GEOmedia_6_2020

mediageo

Rivista bimestrale - anno XXIV - Numero - 6/2020 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

FOTOGRAMMETRIA

URBANISTICA

EDILIZIA

GNSS

BIM

RILIEVO TOPOGRAFIA

CAD

REMOTE SENSING SPAZIO

WEBGIS

UAV

SMART CITY

AMBIENTE

NETWORKS

LiDAR

BENI CULTURALI

LBS

Nov/Dic 2020 anno XXIV N°6

TempesTe

solari

e sisTemi

GNss

IL TERZO INVENTARIO

FORESTALE NAZIONALE

MOBILE MAPPING

CON ZEB HORIZON

DISCRASIA ITALIANA NEL

SETTORE GEODETICO


2020 addio

È stato un anno difficile, duro, sofferto: sia dal punto di vista umano che economico. Un anno

che ha lasciato il segno in ognuno di noi. Fortunatamente, e grazie all’impegno di tutti, ci

avviamo - quasi - ad intravvedere un possibile termine di questo periodo che ha letteralmente

sconvolto il pianeta: oltre due milioni di morti secondo l’OMS dall’inizio della Pandemia. E con

l’arrivo imminente della primavera, si respira un’aria nuova, fresca di speranza, almeno qui in

Italia. Ed è proprio con questo anelito dentro di noi che abbiamo cominciato l’anno 2021: un

ciclo che sembra prevedere enormi cambiamenti dal punto di vista economico con il digitale e

la tecnologia (con tutti i loro annessi e connessi), sempre preponderanti nella nostra vita e che

sono il perno centrale della quarta rivoluzione industriale, ormai penetrante più che imminente.

La tecnologia sta ponendo le basi di quel progresso che non conosciamo ancora per tutti i suoi

effetti e che sembra non volersi più arrestare, ma la cui storia è ancora da scrivere: un progresso

che inevitabilmente impatta anche il mondo della Geomatica e che, anzi, si fonda anche su

alcuni aspetti della Geomatica: basti pensare al posizionamento, alla cattura della realtà in 3D,

ai GNSS e all’intelligenza artificiale. Una rivoluzione industriale che sta accelerando ancora,

se possibile, il ritmo attuale dell’innovazione sul mercato, con nuovi trend ai quali è difficile

stare dietro, soprattutto per i non giovanissimi. Una rivoluzione che, in un futuro peraltro non

molto prossimo, tenderà sempre di più ad eliminare i confini tra sfera fisica, digitale e biologica,

rendendo anche più complesso il codice etico e deontologico. Bisogna essere pronti, preparati,

dotati di autocontrollo e di verifica dell’informazione, sapere stare al passo con i tempi e al passo

di questa incessante dinamica che procede ininterrottamente, non senza una grammatica in

evoluzione: pena diventare un oggetto di antiquariato depositato su un vecchio scaffale di un

mercatino dell’usato di seconda categoria, prima di essere buttato in una discarica o acquistato

da un nostalgico dei tempi andati, di orwelliana memoria. Vedremo cosa ci riserva il futuro nei

termini della conservazione della specie e della crescita sostenibile.

Torniamo a noi, al qui e ora, a GEOmedia. Apriamo l’ultimo numero del 2020 con un focus

dedicato all’inventario forestale nazionale (INFC 2015), un'indagine che mira a quantificare

e descrivere le risorse nazionali e i servizi ecosistemici sotto il profilo del loro contributo nel

mitigare i cambiamenti climatici. Il lavoro è stato realizzato in collaborazione dall’Arma dei

Carabinieri e dal CREA e si è concluso a fine 2020. Ed è Simone Orlandini a parlarci invece

del Rilievo di un pezzo piezometrico alla profondità di circa 30 metri, un lavoro complesso con

un’alta difficoltà di acquisizione, in particolare per via delle superfici estremamente omogenee,

fattore che ne ha reso quanto mai ardua l’acquisizione 3D, anche con un un sistema di mobile

mapping portatile, noto per la sua versatilità.

Attilio Selvini ritorna in questo numero sul tema della soppressione della Commissione geodetica

italiana negli anni 70, dichiarata ente non utile con la legge del 20 Marzo 1975 n. 70 e soppressa

due anni più tardi. Un articolo intenso, vivacemente mosso dal rammarico verso un’altra

occasione perduta di un’azione organica volta a preservare, anche ecologicamente, il territorio

da parte di una fonte istituzionale, referente a livello planetario. Ed è ancora Tiziana Primavera,

con la sua rubrica sulle tecnologie di realtà aumentata e realtà virtuale, a riferire e delineare quali

siano i nuovi trend mirati al mondo del lavoro: avatars e digital twin.

Giorgio Franco Pocobelli, nella rubrica "L’aerofototeca nazionale racconta", ci parla della “lettura

delle fotografie aeree in archeologia: tracce e false tracce”, un altro approfondimento o ‘case study’

sulla falsariga del tema dell’osservazione della Terra, che chiude il numero con la rubrica di Marco

Lisi dedicata allo stesso argomento, dove l’autore ci illustra come il comportamento del sole, o

“space weather”, possa influenzare in vari modi l’andamento dei sistemi GNSS, tra i quali GPS e

Galileo.

Buona lettura,

Valerio Carlucci


FOCUS

iN quesTo

Numero...

foCus

reporT

Terra e spazio

LE RUBRICHE

18 MERCATO

il Terzo iNveNTario

foresTale NazioNale

iTaliaNo iNfC 2015:

proCedure, sTrumeNTi

e appliCazioNi

DI P. GASPARINI, A. FLORIS,

M. RIZZO, A. PATRONE, L.

CREDENTINO, G. PAPITTO,

D. DI MARTINO

6

24 Immagine ESA

34 AUGMENTED REALITY

42 AEROFOTOTECA

46 AGENDA

26

sisTema mobile

mappiNG Geoslam

zeb HorizoN per il

rilievo di uN pozzo

DI SIMONE ORLANDINI

Il Sole fotografato a 304 angstrom

dall'Atmospheric Imaging Assembly

(AIA 304) del Solar Dynamics

Observatory (SDO) della NASA.

Questa è un'immagine in falsi colori

del Sole osservata nella regione

ultravioletta estrema dello spettro

((Credits NASA)

geomediaonline.it

4 GEOmedia n°6-2020

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.

Da più di 20 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei

processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,

in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.

In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici

per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi

geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e

spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.


INSERZIONISTI

3Dtarget 22

30

la disCrasia

iTaliaNa Nel seTTore

GeodeTiCo

DI ATTILIO SELVINI

Codevintec 23

Epsilon 19

ESRI 29

Geomax 37

GIS3W 17

Gter 45

Planetek Italia 48

Sokkia 21

Stonex 47


Teorema 46

il NosTro amiCo

(?) sole

DI MARCO LISI

38

PENISOLA DI BANKS

(06 DICEMBRE 2020)

La missione Copernicus

Sentinel-2 ci porta al di

sopra della penisola di

Banks, nell’Isola del Sud

della Nuova Zelanda.

La penisola di Banks, visibile

nell’immagine in basso

a destra, è formata da due

vulcani estinti sovrapposti:

il vulcano Lyttelton ed il

vulcano Akaroa. La penisola

ha avuto origine da numerose

eruzioni vulcaniche

avvenute circa otto milioni

di anni or sono. Il nome

della penisola si deve a sir.

Joseph Banks, un biologo

britannico che navigò con

il capitano Cook.

Fratture lungo le pareti del

cratere hanno portato alla

formazione di due rade

lunghe e sottili: Lyttelton

a nord ed Akaroa a sud.

La penisola possiede anche

molte altre piccole baie ed

insenature, fatto che le conferisce

un inusuale aspetto

a forma di ruota dentata.

Christchurch, la città più

grande dell’Isola del Sud,

è visibile immediatamente

a nord della penisola di

Banks. (Fonte: ESA)

una pubblicazione

Science & Technology Communication

GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.

ISSN 1128-8132

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Rivista fondata da Domenico Santarsiero.

Numero chiuso in redazione il 28 febbraio 2021.


REPORT FOCUS

Il terzo inventario forestale

nazionale italiano INFC2015:

procedure, strumenti e applicazioni

di P. Gasparini, A. Floris, M. Rizzo, A. Patrone, L. Credentino, G. Papitto, D. Di Martino

Fig. 1 - Alcune schermate di esempio dell’applicativo GeoInfo.

L’inventario forestale

nazionale è un’indagine

che mira a quantificare

e descrivere le risorse

forestali del Paese e i

servizi ecosistemici da

esse forniti, e in particolare

il loro contributo per la

mitigazione dei cambiamenti

climatici. La campagna di

rilievi del terzo inventario

forestale italiano (Inventario

Nazionale delle Foreste e dei

serbatoi forestali di Carbonio

- INFC2015), realizzato

dall’Arma dei Carabinieri

e dal CREA, si è conclusa

nei primi mesi del 2020. Per

la sua realizzazione sono

stati sviluppati e messi a

punto specifici processi

di acquisizione dei dati,

piattaforme e servizi WebGIS

e un applicativo Android

dedicato.

L’

L’indagine inventariale

consiste nell’esecuzione

di osservazioni e misure

relative alle caratteristiche delle

formazioni forestali, in corrispondenza

di punti distribuiti

sul territorio nazionale secondo

un disegno che comprende tre

fasi di campionamento. Per la

prima fase sono impiegati oltre

301.000 punti, localizzati

secondo un reticolo a maglie

quadrangolari di 1 km 2, che

vengono classificati per il loro

uso e copertura mediante fotointerpretazione

di ortofoto digitali

a colori e infrarosso-falso

colore (Gasparini et al, 2014).

La visualizzazione delle ortofoto

avviene per mezzo del WebGis

GeoInfo realizzato da AlmavivA

SpA con la collaborazione di

Telespazio (Figura 1). La classificazione

dell’uso e della copertura

del suolo segue regole

di fotointerpretazione coerenti

con le definizioni internazionali

6 GEOmedia n°6-2020


FOCUS

UNECE-FAO, che si basano

sulle seguenti caratteristiche:

la copertura delle chiome, che

deve essere superiore a 10%,

la dimensione dei poligoni

boscati, che devono avere una

superficie superiore al 0.5 ha

e larghezza maggiore di 20 m,

l’altezza potenziale dei soggetti

arborei, almeno 5 m per le

foreste, e infine l’uso prevalente

forestale. Vengono così

individuati i punti ricadenti

in aree di interesse per l’inventario

forestale, ossia i boschi e

le altre terre boscate - boschi

radi, boscaglie, arbusteti, che

saranno oggetto dei rilievi nelle

successive fasi di campionamento.

Le fasi seconda e terza

dell’inventario riguardano

due sottoinsiemi dei punti di

campionamento, costituiti rispettivamente

da oltre 30,000

e oltre 8,000 punti, e hanno lo

scopo di raccogliere i dati necessari

per stimare la superficie

forestale e le sue ripartizioni

e per quantificarne la consistenza

in termini di numero

di soggetti, volume legnoso e

biomassa, suddivisi per specie

e per dimensione. Durante la

terza fase, inoltre, si raccolgono

dati sul legno morto o necromassa

(numero di elementi,

tipo, dimensione, grado di

decomposizione) e sugli strati

inferiori di vegetazione (rinnovazione

e arbusti). La stima

della biomassa presente, viva e

morta, consente di quantificare

il carbonio accumulato nei

tessuti vegetali e nel suolo, al

fine di misurare l’azione di mitigazione

dei cambiamenti climatici

dovuta all’assorbimento

e immobilizzazione del carbonio

atmosferico da parte delle

formazioni forestali. Con l’inventario

viene inoltre misurato

l’accrescimento delle foreste

attraverso il prelievo di campioni

incrementali (carote)

dagli alberi presenti nell’area

di saggio, su cui si misura lo

spessore degli ultimi anelli. Da

queste misure si deriva quindi

l’incremento annuo di volume

e di biomassa; il primo, confrontato

con il prelievo annuo

di legna e legname, consente

di valutare la sostenibilità della

gestione forestale; il secondo

consente di stimare l’assorbimento

annuo di anidride

carbonica, il principale gas ad

effetto serra, dall’atmosfera. Le

osservazioni e misure realizzate

in seconda e terza fase vengono

eseguite in aree di saggio

di dimensione variabile, con

centro nel punto inventariale.

I caratteri qualitativi (tipo di

vegetazione, stadio di sviluppo,

modalità di gestione, ecc.)

vengono osservati su un intorno

di forma circolare con raggio

25 m; le misure (diametro

e altezza degli alberi, incremento

diametrico, diametro

e lunghezza delle porzioni di

legno morto, numero di soggetti

della rinnovazione, ecc.)

riguardano i soggetti ricadenti

in aree circolari con raggio 13

m, 4 m e 2 m (Gasparini et al,

2016).

Il terzo inventario forestale

nazionale è realizzato dal

Comando Carabinieri per

la Tutela della Biodiversità

e dei Parchi - Comando

Unità Forestali, Ambientali

e Agroalimentari Carabinieri

(CUFAA) in collaborazione

con le Regioni e Province autonome,

con il supporto scientifico

e tecnico del Centro di

Ricerca Foreste e Legno del

CREA, la cui sede di Trento

ha contribuito alla realizzazione

dei due precedenti inventari

forestali nazionali IFNI85

e INFC2005 (MAF-ISAFA,

1988; Gasparini P., Tabacchi

G. a cura di, 2011) insieme al

Corpo Forestale dello Stato.

I rilievi in campo relativi alle

fasi seconda e terza dell’inven-

tario, eseguiti contestualmente

anziché in due momenti distinti

come per l’INFC2005, sono

stati avviati nell’autunno 2017

e si sono conclusi nei primi

mesi del 2020.

Localizzazione e posizionamento

al suolo dei punti

inventariali mediante GNSS

La maggior parte dei punti

inventariali da rilevare, circa il

90%, è costituita da punti rilevati

in campo nel precedente

inventario forestale nazionale

INFC2005, materializzati con

picchetti di tipo permanente

o semi-permanente a seconda

che si trattasse di punti di fase

3 oppure di fase 2 e corredati

di monografie descrittive e

fotografiche. Per tali punti si

dispone sia delle coordinate

“teoriche” derivanti dal piano

di campionamento, sia delle

coordinate “di campo” rilevate

con GPS in INFC2005. Per

tali coordinate l’incertezza di

posizionamento è di 3-4 m

(Colle et al., 2007). Per questa

tipologia di punti l’obiettivo è

il ritrovamento del picchetto

che individua il punto stesso e

il centro delle aree di saggio. I

picchetti sono completamente

interrati e le aree di saggio in

bosco sono in condizione di

completo anonimato visivo per

i non addetti ai lavori che non

Fig. 2 - Picchetto permanente di un punto di

campionamento INFC.

GEOmedia n°6-2020 7


FOCUS

testuali, cartografia tecnica,

ortofoto, altre fotografie) informatizzata

nella precedente

campagna inventariale è a

disposizione dei rilevatori per

pianificare il percorso di avvicinamento,

in auto e a piedi,

al punto da rilevare. Terrasync

fornisce all’operatore la distanza

e l’azimut verso il punto da raggiungere,

costantemente aggiornati

ad ogni nuova posizione

acquisita. In ambienti forestali

questo tipo di navigazione fornisce

dati instabili e incerti con

l’avvicinarsi al punto obiettivo,

mostrandosi poco o per nulla

idonea al reperimento di precisione

di un picchetto interrato

e non visibile. Per tale motivo

essa viene sostituita, quando l’operatore

si trova a 10-15 m dalla

posizione presunta del punto

obiettivo, da una navigazione

da posizione media (NPM)

(INFC, 2004). Essa consiste in

un posizionamento stazionario,

con media di 50 posizioni

istantanee, in un punto con

buone condizioni di ricezione

del segnale scelto discrezionalmente

dall’operatore (punto

F o punto di fine navigazione

istantanea), e nel successivo

calcolo delle coordinate polari

(distanza e azimut) da materializzarsi

sul terreno per raggiungere

il punto obiettivo della

navigazione (punto C o punto

di campionamento). In questo

modo l’area d’incertezza entro

la quale ricercare il picchetto interrato,

con l’ausilio di un metal

detector, viene ridotta notevolmente.

