TuttoBallo20 september2020- EnjoyArt

fabrizio.silvestri

“Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti”.

Gabriele D’Annunzio è presente all’interno del numero di settembre di TuttoBallo20,
il professore Ernesto Di Renzo, ci racconta come il “Parrozzo” d’Abruzzo sia stato uno dei dolci più amati dal nostro poeta abruzzese.
TuttoBallo20 è la rivista che ti informa e ti tiene in forma.
Questo mese abbiamo deciso di presentare argomenti che stimolano la creatività per dare slancio alla rinascita. Interviste con: il guru della danza Espen Salberg; i coach Massimo Giorgianni e Alessia Manfredini; la prima ballerina internazionale Liudmilla Konovalova; Matteo Sedda, il ballerino che è riuscito a portare la sua vita in palcoscenico; Susanna Santoro e Jon Vallejo una coppia a confronto per raccontare la loro storia di Danza e amore sul palcoscenico.
I consigli dei nostri esperti per come ripartire alla grande e affrontare un nuovo anno di lavoro complesso: Ciro Vinci, Michela Mignano, Giovanni Battista Gangemi, Eugenia Galimi, Angela De Vito, Sandro Mallamaci, Danilo Pentivolpe, Jupiter (l’astrologo di Rai1), Annalisa De Meis.
In questo numero incontrerai compagnie prestigiose di danza che nel rispetto delle norme anti Covid-19 presentano i loro spettacoli: Atzewi Dance Company, Circo Bianco, Altradanza, Luigi Fortunato, Roma Europa Festival.
In questo numero vi proponiamo ampie pagine di formazione con Inspiral Ballet di Chilian Estevez Heredia, Domenico Iannone, Alessia Demofonte, Federico Vessella.
Sulle pagine di TuttoBallo20 la formazione passa anche per la storia della danza con Vittorio Viscardi e Gianna Menetti. Rossella Simonari, Susan Walker Spence.
TuttoBallo20 ti informa e ti tiene in forma, scarica il tuo numero di Settembre e inizia a leggere l’argomento che più ti interessa.
Fai un regalo ad un tuo amico e suggerisci anche a lui di leggere TuttoBallo20, così anche lui sarà in forma e informato… Buona Lettura.

s e p t e m b e r 2 0 2 0

F R E E P R E S S O N L I N E n o n r e g i s t r a t a D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "

TuttoBallo20

LIUDMILA KONOVALOVA

Wiener Staatsoper


F R E E P R E S S O N L I N E n o n r e g i s t r a t a D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "

TuttoBallo20 - September 2020

In copertina :Liudmila Konovalova - Étoile Winer Staatsoper

TuttoBallo20 - September 2020.

Editore "Stefano Francia" EnjoyArt

Direttore - Fabrizio Silvestri

Vice direttore - Eugenia Galimi

Segretaria di redazione - Pina delle Site

Redazione - Marina Fabriani Querzè

hanno collaborato: Ernesto Biagetti, Maria Luisa Bossone,

Elena Botti, Marco Calogero, Antonio Desiderio Artist

Management, Giovanni Fenu, Mauri Menga, Gianluca

Nardulli Walter Garibaldi, Giovanni Battista Gangemi, Lara

Gatto, Danilo Piccini.

Foto: Danilo Piccini, Luca Bartolo, NYC DANCE PROJECT,

Gennaro Guida., Veronica Napoleoni.

Foto concesse da uffici stampa e/o scaricate dalle pagine

sociale dei protagonisti.

Le immagini e le fotografie qui presentate, nel rispetto del

diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e

discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2 e 70 comma 1bis

della Lg. 633/1941.

É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.

É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dal

direttore. I collaboratori cedono all'editore i loro elaborati a titolo gratuito.

Testata giornastica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt

per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com

Contro Copertina

La contro copertina di Settembre è

dedicata a due giovani artisti.

Veronica Napoleoni,

fotografa, che ha realizzato lo scatto della

contro copertina.

(www.veronicanapoleoni.com).

Saverio Santangelo, (ritratto nella foto)

Giovane ventenne siciliano, danzatore,

attore di musical.


T U T T O B A L L O 2 0 | S E P T E M B E R 2 0

E D I T O R I A L E

F a b r i z i o S i l v e s t r i

d i r e t t o r e r e s p o n s a b i l e

Settembre è un mese dove tutto si rimette in moto. E’ il mese dei progetti e dei buoni propositi.

L’importante, però, è che i buoni propositi si trasformino in azioni. Agli obiettivi fissati in vacanza, devono seguire

le azioni, altrimenti restano sogni. Allora qual è il modo giusto di affrontare questo mese?

Questo è il mese delle sfide con se stessi. Settembre è il mese delle nuove opportunità… Tu sei pronto a guidare

la macchina della vita per raggiungere i tuoi obiettivi? La cosa migliore della fine di qualcosa (come la fine

dell'estate), è un nuovo inizio.

Fare tabula rasa, ricominciare, cambiare stagione e ruolo fa bene a tutti. E settembre potrebbe essere il mese

dell'opportunità per migliorare se stessi e fare qualcosa per gli altri. Per raggiungere gli obiettivi bisogna

rispettare alcune regole:

Pensa positivo e sarai più felice

I pensieri positivi sono una garanzia di felicità. Tutto ciò che pensi quasi sempre accade. Il cervello è un

trasmettitore di emozioni. Il pensiero positivo produce endorfine, trasmettitori di energia vitale, da cui dipende il

nostro umore, il sentirci bene o male. Attivando le endorfine riusciamo a ridurre stati emotivi negativi,

producendo sensazioni di sollievo e benessere. Come svilupparle? Con il pensiero positivo, con la respirazione

giusta, yoga e meditazione. Quindi, trovando il lato positivo in tutto quello che facciamo o sta per accadere,

ritorna il buon umore. Un trucco per stare bene e cambiare modulazione del pensiero? Pensa a cosa divertenti,

anche se ridi da solo, chi se ne frega… Guarda un film comico, oppure pensa che a breve potrai indossare di

nuovo gli stivali che ti piacciono tanto. Sii sinceramente felice che torna settembre e trasmetti questa allegria a

tutti…

Non ti lamentare!

Sapevi che ci lamentiamo in media 20 volte al giorno? (E generalmente senza motivi gravi...) Lamentarsi è come

stare sulla sedia a dondolo, ti muovi ma non ti porta da nessuna parte. Più ti lamenti più darai importanza alla

cosa che ti dà fastidio. Relativizza l'importanza delle cose facendoti la grande domanda: è davvero così grave

da dargli tanta importanza?

I cinesi dicono: Hai un problema e puoi risolverlo?… Perché ti preoccupi.

Hai un problema e non puoi risolverlo?... Perché ti preoccupi.

Saluta la pigrizia

E’ finito il tempo della siesta. Togli il sombrero e inizia a muoverti. Sveglia presto la mattina, abbandona il

malumore, programma la giornata con il sorriso. Piccolo trucchetto per superare la pigrizia. Tecnica del

countdown spaziale … Quante volte in tv hai visto la partenza di un shuttle? Cosa fanno prima di lanciarlo nello

spazio? Contano a rovescio 5, 4, 3, 2, 1, vai..alla fine del count down la navetta viene lanciata nello spazio … Ora,

immagina anche tu di essere uno shuttle da lanciare ogni volta che devi fare qualcosa … Non rimandare più. Per

ogni cosa che devi fare conta da 5 a zero e vedrai che al cervello darai la spinta giusta per fare quella cosa.

Come alzarsi dal letto e non spegnere per 10 volte la sveglia … A proposito della sveglia, mettila distante dal

letto, vedrai che quando suona sei obbligato ad alzarti … Io l’ho messa in bagno. E sai perché? Perché quando

metti i piedi fuori dal letto, il corpo si sveglia automaticamente …

Programma le tue giornate

Rientrare a lavoro dopo un periodo di riposto, equivale a stressarsi ancora: leggere le e-mail, smaltire il lavoro

accumulato, rimettere in ordine la casa, affrontare i problemi quotidiani e così via.. Per superare tutto in maniera

allegra e brillante, prendi un quaderno, agenda o taccuino e scrivi le cose da fare nella giornata suddividendole

in: cose da fare immediatamente, cose da fare in un secondo momento, cosa superflue, e cose che puoi

delegare …

Una volta stabilita la priorità delle cose da fare, inizi con una visione completa della giornata e sei anche

contenta di fare le cose che hai stabilito tu e che nessuno ti ha imposto di fare …

Fare Pulizie

È dimostrato che pulire i luoghi in cui passiamo molto tempo ha effetti benefici per la salute mentale, quindi fai il

primo passo mettendo a posto le tue cose in camera, in casa e in ufficio …

Ascolta una bella playlist ballabile … balla mentre ascolti la musica, fai diventare il tuo cervello distributore

automatico di endorfine e vedrai che il buon umore arriva …


A T T U A L I T Á B A L L O

F I S C O E B A L L TuttoBallo20

Anthony Mmesoma Madu

La storia di un ballerino nigeriano

Dopo una esibizione in mezzo al fango il giovane ballerino nigeriano

ottiene una borsa di studio con l'American Ballet Theatre negli Stati Uniti.

Dimostrando alla sua comunità che tutto è possibile.

di Giovanni Fenu

In questo periodo storico che stiamo vivendo, fatto di giornate concitate, di allarmi quotidiani sulla pandemia che minano le

nostre fragili certezze quotidiane che inamovibili ritenevamo fino a qualche mese fa, la storia che proviene dalla Nigeria è

come un raggio di luce nel buio tunnel che stiamo attraversando. Una goccia di speranza nel mare, agitato, del vivere

quotidiano, un appiglio a cui aggrapparsi per tentare di risollevarsi fino quasi a toccare il cielo; tutto questo grazie alla

fanciullesca leggiadria di un giovane ballerino nigeriano, Anthony Mmesoma che, con la sua performance ballerina sotto la

pioggia, a piedi nudi nel fango, ripresa in un video che ha ben presto spopolato su YouTube, non solo ha commosso milioni di

utenti nel mondo, ma ci ricorda anche come l’arte tersicorea può, con la sua leggerezza, esprimere al meglio il concetto di

“sogno”. Il dodicenne Mmesoma, allievo della sede nigeriana “Leap of Dance Academy”, la quale intende raggiungere il

miglioramento personale soprattutto attraverso il ballo, con la sua danza naturale, a piedi nudi nel fango con sullo sfondo le

povere capanne del suo villaggio, ci ricorda – per citare Trilussa – che “tutto sommato la felicità è una piccola cosa”, anche –

e soprattutto – una spontanea danza sotto la pioggia, in un povero, ricco villaggio della Nigeria. Il gesto di Mmesoma, che a

me, spero di non essere impertinente, ricorda, per la sua spontaneità e leggiadria, la celebre danza sotto la pioggia di Gene

Kelly in Singin’ in the Rain (1952), non è passato inosservato e ha destato l’attenzione di diversi “addetti ai lavori”.

In particolare quella dell’ex ballerina nigeriana Fade Ogunro che, impressionata dalla grazia e dal talento di Anthony, non ha

esitato a contattare la scuola di danza dove si allena il giovane, per garantire a lui e ad altri talenti nigeriani dell’arte

tersicorea una borsa di studio che consentirà loro di studiare seriamente la danza classica almeno fino al compimento della

maggiore età. Il genuino gesto di Anthony, a noi occidentali, soprattutto in questo momento così incerto e nebuloso, deve

servire da sprone, da monito a non arrendersi, ad andare avanti con rinnovata speranza e fiducia. In fin dei conti tutti noi, così

come il giovane danzatore africano, abbiamo quotidianamente il nostro “fango” sotto i piedi – chiamatelo come volete, che

siano problemi economici, personali, esistenziali e quant’altro – che tenta di trattenerci a terra; e proprio in questi momenti,

come ci insegna Anthony, che bisogna riscoprire tutta la nostra forza, la nostra fanciullesca leggiadria per librarci, come tanti

ballerini, verso quel cielo che, se oggi è plumbeo, domani vedrà risplendere un meraviglioso arcobaleno.

Parafrasando una celebre frase presente ne L’Idiota di Fiodor Dostoevskij, possiamo affermare che:

“la bellezza (e la danza, nda) salverà il mondo”.


FC IO SM CP O E L E A NBN AI LE L OB A L L O

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La "Regina della danza" Carla Fracci il 20 agosto è stata festaggiata per i suoi 84 anni a

Nepi, al Festival Internazionale della Danza e delle Danze diventando cittadina onoraria.

Nella foto e tra le braccia dei ballerini: Giuseppe Picone Maurizio Nardi, Marlon Dino,

Friedman Vogel, Oscar Chacon , Alexander Diablo, Ioaquin de la Luz. Fotografia storica e

unica scattata nel 2013 dal maestro fotografo Alessio Buccafusca. Auguri!!!

Il 25 agosto la "Fatina della Tv" Maria Giovanna Elmi ha festeggiato nella sua Tarvisio

i suoi primi 80 anni. Annunciatrice, cantante di canzoni per bambini, conduttrice, Maria

Giovanna Elmi è considerata il volto solare ed elegante di una televisione garbata.

foto di Danilo Piccini. Auguri!


Salberg (Oslo 28/3/1952, Ariete), già campione di latin dance, icona della

Espen

internazionale, è diventato il coach di ballo più ricercato nel settore danza di

danza

è uno stilista di moda affermato nel 2004 crea

Attualmente

viola di Paulina (Jennifer Lopez) protagonista del film “ShallWe Dance”.

l’abito

un impegno e l’altro, mentre gira il mondo, siamo riusciti a fargli qualche

Tra

su danza e moda…

domanda

FP IE SR CS O N E A GBG AI LE L BO

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ESPEN SALBERG

I L G U R U D E L L A D A N Z A S I R A C C O N T A

coppia e non solo.

di Pina Delle Site


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Ciao Espen, dopo aver vissuto in ogni angolo della terra, attualmente,

dove vivi?

Io e il mio compagno Issy viviamo a Tokio. Quattro anni fa ci siamo trasferiti

da Bali, Indonesia.

Tu hai iniziato a ballare quando avevi 10 anni, come ti sei avvicinato

alla danza?

A 8 anni ho visto in televisione in Norvegia un team match di 10 balli tra

Scandinavia e Inghilterra, e durante la pausa ci fu una gara di Team Macht

Junior, quando ho visto ballare quei bambini mi sono innamorato

immediatamente della danza. Dopo un pò ho iniziato a studiare danze di

coppia in una scuola locale e da quel momento non ho più smesso…

Tu hai ballato, Standard, Latino Americani, 10 Balli (titolato mondiale

amatore e professionista). Cosa ti portò a scegliere definitivamente le

Danze Latino Americane?

Ho iniziato a ballare 10 balli perché quando si è bambini ti insegnano tutti e

due, giustamente. A 10 anni ho iniziato a fare le gare vincendo vari titoli,

europei, Mondiali. Quando ballavo con Kirsten il migliore risultato era

sempre nei latino americani, così abbiamo scelto definitivamente quello

stile, anche perché sono stato sempre attratto da

dalle musiche latine.

In rapporto ad oggi cosa ti manca della danza degli anni 70/80?

In quegli anni, tutto sembrava più semplice. Avevamo un solo maestro, oggi

le coppie ne hanno 8, 10. Io mi sentivo guidato, protetto dal mio

insegnante. Abbiamo vissuto un ballo sano dove si pensava solo a ballare,

migliorarsi e avere personalità. Oggi un ruolo importante lo gioca anche la

“politica”. Il ballo di oggi qualitativamente è altissimo, quello che noto nelle

coppie moderne è la mancanza di identità.

I ballerini oggi sembrano tutti uguali, pochi danzano il proprio stile.

Mancano di personalità.

Tu oggi sei il modello al quale molti ballerini si ispirarono per

diventare una star nella danza. E Espen Salber a chi si è ispirato?

Quali erano i tuoi modelli quando ballavi?

Ti ringrazio, mi fa piacere sapere che sono un modello, una guida per loro.

Quando ballavo io, i modelli erano i campioni come Peter Eggleton e Brand

Winslade, i pluricampioni Bille Bobbie Irvine. Nomi che non pronunciano i

giovani di oggi, eppure sono loro che hanno fatto la storia del ballo.

Espen Salberg e suo marito Issy

nel giorno delle nozze, celebrate nel 2018 in Italia.

Tu oggi sei un coach, coreografo affermato. La tue coreografie si

distinguono da quelle dei tuoi colleghi soprattutto per la

contaminazione tra i generi che tu hai introdotto. Come si crea una

coreografia?

Io provo sempre a essere me stesso. Anche quando avevo 16, 17 anni

curavo io le mie coreografie. Quando ero competitore, io creavo le nostre

coreografie, cercavo sempre di essere originale, e non avevo mai paura di

non essere in linea con gli altri, anzi, volevo proprio creare il mio trend, il

mio stile. Forse, questo è stato il modo migliore per cercare ispirazione.

Quando crei una coreografia nel ballo, si cercano le giuste atmosfere;

ascolto la musica latino americana e mi lascio trasportare dal ritmo,

cercando di immaginare come i corpi dell’uomo e della donna possano

ballare insieme, quale emozione sentano e quale debbano trasmettere al

pubblico. Il corpo deve seguire il ritmo, mettere in gioco il carattere di quel

ballo. Tutto questo produce ispirazione.

Non esiste una ricetta giusta per fare una bella coreografia. Io ascolto la

musica che scelgo o la coppia ha scelto, poi chiedo o mi domando perché

l’ho scelta, e quale messaggio voglio veicolare. Poi studio la coppia, i

protagonisti, le loro capacità, il loro potenziale.

Entro nel loro territorio per capire se sono a loro agio e sono disposti ad

imparare nuovi passi. C’è differenza tra coreografie da gara e quelle per

uno show. Nel primo caso si guarda prima la tecnica, la personalità e poi si

inizia a studiare i passi da eseguire in gare. Mentre nello show prediligo più

lo spettacolo, la contaminazione di generi e stili. Ogni coreografia deve

avere un forte appeal, che emozioni e catturi l’attenzione del pubblico. Mi

piace coreografare, mi piace lavorare in team. La danza è arte e business,

per questo bisogna sempre offrire una performance di alta qualità. Musica e

mood sono assolutamente, per me, elementi importanti per creare una

coreografia avvincente.


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Quando tu ballavi, c’era una sola federazione che organizzava i campionati, il vincitore era l’unico

campione al mondo.

Oggi, invece, con le varie federazioni che organizzano gare, campionati, ci sono due o tre campioni del

mondo che rivendicano il titolo. Secondo te, tutto questo sta svalutando la danza?

Il mondo del ballo si è sviluppato molto, rispetto a quando ballavo, oggi ci sono molte più coppie e credo per

questo sia giusto offrire una scelta più ampia. D’altro canto, però bisogna anche dire che ogni federazione ha il

proprio campione. E in giro per il mondo

ci sono due, tre campioni del mondo. Questo, a mio avviso, abbassa il valore dei titoli vinti. Un titolo di oggi ha

meno appeal per lo showbiz danza, rispetto a ieri, quando una sola coppia all’anno era campione. Secondo me,

una coppia si può definire tale quando riesce a conquistare tutto il mondo per la sua bravura e poco importa a

quale federazione appartiene. In teoria la tecnica, il carisma, l’appeal fanno di una coppia i campioni. Dico questo

perché molte federazioni pensano che per diventare campione bisogna avere altre caratteristiche, penalizzando

così un pò la tecnica. Se le federazioni promuovono ballerini che hanno tecnica scadente, tale concezione svaluta

la danza…

Dopo qualche anno dal tuo debutto, avvenuto nel 1973, tu lasci la Norvegia, per diventare cittadino del

mondo. In tutti i traslochi che hai fatto (Londra, Roma, Bhali, Tokyo), Espen cosa cercava?

Sono diventato cittadino del mondo perché volevo crescere, imparare da chi ne sapeva più di me… Nel 1973, io e

Kirsten, ci siamo trasferititi a Londra perché volevamo entrare a pieno titolo nel circuito internazionale della danza,

dal momento che nessun norvegese

prima di noi era diventato campione mondiale. Noi ci siamo riusciti… Abbiamo vinto il titolo nazionale inglese e poi

il titolo mondiale amatori Latini; quando siamo tornati in Norvegia abbiamo aperto la scuola di ballo. Poi siamo

tornati in Inghilterra, nel 1979, abbiamo ballato come professionisti Latini fino al 1985, anno in cui abbiamo vinto

proprio il Campionato Professionisti Latini. Da lì abbiamo iniziato a girare il mondo con lo show Latin Fantasy con

Alan e Hazel Fletcher. In quello show ho imparato tanto, come coreografo e come stilista di abiti da ballo. Quando,

nel 1993 ho deciso di smettere di ballare per dedicarmi di più sul mio sogno di diventare stilista, mi trasferisco a

Roma dove inizio a studiare moda, poi nel 2007 mi trasferisco a Bali...

Oxana Lebedew e Espen Salberg

Ci racconti come ti sei avvicinato alla moda e come mai hai deciso di venire a vivere a Roma?

Avevo 40 anni, come ti raccontavo prima, decisi di smettere di ballare per realizzare il mio sogno, quello di studiare

moda… Mi trasferii a Roma per farlo. Mi iscrissi all’Accademia Europea di Moda di Franco Reale. Li è iniziato tutto.

Mi ricordo che andavo tre giorni a settimana a scuola a San Lorenzo in Lucina, il resto dei giorni li passavo a

studiare e insegnare. Una volta terminata la scuola, ho aperto il primo atelier di moda con Daniele Leonardi di

Terni, come me, amico di Stefano Francia, poi con De Paolis e con varie ditte di produzione italiane fino al 2007,

anno in cui sono andato a vivere a Bali anche per una situazione di salute, dovevo prendermi cura di me e

prendermi un po' di pausa. Bali, invece, mi ha dato una forte opportunità, creando il mio brand “Firmato

EspenSalberg”.

Quando crei una collezione a cosa ti ispiri?

L’ispirazione può arrivare da un profumo, da un colore, da un tessuto, da una donna stessa. Per me è importante

rendere la donna, elegante e sensuale. Inizio sempre dalla visione di una silhouette e poi arriva il tema della

collezione. Come l’ultima collezione, Profumo di Donna. Donna elegante, e sensuale, ricoperta di pizzo nero

trasparente.

Il tuo colore preferito?

