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Archeomatica 2 2022

Tecnologie per i Beni Culturali

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ivista trimestrale, Anno XIV - Numero II giugno 2022

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Piattaforme

in Evoluzione

A new IDEHA for Data managing and displaying

Open History Map

Open Science for Archaeology

www.archeomatica.it


EDITORIALE

Diritto d'autore e Digitale

Questo numero di Archeomatica tocca, con l’articolo di Paolo Rosati dal titolo Open

science for archeology, il complesso tema delle Creative Commons Licences. Quante e di

che tipo sono le licenze in Open access, che il Web ha ottenuto di diffondere. Quasi tutte

dispensano la licenza di utilizzo in tutto o in parte di un lavoro letterario o scientifico,

purché siano rispettate le dichiarazioni dei crediti autoriali o, per meglio dire, i crediti

delle istituzioni, fondazioni ed editori che li detengono. Lo spartiacque fondamentale è

tra le edizioni ante e post 1940, ma non per tutti i paesi è ugualmente regolamentato ed

anche per una buona fetta di opere anteriori al 1940, se non tutte, per poterle consultare

il lettore e lo studente dovranno registrarsi e dichiarare di non volerne fare un uso

commerciale per poterle scaricare. Non è chiaro perchè, dal momento che quasi nessuna

delle istituzioni e degli editori coinvolti potrebbero dimostrare di aver mai acquistato i

diritti autoriali delle opere e la loro acquisizione è per lo più soggetta a legislazioni di

singoli stati, mirate alla diffusione pubblica del bene, conditio sine qua non di un uso

commerciale. In altre parole, autori ed editori pioneristici che ne hanno suffragato la

creazione, la pubblicazione e la riproduzione possono continuare a crepare di fame per

generazioni ed il pubblico dovrà continuare a pagare il prezzo di un disagio anche quando

l’accessibilità e i diritti di riproduzione siano scaduti da tempo. Un dato di fatto è che la

fruizione sia un bene commerciale e che le schiere di riproduttori siano schiere di fruitori

che contribuiscono al valore di un’opera. Voler limitare l’accessione ad un prodotto

autoriale da parte di chi non ne è autore, al contrario, è un’operazione commerciale a

tutto tondo. Se opere enciclopediche come Wikipedia hanno mostrato quanto lento sia

l’aggiornamento culturale di una produzione dai confini sempre più illimitati, hanno d’altra

parte dimostrato anche che quasi mai nessuno sa chi ha detto che. E’ che il grosso del

lavoro di ogni autore è tracciare l’identikit di un prodotto culturale, afferrare chi, dove e

quando ne abbia detto che, per finire a scoprire che molte volte i più autorevoli ideatori e

interpreti siano i più taciuti e gratuiti. La letteratura è un lavoro di copia e incolla, dove

il plagio è all’ordine del giorno e forse è proprio questo a fare della ricerca in open access

la novità della crescita di una comunità scientifica: la misura di una fruizione simultanea

di una mole prima d’ora quasi imperscrutabile di dati, in cui anche l’autore neofita possa

addentrarsi come uno scolaretto e raggiungere il bene di leggerla a portata di mano,

ripagando gli autori e gli editori che l’hanno realizzata a questo fine e nessun altro. Il Web

è quel buon padre di famiglia che mette nel nostro scaffale un’indice di opere in un modo o

nell’altro proibite, frutto di un'umanità intera, in cui trovare non tanto e non solo qualcosa

di nuovo da dire, ma le ragioni del nostro dire più pressante, che, dopo aver letto e riletto,

ci sembrerà sempre meno uguale e sempre più comprensibile ad altri, meno divulgativo che

mai. Un obbiettivo fondamentale del web, da non cambiare, è che nessun altro dispensi

un’opera se non chi l’ha creata e che il più acuto dei lettori ne sia anche il suo inventore.

La fruizione digitale non sostituisce il contatto diretto con l’opera d’arte e nemmeno

le possibilità d’investimento commerciale nel prodotto. La sua portata rivoluzionaria e’

paragonabile all’invenzione della stampa tipografica: ci aiuterà a scoprire, come buoni

indagatori, qualcosa di falso in quello che la storia ha riconosciuto vero. Un nuovo impegno

nell’esercizio d’immaginazione, ma con una memoria meno ingombrante nello spazio fisico

che ci circonda e, soprattutto, senza rifiuti.

Buona lettura,

Francesca Salvemini


IN QUESTO NUMERO

DOCUMENTAZIONE

6 Uno strumento per

la digitalizzazione e

gestione

del Patrimonio

Culturale nel Parco

Archeologico

di Paestum e Velia: la

piattaforma HERA di Gabriel Zuchtriegel,

Francesco Uliano Scelza, Riccardo Auci, Cristiano Benedetto De Vita

In copertina dimostrazione del Tablet per la

gestione dei flussi di fruizione della

piattaforma Hera, utilizzata nel Parco

Archeologico di Paestum e Velia.

GUEST Paper

12 Full immersion in

Cultural Heritage

environments:

A new IDEHA for

data managing and

displaying

By Luca Bevilacqua, Bruno

Fanini, Nicola Mariniello, Augusto Palombini, Vladimiro Scotto di Carlo,

Giuseppe Scardozzi, Antonio Sorgente, Paolo Vanacore

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su Twitter, Facebook e Instagram

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Anno XIV, N° 2 - GIUGNO 2022

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore

Renzo Carlucci

dir@archeomatica.it

Direttore Responsabile

Michele Fasolo

michele.fasolo@archeomatica.it

comItAto scIentIfIco

Giuseppe CeRaudo, annalisa CipRiani, MauRizio

FoRte, BeRnaRd FRisCheR, Giovanni ettoRe

GiGante, MaRio MiCheli, steFano Monti,

luCa papi, MaRCo RaMazzotti,

antonino saGGio, FRanCesCa salveMini,

RodolFo MaRia stRollo

Redazione

Maria Chiara Spezia

redazione@archeomatica.it

Matteo Serpetti

matteo.serpetti@archeomatica.it

Valerio Carlucci

valerio.carlucci@archeomatica.it


RUBRICHE

28 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato

dell'Arte

32 AGORÀ

16 Open History Map – Status of the Project

by Marco Montanari, Lucia Marsicano, Raffaele Trojanis,

Silvia Bernardoni, Lorenzo Gigli

Notizie dal mondo delle

Tecnologie dei Beni

Culturali

40 EVENTI

22 Open Science for

Archaeology:

an up-to-date guide

(2022)

by Paolo Rosati

INSERZIONISTI

Esri 27

GEC Software 11

GEOMAX 31

gter 15

Hubstract 36

Nais solutions 40

Planetek 2

Stonex 35

Teorema 38

TechnlogyForAll 39

una pubblicazione

Science & Technology Communication

Science & Technology Communication

Diffusione e Amministrazione

Tatiana Iasillo

diffusione@archeomatica.it

MediaGEO soc. coop.

Via Palestro, 95

00185 Roma

tel. 06.64.87.12.09

fax. 06.62.20.95.10

www.archeomatica.it

Progetto grafico e impaginazione

Daniele Carlucci

daniele@archeomatica.it

Editore

MediaGEO soc. coop.

Archeomatica è una testata registrata al

Tribunale di Roma con il numero 395/2009

del 19 novembre 2009

ISSN 2037-2485

Stampa

System Graphic Srl

Via di Torre Santa Anastasia 61 00134 Roma

Condizioni di abbonamento

La quota annuale di abbonamento alla rivista è di

€ 45,00. Il prezzo di ciascun fascicolo compreso

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abbonarsi: www.archeomatica.it

Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità

dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale

del contenuto di questo numero della Rivista

in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento

elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di

archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto

dell’editore.

Data chiusura in redazione: 30 settembre 2022


DOCUMENTAZIONE

Uno strumento per la digitalizzazione e gestione

del Patrimonio Culturale nel Parco Archeologico

di Paestum e Velia: la piattaforma HERA

di Gabriel Zuchtriegel, Francesco Uliano Scelza, Riccardo Auci, Cristiano Benedetto De Vita

La digitalizzazione del Patrimonio

Culturale sta cambiando

radicalmente i luoghi e gli attori

del sistema Cultura. Tale processo

ha innescato nuovi percorsi di

conoscenza e di valorizzazione,

ponendo l’accento sulla necessità

di individuare strumenti e

metodologie innovative atte a

garantire una razionalizzazione

Fig. 1 - HERA PAESTUM. Schema di sintesi delle caratteristiche e delle funzionalità del

sistema

delle attività alla base del

funzionamento degli Enti

Culturali. Da questo punto di

vista, HERA, la piattaforma di

gestione del Parco Archeologico

di Paestum e Velia, sta

fissando nuovi standard per

la digitalizzazione, per la

la digitalizzazione,

per la conoscenza

e la gestione del

Pat- rimonio.

conoscenza e la gestione del

Paestum e Velia,

sta fissando nuovi

standard per

Patrimonio.

l’accento sulla necessità di individuare strumenti e metodologie

innovative atte a garantire una razionalizzazione delle attività alla base

del funzionamento degli Enti Culturali. Da questo punto di vista, HERA,

la piattaforma di

ges- tione del Parco

Ar- cheologico di

a digitalizzazione del Patrimonio Culturale sta cambiando radicalmente

i luoghi e gli attori del sistema Cultura. Tale processo ha innescato

nuovi percorsi di conoscenza e di valorizzazione, ponendo

L

La forte spinta alla digitalizzazione e lo sviluppo delle

nuove tecnologie per la gestione di big data ha

portato negli ultimi anni a un’ampia rilettura delle

necessità e delle criticità del lavoro degli Enti Culturali,

con l’obiettivo di individuare soluzioni in grado di migliorare

il complesso di attività e di processi che si svolgono

quotidianamente al loro interno. Si riconosce oggi nel digitale

un mezzo per incrementare la cura e la diffusione

del Patrimonio, due degli obiettivi principali di qualunque

Istituzione culturale.

In questo contesto, da alcuni anni il Parco Archeologico di

Paestum e Velia ha avviato la progettazione di uno strumento

digitale di razionalizzazione delle attività e dei

compiti. Il processo ha avuto inizio dall’analisi della complessità

che caratterizza questo Ente: una complessità

riconoscibile in un patrimonio composito costituito da tre

aree archeologiche con i loro monumenti e stratigrafie;

una documentazione scientifica prodotta in almeno cento

anni di attività e un complesso di reperti e manufatti

ricchissimo, in parte esposto e per lo più conservato nei

depositi; e, ancora, strutture, spazi espositivi, laboratori,

documentazione amministrativa.

6 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 7

Fig. 2 - Interfaccia schedografica, con visualizzazione dei reperti catalogati (schede MINP e RA)

Rispetto a tale quadro di così grande eterogeneità nelle sue

forme e nelle sue criticità è emerso l’obiettivo di costruire

una piattaforma che potesse collazionare il patrimonio e

gestirne le attività connesse, sia in fase di programmazione,

sia in quelle di progettazione ed esecuzione; sia rivolte

alla tutela, sia alla fruizione e valorizzazione. Scavi archeologici,

catalogazione, restauri, manutenzione, sono operazioni,

alcune esemplificative di un ventaglio ampio di attività,

che richiedono protocolli e procedure che possano

soddisfare, in termini di efficienza e di risultati, l’impiego

di risorse economiche e umane anche consistenti.

Inoltre, è risultato fondamentale creare un sistema digitale

interoperabile con altre piattaforme già esistenti e con

il mondo esterno al parco, con quell’ampio pubblico che è

il destinatario ultimo delle finalità di tutela e valorizzazione

del patrimonio.

In collaborazione con Visivalab, il Parco ha così progettato

e sviluppato HERA, una piattaforma digitale realizzata per

razionalizzare il Patrimonio dell’Istituto e garantirne la gestione,

la cura e la diffusione.

HERA è formulata secondo un approccio multiutente e dinamico

per cui garantisce un accesso globale al Patrimonio

per differenti livelli di utilizzo, e per distinti trasferimenti

e aggiornamenti. La struttura del sistema si articola su

quattro macro blocchi: area archeologica, sale espositive,

deposito ed archivio. Ciascun raggruppamento ha propri

apparati documentali e regole di utilizzo. Le singole sezioni

sono realizzate per soddisfare gli obblighi di legge di

tutela e di valorizzazione: conoscenza (inventario, catalogo,

ricerca, etc.); conservazione (stoccaggio, monitoraggio,

manutenzione, restauro, etc.); fruizione (diffusione,

riproduzione, studio, uso, etc.).

I dati sono raccolti in un sistema web che permette di

gestire le informazioni sul patrimonio con un’interfaccia

grafica intuitiva. Non si tratta solo di un database online,

bensì di uno strumento dinamico, che permette di utilizzare

i dati disponibili, di crearne di nuovi, di ricercarli e

di organizzarli.

Secondo un’ottica GIS based, HERA è costituita da due interfacce

principali: quella schedografica e quella cartografica.

La prima accoglie tutta la documentazione suddivisa

per categorie specifiche. Più di 27.000 elementi ad oggi

importati sono catalogati secondo schede strutturate sugli

standard ICCD. I dati spaziano dalle planimetrie e disegni

agli archivi di tipo scientifico e amministrativo, dalla bibliografia

alle fotografie, ai reperti mobili, alle indagini

archeologiche. Grazie al lavoro dei funzionari e degli archeologi,

è stato possibile organizzare i database presenti

all’interno degli archivi del Parco, e di sistematizzare le

informazioni inedite o raccolte in maniera asistematica.

Le schede di questa sezione possono essere modificate,

esportate e incrementate. Funzionalità aggiuntive della

sezione permettono di avviare attività di catalogazione con

gruppi di reperti che possono poi essere esportati all’interno

del SIGECweb dell’ICCD. Simili procedure possono

essere attivate per le informazioni legate alle indagini di

scavo e alla documentazione scientifica e amministrativa.

La seconda interfaccia è di tipo cartografico, implementata

attraverso una pianta georiferita della città antica,

la più aggiornata possibile, prodotta attraverso la raccolta

di supporti cartacei e digitali. È disponibile anche la

pianta dei depositi del Museo, che riproduce gli ambienti,

la disposizione degli scaffali e dei ripiani sui quali sono

conservati i reperti mobili. La cartografia è aggiornabile: è

possibile aggiungere e sovrapporre ulteriori supporti multiscalari

e multitemporali (rilievi, mappe catastali, carte

tecniche regionali).

Particolare attenzione è stata data anche al territorio, in

quanto la rappresentazione cartografica non ha limiti spaziali,

ed è dunque possibile aggiungere informazioni relative

all’esterno del perimetro dell’area archeologica.

