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Archeomatica 2 2022

Tecnologie per i Beni Culturali

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ivista trimestrale, Anno XIV - Numero II giugno <strong>2022</strong><br />

ArcheomaticA<br />

Tecnologie per i Beni Culturali<br />

Piattaforme<br />

in Evoluzione<br />

A new IDEHA for Data managing and displaying<br />

Open History Map<br />

Open Science for Archaeology<br />

www.archeomatica.it


EDITORIALE<br />

Diritto d'autore e Digitale<br />

Questo numero di <strong>Archeomatica</strong> tocca, con l’articolo di Paolo Rosati dal titolo Open<br />

science for archeology, il complesso tema delle Creative Commons Licences. Quante e di<br />

che tipo sono le licenze in Open access, che il Web ha ottenuto di diffondere. Quasi tutte<br />

dispensano la licenza di utilizzo in tutto o in parte di un lavoro letterario o scientifico,<br />

purché siano rispettate le dichiarazioni dei crediti autoriali o, per meglio dire, i crediti<br />

delle istituzioni, fondazioni ed editori che li detengono. Lo spartiacque fondamentale è<br />

tra le edizioni ante e post 1940, ma non per tutti i paesi è ugualmente regolamentato ed<br />

anche per una buona fetta di opere anteriori al 1940, se non tutte, per poterle consultare<br />

il lettore e lo studente dovranno registrarsi e dichiarare di non volerne fare un uso<br />

commerciale per poterle scaricare. Non è chiaro perchè, dal momento che quasi nessuna<br />

delle istituzioni e degli editori coinvolti potrebbero dimostrare di aver mai acquistato i<br />

diritti autoriali delle opere e la loro acquisizione è per lo più soggetta a legislazioni di<br />

singoli stati, mirate alla diffusione pubblica del bene, conditio sine qua non di un uso<br />

commerciale. In altre parole, autori ed editori pioneristici che ne hanno suffragato la<br />

creazione, la pubblicazione e la riproduzione possono continuare a crepare di fame per<br />

generazioni ed il pubblico dovrà continuare a pagare il prezzo di un disagio anche quando<br />

l’accessibilità e i diritti di riproduzione siano scaduti da tempo. Un dato di fatto è che la<br />

fruizione sia un bene commerciale e che le schiere di riproduttori siano schiere di fruitori<br />

che contribuiscono al valore di un’opera. Voler limitare l’accessione ad un prodotto<br />

autoriale da parte di chi non ne è autore, al contrario, è un’operazione commerciale a<br />

tutto tondo. Se opere enciclopediche come Wikipedia hanno mostrato quanto lento sia<br />

l’aggiornamento culturale di una produzione dai confini sempre più illimitati, hanno d’altra<br />

parte dimostrato anche che quasi mai nessuno sa chi ha detto che. E’ che il grosso del<br />

lavoro di ogni autore è tracciare l’identikit di un prodotto culturale, afferrare chi, dove e<br />

quando ne abbia detto che, per finire a scoprire che molte volte i più autorevoli ideatori e<br />

interpreti siano i più taciuti e gratuiti. La letteratura è un lavoro di copia e incolla, dove<br />

il plagio è all’ordine del giorno e forse è proprio questo a fare della ricerca in open access<br />

la novità della crescita di una comunità scientifica: la misura di una fruizione simultanea<br />

di una mole prima d’ora quasi imperscrutabile di dati, in cui anche l’autore neofita possa<br />

addentrarsi come uno scolaretto e raggiungere il bene di leggerla a portata di mano,<br />

ripagando gli autori e gli editori che l’hanno realizzata a questo fine e nessun altro. Il Web<br />

è quel buon padre di famiglia che mette nel nostro scaffale un’indice di opere in un modo o<br />

nell’altro proibite, frutto di un'umanità intera, in cui trovare non tanto e non solo qualcosa<br />

di nuovo da dire, ma le ragioni del nostro dire più pressante, che, dopo aver letto e riletto,<br />

ci sembrerà sempre meno uguale e sempre più comprensibile ad altri, meno divulgativo che<br />

mai. Un obbiettivo fondamentale del web, da non cambiare, è che nessun altro dispensi<br />

un’opera se non chi l’ha creata e che il più acuto dei lettori ne sia anche il suo inventore.<br />

