessità della ricostruzione

del Paese mutarono i geometri

di fatto in periti edili (8) e il

loro numero crebbe in modo

impressionante. A titolo di cronaca,

occorre ricordare analogo

fenomeno (purtroppo ancora

italiano) accaduto negli anni

settanta: la crescita a dismisura

degli architetti, allorché migliaia

di geometri si trovarono

quasi d’incanto “dottori in

architettura” dopo corsi più

o meno serali ed esami più

o meno di gruppo. Poi, le

vicende sono note. Oggi i

geometri iscritti agli albi

sono circa 110.000; ma

l’associazione dei “geometri

topografi”, AGIT

(come non notare la tautologia:

geometra equivale a topografo!)

nata circa un ventennio fa

ne conta meno di mille. La

lunga via per formare un topografo

a livello universitario

anche nel Bel Paese è costellata

di insuccessi. Al tempo della

nascita dei diplomi universitari

biennali (dagli anni settanta ai

novanta del secolo scorso) ci

provammo in molti, sotto la

spinta di un Maestro di vaglia

come fu Mariano Cunietti

nel Politecnico milanese, di

altri amici e colleghi di buona

volontà e dalle idee chiare, e

col sostegno di due presidenti

del Consiglio Nazionale dei

Geometri veramente bravi

e volti al futuro: Raffaelli e

Borsalino. Fu un lungo lavoro,

osteggiato da altre categorie

professionali e dagli stessi geometri,

intestarditi sulla via della

“polivalenza”, evidentemente

con accento sul mondo delle

costruzioni a discapito della topografia.

Ricordo con amarezza

(e nostalgia) l’intervento di un

grande topografo, il professor

Giuseppe Inghilleri, allora preside

della Facoltà di Ingegneria a

Torino, che a un convegno dove

per l’appunto di parlava di competenze

dei geometri, disse chiaramente.

“… meno metri cubi

e più metri quadrati”, schierandosi

per l’ampliamento delle

mansioni e della formazione del

geometra nell’ambito topografico

e cartografico. Ma fu tutto

inutile. Verso la fine del secolo,

e sotto la spinta di chi scrive,

un piccolo gruppo di professori

del Politecnico milanese venne

ricevuto dal rettore di allora,

uomo probo e di larghe vedute,

il professor Adriano De Maio.

Del gruppo faceva parte oltre a

chi scrive anche un geodeta di

valore, poi presidente della IAG,

la “International Association of

Geodesy” e membro dell’Accademia

dei Lincei: il professor

Ferdinando Sansò, insieme ad

alcuni colleghi di vaglia, fra

i quali cito Carlo Monti, per

due volte direttore del nostro

Dipartimento. Si esaminò la

possibilità di aprire a Milano

una sezione topocartografica

nell’ambito del corso di laurea

in ingegneria civile. Ma anche

questa iniziativa fallì quasi subito,

nonostante fosse appoggiata

dal CNG per opera del bravissimo

segretario di allora, Fiorenzo

Fig. 3 – Rilievi presso i Mercati Traianei. (Credits: mediaGEO TECHONOLOGYforALL

2015).

GEOmedia n°4-2015 19


REPORTS

Guaralda. Ne nacque soltanto

un corso di diploma biennale e

poi di laurea triennale in ingegneria

dell’ambiente e del territorio,

presso la sede di Como,

per l’appunto diretta da Sansò.

Tutto qui.

Poi, quasi d’improvviso, molte

facoltà di ingegneria scopersero

l’indirizzo di laurea proprio

in “ambiente e territorio”, che

nulla o quasi ha in comune con

l’indirizzo generale europeo di

tipo geomatico. Se ci riferiamo

al Politecnico di Milano, questa

laurea magistrale si propone di

operare per:

o Difesa del Suolo e

Prevenzione dai Rischi

Naturali

o Pianificazione e Gestione

delle Risorse Naturali

o Tecnologie di Risanamento

Ambientale

o Monitoraggio e Diagnostica

Ambientale

o Environmental Engineering

for Sustainability..

(la serie austera di “maiuscole”

non è mia, è del testo ufficiale).

E per ottenere tali ambiziosi

traguardi, le discipline del

gruppo “ICAR 06”, ovvero

quelle di tipo geomatico,

sono esattamente ben

QUATTRO (!), in ordine:

Tecniche di posizionamento e

controllo (quindi una modestissima

parte della topografia, del

resto assente), Fotogrammetria

e Fotointerpretazione,

Telerilevamento, Sistemi

Informativi Territoriali. Sic et

simpliciter. Dove stiano geodesia,

topografia, cartografia,

sistemi catastali, posizionamento

satellitare e altro ancora, nessuno

lo sa. Vorrei qui riportare

il piano di studi del Politecnico

di Zurigo (9), nel quale peraltro

hanno lavorato e lavorano a diversi

livelli molti italiani di varia

estrazione, ma ci rinuncio e mi

limito a rimandare alla bibliografia

in (6), ove si troveranno

i piani di una TU e di una FH

tedesche: che abisso!

Quindi l’Italia, unico Paese europeo

(ma vorrei dire dell’intero

mondo) non possiede non solo

una Commissione Geodetica

o comunque un unico organo

scientifico ufficiale, cogente

e dirimente che si occupi del

rilevamento e della rappresentazione,

ma nemmeno una figura

professionale corrispondente

a quelle presenti nella FIG.

Nella quale, è vero, ci sono ufficialmente

per noi i geometri

(diplomati di scuola secondaria,

ovvero alla francese provvisti di

solo BAC!): ma come e in che

modo? In (10) ho citato un caso

tipico: quello del congresso internazionale

di tale associazione

svoltosi l’anno scorso a Kuala

Lumpur, al quale partecipavano

TRE delegati ufficiali italiani:

Enrico Rispoli e Maria Grazia

Scorza del CNG, Alessandro

Capra allora presidente della

SIFET, oltre al geometra

Johan Lun, ottimo topografo

altoatesino (che vi partecipava

a sue spese, solo per il suo

amore per le nostre discipline!).

I delegati della Nigeria erano

TRECENTOCINQUANTA:

incredibile!

Eppure l’Italia è zeppa di figure

professionali che si occupano

di misura e di rappresentazione;

circa ottomilacento sono i

Comuni, e se anche non tutti

hanno un Piano di Governo del

Territorio (PGT) e un Ufficio

Tecnico che se ne occupi, quanto

meno la metà lo avranno.

Le Regioni sono venti, di cui

cinque a statuto speciale, e tutte

hanno uffici cartografici più o

meno ben messi. Le Provincie

(in fase di abolizione, pare)

sono centodieci. Si occupano

anche di strade e quindi di cose

topografiche (e fotogrammetriche,

e cartografiche). In tutto

lo stivale e isole comprese, vi

sono quindi a livello pubblico

almeno alcune migliaia di tecnici,

ma come e dove formati

e qualificati? Molti sono i geometri,

pochi gli ingegneri, in

numero elevato gli architetti,

soprattutto già geometri e poi

laureati nei tempi belli degli

esami di gruppo. Intendiamoci:

molti di questi tecnici si sono

poi perfezionati sul campo,

sbagliando, imparando, facendo

e disfacendo. Ma a che prezzo,

per la società?

E poi ci sono i professionisti,

che si occupano delle vicende

usuali: catasto e sua gestione,

liti di confine, assistenza ai

notai nei trasferimenti di proprietà

fra vivi e “mortis causa”,

e via dicendo. Ho già detto che

i geometri aderenti alla AGIT

sono meno di mille; molti altri

fanno “anche” lavori del settore.

Pochi sono gli ingegneri che si

occupano del campo topocartografico,

e ovviamente fra questi

vanno annoverati i professori e

ricercatori universitari, che sono

all’incirca cento, nonché gli

insegnati degli Istituti Tecnici,

alcune centinaia in totale. Molti

anni fa mi ero occupato della

situazione della topografia in

Italia (11), e avevo fornito dati

sicuri su chi allora si occupava

di tale disciplina: ma oggi parecchio

è cambiato e i dati che

indico qui sopra sono approssimati,

anche se immagino che

non siano molto lontani dalla

realtà.

Un altro fenomeno del tutto

italiano ha avuto breve vita.

Dalla nascita delle Regioni in

poi, e per tre decenni, sono

cresciute a dismisura le piccole

e minime imprese di cartografia

aerofotogrammetrica; ne

posso ben dire, dal momento

che per alcuni anni sono stato

presidente di UNIGEO, associazione

che ne abbracciava

parecchie, ormai verso la fine

20 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

degli anni d’oro (12). Anni

d’oro sì, perché da un lato la

confusione generata dalla mancanza

di un organo ufficiale

(la Commissione Geodetica

Italiana, soppressa il 4 luglio

1977 con DPR: chi avrà mal

consigliato quel Presidente?) e

dall’altro la miriade di appalti

mal regolamentati e su capitolati

il più delle volte impensati

(cioè letteralmente “non pensati”)

trasformarono il mercato

in una selva selvaggia ove ci si

combatteva a colpi di sconti del

trenta, quaranta e più per cento,

senza che nessuno eccepisse.

Ma poi la “bolla” svanì quasi

d’improvviso, molti fallirono,

altri semplicemente chiusero

e buttarono sul lastrico molte

decine (forse alcune centinaia)

di buoni operatori fotogrammetrici

misti a bravi topografi:

tutti quasi di colpo storditi

anche dal mutare dei capitolati,

più rivolti alla parte meramente

informatica che non a quella

topografica e dimensionale del

rappresentato (e, aggiungo, dal

mutare della tecnica fotogrammetrica

stessa, passata dopo settant’anni,

dalla forma analogica

a quella analitica e subito dopo

divenuta digitale).

In definitiva, gli “operatori” geomatici

(usiamo questa dizione

generale, per adeguarci all’attualità)

sono oggi anche in Italia in

via approssimativa, tanti quanti

quelli che abbiamo indicato

negli altri quattro Paesi dell’Unione.