Le misure di azimut e

distanza vengono eseguite con

clino-bussola Suunto Tandem

e distanziometro-ipsometro a

ultrasuoni Haglof Vertex, strumenti

particolarmente adatti

all’utilizzo in aree boscate e

che vengono utilizzati anche

in diverse altre fasi del rilievo

inventariale, quali ad esempio la

determinazione dei limiti dell’adispongano

della documentazione

monografica, allo scopo

di evitare disturbi e preservare

la rappresentatività dei punti di

campionamento (Figura 2). Il

restante 10% circa di punti da

rilevare proviene dal campione

INFC2015 di fase 1; si tratta

quindi di punti non localizzati

in campo in precedenza, e per

i quali si dispone delle sole

coordinate teoriche. Per essi

l’obiettivo è il raggiungimento

in campo di tali coordinate

teoriche e un posizionamento

ex-novo ad elevata accuratezza

che, unito alla marcatura con

picchetto interrato e alla monografia

del punto, ne consenta il

ritrovamento in future campagne

inventariali. In tutte le fasi

di navigazione verso punti prestabiliti

e nei nuovi posizionamenti

il sistema di riferimento

adottato è UTM (zone 32 o 33)

su datum WGS84. Le quote

sono riferite al livello del mare

(geoide ITALGEO2005).

In INFC2005 l’equipaggiamento

strumentale delle squadre

di rilevamento era tecnologicamente

avanzato, sia nelle

componenti destinate a navigazione

e posizionamento, sia in

quelle dedicate ai rilievi forestali

veri e propri e alla trasmissione

telematica dei dati rilevati

(Muscaritoli et al, 2004). Gli

anni trascorsi tra il secondo

e il terzo inventario forestale

nazionale hanno reso comunque

necessaria una profonda

rivisitazione della dotazione

strumentale, sia per naturale obsolescenza

delle apparecchiature

utilizzate negli anni 2004-2006,

sia per fruire dei significativi

miglioramenti tecnologici intervenuti

in questo lasso di tempo.

In questo processo si è però

voluto adottare un principio di

“efficientamento” delle risorse

già disponibili, impiegando al

meglio una serie di strumenti

già in possesso del personale

CUFAA, e di contenimento dei

costi necessari all’acquisizione

di nuova strumentazione. Il

risultato è una configurazione

strumentale i cui fulcri sono un

ricevitore GNSS Trimble R1

pilotato via bluetooth da un datalogger

Trimble Juno SB, e un

tablet Samsung Galaxy A6, che

a sua volta dialoga con il Juno

SB per il trasferimento dei dati

di navigazione (Figura 3). Una

volta terminate le fasi di avvicinamento

al punto, ritrovamento

del picchetto e aggiornamento

della sua posizione, tutti i successivi

rilievi inventariali vengono

effettuati tramite l’applicazione

INFC_APP residente nel

Galaxy A6. La scelta di utilizzare

un ricevitore GNSS Trimble

R1 è stata presa dopo averne

verificato le prestazioni, in termini

di accuratezza, affidabilità

e operatività, tramite una serie

di prove effettuate nell’area test

di Feudozzo istituita con il progetto

Targetstars (Pompei et al.,

2009); il ricevitore, utilizzando

più costellazioni GNSS (GPS,

GLONASS, Beidou, EGNOS-

Galileo) ha ottime capacità di

ricezione anche in ambienti

orograficamente svantaggiati

e a elevata copertura arborea,

con prestazioni in termini di

accuratezza adeguate alle esigenze

di progetto. La gestione dei

rilievi con il software Trimble

Terrasync consente il salvataggio

di tutte le misure grezze

che conducono al calcolo delle

coordinate, con possibilità di

correzione differenziale in post

processing e successivi controlli

di qualità sui posizionamenti.

La prima fase di avvicinamento

al punto di campionamento,

comune a tutte le tipologie di

punto, è detta navigazione da

posizione istantanea (NPI), e

viene svolta avvalendosi delle

funzionalità standard del software

Terrasync. La documentazione

monografica (descrizioni

8 GEOmedia n°6-2020


FOCUS

rea di saggio e la misura delle

altezze degli alberi.

Nei rilievi svolti per

l’INFC2015 i tempi di attesa

per ottenere idonee ricezioni

del segnale radio GNSS sono

stati molto contenuti (da pochi

secondi a qualche minuto nei

casi più problematici), come

pure sono state pochissime le

occorrenze di mancato ritrovamento

del picchetto interrato

non dovute a effettivo cambiamento

nell’uso del suolo. La

Tabella 1 riporta i dati relativi

al ritrovamento dei picchetti,

provvisori o permanenti, collocati

nei punti F e C in occasione

dei rilievi INFC2005. Si

osserva che i picchetti originari

di F e C sono stati ritrovati in

una percentuale elevata di punti

inventariali (rispettivamente nel

86.6% e 87.1% dei casi a livello

nazionale), con differenze regionali

che vanno da percentuali

di ritrovamento molto elevate,

superiori al 90%, per Valle

d’Aosta, Alto Adige, Liguria,

Lazio, Abruzzo e Sardegna, a

percentuali di poco inferiori a

80% per Piemonte, Calabria e

Sicilia. Il mancato ritrovamento

sia del picchetto di F sia di

quello di C si è verificato in una

percentuale di casi pari a 7.0%

su scala nazionale. Le regioni

con minore incidenza di questi

casi (meno di 4.0%) sono Valle

d’Aosta, Alto Adige, Trentino,

Liguria, Lazio e Abruzzo. I fattori

che possono avere influito

sui diversi risultati regionali

sono molteplici: le condizioni

della vegetazione e orografiche

delle diverse aree, il tempo trascorso

tra le due campagne di

rilevamento e il tipo di marcatura

(provvisoria o permanente

a seconda che si tratti di punti

di fase 2 o 3), la quota di punti

di fase 2 e 3 assegnata alle diverse

regioni e, non da ultimo,

il funzionamento del metal

detector, che si è rivelato non

omogeneo per tutte le squadre e

le regioni.

Un applicativo Android

per l’acquisizione dei dati

in campo

L’applicazione INFC_APP è

stata sviluppata da AlmavivA

SpA sulla base delle indicazioni

e con la collaborazione del

personale del Centro Foreste e

Legno del CREA. Per garantire

la riservatezza dei dati durante

la campagna di rilievo, INFC_

APP è stata installata esclusivamente

sui tablet a disposizione

delle squadre di rilevatori e

del personale del CREA, il cui

codice IMEI era stato inserito

in una lista di dispositivi autorizzati.

Le principali fasi che hanno

portato allo sviluppo di INFC_

APP si possono riassumere nei

punti di seguito descritti.

i) Descrizione delle esigenze

informatiche: durante la

prima fase di progettazione di

INFC_APP sono stati redatti

diversi documenti contenenti

le informazioni necessarie alla

progettazione dell’applicativo,

in particolare: l’elenco degli

attributi da rilevare; i tracciati

record del database con il formato

dei relativi campi; le codifiche

per gli attributi qualitativi;

i range di valori ammessi per gli

attributi quantitativi; le regole

per la compilazione e per i controlli

incrociati tra campi.

ii) Analisi e valutazione delle

tecnologie disponibili: per lo

sviluppo del software applicativo

è stato scelto di utilizzare

il sistema operativo Android

6.0, l’ultima versione disponibile

durante l’implementazione

dell’app, seguendo lo standard

Material Design per le interfacce,

che introduce nuovi componenti

grafici e animazioni

garantendo una navigazione

più semplice e fluida tra i vari

layout.

iii) Progettazione architetturale

e realizzazione dell’applicazione:

uno dei requisiti

fondamentali richiesti è stato

Fig. 3 - Strumentazione informatica per la raccolta e l’archiviazione dei dati di campo.

GEOmedia n°6-2020 9


FOCUS

Regione

Numero

punti

totali

Numero punti con

picchetto (accessibili,

forestali, di fase 2 o 3

per INFC2005)

Ritrovamento

del picchetto

di C

Ritrovamento

del picchetto

di F

Mancato

ritrovamento

dei picchetti di

F e C

Piemonte 782 624 83.0% 79.5% 9.0%

Valle d’Aosta 124 113 94.7% 100.0% 0.0%

Lombardia 484 391 85.2% 82.4% 8.7%

Alto Adige 316 294 95.2% 96.6% 1.7%

Trentino 325 307 89.9% 90.2% 3.9%

Veneto 373 324 92.0% 89.8% 5.6%

Friuli-Venezia

Giulia

314 277 89.5% 86.6% 8.3%

Liguria 340 297 92.9% 96.6% 1.0%

Emilia-Romagna 537 426 81.5% 83.6% 10.6%

Toscana 768 642 80.7% 85.2% 10.7%

Umbria 369 309 92.2% 81.2% 6.1%

Marche 292 256 91.0% 89.1% 4.7%

Lazio 475 360 95.8% 93.9% 1.7%

Abruzzo 382 322 94.7% 94.1% 3.1%

Molise 171 144 84.0% 86.8% 8.3%

Campania 363 287 86.8% 81.2% 7.7%

Puglia 230 179 87.7% 81.6% 5.0%

Basilicata 304 244 85.2% 84.4% 11.5%

Calabria 440 310 76.5% 70.0% 15.5%

Sicilia 403 271 73.4% 86.7% 9.6%

Sardegna 666 544 90.3% 91.4% 4.6%

ITALIA 8458 6921 87.1% 86.6% 7.0%

Tab. 1 – Statistiche relative al ritrovamento dei picchetti, riferite ai punti di fase 2 e fase 3 INFC2005 (con picchetti sia provvisori, sia permanenti).

quello di creare un’applicazione

il più possibile user-friendly,

ma nello stesso tempo completa

di tutte le funzionalità necessarie

a questo tipo di indagine.

L’interfaccia utente dell’applicativo

è stata quindi realizzata

attraverso un sistema di sezioni

e maschere che guidano il rilevatore

nello svolgimento logico

e cronologico delle diverse fasi

di rilievo e inserimento dei dati,

dalla procedura di navigazione

e posizionamento del punto

di campionamento fino alla

raccolta dei dati sugli attributi

qualitativi e quantitativi. È possibile

spostarsi liberamente tra

le varie sezioni dell’applicativo,

con il vincolo che per salvare i

dati inseriti in una specifica sezione

è necessaria una esplicita

conferma. Dalla home screen

è possibile inoltre consultare la

documentazione di supporto

(manualistica, istruzioni per l’uso

degli strumenti, ecc.) senza

uscire dall’applicativo (Figura

4).

Le maschere sono di due diversi

tipi: il primo è rappresentato

da moduli di input dei dati, il

secondo è il risultato di query

di riepilogo dei dati già inseriti,

visualizzabili sia all’interno di

ogni singola sezione sia nella

home screen, facilitando così

il controllo delle operazioni di

raccolta dei dati da parte del

rilevatore.

Al fine di ottimizzare e semplificare

le operazioni di inserimento

degli attributi qualitativi

sono state create maschere con

campi aventi valori selezionabili

da menu a tendina con una

lista delle sole modalità possibili.

In base al tipo di attributo

da rilevare, inoltre, sono state

create anche combinazioni di

maschere e sotto-maschere per

l’inserimento di dati a dettaglio

progressivamente superiore

(Figura 5a e 5b). Per garantire

un controllo automatico dei

dati in termini di plausibilità,

coerenza e completezza già nella

fase di raccolta, l’applicativo è

stato sviluppato integrando precise

regole per la compilazione

e per i controlli incrociati tra

campi, che consentono di impedire

eventuali dimenticanze

o l’inserimento di valori fuori

scala (Figura 6).

iv) Test del prototipo: ciascuna

10 GEOmedia n°6-2020


FOCUS

delle versioni dell’applicativo

prodotte durante la fase di realizzazione

è stata testata dal personale

INFC del CREA, sia in

ufficio sia in campo, attraverso

l’esecuzione di stress test finalizzati

a verificarne la stabilità e il

buon funzionamento ed evidenziarne

eventuali anomalie.

Servizi web per

l’organizzazione logistica e

il monitoraggio dei rilievi

Lo scambio di informazioni

tra dispositivo tablet e server

centrale avviene tramite web

service SOAP (Simple Object

Access Protocol) appositamente

sviluppato per l’INFC2015.

La scelta del protocollo SOAP

è stata dettata dalla necessità

di trasferire oltre a dati alfanumerici

anche dati binari, nello

specifico il file ssf, contenente

attributi relativi alla navigazione

eseguita dalle squadre per raggiungere

il punto da rilevare.

Si tratta di servizi sincroni richiesta

- risposta, in particolare

il client (il tablet in dotazione

alle squadre) invia una richiesta

e resta in attesa di una risposta

del server. Sono stati implementati

quattro servizi web per la

ricerca, il download, l’upload e

l’aggiornamento dello stato dei

punti, fondamentale per la distinzione

tra i punti da rilevare,

in lavorazione oppure conclusi

(Figura 7). Il web service per la

ricerca riceve in input il codice

IMEI del tablet ed invia al dispositivo

in risposta la lista dei

punti assegnati alle squadre,

tramite opportuna funzione

web. A questo punto le squadre

possono scaricare sul proprio tablet

tutti gli attributi precaricati

del punto da rilevare, come le

coordinate e alcuni dati del precedente

inventario per i punti

già visitati durante la campagna

INFC2005. Se la procedura

si conclude correttamente il

tablet invoca automaticamente

il servizio che modifica lo

stato del punto, portandolo da

“assegnato” a “in lavorazione”,

escludendolo in questo modo

dalla lista dei punti da scaricare

sui dispositivi. La scelta di separare

le operazioni di download

e di aggiornamento assicura che

la base dati centrale sia allineata

anche in caso di un malfunzionamento

durante la fase di

caricamento dati sul dispositivo

Android. A conclusione del

rilievo, le squadre invocando

il servizio per l’upload dei dati

inviano tutti i dati raccolti al

database centrale, mettendoli

a disposizione del personale

INFC del CREA. Ai fini del

monitoraggio dell’inventario,

in un’area riservata accessibile

con un’opportuna autenticazione,

sono state implementate

funzioni con le API di Google,

per la visualizzazione su mappa

e su pie chart dei siti del rilievo

e relativo stato, consentendo in

questo modo agli attori coinvolti,

in base ai rispettivi ruoli, di

avere rapidamente un’istantanea

sull’andamento dell’inventario.

Archiviazione e flusso dei dati

Il passaggio da due fasi di campagna

ad un’unica fase, in cui

vengono rilevati contemporaneamente

dati geografici e informazioni

sia di tipo qualitativo

che quantitativo, ha reso necessaria

la progettazione di un database

articolato, per le relazioni

tra tabelle e la natura eteroge-

4 - Schema dell’architettura della INFC_APP, con lista delle funzioni disponibili, macro-sezioni e

rispettive sottosezioni.

GEOmedia n°6-2020 11


FOCUS

nea dei dati. La realizzazione

della struttura del database è

stata effettuata congiuntamente

da CREA e AlmavivA SpA, che

ne cura anche l’aggiornamento

e la manutenzione.

Per l’archiviazione dei dati è

stato allestito un server fisico,

opportunamente dimensionato

e dotato dei requisiti di sicurezza.

L’accesso al server centrale

avviene tramite autenticazione e

protocolli di protezione variabili

in relazione alla qualifica e al

ruolo dell’utente. Nella fattispecie

sono stati individuati quattro

profili associati a corrispondenti

specifici ruoli preordinati.

Il monitoraggio e l’andamento

dei flussi lavorativi a livello

nazionale è demandato al ruolo

del Coordinatore Centrale,

che è appannaggio dei funzionari

del Comando per la

Tutela della Biodiversità e dei

Parchi - Ufficio Studi e Progetti

del CUFAA dell’Arma dei

Carabinieri. Il Coordinatore

Centrale può consultare l’andamento

delle lavorazioni a livello

nazionale e a livello regionale e

provinciale (punti aperti, punti

assegnati, punti in lavorazione,

punti chiusi); inoltre, su

richiesta del CREA e in particolari

condizioni, può agire per

assegnare il punto ad un’altra

squadra o in casi eccezionali

riaprire un punto precedentemente

chiuso. Al Coordinatore

Centrale è anche demandata

l’attività, condivisa con il

Coordinatore Regionale, di

gestione, all’interno della piattaforma

web, dei componenti

delle squadre e della registrazione

in associazione del numero

di codice IMEI del tablet in

dotazione ad ogni singola squadra,

conditio sine qua non per

procedere al corretto utilizzo

dell’applicazione di campo.

