La Toscana nuova febbraio

toscanacultura

La Toscana nuova - Anno 1- Numero 2- Febbraio 2018 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F


Sommario febbraio 2018

6 A Sesto Fiorentino una mostra per i novant’anni di Elio Toniutti

9 Fondazione Del Bianco: avviata la collaborazione con il Regno del Baharain

11 Storie dal mondo: il Natale copto in Etiopia

12 Vita immaginata: il primo libro non scientifico di Stefania Gaspari

13 Drammi e riti del West Africa negli scatti di Marco Bartolini

14 Italo Zepponi, l’emozione della fotografia in bianco e nero

15 Serena Gelli: un libro per dare speranza a chi convive con la malattia

16 Rime sparse: le poesie d’amore di Francesca Ulivelli

18 Firenze nelle opere di Rodolfo Marma

20 Silvano Galletti, un artista controcorrente

22 Luce Gioielli: un brand toscano alla conquista del mercato cinese

24 Invito a Teatro: Il Padre di August Strindberg alla Pergola di Firenze

26 Paolo Penko: inaugurata la nuova bottega nel cuore di Firenze

28 Sapaf Atelier 1954, tra artigianato e glamour

30 Dimensione salute: intervista al medico oculista Silvio Zuccarini

32 La mostra di Ilaria Finetti al Florence Dance Center

33 Arte del Vino: Querce Bettina, fra gusto e incanto

35 La Via dell’Arte: un percorso sulle tracce di Michelangelo

36 Il Pinocchio di Mauro Boninsegni in mostra a Pontassieve

37 Firenze nascosta: i segreti di via Lambertesca

38 Ricordando Lalla Azzaroli, insigne naturalista e scrittrice

40 La “rinascita” del Faro di Capel Rosso all’Isola del Giglio

41 Sfaccettature fiorentine: Piazza della Passera

42 Vinicio Polidori: presentato a Roma il ritratto di Mauro e Manolo Bolognini

44 Alvian Joy Sculptures: gioielli che graffiano i sogni

45 Ambasciata del Cile a Roma: un riconoscimento al giornalista Roberto Savio

46 All’Accademia delle Arti del Disegno una mostra ricorda Sirio Salimbeni

48 Le opere oniriche di Riccardo Baldini al Palazzo Datini di Prato

52 Il gastronomo Arkiwine racconta: varietà e proprietà dei cereali

53 I prossimi eventi di Arkiwine

56 La premiazione del concorso di pittura Spiga d’Argento

62 Carnevalarte alla Palazzina dei Cacciatori di Cerreto Guidi

La Toscana nuova - Anno 1- Numero 2- Febbraio 2018 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F

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di Fabrizio Borghini

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Anno 1 - Numero 2

Febbraio 2018

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Claudio Caioli

Maria Grazia Dainelli

Luigi Del Fante

Fabrizio Finetti

Daniele Galletti

Marco Garrisi

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Veronica Mura

Alessandro Penko

Stefano Pensotti

Elena Maria Petrini

Andrea Pignataro

Vinicio Polidori

Daniela Pronestì

Lucia Raveggi

Andrea Russo

Barbara Santoro

Michele Taccetti

Francesca Ulivelli

Italo Zepponi

Foto:

Marco Bartolini

Claudio Caioli

Leonardo Calistri

Maria Grazia Dainelli

Stefano Di Cecio

Gabriele Donati

Marco Garrisi

Stephanie Gengotti

Fabrizio Finetti

Maurizio Mattei

Amedeo Menci

Carlo Midollini

Stefano Pensotti

Elena Maria Petrini

Vinicio Polidori

Barbara Santoro

Emanuele Stangarone

Italo Zepponi

In copertina:

Elio Toniutti

Foto di:

Fabrizio Finetti

E’ in corso la campagna per il rinnovo delle tessere associative

a Toscana Cultura. I soci potranno ricevere al proprio

indirizzo ogni mese per tutto il 2018 in abbonamento

il mensile La Toscana Nuova. Costo annuo: 20 euro pagabili

con l’allegato bollettino postale o presso la sede di Toscana

Cultura.

La Toscana Nuova del mese di febbraio è in distribuzione

gratuita presso: Ristorante Il Clarinetto, Maison Giulia

Carla Cecchi, Bottega Ristori, Idea Toscana, Ristorante La

Loggia, Bottega di Pasticceria, Il Quadrivio, Universo Foto,

Caffè Giubbe Rosse, Pragma, Antichità Chiavacci, Arte

Atelier, Bottega Penko, Istituto Fanfani, Biblioteca dell’Isolotto,

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4


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Eventi in

Toscana

Nella sala San Sebastiano a Sesto Fiorentino una

mostra promossa dall’associazione LiberArte rende

omaggio al maestro Elio Toniutti giunto al traguardo

dei novant’anni dopo una vita dedita alla pittura

di Fabrizio Finetti, vice presidente associazione LiberArte / foto courtesy dell’artista

Elio Toniutti nasce a Roma il

27 ottobre del 1929. La sua

passione per la pittura inizia

preparando i colori e pulendo i pennelli

nelle botteghe dei decoratori

fino all’età di quasi diciotto anni.

Frequenta per alcuni anni l’Accademia

delle Belle Arti di via Ripetta.

Nel 1951 viene trasferito a Novara

al 19° reparto mobile della Polizia di

Stato, con cui prende parte ai soccorsi

durante l’alluvione del Polesine.

Un suo dipinto esposto al museo

storico della Polizia di Stato in via

Castro Pretorio a Roma rappresenta

il salvataggio della popolazione

ad opera dei reparti di cui Toniutti

faceva parte. Torna nella Capitale

tra il 1955 e il 1956 per un corso

di specializzazione durato un anno

al termine del quale viene trasferito

a Firenze. Nei primi anni Sessanta si

sposta a Sesto Fiorentino. A Firenze,

nello storico caffè letterario Giubbe

Rosse, incontra grandi protagonisti

della pittura passati alla storia:

Pietro Annigoni, Silvio Loffredo, Dino

Migliorini, Ottone Rosai ed altri

illustri personaggi. Ha conosciuto

inoltre Giorgio De Chirico, Carlo

Domenici e Renato Natali. Intensa la

sua attività espositiva nel corso degli

anni; si ricordano in particolare

le mostre all’abbazzia di Vallombro-

Mostra promossa da

Con il patrocinio di

Con il gentile contributo di

Toniutti nel suo studio a Sesto Fiorentino

6

ELIO TONIUTTI


sa e le partecipazioni alla Triennale

di Torino. Le opere di Elio Toniutti

sono state esposte in gallerie d’arte

di Milano e di via Margutta a Roma.

Ha eseguito su commissione dei religiosi

del convento domenicano

di San Marco in piazza San Marco

a Firenze una Madonna con bambino,

opera semiovale di oltre 3 metri

dipinta su tela ed esposta in una

chiesa della Toscana. Dopo il 2005

diventa membro dell’Associazione

Culturale LiberArte di Sesto Fiorentino,

alla quale più volte ha offerto

con grande generosità le proprie

opere quale contributo alle iniziative

di beneficenza promosse dall’associazione.

Attualmente residente a

Prato, il maestro Elio Toniutti ha dovuto

definitivamente abbandonare

la pittura a causa di alcuni problemi

alla vista. La mostra che si terrà

dal 7 al 29 aprile nella Sala San Sebastiano

della Pieve di San Martino

in piazza della Chiesa a Sesto Fiorentino

ne ricostruisce la lunga storia

artistica e i periodi che l’hanno

caratterizzata.

Elio Toniutti

Dal 7 al 29 aprile 2018

Sala San Sebastiano, Pieve di San Martino,

piazza della Chiesa 84, Sesto Fiorentino

Inaugurazione sabato 7 aprile ore 17:00

Orari di apertura:

Feriali 10:00 - 12:00 e 16:00 - 18:00

Festivi 9:00 - 12:00

Cristo

Zingaro

Nudo

ELIO TONIUTTI

7


Eventi in

Toscana

Elio Toniutti nel 1969 premiato dallo storico dell’arte Umberto Baldini

Rose

L’artista premiato da Alberto Magnolfi e dallo scultore Antonio Berti

Nel 2004 durante una premiazione alla presenza di Valdo Spini e Olvida Leardi

Bona

Ritratto di bimba

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ELIO TONIUTTI


Un busto in marmo raffigurante Michelangelo donato

al Regno del Bahrain: così la Fondazione Romualdo

Del Bianco avvia la collaborazione con lo stato arabo

per i corsi Life Beyond Tourism a Manama

di Beatrice Botticelli / foto courtesy Fondazione Romualdo Del Bianco

Fondazione

Romualdo Del Bianco

Un busto di marmo raffigurante

Michelangelo donato al ministero

della Cultura e delle Antichità

del Bahrain: così la Fondazione Romualdo

Del Bianco avvia la collaborazione

per i corsi Life Beyond Tourism a Manama.

L’opera in marmo bianco di Carrara

raffigurante uno dei simboli della

genialità artistica italiana nel mondo farà

parte delle opere d’arte esibite stabilmente

nel Bahrain National Museum di

Manama. La donazione è avvenuta nei

giorni scorsi, in occasione dell’apertura

della 44ª edizione della Bahrain Fine

Arts Exhibition: la Fondazione Romualdo

Del Bianco ha formalmente donato il busto,

opera dell’artista versiliese Dino De

Ranieri, al Ministero della Cultura e delle

Antichità del Bahrain. Alla cerimonia,

durante lo scambio di saluti e ringraziamenti

con il primo ministro principe del

Regno del Bahrain Khalifa bin Salman

Al Khalifa, il presidente Paolo Del Bianco

ha rinnovato il forte legame di stima

e collaborazione della Fondazione

con il governo bahreinita, e in particolare

con il ministro della Cultura e delle

Antichità, Sua Eccellenza Shaikha Mai

bint Mohammed Al Khalifa, a sua volta

presente alla cerimonia. Tra le altre autorità

che hanno partecipato alla presentazione

del busto erano presenti Sheikh

Rashid bin Khalifa Al Khalifa, membro

della famiglia reale e presidente onorario

della Bahrain Arts Society, l’ambasciatore

d’Italia a Manama, Domenico

Bellato, il direttore del Bahrain National

Museum, Khalifa Ahmed Al-Khalifa,

Mounir Bouchenaki, consigliere Unesco,

Shadia Touqan, direttore del Centro Regionale

Arabo per il Patrimonio Mondiale

(ARC-WH), Filippo Fantechi, presidente

della Italian-Bahraini Friendship Association.

Si è tenuto poi un incontro con

Shadia Toquan, direttore del Centro Regionale

Arabo per il Patrimonio Mondiale

(ARC-WH), centro UNESCO per l’attuazione

della Convenzione del patrimonio

mondiale, la formazione di specialisti e

la cooperazione tra i diciotto Stati arabi

membri. Sono stati delineati gli sviluppi

della futura collaborazione con il Centro

(con il quale la Fondazione ha siglato

un apposito Memorandum nel 2016), in

particolare la partecipazione di specialisti

del centro al corso di formazione Life

Beyond Tourism che si è svolto a Firenze

dal 12 al 15 febbraio scorsi allo scopo

di trasferire e implementare in Bahrain

le buone pratiche della Fondazione in tema

di valorizzazione delle espressioni

culturali tradizionali locali e relativa gestione

dei flussi dei visitatori L’incontro

si è concluso con l’invito alla Fondazione

da parte del Centro di tenere uno specifico

forum per giovani dedicato a Life

Beyond Tourism durante la prossima 42ª

Assemblea del World Heritage Committee

a Manama dal 24 giugno al 4 luglio

2018. Un’opportunità che nella precedente

41ª edizione (Cracovia) era stata

appannaggio di organizzazioni prestigiose

quali WHC, IUCN, ICCROM, ICOMOS,

Europa Nostra.

La presentazione del busto al primo ministro principe del Regno del Bahrain Khalifa bin Salman

Al Khalifa

Da destra, Sua Eccellenza Shaikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, ministro della Cultura e Antichità del

Bahrain, Paolo Del Bianco, presidente della Fondazione Romualdo Del Bianco, l’ambasciatore d’Italia a

Manama, Domenico Bellato, e Filippo Fantechi, presidente della Italian-Bahraini Friendship Association

FONDAZIONE ROMUALDO DEL BIANCO

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Etiopia

Il Natale copto di Lalibela

nel reportage fotografico

di Stefano Pensotti

Un viaggio alla scoperta delle

antiche origini del Cristianesimo

Storie dal

Mondo

Testo e foto di Stefano Pensotti

Un viaggio tra le ambe e le

montagne che superano i

4000 metri, nella cultura e

nelle tradizioni dell’Etiopia copta,

tra le stupefacenti basiliche di Lalibela,

intagliate in un unico blocco

di roccia a simboleggiare spiritualità

e umiltà. Un viaggio con i pellegrini

in cammino dalle prime luci

dell’alba e fin dopo il tramonto, avvolti

nelle loro “shamme” bianche

ed accompagnati dall’immancabile

bastone del viandante, scalzi, verso

mete per noi sconosciute. Nei

giorni che precedono il 6 gennaio

questi pellegrini viaggiano verso

Lalibela, la Gerusalemme africana

con le sue undici chiese monolitiche

scavate nel tufo rosa tra il XII

e XIII secolo. Migliaia di fedeli ogni

anno si mettono in cammino da regioni

remote, attraversando valli e

montagne per essere qui nella notte

del 6 gennaio e celebrare, nella

fossa di Bete Maryam (la Casa

di Maria), il Natale copto. Uomini,

donne, bambini si spingono fin

qui per chiedere una grazia, avvolti

nella candida “shamma” di cotone,

tra centinaia di fiaccole accese nella

notte benedetta; insieme a loro

sacerdoti in preghiera recanti enormi

croci copte.

Vista della chiesa Beta Gabriel Raphael

Dal 29 dicembre 2018 al 10

gennaio 2019 Stefano Pensotti

organizza un viaggio a

Genna (Etiopia) in occasione del Natale

copto; per informazioni scrivere

a spensotti@alice.it oppure visitare il

sito www.stefanopensotti.com

Veglia nella notte della vigilia di Genna, il Natale Copto

STEFANO PENSOTTI 11


I libri del

Mese

Vita immaginata

Il primo libro non scientifico della biologa marina

Stefania Gaspari

di Elisabetta Mereu / foto courtesy Stefania Gaspari

Nata a Cortina d’Ampezzo nel 1966,

da circa quattordici anni Stefania

Gàspari vive sulle colline della

provincia di Firenze. Laureata in Biologia

e Zoologia Marina presso l’Università del

Galles, sempre in Gran Bretagna ha conseguito

il Master in Ecologia Avanzata e il

dottorato di ricerca in Ecologia Molecolare

e Comportamentale. Ha coordinato e

partecipato a progetti di ricerca in Italia e

all’estero (Canada, Stati Uniti e Messico) e

ha pubblicato numerosi articoli scientifici.

Dopo aver svolto la propria attività professionale

per diversi anni presso l’Università

degli Studi di Firenze, attualmente collabora

con il Consiglio Nazionale delle Ricerche

(CNR - ISMAR). Vita Immaginata (Pagnini

Editore) è il suo primo libro non scientifico.

Il peregrinare di un immenso capodoglio

che abbandona le profondità dell’oceano,

il suono e la luce che prendono

sembianze umane, alberi giganteschi che

collegano cielo e terra, l’evoluzione di un

embrione che trae origine prima da un pesce

e poi da un serpente. Vita immaginata

è il primo libro non a carattere scientifico

di Stefania Gaspari, biologa marina e ricercatrice

di ecologia molecolare (si occupa

della genetica di delfini e balene ndr.)

per il CNR. Supportata da una fervida fantasia,

l’autrice utilizza i suoi racconti come

metafore della vita, conferendo tratti e caratteristiche

umane alle varie forze della

Natura, sia nelle sue esternazioni più belle

e positive che nelle sue più infime aberrazioni,

nell’eterno conflitto fra il Bene e il

Male, fra la luce e le tenebre, fra il frastuono

e l’intensità del silenzio, che - persino

nell’era della comunicazione - spesso “parla”

più di tante frasi. E così l’uomo scopre

che ciò che lo sostiene maggiormente e lo

fa andare avanti con forza sono le emozioni,

più del pensiero razionale! I brevi ma

intensi racconti, intervallati dalle caleidoscopiche

illustrazioni dell’artista argentino

Fernando José Shapira, fluiscono all’interno

di mondi spesso animati da animali

e situazioni immaginarie, che però hanno

radici comuni con quella quotidianità che

appartiene ad ognuno di noi. Le sue parole

che si susseguono come un dòmino in

azione riescono a scandagliare le pieghe

più profonde dei sentimenti umani, arrivando

a toccare le corde più sensibili del

lettore. Seppur “mascherati” dal racconto

di fantasia, in questo libro emergono nettamente

temi fondamentali come il rapporto

fra la vita e la morte, fra il sacro e il materiale,

fra il passato, il presente e il futuro,

l’importanza dei legami familiari ed affettivi

in generale, gli interrogativi sul perché della

propria esistenza, anche dopo la morte,

gli stati d’animo più o meno contrastanti di

piacere e di dolore che ogni persona prova

nel corso della vita. Sono tangibili gli opposti,

che si manifestano nel fluire dinamico

della Terra e nell’animo delle persone,

creando continui conflitti ma anche prese

di coscienza, riflessioni e possibilità di rimettersi

in gioco, riscattandosi dalle meschinità.

