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GEOmedia_2_2022

Rivista Italiana di geomatica

Rivista Italiana di geomatica

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Rivista bimestrale - anno XXVI - Numero - 2/2022 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D CITY

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

FOTOGRAMMETRIA EDILIZIA

URBANISTICA DIGITAL TWIN

REMOTE SENSING

GNSS

SPAZIO

RILIEVO AMBIENTE TOPOGRAFIA

LiDAR

GEOBIM

LASER SCANNING

BENI CULTURALI

SMART CITY

Mar/Apr 2022 anno XXVI N°2

Il Castello VIsContI

a somma lombardo

MODELLO OPERATIVO

PER IL RILEVAMENTO

DEI BENI CULTURALI

USO DEL DRONE NELLA

DOCUMENTAZIONE

ARCHEOLOGICA

IN ATTESA DI

ESPLORARE

IL METAVERSO


INSPIRATION

FOR A SMARTER

WORLD

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FOCUS

In questo

numero...

FoCus

report

ar-Vr

Il Castello

VIsContI a

somma

lombardo

modello operatIVo

per Il rIleVamento

deI benI CulturalI

DI ATTILIO SELVINI

6

aeroFototeCa

ALTRE

RUBRICHE

38 MERCATO

42 AGENDA

22

In attesa dI

esplorare

Il metaVerso

DI TIZIANA PRIMAVERA

In copertina il modello

tridimensionale dell'ingresso

al Castello Visconti a Somma

Lombardo.

l’uso del drone

nella doCumentazIone

arCheologICa:

Il Castello dI

monteFalCo In

sabIna (rm)

DI MARTINA BERNARDI,

FEDERICO FASSON

34

geomediaonline.it

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di

geomatica. Da oltre 25 anni pubblica argomenti collegati

alle tecnologie dei processi di acquisizione, analisi e

interpretazione dei dati, in particolare strumentali, relativi

alla superficie terrestre. In questo settore GEOmedia

affronta temi culturali e tecnologici per l’operatività degli

addetti ai settori dei sistemi informativi geografici e del

catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento

aereo e spaziale, con un approccio tecnicoscientifico

e divulgativo.

una pubblicazione

Science & Technology Communication

GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.

ISSN 1128-8132

Reg. Trib. di Roma N° 243/2003 del 14.05.03

Direttore

RENZO CARLUCCI, direttore@rivistageomedia.it

Comitato editoriale

Vyron Antoniou, Fabrizio Bernardini, Caterina Balletti,

Roberto Capua, Mattia Crespi, Fabio Crosilla, Donatella

Dominici, Michele Fasolo, Marco Lisi, Flavio

Lupia, Luigi Mundula, Beniamino Murgante, Aldo Riggio,

Monica Sebillo, Attilio Selvini, Donato Tufillaro

Direttore 4 Responsabile GEOmedia n°2-2022

FULVIO BERNARDINI, fbernardini@rivistageomedia.it

Redazione

VALERIO CARLUCCI, GIANLUCA PITITTO,

redazione@rivistageomedia.it

Diffusione e Amministrazione

TATIANA IASILLO, diffusione@rivistageomedia.it

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DANIELE CARLUCCI, dcarlucci@rivistageomedia.it

Editore

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Numero chiuso in redazione il 30 giugno 2022

Science & Technology Communication


Il rilevamento dei beni culturali

Cari lettori,

Questo numero di GEOmedia, più che dedicato, potrebbe dirsi che sia dominato dal saggio

di Attilio Selvini sulla Geomatica. Un articolo che è una pietra miliare, ma anche uno sguardo

al futuro che ci fa vedere come questo pezzo di pianeta che abitiamo sia tutt’uno col suo cielo

e come la Geomatica sia prima di ogni altra cosa una scienza della Terra, anzi la scienza della

Terra con la T maiuscola. Ci commuove profondamente perché esplora la tecnologia lungo

i percorsi e il corso della storia, ricostruendo palmo a palmo un edificio come il Castello

Visconteo di Somma Lombardo con il suo territorio nella massima espressione virtuale della

sua memoria, portando la disciplina tutta verso il riconoscimento di un’emergenza storica

al grado d’immagine che potrebbe avere l’impatto del Colosseo non solo sulla cultura di un

paese e di una nazione, ma ad un grado per nulla nozionistico, di reale comprensione invece

della sua funzione secolare di volta in volta modificatasi nel corso del tempo con il volto e

la vita dei suoi cittadini. Un punto fermo nel viaggio verso il futuro ed il sempre maggiore

bisogno di autodeterminazione dei singoli oltre che dei popoli nel cammino della civiltà,

solo apparentemente sommersa dalla mole di dati che l’informazione, la comunicazione e la

disseminazione prelevano quotidianamente dalla realtà.

Con il Castello è la topografia ad attraversare il presente storico, insegnandoci passo passo,

numero per numero, la pratica perseverante nell’obbiettivo di conservare quella tecnica che

non è solo e non tanto difensiva del territorio e delle più consapevoli abitudini virtuose, ma

impegno nella conoscenza e, nella scienza della precisione, margine all’errore umano, molto

spesso d’interpretazione delle analisi più dettagliate. Impariamo a distinguere, leggendolo, di

cosa è fatta la materia che disciplina la Geomatica e a riconoscere il suo prodotto finito, che è

lo sforzo compiuto da un gruppo di tecnologi durante un secolo di incessante approssimazione

al traguardo, raggiunto col confronto tra le più moderne tecnologie imposte dall’uso. In queste

pagine le osserviamo in un pezzo di storia, anche biografica, disciplinarmente illustrate da

vere e proprie tavole di comparazione dei risultati. Mai prima d’ora, come con questa lettura,

scopriremmo cosa le contraddistingua e come, allo stesso modo e grado, ne sia consentita la

valutazione a tappeto sui differenti avanzamenti e sulle opportunità di impiego nella protezione

del pianeta intero, ad un tale livello di profondità e al contempo, di destra maneggevolezza, da

invogliare anche un principiante nella volontà di saggiarne le possibilità fino al secolo scorso

sperimentali ed ora, sul piano della portabilità e della scala di grandezza, in grado di competere

e surclassare la robotica massiva di un iPhone. Se un ringraziamento va rivolto a chi come

il professor Attilio Selvini si è dimostrato instancabile nella ricerca e nella fondazione della

scienza della prevenzione dal decadimento della Terra per il danno antropico, con strumenti

innocui, e quindi umanitari nel senso letterale del termine, forse più dell’attuale scienza

medica, è per aver ancora affrontato, per GEOmedia, anche il problema del riconoscimento

ottico degli elaborati digitali scaturiti dalle differenti scansioni di uno stesso manufatto con

le diverse tecnologie, isolatamente e parzialmente sovrapposte, quando esposte da un’unica

banca dati. E di averlo fatto nel modo più congeniale ad un breve excursus, la forma di un

sintetico manuale, appena più eloquente di un giornale illustrato, che per noi ha il valore

meritevolmente sommesso di una voce biografica enciclopedica, di cui ci onoriamo sopra ogni

altro vanto: una scienza che non si rivolge solo ad altra scienza, ma che sa parlare anche a chi di

questa scienza vivrà.

Buona lettura,

Renzo Carlucci


FOCUS

IL CASTELLO VISCONTI A

SOMMA LOMBARDO

Modello operativo per il rilevamento dei beni culturali

di Attilio Selvini

La tecnica di rilevamento dei beni culturali,

cosi come in genere quella topografica

legata al terreno, si è profondamente

modificata tra la fine del ventesimo secolo e

la comparsa del nuovo millennio.

Tutto e cambiato, dagli strumenti di misura

ai mezzi di calcolo, gli uni e gli altri ormai

indissolubilmente legati all’elettronica ed

all’informatica.

Fig. 1 - 4 settembre 1944: il cipresso abbattuto dal fortunale.

La città è un grande

manufatto, all’interno del

quale vi sono gli interni

più limitati caratterizzati da

una loro architettura, da una

loro forma che si chiamano fatti

urbani.

L’architettura rappresenta il dato

visibile dei fatti urbani, rappresenta

un aspetto della loro

complessità.

Il fatto urbano è un unicum e

lo spazio centrale della Città di

Somma Lombardo è un fatto

urbano.

Esso è il susseguirsi di tre piazze

facenti di parte di un insieme

determinatosi nel tempo.

Piazza Carlo Ermes Visconti o

Piazza d’Armi, Piazza Publio

Cornelio Scipione generata da

un unico elemento: il castello,

e Piazza Vittorio Veneto nata

dalla costruzione della Basilica

di Sant’Agnese e da Palazzo

Viani-Visconti e comunicante

con Piazza Scipione mediante un

breve tratto di strada rettilineo,

chiamato popolarmente la Strettoia.

Piazza Publio Cornelio Scipione

è il vecchio orto degli Albuzii.

E’ delimitata su di un lato dalle

mura del Castello Visconteo,

mentre sul lato opposto è caratterizzato

da un fronte edificato

a corte aperta, segno che la

superficie interna ai due fronti

era luogo protetto ed integrato

all’antistante Castello Visconteo;

la sua forma a goccia è il risultato

della caratterizzazione del

luogo in sito.

Il maniero si erge e si impone

per la sua storicità, riconducibile

alla VETUSTA’, che non è

altro che una soddisfazione di

carattere psicologico prodotta

dall’antico come manifestazione

dello scorrere del tempo; cioè

un sentimento vago, puramente

percettivo, che accetta la testimonianza

di una certa epoca che il

manufatto ci offre: l’immagine

dell’intangibilità all’erosione

della storia, una durata nella

forma, nel colore, nelle aperture,

nell’uso dei materiali e di tecniche

edilizie ormai dimenticate.

E’ indubbio che questo concetto

di storicità è patrimonio della

sensibilità collettiva, ed il caro

prof. Attilio Selvini lo indaga con

“rito moderno” nella sua componente

più prossima alla nostra

fisicità: la sua parete limite,

utilizzando una tecnica che ci

permette una sempre miglior

comprensione del suo stato,

addentrandosi nella sostanza

del suo essere per nuove ipotesi

progettuali di restauro.

Guido Colombo, architetto urbanista,

già Sindaco di Somma

Lombardo

6 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

La tecnica di rilevamento dei beni culturali, così

come in genere quella topografica legata al terreno,

si è profondamente modificata tra la fine del

ventesimo secolo e la comparsa del nuovo millennio.

Tutto è cambiato, dagli strumenti di misura

ai mezzi di calcolo, gli uni e gli altri ormai indissolubilmente

legati all’elettronica ed all’informatica.

Il presente autore ha avuto la ventura di

vivere tutte le trasformazioni corrispondenti sia

dal lato operativo che da quello culturale e della

ricerca, come professore universitario delle discipline

geomatiche, ovvero topografia, fotogrammetria

e cartografia. L’ultima novità, in ordine di

tempo, è la forte trasformazione della fotogrammetria,

che da mezzo ausiliario per la produzione

cartografica così come era nata, circa un secolo e

mezzo fa, è ora divenuta una tecnica multiforme

irrinunciabile sia nel rilevamento del terreno che

di quello dei beni culturali (per tacere delle sue

applicazioni speciali, che vanno dalla medicina

alla balistica).

Credo di essere stato il primo in Italia, ad informare

i topografi della nascita dei “droni”, cioè di

quei “cosi” volanti che oggi addirittura scrutano

se taluno viola i controversi decreti sugli spostamenti

degli incauti che sfidano il “corona virus”.

Infatti, nel volume “Fotogrammetria Generale”

edito dalla torinese UTET nel 2000, si diceva fra

l’altro ciò che qui viene riassunto.

Verso la fine del Novecento era nata negli USA

e prevalentemente per scopi militari, la “SFAP”

(Small Format Aerial Photography) impiegante

camere di piccolo formato, con riprese da diverse

piattaforme, dai palloni frenati ad aerei ultraleggeri

o addirittura ricorrendo a modelli di aerei

telecomandati. In breve nacquero appositi velivoli

detti droni; ricordiamo che questo sostantivo

inglese significa in realtà “fuco”, come è noto ape

maschio: solo nel 1945 assunse chissà perché il

significato di “aereo senza pilota”. Oggi la tecnica

è divenuta abituale anche per scopi civili; di droni

si parla comunemente soprattutto al di fuori

delle applicazioni metriche, sconfinando dal

gioco e dal puro divertimento alle applicazioni

commerciali.

Piccola appendice: il rilevamento da drone permette

di avere immagini riferite a sistemi di coordinate

sia locali che (previa connessione alla

costellazione di satelliti artificiali) generali del

sistema UTM della quale connessione si dirà anche

qui avanti.

Nell’ambito delle nuove tecniche di misura e

rappresentazione, l’autore volle sperimentare

tutte le recenti modalità operative scegliendo il

maestoso Castello Visconti dalla sua città natale

(nel quale peraltro era nato casualmente) come

tesi di laurea in architettura presso il Politecnico

di Milano e poi per un paio di articoli dai quali

verrà tratto molto materiale per questo libro. Va

subito detto che il rilevamento, cosa sino ad allora

mai fatta per un monumento isolato, è stato

riferito al sistema geodetico universale (World

Geodetic System 84) e a quello cartografico generale

(Transverse Mercator Projection) appena

sopra indicato con la sua sigla UTM per il tramite

di opportune osservazioni satellitari. Ciò non

ha molta importanza pratica locale, ma permette

di avere un riferimento assoluto per cui da ogni

angolo della Terra è possibile avere la posizione

di Somma e del suo Castello. Non si sono usate

riprese da droni, per il semplice fatto che esisteva

già una ottima ripresa aerea tradizionale, che

era servita per la redazione della carta comunale,

intesa come base per la redazione del PGT. Si

sono per contro impiegate tutte le note tecniche

attuali, dalla scansione laser al raddrizzamento,

dalla stereorestituzione alla tradizionale celerimensura.

Ciò potrà essere di suggerimento per

le non poche facoltà di architettura italiane che

si occupano dell’inventario e della conservazione

dei beni culturali. Vediamo di iniziare con un

buon riassunto di carattere storico sull’origine

del monumento.

Note storiche: l’origine

Credo che sia impossibile, per chi sia nato nel

terzo millennio, farsi una idea pur sommaria, di

cosa fosse quel piccolo borgo dal nome di Soma

(d’origine incerta) allorché vennero posate le prime

pietre del Castello. Col mio carico di anni, e

avendo ben conosciuto la Somma a metà contadina

ed in parte industriale degli anni Trenta,

penso di potermene fare solo un'immagine incerta

e sommaria. Nulla o quasi di ciò che vediamo

oggi vi era in quel tempo: nemmeno il maestoso

cipresso rovesciato dal turbine nel settembre del

1944, che probabilmente venne piantato proprio

in quei tempi: indagini serie lo dicevano avere

settecento anni (altro che “bimillenario” quando

cadde !) e quindi il conto potrebbe tornare. In

figura 1 un disegno dell’albero abbattuto (dalla

“Cronaca Prealpina”).

Non vi erano allora né la chiesa di Santa Agnese e

nemmeno quelle di San Rocco e San Bernardino;

la strada che portava da Milano al lago aveva

all’incirca il percorso dell’attuale via Alberto

da Somma. Mezzana era un piccolo gruppo di

catapecchie, senza chiesa e naturalmente senza

Santuario. Somma era allora soltanto un importante

nodo della strada romana consolare chia-

GEOmedia n°2-2022 7


FOCUS

Fig. 2 - Sullo sfondo, Somma nel 1880, vista dal confine di Casorate.

Disegno del Melzi.

