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1 week ago

181645_Syndicom_04_2018_low_IT

Il periodico syndicom offre informazioni dal sindacato e dalla politica: la nostra rivista fa luce sui retroscena, mette ordine e offre spazio anche per la cultura e l’intrattenimento. La rivista cura il dialogo sui social media e informa riguardo ai più importanti eventi, servizi e offerte di formazione del sindacato e di organizzazioni vicine.

14 Dossier Sgobbare fino

14 Dossier Sgobbare fino a crollare. La flessibilizzazione è una truffa. Mentre si sperimentano con successo forme di orario lavorativo ridotto, i datori di lavoro attaccano il modello sociale. Pretendono gli straordinari e il dissolvimento del confine fra lavoro e tempo libero. Gratis. Testo: Oliver Fahrni Cosa mai si può avere contro la flessibilizzazione? Il termine stesso suggerisce una certa libertà. È piacevole poter accumulare ore di straordinario a marzo per poi poter prendere qualche giornata libera a maggio e domani mattina mi presento al lavoro più tardi perché voglio parlare con la maestra di mia figlia. Non bisogna essere ingenui. Nella maggior parte delle aziende quando si parla di flessibilità, le nostre necessità non hanno alcuna importanza. La flessibilità serve principalmente all’impresa per adeguare il nostro lavoro a una gestione aziendale interna possibilmente redditizia (per esempio adattandolo alla situazione degli ordini) per ridurre, fra le altre incombenze, i costi salariali e per incrementare celatamente l’orario di lavoro. L’entità del nostro orario e il ritmo in cui viene svolto il nostro lavoro (turni, ecc.) sottostanno al rapporto di forza fra lavoro e capitale. Alla fine è sempre la ditta a decidere quando dovrò lavorare, quando dovrò fare straordinari e se a maggio davvero potrò recuperare il tempo investito in precedenza. La flessibilizzazione del lavoro è il nuovo grande gioco che appassiona i datori di lavoro. In sostanza, si cerca di commercializzare il nostro lavoro con meno regole possibili (che ci tutelano). Per realizzare questa visione, gli economisti hanno inventato dozzine di formule differenti. L’orario di lavoro flessibile con ore di base fisse è una delle forme più moderate. Con il sistema di banca delle ore (per esempio con previsione e organizzazione annuale) si lavora solo se la ditta ha bisogno di noi. Con questa pratica, in teoria illegale, veniamo caricati di una parte del rischio d’impresa. L’orario di lavoro basato sul raggiungimento del risultato più che sulla presenza e sulle effettive ore prestate è spesso una forma di truffa, «di fatto un prolungamento degli orari di lavoro senza alcuna compensazione temporale o economica», afferma Christa Herrmann, ricercatrice sui temi del lavoro. Con l’orario di lavoro flessibile, le maggiorazioni salariali decadono. Questo tipo di orario viene spesso combinato con la creazione di veri e propri blocchi di produzione, come per esempio nelle forme lavorative affini al toyotismo. Se alle imprese questi modelli di flessibilizzazione interna non bastano, fanno ricorso al lavoro a chiamata o all’outsourcing, l’esternalizzazione che oggi è una forma dilagante di flessibilizzazione. Oggi, in quasi tutte le imprese svizzere si implementa una combinazione fra diverse forme di outsourcing, input di lavoro flessibile e ritmo di lavoro elevato. È il risultato della riorganizzazione neoliberale iniziata in Svizzera negli Anni Ottanta. I neoliberali mirano a distruggere la protezione normativa e sindacale del lavoro. Il loro sogno è crescita e profitto senza lavoro. Un’illusione, dato che solamente il lavoro reale crea valore. Da allora i proprietari d’impresa non spartiscono più i profitti produttivi, una distribuzione che un tempo rappresentava la base del partenariato sociale. Conseguenza: i salari ristagnano, i costi salariali diminuiscono costantemente in tutti i settori e le discrepanze salariali e patrimoniali aumentano a dismisura. Perciò i contratti collettivi di lavoro sono così importanti. Con il dettagliato mercanteggiare delle forme di organizzazione temporale, delle pause, dell’organizzazione dei turni, delle eccezioni e degli adeguamenti dei tempi lavorativi ecc., si assicura che noi possiamo pianificare in maniera affidabile il nostro orario lavorativo e il nostro tempo libero. La legge sul lavoro svizzera è inadeguata, perché è talmente indulgente da permettere quasi tutto ciò che possa rallegrare gli azionari. Ciononostante, i datori di lavoro oggi tentano di neutralizzare anche le rimanenti tutele. La loro agenda presenta tre punti fondamentali: l’incremento dell’orario di lavoro, l’abolizione del controllo degli orari lavorativi e l’indebolimento dei contratti di lavoro. Lo scopo strategico principale è di fatto l’eliminazione della separazione fra orario lavorativo e tempo libero, ampliando così il potere dispositivo sui lavoratori. Secondo gli scopi imprenditoriali, la legge dovrebbe essere modificata in modo da poter obbligare i lavoratori a un maggior carico di lavoro senza compenso. L’obiettivo ultimo è l’esternalizzazione del lavoro attraverso nuove forme di lavoro da casa (crowdworking, ecc.) senza rispettare le norme sull’orario di lavoro. Ai sindacati spetterà un duro lavoro. Il loro scopo dovrà essere quello di ridurre sensibilmente l’orario di lavoro normale per meglio distribuire su tutti il lavoro digitalizzato. Legge sul lavoro: https://www.seco.admin.ch/seco/it/home/Arbeit/ Arbeitsbedingungen/Arbeitsgesetz-und-Verordnungen.html Fotoreportage L’immagine sul frontespizio, le foto dalla pagina 8 a 14 e la piccola immagine nell’Indice sono state scattate dal fotografo vodese Thierry Porchet, che ha ideato una messa in scena molto impegnativa: ha invitato il plurilavoratore Bernard Fière, che nella sua vita ha anche già fatto il sommozzatore industriale, ad immergersi in una vasca dei bagni termali di Yverdon-les-Bains la mattina presto. Per Porchet, rinomato maestro nel suo ramo nella Svizzera francese, il tempo è una materia in movimento, come l’aria o l’acqua. Nelle sue immagini si fondono il tempo di lavoro e il tempo libero. Ringraziamo Laure Favre, responsabile marketing dei bagni di Yverdon, per la collaborazione. Per vedere i lavori di Thierry Porchet: image21.ch