Le basi cartografiche costituiscono i supporti su cui sono

distribuiti i dati: ogni elemento schedato (che sia un reperto,

uno scavo, un monumento, etc.) è rappresentato

vettorialmente, è geolocalizzato ed è individuabile tramite

ricerca o navigazione libera. Elementi topografici e


Fig. 3 - Interfaccia cartografica: in rosso i poligoni riferibili ai saggi di scavo effettuati nell’area archeologica.

indagini (quasi 500 tra scavo e prospezioni, e più di 1000

monumenti e sepolture) sono rappresentati da poligoni, visualizzabili

attraverso una tabella dei layer.

I reperti sono collegati al contesto di rinvenimento e al

luogo di conservazione o di esposizione. Ciò significa che

uno stesso reperto archeologico può essere correlato a

molteplici informazioni di localizzazione (multiple georeferenced

information) relative al luogo di provenienza e

ai luoghi di fruizione. In pratica, questa soluzione segue

la storia di ciascun reperto e ne prevede lo sviluppo. Difatti

è contemplata la possibilità di variare le informazioni

spaziali in funzione dei movimenti che il reperto affronta,

come nei casi di restauri, mostre ed esposizioni. Al tempo

stesso è fissato il collegamento con i contesti di provenienza.

All’interno di questa costruzione, la mappatura dei depositi

e degli spazi espositivi costituisce un elemento essenziale,

poiché fornisce le informazioni di destinazione del

patrimonio mobile. Come già detto, ogni singolo scaffale

o supporto è stato riprodotto digitalmente sotto forma di

poligoni vettoriali ed è consultabile sulla mappa. I poligoni

rappresentano dei veri e propri contenitori nei quali

sono inseriti i reperti e le cassette. Si possono effettuare

ricerche direttamente sulla schermata dei depositi,

Fig. 4 - Gestione dei contenitori e della pianta dei depositi, attraverso l’utilizzo di supporti mobile.

8 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 9

Fig. 5 - Il sistema SIMOVI per la gestione dei flussi di visita all’interno dell’area archeologica.

verificare la posizione dei materiali dalle schede di riferimento

o navigare liberamente nella pianta. Il prossimo

aggiornamento del sistema prevede l’applicazione di QR

code o RFID ad ogni singola cassetta. In questo modo, le

operazioni di movimentazione, individuazione, collazione

e riorganizzazione dei materiali saranno rese ancora più

controllate e immediate.

La massa di documentazione importata e i processi di acquisizione

e presentazione del dato archeologico sono stati

validati attraverso una fase di testing. Una seconda fase

di verifica si è svolta insieme ai funzionari e agli operatori

del Parco col fine di sperimentare e di rendere il sistema il

più duttile possibile.

Proprio perché rivolto a destinatari differenti, HERA presenta

un accesso multiutente, con livelli di sicurezza scalari.

Quello minimo garantisce al pubblico la consultazione

del catalogo e dell’apparato cartografico (consultabili

all’indirizzo https://hera.beniculturali.it/catalogo). Per

le funzionalità di gestione e di ricerca sono predisposti

profili specifici con i quali gli operatori del Parco o eventuali

concessionari possono accedere.

Gli utenti avanzati – i funzionari del parco – decidono in

ogni momento cosa pubblicare e come farlo, gestiscono gli

spazi di lavoro in modalità condivisa - evitando così la duplicazione

di informazioni – e possono effettuare ricerche

congiunte o attraverso indici specializzati per tipologia di

materiale.

Un ulteriore modulo del sistema è dedicato alla creazione

di progetti individuali. Questa funzione permette di organizzare

attività di lavoro, come ad esempio restauri, prestiti,

scavi archeologici, etc., poiché consente di raggruppare

in maniera rapida tutte le informazioni necessarie a

procedere con il lavoro. Queste schede di progettazione

sono condivisibili con gruppi di lavoro interni.

È in fase di test un modulo per la gestione delle attività

di manutenzione e la pianificazione di restauri su reperti e

monumenti, che sfrutterà come base l’apparato cartografico,

e si munirà di un sistema di calendarizzazione degli

interventi e di alert nel caso delle emergenze, queste ultime

segnalabili da tutti i tipi di utenti.

Infine, una fondamentale feature che rende HERA flessibile

in rapporto al tema della valorizzazione è la sua integrazione

con l’app di visita PAESTUM. Questo legame rende

semplice la migrazione di contenuti dalla piattaforma

all’applicazione mobile, con la possibilità di creare nuovi

percorsi e punti di interesse, mostre digitali e altro.

Il modulo chiamato SIMOVI consente, tramite la geolocalizzazione

dell’app di visita, il controllo dei flussi dei visitatori

all’interno dell’area archeologica. La raccolta dei

dati, nel totale rispetto della privacy, è stata resa necessaria

con l’inasprirsi della pandemia di Covid-19 a partire

dal marzo del 2020. Proprio il monitoraggio dei flussi ha

permesso al Parco di aprire in sicurezza e di garantire la

visita.

SIMOVI funziona attraverso la perimetrazione in poligoni

dell’area archeologica. Ad ogni poligono è assegnato un

indice di densità massimo delle presenze. Quando questo

indice viene raggiunto, il sistema invia automaticamente

ai visitatori presenti nell’area e agli addetti alla vigilanza

un allarme di sicurezza.

Le informazioni sui flussi si dimostrano utili per riconoscere

le aree a maggior concentrazione e quindi soggette

a maggior degrado, ma anche per individuare quali sono i

percorsi più apprezzati dai visitatori o i punti di interesse


maggiormente evocativi. Si possono così aprire nuovi percorsi,

pianificare la valorizzazione di nuove aree, perimetrare

i cantieri, e molto altro.

La struttura in moduli e la possibilità di aggiornamenti

continui, la logica di georeferenziazione e l’utilizzo di

standard catalografici rendono la piattaforma HERA altamente

scalabile e replicabile, applicabile al singolo Museo,

al Parco, all’Archivio. I moduli possono essere selezionati e

aggiunti, e questo rende anche più semplice la possibilità

di costruire uno strumento via via più completo.

Per concludere, la piattaforma HERA è strutturata con l’intento

di rendere il patrimonio il più possibile permeabile,

gestibile e conoscibile. Il suo utilizzo si configura in un

movimento circolare che permette di passare da un ambito

di interesse ad un altro attraverso legami tematici,

informativi, spaziali. Non esiste un “vicolo cieco” nell’uso

e nella fruizione del patrimonio, ma un processo di conoscenza

e gestione continuo e reiterabile. Sono questi

movimenti, valorizzati nel mondo digitale, che accrescono

il valore storico del Patrimonio di Paestum. Per dirla con

altre parole, attraverso HERA i contesti di produzione del

dato, i processi di acquisizione del patrimonio, il lavoro di

tutela, sono unificati e valorizzati. In HERA l’individuazione,

la catalogazione e la pubblicazione del dato sono integrate

quali funzioni di un processo in continuo svolgimento

che costantemente si alimenta sia dalla ricerca, sia dalla

fruizione.

METADESCRIPTION

HERA è la piattaforma di catalogazione e gestione del patrimonio

archeologico del Parco di Paestum.

BREVE SCHEDA DELL’AZIENDA

Il Parco Archeologico di Paestum e Velia ha demandato la costruzione

della struttura tecnologica di HERA a Visivalab.

La collaborazione è stata avviata con la direzione di Gabriel

Zuchtriegel nel 2019. Le funzionalità del sistema sono state

implementate dall’azienda attraverso le proposte progettuali

dei funzionari del parco, e su indirizzo di Francesco Uliano

Scelza. Visivalab ha collaborato anche nella progettazione

dell’APP di visita e fornisce continuo supporto, didattica e

aggiornamenti sul sistema HERA.

Visivalab è un laboratorio di esperienze che unisce le persone

con le istituzioni culturali e i brand grazie alla fusione di

design e tecnologia specializzata. Dal 2010 offre un'assistenza

completa ai clienti che ha lo scopo di arricchire il lavoro

in tutte le sue fasi, da quelle di indagine ed elaborazione a

quelle di implementazione, installazione e supporto. Tra gli

obiettivi principali di Visivalab è la costruzione di esperienze

immersive capaci di creare un vincolo armonico tra Patrimonio,

utenti e istituzioni. Le priorità sono quelle di garantire

risultati concreti in grado di lasciare il segno nella memoria

del singolo utente, e di migliorare i processi che coinvolgono

l’operato degli esperti dei Beni Culturali.

Piattaforme digitali, sistemi di catalogazione, Realtà Aumentata

e Virtuale, Smart Track, Video Mapping, Assistenti Virtuali,

sono solo alcune delle tecnologie che Visivalab declina

a seconda delle esigenze.

Abstract

The digitization of the Cultural Heritage is radically changing places and workers/professionals/operators

of the italian cultural system. This process has

activated new paths of knowledge and valorization, placing the emphasis on

the need to identify innovative tools and methodologies, and to ensure a rationalization

of activities of Cultural Institutions. From this point of view,

HERA, the digital platform of the Parco Archeologico di Paestum e Velia, is

setting new standards for digitization, knowledge and management of the

Heritage.

Parole Chiave

Digitalizzazione; HERA; Paestum; Database; Patrimonio Culturale

Autore

Gabriel Zuchtriegel

gabriel.zuchtriegel@cultura.gov.it

Direttore Parco Archeologico di Pompei (ex Direttore Parco Archeologico di

Paestum e Velia)

Francesco Uliano Scelza

francescouliano.scelza@cultura.gov.it

Funzionario archeologo Parco Archeologico di Paestum e Velia

Riccardo Auci

riccardo@visivalab.com

Responsabile Visivalab SL

Cristiano Benedetto De Vita

cristiano@visivalab.com

Archeologo, Visivalab SL

10 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 11


GUEST PAPER

Full immersion in Cultural Heritage

environments: A new IDEHA for

data managing and displaying

By Luca Bevilacqua, Bruno Fanini, Nicola Mariniello,

Augusto Palombini, Vladimiro Scotto di Carlo,

Giuseppe Scardozzi, Antonio Sorgente, Paolo Vanacore

Fig. 1 - Equirectangular projection of a scene of the viewer (case study of Santa marinella, latium, Italy), with icons targeted

to different kind of media contents.

IDEHA (Innovation for Data

Elaboration in Heritage Areas),

is a PON project coordinated by

CNR, aimed to an open platform

for real-time aggregation

of Cultural Heritage elements

(sites, monuments, etc.) data,

and their "packaging" in sets of

informations for different targets

of outlined public.

THE IDEHA PROJECT

The IDEHA project (“Innovations

for Data Elaboration in Heritage

Area”, PON FSC 2018-2022 www.

ideha.cnr.it), started in 2018,

funded by the Italian Ministry of

University and Research, under

the coordination of the Italian

National Research Council (CNR),

and involving as partners many research

institutions, as: Università

degli Studi di Firenze, Università

degli Studi di Modena and Reggio

Emilia, Università degli Studi di

Palermo, Università degli Studi di

Bologna; and enterprises as: Engineering

Ingegneria Informatica

S.p.A.; 2038 Innovation Company

S.r.l., Demetrix s.r.l., Centro di

Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori

in Sardegna, Innovaway S.p.A.

The overall aim of the project was

an open source real time aggregator

of data from different sources

(archives, social networks, digital

libraries, IoT sensors, etc.), related

to specific CH items (sites,

monuments, objects); to group

them in “packages” tailored for

specific targets of public, according

to their profile (tourists,

scholars, technicians, etc.). The

project was organized in 8 operating

unities (defined as "OR")

12 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 13

OR1 Archiving, indexing & semantics

OR2 HBIM for CH

OR3 Open middleware for immersive

& mobile apps

OR4 Smart assisted visits

OR5 Deep learning & Computer Vision

OR6 AR technologies (Visualization

tool)

OR7 Business models for CH

OR8 Case studies coordination

The present communication is Focused

on the work carried on by

OR6, targeted to the creation of a

visualization tool, to represent the

project's output, and touches as

well part of the OR8 activity, in relation to the fieldwork

case studies. The entire pipeline is the result of a joint work

intersecting WP 3,6,8, and, starting from the general need

for a data visualization, it finally evolved to become a new

kind of immersive interactive viewer, useful for different

kinds of data representation in many areas of Cultural Heritage

dissemination and analysis.

The general IDEHA working flow concept

consists in a pipeline that starts

from the harvesting of different

data sources, then setting up their

semantic definition, and grouping

them into 'packages' tailored for different

categories of users, according

to their profile (Fig.1).

In such a context, the data viewer

was conceived as a 360° immersive

interactive environment (Mazzoleni

et al.2006, Skola et al. 2020), to enjoy

multimedia contents of any kind,

through space and time, thanks to

many different narrative metaphors.

The viewer is capable of playing high

definition 360° videos with different

categories of contents embedded, to

be activated through specific icons

by the user. The content type may

consist in any kind of media html5

compatible, including pictures,

texts, audio in the user's language

through real-time translators and

synthesizers, and so on; as well as

the typical "virtual tour" transition

icons to translate the users through

different points of view (Fig. 2).

Fig. 2 - The IDEHA working pipeline (see text for details)

damental importance in the global tourism competition.

Several venues are starting to offer usable digital versions

of their Cultural Heritage site and collections content in

Extended Reality to arouse interest and emotion. The rapid

hardware and software evolution in telecommunication networks

and XR-capable devices provide opportunities to gain

THE VIEWER DEVELOPMENT

Dealing with the data visualization

tool planning, it was immediately

evident the opportunity of creating

a tool whose power could go over

the simple project needs, and conceiving

an immersive framework for

different kinds of CH data. Such an

aim implied a deeper reflection on

the state-of-the art.

For some years now, digital technologies

have become a tool of fun-

Fig. 3 - Screenshot of Web Interface: (a) texts stored in the knowledge base; (b) meta-information

associated with a content


Fig. 4 - Endpoints for retrieving content from the knowledge base

competitive positions in innovation but expose investments

to obsolescence risk. Establishing and maintaining a relevant

presence in the current and foreseeable cultural heritage

metaverse is then a managerial and technical challenge.

Reducing the obsolescence of digital content (videos,

photos, 3D models) and allowing the reuse of existing digital

content while gradually producing more advanced formats

can be very useful.

In the IDEHA project, CNR and Engineering adopted this

strategic drive obtaining technical results that are:

• open and based on standards,

• cloud-native, and therefore very cost-effective,

• horizontally scalable, from single sites to large regions,

• able to manage the life cycle of digital content,

reducing its obsolescence and facilitating its reuse.