Fig. 3 - A sinistra Francesco, a destra Guido Visconti.

mata dagli storici via Mediolanum-Verbannus,

che collegava Milano al Lago Maggiore passando

per Sesto Calende. Resti della pavimentazione di

questa strada sono stati ritrovati durante degli scavi

effettuati nei pressi del centro commerciale “Il

Gigante” nel 1985 e poi ancora nel 2002. A sud

di Somma la via Mediolanum-Verbannus intersecava

trasversalmente un'altra importante strada

romana che collegava Novara a Como passando

da Castelseprio, la via Novaria-Comum.

Da Somma la strada proseguiva il suo percorso

passando da Golasecca e Sesto Calende. La prima

chiesa dedicata alla santa Agnese fu eretta a

lato del nucleo primitivo del castello visconteo

(sant’Agnese godeva di particolare devozione da

parte dei Visconti che la dichiararono loro protettrice)

e abbattuta durante il XVI secolo per

permettere l'ampliamento del castello stesso. La

chiesa fu quindi ricostruita nel luogo dove attualmente

la vediamo, sacrificando quella di San

Fede (fatta costruire da Guilizione, signore di una

parte di Somma durante il secolo IX accanto alla

sua dimora-fortezza, nel luogo più alto del borgo,

denominato «Castellaccio» o «Brecallo») abbattuta

in quella circostanza e mai più ricostruita.

L'attuale chiesa di Sant'Agnese fu progettata

da Francesco Maria Richini nel 1645 ed eretta fra

il 1664 e il 1697 dall'architetto Carlo Buzio. Per

dare una pur sommaria idea di ciò che poteva essere

Somma in quei tempi, mostro qui un bel disegno

fatto dal Melzi nel 1880, allorché vi era già

la ferrovia Milano-Arona: è la vista dalla strada napoleonica

del Sempione, presa dal cocuzzolo che

segna il confine fra Casorate Sempione e Somma.

Si veda la folta vegetazione ai lati della strada, e

la si confronti con la situazione odierna: solo sul

fondo si vedono il campanile di Sant’Agnese e le

torri del Castello, e a destra un nucleo di case, probabilmente

quelle di Mezzana.

Ma parliamo del Castello. Molti dicono della sua

antichissima origine che risalirebbe al X secolo, ma

di fatto esso è citato per la prima volta solo in un

testamento rogato a Gallarate il 22 giugno 1251

dal notaio Marcellino de Angleria. Testimonianza

della presenza viscontea, attestata in Somma fin

dal 1250, l’edificio nacque sicuramente come rocca

di difesa ai confini col territorio di Milano. Il

maggior sviluppo della vecchia e modesta fortezza

viscontea lo si ebbe a partire dall’anno 1448 quando

i fratelli Francesco e Guido Visconti, per sfuggire

ai contrasti con la Repubblica Ambrosiana,

succeduta a Milano alla signoria viscontea, si rifugiarono

nella loro antica proprietà di Somma. In

figura 3 i ritratti (presunti) dei due fratelli.

Il giorno 11 ottobre del 1451, Francesco Sforza

ordina ai due fratelli di dare alloggio a tale Leone

Stampa seguito da due armigeri, nelle loro proprietà

di Mornago e Colignola:

“Domino Francisco et Guidoni, fratribus de

Vicecomitibus. Haveamo ordenato et commisso

al nostro capitaneo de Seprio che dovesse lozare

Leone Stampa olacum doe boche a (a) Coligniola et

Mornago, lochi dele pieve de Sommo, et pare che vuy

non lo habiati vogliuto; de che maravigliandoce. Ve

confortiamo et caricamo che omnino vogliati logiare

lo dicto Leone segondo el bollectino d'esso capitaneo.

Ex Belzoyosio, die XI octobris MCCCCLI. Cichus.”

A Milano infatti tutto era cambiato; ho fatto cenno

alla Repubblica Ambrosiana, ma anche questa

se n'era andata. Francesco Sforza, gran condottiero

al servizio del Duca Filippo Maria Visconti,

nel 1441, aveva sposato la di lui figlia, Bianca

Maria, divenendo de facto il successore del potentato

milanese. Dopo essere asceso al rango ducale

nel 1450 ed essere stato legittimato davanti ai

milanesi come consorte dell’ultima esponente dei

Visconti, Francesco Sforza fu il principale artefice

della pace di Lodi tra gli Stati italiani e della rinascita

politica, economica ed artistica del Ducato

di Milano dopo decenni di instabilità, guadagnan-

8 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

dosi la stima e l'ammirazione dei suoi contemporanei

insieme a quella di Niccolò Machiavelli. A

chi scrive ora, viene alla mente un bellissimo detto

attribuito allo Sforza, che non era solo un rude

uomo d’armi ma anche un colto signore che sapeva

di latino nel pieno del Rinascimento: “Dixisse

aliquando penitui, taquisse nunquam”. Si noti la

magnifica sinteticità della lingua dei Padri: cinque

parole, contro le undici necessarie per la traduzione

in italiano: Talvolta mi sono pentito di aver parlato,

mai di aver taciuto.

In pochi anni la vecchia fortezza venne poi in gran

parte ricostruita, ampliata e contornata da fossati.

L’antica rocca di difesa assunse così il ruolo e

l’aspetto di un castello fortificato, inteso prevalentemente

come dimora di lusso. Nell’anno 1473 i

dissapori emersi tra i fratelli Visconti culminarono

nella divisione tra i due dei loro beni: se ne dirà

fra breve.

Le vicende del castello dal XV secolo in poi

Ormai trasformato in residenza di pregio per i

Visconti, il Castello vide avvenimenti di sicuro interesse

storico. Molti autori se ne sono occupati; citiamo

fra i più attendibili Francesco Campana, pastore

arcadico del Settecento, ed il conte Lodovico

Melzi, dell’Ottocento, entrambi sommesi. Ben

poche le notizie, per lo più di seconda mano, del

secolo ventesimo: Angelo Bellini nel 1919, Ambrogio

Rossi nel 1982.

Un ampliamento importante (fra i molti avvenuti

nel corso dei secoli) venne condotto in età spagnola;

se ne ha notizia da una lapide inserita in una

delle pareti:

CÆSAR VICECOMES AUREI VELLERIS

EQUES

GENERALIS GUBERNATOR

TOTIUS MEDIOLANENSIS STATUS

MILITIÆ

HISPANIÆ GRANDATU PRIMUS

INTER INSUBRES INSIGNITUS

RESTAURATA ET DECORATA HAC SOMÆ

ARCIS PARTE ÆDES PICTURAS

STATUAS COLUMNAS VIRETA

AD SUI ÆMULANDAM MAGNIFICENTIAM

POSTERIS IN MONUMENTA RELIQUIT.

AN. MDCXCIV

(Cesare Visconti, cavaliere del Vello d’Oro, governatore

generale dell’esercito di tutto lo stato milanese,

primo insignito fra gli insubri del titolo di Grande di

Spagna, restaurata e decorata questa parte del castello

di Somma, gli edifici, le pitture, le statue, le colonne

ed i giardini, lasciò in ricordo ai posteri affinché

emulassero la sua magnificenza. Anno 1694).

Gli avvenimenti si susseguono nel tempo; certamente

nel Castello è nato un futuro Papa, e ne dà

testimonianza, in un complesso latino non facile

da interpretare e tradurre, una iscrizione che ci fa

sapere infatti quanto segue:

PONTIFICEM PARIT ANNA PARENS DUM

VISITUR ÆGRA

SFONDRATUM: ORBI ORITUR, MATRE

CADENTE, PATER

1535, 11 Februarii

Tradotta in italiano, l’iscrizione, di difficile

interpretazione per la complessa sintassi latina,

dice:

“Anna partorì il Pontefice Sfondrati mentre visitava

la parente malata. Nasceva il padre del

mondo, mentre la madre moriva. 11 Febbraio

1535.”

Anna Visconti, moglie del senatore Francesco

Sfondrati, era venuta al Castello per visitare la madre

ammalata, ma venne colta da doglie premature

e purtroppo morì di parto, cosa allora frequente.

Dall’utero venne estratto, per fortuna vivo, un

maschietto, che avrebbe avuto una carriera ecclesiastica

notevole: sarebbe divenuto Papa Gregorio

XIV.

Dirà poi lo storico Filippo Argellati: “ Natale illi

solum fuit insigni Agri Mediolanensis Oppidum,

cui nomi Summa, sive Soma, non longe a Verbanus

lacus, ex feudus Familae Vicecomitum, quo

se Anna, ad matrem Suam Magdalenam Trivultium

aegrotantem,invisendam contulerat”.

Francesco Sfondrati, disperato per la morte della

moglie, abbandonò il Senato, si fece sacerdote

e divenne poi cardinale sotto il pontificato di

Paolo III. Ben altra carica toccò al figlio nato così

male; divenuto anch’egli sacerdote, fu vescovo di

Cremona e poi cardinale di Santa Cecilia. Il 5 dicembre

1590 il conclave lo elesse papa col nome

di Gregorio XIV.

Secondo il Melzi, a Somma spetterebbe anche

un secondo Papa, Gregorio X, cioè Tebaldo (o

Teobaldo) Visconti, nato a Piacenza nel 1210 ma

poi sommese di adozione. Dice infatti nel suo libro

GEOmedia n°2-2022 9


FOCUS

quanto segue: “…Chi lo disse oriundo di Piacenza,

chi di Milano e chi di Somma …. Egli può considerarsi

per la famiglia di Somma, pei possessi piacentino,

e milanese per il luogo di nascita, avvenuta

nel tempo in cui il padre suo Uberto vi esercitava la

carica di Pretore”.

Ben altri avvenimenti vide poi il Castello. Un’altra

lapide ci ricorda infatti quanto segue:

ELISABETHÆ CHRISTINÆ BRUNSVICIENSI

CAROLO III REGI CATHOLICO MAX.

NUPTÆ

AD ARCEM SOMÆ REDEUNTI

D. CÆSAR VICECOMES S.R.I. MARCHIO PRIMUS

INSUBRIUM EX CASTELLÆ

MAGNATIBUS HOSPITI CLEMENTISSIMÆ

GRATES REPENDENS

ET SE ET SUA D. D. D.

AN. MDCCVIII

Siamo nel XVIII secolo, ed Elisabetta Cristina di

Brunswick Wolfenbüttel sta andando a Madrid

per sposare Carlo III di Spagna, più noto come

Carlo VI di Germania, che venne proclamato nel

1711 imperatore del Sacro Romano Impero. Dal

matrimonio nacque Maria Teresa, che sarà molto

amata dai milanesi. Va qui ricordato che a Carlo

VI si deve l’editto per il Censo di Milano, che diede

vita al primo e vero catasto particellare dell’intero

mondo: il catasto della Lombardia austriaca,

più volte ricordato dal presente autore. Il Melzi ci

dice che “ … Sua Maestà la regina Elisabetta fu

ricevuta dai signori del luogo alle porte del castello.

Per le strade si fece una splendida illuminazione con

torchie e pignatte e candelieri incartati che facevano

bellissima vista. Non mancarono salve di mortari e

mortaretti, girandola di fuochi, razzi etc., e tutto riuscì

così meravigliosamente bene. La sera di venerdì

22 giugno 1708 sua maestà pernottò nel castello di

Somma, accolta con festose dimostrazioni dall’ecc.mo

marchese Cesare Visconti. In questa gita che sua maestà

faceva verso le isole Borromeo, era accompagnata

dal gran cancelliere il generale Visconti, fratello di

Cesare. Sua maestà si restituì lunedì sera 25 giugno a

Milano, tenendo l’istesso cammino dell’andata”.

Torniamo ora al castello. L’edificio venne, nel corso

dei secoli, rimaneggiato più volte, con aggiunte

e demolizioni, non solo: venne diviso già nel XV

secolo, appena assunta la sua forma originaria, per

i litigi tra Francesco e Guido. Dice il Melzi: “…le

diverse tendenze, e le ambizioni che guastano ogni

cosa, non tardarono a mettere la discordia tra i due

fratelli obbligandoli, a separare i loro beni. Fatta

dunque la divisione e tratte le sorti, toccò al fratello

maggiore Francesco la parte nuova del castello e la

parte superiore del borgo; a Guido la parte vecchia

del primo e la inferiore del secondo”. Si è detto all’inizio

che sia la storia del castello, sia quella dei suoi

proprietari è assai complessa; ci limiteremo qui a

poche annotazioni. Già nell’undicesimo secolo, secondo

il Giulini (1714-1780, autore delle Memorie

spettanti alla storia di Milano, storico ufficiale

della città per volere dell’imperatrice Maria Teresa;

proprietario della villa San Martino ad Arcore, acquistata

nella seconda metà del ventesimo secolo da

Silvio Berlusconi) i Visconti si divisero in due grandi

rami: il primo discendeva da Anselmo comprendendo

i signori di Pogliano, Garbagnate e Saronno,

il secondo da Eriprando, coi signori di Somma, Besnate,

Albizzate, Avorio, Massino ed Oleggio.

Tornando alla fine del secolo XV, i quattro figli di

Guido Visconti divisero nuovamente la loro parte;

Antonio, che fu padre di ben 28 figli (!) divenne

conte di Lonate Pozzolo. I suoi immediati discendenti

vi aggiunsero il nome di “Modrone” (che

ritroveremo più avanti) col titolo di duca. Passando

al XVI secolo, vi troviamo Francesco, marchese

della Motta, le cui figlie sposarono un Viani ed

un Rasini, che si trovarono perciò compartecipi

del castello di Somma. Più avanti, nel 1619, al figlio

Francesco di Ermes Visconti, colonnello delle

guardie pontificali, venne concesso il titolo di marchese

di San Vito: e così abbiamo indicato i due

rami che ritroveremo nel secolo ventesimo. Il titolo

marchionale venne esteso ai discendenti, dato che

Francesco aveva provato “…abbondantemente che

egli possedeva un feudo de’ suoi antecessori nel

luogo di Soma con giurisdizione su altre terre, con

un bellissimo castello et segnalato, et con diversi

nobili casamenti et edificj in Cislago, Appiano e

Milano, oltre ad un altro feudo in Gola Seca, et

in Crena posti nel Seprio, et altro luogo d’Agnadello

in Gera d’Adda”. Oltre ai Rasini ed ai Viani,

altre casate giunsero poi nel castello; ricorderemo i

Cusani ed i Castelbarco. Una Ippolita Visconti sposò

il conte Carlo Barbiano di Belgioioso e da essi

nacque Giustina che fu maritata con Lelio Cusani.

Costanza figlia di Teobaldo sposò il conte Giuseppe

Scipione di Castelbarco, il che portò a una ulteriore

partizione del castello in tre parti. Che divennero

poi ancora solo e per il momento due, allorché i

Castelbarco vendettero la loro porzione ai Visconti

di Modrone, il 31 maggio 1862, a Regno d’Italia

ormai proclamato. I lavori per la costruzione della

grande strada del Sempione, voluta da Napoleone

I, con decreto del 7 settembre 1800 ed intesa come

parte finale del “corridoio” Parigi-Milano, comportarono

la chiusura di parte del fossato del castello,

in particolare quella sul lato est.

10 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 4 - Vista

ottocentesca del

Castello, dalla strada

napoleonica.

Una veduta ottocentesca della parte est del castello

è quella in fig. 4; la strada sulla sinistra è proprio

la odierna statale n° 33, esattamente sul tracciato

della vecchia strada napoleonica.

Fig. 6 - Mussolini e il Podestà di Milano.

