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INSIEMI - CCL, storie da abitare - PERO

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Case per la comunità

con la comunità

da leggere

da ascoltare

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INSIEMI: LEGGIMI + ASCOLTAMI

un progetto multimediale di

CCL per raccontare le storie più

significative di questi ultimi anni.

Dando voce ai protagonisti.

ASCOLTAMI

IL PODCAST DI CCL


Case per la comunità

con la comunità

da leggere

da ascoltare

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LA MAPPA

Case per la comunità

con la comunità

FRANCESCA ABBATE

40 ANNI, GIORNALISTA, GRAPHIC DESIGNER

E ILLUSTRATRICE. UN TEMPO PROPRIETARIA

DI UN ALLOGGIO NEL COMPLESSO BATTISTI,

OGGI VIVE IN CORTE BERGAMINA.

da leggere

da ascoltare

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Indice

4_ Il quartiere 7_ La coordinatrice: cooperazione fa rima con vocazione 10_ Il testimonial:

punto di ritrovo per tutti 14_ La voce dei soci: la fiducia viene da lontano 16_ Un gioco di squadra

18_ Se sono qui è merito di Dario, il mio amato marito 20_ Con la Cooperativa non mi sono

mai sentito solo 22_ Gente di quartiere: le mie canzoni di evasione 24_ L’edicola di ‘Fiorello’

26_ Testimone della storia 30_ I numeri: i progetti: Copernico e Battisti 32_ Il progetto Corte

Bergamina 34_ Il progettista: la corte: elemento identitario del progetto 38_ La parola a SSA:

con la Cooperativa un modo diverso di lavorare 40_ La parola a CCL: per me cooperazione è

sinonimo di innovazione 42_ L’abitare che parte dal basso 46_ Glossario: le parole per capire

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| LA COORDINATRICE |

COOPERAZIONE

FA RIMA CON

VOCAZIONE

Case per la comunità

con la comunità

F

in da bambina il mio sogno era

fare l’avvocato. Alla cooperazione

ci sono arrivata per caso. Abitavo

a Pero, frequentavo l’oratorio, conoscevo

Marco Venturini, uno dei fondatori della

Cooperativa Don Ghezzi. Fu lui un giorno a

farmi una proposta, mi disse: “Intanto che

studi, perché non ci dai una mano?”. Non

sapevo neanche cosa fosse una cooperativa

ma accettai volentieri.

Qualche tempo dopo accadde che a

una cena con Claudio Palmerini (direttore

generale di CCL, ndr) mi chiesero se

volessi partecipare a un corso per dirigenti

cooperatori. Ancora una volta dissi di sì.

da leggere

da ascoltare

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| IL QUARTIERE |

TOPONOMASTICA

Pero è un comune di 11mila abitanti. Fa

parte della città metropolitana di Milano ed è

situato tra il capoluogo lombardo e il comune

di Rho. Collegato a Milano dalla statale del

Sempione e dalla linea 1 della metropolitana,

è attraversato dal fiume Olona. Il nome Pero

potrebbe significare nella lingua dei Reti –

antichi abitanti delle Alpi centro-orientali

- ‘per la strada’ visto che si trovava sulla

strada che da Mediolanum (la moderna

Milano appunto) portava al lago di Verbano

ovvero l’attuale Lago Maggiore. Una seconda

ipotesi farebbe invece derivare il nome da

un cascinale già noto nel X secolo per la

produzione di frutta e in particolare di pere.

LO SVILUPPO INDUSTRIALE

La vicinanza a Milano, il collegamento della

statale del Sempione, la ferrovia Milano-

Torino e i numerosi corsi d’acqua che lo

attraversano hanno favorito lo sviluppo

industriale di Pero nel XX secolo e soprattutto

nel secondo dopoguerra. Fu nel 1952 in

particolare che si costruì l’impianto dell’Agip,

poi Eni, che raffinava fino a 4 tonnellate di

greggio all’anno. Certo la raffineria inquinava

aria, acqua e falda ma, in quegli anni, portò

molti lavoratori – soprattutto immigrati del

sud Italia - e un indotto fiorente di fonderie,

industrie metalmeccaniche e attività

artigianali. In vent’anni, dagli anni ‘50 ai

‘70, Pero crebbe a ritmi vertiginosi mentre i

cantieri edili sfornavano case, strade, scuole.

Negli anni Ottanta la raffineria ridusse

gradualmente la sua attività fino ad essere

smantellata nel 1999 quando ciminiere alte

50 metri con un diametro di 5 crollarono al

suolo sotto l’impatto delle ruspe.

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IL TERZIARIO

Sul terreno della ex raffineria e su quello

adiacente del comune di Rho - dopo un

enorme lavoro di bonifica durato tre anni

- è sorto il nuovo polo fieristico progettato

dall’architetto Massimiliano Fuksas e

inaugurato nel 2005. Fieramilano, questo

il suo nome, e l’area Fieramilanocity, al

Portello, costituiscono il polo fieristico più

grande d’Europa con i loro 753mila mq di

superficie complessiva. Tra il 1 maggio e il

31 ottobre del 2015, in un’area adiacente, si è

tenuto l’EXPO, l’Esposizione Universale il cui

tema è stato ‘Nutrire il pianeta, energia per la

vita’ che ha portato circa 20milioni di visitatori,

creando un indotto di 31miliardi e 240mila

occupati. Sull’area dell’Expo attualmente sta

sorgendo MIND Milano Innovation District

centro d’eccellenza internazionale dedicato

al progresso e alla salute.

CCL A PERO

Ad oggi, gli interventi della Cooperativa Don

Ghezzi nel Comune di Pero sono cinque. Il

primo è nato agli inizi degli anni Duemila in

via Copernico, cui sono seguiti altri tre in via

Battisti (civici 3, 21 e 9 in ordine di tempo)

mentre l’ultimo è Corte Bergamina terminato

nel 2021. In totale si tratta di circa 250 alloggi

Case per la comunità

con la comunità

la maggior parte di proprietà (una quindicina

in affitto) assegnati a prezzo calmierato

rispetto a quello di mercato. Ognuno di

questi interventi ha visto la realizzazione

di importanti opere di urbanizzazione che

hanno riguardato migliorie nella viabilità e la

creazione di aree verdi accessibili a tutti.