Sensazioni e riflessioni spesso

negative che quasi sfociano in uno stato

di paranoia, come per una delle protagoniste,

Adele, che trova nell’arte un conforto, il

solo possibile e, nella pittura, una scappatoia

per i suoi incubi ricorrenti, persino ad

occhi aperti. La capacità di questa scrittrice

è stata quella di affondare a piene mani

anche in argomenti molto delicati con fantasia

quasi infantile, dunque illimitata. E aggiungerei,

con piacevole leggerezza ma in

maniera tutt’altro che superficiale, suscitando

così profonde ed attente riflessioni

su chi siamo, dove andiamo e anche da

chi proveniamo. Vita immaginata è un libro

che cattura, da leggere tutto d’un fiato e al-

lo stesso tempo da assaporare lentamente,

frase dopo frase, come un piacevole viaggio

in questa metafora della vita fra fantasia

e realtà, lasciandosi dondolare sull’altalena

dell’esistenza, sempre oscillante fra sogno

e quotidianità.

Tuoni e fulmini, una delle illustrazioni di

Fernando José Shapira pubblicate nel libro

12 STEFANIA GASPARI


A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Marco Bartolini

Drammi, misteri e riti del West Africa negli scatti del fotografo toscano

Nato a San Giovanni Valdarno

(AR) nel 1961, Marco Bartolini

vive a Montevarchi. Ha iniziato

a fotografare a metà degli anni Ottanta,

dedicandosi soprattutto al genere

del reportage che gli permette di unire

alla passione per la fotografia quella

per il viaggio. Tra il 2013 e il 2015 ha

preso parte a diversi concorsi fotografici

nazionali e internazionali ottenendo

premi in oltre cinquanta paesi nel mondo.

Nel 2016 un suo progetto fotografico

su una miniera abbandonata in Cile

è stato in mostra al Museo della fotografia

e delle arti visive contemporanee

di Kazanlak in Bulgaria, mentre una

sua immagine esposta nell’ambito della

manifestazione Paris Photo è entrata

a far parte della prestigiosa collezione

permanente della Bibliothèque Nationale

de France. Da due anni porta avanti

nella propria associazione fotografica

un laboratorio di fotografia a cui partecipano

in modo continuativo circa trenta

fotoamatori.

Rito del fuoco animista: ritmo crescente dei tamburi e danze convulse, accompagnano i danzatori

ad entrare in contatto diretto con il fuoco senza tuttavia riportare ustioni o mostrare

alcun segno di dolore

mm250689@gmail.com

+39 3483723530

African Beach: questa spiaggia ripresa al tramonto dalla fortezza St. George’s Castle in

Ghana, raccoglie attimi e situazioni di vita spensierata della gente del luogo, ma ha alle spalle

un triste passato essendo stata una tappa tra le più importanti nella tratta degli schiavi

MARCO BARTOLINI 13


Obbiettivo

Fotografia

Italo Zepponi

Emozioni e sensazioni in bianco e nero

Testo e foto di Italo Zepponi

La fotografia mi accompagna

da oltre quarant’anni, dalle prime

foto scattate in famiglia alle

esperienze in vari club fotografici, tra

cui Idea fotografica di cui sono attualmente

consigliere. Mi piace fotografare

la città in cui vivo, Firenze, per quanto

non sia facile darne un’interpretazione

originale essendo stata immortalata

molte volte nella storia della fotografia.

I temi modaioli e i mirabolanti viaggi in

località esotiche non mi hanno mai interessato

e oggi ho abbandonato i colori

sgargianti in favore del bianco-nero. Da

tempo ho tralasciato anche l’interesse

per la foto da “concorso” per dedicarmi

invece al racconto per immagini. Storie

incentrate su temi apparentemente

semplici: una ciminiera oppure un

breve viaggio, nella speranza di stuzzicare

la fantasia e il ricordo di esperienze

analoghe in chi osserva le mie

fotografie. Immagini che catturano segnali,

sensazioni, emozioni evidenziate

dal bianco e nero, eliminando il superfluo

con tagli poco canonici. Un lungo

percorso durante il quale ho sempre

evitato di mettermi in mostra, facendo

tesoro sia delle mie esperienze che di

quelle altrui. Il mio intento è elaborare

uno stile personale che rappresenti in

maniera autentica la mia idea di fotografia.

italozepp@gmail.com

+39 3393004691

14 ITALO ZEPPONI


I libri del

Mese

Brevi emozioni

Giovane autrice alla sua prima prova editoriale,

Serena Gelli si racconta in questa autobiografia per

dare speranza a quanti come lei convivono con la

malattia

di Fabrizio Borghini

Superare le avversità della vita

senza mai perdere la speranza:

questo il profondo

messaggio che si coglie leggendo

il libro Brevi emozioni di Serena

Gelli. E’ un’autobiografia che inizia

dall’infanzia dell’autrice ed arriva

all’età adulta segnata dall’ingresso

nella sua vita della malattia di Von

Hippel Lindau. Un male manifestatosi

nel suo caso durante la gravidanza,

quando Serena e la creatura

che porta in grembo rischiano la vita.

La giovane donna non si arrende,

anzi trova la voglia e la forza

di andare avanti e superare la difficile

sfida. Questo libro raccoglie

il suo grido di speranza estendendolo

a quanti come lei affrontano

le avversità con coraggio e tenacia.

Se è vero, come ci ricorda il titolo,

che la vita è fatta di “brevi emozioni”,

il nostro compito, quindi, è goderne

appieno giorno dopo giorno,

dando importanza ad ogni attimo.

«Questa malattia - spiega Serena -

è ereditaria; non è molto conosciuta

e determina la predisposizione a

sviluppare neoplasie benigne e maligne

che possono colpire diversi

organi». Una patologia non facile

da gestire, per quanto sia possibile

contrastarla con una prevenzione

accurata (protocollo di Cambridge).

Il libro contiene una relazione

clinica curata dal dottor Del Santo

e dalla dottoressa Gelli, esperti

in materia, e una pagina dedicata

all’Associazione Nazionale Famiglie

Von Hippel Lindau. «Il mio scopo -

prosegue l’autrice - è costruire una

rete di medici che possano prendersi

cura dei pazienti affiancandoli

durante la malattia». La prossima

primavera il libro di Serena Gelli

sarà presentato a Firenze presso

il Consiglio Regionale della Toscana

alla presenza di vari specialisti della

malattia.

Nata a Pietrasanta (LU) nel

1980, Serena Gelli vive a

Certaldo, paese famoso

per aver dato i natali a Boccaccio.

Si diploma come Operatore

dei Servizi Turistici all’istituto

Leonardo da Vinci di Empoli e

nel 2006 consegue la laurea in

Scienze Politiche all’Università di

Siena. Il libro Brevi emozioni è la

sua prima prova come scrittrice.

Collaboratrice del Tirreno (redazione

di Empoli) e di altre testate

locali, è ideatrice del blog turismoculturacomblog.wordpress.

com. Coltiva una profonda passione

per la musica e per le arti

in generale.

SERENA GELLI 15


Rime sparse

la voce dei poeti

Parole d’amore

dedicate agli

innamorati

di Francesca Ulivelli, poetessa contemporanea

Il bacio che percepisco

Chiudendo gli occhi

bocca e udito,

scollego me stessa alla vita circostante.

Collegando il pensiero

al cervello che vaga…

un pensiero intrigante come danzante,

mi coinvolge.

Profumo nell’aria

profumo di pelle…

che emana brividi a pelle.

Mani che coprono gli occhi

parole che sussurrano futuro…

labbra a stampo

sino alla realtà del bacio,

di cui percepisco il sapore.

Assaporando vorrei…

non ricollegare me stessa,

continuando il viaggio all’infinito.

Occhi di poeta

Con occhi di poeta

cerco di carpire,

quando il sole va a dormire…

osservando

tutto quanto mi è d’intorno:

persone che si amano

si prendono per mano

e l’immaginazione vaga…

nel percepire,

quando gli amori vanno a dormire:

il raccontarsi

confortarsi…

il suono del bacio,

fruscio della carezza…

immaginar non è certezza.

Oggi è concretezza…

e scrivo l’amore,

con occhi sognanti nella notte.

Casa dell’amore

Immergersi con un tuffo

nell’oceano di baci…

Evidente come bollicine

l’ossigeno che pullula spaiato

sino alla risalita.

Bacio in attesa

bacio che toglie il respiro…

insieme al calore,

delle possenti mani.

Ecco il seme della vita

che inonda il corpo inerme procreando.

Amore per la vita

e salir sul tram senza pensieri

con sentimenti veri

sino alla fermata che porta al cuore:

CASA DELL’AMORE e DELLA FELICITÀ.

Morsa d’amore

Distanti nel tempo

cercati negli anni…

in ogni angolo del mondo,

Fra gli sguardi della gente.

Incontrarsi nel presente e percepire…

che eravamo noi

riuniti dopo il chissà,

di Romeo e Giulietta.

Lunga l’attesa

di anime predestinate…

e forte la stretta

come morsa d’amore…

che affonda le mani,

nella pelle liscia e delicata.

Piccole gocce sgorgano

a sigillo della forte passione…

alimentando quella morsa,

senza lasciar respiro.

Francesca Ulivelli

francesca.ulivelli@gmail.com

Petto che racchiude l’anima

Sul petto che racchiude l’anima

appoggiare l’orecchio ed ascoltare…

il forte battito del cuore.

Percepire emozione

voglia di stare insieme…

sul cuscino che concilia il sonno.

Orecchio che ascolta

con la paura dell’arrestarsi,

ed il piacere del silenzio…

che rende immortale quell’attimo.

Fra le tue braccia

Pulsa d’amore il cuore

e dopo la notte vissuta,

e l’alba trascorsa…

il profumo,

ancora addosso…

non è paradosso alla logica.

Vivendo il presente

mi immergo nei tuoi occhi…

e senza respiro,

cerco la bocca…

il tuo ossigeno,

e poi risalgo…

emergendo amore,

fra le tue braccia.

16 FRANCESCA ULIVELLI


Case

d’artista

Vicoli, piazze e scorci senza tempo:

Firenze nelle opere di Rodolfo Marma

Testo e foto di Barbara Santoro

Nella zona di Porta a Pinti, vicino

a quel Cimitero degli Inglesi che

come un’isola “galleggia” circondato

dai viali, lungo via Pier Capponi,

in un lussuoso caseggiato al quarto

piano esiste tuttora la casa dell’artista

Rodolfo Marma, pittore e illustratore di

una Firenze variopinta che trasuda energia

anche dalle pietre antiche, dai muri

scortecciati, dai manifesti strappati,

dalle insegne scolorite. Nato a Firenze

nel 1923, sotto la guida di Ugo Capocchini

si diplomò all’Accademia di Belle

Arti nel 1948 e con grande entusiasmo

frequentò lo studio di Emanuele Cavalli.

Fu in America per due anni dal 1956

al 1958 e nonostante in quel paese fosse

molto ben inserito e apprezzato dai

galleristi statunitensi (come dimostra

il Marma’s Day che subito gli americani

gli dedicarono nel 1965), la sua città

gli mancava. Negli States non c’era

quell’ossigeno vitale che ogni mattina

Marma respirava andando in giro con

la sua bici nei vari quartieri della città,

osservando tutto e salutando con grande

cordialità chi incontrava lungo la via,

soprattutto gli umili artigiani di cui aveva

grande stima. La luce soffusa di certe

mattine in San Frediano, gli angoli

silenti, i vicoli alti e stretti, i tetti a scala

dai rossi accesi, i luoghi appartati, il

verde delle finestre semi aperte e tutto

quell’andirivieni di donne al mercato,

insomma questa Firenze “lirica” gli dava

un’energia particolare e per questo

decise di tornare a casa. Da un grande

ingresso sul quale si aprono quattro

porte entriamo nel salotto spazioso

dove siamo accolti da poltrone e divani.

Due piccoli stilofori in marmo bianco

posizionati in basso all’ingresso ci

danno il benvenuto, mentre i nostri occhi

sono attirati dai bellissimi ritratti alle

pareti: due autoritratti del maestro e

uno di Marisa bambina. Dietro il divano

rosso i famosi acquerelli del pittore: La

volta della vecchia, La Sinagoga vista dai

tetti, e un particolare del Mercato di San

Lorenzo (che purtroppo oggi non c’è

più) rivelano la grande maestria di Rodolfo

come acquerellista. Ci colpiscono

le porte accuratamente contornate

da cornici di legno massello, lo stesso

legno che rifinisce gli oli posizionati

con grande buon gusto sopra le porte:

quattro tele rettangolari che ci fanno

vedere una porzione di Lungarno con

una carrozza da passeggio e i classici

lampioni, alcune visioni di quartieri popolari

e sopra la porta che guida alla cucina

un mercato di frutta e verdura con

massaie indaffarate a comprare il cibo

per i loro cari. Sulla parete di fronte alla

porta d’ingresso una splendida specchiera

settecentesca di vetro di Murano

Rodolfo Marma

è contornata da cinque quadretti a tema

unico: Le Poggioline. Queste collegiali

con le loro mantelle e i classici cappellini

bianchi con la fascia rossa sono le

alunne che frequentavano l’educandato

della S.S. Annunziata nella villa Medicea

del Poggio Imperiale e che Marma

ha più volte dipinto insieme alle suore

chiamate le “Cappellone” per il grande

velo bianco montato quasi a cappello.

Il pittore dava forma al reale, osservando

con occhi minuziosi tutto ciò che si

Barbara Santoro con Ida Hemmerich Marma

18 RODOLFO MARMA

La Sinagoga, olio su tela, 1968


muoveva intorno a lui, con composizioni

di squisita fattura, testimonianze

di una città che stava trasformandosi.

Un ininterrotto “figurativismo” che

non l’ha mai abbandonato e che l’ha reso

amato da tutti i fiorentini. Refrattario

alle nuove tendenze è rimasto fedele

sino alla fine a queste composizioni di

cantore poetico innamorato della citta’

del Giglio. Ha però illustrato vari testi

fra cui: Il giardino del cavaliere di Mario

Mattolini e Quando Firenze era capitale

di Marcello Vannucci. Nello studio

osserviamo alcune nature morte, un

delicato mazzo di fiori colorati e tanti

ritratti: quelli della prima moglie americana

Geraldine Cortese e quelli della

figlia Marisa Marmaioli bambina. A

lei si deve la trascrizione delle Lettere

da New York del 2013 ed il testo paterno

edito nel 2015 da Polistampa dal

curioso titolo: Gli uomini passano le pietre

restano - Il romanzo di formazione di

uno scrittore fiorentino. Un appassionato

racconto autobiografico scritto in circa

vent’anni che rivela episodi di vita vissuta

raccontati con semplicità ma che evidenziano

un narratore di grande qualità.

Ospite della gentile signora Ida Hemmerich

Marma, mi affaccio sul terrazzo ed

osservo incuriosita la sagoma di una figura

in terracotta appoggiata su un muretto

divisorio. Ida mi dice che è opera di

Bruno Paoli (1915-2005), pittore, scultore

e ceramista fiorentino grande amico

del marito e mi fa vedere anche altre piccole

opere di Paoli incorniciate. Le opere

di Rodolfo Marmaioli si trovano in collezioni

pubbliche e private in Europa ed

in America, nel Museo di Sant’Antonio

nel Texas ed alla Casa Bianca di Washington.

L’artista ci ha lasciato nel 1998 il

24 giugno per la festa di San Giovanni.

Chi più di lui meritava di lasciare l’adorata

città in occasione della festa del

santo patrono? Segno del destino o casualità.

A voi il responso.