La fruizione digitale non sostituisce il contatto diretto con l’opera d’arte e nemmeno<br />

le possibilità d’investimento commerciale nel prodotto. La sua portata rivoluzionaria e’<br />

paragonabile all’invenzione della stampa tipografica: ci aiuterà a scoprire, come buoni<br />

indagatori, qualcosa di falso in quello che la storia ha riconosciuto vero. Un nuovo impegno<br />

nell’esercizio d’immaginazione, ma con una memoria meno ingombrante nello spazio fisico<br />

che ci circonda e, soprattutto, senza rifiuti.<br />

Buona lettura,<br />

Francesca Salvemini


IN QUESTO NUMERO<br />

DOCUMENTAZIONE<br />

6 Uno strumento per<br />

la digitalizzazione e<br />

gestione<br />

del Patrimonio<br />

Culturale nel Parco<br />

Archeologico<br />

di Paestum e Velia: la<br />

piattaforma HERA di Gabriel Zuchtriegel,<br />

Francesco Uliano Scelza, Riccardo Auci, Cristiano Benedetto De Vita<br />

In copertina dimostrazione del Tablet per la<br />

gestione dei flussi di fruizione della<br />

piattaforma Hera, utilizzata nel Parco<br />

Archeologico di Paestum e Velia.<br />

GUEST Paper<br />

12 Full immersion in<br />

Cultural Heritage<br />

environments:<br />

A new IDEHA for<br />

data managing and<br />

displaying<br />

By Luca Bevilacqua, Bruno<br />

Fanini, Nicola Mariniello, Augusto Palombini, Vladimiro Scotto di Carlo,<br />

Giuseppe Scardozzi, Antonio Sorgente, Paolo Vanacore<br />

Segui l'account di <strong>Archeomatica</strong><br />

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ArcheomaticA<br />

Tecnologie per i Beni Culturali<br />

Anno XIV, N° 2 - GIUGNO <strong>2022</strong><br />

<strong>Archeomatica</strong>, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista<br />