The IDEHA system can flexibly repurpose digital CH content,

extending its life cycle by adopting standards to produce

and preserve it, making it easy to create XR experiences

that leverage digital content realized over time. Our current

prototype features the possibility to define and deliver

XR (immersive, interactive) visit experiences, featuring:

- immersive digital content, such as 360° photos and videos,

enriched by overlapping interactive elements, adding

complementary audio and video, multimedia windows

or panels, and links to other interactive scenes,

- multilanguage ML-optimized Text-to-Speech audio descriptions,

- seamless integration of XR experiences with traditional

multimedia stories,

- optimized delivery: high-resolution immersive pictures

and video (up to 16384x8192 pixels), automatic adaptation

to the user device (in terms of language and display

resolutions), transcoding for optimal media delivery (basis

texture formats for immersive static scenes, MPEG-

DASH, or HLS for video scenes)

- reuse of all digital content, immersive or traditional,

maintaining the possibility to refine and update each item

on its own while merging them "on the fly" in the overall

experience,

- html5 output containers to be used in websites, mobile

apps, or virtual reality applications,

- Artificial Intelligence models to reduce the obsolescence

of digital content.

TEXTUAL CONTENT MANAGEMENT

The viewer described so far was conceived and created for

managing and perceiving multimedia contents. Nevertheless,

the different kinds of data produced in the project, in

particular the semantic elaboration of texts, arose the need

of adding a specific service to make textual materials as

enjoyable as pictures and 3d models.

One of the most natural ways to deliver cultural content is

in natural language, particularly through speech. Therefore,

enriching the fruition systems with audio contents that

describe the artworks and/or the environments that are visited

represents an added value.

To this end, a microservices platform has been designed and

developed to provide text and audio content when keyword

queries are made on meta information.

The platform allows the definition of a textual knowledge

base and the organization of information through meta-information

(tags described by a key-value pair) which will be

used for the recovery of the texts. To facilitate use, a userfriendly

web interface has been defined (Fig. 3) that is useful

for managing and creating contents, and REST API services

that allow the retrieval of the contents through program, so

it can be integrated into any software platform (Fig. 4).

For the generation of the audio content, a Text-To-Speech

(TTS) service has been defined which allows us to obtain a

vocal synthesis (audio stream) of the stored texts.

The implemented service is an abstraction of TTS, that is,

it defines a generic interface to which it is possible to connect

and then use third-party services that perform speech

synthesis. In the proposed implementation, TTS Google and

Amazon Polly were added to the service.

Fig.5: The ATON framework (snapshot representing the 3d model of the Augustus Forum virtual reconstruction)

14 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


TELERILEVAMENTO

Tecnologie per i Beni Culturali 15

The adoption of a Microservices architecture has made it

possible to obtain a highly scalable and integrable system,

oriented towards real-time interaction environments.

This latter issue is particularly relevant in the context of

the IDEHA project.

FUTURE PERSPECTIVES AND MULTIPLE VIEWERS

INTEGRATION

Looking forward, the system may be improved in different

ways. One of the main ones is the interaction with

other viewers and browsers. In fact, any interactive icon

in the 360 panorama may be conceived as an URL, moving

the user towards a different viewpoint, also generated by

another framework. In this way, different viewers, with

their own peculiarities may be connected.

The interactive 360° viewer was developed focusing on

the capabilities of high definition 360° shooting, allowed

by the last generation spherical cameras. Thus, the movie

player skills of the system have been considered as

fundamental, instead of other kinds of functions, such as

browsing digital models in a 3d environment. Nevertheless

the “time machine” function, allowing the user to

observe the same landscape in a different time, is a further

good task to achieve.

Since some ten years, the ISPC-CNR has been developing

the ATON 3d framework (http://osiris.itabc.cnr.it/aton/):

open source, cross-platform, working without plugins and,

again, compatible with all html5 media formats (Fanini et

al. 2021) (Fig.5). Such a tool resulted as a very smart tool

for 3d reconstruction of past environments and, generally,

interactive visual storytelling (Palombini and Fanini

2019, Fanini et al. 2019).

Differently from the IDEHA viewer, ATON is mainly conceived

for 3d landscape browsing. The next step is then

the connection of the two frameworks, in order to allow,

from the HR 2D movie player, to reach the reconstructed

conditions of the same context, modeled and placed as to

be reachable from the same position.

References

Fanini B., Ferdani D., Demetrescu E., Berto S., d’Annibale E. (2021) ATON:

An Open-Source Framework for Creating Immersive, Collaborative and

Liquid Web-Apps for Cultural Heritage. Applied Sciences 11, 22

Fanini B., Pescarin S., Palombini A. (2019) A cloud-based architecture for

processing and dissemination of 3D landscapes online. DAACH (Digital

Applications in Archaeology and Cultural Heritage), 14

Mazzoleni P., Valtolina S., Franzoni S., Mussio P., Bertino E. (2006) Towards

a contextualized access to the cultural heritage world using 360 Panoramic

Images. Proceedings of the Eighteenth International Conference on

Software Engineering and Knowledge Engineering, San Francisco, CA, USA,

July 5-7, 2006.

Palombini A., Fanini B. (2019) Il Museo virtuale dell’Alta Valle del Calore.

Archeologia e Calcolatori 30, 487-490

Škola F., Rizvic S., Cozza M., Barbieri L., Bruno F., Skarlatos D., Liarokapis

F. (2020) Virtual Reality with 360-Video Storytelling in Cultural Heritage:

Study of Presence, Engagement, and Immersion. Sensors 20, 5851

Abstract

IDEHA (Innovation for Data Elaboration in Heritage Areas), is a PON project

coordinated by CNR, aimed to an open platform for real-time aggregation of

Cultural Heritage elements (sites, monuments, etc.) data, and their "packaging"

in sets of informations for different targets of outlined public. The main

tool conceived for displaying data (spread from different sources: news, digital

libraries, IoT, etc.) is an immersive viewer capable of displaying 360° images

and videos, all multimedia inserts html5-compatible, and multi-language

audio-synthesized messages. Such a tool is presented here. It has been planned

thanks to the effort of CNR and Engineering, and will be released in order

to become a trigger of further initiatives both commercial and free.

Keywords

Cultural Heritage; 360° photography; semantics; interactivity; immersivity

Autore

Luca Bevilacqua(1), Bruno Fanini(2), Nicola Mariniello(1), Augusto Palombini(2),

Vladimiro Scotto di Carlo(1), Giuseppe Scardozzi(2), Antonio Sorgente(3), Paolo

Vanacore(1)

(1) Engineering ingegneria informatica S.p.a. [name.surname@eng.it]

(2) CNR- Institute of Heritage Science (ISPC) [name.surname@cnr.it]

(3) CNR- Institute of Cybernetics (ICIB) [name.surname@cnr.it]

MONITORAGGIO 3D

GIS E WEBGIS

www.gter.it

info@gter.it

GNSS

FORMAZIONE

RICERCA E INNOVAZIONE


GUEST PAPER

Open History Map –

Status of the Project

by Marco Montanari, Lucia Marsicano, Raffaele Trojanis, Silvia Bernardoni, Lorenzo Gigli

Open History Map, an open map of the past that

was already presented as a concept a few years

ago, is now in its first year of functioning infrastructure

and collects around 150GB of data from

around 90 sources. The platform is open in all of

its aspects and enables research groups to create

new importers for their own open datasets.

Open History Map aims to be a platform that collects

and displays data about our past with modern tools

and considering several user groups as reference.

This means that, unlike classic “collaborative” approaches,

it does not rely on a users single contribution but

more on blocks of contributions that are bound to research

and to possible publications. This also means that despite

the original approach wanted to be very ontology-centric

[Montanari et al. 2015] and [Bernardoni et al. 2017], this

maximalist requirement had to be changed to a more realistic

and bottom-up approach, where several research

groups use different ontologies and different representations

for similar aspects, as each research group can give a

very specific insight into one specific point of view on the

same phenomenon in history or, on the contrary, similar

points of view on very distant phenomena over time.

This led us to a less strict integration methodology, where

the ontology is still there, on our side, to enable the

interpretation of the data in different ways and to guide

users in the interoperability aspects of data cleaning.

On the other hand, this lead us to a completely different

approach to the infrastructure and to the architecture

of the platform. Specifically, it meant Open History Map

was no longer just “the map” and the data connected to

it, but also the classification system, the importers, the

methodology, the tools around the map itself. Choosing

to open the doors to difference made the platform more

robust and more solid. This also opened up for different

elements we had not, at the beginning, considered. The

“map” usually contains only “things that are there”, i.e.

buildings, trees, objects that shape the world. What about

all those elements that do shape the world in a non-direct

way? Part of the context we aspired to create about things

happening in our past with the original project is defined

by the events that happened, because the “material”

world and the “ephemeral” world are incredibly interwoven

and interconnected.

All these elements brought us to rework some of the concepts

behind the platform itself. Open History Map is now

an ecosystem of tools and points of view on the various

aspects of data. This locates the project at a crossroads

of several branches of knowledge and study, that can be

summed up in the broad concept of Digital/Spatial Humanities.

Nonetheless the platform is built with the idea not

to force providers to bring data in a specific form, but to

have every provider keeping her ontologies and formats in

order to facilitate the work on the leaves of the ecosystem

despite giving more work to the data integrator [Zundert,

2012].

16 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 17

Specifically, the ecosystem is now comprised of the following

components:

4Open History Map Data Index, to classify data sources

and papers;

4Open History Map Data Importer, to define transformations

and extractors for the datasets;

4Open History Map Viewer, to display photos, paintings

and reconstructions of moments or views of the past

located correctly in time and space;

4Open History Map Event Index, to collect references to

anthropic and natural events in time and their connections

and relationships;

4Open History Map, the core map of the project.

In addition to these already existing parts, the following

components are either planned or built but being rewritten

to be integrated into the broader platform:

4Open History Map Data Collector, to contain statistical

data about several phenomena about the various time

periods in the various places collected;

4Open History Map Public History Toolkit, a tool to help

researchers and groups to collect data about historical

events and periods in a structured manner;

4GeoContext [Marsicano 2018], a tool to create simple

visualizations of self contained research data; this will

be integrated into the OHM Public History Toolkit in order

to make the datasets created explorable and navigable

as single platforms.

All of these components are different points of view and

different ways to read the data contained in the core

data storage. Technically it is not just one database but

it is a constellation of databases interconnected via high

level APIs enabling the maximization of the data throughput

for the end-user.

Every single one of these components has a well defined

structural core ontology, on which we can rely to do the

majority of the work, and a weaker “content” ontology

part, where elements can be mapped or assigned in various

ways and with varying degrees of quality. The core

part is the one that the components use to define the

main activities for their own function and the general

purpose APIs that interconnect the infrastructure, the

rest gives the possibility to expand and adapt the specific

dataset or data point into a more complex and advanced

structure without requiring the infrastructure to change.

This flexibility is radically important in the first phases of

the project, as the ontology can emerge from the data

collected and can be fixed over time.

The core map has the largest amount of data, being a

collection of polygons, lines and points representing the

structure of the past in its various moments described

by historians, documents and digitized maps. Technically,

the information stored is described in a way that is

very similar to the openstreetmap ontology, except for

the fact that for every dataset imported the source is an

identifier that references one specific dataset described

in the Data Index.

The other major data collectors are the Event Index

and the Viewer. For each the geometries are simpler,

being points, and the API transforms these points into

more complex structures connected either by the same

subject, by context or by other references. This gives

the possibility to visualize connections between items and

create lines and convex containers representing the area

of a specific phenomenon (i.e. a war, a cultural presence)

or the track of a specific object over time (ship, person,

army unit).

The smallest data collection is the one related to the Data

Index. It contains only metadata about the data sources

that are imported into the system. This component is one

of the core elements of the whole system because it is

on this that the definition of the system relies, as the infrastructure

does not in itself have OHM-owned data. The

importer relies on this component to define the import

methodologies for specific datasets.

THE DATA INDEX

The original Open History Map infrastructure did not define

a repository for data sources, while the data quality had

to be considered as a secondary element in the definition

of the map itself. The infrastructure already had a defined

hierarchy of data quality definitions, but this definition

was more addressed towards the quality of the single

specific geographic information, than the source itself as a

whole. The change of paradigm in the import of the data

required a radical change in the quality assessment itself,

because obviously reliable primary sources are way more

useful than unreliable ones, and these are themselves

more useful than reliable hearsay sources, for example.

For this reason, the definition of source reliability and

source quality depend on several important factors and

are the result of a series of simplifications based on the

most common models for the evaluation of data quality. In

addition to a general model for Digital Humanities, a broader

information and data quality paradigm was analyzed,

looking also into metrics for the world wide web, as many

elements could be applied in the Data Index, as it is more

generic than a specific collector.

This considered, [Knight, s.d.] defines 20 dimensions for

Information and Data Quality. Some of these are very weboriented

(i.e. Consistency, Security, Timeliness and others)

and as such not relevant in our specific case. Other dimensions

are, on the other hand, very topic specific (i.e. Concise,

Completeness, Relevancy) and this depends on what

the research we are collecting is about: a study of a very


specific topic relevant to a small number of cities in the

ancient roman age will be way more concise than a broad

study on a very common phenomenon in modern ages.

In [Akoka et al. 2021] a 7-level hierarchy is defined for the

categorization of imprecise temporal assertions in an application

to the prosopographical database definition area.

Based on these two approaches, with the latest iteration

of the Open History Map platform, the Data Index was introduced,

creating the structure to collect, classify and

evaluate the data quality of the various sources that the

platform collects and imports. The importance of an external

metadata information collector is incredibly important

in order to be able to define methodologies and criteria

to uniform the import modes for the single datasets or

dataset groups.

The dimensions defined for this collector are divided into

three classes, Objective, subjective and process and these

into six dimensions. The subdivision is the following:

Space coverage is done using Geonames Identifiers and as

such creating a dynamically populated tree of areas covering

the various researches. For the period a beginning

time and end time of the period covered are the elements

classified.

The topics that are being collected as of now are the following:

4Agriculture - These datasets and researches regard the

area of agriculture, such as for example identification of

agricultural land use or of crops cultivated in the past in

specific areas.

4Climate - These datasets and research cover the changes

in climate in the past.

4Economy - These datasets and researches regard the

changes in economy and the possible normalizations of

the past with modern economic conditions.

4Entertainment - These datasets and researches regard

the world of entertainment, from circus to theatre to

cinema.

4Industry - These datasets and research cover the changes

in the industrial complex of the past.

4Infrastructures - These datasets and researches regard

the transportation infrastructure and its evolution. It is

further subdivided in air, water and land transport.

4Politics - These datasets and researches regard the

changes in borders.

4Religion - These datasets and researches cover the distribution

and activities related to religion

4Urban - These datasets and researches regard urban

evolution over time.