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da ascoltare

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| LA COORDINATRICE |

Nel frattempo mi ero laureata in Giurisprudenza e facevo praticantato in uno studio

legale. Non posso dire che l’ambiente mi entusiasmasse. Quando parlavo di CCL invece mi

brillavano gli occhi. Mi sono proprio innamorata della cooperazione. Quando si è prospettata

la possibilità di lavorare nel Consorzio ho detto addio allo studio di avvocati, senza rimpianti.

Con CCL

sono entrata

in un circolo

virtuoso.

In CCL ho trovato un ambiente di persone appassionate,

convinte del lavoro che fanno, che vivono l’essere

cooperatori come una vocazione, né più né meno. Sono

entrata in un circolo virtuoso dove le persone sanno

che stanno prendendo parte a un progetto comune, ci

credono, si adoperano per farlo funzionare.

Nell’Ottocento quando mancava il mangiare, il lavoro,

la casa, la gente si metteva assieme e costituiva le

cooperative... di pescatori, di lavoratori e così via. La

cooperazione è nata per risolvere problemi. Era, ed è,

la risposta a un bisogno. Cosa significa fare cooperazione? Agire insieme mettendo a frutto

diverse competenze, condividere saperi senza gelosie, cercare le soluzioni migliori a un

problema comune e al costo più equo.

A Pero, la Cooperativa Don Ghezzi ha realizzato cinque diversi interventi (in ordine di

tempo: Copernico 8, Battisti 3, Battisti 21, Battisti 9 e Corte Bergamina) a partire dai primi

anni Duemila fino ad oggi. Si tratta di circa 250 alloggi che su un comune di 11mila abitanti

non è cosa da poco.

Quando le persone si avvicinano a noi solo per una questione economica proprio non

capisco. Quasi mi arrabbio. Come fanno a non accorgersi di tutto quello che offriamo in più?

Qualità delle abitazioni e opere di urbanizzazione che migliorano i quartieri in cui andiamo ad

operare. Poi ci sono quelli che all’inizio sono dubbiosi e ci domandano: “Ma veramente posso

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partecipare alle assemblee? Ma è vero che ho a mia disposizione un assistente che mi aiuterà

durante tutta la fase di costruzione?”. Sono stupiti e increduli. Con il passare dei mesi, è bello

vedere come i dubbi lascino il posto alla fiducia.

Un progetto cui tengo tantissimo – perché l’ho visto nascere – è SSA, la Società

Cooperativa Servizi per l’Abitare. Anche SSA è nata per risolvere un problema concreto, la crisi

del 2009. Si tratta di una società di ‘produzione lavoro’ che da una parte ci ha permesso di non

Case per la comunità

con la comunità

dover arrivare a licenziare nessuno, dall’altra ci consente

di accompagnare i soci anche dopo che entrano nei loro

alloggi grazie al servizio di amministrazione di condomini.

Non è stato semplice ma abbiamo vinto una scommessa.

Attualmente amministriamo non solo condomini

derivati dagli interventi di CCL ma anche diversi stabili

del mercato libero. In più abbiamo attivato un servizio di

portierato e pulizia. Anche in questa occasione non ci siamo

accontentati semplicemente di trovare una soluzione ma

abbiamo cercato di farlo portando a bordo i nostri valori più

profondi: solidarietà, equità, redistribuzione.

Lavoriamo

per trovare

soluzioni

a bisogni.

Per questo ci siamo rivolti a persone che erano fuori dal mercato del lavoro,

ultracinquantenni o stranieri con le carte in regola ma con poca conoscenza dell’italiano e che

perciò faticavano a trovare un impiego. Oggi possiamo contare su ben diciotto dipendenti, e tre

di loro – Alexander, Jesus, Jorge – li conoscerete su queste pagine.

NICOLETTA PICCIRILLO

42 ANNI, È VICEPRESIDENTE DI SSA, VICEPRESIDENTE DELLA COOPERATIVA DON GHEZZI DI PERO E MEMBRO DEL

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI CCL. IN AMBITO REGIONALE È PRESIDENTE DI CONFCOOPERATIVE HABITAT

LOMBARDIA.

da leggere

da ascoltare

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| IL TESTIMONIAL |

LORENZO CILETTI

65 ANNI, ORIGINARIO DI UN PAESINO IN PROVINCIA DI FOGGIA SI TRASFERISCE AL NORD CON LA FAMIGLIA ALL’ETÀ

DI 8 ANNI. DAL 1970 LAVORA NELLA RISTORAZIONE. NEL 1988 APRE IL LOCALE DOV’È ANCORA OGGI IN PIENO

CENTRO A PERO.

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PUNTO DI RITROVO PER TUTTI

Non credo di esagerare se dico che,

a Pero, il mio locale è un punto di

ritrovo per tutti, anche se tanti miei

clienti storici arrivano anche dai paesi vicini e

da Milano.

Qui vengono a cenare i candidati dei vari

partiti – non importa di che corrente politica

siano – i giocatori delle squadre di calcio

dilettantistiche e qualche nome top della Serie

A, gli operai di Expo ieri e quelli dell’Ospedale

oggi (ospedale, è così che viene chiamato

l’intervento di trasformazione urbana MIND

dagli abitanti di Pero, ndr), gli impiegati e i

liberi professionisti, i ragazzi che frequentano

l’oratorio e quelli che si allenano al centro

sportivo, la polizia e i carabinieri (una parete

del locale è interamente rivestita dalle targhe

dell’Arma e tra queste una recita: ‘A Lorenzo,

tutto il meglio al migliore’, ndr).

Insomma da qui passa un’umanità varia

che ormai conosco e con la quale mi piace

intrattenermi. Certo gli amici me li scelgo

e ormai ho affinato l’occhio e so a chi dare

confidenza e a chi no. Ma se chiedete in giro,

credo che tutti parlino di me come di una

persona sempre con il sorriso sulle labbra e la

battuta pronta, insomma uno di compagnia. La

Case per la comunità

con la comunità

settimana scorsa un amico mi ha detto che era

una giornata nera e allora ha pensato: “Vado a

pranzo da Lorenzo così mi rilasso un po’”. Sono

cose che fanno piacere.

Nonostante sia qui da quasi quarant’anni,

non posso dire di conoscere bene il paese, per

esempio quando qualcuno si ferma a chiedere

indicazioni stradali raramente so fornirgliele,

in compenso conosco bene le persone. Con gli

amici, e Marco Venturini è certamente uno di

questi, amo fermarmi a chiacchierare, è bello

poter scambiare qualche battuta, commentare

una notizia del giornale oppure fare un

commento sull’ultima partita di Campionato,

anche se Marco ed io - calcisticamente parlando

- siamo agli antipodi, tifoso dell’Inter io, del

Milan lui (ride, ndr).