L’ultimo secolo

Dall’Ottocento il castello, e sino agli anni cinquanta

del ventesimo secolo, fu diviso in due sole

parti, così come in origine; ad ovest la parte ducale

di Modrone, ad est quella marchionale dei San

Vito. Va ricordato che il Duca Marcello Visconti

di Modrone (1889-1964) fu Podestà di Milano

dal 29 novembre 1929 al 19 novembre 1935; a

lui si deve la costruzione del Palazzo di Giustizia,

su progetto di Marcello Piacentini, e dell’Idroscalo

a Linate. In figura 6 Il Duca, in divisa del PNF,

a fianco di Benito Mussolini inaugura la Fiera di

Milano.

Appena dopo la prima metà del secolo, avvenne

un fatto che anche qualche decennio prima sarebbe

stato impensabile: la parte ducale venne acquistata

da un sommese (importato) non nobile,

a titolo speculativo. In un articolo edulcorato apparso

sulla rivista locale “ Spazio Aperto”, si legge

fra l’altro quanto segue: “ …il castello di proprietà

non nobile venne pagato DICIASSETTE MILIO-

NI DI LIRE, e sempre per l’emozione del pagamento

l’assegno fu firmato dal figlio della Famiglia acquirente,

Vaglietti Albino … “. Tenuto conto dell’inflazione

della Lira, quella cifra corrisponderebbe

oggi a 190.290 Euro: appena il valore odierno di

una bella casa con giardino! La parte di San Vito

apparteneva allora al Marchese Don Alberto, avvocato

e per parecchi anni dapprima commissario

prefettizio di Somma, poi consigliere comunale.

L’ autore di questo scritto lo ricorda molto bene,

dato che allora sedeva egli pure nella sala consiliare,

anzi ricopriva la carica di assessore; fra l’altro

era nato nella torre ovest del castello, che a partire

dagli anni venti del Novecento veniva locata ai dipendenti

del vicino Lanificio di Somma, e il padre

Fig. 5 - La lapide che ricorda la visita di Vittorio Emanuele

II e di Umberto I.

Fig. 7 - Davanti al Castello, 1930.

GEOmedia n°2-2022 11


FOCUS

Fig. 8 - Il fossato nella parte Nord.

dell’autore era fra questi. La Fig. 7 lo rappresenta

bambino, proprio davanti al fossato del castello,

sul lato nord: fossato ben visibile in Fig. 8.

Per fortuna il Marchese riuscì a riacquistare dal

Vaglietti anche la parte dallo stesso acquisita, riunendo

così il Castello sotto una unica proprietà,

dopo tanti secoli di diatribe. Certamente per il

venditore fu un affare: era ben noto come “magna

pars” delle locali compravendite. In fig. 9 Il Marchese

Alberto.

Va ricordato ora che una piccola parte, sempre della

porzione ducale, sita al piano terreno, era stata

sin dal 1925 locata al Fascio

sommese, che vi teneva riunioni

e manifestazioni.

Nelle scuderie del castello

alloggiarono ripetutamente,

durante le manovre estive, i

dragoni del “Savoia Cavalleria”,

che a Somma avevano

sin dalla costituzione del

Regno la loro base: il Reggimento

si sarebbe coperto

di gloria durante la campagna

di Russia, allorché con

in testa il colonnello Alessandro

Bettoni di Cazzago,

Fig. 9 - Il Marchese avv. Alberto Visconti

di San Vito.

sgominò con l’ultima carica della storia moderna

una intera brigata sovietica ad Isbushenskij. Caddero

fra gli altri il maggiore Litta Modignani ed il

capitano Abba, ma restarono sul terreno 150 soldati

dell’Armata Rossa e vennero fatti circa 600

prigionieri. Dice uno storico inglese:

“To complete somewhat the digression, in the charge

of the Savoia Cavalleria at Isbushenskij in Aug. 24th

1942, one of the last successful large scale cavalry

charges, the Savoia charged with drawn swords and

throwing hand grenades”.

A questo punto, va raccontata la vicenda di un cavallo

bianco, dal nome di Albino. Guarda caso,

l’acquirente della parte ducale del Castello porta

lo stesso nome. Da Google si legge quanto segue,

sul cavallo bianco:

“Era nel 2° squadrone e montato dal sergente maggiore

Giuseppe Fantini che morì in combattimento.

Il cavallo rimase ferito, ma riuscì a rientrare in Italia

con il Reggimento. Dopo l’armistizio dell’8 settembre

1943 era dalla parte della R.S.I., inquadrato nello

Squadrone dello Stato autonomo Stato Maggiore

Esercito e si arrese ai reparti alleati, con gli onori

militari, presso il Comando di zona di Via Verdi, a

Milano.

Le ultime righe sono del tutto errate. Dopo l’armistizio,

fuggito il Reggimento nella vicina Svizzera,

pochi compaesani sommesi si appropriarono del

residuo materiale del Reggimento, compresi alcuni

cavalli. Continua Google:

“Venduto a un contadino, si ritrovò a tirare il carretto.

Finita la guerra, fortunatamente il colonnello

Alessandro Bettoni Cazzago, comandante del

«Savoia», e il vecchio comandante del suo Squadrone

il capitano Francesco Saverio De Leone, ritrovarono

a Somma Lombarda alcuni cavalli appartenuti al

reggimento e tra di loro riconoscono Albino, lo acquistano

e lo donano al Reggimento trasferito dalla

sede storica di Milano a Merano. Lì, finalmente con

un po’ di serenità, Albino visse circondato da mille

attenzioni in un box tutto suo, fra i carri armati.

Gli faceva compagnia Mariolino, un asinello allegro

e operoso, e il box era tappezzato di fotografie e

letterine che i bambini gli scrivevano da varie parti

d’Italia. Ancora il 24 agosto 1960, anniversario

della carica di Isbuschenskij e festa del Reggimento,

il buon Albino, al suono della carica, partì al galoppo

piantando in asso lo sprovveduto palafreniere.

Ormai orbo e indebolito dagli anni, ogni volta

che sentiva uno squillo di tromba drizzava ancora

le orecchie e si metteva sull’attenti pronto alla carica.

Aveva ben ventotto anni, età ragguardevolissima

per un cavallo. Morì il 21 ottobre 1960, semplicemente

di vecchiaia.”. In figura 10 il famoso cavallo

Albino, ritornato militare.

12 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Dopo l’8 settembre 1943, il Castello alloggiò un

“Feldlazarett”, piccolo ospedale da campo della

Wehrmacht, che fra la altre cose prestò gratuitamente

molte cure anche ai sommesi, visto che tale

ospedale era ben provvisto di sulfamidici, medicinali

allora quasi sconosciuti nelle nostre farmacie.

Nella parte rustica dove alloggiava il “Savoia

Cavalleria”, venne collocata la scuola di veterinaria

del reggimento “Cavalieri di Lombardia”, costituitosi

dopo l’otto settembre del ’43 ed in forza

all’esercito della Repubblica Sociale Italiana. Il 27

aprile del ’45, ritiratisi i militari tedeschi ed i cavalieri,

a loro subentrarono i partigiani dal fazzoletto

verde della brigata “Beltrami”, che vi rimasero sino

a metà maggio.

Abbiamo detto del marchese Alberto; egli ebbe

due figli: Ermes e Luigi Gabrio. Purtroppo essi

ebbero amara sorte, visto che entrambi morirono

in seguito ad incidenti stradali. Il “Corriere della

Sera” del 30 maggio 1997 riporta la notizia della

scomparsa dell’ultimo erede; Luigi Gabrio era

nato l’8 novembre del 1943, era presidente del

“Corpo della Nobiltà Italiana”, ed era senza eredi.

Scompariva così con lui anche la casata dei Visconti

di San Vito; il castello, la cui parte ducale

era stata riscattata come si è detto dal di lui padre

Alberto (a sua volta scomparso a metà degli anni

sessanta; il duca Marcello era morto nel 1964) entrava

in una Fondazione. Di notevole interesse la

raccolta dei “piatti da barba”, oltre cinquecento,

fatti coi materiali più vari; la raccolta fu iniziata da

Carlo Ermes a metà dell’ottocento; la biblioteca e

gli archivi sono ricchi di materiale di considerevole

valore.

Il Comune di Somma Lombardo, col beneplacito

della Fondazione, tiene nel castello parecchie manifestazioni

di carattere culturale; chi scrive vi ha

tenuto all’inizio del nuovo millennio una rievocazione

storica della misura della Base Geodetica di

Somma, presente il generale comandante dell’Istituto

Geografico Militare e suoi funzionari. Peraltro

parte del grande edificio è anche a disposizione

dei privati che vi vogliano celebrare matrimoni od

altri eventi. Ancora vivente il marchese Alberto, il

castello fu meta di molte visite guidate: per esempio,

durante il decimo convegno nazionale della

SIFET (Soc. Ital. di Topografia e Fotogrammetria)

il castello ospitò una gita sociale dei partecipanti,

come si vede dalla Fig. 11, ove in primo piano vi è

il presidente della società, Ermenegildo Santoni, a

fianco del consigliere provinciale Rodolfo Vanelli.

In abito chiaro ed in secondo piano, l’allora assessore

Attilio Selvini, ed alla sua sinistra il sindaco

Lorenzo Carenzi...

Concezione delle operazioni

di rilevamento,

operatori e strumenti

L’idea di sperimentare le

nuove modalità operative

ed i nuovi strumenti

sia di rilevamento che di

calcolo, venne a chi scrive

durante le discussioni

con i colleghi del dipartimento

ABC del Politecnico.

In particolare il

professor Giorgio Bezoari,

appena “chiamato” a

Milano, suggerì di coinvolgere

nell’operazione

anche i suoi collaboratori

dell’Università di Pescara.

In definitiva la squadra coinvolta e diretta

da chi scrive, fu così composta:

Prof. Ing. Giorgio Bezoari, Politecnico di

Milano.

Ing. Giovanni Mataloni, Facoltà di architettura

di Pescara, Università “G. D’Annunzio” di

Chieti; .

Ing. Marco Borsa, Studio di architettura Borsa,

Busto Garolfo

arch. Elisa Busti, Studio di architettura Borsa,

Busto Garolfo;

arch. Barbara De Luca, arch. Anna Iannarelli,

arch. Lucio Le Donne, arch. Danilo Prosperi,

Facoltà di architettura di Pescara, Università

“G. D’Annunzio” di Chieti; oltre ai laureandi

Jessica Lagatta e Luigi Ippoliti.

arch. Chiara Monti, arch. Fiorella Gaudio, Laboratorio

Fotogrammetria ABC, Politecnico di

Milano

Fig. 11 - I soci della SIFET nel cortile marchionale.

Fig. 10 - Il cavallo da guerra Albino.

GEOmedia n°2-2022 13


FOCUS

Il Comune di Somma, con il sindaco architetto

Guido Colombo, diede ufficialmente notizia, anche

a mezzo stampa, dell’inizio delle operazioni,

come si vede dagli allegati:

Somma Lombardo

Castello Visconti, al lavoro gli studiosi

Il lavoro di rilevazione degli esperti del Politecnico

di Milano e dell’Università di Pescara confluirà in

una pubblicazione tecnico-scientifica: si inizierà

lunedì prossimo.

Le diverse modalità di rilevamento e rappresentazione

del Castello Visconti di Somma Lombardo.

Questo l’argomento alla base di un importante

lavoro tecnico che inizierà lunedì 20 aprile a

opera di docenti delle Facoltà di Architettura

del Politecnico di Milano (i professori Giorgio

Bezoari e Attilio Selvini e l’ingegner Marco Borsa,

coadiuvati da due dottorandi) e dell’Università di

Pescara (il professor Giovanni Mataloni con l’ausilio

di due dottorandi e un tecnico) e che confluirà

in una pubblicazione su una rivista

ufficiale italiana e sulla rivista organo

ufficiale della Società Svizzera di

Fotogrammetria, oltre a essere presentato

entro fine anno anche a Somma

Lombardo in un evento inserito nelle

manifestazioni dedicate al 50° anniversario

di elevazione a Città.

Il lavoro consisterà in riprese di tipo

fotogrammetrico e con scansioni laser,

appoggiate a punti determinati

con teodoliti elettronici (si tratta di

particolari strumenti utilizzati per rilevazioni

e misurazioni geodetiche e

topografiche), delle più importanti

facciate interne ed esterne del Castello

Visconti. Tali riprese, opportunamente

elaborate con mezzi informatici sia

a due sia a tre dimensioni, permetteranno

di ricostruire in assonometria

(cioè con un metodo di rappresentazione

grafica che consente la rappresentazione

contemporanea di tre

facce di uno stesso parallelepipedo) e

in prospettiva sia l’intero Castello sia

alcune delle sue parti più significative.

Le operazioni di rilevamento sono

state autorizzate dal presidente della

Fondazione Visconti Gaetano

Galeone e dal sindaco di Somma

Lombardo Guido Colombo e occuperanno

tre o quattro giorni per i rilevamenti

sul terreno, per poi svolgersi

per alcuni mesi nelle Facoltà delle due università.

Si tratta di un lavoro molto importante in quanto

le diverse planimetrie generali del Castello

Visconti oggi a disposizione risultano spesso inaffidabili:

l’originale di un rilievo accurato interno

eseguito nel 1954 è infatti andato perso.

Le moderne possibilità di rilevamento, che saranno

utilizzate per queste nuove operazioni, si

basano su metodi di misura diretti e resi molto

rapidi dall’informatica e dall’elettronica, utilizzando

strumenti che permettono di rilevare milioni

di punti in tempi brevissimi e di rielaborare poi i

dati con programmi appositi che li rendono graficamente

con varie possibilità.

In occasione delle giornate di rilevamento il sindaco

Guido Colombo inviterà alcune classi dell’Istituto

Tecnico per Geometri di Somma Lombardo

a essere presenti per apprendere il loro metodo di

lavoro da così illustri rilevatori.

15/04/2009

Fonte: redazione@varesenews.it

14 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 12 - Il teodolite digitale.

Fig. 13 - La poligonale di appoggio.

Poche parole e soltanto brevi indicazioni sui singoli

strumenti impiegati per il rilevamento. La

poligonale di base, cioè la struttura fondamentale

alla quale tutto il rilevamento è riferito, è stata rilevata

con teodolite digitale Leica della serie TPS

700 (in fig. 12). Con tale strumento e con altro

della serie TPS 1200 sono stati rilevati per coordinate

polari (quindi con distanza misurata senza

riflettore) i moltissimi punti di appoggio necessari

per l’orientamento delle prese fotogrammetriche,

sia nel caso delle coppie da

restituire vettorialmente che per

le singole prese da raddrizzare in

formato raster.

La poligonale è qui riprodotta in

figura 13, ed i suoi vertici sono

stati poi riferiti ai sistemi geodetici

e cartografici universali: primo

esempio nel caso del rilevamento

di beni culturali.

Vista la disponibilità a distanza

di meno di cento metri di un

caposaldo della livellazione fondamentale

italiana IGM (linea

Quadrivio-Como, n° 59, Fig.

15) si è allacciato il vertice 101

della poligonale al detto punto;

ciò tramite semplice livellazione

geometrica in andata e ritorno,

utilizzando un livello Zeiss Ni22

e comune stadia graduata in legno.

La quota di tale vertice è

Fig. 14 - Le prese dai vertici della poligonale.

risultata pari a 281,217 m rispetto al mareografo

di Genova. La quota ottenuta con ricevitore satellitare

è risultata invece di 281,328 m; la differenza

di 111 mm è evidentemente dovuta alla stima

dell’ondulazione geoidica tratta dai dati Italgeo.

Ovviamente assumeremo come dato assoluto

quello proveniente dalla livellazione geometrica,

per cui tutti gli altri vertici della poligonale di

base saranno riferiti ad esso.