Ritratto di mia figlia, olio su tavola, 1966

Vicolo di San Paolino, olio su tela, 1968

RODOLFO MARMA 19


Ritratti

d’artista

Silvano Galletti

Artista libero da ogni condizionamento dettato dal mercato

e dalla critica, è stato instancabile sperimentatore e acuto

indagatore dell’animo umano

di Daniele Galletti / foto Carlo Midollini

Il maestro Silvano Galletti (1925 -

2016) ha trascorso la sua lunga vita

artistica nel Palazzo dei Pittori in

viale Milton a Firenze, dove ancora oggi

si trovano le sue opere. Decide di non

seguire un percorso accademico tradizionale

e di assecondare la spontaneità

del proprio talento artistico. Dopo

gli esordi figurativi negli anni Quaranta,

già nel decennio successivo abbandona

la pittura ad olio su tela per sperimentare

l’astrattismo, lavorando con tempere

e forme su compensato. Alla fine

degli anni Sessanta integra la bidimensionalità

spazio-colore con la terza dimensione

inserendo sagomature che

danno profondità all’opera. Si dedica poi

alle tecniche grafiche, cimentandosi prima

nella serigrafia e poi ampliando la

propria esperienza con l’acquisto di un

torchio a stella. Un percorso culminato

nel 1984 con una raccolta di stampe

d’arte dove utilizza ben ventiquattro

tecniche, tra cui zincografia, xilografia,

acquaforte, serigrafia, acquatinta, ceramolle

e puntasecca. Alla fine degli anni

Ottanta sperimenta la fusione a cera

persa, realizzando numerose sculture

e bassorilievi bronzei (tra cui un autoritratto)

sia di genere astratto che

figurativo. Gli anni Novanta lo vedono

ritornare alla ceramica, linguaggio

già praticato in gioventù: plasma, cuoce

e decora - con varie tipologie di forni

e talvolta anche autoproducendosi

la creta - vasellame, piatti, bassorilievi

Silvano Galletti

e sculture. Nel nuovo millennio, nonostante

l’età avanzata, continua ad essere

creativo e curioso, realizzando opere

in multistrato e integrando l’astratto col

L’artista con la raccolta di ventiquattro opere grafiche realizzate con altrettante tecniche

20 SILVANO GALLETTI


figurativo, nell’ostinata ricerca di perfezione

formale e cromatica. L’ultima parte

della sua vita prosegue all’insegna di

un’incessante sperimentazione: realizza

opere composte anche da più di cinquecento

tasselli sagomati singolarmente

con il seghetto a traforo, continua a dedicarsi

alla ceramica e alla grafica, avvicinandosi

finanche alla computer art. Le

sue opere contengono profonde riflessioni

sull’evoluzione umana, sugli effetti

prodotti dall’uso sconsiderato della tecnologia

e sul disorientamento etico della

nostra epoca. Studioso di scienza e

filosofia, sue compagne e consolatrici

negli ultimi anni di vita, Silvano Galletti

è sempre stato un artista libero da

ogni condizionamento dettato dal mercato

e dalla critica. «Aspetto l’ispirazione

che si può manifestare con un colpo

d’occhio in qualunque momento della

vita quotidiana», annota nel suo taccuino

di appunti, dove si legge, tra le tante

riflessioni, che l’arte è inutile. Quello

di Galletti è stato un percorso artistico e

umano straordinario che merita di essere

attentamente riscoperto e valorizzato.

Figurativo, colori acrilici su tela

Figura animale, ceramica patinata

Senza titolo, bassorilievo in bronzo

Duellanti, computer grafica

SILVANO GALLETTI 21


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

Luce Gioielli

Un brand nato da un’idea di Cecilia Bassi Luciani, giovane designer

del gioiello, alla conquista del mercato cinese

Cecilia Bassi Luciani, titolare dell’azienda,

nasce a Livorno e cresce

con i profumi del mare e la luce

del sole. Appassionata d’arte, frequenta

il liceo scientifico ad indirizzo artistico.

Si trasferisce poi a Firenze, dove frequenta

la facoltà di Architettura e l’Accademia

delle Belle Arti. I suoi interessi si spostano

verso l’arte orafa; studia e si diploma

all’istituto CFP, specializzandosi in microscultura

della cera. Approfondisce lo studio

dell’arte orafa etrusca presso il Museo

Etrusco di Murlo sotto la guida dei professori

Formigli e Pacini. Consolidata la

sua esperienza, crea il marchio Luce Gioielli

nel 2006. Espone regolarmente i suoi

gioielli in mostre nazionali e internazionali

e, collaborando con altri artigiani, partecipa

a eventi nell’ambito della moda e

del design. I suoi gioielli sono frutto di

una personale ricerca stilistica che parte

dal disegno e dalla progettazione per

arrivare alla creazione di vere e proprie

micro-sculture in cera che poi, con la tecnica

della fusione a cera persa, diventano

prototipi o pezzi unici nei vari metalli. L’ispirazione

proviene da un’attenta osservazione

e successiva elaborazione della

natura. La scelta dei colori la porta ad acquisire

una profonda conoscenza delle

pietre semi preziose e preziose di svariati

tagli e forme, sempre utilizzate in modo

sapiente e innovativo. L’azienda, seppur

di piccole dimensioni, è dinamica e guarda

ai mercati internazionali, soprattutto a

quelli emergenti come la Cina. Proprio nel

grande paese asiatico nel 2017, a distanza

di pochi mesi, partecipa a due eventi

legati alla moda italiana: il primo a Shenzhen

durante l’estate e l’altro a dicembre

a Zhuhai presso il Lakewood Golf Club

(abbiamo avuto modo di illustrare l’evento

in questa rubrica nella pubblicazione di

gennaio scorso). Durante l’esposizione di

Zhuhai gli ospiti cinesi che partecipano

all’evento si soffermano a lungo sulla collezione

esposta, chiedendo informazioni

soprattutto sulla “linea pesci” che è forse

la più identificativa dell’azienda. La buona

fattura del prodotto e il giusto rapporto

Cecilia Bassi Luciani

qualità/prezzo rendono i prodotti di Luce

Gioielli interessanti anche per un mercato

difficile ed altamente concorrenziale come

quello cinese. Ed è proprio dopo que-

22


sto secondo evento cinese, incoraggiata

anche dalle reazioni di mercato, la società

decide di pianificare una serie di attività

in Cina per il 2018 attraverso l’adesione

al gruppo di eccellenze italiane organizzato

da China 2000 che permette di essere

presenti sul mercato cinese con esposizione

permanente, attività promozionali

con cadenza mensile e contatti commerciali

ed istituzionali di alto livello. Il problema

delle piccole e medie imprese italiane,

soprattutto per quelle produttrici di articoli

che rientrano nella fascia del lusso, è sicuramente

la visibilità e l’affermazione del

brand che spesso, nei paesi emergenti, è

prioritaria alla valutazione del prodotto.

Decidere di posizionare il prodotto in modo

stabile in esposizione e vendita in una

città come Shanghai è sicuramente una

scelta coraggiosa, ma certamente giusta

se si considera che Shanghai è una città

internazionale al pari di New York, Londra,

Dubai, Singapore, Hong Kong, ed è quindi

una presenza utile e necessaria per il mercato

cinese, ma anche una vetrina internazionale

capace di aprire sbocchi in altri

Paesi. Naturalmente questa è una strategia

valida solo se accompagnata dal coraggio

dell’imprenditore e dal valore del

prodotto che si vuole proporre e queste

due caratteristiche sono ben presenti nella

collezione Luce Gioielli.

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici tra Italia

e Cina ed erede della propria famiglia, operante con il grande paese

asiatico fin dal 1946, assiste da oltre un ventennio le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare,

alla promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di Marketing ed Internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

CECILIA BASSI LUCIANI 23


Invito a

Teatro

Il Padre di August Strindberg in una memorabile

interpretazione di Gabriele Lavia al Teatro della

Pergola di Firenze

di Luigi Del Fante / foto courtesy Teatro della Pergola

Maestosi drappi di velluto

rosso con le loro “canne”

assolutamente verticali discendono

dall’alto, quasi perdendosi

nell’oscurità del palcoscenico...

tutta la scena è permeata del medesimo

velluto che trascorre da una parte

all’altra, come un fiume di sangue

che passa da sotto le porte, enormi,

scure, posizionate in cima a gradini,

che esaltano questo “fluire”, quasi

un magma incandescente pronto

ad appiccare un incendio di sentimenti,

di ricordi, di passioni, di rimorsi

che affiorano dal profondo dell’anima.

«Quelle quattro tende rosse mi

fanno pensare a dei sipari dietro cui

si provino dei drammi direi di sangue»

(tratta dal Temporale di August Strindberg).

Come non ricordare, inoltre,

l’ambientazione rossa degli interni del

capolavoro di Ingmar Bergman Sussurri

e grida (1972). L’impianto scenico

di Alessandro Camera genera nello

spettatore un’attesa, predisponendolo

a partecipare alle vicende dei personaggi.

Nel controluce del finestrone

verticale, nel chiarore della neve che

scende nella notte, le figure umane appaiono

minuscole, “schiacciate” dal gigantismo

di uno spazio che accresce la

vertigine, il disorientamento di un’anima.

Lo stesso pavimento pare sprofondare

in una sorta di bradisisma, dove

la mobilia s’inclina, s’affossa, in un’atmosfera

surrealista, come un incubo,

un sogno o un’allucinazione, che trascolora

nella follia. Dirà il protagonista,

il Capitano: «La casa sprofonda». Una

pendola, anch’essa inclinata, scandisce

imperterrita il fluire delle ore della notte

inesorabile del dubbio, sottolineando

le tre unità aristoteliche d’azione, di

tempo e di luogo, che sono l’essenza

stessa del dramma. Il luogo è la stanza,

immensa, dove tutto avviene nel dipanarsi

della stessa notte, carica di tragedia,

sullo sfondo silenzioso di una

neve “innocente” che cade senza far

rumore nel suo biancore luminescente.

Il Padre dirà: «Nel silenzio si ascoltano

i pensieri (…) e i pensieri non mentono».

In apparenza la stanza, ovattata

dai tendaggi ampi e pesanti, parrebbe

garantire al protagonista una sorta

di salvezza, protezione, il quale invece

più volte dirà: «Fa freddo…freddo».

Il tema della stanza, quest’idea

di sempre, di qualcosa che ritorna, del

dubbio, del rimorso; c’è qualcosa nel

passato che riaffiora. Ci sono un padre,

una madre, marito e moglie, con

una figlia. Ad un certo punto s’insinua

il sospetto che questa figlia non

sia figlia sua ma di un tradimento della

moglie. Da questo momento quello

che viene chiamato il “padre” entra in

una forma di incertezza di essere padre;

incertezza che, tuttavia, diviene

simbolicamente rappresentativa della

“incertezza dell’essere”. Questo il tema

fondamentale. Il protagonista di

questa tragedia moderna appare “titanico”,

paradossalmente, in contrasto

all’annientamento ad opera della moglie.

La sua figura attraversa l’immenso

vuoto della scena, trasmigrando da

una parte all’altra, come un leone in

gabbia, che non si rassegna al forzato

isolamento dalla vita al di là delle

sbarre. C’è un climax, sapientemen-

Visione d’insieme della scenografia al Teatro della Pergola

24


Alcuni dei personaggi sulla scena

Gabriele Lavia, regista ed interprete del dramma di Strindberg

te orchestrato da Strindberg, che arriverà

alla pazzia e successiva morte del

protagonista: un “duello” tra la moglie

Laura ed il Capitano Adolf sull’educazione

della figlia Berta, combattuto

con lucida abilità dalla donna, coinvolgendo

a mano a mano nel diabolico

disegno, con una progressione lenta

ma inesauribile, come in spire sempre

più strette e soffocanti, il medico

di famiglia, il fratello Pastore, la figlia

stessa Berta e la vecchia Balia, quasi

il fedele “angelo custode” del Capitano

fin da quando era in fasce. Non a

caso il secondo tempo dello spettacolo

presenta uno spazio totalmente

confinato, senza finestre, né porte,

né mobilia, solo la selva di drappeggi

verticali altissimi, come quelle “tende

rosse”, “sipari” dietro i quali si provano

“drammi di sangue”. I personaggi

si muovono lentamente, come ingranaggi,

mentre al centro della scena è

il Capitano: reso finalmente pazzo, soprattutto

perché così giova allo scopo

della moglie e per salvare le apparenze.

La parola “pazzo” gridata a gran voce

da tutti contribuisce a inchiodare definitivamente

il Padre sulla croce della

follia, quasi anticipando l’epilogo de

Il berretto a sonagli di Pirandello, con

Ciampa che grida alla signora Beatrice:

«E’ pazza! E’ pazza!». Ed è proprio

qui la modernità, l’attualità di Strindberg:

colui che va controcorrente rispetto

alle convenzioni e le ipocrisie

della società, commette un atto rivoluzionario,

una “colpa” non riparabile, e

come tale ritenuto un folle da rigettare

dal consesso sociale, come il Capitano,

ormai senza la libertà delle braccia,

bloccate e rese inermi dalla camicia di

forza, come un animale ferito a morte,

determinato con tutte le sue forze

a vendere cara la sua pelle. Bellissimo

il finale, l’ultimo sguardo al firmamento

attraverso il gesto del cannocchiale

e l’ultima parola: stelle. Bella, sentita,

interpretazione “naturalmente” credibile

ed intensa di Gabriele Lavia e di Anna

Chiara Colombo, così compresa della

sua parte. Infatti, il protagonista e regista

dello spettacolo ci offre, forse, la

sua più alta e profonda interpretazione

ed è così straordinariamente convincente

da coinvolgere emotivamente la

giovanissima ed altrettanto brava Anna

Chiara Colombo, nel delicatissimo ruolo

della figlia, tanto che nel momento

massimo di empatia, le sgorgano copiose

le lacrime dagli occhi. Un particolare

apprezzamento per Giusi Merli,

convincente, affettuosa tata del tempo

che fu. Bravi tutti gli altri interpreti.

Suggestive le musiche di Giordano Corapi

che s’innestano perfettamente con

lo sviluppo del dramma. Uno spettacolo

che non esito a mettere insieme ad

altri due grandi allestimenti di drammi

di Strindberg altrettanto memorabili:

Sonata di fantasmi con la regia straordinaria

di Ingmar Bergman (Rassegna

Internazionale dei Teatri Stabili, Teatro

della Pergola, Firenze, 1973) e Temporale

(1981), prodotto dal Piccolo Teatro

di Milano, con l’ineguagliabile regia di

Giorgio Strehler.

AUGUST STRINDBERG 25


Eventi in

Toscana

La nuova bottega di Paolo Penko nel cuore del

centro storico fiorentino

Inaugurata lo scorso 10 febbraio nell’antica torre medievale dei Visdomini in via

delle Oche 20r alla presenza del sindaco di Firenze Dario Nardella e del presidente

del Consiglio Regionale Eugenio Giani

di Alessandro Penko / foto di Emanuele Stangarone

Un gioiello Paolo Penko è un’armoniosa

unione tra passato e

presente, tradizione e innovazione,

creatività e saper fare. Unico e riconoscibile,

intreccia bellezza e qualità

della materia con il fascino dei richiami

a forme e simbologie della pittura e

dell’architettura fiorentina. Una bottega

dove ancora si mantiene viva l’arte di

“batter” l’antico Fiorino d’oro.

Il maestro orafo Paolo Penko (da sinistra) con il sindaco Dario Nardella e il presidente del Consiglio

Regionale Eugenio Giani; con lui anche la moglie Beatrice e il figlio Alessandro

Un momento dell’inaugurazione

Il taglio del nastro

26

Una storia di passione e tradizione

nel cuore di Firenze

Contatti

www.paolopenko.com info@paolopenko.com + 39 055. 2052577


La galleria d’arte Il Quadrivio nasce da un’idea di Patrizia Zuccherini. Inaugurata di recente,

ospita mostre dedicate a vari linguaggi artistici - pittura, scultura, fotografia, grafica -

ed altri eventi culturali, come conferenze e presentazioni di libri

Il Quadrivio - Galleria d’Arte - Viale Sonnino 100 - Grosseto

www.galleriailquadrivio.it

info@galleriailquadrivio.it

patrizia.zuccherini@alice.it

+ 39 339. 2357824


Spazio imprese in

Toscana

Belle con l’anima

Artigianato e glamour nelle creazioni di Sapaf Atelier 1954

di Fabrizio Borghini / foto Leonardo Calistri

Stare al passo con il mercato significa

saper intercettare il gusto e

anticipare i trend senza mai tradire

la propria natura. È quello che Sapaf

Atelier 1954 ha voluto fare con le sue

nuove creazioni, svelate in anteprima

in occasione di due dei più importanti

appuntamenti con le nuove tendenze

per l’autunno inverno 2018/2019:

Moda Italia, a Tokyo, e il Mipel 113 a

Milano. Nell’ambito delle due kermesse

l’azienda di pelletteria fiorentina

guidata dalla famiglia Calistri, ha presentato

due nuove linee che segnano

una netta evoluzione nell’immagine del

brand Sapaf. Si tratta di Twin Peacocks

e Class, due collezioni che, pur utilizzando

due linguaggi differenti, sono

caratterizzate da uno spirito glam e un

design contemporaneo. La loro realizzazione

si basa ovviamente sui principi

di qualità artigianale a cui l’azienda

rimane fedele da oltre sessant’anni virando

maliziosamente su un’immagine

nuova e accattivante. Un’immagine

che non ti aspetteresti di associare alla

produzione di un’azienda “storica”. Ma

si sa, sono i dettagli a fare la differenza

e Sapaf Atelier 1954 senza dubbio

ne era consapevole quando ha pensato

e disegnato le due nuove arrivate di

casa. Basta dare un’occhiata più appprofondita

ai cinque modelli di Twin

Peacocks, la collezione che mette a nudo

l’anima rock di Sapaf Atelier 1954.