Il mio colore preferito è il nero. Ricordo che quando facevo il parrucchiere lessi in qualche rivista che i colori

fondamentali della mo

sono Nero, Bianco e Rosso. Quei colori li usavo anche per le clienti che ballavano e dovevano decidere il colore

dei capelli; all’epoca, anche se azzardato, era importante farsi notare in pista, sono colori che in pista fanno

ancora effetto. Oltre a questi tre colori base mi piace color champagne, color nudo nel tono giusto, verde smeraldo,

pinkcerries, viola.

Carolyn Smith

Coco Chanel diceva: “Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è vestita impeccabilmente si nota la

donna”, cosa rende unica una donna per “Firmato EspenSalberg”?

La donna “Firmato EspenSalberg” è una donna unica, sensuale, elegante, fuori dagli schemi convenzionali. Amo

molto curare la silhouette. Per il 95% lavoro su tessuti elasticizzati, perché è molto importante che l’abito sia

comodo e questo rende la donna felice.

Quali consigli puoi dare alle giovani ballerine per creare e tenere alto il loro personal brand, la loro immagine?

Quando si parla di Personal brand è difficile dare consigli, soprattutto ai giovani di oggi che sono cresciuti con

internet, e vanno alla ricerca del proprio stile copiando a destra e a sinistra, guardando su youtube i loro idoli. Per

aiutarli veramente, bisogna assecondare la loro indole, cercando di tirare fuori la loro personalità, solo così

possiamo guidarli. Bisogna rendere conto dell’inclinazione della coppia e lavorarci sodo. Poi, se si raggiunge

l’obiettivo la soddisfazione è per tutti.

I sogni del giovane Espen, si sono realizzati tutti?

Espen ha realizzato tutti i sogni che aveva da bambino. Ora ci sono quelli da adulto, che non dirò mai a nessuno, li

custodisco dentro di me e lavoro duro per realizzarli. Sono abituato a farcela da solo, qualora non ci riuscissi non

mi vergogno a chiedere aiuto…

Firmato Espen Salberg


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"Fin da bambina mi è sempre piaciuto ballare"


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Liudmila Konovalova è nata a Mosca (Russia). Si è diplomata alla Moscow Bolshoi Ballet Academy ed è entrata a far parte del Russian State Ballet nel

2002. Nel 2004 è stata nominata prima solista e ha ballato i ruoli principali in "Giselle", "Don Chisciotte", "Schwanensee", "Dornröschen", "Der

Nussknacker", "Danza delle ore" e "Paquita". Nel 2007 è entrata a far parte dello Staatsballett Berlin ed è stata nominata Solista nel 2009. A Berlino

ha interpretato i ruoli principali in "Dornröschen" di Vladimir Malakhov, "Schwanensee" di Patrice Bart e "Der Nussknacker", "Scheherezade" (Fokin)

e Pierre Lacotte. "La Vivandière" e "Concerto per violino" di Clark Tippet (Max Bruch Nr. 1), nonché altri ruoli principali in "Giselle" e "Das

flammende Herz" di Patrice Bart, "Cenerentola" e "La Péri" di Vladimir Malakhov, "Paquita" "(Petipa), "Festa dei fiori a Genzano" (Bournonville) e

"Sylvia" di Frederick Ashton. Nel 2010 è entrata a far parte della Wiener Staatsballett come solista ed è stata ì promossa a First Solist nel 2011.

Premi e riconoscimenti: 3 ° posto al concorso "Young Russian Ballet" a Krasnodar (2004), Premio speciale dal Serge Lifar Ballet Competition a Kiev

(2006), 2 ° posto al Concorso internazionale di balletto KIBC a Seoul, 1 ° posto all'ÖTR -Concorso a Vienna e nel Concorso di danza classica "Premio

Roma" nel 2007, Premio Capri Danza International (2018). Nel giugno 2019 liudmila Konovalova è stata onorata dall'Ambasciata russa a Vienna per i

suoi meriti del rapporto culturale tra Russia e Austria.

I Tuoi esordi fino all'arrivo al Teatro dell'Opera di Vienna.

Fin da bambina mi è sempre piaciuto ballare, quando ascoltavo la musica, in particolare la musica classica (Lo Schiaccianoci era mio preferito a quel

tempo, 3-4 anni. In seguito, mi hanno iscirtto alla scuola di danza, dapprima privata, poi in quella professionale dell'Accademia Bolshoi. Il mio

processo educativo non è stato facile ... Sono riuscita a malapena ad entrare in accademia, ma solo nella classe per "alunni poco talentuosi" e più tardi

(2a classe dell'Accademia) sono stata buttata fuori dall'Accademia. Mia Madre ha dovuto scrivere una lettera per supplicare di tenermi in accademia

e fortunatamente sono riuscita a finire tutto i corsi accademici. Il modo per diventare Ballerina e' stato molto arduo, pieno di ostacoli, ma credo

proprio che questo mi abbia reso la Ballerina e la Persona che oggi sono. Ho imparato a superare qualsiasi difficoltà e a continuare sulla strada verso

il mio sogno, il mio obiettivo! Uno dei momenti molto importanti della mia vita e soprattutto della mia carriera è successo in Italia a Roma! Ho vinto il

Premio Roma Competition, dove il presidente della giuria era Maya Plisetskaya!

E questo, e soprattutto Lei, mi ha aperto molte porte e ha fatto sì che le persone sentissero parlare di me, mi invitassero. È stato l'inizio della mia

carriera internazionale. Più tardi, quando ero già prima ballerina della Wiener Staatsoper, sono stata invitata a ballare per il giubileo di M. Plisetskaya

85 a Parigi ... Ma la nostra grande, anche straordinaria relazione stava iniziando in Italia, a Roma. A Roma ho incontrato per la prima volta anche

Giuseppe Picone (Direttore del Balletto San Carlo) in occasione del mio Debutto al Lago dei cigni con il Teatro Dell'Opera di Roma, invitata dal

manager Antonio Desiderio. E da quel momento abbiamo iniziato la nostra grande amicizia e collaborazione sul palco!


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Cosa è importante per una ballerina?

Molte cose… Ovviamente parto dalle mie esperienze. Il

talento ovviamente è la base ma occorre anche un duro

lavoro!

Questa la grande combinazione. Se manca uno dei due,non

si può avere successo. Inoltre, credere fortemente in cio

che fai ed amare la tua professione! Un pizzico di fortuna

serve sempre, ma devi essere pronto a cogliere quelle

possibilità, e non puoi sederti, non fare nulla ad aspettare,

quella fortuna ricadrà su di te come una Mela di Newton.

Qual è il tuo ruolo preferito?

Di sicuro Odette/Odile del Lago dei Cigni! L'ho ballato

moltissime volte, ed è stato un ruolo importantissimo per la

mia carriera, quindi sicuramento questo! Il mio debutto è

avvenuto al Teatro La Fenice di Venezia. Era il mio sogno

ballare lì! Ovviamente in parte perché Maria Callas cantava

lì... .E io sono un grande fan di Maria Callas ... Un anno prima

del mio debutto, ho visitato Venezia e in particolare La

Fenice come turista, e quando sono entrato ho espresso un

desiderio: “una volta nella mia vita, vorrei salire su questo

palco e ballare qui”. Solo un anno dopo ero lì a ballare,

invitata da Daniele Cipriani.

Tornerai a Dicembre al Teatro San Carlo...

Sarà la mia terza collaborazione con il Teatro San Carlo!

E devo dire che mi sembra di tornare a casa. Ne sono

enormemente felice! Quando sono entrato in questo

teatro per la prima volta è stato un'emozione unica! Adoro

gni angolo lì! È emplicemente incredibilmente bello e

stimolante!

Quando vai a scaldarti nella Sala Renata Tebaldi,e poi vedi

gli omaggi impressi nel teatro a G.Rossini e G.Donizetti .....!

Sono senza parole! E guardare dal palco il pubblico, con

tutta questa bellezza, avere un pubblico italiano così

caloroso, mi riempi il cuore di gioia!

Cosa è la danza per te e quali sono i tuoi progetti futuri?

Beh, è difficile descriverlo con le parole ... Penso che la

danza sia la mia vita. Perché quando sono sul palco e mi

esibisco, mi apro e porto dentro le mie esperienze di vita,

porto tutto cio che è dentro di me, a volte anche qualcosa

che non posso mostrare nella vita reale. Penso che il ballo,

mi permetta di essere la vera me. Tra i prossimi progetti

l'inizio della nuova stagione con il nostro nuovo direttore

d'opera Bogdan Roščić e il nuovo direttore di balletto e

coreografo Martin Schläpfer!

Sono molto felice ed emozionato per questo nuovo capitolo

della mia carriera! È stato uno dei miei grandi sogni

lavorare con lui, per poter imparare e creare qualcosa di

nuovo! Penso che niente possa essere più meraviglioso che

essere un testimone o parte di un processo creativo

quando sta per nascere qualcosa di bello!


P E R S O N A G G I E B A L L O

TuttoBallo20

Massimo & Alessia

20 anni di passioni, danza e amore

di Fabrizio Silvestri


P E R S O N A G G I E B A L L O

TuttoBallo20

Massimo e Alessia hanno avuto successo

da oltre 20 anni. Insieme hanno ottenuto

8 titoli mondiali, sono diventati campioni

d'Europa e 18 volte campioni italiani,

dilettanti e professionisti, oltre che 6

volte campioni del mondo del Classi Show

Dance. Il loro successo è basato su calore,

musicalità ed espressione.

La loro missione è creare una comunità

che implichi un alto livello di

insegnamento, attraverso studi di danza,

materiali di coltivazione online ed eventi

dal vivo, dando ai ballerini di tutto il

mondo la possibilità di vivere

un'esperienza straordinaria.

L’obiettivo di Massimo e Alessia è quello

di far evolvere il concetto di studio di

danza, puntando sullo sviluppo personale.

Nel millennio della comunicazione la

coppia, sposata da 22 anni, ha elaborato

un proprio modello, adattando gli

insegnamenti della crescita personale alla

danza, creando un “meta-dance” che si

pone il fine di aiutare i danzatori ad

esprimere le proprie potenzialità, la

propria autenticità, utilizzando la danza

come mezzo di crescita personale sulle tre

intelligenze: mentale, fisica ed emotiva.

Massimo e Alessia, cosa vi manca dei 20

anni di agonismo?

non ci manca la gara; abbiamo fatto

agonismo per molti anni ed ad alto livello.

Quando abbiamo deciso di smettere, nel

2004, sentivamo che era il momento

giusto, e da allora non abbiamo mai

sentito la mancanza, certamente ballare e

fare allenamento a volte ci crea

nostalgia…. Tutto ha un tempo…un inizio

ed una fine. Certamente sono stati anni di

sacrifici , divertimento, fatica, crescita e

soddisfazioni, ma crescendo i bisogni

cambiano e gli obiettivi pure. La

sensazione della preparazione e della

performance è l’aspetto che ci manca

maggiormente.

Voi avete iniziato a ballare giovanissimi,

siete rimasti sempre insieme, poi è

arrivato il matrimonio e tre bellissimi figli.

Qual è il segreto della vostra unione?

Pazienza, perseveranza, complicità,

rispetto e tanta voglia di mettersi in gioco

per potersi migliorare, in modo da

soddisfare il bisogno altrui e non solo il

proprio.

Massimo, Alessia: Come si gestiscono,

famiglia, impegni personali e lavoro?

I ballerini fin da giovani imparano a

pianificare la propria vita….

Ora è tutto amplificato e non sempre

semplice, avendo 3 figli molto impegnati

nelle loro attività, i nostri impegni

lavorativi e personali, il Franchising di

scuole di ballo che gestiamo… Abbiamo

capito che è importante una buona

organizzazione; solo in questo modo si

riescono a gestire più cose.

Come vi siete accorti che la vita

professionale doveva correre su un

binario parallelo con la crescita

personale?

Tutto è iniziato grazie al ballo; abbiamo

sempre creduto che l’aspetto umano

fosse importante quanto il gesto tecnico.

Il ballo è stato un mezzo per farci

crescere come ballerini e come persone:

da qui nasce l’unione fra il ballerino e

l’essere umano; se non cresci come

persona è difficile comprendere certi

aspetti che il ballo richiede. Siamo

entrambi appassionati di crescita

personale, e abbiamo in piedi, da anni, un

master in coaching personale. Molti dei

libri che leggevamo già da amatori, erano

quasi sempre incentrati su questa

tematica, quindi il pensiero di poter

esprimere se stessi al meglio, è ciò che da

sempre ci ha appassionato.

Nel corso della vostra carriera professionale

avete sempre raggiunto tutti gli obiettivi?

Massimo: la mia priorità nel ballo era

quella di migliorarmi sempre, essendo un

perfezionista, quindi difficilmente mi

accontentavo di ciò che facevo e

raggiungevo; appena raggiunto un

obiettivo, ne formulavo altri. In realtà

dopo aver smesso di competere ho

realizzato che il vero scopo del ballo per

me non erano i risultati anche se

importanti, ma trasmettere delle

sensazioni a chi ci guardava.

Alessia: Penso che nella nostra carriera

siamo stati, nonostante alcune difficoltà,

caparbi nel credere in noi stessi a

discapito dell’ambiente di allora che,

nella maggior parte dei casi , apprezzava

solo ballerini con una certa statura ed una

tecnica classica. Noi abbiamo raggiunto

l’obiettivo di sfatare queste credenze

,sviluppando uno stile unico, innovativo e

caloroso. Credo, quindi, che abbiamo

raggiunto i nostri obiettivi, esprimendo

cio’ che desideravamo .


P E R S O N A G G I E B A L L O

TuttoBallo20

Massimo tu sei un life coach, artist coach; hai scritto libri e creato corsi di formazione per ballerini e

insegnanti di danza. Come hai scoperto la programmazione neuro linguistica?

Quando ero ancora competitore lessi un libro sulla linguistica e, da qui è nata la curiosità di conoscere di più,

non solo nella PNL ma anche di altre filosofie che hanno lo scopo di ampliare la conoscenza di se stessi e degli

altri. Ho conseguito il master di PNL all’estero, master conseguito anche da Alessia. Dagli studi fatti e che

continuiamo a fare abbiamo creato il modello Meta-Dance ( modello di eccellenza per ballerini); tale modello

raggruppa le tecniche che negli anni abbiamo sperimentato, e che sono pensate unicamente per ballerini.

Devo confessarti, comunque, che scrivere è attualmente una delle attività che faccio con più passione. Sto

ultimando, infatti, un libro sulla comunicazione non verbale che sarà pubblicato a breve. Sia io che Alessia

siamo appassionati di crescita personale, argomento che studiamo costantemente. Abbiamo comunque,

come accennato, un master in PNL entrambi , acquisito circa 10 anni fa in Inghilterra .

Massimo, come definiresti la PNL ad un ballerino che non l’ha mai sentita nominare?

Come dicevo mi piacerebbe che i ballerini focalizzassero la loro attenzione sulla crescita personale. La PNL è

una piccola parte di essa che si occupa di linguistica. Vorrei aggiungere che spesso molti usano in maniera

non appropriata questo temine che va molto di moda, ma credo che solo chi abbia vissuto una propria

esperienza, possa trasmettere autenticamente quello di cui necessita il ballerino-persona.

Quali sono gli strumenti che deve avere nella propria borsa un ballerino?

Puoi farci qualche esempio sui metodi che tu stesso hai usato e che un lettore di “TuttoBallo20” può applicare

da subito. Ecco gli strumenti che abbiamo portato in borsa e che hanno fatto parte del nostro cammino: un

libro, un asciugamano per il sudore, Pazienza, Ambizione, Credenza, Fanatismo, una spalla cui appoggiarsi nei

momenti difficili, conoscenza dell’arte, pensieri sinceri, gratitudine ed un pizzico di stupore.

Alessia, voi avete tre figli, sono ballerini anche loro?

I nostri figli sono interessati al gioco del calcio, che io, da perfetta profana ed estranea all’’ambiente, sto

imparando a conoscere ed ad amare per amore loro. Tutti e tre, inoltre, suonano uno strumento , questo per

avvicinarli al mondo dell’arte

Massimo, il Covid19, ha bloccato l’intera economia compreso la danza, molte scuole non riapriranno,

altre riapriranno con difficoltà. Secondo te da dove bisognerebbe ripartire?

Le scuole di ballo, a mio avviso, sono un potenziale enorme per soddisfare i bisogni dell’essere umano.

Bisogna proiettare la propria attenzione su cosa è possibile fare nella situazione in cui ci troviamo; non

possiamo cambiare il Covid , ma possiamo cambiare le nostre strategie a riguardo. Lamentarsi non aiuta,

bisogna e ripeto bisogna, trovare strategie innovative. Il covid, a mio avviso, nella sua negatività sta dando

l’opportunità di miglioramento, ci sta stimolando e, pur essendo un periodo incerto, oltre che difficile, bisogna

diventare più creativi. Molte scuole hanno avuto problemi perché fanno attività di gruppo ; noi della

Danceasfire, abbiamo una metodologia che focalizza la propria attenzione sull’individuo, e questo ci è stato di

aiuto in quanto evitiamo gli assembramenti; inoltre abbiamo dato ai nostri allievi la possibilità di continuare il

loro percorso facendo anche lezioni online.

Come organizzatori voi avete rimandato la data dell’evento “Dance AsFireChampionships” che si terrà

fine ottobre inizio novembre a Roma. Cosa ci puoi dire di più?

In effetti il nostro evento "Danceasfire Championship" è stato rimandato al 16-17-18 di aprile 2021; l’edizione

2020 era stata rinviata ad ottobre 2020, ma il manger dell’Hilton dei Cavalieri di Roma , ci ha palesato le sue

perplessità a riguardo, vista la possibilità di aggregazione di più persone, e tenuto conto che nell’ultima

edizione eravamo al completo sia in sala che negli spazi esterni. Contiamo, nell’edizione di aprile 2021, di

avere la stessa qualità e servizio del 2019, con musica dal vivo, giudici internazionali, ed una partecipazione a

livello mondiale. Avevamo, nel 2019, 15 nazioni partecipanti ed anche molti Italiani che ringraziamo per il

supporto. Contiamo , pandemia permettendo , di organizzare al meglio la terza edizione !

Massimo e Alessia, quali sono i vostri obiettivi a breve, medio e lungo termine…

Abbiamo molto progetti che stiamo passo dopo passo attuando e che, per scaramanzia, non vorremmo

svelare ! A breve ci sarà la pubblicazione on line di Libri e materiale didattico disponibile sul sito danceasfire;

il nuovo libro di Massimo su comunicazione e movimento sarà pubblicato a breve e stiamo lavorando per

rendere il progetto studi Danceasfire, più conosciuto in Italia e all’estero

Massimo come si fa a rimanere fedele ai propri obiettivi?

Per prima cosa assicurarsi che si sappia cosa si vuole e non cosa non si vuole. Il cervello non comprende le

negazioni; se, per esempio ti dico

non pensare ad un elefante, la tua mente ti ha dato in questo momento l’immagine dell’elefante, ecco perché

quando si formula un obiettivo bisogna formularlo proiettandolo su cosa si vuole raggiungere. Dopo aver

compreso cosa si vuole, capire quali sono i piccoli passi da seguire dando loro una scadenza, deve essere

misurabile, altrimenti diventa difficile. Una volta pianificato questo, bisogna darsi da fare, senza lasciare

spazio alle abitudini che potrebbero ostacolare i programmi concepiti. I piccoli passi raggiunti danno energia,

e questo crea una sensazione vincente nelle persona che è, quindi, motivata a fare il secondo passo. Quando

lavoro con ballerini e persone “ comuni“, mi assicuro che essi, dopo aver raggiunto il mini obiettivo, si facciano

un regalo, segnale importante dello scopo raggiunto.

Volevamo ringraziare TuttoBallo20 e Fabrizio Silvestri per averci dato l’ opportunità di condividere un pò della

nostra vita, sperando che la nostra esperienza sia di aiuto e motivazione al percorso di vita altrui. Buona vita a

tutti, e come diciamo sempre...con la fiamma accesa.


PC EO RM SPO AN GA NG IGE I E E B AL L L O

TuttoBallo20

Matteo Sedda

"GUERRIERO DELLA DANZA" CHE METTE

IL

SCENA TUTTO SE STESSO .

IN

di Giovanni Battista Gangemi


P E R S O N A G G I E B A L L O

TuttoBallo20

Questo progetto mi ha reso sicuramente

più forte sul mio status e di conseguenza

su chi sono. Sapere che questo spettacolo

ha una valore non solo artistico ma anche

politico mi rende fiero e mi fa venire voglia

di continuare a creare.

Hai avuto paura di diventare una persona

vittima di scherno o di discriminazione?

In verità no. Per fortuna ho sempre avuto,

fin da piccolo, un carattere abbastanza

forte. Durante l’adolescenza sono stato

vittima di piccoli atti di bullismo, ma non mi

hanno mai abbattuto, anzi sono riuscito a

rispondere con determinazione. Un paio di

anni fa mi è successo che alcune persone

di mia conoscenza abbiano usato differenti

luoghi comuni, non sapendo della mia

sieropositività. Ma questo mi ha fatto capire

che è la mancanza di informazione e la

paura che ti porta all’errore.

Una conversazione tra amici, inizia così l’intervista al danzatore Matteo

Sedda, un giovane danzatore cagliaritano, residente in Belgio.

Mi piace definirlo un “Guerriero della danza”, un danzatore che mette

in scena tutto se stesso, facendo diventare la sua storia fatta di

resistenza, resilienza e coraggio, una vera espressione poetica,

utilizzando il suo corpo. Un ragazzo, semplice, vivo, alla ricerca della

coscienza, delle emozioni, lui con i suoi modi di fare non parla alle

persone, ma parla ai cuori, perché, in fondo, chiudersi in se stessi

rende più fragili. Dire di se stessi e raccontare, come ha fatto Matteo,

ci fa capire che non si è mai soli.

Come è stato portare in scena se stessi e la propria esperienza di

vita sul palcoscenico?

Devo dire che è stata un’esperienza bellissima che mi ha fatto capire

tanto. Ma più che il portare in scena lo spettacolo, quello che mi ha

fatto crescere a livello artistico e umano è stato il processo creativo.