Il Coordinatore Regionale è

rappresentato dal referente

regionale INFC del CUFAA e

Fig 5 - Alcune viste di esempio delle sezioni Navigazione, Dati Qualitativi (a) e Dati Quantitativi (b).

delle Regioni a statuto speciale

e delle Province autonome, uno

per ogni Regione e per ciascuna

delle Province autonome, che

coordina il lavoro delle squadre

della propria regione. Egli può

agire nell’ambito delle specifiche

competenze territoriali:

oltre alla consultazione dell’andamento

lavorativo, assegna

i punti alle singole squadre e

può, nei casi che lo richiedano,

riassegnare il punto ad altra

squadra.

Un altro importante profilo è

quello del Capo Squadra che,

Fig. 6 - Alcune viste di esempio di controlli di plausibilità, coerenza, completezza.

12 GEOmedia n°6-2020


FOCUS

attraverso le funzionalità messe

a disposizione nella piattaforma

web, pianifica le operazioni per

l’avvio dei sopralluoghi in campo.

All’utente Capo Squadra,

così come per i precedenti ruoli,

viene messo a disposizione

anche l’applicativo GeoInfo

per avere la disponibilità delle

ortofoto e degli oggetti grafici

di riferimento dimensionale

sovrapposti in trasparenza su

ogni punto, utilizzati nella fase

precedente per le attività di fotointerpretazione

(Gasparini et

al, 2014). Per INFC2015 sono

stati attivati 54 profili di Capo

Squadra, corrispondenti ad altrettante

squadre composte da

2-4 rilevatori ciascuna.

L’utente Coordinatore CREA,

oltre al monitoraggio dell’andamento

nazionale e alle funzionalità

di riapertura dei punti,

procede con le funzionalità di

estrazione dei dati dei punti lavorati

e dei file ssf.

Ogni ruolo ha a disposizione,

nella piattaforma web, le funzioni

di consultazione della documentazione

tecnica e dei manuali

e linee guida da utilizzare

come pronto riferimento.

Il database Oracle 10g relazionale

del server centrale è composto

da un totale di 27 tabelle

(circa 280 campi), collegate tra

loro tramite una chiave primaria

(identificativo del punto). Lato

client (tablet) il database è stato

implementato tramite la libreria

Sqlite. I campi riguardano

sia le informazioni precaricate,

derivanti dai rilievi INFC2005,

sia i nuovi dati della campagna

INFC2015.

La trasmissione delle informazioni

da e verso il server centrale

avviene attraverso funzionalità

specifiche, implementate

nell’applicativo di campo, da

eseguire mediante la connessione

internet direttamente dal

tablet (con scheda 4G) per il

progressivo popolamento della

banca dati inventariale. La pro-

Fig. 7 - Schermata di esempio della funzionalità web per l’assegnazione dei punti di campionamento alle squadre di rilevatori.

GEOmedia n°6-2020 13


FOCUS

Fig. 9 – Attività

svolte durante gli

start-up eseguiti in

tutte le regioni.

Fig. 8 – Lezione in aula

ed esercitazioni in bosco

durante i corsi di addestramento

ai rilievi.

cedura software di trasferimento

via internet prevede un primo

download sul tablet dei dati di

partenza, necessari per l’avvio

dei rilievi, e successivi upload

al server centrale, come backup

parziali o per il trasferimento

finale dei dati, a conclusione

dei rilievi. Per alcuni campi (es.

lettura carote incrementali), è

prevista la possibilità di completamento

dell’inserimento dati

in ufficio, successivamente ai

rilievi in campo.

Formazione dei rilevatori,

start-up e assistenza in remoto

Le squadre di rilevatori hanno

ricevuto opportuna formazione

per mezzo di corsi residenziali,

con lezioni teoriche ed esercitazioni

pratiche in bosco (Figura

8). Oltre alla manualistica tradizionale,

in formato cartaceo ed

elettronico, i rilevatori hanno

potuto accedere ad una piattaforma

di e-learning via Web,

per approfondire contenuti e

procedure appresi durante la

formazione. All’avvio dei rilievi

è stato effettuato dallo staff

tecnico-scientifico del CREA

Foreste e Legno di Trento uno

start-up in ciascuna regione,

consistente in un rilievo completo

di uno o più punti di

campionamento, congiuntamente

con le squadre di rilevatori

e alla presenza del referente

regionale (Figura 9). È stata

inoltre attivata una struttura di

assistenza a distanza per i rilevatori,

operante tutti i giorni lavorativi

a mezzo telefono o email

e supportata da un software di

ticketing su local server, per la

gestione e l’archiviazione degli

interventi di assistenza, molto

utile per l’armonizzazione delle

indicazioni fornite e per la documentazione

dell’attività svolta

(Figura 10).

Conclusioni

La campagna inventariale

appena conclusa rappresenta

un caso di studio importante,

poiché coinvolge un numero

molto elevato di rilevatori, oltre

150, distribuiti su tutto il

territorio nazionale e operanti

in condizioni ambientali molto

diverse e spesso critiche. Essa

rappresenta, a livello nazionale,

la fonte di dati più importante

sulle foreste, che coprono oltre

un terzo del territorio del Paese.

Durante i rilievi è necessario

assicurare un continuo scambio

di dati tra soggetti con ruoli

differenziati, dislocati in sedi

ed enti diversi: i rilevatori, i

referenti regionali e il personale

dell’Ufficio Studi e Progetti

del Comando per la Tutela

della Biodiversità e dei Parchi

dell’Arma dei Carabinieri; i rile-

14 GEOmedia n°6-2020


FOCUS

vatori e i referenti delle Regioni

e Province autonome; i ricercatori

e tecnici del Centro Foreste

e Legno del CREA di Trento;

gli sviluppatori e i tecnici di

AlmavivA SpA.

La dotazione tecnologica individuata

e i software sviluppati

hanno consentito di integrare

efficacemente dati di carattere

geografico e dati alfanumerici

e numerici relativi ai caratteri

qualitativi e quantitativi delle

foreste. A conclusione della

campagna di rilevamento al

suolo, si può affermare che la

soluzione adottata per l’acquisizione

dei dati, rappresentata

da un applicativo Android

installato su un tablet con caratteristiche

non specifiche per

rilievi in bosco, si è dimostrata

pienamente idonea allo scopo.

Sono stati molto rari, infatti,

i casi di rottura del tablet o di

malfunzionamento dell’applicativo,

nonostante la varietà di

situazioni in cui hanno operato

le squadre (condizioni climatiche

avverse, basse temperature,

ecc.). Inoltre, il tablet consente

di archiviare molti altri dati utili

per i rilievi quali porzioni di ortofoto

e mappe, le monografie

per il ritrovamento dei punti

compilate nei rilievi precedenti,

le foto scattate durante i rilievi

precedenti e quelli in corso, e di

visualizzarli a una scala opportuna

per un’agevole lettura in

campo.

La scelta di una configurazione

tecnologica articolata in più

strumenti separati, apparentemente

meno razionale rispetto

all’uso di un solo strumento

dotato di tutte le funzionalità

necessarie, ha consentito da

un lato di utilizzare hardware

(datalogger Juno) e software

(Terrasync) già in possesso del

CUFAA, e potrà consentire in

futuro una scalabilità tecnologica

selettiva, aggiornando e sostituendo

solo alcune componenti

mirate in funzione dei progetti

cui esse saranno destinate, con

evidente risparmio di risorse

e di tempi di apprendimento

nell’uso delle stesse.

L’apprendimento dell’uso

dell’applicativo INFC_APP è

stato molto facile e rapido, e

non sono pervenute segnalazioni

di difficoltà nell’utilizzo o

malfunzionamenti, se non per

casi sporadici. L’acquisizione dei

dati per mezzo dell’applicativo

è rapida e di facile intuizione,

mentre i controlli implementati

e la sequenza di compilazione

impostata favoriscono una

corretta esecuzione dei rilievi

e impediscono l’introduzione

di errori accidentali. Il corretto

funzionamento dei controlli è

stato verificato periodicamente

attraverso interrogazioni del

GEOmedia n°6-2020 15


FOCUS

Fig. 10 – Schermate di esempio dell’applicativo su local - web server per l’assistenza da remoto ai rilevatori.

database, miranti a evidenziare

l’eventuale mancanza di dati, la

presenza di dati non richiesti o

incongruenze tra dati di campi

diversi. L’attività di controllo

non ha evidenziato particolari

problemi di completezza e coerenza

e il flusso dei dati si è

svolto sempre in modo regolare

e affidabile.

Ringraziamenti

Oltre agli autori del presente

testo, molte persone con professionalità,

compiti e ruoli

diversi hanno contribuito alla

progettazione e realizzazione

dei rilievi in campo del terzo

inventario forestale nazionale

INFC2015. Hanno partecipato,

per il CREA Foreste

e Legno, Lucio Di Cosmo e

Monica Notarangelo per la

definizione del protocollo di

rilievo e i test sull’applicativo

INFC_APP, Roberto Eccher

e Stefano Morelli per la realizzazione

della piattaforma

di e-learning e del software di

ticketing su local server, Marco

Fontanari e Sandro Zanotelli

all’help desk per l’assistenza da

remoto dei rilevatori. Per l’Ufficio

Studi e Progetti del CUFAA

hanno partecipato al coordinamento

delle attività INFC2015

Emanuele Paolella3, Alfonso

Scimia3, Claudia Cindolo3 e

Cristiana Cocciufa3. Inoltre

tutti gli Ufficiali responsabili

regionali e militari rilevatori, il

personale dei Servizi forestali

delle Regioni a Statuto Speciale

e Province Autonome, a cui si

deve la preziosa opera di completamento

delle attività di

rilievo in bosco dell’INFC2015.

Per la società AlmavivA SpA

hanno dato il loro contributo

anche Annamaria Musolino e

Giuseppe Cossu. Per Telespazio,

sulla parte del portale GeoInfo,

hanno contribuito Alessandro

Cuccagna, Filippo Daffinà e

Andrea Martinelli.

16 GEOmedia n°6-2020


FOCUS

BIBLIOGRAFIA

Colle G., Floris A., Scrinzi G., Tabacchi G., Cavini L., 2009. The Italian National Forest Inventory: geographical and positioning aspects in relation to the different phases of the

project. In: Proceedings, 8th annual forest inventory and analysis symposium; 2006 October 16-19; Monterey, CA, USA: 1-8

Gasparini P., Tabacchi G. (a cura di) 2011 - L’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio INFC 2005. Secondo inventario forestale nazionale italiano.

Metodi e risultati. Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Corpo Forestale dello Stato; Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, Unità di ricerca

per il Monitoraggio e la Pianificazione Forestale. Edagricole, Milano, pp.653.

Gasparini P., Rizzo M., De Natale F., 2014. Manuale di fotointerpretazione per la classificazione delle unità di campionamento di prima fase. Inventario Nazionale delle Foreste e dei

serbatoi forestali di Carbonio, INFC2015 - Terzo inventario forestale nazionale. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, Unità di Ricerca per il Monitoraggio e la

Pianificazione Forestale (CRA-MPF); Corpo Forestale dello Stato, Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. 64 pp. https://www.inventarioforestale.org/it/node/72

Gasparini P., Di Cosmo L., Floris A., Notarangelo G., Rizzo M., 2016. Guida per i rilievi in campo. INFC2015 – Terzo inventario forestale nazionale. Consiglio per la ricerca in

agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Unità di Ricerca per il Monitoraggio e la Pianificazione Forestale (CREA-MPF); Corpo Forestale dello Stato, Ministero per le Politiche

Agricole, Alimentari e Forestali. 341 pp. https://www.inventarioforestale.org/it/node/72

INFC, 2004 – Manuale di campagna per i rilievi di seconda fase con istruzioni per l’uso dell’applicativo INFOR2. Autori: Floris A., Gasparini P., Scrinzi G., Tabacchi G., Tosi V..

Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio. MiPAF – Direzione Generale per le Risorse Forestali Montane e Idriche, Corpo Forestale dello Stato. Istituto

Sperimentale per l’Assestamento Forestale e per l’Alpicoltura - ISAFA, Trento. 182 pp. https://www.inventarioforestale.org/it/node/72

MAF-ISAFA, 1988 – Inventario forestale nazionale – IFN1985. Sintesi metodologica e risultati. Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, Corpo Forestale dello Stato. Istituto Sperimentale

per l’Assestamento Forestale e per l’Alpicoltura, Trento. 461 pp.

Muscaritoli C., Froncillo F., Piccoli D., Scrinzi G., Floris A., Tartarini G. L., Battistini F., 2004 – L'integrazione GPS/DGPS e database sincronizzati nell’Inventario Forestale Nazionale

Italiano mediante l’applicativo INFOR2 ed i Servizi Territoriali del Sistema Informativo della Montagna. CARTOgraphica, Aprile 2004: 13-16

Pompei E., Clementel F., Colle G., Floris A., Galvagni D., Librandi I., Marzullo L., Piccoli D., Scrinzi G., 2009 - Sistema di valutazione e certificazione delle performance di precisione

delle tecnologie di rilievo satellitare in dotazione al Corpo Forestale dello Stato in presenza di copertura forestale. Atti 13a Conferenza Nazionale ASITA – Bari, 1-4 dicembre

2009: 1627-1632

PAROLE CHIAVE

monitoraggio forestale; GNSS; rilievi forestali; Android; dataset ambientali; cambiamenti climatici.

ABSTRACT

The Italian National Forest Inventory aims to quantify and describe the forest resources of the Country, as well as the ecosystem services which they provide and particularly their

contribution to climate change mitigation.

The field survey of the third inventory (Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio - INFC2015) was carried out by the Arma dei Carabinieri with the

scientific supervision of the research Centre for Forestry and Wood of CREA, and it was completed during the first months of the year 2020. To conduct the field surveys, specific

procedures for the data collection were developed, as well as the necessary services on a WebGIS platform and a dedicated mobile app.

The paper describes in detail the whole architecture of the system and the operational solutions adopted to manage different aspects of the project, including the training of the

personnel and the remote assistance of the field crews.

AUTORE

Patrizia Gasparini (patrizia.gasparini@crea.gov.it)

Antonio Floris (antonio.floris@crea.gov.it)

Maria Rizzo (maria.rizzo@crea.gov.it)

Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Centro di Ricerca Foreste e Legno, p.zza Nicolini 6, 38123 Trento

Amato Patrone (a.patrone@almaviva.it)

Laura Credentino (l.credentino@almaviva.it)

AlmavivA SpA, Divisione IT – Agriculture and Environment Practice - Roma

Giancarlo Papitto (giancarlo.papitto@carabinieri.it)

Domenico Di Martino (d.dimartino@forestale.carabinieri.it)

Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi - Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri (CUFAA)

GEOmedia n°6-2020 17


MERCATO

180 immagini SAR Sentinel 1A e 1B rispettivamente

delle orbite discendenti 22 e 124

ed ascendente 44; l'arco temporale considerato

per la ricerca risulta essere compreso tra

il gennaio 2020 e il 16 gennaio 2021.

Risultati

Dall’analisi effettuata non si rilevano mediamente

spostamenti significativi (superiori a 2

– 3 mm/anno), secondo l'angolo di osservazione

del satellite, nell’area interessata dall’evento.

Fatto salvo alcune anomalie piuttoste

circoscritte, ma con un effetto deformativo

lieve presso la struttura Ospedale del Mare.

CROLLO DEL PARCHEGGIO DELL’OSPEDALE

DEL MARE A NAPOLI: RICERCA DI UNA IPO-

TESI PLAUSIBILE ATTRAVERSO LA TECNICA

A-DINSAR

Una piattaforma innovativa, pensata per gestire le flotte

L'Interferometria Differenziale SAR (DInSAR) si configura

come una solida tecnica non invasiva per il monitoraggio

di spostamenti di corpi continui (Scatteratori Permanenti

– PS). Resta fermo che disponiamo anche di altri strumenti

per monitorare le deformazioni superficiali quali: i sistemi di

posizionamento satellitari GPS/GNSS, la fotogrammetria e i

sensori laser scanner per il rilevamento di modelli tridimensionali.

In poche parole, ad oggi, volendo, abbiamo molti

strumenti a disposizione per effettuare un monitoraggio delle

deformazioni superficiali.

Gli avvenimenti ante-evento

In effetti l’aver incaricato alcuni esperti in geotecnica di effettuare

dei sopralluoghi nell’area interessata dal crollo dell’8

gennaio per la presenza di avvallamenti, certo rappresenta un

primo passo importante. Un numero considerevole di terremoti

piccoli o moderati, Magnitudo di Durata (Md) intorno

ad 1.5, hanno caratterizzato l’area sia la settimana che i mesi

precedenti l’evento; fermo restando l’incessante attività di

bradisismo negativo e positivo a cui l’area è da sempre esposta.