E allora, perché non formarli

finalmente come si fa in

questi? Perché questa resistenza,

questa ostilità alla creazione di

un indirizzo geomatico nelle

facoltà (mi scuso: la dizione che

oggi va per la maggiore, almeno

a Milano e dintorni, non è più

questa, ma è quella di “scuola”):

ovvero nelle “scuole” di ingegneria)?

I geometri da quest’anno negli

“Istituti di Istruzione Superiore”

sono sostituiti dai “periti delle

costruzioni, dell’ambiente e del

territorio” (anche se pare che il

CNG sia pronto ad accoglierli,

a esame di stato concluso, si

veda in (13)). Finalmente la

“polivalenza” ha vinto, anche

se difficilmente i nuovi “CAT”

potranno fare come liberi professionisti,

quel che fanno oggi

in gran maggioranza i geometri.

E allora, coraggio: quale

università, pubblica o privata,

avrà il coraggio di istituire un

corso per ingegneri geomatici?

Potrebbe anche essere un buon

affare, dal punto di vista economico!

BIBLIOGRAFIA

1)Carlucci, Renzo

Un incontro con Mattia Crespi, docente di

Geomatica alla Sapienza di Roma. GEOmedia, Roma, n°

1/2015.

2) Provenzal, Dino

Manuale del professore. Ed. Monanni,

Milano, 1930.

3) Selvini, Attilio

Appunti per una storia della topografia in

Italia nel ventesimo secolo. Maggioli ed.

Rimini, 2013.

4) Selvini, Attilio

La topografia nella Repubblica Federale Tedesca.

Boll. SIFET, Milano, n.3/1972.

5) Monti, Carlo, Selvini, Attilio

Riflessioni su un programma ministeriale.

GEOmedia, Roma, n° 6/2012.

6) Selvini, Attilio

Formazione dell’ingegnere topografo in

Germania. Boll. SIFET, Milano, n° 1/1996.

7) Selvini, Attilio

Quando i Geometri erano “Geometri”.

Il Seprio, Varese, n° 3/2013.

8) Selvini, Attilio

Geometri o periti edili? Il Seprio, Varese,

n° 4/2009.

9) Carosio, Alessandro

Die Professur für Geoinformationssysteme

und Fehelertheorie im Institut für Geodäsie und

Photogrammetrie ETHZ. IGP Bericht, 2008.

10) Selvini, Attilio

La presenza italiana nelle organizzazioni

internazionali di Geomatica. GeoMedia,

Roma, n° 4/2014.

11) Donnini, Sergio, Selvini, Attilio

Rapporto sulla situazione della topografia in

Italia, Boll. SIFET, Milano, n.3/1967.

12) Selvini, Attilio

UNIGEO, una nuova associazione. Rivista

del Dipartimento del Territorio, Roma, n°3/

2004.

13) Selvini, Attilio

Lettera aperta al direttore di Geomedia.

GEOmedia, Roma, n° 3/2015.

PAROLE CHIAVE

Geomatica; Istruzione; Italia; Europa

ABSTRACT

Reflections and considerations on the absence of a degree in Geomatics

disciplines in Italy. Comparison with some countries in the European scene

about this profession.

AUTORE

Attilio Selvini, attilio.selvini@polimi.it

già presidente della Società Italiana di Fotogrammetria

e Topografia, SIFET

GEOmedia n°4-2015 21


REPORTS

GISMaker, programma per

l'elaborazione e la manipolazione

di dati geometrici georeferenziati

di ProgeSOFT

Urbanisti, Architetti, Geometri, Agronomi,

Ingegneri, Geologi, Periti Edili, lavorano

spesso su progetti incentrati sulla

rappresentazione e la gestione del territorio

con dati di natura diversa: disegni CAD, dati

raster (ortofoto digitali o immagini da satellite)

e layer GIS. Una valida soluzione per gestire

tutti questi dati con un unico software è

GISMaker, programma per l'elaborazione

e la manipolazione di dati geometrici

georeferenziati.

Fig. 1 - Interfaccia GISMaker.

GISMaker è un CAD

GIS alternativo ai comuni

software per la

progettazione tecnica, ed è compatibile

con tutti gli applicativi

GIS presenti sul mercato internazionale.

Il programma si rivolge

anche a tutti gli operatori che

attraverso l’elaborazione di dati

cartografici producono analisi e

strumenti nell’ambito comunale,

provinciale, all’interno di comunità

montane, consorzi di bonifica

ed aziende municipalizzate.

L’utente può accedere facilmente

ai dati GIS e CAD per la pianificazione,

la progettazione e la gestione

di tutti gli elementi grafici

e di testo. GISMaker può essere

installato su tutte le versioni di

Windows, da XP, sp3 a 8.1 ed

è completamente conforme agli

standard internazionali nella gestione

e trasmissione di dati

geografici. La peculiarità di

questo software innovativo è la

combinazione dei benefici tipici

del CAD con quelli dei GIS, in

un programma 2D che include

funzionalità specifiche per l’editing

cartografico. La componente

CAD prevede l’importazione

ed esportazione nei formati

DXF/DWG e l’importazione dei

file in formato CXF, il formato

originario della mappe catastali

italiane. La componente GIS

consente sia l’importazione che

l’esportazione nei seguenti formati:

Shapefile, GML, MapInfo,

GPX, KML, Geodb Esri, Geodb

Geomedia, WFS ecc …

Il programma presenta un’interfaccia

standard già conosciuta

dagli utenti abituati a lavorare

con applicazioni GIS ed il disegno

tecnico. GISMaker consente di:

4Trasformare facilmente un

disegno CAD in progetto

GIS e viceversa. Guarda il

video

4Importare direttamente i

disegni nei formati DWG/

DXF

4Rispettare gli standard internazionali

per l’import/export

dei dati: shapefile, gml, kml,

geomedia, geo+db, esri.

4Importare e gestire direttamente

i dati cartografici catastali

(mappe CXF) forniti dal

Dipartimento del Territorio

4Copiare elementi da progetti

CAD ed incollarli sui layer

GIS

4Gestire simultaneamente più

mappe sovrapposte CAD-

GIS-RASTER

4Utilizzare funzioni specifiche

per gestire in modo semplice

ed intuitivo la creazione di

maschere dati.

4Generare carte tematiche con

possibilità di filtrare i dati da

rappresentare mediante query

22 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

con la creazione delle relative

legende.

4Eseguire l’analisi spaziale

mediante funzioni di

geoquery sugli attributi

alfanumerici e sulle caratteristiche

geometriche dei layer

GIS.

4Eseguire l’analisi spaziale

mediante funzioni di geoprocessing

tra layer GIS con

generazione di nuovo layer

prodotto dell’elaborazione.

Le funzioni disponibili sono:

taglio, intersezione, sottrazione,

buffer.

4Disporre di librerie di simboli:

oltre 500 stili di riempimento

per gli elementi

areali, oltre 1500 tipi di linea

per gli elementi lineari e più

di 4000 simboli per gli elementi

puntuali.

4Gestire le funzioni per la

produzione dei layout di

stampa.

Tra le tante funzionalità che

caratterizzano GISMaker ce ne

sono alcune che incuriosiscono

particolarmente l’utente che

lavora a progetti in cui sono

presenti sia dati CAD che GIS,

di cui si riporta qui di seguito

un breve approfondimento:

Mappatura

Mappare un territorio significa

raccogliere i dati territoriali

per monitorare l’evoluzione

urbanistica resa disponibile

attraverso servizi cartografici

GIS. GISMaker è particolarmente

efficace per mappare: i

punti luce, la toponomastica,

il verde pubblico, le reti tecnologiche,

la numerazione civica

in quanto può operare in un

unico ambiente con dati CAD

con la possibilità di editing

avanzato,trasformazione degli

stessi dati in features GIS... e

modifica della struttura delle tabelle

dati mediante lo strumento

di gestione db.

Fig. 2 – Mappatura.

Import/export dati

Il programma è in grado di importare

ed esportare shapefile,

DWG e di trasformare facilmente

disegni CAD in layer

GIS. Nel caso di dati in formato

DXF/DWG, la fase di esportazione

mantiene le vestizioni

generate nel GIS e suddivide gli

oggetti in layer con nome uguale

alle classi della legenda-GIS.

Gli altri formati importati ed

esportati sono: i CXF relativi alle

mappe catastali, i file GML, MapInfo,

GPX, Esri geodatabase,

geomedia, postgis, KML (formato

di Google Earth, si esporta

sia la parte geometrica che gli

attributi associati), dati GIS su

Fig. 3 - CAD e GIS.

geodb. GISMaker è lo strumento

più semplice per passare da

un sistema all'altro e viceversa,

nello specifico i passaggi possibili

possono essere due:

4DA CAD A GIS: trasformazione

di un file CAD in layer

GIS

4DA GIS A CAD: trasformazione

di un layer GIS

classificato in file CAD che

mantenga l’aspetto della classificazione

GIS.

Trasformazione di coordinate

È noto che i programmi GIS

siano in grado di gestire contemporaneamente

dati provenienti

GEOmedia n°4-2015 23


REPORTS

Fig. 4 - Trasformazione di coordinate.

Fig. 5 – Stampe.

da diversi sistemi

di proiezione

e riferimento e di

effettuare conversioni fra i vari

sistemi. La trasformazione di

coordinate di GISMaker consente

la conversione dei layer

GIS e CAD tra i diversi sistemi

di proiezione geografica. Questa

funzionalità è articolata nella:

4Conversione dei dati CAD e

dei layer GIS tra diversi sistemi

di proiezione geografica,

anche catastali italiani

4Possibilità di definire un nuovo

sistema di proiezione tramite

i parametri del “datum”

4Possibilità di definire in fase di

conversione, se gli attributi alfanumerici

(record di database

saranno associati al layer GIS

rispettivamente di partenza o

di arrivo

Non va dimenticato che per

effettuare una trasformazione di

coordinate è importante conoscere

i parametri che definiscono

un’origine catastale. La cartografia

catastale è policentrica, cioè

presenta numerose origini per il

territorio Italiano e questo pone

il problema di conoscere esattamente

a quale origine appartiene

il territorio sul quale si opera e i

parametri, latitudine e longitudine,

dell’origine catastale interessata.