Dover trasformare le tue insicurezze in qualcosa di costruttivo

artisticamente è stata una bella sfida. Sapere che queste tue ferite

sarebbero diventate oggetto di giudizio mi hanno fatto alle volte

tentennare. Ho dovuto capire che per vincere sulle mie insicurezze le

avrei dovute accettare e portare la mia vita personale in scena. Ho

deciso di prendere il motto di Carol Hanish “Il personale è politico” e

farlo mio, rendendolo pubblico attraverso le arti performative. Per

fortuna lavoro con due ragazzi meravigliosi, Alessandra Ferreri e

Joshua Vanhaverbeke, con cui abbiamo creato un collettivo chiamato

Vitamina. Insieme siamo riusciti a portare e trasformare le mie paure in

un prodotto artisticamente e politicamente valido e siamo molto

contenti del risultato.

Tu svolgi il tuo lavoro per lo più fuori dai

territorio Italiano. Come è vivere la tua

professione di danzatore all'estero e da

ragazzo con Hiv? E come la vedresti la

tua vita sul territorio Italiano?

Vivo a Bruxelles e devo dire che mi trovo

benissimo. Ogni anno ci sono tantissimi

eventi culturali e festival di ogni genere

che ti permettono di restare al passo con i

tempi, per quanto riguarda, per esempio, il

teatro. Hai la possibilità di incontrare

tantissime persone di culture differenti e

questo per un artista è importantissimo.

Dialogare scambiandosi le idee sono la

base per un ragazzo che vuole far parte

cdel mondo dell’arte. E poi ormai si puòc

dire che Bruxelles è la Mecca del mondo

della danza contemporanea. Nel mondo

del teatro non ho mai avuto problemi per

la mia sieropositività, le persone sono

molto aperte riguardo a questa tematica,

ma questo non vuol dire che bisogna

abbassare la guardia e che non ci sia un

lavoro sociale e politico da fare. Anzi!

Sto cercando di creare dei collegamenti

con il territorio italiano ma non è semplice.

Ci sono dei gusti che prediligo con il mio

gruppo che non rispecchiano la scena

italiana. Ma sono contento di aver trovato

delle persone che credono nel nostro

percorso. Come la Dancehaus più di

Milano, Centro Nazionale di produzione

della Danza e Moreno Solinas e Igor

Urzelai della compagnia Igor and Moreno

che hanno uno spazio meraviglioso a

Sassari chiamato S’ALA / spazio per artist+.


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TuttoBallo20

Da quest’anno abbiamo iniziato una collaborazione insieme, inaugurata con “POZ!” per il festivalDANZA

SassariDANZA. Sono molto contento di averli conosciuti e sono sicuro che sarà un percorso costruttivo per la mia

crescita da performer e artista. Penso che sia difficile soprattutto al giorno d’oggi contare solo sulle proprie forze,

bisogna saper farsi aiutare. Il concetto dell’artista autonomo, poliedrico e intoccabile degli anni passati sta finendo. Si

sta tornando al concetto di collettività e aiuto reciproco. Un messaggio veramente importante per i giorni bui che

stiamo affrontando.

Secondo te ci sono tutte le dovute informazioni per quanto riguarda Hiv?

Purtroppo no. Bisognerebbe inserire nelle scuole l’educazione sessuale e iniziare a non pensare più al sesso come

un tabù ma come un elemento da affrontare in tranquillità e sicurezza. Sono convinto che molti problemi sociali di

oggigiorno nascono perché ci sono dei grandi divieti sulla sessualità e di conseguenza il tema HIV/AIDS ne risente.

Non parliamo poi di nazioni con una forte cultura religiosa, come l’Italia. Saper che i ragazzi d’oggi non usano o

addirittura non sanno cosa sia il preservativo è veramente una piaga da debellare. E parlo soprattutto della comunità

eterosessuale. La comunità LGBTQI+ è molto più informata su questo aspetto, abbiamo imparato dal passato per

fortuna.

Portando in scena "POZ!" quale è stato il messaggio che hai voluto trasmettere al tuo pubblico e cosa vorresti

dire ai nostri lettori?

Di essere liberi di poter dire ed essere ciò che si è. Da quando ho dichiarato al mondo la mia sieropositività mi sono

levato un macigno dalle spalle. E devo dire che è una sensazione fantastica. HIV non vuol dire più morte, anzi... io sto

bene e conduco una vita sana senza aver la paura di dover trasmettere il virus. I terribili anni 80 e 90 sono finiti. Siamo

nel 2000 e la scienza grazie a Dio ha fatto dei passi da gigante. Quello che invece è rimasto indietro sono la stupidità

e l’ignoranza umana che devo dire, guardandomi in giro sembra che stia aumentando a dismisura. C’è ancora

tantissimo lavoro da fare a livello sociale e magari in futuro riusciremmo a debellare questo virus, ma saremmo

veramente pronti ad avere un mondo senza pregiudizio? Pensando al nuovo virus Covid-19, che sta cambiando il

mondo, sembra che la risposta sia ancora negativa.

"Poz" photo © Paolo Ferri


INTERVISTA

DOPPIA

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TuttoBallo20

DI GIOVANNI BATTISTA GANGEMI


danza è vita, unione, talento ed emozione. Due ballerini della Compagnia "Semperor Ballet "of

La

, a confronto. Una vita per la danza e un amore in palcoscenico.

Dresden

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TuttoBallo20

Quando hai iniziato a studiare danza?

Ho iniziato danza all’età di 3 anni , ovviamente per gioco ma già

da così piccola sentivo sempre il bisogno di muovermi e avevo

una connessione molto forte con la musica, presso il Centro

Studio Danza di Gabriella Cutrupi a Reggio di Calabria . Ho

iniziato il mio percorso professionale all’età di 12 anni studiando

prima all’Accademia Nazionale di Danza a Roma per un anno, in

seguito alla scuola del Teatro dell’Opera di Roma ed infine, all’età

di 14 anni, ho continuato il mio percorso all’Accademia del

Teatro alla Scala di Milano dove ho conseguito il diploma nel

2011.

Quando hai iniziato a studiare danza?

Ho iniziato a studiare danza intorno ai 3 anni. Mia mamma è

sempre stata molto affezionata al mondo della danza ed è stata

lei a introdurmi in questo mondo..

Jon Vallejo

Susanna Santoro

Entrambi siete di Nazionalità diversa. E’ più facile fare

carriera all’estero o nella propria Nazione?

Premetto che dovunque si lavori, per fare carriera deve esserci

un grande talento e tanta dedizione, a prescindere dal Paese.

Detto questo, direi che la scelta del posto in cui si vorrebbe

lavorare dipende anche da ciò che si desidera ballare. In Italia i

Teatri che ti permettono di vivere facendo questo lavoro sono

pochi e hanno basi per lo più classiche; all’estero, invece, il

panorama della danza è più ampio e ti permette di spaziare di

più e scoprire stili diversi.

Come affronti la vita professionale con la vita

sentimentale?

Bene! Nonostante lavoriamo nello stesso teatro, abbiamo

sempre orari diversi e raramente siamo nello stesso studio per

una prova. Siamo entrambe persone a cui piace staccare la

spina una volta usciti da Teatro, perciò quando torniamo a casa

cerchiamo,per quanto possibile, di non parlare di lavoro e di

goderci un po’ di relax.

Come vedi la danza e la sua formazione della tua Nazione?

L’Italia offre una qualità di insegnamento altissima invidiata da

molti Paesi. Penso che se il nostro lavoro fosse valorizzato nello

stesso modo in cui viene fatto all’estero, sarebbe un incentivo in

più per spingere tanti nuovi talenti ad iniziare questo percorso e

vedere un futuro aperto a nuove opportunità.

Il tuo prossimo spettacolo?

Il mio prossimo spettacolo è intitolato “We Will Dance”, si terrà al

Semperoper Ballet Theatre e la premiere sarà il 18 Settembre.

È insieme di Soli, passi a due e quartetti, tutti estratti da balletti

diversi e scelti in modo da poter rispettare le regole e le misure

sull’emergenza Corona Virus: massimo 10 persone

contemporaneamente sul palco e minimo un metro di

distanziamento . Un ottimo compromesso che permette di

rimettere in moto il nostro lavoro e l’arte in generale.

Cosa consigli ai ragazzi o alle ragazze che iniziano un

percorso

coreutico?

Lavorate per voi stessi. Non aspettate che sia qualcun altro a

dirvi cosa fare, siate affamati di informazioni e mettete in pratica

tutto ciò che sentite.

Raccontaci molto brevemente, come è Jon Vallejo?

Jon è la persona più buona e generosa che conosca.

Apparentemente molto calmo, è lui che mi calma nei momenti di

stress, un porto sicuro dove rifugiarsi. Anche lui però ha dei

momenti di agitazione ma è comunque molto bravo a gestirli ed

a vivere sempre qualsiasi situazione in modo equilibrato,

riuscendo sempre a sapere qual è la cosa giusta da fare.

Entrambi siete di Nazionalità diversa. E’ più facile fare

carriera all’estero o nella propria Nazione?

Il talento che si trova tanto in Spagna quanto in Italia è di un

valore incalcolabile; sfortunatamente non si può sempre

sviluppare una carriera in tanti settori artistici come invece si

può fare all’estero.

Come affronti la vita professionale con la vita

sentimentale?

Specialmente nel nostro mestiere, emozionalmente altalenante,

è necessario, almeno per me, avere una stabilità a livello

personale.

A prescindere dal mestiere, la vita privata è fondamentale per

sostenere ciò che si vuole diventare.

Come vedi la danza e la sua formazione della tua Nazione?

Siamo molto lontani da un livello abbastanza alto di formazione.

Molti talenti, poche opportunità .

Il tuo prossimo spettacolo?

Il prossimo spettacolo sarà il 18 settembre e si chiamerà “We Will

Dance”. Sarà una serata di Gala dove balleremo diversi pezzi di

diversi coreografi tenendo conto delle regole sull’emergenza

Covid19. Una grande opportunità e fortuna per noi e per il

pubblico.

Cosa consigli ai ragazzi o alle ragazze che iniziano un

percorso coreutico?

Dedizione al cento per cento. Come tutto nella vita, date il

massimo sempre e comunque.

Raccontaci molto brevemente, come è Susanna Santoro?

Mi rende ogni giorno una persona migliore.

Ci compensiamo e ci completiamo.


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Inspiral Ballet: danzare appieno le emozioni

di Chilian Estevez Heredia

traduzione di laria Castanò

Inspiral Ballet è un unico concetto, basato su nove materie tra loro correlate, responsabile di

enfatizzare gli elementi interni ed esterni nell’educazione di un ballerino, da un punto di vista

contemporaneamente fisico ed intellettuale. Riprendendo l’aneddoto per cui il miglior modo di

imparare è fare, l’Inspiral Ballet va ancora più a fondo: il metodo più efficace per danzare è

sentire il movimento dall’interno ed esprimere appieno le emozioni attraverso quest’ultimo.

Analizzandosi internamente, i danzatori stabiliscono una relazione intrinseca con le varie

parti del loro corpo e, considerando in aggiunta le dinamiche scientifiche più avanzate e

complesse, riescono a comprendere e a rispondere ai “perché”, che si celano dietro ogni passo,

oltre che all’aspetto tecnico ed artistico di ogni movimento.

Il nostro obiettivo è preparare i ballerini attraverso una comprensione scientifica del loro

corpo e lo sviluppo di una maggiore abilità nell’esecuzione e nella frammentazione di ogni

gesto, affinché possano prendersi cura del loro corpo, in quanto strumento di lavoro, con

saggezza ed intelligenza. Incoraggiandoli ad assumere alimenti ricchi di vitamine, minerali e

proteine e fornendo consigli nutrizionali adeguati, promuoviamo la sicurezza e la longevità

della loro carriera. La danza è un amalgama di scienze spiegate in un linguaggio silente, in cui

il movimento è guidato dalle vibrazioni sonore, le quali si armonizzano nel sistema nervoso

centrale e attraversano le cellule del corpo, utilizzando i neurotrasmettitori per replicare il

suono; il cuore, invece, è responsabile di tradurre le sue pulsazioni esternamente, mediante i

neuroni, nella forma di movimenti.

I ballerini sono in grado di acquisire padronanza di loro stessi quando riescono ad utilizzare

ogni atomo attivo del proprio corpo, e a dirigere tutte le energie verso lo stesso punto

cardinale: le informazioni si trasmettono dal cervello alle ossa, ai muscoli e ai legamenti alla

velocità della luce. Quando i danzatori raggiungeranno questo livello di consapevolezza

corporea, acquisiranno un perfetto controllo del loro corpo, anche a livello cellulare, e i loro

atomi saranno diretti verso un punto comune, come nella teoria quanto meccanica.

Dal punto di vista microscopico, siamo circondati da una geometria perfetta, in cui i corpi che

si spostano da un posto ad un altro, si muovono a spirale: dall’aria che entra nei nostri

polmoni alle 320 paia di muscoli nel corpo, spiralizzati all’interno delle miofasce.

Usiamo la sfera cinetica per definire il nostro spazio personale: il quadrato in cui decidiamo di

posizionarci fisicamente in relazione agli altri corpi presenti (ad esempio, quando viene

mantenuta la posizione “croice” o “en-face” sul palcoscenico). La matematica viene adoperata

quando scandiamo il ritmo musicale a tempi di otto, quando calcoliamo la distanza tra ogni

gamba durante gli spostamenti, i salti o i giri. Utilizziamo anche le leggi della fisica per

stabilire i movimenti e i passi da eseguire durante le pirouettes ed i fouettes.

L’ambiente che ci circonda ci forma, il mondo interno a noi ci definisce; ciò che consumiamo

come cibo, infatti, ci nutre. Ciò significa che in un ambiente salutare e altruistico, dedito alla

crescita fisica ed intellettuale, le nostre cellule sono in grado di svolgere funzioni metaboliche

perfette e divisioni frattali. Se l’ambiente, d’altra parte, è contrastante, le cellule verranno

inibite e saranno soggette a cambiamenti funzionali e distorsioni durante la divisione. Il cibo

chiaramente riveste un ruolo predominante, proprio perché da esso dipende la nutrizione

cellulare di ossa, legamenti e muscoli.

Inspiral Ballet stabilirà presto diversi workshop per allievi, insegnanti ed educatori che

vogliono cimentarsi nell’apprendimento di qualche nozione in più riguardo alle relazioni tra le

suddette discipline e la danza, col fine di educare e fornire delucidazioni alle nuove

generazioni. Per partecipare ai workshop, webinar e classi, visitate il sito:

www.inspiralballet.com. oppure cercate il metodo su YouTube, FB, Twitter e LinkedIn.

Gli insegnanti dell’Inspiral Ballet sono disponibili a prendere parte a commissioni,

collaborazioni con artisti, progetti multimediali, riviste, gala, competizioni, eventi su misura,

discussioni motivazionali. Ilaria Castanò


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TuttoBallo20

"DRAMMATURGIA E DANZA"

RIFLESSIONI DI UN

COREOGRAFO...

Domenico Iannone

coreografo per la compagnia di balletto “ALTRADANZA”.


F O R M A Z I O N E E B A L L O

TuttoBallo20

Ho sempre pensato che la drammaturgia fosse parte integrante della danza.

Danzatore classico, prima che coreografo, approfondendo la conoscenza della materia

con studi di testi letterari, ed osservando numerosi spettacoli di danza contemporanea,

ho potuto prendere atto di quanto sia importante la figura del drammaturgo nel

contesto di un'opera coreografica e nel quadro complessivo di una compagnia tra

coreografi e danzatori.

Noti critici e professionisti della cultura coreografica, sottolineano quanto il ruolo di

drammaturgo sia un fondamento che assume importanza interpretativa e autorevole

nella danza per fa sì che nelle arti coreografiche e drammaturgiche coincidano acutezza

di pensiero ed espressione, in un modello d’appropriazione della unicità artistica di un'

opera.

Questa visione tutt’oggi viene considerata da molti, che la applicano e la dispongono,

espressione di quanto certe convinzioni possano essere comprese ma non

necessariamente condivise totalmente, nonostante provi profonda stima artistica e

culturale per i loro sostenitori.

Scorgo in essi una carenza, ovviamente non per tutti, di una competenza della materia

tecnica della danza accademica e delle sue evoluzioni storiche, notando nei lavori messi

in scena, uno scollamento tra testo, coreografia e tecnica, discipline che è impossibile

scindere, soprattutto quando inesistente è il testo.

Non sono in assoluto, depositario di verità, ma nel corso della mia carriera artistica e

creativa, il pensiero è stato sempre rivolto al pubblico, come fruitore dalle mia opera, del

mio progetto artistico, legato al mio mondo interiore, al mio senso estetico e al voler

sempre lasciare una traccia, un pensiero, un disegno emotivo ma soprattutto la

sensazione a chi, seduto in platea, si sente partecipe del mio lavoro.

Gran parte delle mie creazioni sono ispirate ai grandi della letteratura classica e

contemporanea, ed al senso di lasciarsi trasportare dalla magnificenza della ricerca e

delle esecuzioni musicali. Con la danza racconto storie, con la danza racconto emozioni,

la danza è il mezzo con il quale trasmetto la mia spiritualità interiore.


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Alessia Demofonti è una danzatrice. Ha scelto il flamenco come mezzo di

espressione personale o come dice lei, “in realtà è stato il Flamenco a

trovarmi”. Ha iniziato a danzare molto giovane (danza accademica, hip hop,

danza orientale, afrocubana), ma l’incontro decisivo è stato proprio quello con il

flamenco, che ha travolto e cambiato il corso di vita della giovane ballerina

quando aveva 17 anni.

"Il flamenco è un potente mezzo di espressione personale, permette di

esplorarsi a fondo ed attraverso il linguaggio del corpo e la connessione con le

emozioni più profonde può essere di grande aiuto per arrivare alla profondità

spirituale e connetterci con la nostra forza interiore”- ci racconta Alessia - “è

una possibilità per arrivare a sperimentare il cosiddetto Duende, termine

intraducibile che sfugge da qualsiasi spiegazione di carattere razionale e

definito da Lorca come: quel potere misterioso che tutti sentono e che nessun

filosofo spiega”.

Alessia che cos’è il Flamenco?

E’ una bella domanda... la prima cosa che tengo a sottolineare è che si

pronuncia con la C e non con la G (flamenCo e non flamenGo), come

erroneamente si sente pronunciare troppo spesso. Il flamenco nasce in Spagna,

precisamente in Andalusia, una terra ricca di cultura, contrasti ed influenze

diverse, una terra in cui hanno vissuto, lottato, sofferto e gioito popoli che iì

sono arrivati da tante regioni del mondo, dall’India alla Persia, dall’Europa

dell’Est al nostro Mediterraneo e che lì hanno messo radici o lasciato tracce del

loro passaggio. E' un’arte, una cultura vera e propria, unica, che nasce dal

popolo e che si compone di mille sfaccettature derivanti dal vissuto personale e

dall’esperienza dell’individuo.

Il termine “flamenco”, etimologicamente parlando, è oggetto di diverse

interpretazioni (alcune poco probabili in verità) tra le quali voglio citare quella

del politico e scrittore spagnolo Blas Infante che fa derivare il termine dall’arabo

“felah-mengu” (contadino che fugge); d’altronde l’Andalusia (Al Andalus così

chiamata dai musulmani) ha avuto otto secoli di dominazione araba, diventando

centro, potere ed espressione di quella cultura.

E proprio dal potere espressivo del cante e dalla sua poetica nasce il flamenco,

anche nella sua espressione musicale (“il toque” ovvero l’accompagnamento

della chitarra) e naturalmente della danza (“il baile”).

Il cante si divide in cante “jondo” (ovvero profondo, l’espressione più pura del

flamenco, serio, malinconico ed appassionato), cante “medio” e cante “chico”

(leggero, allegro).

La sua nascita è datata verso la metà del 1800, quando era un’arte privata e

riservata, condivisa solo all’interno del nucleo familiare: in seguito, con la scoperta di

questa cultura e con un sempre maggior interesse nei suoi confronti, già all’inizio

del Novecento hanno iniziato ad apparire i primi Cafè Cantantes, dove il flamenco è

stato proposto in maniera commerciale, con una conseguente “caduta” della sua

forma più pura. Dalla metà del secolo scorso il flamenco, fortunatamente, ha vissuto

una fortissima ripresa riuscendo a divenire famoso nel mondo, senza però essere

svilito come forma d’arte, e questo grazie anche ad artisti del calibro di Camaron de

la Isla, Jose Merce, Enrique Morente, Carmen Linares (e moltissimi altri) per il

“cante”, Paco de Lucia, Manolo Sanlucar, Tomatito, Gerardo Nunez,

VicenteAmigoetc (per il “toque”) e Carmen Amaya, Antonio Gades, Manolete,

Manuela Carrasco, Antonio Canales, etc (per il “Baile”) Il riconoscimento più grande

arriva nel 2010, quando l’UNESCO inserisce il Flamenco nel Patrimonio Culturale

Immateriale dell’Umanità perché è espressione di tutti i sentimenti dell’essere

umano e quindi affine all’umanità intera.

Il Flamenco, oggi, seguita ad essere un genere in continua evoluzione,

assecondando quindi la sua stessa natura; e, se ancora c’è chi rimane fortemente

legato alla sua forma più pura, possiamo affermare che attualmente il Flamenco è

sempre più soggetto alla fusione, contaminazione ed integrazione con altre culture

e forme d’arte. Io stessa collaboro ad un progetto interessantissimo che si chiama

Flamenco Tango Neapolis (idea del musicista e compositore partenopeo Salvo

Russo https://www.salvo-russo.com/flamenco-tango-neapolis/), un‘originale

contaminazione di stili fra la canzone napoletana, il flamenco ed il tango argentino.

Sempre parlando di contaminazione, insieme alla mia collega Nadia Slimani che

insegna danza orientale, sto sperimentando una personale interpretazione del

cosiddetto “flamenco arabo”, genere che non esiste codificato ma che appartiene ai

moderni stili di fusione pur affondando le radici nella storia della Spagna araboandalusa.

Il flamenco mi accompagna da quando ero una ragazzina quindi che

dire... è proprio parte di me!

Non potrei vivere senza, nonostante non sia la mia cultura d’origine, ma lo

considero il mio modo di esprimere quello che sento e che provo e che, a parole,

non sono affatto brava a mostrare.

Chi può ballare il Flamenco?

Beh direi che può ballare chiunque abbia qualcosa da dire...

Il Flamenco non conosce barriere legate all'età o al fisico né tanto meno alla

distinzione uomo-donna. Il Flamenco rappresenta lo stato dell’animo umano

per cui se hai un’anima... puoi ballare flamenco.