Ah dimenticavo: qui si mangia da Dio e il

nostro pizzaiolo è il numero uno! Provare per

credere.

da leggere

da ascoltare

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LEGGIMI

Per scaricare il pdf dell’instant book

inquadra il QR Code


Case per la comunità

con la comunità

da leggere

da ascoltare

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| LA VOCE DEI SOCI |

LA FIDUCIA VIENE DA LONTANO

Sono cresciuta nell’appartamento dei

miei genitori in via Copernico 8 in uno

stabile realizzato da CCL. Da grande,

sono diventata a mia volta socia della Cooperativa

Don Ghezzi aderendo all’iniziativa di via Battisti

dove ho vissuto per sette anni. Quando ho visto

il progetto di Corte Bergamina però ho pensato:

“Ecco la mia prossima casa”.

Sono stata l’ultima tra i soci a entrare

nell’iniziativa così non ho avuto la possibilità di

scegliere l’alloggio ma devo riconoscere che

è perfetto per me: non troppo grande, con un

terrazzo ampio sempre all’ombra adorato dai

miei due gatti. Inoltre l’affaccio interno verso

la corte è tranquillo, privato, intimo. Mi piace il

silenzio, l’assenza di traffico, il fatto che non ci sia

introspezione da parte di estranei.

Proprio durante i lavori è scoppiata la

pandemia, certo tutto si è complicato ma devo

riconoscere che grazie alla pazienza e alla

determinazione della Cooperativa non ci siamo

mai sentiti abbandonati. Sapevamo di avere al

nostro fianco dei professionisti che in qualche

modo sarebbero stati capaci di tirarci fuori da

quell’impasse.

Durante la

pandemia

non ci siamo

mai sentiti

soli.

Nonostante la casa non sia grande, quando

c’è da trovarsi con gli amici la scelta ricade sempre

qui. È accaduto anche lo scorso Capodanno, tutti

a festeggiare da me in Corte Bergamina. Io sono

felice di aprire la porta di casa, ne vado fiera.

I miei amici? Credo che un po’ invidino questa mia

nuova fantastica sistemazione.

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Case per la comunità

con la comunità

FRANCESCA ABBATE

da leggere

da ascoltare

40 ANNI, GIORNALISTA E GRAFICA, È L’ILLUSTRATRICE CHE HA REALIZZATO LA MAPPA DI PERO PUBBLICATA SU QUESTO

INSTANT BOOK. UN TEMPO PROPRIETARIA DI UN ALLOGGIO NEL COMPARTO BATTISTI, OGGI VIVE IN CORTE BERGAMINA.

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| LA VOCE DEI SOCI |

GIUSEPPE BARLETTA

40 ANNI, LAVORA IN RICERCA E SVILUPPO PER UNA MULTINAZIONALE NEL

CAMPO DELL’EDILIZIA. ABITA IN VIA BATTISTI DAL 2015 CON MOGLIE E DUE

FIGLI. È ALLENATORE DELLA SQUADRA DI CALCIO DEL SUO CONDOMINIO. È

ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI E SPORT DI PERO DAL 2019.

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UN GIOCO DI SQUADRA

Abito in via Battisti dal 2015 cioè

da quando l’intervento è stato

completato. Il clima che si respira

è quello di una famiglia: ci si aiuta, ci piace

stare insieme, i nostri figli si frequentano e

giocano negli spazi comuni all’aperto, quando

ci sono problemi ci si trova in giardino per

risolverli. C’è uno spirito di collaborazione

che non ho mai riscontrato da altre parti.

L’idea di organizzare un ‘Campionato dei

condomini’ è stata di Marco Venturini. Abbiamo

dato vita dal nulla a una serie di squadre

rappresentative di una decina di stabili: Taggia,

Caldera, Donna Prassede, Palazzo Marino.

Oltre ad allenarsi e a giocare, la cosa

importante è il famoso ‘terzo tempo’, si cena

assieme con i figli, le mogli, le compagne. Ma non

nego che anche i risultati sportivi abbiano un certo

peso: abbiamo vinto per due anni consecutivi, che

soddisfazione! La finale si gioca a San Siro e in palio

c’è un defibrillatore per il condominio con tanto

di corso di formazione per imparare ad usarlo.

Nel 2019 mi è stata lanciata un’altra sfida:

candidarmi alle elezioni comunali. Oggi sono

Assessore ai Lavori Pubblici e Sport di Pero.

Quest’esperienza mi ha permesso di conoscere

le dinamiche dell’amministrazione pubblica che

non sono così semplici come si crede. Bisogna

rispettare vincoli e tempistiche, saper ascoltare e

mediare. Un’esperienza che dovrebbero fare tutti

quelli che danno giudizi affrettati senza capire il

grande lavoro che si cela dietro al fare politica.

Fare politica

insegna a

mediare e

ad ascoltare

le ragioni

di tutti.

Case per la comunità

con la comunità

da leggere

da ascoltare

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| LA VOCE DEI SOCI |

AMORE A PRIMA VISTA

Ricordo ancora quando Dario è andato ad

accompagnare nostra figlia a vedere il

cantiere dove sarebbe nata la sua nuova

casa ed è tornato da me dicendo: “Isa ho comprato

casa. Vedrai come ci farà ringiovanire!”. In quel

momento non ne ero tanto convinta, ma poi mi sono

dovuta ricredere, come al solito aveva ragione lui.

Questa casa, il suo ampio terrazzo affacciato sul

verde dove amavamo passare le serate estive a

chiacchierare, le stanze ampie e luminose, insomma

qui tutto è bello. L’unica cosa che ora manca è proprio

lui che se n’è andato un anno fa; fino all’ultimo è

stato un uomo esplosivo, pieno di interessi, sportivo

al limite dell’incoscienza, pensate che a 80 anni si è

lanciato con il paracadute.

lavori, inserendo eventuali modifiche ma anche gli

arredi che avremmo portato dalla casa precedente.

La sera dopo cena, spostavamo i mobili della

sala e ci mettevamo a ballare. È la mia grande

passione. Ci siamo conosciuti nella sala da ballo

Pigalle di Corso Buenos Aires. In tutti gli anni

assieme ho sempre provato a insegnargli a ballare

ma lui non era tanto portato. Abbiamo viaggiato

tanto nella vita: Messico, Cuba, Malta, Brasile non

ricordo neanche più tutti i posti in cui siamo stati.