GEOmedia n°2-2022 15


FOCUS

Fig. 15 - La scheda IGM della livellazione fondamentale.

Due vertici della poligonale, e precisamente i

punti 101 e 106, sono stati rilevati con GPS Leica

SR530, collegandoli al caposaldo della rete

Regione Lombardia di Ferno (VA). L’intero rilevamento

è quindi “georeferenziato” nel sistema

UTM (WGS84) corrispondente alla cartografia

ufficiale della Regione. I dati corrispondenti sono

i seguenti

Numero Lat. WGS84 Lon. WGS84 Nord UTM Est UTM Nord

ROMA40

SL02 45,4107556 8,42240210 5059139,67 477158,609 5059159,34

SL01 45,4103034 8,42234391 5059000,16 477145,510 5059019,83

044601 45,3657097 8,44559224 5051399,07 480420,090 5051418,63

Q. Ass. 281,217 m

Quota della stazione 101 riferita al Caposaldo 13 di Somma Lombardo:

Diff. (Geo-Ass.)

0,111 m

Fig. 17 - La UMK Zeiss.

In figura 16 il ricevitore GPS all’entrata della parte

marchionale del castello.

Le prese fotogrammetriche hanno visto l’impiego

della ben nota UMK Zeiss (13 x 18) cm 2, camera

metrica ad alta risoluzione e con distorsione inferiore

a 3 mm (qui in figura 17) per tutte le parti

da restituire vettorialmente con Digicart 40 della

Galileo-Siscam e della camera semimetrica Rollei

6008 (fig. 18) per le riprese da raddrizzare con

strumentazione digitale (software PhotoPlan).

Fig. 18 - La camera

Rollei.

Fig. 16 - Il ricevitore GPS.

16 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 19 - Lo scansore laser Leica.

La scansione delle facciate ovest del castello è stata

eseguita, così come quella per l’ingresso alle scuderie

nella parte est, con strumento Leica HDS6100,

in figura 19, di cui si danno qui avanti sommariamente

alcuni dati:

precisione misure singole di posizione, da 5 a

9 mm;

precisione misure di distanza, da 2 a 5 mm;

precisione misure angolari Hz e V, 7,9 mgon;

velocità di scansione max, sino a 508.000 punti

al secondo;

densità di scansione (nel caso presente) da 20

a 50 mm.

Trattamento dei dati con software Leica Ciclone.

Un particolare discorso va fatto a questo punto,

per la ripresa con il citato scansore laser e la successiva

rappresentazione. Condensando in poche

note le caratteristiche dello strumento, ricorderemo

che sostanzialmente uno scansore laser si può

ritenere come un epigono attuale del tacheometro

del Porro, però altamente automatizzato ed informatizzato.

Mentre il tacheometro ottocentesco,

solo ottico-meccanico, era in grado di rilevare

giornalmente al massimo mezzo migliaio di punti

(e la situazione resterà tale sino all’avvento dei teodoliti

digitali) uno scansore laser rileva almeno

diecimila punti al secondo. Anche l’elaborazione

dei dati è completamente mutata, se non altro per

il loro numero impressionante: con un teodolite

anche digitale, si rilevano punti scelti dall’operatore,

mentre con uno scansore si rileva una “nuvola”

di punti molto densa, fra i quali punti andranno

poi scelti quelli necessari per la rappresentazione

dell’oggetto. E’ poi possibile integrare la geometria

fornita dallo scansore con elementi radiometrici,

per esempio con un sensore apposito coassiale con

il raggio laser, oppure impiegando una camera digitale

rigidamente collegata allo scansore (un po’

come si faceva coi vecchi fototeodoliti). I dati rilevati

vanno trattati in via preliminare; il risultato

è ancora una nuvola di punti completa, corretta e

se del caso colorata, dalla quale si otterranno poi

le immagini bidimensionali oppure solide necessarie.

Le nuvole pretrattate saranno caricate nella

memoria del computer nelle originali coordinate

polari cilindriche di rilevamento (come nel caso

della celerimensura del Porro, angolo di direzione,

angolo zenitale e distanza obliqua) eseguendo

per eliminazione la successiva determinazione dei

punti più significativi per la rappresentazione. Ovviamente,

e se del caso, è possibile la cosiddetta

georeferenziazione, dato che siano disponibili le

coordinate necessarie (come è stato nel caso presente).

Non è inutile ricordare che uno scansore

laser misura distanze ed angoli con incertezze differenti:

generalmente quella per le distanze è di 5

÷ 10 mm, mentre quella angolare è di 10 decimillesimi

di grado centesimale, ovvero di 1,5 mm su

cento metri. Torniamo al Castello.

Le “monografie” delle facciate sono state riprese

con camera digitale amatoriale, immediatamente

stampate a colori e distribuite agli operatori per

le indicazioni dei punti naturali di appoggio. Parecchi

punti sono stati invece individuati coi soliti

segnalini triangolari in carta: altrettanto è stato

fatto, con segnali di maggior dimensioni, per le

prese con lo scansore laser. Le monografie contengono

anche le coordinate dei punti, trasformabili

nel sistema assoluto.

Dal particolare al generale

Sino all’apertura della napoleonica via del

Sempione, l’accesso al Castello avveniva dalla antica

via romana, a ovest del fabbricato e più bassa di

oltre una decina di metri. Vi si giungeva attraverso

un grande portale per poi arrivare al rivellino: di

tutto questo, è rimasta oggi solo una lunga scalinata,

come si vede in figura 20, che porta ai piedi del

manufatto e un raccordo alla strada del Sempione,

oggi statale n° 33 (figura 4).

Vediamo ora come si è rilevato questo rivellino,

che sosteneva il ponte levatoio. Partiamo dall’uso

dello scansore laser. La figura 21 mostra la “nuvola”

di punti ottenuta dallo scansore.

GEOmedia n°2-2022 17


FOCUS

con lo scansore, in questo caso, perde molte informazioni

relative ai dettagli. Le grandi dimensioni,

e la distribuzione delle viste da riprendere non

hanno permesso un posizionamento frontale al

rivellino. Per questo motivo, il raggio dello scansore,

che perpendicolarmente e a quella distanza

(20 metri circa), acquisirebbe più o meno un punto

ogni 6mm, si trova inclinato, aumentando di

conseguenza la distanza tra punto e punto e diminuendo

la precisione e la definizione della superficie.

Nonostante la posizione occupata della strumentazione

abbia giocato un ruolo fondamentale

nella fase finale, c’è da considerare anche il peso

che il software Leica Cyclone ha avuto in questa

Fig. 20 - Dalla scalinata al piazzale: sullo sfondo il rivellino.

Misure [m]

Misure con scansore laser

Scostamento [m]

effettiva indiretta

misura 1 4,520 4,535 -0,015

misura 2 2,560 2,575 -0,015

misura 3 2,860 2,880 -0,020

misura 4 1,400 1,380 0,020

misura 5 0,430 0,424 0,006

misura 6 0,640 0,642 -0,002

misura 7 0,730 0,780 -0,050

misura 8 0,510 0,505 0,005

misura 9 1,550 1,529 0,021

misura 10 0,700 0,730 -0,030

Scostam.

Medio [m]

0,009

Fig. 21 - Nuvola di punti ripresa con scansore.

La facciata del rivellino, nella parte nord del

castello, al contrario della restante porzione di

facciata, potrebbe essere un esempio di come le

condizioni ottimali di rilievo possano influire

sui risultati finali. Con le altre metodologie di

restituzione (raddrizzamento fotografico e ortofotoproiezione)

i risultati possono considerarsi

ottimali, mentre la restituzione effettuata

Fig. 22 - Le tre restituzioni.

Misure [m]

Misure con raddrizzamento

Scostamento [m]

effettiva indiretta

misura 1 4,520 4,500 0,020

misura 2 2,560 2,530 0,030

misura 3 2,860 2,815 0,045

misura 4 1,400 1,360 0,040

misura 5 0,430 0,430 0,000

misura 6 0,640 0,620 0,020

misura 7 0,730 0,722 0,008

misura 8 0,510 0,500 0,010

misura 9 1,550 1,550 0,000

misura 10 0,700 0,695 0,005

Misure [m]

Misure con stereo restituzione

Scostamento [m]

effettiva indiretta

misura 1 4,520 4,540 -0,020

misura 2 2,560 2,580 -0,020

misura 3 2,860 2,860 0,000

misura 4 1,400 1,391 0,009

misura 5 0,430 0,438 -0,008

misura 6 0,640 0,628 0,012

misura 7 0,730 0,720 0,010

misura 8 0,510 0,507 0,003

misura 9 1,550 1,538 0,012

misura 10 0,700 0,710 -0,010

Scostam.

Medio [m]

0,022

Scostam.

Medio [m]

0,002

18 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

restituzione, migliorandone i risultati. La figura 22

mostra i risultati, in ordine, delle restituzioni del

rivellino per raddrizzamento, per scansione e per

stereo restituzione fotogrammetrica.

Nonostante la restituzione a scansione abbia avuto

problemi nella resa grafica, nelle valutazioni dei

confronti tra misure dirette e misure indirette, effettuate

per questa restituzione, lo scostamento medio

calcolato ha valori molto bassi, segno dunque di

una modesta incertezza. Per il raddrizzamento, si ha

uno scostamento medio dell’ordine di 2 centimetri

e va molto meglio per la stereorestituzione, con uno

scostamento di 0,2 centimetri circa.

Un lavoro analogo è stato fatto per le scuderie del

Castello, site nella parte sud-ovest verso l’entrata

marchionale. Qui avanti i risultati delle varie prese

e le relative restituzioni.

Anche qui sono state eseguite misure dirette

per confrontare i risultati delle varie restituzioni

di cui sopra. Eccone le tabelle corrispondenti.

Calcolo scostamenti con stereo restituzione

Misure [m]

Scostamento [m]

effettiva indiretta

misura 1 3,970 3,964 0,006

misura 2 2,710 2,740 -0,030

misura 3 2,680 2,670 0,010

misura 4 0,480 0,480 0,000

misura 5 2,610 2,600 0,010

misura 6 1,485 1,473 0,012

misura 7 2,220 2,210 0,010

misura 8 2,170 2,165 0,005

Scostam.

Medio [m]

0,003

Fig. 23 - La stereo restituzione con Digicart 40.

Misure [m]

Calcolo scostamenti con raddrizzamento

Scostamento [m]

effettiva indiretta

misura 1 3,970 3,970 0,000

misura 2 2,710 2,710 0,000

misura 3 2,680 2,670 0,010

misura 4 0,480 0,480 0,000

misura 5 2,610 2,590 0,020

misura 6 1,485 1,470 0,015

misura 7 2,220 2,180 0,040

misura 8 2,170 2,180 -0,010

Scostam.

Medio [m]

0,009

Fig. 24 - La restituzione da scansore laser.

Calcolo scostamenti con scansore laser

Misure [m]

Scostamento [m]

effettiva indiretta

misura 1 3,970 3,975 -0,005

misura 2 2,710 2,718 -0,008

misura 3 2,680 2,677 0,003

misura 4 0,480 0,495 -0,015

misura 5 2,610 2,596 0,014

misura 6 1,485 1,472 0,013

misura 7 2,220 2,190 0,030

misura 8 2,170 2,174 -0,004

Scostam.

Medio [m]

0,004

Fig. 25 - Il raddrizzamento.

GEOmedia n°2-2022 19


FOCUS

Fig. 26 - Pianta generale del Castello.

Il castello è strutturalmente assai complesso, come

si vede dalla sua pianta qui in figura 26 e naturalmente,

visto lo scopo di questo lavoro, non tutte

le sue parti sono state restituite con le tecniche

sopra ricordate.

La facciata più interessante, quella nord, costituita

da molte parti giacenti su piani diversi e diversamente

orientate, è stata restituita sia per raddrizzamento

che per vettorializzazione delle riprese

con laser-scanner. Di essa si è ricavata anche la

vista 3D, coi soliti procedimenti di AutoCad. Le

figure seguenti ne danno i risultati.

La sperimentazione ha messo in luce il fatto che

lo scanner-laser è oggi lo strumento più flessibile

e più adatto per il rilevamento dei beni architettonici,

sia semplici che complessi. Sia le operazioni

in campagna che la elaborazione dei dati risultano

vantaggiose rispetto alle abituali tecniche fotogrammetriche;

gli strumenti di questo tipo sono

oggi numerosi, non eccessivamente costosi, facili

da usare, non più troppo pesanti ed ingombranti.

La elaborazione delle “nuvole” di punti è anch’essa

divenuta facile con gli stessi programmi forniti

dalle case produttrici, ed i risultati sono poi elaborabili

con le ben note tecniche che vanno da

Photoshop ad AutoCad. La scansione può venire

fatta con intervalli anche centimetrici, per cui la

risoluzione che si può avere nel prodotto finale è

eccellente: si veda a tal proposito la Fig. 30, con

il dettaglio delle merlature di una delle torri del

castello.

Va rilevato come le riprese con lo scansore laser

siano assai rapide e flessibili: da esse si possono

ottenere molte restituzioni; quelle vettoriali qui

riprodotte ma anche altre con adatti programmi

semiautomatici; sono poi possibili operazioni di

mashing e calcolo di volumi: nel caso di riprese di

terreni, frane, scoscendimenti, alluvioni si ottengono

modelli digitali delle superfici (DSM).

All’incirca tutte le parti già sopra descritte sono

state riprese anche con la camera metrica di alta

precisione ZEISS UMK in formato (13 x 18) cm 2,

e restituite con Digicart 40, oltreché con stazione

digitale e software “Image Master”. Il numero

elevatissimo di punti di appoggio ha permesso

un orientamento assoluto più che sovrabbondante,

ottenendo così una bassissima incertezza

nella restituzione, anche nei particolari minuti.

Ricordiamo che per l’orientamento assoluto di

una coppia di fotogrammi bastano in teoria tre

soli punti: in pratica i punti sono sempre molti

di più, specie nel caso della fotogrammetria terrestre.

Data la complessità del nostro monumento,

il numero dei punti da noi rilevati è molto elevato.

Nelle molte figure qui avanti, ne sono date le parti

più significative.

Va sottolineato il fatto, come già più sopra accennato,

che le coordinate dei punti che si vedono

nelle tabelle a fianco delle immagini, sono locali

ma si possono immediatamente trasformare, se

necessario, in coordinate universali UTM e GSM

84, dato che sono riferite alla poligonale di base.

Per alcuni elementi, come per esempio il rivellino,

si sono utilizzate molte tecniche restitutive, di alcune

delle quali si danno qui avanti le immagini.

Altrettanto si è fatto per la facciata Nord dell’intero

Castello data la sua complessità.

Fig. 27 - Prospetto Nord da raddrizzamento.

20 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 28 - Prospetto Nord da scansore laser (a sinistra) e stereorestituzione.

Le prese con la camera semimetrica Rollei 6006, ed

inoltre con camere digitali Panasonic 27 e Nikon

D300 hanno permesso di eseguire raddrizzamenti

delle parti praticamente piane di parecchi elementi

del castello; in particolare l’entrata delle scuderie

ed il rivellino. Si è fatto un raddrizzamento anche

della intera facciata nord, con software PhotoPlan

e ricomponendo le varie parti praticamente piane,

ma giacenti su piani diversi o fra di loro ruotati; i

risultati, eccellenti in ogni caso, sono visibili nelle

figure di cui sopra.

Raddrizzamenti sono stati eseguiti anche per alcune

parti interne, in particolare per il cortile marchionale

e per quello ducale, come in figura 40.

Fig. 29 - Assonometria con spalmatura delle riprese fotografiche.