Link Utili

https://www.youtube.com/watch?v=A_JlGbg6me0 Flamenco Tango

Neapolis -

https://www.youtube.com/watch?v=BT6MV0NcAFg Flamenco Arabo -

https://www.youtube.com/watch?v=uIlaAg065h4&t=3s

Alessia Demofonti

www.corsoflamencoroma.com


FORTUNATO. TRATTO DA “I SENTIERI

DELL’ARTE” ARTE E CULTURA IN MOVIMENTO

S P E T T A C O L I E B A L L O

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AMANTI DI MAGRITTE DEL REGISTA

GLI

E DANZATORE LUIGI

COREOGRAFO

GLI AMANTI DI MAGRITTE

LA DANZA E I GRANDI

PITTORI


S P E T T A C O L I E B A L L O

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Luigi Fortunato (Coreografo e Regista)

Talentuoso danzatore, inizia il uo percorso di studi

della danza a Salerno per poi trasferirsi a Roma e

continuare ed approfondire i suoi studi presso

L’Accademia Nazionale Di Danza, dove incontra

grandi maestri che completano la sua formazione

tersicorea. Ma sono anche le esperienze professionali

e lavorative a costruire la sua carriera, infatti vanta

prestigiose collaborazioni con artisti del mondo dello

spettacolo come André de La Roche, Ruben Celiberti,

Renato Greco, Enrico Brignano, Edoardo Vianello,

Maurizio Battista e partecipazioni a numerosi tour

nazionali e produzioni Mediaset. E’ anche primo

Ballerino nel Kolossal teatrale “La Divina Commedia”.

Dal 2010 si dedica anche all’insegnamento della

I sentieri dell’arte vuole essere un viaggio attraverso le più

belle opere d’arte in cui la pittura prenderà vita attraverso i

movimenti coreografici. L’idea nasce dall’esigenza di raccontare

e far rivivere attraverso l’arte della danza le opere di grandi

artisti quali: Picasso, Munch, Nesi, Matisse, Dalì, Van Gogh,

Canova e Magritte.

Le coreografie racconteranno la storia ed il contenuto dei

quadri che rappresenteranno, sarà una fusione d’arte che

immergerà lo spettatore in un mondo di colori di suoni e

movimenti. Oltre all’interpretazione meramente storica, il

coreografo ha voluto dare anche una sua visione delle varie

opere scelte.

Per quanto riguarda “Gli amanti di Magritte”, il coreografo è

sempre stato affascinato dall’idea del pittore di raffigurare due

soggetti che si nascondono attraverso un velo che cela mistero

e inquietudine al tempo stesso. Pur essendo svariate le

interpretazioni sul quadro degli “amanti” , il coreografo ha

voluto mettere in risalto attraverso la gestualità del movimento

due sentimenti in contrasto tra loro, la voglia di stare insieme

ed il timore di essere scoperti ma, al tempo stesso, la passione

che arde tra due soggetti che non possono far a meno di amarsi.

Il duetto è sul brano musicale del Maestro Ezio Bosso “The

skyseen from the moon” , in cui ci sono delle pause musicali che

il coreografo ha sfruttato come momenti di unione e suspance,

un continuo tira e molla in cui i danzatori sono avvolti dalla

passione e non riescono a staccarsi l’uno dall’altro.

scuole sul territorio nazionale, contribuendo

numerose

formazione di nuovi danzatori.

alla

2012 si dedica all'attività di coreografo e regista

Dal

riscuotendo consensi in

Italia e all’ estero. Firma le

coreografie per “Orfeo ed Euridice Amore immortale”

con regia di Andrè de la Roche,

per il concerto

dedicato a Mia Martini "buon compleanno

spettacolo

E’ regista coreografo per i live show Floricienta

Mimi".

per “Masha e Orso Live Show”, e per I family show

e

Compleanno Topolino” di cui è anche autore e

“Buon

É Regista - coreografo- danzatore nello

“Pegu”.

"Intrecci D’Amore".

spettacolo

danza modern contemporary collaborando con


trentacinquesima edizione del Romaeuropa Festival rilancia la sua presenza con un

La

programma ricostruito in stretta aderenza alle direttive vigenti sul distanziamento in

nuovo

e in sala e nel pieno rispetto

scena

misure di sicurezza. Sono anticipate le date di apertura e chiusura del festival, in

delle

dal 18 settembre al 15 novembre per due mesi di programmazione

programma

in 14 spazi della capitale (due sale dell’Auditorium Parco della Musica, il

internazionale

Argentina e il Teatro India, sei spazi del Mattatoio, due spazi del MAXXI – Museo

Teatro

delle arti del XXI Secolo, il Teatro Vascello, il Teatro Quarticciolo e Villa Medici –

nazionale

di Francia) e con parte della programmazione en plein air, per 62 eventi e 141

Accademia

di spettacolo in linea e in continuità con i consueti standard del REf arricchiti con

giornate

nuove attività di EXTRACT, l’inedita sezione online con 40 eventi pensati in prima italiana

le

assoluta appositamente per il web, streaming live e un palinsesto settimanale di attività

o

S P E T T A C O L I E B A L L O

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curato dallo staff del festival.


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1 8 - 2 0 s e t t e m b r e / P r i m a

a s s o l u t a / O P E N I N G R E F 2 0

A u d i t o r i u m P a r c o d e l l a M u s i c a – C a v e a

S a s h a W a l t z & G u e s t C r e a z i o n e s i t e s p e c i f i c ( d a n z a )

1 9 s e t t e m b r e

M A X X I / P i a z z a .

I n c o r e a l i z z a z i o n e c o n M A X X I – M u s e o N a z i o n a l e d e l l e A r t i d e l

X X I S e c o l o - A n a g o o r M e p h i s t o p h e l e s ( d a n z a )

2 1 – 2 5 s e t t e m b r e

V i l l a M e d i c i – A c c a d e m i a d i F r a n c i a S a n d r o V e r o n e s i , E d o a r d o

A l b i n a t i , M e l a n i a M a z z u c c o , M i c h e l a M u r g i a e A l e s s a n d r o

P i p e r n o . S u l l a p a u r a ( L e c t u r e s )

2 2 s e t t e m b r e

P r i m a N a z i o n a l e A u d i t o r i u m P a r c o d e l l a M u s i c a - C a v e a W i m

M e r t e n s I n e s c a p a b l e T o u r ( m u s i c a )

2 3 s e t t e m b r e

A u d i t o r i u m P a r c o d e l l a M u s i c a C a v e a V a s c o B r o n d i -

T a l i s m a n i p e r t e m p i i n c e r t i ( m u s i c a )

2 3 - 2 4 s e t t e m b r e

P r i m a N a z i o n a l e - T e a t r o A r g e n t i n a B a s h a r M u r k u s | K h a s h a b i

T h e a t r e T h e M u s e u m ( d a n z a )

2 6 – 2 7 s e t t e m b r e

C o p r o d u z i o n e R E F T e a t r o A r g e n t i n a O H T - F i l i p p o A n d r e a t t a

/ E n s e m b l e V o c a l e C o n t i n u u m 1 9 l u g l i o 1 9 8 5 , U n a T r a g e d i a

A l p i n a m u s i c h e d i L i g e t i e a l t r i

2 6 s e t t e m b r e

P r i m a E s e c u z i o n e N a z i o n a l e A u d i t o r i u m P a r c o d e l l a M u s i c a –

C a v e a B r y c e D e s s n e r , K a t i a & M a r i e l l e L a b è q u e , L u c a N o s t r o ,

P M C E - P a r c o d e l l a M u s i c a C o n t e m p o r a n e a E n s e m b l e –

T o n i n o B a t t i s t a S t . C a r o l y n b y T h e S e a , C o n c e r t s f o r t w o

P i a n o s , W i r e s , L a c h r i m a e , A h y e m ,

2 6 - 2 7 s e t t e m b r e

P r i m a N a z i o n a l e - M a t t a t o i o – T e a t r o 1 B a s h a r M u r k u s ,

K h a s h a b i T h e a t r e - H a s h

2 7 s e t t e m b r e

P r i m a N a z i o n a l e - A u d i t o r i u m P a r c o d e l l a M u s i c a - C a v e a

R o b e r t H e n k e C B M 8 0 3 2 A V ( m u s i c a )

2 9 s e t t e m b r e

P r i m a N a z i o n a l e - T e a t r o A r g e n t i n a K a t V a l a s t u r - R a s p Y o u r

S o u l ( d a n z a )

2 9 – 3 0 s e t t e m b r e

P r i m a A s s o l u t a N u o v a A u d i t o r i u m P a r c o d e l l a M u s i c a – C a v e a -

A s c a n i o C e l e s t i n i . V e r s i o n e M u s i c a l e d i U n a l t r o P i e r i n o e

i l L u p o e a n c o r a u n P u l c i n e l l a ,

I N F O / B O X O F F I C E

0 6 – 4 5 5 5 3 0 5 0 / p r o m o z i o n e @ r o m a e u r o p a . n e t


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RISE

ATZEWI DANCE

COMPANY


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Interpreti di "RISE"

ATZEWI DANCE COMPANY

Ballerini ospiti:

AMILCAR MORET GONZALEZ

VIRGINIA TOMARCHIO

ALEKSEJ CANEPA

Se traduciamo la parola inglese rise abbiamo il seguente

sostantivo: salita. Ebbene, questo momento che ha messo a

dura prova tutti, soprattuto gli operatori del mondo dello

spettacolo, è davvero un’ardua risalita.

Ma Alex Atzewi non è certo un artista che si siede e quindi

per lui questo momento è stato anzi un motivo di maggior

stimolo creativo ed ecco che è nata una nuova produzione

“Rise” che attraverso il movimento narra le difficoltà che

abbiamo vissuto tutti.

"Osservo che nella vita è come se ci fosse una continua

montagna da scalare e dover superare e l’ascesa alle volte è

talmente ripida da causare delle veloci scivolate le cui

riprese sono inevitabilmente rallentate e pesanti” dice

Atzewi.

Il quadro coreografico si apre con un gruppo che, attraverso

movimenti sospesi, alternati ad altrettanti che invece sono

frenetici, rappresenta questa faticosa lotta per salire verso

una meta.

Alle azioni di gruppo si alternano figure singole anch’esse

immerse nel continuo flusso dinamico dell’affannosa

“scalata”. Non tutti riusciranno nell’intento. Alcuni, vinti dalle

difficoltà dell’impresa, scenderanno rovinosamente lungo

quella salita troppo ripida per loro. Ma questa è la vita.

ALEX ATZEWI, direttore dell' ATZEWI DANCE

COMPANY nata nel 1996 col nome New Dance Concept, il

nuovo modo di concepire la danza di Atzewi ha subito un

riscontro positivo ed entusiasmante sia sul pubblico che

sugli addetti ai lavori tanto che nel 2001 la creazione

"Communication" conferma Alex Atzewi come uno dei

nuovi coreografi di spicco nel panorama ballettistico.

Alex Atzewi, docente di danza contemporanea, coreografo

e Direttore artistico della compagnia, ha creato molti

lavori per personalità illustri: Corona Paone, Sabrina

Brazzo, Amilcar Moret Gonzalez, Beatrice Carbone, Petra

Conti e Marco Agostino.

Le sue opere coreutiche sono rappresentate nei più

importanti teatri e festival internazionali. Durante il

lockdown ha creato l’idea della sua nuova produzione

“RISE” che ha prodotto e portato in scena durante l’estate

2020, artisti ospiti Alekseij Canepa, Virginia Tomarchio,

Amilcar Moret Gonzalez, oltre la sua Atzewi Dance

Company. Attualmente il corso Apad tenuto da Alex

Atzewi vede la collaborazione con docenti e danzatori

come Idan Sharabi, Fernando Troya, Loris Petrillo ,

Davide di Pretoro, Emilio Calcagno, Valerio Longo.

atzewidancecompany@libero.it


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CIRCO

BIANCO

Circo bianco gira tutta l'Italia da più di dieci anni, avvalendosi di artisti

professionisti polivalenti e strutture acrobatiche ad alto impatto visivo.

Le performance del Circo Bianco, sono un connubio circense

tersicorèo. Gli artisti riescono a fondere le atmosfere ed emozioni che

e discipline rappresentano, grazie all'integrazione di costumi e

coreografie di alto livello che gli artisti esaltano in armonia, il tutto

sotto la supervisione creativa di Francesca Ghini. Musiche,

scenografie e coreografie sono studiate appositamente per ricreare il

tema e la trama proposte dal Circo Bianco. Circo Bianco mette a

disposizione una gamma di spettacoli già composti e, allo stesso

tempo, fornisce la possibilità di creare spettacoli su richiesta,

scegliendo un tema e una regia, o delle singole performance. Circo

Bianco è seguito e supportato oramai da decenni da aziende partner

che credono nel progetto , nell’arte e traggono profitto nel divulgare il

proprio marchio grazie alle tantissime vetrine che il Circo bianco

garantisce alle stesse.

Francesca Ghini

Attualmente da circa 6 anni, Francesca Ghini organizza, produce e dirige

spettacoli di circo contemporaneo, ricrea ambientazioni e fiabe senza

l’utilizzo di animali. Grazie ad uno spiccato talento artistico e organizzativo,

Francesca riadatta ogni spettacolo in base ai contesti in cui viene

proposto, da Teatri e Piazze , o singole attrazioni circensi per eventi privati,

matrimoni, cerimonie o sfilate di moda, cene spettacolo o locali notturni.

Francesca riesce ad adattare a qualsiasi circostanza gli spettacoli più in

voga , grazie ad una vastissima scelta fra gli artisti acrobati da inserire a

piacimento all'interno di ogni singolo show. Tutti i personaggi, dal corpo di

ballo ai trampolieri e agli acrobati, interagiscono tra loro e con il pubblico

dando vita a uno spettacolo di Circo Contemporaneo ad alto impatto

visivo ! Francesca sceglie costumi e personaggi onirici e sorprendenti e li

adatta magicamente al contesto scelto, alla location e al pubblico a cui si

rivolge lo spettacolo. In contemporanea al lavoro di direzione artistica e

produzione Francesca ha ideato diversi spettacoli portati poi in scena.


c a d e m y o f V i c t o r i a n D a n c e

A

w w . l i m p e r i a l e . i t

w

inviti, il comportamento e

"Gli

abiti." gli

Viscardi e Gianna Menetti

Vittorio

Academy Of Victorian Dance

Presidente

sapiente conduzione del

dalla

di danze.

maestro

notevoli differenze

Esistevano

l’etichetta di un ballo

tra

ed un ballo privato

pubblico

comunque, ambedue

ma,

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IL BALLO

NELL’ EPOCA

VITTORIANA

S e c o n d a p a r t e

serata dedicata al ballo,

La

un insieme di

rappresentava

bellezza, buon gusto,

eleganza

umore e vivacità, unite

buon

avevano una base comune.


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Invito Orginale del 1861

Invito Orginale del 1811

Carnet (orginale)

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Gli inviti ad un ballo dovevano essere spediti come minimo dieci giorni prima

dell’evento e dovevano essere scritti dalla mano dei padroni di casa che

organizzavano la serata danzante. L’invito doveva avere un aspetto attraente e

prezioso, con carta bianca oppure con un bel colore beige chiaro e riportare: il nome

dell’invitato, il luogo della serata di danza, la data e l’ora dell’inizio del ballo. Esisteva

anche un codice di comportamento preciso relativo all’invito: questo doveva essere

inviato alla coppia principale della famiglia che si desidera invitare, poi uno ai figli e

figlie e, se questa famiglia ospitava in quel momento qualcuno, anche costui doveva

essere invitato ma solamente nel caso di un parente stretto. La risposta all’invito

doveva essere spedita solo dalla coppia principale, mentre l’ospite della famiglia

doveva rispondere in proprio.

L’invito poteva anche essere rifiutato per cause particolari e il diniego realmente

giustificato e spedito immediatamente. Casi del genere sono sicuramente accaduti

ma, comunque, in casi rarissimi. In pratica, rifiutare un invito sarebbe stata una

scortesia gravissima e in una società formale come quella dell’epoca, sarebbe stato

preso come un insulto. Il rifiuto avrebbe certamente compromesso i successivi

rapporti tra le persone, ed è per questo che si cercava di evitare che ciò accadesse.

Un elemento importante da scegliere per la serata era quello della scelta della

persona che avrebbe diretto il ballo.

Il “Maestro delle danze” rappresentava un elemento chiave importantissimo.

A lui si demandava la riuscita della serata che doveva essere, come detto sopra,

elegante, divertente e da ricordare. Le danze venivano scelte su arie d’opera famose

dell’epoca tant’è vero che molte musiche delle opere più in voga in quel periodo

venivano “rimaneggiate” per permetterne l’esecuzione delle figure nelle quadriglie.

In un manuale dell’epoca si legge: “Nessun gentiluomo deve avere la ventura di

entrare in una sala da ballo e non conoscere le danze proposte, nonché le figure

(delle quadriglie)”. Quando si conversava con una dama, il cavaliere si poneva

in piedi davanti a lei (l’uomo in piedi a distanza “ragionevole”, e la dama poteva

stare seduta). Era, naturalmente d’obbligo, parlare “Sotto voce”; mai parlare a voce

alta, interrompere e sovrastare gli altri e mai ridere eccessivamente. Soprattutto non

si doveva mai iniziare, e sottolineo MAI, una conversazione che avrebbe portato ad

una sicura discussione con altri. In una serata di divertimento ciò sarebbe stato

considerato molto fuori luogo.

A tutti veniva fornito un “Carnet” con l’elenco delle danze, una piccola matita e

accanto ad ogni danza c’era lo spazio per inserire il nome della persona con la quale

si sarebbe danzato. Il “Carnet” era fornito con diversa forma e materiale per ogni

ballo. Più il ballo era importante, più bello e realizzato con materiali preziosi, il

“Carnet”. Queste “carte di danza” erano piccole; le dame le portavano al polso o nella

piccola borsetta e i cavalieri nel taschino. Il “carnet” rappresentato in figura è a forma

di ventaglio, con una mattina e una lente d’ingrandimento per leggere e scrivere i

nomi. All’epoca le persone non portavano gli occhiali da vista che non erano un

accessorio diffuso, come poi sarebbe diventato nei decenni successivi e, soprattutto,

non piacevano. Gli abiti delle dame abbondavano in stoffa e avevano una forma a

clessidra o campana (1850).

Quali erano gli indumenti che riuscivano a dare questa forma gli abiti?

Il primo era il “corsetto”, una specie di prigione per il busto. Era realizzato in stoffa

con importanti inserimenti del materiale che allora si riteneva il più consono: le

stecche di balena. Queste erano cucite all’interno, in apposite tasche lunghe e

davano quell’effetto di vitino da “vespa” che si può riscontrare in tanti dipinti

dell’epoca. Non era affatto comodo ma la sua funzione non era quella di essere tale,

ma quella di dare una forma tipica ed elegante. Si allacciava principalmente sul

retro, sulla schiena e riduceva la vita al massimo. Molto si è scritto su questo

indumento che molti hanno definito “di tortura” ma la moda ha sempre il

sopravvento e tale indumento continuò la sua corsa con modelli adattati ai tempi,

fino ai primi del secolo successivo, il 900, quando a donna si liberò definitivamente

da tale oggetto. Il secondo indumento che dava la forma a campana, era

rappresentato dalla “crinolina” che era una gabbia che partiva dalla vita e si

allargava gradualmente fino all’altezza della caviglia. Questa “gabbia” era formata da

anelli di stecche di balena o metallo, sorretti da una rete o nastri che univano tutta la

gabbia.

Naturalmente sotto la “crinolina” la dama indossava gli indumenti intimi come i

famosi “mutandoni” che arrivavano sopra la caviglia, e le calze al polpaccio. Sopra

questi mutandoni venivano indossate le “sottogonne”, anche due e sopra la

crinolina. Al di sopra della “crinolina” ancora “sopragonne” e infine la vera gonna

finale lavorata. Questa ultima gonna era realizzata con una grande quantità di stoffa,

prima di tutto per non far vedere i cerchi, poi per permettere all’insieme quella

sofficità di movimenti tipici nella danza.


S T O R I A E B A L L O

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Le scarpe erano importanti e ben realizzate e avevano un tacco bassissimo, quasi inesistente; i guanti erano corti e arrivavano al polso.

Gli abiti indossati dalle dame per il ballo, erano leggermente più corti di quelli indossati normalmente di modo che il movimento del

piede non fosse ostacolato da impedimenti e quindi il piede potesse essere spostato agevolmente tra il pavimento e il vestito stesso.

Sicuramente qualche incidente dovuto a qualche danza, tipo strappo della gonna, ci fu, ma rientrava nella normale statistica degli

accadimenti. La parte superiore del vestito era scollata e scendeva sotto l’attacco della spalla. Piccole maniche scese ingraziosivano la

parte superiore e avevano anche il compito di sorreggere il vestito che presentava un’abbondante scollatura.

Attaccati alla piccola manica c’erano dei nastri e dei tulle adornati con guarnizioni di fiori che erano molto alla moda. Riguardo alla

capigliatura la situazione si fa più complessa e precisiamo che le donne di allora portavano i capelli estremamente lunghi.

A volte la lunghezza delle chiome sciolte arrivava fin sotto il ginocchio e oltre. Di notte, per dormire i capelli si portavano sciolti. Per una

donna del 1800, avere i capelli lunghissimi e sopratutto belli e curati, era sinonimo di bellezza. Facile, quindi creare degli “chignon”

voluminosi adornati anch’essi da nastri e fiori. Negli anni precedenti al 1850 il tipo di pettinatura era stata differente, con alte torri di

capelli, riccioli portati anteriormente alle orecchie (le così dette “orecchie da cani”) e così via. Intorno al 1850 inizia a vedersi una

acconciatura con la riga in mezzo che io chiamo “alla medusa”.

Questo modo di aggiustarsi i capelli era già stato visto nei decenni precedenti ma sempre inserito all'interno di una acconciatura più

complessa. Le ciocche laterali venivano raccolte e portate all’indietro in uno chignon posto sul retro della nuca. Nel dipinto che

riportiamo qui di seguito si possono vedere le diverse acconciature in uso in quel periodo. Il dipinto di Franz Xaver Winterhalter

intitolato “L’Imperatrice Eugenia in attesa è circondata dalle sue dame” rappresenta un balzo indietro nel tempo eccezionale e ci

permette di ammirare non solo le acconciature ma anche gli accessori, i vestiti e la lunghezza delle chiome. Riportiamo per curiosità,

l’elenco delle dame ritratte: L’Imperatrice Eugenia de Montijo, la baronessa de Pierres, la principessa d'Essling, la viscontessa di Lezay-

Marnésia, la marchesa di Montebello, la duchessa di Bassano, la baronessa di Malaret, la marchesa di Las Marismas e la marchesa di

Latour-Maubourg. Nel dipinto si può osservare che solo le ragazze più giovani portavano i capelli che toccavano le spalle, mentre le

dame maritate li avevano più raccolti. … ed anche questo era un messaggio sociale.