Eppure ‘casa’ per noi è sempre stata Pero e questo

nuovo alloggio ci ha sempre riempiti di gioia.

Per questa casa si era preso una specie di

‘cotta’, così come per la Cooperativa Don Ghezzi

e le persone che ci lavorano. Con Marco Venturini

si è creato subito un rapporto di fiducia tant’è che

quando abbiamo venduto il vecchio appartamento ha

voluto che fosse presente nella fase di contrattazione

perché vedeva la Cooperativa come una sorta di

garanzia. È la dimostrazione che la contaminazione

tra persone per bene può funzionare e dare buoni

frutti.

Quando ancora c’era il cantiere si era fatto dare

tutte le planimetrie così da conoscere nel dettaglio

metrature, esposizione, distribuzione degli ambienti

interni. Di ogni appartamento aveva stilato un

elenco di pregi e difetti. Questo era l’alloggio che lo

soddisfaceva sotto tutti i punti di vista, la sua ‘prima

scelta’. Ne ha costruito un plastico in scala che teneva

aggiornato a seconda dello stato di avanzamento dei

Traslocare

ci ha fatto

tornare

giovani.

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Case per la comunità

con la comunità

ISABELLA CICCIRIELLO E CRISTINA RIGOTTI

da leggere

da ascoltare

76 ANNI, LA MAMMA E 42 ANNI LA FIGLIA, ABITANO IN DUE ALLOGGI NEL COMPARTO BATTISTI. DARIO ALFONSO RIGOTTI, MARITO DI

ISABELLA E PADRE DI CRISTINA, HA FORTEMENTE VOLUTO TRASFERIRSI IN QUESTO CONDOMINIO, È MANCATO UN ANNO FA A 82 ANNI.

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| LA VOCE DEI SOCI |

CON LA COOPERATIVA NON

MI SONO MAI SENTITO SOLO

ANDREA CACCETTA

41 ANNI, LAUREATO IN INGEGNERIA INFORMATICA È SOCIO DI UNA SOCIETÀ DI MANAGEMENT CONSULTING. SOCIO DELLA

COOPERATIVA DON GHEZZI E MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, VIVE A PERO IN UNA CASA IN BATTISTI INSIEME ALLA

MOGLIE SERENA E AI FIGLI GRETA 12, PIETRO 11, ANITA 6, EMANUELE 2.

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Sono di origini siciliane, i miei sono

venuti a vivere qui quando ero piccolo.

Mio padre lavorava in un’azienda che

faceva trattamenti sull’acciaio. Per loro non è

stato semplice integrarsi. Vi faccio un esempio:

all’epoca le case ai meridionali le affittavano solo

certe persone e per questo mio padre ha dovuto

accettare canoni contrattuali maggiorati. Oggi

mamma e papà sono i custodi di una scuola a

Milano e vivono nella guardiola. Tutto questo per

dirvi che non avrei mai pensato di comprare casa

a 23 anni. Quando qualcuno mi dice: “Sei stato

coraggioso” rispondo: “C’è stato un tessuto che

mi ha permesso di esserlo”.

A differenza di mio padre, ho avuto la grande

fortuna di crescere in un contesto che mi ha aiutato,

mi ha fatto sentire accettato. L’oratorio prima, la

Cooperativa Don Ghezzi poi. Quando abbiamo fatto

l’azzardo di acquistare casa mi hanno sempre

trasmesso la sensazione di fare insieme a me un

passo alla volta. È stato come avere al fianco una

famiglia allargata, un non sentirsi mai soli. Non

avrei avuto la forza senza certe persone al mio

fianco: Marco Venturini, Sandro Pizzi. Quando

abbiamo bloccato la prima casa, è stata bellissima

la dignità di mio padre che ha detto a Venturini:

“Se io penso a tutti i sacrifici che ho affrontato,

sono contento anche solo del fatto che Andrea ci

stia provando”.

Com’è successo? Con la mia prima busta paga

io e Serena volevamo comprare l’auto nuova.

Ma litigammo a causa del colore. Incontrai

Venturini che ero ancora nero in volto. Mi ascoltò

e poi mi disse: “Ma se hai questi soldi perché

non ti compri casa?”. Naturalmente era una

boutade perché la cifra era decisamente diversa

ma facendo salti mortali alla fine ce l’abbiamo

fatta. Quando abbiamo consegnato la caparra,

Serena mi ha detto: “Ma cosa significa?”, “Che ci

sposiamo” ho risposto io. Non glielo avevo ancora

chiesto.

Case per la comunità

con la comunità

Il lavoro della Cooperativa ha permesso

di restituire il paese a una serie di famiglie che

altrimenti sarebbero state costrette ad andare

altrove a causa del costo al metro quadro.

Anziché l’auto

ho comprato casa,

merito di CCL.

da leggere

da ascoltare

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| GENTE DI QUARTIERE |

LE MIE CANZONI DI EVASIONE

S

ono cantautore e musicista, il mio

approccio alla musica è intimista,

allegorico, poco descrittivo molto

onirico. I miei sono testi di evasione, contengono

in sé un esotismo, una spinta a lasciare la realtà

per incamminarci su una strada più misteriosa.

Sono nato a Milano e, quando avevo tre anni,

i miei si sono trasferiti a Pero. Ho vissuto qui da

bambino frequentando una triade ben definita:

casa-scuola-oratorio. Mi piaceva la sensazione di

vivere in un paese, la coesione tra le persone, la

facilità di muoversi senza il controllo degli adulti.

Casa mia era piena delle chitarre di mio padre e

da lì ha origine la mia passione. Il primo pubblico è

stato quello dell’oratorio e della chiesa e per anni

non ho sentito l’esigenza di andarmene.

Crescendo quel raggio d’azione si è allargato.

Ho frequentato il liceo a Lampugnano e

il Gallaratese è diventato il mio territorio

d’esplorazione. Giovanissimo ho aderito ad

‘Abitagiovani’ un progetto della Regione Lombardia

per ragazzi under 35 che convenzionava case

dell’ALER. Appena ventenne sono entrato in un

bilocale a San Siro con diritto di riscatto. A soli 28

anni, ho potuto acquistare casa. Che fortuna!

A Pero

si viveva

come in

un paese.