Una linea dal carattere deciso che mixa

nero e metallo argentato ammettendo

solo una piccola variante di colore.

Dalla borsa a mano alla pochette, i modelli

riportano il disegno del pavone,

simbolo dell’azienda, ricamato tono su

tono abbinando texture differenti. Alla

versione “all black” si affianca quella

con il ricamo nero su fondo panna: un

contrasto deciso capace di catalizzare

l’attenzione. Nella scelta dei pellami e

nell’attenzione ai dettagli, si ritrova la

qualità artigianale che caratterizza tutta

la produzione di Sapaf. Class, dal canto

suo, si presenta con un design vintage

irresistibilmente contemporaneo. La

28 SAPAF


collezione riunisce quattro borse icona

della produzione degli anni Ottanta

riproposte in versione attuale. Realizzati

nei colori nero e rosso, con qualche

variante pastello per la pochette

(tra cui un azzeccato “blue Tiffany”),

i quattro modelli hanno tutti un design

che segue linee pulite ed essenziali.

Il risultato è una collezione dall’aspetto

sofisticato e molto chic. Il fascino

vintage di Class però non si ferma

solo all’aspetto. Il passato torna a fare

capolino nei dettagli: ogni modello,

infatti, è impreziosito da minuterie

in metallo originali degli anni Ottanta,

ormai pressoché introvabili. «Il nostro

obbiettivo – spiega il maestro artigiano

Andrea Calistri – è sempre stato quello

di realizzare un prodotto di qualità superiore,

utilizzando pellami, tecniche di

lavorazione, rifiniture che collocano le

nostre creazioni nella nicchia della pelletteria

di lusso. Con Class e Twin Peacocks

abbiamo voluto dare una svolta

dimostrando che “artigianale” non è

solo sinonimo di passato e tradizione.

L’artigianato può, e deve essere, profondamente

contemporaneo e, senza

abbandonare la ricerca dell’eccellenza,

competitivo e glamour». Insomma,

l’artigianato può essere fashion. E anche

un po’ spregiudicato.

SAPAF ATELIER 1954

via del Padule 76

Scandicci (FI)

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Sapaf Atelier 1954

SAPAF 29


Dimensione

Salute

Silvio Zuccarini

Intervista al medico chirurgo specialista in Oftalmologia e responsabile

dell’attività oculistica di Villa Donatello, per parlare di prevenzione,

diagnosi e terapia dei disturbi oculari

di Fabrizio Borghini

Com’è cambiata l’oculistica negli ultimi

anni?

La tecnologia e l’informatica

hanno modificato questa branca

medico-chirurgica in maniera

significativa. L’evoluzione in questo

settore, come in altri, è velocissima e

molte volte anche le strutture più moderne

fanno fatica a mantenerne il

passo. Infatti, l’impegno culturale e finanziario

che si rendono necessari sono

molto importanti.

Quali aspetti dell’oculistica sono

cambiati?

Silvio Zuccarini

Un po’ tutto, dalla diagnostica clinico strumentale

alla chirurgia. Basti pensare ad

uno strumento il cui nome è oramai entrato

nella pratica clinica ed è diventato

molto popolare: l’OCT. La sigla OCT sta

per tomografia a coerenza ottica ed indica

uno strumento che tramite la riflessione

di un raggio di luce analizza i vari strati

di tessuti come retina e cornea. L’elaborazione

del raggio di luce permette di avere

una rappresentazione reale in vivo e tridimensionale

del tessuto analizzato. Questo

consente di fare diagnosi precoci e monitorare

patologie come la degenerazione

maculare senile o la retinopatia diabetica

evitando l’esecuzione di esami molto più

invasivi e costosi come la fluorangiografia.

Ma molti altri sono gli strumenti di cui

oggi disponiamo e che ci rendono più efficaci

e completi nel nostro lavoro che in

qualche modo lo rendono più facile e

complesso. Nella chirurgia uno strumento

oggi davvero rivoluzionario è il laser. Il

laser è controllato da un computer e quindi

è intuitivo quanto sia preciso e sicuro.

Oggi è possibile con il laser eseguire, ad

esempio, la chirurgia della cataratta: in

questo campo il laser rende più ripetibile

l’atto chirurgico per la sicurezza e la comodità

dei nostri pazienti e quindi annulla

le differenze tra i vari chirurghi. Pensiamo

cosa voglia dire questo: oggi vengono

eseguiti circa quindici milioni di interventi

l’anno nel mondo, tale numero arriverà

a ventidue milioni nel 2020. L’uso del laser

non rende solo più sicuro l’intervento

ma rende molto più prevedibili i risultati

per la comodità dei nostri pazienti. Ma anche

in chirurgia sono tante le evoluzioni

tecnologiche.

La Degenerazione Maculare Senile,

comunemente chiamata “maculopatia”:

cos’è e come si cura?

La Degenerazione Maculare Senile è

una malattia della retina centrale o macula

che, appunto, è di tipo degenerativo

cioè legata all’invecchiamento. Sono

fattori di rischio la familiarità, alcune

condizioni di vita in cui è presente un’esposizione

alla luce intensa e prolungata

o un’alimentazione sregolata ed il fumo.

Si parla molto di questa malattia oggi

perchè la popolazione invecchia sempre

più e perchè i metodi di diagnosi e cura

sono molto cambiati. Per la diagnosi

l’OCT appunto ha consentito una diagnosi

sempre più precoce e accurata. Di

degenerazione maculare senile esistono

essenzialmente due forme: una secca ed

una umida. La forma secca consiste in

una atrofia progressiva dell’area retinica

maculare. Si accompagna ad una perdita

funzionale visiva lentamente progressiva

e difficilmente gravissima. Non prevede

metodi di cura se non regole di vita

più salutari: alimentazione ricca in verdure

e pesce, antiossidanti naturali, protezione

dai raggi ultravioletti, assoluta

astensione dal fumo. La forma umida si

associa allo sviluppo di piccoli capillari

sotto la retina. Può associarsi ad una improvvisa

perdita della funzione visiva per

la comparsa di gravissime emorragie. Si

cura oltre che con le regole sopra descritte

con l’iniezione intraoculare di sostanze

(Anti VEGF) che vanno a bloccare

lo stimolo allo sviluppo di questi neovasi

con il controllo della malattia. Peraltro

si tratta di una malattia cronica che

per essere controllata e gestita adeguatamente.

Se posso vorrei però dire che

questa malattia non conduce mai alla cecità:

questi pazienti non arriveranno mai

ad essere al buio.

30 SILVIO ZUCCARINI


Ci può dire qualcosa sul glaucoma?

Il glaucoma è una malattia gravissima

in cui un aumento della pressione

endoculare si associa ad un danno

del nervo ottico e ad una perdita progressiva

del campo visivo. E’ una

malattia gravissima perchè la funzione

perduta non può mai ed in nessun

modo essere recuperata. E’ gravissima

perchè molto subdola e quindi

necessità di una diagnosi precoce

soprattutto in presenza di familiarità:

attendere che il paziente se ne accorga

vuol dire gestire una condizione di

grave infermità proprio per la irreversibilità

del danno funzionale. Si cura

con medicazioni sottoforma di colliri,

trattamenti parachirurgici con il laser,

interventi chirugici dedicati.

Il diabete: ha implicazioni oculari?

Purtroppo sì: il diabete è una malattia

metabolica che coinvolge anche le

strutture oculari. La malattia diabetica

determina l’insorgenza di cataratta

in un rapporto di 1 a 3 anche in pazienti

giovani e, comunque, in età in

cui la cataratta senile non è comune.

L’altro tessuto oculare interessato dal

diabete è la retina. La retinopatia diabetica

è un’importante causa di cecità:

va diagnosticata precocemente e

trattata in modo adeguato. Dal punto

di vista metabolico generale è fondamentale

che la emoglobina glicata

resti al di sotto di 7 e che vengano

trattate condizioni associate come

la ipertensione arteriosa e l’aumento

del colesterolo. Importante anche qui

l’astensione dal fumo. Si cura con l’iniezione

intraoculare di sostanze come

gli AntiVEGF od il cortisone, con

il laser ed anche con la chirurgia.

Oggi si sente parlare della possibilità

di togliere gli occhiali con interventi

con il laser. Ce ne può parlare?

E’ vero, oggi è molto diffusa la chirurgia

volta ad eliminare o ridurre l’uso

delle lenti. Non si tratta di una

chirurgia voluttuaria ma di una chirurgia

di migliorare in modo significativo

la qualità della vita dei pazienti

e diventa terapeutica se inserita in un

concetto di salute globale. Si possono

trattare pressochè tutti i difetti di

vista: miopia, astigmatismo, ipermetropi,

presbiopia. Si può usare il laser

sulla cornea con tecniche come

PRK, LASIK, Smile. Ma si può usare

anche l’estrazione laser di un cristallino

trasparente per sostituirlo

con una lente in grado di correggere

il difetto di vista. Infine è possibile

correggere i difetti di vista con

l’inserimento all’interno dell’occhio

di una lente al di dietro della pupilla

senza rimuovere il cristallino naturale:

si parla tecnicamente di lenti

fachiche (ICL: intraocular contact

lens). Sono interventi semplici, rutinari

e sicuri il cui limite resta comunque

quello della risposta biologica.

A quale età si deve iniziare a fare

controlli oculistici?

In eta infantile la prima visita in assenza

di elementi sospetti va eseguita

a 3 anni. Le visite successive a 6 ed

11 anni. Successivamente se non esistono

problemi è bene fare una visita

dai 40 anni con cadenza quinquennale

salvo diverse indicazioni da parte

del medico. Naturalmente queste sono

indicazioni generali: qualora esista

un minimo sintomo è bene ricorrere ad

una valutazione approfondita attraverso

una visita specialistica.

SILVIO ZUCCARINI 31


Firenze

Mostre

Ilaria in Waterland

La mostra personale di Ilaria Finetti al Florence Dance Center

di Daniela Pronestì / foto Maria Grazia Dainelli

Si è da poco conclusa al Florence Dance

Center diretto da Marga Nativo la

mostra personale dell’artista senese

Ilaria Finetti intitolata Ilaria in Waterland ed

inserita nella rassegna Etoile Toy/ Visual Art

Florence. Liberamente ispirato al racconto

di Lewis Carroll, il titolo pone l’accento

sul tono evocativo e visionario delle opere

dell’artista senese, il cui “viaggio” fantastico

si svolge, in questo caso, in un mondo

dominato dall’acqua e dalla sua forza generativa.

Dopo il diploma in pittura, conseguito

all’Istituto d’Arte di Siena, la formazione

presso la prestigiosa Scuola Internazionale

d’Illustrazione di Sarmede ha consentito

ad Ilaria Finetti di maturare una profonda

familiarità con il tema onirico/fantastico, indirizzandola

verso quei “luoghi dell’immaginario”

nei quali ancora oggi si colloca la

sua ricerca artistica. Dal genere illustrativo

deriva la capacità di procedere in maniera

coerente da un’opera all’altra, come capitoli

di un solo racconto che si sviluppa, immagine

dopo immagine, avendo come filo

conduttore il linguaggio del colore, con le

sue densità, velature e trasparenze. Un processo

creativo sempre sospeso tra controllo

e casualità, grazie anche all’adozione di

una tecnica, quella dell’acquerello, che si

presta all’effetto imprevisto, alla magia di

una forma generata dall’interazione tra acqua

e colore e dall’azione di queste sulla

carta. «Traggo continua ispirazione dall’acqua

- afferma l’artista - della quale mi servo

per trasferire sul foglio pensieri ed emozioni.

» Oltre che tramite espressivo, l’acquerello

compartecipa, quindi, al significato

dell’opera, richiamando un’idea dell’acqua

come microcosmo in cui l’artista idealmente

s’immerge per risalire all’origine della vita.

In questo “paese delle meraviglie”, Ilaria

incontra creature dalle sembianze primordiali,

avvolte o collegate tra loro da filamenti

fluttuanti e distribuite in modo da formare

strutture complesse, scorci naturalistici,

orizzonti immaginari. Dipinte con un tratto

che unisce la fantasia creativa dell’illustrazione

all’accuratezza scientifica, queste forme

rivelano un forte interesse per il mondo

microbiotico, inteso quale metafora di un

mondo invisibile all’occhio umano. Se in

ambito scientifico è il microscopio a svelare

questa realtà nascosta, nell’opera di Ilaria

Finetti la chimica degli elementi - colore ed

acqua - si unisce alla fantasia per raccontare

questa vita segreta e silenziosa che scorre

sotto la superficie delle cose e che qui

conquista un formato macroscopico. Una

dimensione sconosciuta ed affascinante

che l’artista esplora alla ricerca di una bellezza

primaria ed incorrotta.

www.ilariafinetti.it

Un momento del balletto ideato dalla coreografa Benedetta Ghiglia ispirandosi alle opere in mostra

Da sinistra, Daniela Pronestì, curatrice della mostra e della rassegna Etoile Toy, l’artista Ilaria Finetti,

la coreografa Benedetta Ghiglia e Marga Nativo, direttore artistico del Florence Dance Center

32 ILARIA IN WATERLAND


A cura di

Paolo Bini, relatore Associazione Italiana Sommelier

Arte del

Vino

Querce Bettina: fra gusto e incanto

Quello del vino è un universo dove

spesso si incrociano esperienze

e storie eterogenee fatte

di aneddotica, cultura e sapori che ci accarezzano

il palato solo dopo aver arricchito

la nostra mente con la suggestione

dei racconti e dei ricordi. Montalcino è

il cuore pulsante di una Toscana proiettata

verso la promozione dell’eccellenza

alimentare, un luogo conosciuto nel

mondo per la bontà del Brunello e il suo

forte legame con la tradizione agreste di

questi luoghi dove i morbidi e suggestivi

declivi panoramici nascondono terreni

tanto ardui quanto fecondi per la mano

del vignaiolo. Cultura contadina è anche

saper conservare e tramandare le storie

che un tempo i vecchi narravano fra

verità e fantasia, fra mistero e incanto,

fra sogno e vita quotidiana. Bettina era

una “fata buona” che nella campagna ilcinese

era solita lavorare la lana sotto le

fronde di una grande quercia situata ad

ovest del paese e confortava con la sua

voce e la sua purezza i pastori di passaggio.

Querce Bettina, grazie alla tradizione

popolare, oggi è diventato un toponimo

e, dagli anni Novanta, il nome di un’azienda

agricola che produce vino cercando

di racchiudere in quella bottiglia

tutte le espressioni di un territorio dove

cultura e sapori sono tramandate da secoli.

Roberto Moretti s’innamorò di questi

luoghi e decise di lasciare un mondo

fatto di successi, la Milano della finanza

e del controllo aziendale per vivere

una nuova esperienza, a misura di famiglia,

circondato da trenta ettari di natura

poco distante dalle pendici del Monte

Amiata. La sua attività agricola è cresciuta

in questi anni sotto la principale

spinta dei prodotti vinicoli, i suoi Rosso

di Montalcino e Brunello di Montalcino,

che negli anni hanno mostrato una qualità

costantemente crescente per merito

di oculate scelte agronomiche e enologiche

ma inevitabilmente anche frutto

della maestosità dell’uva Sangiovese

che, maturata in vigne su terreni di marna

e argille con ideale microclima, dona

al succo quelle componenti ideali per la

ricchezza gustativa e il lungo invecchiamento.

Il Rosso di Montalcino 2015 con

il suo color rubino-purpureo semitrasparente

ci catapulta in briosi profumi di

lampone, ciliegia, rosa rossa e cannella;

l’assaggio è vibrante e snello con sapori

di ribes, ritorni di agrume e tannini delicati

che contengono l’alcol assieme ad

una fresca acidità. Non possiamo non

immaginarlo in abbinamento con tagliatelle

al ragù di papero o ravioli di patate

con salsiccia. Il Brunello di Montalcino

2013 Querce Bettina ne conserva

l’eleganza ma induce naturalmente

ad una degustazione più approfondita:

i suoi riflessi granati introducono a

complessi profumi di amarena e fragola

con evoluzione di noce moscata

e vaniglia su sfondo balsamico e di

spezie orientali. La buonissima persistenza

gustativa dal sapore di frutta

rossa, dove la calda sensazione alcolica

è controbilanciata da piacevoli

pungenze sapide, lo rende prodotto

di assoluto pregio e adesso ideale per

accompagnare un aromatico piatto di

fagiano in salmì o di costine di maiale

in umido con olive. Febbraio sarà il

mese in cui la Toscana vinicola d’eccellenza

mostrerà al grande pubblico

le sue nuove produzioni; siamo convinti

che queste e le altre etichette di

Querce Bettina ben figureranno ancora

una volta in Benvenuto Brunello, la

manifestazione che ospiterà per quattro

giorni gli esperti internazionali del

settore e la stampa di tutto il mondo.