4Ephemeral - These datasets and researches regard movements

of people, ships and anything mobile

4War - These datasets and researches regard detailed

aspects of war.

4Geography - These datasets and researches regard the

changes in nature, both totally natural and anthropic

Class Dimension Meaning

Objective Spatial Coverage What area or areas does the research cover?

Period

Topic

Subtopic

What time frame or time frames does the research cover?

What topic or topics does the research cover?

What kind of information is collected about the topic?

Process Reliability How reliable is the research? What methodologies have been used?

Subjective Quality How precise is the information collected?

18 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 19

All of these topics have specific sub-classifiers defining

the kinds of elements collected. Specifically, these subclassifiers

are:

4Location - These researches and datasets give us the

punctual localization of analyzed items.

4Structure - This subtopic regards research that resulted

in the creation of open datasets of the planimetries

of buildings, cities, areas.

4Model - This subtopic regards activities that resulted

in the creation or the collection of 3D models for specific

buildings or items of the main topic.

4Events - These datasets and researches give us timelines

(as datasets or not) about the specific topic in the

specific analyzed period.

4Usage - These datasets and researches give us context

and modes for the fruition.

4Indexes - These datasets and researches analyze specific

indicators, such as for example salary over time

or GDP normalized or population.

4General - These datasets and researches covering the

main topic in general or without a specific viewpoint.

These four levels of classification enable the positioning

of the specific dataset in a multidimensional grid. This

enables the creation of the main visualization of the

Data Index.

The quality and reliability evaluation are given as two

values ranging from 1 to 6. The reliability score is divided

as follows:

46 - Academic peer-reviewed research / Excavation Report;

45 - In-period source material;

44 - Review papers;

43 - Non peer-reviewed research;

42 - Local public history activities, eventually supervised,

but not guaranteed in any way;

41 - Hearsay and oral tradition.

While the data quality is divided as follows:

46 - Precise dataset with well defined and documented

tools, with a validatable high level accuracy

45 - Lower fine granularity of data; data is available

but less precise.

44 - Verifiably incomplete data, some information is

missing for accurate identification

43 - Uncertain data, specification of uncertainty in a

major part of the data.

42 - Uncertain data with no references to other datasets

for cross-validation.

41 - Low quality dataset, with obvious discrepancies and/

or errors

The reliability descriptor represents the intrinsic quality of

the methodology applied in the publication of the data. On

the other hand the data quality depends on the precision

of the published data.

The current infrastructure is currently based on the storage

of items in a public Zotero collection where all the

collected researches are described as structured tags.

The following is the description of the CLIWOC dataset:

The datasets can not be described from the front-end

and for this reason these are currently defined by a name

and, in addition to the previously mentioned ontology a

descriptor for the single dataset or for the whole collection

of datasets associated with the project.

A CLOUD FIRST ARCHITECTURE FOR THE DH

One of the key principles of cloud-first infrastructure design

is to rely on pre-existing services already available

within the cloud infrastructure we are working with. This

is in principle optimal for high burn-rate startups with

huge funding but it might not be an ideal solution for low

budget digital humanities projects. For this reason we

designed an infrastructure that could take advantage of

an abstraction of this basic principle and of other general

principles of software architecture in order to create an

efficient architecture that complies with the needs and

requirements that define the Open History Map platform in

all of its aspects [Montanari 2021] but can also offer some

of the high-level tools that cloud infrastructures typically

lack for use in Digital Humanities.

One of the main factors taken into account during the architectural

planning process was the importance of delaying

and deferring decisions as much as possible both for

us, using the architecture as well as for the architecture

expandability itself [Martin 2017]. This principle is true

when designing an application, an API and a complex architecture.

For this reason most of the API orchestration is

delegated to the various interfaces that use the data and

compose the element in the way that fits best. For example,

the map front-end uses the Data Index API in order to

display information about a given source, using its id as

symbolic reference (which is in itself a symbolic reference

to the identifier defined in Zotero). This means a partial

delegation of the knowledge of the inner workings of one

specific part of the infrastructure to other elements that

might not have to know, in principle, anything of it, but on

the other hand, being part of the same ecosystem means

that many elements can be cross referenced between various

interfaces.

Space coverage ohm:area geonames:6295630

Time coverage ohm:from_time 1750

ohm:to_time 1855

Topic classification ohm:topic ephemeral

ohm:topic:topic

location

Data quality ohm:source_quality 6

Data reliability ohm:source_reliability 5


The infrastructure is divided into several macro-areas,

each of whom covers one specific aspect of the platform.

Wherever possible the vertical architecture of the macroarea

has been structured with the same pattern:

4Database (postgres/mongodb/redis/filesystem/influxdb)

4Writing API, that also controls the database initialization

infrastructure (a python/flask microservice)

4Reading API (a python/flask microservice) with eventually

Tile Server

4Front end (an angular application)

This very basic template may or may not have all of its

components, as for example, a service might not need to

write to a backend, while another service might only be

using interaction-less writing operations, and as such might

not need a direct reading API. Obviously, if the reading operations

are simple enough, they are integrated into the writing

component and vice-versa.

The less cross-depending macro-area is the already explained

Data Index, being simply a visualization of the data

collected in the Zotero collection representing the sources

used for populating all other areas. The infrastructure is

totally stateless, it has no persistent database and downloads

the current collection of sources once the docker image

starts, creating just an on-the-fly database. The api only

exposes the endpoints used by the interface and the APIs

for other macro-areas to get source-specific data to display

on their interfaces. All areas beyond this rely on its presence

and on its being up-to-date.

The main user of the Data Index API is the Data Importer,

an interface-less system that does the heavy lifting of transforming

and importing data into the various databases coordinating

the use of the various APIs. This service is stateless

as well, not having a persistent database, yet it does

connect to the local Docker socket, as it uses the Docker-indocker

methodology to spawn the machines that do the real

ETL operations as well as the test database and test-APIs in

case of import testing. The ETL code is downloaded from a

repository and for each source identifier or source dataset

identifier taken from the Data Index API the importer builds

the specific docker image and launches it, writing, if already

tested, directly on the various production APIs.

The other areas are all full stack infrastructures, as all rely

on one or more databases, APIs and specific front-ends.

Starting from the map, the data is stored in a PostGIS database

configured automatically via the API module and

already set up to be distributed across a cloud infrastructure

via partitioning. The partitioning configuration is done

both on layers (that are bound to topics) and year the dataset

starts being valid. Setting up a variable grain to the

time-dependent partitions enables a major optimization of

the resources for the infrastructure, giving the possibility

to move the storage of data-heavy periods (wars, moments

of major changes) into separate databases. The API relies,

in the writing part, on the possibility of using a redis-based

buffer to have a workload manager deciding when to import

specific items. This is very important because many

polygons are very detailed, and the possibility to do an

indirect upload of data gives the client better feedback on

operations even in very complicated cases. The tile server

is completely separated from the rest of the API and uses

a stored procedure defined in the db-initialization part of

the API. This enables an enormous optimization of the activities,

as it relies on the database-native generation of

MVT tiles for the specific requested tile.

Beyond the main map, all other tools are always cartographic

as well, being the Event Index and the Historical

Street View. Both contain mainly points, in contrast with

the multiple types of geometries stored by the main map.

The data, in the two cases, is bound to mapping events in

time and (not always) in space and mapping documentation

of the form of the world in history, respectively.

The Event Index collects data from various sources enabling

the location of specific events in time and space, but

also tracking particular subjects in their activities in time.

For example it is possible to visualize the course of a specific

ship over time, such as, in this case, the course of the

Endeavour over its travels to New Zealand.

In addition to movements, the layer also contains data

about events caused by anthropic causes of change (wars,

battles, murders, births and deaths) as well as by natural

causes (quakes, volcanic eruptions, various forms of disasters).

This layer is a pure collection of time-space coordinates

with general information about the event and

a reference to the external source. This block contains a

20 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 21

modified tileserver, slightly different from the main map

one, optimized for point management.

Finally, the Historical Street View macro-area is, like the

Event Index, simply a point storage for not just space

and time coordinates, but also the reference to external

sources for documents, being photos, paintings of views,

videos. These multimedia sources are not stored or cached

in the system and are visualized directly from other providers.

This is very important in order to guarantee the

maximum independence from local storage.

In conclusion, the defined architecture guarantees a great

amount of flexibility in case of additions to the system

as well as simplicity, based on the templatization of the

single structures. The transformation of the various parts

into microservices gives the whole system additional reliability

and resilience, enabling possible changes to the

implementation and horizontal growth without stopping

the infrastructure.

References

Bernardoni, Silvia, M. Montanari, & R. Trojanis. «Open History Map».

Archeologia e Calcolatori n. XXVIII.2 - 2017. Edizioni All’Insegna del Giglio,

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Akoka J., Isabelle Comyn-Wattiau, Stéphane Lamassé, & Cédric Du

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Martin, Robert C. Clean Architecture : A Craftsman’s Guide to Software

Structure and Design. 1° edition. London, England: Addison-Wesley, 2017.

Abstract

Open History Map, an open map of the past that was already presented as a

concept a few years ago, is now in its first year of functioning infrastructure

and collects around 150GB of data from around 90 sources. The platform is

open in all of its aspects and enables research groups to create new importers

for their own open datasets. In addition to that, OHM enables the visualization

of "ephemeral" datasets, i.e. representation of vicinity for historical

characters and vehicles, battles and events. The present work will analyze

the status of the project and the contributions it is doing to the general DH

and PH sector, specifically on source quality management and general cloud

first architectures.

OHM is based on the collection of open datasets available online. The geographic

precision as well as the informational quality varies a lot between

sources, research teams, projects. These factors higlight the need of a tool

to manage the data quality, which we called OHM Open Data Index, (https://

index.openhistorymap.org) where we collect all sources we find and all datasets

we import in order to analyze and display the general quality and/or

lack of data.

The complexity of the infrastructure behind a project such as Open History

Map required an original and cloud-first approach, enabling the optimization

of every single aspect of the development as well as the deployment and the

usage of the system. For this reason a cloud-first approach was used, trying

to harness all the features of the most common FLOS software platforms in

order to maximize the quality of the final product.

Keywords

Digital Humanities; Digital Archaeology; GIS; GLAM; Data quality;

Software Architecture

Author

Marco Montanari, Lucia Marsicano, Raffaele Trojanis,

Silvia Bernardoni, Lorenzo Gigli

University of Bologna


GUEST PAPER

Open Science for Archaeology:

an up-to-date guide (2022)

by Paolo Rosati

This paper was born by

the Open Science author’s

recent research experiences,

post-doc fellow for the

‘PAThs Project’, the ‘Mirrolab

project’ in Sapienza of Rome

and member of the Archeo-

FOSS 2021 editorial board. He

was one of the ArcheoFOSS

2020 Conference Proceedings

authors.

Fig.1 - The “Open Philosophy family“ (Rosati).

Wikimedia Italia and ArcheoFOSS stipulated in 2021

an agreement to publish in ‘Gold OA’ the proceedings

of the ArcheoFOSS 2019 and 2020 conferences.

The aim is to open all the articles (texts, citations, bibliographic

resources, images) and to allow them to upload to

the Wiki projects platforms, starting from Wikibooks.

Before the 2020 conference, ArcheoFOSS did not have a clear

policy on our proceedings licenses. Nevertheless, in the

name of the organisation, FOSS is intrinsically connected

with the Free and Open Source philosophy and has not a

clear Open Access policy was a regret.

In synthesis, having not an Open Access policy hampered

the full spread of the scientifical results of the congresses.

In the past years, the first big trouble was that having no policies

to publish our proceedings caused substantial anarchy.

Continuing in the description of our statement until the past

years, the first great problem has been the lack of publication

politics of our proceedings, which caused a substantial

anarchy.

The publication of an international congress article regarding

computer science with a high standard of double blind

peer review would take about 12 months, but in the past it

took ArcheoFOSS a few years and sometimes the book has

never been published.

This was a problem, considering the scientific purposes of

a conference based on computer science issues. An article

published in such conference may be outdated in the

following two years. However, for seven times ArcheoFOSS

proceedings have been published with an Open Access license,

but for six times with All Rights Reserved one. (Bogdani

- Sciacca 2021)

PHILOSOPHY HERE MATTERS

The organisation cannot name itself FOSS and publish under

the “All rights reserved” copyright. It is not entirely reliable.

The organisation’s name contains the word FOSS (Free

Open Source Software), but what the organisation wants to

mean is FLOSS (Free Libre and Open Source Software). In

the paper context, we must use the word FLOS (Free Libre

and Open Source).

Differences between FOSS and FLOSS:

FOSS indicate reversibility in the license (i.e. today,

my software code is open, pay attention, for

free, and everybody can download it, but if the app

turns out to be a great idea and becomes interesting

for the big companies, I can close the code and sell it).

FLOSS is not reversible. The difference is in the word “Libre”

(the L letter of FLOSS), which is not translatable in

English. It is a Spanish/French word synonym for “free”, but

22 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 23

in English, the word free has an ambiguous meaning and can

be translated into the Latin “gratis”. It seems a slight difference,

but this concept is the basis of the GNU philosophy,

the difference between Unix and GNU.

We are closing that issue: if we remove the final “S”, the

word FLOS’s meaning can be used for all innovative products

other than software.

Speaking of Open Access, we often refer to Journal articles,

book chapters, monographs, and conference proceedings.

WHAT IS OPEN ACCESS

“Open Access” for many communities worldwide is not a

fairy concept. There are groups of researchers asking for

Open Access in the dictatorships and the poorest part of

the world, fighting for human rights to democratise Access

to knowledge, accelerate discovery, and increase the investment

return in research and education. SPARC* defines

itself as: “A global advocacy organisation working to make

research and education open and equitable for everyone.”

For that community, “Knowledge” is a fundamental human

right.”

For a definition of Open Access, we borrow the header

of the SPARC* site because it allows us to underline

the political implication of the movement.

“Open Access is the free, immediate, online availability of

research articles combined with the rights to use these articles

fully in the digital environment.” (https://sparcopen.

org/open-access/ )This definition is important because it

underlines the role of the digital environment.

The Web is fundamental for the OA. Only through the Web,

it is possible to organise and imagine how to open the

knowledge.

Before the widespread of the Web, when all the knowledge

was on the physical supports, opening the Access to the

encyclopedias, books, articles, images, and contents was

reasonable to be impossible. There are only some physical

places where sharing knowledge was the role: the “Public

Libraries” have the role of ensuring the knowledge but no

more, if someone stole a book, it was taken away from the

whole community. Physical media such as paper, CDs, and

DVDs need a high cost to reproduce their knowledge.