GEOmedia n°2-2022 21


FOCUS

Fig. 30 - Dettaglio delle merlature della torre Nord.

Fig. 31 - La torre principale del Castello Visconti.

Fig. 32 - Il lato Est Marchionale.

33 - Porzione della facciata Nord. Fig. 34 - Ingresso al cortile marchionale.

Fig. 35 - Parte della facciata Nord ducale.

Fig. 36 - Parte del cortile ducale.

22 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 37 - Porzione dell’ingresso al cortile marchionale.

Fig. 38 - Elaborazione delle pese del rivellino.

Si vede invece in figura 41 una delle molte viste

3D che si sono ottenute “spalmando” le immagini

fotografiche sulle parti stereorestituite, (si veda anche

la figura 29) ricordando ancora una volta che

tutto l’intero complesso monumentale è georeferenziato

sia in coordinate geocentriche WGS84

che nelle corrispondenti coordinate cartografiche

UTM.

Dalle operazioni qui sopra illustrate, si vede come

nel rilevamento a fini conservativi o di restauro

di edifici storici, accanto alle consolidate tecniche

che la fotogrammetria mette a disposizione

da ormai un secolo e mezzo (si pensi per esempio

all’enorme numero di prese eseguite da Albrecht

Meydenbauer nella seconda metà dell’Ottocento,

molte purtroppo distrutte per gli eventi della

seconda guerra mondiale) si stia affermando la

ripresa con gli scansori laser. Questi sono, come

già detto, il prodotto della evoluzione elettronica

e meccanica del tacheometro di Ignazio Porro, del

quale indubbiamente riprendono il concetto del

rilevamento per coordinate polari (così come la

Fig. 39 - Elaborazione delle prese della facciata Nord.

GEOmedia n°2-2022 23


FOCUS

40 - Fondo raddrizzato del cortile ducale.

fotogrammetria riprende il vecchio concetto

dell’intersezione in avanti, senza misure di distanze).

Ebbene, dato che peraltro con molti di

questi scansori si possono ottenere anche dati radiometrici,

accanto a quelli dimensionali sicuramente

migliori di quelli possibili con le prese fotogrammetriche,

ci sembra di poter affermare che

sia per la flessibilità dell’impiego, che per le assai

più numerose possibilità di trattamento dei dati,

l’impiego dei “laser-scanner” risulta quasi sempre

più opportuno.

A ciò si aggiunge, come elemento non certo secondario,

che nel caso della fotogrammetria tradizionale,

oltre ad una camera metrica o semimetrica

occorre disporre di una stazione digitale, e che

i costi di restituzione risultano, in definitiva, circa

doppi rispetto a quelli inerenti l’impiego del laser

scanner, senza, per giunta, trascurare il fatto che le

acquisizioni per i restitutori digitali necessitano o

l’impiego di specifiche camere digitali, oppure, in

alternativa, la trasformazione di quelle ottenute su

pellicola per mezzo di costosi e sofisticati scanner

fotogrammetrici.

Restando nell’ambito delle apparecchiature laser

scanner, va ricordato che sono state introdotte agli

inizi degli anni ’90 per scopi che potremmo definire

di “officina”, vale a dire per la ripresa, da breve

distanza e con ampie comodità di assetto per le

operazioni di presa medesime, di macchine industriali

o di loro componenti.

Soltanto sul finire di quegli stessi anni ’90 si sono

estese le applicazioni del laser scanner al rilievo

delle architetture, con le conseguenti ed ovvie esigenze

di riduzione dei pesi e degli ingombri degli

strumenti rispetto a quelli della prima generazio-

Fig. 41 - Assonometria “spalmata”.

24 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 42 - Il Castello visto da Nord e dall’alto.

ne, favoriti, nella loro diffusione, anche da una riduzione

dei costi, attualmente in atto e destinata

ad accentuarsi nel futuro più immediato.

Nuove tecniche di rappresentazione

Un precursore di queste tecniche fu Bruno Zevi.

In “Saper vedere l’architettura”, Einaudi, 1948

Zevi descrive la tecnica usuale della pianta e del

prospetto dimostrando con molti esempi che,

per quanto precise, queste tecniche non possono

mostrare appieno lo spazio percepibile. Egli indica

come i migliori strumenti (ma comunque non

perfetti) la fotografia e la videoripresa perché più

si avvicinano all'esperienza di un essere umano.

L’ideale per Zevi sarebbe una ricostruzione filmica

con dentro l’osservatore: cosa allora impossibile.

Ma il futuro era allora vicino, stava per nascere,

con il progresso vertiginoso dell’informatica, una

nuova realtà: due parole qui avanti.

Oggi è infatti ben nota la “realtà aumentata

Fig. 43 - L’entrata al cortile marchionale, a sinistra le scuderie.

GEOmedia n°2-2022 25


FOCUS

Fig. 44 - La stessa vista da un punto diverso.

Fig. 45 - Il cortile ducale visto da una torre.

su computer”, che è basata sull’uso di marcatori,

(ARtags), di disegni stilizzati in bianco e nero che

vengono mostrati alla webcam, vengono riconosciuti

dal computer, e ai quali vengono sovrapposti

in tempo reale i contenuti multimediali: video, audio,

oggetti 3D, e così via. Normalmente le applicazioni

di realtà aumentata sono basate su tecnologia

Adobe Flash.

Negli anni novanta sono nate le prime visioni coerenti

e organizzate di come l’elettronica miniaturizzata,

i dispositivi portatili, Internet e la geolocalizzazione

possano condurre a mondi virtuali e anche

arricchiti, mediati. La visione matura si stabilizza

nei primi anni duemila e i primi prodotti d’uso

comune si affacciano sul mercato alla fine di quel

decennio.

Come recita la definizione dell’AGID (Agenzia

per l’Italia Digitale), nella Realtà Aumentata (AR

– Augmented Reality) il computer utilizza sensori

e algoritmi per determinare la posizione e l’orientamento

di una telecamera. La tecnologia AR,

attraverso un computer, crea oggetti in grafica 3D

e li orienta come apparirebbero dal punto di vista

della telecamera, sovrapponendo infine le immagini

generate a quelle del mondo reale. In buona

sostanza, dunque, la realtà aumentata trasforma

enormi masse di dati e di analitiche, in immagini

o animazioni che vengono sovrapposte al mondo

reale. In combinazione con i dati IoT, (Internet of

Things, IoT indica un trend attuale che prevede la

connessione a Internet di ogni tipologia di oggetto

fisico). e le applicazioni AR stanno portando nu-

26 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 46 - Il cortile marchionale.

Fig. 47 - Altra vista dello stesso cortile.

merose aziende a ridefinire completamente il modo

in cui architetti e ingegneri progettano, producono,

vendono, gestiscono e supportano i prodotti. A rendere

chiaro il fenomeno al grande pubblico è stata

l’applicazione Pokémon Go, che per la prima volta

ha dimostrato le potenzialità della realtà aumentata.

Pokémon Go è un videogioco di tipo free-to-play

basato su realtà aumentata geolocalizzata con GPS,

sviluppato da Niantic per i sistemi operativi mobili

iOS e Android, creato con la collaborazione di

Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo.

Affine ma distinta alla AR è la cosiddetta Realtà

Virtuale (VR – Virtual Reality), che presuppone l’uso

di tecnologie informatiche per creare un ambiente

simulato. A differenza delle altre interfacce utente

tradizionali, la VR pone l’utente all’interno di una

esperienza: invece di visualizzare uno schermo di

fronte a loro, gli utenti sono immersi ed in grado di

interagire con mondi virtuali in 3D in cui possono

essere simulati tutti i sensi. Qual è allora la differenza

fondamentale tra realtà virtuale e realtà aumentata?

Semplice: la realtà aumentata rappresenta

il mondo reale arricchito con oggetti virtuali (come

avrebbe voluto Bruno Zevi). La realtà virtuale, al

contrario, è un mondo completamente virtuale.

Ecco allora una serie di rappresentazioni del Castello

Visconti, intese come base (rendering) di modello

tridimensionale dal quale ottenere poi viste AR oppure

VR: ci si è divertiti a “rifare” alcune sue parti,

quasi come in un gioco.

Conclusioni

Negli ultimi anni le profonde trasformazioni e innovazioni

delle tecniche di rilievo e rappresentazione

che si sono viste in questo lavoro, hanno progressivamente

modificato il modo di “pensare” anche

nel campo dei beni culturali.

I sensori di rilievo di ultima generazione stimolano

la ricerca scientifica degli addetti al settore e -viste le

nuove possibilità- aumentano il livello di confronto

pluridisciplinare e spingono verso la ricerca di nuovi

utilizzi dei prodotti generati. Oggi le tecniche di

rilievo permettono di costruire modelli 3D raffinati

e i sistemi di Rapid Prototyping sono in grado di

realizzare modelli fisici, con tempi e costi sempre

più ridotti. Se fosse necessario, potremmo quindi

realizzare modelli in qualunque scala del Castello

Visconti o di sue singole parti

Sicuramente l’estrema flessibilità delle tecnologie

oggi disponibili applicate ai beni culturali offre

modi nuovi per documentare, indagare, conoscere,

diagnosticare, divulgare, fruire,…. migliorando il

livello di conoscenza sugli oggetti e anche l’interesse

da parte del pubblico che si avvicina con curiosità a

queste nuove modalità di visualizzazione delle opere

d’arte.

I “prodotti” del rilievo più utilizzabili nel campo dei

beni culturali (e archeologici) sono oggi i seguenti:

•ortofoto: per la conoscenza del bene in primis

e a cascata per il computo metrico estimativo;

•piante, sezioni, prospetti come base per le operazioni

di restauro e manutenzione;

GEOmedia n°2-2022 27


FOCUS

Fig. 48 - Ancora l’ingresso al cortile marchionale.

•modelli tridimensionali globali del bene a una

determinata data temporale.

•viste in realtà virtuale per meglio adattarli ad

una certa epoca e a certe condizioni.

L’integrazione di rilievo laser e fotogrammetria può

fornire la soluzione ottimale per ottenere i suddetti

prodotti in maniera rigorosa e con tempi rapidi.

Il risultato di una scansione laser è come si è detto

a suo tempo, una nuvola di punti con coordinate

XYZ molto densa, che costituisce da sola un

modello tridimensionale completo e discreto, ma

per la numerosità dei punti considerabile continuo

(quindi finito senza alcuna elaborazione successiva)

ad una certa scala. Ai fini della completezza e della

comprensione del modello tridimensionale l’integrazione

dell’informazione di colore sulla nuvola di

punti incrementa la leggibilità del dato e favorisce

la sua interpretazione da parte dell’operatore (modello

tridimensionale).

I sensori di rilievo di ultima generazione stimolano

la ricerca scientifica degli addetti al settore e -viste le

nuove possibilità- aumentano il livello di confronto

pluridisciplinare e spingono verso la ricerca di nuovi

utilizzi dei prodotti generati. Oggi le tecniche di

rilievo permettono di costruire modelli 3D raffinati

e i sistemi di Rapid Protoytping sono in grado di realizzare

modelli fisici, con tempi e costi sempre più

ridotti.

28 GEOmedia n°2-2022


FOCUS

Fig. 49 - Lo stesso ingresso con presa diversa.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

1) J.C. Francesco Campana, Monumenta Somae locorumque

circumjacentium.

Ristampa a cura di C. Bellini, Tip. Cova-Minotti,

Somma L., 1927.

2) Lodovico Melzi, Somma Lombardo. Storia descrizione e

illustrazioni Tip. Del Patronato, Milano, 1880.

3) Angelo Bellini, Alcuni cenni di storia e d’arte riguardanti

Somma Lombardo ed adiacenze. Alfieri & Lacroix, Milan

1919.

4) Ambrogio Rossi, Somma Lombardo, da borgo antico a

città moderna. Ind. Grafiche di Gorla S.p.A. Gorla Minore

(VA), 1982

5) Albino Vaglietti, Per il Castello Visconti un breve intervallo

di non nobiltà. Spazio Aperto, Somma L:, 2017.

6) Attilio Selvini, Tecniche fotogrammetriche digitali ed

elaborazioni informatiche per il rilevamento e la

rappresentazione tematica dei beni architettonici.

Rivista dell’Agenzia del Territorio.

Roma, n° 2/2004.

7) Attilio Selvini, Rilevamento e viaggio virtuale nella

Piazza del Duomo di Monza. Rivista dell’Agenzia del

Territorio. Roma, n° 3/2004.

8) Attilio Selvini, Il Castello Visconti di Somma Lombardo

L’UNIVERSO n. 4/2010.

9) Attilio Selvini, Giorgo Bezoari, Modalités intégrées de relèves

et représentations, de batiments historiques .Geomatik

Schweiz, n°6/2010.

10) Attilio Selvini, Il catasto della Lombardia austriaca.

Franco Angeli ed., Milano, 2000

11) Attilio Selvini, Franco Guzzetti, Fotogrammetria generale.

UTET, Torino 2000.

12) Elena Busti, Tesi di laurea magistrale. Politecnico di

Milano,2006

PAROLE CHIAVE

Rilevamento; beni culturali; fotogrammetria

ABSTRACT

The technique of surveying cultural heritage, like this as in general

the topographical one linked to the ground, it profoundly changed

between the end of twentieth century and the emergence of the

new millennium.

Everything has changed, from the measuring instruments to the

means of calculation, both by now indissolubly related to electronics

and information technology.

The present author had the fortune of live all the corresponding

transformations either from the operational side as well as from the

cultural and research, as a university professor of disciplines geomatics,

or topography, photogrammetry and cartography. The latest

news, in order of time, is the strong transformation of photogrammetry,

which as an auxiliary means for production cartographic as

it was born, about a century and half ago, it has now become a

multifaceted technique indispensable both in land surveying and

cultural heritage.

AUTORE

Attilio Selvini

attilio.selvini.polimi@gmail.com

GEOmedia n°2-2022 29


AUGMENTED REALITY

IN ATTESA DI

ESPLORARE IL

METAVERSO

“Dare vita al Metaverso richiederà uno sforzo congiunto tra

imprese, politica e società civile", ha spiegato durante l'incontro

XR 2020:

News & Events

a cura di

Tiziana Primavera

Innovative Tech

Evangelist - AR/VR

senior expert

"" un portavoce di Meta, la società madre di Facebook, Instagram

e WhatsApp. Abbiamo lavorato con il governo italiano per

rafforzare i punti di forza del paese nei settori della tecnologia

e del design e identificare gli investimenti futuri. Siamo lieti che

abbia discusso delle opportunità culturali, sociali ed economiche

che il metaverso porterà all’Italia e non vediamo l'ora di

continuare questa collaborazione. "

Non può certamente essere

ignorato il nuovo

scenario multimediale,

che M. Zuckerberg, sta promuovendo

con la sua multinazionale.

In diversi talk l’imprenditore ha

descritto la sua visione utopica di

un futuro che sfida e si mette alla

pari con Elon Musk, orientandosi

verso i nuovi confini social di un

“metaverso” o “metaverse”:

Senza ombra di dubbio, si intravede

un orizzonte piuttosto

promettente in grado di attrarre

investimenti consistenti e conseguentemente

nuovi specialisti e

posti di lavoro.

Ma in cosa consiste esattamente

il neologismo METAVERSO,

cosa intende esattamente e quale

la sua relazione nei contesti

dell’Extended reality.

Assecondando approcci di natura

etimologica, il termine “meta”,

derivante dal greco, allude ai

concetti afferenti al mutamento,

ai significati espliciti della trasformazione,

partecipazione, affinità;

ma anche successione, posteriorità’.