Info e consulenza: wine@bini.eu

La querce di Bettina

Rosso di Montalcino 2015 e Brunello di Montalcino

2013, Querce Bettina

ARTE DEL VINO 33


Angeli Neri

Vernissage della mostra e party Angeli Neri

Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse - Firenze

Sabato 10 marzo dalle ore 17:00

Vanessa Katrin

La tecnica artistica di Vanessa

Katrin già matura

e sapiente, è basata sulla

sintesi tra segno e colore:

il primo, rapido e vibrante,

insegue l’idea, traccia

la forma, scalfisce la materia;

il secondo, entità viva

e sensibile ai valori atmosferici

e luministici, si fa

liquido a simulare l’immediatezza

dell’acquerello o si

addensa per poi sfumare in

velature e trasparenze d’emozione.

Una pittura meditata

e gestuale al contempo,

frutto di una ricerca continua

e appassionata, di un

dialogo profondo e sincero,

riflesso dell’anima, del sentimento,

della vita.

Programma della serata:

• Messaggio di benvenuto da parte di Jacopo Chiostri, direttore

artistico delle Giubbe Rosse

• Presentazione degli artisti a cura di Alessio Salvestrini

• Presentazione del tema Angeli Neri di Vanessa Katrin e

Orlando Poggi

• Seguirà un reading di poesie con diversi autori: Yuleisi

Cruz Lezcano (collegamento in diretta per la lettura di

una sua poesia ispirata alla mostra), Gianni Calamassi con

la poesia L’Angelo Nero, Roberta Degli Innocenti e Maria

Grazia Bianchi con altri componimenti a tema

• Performance dell’artista Vanessa Katrin accompagnata

da Eka Project con lo strumento bandura

Alla fine del vernissage inizierà il party Angeli Neri che vedrà

protagonista lo staff delle Giubbe Rosse e il barman che

per l’occasione ha ideato il cocktail Angelo Nero. Una festa

nel corso della quale potrebbero svolgersi anche performance

a sorpresa da parte dei due artisti.

L’evento sarà ripreso da Toscana Tv nell’ambito della rubrica

Incontri con l’Arte.

Orlando Poggi

Lontana dai canoni della verosimiglianza

naturalistica, l’opera di

Orlando Poggi riunisce suggestioni

che vanno dal simbolismo

figurativo all’illustrazione, dai

preziosismi dell’Art déco all’arte

tribale. Le sue donne hanno corpi

flessuosi e seducenti, sempre

caratterizzati dal contrasto tra

bianco e nero e dall’inserimento

di elementi decorativi e simboli

nati dalla fervida immaginazione

dell’artista. Uno stile unico e

riconoscibile dove segno e figura,

ricondotti entro un’originale

sintesi, sono indizi di un mondo

popolato di visioni interiori e proiezioni

oniriche.


Eventi in

Toscana

La Via dell’Arte: un percorso sulle

tracce di Michelangelo

Giunto quest’anno alla settima edizione, unisce Montignoso e

Pietrasanta in una grande e unica mostra a cielo aperto

Testo e foto di Marco Garrisi

Scultore, pittore e architetto, Michelangelo

è sicuramente uno

fra i più grandi maestri del Rinascimento.

Nato a Caprese (AR) da una

famiglia fiorentina, si trasferisce da piccolo

a Firenze ed all’età di tredici anni

incomincia a frequentare la bottega

del Ghirlandaio, dove studia la pittura

di Giotto e Masaccio, anche se ben presto

si accorge che la sua indole lo guida

alla scultura. Fondamentale è l’invito alla

corte di Lorenzo de’ Medici, dove ha

modo di studiare una delle più importanti

collezioni di statue antiche. Nasce

da qui la passione per il marmo, in particolare

per quello della zona apuo-versiliese.

Questo territorio che va da

Carrara a Camaiore è unico al mondo

per la sua conformazione: il mare e le

spiagge in prima linea e nell’entroterra

un paesaggio montano, aspro e collinare,

con le cave di marmo ed altezze

di 1000 metri. Michelangelo adorava

questi posti ed anche se sempre impegnato

fra Firenze e Roma tornava di

continuo in questo territorio per antico

amore. Anch’io sono affascinato da

questa zona, anch’io sono fiorentino,

purtroppo non artista, ma con l’amore

che provo per questo territorio, ho voluto

insieme al Comune di Montignoso

e Lodovico Geirut lasciare un’impronta,

un segno importante per la cultura artistica

del luogo. In occasione del prelievo

di marmi alla cava di Tambiserra

per la facciata della chiesa fiorentina di

San Lorenzo (della famiglia de’ Medici),

Michelangelo creò una via che da

Serravezza giungesse al mare per il trasporto

del materiale a Firenze prima per

mare e poi per la via fluviale dell’Arno;

all’altezza di Ripa la via de’ marmi s’incrocia

con la via dell’arte che parte da

Montignoso e collega Pietrasanta. Su

questo percorso della via Francigena si

svolge da tempo la manifestazione La

Via dell’Arte, un progetto artistico nato

nel 2012 dalla collaborazione tra il Comune

di Montignoso e la Proloco dello

stesso comune. Gli artisti invitati regalano

al Comune di Montignoso opere

che riprodotte su di un cavalletto stilizzato

vengono posizionate sul percorso,

mentre gli originali sono esposti in una

pinacoteca, per ora solo al Comune di

Montignoso e in futuro anche in quel di

Pietrasanta, dove il 19 gennaio 1518,

come riporta un’epigrafe, fu stipulato

il contratto per la facciata della chiesa

di San Lorenzo, con obbligo, per scelta

del papa Leone X (figlio di Lorenzo

de’ Medici detto il Magnifico), di usare

marmo di Seravezza. Presenti alle

scorse edizioni gli artisti: Vidà, Maranghi,

Bonnefoit, Nesi, Calvetti, Staccioli

e Fusi. Quest’anno sarà protagonista

il pittore Elio De Luca, seguito il prossimo

anno da Paladini e poi da Cipolla.

Ringrazio questi posti magnifici cui sono

profondamente legato fin da ragazzo

e gli artisti che prendendo parte a questa

manifestazione da me curata contribuiscono

a consolidare il legame di

continuità tra l’arte del passato e quella

del presente.

In questa e nell’altra foto alcuni degli artisti

che hanno preso parte alle passate edizioni

della manifestazione

LA VIA DELL’ARTE 35


Eventi in

Toscana

Inaugurata a Pontassieve la mostra di

Mauro Boninsegni dedicata a Pinocchio

di Fabrizio Borghini / foto courtesy dell’artista

Sabato 17 febbraio il sindaco di

Pontassieve Monica Marini ha ufficialmente

inaugurato la mostra

Le avventure di Pinocchio raccontate

per immagini da Mauro Boninsegni, ennesima

tappa del percorso espositivo

di una serie di opere dedicate dal pittore

fiorentino al celebre burattino. Prima

di approdare alla Biblioteca Comunale

di Pontassieve, ha toccato località importanti

fra le quali Collodi dove è stata

proposta nel 2015 dalla Fondazione

Nazionale Carlo Collodi nel Laboratorio

delle Figure, naturale punto di arrivo di

quanto viene prodotto a livello mondiale

sulle mirabolanti avventure della

creatura collodiana. In quell’occasione

fu pubblicato da Masso delle Fate

Edizioni in collaborazione con Toscana

Cultura un prezioso catalogo, dove

il presidente Pier Francesco Bernacchi

ebbe a scrivere: «I personaggi del Pinocchio

di Boninsegni, lineari, essenziali

e con tutti i loro giunti in evidenza,

come costruzioni realizzate col meccano,

hanno risvegliato in tutti un’immediata

simpatia. I personaggi, gli arredi,

ritagliati nel cartoncino, “imbullonati”

spesso a mostrarne le articolazioni invece

di nasconderle o sfumarle, prendono

non solo un rilievo materiale, ma

diventano giocattoli nella loro accezione

familiare e universale, di oggetti che

rappresentano il mondo e che ad imparare

a rapportarsi col mondo servono.

Proprio quello che Pinocchio è, da

molte generazioni, per i bambini di tutti

i Paesi». Innumerevoli sono state le

interpretazioni artistiche di Pinocchio.

«A me - ha dichiarato Boninsegni durante

il vernissage - Geppetto è sempre

sembrato una specie di geniaccio

che studia e pensa, un artigiano dotato

di tecnica e intuizione artistica, che

si mette un bel giorno al lavoro per assemblare

i pezzi e costruire quella specie

di burattino ‘robot’. Creandolo, ha

inteso assoggettarlo a delle leggi che

mi hanno ricordato le tre leggi della robotica

di Asimov: un robot non può recare

danno agli esseri umani, un robot

deve obbedire agli ordini impartiti dagli

esseri umani, un robot deve salvaguardare

la propria esistenza. Ho sempre

pensato che il proposito di Geppetto

non sarebbe andato a buon fine se non

avesse infuso nel burattino la vita umana,

accompagnata da tutti i valori che

ad essa si legano, e quel meraviglioso

spirito toscano, tanto da indurmi a rileggere

il bel libro di Maledetti toscani

di Curzio Malaparte». La mostra, che

chiuderà i battenti il 22 marzo, è stata

presentata ad un pubblico composto

soprattutto da bambini, dal pinocchiologo

Bernardo Fallani che ha condotto

per mano grandi e piccini alla scoperta

dei simboli e delle allegorie che costellano

la fiaba.

36 MAURO BONINSEGNI


Firenze

Nascosta

Nel cuore di Firenze

I segreti di via Lambertesca

Testo e foto di Amedeo Menci

La finestra su via Lambertesca

Nel centro storico di Firenze c’è una

piccola strada, via Lambertesca, che

va dal piazzale degli Uffizi a via Por

Santa Maria. Questa strada di origine medievale

ha subito, nel tempo, molti cambiamenti.

Nel 1560, durante la costruzione degli

Uffizi, Giorgio Vasari fece abbattere molte case

mantenendo l’accesso da via Lambertesca

e Bernardo Buontalenti ne decorò l’ingresso

con l’arco che ancora oggi possiamo ammirare.

Entrati in via Lambertesca provenendo

dal piazzale degli Uffizi, se si alza lo sguardo

verso l’arco si nota, al di sopra di questo, una

finestra di fattura identica a quelle che si aprono

sul piazzale degli Uffizi. Il complesso architettonico

del museo fu concepito dal Vasari

come struttura del tutto autonoma dagli edifici

circostanti immaginando questi come costruiti

successivamente e addossati al corpo

primario degli Uffizi: la finestra sull’arco testimonia

la genialità dell’idea vasariana.

La finestra su via Lambertesca

La Porta delle Suppliche

Entrando in via Lambertesca,

sempre provenendo dal piazzale

degli Uffizi, al numero civico

2 si trova un portale conosciuto

come Porta delle Suppliche. Progettato

da Bernardo Buontalenti nel 1580,

il portale precorre lo stile barocco ed

è caratterizzato da una particolarità: le

due metà che costituiscono il timpano

sono posate “a rovescio” rispetto

ai canoni architettonici a formare due

ali che accolgono il busto di Francesco

I de’ Medici, questo opera di Giovanni

Bandini altrimenti noto come Giovanni

dell’Opera. La Porta delle Suppliche

deve il nome alla presenza di un’apertura

a forma di bocca, collocata

alla sua destra, con la scritta “Per le

suppliche”: una buca delle lettere ante

litteram, utilizzata dai fiorentini dell’epoca

per inoltrare al Granduca le loro

richieste.

Un particolare del timpano: il busto di Francesco I de’

Medici opera di Giovanna Bandini

La “buca” della Porta delle Suppliche

La Porta delle Suppliche progettata da

Bernardo Buontalenti

I SEGRETI DI VIA LAMBERTESCA 37


Omaggi

Ricordando Lalla Azzaroli

Scomparsa nel 2017, è stata conservatore del Museo della

Specola per oltre venticinque anni e donna impegnata in

diversi ambiti culturali

Testo e foto di Barbara Santoro

La copertina del libro di Lalla Azzaroli edito da Sarnus

nel 2016

Ho conosciuto Maria Luisa Azzaroli,

meglio nota come Lalla,

al club del punto in croce.

Allora ero segretaria nazionale della

FIDAM (Federazione Italiana Amici

dei Musei) ed avevo preso l’abitudine

di accompagnare questo bel gruppo

di signore abilissime nel ricamo e

nel cucito in luoghi solitamente inaccessibili

per ricambiarle delle tante

gentilezze che loro usavano a me.

Era il 1989 e Lalla entrò subito nel

mio cuore. Si appassionò così tanto

a queste gite che convinse anche il

marito Augusto, noto paleontologo, a

prenderne parte. Così i coniugi Azzaroli

mi hanno seguito in tanti itinerari

interessanti ed il loro entusiasmo era

così contagioso che coinvolsero altre

coppie a partecipare a queste iniziative.

Negli anni Novanta organizzavo

incontri con il professor Giovanni Cipriani

per parlare della storia di una

nobile famiglia nella cui casa, villa o

giardino si svolgeva la conferenza.

Lalla ed Augusto erano sempre presenti

ed anzi fu lei che un giorno mi

chiese se poteva ospitare a casa sua,

la domenica, questi incontri e se la

potevo aiutare nell’organizzazione.

Ne fui ben felice. Lalla allargò il cerchio

delle conferenze inserendo personaggi

di scienza e di cultura varia

suoi amici. Durante i viaggi spesso

mi raccontava la sua vita avventurosa

ed io sempre le chiedevo di scrivere

qualcosa perché sarebbe stato

interessante far sapere quale donna

speciale fosse. Ma lei rispondeva

di no perché non sarebbe interessato

a nessuno conoscere la sua vita.

Quando poi Augusto cominciò ad

avere problemi con l’Alzaimer, Lalla

decise che era arrivato il momento di

incominciare a scrivere il libro. E’ nato

così Non avevo voglia di studiare,

un’opera composita, un

vademecum di vita e di saggezza

che davvero meriterebbe di

partecipare a qualche concorso

letterario. La piacevolezza

del testo, la struttura in capitoli

e per argomenti permette di

sorvolare sulle parti più specifiche

per leggere direttamente

le pagine che ogni lettore ritiene

più interessanti e vicine al

proprio gusto. Con mano leggera

Lalla ci porta a scoprire la

malaria a Khartum, il Natale in

Equatoria, facendo un erudito

accenno sulla storia del Sudan,

raccontando la triste esperienza

dell’alluvione e la paura avuta

per Augusto, che si trovava

a Praga mentre c’erano i carri

armati russi. Ci delizia con il

racconto della riqualificazione

del castello di Sarre in Val d’Aosta

e del Museo delle Corna a

Gressoney (collezione di caccia

dei baroni Beck Peccoz). Ci porta alle

Galapagos, alle Maldive e nella Terra

del Fuoco. In Israele a Eilat e sul

Golfo di Aqaba, in Somalia, Etiopia,

Eritrea, India, Afghanistan, Namibia e

Cina, insomma un viaggio in quattro

continenti, a contatto con culture diverse

tra loro e tutte interessanti. Un

libro che narra storie, usanze e costumi,

dandone descrizioni così vivide

che ci sembra di essere lì, insieme

all’autrice. Spesso quelle descritte

sono realtà oggi profondamente cambiate

che Lalla racconta con garbo

alle nuove generazioni che non hanno

più la fortuna di poterle conoscere.

La passione che ha accomunato i

coniugi Azzaroli ed i loro figli è stata

quella per la montagna. Lalla ci racconta

alcune arrampicate in Val d’Aosta:

Aiguille de Rochefort, Aiguille

des Glaciers, Cresta Sud dell’Herbetet

– Gran Paradiso, Cresta Signal

al Monte Rosa, Lyskamm, la traversata

dei Breithorn. La grande disponibilità

verso gli altri, l’amore per la

musica e per la pittura (era stata allieva

in gioventù della signorina Nerina

Simi, nota pittrice fiorentina) le

ha permesso straordinari incontri e la

grande abilità nel creare rapporti l’ha

portata a inventare o a partecipare ad

associazioni per le quali ha profuso

tante energie come il Musicus Concentus

e il Soroptimist. La prima fu

voluta da valenti musicisti del Teatro

Comunale, del Conservatorio Cherubini

e della Scuola di Musica di Fie-

38 LALLA AZZAROLI


sole. Si riunivano alla Sala

Vanni della Chiesa del Carmine

per fare musica da camera.