Analisi degli scenari attesi

Impiegando la tecnica A-DInSAR per tipologie di analisi di

questa natura, ossia aree di circa 150 mq, si rende necessario

effettuare preventivamente una analisi multisensore e multitemporale

degli scenari attesi (AMtSA). Tale analisi qualitativa,

che discende direttamente dalla fotointerpretazione, permette

di verificare l’effettiva presenza di quali e quanti corpi

continui (PS) hanno stazionato in modalità permanente o

semi-permanente nell’area d’indagine.

Metodologia di analisi

Per l’analisi interferometrica sono state acquisite presso l’Agenzia

Spaziale Europea (ESA) – Progetto Copernicus, circa

Considerazioni

Le considerazioni sono di due ordini: la prima

di carattere generale dell’area, la seconda

quasi puntuale, del luogo di innesco del cedimento.

Il quadro generale manifesta che, nell’arco temporale

considerato, l’andamento può essere stimato come non

particolarmente ricco di anomalie. Fatto salvo, come sopra

descritto, in alcune aree e date, per esempio il 24 agosto scorso.

Considerando che nell’area collassata non sono presenti

in forma permanente corpi continui, come è anche emerso

dall’analisi multisensoriale e multi-temporale degli scenari

attesi, non è stato possibile ricostruire con i dati in nostro

possesso la cronologia temporale di spostamento lungo la

LOS degli stessi. Si attendono le risposte a richieste da inviare

all’ASI e ad altre agenzie.

Conclusioni

Il presente lavoro ha focalizzato l'attenzione su un tema di

norma sottostimato in Italia, comequello del monitoraggio

delledeformazioni superficiali. Molte attività istituzionali vanno

verso la direzione del monitoraggio delle deformazioni

superficiali sia a scala Nazionale che attraverso Progetti finanziati

dalla Comunità Europea. Nel merito si ricorda il Piano

Straordinario di Telerilevamento che mira a potenziare gli

strumenti di conoscenza e a rafforzare le capacità di osservazione

e controllo del territorio mediante l’utilizzo di tecniche di

Telerilevamento all’avanguardia, contribuendo al contempo ad

accrescere le competenze tecnologiche e a diffonderne l’utilizzo

nella Pubblica Amministrazione - legge n. 179/2002 (art. 27).

Sicuramente l’impiego di dati di maggior dettaglio e ripetitività,

come quelli prodotti dalla Costellazione Cosmo-

SkyMed, TerraSAR-X e RADARSAT, permetterebbero di

poter ancor meglio investigare l’area del collasso. Anche in

forza a quel principio, ormai non più oggetto di editti preelettorali

che va sotto il nome di “riuso dei dati satellitari”.

La richiesta di potersi dotare, come Associazione di

Volontariato Ambientale, anche dei dati suindicati, ci auguriamo

non rimanga lettera morta. Comunque vada, vi terremo

informati sugli sviluppi.

Massimo Morigi

18 GEOmedia n°6-2020


MERCATO

DJI PHANTOM 4 E MAVIC 2 PRO RTK/

PPK – SOLUZIONE COMPLETA PER

FOTOGRAMMETRIA SENZA TARGET

Il rilievo fotogrammetrico senza target consente di ottenere

precisioni centimetriche anche in posti irraggiungibili o poco

sicuri. Chi si occupa di fotogrammetria sa bene che, fino a

quando il rilievo è di piccole proporzioni e la zona oggetto del

rilievo è facilmente accessibile, il posizionamento, il rilievo e il

recupero dei target è fattibile. Ma quando si parla di effettuare

rilievi di grosse dimensioni o anche di modeste entità ma

difficilmente accessibili (si pensi a frane, versanti montuosi

o altro) ecco che una soluzione RTK/PPK a bordo drone si

rivela essere la scelta vincente perché, in questi casi, i nostri

cari punti di appoggio diventerebbero limiti invalicabili più

che alleati preziosi.

Ma la tecnologia RTK/PPK da sola può bastare?

Gran parte dello scetticismo dovuto a questa tecnologia risiede

nel fatto che, chi non la conosce, non riesce ad ottenere i

risultati sperati. Questo perché, essere in possesso di uno strumento

eccellente e non riuscire ad utilizzarlo equivale a non

possederlo!

A questa conclusione sono giunti anche i ragazzi di www.

strumentitopografici.it che, invece di fornire esclusivamente

l’Upgrade per DJI Mavic 2 Pro o DJI Phantom 4 Pro, hanno

pensato ad una soluzione all inclusive dal prezzo davvero incredibile

per i lettori di GEOmedia. La soluzione comprende,

oltre al ricevitore GNSS per drone, anche un software e un

corso di formazione capace di rendere l’utente immediatamente

operativo.

Scopriamo di seguito tutti i dettagli:

• Upgrade del tuo Phantom 4 Pro o del tuo DJI Mavic 2 Pro:

senza apportare modifiche invasive, sarà montato a bordo

del tuo drone un ricevitore GNSS L1/L2 collegato direttamente

alla telecamera e comprensivo di una scheda SD

per la memorizzazione dei dati.

• Software Toposetter in regalo per 1 anno: un software di facile

utilizzo per il post processing dei dati GNSS, il geotagging

delle immagini e la sostituzione delle coordinate di navigazione

nei tag EXIF delle immagini con coordinate esatte

ottenute dopo la post-elaborazione dei dati GNSS.

• Corso di formazione sull’utilizzo della soluzione: un video

corso da vedere e rivedere a proprio piacimento, comprensivo

di tutte le informazioni relative alla soluzione

acquistata. I passi da compiere prima e dopo un rilievo,

le impostazioni da settare, le modalità di elaborazione dei

dati e tanti utili e pratici consigli per un rilievo eccellente

e accurato.

Soluzione PPK all in one

C’è vita nel nostro mondo.












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GEOmedia n°6-2020 19


MERCATO

TEOREMA MILANO

PRESENTA IL LASER

SCANNER LEICA BLK360

Le nuove tecnologie rappresentano uno

dei motori del progresso dell'industria,

ma accesso e disponibilità limitati possono

spesso costituire degli ostacoli

all'espressione di tutte le potenzialità

offerte da tali tecnologie ed al vero cambiamento.

Per questo motivo, democratizzare

le tecnologie esclusive ed i risultati

che esse consentono di ottenere,

è diventato un modo per le aziende di

assumere un ruolo di guida e di avere

un impatto significativo, trasformando

la maniera di operare di interi settori.

Lanciata nel 2015, l'azienda britannica

di dati spaziali Pupil è stata una di

quelle aziende con una visione concreta

ed ambiziosa del potenziale dei dati

geospaziali in grado di rivoluzionare

le valutazioni in campo immobiliare.

Leica Geosystems nel novembre 2016

ha presentato lo strumento di acquisizione

della realtà più piccolo e più facile

da utilizzare al mondo, Leica BLK360,

che rappresentava la soluzione perfetta,

consentendo di acquisire dati relativi ad

immagini sferiche in HDR a 360° e nuvole

di punti in pochi minuti. Questo

imaging laser scanner compatto in 3D

ha permesso nuove applicazioni in ambito

di architettura, progettazione, edilizia

ed ingegneria, e riveste un ruolo

fondamentale nei prodotti forniti oggi.

Ciò che è più importante, la tesi iniziale

secondo cui acquisizioni precise e ad

alto contenuto di dati degli spazi interni

avrebbero consentito di creare un nuovo

gold standard nel settore immobiliare

è ora divenuta realtà grazie all'uso di

BLK360.

La visione

Pupil e Leica Geosystems condividono

la mission di democratizzare l'accesso

a dati precisi, come dimostrano i prodotti

che offrono ai clienti. Sistemi di

ricostruzione 3D e di comprensione

della scena consentono di partire da

spazi reali e convertirli in registrazioni

digitali iperprecise. Ciò garantisce misurazioni

corrette a supporto di valutazioni

precise e contribuisce ad evitare

negoziazioni immobiliari fuorvianti.

L'azienda britannica ha introdotto sul

mercato il suo primo brand che si ripropone

di creare un nuovo standard per

il settore dell'immobiliare residenziale,

offrendo agli agenti risorse precise e sicure

che includono la fotografia professionale,

immagini a 360°, planimetrie,

contenuto immersivo di realtà virtuale,

relazioni di misurazione di superfici e

rapporti relativi alle condizioni.

La missione

Sebbene i mercati della proprietà immobiliare

residenziale e commerciale

comportino diversi processi e prodotti,

si fa affidamento ai dati raccolti utilizzando

l'imaging laser scanner BLK360.

Mettendo questa tecnologia nelle mani

di un team qualificato di periti digitali,

vengono acquisiti oltre 3 miliardi di

punti di misurazione alla settimana, che

corrispondono a milioni di metri quadri

nel mondo reale. L'esercito di "periti

digitali" visita e scansiona proprietà

e location in tutta Londra quotidianamente.

Le grandi quantità di dati che

ne risultano alimentano un'architettura

di tipo cloud di proprietà aziendale, per

essere poi elaborati da un team che offre

l'accesso a risorse destinate all'utente

finale entro 24 ore. Cosa che include

immagini a 360° ed un'esperienza immersiva

in realtà virtuale con visualizzazioni

simili al reale accessibili da computer

fisso, da smartphone o mediante

la app per dispositivi mobili, da qualunque

parte del mondo. Con il tocco di

un solo pulsante, BLK360 acquisisce

immagini sferiche in HDR a 360° ed

esegue una scansione laser di 360.000

punti al secondo, con una precisione

pari a +-4mm a 10 metri ed una portata

complessiva di 0,6 - 60 metri. In pochi

minuti, l'immagine sferica e la scansione

laser sono complete e pronte per la

visualizzazione nell'app prima di essere

caricate nel cloud. L'uso intuitivo e la

produzione di dati estremamente precisi

hanno una portata rivoluzionaria, tutto

all'interno di un bene immobiliare, con

un livello di precisione che garantisce fiducia

nelle nostre risorse digitali. Il software

lavora in perfetta sintonia con lo

scanner laser 3D Leica Geosystems. La

produzione di acquisizioni e dati è integrata

con BLK360 e consente di offrire

dati migliori ed immagini più rapide di

quanto siamo mai riusciti a fare in passato.

Considerando la scala industriale

del servizio e la naturale mobilità della

giornata-tipo del perito digitale, la leggerezza

di BLK360 ha davvero ridefinito

la velocità e la qualità delle acquisizioni.

Il futuro

La scansione laser e la tecnologia di

BLK360 non solo ridefinirà il futuro

dell'ambiente costruito e la maniera

in cui si svolgeranno le valutazioni e

le negoziazioni relative alle proprietà

immobiliari, ma offrirà anche dati che

alimenteranno moltissime altre applicazioni

negli spazi interni e non solo.

Dispositivi come quelli creati da Leica

Geosystems stanno contribuendo a realizzare

concretamente tutto questo

nel settore immobiliare, cambiando e

guidando anche altri settori nella direzione

giusta, verso dati maggiormente

accurati. I dispositivi di scansione laser

Leica, precisi e facili da usare, stanno

consentendo di offrire misurazioni più

affidabili e precise. In futuro, l'utilizzo

di questi dati di alta qualità e dell'intelligenza

artificiale consentirà anche

di offrire una serie di nuovi prodotti ed

esperienze. Ora più che mai, stabilire un

rapporto di fiducia con i consumatori è

una priorità per aziende che vogliono

essere all'avanguardia in un mercato ed

in uno scenario tecnologico in rapida

mutazione.

Teorema

Via Romilli 20/8 20139 MILANO

Tel. 02/5398739

www.geomatica.it

20 GEOmedia n°6-2020


MERCATO

Non

perdiamoci

di vista.

DA PLANETEK LE

IMMAGINI SATELLITARI

ALLA RISOLUZIONE DI 15

CM PIXEL

Le immagini a 30 cm di risoluzione

hanno rappresentato per molto tempo

il meglio che il mercato potesse

offrire. Planetek Italia annuncia la

disponibilità sul mercato di dati satellitari

alla risoluzione senza precedenti

di 15 cm pixel. Da oggi analisti,

foto-interpreti e persino macchine,

possono acquistare e utilizzare le

immagini satellitari 15 cm HD per

estrarre gli attributi e le informazioni

territoriali più importanti e significative

con una precisione e accuratezza

mai ottenute prima. Una rinnovata

visione della Terra che permette di

potenziare tutte le applicazioni territoriali

di svariati ambiti applicativi

come la difesa, l’intelligence, l’ambiente,

l'ingegneria, l’energia, l’urbanistica,

la navigazione e molto altro.

Complemento dei dati aerei

Molti utenti stanno già utilizzando

i prodotti satellitari 15 cm HD per

progetti in regioni remote e difficili

da raggiungere con i tradizionali voli

aerei. Questo prodotto rappresenta,

infatti, un ottimo supporto a tutte

le attività di mappatura aerea contribuendo

a coprire zone impervie

con dati satellitari acquisiti in tempi

rapidi e senza particolari limitazioni

territoriali.

Cos’è la HD Technology?

La risoluzione di 15 cm pixel è resa

possibile grazie alla nuova tecnologia

di High Definition. I dati satellitari

15cm High Definition sono

prodotti attraverso il ricampionamento

di dati satellitari alla risoluzione

di 30 cm della costellazione

Maxar technologies: WorldView-3 e

WorldView-4.

Con la tecnologia di High

Definition il livello di dettaglio e la

qualità visiva dell’immagine satellitare

migliora sensibilmente, favorendo

una eccellente interpretazione degli

elementi geografici e una definizione

dei contorni senza precedenti.

L’algoritmo di ricampionamento

HD è una tecnologia che aumenta

in modo intelligente il numero di

pixel attraverso un modello matematico

complesso, fornendo un nuovo

livello di dettaglio che supera di gran

lunga quello di qualsiasi altra immagine

satellitare commerciale presente

sul mercato.

La soluzione HD Technology non

ha limiti di risoluzione nel suo utilizzo

e può essere, ad esempio, applicata

anche ad immagini native di

40-50 cm di risoluzione, fornendo

come risultato immagini satellitari

alla risoluzione di 30 cm HD e incrementando

in maniera considerevole

la disponibilità di immagini

ad altissima risoluzione nell’archivio

storico.

Per qualsiasi necessità o approfondimento,

non esitare a contattare

Planetek Italia.

www.planetek-italia.it

Fusion

Misurazioni ottiche e GNSS

Misurate con precisione anche

quando la linea di collimazione è


tecnologia Fusion è possibile gestire

qualsiasi imprevisto e incertezza.

Ora, anche i progetti più impegnativi

diventano più facili e veloci.

Componenti Tecnologia Fusion

• Stazione totale Serie iX

• Ricevitore GNSS GCX3

• Computer da campo SHC5000


GEOmedia n°6-2020 21

SOKKIA.COM


MERCATO

DAL POLITECNICO

DI MILANO UN NUO-

VO SISTEMA DI

MONITORAGGIO A

SOLUZIONI SATELLI-

TARI INTEGRATE

GIMS (Geodetic Integrated

Monitoring System), nuovo

sistema di monitoraggio a

tecnologie integrate dei movimenti

della crosta terrestre

(processi di deformazione come cedimenti, smottamenti, inondazioni,

affondamenti), è stato proposto dalla società GReD,

spin off del Politecnico di Milano. La GReD progetta e realizza

soluzioni innovative e altamente personalizzate basate sulla

geodesia e tecniche geomatiche. Il progetto internazionale è

finanziato per 2.000.000 di euro al 70% da UE nell’ambito del

programma quadro per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020

e per il 30% dai soggetti partner di GReD.

Il Professore Emerito Fernando Sansò, presidente della GReD,

ha dichiarato che: "Siamo sicuri che il nuovo sistema di monitoraggio

possa giocare un ruolo di primo piano all’interno dell’attività

di controllo delle infrastrutture, per garantire livelli di sicurezza

adeguati a salvaguardia della popolazione. D’altra parte

GIMS si posiziona come sistema innovativo, dal momento che

integra tecnologie solitamente concepite a compartimenti stagni.