Il tempo libero dal lavoro salariato è un diritto. Tempo per la famiglia, per la cultura, per il dolce far niente, per la vita e gli impegni sociali. Questo tempo libero è stato ottenuto attraverso numerose battaglie ed è la nostra conquista più importante. 15 La lotta per il tempo libero 1864: 12 ore Legge sul lavoro, Glarona 1871: 10,5 ore Industria meccanica 1917: sett. da 59 ore Legge federale 1920: sett. da 48 ore In diverse categorie 1815: 12–14 ore Zurigo lavoro minorile 1848: 15 ore Glarona 1870: 10 ore Tipografi, orologiai 1877: 11 ore Legge federale 1899: 10 ore Rivendicazione del 1° maggio 1909: 8 ore Tipografi 1918: sett. da 48 ore Rivendicazione sciopero nazionale 1830: 1900 2010 1930: sett. da 48 ore Diventa comune 1958: sett. da 46 ore CCL FLMO 4500 ore all’anno 2700 1931 1959: 44 ore Iniziativa USS Legge: 46–50 ore 1963: sett. da 44 ore CCL industria meccanica 1971: 44 ore e oltre Il 50 % lavora di più 1971: sett. da 40 ore Iniziativa POCH, bocciata nel 1976 1983: sett. da 40 ore Iniziativa USS 1979: sett. da 40 ore Contratto tipografi 1988: sett. da 40 ore CCL MEM 2010: sett. da 41,6 ore Orario di lavoro reale Fonte: Dizionario storico della Svizzera Il tempo lavorato è quella parte del nostro tempo vitale che mettiamo a disposizione di un imprenditore in cambio di uno stipendio. Non lo facciamo volontariamente. Con il nostro lavoro stipendiato ci paghiamo da vivere e tutto ciò ad esso correlato, come la previdenza per la vecchiaia o la formazione dei nostri figli. Nella durata del lavoro si mostra, senza veli, il rapporto di forza tra lavoro e capitale. Dall’Ottocento i lavoratori sono riusciti a conquistare il dimezzamento del tempo lavorato. Da 15 ore giornaliere a 8 ore al giorno. Dalla settimana di 6 giorni e mezzo ai 5 giorni attuali. Dal nulla a 5 settimane di ferie. © Infografica: Tom Hübscher e Lars Weiss, tnt-graphics Ecco quante ore lavoriamo la settimana Occupazione a tempo pieno Francia Finlandia Italia Svezia Spagna Germania Svizzera Gran Bretagna Grecia Fonte: Cifre Eurostat, UST per il 2016 * Eurostat 37,6 37,9 38,2 38,7 39,1 40,3 UST 41,2 42,8* 42,8 30 32 34 36 38 40 42 44 44,6 In Svizzera si lavora più lungo che altrove, molto oltre le 40 ore a settimana per un lavoro a tempo pieno. Più che in Germania per esempio, e addirittura una mezza giornata in più che in Francia. Ma non è finita qui: la tendenza attuale sta infatti andando verso un prolungamento degli orari di lavoro. Nel 2017 il numero delle ore effettivamente prestate è salito di nuovo per la prima volta in tanti anni. Ecco quanto si lavora all’anno Numero di ore di lavoro in media per persona occupata Germania Francia Svizzera Spagna Giappone Italia USA Russia Grecia Fonte: OCSE, 2014 (cifre del 2012) 1393 1479 1619 1666 1745 1752 1790 1982 0 500 1000 1500 2000 2034 Il numero delle ore annuali lavorate varia fortemente da Paese a Paese. Questo non dipende solo dai giorni di ferie. Le notevoli differenze evidenziano anche la distribuzione estremamente ingiusta del lavoro salariato. Se i laboriosi tedeschi e svizzeri hanno meno ore, questo riflette anche la crescita degli impieghi a tempo parziale che spesso sono una sottoccupazione non voluta, soprattutto per le donne.