E finalmente si danzava...Fine della seconda parte.

A c a d e m y o f V i c t o r i a n D a n c e

w w w . l i m p e r i a l e . i t


T U T T O B A L L O 2 0 | S E P T E M B E R 2 0 2 0


Il Tango della vecchia guardia:

la prima rivoluzione.

S T O R I A E B A L L O

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di Federico Vessella

foto © Pinterest:.it

Szkola Tanca Bailando

Krzysztof Owczarczak

Taniec con Poznaniu

https://milongandoblog.wordpress.com/


S T O R I A E B A L L O

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Esistono poche date determinanti nella storia del Tango, al

punto da essere considerate pietre miliari nella ricostruzione

storica di questo movimento; alcune di queste appartengono

alla prima decade del Novecento ed hanno segnato una prima

rivoluzione concettuale e musicale.

Anno di grazia 1910. Uno strumento di origine tedesca,

probabilmente brevettato nella prima metà del XIX secolo da

Heinrich Band, per essere impiegato nella musica sacra come

evoluzione dell’acordión, diventa il protagonista del Tango.

Introdotto in Argentina da migranti europei tra il 1870 ed il 1880, il

bandoneón viene integrato nelle orchestre, determinando la

scomparsa di alcuni strumenti del tango primordiale dalle stesse

formazioni (arpa e flauto).

Lo stesso anno (alcuni sostengono l’anno successivo, il 1911), il

bandoneonista Vicente Greco registra per la Casa Tagini,

concessionaria della Columbia Records, i primi tanghi con una

formazione dal nome “OrquestaTípica Criolla”, nella quale

compare come violinista Francisco Canaro. A partire da questa

esperienza, l’etichetta OrquestaTípica sarà indicativa proprio

delle orchestre di tango, con l’aggettivo “tipica” ad indicare

l’esecuzione esclusiva di musica popolare.

Passano un paio di anni circa e nel 1913 un giovane Roberto Firpo

porta all’interno dell’OrquestaTípica lo strumento che diverrà la

locomotiva musicale del tango: il pianoforte. Pianisti avvezzi al

tango, con esecuzioni da solisti, già esistevano a Buenos Aires,

nei postriboli o nei locali che potevano permettersi uno

strumento così costoso ed ingombrante. Firpo intuisce che può

giocare un ruolo determinante insieme al bandoneón e al violino

nel costruire una tessitura musicale distinta dal passato. Il

pianoforte ha il vantaggio di essere uno strumento poliedrico,

importante per la marcazione ritmica col suo registro grave,

tanto quanto per la costruzione melodica col registro acuto. Ciò

che lo differenzia da tutti gli altri strumenti utilizzati all’epoca

dalle orchestre di tango è che non si può trasportare facilmente.

Sembra un dettaglio, eppure, da quando si afferma il pianoforte

nelle orchestre, queste cessano man mano di essere itineranti e

si avviano verso un processo di stabilizzazione. Nel tempo, il

pianoforte sostituisce la chitarra, che continuerà ad essere

utilizzata come strumento di accompagnamento di altri generi

popolari. Le partiture scritte per pianoforte costituiscono una

sorta di scheletro armonico per l’esecuzione orchestrale ed il

pianoforte, oggetto comunque di lusso all’inizio del XX secolo,

avvicina al tango personaggi che appartengono alle fasce medio

alte della società.

Nello stesso decennio, questi cambiamenti nella formazione delle

orchestre e negli strumenti causano una necessaria rivoluzione anche

nello stile di suonare Tango. Si cristallizza una formazione standard per il

Tango, che è il Sexteto: Pianoforte, due bandoneón, due violini e chitarra

(sostituita poi dal contrabbasso nel 1920);

il marcato in 2x4 tipico del ritmo habanera va scomparendo in favore del

4x8, favorendo una linea estetica a vantaggio del fraseggio che

accompagna lo sviluppo melodico e sfruttando appieno le potenzialità

interpretative dei nuovi strumenti.

Non sono passati molti anni dai quartetti o dalle rondallas di chitarre e

mandolini, eppure il Tango esce da questa multi-rivoluzione totalmente

rinnovato e più vicino a quello che oggi viene ballato in milonga.

Tra le orchestre si vengono a creare due distinte correnti stilistiche,

sempre frutto delle innovazioni della decade del ’10. La prima è capitanata

dallo stile melodico ed ntellettuale di Roberto Firpo; la seconda, di

matrice più ritmica ed energica, proposta da Francisco Canaro. Il Tango

arricchisce il proprio guardaroba e comincia l’inevitabile competizione tra

le case discografiche per il crescente business che sta+ maturando.

Eppure, le novità non si limitano a quanto scritto finora, perché il 1917

segna il sorgere di un altro grande fenomeno associato al Tango: siamo in

piena Guardia vieja e nasce il Tango canción. Ma questa è un’altra storia.

https://milongandoblog.wordpress.com/


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T A N G O

P A S S I D I P I A C E V O L I E M O Z I O N I

Di Sandro Mallamacii

Se il valzer viennese è il ballo romantico per eccellenza, che ti proietta in un mondo da

sogno, di altri tempi, fatto di sentimenti puri, come nelle favole, il tango è il ballo

sensuale che fa provare sensazioni fisiche, sensazioni forti, peccaminose, un ballo per

gente vera, in tutti i sensi.

Chi balla il tango lo fa perché vuole instaurare un rapporto fisico col partner, si

concede senza inibizioni, senza censure, vuole toccare e farsi toccare, sentire il respiro

sul viso, incrociare gli sguardi ammiccanti, insomma, veri e propri preliminari.

Il tango non è per chi vuol mantenere le distanze.

È trasportare e farsi trasportare.

È il desiderio di sentire il corpo dell'altro scivolarti addosso.

La quasi totalità delle frasi musicali del tango si eseguono in 8 tempi.

La salida è la base composta da otto passi ed è la prima figura che si impara. Si svolge

eseguendo una camminata nella giusta postura e seguendo il tempo della musica con

le opportune pause.

Se tutto è eseguito bene si ottiene la giusta espressività propria di questo ballo.

Trattandosi di un ballo eseguito in costante contatto tra l'uomo e la donna è

importante e fondamentale che ci sia un affiatamento ed una complicità tra i due.

Bisogna sentire e trasmettere le emozioni l'uno all'altra. Oggi vedere ballare il tango

argentino suscita piacevoli emozioni, ma non è sempre stato così. Alla fine XIX secolo,

quando nacque nei quartieri portuali

di Buenos Aires, era ballato da uomini di basso ceto, spesso appartenenti alla malavita,

immigrati europei, soli, senza famiglia, che si accompagnavano con prostitute. La

musica ed i testi erano ispirati dalla nostalgia per la patria lontana e dalle misere

condizioni in cui vivevano.

Il linguaggio utilizzato era il lunfardo, una vera e propria lingua nata dalla fusione di

lingue europee ed il catalano parlato nella capitale argentina. La musica era composta

per gli strumenti che gli immigrati europei avevano portato con sé, fisarmonica,

chitarra, violino.

Nei cortili dei conventillos si improvvisavano passi e ritmi per passare il tempo e non

pensare agli affetti lontani, alla ricerca di qualche momento di svago, grazie alla

disponibilità di quelle donnine, che per pochi soldi regalavano piaceri a quei diseredati.

I primi tentativi di far conoscere il tango agli europei non furono positivi. Le modalità

con cui si eseguiva erano considerate molto scandalose, a partire dai vertici della

Chiesa Cattolica, che ritenevano più consoni e pudici balli più formali come il valzer,

che non prevedevano il contatto fisico tra i ballerini.

Maestri pionieri della diffusione del tango in Europa hanno dovuto trovare il modo per

fare accettare questo ballo agli ambienti dell'aristocrazia e della Chiesa. E ci sono

riusciti modificandolo, miscelando figure di altri balli e creando musiche più adatte ai

nuovi passi.

La società ipocrita e moralista alla fine sdoganò questa moda di ballare "sans courant

d'air". Oggi il ballo di coppia, così inteso, è considerato una vera e propria terapia per

rafforzare il legame di coppia, un vero elisir per il menage e per l'intesa fisica, come

dimostrano studi scientifici in base ai quali i partner ballerini hanno rapporti sessuali

più frequenti ed una migliore qualità di relazione di coppia.

Il tango argentino è al top.

Vederlo ballare da una coppia affiatata è come assistere ad un film erotico.

Ti piace guardare, ma ti vien voglia di farlo!


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La foto tagliata: fine di un amore

di Rosella Simonari

Come inizia una relazione? Come finisce, se finisce? E cosa

accade se vi sono interessi professionali di mezzo?

La relazione fra Josephine Baker e Alberto Spadolini

invita a porci queste domande.

Baker divenne famosa per la sua danza nella rivista a Revue

Nègre (1925), mentre Spadolini raggiunse il successo

assieme a Baker ne La Joie de Paris (1932).

Nel 1932 Baker era divenuta un’artista raffinata che aveva

iniziato a cimentarsi anche con il canto. Di Spadolini parlò in

una recensione prima della prima de La Joie de Paris,

definendolo atletico.

Non è chiaro quando il loro rapporto iniziò, ma fu di una

certa importanza, almeno per Spadolini, il quale invitò la

madre, Ida Romagnoli, a raggiungerlo a Parigi per conoscere

Baker.

Nel 1935 Baker e Spadolini si esibirono a Londra, al Prince

Edward Theatre, ma Baker venne fischiata, mentre Spadolini

fu celebrato.

È per questo che il loro rapporto terminò?

Probabilmente sì. Gelosia professionale.

Grazie al materiale raccolto da Marco Travaglini, nipote e

studioso di Spadolini, abbiamo una foto enigmatica di questa

fine, dono di Alex Wolfson, manager di Spadolini: Spadolini e

Baker insieme con indosso costumi hawaiani, probabilmente

per via del loro numero "Hawaï” ne La Joie de Paris, con il

capo di Baker però tagliato fuori dall’inquadratura.

Secondo Wolfson, quando la loro relazione finì, Spadolini

distrusse tutti gli oggetti che gliela ricordavano e Wolfson

riuscì a salvare solo parzialmente questa foto, in quanto

Spadolini stracciò il viso di Baker dall’immagine.

Eppure è una bella foto, Spadolini è in piedi e tiene in

braccio Baker, il cui corpo si staglia sul piano orizzontale, con

la schiena arcuata indietro.

Una traccia, un’intensa traccia di una storia che fu.po del

testo.

Foto Atelier Spadolini, su gentile

concessione di Marco Travaglini,

nipote e studioso di Spadolini

Joséphine vista da Condé Nast

Spadolini balla avvinto a Joséphine Baker al Casinò de Paris 1932; Alberto Spadolini ritratto da Dora Maar, danzatore nudo con globo,Parigi 1935


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di Susan Walker-Spence


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Bill Irvine (1926-2008) MBE e Bobbie Irvine (1932-2004) MBE

Bill, nato in Scozia e Bobbie in Sud Africa si conobbero a Johannesburg; Bill

dopo aver servito la Royal Navy iniziò a lavorare in quella città per la famosa

“British Champions” di John Wells e Renee Sissons. (John era il fratello di Elsa

Wells primo organizzatore dell’International Championships alla Royal Albert

Hall, Londra).

Bill in Sud Africa gareggiava nei Professionisti con Aida Kruger, (lui era già un

professionista a 16 anni avendo vinto 2 scellini in una gara Amatoriale

Scozzese - quando era vietato agli amatori vincere soldi- e Bobbie era già

Campionessa del Sud Africana insieme a Vernon Ballantyne. Le due coppie

sono state invitate a Londra per ballare un Team Match dopodiché sia Aida

che Vernon decisero di smettere di ballare, lasciando Bill e Bobbie soli a

Londra. Tornando in Sud Africa, Bobbie studiava con Bill per diventare

“Maestra di ballo,” si innamorarono e decisero, così, di ballare insieme

(anche se, essendo Bobbie più alta di Bill, all’inizio a Bobbie l’idea non

piaceva!). Sì sposarono nel 1957 e, dopo aver vinto il Campionato di Sud

Africa diverse volte, decisero di trasferirsi a Londra per studiare con i più

bravi insegnanti dell’epoca: Eric Hancox, LenScrivener, Charles Thiebault,

Constance Grant e, poi, Sonny Binick.

Il loro primo grande successo fu nel 1960 a Berlino quando vinsero il

Campionato del Mondo Standard. Il loro primo “British Standard

Championship” l’hanno vinto nel 1962. Il Mondiale Latine nel 1965, il “British”

Standard e Latine nel 1966 e nel 1968, entrambi i Campionati del Mondo,

Standard e Latine nello stesso giorno alla Royal Albert Hall. In totale 13

volte Campioni del Mondo! Nella loro carriera hanno fatto stages e lezioni

in ogni angolo della terra ed hanno ricevuto tutti gli onori che è possibile

ricevere nel mondo della danza compreso, nel 1967, il Member British

Empire, (MBE) della Regina Elisabetta 11.

Bill è stato il Presidente del’ ISTD (Imperial Society of Teachers of Dancing) e

del WDC (1980-82), al tempo conosciuto come ICBD ed era poi famoso per il

suo ruolo di Presidente della giuria a Blackpool, come Bobbie che giudicava

sempre dalla sua postazione preferita: a sinistra del palcoscenico!

Sia Bill che Bobbie amavano l’Italia; Bill fu Presidente della giuria presso il

FEINDA (Festival internazionale della Danza) organizzato da Adalberto e Lalla

Dell’Orto nel 1984 a Marina di Carrara. Questo competizione divenne una

delle più importanti del Mondo , conosciuta poi come il grande “Cervia” e Bill

continuò come Presidente delle Standard ogni anno per più di 20 anni,

compito che poi verrà diviso con Peter Maxwell (Latine) e Stefano Francia

(Direttore di Gara) vista l’enormità dell’impegno che tale compito richiedeva. Il

loro insegnamento e la collaborazione con molte delle più brave coppie

Italiane divenne notevole; Augusto Schiavo, presentò il “Bill e Bobbie

Irvine Awards” a Verona per diversi anni in loro onore.

Bill e Bobbie divennero autori e protagonisti di molti cambiamenti ed

evoluzioni nel Ballo “Standard”, ottenuti, - come loro fortemente credevano –

partendo da una solida base tecnica. Negli ultimi anni della loro vita e

carriera, iniziarono a notare una mancanza dei principi tecnici nel ballo -

problemi di “Over Choreography”- per cui i passi eseguiti non erano più

caratteristica delle danze di appartenenza.

Secondo Bill, il “Tempo" (attuale non musicale) significa progresso e non si può

stare fermi; bisogna avere nuove iniezioni di idee, e gli insegnanti devono avere un

approccio intelligente verso i principi della coreografia; non si può tornare al

vecchio perché la danza è progredita da molti punti di vista"... E ancora : “Il

consiglio che do ai giovani ballerini é di fare allenamento in modo intelligente e

apprendere i principi fondamentali di base di ogni danza e di applicarli al loro

ballo. La coreografia non è sufficiente per farti diventare un Campione! Devi

capire i principi basilari di Rise and Fall, lavoro di piedi e tecnica. Purtroppo ci

sono troppi difetti tecnici basilari nella danza di oggi - che non saremmo stati in

grado di fare e di lasciare andare anni fa. Il libro di tecnica é lì come una guida e

quando lo capisci, la tua danza diventerà più facile e migliore.”

E’ impossibile citare Bill senza ricordare gli insegnamenti di Bobbie, lei non me

lo perdonerebbe mai! Il suo prezioso consiglio alle Dame - ad allenarsi era:

“essere visto e non sentito (col rumore dei piedi), farsi sentire ma senza ostacolare,

essere visto ma non mettersi in mostra, muoversi e non allontanarsi, essere attivo

ma non attivato, avere tono ma non tensione, ricevere slancio ma non darlo,

essere in equilibrio sui propri piedi, sentire la danza nel tuo corpo, seguire e non

guidare, adattarsi e non essere adattato e permette alla musica di infiltrarsi nel

tuo corpo”.

C’è così tanto da scrivere su questi due danzatori, insegnanti e mentori

ispiratori; spero che questo articolo abbia dato un idea di chi erano queste

due leggende delle danze di coppia. Avendo avuto la fortuna di studiare con

loro come giovane competitore e poi di averli conosciuti meglio come colleghi

e amici - posso dire che oltre al successo ottenuto nel ballo grazie alla loro

tenacia, tenevano fortemente anche ai valori più importanti della vita...due

persone più gentili, umili e leali, credo, siano difficili oggi da trovare.


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R E G U A : C O R P O | M A T E R I A | G E S T O

T

foto © Luca di Bartolo, Giulia Vacca


F O T O G R A F I A E B A L L O

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La fotografia e la danza, un passo a due per raccontare il movimento “danza”. Luca di Bartolo, fotografo,

da qualche anno lavoro progetti che uniscono l’arte coreutica alle arti visive, foto e cinema. Il nuovo

progetto si chiama Tregua.

E' un progetto di video danza che vede la luce durante uno degli shooting per il progetto CORPO |

MATERIA | GESTO di cui ci ha raccontato nel numero di Agosto.

Nasce all'interno della torre del Nuraghe IsParas in Sardegna (Isili), su una grata di tondini di ferro a

protezione di un pozzo, una oscura voragine. Vuole essere un lavoro personale e introspettivo sul

periodo di difficoltà vissuto da Giulia durante il lockdown.

La grata è un sostegno immaginario, inizialmente un punto di ancoraggio, ma potrebbe rivelarsi allo

stesso tempo nemica e ostile.

Rispecchia ciò che Giulia cercava in quei giorni di quarantena, trovare la luce ed il buono che poteva

esserci in quell’immobilità apparente.

Gli scatti fotografici e le brevi riprese eseguiti durante la nostra prima visita, ci hanno

condotto alla decisione di tornare sul posto con un progetto coreografico definito, puntare ad

una fotografia che giochi su profondi sfuocati, incentrata sul corpo e sui gesti, puntare ad una sonorità

che raccolga i seppur minimi rumori: le mani che scivolano sul metallo arrugginito o i piccoli pezzi di pietra

che cadono nel pozzo.

Per dare vita a Tregua abbiamo deciso di attivare una campagna di raccolta fondi sul portale

europeo di crowdfunding Ulule.

Questa scelta nasce sia dalla necessità di acquistare dell'attrezzatura audio che ci permetta di raccogliere

dettagli sonori quali lo stridio della polvere di pietra tra le mani, sia per sostenere economicamente la

partecipazione ai festival di cinema.

Per chi avrà il piacere di aiutarci abbiamo pensato ad alcune ricompense in parte simboliche

(ringraziamenti nei titoli di coda, cartolina di ringraziamento ecc.), in parte reali (una copia del

cortometraggio su supporto fisico, una stampa 40x60 a scelta tra i miei tanti scatti di danza)

(https://it.ulule.com/tregua/)


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Sport a 50 anni:

come scegliere le attività giuste per tonificare i muscoli, dimagrire e stare bene

di Eugenia Galimi

Dopo i 50 anni il metabolismo rallenta, ma allenandosi con regolarità e con le

discipline ad hoc si può aumentare il dispendio energetico e mantenere il

peso forma, oltre a conservare muscoli tonici e benessere a 360°.

Mangio come una volta eppure ingrasso. Come mai?”

Si tratta di una condizione comune alla maggior parte delle donne (ma anche

degli uomini) over 50. Il responsabile di questo disagio è il rallentamento

del metabolismo, ovvero la riduzione della velocità con la quale il nostro

corpo brucia le calorie. Questo delicato meccanismo che regola l’equilibrio tra

le calorie introdotte con gli alimenti e le calorie consumate dalle cellule per far

fronte alle diverse richieste energetiche dell’organismo, con l’avanzare dell’età

e con i cambiamenti ormonali legati alla pre-menopausa e alla menopausa,

perde il suo bilanciamento.

Per accelerare il metabolismo bisogna quindi aumentare il dispendio

energetico quotidiano che è influenzato principalmente da tre fattori:

dal metabolismo basale (quantità di energia impiegata da una persona

sveglia ma rilassata, in condizioni termiche neutre e a digiuno da otto ore),

dalla termogenesi indotta dalle attività digestive (la digestione delle

proteine è la più vorace di energia, a seguire i glucidi e poi i grassi)

dall’attività fisica.

La strada migliore per accelerare il metabolismo è praticare regolarmente

attività fisica, in questo modo si costruisce la massa muscolare magra, il

tessuto che brucia più calorie, anche 10 volte in più della massa grassa. Non

solo: potenziando la massa magra si incrementa anche il metabolismo basale.

Ma quali sono le attività più indicate per accelerare il metabolismo a

partire dai cinquant’anni? Perdere peso: meglio la palestra o la danza?

Uno dei difetti del lavoro in palestra è che spesso si concentra su una sola

area del corpo.

Questo fa sì che il grado di allenamento delle varie zone del corpo, braccia,

busto, gambe – sia disomogeneo. Va a finire, infatti, che si allenano solo le

gambe, per esempio, mentre le braccia restano meno allenate e perciò ancora

flaccide. Il lavoro in palestra spesso non promuove un buon allenamento di

tutto il corpo, ma solo di alcune zone. Questo non capita con la danza che

predispone un lavoro che interessa ogni zona del corpo.

I movimenti coinvolgono sia le gambe che le braccia, nonché il busto,

allenando tutti gli addominali, compresi i dorsali.

La danza è un ottimo allenamento poiché aiuta ad allenare tutto il

corpo. Già dopo un paio di lezioni, il fiato migliora e insieme a esso la

resistenza, segno di aver già fatto un buon lavoro.

Oltre ciò, per molti non è facile proseguire ed essere costanti negli

allenamenti in palestra, anzi, molto spesso, si rinuncia dopo poche lezioni.

La causa più frequente degli abbandoni pare sia la noia: ci si stanca presto di

esercizi ripetitivi e se non ci si sente coinvolti e stimolati, non si accende la

passione e la fuga dai corsi è inevitabile.