Spesso utilizzavano

anche l’Auditorium del Palazzo

dei Congressi messo

a disposizione da alcuni soci

sostenitori. L’intento era

avvicinare il pubblico all’ascolto

della musica classica,

obiettivo raggiunto con successo.

Un altro suo grande

amore è stato il Soroptimist

presente in cinque continenti

e in oltre ottanta nazioni. L’amica

Anna Archi che l’ha ricordata

qualche tempo fa in

occasione dell’anniversario

della sua dipartita, ne ha tratteggiato

in maniera perfetta

le finalità e la costruzione gerarchica,

comunicando a tutti

i presenti come Lalla abbia di

anno in anno raggiunto le più

alte vette del club con spirito

di servizio e sempre spinta

all’affermazione della donna

professionalmente qualificata.

Oggi penso che la cara

Lalla, nell’immensità del cielo,

sia la promotrice di iniziative

culturali che la rendono

amatissima da tutti, così come

lo è stata in terra.

Barbara Santoro con Lalla Azzaroli

Maria Luisa Puccetti Azzaroli,

per tutti Lalla, è

nata e vissuta a Firenze,

dove si è spenta nel 2017.

È stata conservatore del Museo

della Specola (Museo Zoologico

dell’Università) per oltre venticinque

anni, professione che le

ha consentito di fare ricerca naturalistica

in quattro continenti,

prevalentemente Europa ed Africa

ma anche Sud America e Asia.

Sposata con Augusto Azzaroli,

professore ordinario di Paleontologia

dell’Università di Firenze,

ha condiviso con lui un’intensa

passione per l’alpinismo. La profonda

conoscenza dell’ambiente valdostano

e delle sue montagne l’ha portata anche

ad occuparsi della museologia di

quel territorio. La varietà degli interessi

scientifici le ha consentito di acquisire

competenze sulla biologia marina favorendo

la fondazione in Italia dei centri

di soccorso per Cetacei. Appassionata

della sua città, si è poi concretamente

impegnata in attività in ambito culturale,

musicale e di servizio, ricoprendo incarichi

di rilievo sia nazionali che internazionali.

LALLA AZZAROLI 39


Eventi in

Toscana

Il Faro di Capel Rosso all’Isola del Giglio

Da un’idea di tre sorelle e impenditrici fiorentine nasce un

progetto di recupero volto a trasformarlo in una struttura

ricettiva dove trascorrere il tempo a contatto con la natura

di Veronica Mura / foto Stephanie Gengotti

La gestione e la ristrutturazione

del Faro di Capel Rosso all’Isola

del Giglio (GR) è molto

impegnativa e costosa. Il nostro progetto

di recupero intende preservare

l’aspetto originario di questa struttura,

escogitando soluzioni conservative

mirate a rispettarne tanto le

caratteristiche architettoniche quanto

il contesto naturalistico. L’intento

è consentire a coloro che soggiorneranno

nel Faro di godere del tempo

da dedicare a se stessi. Contemplare

la natura, meditare, dipingere, leggere

un libro seduti sulla terrazza del

Faro o su uno scoglio, riscoprire il

piacere di cucinarsi la cena: piccole

e semplici cose che spesso i ritmi

frenetici della quotidianità ci impediscono

di fare. Vorremmo promuovere

inoltre attività educative di tipo

naturalistico, proponendo iniziative

volte a scoprire e valorizzare le peculiarità

ambientali di questo luogo.

Al Capel Rosso, infatti, ci sono piante

dalle mille proprietà, minerali, uccelli

che hanno scelto questa parte dell’isola

per sentirsi protetti e procreare,

senza dimenticare il passaggio dei

cetacei. All’interno del Faro saranno

realizzati quattro alloggi ciascuno

dei quali composto da due stanze e

servizi igienici, quanto basta per garantire

agli ospiti una permanenza

comoda e piacevole. Sarà possibile

anche affittare la struttura per celebrare

momenti importanti, girare un

film o realizzare shooting fotografici.

Per informazioni:

www.faropuntadelcapelrosso.it

Gilda, Veronica e Viola Mura, le tre sorelle e imprenditrici fiorentine ideatrici del progetto di recupero del faro di Capel Rosso visibile sullo sfondo

40 CAPEL ROSSO


A cura di

Giorgia Armellini

Sfaccettature

Fiorentine

Piazza della Passera

A

Firenze, a pochi passi da piazza

Pitti, ci s’imbatte in uno dei

luoghi più vivaci e caratteristici

dell’Oltrarno: piazza della Passera.

Lo slargo ha assunto la pittoresca forma

attuale all’inizio del secolo scorso,

quando si decise di abbattere una casa

per dare luce al labirinto di viuzze su

cui oggi si affacciano diverse botteghe

e attività legate alla movida fiorentina.

Esistono ben due versioni che spiegherebbero

il curioso nome di questo

slargo. La più accreditata fa riferimento

al termine che i fiorentini usano per

indicare in modo scherzoso l’organo

femminile o, più in generale, una bella

ragazza. Inoltre pare che proprio qui nel

Cinquecento esistesse un bordello. Un

postribolo così famoso che le malelingue

dicevano frequentato dallo stesso

granduca Cosimo I. E sebbene le case

chiuse vennero con il tempo dismesse

il nome restò invariato. Con l’avvento

del Fascismo, che imponeva di coprire

anche le nudità marmoree delle statue,

si decise di mutare il nome “osceno”

dello slargo in piazza dei Pagoni, una

storpiatura del nome della famiglia Pavoni

che aveva molte proprietà nella zona.

Con la caduta del regime, i fiorentini

ripristinarono il nome della piazza che

è giunto invariato sino ai giorni nostri.

L’altra storia che viene tramandata

ricollega l’origine del nome alla peste

che colpì Firenze nel 1348. Sembra che

poco prima dello scoppio dell’epidemia

alcuni ragazzi trovarono nell’attuale

piazza un passero morente che invano

tentarono di salvare. La vicenda di per

sé sarebbe banale se non fosse che dalla

morte di quell’uccellino femmina ebbe

iniziò la peste che falciò oltre 40.000

fiorentini in pochi mesi portando la città

sull’orlo dell’annientamento.

Il pane “sciocco”

Il pane noi fiorentini lo definiamo

“sciocco” non perché non abbia sale

in zucca, ma perché di sale non

ne ha proprio. Quella del pane senza sale

è una tradizione fiorentina talmente

antica e radicata che addirittura Dante,

nella Divina Commedia, arriva ad indicare,

nella necessità di adattarsi al pane

salato, la sua condizione di esule da

Firenze. Ma com’è che a Firenze nasce

l’uso di mangiare il pane “sciocco”? Si

racconta che la particolarità del pane

“senza sale” risalga al XII secolo, durante

le guerre tra Firenze e la Repubblica

Marinara di Pisa, quando questa

interruppe il commercio di sale con le

zone interne nella speranza che Firenze

cedesse. Ma i fiorentini, a cui non

manca l’ingegno, con il prezzo del sale

alle stelle, decisero di panificare senza

quell’ingrediente. Attenzione però,

guai a considerarlo insipido! La lievitazione

naturale con cui viene preparato

conferisce al pane un aroma e un sapore

che si combina magicamente con

i piatti genuini della cucina regionale. Il

salame, il prosciutto, l’olio d’oliva, la ribollita,

la salsa di fegatini, la pappa al

pomodoro si accompagnano perfettamente

al pane sciocco. Oltretutto non

dimentichiamo che una delle merende

preferite dai nostri contadini per riprendere

energie dal duro lavoro nei campi

era il pane inzuppato nel vino. Dunque

una tradizione divenuta prassi su tutte

le tavole fiorentine, il pane lo si serve

così, “sciocco”, perché l’ideale è mangiarlo

sempre accompagnato.

SFACCETTATURE FIORENTINE 41


Omaggi

Vinicio Polidori

Un ritratto per rendere omaggio ai fratelli Mauro e Manolo Bolognini:

così l’artista pistoiese ha voluto ricordare i due noti protagonisti del

cinema italiano nel corso di una cerimonia alla Camera dei Deputati

Testo e foto di Vinicio Polidori

L’idea di fare questo ritratto è nata

grazie ad un’amicizia in comune

tra me e Carlotta Bolognini, una

vecchia amica delle elementari, Alessandra

Vannetti proprietaria del Bar Nazionale

a Pistoia in piazza Leonardo da Vinci.

Alessandra ha fatto una cosa eccezionale:

ha tolto le slot machine dal proprio bar per

adibire la sala a biblioteca dove chiunque

vada a prendere un caffè può dedicarsi alla

lettura. Proprio qui si trova in esposizione

il mio dipinto ad olio dedicato a Pistoia

capitale italiana della cultura 2017; dopo

tante promesse cadute nel vuoto, sia della

passata amministrazione che della nuova,

ho preferito lasciarlo in buone mani a chi

sa riconoscere e apprezzare l’arte davanti

a un buon caffè. Alessandra organizza

quasi a cadenza settimanale eventi culturali

con presentazione di nuovi libri e scrittori.

In una di queste occasioni fu invitata

Carlotta Bolognini, figlia di Manolo, noto

produttore cinematografico, e nipote del

famoso regista Mauro Bolognini, per presentare

il suo libro dal titolo Manolo Bolognini:

la mia vita nel cinema. Su una

parete, Alessandra aveva appeso alcuni

miei lavori fra i quali un’interpretazione

della Ragazza con l’orecchino di perla

di Vermeer e il Ritratto all’amato Berio,

splendido cavallo del Palio di Siena vincitore

di ben 4 edizioni. A Carlotta piacquero

molto anche altri miei lavori dedicati alla

Francia, agli Stati Uniti, alle Hawaii oltre

che alle tre contrade del Bruco, della Torre

e della Tartuca, e per questo Alessandra

combinò un nostro incontro a distanza di

pochi mesi. Nacque così un’amicizia e rimasi

affascinato dai suoi racconti su suo

padre e suo zio. Tra l’altro i miei zii erano

dei famosi ristoratori di Pistoia titolari del

ristorante Orfeo-Loredana e conoscenti

dei Bolognini; ricordo ancora che da piccolo

me li indicarono nella sala da pranzo.

Decisi subito di dedicare un ritratto a Mauro,

il regista di Metello. Quando Manolo è

Manolo Bolognini

Nella foto Carlotta Bolognini insieme a Vinicio Polidori durante lo scoprimento del quadro dedicato

a Mauro e Manolo Bolognini

venuto a mancare lo scorso dicembre, ho

deciso di fare una sorpresa a Carlotta ritraendo

suo padre assieme al fratello Mauro

in un’unica posa. La consegna del dipinto

è avvenuta lo scorso 16 febbraio alla

Camera dei Deputati nella Sala del Mappamondo

dove la cerimonia è stata spostata

dalla Sala della Regina per proiettare

dei filmati sul grande Manolo e sulla sua

straordinaria carriera di produttore. Tanti

gli interventi di attori, collaboratori, registi

e produttori, tutti molto commoventi e

pieni di stima: erano presenti Claudio Risi,

Saverio Vallone, Antonella Lualdi, Blasco

Giurato, Olga Bisera e numerosi altri personaggi

del mondo dello spettacolo. Ho

voluto che Carlotta scoprisse il ritratto ed

è stata una grande soddisfazione personale

vederla commuoversi fino al pianto. Il

disegno è stato fatto con gli ottimi materiali

degli amici Zecchi di Firenze: carta Fabriano

50% cotone, matite secco-grassa,

formato 100x70.

42 VINICIO POLIDORI


Manolo Bolognini: da calciatore a produttore

di Lorenzo Borghini

Venerdi 30 novembre 2012 alla biblioteca

San Giorgio il famoso produttore

cinematografico Manolo

Bolognini ricevette il premio Brigata del Leoncino

alla carriera insieme ad un altro pistoiese

doc, Ardico Magnini terzino della

Nazionale e della Fiorentina del primo scudetto,

durante la presentazione del libro Magnini

il terzino d’acciaio di Fabrizio Borghini e

Luca Giannelli (Ed.Scramasax). In quella occasione

raccogliemmo questa intervista.

Cosa la lega a Magnini?

Intanto siamo nati entrambi a Pistoia, io in

via Dalmazia nel 1925 e lui in piazza d’Armi

nel 1928. Inoltre, abbiamo indossato la maglia

arancione della squadra della nostra città

anche se come calciatore lui ha avuto una

carriera superiore alla mia che lo ha portato a

indossare la maglia azzurra.

Anche lei, però, ha avuto una carriera non

da poco...

Sì, ma nel cinema...

Partiamo da quel 1925. I suoi genitori come

si chiamavano?

Mio padre Arduino era un commerciante di

bestiame e la mia mamma, Natalina Giovannini,

era di Montecatini.

Quanti eravate in famiglia?

Oltre ai genitori, la nostra famiglia era composta

da me e dai miei due fratelli, Mauro,

che poi è diventato un regista importante, e

Marcello che ha fatto per tutta la vita il commercialista.

Qual era il suo ruolo e quanti campionati

ha disputato in maglia arancione?

Ero mediano destro e ho indossato la maglia

della Pistoiese fino al termine della stagione

1950-51.

Dal Monteoliveto a Cinecittà; com’è avvenuto

il passaggio?

Nel 1948 mio fratello Mauro si era già trasferito

a Roma per frequentare il Centro Sperimentale

di Cinematografia e io lo raggiunsi

nel 1952. Aveva debuttato con Ci troviamo in

galleria e quando ci incontrammo nella capitale

era impegnato nel doppiaggio del film.

Gli dissi che mi sarebbe piaciuto lavorare nel

cinema e lui mi chiese: «Preferisci fare il regista

o il produttore?». Gli risposi: «Il regista lo

fai già tu, scelgo il produttore...»

Com’è entrato nel mondo della celluloide?

Proprio grazie ai miei trascorsi calcistici.

All’epoca si organizzavano parecchie partite

di calcio fra le troupe cinematografiche che

erano molto più numerose di oggi. Avendo

giocato da professionista, ero determinante.

Quindi, chi prendeva me era sicuro di vincere.

Grazie a queste doti calcistiche ho cominciato

ad essere sempre più richiesto per

giocare e venivo ingaggiato dalle produzioni

per l’ultimo ruolo di un set: aiuto segretario

di produzione.

Qual è stato il film d’esordio?

Due notti con Cleopatra di Mario Mattoli con

Sophia Loren e Alberto Sordi.

Com’è arrivato da quell’ultimo gradino cinematografico

della produzione al primo,

quello di produttore?

Come ispettore di produzione lei era considerato

uno dei primi in Italia ed ha lavorato

anche con Fellini.

In due pellicole: Il Bidone e Le notti di Cabiria.

Nel 1958 ha debuttato come direttore di

produzione con il regista francese René

Clement.

Il film s’intitolava La diga sul Pacifico. Di quel

periodo ricordo che entrai nella lavorazione

di Totò e Marcellino dove mi inserii in maniera

autorevole perché dovetti gestire il piccolo

Pablito Calvo divenuto una star dopo il successo

di Marcellino pane e vino. Il bambino

spagnolo non amava il regista Antonio Musu,

che era nelle grazie del produttore, e piangeva

continuamente.

Quando ha collaborato per la prima volta

con suo fratello Mauro?

Nel 1959 in Arrangiatevi! dove sostituii Oscar

Brazzi, fratello di Rossano, che era dovuto

partire. Fu una lavorazione piacevole e divertente

per gli equivoci generati dal soggetto

del film che era ambientato in una ex casa

chiusa.

Come direttore di produzione è stato a

fianco anche di Rossellini, Godard, Pasolini

fino al 1965 quando ha debuttato come

produttore...

E dopo un anno sono subito diventato campione

d’incassi con Django interpretato da

Franco Nero; dopo altri western all’italiana ho

prodotto il primo film di qualità, Teorema di

Pasolini che ha aperto la strada ad altre produzioni

di eccellenza per mio fratello ed altri

autori del calibro di Nanni Moretti, Liliana Cavani,

Lattuada, Werthmuller, Tarkowski.

Quando ha cominciato a giocare a calcio?

Mentre frequentavo l’istituto tecnico si facevano

dei campionati studenteschi e fui notato

dai dirigenti dell’Unione Sportiva Pistoiese

che era stata rifondata dopo il passaggio della

guerra nel 1945. Nel 1946 debuttai nel

campionato a girone unico e l’anno seguente

nel girone A della serie B. Ardico, essendo

più giovane di me di tre anni, a quell’epoca

militava ancora nella squadra riserve e per

debuttare in prima squadra dovette aspettare

il finale di campionato del 1947-48 che si

concluse con la retrocessione in serie C.

C’era allora un percorso obbligato da percorrere

per fare la carriera in produzione. Era

obbligatorio fare cinque film come aiuto segretario

per poter conquistare il ruolo di segretario

di produzione e poi dieci da ispettore

di produzione ed infine si poteva sostenere

un esame per essere ammessi fra i direttori

di produzione per finalmente accedere al

ruolo di produttore.