È stato proprio l’uso combinato di sistemi satellitari diversi

la carta vincente del progetto, testato sul territorio sloveno con

risultati promettenti. Siamo convinti che GIMS costituirà un

volano per lo sviluppo dell’interno campo di attività di GReD,

abilitandoci a divenire interlocutori nell’ambito di operazioni

rilevanti su scala nazionale”.

Il progetto GIMS, infatti, si avvale simultaneamente di due

tecnologie satellitari, ovvero GNSS (Global Navigation Satellite

System) e SAR, solitamente utilizzate separatamente. Invece, l’idea

di ricorrere ad entrambe in forma combinata è risultata performante,

in quanto le due soluzioni sono state valorizzate nella

reciproca complementarietà. GNSS e SAR sono due sistemi di

antenne che recepiscono i segnali di sistemi satellitari differenti,

rispettivamente Galileo e Copernico, le cui potenzialità non

sono state finora mai sfruttate in forma integrata usando sensori

a basso costo.

L'iniziativa ha infatti permesso di contenere le soglie dei costi

perché, facendo leva sulla sinergia generata da GNSS e SAR, si è

potuto evitare di ricorrere alle componenti hardware di fascia di

prezzo eccessivamente elevato. Naturalmente senza compromettere

i risultati attesi in fase di progetto, ovvero la capacità di fornire

con tempestività informazioni sul movimento del suolo con

un’elevata risoluzione spaziale e temporale. L’inquadramento

nella fascia cost effective, parallelamente, permette a GIMS di

potere essere anche collettore di dati ambientali per reti intelligenti

(smart landscape/smart city).

Il sistema funziona anche in chiave predittiva, in quanto è in

grado di lanciare warning in vista di possibili movimenti della

crosta terrestre. Un segnale d'allarme che può essere inserito

all’interno di un sistema di gestione proattivo della manutenzione

infrastrutturale, con l’obiettivo di pianificare interventi anche

nel breve periodo.

Finora il progetto GIMS è stato testato in territorio sloveno, precisamente

nelle aree di Vipava e Potoska per rilevare i movimenti

in corso che interessano le due frane e le loro risposte a driver

esterni. Nel quadro di queste operazioni, sono state installate 15

stazioni GNSS.

www.gims-project.eu/

www.comonext.it/en/progetti/gims/

LASER SCANNER, SENSORI PER DRONI, IMU,

LIDAR, MOBILE MAPPING, FOTO 360°

WWW.3DTARGET.IT INFO@3DTARGET.IT CENTRALINO +39 0200614452

22 GEOmedia n°6-2020


MERCATO

LE NUOVE APP DELLA RIEGL PER IL CON-

TROLLO DA REMOTO DELLE OPERAZIONI IN

MINIERA

Le operazioni da remoto ad oggi sono diventate sempre più frequenti

e comuni, anche nel settore minerario. L’azienda austriaca RIEGL ha

presentato tre nuove app nel settore minerario per la serie VZ-i dei loro

Laser Scanner terrestri con lo scopo di affrontare le impegnative sfide

del Remote Operation. Le nuove app, semplici ed intuitive, supporteranno

gli utenti nel lavoro quotidiano e soprattutto nelle situazioni critiche.

Le tre app riguardano aspetti fondamentali nel lavoro di estrazione minerario:

• App Slope Angle: per il calcolo di pendenze critiche in fase di lavoro

in miniera;

• Design Compare App: per ottimizzare e semplificare il processo di

estrazione;

• RIEGL Monitoring App: monitorare in tempo reale l’estrazione di

materiali prevenendo un possibile cedimento del pendio

RIEGL App Slope Angle

Utilizzando questa app gli angoli di inclinazione delle pareti rocciose

vengono calcolati automaticamente dai dati di scansione. Gli angoli di

pendenza critici possono essere evidenziati e inviati all'utente. Le informazioni

in tempo reale consentono agli operatori di mantenere gli angoli

di inclinazione degli accumuli delle aree di discarica entro i limiti definiti.

Gli addetti ai lavori connessi alla rete mineraria possono attingere

a queste informazioni su web utilizzando un qualsiasi dispositivo: non è

necessaria, infatti, alcuna installazione software o elaborazione dei dati.

Tutto viene elaborato automaticamente all'interno dell'app.

RIEGL Design Compare App

Grazie a questa nuova app, che

calcola gli strati in base a un

determinato modello di progettazione,

il funzionamento

di attrezzature pesanti come le

macchine da scavo può essere

ottimizzato per semplificare il

processo di estrazione.

RIEGL Monitoring App

Consente di rilevare la concentrazione di materiale di scarico in determinate

aree molto prima che siano visibili all'occhio umano.

L'interpretazione dei movimenti calcolata attraverso le singole scansioni

di riferimento consente la previsione di un possibile cedimento del

pendio, permettendo di evacuare in tempo le persone e di rimuovere

i macchinari dalle aree a rischio. Inoltre, la RIEGL ha ulteriormente

ottimizzato i software RiSCAN PRO e RiMINING. Il nuovo LIS

GeoTec Plugin consente l'analisi geotecnica dei dati di scansione fornendo

strumenti statistici all'interno di un'interfaccia grafica di facile

utilizzo. Oltre al calcolo della direzione e dell'angolo di caduta delle pareti

rocciose, consente l'analisi delle discontinuità creando diagrammi

polari e colorando i dati di scansione da cluster di orientamento simile.

Ciò offre agli specialisti una migliore comprensione della stabilità, delle

articolazioni e dei difetti delle pareti rocciose analizzate.

Per provare di persone queste 3 nuove applicazioni:

Scrivere a info@microgeo.it inviando una mail con oggetto “RIEGL

APPLICAZIONI IN AMBITO MINERARIO”.

1986:

Codevintec porta in Italia il primo GPS civile.

Era un Trimble.

Ancora insieme.

CODEVINTEC

Tecnologie per le Scienze della Terra e del Mare

GPS, GNSS, ricevitori, sensori e sistemi per applicazioni marine.

GEOmedia n°6-2020 23


MERCATO

24 GEOmedia n°6-2020


MERCATO

Giappone in fiore (07 febbraio 2021)

La missione Copernicus Sentinel-2 ci porta su vortici di fioriture

di alghe nell’Oceano Pacifico, appena al largo delle coste del Giappone. Per

fioriture di alghe si intende il rapido moltiplicarsi di fitoplankton – microscopiche

piante marine che vanno alla deriva sulla superficie del mare o in prossimità di essa. Una

intensa crescita delle alghe – denominata ‘fioritura’ - può diventare visibile ad occhio nudo e può

tingere le acque dell'oceano, consentendo la rilevazione di questi organismi dallo spazio. Sebbene le

fioriture di alghe costituiscano un fenomeno naturale ed essenziale della vita in mare, è noto che le attività

umane hanno portato ad un incremento del numero annuale di questo fenomeno. Dannose fioriture di alghe

possono essere stimolate da fattori ambientali, quali la luce, la temperature delle acque più alta o ancora l'eccesso

di presenza di nutrienti. Nell’immagine mostrata qui, catturata in data 14 giugno 2019, si possono osservare alte

concentrazioni di alghe a circa 130 km al largo dell’isola di Hokkaido, la seconda isola più grande del Giappone.

Questa specifica fioritura misurava oltre 500 km di lunghezza e 200 km di larghezza , con l’area ripresa che mostra

solo una piccola porzione del fenomeno, circa 100 km da nord a sud e circa 110 da est ad ovest. Durante la stagione

primaverile delle fioriture sostanze nutrienti come nitrati e fosfati sono molto più abbondanti sulla superficie delle acque.

Senza l’ausilio di misure dirette ‘in situ’ è molto difficile distinguere le tipologie di alghe che in tal caso ricoprono l’oceano.

Le alghe normalmente sono poi trasportate da venti e correnti in prossimità della costa del Giappone. E’ proprio in questa

parte dell’Oceano Pacifico, nei pressi di Hokkaido, dove la corrente più fredda di Oyashio proveniente da nord si incontra

con la più calda corrente di Kuroshio, che invece fluisce da sud. Quando collidono due correnti che presentano differenti

temperature e densità spesso si creano dei vortici e mulinelli di acqua, che vanno alla deriva lungo il confine delle due

masse d’acqua. Il fitoplankton che cresce sulla superficie dell'acqua si concentra lungo i bordi di questi vortici e segue i

movimenti dell’acqua. Il fitoplankton gioca un ruolo importante nella catena del cibo, ma ha anche un impatto sul ciclo

del carbonio globale, grazie all’assorbimento del diossido di carbonio su una scale equivalente a quella delle piante

terrestri. La parte principale della sua produzione è utilizzata per descrivere la sintesi di materiale organico da diossido

di carbonio ed acqua attraverso la fotosintesi. Anche piccole variazioni nella produzione primaria possono

incidere sulle concentrazioni di diossido di carbonio, come pure influenzare la biodiversità e la pesca. Mentre

le superfici oceaniche si riscaldano in risposta all’aumento dei gas serra atmosferici, la produzione di fitoplankton

deve essere monitorata, sia in modo coerente che sistematico. I dati satellitari possono essere

impiegati non solo per seguire la crescita e l’espansione di fioriture di alghe pericolose - allo scopo

di allertare e mitigare l’impatto dannoso sul turismo e sulla industria ittica – ma si sono anche

dimostrati recentemente fondamentali per fornire una visione globale del fitoplankton e

del suo ruolo all’interno e come risposta al fenomeno del cambiamento climatico.

Crediti: European Space Agency.

Traduzione: Gianluca Pititto.

GEOmedia n°6-2020 25


REPORT

SISTEMA MOBILE MAPPING

GEOSLAM ZEB HORIZON PER IL

RILIEVO 3D DI UN POZZO

di Simone Orlandini

MicroGeo ha avuto

l’occasione di sperimentare

lo strumento ZEB Horizon

per acquisire in 3D un pozzo

piezometrico.

Lo scenario non è quello

dei più semplici da rilevare.

Questa tipologia di pozzi,

infatti, si estende in

profondità per diverse decine

di metri e con i tradizionali

Fig. 1 - Supporto per sospensione utilizzato per calare il Sistema Mobile Mapping ZEB Horizon

all'interno del pozzo

sistemi di scansione è

praticamente impossibile

ottenere un’acquisizione 3D

completa del soggetto.

Con il Sistema Mobile

Mapping ZEB Horizon

è stato possibile acquisire

il pozzo. Il soggetto si presenta

come pozzo piezometrico

profondo 30 m con diametro di

3,6 m, con un alta difficoltà di

acquisizione: le superfici estremamente

regolari del pozzo

hanno reso l’attività di rilievo

con tecnica SLAM molto complessa,

l’algoritmo che genera

il modello a nuvola di punti

3D deve essere estremamente

potente per poter riuscire a generare

un dato corretto anche

in una condizione di estrema

omogeneità superficiale.

Per effettuare il rilievo è stato

impiegato: il sistema Mobile

Mapping ZEB Horizon, dell’azienda

GeoSLAM, leader nelle

soluzioni tecnologiche 3D

in movimento. Si è scelto di

impiegare questo strumento

soprattutto per la sua versatilità

(può essere montato su auto,

drone, fatto calare in cavità

profonde ecc…) e per la facilità

di utilizzo: leggero e compatto,

veloce in fase di rilievo e semplice

nel processare il dato; un

supporto per sospensione per

ZEB Horizon; una Stazione

Totale e un set di sfere di riferimento

per le scansioni laser.

Il rilievo

Il rilievo si è sviluppato in tre

fasi principali.

Prima fase

Dopo aver controllato lo scenario

si è deciso di posizionare le

sfere in modo che rispondessero

a due requisiti: che tutte fossero

facilmente rilevabili da una sola

posizione della stazione totale

e tutte facilmente individuabili

all’interno della nuvola.

Si è proceduto, quindi, con la

26 GEOmedia n°6-2020


REPORT

Fig. 2 - Settaggio dei parametri per il processing per

la restituzione del dato grezzo a nuvola di punti 3D.

Fig. 3 - Individuazione delle sfere all'interno di GeoSLAM Draw per georeferenziare la nuvola di punti.

battitura del centro delle sfere

(sono stati battuti per ogni

sfera tre punti tramite i quali

si è potuto ricavare il centro)

da parte della Stazione Totale

per la georeferenziazione del

modello 3D.

Fig. 4 - Estrazione di viste bidimensionali all'interno della piattaforma GeoSLAM Draw.

Seconda Fase

La seconda parte ha riguardato

il rilievo del pozzo con lo

strumento ZEB Horizon.

Le sfere sono state scansionate

nella sessione di rilievo dinamico

intorno all’apertura del

pozzo, ponendo particolare

attenzione al fatto che potessero

essere acquisite con elevata

risoluzione.

Poi, senza interrompere la

sessione di scansione il sistema

Zeb Horizon è stato calato

tramite supporto per sospensione

all’interno del pozzo,

dove è avvenuta l’acquisizione

a 360° della cavità (Fig. 2; v

video). Per una profondità di

rilievo fino a 30 m.

Terza fase

La terza ed ultima fase ha portato

alla restituzione del dato

grezzo a nuvola di punti 3D

del pozzo all’interno del software

GeoSLAM Hub.

Prima di lanciare il processing

sono stati modificati due parametri

rispetto alla configurazione

standard: la voce Voxel

Density e la Windows Size. In

spazi chiusi e omogenei superficialmente

come nel nostro

caso è consigliabile diminuire

il primo parametro in modo da

aumentare le dimensioni del

voxel (volumetric picture element)

e avere un maggiore dettaglio

volumetrico. Il secondo

parametro – che si riferisce alla

quantità di dati utilizzati per

l’allineamento all’interno di una

sessione di rilievo 3D – invece

va aumentato negli spazi chiusi

(Fig 2.).

Terminata l’elaborazione il risultato

finale è stato aperto all’interno

di GeoSLAM Draw dove

la nuvola è stata georeferenziata

tramite le coordinate del centro

delle sfere ricavate dal rilievo

GEOmedia n°6-2020 27


REPORT

Fig. 5 - Individuazione delle sfere all'interno di GeoSLAM Draw per georeferenziare la nuvola di punti.

topografico della Stazione

Totale (Fig. 3) e dove

sono state estratte le viste

bidimensionali tramite gli

strumenti di editing che

fornisce il software (Fig.

4).

Risultato finale: rilievo riuscito.

La nuvola di punti

finale (Fig. 5) presenta un

valore RMS tra la nuova

posizione delle sfere

rispetto alle coordinate

prese dalla stazione totale

molto basso (1 cm; Fig.

6).

Per la realizzazione del rilievo

del pozzo, della zona

circostante e l’elaborazione

dei dati ci sono volute

circa 2 ore, tra posizionamento

delle sfere, battitura

con la Stazione Totale,

rilievo dinamico con ZEB

Horizon (ca. 10 min.).

Fig. 6 - Estrazione di viste bidimensionali all'interno della piattaforma GeoSLAM Draw.

PAROLE CHIAVE

Rilievo; 3D; mobile mapping systems; GEOslam; zebhorizon

ABSTRACT

MicroGeo had the opportunity to experiment with the ZEB Horizon instrument to acquire a piezometric well in 3D.

The scenario is not the easiest to detect. This type of wells, in fact, extends in depth for several tens of meters and with traditional

scanning systems it is practically impossible to obtain a complete 3D acquisition of the subject.

With the ZEB Horizon Mobile Mapping System it was possible to acquire the well. The subject presents itself as a 30 m deep piezometric

well with a diameter of 3.6 m, with a high difficulty of acquisition: the extremely regular surfaces of the well have made the

survey activity with the SLAM technique very complex, the algorithm that generates the 3D point cloud model must be extremely

powerful in order to be able to generate a correct data even in a condition of extreme surface homogeneity.

AUTORE

Simone Orlandini

info@microgeo.it

28 GEOmedia n°6-2020


REPORT

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DIGITAL WEEK

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GEOmedia n°6-2020 29


REPORT

LA DISCRASIA ITALIANA

NEL SETTORE GEODETICO

di Attilio Selvini

Non ci si stupisca per il titolo di questo articolo: se il

sostantivo discrasia (di derivazione greca) è normalmente

usato in ambito medico, mi permetto di impiegarlo qui,

confortato da quanto dice il Vocabolario Treccani:

“In usi fig., con riferimento soprattutto a organismi

economici e politici, a uffici o servizi pubblici, disfunzione,

mancanza di coordinamento, e sim.”. Sottolineo i termini

“disfunzione” e “mancanza di coordinamento”, che sono

fondamentali per ciò che scriverò.