Se mancano questi parametri

non sarà possibile eseguire

correttamente la trasformazione

di coordinate. Ci sono degli

appositi portali dove reperire

esattamente l’origine catastale

al quale il comune interessato

afferisce.

Stampe

GISMaker dispone di un tool

avanzato di facile utilizzo mediante

wizard per la gestione

delle stampe. E’ possibile combinare

a piacere disegni cad, feature

class, dati raster, legende e

tabelle dati. Permette di inserire

nel layout di stampa più viste

delle stesso progetto con scale e

rappresentazioni diverse. E’ possibile

definire in modo interattivo

l’area di stampa e generare

automaticamente sul documento

di stampa le legende attive. Permette

l’editing del documento di

stampa mediante funzioni CAD

avanzate e di memorizzare il layout

generato come modello per

nuove stampe.

L’analisi dei dati

GISMaker permette la generazione

di carte tematiche con

possibilità di filtrare i dati da rappresentare

mediante query con

relative legende selezionando le

modalità di rappresentazione tra:

4Layer GIS con selezione del

modello di visualizzazione

normale o a simboli

4Categorie con selezione del

modello di visualizzazione che

può essere a valori unici su più

campi o a simboli

4Quantità con selezione del

modello di rappresentazione

che può essere o a gradazione

di colore oppure a simboli

graduati o proporzionali

Altra tipologia di analisi prevista

dal software è l’analisi spaziale

mediante funzioni di:

4GEOQUERY sugli attributi

alfanumerici o sulle caratteristiche

geometriche dei layer

GIS.

24 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

4GEOPROCESSING tra

layer GIS con generazione

di un nuovo layer prodotto

dall’elaborazione. Le funzioni

disponibili sono: taglio, intersezione,

sottrazione, buffer.

GISMaker è un software disponibile

in formula Try&Buy:

può essere provato, senza alcuna

limitazione, prima di essere acquistato.

La versione di prova

gratuita valida per 30 giorni è

scaricabile al seguente link:

http://www.progesoft.com/it/

download/gis-maker

Per ulteriori informazioni visitare

il sito www.progesoft.com e

il canale ufficiale YouTube dove

sono presenti numerosi video e

tutorial che guidano l’utente nella

conoscenza del prodotto.

Fig. 6 - Analisi dei dati.

PAROLE CHIAVE

GIS; GISMaker; CAD

ABSTRACT

Urban Planners, Architects, Surveyors, Agronomists, Engineers, geologists,

surveyors Construction, work often on projects focusing on representation

and land management with various data: CAD drawings, data

raster (digital orthophotos or satellite images) and GIS layers. A valid solution

to manage all these data with a single software is GISMaker, editing

program and the manipulation of geometric data georeferenced.

AUTORE

Ufficio Stampa ProgeSOFT Italia

info@progesoft-italia.com

http://www.progesoft.com/it

GEOmedia n°4-2015 25


I laghi del nord Italia

L’immagine satellitare mostra alcuni laghi del settore

meridionale delle Alpi Italiane: si tratta di una delle prime

acquisizioni del satellite Sentinel-2A.

L’immagine è stata ottenuta con l’impiego del canale infrarosso ad alta

risoluzione del sensore multispettrale ad immagini che si trova a bordo del

satellite e mostra in rosso la vegetazione in buono stato di salute, come pure

colline e montagne nella parte alta dell’inquadratura.

A partire dal bordo superiore dell’immagine si può osservare la parte meridionale del

Lago Maggiore. Il lago sorge sul confine tra le regioni italiane della Lombardia e del

Piemonte, con la sua parte più settentrionale (qui non visibile) che si trova in Svizzera:

complessivamente, copre una superficie di circa 210 kmq.

Dal lago fuoriesce il fiume Ticino, che si snoda verso sud con una serpentina, oltrepassando

l’aeroporto di Milano-Malpensa visibile in fondo all’immagine.

In prossimità del centro dell’immagine si può osservare il lago di Varese ghiacciato, che appare

di colore blu più chiaro rispetto a quello degli altri laghi presenti nell’immagine. Tale

circostanza dimostra la capacità di Sentinel-2A di misurare le differenze delle condizioni dei

corpi d’acqua interni al territorio, uno dei principali obiettivi applicativi della missione,

assieme a quelli sulle coperture del suolo, sull’agricoltura e sulle foreste.

Questa immagine è tratta dalla prima acquisizione di Sentinel-2A effettuata il 27 Giugno

2015, appena quattro giorni dopo il lancio.

Il satellite si trova nella sua fase di ‘commissioning’, che include la calibrazione del

suo sensore ad immagini multispettrale. Ma le immagini iniziali ottenute con

la prima scansione della Terra già prefigurano le applicazioni della missione

nel monitoraggio del territorio particolarmente in ambito agricolo, nel

monitoraggio dei bacini idrici interni e costieri e nella mappatura

della copertura del suolo.

(Credits: ESA, traduzione G. Pititto)


REPORTS

Sant’Agata "sicura": un’applicazione GIS per

l’analisi del rischio e la gestione dei soccorsi

di Paola Costantino, Carmelo Ignaccolo, Martina Mangani, Michele Mangiameli e Giuseppe Mussumeci

Si presenta un’applicazione GIS per l’analisi del rischio

e la gestione dei soccorsi durante la celebrazione della

festa patronale della città di Catania.

Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del Laboratorio

di Telerilevamento e GIS previsto nel piano di studi

del Corso di Laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il

Territorio erogato dal Dipartimento di Ingegneria Civile e

Architettura dell’Università degli Studi di Catania.

Fig. 1 - Area UNESCO Città di Catania

(www.unesco.org/en/list/1024/documents)

Fig. 2 - Via Etnea durante la processione del 5 febbraio

Scenario degli eventi

La Festa di Sant’Agata, Patrona

della città di Catania, si svolge

nei giorni 3,4,5 febbraio e attira

ogni anno sino a 700.000 persone

tra devoti e curiosi. Tale è,

appunto, la quantità di persone

coinvolte durante le celebrazioni

che la festa può essere paragonata

soltanto alla Settimana

Santa di Siviglia o al Corpus

Domini di Cuzco, in Perù.

Dal giugno del 2002 Catania è

stata inserita nel distretto delle

città barocche del Val di Noto

all’interno della lista World Heritage

List UNESCO (www.whc.

unesco.org/en/list/1024). Il documento

UNESCO n. 1024rev

fornisce le motivazioni e i criteri

che hanno portato alla scelta dei

suddetti siti. All’interno del Piano

di Gestione ad essi relativo,

coordinato dall’arch. Mariella

Muti (Soprintendenza di Siracusa)

viene trattata la festa di

Sant’Agata come Bene Etnoantropologico

da salvaguardare e

valorizzare.

In questi tre giorni la città

dimentica ogni cosa per concentrarsi

sulla festa, misto di

devozione e di folklore.

Il 3 febbraio è riservato all’offerta

della cera. Alla processione

per la raccolta della cera partecipano

le maggiori autorità

religiose, civili e militari. Due

carrozze settecentesche, che un

tempo appartenevano al senato

che governava la città, e dodici

candelore (grossi ceri rappresentativi

delle corporazioni e dei

mestieri) vengono portate in

corteo. Questa prima giornata

di festa si conclude in serata

con un grandioso spettacolo

di giochi pirotecnici in piazza

Duomo, ricordando la patrona

martirizzata sulla brace, che veglia

sempre sull’Etna e su tutti

gli incendi. Il 4 febbraio segna

il primo incontro della città con

la Santa Patrona. Le strade di

28 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

Fig. 3 - Anello di

sicurezza del giorno

4 febbraio elaborato

dalla Questura di

Catania.

Fig. 4 - Anello di

sicurezza del giorno

5 febbraio elaborato

dalla Questura di

Catania

Catania si popolano di devoti

che indossano il tradizionale

sacco, costituito da un camice

di tela bianca. Tale veste ricorda

l’abbigliamento notturno che i

catanesi indossavano nel 1126,

quando corsero incontro alle

reliquie che due soldati dell’esercito

bizantino riportarono

da Costantinopoli. Nei secoli

l’originario camice da notte si è

arricchito anche del significato

di veste penitenziale.

Una volta aperto il sacello alle

prime luci dell’alba, il busto

di sant’Agata viene issato sul

fercolo d’argento e trainato da

quattro/cinquemila fedeli.

Prima di lasciare la cattedrale

per la tradizionale processione

lungo le vie della città, Catania

dà il benvenuto alla sua patrona

con una messa solenne, celebrata

dall'arcivescovo. Il giro

esterno, che ripercorre la cortina

muraria della città cinquecentesca,

dura l’intera giornata.

Il fercolo attraversa i luoghi della

storia della Santa, dalla prigionia

presso l’odierna Sant’Agata

al Carcere al martirio presso

la chiesa di San Biagio, detta

anche Sant’Agata alla Fornace.

Il giro si conclude a notte fonda

quando il fercolo ritorna in cattedrale.