Oggi vivo in V Giornate a Milano con la mia

ragazza. Ognuno di questi luoghi ha segnato un’età

molto diversa della mia vita mi risulta impossibile

fare paragoni. La cosa che so è che quando

sono in un posto, pur standoci bene, ho sempre

bisogno di un altrove, il presente non mi appaga

mai completamente, è quella sete di mistero di cui

parlo nelle mie canzoni, quei testi che hanno avuto

la loro genesi a Pero.

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Case per la comunità

con la comunità

MATTEO (TEO) MANZO

da leggere

da ascoltare

35 ANNI, IL SUO PROGETTO MUSICALE SI CHIAMA KUBLAI UN NOME ISPIRATO A ‘LE CITTÀ INVISIBILI’ DI ITALO CALVINO E SI BASA

SULLA COLLABORAZIONE TRA TANTI ARTISTI DIVERSI.

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| GENTE DI QUARTIERE |

VITTORIANA GALBIATI

72 ANNI, È L’EDICOLANTE DI PERO. L’ATTIVITÀ È DELLA SUA FAMIGLIA DA 60 ANNI.

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L’EDICOLA DI ‘FIORELLO’

Mia mamma era la cameriera della

padrona di questo negozio che

vendeva un po’ di tutto come accadeva

un tempo: giornali, cancelleria ma anche valigie

e casse da morto. Quando la padrona le propose

di comprare il negozio mia madre rispose di sì

anche se non aveva i soldi. Ha pagato cambiali

e fatto enormi sacrifici ma alla fine è diventato

suo. Apriva alle 4.30 del mattino perché i giornali

li portavano con il tram, li buttavano davanti al

negozio e dovevi ritirarli altrimenti li rubavano.

Mio padre lavorava all’Alfa Romeo, al mattino

presto aiutava mamma mentre io, prima della

scuola, facevo il giro delle consegne a domicilio.

Poi salivo sul tram delle 7.20 per andare a scuola

a Rho. Ho studiato da segretaria contabile ma ho

preferito stare qui. Lavoro 11 ore al giorno, arrivo

alle 5.30 e chiudo alle 19, sono aperta anche la

domenica, e ho solo 15 giorni di chiusura all’anno

ma mi piace il rapporto con le persone.

Pero non è più il paese di quand’ero bambina.

A quei tempi nei cortili c’era una vita incredibile.

Nel nostro vivevano 113 famiglie con 60 bambini.

Quando scappava il toro dal macellaio c’era

un fuggi fuggi generale, ricordo che quando si

raccoglieva il grano, la sera, sotto i portici, si

spannocchiava e si cantava. Ora tutto questo non

c’è più. Siamo un ibrido, una cerniera tra Rho

e Milano. Pero non è né paese né città. I piccoli

negozi stanno scomparendo lasciando il posto ai

supermercati e ad Amazon.

Al mattino qui c’è sempre un capannello

di persone che si ferma a chiacchierare e a

commentare le ultime notizie, io la chiamo

‘l’edicola di Fiorello’.

Al mattino un

capannello

di gente si

ferma sempre

a fare due

chiacchiere.

Case per la comunità

con la comunità

da leggere

da ascoltare

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| GENTE DI QUARTIERE |

TESTIMONE DELLA STORIA

I

miei genitori erano veneti, venuti qui dopo

la grande piena del Po’ del ‘51, quando io

avevo solo 7 anni. Erano gente semplice,

avevano fatto la terza elementare. Io ho potuto

frequentare la scuola professionale dove ho

imparato il disegno tecnico e a lavorare il tornio

e la fresa. Appena diplomato sono stato assunto

alla raffineria dove già lavorava mio padre e dove

si raffinavano 4 milioni di tonnellate di greggio

all’anno producendo olio, benzina, bitumi.

Allora Pero era un paesotto provinciale,

ma ben presto sono arrivate tante industrie

metalmeccaniche come la Simca e la Fiam

e tante piccole officine che lavoravano come

indotto della raffineria. Nessuno aveva problemi

di disoccupazione. Era l’epoca d’oro del boom

economico. Ero sindacalista ma, bisogna

riconoscerlo, si stava bene: andavamo al mare

e in montagna, c’era il dopolavoro, avevamo

campi da calcio e da tennis e naturalmente la

quattordicesima.

Insieme alle fabbriche sono arrivate le case.

All’inizio in maniera caotica ma poi seguendo le

indicazioni del Piano Regolatore Generale. Pero

cambiava e noi faticavamo ad accorgercene. La

prima grande metamorfosi di cui invece ci siamo

resi conto è stato quando hanno smantellato la

raffineria e hanno costruito la Fiera e poi l’Expo.

Fabbriche,

emigrati

e case: il

grande

boom.

Oggi il progetto di MIND ci chiede di diventare

città di dotarci di tutti quei servizi – scuole, campi

sportivi, cinema – richiesti dai nuovi abitanti. È

un’occasione epocale, speriamo di essere in grado

di rispondere in maniera adeguata.

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Case per la comunità

con la comunità

SANDRO PIZZI

da leggere

da ascoltare

79 ANNI, MANUTENTORE DI IMPIANTI PETROLIFERI, HA LAVORATO ALLA RAFFINERIA DI PERO. QUI HA VISSUTO DAI 7 ANNI FINO AD

OGGI DIVENTANDO TESTIMONE DI TUTTI I CAMBIAMENTI DEL PAESE. HA ACQUISTATO CASA PER LA FIGLIA CON LA COOPERATIVA.

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Case per la comunità

con la comunità

da leggere

da ascoltare

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| I NUMERI |

I PROGETTI: COPERNICO E BATTISTI

Vista dell’intervento di Copernico 8

Planimetria di Copernico 8

Planimetria di Battisti 21

Vista dell’intervento di Battisti 3

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I NUMERI

STEP COSTRUZIONE

Copernico 8

2005 2007

Avvio dei lavori Fine dei lavori

Battisti 3

2011

Avvio dei lavori

2013

Fine dei lavori

Battisti 21

2012

Avvio dei lavori

2015

Fine dei lavori

Battisti 9

2012

Avvio dei lavori

2015

Fine dei lavori

ALLOGGI DEI 4 INTERVENTI

Copernico 8

60 alloggi

Arch. Guido Maria Galbiati

Battisti 3

49 alloggi

Arch. Guido Maria Galbiati

56

60

Battisti 21

60 alloggi

Arch. Alberto Geroldi

Battisti 9

56 alloggi

Arch. Luca Acquaviva

60

49

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| I NUMERI |

IL PROGETTO: CORTE BERGAMINA

© Arch. Acquaviva

SLP* TOTALE RESIDENZE

1857 m 2

*superficie lorda di pavimento

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I NUMERI

STEP COSTRUZIONE

2017 2018

Prima assemblea

Avvio dei lavori

2021

Fine dei lavori

I 2 EDIFICI

}

}

Cascina

proprietà

della

Edificio

2 alloggi

Coop.