Il concept creativo, pertanto, è

già oggettivamente espresso ed

intuibile grazie al termine coniato

per descriverlo, allude all’innovazione,

all’upgrade evolutivo del

tool comunicativo che abbandona

il paradigma tastiera-screen

tipico dei social, approda in una

trasformazione sostanziale del

modus relazionale, che diviene

innovativo, altamente immersivo

e contestualizzabile.

Soprattutto “contestualizzabile”,

ovvero è la dimensione tridimensionale

a garantire nuove

esperienze, nel metaverso si può

30 GEOmedia n°2-2022


AUGMENTED REALITY

andare sottacqua, apprendere lezioni

di volo, andare con amici a

vedere un film in una sala cinematografica,

pertanto, per sopperire

al soddisfacimento di tali finalità,

si delineano gli ambienti offrendo

un’ispezione garantita a ben sei

gradi di libertà, ovvero in grado di

garantire una percezione dell’ambiente

sintetico condiviso, perfettamente

simile all’esperienza reale

Un vero e proprio universo “in

trasformazione” e che stimolerà

“la partecipazione” realizzato

concretamente con la CG avanzata.

L’ambizione utopistica di

un universo sintetico, che si offre

agli utenti attraverso una realtà

virtuale tridimensionale e pluripartecipativa.

Otto i principali

paradigmi progettuali che caratterizzeranno

l’interfaccia relazionale

immersiva di nuova generazione:

Presence, Avatar, Home Space,

Teleporting, Interoperabilità,

Privacy and safety, Virtual Goods

e Natural Interfaces. Inutile e pleonastico

evidenziare l’ecosistema

economico potenzialmente, intrinsecamente

connesso a questa

universale potenzialità massiva di

frequentazione dei nuovi ambienti

resi disponibili a platee di natura

mondiale dai numeri ingenti.

Ciascun utente non disporrà piu’

soltanto di una mera bacheca interattiva,

in cui confrontarsi con

terzi mediante pensieri, audio o

video.

Nei nuovi spazi tridimensionali, si

potrà disporre di una casa, di un

ufficio, custom taylor, caratterizzati

da oggetti decor, arredi e finiture

acquistabili e ci si mostrerà ai

propri amici, mediante un avatar

provvisto di un guardaroba, chiaramente

personalizzabile.

Come nella vita reale, ineluttabilmente

al metàverso si associa pertanto

una politica di marketing,

una digital economy di domandaofferta

e si intravede lo spazio per

GEOmedia n°2-2022 31


TELERILEVAMENTO

AUGMENTED REALITY

nuovi specialist – designer, afferenti

a brand già noti o semplicemente

pronti per acquisire pole

position nell’innovativo contesto.

Si delinea anche il “produser”, un

neologismo riferito alla duplice

possibilità per ciascun utente di

essere creatore e/o acquirente di

contenuti in un contesto utopistico

di mercato libero online. A

ben guardare tuttavia, per i nativi

digitali e per molti appassionati

del settore , questi spazi, descritti

in forme grafiche parametriche

semplificate, hanno già caratterizzato

molteplici piattaforme,

ampiamente usate in era Covid

o anche per scopi puramente

ludici in un passato relativamente

recente come Roblox 1, o per

un bacino d’utenza più adulto

“Second life”. Roblox creato dal

fondatore David Baszucki e Erik

Cassel nel 2004 e ufficialmente

lanciato nella versione beta, soprannominato

“Dynablocks” nel

2005. Roblox è un videogioco

di genere MMO sviluppato e

pubblicato da Roblox Corporation

nel 2006. Nel gioco si

possono creare i propri mondi

virtuali, dove si può scegliere chi

far entrare, si può socializzare

con altri utenti e creare il proprio

mondo tramite il linguaggio di

programmazione Lua Script”,

mentre “second life” un mondo

virtuale (MUVE) elettronico digitale

online lanciato il 23 giugno

2003 dalla società statunitense

Linden Lab a seguito di un’idea

del fondatore di quest’ultima, il

fisico Philip Rosedale. Si tratta di

una piattaforma informatica nel

settore dei nuovi media che integra

strumenti di comunicazione

sincroni ed asincroni e trova

applicazione in molteplici campi

della creatività: intrattenimento,

arte, formazione, musica, cinema,

giochi di ruolo, architettura,

programmazione, impresa, solo

per citarne alcuni. Raggiunto il

picco nel 2013 di un milione di

MONITORAGGIO 3D

GIS E WEBGIS

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GNSS

Corso di aggiornamento professionale del 23-24 Settembre 2022.

32 GEOmedia n°2-2022

FORMAZIONE

RICERCA E INNOVAZIONE


2

utenti regolari,[1] la crescita di utenti attivi si stabilizzò

e nel 2017 diminuì tra gli 800.000 e i 900.000.

(Fonte wikipedia).

Dunque, con uno sguardo più accurato, è possibile

asserire che l’innovazione non risiede nel concept,

quanto piuttosto nelle innovative potenzialità dei

tools di sviluppo, nelle grafiche fotorealistiche, e nei

device di fruizione, in quanto la vera ambizione del

Metaverso è garantire il fattore immersivo, non piu’

simulato e ispezionabile attraverso lo schermo, ma

percepito attraverso preposti Headset.

Fattore assolutamente rilevante, la potenziale associazione

dell’ecosistema di valore offerto dagli NFT,

dalle blockchain e dalle criptovalute.

Chiaramente sono dunque molti gli aspetti tecnici di

configurazione di cui potrà usufruire questo mondo

sintetico, che sembra decisamente rivolto ad intercettare

l’attenzione degli adulti, piuttosto che quella

dei teen agers, sostituendo de facto il social Facebook,

Non a caso particolare attenzione sarà rivolta agli

aspetti legati alla tutela dei propri utenti: nei suoi

video di presentazione lo stesso imprenditore ha sottolineato

questo aspetto, ovvero che “la sicurezza e la

privacy dovranno essere garantite dal giorno uno”.

Come potrebbe essere altrimenti, vista la prospettiva

di poter delegare a questa interessante e poliedrica

piattaforma, incontri business, magari con prototipi

digitali, particolarmente funzionali e più esaustivi

delle attuali zoom call e similari? D’altronde, a meno

che non siano garantite prestazioni realmente interessanti,

l’uso funzionale di questi spazi, potrebbe

davvero decretarne il successo, anche in ottica enterprise

garantendo così un tool relazionale di nuova

generazione e assicurando alle imprese non solo spazi

di incontri ottimali fruibili da remoto, ma anche

luoghi adatti per l’Advertising.

Va precisato che non solo Zuckerberg concorre per

la definizione di un metaverso di nuova generazione,

anche Tencent, il gigante cinese dei social media e

dei giochi, sta investendo massicciamente nel Metaverso.

Il mondo virtuale di domani potrebbe trasformarsi

in una battaglia digitale per la conquista di questo

nuovo continente digitale proprio tra Meta e

Tencent, che attualmente sta scaldando i motori in

collaborazione proprio con Roblox con Nikeland,

piattaforma orientata al mondo dello sport.

PAROLE CHIAVE

Augmented reality; Virtual Reality

AUTORE

Tiziana Primavera, Tiziana.primavera@unier.it

C’è vita nel nostro mondo.












www.epsilon-italia.it

www.inspire-helpdesk.eu


AEROFOTOTECA

L’USO DEL DRONE NELLA

L’Aerofototeca

Nazionale

racconta…

DOCUMENTAZIONE ARCHEOLOGICA: IL

CASTELLO DI MONTEFALCO IN SABINA (RM)

di Martina Bernardi

e Federico Fasson

Il continuo (e incalzante)

progresso delle tecnologie

digitali a cui stiamo

assistendo negli ultimi

anni sta portando ad una

ridefinizione metodologica

in ambito archeologico,

indirizzando sempre più le

indagini territoriali verso una

generalizzata riflessione su

come poter sfruttare al meglio

le nuove risorse strumentali in

campo – spesso low cost – al fine

di ottenere elementi funzionali

Fig. 2 - Il quadricottero DJI Mavic Mini utilizzato nelle due

campagne di rilievo presso il castello di Montefalco in Sabina

(foto: F. Fasson).

Fig. 1 - Localizzazione del castello di Montefalco in Sabina (GIS map: M. Rossi - Maps data:

Google, ©2015).

alla ricostruzione storica di un

paesaggio, di un sito o di un

edificio, senza indagini invasive.

Possiamo ormai definire questo

“periodo” dell’archeologia come

l’era della “Digital Archaeology”,

dove avanzate tecnologie si

affiancano ora agli insostituibili

metodi tradizionali di rilievo.

Fanno parte di questa

rivoluzione digitale

anche i droni, aeromobili

pilotati da remoto da un

operatore qualificato; con

il 2013, a seguito della

commercializzazione del primo

UAV consumer (Unmanned aerial

vehicle) equipaggiabile con una

action cam, il drone è diventato

strumento indispensabile nelle

ricerche territoriali nel campo

dell’archeologia, consentendo di

editare rilievi fotogrammetrici

georeferiti e modelli digitali 3D

in scala. La restituzione grafica

generata attraverso l’utilizzo dei

droni, dall’altissima risoluzione,

agevola la fase interpretativa

del dato materiale, ma allo

stesso tempo può essere un

valido strumento conoscitivo e

divulgativo.

Durante le campagne di

ricognizione archeologica,

intraprese dall’Università degli

Studi Roma Tre nell’ambito

del progetto “Monti Lucretili

Landscape Project” nel territorio

del castello di Montefalco in

Sabina (RM), è stato utilizzato

un drone al fine di realizzare

un’ortofoto dell’intero sito

fortificato, fondato verso l’XI/

XII secolo e abbandonato tra

la fine del XIV e gli inizi XV

secolo, insieme alla maggior

parte dei castelli della zona.

Il castello di Montefalco, situato

all’interno del comprensorio

dei Monti Lucretili (a nordest

della regione laziale) (fig.

1), è uno dei centri demici

interessati nel medioevo

dall’incastellamento, ovvero quel

fenomeno insediativo che ha

modificato la fisionomia del

paesaggio rurale di gran parte

della penisola italiana attraverso

34 GEOmedia n°2-2022


AEROFOTOTECA

la nascita di siti fortificati di

altura, generalmente fondati in

un periodo a cavallo tra alto e

basso medioevo (X-XI secolo).

[MB]

Nel 2020 e nel 2022 sono

stati effettuati due voli sul sito

di Montefalco, con lo scopo

di ottenere dei fotogrammi

utili per la restituzione di

un’ortofoto e un modello

tridimensionale del sito.

Tutte le operazioni sono state

effettuate con un drone Mavic

Mini della casa cinese DJI

(fig. 2), un drone consumer

con massa al decollo di 249g,

equipaggiato con un gimbal

a tre assi, che sostiene una

fotocamera da 12 mega pixel;

i voli eseguiti nelle due diverse

annate hanno restituito

rispettivamente 400 e 75 foto.

La prima missione (febbraio

2020) è stata progettata per

essere condotta manualmente

dal pilota; la seconda (febbraio

2022), effettuata in seguito al

rilascio degli SDK (software

development kit) da parte

della casa madre, è stata

programmata a terra e condotta

in automatico attraverso

“Dronelink”, un’applicazione di

terze parti con la quale è stato

possibile acquisire fotogrammi

ad intervalli di tempo regolare,

mantenendo una velocità

costante e garantendo una

sovrapposizione delle prese del

70% (fig. 3).

Entrambi i voli sul castello

sono stati effettuati ad una

quota di circa 30m, per una

durata rispettivamente di circa

40 minuti e 12 minuti.

I blocchi di foto ottenuti sono

stati elaborati separatamente

all’interno del software

Agisoft Metashape che,

tramite algoritmi di Structure

from Motion (SfM), è in

grado di restituire modelli

tridimensionali dell’oggetto

rilevato e ortofoto ad alta

risoluzione nel giro di poche

ore (fig. 4). Il programma

ha elaborato due ortofoto

(figg. 5-6), ovvero delle

Fig. 3 - Piano di volo eseguito dal drone nel febbraio 2022 (app web Dronelink).

Fig. 4 - Modello 3D texturizzato dall’applicazione Agisoft Metashape. In blu la posizione delle camere (elaborazione

grafica: F. Fasson).

immagini composite, formate

da più fotogrammi georeferiti

in proiezione ortografica,

che ha subìto correzioni

atte ad eliminare le normali

deformazioni causate dalle lenti

della fotocamera, garantendo

quindi una corretta restituzione

geometrica dell’oggetto

rappresentato su un piano

bidimensionale.

Ricavare piante e prospetti

da un’immagine misurabile

rappresenta non solo un

grande vantaggio in termini

di tempo, ma spesso è anche

l’unica soluzione per ottenere

una documentazione grafica

accurata in contesti in cui non è

possibile effettuare in sicurezza il

tradizionale rilievo diretto.

Il risultato migliore è stato

ottenuto dai fotogrammi

ottenuti nella missione del

2022, i quali hanno restituito

un’ortofoto in alta qualità, con

GSD (ground sample distance)

pari a 1,87cm priva di buchi o

distorsioni, grazie anche ad un

hardware migliore e ad un uso

più consapevole del software.

[FF]

GEOmedia n°2-2022 35


AEROFOTOTECA

Fig. 5 - Castello di Montefalco in

Sabina. Ortofoto realizzata nel

2020 (elaborazione grafica: F.

Fasson).

Fig. 6 - Castello di Montefalco in

Sabina. Ortofoto realizzata nel

2022 (elaborazione grafica: F.

Fasson).

BIBLIOGRAFIA

M. Bernardi, L’incastellamento nei

Monti Lucretili. Dinamiche insediative

e paesaggio rurale tra alto e basso

medioevo, BAR International Series

3027, Oxford 2021.

A. Pecci, Introduzione all’uso dei droni

in archeologia, Roma 2021.

M. Sfacteria, Fotomodellazione 3d e

rilievo speditivo di scavo: l’esperienza

del Philosophiana project, in Archeologia

e Calcolatori 27, 2016, pp.

271-289.

F. Zoni, L’uso della tecnologia dem

nella documentazione archeologica.

Alcune applicazioni in casi di scavo

stratigrafico e nello studio dell’edilizia

storica, in Archeologia e Calcolatori

28, 2017, pp. 219-238.

PAROLE CHIAVE

Drone; UAV; fotogrammetria;

ortofoto; Montefalco in Sabina;

incastellamento; Digital Archaeology;

Structure from Motion

ABSTRACT

The continuous progress of digital

technologies is leading to a methodological

redefinition in archaeology:

how to use the new digital tools

and software in the field - often low

cost - to obtain functional elements

for the historical reconstruction of a

landscape, site, or building, without

invasive investigations. This moment

for the archaeological matter could

be defined as the era of the “Digital

Archeology” for the progress of the

new technologies that now it is necessary

to connect to the traditional

methods of analysis.

In recent years, the UAV has become

an indispensable instrument for territorial

research in archeology, allowing

us to create a georeferenced photogrammetric

product and 3D digital

models in scale.

This paper will illustrate the drone

use in the castle of Montefalco in

Sabina (RM) during the field survey

activities promoted by Roma Tre

University.

AUTORE

Martina Bernardi, UniRoma3

martina.bernardi87@gmail.com

Federico Fasson, UniRoma3

fed.fasson@outlook.it


a GNSS-based integrated platform


for energy decision makers






Asset Mapping Platform for




Despite

global electrification rates are significantly progressing, the access


to electricity

in emerging countries is still far from being achieved.


Indeed,

the challenge facing such communities goes beyond the lack of

infrastructure assets; what is needed is a holistic assessment of the energy

demand and its expected growth over time, based on an accurate

assessment of deployed resources and their maintenance status.