Nella tarda mattinata del 5 febbraio,

in cattedrale viene celebrato

il pontificale. AI tramonto

ha inizio la seconda parte della

processione, il cosiddetto giro

interno che si snoda per le vie

dell'antica città conclusa dalle

mura di Carlo V attraversando

anche il quartiere Borgo. Nonostante

le recenti ordinanze

del Sindaco, che hanno introdotto

il divieto di accensione

dei ceri votivi, la maggior parte

dei fedeli non ha interrotto

l'antica tradizione, ricoprendo

le vie della città di un considerevole

strato di cera. Dopo

aver omaggiato la Patrona di un

ulteriore spettacolo pirotecnico,

il momento più significativo di

questa seconda processione ha

luogo subito dopo aver ripercorso

la via Etnea quando il fercolo

viene trainato dai devoti in

corsa per la ’cchianata ‘i Sangiulianu

(la salita di Sangiuliano).

Durante il passaggio per via dei

Crociferi, strada barocca patrimonio

UNESCO dal 2002,

viene raggiunto un momento

di incredibile pathos, suggellato

dal canto delle monache benedettine

di clausura.

Fig. 5 - Piazza

Duomo durante

l'inizio della processione

di giorno

5 febbraio.

Fig. 6 - La salita

di Sangiuliano

durante la mattina

del 6 febbraio.

GEOmedia n°4-2015 29


REPORTS

La processione si conclude nella

mattinata del 6 febbraio, riponendo

le reliquie in Cattedrale.

Negli ultimi vent’anni la folla

di fedeli si è fatta sempre più

numerosa, fino a raggiungere

l’attuale stima di 700.000 partecipanti,

rendendo la festa un

evento unico ed estremamente

coinvolgente, ma allo stesso

tempo soggetto a svariati rischi.

Obiettivi

L’idea progettuale scaturisce

dalla necessità di assicurare un

immediato soccorso ed un’adeguata

assistenza medica ai

partecipanti alla manifestazione

religiosa del giorno 5 febbraio.

Si tratta, come precedentemente

descritto, della giornata conclusiva

della festa, durante la quale

il fercolo della Santa Patrona

compie il cosiddetto giro interno.

La scelta di trattare questo

specifico intervallo temporale

delle celebrazioni, è stata dettata

da tre motivazioni:

4la processione si svolge quasi

nella sua totalità in orario

notturno;

4dai dati di cronaca si deduce

che sia il giorno con massima

affluenza di partecipanti;

4la pavimentazione è resa particolarmente

scivolosa dalla

copiosa presenza di cera.

Il Comune di Catania a partire

dall’edizione 2010 si è già

occupato di redigere un Piano

di intervento operativo per

l'assistenza alla popolazione,

connesso allo svolgimento delle

celebrazioni religiose in onore

di Sant’Agata. Gli accadimenti

ipotizzati riguardano l’assistenza

in favore della popolazione

presente alle varie celebrazioni e

manifestazioni; le patologie più

frequentemente accusate sono

state: lipotimia, crisi di panico,

scottature da petardi e cera,

traumi.

Fig 7. - Percentuale degli interventi sanitari

effettuati.

(http://www.comune.catania.it/il_comune/organizzazione/protezione_civile/santagata-sicura/

report-sant-agata-sicura-2010)

Fig. 9 - Layers: Percorso_fercolo, Percorso_ambulanza,

Nodo_ambulanza.

Fig. 8 - Numero delle patologie riscontrate.

Fig. 10 - Layers: Percorso_fercolo, Percorso_ambulanza, Nodo_

ambulanza, Nodo_grafo, Arco_stradale, Presidio_ospedaliero.

Nodo_accesso_ospedale.

Fig. 11 - Layers di GRASS 6.4.2: percorso_ottimo, percorso_fercolo,

nodo_ambulanza, rete_unita, ospedali.

(http://www.comune.catania.it/il_comune/organizzazione/protezione_civile/santagata-sicura/

report-sant-agata-sicura-2010).

30 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

ENTITA’ DESCRIZIONE ATTRIBUTI IDENTIFICATORE

NOME

NOME

CIV_I_DX

CIV_I_DX

CIV_I_SN

CIV_I_SN

CIV_F_DX

CIV_F_DX

CIV_F_SN

CIV_F_SN

Percorso_

fercolo

Percorso_

ambulanza

Nodo_

ambulanza

Arco_stradale

Nodo_grafo

Presidio_

ospedaliero

Nodo_accesso_

ospedale

Arco compreso tra due nodi

Nodo_ambulanza.

Arco compreso traNodo_

ambulanza e/o Nodo_ grafo.

Nodo connettore Percorso_

fercolo e/o Percorso_

ambulanza.

Arco compreso tra due nodi

Nodo_grafo.

Nodo connettore tra Percorso_

ambulanzaeGrafo_stradale.

Istituzione per l’assistenza

sanitaria in cui personale

specializzato fornisce

trattamenti per curare

pazienti affetti da malattie.

Collegato al Grafo_

stradaletramite Nodo_accesso_

ospedale.

Nodo di accesso del Grafo_

stradale al Presidio_

ospedaliero.

LUNGHEZZA

AMPIEZZA

PAVIMENTAZ

PENDENZA %

SUPERFICIE

DENSITÀ

PERSONE

NOME

LUNGHEZZA

CIV_I_DX

CIV_I_SN

CIV_F_DX

CIV_F_SN

INTERSEZ_1

INTERSEZ_2

PERTINENZA

NOME

NODO_I

NODO_F

AMPIEZZA

LUGHEZZA

CODICE

PERTINENZA

INTERSEZ_1

INTERSEZ_2

NOME

INDIRIZZO

TIPOLOGIA

INTERVENTO

NOME

INDIRIZZO

NOME

CIV_I_DX

CIV_I_SN

CIV_F_DX

CIV_F_SN

INTERSEZ_1

INTERSEZ_2

NOME

NODO_I

NODO_F

CODICE

NOME

NOME

INDIRIZZO

Descrizione del progetto

Lidea progettuale è stata condotta

applicando tecnologie

GIS free and open source, utilizzando

la versione 2.0.1 del

Software Quantum GIS. Come

supporto cartografico è stata

utilizzata l’ortofoto disponibile

sul Geoportale della Regione

Sicilia (S.I.T.R.) tramite servizio

WMS.

L’applicazione prevede l’individuazione

di un percorso

concentrico a quello del fercolo,

dedicato esclusivamente al

passaggio delle ambulanze di

pronto soccorso, le quali possono

procedere sincronicamente

alla processione e nel momento

di intervento condurre il paziente

al presidio assistenziale

GEOmedia n°4-2015 31


REPORTS

più idoneo. L’idoneità viene determinata

in base alla patologia

e alla capienza della struttura.

Dai piani precedentemente redatti

dalla Protezione Civile del

Comune di Catania si evince

una categorizzazione dei presidi

medici, come segue:

4PMA, posto medico avanzato

di primo livello, sito in Piazza

Spirito Santo per l’intera

durata delle celebrazioni (fisso_provvisorio)

4MSA, mezzo di soccorso

avanzato itinerante (mobile)

4Aziende Ospedaliere (fisso).

Nell'ambito dell'applicazione in

oggetto si è tenuto conto della

gerarchizzazione assistenziale

esistente tramite la tipologia di

presidio (fisso_provvisorio, mobile,

fisso) e l’intervento richiesto

(specialistico, base).

Dopo aver tracciato il Percorso_fercolo

tramite una struttura

arco-nodo, l’analisi valutativa del

Fig. 12 - Tabella attributi del layer: Percorso_fercolo

Figura 13. Diagramma Entità - Relazione

RELAZIONE DESCRIZIONE ENTITA’ COINVOLTE

Ingresso

Connesso

Associa il Nodo_accesso_ospedale al

Presidio_ospedaliero.

Associa un nodo a un arco.

Nodo_accesso_ospedale

Presidio_ospedaliero

Nodo_accesso_ospedale

Grafo_stradale

Nodo_grafo

Percorso_ambulanza

Nodo_ambulanza

Percorso_fercolo

PAVIMENTAZIONE PENDENZA DENSITA’

B bituminoso nuovo 0.0 % - 3.0 % 3.5 pers/m 2

M

bituminoso

ammalorato

3.1 % - 5.0 % 8.5 pers/m 2

A basolato 5.1 % - 8.6 % 9.0 - 10.0 pers/m 2

pendenza (0.0 % - 3.0

%)

pendenza (3.1 % - 5.0

%)

pendenza (5.1 % - 8.6

%)

bituminoso nuovo Vuln_B Vuln_M Vuln_M

bituminoso

ammalorato

Vuln_M Vuln_M Vuln_A

basolato lavico Vuln_M Vuln_A Vuln_A

32 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

densità (3.5 pers/m 2 ) densità (8.5 pers/m 2 ) densità (9-10 pers/m 2 )

vulnerabilità bassa Rischio_B Rischio_M Rischio_M

vulnerabilità media Rischio_M Rischio_M Rischio_A

vulnerabilità alta Rischio_M Rischio_A Rischio_A

reticolo urbano ha condotto a

proporre uno schema di soccorso

ad anello Percorso_ambulanza

(anch’esso arco-nodo) che coinvolga

l’intero giro interno.

Il Percorso_fercolo e il Percorso_

ambulanza sono stati collegati

in 41 punti (Nodo_ambulanza),

attraverso i quali le ambulanze

hanno la possibilità di raggiungere

rapidamente chi necessita

di soccorso. Si ipotizza che con

l’ausilio di uno strumento GPS

la squadra di soccorso itinerante

a seguito della processione, segnali

le coordinate del luogo di

intervento alla squadra dell’ambulanza,

la quale raggiungerà il

Nodo_ambuanza che rispetto

al senso di avanzamento della

processione si troverà immediatamente

a monte. Tale scelta è

stata dettata da esigenza di visibilità

della squadra di soccorso,

che provenendo in senso opposto

alla processione, risulterà

immediatamente individuabile

dalla folla.

Diagramma entita’-relazione

La modellazione concettuale

conduce ad una descrizione

formale e completa della realtà:

il diagramma entità-relazioni

(E-R). Essa è propedeutica alla

definizione della struttura delle

tabelle in cui vengono organizzati

i dati (modellazione logica)

ed alla implementazione del DB

in uno specifico ambiente di lavoro

(modellazione fisica).