ex novo

22 alloggi

in affitto e

Don

in proprietà e

2 in proprietà Ghezzi

28 box

I SOGGETTI

COINVOLTI NELLA

REALIZZAZIONE

DI PERO

OPERATORI: Cooperativa Don Giuseppe Ghezzi

IMPRESA ESECUTRICE: Pro Edil Cinisello

PROGETTISTA: Arch. Luca Acquaviva

DIRETTORE LAVORI: Arch. Luca Acquaviva

CLASSE DI

EFFICIENZA

ENERGETICA

A

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| IL PROGETTISTA |

LA CORTE: ELEMENTO

IDENTITARIO DEL PROGETTO

Uno spezzone di cascina fatiscente e una

casa unifamiliare di poco pregio, disabitata

e isolata all’interno di un’area verde incolta,

ecco cosa c’era su questo lotto quando siamo arrivati.

Il processo progettuale prende sempre le mosse

da elementi esterni come le esigenze abitative (Slp,

numero alloggi), il budget, gli obblighi normativi.

Sono tutti elementi che spesso sono percepiti come

limiti e che invece possono trasformarsi in importanti

stimoli interpretativi. Il progetto non è mai il risultato

di un’arida sommatoria ma diventa sintesi di questi

elementi inestricabili.

Qui, in particolare, i paletti più importanti erano

quelli attinenti la parte di cascina, un edificio assimilabile

a zona A e dunque da tutelare il più possibile e sulla cui

area di pertinenza il PGT (Piano di Governo del Territorio)

prefigurava, un po’ ottimisticamente, una sorta di piazza

verde. Per quanto possibile, dovevamo mantenere

l’edificio esistente ma, per questioni prevalentemente

di efficientamento energetico, era altresì necessario

demolirlo in parte. Abbiamo perciò mantenuto l’ossatura

principale e l’equilibrio dei volumi.

Contemporaneamente gli ambienti interni

dovevano rispondere alle esigenze normative: barriere

architettoniche, altezze, percorsi, requisiti igienicosanitari.

In alcuni casi siamo dovuti ricorrere a piccoli

espedienti come una rampa nel ballatoio al piano primo

che abbiamo mascherato con un carter.

Una seconda sfida, più semplice, era la presenza,

al confine dell’area, dei pozzi dell’acquedotto da cui

eravamo obbligati a mantenere delle distanze minime

per la realizzazione delle rampe ai box.

Recuperare

e demolire

un difficile

equilibrio.

Infine c’era da risolvere una questione compositiva:

riproporre la corte, aggiornata al gusto contemporaneo.

Ci siamo chiesti: “Da cosa viene definita una corte?”. Dai

suoi quattro lati, cioè da quella percezione di chiusura

visiva e intimità che la contraddistingue e che la rende

un altrove rispetto al mondo circostante. Nel nostro

caso questo confine era forte dove sorgeva il nuovo

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LUCA ACQUAVIVA

52 ANNI, È ARCHITETTO PROGETTISTA DI CORTE BERGAMINA DI CUI È STATO ANCHE DIRETTORE LAVORI. CON CCL AVEVA LAVORATO

PRECEDENTEMENTE IN BATTISTI 9. DAL 2014 FA PARTE DELLA COMMISSIONE DEL PAESAGGIO DI S. MARTINO SICCOMARIO E DEL CONSIGLIO DI

DISCIPLINA DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI PAVIA. VIVE IN PROVINCIA DI PAVIA.

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| IL PROGETTISTA |

© Arch. Acquaviva

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edificio a L, dove c’era la cascina e dove si innalzava

il muro di confine. Ma era sfrangiato e ‘aperto’ in due

angoli diametralmente opposti su cui abbiamo deciso di

localizzare l’ingresso con la sua ampia pensilina da una

parte e, al lato opposto, la fontana.

L’elemento identitario dell’intero progetto diventa

proprio la corte cui si deve anche il nome dell’intervento:

Corte Bergamina e non Cascina Bergamina. Lo spazio

interno così definito non è un giardino decorativo o uno

spazio di risulta ma è un ambito attrezzato, vero fulcro

attorno a cui si sviluppano gli edifici.

Per quanto riguarda l’aspetto compositivo, mi piace

sempre approcciare un nuovo progetto con la massima

libertà. Il linguaggio scelto deve essere legato a quel

determinato momento e a quel luogo altrimenti si

rischia un meccanismo perverso di pigrizia creativa.

Per dissimulare le grandi dimensioni cerco di

alleggerire i volumi con degli escamotage. Per esempio,

nell’edificio ex novo, ho trattato in maniera differente

le superfici: con un gres porcellanato effetto pietra il

portale, i giardini pensili, gli angoli e i terrazzi, a intonaco

tutto il resto. Il colore che domina sia la cascina che

l’edificio nuovo è l’avorio diventando elemento d’unione.

I layout interni degli appartamenti sono uno diverso

dall’altro. Sono convinto che sia importante avere una

grande varietà di scelta visto che poi le persone che

vanno a vivere nei condomini sono una diversa dall’altra

con sensibilità ed esigenze specifiche.

Lo spazio interno deve avere una sua regolarità

per essere funzionale ed esteticamente appagante,

per questo a volte ricavo delle nicchie per nascondere

gli ingombri fissi come le docce e lasciare uno spazio

più pulito, integro, senza fastidiose interruzioni.

In tutti gli alloggi c’è un rapporto fluido tra spazio

interno ed esterno, le terrazze e i balconi non sono

mai semplicemente decorativi ma devono avere delle

proporzioni per essere abitabili e godibili. Da quando

abbiamo vissuto il lockdown ancora di più.

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| LA PAROLA A SSA |

CON LA COOPERATIVA

UN MODO DIVERSO DI LAVORARE

JESUS: La pandemia è arrivata che avevo appena

iniziato a lavorare per SSA. All’inizio, non posso

negarlo, ho avuto paura. Non si sapeva quanto il

contagio fosse grave e le notizie non erano affatto

rassicuranti. Noi eravamo in prima linea: dovevamo

adoperarci perché il condominio continuasse a

funzionare, cercavamo di dare una mano a chi non

poteva uscire, consegnavamo i medicinali. Insomma

abbiamo cercato di far fronte all’emergenza. Oggi per

fortuna siamo qui a raccontarlo.