AMPERE Consortium

www.h2020-ampere.eu

AMPERE project has received funding from the European GNSS Agency (grant

agreement No 870227) under the European Union’s Horizon 2020 research and

innovation programme.


MERCATO

LA PRIMA VERSIONE DELL'EUROPEAN

GROUND MOTION SERVICE (EGMS)

È ONLINE

Si tratta del primo servizio operativo di analisi di subsidenza

e movimento del suolo disponibile su scala europea per

il monitoraggio dei rischi da movimenti e deformazioni indotte

dall'uomo come le frane a lento movimento, la subsidenza

dovuta allo sfruttamento delle acque sotterranee o

all'estrazione sotterranea, movimenti vulcanici e molti altri.

Il servizio fornisce informazioni coerenti e affidabili sul

movimento del suolo naturale e antropico con una precisione

millimetrica e funge anche da punto di partenza per

lo studio del movimento del suolo che interessa edifici e

infrastrutture lineari. EGMS è stato implementato sotto il

coordinamento dell'AEA nell'ambito del Copernicus Land

Monitoring e con la partecipazione dell'ISPRA in una Task

Force appositamente costituita per definire le caratteristiche

tecniche di base del

servizio e nell'Advisory

Board, attraverso

il quale erano

rappresentati gli

interessi e bisogni

delle comunità di

utenti finali, comprese

le indagini

geologiche delle

Regioni, delle Province Autonome e dell'ARPA.

L'EGMS si basa sull'analisi interferometrica multitemporale

delle immagini radar Sentinel-1 a piena risoluzione.

Questa tecnica consente di identificare punti di misura affidabili

per i quali vengono estratti i valori di velocità di

movimento del suolo e le serie temporali di deformazione.

Tali punti di misura coincidono solitamente con edifici,

strutture artificiali e aree non vegetate in genere. I dati

dei sistemi globali di navigazione satellitare sono utilizzati

come calibrazione delle misure interferometriche.

L'EGMS distribuisce tre livelli di prodotti:

Basic. Line of sight velocity maps in orbite ascendenti e discendenti

con geolocalizzazione annotata e misure di qualità

per punto di misurazione. I prodotti base sono riferiti ad

un punto di riferimento locale.

Calibrated. Line of sight velocity maps in orbite ascendenti

e discendenti riferite a un modello derivato da dati di serie

temporali dei sistemi satellitari di navigazione globale. I

prodotti calibrati sono assoluti, non essendo più relativi ad

un punto di riferimento locale.

Ortho. Componenti del moto (orizzontale e verticale) ancorate

al modello geodetico di riferimento. I prodotti Ortho

vengono ricampionati su una griglia di 100 m.

Inoltre, EGMS fornisce agli utenti il modello di velocità

grigliata di 50 x 50 km utilizzato per calibrare il prodotto

Basic.

https://egms.land.copernicus.eu/

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MERCATO

GEOmedia n°2-2022 39


MERCATO

A DEDICATED SOLUTION FOR

ELECTRICAL POWER NETWORK

MAINTENANCE AND UPGRADE

L'accesso all'elettricità è una grande sfida a livello mondiale

che riguarda 1,3 miliardi di persone. Oggi i Paesi

emergenti devono fare i conti con un'infrastruttura preesistente

di cui non si conosce la topologia e richiedono nuove

tecnologie a supporto per la manutenzione e la pianificazione

di nuove installazioni. Come orizzonte di medio

termine, si prevede di ridurre questa fascia a meno di 1,0

miliardi di persone entro il 2030. In questo contesto, il

consorzio AMPERE si propone di fornire un importante

contributo ai decision-makers stakeholders, pianificando

una manutenzione efficiente dal punto di vista dei costi e

nuove strategie accessibili nell'era del Green Deal.

Asset Mapping Platform for Emerging countries Electrification

Lo scopo del progetto AMPERE (Asset Mapping

Platform for Emerging countRies Electrification) è fornire

una soluzione dedicata alla raccolta di informazioni sulla

rete elettrica. AMPERE supporterà i decision-makers

(ad esempio, le istituzioni e le aziende pubbliche e private

incaricate della gestione della rete elettrica) a raccogliere

tutte le informazioni necessarie per pianificare la manutenzione

e l'aggiornamento della rete elettrica. In particolare,

la necessità di una soluzione di questo tipo nasce nei

Paesi emergenti dove, nonostante i tassi di elettrificazione

globale stiano progredendo in modo significativo, l'accesso

all'elettricità è ancora lontano dall'essere raggiunto in

modo affidabile. In effetti, la sfida che queste comunità

devono affrontare va oltre la mancanza di infrastrutture: è

necessaria una mappatura delle infrastrutture già installate

(non conosciute!) per effettuare una valutazione olistica

della domanda di energia e della sua crescita prevista nel

tempo. In questo contesto, Galileo è un elemento chiave

- soprattutto considerando il suo servizio gratuito di alta

precisione (HAS) e le sue misurazioni altamente precise

del codice E5 AltBOC - come componente fondamentale

per mappare le utenze elettriche, ottimizzare il processo

decisionale sullo sviluppo della rete e quindi aumentare

l'efficienza in termini di tempi e costi, offrendo un modo

più conveniente di gestire la distribuzione dell'energia.

Questi aspetti conferiscono al progetto AMPERE una dimensione

mondiale, in cui l'industria europea ha il ruolo

principale di fornire innovazione e know-how per consentire

la pianificazione degli interventi sulla rete con un

rischio finanziario limitato, soprattutto per i Paesi emergenti

non europei.

CONTEXT AND NECESSITY:

The need for network asset mapping in emerging countries.

Nonostante i progressi nei tassi di elettrificazione globale,

l'accesso all'elettricità per tutti è ancora lontano dall'essere

raggiunto. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE)

stima che 1,2 miliardi di persone non abbiano accesso

all'elettricità, pari al 17% della popolazione mondiale.

Come confermato dall'A.R.E. (Alliance for Rural

Electrification, www.ruralelec.org) nel suo rapporto annuale,

questa situazione permane poiché alcuni ostacoli,

dovuti all'elevato livello di rischio finanziario associato,

impediscono lo sviluppo delle economie, come ad esempio:

normative inadeguate, lacune o incertezze politiche;

frammentazione del mercato nelle fasi iniziali e collegamenti

non realizzati; problemi di capacità e mancanza

di standardizzazione; mancanza di modelli commerciali

comprovati e mancanza di accesso a finanziamenti a lungo

termine a prezzi accessibili.

40 GEOmedia n°2-2022


MERCATO

In questo scenario, è degno di nota il fatto che, in tutto

il mondo, i Paesi emergenti - con particolare attenzione

all'America Latina, al Nord Africa e alla regione APAC

- stiano compiendo enormi sforzi per restaurare le aree

storiche delle loro città, rendendole una destinazione turistica

di prima classe.

Un esempio molto interessante è la situazione della capitale

della Repubblica Dominicana (DO), Santo Domingo,

dove un grosso problema è costituito dalle linee elettriche

e telefoniche, ancora per lo più aeree, che rendono l'area

in qualche modo precaria, potenzialmente pericolosa e caotica,

sottraendola alla sua semplice bellezza.

AMPERE

Solution

AMPERE propone una soluzione basata su una tecnologia

di mappatura GIS Cloud, raccogliendo i dati acquisiti

sul campo con telecamere ottiche/termiche e LiDAR

installati a bordo di Aeromobili a Pilotaggio Remoto

(APR). In particolare, un APR sarà in grado di sorvolare

aree selezionate eseguendo operazioni semi-automatiche

per raccogliere immagini ottiche e termiche e prodotti di

ricostruzione 3D basati su dati LiDAR. Tali prodotti vengono

post-elaborati sulla piattaforma cloud GIS centrale,

consentendo agli operatori delle attività di pianificazione

e monitoraggio di risolvere, attraverso strumenti di visualizzazione

e analisi, i problemi di accessibilità dei dati e

migliorare il processo decisionale. In questo contesto, l'E-

GNSS rappresenta una tecnologia essenziale per assicurare

operazioni automatizzate in modo affidabile e garantire

prestazioni elevate per entrambi.

Un insieme di immagini orientate e georeferenziate utilizzano

una soluzione indipendente dalla fotocamera, riducendo

drasticamente l'infrastruttura necessaria (ad esempio,

punti di controllo a terra GCP o altre stazioni per

fornire un aumento del PVT) È da notare che l'approccio

AMPERE ha anche altri casi d'uso interessanti, oltre alla

mappatura degli asset della rete elettrica. Infatti, l'uso di

strumenti di analisi dei dati georeferenziati può essere impiegato

in ad settori, quali: miniere, sistema idrico, monitoraggio

di riserve o parchi forestali, ricerca e soccorso,

sistemi stradali.

della capacità di precisione, un tempo a pagamento, in un

servizio aperto e gratuito che offre una precisione di circa

20 centimetri, rispetto ai servizi PPP inferiori a 10 centimetri,

con un tempo di convergenza inferiore. La chiave

dell'HAS di Galileo sta nell'elevata larghezza di banda del

suo canale E6-B, adatto a trasmettere informazioni PPP,

particolarmente importanti per le correzioni degli orologi

atomici a bordo dei satelliti, che non sono stabili a medio

e lungo termine come le orbite. Inoltre, l'uso di pseudorange

E5 AltBOC (che sono precisi a livello di cm con

effetti di multipath massimi dell'ordine di 1 m) supporta

una rapida risoluzione delle ambiguità per le osservazioni

della fase portante.

Il mercato sta rispondendo attivamente e positivamente

alle capacità multifrequenza fornite da Galileo. Circa il

40% dei modelli di ricevitori presenti sul mercato sono

ora multi-frequenza. Inoltre, nel mercato di massa, con il

lancio del primo smartphone GNSS a doppia frequenza

al mondo da parte di Xiaomi e il lancio dei primi prodotti

a doppia frequenza da parte di u-blox, STM, Intel

e Qualcomm all'inizio di quest'anno, la multifrequenza

sta diventando una realtà per gli utenti che necessitano di

una maggiore precisione.

Galileo HAS si inserisce naturalmente in questo panorama,

fornendo precisioni di livello PPP e utilizzando frequenze

diverse per la misurazione del raggio d'azione e la

trasmissione di informazioni ad alta precisione. Sono stati

effettuati sviluppi iniziali su ricevitori GNSS con capacità

di tracciamento E6, il che indica una predisposizione del

mercato ad adottare Galileo HAS quando sarà disponibile.

In sintesi, AMPERE punta su Galileo HAS come soluzione

ottimale sia per la mappatura dei corridoi aerei che per

la ricostruzione delle immagini, grazie ai seguenti aspetti:

- Adeguatezza dell'accuratezza fornita ai requisiti dell'applicazione:

la mappatura degli asset è ben servita con l'accuratezza

decimetrica fornita da PPP - quindi, Galileo

HAS -, e quindi le tecniche differenziali sono un'esagerazione.

- Indipendenza dai sistemi di ampliamento a terra (cioè

dalle reti GNSS o dalle stazioni locali): questo aspetto

è fondamentale nei Paesi in via di sviluppo, dove le reti

GNSS potrebbero addirittura essere inesistenti, e implica

minori costi e rischi per le infrastrutture di supporto.

- Condizioni operative ragionevoli: un tempo di convergenza

di pochi minuti si adatta adeguatamente alle ope-

EGNSS

Usage as essential technology for geo referencing

AMPERE intende esplorare e sfruttare le caratteristiche

avanzate di Galileo - in particolare il Servizio di Alta

Precisione (HAS) e l'AltBOC E5 - come elemento centrale

della proposta di mappatura degli asset a valore aggiunto.

La natura dell'HAS si adatta molto bene ai requisiti della

nostra applicazione, soprattutto grazie alla trasformazione

GEOmedia n°2-2022 41


MERCATO

razioni APR, dove i tempi di configurazione sono di circa

minuti.

- Uso minimo o totale assenza di punti di controllo a terra:

grazie all'elevata precisione, simile a quella del PPP

(fino a 20 centimetri), il numero di GCP è molto ridotto

per quanto riguarda la precisione della georeferenziazione.

Galileo diventerà quindi una caratteristica irrinunciabile

del sottosistema di georeferenziazione AMPERE. Questo

sottosistema a bordo degli APR consiste in un ricevitore

GNSS multi-frequenza e multi-costellazione (tra cui almeno

L1/L2 GPS, E1/E5 Galileo) e un'unità di misura

inerziale (IMU) che fornirà una traiettoria tempo-posizione-attitudine

per georeferenziare i sensori di mappatura di

AMPERE, ovvero telecamera ottica, telecamera termica e

LiDAR. Notiamo che AMPERE utilizzerà la post-elaborazione

PPP come approccio di base principale, e quindi

attenua i rischi legati a potenziali ritardi o riprogrammazioni

della fornitura HAS basata su Galileo E6. Notiamo

inoltre che il sottosistema di georeferenziazione consentirà

la generazione di elaborazioni GNSS differenziali in

fase di trasporto e uno stretto accoppiamento GNSS/

IMU per generare traiettorie di riferimento da validare

in AMPERE.

La campagna di validazione è stata condotta a Santo

Domingo. L'area è già stata selezionata dopo l'accordo

con il CDEEE: la soluzione AMPERE sarà utilizzata per

mappare il settore "Los Tres Brazos", lato orientale (circuito

ML69-02 EDEESTE).

Dopo la campagna di acquisizione di informazioni (immagini

ottiche/termiche e LIDAR) sulla rete elettrica aerea

e l'elaborazione di queste informazioni per ottenere

una mappa della rete stessa, è necessario verificare i risultati

ottenuti da AMPERE fornendo confronti con gli attuali

approcci allo stato dell'arte. In particolare, UNPHU

(che ha una grande esperienza nell'uso di ricevitori GNSS

in applicazioni geomatiche, come il catasto elettronico,

la cartografia, la georeferenziazione di immagini da satellite

e APR) condurrà l'attività di validazione: UNPHU

eseguirà una campagna più convenzionale, basata su ricevitori

GNSS per applicazioni geomatiche e sull'ispezione

visiva dell'infrastruttura elettrica. I dati acquisiti "manualmente"

saranno elaborati con un software GIS per ottenere

una mappa dell'area rilevata. Il confronto dei risultati

ottenuti con i due diversi approcci, tenendo conto anche

del tempo necessario per ottenere i risultati, darà una buona

misura dell'efficacia del nuovo approccio.

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42 GEOmedia n°2-2022


MERCATO

LETTERE

IN RICORDO DI

GIORGIO BEZOARI

Una considerevole parte del mondo parla spagnolo,

pur se domina ormai il “globish”, cioè quell’inglese

generico e spesso mal pronunciato, ma pazienza.

Nel mondo universitario italiano si sono dimenticati

del francese, pur diffuso sino a fine Ottocento,

ed è raro trovare un docente che sappia girare per

il mondo hablando español. Giorgio Bezoari padroneggiava

questa dolce lingua, e teneva dotte lezioni e

conferenze per l’America latina, privilegiando Cuba

ove era particolarmente apprezzato ed applaudito.

Con lui ho molto lavorato, scritto e pubblicato: la

sua scomparsa, per la quale cade a ottobre 2022 il

quinquennio, mi ha particolarmente addolorato.

Giorgio era nato a Pavia nel 1940, si era laureato

in ingegneria civile al Politecnico di Milano e

dal 1° novembre 1973 vi diventato assistente di

ruolo nel vecchio e glorioso Istituto di Geodesia

e Topografia, diretto allora dal

professor Luigi Solaini, presidente

della International Society of

Photogrammetry and Remote Sensing.