Regole di vincolo

RV1: L'intervento dell'ambulanza

avverrà tramite il Nodo_

processione immediatamente

a monte, rispetto al verso di

avanzamento della processione,

della posizione segnalata dalla

squadra di soccorso itinerante.

RV2: Il Percorso_fercolo si svolge

in senso antiorario.

RV3: Il Percorso_ambulanza si

svolge in senso antiorario.

Analisi dei rischi

Interrogando la piattaforma

GIS sono stati identificati gli

archi del Percorso_fercolo più

problematici secondo una

gerarchizzazione di criticità

(Bassa, Media, Alta) di seguito

riportata.

Fig. 14 - Tematismo pavimentazione.

Fig. 15 - Tematismo pendenza.

Fig. 16 - Tematismo densità.

Fig. 17 - Tematismo vulnerabilità.

Figura 18 - Tematismo rischio complessivo

GEOmedia n°4-2015 33


REPORTS

La suddetta tabella ha permesso

di definire i parametri di pavimentazione,

pendenza e densità

in ambiente GIS tramite le proprietà

del tematismo vettoriale

Percorso_fercolo, impostando

uno stile di rappresentazione

graduato con un’appropriata

scala cromatica volta a rappresentare

senza ambiguità le tre

classi di criticità.

Tenendo conto della precedente

organizzazione dei dati si è proceduto

alla creazione del tematismo

vulnerabilità, derivante

dall'incrocio dei rispettivi valori

di pavimentazione e pendenza.

VULNERABILITA’ PER PER-

CORSO (pavimentazione x

pendenza)

Il risultato della tabella relativa

alla vulnerabilità del percorso

processionale è stato quindi

incrociato con i dati relativi alle

caratteristiche di densità del

Percorso_fercolo, così da ottenere

i valori di rischio complessivo

(vulnerabilità x densità)

Dall’analisi in ambiente Gis del

tematismo relativo al rischio

complessivo, appare evidente

come l'intero percorso processionale

del giorno 5 febbraio

risulti caratterizzato da valori

di rischio medio-alti. Gli archi

maggiormente esposti a tale

criticità sono riconducibili a tre

distinti gruppi:

1. Fase iniziale (piazza Duomo,

piazza Università);

2. Fase intermedia (via Caronda,

piazza Cavour);

3. Fase conclusiva (via Sangiuliano,

via Crociferi).

Dallo scenario progettuale,

quindi, si evince la necessità di

ampliare lo studio conoscitivo

in diverse aree tematiche:

4Estensione del progetto alle

precedenti giornate di celebrazione

agatine del 3 e 4

febbraio;

4Approfondimento riguardo

la classificazione dei presidi

ospedalieri in relazione alle tipologie

di intervento medico

che possono offrire (reparti,

attrezzature, ecc..);

4Arricchimento del DB tramite

l'inserimento della disponibilità

di posti letto offerta da

ogni presidio medico fisso;

4Monitoraggio dell’affluenza

di partecipanti alle celebrazioni

agatine tramite tecnologie

di video mapping, per ricavare

valori certi riguardanti

il numero di fedeli e velocità

della processione;

4Approfondimento riguardo

la rimozione dei ceri votivi

dal fercolo.

RIFERIMENTI

LE CITTÀ TARDO BAROCCHE DEL VAL DI NOTO

(SICILIA SUD-ORIENTALE), PIANO DI GESTIONE

Comune di Catania - Manifestazioni religiose, folkloristiche

ed eventi culturali - p.37 (http://www.lasiciliainrete.it/

VALDINOTO/piano_gestione/cap1.pdf)

Report Operazione Sant'Agata Sicura 2010, COMUNE DI

CATANIA.

(http://www.comune.catania.it/il_comune/organizzazione/

protezione_civile/santagata-sicura/report-sant-agata-sicura-2010/)

ATA 2007/2008 in UTM WGS84

www.sitr.regione.sicilia.it/geoportale‎

Gli anelli di sicurezza definiti nelle figure 2 e 3 sono riferiti

alla Operazione Sant’Agata sicura 2014, COMUNE DI

CATANIA, Direzione LL.PP.-SS.TT. e Manutenzioni,

Servizio Tutela e Salvaguardia del Territorio, P.O: Protezione

Civile e supporto operativo alla Pubblica Incolumità.

Responsabile P.O.: Geom. Salvatore Fiscella. Dirigente:

Arch. Maria Luisa Areddia.

(http://www.comune.catania.it/informazioni/news/

protezione-civile/allegati/piano_s._agata_2014.pdf)

PAROLE CHIAVE

GIS; vulnerabilità; sicurezza; analisi del rischio; gestione dei

soccorsi; comune di Catania

ABSTRACT

On 3rd, 4th and 5th of February Catania celebrates its Patron Saint Agata

with a religious festival gathering every year more than 700,000 people.

The scientific article below reports an experimental approach of Saint

Agata celebration, analyzing risks and excellent relief routes on Q-GIS

platform. The starting point of the project has been the collection of data

about the street path of the celebration, such as paving materials, slope

average and people density. All this information has been used to produce

a risk scale to highlight the most dangerous phases of the procession. An

example of excellent (relief routes) optimal path has been produced to

reach the nearest hospitals. The project has been implemented using Q-

GIS 2.0.1 and GRASS GIS.

AUTORE

Paola Costantino

paola.costantino@fastwebnet.it

Carmelo Ignaccolo

carmelo.ignaccolo@gmail.com

Martina Mangani

martina.mangani@libero.it

laureandi in Ingegneria Edile – Architettura

Università degli Studi di Catania

Michele Mangiameli

assegnista di ricerca

michele.mangiameli@dica.unict.it.

Giuseppe Mussumeci

professore associato

g.mussumeci@dica.unict.it.

settore ICAR06-Topografia e Cartografia

Università degli Studi di Catania

34 GEOmedia n°4-2015


REPORTS

GEOmedia n°4-2015 35


SMART CITIES

Smart cities

or dumb cities?

Smart communities, Participatory

Planning, Volunteered geographic

information e Participatory

Mapping

di Beniamino Murgante e

Giuseppe Borruso

Nonostante gli impulsi ed i progressi

degli ultimi anni non è

ancora possibile riscontrare una

sistematica integrazione di processi

partecipativi a supporto delle

scelte di piano ed esperienze di

participatory mapping.

In particolar modo si tratta di integrare

la conoscenza derivante

dall’ascolto dei principali fruitori

della città, i suoi abitanti, con

quadri conoscitivi costruiti grazie

ad attività volontarie dei cittadini.

Vari autori hanno analizzato

il livello di completezza di dati

geografici generati medianti VGI

(Haklay 2010, Neis et al. 2011,

Koukoletsos et al 2012) riscontrando

delle enormi discrepanze

tra le aree densamente popolate e

facilmente accessibili rispetto ad

aree più remote composte da aree

urbane di piccole medie dimensioni

ed insediamenti dispersi.

Per sopperire a questo gap nella

citta di Potenza in maniera del

tutto informale associazioni,

singoli cittadini, università e digital

champion si sono attivati,

in maniera del tutto volontaria,

creando il gruppo open data

Potenza https://www.facebook.

com/groups/798383043510708/

con il fine di organizzare sviluppare

una serie di iniziative di innovazione

sociale nella comunità

cittadina.

Il problema di partenza era la

quasi totale assenza di edifici

su OpenStreetMap. A partire da

mese di Marzo 2015 Francesco

tweetmap di #lumi2015 http://147.163.135.69/umi2015/app/

Loponte ha sviluppato parte della

sua tesi di Laurea triennale in

Ingegneria Ambiente e Territorio

presso l’Università degli Studi

della Basilicata inserendo la quasi

totalità degli edifici della città

(vedi figura 1). Il lavoro di completamento

di OpenStreetMap

sulla città verrà completato da

Lucia D’elia nei prossimi mesi.

Questo lavoro ha valorizzato

alcune iniziative interessanti sviluppate

in precedenza dal gruppo

#Potenzadigitale come la mappatura

delle #centoscale. Questa

attività, oltre a produrre cartografia

di dettagli di tutte le scalinate

cittadine corredate da bellissime

foto su Instagram con l’hashtag

#centoscale, ha consentito anche

di riscontrare in molti casi la

mancanza di toponomastica.

La costruzione di una cartografia

di base condivisa in ambiente

open ha rappresentato un punto

di partenza per ulteriori attività.

Gli operatori economici della

città hanno incominciato ad inserire

online le proprie attività

considerando OpenStreetMap

una importante vetrina. La prima

occasione per combinare

processi partecipativi ed innovazione

sociale è stata il #lumi2015

Laboratorio Urbano in Materia

di Innovazione (http://oldwww.

unibas.it/utenti/murgante/lumi.

html https://www.facebook.com/

events/497826777060832/). Si è

realizzato un laboratorio aperto

a tutte le persone intenzionate a

dare un contributo di idee per il

miglioramento di un quartiere

di edilizia popolare realizzato

nel secondo dopoguerra. Lo

strumento per raggiungere l’obiettivo

è stato un hackathon di

48 ore realizzato nella piazza

principale del quartiere al quale

hanno partecipato circa quaranta

persone. I lavori sono iniziati

con due seminari il primo

Evoluzione di OpenStreetMap sul

comune di Potenza

della comunità #TriesteSocial

(https://www.facebook.com/

TriesteSocial?fref=ts) che ha illustrato

l’esperienza sviluppata

nel capoluogo del Friuli Venezia

Giulia, il secondo di Ivan Blečić

della Facoltà di Architettura di

Alghero sul tema walkability

(Blečić et al. 2014, Blečić et al.

2015). In particolare il gruppo

#TriesteSocial, presente via

hangout con Rosy Russo (cofondatrice

assieme a Giovanna

Tinunin), Anna Wittreich e

uno degli scriventi, ha focalizzato

l’attenzione sul

tema del racconto del territorio.