JORGE: Sono in SSA da più di dodici anni. È successo

che lavoravo in un condominio dove abitava l’allora

presidente di CCL il dottor Lupatini. Ero dipendente di

una ditta che non mi valorizzava, dove i rapporti erano

piuttosto freddi. Così quando si è creata l’occasione di

andare in SSA non ho avuto dubbi. Questo lavoro mi

permette di vivere, non semplicemente sopravvivere,

come accadeva prima. Sono una persona che quando

fa qualcosa vuole farlo bene, ci metto il cuore e credo

che molti se ne accorgano.

GLI ANIMOTORI

JESUS 46 ANNI, JORGE 55 ANNI E ALEXANDER 43 ANNI, HANNO TUTTI E TRE ORIGINI PERUVIANE E VIVONO IN ITALIA DA UNA VENTINA D’ANNI

CON LE LORO FAMIGLIE. OGGI SONO ANIMOTORI DI SSA. JORGE DA QUALCHE ANNO VIVE IN UN CONDOMINIO DEL COMPARTO BATTISTI.

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ALEXANDER: Il rapporto che si è instaurato tra noi e

la dirigenza di SSA e CCL è incredibile, non si tratta

solo di fiducia, direi che è un’amicizia sincera. Marco

Venturini per esempio passa ogni mattina per andare

a prendere un caffè tutti insieme, quale altro capo lo

fa? È veramente raro.

Durante la pandemia, SSA ha deciso di puntare sulla

nostra formazione facendoci seguire un corso valoriale

e motivazionale di tre mesi. Ci è servito per ragionare

sul nostro ruolo, per approcciarci in maniera corretta

agli abitanti dei palazzi in cui operiamo, ma anche per

conoscerci tra noi ‘animotori’.

Una cosa che mi rende felice? Il fatto che mio

figlio Davide giochi nel Campionato dei Condomini,

un’esperienza bellissima che non ha fatto che legarci

ancor di più con la comunità di Pero anche perché a

fine partita andiamo sempre a mangiare e festeggiare

tutti assieme. Siamo una vera squadra.

Ci sentiamo

valorizzati e

parte di una

comunità.

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| LA PAROLA A CCL |

PER ME COOPERAZIONE

È SINONIMO DI INNOVAZIONE

Innovazione e tradizione unite assieme da un

legame inscindibile: ecco cosa significa per me

cooperazione. La tradizione arriva dal passato

perché la cooperazione è uno strumento giuridico

antico che permette di mettere insieme i soci per

raggiungere obiettivi comuni. Dove sta l’innovazione?

Nel fatto che da anni abbiamo fatto un salto di qualità:

non prestiamo attenzione semplicemente alla casa tout

court ma ci occupiamo di interpretare i bisogni di chi la

abita, possibilmente anticipandoli al mutare dei tempi.

Sondaggi e inchieste sono per CCL strumenti concreti

per individuare servizi utili al vivere contemporaneo. Le

nostre sale comuni, il babysitteraggio condominiale, la

badante per i più anziani, le ripetizioni per i ragazzi sono

tutte proposte nate interrogando i nostri soci.

Da tanto tempo diamo vita a servizi che altri

realizzano solo ora: concierge è quello che da noi sono

da anni gli ‘animotori’, la sala fitness è la sala comune,

insomma nomi diversi per indicare cose molto simili.

Con il tempo ci siamo evoluti. Oggi non guardiamo

più solo al condominio ma cerchiamo di creare occasioni

guardando alla scala del quartiere, in modo che i nostri

interventi non siano mai delle astronavi calate dall’alto.

Dopo aver costruito devi restituire alla città in reti

virtuose, in servizi per la comunità. A Pero lo abbiamo

fatto contribuendo a bonificare il fiume Olona un tempo

fortemente inquinato, realizzando il parco e unendolo

con un ponte ciclo-pedonale che evita l’attraversamento

della strada carrabile, realizzando importanti opere di

urbanizzazione al fianco del Comune, ristrutturando

una cascina che stava cadendo a pezzi.

Restituire

alla città

servizi

per tutti.

Ecco il

nostro

obiettivo.

Un’ultima caratteristica connota CCL rispetto ad

altre cooperative: non accade mai che, finito di costruire,

ce ne andiamo; di solito manteniamo nei nostri

interventi degli spazi per la Cooperativa o degli alloggi

che gestiamo direttamente affittandoli. È un modo per

mantenere un presidio che serve a noi per vedere come

crescono le nostre iniziative nel tempo e a chi ci vive a

sentirsi accompagnato. Un gesto concreto per costruire

mattone dopo mattone la nostra credibilità.

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CLAUDIO PALMERINI

53 ANNI, DIRETTORE GENERALE DI CCL DOV’È ARRIVATO NEL 1994 COME RESPONSABILE DELL’UFFICIO LEGALE. FA PARTE DEL CONSIGLIO DI

AMMINISTRAZIONE. HA MOGLIE E CINQUE FIGLI.

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| LA PAROLA A CCL |

MARCO VENTURINI

56 ANNI, VICEPRESIDENTE DI CCL, PRESIDENTE DI SSA, PRESIDENTE DELLA COOPERATIVA DON GHEZZI CHE OPERA A PERO.

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L’ABITARE CHE PARTE DAL BASSO

Avevo 28 anni quando, insieme ad un amico,

stufi di veder andare via da Pero tanti

coetanei che non potevano permettersi casa,

ci rivolgemmo al nuovo parroco Don Antonio Mascheroni

chiedendogli come potevamo trovare un’abitazione a un

prezzo ragionevole.

La risposta di Don Mascheroni ci lasciò basiti:

“Prima di parlare della vostra casa, pensate alla casa

di tutti” ci rispose schietto. L’idea che ci lanciò era

quella di costituire una cooperativa che si occupasse

del tema CASA come questione fondante di benessere e

coesione sociale. Sinceramente non sapevamo neanche

da che parte cominciare ma lui ci mostrò il cammino.

Chiamammo la cooperativa Don Ghezzi in memoria del

parroco che era da poco mancato ed è la stessa che ha

operato in tutti questi anni sul territorio di Pero.

La nostra storia dell’abitare dunque è una storia

nata dal basso per rispondere a bisogni concreti.