Io allora ero assistente volontario

da oltre un decennio, e vi tenevo le

esercitazioni di topografia e di teoria

e pratica delle misure: divenimmo

subito amici. Ottima la sua carriera:

nel 1975 ebbe l’incarico per topografia

alla storica Università pavese

e nel 1982 vi divenne professore

associato. Quattro anni dopo tornò

con lo stesso titolo in Politecnico.

Nel 1990 era straordinario di fotogrammetria

all’Università di Chieti,

per essere “chiamato” come ordinario nella Facoltà

di Architettura del Politecnico nel 1994. Nel frattempo

era stato nominato professore onorario dalla

Università del Norte di Trujillo in Perù.

Giorgio già come assistente si era fatto notare partecipando

attivamente a corsi speciali come docente,

e nel 1984 aveva pubblicato, con chi scrive questa

nota e con l’altro amico e collega Carlo Monti,

due volumi alquanto rivoluzionari per gli Istituti

Tecnici per Geometri: Fondamenti di Rilevamento

Generale con l’editore Ulrico Hoepli; topografia, fotogrammetria,

cartografia e progettazione stradale

vi erano esposti in modo nuovo e con molti riferimenti

storici.

L’attività didattica e scientifica del professor Bezoari

è dimostrata dai suoi molti interventi in università

straniere, oltreché italiane. Da ricordare in modo

specifico le sue lezioni e conferenze nelle seguenti

università:

Technion Institute di Haifa, Israele; Univ.

Samarcanda (Uzbekistan); CICON, Buenos Aires;

Università Cattolica di Cordoba; Jordan Univ. di

Amman e Yarmouk Univ. di Irbid (Giordania);

Univ. di La Coruña (Spagna); Univ. di Nis

(Serbia); Univ. di Trujillo (Perù); Univ. di Skopje

(Macedonia); BUAP di Puebla (Messico). In particolare

le università cubane di Camaguey, di Santa

Clara e di Avana. In figura, la copertina del libro

pubblicato in Italia dall’editore Maggioli nella collana

Politecnica:

Con Giorgio ebbi occasione anche di collaudare

molte cartografie aerofotogrammetriche; mi si lasci

ricordare quella importante di Milano in scala

1: 1000, digitale, base dei nuovi piani territoriali

della città. Nella Facoltà di Architettura milanese

Giorgio teneva il corso di topografia, ed io quello

parallelo di fotogrammetria; molte esercitazioni e

lavori di ricerca venivano fatti in comune. Quando

mi venne l’idea di controllare, con mezzi satellitari,

la storica base geodetica di Somma

o del Ticino, Giorgio mi fu di largo

aiuto anche coi mezzi a sua disposizione

(i miei erano pochi). Ne

venne un ottimo lavoro, pubblicato

in diverse riviste; sempre sulla zona

della base geodetica facemmo insieme

un lungo lavoro di carattere

storico sulla “Cascina Malpensa”,

laddove ora sorge l’aeroporto dallo

stesso nome. Un articolo in francese

sulla Malpensa, tradotto per

noi dalla gentile figlia di Giorgio,

Silvia, allora come oggi residente

ed operante a Crans-Montana nella

Confederazione Elvetica, venne pubblicato dalla rivista

Geomatik Schweiz che peraltro aveva già ospitato

miei articoli in tedesco.

In epoca più vicina, ebbi l’idea di rilevare con i

più recenti metodi, il Castello Visconti di Somma

Lombardo; Giorgio a sua volta volle coinvolgere

nella lunga operazione i suoi amici e collaboratori

dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Pescara,

guidati dal professor Giovanni Mataloni: ne venne

un ottimo lavoro, fonte di diverse pubblicazioni

successive.

Socio autorevole della Società Italiana di Topografia

e Fotogrammetria, dal 1982 al 1994 fu nel suo

Consiglio Direttivo e tesoriere dal 1982 al 1986.

Fu anche il primo coordinatore nazionale della

AUTeC (Associazione Universitari di Topografia e

Cartografia).

Nell’immagine che segue, un bel ricordo dei tempi

felici: si era tutti noi a Helsinki, nel 1976, par-

GEOmedia n°2-2022 43


MERCATO

LETTERE

tecipanti al congresso

internazionale della già

menzionata ISPRS, nella

cui serata inaugurale il

nostro amato Professore

e Maestro, Luigi Solaini,

avrebbe salutato il suo

successore. Ho scattato

io la foto, a notte inoltrata,

nella luce crepuscolare

a mezzanotte passata,

tipica di quel bellissimo

Paese. Giorgio e la moglie Carla sono a destra, accanto

ad Enrica Giussani (Alberto a sua volta ha

sullo sfondo la guglia) mentre i primi a sinistra

sono Ivana e Carlo Monti.

Le discipline del rilevamento e della rappresentazione

sono oggi molto diverse da quelle del secolo

scorso; Giorgio fu con me e con Carlo Monti

l’autore del volume che ne dava allora l’annuncio:

si tratta di “Topografia Generale con elementi di

Geodesia”, pubblicato nel 2002 dalla nota casa

editrice UTET, oggi anche essa purtroppo scomparsa.

Ma parecchi altri furono i volumi pubblicati

assieme a Giorgio,

fra cui due dell’editore

Liguori di Napoli, sugli

strumenti topografici

e su quelli tipici

della fotogrammetria.

Giorgio era da poco in

pensione, e risiedeva

a Crans-Montana con

l’intera famiglia: il figlio

in particolare parla

fluentemente parecchie

lingue europee. La notizia della sua scomparsa

venne data a me ed a Carlo Monti dal collega Luigi

Mussio, e non avremmo voluto crederci. Non vedevamo

Giorgio da un paio d’anni e lo ricordavamo

sempre gentile e sorridente, mai capace di alterarsi

anche di fronte a situazioni difficili. Non ci parve

vero di non poter più gustare assieme il caffè mattutino

al bar del “Poli”, come si usava da decenni.

Non lo dimenticheremo!

Attilio Selvini

Già Presidente della SIFET

CENTO ANNI E POCO PIÙ

Parecchie volte mi è capitato di scrivere che le invenzioni

dell’uomo durano un secolo o giù di lì. Nel 2000

pubblicai, per i tipi della nota casa editrice UTET di

Torino, un libro dal titolo “Fotogrammetria generale”

(1). Siamo nel 2022; buona parte di quel volume non

ha più significato, se ne salva solo la parte storica. Gli è

che la fotogrammetria, nata all’incirca a metà dell’Ottocento

come “iconometria”, in pratica oggi non esiste

più, anche se continuano i corsi universitari con quel

nome, così come ogni due anni si celebra ancora a

Stoccarda la tradizionale “Photogrammetrische Woche”

(ora “Photogrammetric week”) nata negli anni

dieci del Novecento a Jena per opera della Fondazione

Carl Zeiss.

Nel libro di cui sopra, si davano i primi cenni su di

uno dei molti strumenti che avrebbero rivoluzionato

la disciplina, così come era sino ad allora conosciuta

e praticata; si parlava dei cosiddetti “droni” che

iniziavano il loro lungo viaggio, passando da incerte

applicazioni militari al loro diffuso uso civile e soprattutto

metrico. Oggi la parola “drone” (per noi, “ape

maschio”) è usata da tutti, sia per applicazione metrica

e quindi cartografica che per altre necessità fra le

più varie, dalla valutazione di aree incendiate a quella

di persone in assembramento più o meno legale. Ma,

sempre nel libro ormai vetusto, si accennava anche a

nuovi sensori: oggi penso con nostalgia alle camere

metriche sia terrestri che aeree, con le loro complesse

ottiche fatte per evitare distorsioni e aberrazioni delle

immagini; oggi anche uno “smartphone” può fornire

dati da tradure in metrica sufficientemente attendibile.

Altro che le complesse ottiche della nostra Galileo

per i dispositivi di Santoni, o quelle ancor più complesse

di Wild e Zeiss! Uno dei più noti ed attenti colleghi,

il professor Mattia Crespi della “Sapienza” romana,

mi scriveva qualche tempo fa: “ … Innanzitutto

bisogna riconoscere che molta della teoria di fotogrammetria

è stata acquisita, e spesso rinominata, nell’ambito

dell’attuale computer vision, e, vista la molto maggiore

diffusione di questa disciplina e della relativa letteratura,

sono in primo luogo i testi migliori di computer vision

ai quali ora ritengo necessario riferirsi per la descrizione

della parte di modellistica matematica”.

In uno dei recenti libri a carattere divulgativo, scritto

con il collega Carlo Monti (2) dicevo fra l’altro: “Accanto

e come prosecuzione della fotogrammetria analitica

nasce quella digitale. E’ una rivoluzione; scompaiono

gli strumenti di misura delle coordinate delle immagini,

perché queste ultime sono già ormai delle matrici; potenti

algoritmi tradotti in “software” d’ogni genere sostituiscono

i costosi obbiettivi tipici della fotogrammetria

44 GEOmedia n°2-2022


LETTERE MERCATO

sia aerea che terrestre, dato che correggono aberrazioni,

distorsioni, trascinamento dell’immagine e quant’altro.

Stupefacente è poi l’abbandono della verticalità delle prese

aeree; oggi si usano camere a più obbiettivi con inclinazioni

che solo vent’anni prima sarebbero state giudicate

intollerabili ai fini fotogrammetrici. Ai pesanti e costosi

computer (per esempio del tipo HP 1000) necessari per

la fotogrammetria analitica, si sono sostituiti per quella

digitale dei meno ingombranti e meno costosi (ma assai

più potenti) portatili. Ma ciò che ha mutato il volto della

fotogrammetria è l’elaborazione digitale delle immagini,

che è una disciplina fondata sull’utilizzo di algoritmi,

che sfruttano il trattamento analitico per modificare

un’immagine digitale. Questi algoritmi, a partire dai valori

dei pixel dell’immagine, ne restituiscono una versione

modificata oppure un dato numerico o tabellare rappresentativo

di una particolare caratteristica dell’immagine

originaria. Le operazioni possono essere svolte in maniera

totalmente automatica oppure con un’interazione anche

continua con l’operatore”.

Come si vede, vi è ormai un abisso fra la fotogrammetria

del ventesimo secolo e l’uso delle immagini a

fini metrici. Un quadro completo della fotogrammetria

all’inizio del secondo decennio del ventunesimo

secolo, è stato fornito dalle molte relazioni tenute in

occasione della “Photogrammetric Week” del 2013 al

Politecnico di Stoccarda. In una precedente sessione,

uno dei più acuti studiosi della materia, Christian

Heipke, forte di incarichi nazionali e internazionali,

disse fra l’altro quanto segue: “Le immagini hanno,

nella nostra società, un ruolo sempre più importante: basta

pensare alle sempre più diffuse videocamere, ai giochi

su computer, alla televisione digitale e alla quotidiana

messe di informazioni meteorologiche.. “Una immagine

dice più di mille parole“: questo ben noto motto descrive

molto del fascino di quanto proviene da fotogrammetria

e telerilevamento. Nel passato le immagini dal cielo

e dai satelliti servivano soprattutto per la redazione di

carte topografiche, mentre oggi servono ad esempio per

l’assunzione e l’aggiornamento di geoinformazioni utili

a diverse applicazioni. Siano sottolineate qui le parole

d’ordine: Osservazione della Terra, Modelli 3D delle

città, Navigazione generale, Protezione delle coste, Pianificazione

delle reti di comunicazione, per cellulari.

Specifiche caratteristiche della fotogrammetria e del telerilevamento

sono l’assunzione delle informazioni senza

contatto fisico, la loro immediata assunzione, e con ciò

la possibilità di riprendere processi dinamici, la completa

grafica documentazione della scena ripresa, la restituzione

in tre dimensioni così come la possibilità di elaborare

rapidamente oggetti di grandi dimensioni. Così i mezzi

fotogrammetrici e del telerilevamento vengono usati per

i più diversi scopi, dal caso del microscopio elettronico

sino alla osservazione dell’intero pianeta”. Mi pare che

questa definizione sia al momento completa.

Dal mio punto di vista, due sono le cause di dispiacere

vista la situazione italiana nell’ambito delle discipline

geomatiche: il Consiglio Nazionale dei Geometri, tutto

preoccupato della gestione degli immobili da un

punto di vista amministrativo, e della sicurezza dei

cantieri (ma le morti sul lavoro aumentano!) non sa

più nulla né di topografia né di (vecchia o nuova) fotogrammetria.

Il Ministero della Pubblica Istruzione,

continua coi giochini degli esami finali con le “calcolatrici

non programmabili”, e annulla nei programmi

per i CAT la vecchia fotogrammetria immettendovi,

chissà perché, un breve paragrafo su “la visione tridimensionale

e bidimensionale” (?). Troppe sono qui le

differenze strutturali fra l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione.

A parte la ridicola vicenda, già da più parti censurata,

del titolo dottorale concesso ai laureati triennali

(ed a quelli quadriennali e quinquennali, cosa

assurda in tutto il resto del mondo europeo e non,

che costringe i “dottori di ricerca” a fregiarsi dell’anglosassone

titolo di “PhD” per distinguersi) e a parte

il titolo di professore di cui si fregiano gli insegnanti

delle scuole secondarie, negli Stati europei delle dimensioni

dell’Italia i “geometri” (tutti laureati) sono

sui quattro o cinquemila, contro i nostri più di centomila

che però fanno in gran parte gli amministratori

condominiali, i cassieri bancari, gli impiegati pubblici

e così via. La benemerita AGIT (Associazione Geometri

Italiani Topografi, chiara tautologia) conta infatti

qualche migliaio di soci: sono loro i veri topografi, che

tengono alto il prestigio nostrano in tema di rilevamento

e rappresentazione.

Abbiamo un Parlamento che è quel che è, affaticato

a sopravvivere per la pensione: ma al momento al

governo vi è una persona seria, sicuramente di livello

europeo, che tutto quanto ho qui sopra scritto conosce

anche per gli incarichi che ha avuto nell’Unione.

Che per caso non possa, fra i mille problemi che ha

da risolvere, trovare il tempo per occuparsi anche di

ciò che ho qui detto? Speriamolo! Oggi è il giorno

dell’Epifania, per i Greci antichi π cioè manifestazione

divina: che gli Dei ispirino il prossimo

Presidente della Repubblica!

1) A. Selvini, F. Guzzetti. Fotogrammetria generale.

UTET, Torino, 2000.

2) C. Monti, A. Selvini. Dall’iconometria al trattamento

delle immagini.

Maggioli

ed. Santarcangelo di Romagna, 2017.

Attilio Selvini

GEOmedia n°2-2022 45


AGENDA

5 – 7 Luglio

GI _Salzburg 2022:

The Forum for

Geoinformatics

Salisburgo, Austria

https://gi-salzburg.org/

en/

30 Agosto

International Drone

Show

Odense, Denmark

https://www.

odenserobotics.dk/

events/internationaldrone-show-2022/

22-28 Agosto

Firenze - FOSS4G 2022

Academic Track

http://www.geoforall.it/

kcp3h

19 -22 Settembre

European Cartographic

Conference

Vienna - Austria

https://eurocarto2022.

org/

11-15 Settembre

Warsaw (Poland)

FIG Congress 2022

http://www.geoforall.it/

kc3kd

12 – 14 Ottobre

Dronitaly

Bologna, Italia

https://www.dronitaly.it/

18 – 20 Ottobre

Intergeo HYBRID

Essen, Germania

https://www.intergeo.

de/en/

27 – 30 Ottobre

BMTA 2022

Paestum – Salerno

www.archeomatica.

it/3q8q

2022

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