Trying to go deep into the concept, Open Access works can

be free for anyone to read, share, reuse, and build upon.

Open Access contributions do not require:

4Any expensive subscription

4Affiliations with a major institution

4Any kind of Membership

4Non-disclosure agreements

4Moreover, remember the ambiguity of the term “free”:

We are saying: “‘Free’ as in speech, not as in ‘free’

beer.” - Richard Stallman

Fig. 2 - FOSS, FLOSS, FLOS differences and use.

The rigorous definition is on the website of CreativeCommons.org:

“Creative Commons licenses give everyone from

individual creators to large institutions a standardised way

to grant the public permission to use their creative work under

copyright law.” (https://creativecommons.org/about/

cclicenses/ )

Something on the most important Licenses

Starting from above, the first example, Creative Commons

Licenses 1:

- CC BY: This license allows reusers to distribute, remix,

adapt, and build upon the material in any medium or format,

so long as attribution is given to the creator. The license

allows for commercial use.

CC BY includes the following elements:

BY – Credit must be given to the creator.

- CC BY-SA: This license allows reusers to distribute, remix,

adapt, and build upon the material in any medium or format,

so long as attribution is given to the creator. The license

allows for commercial use. If you remix, adapt or build

upon the material, you must license the modified material

under identical terms.

CC BY-SA includes the following elements:

BY – Credit must be given to the creator.

SA – Adaptations must be shared under the same terms.

Creative Commons Licenses 2:

- CC BY-NC: This license allows reusers to distribute, remix,

adapt, and build upon the material in any medium or format

for non-commercial purposes only, and only so long as attribution

is given to the creator.

Only an Open Access publication can open the text of books

and papers, their citation, the bibliographical resources,

and the images.

However, in our complex world, the concept of Open can be

applied to many other creative contents.

‘CREATIVE COMMONS LICENSES’ WHAT THEY ARE

They underpinning the open philosophy, we can apply a license

to a wide range of products from literary works to

videos, photos, audio, open education, scientific research,

code, 3D models and more.

Fig. 3 - Open Science allied concepts.


It includes the following elements:

BY – Credit must be given to the creator.

NC – Only non-commercial uses of the work are permitted.

- CC BY-NC-SA: This license allows reusers to distribute, remix,

adapt, and build upon the material in any medium or

format for non-commercial purposes only, and only so long

as attribution is given to the creator. If remix, adapt or build

upon the material, must license the modified material

under identical terms.

CC BY-NC-SA includes the following elements:

BY – Credit must be given to the creator.

NC – Only non-commercial uses of the work are permitted.

SA – Adaptations must be shared under the same terms.

Creative Commons Licenses 3:

- CC BY-ND: This license allows reusers to copy and distribute

the material in any medium or format in unadapted form

only, and only so long as attribution is given to the creator.

The license allows for commercial use.

CC BY-ND includes the following elements:

BY – Credit must be given to the creator.

ND – No derivatives or adaptations of the work are permitted.

- CC BY-NC-ND: This license allows reusers to copy and distribute

the material in any medium or format in unadapted

form only, for non-commercial purposes only, and only so

long as attribution is given to the creator.

CC BY-NC-ND includes the following elements:

BY – Credit must be given to the creator.

NC – Only non-commercial uses of the work are permitted.

ND – No derivatives or adaptations of the work are permitted.

The public domain dedication:

- CC0 (aka CC Zero) is a public dedication tool which allows

creators to give up their copyright and put their works into

the worldwide public domain. CC0 allows reusers to distribute,

remix, adapt, and build upon the material in any medium

or format, with no conditions.

How to choose a license for the work, dataset, or text? The

six licenses and the public domain dedication tool give creators

a range of options. The best way to decide which is

appropriate is to think about why is to share the work and

how others will use that work.

Licenses subclasses

Some of these licenses are divided into subclasses. For

example, the CC BY-SA, which is one of the most used licenses

in the world, have four subclasses:

CC BY-SA 1.0 Generic

CC BY-SA 2.0 Generic

CC BY-SA 3.0 Unported

CC BY-SA 4.0 International (our license)

The differences between them are tiny indeed, but they

matter, and if someone wants to go deep in studying them,

can find more information on the CreativeCommons.org

website.

License CC BY-SA 4.0 International:

You are free to:

Share — copy and redistribute the material in any medium

or format.

Adapt — remix, transform, and build upon the material for

any purpose, even commercially.

The licensor cannot revoke these freedoms.

Under the following terms:

Attribution — You must give appropriate credit, provide a

link to the license, and indicate if changes were made. You

may do so reasonably, but not in any way that suggests the

licensor endorses you or your use.

Share Alike — If you remix, transform, or build upon the

material, you must distribute your contributions under the

same license as the original.

No additional restrictions — You may not apply legal terms

or technological measures that legally restrict others from

doing anything the license permits.

OPEN ACCESS ALLIED CONCEPTS

It is possible to apply a Creative Commons License to a broad

kind of creative content. The spread of the CC licenses

origins some other branches similar to the original Open Access

but with different meanings:

Open Education - Refers to teaching materials & pedagogy

Open Textbook - A subset of Open Education

Open Data - Refers to datasets big & small

Open Source - Refers to software or code

Open Science or Research - Refers to the entire process of

scholarship, including data, methods, publications, etc.

“Open” means the same thing in all of these concepts: free

to read, keep, and reuse.

Open vs. Subscription differences:

As you can see, there are no structural metamorphoses.

They are both:

4 Peer reviewed

4 Established scholars as editors

4 Content can be available online

4 Niche topics

4 General field journals

4 Scholarly societies

4 For-profit publishers

4 Non-profit publishers

4 Supported by foundations, libraries, societies, and fees

to authors

The difference is that the Open Access is in the subscription

itself: ‘Free for all to read and reuse’, the subscription publication

is costly to buy the full subscription, and it has no

re-use rights.

Open journals can be free because other business models

support them:

Fig. 4 - DOAJ and DOAB projects.

4 Library subsidy / Subscribe-to-Open models

4 Article Processing Charges (APCs) for authors

4 Membership fees to societies, organisations, and companies

(e.g. you have to be a member to have your article

published)

4 Grant or institutional funding (In our case, the Italian

Ministry for Culture MIC)

4 Sponsorships and advertising (In our case Wikimedia Italia)

Defining “Hybrid OA”, a hybrid open-access journal is a

24 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 25

subscription journal in which some of the articles are open

access.

It is often called “Hybrid OA” and is also referred to by some

Open Access advocates as “double-dipping” as the publisher

receives revenue from both the subscription and the Open

Access fees. These journals also may not comply with OA

mandates or grant requirements.

Some institutions and funders have Open Access requirements

built into their policies: any work of scholarship created

while employed or funded by the institution must be

open Access.

The ERC (European Research Council) I am working for is

one of that.

Some require you to publish in OA Journals (notably the ‘cO-

Alition S’ of funders in the EU); others allow you to share

copies in repositories after you publish; if you want to know

if your organisation is listed, you can refer to http://roarmap.eprints.org

.

COALITION S - THE PLAN S

It is a European program for making full and immediate Open

Access a reality. The recent declaration: “With effect from

2021, all scholarly publications on the results from research

funded by public or private grants provided by national, regional

and international research councils and funding bodies,

must be published in Open Access Journals, on Open

Access Platforms, or made immediately available through

Open Access Repositories without embargo.” (https://www.

coalition-s.org/about/)

The “Embargo” is a restriction, generally expressed in the

year before the possible open Access creation.

Plan S has ten roles: at the 8 th, we can read:

“The Funders do not support the ‘hybrid’ model of publishing.

However, as a transitional pathway towards full Open

Access within a clearly defined timeframe, and only as part

of transformative arrangements, Funders may contribute to

financially supporting such arrangements;” (https://www.

coalition-s.org/addendum-to-the-coalition-s-guidance-onthe-implementation-of-plan-s/principles-and-implementation/

)

LEADING OPEN ACCESS PLATFORMS AND WEBSITES

DOAJ and DOAB

Open Access generates services. There are many platforms

where to search Journals and Articles in Open Access:

In the Directory of Open Access Journals (DOAJ), where it is

possible to apply and send your work, services are free of

charge, including being indexed. (https://doaj.org/ )

The Directory of Open Access Book (DOAB) is a communitydriven

discovery service that indexes and provides access to

scholarly, peer-reviewed open access books and helps users

find trusted open-access book publishers. (https://www.doabooks.org/

)

For both these services, all services and data are entirely

freely available.

There are also two important platforms against the scientific

paywall.

Unpaywall

The Unpaywall has several tools for Libraries, enterprises,

and Research, and it is mainly a search engine for Open Access

articles and journals. (https://unpaywall.org/ )

More important and valuable for the community is “The

Open Access Button”, Give them a scholarly paper, and we

will search thousands of sources with millions of articles to

link you to free, legal, full-text articles instantly. (https://

openaccessbutton.org/ )

If access is not granted, a request will start. It is possible

to request articles from authors and guide them on making

the work available.

Another way to find an Open Access Copy for an Article is

through Google Scholar. (https://scholar.google.com/ ) It

is straightforward to access, search, download, or upload

Open Access books, articles, and book sections.

Zenodo

An important platform to share for free research, materials,

and content is Zenodo. Zenodo is derived from Zenodotus,

the first librarian of the Ancient Library of Alexandria and

the father of the first recorded use of metadata, a landmark

in library history. To share and find free contents witH a DOI

(https://zenodo.org/ )

It is possible to upload content for free in Zenodo and share

it with the broad Open-science community. If content

(could be a book of abstract, research paperwork, a pdf

presentation etc...) has not been published before, it is

possible to request your own DOI.

A DOI, or Digital Object Identifier, is a string of numbers,

letters, and symbols used to uniquely identify an article or

document and provide it with a permanent web address

(URL). A DOI will help the reader quickly locate a document

from the quotation.

We can consider the Web the new Alexandria Library, but it

will not burn. The DOI is a unique code that allows a paper

to be archived in several parts of the world, built for a very

long time (in a utopic view of an eternal time), searchable

and downloadable for free. Forever almost until the free or

illuminated government will occur in this world.

Wikibooks:

One of the most important web libraries is Wikibooks, a platform

where everyone can share Open Access Books and Monographies

from all over the world in several languages.

Sharing Books and Journals in Wikibooks have roles, and it is

not simple, but it is advantageous to index on the Web the

entire contents of the book, the authors, the titles, the texts,

the images, the captions, the bibliographical resources.

On Wikibooks, it is possible to share and download books

and monographs, but it is possible to upload only the compatible

license contents: CC BY-SA 3.0 or more (4.0, CC0).

(https://www.wikibooks.org )

Nowadays, most researchers publish their content on social

networks related to academia, like Academia.edu or Researchgate.net.

These platforms help to share, comment and

spread research.

Fig. 5 - Pass the Paywall.


WHY PUBLISH IN OPEN ACCESS

Publishing Papers

Open Access makes research available to a broader audience:

4 a more significant impact of work nowadays and in the

future. It is possible to reach:

a researchers without Access to academic libraries

a researchers at institutions unable to afford

subscriptions to specific journals

4 More immediate access to research

4 Reduced/no cost associated with the publication

4 Authors usually retain copyright to their work

a reuse figures, tables, and illustrations in future

works

a include the full text in a future volume

post work on a website or other repository

4 Synergistic effect in encouraging others to publish

Open Access

Open Access can boost the academic Careers:

4 OA increases indexing in a platform like “Scopus.”

4 It increases h-index

4 A high h-index means stable credibility in the scientific

world

4 It is not possible to reach these results nowadays without

these tools.

Furthermore, some criteria for choosing an OA venue:

4 Open Access outlets encompass a wide variety of disciplines

and subfields

4 Publication types include both journals and book series

4 Some “Standard” criteria for choosing a publication

outlet come into play in choosing an OA outlet are:

a fit between research and journal/series (book)

focus

a visibility (accessibility, prominence)

a quality (previous articles, editorial staff)

a reliability (timeline, process, frequency)

Consult with others about various options (colleagues in

your field, administrators)

Publishing Books

a Many book/monograph publishers are either exclusively

Open Access or have an Open Access option

a The Open Access Directory keeps a list of publishers

(i.e. http://oad.simmons.edu/oadwiki/Publishers_of_

OA_books ) and books (i.e. https://www.doabooks.

org/)

a The level of Open Access varies, and publication fees

(of varying amounts) are commonly assessed, but some

publishers either do not charge fees (e.g. Language

Science Press) and others (e.g. Ubiquity Press) pledge

to waive or reduce them under certain circumstances.

We can conclude by stating that this is the meaning to publish

in Open Access and widely share ArcheoFOSS 2019 –

2020 and 2021 books.

Bibliographical sources

Bogdani J., Montalbano R., Rosati P. (2021), ArcheoFOSS XIV 2020: Open

Software, Hardware, Processes, Data and Formats in Archaeological

Research. Proceedings 2020 Conference, Archeopress, Oxford.

https://www.academia.edu/62506475/_FULL_TEXT_ArcheoFOSS_

XIV_2020_Open_Software_Hardware_Processes_Data_and_Formats_in_

Archaeological_Research_Proceedings_2020_Conference

Bogdani J., Sciacca F. (2021), An introspective, incomplete, view on the

activity of the FLOS community dealing with Archaeology and Cultural

Heritage, in Bogdani J., Montalbano R., Rosati P., ArcheoFOSS XIV 2020:

Open Software, Hardware, Processes, Data and Formats in Archaeological

Research. Proceedings 2020 Conference, Archeopress, Oxford. 178 - 192

Gonizzi Bersanti S., Malatesta S. G., Palombini A., ArcheoFOSS XIII

Workshop - Open Software, Hardware, Processes, Data and Formats in

Archaeological Research, MDPI, Zurich. https://www.mdpi.com/2673-

4931/10/1

Web Sources References

ArcheoFOSS web site:

www.archeofoss.org (accessed 15/05/2022)

SPARC*:

https://sparcopen.org/open-access/ (accessed 15/05/2022)

Creative Commons Licenses:

https://creativecommons.org/about/cclicenses/ (accessed 15/05/2022)

Coalition S web site: https://www.coalition-s.org/ (accessed 15/05/2022)

ROAR MAP (Registry of Open Acces Repository MAndates and Policies) web

site:

http://roarmap.eprints.org (accessed 15/05/2022)

Coalition S about:

https://www.coalition-s.org/about/ (accessed 15/05/2022)

Coalition S definition of a OA Journal:

https://www.coalition-s.org/faq/how-does-coalition-s-define-an-oajournal/

(accessed 15/05/2022)

Coalition S definition of a OA Platform:

https://www.coalition-s.org/faq/what-is-an-open-access-platform/

(accessed 15/05/2022)

Coalition S principles and implementation:

https://www.coalition-s.org/addendum-to-the-coalition-s-guidance-onthe-implementation-of-plan-s/principles-and-implementation/

(accessed

15/05/2022)

DOAJ web site:

https://doaj.org/ (accessed 15/05/2022)

DOAB web site:

https://www.doabooks.org/ (accessed 15/05/2022)

The Unpaywall project:

https://unpaywall.org/ (accessed 15/05/2022)

The OpenAccess button:

https://openaccessbutton.org/ (accessed 15/05/2022)

Google Scholar main page:

https://scholar.google.com/ (accessed 15/05/2022)

Zenodo web site:

https://zenodo.org/ (accessed 15/05/2022)

Wikibooks main page:

https://www.wikibooks.org (accessed 15/05/2022)

List of publishers of OA Books:

http://oad.simmons.edu/oadwiki/Publishers_of_OA_books (accessed

15/05/2022)

Abstract

It is possible to ensure this talk into the “Open” philosophy tout-court and not

on a specific issue. As it will read, only during the last year did ArcheoFOSS

officially bring the “golden road” for its proceeding publication. The paper

aims to get the public up to date as a brief guide to speed with Open Access

applications and smartly understand the value of Open Access in the research

world. The paper consists of four sessions: during the first, titled “The

project,” we will recognise the previous situation in ArcheoFOSS publication,

and we will define why it was essential to decide to publish from 2020 on all

the proceedings in an Open Access way. The second called “Open Access Basics”,

shows the fundamental rules to remember when discussing this theme.