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione<br />

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,<br />

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio<br />

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su<br />

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la<br />

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,<br />

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei<br />

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione<br />

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche<br />

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani<br />

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,<br />

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.<br />

Direttore<br />

Renzo Carlucci<br />

dir@archeomatica.it<br />

Direttore Responsabile<br />

Michele Fasolo<br />

michele.fasolo@archeomatica.it<br />

comItAto scIentIfIco<br />

Giuseppe CeRaudo, annalisa CipRiani, MauRizio<br />

FoRte, BeRnaRd FRisCheR, Giovanni ettoRe<br />

GiGante, MaRio MiCheli, steFano Monti,<br />

luCa papi, MaRCo RaMazzotti,<br />

antonino saGGio, FRanCesCa salveMini,<br />

RodolFo MaRia stRollo<br />

Redazione<br />

Maria Chiara Spezia<br />

redazione@archeomatica.it<br />

Matteo Serpetti<br />

matteo.serpetti@archeomatica.it<br />

Valerio Carlucci<br />

valerio.carlucci@archeomatica.it


RUBRICHE<br />

28 AZIENDE E<br />

PRODOTTI<br />

Soluzioni allo Stato<br />

dell'Arte<br />

32 AGORÀ<br />

16 Open History Map – Status of the Project<br />

by Marco Montanari, Lucia Marsicano, Raffaele Trojanis,<br />

Silvia Bernardoni, Lorenzo Gigli<br />

Notizie dal mondo delle<br />

Tecnologie dei Beni<br />

Culturali<br />

40 EVENTI<br />

22 Open Science for<br />

Archaeology:<br />

an up-to-date guide<br />

(<strong>2022</strong>)<br />

by Paolo Rosati<br />

INSERZIONISTI<br />

Esri 27<br />

GEC Software 11<br />

GEOMAX 31<br />

gter 15<br />

Hubstract 36<br />

Nais solutions 40<br />

Planetek 2<br />

Stonex 35<br />

Teorema 38<br />

TechnlogyForAll 39<br />

una pubblicazione<br />

Science & Technology Communication<br />

Science & Technology Communication<br />

Diffusione e Amministrazione<br />

Tatiana Iasillo<br />

diffusione@archeomatica.it<br />

MediaGEO soc. coop.<br />

Via Palestro, 95<br />

00185 Roma<br />

tel. 06.64.87.12.09<br />

fax. 06.62.20.95.10<br />

www.archeomatica.it<br />

Progetto grafico e impaginazione<br />

Daniele Carlucci<br />

daniele@archeomatica.it<br />

Editore<br />

MediaGEO soc. coop.<br />

<strong>Archeomatica</strong> è una testata registrata al<br />

Tribunale di Roma con il numero 395/2009<br />

del 19 novembre 2009<br />

ISSN 2037-2485<br />

Stampa<br />

System Graphic Srl<br />

Via di Torre Santa Anastasia 61 00134 Roma<br />

Condizioni di abbonamento<br />

La quota annuale di abbonamento alla rivista è di<br />

€ 45,00. Il prezzo di ciascun fascicolo compreso<br />

nell’abbonamento è di € 12,00.<br />

Il prezzo di ciascun fascicolo arretrato è di<br />

€ 15,00. I prezzi indicati si intendono Iva inclusa.Per<br />

abbonarsi: www.archeomatica.it<br />

Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità<br />

dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale<br />

del contenuto di questo numero della Rivista<br />

in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento<br />

elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di<br />

archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto<br />

dell’editore.<br />

Data chiusura in redazione: 30 settembre <strong>2022</strong>


DOCUMENTAZIONE<br />

Uno strumento per la digitalizzazione e gestione<br />

del Patrimonio Culturale nel Parco Archeologico<br />

di Paestum e Velia: la piattaforma HERA<br />

di Gabriel Zuchtriegel, Francesco Uliano Scelza, Riccardo Auci, Cristiano Benedetto De Vita<br />

La digitalizzazione del Patrimonio<br />

Culturale sta cambiando<br />

radicalmente i luoghi e gli attori<br />

del sistema Cultura. Tale processo<br />

ha innescato nuovi percorsi di<br />

conoscenza e di valorizzazione,<br />

ponendo l’accento sulla necessità<br />

di individuare strumenti e<br />

metodologie innovative atte a<br />

garantire una razionalizzazione<br />

Fig. 1 - HERA PAESTUM. Schema di sintesi delle caratteristiche e delle funzionalità del<br />