#TriesteSocial si

caratterizza infatti per la

presenza di un ampio Social

Media Team, in grado di

spaziale su temi e spunti molto

diversi della città, raccontandola

in modo personale e ‘georeferenziato’

sul territorio. Ciò consente

un racconto del territorio

da parte di chi lo vive quotidianamente,

così come dai visitatori

e dai turisti. In particolare

nella ‘diretta’ via hangout sono

stati riportati alcuni casi, ovvero

l’impegno di #TriesteSocial

durante alcuni eventi, come la

Barcolana (#BarcoanaLive e

#FuoriRegata), evento velico

triestino che ogni anno raccoglie

nel Golfo di Trieste migliaia

di vele, o le Invasioni digitali o,

ancora, nell’impegno durante

iniziative come le allerta meteo

(#AllertaMeteoTS).

Il tema walkability aveva una

forte connessione con il quartiere

oggetto di studio, trattandosi di

un area di buona qualità urbana

dove negli ultimi tempi si è potuto

riscontrare una totale occupazione

dello spazio pubblico da

parte delle automobili.

Dopo i seminari si è partiti con

la fase di analisi nella quale si

è verificata una integrazione di

approcci tradizionali, basati su

supporti cartacei ed innovativi

utilizzando in modo intensivo

i social media. In particolare la

tweetmap è diventata una importante

base conoscitiva. Twittando

foto significative, commenti ed

osservazioni, disegni, video, ecc.

con il GPS attivato ed utilizzando

l’hashtag #lumi2015 è stato

possibile raccogliere parte

delle analisi sviluppate dai

partecipanti all’hackathon

in una tweetmap

(http://147.163.135.69/

lumi2015/app/) .

L’hashtag #lumi2015 è

stato tra i primi dieci trending

topic su twitter durante le

due giornate dell’hackathon.

I settori analizzati sono stati: la

rete pedonale, le aree verdi, le

modalità di uso degli spazi pubblici

e la descrizione dei luoghi.

Particolare attenzione è stata

prestata al rapporto tra strade,

marciapiedi, altezza degli edifici

e verde. Il giorno seguente a

partire dai quadri conoscitivi, costruiti

con strumenti tradizionali

e social, delle idee progettuali.

L’esperienza non si è conclusa

con le 48 ore di hackathon, ma

il processo partecipativo continuerà

nei prossimi mesi e si

cercherà di candidare alcuni progetti

utilizzando le linee di finanziamento

più adeguate al lavoro

effettuato.

Riferimenti Bibliografici

Neis, P., Zielstra, D., Zipf, A. (2011) The street network

evolution of crowdsourced maps: OpenStreetMap

in Germany 2007–2011. Future Internet, 4, 1–21.

doi:10.3390/fi4010001.

Koukoletsos, T., Haklay, M. and Ellul, C. (2012),

Assessing Data Completeness of VGI through an

Automated Matching Procedure for Linear Data.

Transactions in GIS, 16: 477–498. doi: 10.1111/j.1467-

9671.2012.01304.x

Haklay, M. (2010) How good is volunteered

geographical information? A comparative study of

OpenStreetMap and ordnance survey datasets. Environ.

Plan. B, 37, 682–703

Ivan Blecic, Arnaldo Cecchini, Tania Congiu, Giovanna

Fancello, and Giuseppe A. Trunfio. Evaluating

walkability: A capability-wise planning and design

support system. International Journal

of Geographical Information Science, (in press), 2015.

Ivan Blecic, Arnaldo Cecchini, Tanja Congiu, Giovanna

Fancello, and Giuseppe A. Trunfio. Walkability

explorer: An evaluation and design support tool for

walkability. volume 8582 of Lecture

Notes in Computer Science, pages 511–521. Springer,

2014.

36 GEOmedia n°4-2015


MERCATO

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GEOmedia n°4-2015 37

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Intergraph Corporation or its subsidiaries in the United States and in other countries.


MERCATO

La prima mappatura geografica di Plutone

La sonda interplanetaria New Horizons da diversi giorni sta eseguendo

la cosiddetta “encounter sequence”, ovvero la sequenza di comandi

accuratamente composta per trarre il massimo in termini scientifici del

rapidissimo passaggio che, in data 14 Luglio, il veicolo ha fatto in prossimità

di Plutone. Per le caratteristiche della missione e della traiettoria

utilizzata, questo unico passaggio costituirà il momento della verità per

una missione iniziata più di quindici anni fa (dalla proposta alla sua

messa in pratica) e che vedrà l’umanità raggiungere anche quest’ultimo

avamposto del Sistema Solare.

New Horizons è stata la soluzione ad alta velocità che ha preferito scommettere

su un unico passaggio, detto “fly-by”, del sistema plutonico,

piuttosto che spendere altri decenni per un avvicinamento più lento.

Il Sistema Solare è ancora troppo grande per la nostra tecnologia e passeranno

molti anni prima che un robot dalla Terra passi di nuovo per

queste zone dello spazio.

Partita il 19 gennaio 2006 da Cape Canaveral, a bordo di un vettore Atlas

V, la sonda era in viaggio solo da pochi mesi quando ha visto cambiare

lo status del suo target: il 24 agosto dello stesso anno, infatti, l’Unione

Astronomica Internazionale decise di adottare una nuova classificazione

dei pianeti e di declassare Plutone a pianeta nano. Adesso dopo i dati ottenuti

dal passaggio di NH la struttura del pianete piuttosto complessa è

sicuramente da porre in esame per ulteriori aggiornamenti.

Il flyby, che riguarda anche Caronte (la più grande luna di Plutone), è

avvenuto a circa 50.000 km orari, dopo 9 anni abbondanti di un viaggio

siderale in cui New Horizons ha percorso l’enorme distanza di 4,9

miliardi di km.

Durante il rendez-vous la sonda è stata impegnata con i suoi sette strumenti

scientifici per scattare fotografie ai due corpi celesti, mapparne la

superficie e analizzarne la composizione chimica. Plutone, il cui diametro

è pari a 2.368 km, presenta infatti sulla sua superficie alcune particolari

strutture, una a forma di cuore e quattro grandi macchie scure

ubicate alla stessa distanza fra loro, che hanno destato notevole curiosità.

Inoltre, il pianeta ancora definito nano si trova in una zona di "confine"

del Sistema Solare ritenuta di particolare interesse, la "fascia di Kuiper",

gremita da corpi ghiacciati di svariate dimensioni. Un altro elemento di

grande rilievo di Plutone è rappresentato dal fatto che con la sua luna

Caronte costituisce un sistema binario in quanto i due corpi, benché

posti ad una distanza di 19.636 km, girano intorno ad un punto di

gravità comune.

Mentre New Horizons era in viaggio, venivano individuate altre quattro

lune di Plutone: oltre al già citato Caronte, il pianeta nano annovera

Stige, Idra, Cerbero e Notte, i cui nomi, in omaggio al signore dell’Ade,

sono appunto connessi al mondo dell’oltretomba.

Dopo aver compiuto lo storico flyby, la sonda ha osservato un’eclisse

solare e solo allora ha iniziato a trasmettere i dati raccolti al suo centro

di controllo. Ci sono volute ben 4 ore e mezza per il contatto, data la

distanza, e le prime immagini sono rese disponibili sul sito della NASA

nella sezione dedicata a NH. Si tratta di un mosaico di foto.

New Horizons ha portato con sé nel lungo viaggio una serie di oggetti

e testimonianze, connessi all’esplorazione umana dello spazio tra cui un

contenitore con le ceneri dell’astronomo statunitense Clyde Tombaugh,

lo scopritore di Plutone nel 1930, un cd con 434.000 firme raccolte

durante l’iniziativa “Spedisci il tuo nome su Plutone”, la foto del team

scientifico della missione e un francobollo americano del 1991 dedicato

al pianeta nano.

Nel 1991 Plutone rappresentava ancora una realtà assai remota, tanto

che il francobollo reca la scritta "Plutone: non ancora esplorato".

Fonte: (ASI e BIS-Italia)

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MERCATO

GEOmedia n°4-2015 39


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40 GEOmedia n°4-2015


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GEOmedia n°4-2015 41


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42 GEOmedia n°4-2015


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SmartRoadSense (SRS)

Il crowd-sensing per monitorare il fondo

stradale. Sinergie di ricerca dalla geomatica

al mapping, dai sensori alla statistica.

Fig. 1 - Il prof.A.Bogliolo e

E.Lattanzi del team SRS.

di Domenico Santarsiero

Le frontiere delle tecnologie sono nulle di fronte alla fantasia applicativa, alle potenzialità di integrazione,

e alla disponibilità delle tecnologie di base. Ciò è tanto più vero nell'era della "IoT" e della disponibilità di

sensori avanzatissimi come MEMS e GPS, di cui i nostri smartPhone sono pieni.

Ma le buone

idee vengono

da lontano,

e l’Università di Urbino

conta una lunga e antica

tradizione, così come

l’associazione NeuNet

che già nel 2012 metteva

le basi del progetto SRS,

presentato ufficialmente

lo scorso 21 febbraio durante

la giornata mondiale

degli Open Data.

Il team di ricerca si compone

di una decina di

persone, attive nei diversi

domini di interesse, e

la cui mappa è sintetizzata

nella penultima

slide di presentazione del

progetto, all’url http://

smartroadsense.it/blog/

it/si-parte/. Il riferimento

completo del team di

ricerca è al Dipartimento

di Scienze di Base e

Fondamenti -> Scuola

di Scienze e tecnologie

dell’Informazione ---

-> Corso di Laurea in

Informatica Applicata.

Ma veniamo a noi con

questa breve intervista

al project leader prof.

Alessandro Bogliolo.