In the third session, we can find how to “Publish in Open Access”, and the last

one, a “Smart introduction in the Wiki-world”, is a practical chapter.

Parole Chiave

Open Science; Open Access; ArcheoFOSS; Digital Humanities; Wiki

Fig 6 - Zenodo main page.

Autore

Paolo Rosati

“La Sapienza” University of Rome:

paolo.rosati@uniroma1.it

26 ArcheomaticA N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 27

Blending the Science of Geography

and Technology of GIS

www.esriitalia.it


AZIENDE E PRODOTTI

RAVENNA DANTESCA: LA RICOSTRUZIONE STORICA

IN 3D GRAZIE A TRE.DIGITAL

La fruizione dei beni culturali nei musei viene tradizionalmente

accompagnata da strumenti quali videoaudioguide,

proiezioni, pannelli, cataloghi e materiale

cartaceo. La direzione della struttura museale,

se interessata a valutare l’efficacia della sua gestione,

si affida inoltre ad una raccolta di informazioni

sul gradimento da parte dei visitatori, spesso attraverso

l’uso di sondaggi. Oltre ai visori in realtà aumentata,

nuove tecnologie, basate sull’Intelligenza

Artificiale applicata alla visione (computer vision),

abilitano gli uffici museali ad un grosso passo avanti

in tema di innovazione per i Beni Culturali.

E’ quanto introdotto dalla soluzione VEDI, realizzata

da Xenia Gestione Documentale srl, assieme all’Università

degli studi di Catania e a IMC Services srl, che

consiste di una piattaforma informatica di raccolta

dei dati provenienti da dispositivi di visione indossabili,

noleggiati dai visitatori all’ingresso del museo. Il

dispositivo fornisce ai visitatori informazioni in realtà

aumentata, proprie al servizio aggiuntivo, sulle opere

osservate nel percorso all’interno della struttura,

consentendo al visitatore di sapere sempre dove si

trova, di orientarsi nella mappa dell’edificio e di ricevere

suggerimenti e informazione culturale in base

alle preferenze mostrate durante la visita: in altre

parole di avvalersene in sostituzione della guida. Il

sistema non usa tag di riferimento per le opere e non

è necessario installare strumentazione e/o dispositivi

nelle sale del museo. Il riconoscimento delle opere

avviene attraverso la visione (object recognition) e

la localizzazione all’interno della struttura è basata

sulle immagini (image based localization) osservate

dal dispositivo indossato, continuativamente solidale

con il punto di vista del visitatore.

La raccolta passiva di queste informazioni alimenta

inoltre la piattaforma di gestione, che permette

alla direzione della struttura di conoscere quali ope-

re sono maggiormente osservate e per quanto tempo,

quali percorsi sono preferenziali e le restituisce attraverso

un’interfaccia grafica (Visual Analytics) sulle

preferenze dei visitatori (Behaviour Analysis). La gestione

di questi dati attraverso mappe di calore, mappe

di percorsi, statistiche sulle opere osservate, etc.,

permette di misurare la “performance” (KPI) del sito

culturale e fornisce all’ente gestore gli strumenti e

gli elementi per sviluppare e dosare i servizi offerti.

Il visitatore, attraverso il dispositivo indossabile, viene

immerso in un contesto sensoriale sempre più ricco,

in cui i limiti della frontiera robotica giorno dopo

giorno fanno coincidere con la flagranza delle visite

le attività museali, anche quelle rivolte allo stato di

conservazione e alla vulnerabilità delle opere, e con

i commenti più professionali di gradimento sulle dinamiche

espositive.

La stessa piattaforma VEDI, infatti, ultimamente è

stata arricchita di un’esperienza multisensoriale di

interazione verbale, in linguaggio naturale, da parte

del visitatore con l’ologramma (avatar) di una guida

virtuale che lo accompagna nel corso della sua visita,

nella quale il fruitore potrà agire da influencer.

HIBOUCOOP-HERITAGE & DIGITAL HUMANITES UNA

COOPERATIVA MULTITASKING

“Voltatevi, uscite da questo mondo a tre dimensioni

ed entrate nell'altro mondo, nella quarta dimensione,

dove il basso diventa l'alto e l'alto diventa il basso”

diceva San Tommaso Moro.

Recenti tecnologie di rappresentazione e sviluppo in

realtà virtuale, affiancate alle opportunità offerte dal

web 2.0 - termine apparso di recente per indicare la

seconda fase di sviluppo e diffusione di Internet - danno

la possibilità, come ben sappiamo, di estendere

all’ambito culturale una nuova dimensione interattiva

ed immersiva nella fruizione del patrimonio culturale:

AR e VR, tecnologie presenti già da tempo, si avvicinano

progressivamente ad un pubblico più ampio. L’AR,

ad esempio, è un’esperienza energica, moderna, che

ha ottimizzato il concetto di fruizione con la costruzione

di uno spazio fisico virtuale, un varco condiviso

che puo’ migliorare la conoscenza del bene da vicino

e da remoto.

L’idea perseguita fin dalle prime sperimentazioni di

realtà aumentata è che lo spazio fisico del costruito

virtuale possa essere una chiave d’accesso condivisa

alla conoscenza del bene, per orientarsi tra piani di

analisi e livelli informativi e formativi che si moltiplicano.

Tecnologie digitali per l’analisi, l’interpretazione,

la comunicazione, la diffusione e la conoscenza

del patrimonio culturale sono solo alcuni degli aspetti

proposti e sviluppati da HibouCoop - Heritage & Digital

Humanites. Una cooperativa di professionisti, nata ad

Imola nel 2019, quattro i soci fondatori che hanno scelto

di unire le loro professionalità, utilizzando la forma

cooperativa per dare corpo al progetto di un soggetto

aziendale solido, intergenerazionale e innovativo che

operasse nei settori del patrimonio culturale e delle

28 ArcheomaticA N°2 Giugno giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 29

Digital humanities con attitudine industriale. La base

sociale, formata oggi da 7 soci, vanta forti competenze

culturali, digitali e organizzative, maturate nel lavoro

e in percorsi di altissima formazione come l’École

Normale Supérieure e l’École des Chartes di Parigi, la

Scuola di archivistica dell’Archivio di Stato di Bologna,

l’Istituto Europeo di Design di Milano, l’Accademia di

Belle Arti di Venezia e l’esperienza professionale negli

enti locali e nella Fondazione Alma Mater dell’Università

di Bologna. Fin dalla nascita, la cooperativa investe

nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo digitale:

dalla stampa alla modellazione 3D, a sistemi web avanzati

e a soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, un

processo di ricerca e innovazione tecnica e tecnologica

teso al miglioramento continuo della qualità dei servizi

e dei prodotti.

SVILUPPO DIGITALE

Realtà virtuale e realtà aumentata

Sviluppo di soluzioni di rappresentazione tridimensionale

di oggetti, monumenti e scenari in realtà simulata

e aumentata con la dotazione tecnologica di visori e

strumentazione per l’installazione di postazioni.

Chatbot

Progettazione e implementazione chatbot per istituzioni

pubbliche e culturali, curando gli aspetti tecnici

e conversazionali.

Web e app

Progettazione e realizzazione di siti web e app dedicate

per enti culturali, pubblici e privati, associazioni e

realtà turistiche.

HERITAGE MUSEI

Attraverso le sue collezioni, un museo racconta la storia

e la cultura del territorio. Lo spazio del museo, anche

proiettato all’esterno degli istituti culturali, può

inoltre trasformarsi in uno spazio per attività culturali

trasversali aperte a tutti grazie ad attività didattiche

mirate.

Progettazione e allestimento

Progettazione, ideazione e realizzazione di percorsi

espositivi in spazi museali.

Scripta manent

Realizzazione di materiali informativi, didascalie, apparati

didattici e comunicativi del museo. Progettazione

di siti web, supporti digitali per l’interpretazione

dello spazio espositivo e audioguide.

Attività in Museo

Organizzazione e realizzazione di percorsi didattici,

laboratori, proiezioni, visite guidate, performance,

attività culturali e divulgative, percorsi espositivi temporanei

e mostre.

Museo diffuso

Realizzazione di percorsi diffusi sul territorio con l’integrazione

di pannelli informativi, audioguide, visite

guidate dedicate, strumenti web interattivi e app per

dispositivi mobile.

MANIFATTURA DIGITALE

La creazione di copie digitali tridimensionali di qualsiasi

tipo di oggetto o reperto permette di aprire nuove

frontiere alla valorizzazione di beni culturali.

Modellazione e scansione 3D

Realizzazione di scansioni 3D di oggetti e modellazione

virtuale finalizzata sia alla visione in realtà virtuale che

alla stampa tridimensionale additiva in resina o materiali

plastici.

Stampa 3D

Stampanti di ultima generazione che consentono la realizzazione

di modelli 3D accurati in ogni dettaglio, con

l’utilizzo di tutte le tipologie di filamento oggi disponibili

sul mercato, dai materiali plastici a quelli metallici.

SVILUPPO CONTENUTI

Nel mondo dei social e della rete globale, un approccio

narrativo e iconologico unico per la presentazione sul

web, o per prodotti editoriali del profilo storico e culturale

di un ente o di un’associazione, garantiscono riconoscibilità

e valorizzano la propria identità e l’identità

del bene attraverso la determinazione e la dichiarazione

delle specifiche tecniche del tipo di riproduzione digitale

immessa nel web.

Testi, immagini e copywriting

Redazione testi e ricerca iconografica per siti web, social,

presentazioni, bilanci sociali, materiali informativi.

Social Media Management

Realizzazione di strategie di comunicazione adatte ai

diversi social media, creazione di contenuti visivi e testuali

e campagne di advertising.

Motion Graphics

I video animati digitali sono uno dei linguaggi più efficaci

della contemporaneità: immediati nella comunicazione,

ricchi di sfumature e capaci di catturare l’attenzione.

Realizzazione motion graphics sia 2d che 3d,

dalla scrittura dello storyboard, al disegno, all’integrazione

fra 2d e 3d e all’inserzione di ologrammi.


AZIENDE E PRODOTTI

Contenuti multimediali

Realizzazione campagne di shooting, riprese video e audio

in alta definizione per qualsiasi prodotto culturale.

HERITAGE ARCHIVI

Gli archivi sono la testimonianza fisica della storia di un

ente culturale, una fondazione, un’associazione, un’impresa

o una persona. Riordinarli, valorizzarli e renderli

accessibili permette di diventare parte attiva nella costruzione

della memoria condivisa di una comunità. Gli

archivi non sono solo i custodi della documentazione e

della memoria del passato, ma istituti culturali a 360°

che svelano nuovi mondi ai loro visitatori e utenti.

Riordino e valorizzazione

Riordino, inventariazione, valorizzazione e progettazione

di campagne di comunicazione per archivi storici di

istituzioni pubbliche, aziende, enti privati e associazioni,

offrendo alla consultazione gli indici di classificazione

per tipo di ogni immagine e riproduzione tecnologica

digitalmente archiviata secondo le rispettive specifiche

normate.

Ricerca e formazione archivistica

Ricerche su commissione in archivi territoriali e nazionali,

ricerche genealogiche e presentazione dei risultati.

Organizzazione di corsi di formazione archivistica.

PROGETTAZIONE CULTURALE

Le strategie culturali, in ambito pubblico e privato, hanno

bisogno di far leva su una conoscenza precisa del

contesto in cui si opera affinché siano efficaci.

Strategie culturali sul territorio

Supporto alla realizzazione e allo sviluppo delle strategie

culturali nel contesto territoriale specifico, studio

e analisi del contesto socioculturale di riferimento di

ogni realtà. Consulenza e supporto nella progettazione

di piani strategici di promozione, sviluppo culturale, turistico

e consulenza alla ricerca di fondi e per la partecipazione

a bandi e gare in ambito culturale nazionale

ed europeo.

Klimt dedicò tutta la sua vita al disegno, ma anche

al ritratto, soprattutto di donne della ricca borghesia

viennese. Il quadro fu acquistato nel 1925 dal mecenate

Giuseppe Ricci Oddi da Luigi Scopinich, per il tramite

dell’architetto Giulio Ulisse Arat, e arrivò presso la Galleria

d’arte moderna Ricci Oddi nel 1931. A meravigliare

non è tanto la scoperta che il quadro fosse stato dipinto

sopra un altro ritratto, ma la storia del ritrovamento.

All’ordine del giorno i ripensamenti degli artisti, quasi

sempre senza una ragione specifica o guidati semplicemente

dal disegno, dal colore e, quindi, privi della

suspense, che rivede in questo dipinto, nella donna ritratta,

la compositrice austriaca Alma Mahler Schindler

amica di Klimt o l’ebrea Ria Munk, morta giovane e della

quale la madre chiese a Klimt un ritratto.

Il Ritratto: Ritratto di donna con un cappello, rappresentato

unicamente nell’illustrazione pubblicata sulla

rivista Velhagen & Klasings Monatshefte (XXXII-XXXIII.