Fig. 1 - Interfaccia utente IdroGEO - Sezione Pericolosità e indicatori di rischio.

Un breve inciso, prima

di affrontare l’argomento

del quale mi

occupo da tempo. Abito in

una delle più lunghe e trafficate

vie di Milano, peraltro

molto ben servita sia dai mezzi

di trasporto che da negozi

e uffici pubblici. Sono seduto

sotto l’apposita pensilina, in

attesa dell’autobus e davanti a

me sul marciapiede affollato

passano veloci più o meno

giovani ciclisti, che lo hanno

scambiato per una pista

ciclabile (peraltro in questo

tratto mancante). Nonostante

che a lato della pensilina

faccia bella mostra di sé un

contenitore di carte e rifiuti

con annesso portacenere,

vedo per terra molte decine

di mozziconi insieme ad altri

rifiuti. Penso desolato che

cinquanta chilometri a nord,

a Lugano od a Chiasso, un

simile spettacolo non sarebbe

possibile: e non per il timore

delle pesanti ammende che

un solerte vigile non mancherebbe

di contestare, bensì per

il comportamento dei cittadini

e per il loro diverso senso

civico. Pazienza! Peraltro questa

Milano è vivibile e pulita,

per cui mi sento fortunato se

penso a Roma Caput mundi

ed alla sua drammatica situazione.

Mi sono occupato per l’ultimo

mezzo secolo della

mia lunga vita, di questioni

relative alle discipline del rilevamento

e della rappresen-

30 GEOmedia n°6-2020


REPORT

tazione, sia per ciò che riguarda

le vecchie e nuove tecniche

operative che per quanto si riferisce

al loro insegnamento in

Italia e nel mondo. E’ inutile

che ne riporti qui la bibliografia.

La vita politica del nostro

Paese, a partire dalla fine del

secolo ventesimo e da “tangentopoli”,

è stata tormentata e

molto diversa da quella media

della Comunità Europea; negli

ultimi vent’anni si è rivelato

ciò che più ci divide dagli altri

stati componenti, che è assai

meno di ciò che ci unisce.

Nell’ambito di quello che ho

chiamato nel titolo “geodetico”

per ragioni di semplificazione,

sono in realtà comprese tutte

le discipline del rilevamento

e della rappresentazione, insomma

quelle che da tempo

si dicono ormai “geomatica”:

proprio in tale ambito dirò

di quanto ci separa dal resto

dell’Europa.

Le Commissioni Geodetiche

A partire dall’Ottocento, in

Europa si svilupparono a livello

nazionale le operazioni

topografiche e quindi cartografiche

(catasto, carte per la

difesa). Tutti gli Stati vi parteciparono,

creando organi scientifici

che ne dettassero le linee

fondamentali. Nacquero così

le “commissioni geodetiche”.

Queste esistono ed operano

tuttora nella UE, con l’eccezione

dell’Italia.

La Commissione geodetica

italiana è stata un ente pubblico

italiano che costituiva

la controparte italiana della

Associazione internazionale

di geodesia. Ne furono presidenti,

in ordine, i seguenti

studiosi:

Annibale Ferrero (generale e

ministro della difesa): 1884

- 1902;

Giovanni Celoria (illustre

astronomo): 1902 - 1920;

Nicola Vacchelli (generale

e direttore IGM): 1920 -

1932;

Emanuele Soler (professore

ordinario e senatore): 1932

- 1940;

Gino Cassinis (professore

ordinario e presidente Soc.

Int. Fotogrammetria): 1940

- 1964;

Antonio Marussi (professore

ordinario di fama internazionale):

1967 - 1977 (data di

soppressione della commissione).

Nel 1975 la commissione fu

dichiara ente non utile in base

alla legge 20 marzo 1975 n.

70 e quindi soppressa con il

DPR del 4 luglio 1977. Evito

il commento, lasciandolo ai

lettori: ma indico qui avanti le

Commissioni geodetiche dei

maggiori stati dell’Unione, per

quei parlamentari che dichiararono

la nostra ente non utile.

Elenco delle Commissioni

Geodetiche in Europa:

Spagna: Comision Espanola

de Geodesia y Geofisica

Francia: Commission sur les

Infrastructures géodésiques

Olanda: Nederlands

Centrum voor Geodesie en

Geo-informatica (NCG)

Svizzera: der

Schweizerischen

Geodätischen Kommission

Germania: Deutsche

Geod tische Kommission

Austria: Österreichische

Geodätische Kommission

Polonia: Z Komisji

Geodezji i Infrastruktury

Come risultato della soppressione

della nostra

Commissione Geodetica,

è nato il caos completo fra

gli organi cartografici dello

Stato: Questi sono l’Istituto

Geografico Militare, il

Dipartimento del Territorio

(ex direzione generale del catasto),

l’Istituto Idrografico

della Marina, il Centro

Informazioni Geotopografiche

Aeronautica, e il Servizio

Geologico Italiano. A loro

vanno aggiunti gli uffici cartografici

regionali, che del caos

sopraggiunto hanno finito per

avere la responsabilità. Nessun

coordinamento fra una regione

e l’altra, scale, aspetti grafici,

struttura, segni convenzionali

“a capocchia”. L’esempio della

Repubblica Federale Tedesca è

la “Grundkarte” al cinquemila,

identica dal Mar del Nord

alle Alpi Bavaresi, eseguita

secondo i dettami della locale

Commissione Geodetica.

All’inizio del nuovo millennio,

un gruppo di volenterosi

raccolse firme (poco meno di

un migliaio) per una petizione

al Parlamento con la precisa

richiesta di ricostituire la

Commissione Geodetica della

Repubblica Italiana: ma la cosa

finì nel nulla.

La questione dei geometri

Su questo argomento ho scritto

e pubblicato molto, su riviste

e su libri. Riassumo in breve.

Il geometra italiano, oggi

sostituito dal “perito delle

costruzioni, del territorio e

dell’ambiente” (ma rimangono

gli albi professionali insieme

al Consiglio Nazionale dei

Geometri) è un diplomato da

scuola secondaria. In Europa

l’equivalente, dai nomi diversi

(Geomètre Expert in Francia,

Vermessungsingenieur nei Paesi

di lingua tedesca, Chartered

Surveyor nel Regno Unito) è

invece di formazione universitaria.

In Francia, Germania,

Inghilterra e Spagna questi tecnici

operano nel settore topocartografico

e sono per ognuno

di quei Paesi alcune migliaia.

In Italia i geometri lavorano

GEOmedia n°6-2020 31


REPORT

prevalentemente nel settore

dell’edilizia e sono all’incirca

centodiecimila (!) regolarmente

iscritti negli albi professionali,

secondo una indagine de

“L’Espresso”. Come non vedere

la differenza fra Italia e Unione

Europea?

I geometri topografi si sono da

tempo costituiti in associazione.

Sono in totale qualche migliaio,

in linea con i colleghi europei

dei Paesi sopra ricordati,

ma testimoni della differenza

fra “geometri” e “topografi”.

Chi scrive ne conosce alcuni,

sicuramente allo stesso livello

dei colleghi d’Oltralpe. Ma

allora, a che servono i centomila

e più, che fanno tutt’altro,

compreso gli amministratori

condominiali, se non ad alimentare

una ricca Cassa di

Previdenza?

Il CNG si è dato da fare per

l’apertura di corsi universitari

triennali per “geometri laureati”,

e ne ho scritto su diverse

riviste. Ma a che pro’, dato che

già e non da oggi ci sono laureati

triennali in ingegneria civile

e architettura?

Gli ingegneri topografi

Anche qui ne ho già scritto.

All’inizio degli anni Novanta,

su mia richiesta l’allora illuminato

Rettore del Politecnico

di Milano Adriano De Maio,

mi ricevette insieme ai colleghi

Fernando Sansò e Carlo

Monti, per esaminare la proposta

di aprire nel nostro

Ateneo un corso simile a quelli

esistenti presso altre Università

europee ed in particolare nel

Politecnico di Zurigo, col quale

l’Ateneo milanese aveva da

tempo collaborazione. Un corso

cioè per veri ingegneri geodeti

o topografi che dir si volesse.

La cosa non ebbe seguito,

anche perché Adriano De Maio

lasciò il posto ad altri.

Poi, quasi d’improvviso, le facoltà

di ingegneria scopersero

l’indirizzo di laurea proprio in

“ambiente e territorio”, indirizzo

che nulla o quasi ha in

comune con l’andamento generale

europeo di tipo geomatico.

Se ci riferiamo al Politecnico di

Milano, questa laurea magistrale

si propone di operare per:

Difesa del Suolo e

Prevenzione dai Rischi

Naturali

Pianificazione e Gestione

delle Risorse Naturali

Tecnologie di Risanamento

Ambientale

Monitoraggio e Diagnostica

Ambientale

Environmental Engineering

for Sustainability..

(la serie austera di “maiuscole”

non è mia, è del testo ufficiale).

E per ottenere tali ambiziosi

traguardi, le discipline del

gruppo “ICAR 06”, ovvero

quelle di tipo geomatico, sono

esattamente ben QUATTRO

(!), in ordine: Tecniche di

posizionamento e controllo

(quindi una modestissima

parte della topografia, del resto

assente), Fotogrammetria

e Fotointerpretazione,

Telerilevamento, Sistemi

Informativi Territoriali. Sic et

simpliciter. Dove stiano geodesia,

topografia, cartografia, sistemi

catastali, posizionamento

satellitare e altro ancora, nessuno

lo sa. Vorrei qui riportare il

piano di studi del Politecnico

di Zurigo, nel quale peraltro

hanno lavorato e lavorano a diversi

livelli molti italiani di varia

estrazione, ma ci rinuncio.

In definitiva l’Italia, unico

Paese europeo (ma vorrei dire

dell’intero mondo) non possiede

non solo una Commissione

Geodetica o comunque un unico

organo scientifico ufficiale,

cogente e dirimente che si

occupi del rilevamento e della

rappresentazione, ma nemmeno

una figura professionale

corrispondente a quelle presenti

nella FIG, la Federazione

Internazionale dei Geometri,

ormai e da molto tempo solo

di formazione universitaria.

Che dire?

PAROLE CHIAVE

Commissione geodetica; geomatica;

topografia; discrasia

ABSTRACT

Beginning in the nineteenth

century, topographic and then cartographic

operations (land registry,

defense maps) developed nationally

in Europe. All the States participated

in it, creating scientific bodies

that dictated the fundamental

lines. Thus were born the "geodetic

commissions". These exist and still

operate in the EU, with the exception

of Italy.

The Italian Geodetic Commission

was an Italian public body that was

the Italian counterpart of the International

Association of Geodesy.

In 1975 the commission was

declared a non-useful body according

to the law of 20 March 1975

n. 70 and then suppressed with the

Presidential Decree of 4 July 1977.

I avoid the comment, leaving it to

the readers.

AUTORE

Attilio Selvini

attilio.selvini@polimi.it

attilio.selvini.polimi@gmail.com

già presidente della Società

Italiana di Fotogrammetria e

Topografia

32 GEOmedia n°6-2020


2021

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Science & Technology Communication

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AUGMENTED REALITY

WITH XR TECHNOLOGIES, NEXT TREND

IN THE WORLD OF WORK: WILL BE

AVATARS AND DIGITAL TWINS

Testying the automatic

creation of my avatar

in VR collaborative

space.

XR 2020:

News & Events

a cura di

Tiziana Primavera

Innovative Tech

Evangelist - AR/VR

senior expert

The social context redefined by

the pandemic that has characterized

our last months, has certainly

allowed the development

of new ways of remote social

interaction, mainly for professional,

work purposes.

But this has been re-defined

not only in business contexts,

but also in those oriented towards

training and leisure.

Technology with its interactive

potential has certainly allowed

many structures to survive and

many people to communicate.

However, most people have

adopted elementary platforms

based essentially on video streams

shared by multiple users,

as they are cheap, and certainly

intuitive to use and above all

decidedly widespread globally.

But these new practices are only

the first steps in a development

path in the field of distance

communications, which will

increasingly feature XR technologies.

Recent advances in augmented

and virtual reality will allow a

progressive revolution in modus

operandi in work contexts. We

can already see the concrete

possibility of using real avatars

and digital twins prepared and

configured to allow more complete

and humanized perceptual

experiences for remote work

and it is highly likely the adoption

of a hybrid model of work

in business contexts.

The next generation of wireless,

5G and 6G technologies will

certainly substantially facilitate

the massive spread of these

technologies, therefore destined

to define immersive spaces for

work and collaboration at a

distance, very similar to those

proposed to date in some science

fiction films.

With these assumptions there

will be a substantial revolution

inherent in the modes of digital

interaction, therefore limited

no longer only to the view and

mouse paradigm keyboard screen.

Several companies of interplanetary

relevance are facing industry

research to develop and

market transformative wireless

technologies.

On the other hand, new pandemics

can certainly be ruled

out in the near future and in

the light of what has happened,

for reasons of a pre-event nature

and for economic reasons, it seems

absolutely advantageous for

companies to reconfigure operations,

to structure themselves

by sectoralising the tasks of

their resources and adopting

hybrid models in which only

part of the workforce will be

required on site.

Spatial visual interaction

technologies will improve how

you can interact between colleagues

and collaborators virtually,

amplifying the humanization of

the interactive experience.

The fact that the need is felt

and that it is a magmatic sector

of increasing interest is demonstrated

by the fact that already

today many users are very much

wondering about the possibility

of optimizing the experience

that has become classic on the

zoom platform.

With the use of XR technologies,

in fact this sensory

34 GEOmedia n°6-2020


AUGMENTED REALITY

overshoot is already possible,

using its own digital twin and

being able to define scenarios

and objects that can be shared

spaces. Participatory design, based

on interactively inspectable

objects, lived remotely will be

the new paradigm of the near

future.

At the state of the art, this kind

of shared spatial experiences are

already possible, it remains to

bewondered how socially acceptable

they are and how effective

user experiences are from a qualitative

point of view.

The available wearable devices

have certainly become affordable,

but they are still too invasive

and heavy to guarantee smooth

and captivating experiences.

As far as fully immersive experiences

are concerned, the best

performing headsets are able to

process one gigabit/sec, while in

order to solve the above critical

issues, much more advanced

performance, of the order of

hundreds of megabits/sec,

would be required.

With this in mind, it is possible

to define this a period of experimentation,

metabolization

and learning that offers a real

revolution in social customs and

collaborative models over the

next ten years.

The consequences of the pandemic

crisis are a driver of diffusion

and familiarization with digital

tools and it is highly likely

that this development trend

can continue and develop more

intensively over the next decade.

Accenture, a multinational

professional services company, is

using virtual reality exercises for

new recruitment techniques.

Some data related specifically

to virtual reality According to

ARtillery Intelligence:

• The capital invested by companies

will grow considerably

from $829 million in 2018 to

$4.26 billion in 2023, exceeding

$24.5 billion in revenue

by 2024.

• The use will be verticalized

for training, meetings or to

optimize customer services

during the pandemic.

• Facebook recently released an

Oculus for Business platform

specifically for commercial

use.

• Legal experts have spoken out

about the danger of potential

possible crimes in the digital

world and possible data privacy

breaches.

Apple and Google as well as

multiple other companies are

particularly attentive to the

phenomenon and active in development

and research.

The American giants are facing

each other, and it is not yet clear

who will succeed in establishing

themselves at the mainstream

level. Both have multiple possibilities

for action, Apple began

its research several years ago by

acquiring Metaio's sophisticated

AR technology and in May

bought the Californian start-up

NextVR, whose core business

focuses on live broadcasting

of sporting events or concerts,

made in virtual reality.

It is expected that between the

different areas, health care will

be the area most affected by

immersive technologies in the

GEOmedia n°6-2020 35


AUGMENTED REALITY

coming year: medical staff will

be able to view medical statistics

superimposed directly on the

patient’s body in MR or AR,

training and protocols can be

conveyed in VR, interventions

can be remotely participated

by more distinguished professionals

etc.

Also because of the large spread

envisaged, it will be absolutely

necessary to define in advance

an ad hoc body of legislation,

considering that all possible

crimes in physical reality are

in fact feasible even in virtual

contests. Land social norms

are perceived quite quickly in

the virtual space and, in an

immersive context observing

other people, one really perceives

the feeling of interacting

with natural people, and it is

therefore relevant to prepare in

the development of application,

interpersonal spaces of respect,

reflecting the behavioral codes

proper to reality.