Un altro motivo, invece, per cui faresti subito meglio a preferire un corso di

danza alla palestra è il divertimento. La palestra è solo fatica mentre con la

danza, la fatica un po’ si dimentica. La ragione è legata alla musica: non c’è

danza che non utilizza la musica e questo è un vantaggio da non

sottovalutare. Ballare è molto divertente e ti aiuta a non sentire la fatica che i

muscoli del tuo corpo stanno facendo. È vero che la musica c’è anche in

palestra ma non ci balli su, la ascolti e basta per distrarti un po’.

Ballando a ritmo di musica, ti diverti molto di più e non senti la fatica cha fai.

La danza, inoltre, è un’efficace terapia antidepressiva che aumenta l’autostima

oltre a migliorare la salute del cuore e aumentare la resistenza fisica,

favorendo l’equilibrio e la flessibilità corporea.


è entrare in mondo

Creatività

tuo sporcarti le mani, vestire

tutto

bambini formulano alcune

I

sulla base di un pensiero

analogie

tipico dell'infanzia, mentre

magico

mente di un adulto o di uno

la

produce analogie che

scienziato

poi passare al vaglio di

dovranno

pensiero logico che giudicherà

un

esse siano plausibili e utili:

quanto

il ricorso alle analogie è una

ma

fonte di nuove idee.

continua

un genitore o un insegnante

Se

creare un clima favorevole

vuole

creativa, dovrebbe

all'espressione

alcune semplici strategie.

seguire

i più piccoli essere spontanei

Per

più facile, quelli un più grandi

è

essere allenati a lasciar

possono

il pensiero in modo ch

correre

a porsi volontariamente

riescano

una situazione rilassata, senza

n

di un obiettivo

l'esigenza

per cui sia possibile

prioritario,

nascere un'idea dall'altra.

far

Cropley “la creatività, consta di tre

Per

l’aspetto intellettuale (la

componenti:

di produrre idee), l’aspetto

capacità

(la disposizione a farsi

motivazionale

in mente qualcosa e poi ad

venire

anche queste idee) e

articolare

emozionale (il coraggio di ,

l’aspetto

si oppone alla pressione

che

la disponibilità al

all’adattamento;

ecc.)... è necessario favorire tutti

rischio,

tre gli elementi della creatività,

e

questa nasce dall’interazione

poiché

sue componenti”.

delle

lo studioso evidenzia

Inoltre

qualità essenziali dei creativi:

7

essere capaci di produrre molte

1

idee

essere consapevoli dei problemi

2

avere abilità analitica e sintetica

3

essere originali

4

possedere elasticità di pensiero

5

per centrare il nocciolo delle

6

questioni

porre questioni in modo nuovo.

7

Vygotskij parla della

Anche

Vygotskij pensa che la

creatività.

nasce in risposta al

creatività

che ogni uomo avverte di

bisogno

all’ambiente circostante.

adattarsi

psicologo russo sottolinea come

Lo

alla creatività, pur

l’attitudine

patrimonio di ognuno, si

essendo

in maniera e in misura

manifesti

nei vari soggetti, in quanto

diversa

di numerosi fattori, tra cui, un

frutto

di rilievo è occupato

posto

sociale e culturale in

dall’ambiente

l’individuo è inserito.

cui

possibile riconoscerne due forme

E'

creativa.

l'attività

riproduttrice è: “...legata in

L’attività

strettissimo alla nostra

modo

e consiste essenzialmente

memoria,

riprodurre o ripetere fogge di

nel

già da prima

comportamento

ed elaborate, o nel far vivere

create

d’impressione precedenti.

tracce

attività non crea nulla di

Questa

e, fondamentalmente, essa si

nuovo,

a una più o meno esatta

riduce

di ciò che già c’era”.

ripetizione

l'attività creativa ha a che

Mentre

con i sentimenti. Per Vygotskij

fare

il sentimento, non meno

dunque

pensiero, è un fondamento

del

all’atto della

indispensabile

tanto che, nella

creazione,

che l’immaginazione

convinzione

un processo di natura

sia

complessa, non

estremamente

dimenticare che ciò che

bisogna

creazione è “l’atto

chiamiamo

di un parto,il risultato di

catastrofico

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di Giovanni Battista Gangemi

La creatività

Penso che la creatività sia qualcosa

di molto importante per il

bambino e non solo.

La creatività per me è libertà,

libertà di esprimere in modo

'diverso', 'anormale', 'insolito'.

Creatività è fare qualcosa di

particolare, qualcosa che nessuno

fa, qualcosa che ti far stare meglio

e in cui metti i tuoi stati d'animo.

La creatività ti esonera delle

stereotipie del mondo, dalle regole

che il mondo ti obbliga, perché

tutti dobbiamo essere uguali,

burattini plagiati.

vestitiì diversi, inusuali. E non

importa se belli o brutti

l'importante è essere liberi, liberi di

volare, liberi di essere se stessi.

oltre l'arte

principali: l’attività riproduttrice e

Anzitutto è necessario rispettare le

domande insolite o divergenti.

(Mediazione di reciprocità). In

secondo luogo è fondamentale

mostrare che le idee sono prese in

considerazione. E inoltre è

importante incoraggiare l'autoespressione

in attività sia

spontanee che pianificate. (Criterio

di Mediazione intenzionalità e

un’intima, lunghissima gestazione e

Reciprocità).

maturazione”.

.


M E N T E E B A L L O

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STRESS DA RIENTRO

Rilassati, raccogliti, allontana

da te ogni altro pensiero.

Lascia che il mondo che ti

circonda sfumi nell’indistinto.

(Italo Calvino)

Ciro Vinci

pianista - compositore - musicoterapista


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IMPARA A GESTIRE LO STRESS

Secondo fonti Istat lo “stress da rientro” è una condizione molto comune che riguarderebbe un italiano su

dieci. Si tratta di una risposta psicofisiologica dell’individuo alla reimmersione nello stress quotidiano; una

condizione di malessere psicologico e fisico che si sperimenta a fine estate. Il rientro nel contesto

lavorativo e nella routine abituale comportala conduzione di ritmi serrati che si sostituiscono a quelli più

lenti dei periodi di vacanza. Ritornare alla quotidianità evitando lo stress non è un’impresa impossibile. Gli

esperti, in diversi campi, sono concordi nel suggerire un valido accorgimento per fronteggiare questo tipo

di malessere: . Prolungare il benessere goduto durante le ferie serve

ad allentare la tensione, ad allontanarsi da pensieri negativi e riprendere la normalità con la giusta energia.

Quante volte, per tirarsi su di morale, si ascolta un pò di musica o una canzone in

particolare?

In tutte le epoche e le culture, l’uso del suono è stato riconosciuto come strumento dalle potenzialità

curative.

Il ricorso alla musica, da anni, è diventato una vera e propria terapia, ormai il miglior farmaco emotivo.

Perché?

Perché la musica ci comprende, anticipa le nostre sensazioni, accompagna i nostri sentimenti, ci porta

esattamente dove vorremmo essere. La musica è la compagna insostituibile della nostra vita. Ci segue

sempre, da quando nasciamo a quando invecchiamo, ci aiuta ad esprimerci, ad interagire, a stare meglio, ci

regala un tappeto emotivo per tutti i momenti più importanti della nostra vita: motivo valido per farsi

trasportare dalle note di qualche brano a cui siamo particolarmente legati, sentendoci coinvolgere

emotivamente. Triste o allegra che sia, la musica ed il suo effetto benefico sono indiscutibili. Attenzione,

c’è bisogno di una guida all’ascolto. Un suono che tocca il cuore porta con sé un ventaglio di emozioni,

immagini, ricordi e significati importanti per l’ascoltatore. Paradossalmente, ciò rende vano il tentativo di

fruire di brani che fungano da “medicinali” facendo star bene chiunque l’ascolti, poiché una musica può

essere emozionante e significativa per una persona o completamente neutra, se non addirittura fastidiosa,

per un’altra.

Allora come fare?

Basta seguire poche regole di base, per raggiungere efficacemente il nostro scopo. Fortunatamente si può

ascoltare musica anche mentre si pratica attività sportiva o semplicemente si riordina la scrivania. Per

amplificare l’effetto benefico dell’ascolto ci si può concedere un momento di relax durante la giornata con

una cadenza stabilita, individuando un piccolo spazio dedicato a questo scopo in cui creare un’atmosfera

rilassante: con luci soffuse o addirittura sfruttando gli effetti magici della cromoterapia, preferendo colori

freddi (toni del blu/verde/viola), che hanno una vibrazione più bassa e non eccitano le nostre cellule, per

pareti, tendaggi o indumenti.

Scegliere brani che prevedono musica solo strumentale, possibilmente niente canzoni o melodie

conosciute. Per il relax non è la melodia a fare la differenza, ma altre caratteristiche musicali. Innanzitutto il

“tempo”, che dovrebbe collocarsi tra i 60 e gli 80 impulsi al minuto (per seguire la frequenza regolare del

cuore). Il ritmo dovrebbe essere costante, non sincopato (senza interruzioni improvvise), nessun

rallentamento o aumento di frequenza. È da preferire un pattern melodico ripetitivo, senza improvvisi

cambi di articolazione. La musica, inoltre, può variare sia di tono che di intensità a patto che queste

variazioni avvengano gentilmente, senza stacchi troppo bruschi e, in ogni caso, senza percepire eccessi.

Sarebbe preferibile evitare le musiche troppo malinconiche, dato che un suono che ci emoziona troppo

non ci si rilassa. In generale, un brano musicale“soft”dovrebbe generare sensazioni positive ed evocare

ricordi o situazioni serene e piacevoli, ma questo dipende dalla sensibilità e dall’emotività personale.

Alcuni specialisti in musicoterapia compongono musiche ad hoc, ritagliate sulle specifiche esigenze dei

fruitori/ascoltatori, che rappresentano l’optimum. Altrimenti, si trovano sul web raccolte di brani da

ascoltare per “rilassarsi”. L’importante, durante l’ascolto, è praticare una respirazione lenta, regolare e

profonda. Le musiche più utilizzate vengono selezionate di solito dal repertorio di alcuni autori di musica

classica o del genere New Age. Un’intera sinfonia è da evitare, perché propone troppe variazioni; meglio

optare per singoli movimenti, in particolare gli Adagio e l’Arioso. Ampio spazio va comunque dato alle

preferenze personali, nel rispetto dei propri gusti musicali. Non c’è una ricetta precostituita, bisogna

scoprirla. La musica è mistero, ne sappiamo ancora pochissimo, ma il potere del suono è indiscutibile.

Seeing is believing!


E D U C A Z I O N E E B A L L O

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Regole fondamentali

I bambini, in quanto persone, hanno bisogno di regole. Le regole fanno

parte della vita, sia a livello sociale che naturale, e insegnare la capacità

di limitarsi e gestire la frustrazione è parte integrante del percorso

educativo. Non si tratta di reprimere o non permettere la libera

espressione, ma di far si che l’individualità possa essere incanalata in

modo corretto senza diventare per questo un limitazione per il prossimo.

Vediamo come è giusto introdurre e gestire questo aspetto spesso

delicato e complesso dell’educazione di un bambino. Credo, innanzitutto,

che le regole debbano essere poche, ma comunicate in modo chiaro e

sintetico e sempre concordate precedentemente dalla coppia genitoriale.

Non è necessario un lungo elenco di divieti e norme, sarà preferibile

avere poche e semplici indicazioni di comportamento. Inoltre, aspetto

importantissimo, devono per forza di cose essere coerenti con i nostri

comportamenti: ad esempio, non chiederemo a nostro figlio di mangiare

seduto se siamo soliti mangiare in piedi o di fronte alla televisione, il

nostro esempio rimane sempre l’aspetto più importante ed il fattore

decisivo nel processo di imitazione e crescita.

Ricordiamo che la creatività ed il gioco sono il linguaggio dei bambini, per

cui sarà spesso più semplice per noi far comprendere alcuni concetti

ricorrendo al linguaggio fantastico: ad esempio inventando una storia per

spiegare l’importanza di lavarsi i denti dopo aver mangiato, piuttosto che

imporlo senza troppi giri di parole.

Eccedere in spiegazioni astratte e irrazionali non porta a nulla di positivo,

il linguaggio deve essere adatto all’età del bambino senza forzature o

desiderio di renderlo adulto precocemente.

Cosa fare di fronte al così detto capriccio?

Innanzi tutto dobbiamo sempre distinguere fra bisogno e desiderio e

rimanere fermi e sicuri senza possibilmente alzare la voce. L’aspetto più

importante che va considerato quando ci troviamo di fronte a

comportamenti del genere è di non stigmatizzarli e di non esprimere

pareri negativi, il rinforzo positivo è molto più efficace della punizione o

del rimprovero.

Dobbiamo sempre avere presenti quelle che sono le necessità ed i tempi

soggettivi del fanciullo: se, ad esempio, ci troviamo di fronte ad un

bambino molto agitato probabilmente sarà preferibil trascorrere molto

tempo a giocare all’aria aperta per permettergli di sfogare le sue

energie, piuttosto che guardare la televisione e pretendere calma e

silenzio.

I bambini hanno tempi diversi dall’adulto, la lentezza nel fare è associata

al bisogno di sperimentare ed apprendere; avere routine giornaliere ben

chiare che scandiscano la giornata potrà rivelarsi molto utile per la

serenità di tutti.

In conclusione:

dobbiamo eliminare il più possibile i nostri sensi di colpa e le nostre

proiezioni e stabilire un rapporto di fiducia volti all’attenzione del

bambino. Rispettare i suoi tempi e del vivere in una società nella quale

tutti hanno il diritto di essere se stessi. Però, rispettare il bambino non

significa sottomettersi a lui, né depauperarlo dell’insegnamento e della

trasmissione delle regole necessarie per il vivere civile. Non basta sancire

e far rispettare le regole, lasciando che rimangano

condizionamenti esterni. Bisogna che siano apprese e interiorizzate,

perché il bambino impari a cavarsela.

Dott.ssa Michela Mignano

Pedagogista clinico Psicomotricista funzionale e formatrice

In quell’assiduo, sistematico, immane processo di apprendimento, il

bambino va sperimentando sia la realtà fisica, sia gli atteggiamenti e le

risposte dei grandi, assumendo atteggiamenti provocatori per provocare,

appunto, risposte chiarificatrici, sia fisiche, sia verbali, sia

comportamentali. Per esempio, mentre fa il gesto di battere il martello sul

tavolo o quando fa un capriccio, lancia uno sguardo agli adulti presenti,

per vedere cosa pensano e cosa fanno, cioè per imparare cosa è

raccomandabile, cosa è permesso e cosa è proibito.

Bisogna cogliere quei gesti provocatori: è quello il momento in cui il

bambino chiede che gli venga insegnata una regola. Sgridarlo e basta

vuol dire perdere una preziosa occasione.

Che cosa spinge i bambini ad intestardirsi e a fare capricci?

La ragione principale è rappresentata dal voler prendere posizione nei

confronti degli adulti. In altre parole, spesso è un modo per affermare se

stessi come entità autonome rispetto agli adulti.

Quali sono i contenuti dei capricci dei bambini?

Frequentemente i piccoli piangono perché desiderano un oggetto che i

genitori non possono o non vogliono acquistare. Altre volte oggetto delle

loro dimostranze divengono le preferenze sul cibo, ovvero desiderano

mangiare alcuni alimenti piuttosto che altri sicuramente più salutari. In

talune circostanze il bambino fa i capricci perchè vuole indossare un

particolare indumento, che è inidoneo per stagionalità o circostanza.

I bambini più grandi si intestardiscono e piangono quando devono fare i

compiti o perché non li vogliono fare oppure perché sostengono che

bisogna usare certe procedure piuttosto che altre, caldeggiate dai

genitori. In alcune occasioni i piccoli fanno capricci perché non vogliono

uscire con i genitori o non desiderano andare in un posto proposto dai

grandi. Oggetto di capriccio può diventare il non volersi lavare e

approntare per andare a scuola. Come si vede, le occasioni che spingono

i bambini a fare capricci sono diverse.

Che cosa può fare l’adulto e come può intervenire in tali

circostanze?

É bene che la persona che si occupa del bambino, in qualità di genitore -

educatore, rifletta sui seguenti punti. Il capriccio ha una funzione

particolare per il bambino in quanto serve a fargli accettare la

frustrazione. In altre parole, lo aiuta a transitare dal principio di piacere

al principio di realtà. In pratica, lo supporta nel capire che non si può

avere tutto e subito, ma bisogna saper attendere per raggiungere un

obiettivo. Di questo l’adulto deve essere consapevole e questa

consapevolezza deve orientare il suo intervento. Una prassi che l’adulto

deve seguire quando affronta i capricci dei bambini è la coerenza. In

altri termini, non si può negare oggi quello che si è concesso ieri.

L’incoerenza destabilizza il piccolo e non lo aiuta a crescere. Non deve

uno dei genitori concedere quello che l’'altro genitore nega. Lo stesso

vale per i nonni.


T U T T O B A L L O 2 0 | S E P T E M B E R 2 0

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Un modo nuovo di

vivere la natura

Natusumba©

è la vita nel benessere

sia fisico che mentale

un insieme di coreografie

e meditazione per

l'armonia psico-fisica

https://www.facebook.com/groups/NatuSamba.net/


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U n ’ a n t o l o g i a d i r a c c o n t i i n e d i t i p e r r a g a z z i a s o s t e g n o d i A s r o o p e r i m a l a t i r a r i

Fantasià

La beneficenza non si ferma anche in tempi di Coronavirus. E così, in poco tempo, autori volontari si sono messi a

disposizione per una antologia di racconti, Fantàsià - il cui ricavato andrà completamente a sostenere le attività di ASROO,

Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare di Siena.

Il progetto, nato da un’idea dello scrittore Stefano Labbia, intende unire le forze della parola per un obiettivo comune:

sostenere le attività di ricerca sul Retinoblastoma, il tumore oculare più frequente in età pediatrica.

Lo Staff di Siena, condotto dal medico oncologo di fama internazionale Prof.ssa Doris Hadjistilianou, segue dal 2011 un

percorso di cura e diagnosi precoce di una malattia rara: il Retinoblastoma. Proprio a Siena ogni anno si celebra la Giornata di

Oncologia Oculare che vede la partecipazione di massimi esperti sul tema. Siena è il terzo centro di Eccellenza in Europa per

casi trattati. L’intero ricavato dell’antologia fantasy – disponibile su Amazon - sarà devoluto ad ASROO. Ecco il link per

acquistare il libro:

versione cartacea o e-book: https://www.amazon.it/dp/B086PMNDNR?ref_=pe_3052080_397514860.

Nell’antologia si sperimenta il tema della fantasia con gli autori: Aharan Lee, Elena Panzera, Giorgia Sbuelz (già vincitrice del

concorso “Una fiaba per Asroo"), Greta Guerrini, Maggie van der Toorn, Monica Serra, Silvia Bruni e Stefano Labbia che

hanno dedicato gratuitamente il loro tempo e le loro competenze in beneficenza. La prefazione è di Mattia Albani. Un

contributo speciale nella realizzazione del progetto va a Palma Caramia, interior design che ha intrapreso la strada da

bookblogger per recensire e commentare i libri presenti nel catalogo Amazon e librerie fisiche e che attualmente collabora

come grafica e illustratrice per autori emergenti e non.

ASROO – Associazione Scientifica Retinoblastoma e Oncologia Oculare è nata il 27 aprile 2010 per iniziativa di medici e

biologi del Centro di riferimento del Retinoblastoma, dell’Unità di Oftalmologia e della Sezione di Biochimica del

Dipartimento di Medicina Interna Scienze Endocrino Metaboliche e Biochimica di Siena, che già da alcuni anni stanno

collaborando per un progetto di ricerca sul retinoblastoma.

L’Associazione si prefigge le seguenti finalità:

migliorare le conoscenze medico-scientifiche nel vasto campo dei tumori oculari;

migliorare la qualità dei servizi offerti ai pazienti;

diffondere e divulgare le conoscenze scientifiche raggiunte nel settore attraverso opuscoli distribuiti negli ospedali, negli

studi medici, nelle manifestazioni pubbliche quali seminari e convegni;

sostenere tramite raccolta di fondi il miglioramento dei centri specialistici dedicati attraverso la donazione di

apparecchiature scientifiche.

www.asroo.org -segreteria@asroo.org


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PAOLO

DI ORAZIO

Il pioniere dello Splatterpunk presenta il Medical Show del dott.Branzini

di Angela De Vito

Non ho mai visto Shining. Conosco Dario Argento, ma di vista perché lo incontro a messa, frequentiamo la stessa parrocchia

(!). Figuriamoci se mi metto a leggere robba de paura. Poi vado a cena dalla mia amica e vedo uno seduto in un angolo,

quieto, occhiali tondi e sguardo angelico. Penso “ha dell’artista, ma magari è una persona perbene”. Me lo presentano come

il più noto scrittore di horror italiano. Mi si congela il sorriso, porgo la gelida manina, battuta da manuale di conversazione

e ciaone. Poi la vita fa giri strani e mi trovo qua, a scrivere invece che del solito libro di Woody Allen, dell’ultimo lavoro di

Paolo Di Orazio (Speghetti Western Freak Show), quello degli occhiali tondi. Che per la cronaca, è socio fondatore e

batterista di Latte e i suoi derivati, nasce come fumettista, dipinge, traduce romanzi dall’inglese, scrive di rock e non so che

cosa faccia nel tempo libero, se ne ha. Immagino strangoli vecchiette.

·Scusa Paolo, ma visto che il mondo è già

orrendo e a tutti ogni tanto piacerebbe

fare il vicino a pezzettini, non potevi

scrivere che so, racconti erotici? O

chicklit?

In realtà provengo dalla scrittura porno

hard-core (stesso background di Pedro

Almodòvar) e stiamo parlando di un lontano

e rutilante biennio di qualche decade fa.

Dopo una denuncia per pubblicazioni

oscene, ho ben pensato di dare fondo alla

passione per l’horror, che più mi ha

procurato in 30 anni soddisfazioni in termini

di successo di pubblico (e n’interrogazione

parlamentare per istigazione a delinquere –

allora ditelo, ce l’avete con me), tra disegno

e sceneggiatura di fumetto, racconti e

romanzi sia in italiano che in inglese. La mia

scrittura è proprio la metafora teatrale, se

vuoi, amplificata di un’irriverente anima

Grand-Guignol, proprio della bruttezza e

della violenza della razza umana. La natura

è sì cruenta (il prodigio, il mostro nella mia

pantomima), ma solo l’uomo è crudele (il

serial killer). Sicuro, quando passerò alla

narrativa chiklit, e non lo escludo affatto,

mi denuncerà l’ordine de dentisti italiani.