1917-18, P. 32) ed esposto a Dresda nel 1912, svanisce

nel nulla. La sua rivelazione fu merito di una studentessa,

Claudia Maga da Broni, che all’epoca della scoperta

(1996) era alunna dell’ultimo anno del Liceo Artistico

Sperimentale presso l’Istituto Magistrale “Colombini” di

Piacenza. La ricerca scolastica si basava sullo studio di

circa dieci quadri di ritratti femminili esposti alla Galleria

D’Arte Moderna Ricci Oddi. Il confronto del celebre

dipinto Ritratto di Signora con un'immagine precedente

al 1916-17, riprodotta in un volume dei Classici dell’Arte

Rizzoli, ritenuta persa, si rivelò inatteso, molte erano le

corrispondenze tra i due ritratti. A convalidare l’intuizione

della studentessa furono le indagini scientifiche

-raggi X, infrarosso fotografico colore (I.R.C.), ultravioletto,

fotografia della fluorescenza, riflettografia infrarosso

e raggi X- affidate alla ditta romana il Cenacolo.

Chiuso un capitolo se ne riaprì un altro, il 22 Febbraio

del 1997 il dipinto venne trafugato. Per circa ventidue

anni, nonostante la riapertura delle indagini nel 2014,

Organizzazione di eventi e rassegne

Progettazione e organizzazione di eventi a carattere

culturale, presentazioni di libri, conferenze, festival

tematici e dibattiti.

IL RITRATTO DI SIGNORA DI KLIMT IN

REALTÀ AUMENTATA

Gote rutilanti, capelli nero corvino, pelle incipriata in

netto contrasto con il marcato sopracciglio e occhi cerulei

sono le caratteristiche dominanti del celebre Ritratto

di Signora di Gustav Klimt, 1917 (olio su tela,

cm. 55x60), alla Galleria d’arte Moderna Ricci Oddi di

Piacenza. Un dipinto che porta con sé una storia rocambolesca,

in opposizione alla vita poco mondana dell’artista.

La tela rientra in un gruppo di ritratti femminili

realizzati dal maestro viennese negli ultimi anni della

sua vita (tra il 1916 e il 1918), alcuni dei quali rimasti

incompiuti.

30 ArcheomaticA N°2 Giugno giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 31

non fu raggiunto alcun risultato. Tre anni fa, il 10 Dicembre

2019 è stato ritrovato casualmente in un vano

esterno del museo: tralasciando i motivi del furto e la

storia che ha tutto il sapore di un cult, riaccendiamo i

riflettori sul Ritratto di Signora per un’esperienza interattiva.

Oggi, grazie alle più avanzate tecnologie, è possibile

addentrarsi nei meandri reconditi di un’opera, estendendo

il risultato delle indagini ad un pubblico più ampio.

Cari lettori, e se vi dicessi che solo ora è possibile

evidenziare lo strato emergente sotto il Ritratto di Signora?

Le Tecnologie Immersive riescono a stimolare curiosità

e interesse verso il patrimonio artistico e culturale.

Uqido, azienda informatica dall’esperienza consolidata

nel campo delle Tecnologie di Extended Reality

(Realtà Aumentata, Realtà Virtuale, Realtà Mista), lavora

a numerosi progetti inerenti il settore museale.

Tra i più recenti si distingue proprio la seguente Esperienza

di Realtà Aumentata.

Il progetto nasce, durante il primo lockdown, dalla volontà

di portare i capolavori direttamente alle persone

impossibilitate a recarsi fisicamente al museo. La

committenza chiedeva un’esperienza compatibile con

i device più comuni ed emozionante, atta ad evocare

curiosità e meraviglia. Di qui la decisione di sviluppare

un filtro per smartphone, facile, intuitivo, ma soprattutto

capace di funzionare sia sul dipinto vero sia su

una fedele riproduzione.

Grazie a SparkAR Studio, tool per lo sviluppo professionale

di filtri ed effetti di Realtà Aumentata per i

social media, Uquido ha realizzato una soluzione che

raccontasse la storia dell’opera: il filtro fornisce una

narrazione per immagini di come il dipinto Ritratto di

Signora sia stato realizzato da Klimt sopra una sua opera

precedente sulla stessa tela. L’oggetto 3D propone

una fruizione dinamica e interattiva: puntando un device

mobile sull’opera, l’utente assiste alla scansione

a infrarossi della stessa, che culmina con la rivelazione

del dipinto originario, dimostrando come esso sia diverso

da quello definitivo.

Il filtro è stato ricevuto positivamente, portando a più

di 100k visualizzazioni a soli quattro mesi dalla sua

pubblicazione.

Numeri che rivelano un grande interesse verso soluzioni

tech applicate al settore artistico. La scelta di un

filtro applicato ai social media risponde anche all’urgenza

di intercettare le nuove generazioni, in modo

da far crescere in loro il desiderio e l’abitudine a frequentare

gli enti museali.

Autore: Maria Chiara Spiezia

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AGORÀ

TECHNOLOGY for ALL 2022 -

Cambio date, si terrà dal 21

al 23 novembre 2022 – Con la

partnership di Istituzioni, enti

di ricerca ed università, ordini

professionali ed aziende specializzate,

l'obiettivo del Forum è

l’esposizione delle tecnologie innovative

per la tutela e la valorizzazione

del territorio, dei beni

culturali e delle smart city storiche

italiane, facilitando nel confronto

l’illustrazione ad un pubblico

il più ampio possibile dell'uso,

dei vantaggi e dei risultati

delle applicazioni, soprattutto

nei termini dell’ecosostenibilità

dei prodotti in ragione della

diminuzione dei tempi lavorativi

per ottenere il risultato previsto.

La complementarietà dei vari ambiti

applicativi delle tecnologie

che saranno trattati e le diverse

modalità con cui sono proposti ai

partecipanti, pone all'attenzione

dei visitatori le ultime innovazioni,

offrendo un’occasione

migliorativa di aggiornamento

professionale e formazione con

l’ampliamento del loro spettro

applicativo.

Il Forum 2022 si articolerà in una

giornata di workshop operativo,

a cui seguiranno due giornate di

sintesi dei laboratori avviati sul

campo, presso la Biblioteca Nazionale

Centrale di Roma, necessarie

a promuovere il confronto

tra creatori, produttori, esperti,

utilizzatori e curiosi delle nuove

tecnologie. Spazio rilevante sarà

inoltre riservato alla formazione

e a dimostrazioni pratiche.

I processi che saranno descritti,

relativi all'acquisizione dei dati,

alla loro elaborazione e diffusione,

interessano un’ampia gamma

di utenti: dagli Enti pubblici alle

aziende private, compresi gli

Enti preposti alle risorse energetiche

e alla tutela dell’ambiente,

intesa come protezione dell’aria,

della terra, agricola e boschiva e

delle acque, anche nella campionatura

di sfruttamento delle rinnovabili

in ragione dei benefici

sperimentati, e dai professionisti

ai ricercatori, dagli studenti ai

cittadini.

In particolare, le attività di laboratorio

consentono ai partecipanti

di vedere realmente in

azione le tecnologie innovative

e quelle consolidate che più

svilupperanno la ricerca mirata

in rapporto agli obbiettivi che

emergono dalla domanda attuale

e dedicano all’ascolto degli intervenuti

le sequenze finali dei

test di funzionamento conseguiti

in pratica.

I temi di grande attualità al centro

del Forum TFA 2022 saranno

imperniati, in particolare,

sull'impiego delle tecnologie per:

• monitoraggio urbano e territoriale

• osservazione della Terra

• acquisizione digitale della realtà

per Digital Twin, BIM e

HBIM

• tecnologie ed efficienza energetica

per l'edilizia anche storica

PROGRAMMA PRELIMINARE

PRIMA GIORNATA

lunedì 21 Novembre 2022 - WOR-

KSHOP SUL CAMPO 9:00 - 18:00

(luogo della cultura in corso di

definizione)

Attività pratiche dimostrative sul

tema del Digitale, Droni, Laser

Scanner, Mobile Mapping, Slam,

Scansione

SECONDA GIORNATA

martedì 22 Novembre 2022 -

CONVEGNO 9:00 - 18:00

BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRA-

LE ROMA

Temi: Reality Capture per il BIM,

Digital Twin, Monitoraggio, Geomatica

nella Robotica

TERZA GIORNATA

mercoledì 23 Novembre 2022 -

CONVEGNO 9:00 - 18:00

BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRA-

LE ROMA

Temi: Osservazione della Terra,

Digitale nei Beni Culturali, Gestione

dati digitali georiferiti

A fine convegno nella giornata di

Mercoledì 23 Novembre saranno

presentati i risultati della prima

giornata in campo.

Alcune info sui Forum precedenti

Nell’ultima edizione 2019 (successivo

stop di due anni per ragioni

legate al Covid-19), svoltasi

all’interno dell’ISA Istituto

Superiore Antincendi, hanno partecipato

70 relatori ed oltre 1300

iscritti, con molte collaborazioni

istituzionali. Informazioni di dettaglio

sono costantemente riportate

sul sito technologyforall.it

32 32 ArcheomaticA N°2 giugno Giugno 2022


Tecnologie Tecnologie per per i Beni i Beni Culturali Culturali

33

Primo rilievo tridimensionale integrato

del Colosseo – L'Anfiteatro

Flavio entro la prossima primavera

sarà disponibile in versione 3D, un

rilievo geometrico 3D globale con

l'utilizzo di tecnologie topografiche,

laser scanner, terrestri e da

drone. Fino adesso coinvolto solo

da rilievi dedicati a singole porzioni,

verrà fornita una dettagliata

analisi dell'opera con la georeferenziazione

di ogni singolo punto.

Un progetto di straordinaria importanza

per la tutela del monumento

e che costituirà un riferimento

fondamentale per qualsiasi

intervento di studio, manutenzione

e restauro, valorizzazione.

Il progetto elaborato dal Parco archeologico

del Colosseo (Rup dott.

ssa Federica Rinaldi) vede da alcuni

mesi impegnate imprese leader,

ciascuna con specifiche competenze,

nel settore (raggruppamento

temporaneo aggiudicatario di una

gara pubblica bandita da Invitalia

e costituito da CONSORZIO FU-

TURO in RICERCA CFR di Ferrara

- mandataria - che ha il coordinamento

scientifico delle attività,

GEOGRA’ Srl di Sermide, ETS Srl

e JANUS Srl di Roma). Sono stati,

inoltre, coinvolti esperti nelle diverse

discipline, studiosi e professionisti,

a supportare un'attività

di documentazione di particolare

complessità.

Questa unica e completa banca

dati, riferita al Colosseo e raccolta

in più modelli tridimensionali multidisciplinari,

renderà disponibile

a storici, archeologi, architetti,

restauratori e a tutti i professionisti

provenienti dai diversi ambiti

dei beni culturali una base conoscitiva

inedita per lo studio e la

verifica delle diverse fasi storiche

ed evolutive, nonché la conoscenza

dello stato di conservazione

delle superfici e delle strutture del

monumento, anche in previsione

delle ulteriori e già programmate

verifiche del rischio sismico.

Non da ultimo il rilievo potrà costituire

il supporto digitale per future

restituzioni a scopo scientifico

e didattico dell’originaria decorazione

architettonica grazie alla

previsione, inserita nel Capitolato

di gara, del rilievo di 50 reperti

notevoli, tra capitelli, colonne,

transenne, gradini della cavea,

tripodi.

Alfonsina Russo, direttore del Parco

archeologico del Colosseo dice:

"questo progetto si rivela di fondamentale

importanza, in quanto

consentirà, attraverso un rilievo

per la prima volta integrale e tridimensionale

dell'Anfiteatro Flavio,

di ottenere risultati ancora più incisivi

per la conoscenza e la tutela

di un monumento, noto in tutto il

mondo e patrimonio dell'umanità".

Non da ultimo, il rilievo permetterà

di "rispettare in pieno le

innovazioni normative in tema di

appalti di restauro e manutenzione,

che prevedono a partire dal

2025 l'obbligo di progettazione in

modalità BIM per interventi superiori

a un milione di euro".

Augmented Reality Studio nuove

esperienze museali – La Realtà

Aumentata è una tecnologia innovativa

che permette di sovrapporre

immagini, video, suoni e modelli

3D a ciò che gli utenti sono già in

grado di osservare intorno a loro.

Non sostituisce la realtà, non ne

crea una nuova come avviene con

la Realtà Virtuale, ma impreziosisce

ciò che è già presente, offre

agli artisti nuovi modi per raccontare

una storia e apre le porte a un

modo interattivo di vivere gli spazi

ed esseri coinvolti nel processo

creativo.

La startup Dilium fornisce prodotti

e servizi all’avanguardia in campo

tecnologico – digitale, il suo obbiettivo

principale è l’innovazione

delle esperienze museali, consentendo

agli artisti di adottare

strumenti per integrare la Realtà

Aumentata nelle proprie opere.

Lo sviluppo della piattaforma Augmented

Reality Studio per la creazione

semplificata di esperienze

AR, e la partecipazione nel 2021 al

bando InnovaMusei, ha permesso

all’azienda di avviare progetti sperimentali

in ambito culturale.

Le opportunità per l'uso dell'AR

sono ampie, molte strutture stanno

già adottando Augmented Reality

Studio per aggiungere in pochi

passaggi asset 2D, 3D e veicolare

maggiori informazioni. Versioni digitali

degli artisti, o video, accompagnano

le opere e ne descrivono

i tratti, interi quadri si animano e

si rivolgono in prima persona allo

spettatore. Nuove e numerose pos-


AGORÀ

sibilità per i musei e gli artisti interessati

a creare e vendere opere

immersive possono nascere dal recente

boom del mercato dei token

non fungibili (NFT).

L’AR è lo strumento ideale per aggiungere

valore a un’opera digitale

e il connubio tra Blockchain e AR

può finalmente restituire il giusto

riconoscimento all’arte digitale

che, ancora oggi, purtroppo, viene

spesso svalutata perché non realizzata

con strumenti tradizionali

tangibili. In occasione della Milano

Design Week, Dilium ha realizzato

la mostra LeonARdo, sviluppando

in realtà aumentata opere del

maestro Leonardo Da Vinci. La mostra

è stata un'esperienza unica sul

modello dello 'science center' con

oltre 1200 visitatori da 20 nazioni

differenti. Le opere del genio rinascimentale

sono state interpretate

in chiave moderna e animate

in Realtà Aumentata, dando modo

ai visitatori di avere accesso ad un

canale di comunicazione interattiva

e immateriale con l'esposizione

grazie all’App Bellfish.

Software SaaS progetti digitali

sostenibili per la cultura – L’ultimo

progetto digitale in ambito

culturale di cui avete sentito parlare?

Senz’altro uno che utilizza

tecnologie da buzzword su Wired,

realizzato attraverso finanziamenti

istituzionali. Pochi progetti però

si spingono nel lungo periodo, curando

nello sviluppo l’evoluzione

e la durata che avrà l’applicazione

realizzata di uso pubblico, non

sempre sostenibile nell’ordinaria

amministrazione.