Particular attention should be

paid to the protection of privacy,

an extremely sensitive issue

considering that there are legitimate

reasons why companies

must record the eye movement

or heart rate of their users,

perhaps in order to protect the

same from VR motion sickness,

but such data could also be aimed

at outlining physiological

responses and evaluating behavioral

forecasting models, such

as the propensity to violence or

the degree of empathy.

Data acquired for legitimate

technical reasons by the companies

dispensing the applications,

but objectively of inestimable

value in the world of e-commerce

and not only, therefore sensitive

to the risk of misuse.

It is therefore important to define

a new line of development,

capable of politically contemplating

the different aspects that

distinguish the massive penetration

of disruptive technologies

from a social point of view.

It is therefore important not

to be caught unprepared, to

train legal staff in depth on the

subject and to adopt in good

time criteria for regulating virtual

spaces.

(Imagines of three different wearable

mixed- reality holographic

computing).

PAROLE CHIAVE

Mixed reality; augmented reality;

virtual reality; avatar; digital

twins; xr technologies

ABSTRACT

The article critically investigates the

possibilities offered by new interactive

visual technologies for remote professional

collaboration, highlighting the

legal aspects yet to be defined.

AUTORE

tiziana.primavera@unier.it

36 GEOmedia n°6-2020


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Direttamente al punto













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TERRA E SPAZIO

Il nostro amico (?) Sole

di Marco Lisi

Il comportamento del Sole, o “Space Weather”, può influenzare

il comportamento dei sistemi GNSS, come GPS o Galileo, in vari

modi.

“Il sole, con tutti quei pianeti che gli girano attorno e da lui

dipendono, può ancora far maturare una manciata di grappoli

d’uva come se non avesse nient’altro da fare nell’universo.”

Galileo Galilei

Il Sole è la stella intorno alla

quale ruota il nostro microcosmo

planetario, simile ad altri

miliardi di stelle nell’universo,

ma per noi unica, perché fonte

primaria ed insostituibile di energia,

in ultima analisi di vita.

Il ruolo fondamentale del Sole è

tanto importante, quanto spesso

considerato come scontato,

nonostante l’attenzione ad esso

dedicata negli ultimi anni come

fonte rinnovabile di energia pulita,

attraverso l’utilizzo di pannelli

termici e solari.

È solo quando il Sole fa i capricci,

comportandosi in modo anomalo

(secondo i nostri standard),

che ci si accorge di lui e si deve, a

volte, correre ai ripari.

L’attenzione scientifica e tecnica

al comportamento del Sole è

come vedremo vecchia di alcuni

secoli, ma solo con l’avvento

dell’elettricità prima e delle trasmissioni

radio poi che essa ha

assunto un’importanza primaria,

a volte strategica. Negli ultimi

anni, lo studio del Sole e degli

effetti da esso indotti su vari

aspetti tecnologici e biologici

della nostra vita e della nostra

salute è stato denominato “Space

Weather”.

Il primo evento storico di proporzioni

catastrofiche, che ha dimostrato

l’estrema fragilità della

nostra tecnologia “elettrica” (non

si parlava ancora di elettronica,

telecomunicazioni “wireless” o

computer) risale al cosiddetto

“Carrington Event”, una potentissima

tempesta geomagnetica

verificatasi il primo settembre

1859, come conseguenza di una

“eruzione” solare (“Coronal Mass

Ejection”, CME) di enorme potenza.

Questa tempesta solare, oltre

a provocare spettacolari aurore

a tutte le latitudini, degradò (a

volte distrusse) il sistema di telecomunicazioni

allora diffuso,

basato sulla telegrafia via fili.

È importante notare che un

evento simile a quello del 1859

provocherebbe ai nostri giorni

una calamità planetaria con conseguenze

catastrofiche su tutti gli

aspetti della nostra società: danni

alle apparecchiature elettroniche,

distruzione delle reti di telecomunicazione,

danni e blackout

nelle reti di distribuzione dell’energia

elettrica. In altri termini,

niente smartphone, reti cellulari

e Wi-Fi; niente Internet e Web;

niente computer, frigoriferi, condizionatori,

radio, televisione.

E non si pensi che un altro disastro

di portata simile sia così

improbabile: nel 2012 si fu ad un

passo da esso, quando un’eruzione

solare di simile potenza mancò

di poco la nostra Terra.

La domanda che sempre più

spesso ci si pone è: che succederebbe

se un evento simile a

quello di Carrington si ripetesse

oggi? E indipendentemente da

prospettive catastrofiche, qual

è l’incidenza degli eventi solari,

anche di piccola e media entità,

su comunicazioni radio, sistemi

di navigazione globali (GNSS) e

sistemi di controllo del traffico

aereo?

Fig. 1 - Le macchie solari osservate e disegnate

da Galileo Galilei.

Fig. 2 - Immagine presa dalla sonda SOHO

dell’ESA.

38 GEOmedia n°6-2020


TERRA E SPAZIO

Galileo e l’osservazione

scientifica del Sole

Il primo, o perlomeno uno fra i

primi, a scoprire che il Sole, nella

sua fiera potenza, non era esente

da comportamenti anomali

fu, nessuna sorpresa, il nostro

Galileo Galilei. Nell’estate del

1611, in Toscana, Galileo usò il

suo piccolo e rudimentale telescopio

per proiettare l’immagine

del Sole su uno schermo bianco

(deve aver qualche volta provato

ad osservare direttamente con gli

occhi, perché in tarda età diventò

purtroppo quasi cieco). Ciò che

vide e riportò nei suoi appunti

e libri (figura 1) era alquanto

sorprendente: lungi dall’essere un

astro perfetto, esente da impurità

ed imperfezioni, la nostra stella

presentava invece delle piccole

imperfezioni, delle “macchie”: da

qui il termine “macchie solari”

(“Sun Spots”). In realtà, l'osservazione

delle macchie solari, almeno

di quelle più grandi, è possibile

anche ad occhi nudo, seppur

in condizioni particolari (nebbia,

cielo nuvoloso, alba e tramonto).

Gli astronomi cinesi già 2000

anni fa avevano registrato tali

eventi. Solo dopo Galileo e per

mezzo del telescopio, tuttavia, è

cominciata l'osservazione sistematica

della superficie solare.

Oggigiorno abbiamo ben altri

e più potenti telescopi, ma soprattutto

satelliti sonda dedicati

all’osservazione del Sole, come

il satellite SOHO dell’Agenzia

Spaziale Europea. I risultati, tuttavia,

non sono molto dissimili

(figura 2).

Cosa sappiamo del Sole?

Il Sole emette radiazione elettromagnetica

e materia come conseguenza

dei processi di fusione

nucleare che avvengono al suo

interno.

Le radiazioni elettromagnetiche

coprono tutto lo spettro, partendo

dalle onde radio a frequenza

più bassa, passando per le mi-

Fig. 3 - Lo spettro elettromagnetico.

croonde, l’infrarosso, lo spettro

visibile, l’ultravioletto ed arrivare

ai raggi X ed ai raggi gamma (figura

3).

Maggiore la frequenza della

radiazione, maggiore la temperatura

dell’oggetto che emette la

radiazione stessa.

Oltre alle radiazioni elettromagnetiche,

il Sole emette anche

materia, incluse particelle cariche

come elettroni e protoni, che costituisce

il cosiddetto “vento solare”

(“Solar Wind”). In un giorno

di “quiete”, questo vero e proprio

vento di particelle viaggia verso

la Terra con una velocità di 400

chilometri al secondo.

Mentre le radiazioni elettromagnetiche

ionizzano strati diffe-

Fig. 4 - Vento solare e magnetosfera terrestre.

renti dell’atmosfera terrestre, la

cosiddetta ionosfera, creando vari

fenomeni di propagazione (ed influenzando,

come vedremo, i segnali

dei satelliti GNSS), le particelle

cariche vengono intrappolate

dal campo magnetico terrestre,

creando le fasce di particelle della

magnetosfera (figura 4).

Ma, come anticipato, il nostro

astro non è sempre in quiete.

Innanzi tutto presenta periodicamente

sulla sua superficie

delle macchie scure (perché più

“fredde”, si fa per dire, rispetto

al resto della superficie solare), le

già citate macchie solari, o macchie

fotosferiche. Il numero e le

dimensioni delle macchie solari

segue un ciclo mediamente pari

GEOmedia n°6-2020 39


TERRA E SPAZIO

Fig. 5 - Evolversi dei cicli solari, da Galileo ad oggi.

Fig. 6 - Predizioni sul prossimo ciclo solare, il 25°

(2021 – 2022 circa).

ad undici anni, detto ciclo solare,

che è anche la principale causa

delle periodiche variazioni di

tutti i fenomeni solari che influiscono

sul tempo meteorologico

spaziale (“space weather”) (figure

5, 6).

Ad un maggiore numero di

macchie solari è quasi sempre associata

una maggiore probabilità

di eventi macroscopici, quali i

brillamenti solari (“Solar Flares”)

e le espulsioni di massa coronale

(“Coronal Mass Ejection”,

CME).

I brillamenti solari avvengono

in prossimità di macchie solari

Fig. 7 - Lo “Space Weather” ed i suoi effetti.

e consistono in un

potentissimo “flash” di

energia elettromagnetica

su tutto lo spettro,

fino ai raggi X. Questa

emissione di energia

elettromagnetica può

avere influenza sulla

propagazione delle

onde radio e quindi

sulle radiocomunicazioni

e, in generale, su

tutti i sistemi terrestri

che operano a radiofrequenza.

Le espulsioni di massa

coronale sono espulsioni

di materiale dalla

corona solare, nello

stato di plasma, composto

essenzialmente

da elettroni e protoni,

ma anche di nuclei

di elementi più pesanti, quali

elio, ossigeno e ferro. Insieme a

spettacolari aurore polari (“luci

del Nord” o aurore boreali e

“luci del Sud” o aurore australi),

questi eventi oltre a disturbare le

trasmissioni radio, creare interruzioni

di energia e danneggiare

le linee di trasmissione elettriche,

possono, a causa delle particelle

ionizzate dotate di massa e di alta

energia cinetica, danneggiare,

in modo temporaneo o definitivo,

i componenti elettronici

dei satelliti (microprocessori,

memorie, pannelli solari) ed essere

letali per esseri

umani in viaggio o

in permanenza nella

spazio (per esempio,

gli astronauti della

Stazione Spaziale

Internazionale, ma

anche, cosa poco

conosciuta, viaggiatori

e membri

dell’equipaggio dei

voli transatlantici di

linea ad alta quota).

È importante sottolineare

che tutti

gli eventi legati al

Sole sono di portata gigantesca e

coinvolgono energie elevatissime.

Senza ritornare sull’Evento di

Carrington del 1859, in tempi

molto più recenti, nel marzo

1989, una tempesta geomagnetica,

innescata da una emissione di

massa coronale particolarmente

potente, provocò nove ore di

black-out dell’energia elettrica

nel Quebec canadese, oltre ad

aurore a basse latitudini, interruzioni

nelle trasmissioni radiofoniche

e problemi con vari satelliti

in orbita.

Eventi di minore entità, che tuttavia

provocano anomalie e disagi

in vari contesti (figura 7), sono

molto più frequenti e devono essere

presi in seria considerazione.

Il Sole, lo Space Weather ed i

sistemi GNSS

Il comportamento del Sole, o

“Space Weather”, può influenzare

il comportamento dei sistemi

GNSS, come GPS o Galileo, in

vari modi.

Ricordiamo che il principio alla

base di questi sistemi è la misura

del tempo impiegato da un

segnale radio, opportunamente

modulato, per viaggiare da un satellite

al ricevitore dell’utente.

D’altra parte i segnali radio

provenienti dai satelliti devono

passare attraverso la ionosfera

terrestre. Il plasma di particelle

cariche della ionosfera “piega”

(rifrange) il percorso dei segnali

radio GNSS, un po’ come una

lente agisce sul passaggio di un

raggio di luce.

In situazioni di comportamento

solare “quieto”, i ricevitori

GNSS, anche quelli più semplici

ed economici, compensano gli

effetti della ionosfera attraverso

l’uso di modelli matematici alquanto

fedeli. Tali modelli falliscono

quando il comportamento

solare è anomalo e ne conseguono

sostanziali modifiche della

ionosfera. Si hanno quindi come

risultato degli errori di propaga-

40 GEOmedia n°6-2020


TERRA E SPAZIO

Fig. 8 - Effetti della ionosfera sui sistemi GNSS.

zione molto alti, che si riflettono

in più alti errori sulla stima della

posizione e del tempo, ovvero,

in alcuni casi, all’impossibilità di

fatto di utilizzare alcuni dei satelliti

(figura 8).

Tale è l’importanza dei sistemi

GNSS nelle attività industriali ed

economiche della nostra società

(in particolare quelle “safety critical”

come i trasporti aerei), che si

pone la necessità di studiare continuamente

i fenomeni solari per

adattare in tempo reale i nostri

modelli della ionosfera e fornire

segnalazioni di allarme agli utenti

nel caso di eventi gravi.

Per questo motivo la Commissione

Europea ha promosso e

recentemente lanciato il progetto

“Galileo Ionosphere Prediction

Service (IPS)” (figura 9), il quale

ha lo scopo di monitorare,

attraverso una rete di sensori, la

composizione della ionosfera e

la sua evoluzione in presenza di

eventi solari. Le informazioni e

gli eventuali “allarmi” vengono

distribuiti continuamente agli

utenti attraverso un portale

pubblico (l’iscrizione è gratuita)

(https://ionospheric-prediction.

jrc.ec.europa.eu/). Il servizio IPS

è attualmente gestito dal “Joint

Research Center” (JRC) della

Commissione Europea, in Ispra,

sul lago Maggiore, in provincia

di Varese.

Le informazioni distribuite da

IPS riguardano non solo il territorio

europeo ma tutta la superficie

terrestre e sono fornite in tre

orizzonti temporali: tempo reale,

30 minuti e 24 ore di anticipo.

IPS genera più di 160 prodotti

in quattro differenti

aree:

1. Fisica del Sole:

a. Detezione

automatica delle regioni

solari attive e

valutazione della probabilità

di brillamenti

(“flares”);

b. Predizione ed allarmi

su brillamenti ed emissioni

di massa coronale (“CME’s”);

c. Misure su particelle solari

ad alta energia (“Solar Energetic

Particles”, SEP) e su raggi cosmici

di origine galattica.

2. Ionosfera: misura e predizioni

della composizione della

ionosfera in termini del suo contenuto

di elettroni liberi (“Total

Electron Content”, TEC);

3. Prestazioni dei sistemi

GNSS: stima e predizione sugli

errori indotti dalla situazione

ionosferica sulle misure di posizione

a livello ricevitore utente

(figura 10);

4. Prestazioni delle applicazioni

basate su GNSS:

a. Stime e predizioni delle

prestazioni di posizionamento

e tempo con riferimento ad un

numero di stazioni selezionate;

b. Stime e predizioni delle

prestazioni a livello globale.

Iniziative come quelle dell’IPS

contribuiranno sicuramente non

solo a meglio conoscere il nostro

Sole ed i suoi comportamenti,

ma, e soprattutto, a saperne

gestire le implicazioni sull’organizzazione

della nostra società,

anche negli aspetti più minuti

della nostra vita quotidiana.

Una nota conclusiva: numerosi

scienziati, alcuni di essi italiani,

sostengono la tesi di una relazione

di causalità tra fenomeni

solari e fenomeni geofisici, quali

terremoti ed eruzioni vulcaniche.

In particolare, si sarebbe notata

una forte correlazione statistica

fra minimi del ciclo solare e stato

di attività dei vulcani. In questi

mesi siamo al minimo del ciclo

solare passato ed all’inizio del

nuovo (il venticinquesimo) e

l’Etna ha ripreso ad eruttare…

Fig. 9 - Il portale del servizio di predizione ionosferica della

Commissione Europea.

Fig. 10 - Probabilità a livello globale che un ricevitore

GNSS perda l’ “aggancio” al segnale

PAROLE CHIAVE

GNSS; Space Weather; GPS; Galileo;

macchie solari; Galileo Galilei; ionosfera; brillamenti;

eruzioni solari; propagazione ionosferica

ABSTRACT

The behaviour of our star, the Sun, also known

as "Space Weather" may affect our technological

society and our daily lives in various ways.

Major events, already occurred in the past and

not so unlikely, would have catastrophic effects

on our civilization, heavily based on electricity,

wireless communications and electronics.