Adoro giudicare un libro dalla copertina.

Titolo furbo, grafica accattivante,

segnalibro gattaro che acchiappa

sempre, soprattutto le signore. Ma chi

sono i freak del titolo?

A scanso di ogni ruffiano buonismo e

scomodo cinismo, i freak sono proprio esseri

deformi, condan/nati da genitori

consanguinei e/o folgorati da Madre

Natura per arcane ragioni di entropia

genetica. In realtà, ho solo preso in prestito

l’approccio scientifico-umanista del noto

neurologo Oliver Sacks,il quale vedeva

nella malattia l’espressione di un endogeno

prodigio e una condizione straordinaria per

superare il concetto di sfortuna, sofferenza

e inferiorità, e supportare i pazienti

come persone e non come vittime sconfitte

da un qualcosa di psico fisicamente

estraneo. Per fare questo, ho dotato i

pazienti del dottor Branzini, protagonista del

romanzo, di super-poteri rendendoli una

sorta di FrX-Men senza costumi pop.

Esaltando la loro umanità, ed azzerando così

ogni condannabile intolleranza. Per chi

vorrà capirlo.

Tra le Marche e New Orleans. Come mai

queste ambientazioni così particolari

e lontane tra loro?

Avevo necessità di fare satira del tipico

italiano razzista che odia chi arriva su un

barcone e ignora che un tempo non molto

lontano, ovvero vicino a quello in cui si

svolge il mio Spaghetti Western Freak

Show (Watson edizioni), molti connazionali

partirono alla ricerca di fortuna solcando i

mari. E anche noi ci siamo, sia civilmente che

criminosamente, integrati nel mondo di

approdo. Siamo tutti uguali. Basta studiare

la storia (della mafia siculo americana,

anche). Le Marche perché… luoghi a me

cari, dove i cognomi sono più divertenti e

musicali. Per intelaiare la metafora del

razzismo legato alla migrazione, avevo

bisogno di un mare. E di un luogo, New

Orleans, sede di musica e magia, dove gli

italiani, all'epoca del romanzo (anni '80 del

XIX secolo) sono stati mal tollerati per il loro

(nostro) temperamento.

Hai tirato su i tuoi affezionatissimi fan

con una dieta molto varia. Continuerai a

nutrirli a Latte e suoi derivati?

Una bipolarità che, per fortuna, solo pochi

non hanno gradito. Perché se scrivi horror,

che c’entra la comicità?... Così come, per

molti profani, se scrivi horror devi essere

per forza di cose sadico, disturbato,

misogino, ateo, torturatore di gatti e

calpestatore seriale di aiuole. La risposta è

sì, finché avrò voglia di menare i tamburi.

Una dieta variegata tra horror e humour è il

trucco per essere sempre belli e stare bene

aggirando le rughe fossili dei cliché.

Ok, sei talented come Mr. Ripley, ma ci

sarà qualcosa di artistico che non sai

fare. Scusa, nella quale non ti sei ancora

cimentato. Vuoi svelare ai nostri lettori

una tua segretissima aspirazione artistica

per il futuro?

Voglio desidero devo farò cinema. Intanto,

inizio col farmi la masterclass di Spike Lee e

David Mamet, poi si vedrà. Lieto fine del

segreto.

https://www.paolodiorazio.com/


IL LATO

SEGRETO

DELL'ANIMA

P I T T U R A E B A L L O

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Donatella

Colasanti


P I T T O R A E B A L L O

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Donatella Colasanti ha iniziato a dipingere fin da bambina. Il suo incontro con la tavolozza ed il pennello è nato nei

primi anni dell'infanzia, grazie al padre, valente pittore, che ha saputo trasmettere alla figlia l'amore e la passione per

l'arte. Ed è stato sempre il padre ad introdurre Donatella nel mondo pittorico, a farle muovere i primi passi alla

scoperta di sensazioni nuove ed inusuali. Una passione che nella creativa non è mai venuta meno.

Donatella, già dotata di ottime capacità pittoriche, nel corso del tempo le ha sempre più approfondite ed affinate. Per

lunghi anni ha frequentato gli studi dei più noti maestri ternani, da cui ha appreso la pulizia della forma e del colore.

La pittrice è comunque riuscita ad intraprendere un cammino indipendente che l'ha portata a trovare una sua

personale forma espressiva.

La pittura in Donatella Colasanti nasce da una predisposizione particolare a cogliere il lato più recondito, segreto,

dell’immagine per proporne il fascino e il mistero attraverso una non comune maturità compositiva rivelatrice di uno

studio costante e approfondito nonché di una singolare capacità di rielaborazione.

Nonostante un’indiscutibile venatura malinconica, l’artista non ama indulgere in un dolente ripiegamento ma, al

contrario, s’addentra in armonie soffuse alla ricerca di continui spiragli attraverso cui l’evento più intimo diventa

catartico e, con straordinaria levità, le forme si evolvono in preghiera, si fanno ascolto e testimonianza di una voce che

celatamente detta. La scelta della figurazione non è affatto scontata o casuale ma risponde alla necessità di catturare

attimi di vita sottraendoli al contingente.

La sensualità quasi onirica, trasognata, che traspare da alcune pose modellate da un sapiente e sottile gioco

chiaroscurale è indice di costante tensione ad una grazia permeata d’amore smisurato per un mondo che nella sua

fuggevolezza ci avvince e sempre ci stupisce. (Francesca Pullia)

Donatella Colasanti ama guardare il mondo con i propri occhi, in concordanza perfetta con il convincimento di Coubert

secondo il quale l’artista deve trarre ispirazione da immagini della natura, squarci di verde intenso percorsi dal

cortocircuito di colori che si dilatano a macchia, facendosi ora profilo di montagna, ora soffuso chiarore di batuffoli di

nuvole, ora specchio d’acqua che riflette il sole o sequenze di alberi, contorti nel tronco e nell’intrico vivo di foglie,

simili a guizzi di fiamma di vaga ascendenza rococò, cresciuti a dismisura a carezzare il cielo, davanti a scorci di un

opalescente biancore, come fremiti d’aria su sudari di nebbia condensata.

Donatella Colasanti dipinge anche frammenti di natura, raccolti in composizioni di chiara impronta surreale, conchiglie

abbandonate sopra un tappeto gonfio di pieghe e vivo, quasi fosse mare e "caffettiere” liberate dall’immanenza delle

cose inerti e cariche d’una dignità che conferisce ad esse aspetto di creature; cesti colmi di frutta e carichi di luce che

promana dalle cose.

Come se un fuoco le bruciasse dentro e si rivelasse all’esterno di riverberi. La pittura di Donatella Colasanti ha la

naturalezza di un respiro: “Re nudo” dipinto nella semplicità potente delle cose che si vedono. (Paolo Cicchini)

Valerio De Vita


V I A G G I O E B A L L O

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mon amour.

Abidjan,

Settembre 2007, sono le 21 ora locale quando l’aereo si posa ad Abidjan,

6

per i locali), capitale economica della Repubblica di Costa d’Avorio.

(Babi

piu’ di sei ore di volo ho solo una voglia, quella di scendere dal’aereo

Dopo

posare i miei piedi a terra. All’apertura del portellone, un caldo soffocante

e

bruciarmi i vestiti di dosso. Resto immobile, senza fiato. E’ questo il

sembra

AKWABA (benvenuto) in Costa d’Avorio… Da allora sono passati 13 anni

mio

puntualmente, in compagnia di mio marito e di mia figlia, torno in questo

e,

d’Africa che mi ha rapito il cuore. Abidjan, la «New York africana»,

lembo

una metropoli brulicante di persone, mestieri, sorrisi, colori, odori, una

è

dove modernità e tradizione si intersecano in un groviglio misterioso e

città

La città è un alternarsi di lussuosi palazzi e baracche in

affascinante.

di moderni centri commerciali e miriadi di piccoli mercati

lamiera,

di grandi boulevard asfaltati e sentieri in terra battuta, di

rionali,

stellati e piccoli maquis dove la cucina locale fa da padrona.

ristoranti

diversi quartieri di Abidjan non fanno che confermare questo contrasto : gli

I

Marcory e Cocody sono in netta contrapposizione con i precari

chic

o Adjame; Yopougon la joie si anima la notte mentre Le Plateau

Abobo

di giorno.

vive

cosa dire degli abitanti? Gli ivoiriani sono inventivi, ospitali e sorridenti.

E

caciaroni, amano frequentare i maquis (ristorantini bar

conviviali,

parlare ad alta voce, gesticolare e discutere intorno ad una

all’aperto),

tavola ed una buona bottiglia.

buona

donne sono il fulcro della famiglia: laboriose ed infaticabili; oltre a

Le

gestire casa e bambini, trovano il tempo e la forza di inventarsi

lavorare,

secondarie per arrotondare i fine mese.

attività

preparazione e la vendita di cibi, bibite e merende è l’attività più

La

perché ad Abidjan si mangia a qualsiasi ora, in qualsiasi posto e

praticata

mio piatto preferito è il GARBA, tonno rosso fritto, servito con

Il

Eccellente è anche il MAFÉ, una salsa a base di pasta

l’attieké.

accompagnata da riso o foutou (una sorta di puré di

d’arachide,

o di igname bollito). La mia bibita del cuore è lo

platano

ghiacciato, del succo di zenzero misto ad ananas e

GNAMAKOUDJI

ma adoro anche il BANDJI, vino di palma, dolcissimo al

limone,

dell’estrazione, e frizzante una volta fermentato. Cosa

momento

ad Abidjan? Vista l’insicurezza di alcuni quartieri, bisogna

visitare

con prudenza, soprattutto la sera, e stare attenti ai

muoversi

spesso complici di malintenzionati. Da brava turista, ho

tassisti,

con le tappe classiche del nuovo arrivato: il Plateau, che è Il

iniziato

degli affari, popolato di giorno e deserto la notte, dove si

quartiere

futuristiche, progettate da architetti italiani) e la recente

costruzioni

Moschea. Il Musée des Civilisations de Cote d’Ivoire,

Grande

di reperti storici provenienti da tutte le regioni ed etnie della

ricco

d’Avorio.

Costa

foresta del Banco coni i suoi 600 ettari di alberi, dalle forme e

La

impressionanti, la sua riviera popolata da pesci siluri (che

dimensioni

tradizione considera sacri), ed i suoi lavatori di abiti,

la

Fanicos.

soprannominati

passeggiata in battello sulla laguna Ebrié, con visita dell’ Isola

La

e della ricca Baia dei miliardari, siti un po’ troppo

Boulay

per i miei gusti. Meritano una visita anche gli animali

occidentalizzati

zoo di Abidjan ed il mite Elefante Can, ghiotto di foglie e di

dello

che non esita a prendere direttamente dalle mani dei turisti.

banane,

prezzo d’ingresso è derisorio: 300 fcfa ad adulto, l’equivalente di

Il

centesimi d’euro, per un’esperienza veramente unica !

45

mio angolo di paradiso si trova a 30 chilometri da Abidjan,

Il

da spiaggia, mare, Laguna ed alberi di cocco. Grand

circondato

prima capitale ivoriana alla fine del XIX secolo, possiede un

Bassam,

architettura le coloniale dal fascino indiscutibile. Che

patrimonio

girovagare in questi luoghi dove il tempo sembra essersi

meraviglia

fermato!!!

sito è classificato come Patrimonio Mondiale dell’Unesco, ma

Il

parte delle sue vestigia stanno sparendo a causa dell’incuria e

gran

mancanza di manutenzione. Un veropeccato!!!

della

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possono visitare la Piramyde,

la Cattedrale Saint Paul (due

Conosciuti per la loro «joie de vivre»,

sono un po’ come noi italiani:

per tutte le tasche.


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CIBO SCRITTO E CIBO DESIDERATO NELLA SENSIBILITÀ POETICA

DI GABRIELE D’ANNUNZIO

E r n e s t o D i R e n z o

U n i v e r s i t à d i R o m a T o r V e r g a t a

D i G a b r i e l e D ’ A n n u n z i o s o n o n o t e e c o n c l a m a t e t u t t e l e c o m p o n e n t i d e l s u o p o l i e d r i c o e s t r o

a r t i s t i c o e c r e a t i v o . L a s u a c a r a t u r a d i p o e t a , r o m a n z i e r e e d r a m m a t u r g o , u n i t a m e n t e a

q u e l l a d i o r a t o r e e d i u o m o d ’ a z i o n e , l o h a n n o r e s o u n o d e g l i e s p o n e n t i p i ù r a p p r e s e n t a t i v i

d e l l a s c e n a i n t e l l e t t u a l e , l e t t e r a r i a e p o l i t i c a , c h e t r a O t t o c e n t o e N o v e c e n t o h a d o m i n a t o i l

p a n o r a m a i t a l i a n o e i n t e r n a z i o n a l e .

L a s u a i n c l i n a z i o n e e s t e t i c a e v i t a l i s t i c a a l l ’ e s p e r i e n z a d e l q u o t i d i a n o h a r i g u a r d a t o l a

m u s i c a n o n m e n o c h e i l c i n e m a , i l c o l l e z i o n i s m o d ’ a r t e n o n m e n o c h e l a p i t t u r a , i l

g i o r n a l i s m o n o n m e n o c h e l ’ a v v e n t u r a e r o i c a .

T u t t a v i a e s i s t e a n c h e u n a l t r o D ’ A n n u n z i o p i ù d i s c o s t o , m a n o n p e r q u e s t o m e n o a p p r e z z a t o e

s c o n o s c i u t o d a i c u l t o r i d e l s u o g e n i o a r t i s t i c o , c h e h a a c h e v e d e r e c o n i l m o n d o d e l c i b o e

d e l l ’ e s p e r i e n z a g a s t r o n o m i c a . U n m o n d o c h e i l v a t e p e s c a r e s e h a c o s t a n t e m e n t e e s p l o r a t o e

r i c e r c a t o t a n t o n e l l e s u e o p e r e l e t t e r a r i e q u a n t o n e l l e s u e a b i t u d i n i p e r s o n a l i e i n t e r i o r i d i

v i t a . U n m o n d o v e r s o i l q u a l e s i è s p e s s o r a p p o r t a t o c o n q u e l l a b u l i m i a e f a m e l i c i t à s e n s i t i v a

c h e h a c a r a t t e r i z z a t o i l s u o a p p r o c c i o a l l ’ e s i s t e n z a .


C I B O E B A L L O

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V i s t i i n q u e s t a o t t i c a c h e l o c o l l e g a n o a l m o n d o d e l l a c u c i n a e d e l l e t r a d i z i o n i

c u l i n a r i e , i r o m a n z i e l e p o e s i e d ’ a n n u n z i a n e l a s c i a n o t r a s p a r i r e i n f i l i g r a n a u n a

c o m p l e s s a t r a m a d i r i n v i i a l c i b o c h e s e d a u n a p a r t e r i v e l a n o l e p a s s i o n i

a l i m e n t a r i d e l l ’ u o m o D ’ A n n u n z i o , d a l l ’ a l t r a i n f o r m a n o d i c o m e l ’ e p o c a n e l l a q u a l e

e g l i h a v i s s u t o a b b i a p r o d o t t o , o s a l v a g u a r d a t o , r i c e t t a r i , p i a t t i o t i p i c i t à

g a s t r o n o m i c h e c h e s o r p r e n d o n o p e r l a l o r o m i n u z i o s i t à d i r i f e r i m e n t i . T r a q u e s t e

u l t i m e , o l t r e a l l e s p e c i a l i t à c h e m a g g i o r m e n t e a m a v a m a n g i a r e e s p e s s o

c u c i n a r e i n p r i m a p e r s o n a , c o m e r i s o t t i , u o v a , m a r r o n s g l a c é s , g r i g l i a t e d i

c a r n e , s p i c c a n o p e r i n t e r e s s e n a r r a t i v o q u e l l e r i f e r i t e a i s u o i l u o g h i d e l l ’ a n i m a ,

d i s s e m i n a t i t r a P e s c a r a , A b r u z z o e l a g o d i G a r d a . M a s e c ’ è u n c i b o c h e p i ù d i

t u t t i D ’ a n n u n z i o h a d i c h i a r a t o d i a p p r e z z a r e i n c o n d i z i o n a t a m e n t e q u e s t o è i l

“ p a r r o z z o ” , i l d o l c e a b r u z z e s e p e r a n t o n o m a s i a c h e h a l e g a t o t u t t a l a s u a

p o s t e r i o r e , e a t t u a l e , n o t o r i e t à p r o p r i o a l l ’ e n d o r s e m e n t r i c e v u t o d a l p o e t a - e r o e

i n d i v e r s i f r a m m e n t i d i s c r i t t u r a e p i s t o l a r e . A p a r t i r e d a q u e l l o d a l t o n o

s o t t i l m e n t e i r o n i c o i n c u i , p a r a f r a s a n d o l a D i v i n a C o m m e d i a , a f f e r m a : « D i c e

D a n t e c h e l à d a T a g l i a c o z z o , o v e s e n z ’ a r m e v i n s e i l v e c c h i o A l a r d o , C u r r a d i n o

a v r ì e v i n t o q u e l l e c c a r d o s e a b b u t o a v e s s i u s b e r g o d i p a r r o z z o » . U n d o l c e

p o r t e n t o s o , q u i n d i , i n g r a d o d i p o r s i c o m e p o z i o n e m a g i c a , c o m e e l i s i r , c o m e

g r a a l m a a n c h e c o m e u n c o m f o r t f o o d n o s t a l g i c o e c o n s o l a t o r i o i n g r a d o d i

a n c o r a r e l ’ a n i m a d e l p o e t a a i r i c o r d i d e l l a s u a t e r r a e a l “ n a t a l e d e l l a s u a

i n f a n z i a ” .

M a c o s ’ è , d o l c i a r i a m e n t e p a r l a n d o , q u e l p a r r o z z o d i c u i D ’ A n n u n z i o h a t e s s u t o

a u l i c a m e n t e l e l o d i d e f i n e n d o l o c o m e u n “ p a n e a n g e l i c o ” e c o m e u n a

p r e l i b a t e z z a d e l p a l a t o “ p i ù d o l c e d i q u a l s i a s i c o s a d o l c e ” ?

S i t r a t t a d i u n p r o d o t t o d i p a s t i c c e r i a c r e a t o d a l p e s c a r e s e L u i g i D ’ A m i c o a g l i

i n i z i d e g l i a n n i ’ 2 0 d e l 9 0 0 , r i e l a b o r a n d o l ’ o r i g i n a r i o p a n r o z z o c o n t a d i n o e

m o d i f i c a n d o n e g l i i n g r e d i e n t i . U n a m o d i f i c a c h e g l i h a f a t t o a s s u m e r e l a

t r a d i z i o n a l e f o r m a a s e m i c u p o l a e c h e l o h a r e s o u n d o l c e p r e v a l e n t e m e n t e

n a t a l i z i o . T r a i s u o i n u m e r o s i i n g r e d i e n t i a n n o v e r a u o v a , z u c c h e r o , s e m o l i n o ,

m a n d o r l e t r i t a t e s i a d o l c i c h e a m a r e , A u r u m ( l i q u o r e t i p i c o d e l t e r r i t o r i o

p e s c a r e s e ) , s c o r z a g r a t t u g i a t a d i a r a n c i a o d i l i m o n e , o l i o e x t r a v e r g i n e d i o l i v a .

U n i d e a l t i p o d e l l a d i e t a m e d i t e r r a n e a , d u n q u e , s e n o n f o s s e p e r q u e l l a c o l a t a d i

c i o c c o l a t o f o n d e n t e c h e n e i m p r e z i o s i s c e l ’ e s t e t i c a e n e e l e v a a p o t e n z a

l ’ e s p e r i e n z a g u s t a t i v a .

U n d o l c e i n g r a d o d i e s p r i m e r e l ’ e s s e n z a d e l l a m e d i t e r r a n e i t à g a s t r o n o m i c a , s i

d i c e v a , m a i n g r a d o a n c h e e s o p r a t t u t t o d i r e n d e r e e v i d e n t e i l p r o c e s s o d i

i d e a l i z z a z i o n e c o n i l q u a l e , n e l l e c o n c e z i o n i a r c a i c h e d e l m o n d o p r e - m o d e r n o , i l

c i b o v e n i v a f a t t o o g g e t t o d i s a c r a l i z z a z i o n e e d i t e r r i t o r i a l i z z a z i o n e . L o n t a n o ,

c o m e è p o s s i b i l e e v i n c e r e d a l l e s o t t o s t a n t i p a r o l e d e l l o s t e s s o D ’ A n n u n z i o

( 1 9 2 6 ) , d a q u a l u n q u e f o r m a d i c o n s u m i s m o , d i g l o b a l i z z a z i o n e p r o d u t t i v a e d i

o m o l o g a z i o n e d e i g u s t i :

E’ tante bbone ‘stu

parrozze nóve

Che pare na pazzíe de San Ciatté

Chìavesse messe a ‘su gran forne tè

La terre lòavurate da lu bbove,

la terra grasse e luistre che se cóce,

chiù tonne de ‘na provole, a ‘su foche

gientile, e che duvente a poche a poche

chiù doce de qualunquea cosa ddóce.

Benedette D’Amiche e San Ciutté!…

Gabbriele

E’ tanto buono questo

parrozzo nuovo

che sembra una pazzia di San Cetteo

che abbia messo in questo tuo gran forno

la terra lavorata dal bue

la terra grassa e lucente che si cuoce

più tonda di una provola su questo fuoco

gentile, e che diventa a poco a poco

Più dolce di qualunque cosa dolce.

Siano benedetti D’Amico e San Cetteo!…)

Gabriele


' a n t i p a s t o c h e m e t t e a t a v o l a

L

n ' a n t i c a d a n z a r o m a n a

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i c e t t a c o n s i g l i a t a d a l l o c h e f

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n t o n i o B o r r e l l i

A

C I B O E B A L L O

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T R I P U D I U M

R i s t o r a n t e A q u e r e l l o


C I B O E B A L L O

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Procedimento

Per tagliatella di seppia: Pulire la seppia e cuocerla a bassa

temperatura (65°) per 60 minuti aromatizzandola con l’assenzio.