Una bella gavetta...

Sotto il segno, com’era consuetudine nel cinema

di allora, dell’arte di arrangiarsi.

L’ultimo film prodotto?

Quello del debutto nella regia di mio figlio Andrea,

Raul/Diritto d’uccidere. Era il 2005.

Con Magnini vi siete più visti?

Siamo rimasti sempre in contatto. Ogni volta

che veniva a giocare a Roma o con la Fiorentina

o con la Nazionale andavo a prelevarlo

in albergo e lo portavo a Cinecittà sul set di

qualche film in lavorazione.

MANOLO BOLOGNINI 43


Ritratti

d’artista

Alvian Joy Sculptures: Gioielli che graffiano i sogni

Plasticismo ed eleganza in una visione da terzo millennio

di Lucia Raveggi / foto Gabriele Donati

«

Credo che l’arte sia la massima

forma espressiva di libertà, uno

strumento per oltrepassare la

materia, dare visibilità ai sogni, graffiandoli

a volte o accarezzandoli». E’ con questo

spirito che l’artista Andreana Piscopo

si avvicina alla scultura sul finire del 2010,

al seguito di una famosa scultrice senese

da cui apprende le tecniche primarie della

modellazione su argilla. Dalla terracotta

al metallo il passo è breve. Andreana realizza

statuine, pannelli polimaterici e poi

il primo monile, una scultura indossabile.

E’ il 2013 quando, con Alessandro Donati,

dà vita ad una linea di gioielli dinamici,

“perfettamente imperfetti”, siglati Alvian

Joy Sculptures, l’acronimo dei loro nomi

unito a due sostantivi importanti: la “gioia”

che li muove alla nuova avventura e la

struttura “scultorea” di ogni loro opera. Ed

è proprio la forma decisamente scultorea

delle loro creazioni ad aprirgli le porte di

gallerie d’arte e musei. Al principio si fanno

notare soprattutto all’estero, in Francia,

dove nel 2014 la gallerista Stella Kalinina

ne promuove l’immagine, affascinata dalla

loro sorprendente modernità. «I gioielli

Alvian - afferma Andreana - prendono vita

tra i fuochi ardenti del metallo fuso e blocchi

amorfi di cera scolpiti emotivamente.

Fiori forse, ma anche soli e stelle, assaggi

di una natura imprevedibile». «Nessun

modello o stampo a ricalcarne la forma -

prosegue Alessandro - perché ogni creazione

ha origine nella cera e con essa “si

perde”, lasciando di sé soltanto l’anima

scultorea definitiva con il sigillo di irriproducibilità».

Ogni loro creazione, dunque,

è un pezzo unico. Libero è il tipo di collaborazione

che unisce i due artisti dalle

personalità ben distinte; un’indiscutibile

autonomia che confluisce nel confronto e

nello scambio di opinioni quale stimolo allo

sviluppo di idee e sinergie creative. Da

ultimo un progetto in nuce che introdurrà

nella produzione anche gli oggetti di design:«Sarà

qualcosa di molto diverso, collegabile

ad un settore per cui la Toscana è

famosa; ne riparleremo alla prossima mostra»,

conclude Andreana sorridendo e lasciandoci

con un alone di mistero.

Il giglio (ciondolo), bronzo brunito con serpentinite

Sterlizia (ciondolo), bronzo rosato con Giada

I pampini (bracciale), bronzo brunito con serpentinite

Andreana Piscopo e Alessandro

Donati hanno esposto le loro

creazioni a Parigi, nella galleria

d’arte Ruskyi Mir; a Montecarlo,

Espace Leo Ferré e a Cannes, Salon

du port vieux. In Italia, oltre alla personale

tenuta a Gubbio nella cornice

di Palazzo Pretorio, hanno presentato

i loro lavori a palazzo Giureconsulti di

Milano e al Museo Bellini di Firenze.

Sempre a Firenze, a dicembre 2017,

hanno inoltre partecipato alla mostra

di artisti contemporanei dedicata

a Donatello, svoltasi nella Basilica

di San Lorenzo.

www.alviangioie.it

info@alviangioie.it

+39 3475128418 (Andreana Piscopo)

Alvian Joy Sculptures

Anello in bronzo rosato con effetti di brunitura

44 ALVIAN JOY SCULPTURES


Personaggi

Ambasciata del Cile a Roma: diploma di riconoscimento al

giornalista Roberto Savio per aver contribuito in maniera

decisiva e disinteressata a ristabilire la democrazia

nella nazione sudamericana

Testo e foto di Elena Maria Petrini

Martedì 23 gennaio 2018 presso

l’ambasciata del Cile a

Roma è stato consegnato

dall’ambasciatore Fernando Ayala, a nome

del Governo del Cile, un diploma di

riconoscimento al giornalista Roberto

Savio per aver contribuito in maniera

decisiva e disinteressata al recupero

della democrazia nel Paese sudamericano,

appoggiando la lotta democratica

e salvando la vita a molti perseguitati

politici durante gli anni oscuri della dittatura

militare. Questo tributo è stato

conferito in passato anche agli ex ambascatori

Roberto Toscano, Anna Sofia

Vergottini, Piero de Masi, Emilio Barbarani,

all’ex senatore Gilberto Bonalumi e

ad Elena Paciotti, presidente della Fondazione

Lelio Basso. Economista e giornalista,

Roberto Savio ha dedicato gran

parte della sua vita all’avvicinamento

dell’Italia all’America Latina, stabilendo

non soltanto con il Cile intense relazioni

politiche e forti vincoli di amicizia personali,

come ad esempio Eduardo Frei

Montalva, candidato alle elezioni presidenziali

del Cile nel 1963. Nel 1964,

assieme al giornalista argentino Pablo

Piacentini oggi scomparso, fonda l’agenzia

di notizie IPS, autentica voce del

Terzo Mondo e dell’area sudamericana

in particolare; durante gli anni della

Guerra Fredda l’agenzia - una cooperativa

di giornalisti liberi e indipendenti

da ideologie politiche - si dimostra subito

all’altezza di poter competere con

le grandi agenzie transnazionali come

la Reuters e l’Associated Press. Collaborano

con la IPS molti rilevanti appartenenti

al mondo politico, giornalistico,

culturale ed accademico, inclusi l’ex

ministro degli Affari Esteri ed ambasciatore

del Cile presso la Santa Sede

Mariano Fernàndez, il corrispondente

in Italia di Radio Cooperativa Jorge

Pina e Mario Dujisin dell’ufficio stampa

del presidente Allende che dopo il golpe

si incorporò nell’IPS. Savio ha collaborato,

tra gli altri, con l’ex segretario generale

dell’ONU Boutros Ghali, con Aldo

Moro e molti altri eminenti personaggi

della scena politica mondiale, godendo

della stima di tutti per i suoi valori di

coerenza e di onestà di principi che non

si possono eludere e che egli mantiene

oggi attraverso la pubblicazione on-line

Other News, il cui motto “raccoglie

le notizie che il mercato rifiuta”. A nome

della presidente del Cile Michelle Bachelet

e del ministro degli Affari Esteri

Heraldo Munoz, Roberto Savio riceve il

diploma, con il ringraziamento dell’ambasciatore

Fernando Ayala.

L’ambasciatore del Cile, Fernando Ayala, consegna il diploma di riconoscimento al giornalista Roberto Savio

ROBERTO SAVIO 45


Firenze

Mostre

Sirio Salimbeni

Fino al 28 febbraio l’Accademia delle Arti del Disegno ricorda

l’artista fiorentino nel centenario della nascita con settanta opere

pittoriche e grafiche

di Barbara Santoro

Dal 4 al 28 febbraio l’Accademia

delle Arti del Disegno ospita una

mostra dedicata all’artista Sirio

Salimbeni (1917-2006), esponente di

spicco della pittura fiorentina nel secondo

dopoguerra. La figlia Cecilia, promotrice

della mostra insieme ai fratelli Renato e Nicoletta,

è stata mia compagna di classe alle

scuole elementari e proprio in quest’occasione

ho avuto modo di ritrovarla a distanza

di sessant’anni. Ricordo bene suo

padre Sirio che l’accompagnava a scuola

con un’utilitaria grigia: portava curiosi baffetti

che sembrava si muovessero sotto

gli occhi chiari e vispissimi ed un’aureola

di capelli scuri intorno alla precoce calvizie

che accentuava la rotondità del suo

viso. Questa mostra gli rende omaggio riunendo

circa settanta opere comprese tra

il 1935 e il 2000. Quadri dai colori severi

e dalle pennellate decise raffiguranti nature

morte, fiori, ritratti di familiari e oggetti

comuni elevati a ricerche cromatiche di

grande qualità. Nato a Firenze il 29 maggio

del 1917, dopo aver frequentato con profitto

il Regio Ginnasio Michelangelo fino alla

quinta classe, Sirio Salimbeni passa al

liceo artistico, dove si diploma nel 1935.

Nel settembre dello stesso anno s’iscrive

all’Accademia di Belle Arti, dove studia con

Felice Carena e Carlo Rivalta diplomandosi

a pieni voti nel 1941. Su suggerimento

di alcuni professori partecipa giovanissimo

a vari premi, conseguendo nel 1939 il

Premio Bastianini di quattrocento lire e il

Premio Domenico Trentacoste. Nel 1942

Sirio Salimbeni

è tra gli organizzatori della mostra di Ottone

Rosai alla galleria Il Ponte sul Lungarno

Guicciardini. A questa seguirono le

mostre di Pregno, Zancanaro e Santomaso.

Nel 1946 diventa assistente alla catte-

Gruppo di famiglia, olio su tela, 1952

46 SIRIO SALMBENI


dra di Anatomia Artistica del policlinico di

Careggi e in seguito docente all’Accademia

di Belle Arti di Firenze, incarico conservato

per tutta la vita. Oltre ad un’intensa

attività pittorica ha realizzato anche diversi

affreschi, bassorilievi in cotto e un fonte

battesimale in travertino. Suo anche il restauro

eseguito per una chiesa nei pressi

di Rapolano Terme e i mosaici all’I.T.I.

di Firenze e nel convento di San Francesco

a Figline Valdarno. Nel 1956 l’opera Piani

dell’Aspromonte entra a far parte della

Galleria d’Arte Moderna di Firenze, seguita

nel 1968 dalla Figura di giovinetta, opera

del 1938. Molte le mostre personali in vari

luoghi della città, come quella di pittura e

grafica all’Accademia nel 1958. Il 30 marzo

del 1967 diventa accademico aggregato,

come ci ricorda puntualmente Cristina

Acidini, presidente dell’Accademia delle

Arti del Disegno. Si è dedicato inoltre alla

poesia, pubblicando nel 2005 la raccolta

di versi intitolata Poscritto. Domenico

Viggiano, curatore della mostra insieme

ad Enrico Sartoni, ha scritto nel catalogo

edito da Polistampa: «Senza mai perdere

la sua sensibilità, anche nelle mutate

forme espressive, Sirio Salimbeni ha percorso

il Novecento, e nel suo caso si tratta

di un’espressione veramente compiuta,

con la forza della propria consapevolezza

e la coscienza del proprio essere: come

docente, come artista e soprattutto come

uomo». Giuse Benignetti, storica dell’arte

e memoria vivente del Gruppo Donatello,

intervenendo all’inaugurazione ha ricordato

che anche la figlia Cecilia si era iscritta

all’Accademia per poi trasferirsi alla Facoltà

di Medicina. Rivedere Cecilia ha distanza

di molti anni è stato emozionante, come

se il tempo non fosse passato; abbiamo ricordato

la nostra maestra Fosca Ferretti e

le belle giornate trascorse nella mia campagna

a Pozzolatico.

Ritratto di massaia, olio su tela, 1939

Sirio Salimbeni 1917 - 2006

4 - 28 febbraio 2018

Accademia delle Arti del Disegno -

Firenze

Sala delle Esposizioni

(angolo Piazza San Marco)

Giorni e orari di apertura:

da martedi a sabato

10:00/13:00 - 17:00/19:00

domenica 10:00/13:00

Ingresso gratuito

Babbo, olio su tela, 1935

SIRIO SALIMBENI 47


Eventi in

Toscana

Riccardo Baldini

Le opere oniriche dell’artista pistoiese in mostra

dal 10 al 18 febbraio al Palazzo Datini di Prato

di Barbara Santoro / foto Stefano Di Cecio - Gutenberg

Dal 10 al 18 febbraio si è tenuta

a Palazzo Datini la personale

di Riccardo Baldini intitolata

Il teatro dell’onirico. Pitture di Riccardo

Baldini. Curata da Niccolò Lucarelli, la

mostra è stata promossa dall’associazione

culturale Asterisco con il patrocinio

del Comune di Prato. «Se in alcune

tele si ritrova il periodo blu di Picasso

con quelle atmosfere boreali, lattiginose

e sospese - afferma il curatore

della mostra - in altre, dalle prospettive

ampie e i fondali scuri, si assapora

il Simbolismo di Redon e Böcklin,

sempre però filtrato dalla personale interpretazione

pittorica dell’artista, il cui

Surrealismo non indulge all’esplorazione

di mondi impossibili o di fantasie

lisergiche, bensì è concentrato sull’interiorità

dell’individuo, che, moderno

argonauta, si muove lungo la china dei

pensieri». Una mostra intessuta di riferimenti

letterari, come evidenziato

da Niccolò Lucarelli che a questo proposito

afferma: «Quello di Riccardo

Baldini è un viaggio metaforico e silenzioso

che ricorda la discesa agli inferi

di dantesca memoria. L’artista però

non giudica nessuno, anzi egli stesso

è il primo ad interrogarsi; la quasi totalità

delle sue opere nasce, infatti, da

ricordi personali, incontri e suggestioni

che si materializzano sulla tela allo

scopo di rivelargli se stesso. Non c’è

malvagità nei suoi individui mascherati

che rimandano a Pirandello, anzi

sembra di scorgervi una timidezza

congenita, estremo baluardo per nascondere

un dolore esistenziale, o comunque

la debolezza dei tanti dubbi

che li tormentano. La poetica di Brecht

e Beckett emerge nei fondali scuri, che

sono altrettanti scenari della solitudine

contemporanea, dove gli individui indugiano

in attesa di un qualche Godot,

che cela molto spesso un loro alter ego.

Appena differente il discorso per quelle

nature morte sui generis, che l’artista

preferisce titolare Evocazioni. Qui si

raccoglie un mondo nuovo di oggetti

trovati per caso peregrinando in lande

dall’atmosfera lunare, la cui vena surreale,

sottilmente inquietante, è vicina

alla poetica di Lewis Carroll e crea

un mondo naturale e primitivo che accoglie

la vita umana e ne costituisce lo

sfondo per speculazioni dal sapore immaginifico».

Riccardo Baldini

48 RICCARDO BALDINI


Barbara Santoro con il curatore della mostra Niccolò Lucarelli

Relitto, olio su tela, cm 100x79

In questa foto e in quella accanto foto alcuni scorci della mostra nella Chiesa di S.Biagino a Pistoia

RICCARDO BALDINI 49


La Pragma srl, azienda di Prato,

opera nel settore dell’Outsourcing

Alberghiero e dei Servizi Fiduciari

La Pragma srl, fondata sull’esperienza

lavorativa acquisita dai soci nel corso

degli anni, opera nel settore dell’Outsourcing

Alberghiero e dei Servizi Fiduciari.

Il servizio base che l’azienda ha introdotto

sul mercato è la gestione di

appalti all’interno di Strutture Alberghiere,

Centri Commerciali, Cantieri

Edili e Strutture Pubbliche e Private,

attraverso accordi di Partnership che

tengano conto delle potenzialità recettive

del partner prescelto e della

volontà del cliente a voler sviluppare

il proprio core business, concentrandosi

su quest’ultimo e terziarizzando

il resto. L’Azienda è ormai una realtà

ben attestata sul territorio della Regione

Toscana, in particolar modo nelle

città di Firenze e Prato.

I soci Francesco Bellantuono e Marco Vignoli

La lunga esperienza maturata negli

anni, ha dato a PRAGMA l’opportunità

di servire importanti aziende leader

nel settore del turismo, riferendosi soprattutto

a strutture alberghiere a 3 e

4 stelle. La soddisfazione del Cliente è

massima quando riesce ad ottenere un

ottimo servizio; per il raggiungimento

di questo risultato PRAGMA è orientata

a una scrupolosa organizzazione e gestione

dei piani dell’Albergo, per permettere

al Cliente di mantenere sempre

alti gli standard di pulizia e qualità.

50 PRAGMA


PRAGMA s.r.l. opera specificamente

nel campo dei servizi di Vigilanza Non

Armata, di Guardianato e Sorveglianza,

di Portierato e Accoglienza Clienti.