But even less disastrous (but much more

frequent) solar anomalies might affect some of

our critical infrastructures, such as the GNSS

systems (GPS and Galileo), in terms of performance

and availability. For this reason, increasing

attention is being spent, also in Europe, on

the study of the Sun and on the prediction of

its anomalies.

AUTORE

Dott. ing. Marco Lisi

ingmarcolisi@gmail.com

Independent Consultant

Aerospace & Defense

GEOmedia n°6-2020 41


AEROFOTOTECA

L’AEROFOTOTECA

NAZIONALE

RACCONTA....

la lettura delle fotografie aeree

in archeologia: tracce e false

tracce

di Giorgio Franco Pocobelli

È noto che le fotografie aeree

costituiscono uno strumento di

lavoro utile per specialisti che

provengono da settori scientifici

differenti – urbanisti, paesaggisti,

geografi, geologi, agronomi

– e si rivelano in particolar

modo indispensabili per gli

archeologi che si occupano degli

studi di topografia antica riguardanti

il territorio e le città antiche.

E questo è tanto più vero

se prendiamo in considerazione

le fotografie aeree scattate nei

decenni intorno alla metà del

‘900, immagini talvolta definite

“storiche”, che costituiscono l’unica

testimonianza di una realtà

paesaggistica oggi profondamente

mutata per l’espansione dei

centri abitati ed il diverso assetto

agrario realizzato, in Italia a partire

dalla riforma fondiaria del

secondo dopoguerra.

Basilare diventa dunque la

consultazione di tali immagini

che escludendo le società private,

non facilmente accessibili,

può essere effettuata presso gli

archivi di Firenze dell’Istituto

Geografico Militare (IGM),

dove si conservano i voli ad

alta quota effettuati per la realizzazione

della cartografia

ufficiale dello stato italiano, e

dell’Aerofototeca Nazionale a

Roma, presso la sede dell’Istituto

Centrale del Catalogo e della

Documentazione (AFN-ICCD).

In linea di massima, dal punto

di vista archeologico, i rilievi

dell’IGM si dimostrano utili

soprattutto per gli studi mirati

alla ricostruzione della viabilità

antica o al riconoscimento

delle grandi infrastrutture (acquedotti,

centuriazioni, ecc.),

considerando l’ampiezza del

territorio rappresentato su ogni

singolo fotogramma (si pensi

che le immagini del c.d. “volo

Base” del 1954/55 sono in scala

1:33.000), mentre il patrimonio

fotografico dell’AFN risulta particolarmente

adatto per gli studi

sugli insediamenti antichi e sulle

necropoli. Esso infatti è composto

da numerose collezioni, acquistate

o donate nel tempo, tra

le quali risulta di notevole valore

il fondo MAPRW, nella sua parte

c.d. RAF (Royal Air Force), le

cui immagini, scattate dalle forze

alleate tra il 1943 ed il 1945

per motivi bellici con il fine di

identificare gli obiettivi da colpire

nelle incursioni aeree (strade,

ferrovie, ponti, industrie,

strutture portuali e aeroportuali,

ecc.), sono più ravvicinate e documentano

un paesaggio ormai

scomparso che, caratterizzato da

grandi tenute con un reticolo

viario poco sviluppato per il

rado popolamento, ancora permetteva

di leggere chiaramente

le caratteristiche riconducibili

alle diverse sistemazioni di epoche

precedenti, come in un palinsesto

topografico.

La stessa storia dell’Aerofototeca

Nazionale ha un particolare

legame con le ricerche

d’ambito archeologico: Dinu

Adamesteanu, il primo direttore,

è considerato dagli specialisti

uno dei padri nobili dell’aerotopografia

archeologica, essendo

egli stesso un archeologo; archeologa

era anche Giovanna Alvisi,

che gli succedette nella direzione

dell’ufficio, come anche l’attuale

responsabile, Elizabeth J.

Shepherd (per la storia dell’Aerofototeca

si veda la pagina

ufficiale dell’istituto http://

www.iccd.beniculturali.it/it/

Aerofototeca-Nazionale/storia).

Fig. 1 - Dettaglio di una fotografia aerea della città etrusca di Vulci scattata della RAF nel 1944 (a sinistra). A destra: le tracce archeologiche cartografate

su Modello Digitale del Terreno (DTM) (Da Guaitoli 2003).

42 GEOmedia n°6-2020


AEROFOTOTECA

Fig. 2 - Schema delle tracce archeologiche: da vegetazione (A); da umidità (B); da microrilievo (C); da alterazione della composizione del terreno (D)

(Da Guaitoli 2003)..

Le tracce archeologiche

L’utilità delle fotografie aeree è

rappresentata dalla possibilità

di riconoscere le strutture archeologiche

sepolte attraverso la

manifestazione sui fotogrammi

di “tracce”, che possono essere

individuate con una visione

dall’alto, tanto da permettere di

definire con precisione lo sviluppo

geometrico di edifici e sepolture

o l’andamento dei tracciati

stradali. Tali tracce, per i motivi

che ne determinano la comparsa,

possono essere raggruppate

in due grandi classi: tracce dirette,

ovvero quando gli elementi

sepolti influiscono attivamente

sulla formazione dell’anomalia

fotografica, e tracce indirette,

nel caso in cui le evidenze archeologiche

sono individuate per

fattori non imputabili al bene

stesso.

Al primo gruppo sono ascrivibili

le tracce da vegetazione, da

umidità, da microrilievo e da

alterazione del terreno, mentre

al secondo appartengono quelle

difinite da sopravvivenza e da

anomalia.

Le tracce da vegetazione (cropmarks

in inglese) si manifestano

quando i resti sepolti interferiscono

direttamente con l’apparato

radicale delle piante, con

conseguente alterazione cromatica

della vegetazione facilmente

distinguibile sia nelle immagini

pancromatiche che a colori. Nel

caso di un muro, per esempio,

o una strada o qualsiasi altro

elemento costruito, il minore

spessore di terreno fertile in

corrispondenza della struttura

interrata influenza negativamente

la crescita e la colorazione del

manto vegetale, che risulterà

meno verdeggiante e rigoglioso

rispetto all’area circostante,

determinando sulla fotografia

aerea una traccia di tonalità più

chiara. Al contrario, in corrispondenza

di fossati, canali e

tombe interrate, in altri termini

dove è stata effettuata un’azione

di scavo nel terreno, il maggior

spessore di humus consente una

crescita più veloce e rigogliosa

della vegetazione che apparirà

sulle foto aeree come una traccia

con tonalità più scura.

La differenza di spessore del terreno

vegetale in corrispondenza

delle strutture archeologiche,

rispetto all’area circostante, è

anche alla base della comparsa

delle tracce da umidità (soilmarks).

In questo caso, però,

queste si manifestano su superfici

prive di vegetazione e sono

determinate dalla diversificata

capacità di drenaggio ed assorbimento

d’acqua del terreno. Le

alterazioni del substrato dovute

alla presenza di strutture interrate

o cavità, che come per le tracce

di vegetazione si traducono in

un differente spessore del terreno

fertile, comporteranno una

variazione di tonalità dovuta

alla quantità di umidità presente

nel terreno: in corrispondenza

di elementi costruiti, il terreno

subirà un processo di essiccazione

più veloce, con conseguente

formazione di una traccia chiara,

mentre tonalità più scure

per una maggiore presenza di

umidità indicano la presenza di

tombe o tagliate.

Le tracce da microrilievo

(shadow-sites), come indica la

GEOmedia n°6-2020 43


AEROFOTOTECA

definizione stessa, sono determinate

dal differente andamento

altimetrico della superficie per

la presenza di strutture sotto

il manto vegetale; visibili con

l’aiuto di uno stereoscopio, esse

si manifestano per l’ombra proiettata

quando la ripresa è fatta

con luce radente.

Anche i resti di muratura riportati

in superficie dalle arature,

provocando una alterazione

della composizione del terreno

(soil-sites), determinano una

differenza cromatica che risulta

facilmente riconoscibile dalle

foto aeree.

In tutti questi esempi è direttamente

la struttura interrata che

determina la comparsa di una

delle tracce descritte. Diverso

è invece il caso di una strada

rettilinea che, senza motivo

apparente, compie una leggera

deviazione per riprendere successivamente

lo stesso percorso,

come anche la presenza di

un’area incolta all’interno di un

campo intensamente coltivato

ed arato regolarmente, o con

una zona con vegetazione arbustiva.

Tali esempi servono per

spiegare le c.d. tracce da anomalia.

In altri termini, l’attenzione

del fotointerprete viene attratta

da quegli elementi che appaiono

“estranei” (dunque “anomali”)

rispetto una logica coerente, che

“stonano” con il contesto circostante,

e che potrebbero dunque

celare resti sepolti. In tal senso,

seguendo gli esempi precedenti,

la strada potrebbe essere stata

costretta ad una leggera deviazione

per evitare degli elementi

affioranti, oppure il terreno

potrebbe essere incolto per la

presenza di strutture sepolte,

con conseguente crescita di vegetazione

infestante.

Appartengono alla categoria

delle tracce da sopravvivenza,

invece, gli elementi antichi che

(edifici, viabilità, assetti agrari,

ecc.), influenzando gli sviluppi

successivi, persistono nel paesaggio

e nell’urbanistica attuale.

Ne sono un esempio le divisioni

centuriali della Pianura Padana

che, con le loro strade rettilinee

ad incroci ortogonali, ancora

caratterizzano il panorama agrario

attuale o la struttura regolare

delle antiche colonie romane

(Firenze, Torino, Aosta, ecc.) o

magno greche (Napoli), come

anche la stessa Piazza Navona a

Roma, la cui geometria è determinata

dal più antico stadio di

Domiziano.

Come appare evidente da

quanto sopra descritto, l’individuazione

di una traccia sulla

fotografia ci permette di ipotizzare

la presenza di una struttura

interrata ma, dalla sola lettura

delle immagini, non è possibile

definirne la natura né, tantomeno,

la datazione. In linea di

principio generale, tracce con

forme geometriche ben definite

(lineari, circolari o ad angoli

retti), con un buon margine di

certezza si possono attribuire

a fattori antropici escludendo,

dunque, la possibilità di anomalie

di natura geologica (tra

quest’ultime vanno considerate

le tracce dei paleoalvei). Questa

considerazione, comunque, non

garantisce che una lunga traccia

rettilinea possa essere attribuita

ad una strada d’età romana: anche

un percorso d’età moderna,

dismesso ed abbandonato, o il

tracciato di un metanodotto

determina sulla fotografia aerea

una traccia da vegetazione. È

dunque necessario, prima di

muovere interpretazioni non

supportate da riscontri oggettivi,

eseguire un esame autoptico del

terreno per stabilirne la natura e

la cronologia della traccia aerofotografica.

Fig. 3 - I circoli di Acquaviva di Cagli evidenziati dalla vegetazione (da Baldelli, Pocobelli 2015).

Le false tracce

Abbiamo accennato che le tracce

con forme geometriche regolari

sono, in linea di massima,

da attribuire alla mano dell’uomo.

È però altrettanto vero che

esistono alcune forme in natura

che possono trarre in inganno.

In una recente ricerca, ho avuto

modo di analizzare all’Aerofototeca

le fotografie della zona

di Cagli (loc. Acquaviva) dove

l’allora ispettore di zona della

Soprintendenza delle Marche,

Gabriele Baldelli, era stato in-

44 GEOmedia n°6-2020


AEROFOTOTECA

formato della presenza di tracce

circolari da vegetazione su alcune

immagini dall’alto. Lo studio

delle foto aeree, a partire dai voli

effettuati dalla RAF nel 1944,

confermava la presenza di una

gran quantità di anomalie circolari,

peraltro in numero maggiore

rispetto le foto più recenti,

alcune anche di notevoli dimensioni

(circa m 50 di diametro).

Sulla base di comparazioni con

le tracce dei tumuli di Cerveteri

e di Tarquinia e dei circoli funerari

della non lontana Matelica,

in prima battuta si è ipotizzato

potessero anch’esse riferirsi a

sepolture monumentalizzate.

Con grande sorpresa, invece,

lo scavo della Soprintendenza

ha dimostrato che i circoli più

grandi erano dovuti a profondi

fossati difensivi con sezione a

“V”, al centro di uno dei quali

si sono individuati i buchi dei

pali di una capanna rettangolare

con parete di fondo absidata

d’età picena, smentendo di fatto

l’ipotesi formulata sulla sola

analisi delle anomalie aerofotografiche.

Ampliando la ricerca, al confine

tra Marche ed Umbria, sulle

immagini aeree si sono riscontrate

altre tracce da vegetazione

anch’esse di forma circolare.

La ricognizione di superficie

e le informazioni raccolte sul

posto, in questo caso, hanno

però dimostrato trattarsi di un

fenomeno naturale non determinato

da interventi antropici.

Tali tracce sono infatti causate

da alcune particolari specie di

funghi (basidiomiceti saprotrofi)

le cui radici – le ife – entrando

in simbiosi con la vegetazione

erbosa possono favorirne la crescita,

che quindi risulterà più rigogliosa

e verdeggiante, oppure

determinarne l’essicazione. La

caratteristica particolare, però,

è che tali formazioni micetiche

hanno la peculiarità di svilupparsi

creando dei veri e propri

Fig. 4 - I “cerchi delle streghe”, anomalie da vegetazione determinate da specie di funghi: in stato di

quiescenza (a sinistra) e in “fioritura” (a destra) (public domain images).

BIBLIOGRAFIA

F. Piccarreta, Manuale di fotografia aerea: uso archeologico,

Roma 1987

G. Alvisi, La fotografia aerea nell’indagine archeologica,

Roma 1989

F. Piccarreta, G. Ceraudo, Manuale di aerofotografia

archeologica, Bari 2000

M. Guaitoli (a c. di), Lo sguardo di Icaro. Le collezioni

dell’Aerofototeca Nazionale per la conoscenza del

territorio (cat. mostra), Roma 2003

C. Musson, R. Palmer, S. Campana, In volo nel

passato. Aerofotografia e cartografia archeologica,

Firenze 2005

G. Ceraudo (a c. di), Archeologia aerea. Studi di

aerotopografia archeologica (rivista specialistica dal

2004)

G. Baldelli, G.F. Pocobelli, I fossati circolari di Acquaviva

di Cagli (PU): analisi aerofotografica e saggi

d’accertamento, in AAerea 9, 2015, pp. 44-56

cerchi regolari che si ampliano

nel tempo, fino a raggiungere

dimensioni anche di decine di

metri di diametro, determinando

quel fenomeno che nella tradizione

popolare è noto con il

nome di “cerchi delle streghe” o

“delle fate” (fairy o elf circles nel

mondo anglosassone). Queste

piante, di cui il fungo costituisce

il frutto o piuttosto il “fiore”,

nel periodo di quiescenza

sono sostanzialmente invisibili

tra la vegetazione. Sulle fotografie,

tuttavia, l’effetto sarà una

traccia da vegetazione del tutto

simile a quelle riscontrate presso

Cagli. Dunque, in questi casi,

per evitare una interpretazione

errata dell’anomalia, oltre al

controllo a terra, risulta assolutamente

determinante lo studio

approfondito delle fotografie

aeree storiche: circoli che nel

tempo non cambiano dimensione

non possono certo essere

ricondotti a "streghe".

ABSTRACT

How do archaeologists use aerial photographs? How

can the marks of buried ancient structures be identified?

Do all the marks in aerial photographs refer to

archaeological structures? Where are WWII RAF aerials

to be found in Italy? Answers to these questions

are given by an archaeologist specialised in aerial photo

interpretation, teacher at the University of Florence

Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.

PAROLE CHIAVE

Fotografia aerea; archeologia; tracce archeologiche;

RAF; Aerofototeca Nazionale

AUTORE

Giorgio F. Pocobelli

giorgiofranco.pocobelli@cnr.it

Archeologo e aerofotointerprete, ricercatore CNR -

Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, docente

Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università

di Firenze

GEOmedia n°6-2020 45


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10-14 Maggio 2021

Conferenza Esri Italia

Digital e Week

Roma (Italy)

www.geoforall.it/kyp8p

19 – Maggio 2021

GEO Business 2020

London (UK)

www.geoforall.it/kf4yh

15 - 18 giugno 2021

Conferenza ASITA 2021

Genova

www.geoforall.it/kyp6f

19 – 23 Luglio 2021

30th International

Cartographic Conference

Firenze (Italy)

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27 – 30 Settembre

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