GEOmedia: Il vs. progetto

é un po una chimera

per chi dall’Italia é

abituato a vedere l’innovazione

basata soprattutto

nel contesto internazionale

europeo e d’oltreoceano.

Puo’ raccontarci

in breve come nasce

l’idea di SRS e come siete

riusciti a mettere insieme

così tante competenze e

specificità su tecnologie

così trasversali come

quelle del Geo-IT, dei

sensori e delle competenze

sulla gestione delle reti

stradali ?

A.Bogliolo: L’idea di

Smart Road Sense parte

dalla cosapevolezza che

il cloud computing e i

dispositivi mobili siano

arrivati ad un grado di

maturazione tale da offrire

una infrastruttura

pervasiva e diffusa, che

permette di fare innovazione

sviluppando applicazioni

che usano risorse

già esistenti.

Con SRS sfruttiamo il

cloud e gli smartphone

per risolvere un problema

aperto. Infatti non ci

sono tecnologie alternative

per effettuare un

monitoraggio a tappeto

e costante dello stato

delle strade, benchè questo

sia sotto gli occhi di

tutti. Tra l’altro le strade

rappresentano l’asset di

maggior valore di ogni

nazione: il valore del

solo asfalto delle strade

italiane è stimato a circa

1200 miliardi di euro,

con un tempo di rinnovo

di circa 10 anni. Gli accelerometri

già presenti

nei cellulari erano quello

di cui avevamo bisogno

per risolvere il problema

a costo zero.

Avuta l’idea abbiamo

avuto la fortuna di

trovate all’interno del

Dipartimento di Scienze

di Base e Fondamenti

dell’Università di Urbino

tutte le numerose competenze

necessarie a svilupparla.

Gli aspetti del

problema, sia tecnici che

teorici, sono tanti e oltre

a me lavorano al progetto

Alessandro Aldini,

Giacomo Alessandroni,

Alberto Carini, Saverio

Delpriori, Valerio

Freschi, Lorenz Cuno

Klopfenstein, Emanuele

Lattanzi, Gioele Luchetti,

Brendan D. Paolini e

Andrea Seraghiti. [n.d.r.

le competenze e i ruoli

sono rappresentati in una

delle ultime slide di presentazione

del progetto

http://www.slideshare.

net/alessandrobogliolo/

srs-44954749].

I primi test li abbiamo

messi in piedi in pochi

giorni e abbiamo subito

verificato che gli accelerometri

fornivano tutte

le informazioni di cui

avevamo bisogno. Ma ci

sono voluti tre anni per

affrontare con metodo

e rigore tutti i problemi

scientifici e tecnologici

che SRS implica a livello

di elaborazione dei segnali,

di calcolo distribuito,

di applicazioni mobili, di

gestione dei dati, di georeferenziazione,

di gestione

degli utenti, ecc.

GEOmedia: in breve,

come funziona il progetto

e da chi potrà essere

impiegato utilmente.

A.Bogliolo:

L’appicazione SRS campiona

gli accelerometri

100 volte al secondo e

usa tecniche di predizione

di cui è esperto il

collega Alberto Carini

per cercare di prevedere

tutte le vibrazioni regolari.

La potenza del residuo

di predizione è l’indice di

irregolarità dell’asfalto (in

44 GEOmedia n°4-2015


MERCATO

INTERVISTA

gergo, PPE) che SRS calcola

una volta al secondo.

Ogni 1000 secondi SRS

registra i valori calcolati

e georeferenziati e li trasmette

al server appena

trova una connessione

utile. Il server li riporta

su Open Street Map

con tecniche di Map

Matching e li aggrega

a quelli forniti da altri

utenti per dare robustezza

statistica al dato.

I destinatari principali

sono due. In primis chi

ha la responsabilità della

manutenzione delle strade,

che con SRS potrà

avere a disposizione un

cruscotto per monitorarne

la condizione, pianificare

gli interventi e anche

chiedere aiuto ai cittadini

per monitorare zone

poco frequentate.

Poi ci sono gli automobilisti

e i cittadini in genere,

che possono utilizzare

i dati che la piattaforma

mette a dispozione in

modalità aperta. Questo

consente a chiunque di

sviluppare applicazioni

che sfruttino i dati prodotti

da SRS mentre noi

ci concentriamo a rendere

sempre più efficiente

il sistema di raccolta dei

dati stessi.

Ben vengano quindi altri

sviluppatori e innovatori

che usino SRS come

piattaforma. Ad esempio

siamo già a a conoscenza

di gruppi che stanno

sviluppando plugin per

sistemi GIS e algoritmi di

ottimizzazione di interventi

di manutenzione.

GEOmedia: SRS nasce

nella scia di una convergenza

strategica tra

crowd-sensing, applicazioni

LBS e l’uso social degli

abbondanti sensori di

attitude a bordo di ogni

smartphone di ultima

generazione. Gli aspetti

social e di geografia intelligente

del progetto sono

più che evidenti. Pensate

che il progetto possa contribuire

a stimolare una

nuova coscienza techno

& social (location-based

social networks) e perché

no contribuire anche in

Italia alla cultura delle

Smart City ?

A.Bogliolo: La domanda

è cosi ben posta che la

risposta potrebbe essere

un semplice sì. Infatti

l’architettura del progetto

è già così organizzata e

pensata per sviluppare

anche altre applicazioni,

mettendo insieme le

potenzialità di una infrastruttura

come cloud

computing, smartphone e

gli utenti che in qualche

maniera partecipano o

sono coinvolti in diverse

tipologie di azioni.

Questo progetto fa parte

quindi di una nostra

visione più ampia che abbiamo

chiamato you sense.it,

che si collega a sua

volta ad un altro progetto

universitario denominato

VirtualSense. Ma lavorare

su un framework generale

appesantisce il processo,

e così al momento SRS

vive di vita autonoma e

sta diventando a sua volta

una piattaforma messa

a disposizione di chi ha

voglia di continuare a sviluppare

in altre direzioni,

per altri scopi.

Indubbiamente SRS

si colloca in ambito

SmartCity e può contribuire

al coinvolgimento

attivo degli utenti.

GEOmedia: nel progetto

SRS vi è già un

abbondante uso del

prodotto principe del

crowd-mapping come

Open Street Map. Pensate

che SRS in futuro possa

allargare le sue funzionalità

nell’ambito degli ITS

su problematiche come

flussi di traffico, o altre

informazioni ?

A.Bogliolo: In parte a

questa domanda ho già

risposto, ma la questione

dei flussi di traffico merita

un approfondimento,

in quanto i dati che noi

rilasciamo, o meglio che

calcoliamo, presentano

un flusso per così dire

quasi statico o meglio

ancora “lentamente variabile”,

cosa che non si

sposa con la tipologia di

dinamicità tipica dei flussi

di traffico.

Invece le potenzialità di

SRS sono più legate alla

capacità di vedere lo stato

della strada come una

evoluzione nel tempo.

Tutto ciò non è ancora

visibile nel sito, ma

immaginiamo che con

i dati raccolti è come se

facessimo una fotografia

a settimana dello stato

di manutenzione delle

strade, per vedere poi

come evolve la situazione

e valutare quindi l’ammaloramento

del manto

stradale. Il monitoraggio

del traffico è invece una

cosa che bisogna fare in

tempo reale, e la nostra

applicazione non è concepita

per questo.

GEOmedia: il vostro

progetto ha le caratteristiche

per candidarsi

a diventare un raro e

vero spin-off o startup

italiano nel contesto internazionale.

A parte la

vostra road map già ben

definita, e il supporto degli

attori locali della mobilità

come la Provincia

di Pesaro e Urbino, la

Fondazione Cassa di

Risparmio di Pesaro e le

Autolinee Vitali. Avete

già trovato il vostro ambasciatore

per l’internazionalizzazione

di questa

affascinante idea?

Fig. 2 - La cover page del progetto di crowdsensing civico SRS.

GEOmedia n°4-2015 45


MERCATO INTERVISTA

Fig. 3 - Una prima mappa nazionale dello stato di manutenzione delle strade.

A.Bogliolo: Direi proprio

di si e il nostro

ambasciatore si chiama

HORIZON 2020,

il programma della

Commissione Europea

nel cui ambito abbiamo

appena ottenuto un

finanziamento per un

progetto internazionale

basato su SRS. Preferisco

non svelare la partnership

perchè siamo nella fase di

stipula dell’accordo preliminare

e non lo ritengo

corretto, ma lo annunceremo

nelle prossime

settimane.

GEOmedia: a questo

punto un’ultima domanda.

Quali sono i tempi

per il consolidamento

del progetto e la messa a

regime dopo le fasi sperimentali.

E chi gli attori e

la forma che assumerà il

progetto in un contesto

sempre più di cultura

dell’open source e degli

open data ?

A.Bogliolo: Il progetto

fin dall’inizio ha scelto di

navigare lungo i sentieri

degli open data, non a

caso la prima uscita pubblica

è stata proprio il 21

Febbraio scorso a Pesaro

nel corso della giornata

degli Open Data. Ma

l’aspetto che più si sposa

con l’ambito di questa

domanda, è la prossima

fase di gamification del

progetto, in cui gli utenti

saranno coinvolti in maniera

attiva e con un obbiettivo

specifico; quello

di conquistare una strada,

un settore della mappa

di SRS.

Ma v’è di più, le amministrazioni

pubbliche

che gestiscono la manutenzione

delle strade,

potranno usare questa

opzione per creare delle

specifiche community

di utenti/automobilisti,

che in base alla quantità

di informazioni inviate,

potranno acquisire dei

crediti che enti terzi

potranno decidere di

monetizzare per attuare

le proprie strategie e

premiare questa forma di

cittadinanza attiva..

Immaginiamo una zona

della città le cui strade

sono poco frequentate,

quindi con pochi dati

per capire lo stato di

ammaloramento del

fondo stradale. A questo

punto l’amministrazione

potrebbe incentivare

gli utenti a passare per

quelle strade, magari

offrendo in cambio ore

di parcheggio gratuito.