Il punto di forza qualitativo di PRAG-

MA è nella sua capacità di essere

presente in modo capillare e radicato

sul territorio, del quale sviluppa una

conoscenza mirata, unita all’efficace

collaborazione con aziende che rappresentano

la storia e l’eccellenza della

vigilanza in Italia.

Lo scopo di PRAGMA è quello di fornire,

in ogni luogo e situazione in cui

c’è bisogno di ordine, organizzazione

e pulizia, un servizio completo ed efficace

mettendo insieme, procedure,

tecnologie e personale selezionato

e affidabile per soluzioni flessibili e

personalizzate.

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Pragma srl

Via Traversa Fiorentina 6

59100 Prato

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fax 0574-635935

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PRAGMA 51


A cura di

Elena Maria Petrini

Il gastronomo Arkiwine racconta...

Varietà e proprietà dei cereali

di Andrea Russo

I

cereali sono piante annuali: crescono,

fioriscono, producono frutti ed infine

muoiono. Un ciclo che si conclude

entro un anno dalla semina. I più importanti

sono otto: l’onnipresente grano, nella

versione tenero o duro, e a seguire, ma

non per importanza, farro, riso, mais, orzo,

avena, segale e miglio. L’etimologia

della parola “cereale” deriva dalla parola

latina Ceres, la dea romana del raccolto

e dell’agricoltura. Questo denota l’importanza

attribuita a questo alimento dai nostri

avi. I cereali non sono coltivati nel

medesimo modo ed hanno esigenze climatiche

diverse. Per esempio, il frumento,

la segale, l’aveva, l’orzo e il farro sono

cereali della stagione fredda, piante robuste

che amano climi moderati, cessano

di crescere quando le temperature salgono

vigorosamente mentre possono, invece,

prosperare negli inverni più rigidi. Riso,

mais e miglio sono cereali della stagione

calda, più delicati, preferiscono temperature

più elevate. Nell’alimentazione umana

i cereali sono consumati quotidianamente.

Tuttavia, la maggior parte della popolazione

si alimenta troppo con gli stessi. È

il caso del frumento e di tutti i suoi derivati

(pasta, biscotti, croissant), nonché del

mais (polenta e biscotti), entrambi per lo

più raffinati. In Italia e nei paesi sviluppati

il cereale principe dell’alimentazione è il

grano che viene usato per produrre pane,

pasta, biscotti, grissini, brioche e la maggior

parte dei prodotti da forno. In piccole

quantità invece vengono consumati: riso,

farro, mais, orzo e avena. Irrisorio, almeno

in Italia, è l’utilizzo di segale e miglio. Mangiare

a rotazione le tante varietà di cereali

garantisce la copertura di tutti gli elementi

nutrizionali di cui il nostro organismo ha

bisogno. È fondamentale, però, mangiarli

integrali e non raffinati, cioè non espropriati

del loro guscio esterno, lo strato

aleuronico, presente nella cariosside degli

stessi. Questo perché i numerosi elementi

preziosi in loro custoditi andrebbero

persi. Una variegata gamma di importanti

nutrienti: proteine, carboidrati, grassi,

enzimi, vitamine e minerali. Se un cereale

è integrale offrirà maggior nutrimento e

la giusta quantità di fibre per il nostro benessere

quotidiano. I cereali sono uno dei

pilastri della nostra catena alimentare insieme

a frutta, verdura e legumi.

Contatta il gastronomo:

andrearusso.gastronomo@gmail.com

L’autentico sapore del Giappone nel cuore di Firenze

In via Romana un ristorante dove gustare le specialità della cucina nipponica

di Elena Maria Petrini

E’ uno staff tutto giapponese quello

che accoglie gli appassionati di cucina

orientale al ristorante Il cuore

in via Romana 123 rosso a Firenze. La

parola d’ordine del giovane e gentilissimo

proprietario, Nikato Takayama, è “omotenashi”,

ovvero l’ospitalità, il tutto immerso

in una perfetta atmosfera nipponica.

Il cliente è considerato dalla cultura giapponese

alla stregua di una divinità; da qui

l’importanza di servirlo rispettandone tutte

le esigenze ed offrendogli un percorso

sensoriale attraverso i sapori tipici del Sol

Levante: ospitalità, dunque, ma autentica,

genuina e dettata dal cuore, come ricorda

anche il nome del locale. In cucina

due protagonisti ovviamente giapponesi:

lo chef Masa specializzato nei piatti di pesce

crudo e lo chef Jin che si occupa invece

dei piatti a base di carne e di pesce cotti.

Questi due “artisti” della cucina delizieranno

i vostri palati con le famose specialità

nipponiche, come il Sushi (pesce crudo

e riso bianco), il Sashimi (solo pesce crudo),

oltre al menù tipico giapponese à la

carte e il Kaseiki, il tradizionale menù degustazione

nelle due versioni “autentico”

e “il cuore”. Il Kaseiki segue dettami filosofici,

quasi di un’altra dimensione fatta di

sapori da scoprire lentamente, ingredienti

freschi, armonie di gusti e colori, ma anche

amore per i dettagli e la qualità. Le

portate sono elegantemente disposte su

piatti singoli, con molte proposte affascinanti,

come maiale grigliato con zenzero,

insalate di branzino fresco, tonno e avocado,

ma anche verdure marinate sottaceto,

magari da accompagnare con polpette di

pollo; il tutto sempre rispettando la stagionalità

della materia prima. Come dessert il

particolarissimo gelato Kuzumochi, da abbinare

ad altri prodotti made in Japan, come

il sake, varie qualità di tè verde, la birra

di Saitama, le bevande alcoliche Shochu

(d’orzo) e Umeshu (di prugna) e il Japanese

whisky. Non manca una selezione di vini

italiani a scelta tra bianchi, rosati e rossi.

Contattail gastronomo:

www.ristoranteilcuore.it

52 ARKIWINE


Dopo la recente visita alla Fondazione Franco Zeffirelli, i prossimi

eventi organizzati da Arkiwine nei mesi di marzo ed aprile

di Elena Maria Petrini / foto Maurizio Mattei

Arkiwine ha iniziato il nuovo anno

con la visita alla Fondazione

Franco Zeffirelli, dove abbiamo

potuto apprezzare la collezione d’arte

del maestro (oltre 250 opere, tra cui

bozzetti di scena, disegni e figurini di

costumi) all’interno dell’ex Tribunale

in piazza San Firenze, in uno dei pochi

esempi di palazzi fiorentini d’epoca barocca.

Tra le sale visitate l’ultima è stata

una bella sorpresa dedicata alla proiezione

di un cortometraggio che illustra

il progetto cinematografico Zeffirelli’s

Inferno ideato alla fine degli anni Settanta

e mai realizzato. Ringraziamo per

la partecipazione anche Vittorio Frabetti,

Paolo Baldini, Silvano Evangelista,

Giuseppe Alessandrino Dario Fantini,

Lorenzo Leonelli, Alessio Muzzoni,

Carmelo Abbate, Francesco Mondini,

Giovanni e Marco Maleci, Antonio Catania,

Luca Innocenti, Luisa Nocentini,

Marco Morana, Patrizio Pieri, Loriano

Aiazzi, il generale Giorgio Zanasi, Selin

Sanli, Daniela Mugnai, Alessandro Susini,

Cristiano Tafi, Matteo Dolfi, Patrizia

Biagiotti, Antonio Pieri, Anna Chiti

Batelli e tutti coloro che hanno partecipato

a questa magnifica serata.

L’evento di inaugurazione del nuovo Polo

Eno Tecno Art presso l’ICLAB di Firenze

si terrà sabato 21 aprile alle ore 16:30

anziché il 24 febbraio come indicato

nell’articolo pubblicato lo scorso mese.

Il prossimo 17 marzo alle ore 17 presso

l’Istituto di Scienze Militari dell’Aeronautica

a Firenze si svolgerà un evento

dedicato alla storia, alla letteratura e ai

prodotti del territorio per la riscoperta

delle caratteristiche profonde dell’italianità.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a:

arteatavola2018@gmail.com

Elena Maria Petrini insieme a Gianni Morosini, Marco Masselli e Silvano

Evangelista

Col Professor Gian Marco Faorzi (da sx), Niccolò Lucarelli, Luca Innocenti,

Ricciardo Artusi, Piero Torricelli

Da sinistra, Stefano Perini, Carla Di Gregorio, Marcello Belgrado, Fabrizio

Borghini, Elena Maria Petrini e Maria Grazia Dainelli

Insieme a Piero Torricelli, Alessandra Gerini e Claudio Tongiani

Con Patrizia Sani, Giovanni Donnini, Monica Pignat, Antonio Brazzetti,

Luigi Di Meglio, la docente Maria Di Benedetto e Gilberto Cecchini

Paolo Baldini e Giuseppe Alessandrino

ARKIWINE

53


Un nuovo spazio espositivo Arte Atelier è stato inaugurato nel palazzo della famiglia Altoviti Avila edificato nel

XVI secolo in via di Peretola 45, nell’antico borgo situato nella storica e magica periferia ovest di Firenze, dove

sono nati illustri personaggi come Amerigo Vespucci e Zoroastro da Peretola, spericolato collaudatore

della “macchina per volare” di Leonardo da Vinci, e dove sono stati ambientati novelle e racconti di Giovanni

Boccaccio e di Francesco Redi. Inoltre, nel territorio di Peretola alcuni illustri storici hanno anche individuato

i luoghi dove Carlo Lorenzini ha ambientato Le avventure di Pinocchio e verosimilmente nel locale dell’atelier,

dove si trovava fino ai primi del ‘900 una pluriclasse frequentata dal discolo burattino. Arte atelier è uno

spazio/salotto accogliente ed informale dove è possibile parlare di arte e dove possono trovare ospitalità varie

espressioni artistiche come pittura, scultura, fotografia, arti letterarie, ecc.

Art director: Giuseppe Rizzo Schettino

www.arteatelier.net / info@arteatelier.net - +39 055 0500106 / + 39 393 388577794


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55


Eventi in

Toscana

37ª edizione del concorso di pittura Spiga d’Argento

Lo scorso 14 gennaio la cerimonia di premiazione alla presenza degli artisti e delle autorità

Testo e foto Foto courtesy dal Circolo Arci di Montagnana

Domenica 14 gennaio 2018, nella

sala consiliare del Comune

di Montespertoli, si è svolta la

cerimonia di premiazione dei vincitori

del concorso di pittura Spiga d’Argento,

alla presenza del sindaco di Montespertoli

Giulio Mangani, del presidente

del Consiglio Regionale della Toscana

Eugenio Giani e dell’assessore alla Cultura

di Montespertoli Elena Ammirabile,

di fronte ad una folta platea di artisti

e pubblico.

Il primo premio è stato assegnato ad

Alberto Vignoli per l’opera La sciarpa

Il secondo premio a Bruno Sabatini per

l’opera Senza confini

Il terzo premio a Vincenzo Montecalvo

per l’opera Le parole dell’anima

Il quarto premio a Lello Negozio per l’opera

Paesaggio

Il quinto premio a Silvano Sordi per l’opera

Sagome cento città

Il sesto premio a Michele De Niccolò per

l’opera Paesaggio con neve

La giuria ha inoltre segnalato i seguenti

artisti: Marco Chiarini, Giosuè Cino,

Alessandra Zago, Franco Ramerini, Giuseppe

Matera, Vittorio Braccesi e Bruno

Nardi.

La giuria del concorso era composta da

Elena Ammirabile, assessore alla Cultura

del Comune di Montespertoli, il professor

Ugo Barlozzetti, Andrea Nicita ed

Ernesto Piccolo; presidente della giuria

Andrea Pignataro, segretario Francesca

Di Natali.

Come da tradizione anche quest’anno

è stato assegnato il Premio speciale

Spiga d’Argento riservato a figure che

si sono distinte nel mondo della cultura,

della scienza, del giornalismo e delle

arti. Quest’anno il premio è andato a

Luca Alinari, artista tra i più significativi

nel panorama artistico contemporaneo.

A lui il presidente Eugenio Giani ha

consegnato la scultura Spiga d’Argento

realizzata dall’artista Andrea Nicita. Altra

premiata, Alessia Arena, cantante e

attrice impegnata nel sociale; anche a

lei è andata la scultura Spiga d’Argento

opera di Andrea Pignataro.

La mostra delle opere in concorso è stata

allestita al Circolo Arci di Montagnana

(Saletta della Spiga), con la supervisione

di Alessandro Poggianti, presidente

della Casa del Popolo, e Franco Giachi,

presidente del Circolo Arci ed organizzatore

del premio di pittura. Circa cinquanta

i partecipanti ed ottanta le opere

esposte, tutte di buon livello. Significativa

la risposta degli artisti, intervenuti

in grande numero sia all’apertura della

manifestazione il 6 gennaio che alla cerimonia

di premiazione.

Il presidente Eugenio Giani consegna il premio speciale Spiga d’Argento al maestro

Luca Alinari; insieme a loro Alessandro Poggianti (da sinistra), il sindaco di

Montespertoli Giulio Mangani, Andrea Pignataro, Andrea Nicita e Fabrizio Borghini

Al centro, la cantante e attrice Alessia Arena con il premio speciale

Spiga d’Argento assegnatole dall’assessore alla Cultura di Montespertoli

Elena Ammirabile (a sinistra); con loro Andrea Pignataro, autore

dell’opera

Un momento della premiazione; in foto l’artista Bruno Sabatini

La mostra delle opere in concorso al Circolo ARCI di Montagnana

56 SPIGA D’ARGENTO


Angela Viti

Anna Nozzoli

Alessandra Zago

Rinaldo Barnini

Bruno Nardi

Nadia Calosi

SPIGA D’ARGENTO

57


Eventi in

Toscana

Bruno Pagni

Luca Campaini

Bruno Sabatini

Chiara Campigli

Marco Chiarini

Cristina Falcini

Stefania Ballerini

Roberta Cibecchini

Gairy Gibbons

Lorella Consorti

58 SPIGA D’ARGENTO


Claudio Caioli

Cosetta Di Pietrantonio

Daniele Spisa

Franco Ramerini

Elena Migliorini

Domizio Poggiarelli

Alberto Vignoli

Francesca De Nicolo’

Elisa Sestini

Lello Negozio Michele De Nicolò Vincenzo Montecalvo

Luciano Cioni

Mara Faggioli

SPIGA D’ARGENTO

59


Eventi in

Toscana

Mauro Petralli

Giuseppe Matera

Caterina Lorenzo

Grazia Di Napoli

Maria Rosa Rabbene

Luciano Carpitelli

Maria Rosa Giuliani

Simone Masetto Maghe

Marta Carlesi

60 SPIGA D’ARGENTO


Simone Malizia

Saverio Bardi

Silvano Sordi

Nancy Yuckman Biagi

Stefania Natalicchi

Giosuè Chino

Natale Rosselli

Vittorio Baccesi

Giuseppe Setteducati

Stefania Sassoli

SPIGA D’ARGENTO

61


Eventi in

Toscana

Dall’11 al 25 febbraio alla Palazzina dei Cacciatori di Cerreto Guidi

Testo e foto di Claudio Caioli

La Palazzina dei Cacciatori, edificata

per volontà di Cosimo I dei Medici

contemporaneamente ai lavori

di costruzione della Villa Medicea di Cerreto

Guidi, era il ritrovo abituale dei frequentatori

delle cacce a Cerreto. In questa

suggestiva location si svolgerà, dall’ 11 al

25 febbraio, la seconda edizione di Carnevalarte,

mostra collettiva di pittura, scultura

e fotografia. La mostra, patrocinata

dal Comune di Cerreto Guidi, è a cura

di Claudio Caioli in collaborazione con la

Proloco di Cerreto Guidi e l’associazione

Toscana Cultura. Presenti in mostra

gli artisti: Valerio Savino, Diana Polo, Rosario

Fiandaca, Susi La Rosa, Maria Giulia

Broccardi Schelmi, Mauro Baroncini,

Margherita Biondi, Claudio Bellari, Cristina

Falcini, Lidia Atzori, Elena Bini, Valeria

Cappelletti, Linda Pucci, Jacqueline Magi,

Bruno Sabatini, Fippo Benci, Euro Elmi,

Grazia Di Napoli, Fulvio Persia, Cosetta

Dipietrantonio, Elena Migliorini, Alessandra

Zago, Fenice Animus, Carlo Magnolfi,

Michele Maioli, Alfonso Fantuzzi, Luigi

Viti, Lorenzo Viti, Susanne Jhon, Cloe Petrilli,

Annalisa Fusilli, Claudio Cavallini

(Kevo) e Roberto Guerri.

In collaborazione con

Con il patrocinio di

Comune di Cerreto Guidi

Un momento dell’inaugurazione; da destra Claudio Caioli, curatore della mostra, Simona Rossetti,

sindaco di Cerreto Guidi e il giornalista Fabrizio Borghini

La Palazzina dei Cacciatori a Cerreto Guidi, sede della mostra Carnevalarte

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