Farla raffreddare e tagliarla finemente (modo tagliatella).

Per la salsa al curry: Soffriggere lo scalogno in un cucchiaio di olio

evo, aggiungere le patate tagliate finemente; unire due mestoli di

brodo vegetale e lasciar cuocere per circa 30 minuti. Alla fine

frullare il tutto.

Disidratazione dei lamponi: Si lasciano cuocere a 60 gradi in forno

per circa 8 ore, in alternativa utilizzarli freschi.

Aggiungere un filo d’olio per completare il piatto.

Tripudium

Le più antiche danze romane furono

guerresche e religiose: ad esempio la

"bellicrepa", danza armata che si fa

risalire a Romolo, e il "tripudium", danza

encomiastica di derivazione etrusca.

Quest'ultima divenne una danza

sacerdotale, legata alle scadenze della

coltivazione delle terre. Consisteva nel

battere tre volte il piede a terra, secondo

un ritmo che si ispirava all'anapesto,

piede della metrica classica, composto da

due sillabe brevi ed una lunga. Antonio

Borrelli, chef del ristorante "Acquerello"

ubicato ad Ercolano, dove gli antichi

romani vissero fino all'eruzione del

Vesuvio, nel 79 d.C., propone la ricetta di

un antipasto ispirata proprio a questa

danza: una tagliatella di seppia

aromatizzata all'assenzio, con salsa di

patate al curry, brunoise di pesca gialla e

polvere di lamponi disidratati. Un piatto

elegante e raffinato, la cui piacevole

mollezza ricorda quella della danza cui

esso è dedicato.

Ingredienti per due persone

- 300 gr di seppia

- 2 patate di pasta gialla

- 20 gr di curry

- 30 gr di pesca gialla, taglio brunoise

- 10 ml di assenzio

- 1 scalogno

- Olio evo

- 30 gr di lamponi essiccati

Ristorante Acquerello

"Acquerello" è stato il primo ristorante di alta cucina ad aprire in Italia

dopo il lock down. La famiglia Irollo ha pensato ad "Acquerello" come

un polo animato da una grande comunità, unita dalla cultura e dalla

volontà di valorizzare la ricchezza delle eccellenze artigiane campane

ed italiane. Stefano, Luigi e il loro papà, soci nell’impresa, hanno

voluto trasferire la ricchezza della cultura artigianale campana e

italiana sia nel décor, sia nella proposta gastronomica di fascia alta.

"La cucina e l'ospitalità hanno il ruolo fondamentale di promotrici del

buon vivere e della coesione sociale, temi più che mai attuali per la

ripresa del nostro Paese - spiegano i fratelli Irollo -. Ci auguriamo che

tra gli insegnamenti che possiamo trarre da questa delicata

esperienza che stiamo vivendo, ci sia anche un nuovo approccio

all'alimentazione, più consapevole e rispettoso del territorio e, in

generale, della natura". A dirigere la brigata di cucina c’è lo chef

Antonio Borrelli, che rende omaggio agli ingredienti italiani,

soprattutto campani, declinandoli in decine di modi diversi e creando

così piatti stagionali che sorprendono per la particolarità dell'estetica

e del gusto. In essi si avverte una commistione tra materie prime più

ataviche, risvegliate da cotture innovative dalle quali vengono fuori

combinazioni extra-ordinarie.


B E V A N D E E B A L L O

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Una storia intrigante ed una magia non da

illusionisti avvolgono i cocktails, a cominciare

dall'etimologia del termine.

Si racconta che nel 1840 una esilarant Betsy

Floyagan (o Flanagan),durante la guerra di

secessione, servisse su richiesta, ai soldati-stanchi,

i soliti alcolici lisci,un “miscuglio” di distillati,

ottenendone un notevole successo presso il

reggimento.

I militari avrebberochiamato tale miscela

"cocktail", in quanto ricordava loro la variegata

coda del gallo, cok's-tail appunto. Sempre sulle

orme dell'amabile pennuto, altra versione vuole

che in America centrale, alla fine dei

combattimenti tra galli, il proprietario del gallo

vincitore riportasse in premio la coda del povero

animale sconfitto. Il tutto veniva annaffiato e

mescolato con un brindisi "on the cock'stail”, a

base di distillati, miscelati con succhi ed altri

liquori.

Diversa ancora la storia che ruota attorno al n. 437

di Royal Street(New Orleans), abitazione e bottega

di Antoine Peychaud, farmacista, massone, solito

accogliere i clienti con una miscela tipica del suo

paese d'origine, Santo Domingo.

Per dosare gli ingredienti (cognac,zucchero e varie

spezie) e servire il drink, sembra che il simpatico

farmacista usasse un couquiter, termine francese

che significa portauovo. La clientela avrebbe

pertanto chiamato la bevanda stessa "couquieter",

da cui sarebbe arrivato in seguito il termine

cocktail.

Emblema di quanto detto fin’ora è l’elegantissimo

Old Fashioned, nato nella New York di fine

Ottocento, base Whisky, appartenente agli

Unforgettables, che prende il nome dal medesimo

bicchiere dove è servito.

Non è difficile da preparare ma è necessario

bilanciare e diluire perfettamente gli ingredienti

per ottenere un drink rotondo ed equilibrato. Il

segreto sta nel diluire e mescolare sempre ad ogni

passaggio, in modo che prenda vita la sua

raffinatezza nel colore ambrato, e nel gusto deciso

e speziato.

Bevi

con

Cautela

Bevi con

con

Cautela


M A K E - U P E B A L L O

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M A K E - U P E B A L L O

La pelle è la migliore alleata di un buon trucco. A patto però di

curarla, coccolarla. Una donna che si rispetti non dovrebbe uscire

mai senza un filo di trucco, anche la ragazza più luminosa, anche il

viso più giovane, non può trarre vantaggio da un velo di fondotinta,

un tocco di mascara o di rossetto. Lo sguardo sarà sottolineato, la

carnagione più uniforme e l'aspetto generale più piacevole. Non

dobbiamo dimenticare, tuttavia, che il make-up viene eseguito sulla

pelle e che se questo terreno viene curato e preparato, anche il

trucco risulterà più luminoso e duraturo. Prima di parlare di gesti

importanti per la preparazione al make-up è bene spendere qualche

parola sulla pelle. Si tratta di un organo molto importante, che fino

a non moltissimi anni fa era considerata una "barriera" che separa la

pioggia dal sangue.

Oggi, al contrario, il suo ruolo è molto più chiaro: un sistema

biologico estremamente complesso, attraverso cui avvengono

innumerevoli sostanze tra l'interno e l'esterno del corpo.

La pelle è un vero e proprio organo di confine, elemento di

comunicazione tra il mondo esterno ed il nostro organismo. Accade

spesso, infatti, emergano in superficie problematiche più profonde:

l'acne ad esempio, non è che il risultato dei disequilibri ormonali

propri dell'adolescenza.

Per capirne un pò di più, basta un approccio più consapevole e meno

casuale, basta seguire qualche semplice indicazione. Regola numero

1, riconoscere il nostro tipo di pelle. Ognuno di noi ha

caratteristiche diversa, alcune congenite, come il colorito e lo

spessore cutaneo, altre dovute al passare degli anni, come le linee

d'espressione più marcate o la mancanza di compattezza.

Nonostante le variabili siano infinite, la pelle si classifica

generalmente in: normale, grassa, secca o disidratata, sensibile e

matura. Pelle normale: equilibrata nel colorito, luminosità e

consistenza, non ha particolari problemi di idratazione e si riscontra

maggiormente nei giovani.

Pelle grassa: è caratterizzata da una maggior parte di quantità di

sebo, cioè il grasso naturale presente nella cute. Risulterà perciò

lucida, a volte con impurità diffuse, anche se si può arrivare all'acne

nei casi più seri.

Pelle secca o disidratata: viene considerata un antico grande gruppo,

ma in realtà ci sono molte sfumature e differenza: è disidratata

quando è carente d'acqua e secca quando è carente di nutrimento. La

pelle può essere solo disidratata, specie in giovane età, a causa di

eccessiva esposizione al sole, fumo, alimentazione povera di vegetali

o perché pelle non curata. Se le pelle è secca, al contrario sarà

sempre disidratata perché la barriera più esterna, formata appunto

da sostanze grasse di cui è carente, non è sufficiente a garantire

un'idratazione profonda. L'acqua presente, in parole povere,

evapora.

Pelle sensibile: più diffusa a casa dell'aumento delle allergie normali,

come quella al nichel o ai profumi. Si presenta con rossori diffusi ed

è molto sottile, disidratata e reattiva alle aggressioni esterne. Pelle

matura: colorito spento, presenza di rughe, mancanza di tono e

compattezza cutanea. Bisogna però specificare che maturo non è

riferito all'età, ma ad uno stile di vita disordinato, una scorretta

alimentazione, un'esposizione al sole, una mancanza di cure che

accellereranno il fisiologico processo di invecchiamento cutaneo,

indipendentemente dall'età anagrafica.

Stabilire il giusto tipo di pelle, eviterà di applicare prodotti sbagliati,

ad esempio un fondotinta troppo pesante per una pelle grassa

oppure uno troppo asciutto per una pelle secca o matura. Gli

ombretti perlati o cremosi sono adatti per i giovani o comunque per

pelle secche. Il make-up ipoallergenico è specifico per le pelli

sensibili, che potrebbe mal tollerare prodotti profumati.

La giusta cura della pelle in base alla proprio tipologia, è, in fine,

indispensabile per una buona riuscita del trucco. Cominciamo dalla

detersione, un'azione indispensabile che deve necessariamente

essere quotidiana con prodotti adatti, facendo molta attenzione a

non utilizzare quelli troppo aggressivi o sgrassanti. Un buon

detergente infatti non deve alterare il film idrolipico che riveste la

pelle e che agisce da protettivo. La corretta detersione da modulare

in base al tipo di pelle è il primo passo per mantenere la cute in

buona salute, serve a rimuovere il trucco e le impurità che si

depositano ogni giorno sull'epidermide. Una o due volte a settimana

è bene esfoliare la pelle per rimuovere le cellule morte che tolgono

luminosità e impediscono di respirare. Questa operazione si esegue

con un gommage o scrub che assottigliano la pelle rendendola più

liscia ed omogenea.

TuttoBallo20

Il termine gommage e scrub sono sinonimi ed operano più o

meno nel medesimo modo riducendo lo spessore stratocutaneo,

parte superficie della pelle.

Gli scrub sono a base di microgranuli di derivazione vegetale o

sintesi, che attraverso un leggero massaggio grattano

delicatamente la superficie cutanea. Sono adatti alle pelli

giovani, comunque più spesse e resistenti.

I gommage sono adatti invece ad ogni tipo di pelle, sono privi

di granuli ed effettuano la loro azione esfoliante grazie ad

alcune sostanze che dissolvono le cellule morte superficiali.

Per l'altro aspetto fondamentale riguarda l'idratazione, che

rappresenta anzi il comune denominatore di ogni tipo di pelle.

Non esiste pelle che non abbia bisogno di acqua, il nutrimento

essenziale di ogni cellula.

Proviamo a pensare che una foglia che in primavera è florida e

turgida e che al contrario in autunno si secca e cade perché ha

perso la sua linfa vitale.

Ciò accade anche alla pelle.

A portare la corretta idratazione dopo aver eseguito una

buona detersione ed un eventuale buon gommage, significa

garantire un'ottima base per un make-up perfetto


M O D A E B A L L O

TuttoBallo20

Balletto a distanza di sicurezza

con il tutù oversize:

"Raw Denim"

Mentre i coreografi pensano a nuove composizioni senza contatto fisico, dal Dutch National

Ballet arriva una soluzione: Il tutù Oversize.. La ballerina, nella foto, indossa un costume in

denim con una gonna del diametro di 3 metri, perfetto per rispettare il distanziamento sociale

di 1.5 metri. "Raw Denim" tutù è stato cucito per una performance creata dal primo ballerino

coreografo Remi Wörtmeye, e i ballerini del Ducth National Ballet: Kira Hilli (principale),

Manu Kumar (principale), Sebia Plantefève, Giovanni Princic, Daniel Silva, Tess

Sturmann, Elisabeth Tonev, Conor Walmsley. L'intero progetto è ora un video “Safe

Distance Ballet”, nato dalla collaborazione tra il Dutch National Ballet e G-Star Raw.


O R O S C O P O E B A L L O

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Amore

Si rafforzerà il vostro magnetismo e la forza di seduzione. Il vostro cuore potrà esultare di gioia

perché col partner avrete un'intesa affettiva e sessuale perfetta. Per voi single si prevedono fortunati

incontri con persone che ameranno la vostra vivacità e soprattutto il vostro carattere

Lavoro

La prudenza non è mai troppa e vi converrà averne ancora più del solito, Marte non vi consente di

avere le idee chiarissime e potreste, quindi, prendere una strada sbagliata. Siate meno impulsivi .

Cercate di non pretendere troppo, anche se lavorate alle dipendenze altrui.

Amore

É un buon periodo sotto il profilo sentimentale , si prevedono momenti di grande magia per tutti: vi

sentirete al centro dell'attenzione, corteggiati e lusingati. Se siete nervosi, canalizzate la vostra

energia facendo sesso. Ricordate che in molte occasioni la passione paga sempre.

Lavoro

L'attività professionale potrebbe cambiare direzione, qualunque sia la vostra condizione di lavoro.

Dunque prendetevela comoda e aspettatevi risultati particolari. Urano potrebbe portare alla vostra

vita grandi cambiamenti sia economici che sociali, con la Sua energia innovatrice

Amore

Il momento si presenta attivissimo, per quanto riguarda la dimensione affettiva della maggior parte di

voi: rapida e scattante sarà l'intesa col partner, sia sul piano della comprensione intellettuale ch

sessuale. Sappiate cogliere le avventure che si presenteranno in questa settimana.

Lavoro

E’ ora di mettersi all'opera e di raccogliere i frutti del vostro impegno, o di seminare nuovi terreni:

genialità, energia non mancheranno. Avrete inventiva, idee originali e soluzioni avveniristiche da

proporre! Con un lavoro autonomo, ci saranno importanti novità.

Amore

Vivrete momenti gioiosi che lasceranno un segno nella vostra memoria, lo spirito d'iniziativa

favorirà gli incontri e le conquiste. Riuscirete a allargare la cerchia degli affetti senza alcuna

difficoltà. Per Voi l’amicizia è tutto, e avrete il modo di ricevere e ricambiare questo sentimento.

Lavoro

Riuscite ad essere più disponibili del solito verso i collaboratori e questo è positivo: un ambiente di

lavoro sereno e gradevole aiuta a produrre meglio. Tutto ciò gioverà ancora di più a quanti di voi

sono impegnati nel lavoro di gruppo. L'umore sarà alto e l'entusiasmo non mancherà di certo.

Amore

Avete per caso qualcosa da rimproverare al partner. Se c'è qualcosa che non vi sta bene, sarà molto

meglio affrontare la questione e cercare di risolverla di comune accordo. Venere segnala piccole

ansie nella sfera affettiva, ma mi raccomando di mantenere sempre la calma.

Lavoro

Chi è libero e indipendente nella professione, dovrà badare al sodo e al lato pratico delle questioni.

Chi lavora alle dipendenze altrui, dovrà rimboccarsi le maniche, perché saranno tanti gli impegni; ma

ne varrà la pena per i risultati che riuscirete ad ottenere. Il lavoro non vi spaventa di certo.


O R O S C O P O E B A L L O

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Amore

Sole e Mercurio garantiscono giornate eccitanti, qualunque sia la vostra personale condizione

affettiva. Per i single ci saranno innumerevoli occasioni di avventura: non mancherà un'intraprendenza

vincente, grazie alla quale conquisterete tutti. Qualche avventura all'orizzonte da prendere al volo.

Lavoro

La maggior parte di voi godrà, di un'insolita ampiezza di vedute, sicché riuscirete ad avere sempre una

visione globale dei problemi o delle varie situazioni e potrete quindi individuare immediatamente gli

ostacoli. Il vostro spirito sritico questa volta vi aiuterà tantissimo.

Amore

Il periodo sarà tumultuoso anche per chi ha un amore solido e felice in corso. Ancora più tempestoso

sarà per chi vive una situazione difficile, i difetti del partner diventeranno insormontabili. Qualche

fuga affettiva potrebbe paradossalmente aiutare il ménage affettivo.

Lavoro

Potrete realizzare alcuni vostri personalissimi progetti, soprattutto se operate nel settore della

comunicazione . Si concluderà bene un progetto che promette notevoli guadagni, anche se per ora

su altri fronti dovrete risparmiare. L'importante sarà pensare liberamente.

Amore

Se siete felici in coppia, vi sentirete ancora più felici, grazie ad un'intesa strepitosa da tutti i punti di

vista: con il partner realizzerete una vera e propria comunione di intenti. Saprete manifestare il

vostro fascino con delicatezza e sensualità.

Lavoro

Il lavoro sta marciando bene, specie se avete un'attività autonoma. Marte nel segno agevola i

contatti , favorisce le comunicazioni, accresce la vostra simpatia e vi rende imbattibili nel

commerciare. Non mancheranno ottimi guadagni ed entrate extra .

Amore

Il periodo non annuncia novità o cambiamenti turbinosi nella vostra sfera affettiva, segno chiaro che

tutto andrà per il meglio, e che tutto sarà in perfetto equilibrio. Sensibili e ricettivi, saprete cogliere

anche le sfumature e vivere una storia d’amore di straordinaria intensità

Lavoro

Dovrete mettere in preventivo qualche piccola battuta d'arresto e dovrete a volte frenare e riesaminare

la validità dei vostri progetti, a volte vi concentrerete su altri problemi, distraendovi un po’. Cambiare

aria ogni tanto non vi farà male. E non trascurate mai il trascurabile , soprattutto l’istinto

Amore

Giove e Plutone dispensano tenerezza, e riuscirete a comunicare con il partner con più forza. Inoltre

questi Astri possono rendervi molto irrequieti, cercate di meditare non siate impulsivi nelle scelte

affettive. Bellissime novità per chi è solo, avventure mordi e fuggi.

Lavoro

Il transito di Saturno accresce la vostra voglia di riuscire, di fare bene e di veder riconosciuti i vostri

meriti. Saprete proporre idee e progetti con la dovuta energia! Sensibili e ricettivi, saprete cogliere

anche le sfumature e vivere una storia d’amore di straordinaria intensità

Amore

Non mancheranno sorprese e situazioni diverse da quelle a cui siete abituati. Per quanto riguarda la

vita sentimentale ci saranno un pò di imprevisti. Qualcun si innamorerà più profondamente di

quanto mai avrebbe creduto. I sentimenti sono l'unico elemento che non riuscite a controllare.

Lavoro

Cercate di ascoltare per davvero le opinioni dei vostri collaboratori. Se lavorate in squadra con altri

non fate di testa vostra! Un atteggiamento più conciliante e ragionevole gioverà non poco al lavoro

La vostra mente cercherà nuovi stimoli culturali e creativi.

Amore

Potrete inventare un nuovo gioco con la persona amata. Se qualcuno di voi ha riscontrato un

appiattimento nell'intesa, potrà ridare vigore al rapporto di coppia proprio ricostruendo le emozioni

di un tempo. Usate sempre la vostra sconfinata immaginazione.

Lavoro

Il vostro spirito d’osservazione potrebbe risvegliarsi un po' troppo e andrà a finire che non ne

lascerete passare nemmeno una: discuterete su tutto e con tutti! Vi piacerà polemizzare e non vi

accontenterete delle vie di mezzo! Il periodo è ricco di soddisfazioni per chi ha un'attività autonoma


Pensiero del mese

DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE

WWW.SOLOMENTE.IT

S e t t e m b r e , m e s e d e l p o s t v a c a n z e p e r t a n t i

d i n o i , m e s e d i r i p r e s e s c o l a s t i c h e e

l a v o r a t i v e , m e s e d i r i c o r d i e s t i v i a n c o r a

v i v i d i . I o r i c o r d e r ò s e r a t e c a s a l i n g h e , s o t t o

u n a t e t t o i a i n t r i s a d i m u s i c a , r i s a t e e b a l l i

d i c o p p i a . C o p p i a f o r m a t a d a g r a n d i e

p i c c o l i . G i r a v o l t e s o t t o i l b r a c c i o d i m i o

f i g l i o A l e s s a n d r o c h e è a l t o p e r l a s u a e t à

m a s e m p r e n o v e a n n i h a . G i r a v o l t e e p a s s i

s t r a n i c h e c e r c a d i i n s e g n a r m i m a p r o p r i o

n o n r i e s c o a d i m i t a r l o . P o i r i c o r d e r ò l a

d a n z e d e l l e l i b e l l u l e . N o n a v e n d o i l m a r e

v i c i n o , d i s o l i t o a n d i a m o a f a r e i l b a g n o

n e l l ' a c q u a g e l i d a d i u n f i u m e i n u n a l o c a l i t à

c h e s i c h i a m a S a s s o . A c q u a l i m p i d a , b r e z z a

l e g g e r a e t a n t e l i b e l l u l e c h e v o l a n o i n t o r n o ,

d i t u t t i i c o l o r i . V o l a n o d a n z a n d o .

S e g u e n d o u n a m u s i c a c h e s e n t o n o s o l o

l o r o . C o m e i p e s c i o l i n i n e l f i u m e , c h e

n u o t a n o d a n z a n d o . C o m e m e e A l e s s a n d r o ,

e c o m e g l i a m i c i c h e f r e q u e n t a n o l a t e t t o i a .

D a n z a n o . A v o l t e q u a l c u n o n o n a p p r e z z a , o

s i l a m e n t a , o n o n c a p i s c e . M a n o n i m p o r t a

p e r c h é c o m e r e c i t a l a f r a s e d i F r i e d r i c h

N i e t z s c h e c h e è u n a d e l l e m i e p r e f e r i t e ,

" c o l o r o c h e f u r o n o v i s t i d a n z a r e f u r o n o

g i u d i c a t i p a z z i d a q u e l l i c h e n o n p o t e v a n o

s e n t i r e l a m u s i c a " . A n d a t e o l t r e , b a l l a t e

c o m e v i p i a c e e c e r c a t e d i v e d e r e l a d a n z a

a n c h e d o v e a p p a r e n t e m e n t e n o n c ' è !

https://www.solomente.it/


F R E E P R E S S O N L I N E n o n r e g i s t r a t a D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "

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