Questo tipo di progetto ha bisogno

infatti di coinvolgere più attori,

per rientrare nei requisiti dei bandi

sempre più comuni, dimostrando

una cooperazione fra diversi

enti (trasferimento tecnologico) e

paesi (partenariati europei). Il risultato

di una coordinazione così

complessa, anche nei casi in cui

la user experience sia considerata,

frequentemente prescinde, per

l’oggettiva condizione di rapidità

della fase di lancio del progetto,

dalla routine di sfruttamento della

risorsa da parte di chi questi progetti

dovrà poi promuoverli e gestirne

i contenuti nel tempo, ovvero

gli uffici dell’ente culturale, siano

questi di un museo, un teatro o

un comune che promuove turismo.

Se il progetto perde utenti non appena

l'hype della notizia inizia a

scendere può voler dire che non si

è riusciti a raggiungere l’obiettivo

principale, che è quello di portare

più pubblico in maniera continuativa

nella fase gestionale, rendendo

efficace l’investimento, anche

quando arriva da un finanziamento

di eccellenza.

Con il PNRR, già dal 2023 sarà

previsto un investimento per gli

operatori dei luoghi pubblici della

cultura, personale sempre più

autonomo e in grado di gestire gli

strumenti digitali che entreranno

continuativamente a far parte del

lavoro di ufficio, come lo è già per

i settori industriali. Doversi affidare

a sistemi chiusi, invariabili nei

contenuti e nelle azioni sarà sempre

di meno un limite con l’orientamento

di personale marketing

qualificabile.

Un enorme vantaggio di questo

genere di software è quello di poter

essere pianificato, distribuito

e anche rivenduto come servizio

e negli ultimi anni sempre di più

si sta facendo strada il Softwareas-a-Service

(SaaS) in ogni settore

economico. Ci sono piattaforme

diffuse come Netflix, AirBnB, Uber

che ci hanno abituato a questo

share di servizio in ambito consumer,

cui si affiancano ora anche

nel settore culturale decisamente

quelli cosiddetti dell’ambito B2B

(come MailChimp, Zoom, Google

Workspace etc.).

Anche la Pubblica Amministrazione

ha cominciato ad aprire le porte a

questo tipo di prodotti, costruendo

un vero proprio marketplace a

riguardo, l’AGID Cloud Marketplace

[2], dove i fornitori possono esibirne

il catalogo dopo aver sottoposto

i loro servizi ad un accurato

processo di certificazione.

I sistemi SaaS esistenti differiscono

dai sistemi Ad-hoc per un alto

livello di standardizzazione e di

sicurezza, definendo chiaramente

costi nel tempo e garantendo

un aggiornamento tecnologico

costante del servizio, ovviamente

installato su ambiente Cloud.

L’obsolescenza del software è un

aspetto senz’altro rilevante quando

se ne sta per realizzare o acquistare

uno, soprattutto in questo

periodo di piccoli ma super rapidi

cambiamenti.

Last but not least, la velocità di

adozione di un sistema SaaS non ha

paragone con l’implementazione

di sistemi proprietari, che sebbene

possano essere realizzati su misura

possono nascondere insidie progettuali

che incideranno sull’investimento

(o sulle funzionalità preventivate)

e sui successivi tempi

di ottimizzazione, solitamente già

elevati in partenza.

“SHOWTIME! APPS” DI MANGO

MOBILE AGENCY

Mango Mobile è un’agenzia che sviluppa

prodotti software e servizi

di marketing per gli enti culturali,

prestando attenzione a massimizzare

l’esperienza utente e a dare

uno strumento efficace per coltivare

vecchio e nuovo pubblico in

open access.

Il prodotto “Showtime! Apps” è un

esempio di SaaS destinato al settore

cultura per rendere il visitor

journey un’esperienza interattiva

in tutte le sue fasi, prima, durante

e dopo la visita, attraverso un'app

ufficiale e dedicata dell’ente culturale.

Autore: Claudio Buda

34 ArcheomaticA N°2 giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 35

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realizzano percorsi di visita, allestimenti, eventi e contenuti combinando le nuove tecnologie e i

linguaggi digitali alle esperienze tradizionali.

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Tecnologie per i Beni Culturali 37

La piattaforma Emma e le

nuove forme di Management

Museale – I forti cambiamenti

nelle forme di avvicinamento

e prenotazione

alla visita nonché le spinte

ministeriali all’innovazione

tecnologica nel settore hanno

portato, negli ultimi anni,

ad un’ampia rilettura delle

necessità e delle criticità del

lavoro degli Enti Culturali,

con l’obiettivo di individuare

soluzioni in grado di migliorare

il complesso di attività

e di processi gestionali che si

svolgono quotidianamente al

loro interno. Oggi è sempre

più necessario il mezzo digitale

per un’ottimale gestione

e valorizzazione del patrimonio,

divenuto imprescindibile

per il coinvolgimento e la gestione

dei flussi di visitatori

presso le istituzioni culturali.

In questo Contesto è nata

grazie a RnB4Culture, la progettazione

di Emma (Electronic

Museum Management

& Analytics), piattaforma

capace di razionalizzare

le innumerevoli attività di

management museale per

renderle di facile gestione e

da un unico punto d’accesso

mobile first. Emma, come

Saas, è formulato secondo

un approccio multiutente e

dinamico al fine di garantirne

globalmente alla singola

istituzione la gestione ai differenti

livelli di utilizzo. Il

progetto è nato con lo scopo

di rendere la digitalizzazione

museale accessibile alle

istituzioni culturali di ogni

ordine e grado, puntando

strategicamente su un rinascimento

culturale diffuso.

Vari sono i moduli previsti da

Emma che manifestano come

unico requisito la copertura

di rete internet e fornire,

oltre alla più comune interfaccia

desktop, la possibilità

di effettuare vendite da mobile,

tramite app dedicata

compatibile con Android e

IOS.

Dato il quadro di così grande

eterogeneità nelle sue forme

e nelle sue criticità che mostra

il panorama delle Istituzioni

culturali italiane, si è

deciso di configurare Emma

come un sistema modulare.

In tal senso il servizio di Ticketing

prevede la possibilità

di disporre di un’interfaccia

di online ticketing integrata

nel proprio sito web altamente

personalizzabile oltre

che di un sistema di cassa fisica.

Al sistema di cassa è legato

il modulo Bookshop che

garantisce una maggior efficienza

nella gestione dell’inventario.

L'operatore museale può scegliere

di registrare nuovi articoli

e aggiornare le giacenze

tramite piattaforma web

o mobile e tenere traccia dei

flussi di giacenza. EMMA permette

di inserire e modificare

autonomamente tutti gli

articoli in vendita, senza la

necessità di richiedere supporto

o l'intervento di tecnici

esterni. L’integrazione diretta

con il sistema di vendite

e il modulo di Analytics permette

un controllo continuo

ed efficiente sull’andamento

su quello che, molto spesso,

è una delle aree più remunerative

dei Musei. Se era un

fenomeno già in forte crescita

il periodo pandemico

ha dimostrato quanto un ottimale

gestione delle prenotazioni,

specialmente online,

sia un elemento determinante

del successo museale sia

per eventi speciali che per la

normale fruizione della mostra

permanente.

In tal senso si è voluto rendere

accessibile anche per

le istituzioni minori la possibilità

di pubblicare sui principali

canali social o sul proprio

sito un evento in modo

centralizzato e immediato,

per poi registrare le prenotazioni

ricevute per eventi e

visite, consultare il programma

settimanale e monitorare

l'affluenza attesa per ogni

fascia oraria della giornata.

A supporto del management

museale è inoltre previsto

un CRM per la gestione del

personale e un avanzato sistema

di Analytics che permette

alla direzione di avere

sempre sotto controllo ogni

singolo aspetto della propria

realtà in simultanea. Particolare

attenzione è stata

data anche al territorio, e

al valore aggiunto dalla collaborazione

con e tra le istituzioni.

Per questo Emma è

utilizzabile sia da istituzioni

culturali singole che connesse

in rete. Le Istituzioni che

decidono di unirsi in rete visualizzeranno

il modulo aggiuntivo

“Rete Museale” nel

proprio portale, comprendente

una sezione dedicata

alla vendita di biglietti e

prodotti in condivisione con

altre realtà museali. Il modulo

permette una gestione

coordinata e simultanea di

vendite ed ingressi da parte

di tutti gli attori appartenenti

ad una stessa rete, agevolando

l'amministrazione di

biglietti unici, card territoriali

e gadgettistica comune.

La rete sarà inoltre in grado

di valutare, in modo aggregato,

i dati statistici prodotti

dalle singole realtà.

Dato l’alto valore dei dati

nella pianificazione dell’area

espositiva, nel distanziamento

sociale, nella possibilità

di implementazione di logiche

di gamification con

le opere, di ottimizzazione

dell’impiantistica Emma si

è arricchita anche di un modulo

di real time tracking dei

visitatori all’interno dell’area

espositiva. Il sistema,

attraverso l’integrazione di

tecnologie innovative Ultra

Wide Band, permette l’analisi

comportamentale dei visitatori

del museo attraverso il

tracciamento puntuale della

loro posizione all’interno

all’area espositiva in tempo

reale. Un sistema simile

permette al management di

usufruire di una base dati

sia real-time che storicizzata,

da cui acquisire insight

utili all’ottimizzazione della

gestione del museo. L’utilizzo

di un sistema simile

permette di riconoscere il

posizionamento del visitatore

all’interno dell’esposizione

con un margine di errore

minore di 20cm permettendo

di aprire innumerevoli possibilità

progettuali con i singoli

Musei. Per l’alto livello

di innovazione del software

Emma, la società RnB4Culture

è stata premiata come

miglior start up innovativa

culturale nell’ambito del

bando InnovaMusei indetto

da Cariplo Factory, Regione

Lombardia, Union Camere

Lombardia e Fondazione

Giordano dell’Amore.

RnB4Culture, parte del gruppo

RnBGate, è una dinamica

start-up ad alto valore sociale

che applica le più innovative

tecnologie di ArtTech

alla promozione e alla valorizzazione

del patrimonio

storico-culturale. Punta alla

salvaguardia e al rilancio del

patrimonio culturale attraverso

il management e la gestione

di istituzioni culturali,

il loro supporto attraverso il

project office bandi e allo

sviluppo di software e hardware

per la loro fruizione.

RnB4Culture ridisegna come

le persone vivono la cultura

associando ricerca e tecnologia

alle ricchezze storiche e

culturali del territorio.


EVENTI

10 - 12 NOVEMBRE 2022

CHNT 27

Conference on Cultural

Heritage

and New Technologies

Vienna (Austria)

https://chnt.at/

21 - 23 NOVEMBRE 2022

TECHNOLOGY FOR ALL

Roma

http://technologyforall.it

8 - 9 DICEMBRE 2022

YOCOCU 2022 - YOuth in

COnservation of CUltural

Heritage

Francoforte (Germania)

https://www.yococu.com/

14-16 DICEMBRE 2022

XIII Convegno Internazionale

AIES

Napoli (Italia) - Museo

Archeologico Nazionale

https://www.aiesbbcc.it/

19 - 21 APRILE 2023

XII Congresso Nazionale AIAr

Messina (Italia)

http://www.associazioneaiar.

com/

20-23 MARZO 2023

3rd International Conference

TMM-CH

Transdisciplinary Multispectral

Modelling and

Cooperation for the

Preservation of Cultural

Heritage

Atene (Grecia) - Eugenides

Foundation

https://tmm-ch.com/#about

PRIMAVERA 2023

Restauro - Salone

Internazionale dei Beni

Culturali e Ambientali

XXVIII edizione

Ferrara Fiere (Italia)

https://www.

salonedelrestauro.com/

25 - 30 GIUGNO 2023

CIPA 2023

Firenze (Italia)

https://www.

cipa2023florence.org/

LEICA BLK360

CATTURA IL MONDO CHE CI CIRCONDA CON

IMMAGINI PANORAMICHE A COLORI SOVRAPPOSTE

AD ACCURATE NUVOLE DI PUNTI.

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165 mm di altezza x 100 mm di diametro.

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con risoluzione personalizzabile.

◗ Semplice da utilizzare: si attiva con la pressione di un solo tasto.

◗ Registra le scansioni e visualizza i dati sul campo in pochi istanti.

◗ Rilevazione di immagini termiche con sensore FLIR®,

in contemporanea con la scansione delle immagini.

◗ I dati di realtà acquisita si connettono con le soluzioni di

progettazione Autodesk.

◗ Tramite l'app mobile ReCap Pro, BLK360 trasferisce immagini e

dati di nuvole di punti su un tablet iPad, filtrando e registrando

i dati di scansione in tempo reale per poi effettuarne

il trasferimento a diverse applicazioni CAD, BIM, VR e AR.

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38

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www.geomatica.it • www.disto.it • ArcheomaticA www.termocamere.com N°2 Giugno 2022


Tecnologie per i Beni Culturali 39

ROMA 21-23 NOVEMBRE 2022

21

PRIMA GIORNATA

lunedì 21 Novembre 2022

WORKSHOP SUL CAMPO

9:00 - 18:00

SCALO DE PINEDO

FIUME TEVERE

Attività pratiche dimostrative

Droni aerei e acquatici

Laser Scanner

Mobile Mapping

22

SECONDA GIORNATA

martedì 22 Novembre 2022

CONVEGNO

9:00 - 18:00

BIBLIOTECA NAZIONALE

CENTRALE ROMA

Tecnologie per Ambiente e Territorio

Satelliti, droni e aerei

Laser Scanner e Mobile Mapping

Agricoltura di precisione

23

TERZA GIORNATA

mercoledì 23 Novembre 2022

CONVEGNO

9:00 - 18:00

BIBLIOTECA NAZIONALE

CENTRALE ROMA

Tecnologie per i Beni Culturali

Informazione Geografica

Indagini conoscitive avanzate

Sostenibilità energetica

ISCRIZIONI APERTE SUL SITO WWW.TECHNOLOGYFORALL.IT

L’iscrizione è gratuita. CFU riconosciuti CdL (Ing Edilz, Ing. e Tecn. del Costr., Ing Edile Archit)

Macroarea Ingegneria Univ. Roma Tor Vergata e in via di riconoscimento CFU CdL altre Università

di Roma e CFP Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, Ordine degli Ingegneri della

Provincia di Roma e dal Collegio Provinciale dei Geometri di Roma.

Science & Technology Communication

info@mediageo.it - tel: 3391498366

Via Palestro 95, 00185 Roma

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