Iniziarono così dieci anni di attività culturale

sul territorio, organizzavamo convegni, assemblee,

incontri. Non avevamo un’area su cui poter intervenire

costruendo, non potevamo contare su appoggi politici,

eravamo solo un gruppo di ragazzi con tanta grinta e il

desiderio di poter fare qualcosa di utile per la città, nel

senso più antico del temin ‘polis’.

Dopo una decina d’anni, nel comparto di via

Copernico vennero individuati quattro ambiti di

trasformazione per un totale di circa 350 alloggi. Le

istituzioni in carica ai quei tempi ci hanno dato fiducia e

siamo riusciti ad acquistare uno dei lotti dove abbiamo

realizzato 60 alloggi.

Fummo costretti a passare dalle parole ai fatti, non

fu semplice e non posso negare che in tanti momenti

provai un vero sgomento di fronte a quello che ci

attendeva, ma ci rimboccammo le maniche e alla fine

realizzammo l’intervento in maniera esemplare.

Eravamo

solo un

gruppo di

ragazzi con

il desiderio

di fare

qualcosa

di utile per

la città.

È stato il primo mattone su cui costruire la nostra

credibilità, il modo per guadagnarci la fiducia dei futuri

soci. Per fortuna l’intraprendente Don Mascheroni

ci aveva fatto conoscere CCL che ci affiancò in tutti

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| LA PAROLA A CCL |

Nella cooperazione

ho trovato cultura

e rapporti umani.

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gli aspetti più tecnici, come per esempio le questioni

contabili. Fu una scuola eccezionale da cui ho imparato

tantissimo.

Intanto lavoravo con soddisfazione in un’impresa

edile. Un lavoro ben retribuito, in cui davo tutto me

stesso. Finito l’intervento di via Copernico un referente

di CCL mi disse: “Marco lascia tutto, licenziati, vieni da

noi”. Ricordo che pensai: “Ma perché dovrei lasciare

un ottimo stipendio, un contratto di lavoro a tempo

indeterminato, un posto di lavoro che mi piace?”. Ma

la proposta aveva instillato in me il seme del dubbio

così, come sempre, feci l’errore (ride, ndr) di chiedere

il parere di Don Mascheroni che senza pensarci su due

volte mi disse: “Non avere dubbi, accetta l’offerta e

cambia vita”.

Nella cooperazione ho trovato cultura, rapporti con

le persone, umanità. È stata l’occasione per affacciarmi

sul mondo e guardarlo con occhi nuovi. Per me

cooperazione è aggregare e agire nella trasparenza con

serieta’.

Quando incontro qualcuno dei soci per strada e

ammette: “Se non avessi aderito alla Cooperativa io la

casa non me la sarei mai potuta comprare” mi rendo

conto di aver fatto qualcosa di buono. Poi c’è chi una

volta mi ha detto: “Con voi ho comprato casa con la

tranquillità con cui sarei andato a comprare un chilo

di pane perché sapevo di aver messo i miei risparmi in

mani oneste”. Sono cose che ripagano e ti gratificano

come neanche il più lauto stipendio è in grado di fare.

Nella prima vita, quando lavoravo nell’impresa

edile, l’esistenza era fatta solo di numeri, i risultati

economici erano gli obiettivi da raggiungere e c’era

poco altro. Oggi la vita è molto più piena, di senso e di

umanità. Il lavoro che faccio è il mio hobby, per questo

mi sveglio ogni mattina con tanto entusiasmo.

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| GLOSSARIO |

LE PAROLE PER CAPIRE

La Città metropolitana: è ente territoriale di area vasta dotato di autonomia normativa, amministrativa e finanziaria.

È uno degli enti locali territoriali presenti nella Costituzione italiana. La legge n.56/2014 ne disciplina l’istituzione in

sostituzione alle province.

PGT Piano di Governo del Territorio: è uno strumento urbanistico introdotto nella Regione della Lombardia con la

legge n. 12/2005. Il PGT ha sostituito il Piano regolatore generale come strumento di pianificazione urbanistica a

livello comunale e ha lo scopo di definire l’assetto dell’intero territorio comunale.

PRGC Piano Regolatore Generale Comunale: è lo strumento principe della pianificazione urbanistica di livello

comunale: localizza i servizi e le infrastrutture, divide il territorio in zone omogenee per caratteristiche e previsioni

urbanistiche, regola l’attività edificatoria.

PTM Piano Territoriale Metropolitano: si pone al crocevia tra pianificazione strategica, piani clima e piani per

l’energia sostenibile, piani per la mobilità, progetti territoriali e settoriali.

Zona A o Centro storico: comprende le parti del territorio aventi agglomerati urbani di carattere storico, artistico e

di particolare pregio ambientale e le aree circostanti che possono considerarsi ad esse assimilate o complementari.

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Colophon

DIRETTORE RESPONSABILE: Alessandro Maggioni

CONCEPT E PROGETTO EDITORIALE: Itaca Comunicazione - Milano

REDAZIONE TESTI E CURATELA: Silvia Icardi

COORDINAMENTO: Ester Bachis

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Maria Stella Gara

CREDITI FOTOGRAFICI: Michela Laudadio

ILLUSTRAZIONE DELLA MAPPA: Francesca Abbate

PODCAST: Valentina De Poli, Matteo Scandolin

STAMPA: Boniardi Grafiche - Via Gian Battista Vico, 40 - Milano

Stampato in Italia

Finito di stampare ad agosto 2022


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LA VOCE DI INSIEMI

Valentina De Poli

Giornalista e podcaster, è esperta in

comunicazione integrata e storytelling

aziendale. Grazie a una ventennale

esperienza in Disney si è misurata con

le più importanti realtà culturali italiane,

con l’insolito privilegio di interagire con

un pubblico eterogeneo. Oggi presta la

sua esperienza ad aziende interessate

alla costruzione di contenuti mirati, tra cui

podcast di cui è autrice e speaker.

LA PENNA DI INSIEMI

Silvia Icardi

Giornalista, laureata in Architettura, lavora

da più di vent’anni nella comunicazione sia

per la televisione sia per la carta stampata.

Dal 2012 collabora continuativamente

per le pagine ‘Cultura e Spettacolo’

del Corriere della Sera occupandosi di

architettura, design, società. Firma articoli

per riviste di settore dell’architettura e

dell’interior design come Abitare e Marie

Claire Maison.

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ASCOLTAMI

IL PODCAST DI CCL

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