In sostanza l’aspetto della

gamification serve a fidelizzare

l’utente, il quale

potrà usare SRS come

un gioco nel cui ambito

conquisterà le strade e ci

metterà sopra la propria

bandiera in una sorta di

competizione che ha per

oggetto il senso civico e il

bene comune.

PAROLE CHIAVE

Geomatica; ricerca; Horizon

2020; crowdsensing; SRS

ABSTRACT

GEOmedia interview the project

leader SmartRoadSense (SRS) Alessandro

Bogliolo. SmartRoadSense

(SRS) is the crowdsensing to monitor

the road surface. Research synergies

from geomatics to mapping,

from sensors to statistics.

AUTORE

Domenico Santarsiero

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46 GEOmedia n°4-2015


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MERCATO GI IN EUROPE

Digital Single Market,

Nazioni Unite ed informazioni

geografica:

dove stiamo andando?

di Mauro Salvemini

Una delle più importanti impressioni

che ebbi durante la recente

conferenza INSPIRE di maggio a

Lisbona era stata che il posizionamento

strategico ed operativo del

DSM ( Digital Single Market)

nei confronti dei dati geografici

e cartografici digitali necessitasse

profondi affinamenti da parte di

chi nell’ambito della commissione

ha in carico INSPIRE.

Il DSM della Commissione Junker,

pur invocando la importanza

dei dati di localizzazione per l’ecommerce,

stenta infatti a concretizzare

un modello nel quale

direttive quali INSPIRE possano

direttamente essere integrate.

Del resto le differenze tra gli Stati

Membri (SM) sono e rimangono

notevoli nell’ambito dei dati geografici.

L’Italia partecipa con circa

280 data set al repertorio europeo

di dati e servizi geografici

mentre altri SM pubblicano migliaia

o decine di migliaia di data

set e di servizi. Qualcuno potrebbe

sostenere che è un problema

italiano ed infatti questa estate

esso è circolato abbondantemente

su Twitter dove si è perorata la

causa che il nostro governo (per

il tramite del Ministero dell’Ambiente)

autorizzi la pubblicazione

sul portale di INSPIRE delle

migliaia di data set e di servizi

catalogati dal RNDT ( http://

www.rndt.gov.it/RNDT/home/

index.php) dell’AGID. Sinora è

stata vox clamans in deserto: non

è successo niente e sulla base della

nostra storia nazionale di INSPI-

RE le speranze che la questione

si risolva ritengo siano scarse, pur

non volendo essere tacciato di

cassandrismo.

Ma dalla UE in quanto entità

politica, ci si aspetta una visione

politica anche sul tema della

informazione geografica dopo

l’insediamento della nuova CE,

ma a questo riguardo sembra

che il tavolo delle strategie si sia

spostato al piano superiore visto

l’impegno che le Nazioni Unite

per il tramite dell’UN GGIM sta

ponendo sulle raccomandazioni

legate all’informazione geografica

. Regionalmente, a livello globale,

è stato creato il UN-GGIM

Europe (http://un-ggim-europe.

org) e proprio in un suo recentissimo

documento appare lo

schema che potrebbe dare qualche

dritta di dove e come stiamo

andando con DSM ed INSPIRE

per la IG

(http://un-ggim-europe.org/

sites/default/files/2015-07-08_

UN-GGIM-Europe_Report

from SWG B1 on Priority User

Needs ver 1.0.pdf).

Il rapporto, che nell’allegato

contiene circa 40 casi di studio

compreso quello dell’Italia eseguito

dall’ISTAT sul “commuting

people”, evidenzia l’importanza

degli istituti nazionali di statistica

anche per gli sviluppi futuri.

“The Census 2021 will be a big

undertaking for the NSIs as geospatial

workflows and technology

can increase the usefulness of the

results and make them point-based

rather than census-area based.”

L’altro rapporto prodotto dall’

UN GGIM Europe è sulla “Data

Definition and Access Conditions”,

il punto cruciale a livello

europeo per fare circolare i dati

prodotti dagli Stati Membri

(SM) e per influire sulle politiche

e attuazioni di ciascun SM relativamente

alla IG

(http://un-ggim-europe.org/si-

tes/default/files/GGIM-Europe-

Working Group 1 - Report –

20140411.pdf).

Qui la trattazione scende nuovamente

al piano inferiore dei goal

globali. Il comitato UN GGIM

Europe, formato dai rappresentanti

delle Agenzie cartografiche

nazionali, e nato per il tramite

della associazione EUROGEO-

GRAPHICS alla quale partecipano

onerosamente l’IGM ed il

Catasto italiano. E’ opportuno

citare qualche tema caldo trattato

nel report: i “free core data”,

come definire i dati di base e

quale modello usare per distribuire

“gratis” i dati o loro parti;

come considerare e che cosa fare

nei confronti dei “collaborative

data” una volta chiamati “ open

source data”. Questi inglesi bisogna

lasciarli proprio fare quando

si tratta di coniare nuovi termini

tecnologici!

Si ipotizza e si tratta anche della

possibilità che i data set di base

possano essere distribuiti in una

versione “ light” gratis ed in una

versione “premium” a pagamento.

Nelle more di una situazione

riconosciuta come non completamente

definita, nonostante

INSPIRE, il comitato auspica

un dialogo tra “chi” ha bisogno

dei dati cartografici di base e le

agenzie cartografiche nazionali.

Si evidenzia peraltro che tale

dialogo non è ancora iniziato e

manca un luogo deputato a farlo.

Che si stiano candidando a

tale proposito? Si evidenzia in tal

modo un punto a svantaggio dei

risultati raggiunti dalla policy di

INSPIRE.

Su tutto incombe la definizione

“authoritative data” che sono

quelli che le agenzie o enti cartografici

degli stati membri riconoscono

come di loro competenza.

Ma in italiano che cosa sono?

Come traduciamo la definizione?

Sarebbe certamente di grande

aiuto conoscere il punto di vista

e la traduzione usata dai rappresentanti

italiani e dai nostri enti

cartografici. Se traduciamo con

“ufficiale” sorge la domanda: i

dati prodotti dalle regioni, giusto

per considerare gli enti non

ufficialmente cartografici ma

certamente autorevoli, sono “ authoritative

data” o no? Se lo sono

non si capisce perché in Italia il

RNDT, che contiene tra l’altro

anche i dati regionali, non sia

stato ancora trasmesso ad INSPI-

RE; se non lo sono si pone il problema

di quale sia il modello di

produzione, il flusso, la diffusione

e il business che oggi esiste in

Italia relativamente all’informazione

geografica. Ritengo di non

rischiare molto nell’affermare che

ad una domanda di questo genere

la maggioranza degli addetti risponderebbe

che questo modello

in Italia non è chiaro o non esiste.

Certo è stata un vera sfortuna

che il gruppo di lavoro 3, presieduto

proprio dall’Italia, sugli

“ institutional arrangements” 1 che

UN GGIM Europe pose in essere

nel 2013 sia scomparso nel

prosieguo dei lavori. L’Italia per

prima ne avrebbe potuto trarre

vantaggio.

Riferimenti

1) Italy will lead working

group 3, dealing with institutional

arrangements? Working

group 3 will, among other

topics, work on a governance

structure for UN-GGIM- Europe

(including the future role

of the European Commission

and other relevant bodies).

http://www.eurogeographics.

org/sites/default/files/Notes-

UN-GGIM-Europe-Meeting-

20130725-V4.pdf

48 GEOmedia n°4-2015


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AGENDA

25-26 settembre 2015

Dronitaly

Milano

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28-30 settembre 2015

ISPRS Laser Scanning 2015 e

GeoSpatial Week

La Grande Motte (Francia)

www.geoforall.it/kkwq9

29 settembre-1 ottobre 2015

XIX Conferenza Nazionale ASITA

Lecco

www.geoforall.it/frca

8 ottobre 2015

ENVI e SARscape User Group

Roma

www.geoforall.it/k349y

14-16 Ottobre 2015

Esri European User Conference

2015

Salzburg (Austria)

www.geoforall.it/k3r8p

19-20 October 2015

Southampton (UK)

“Oblique camera and dense image

matching” EuroSDR / ISPRS

Workshop

www.geoforall.it/k34wa

20-22 ottobre

Simposio Europeo AFCEA in

“Urbanisation, Migration, Disaster

Relief: Key Challenges of the

Future”

Berlino (Germania)

www.geoforall.it/k34xu

20-23 October 2015

Earth Observation for Water Cycle

Science 2015

Frascati

www.geoforall.it/kk8x4

21-23 ottobre 2015

Space Week 2015

Roma

www.geoforall.it/k33qy

24-25 ottobre 2015

SpaceUp Rome

Roma

www.geoforall.it/k3h4u

27-29 Ottobre 2015

5th International Galileo Science

Colloquium

Braunschweig (Germany)

www.geoforall.it/kk6cc

28-30 ottobre 2015

Smart Mobility World 2015

Monza

www.geoforall.it/k36cr

4-5 novembre 2015

Mapping Urban Areas from Space

Conference

Frascati (Roma)

www.geoforall.it/k3h8r

12 - 13 November 2015

ESA - ESRIN - V EARSeL

workshop Remote Sensing for

Cultural Heritage

Frascati (Roma)

www.geoforall.it/k3k4w

23 novembre 2015

Third Eurographics Workshop

on Urban Data Modelling and

Visualisation

Delft (The Netherlands)

www.geoforall.it/kkc39

10-12 febbraio 2016

GIM International Summit

Amsterdam (The Netherlands)

www.geoforall.it/k38cy

26-27 Aprile 2016

GISTAM 2016

Roma

www.geoforall.it/k3hd4

14-16 ottobre 2015

Smart City Exhibition 2015

“Citizen Data Festival”

Bologna

www.geoforall.it/k36ch

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