sistema<br />

delle attività alla base del<br />

funzionamento degli Enti<br />

Culturali. Da questo punto di<br />

vista, HERA, la piattaforma di<br />

gestione del Parco Archeologico<br />

di Paestum e Velia, sta<br />

fissando nuovi standard per<br />

la digitalizzazione, per la<br />

la digitalizzazione,<br />

per la conoscenza<br />

e la gestione del<br />

Pat- rimonio.<br />

conoscenza e la gestione del<br />

Paestum e Velia,<br />

sta fissando nuovi<br />

standard per<br />

Patrimonio.<br />

l’accento sulla necessità di individuare strumenti e metodologie<br />

innovative atte a garantire una razionalizzazione delle attività alla base<br />

del funzionamento degli Enti Culturali. Da questo punto di vista, HERA,<br />

la piattaforma di<br />

ges- tione del Parco<br />

Ar- cheologico di<br />

a digitalizzazione del Patrimonio Culturale sta cambiando radicalmente<br />

i luoghi e gli attori del sistema Cultura. Tale processo ha innescato<br />

nuovi percorsi di conoscenza e di valorizzazione, ponendo<br />

L<br />

La forte spinta alla digitalizzazione e lo sviluppo delle<br />

nuove tecnologie per la gestione di big data ha<br />

portato negli ultimi anni a un’ampia rilettura delle<br />

necessità e delle criticità del lavoro degli Enti Culturali,<br />

con l’obiettivo di individuare soluzioni in grado di migliorare<br />

il complesso di attività e di processi che si svolgono<br />

quotidianamente al loro interno. Si riconosce oggi nel digitale<br />

un mezzo per incrementare la cura e la diffusione<br />

del Patrimonio, due degli obiettivi principali di qualunque<br />

Istituzione culturale.<br />

In questo contesto, da alcuni anni il Parco Archeologico di<br />

Paestum e Velia ha avviato la progettazione di uno strumento<br />

digitale di razionalizzazione delle attività e dei<br />

compiti. Il processo ha avuto inizio dall’analisi della complessità<br />

che caratterizza questo Ente: una complessità<br />

riconoscibile in un patrimonio composito costituito da tre<br />

aree archeologiche con i loro monumenti e stratigrafie;<br />

una documentazione scientifica prodotta in almeno cento<br />

anni di attività e un complesso di reperti e manufatti<br />

ricchissimo, in parte esposto e per lo più conservato nei<br />

depositi; e, ancora, strutture, spazi espositivi, laboratori,<br />

documentazione amministrativa.<br />

6 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 7<br />

Fig. 2 - Interfaccia schedografica, con visualizzazione dei reperti catalogati (schede MINP e RA)<br />

Rispetto a tale quadro di così grande eterogeneità nelle sue<br />

forme e nelle sue criticità è emerso l’obiettivo di costruire<br />

una piattaforma che potesse collazionare il patrimonio e<br />

gestirne le attività connesse, sia in fase di programmazione,<br />

sia in quelle di progettazione ed esecuzione; sia rivolte<br />

alla tutela, sia alla fruizione e valorizzazione. Scavi archeologici,<br />

catalogazione, restauri, manutenzione, sono operazioni,<br />

alcune esemplificative di un ventaglio ampio di attività,<br />

che richiedono protocolli e procedure che possano<br />

soddisfare, in termini di efficienza e di risultati, l’impiego<br />

di risorse economiche e umane anche consistenti.<br />

Inoltre, è risultato fondamentale creare un sistema digitale<br />

interoperabile con altre piattaforme già esistenti e con<br />

il mondo esterno al parco, con quell’ampio pubblico che è<br />

il destinatario ultimo delle finalità di tutela e valorizzazione<br />

del patrimonio.<br />

In collaborazione con Visivalab, il Parco ha così progettato<br />

e sviluppato HERA, una piattaforma digitale realizzata per<br />

razionalizzare il Patrimonio dell’Istituto e garantirne la gestione,<br />

la cura e la diffusione.<br />

HERA è formulata secondo un approccio multiutente e dinamico<br />

per cui garantisce un accesso globale al Patrimonio<br />

per differenti livelli di utilizzo, e per distinti trasferimenti<br />

e aggiornamenti. La struttura del sistema si articola su<br />

quattro macro blocchi: area archeologica, sale espositive,<br />

deposito ed archivio. Ciascun raggruppamento ha propri<br />

apparati documentali e regole di utilizzo. Le singole sezioni<br />

sono realizzate per soddisfare gli obblighi di legge di<br />

tutela e di valorizzazione: conoscenza (inventario, catalogo,<br />

ricerca, etc.); conservazione (stoccaggio, monitoraggio,<br />

manutenzione, restauro, etc.); fruizione (diffusione,<br />

riproduzione, studio, uso, etc.).<br />

I dati sono raccolti in un sistema web che permette di<br />

gestire le informazioni sul patrimonio con un’interfaccia<br />

grafica intuitiva. Non si tratta solo di un database online,<br />

bensì di uno strumento dinamico, che permette di utilizzare<br />

i dati disponibili, di crearne di nuovi, di ricercarli e<br />

di organizzarli.<br />

Secondo un’ottica GIS based, HERA è costituita da due interfacce<br />

principali: quella schedografica e quella cartografica.<br />

La prima accoglie tutta la documentazione suddivisa<br />

per categorie specifiche. Più di 27.000 elementi ad oggi<br />

importati sono catalogati secondo schede strutturate sugli<br />

standard ICCD. I dati spaziano dalle planimetrie e disegni<br />

agli archivi di tipo scientifico e amministrativo, dalla bibliografia<br />

alle fotografie, ai reperti mobili, alle indagini<br />

archeologiche. Grazie al lavoro dei funzionari e degli archeologi,<br />

è stato possibile organizzare i database presenti<br />

all’interno degli archivi del Parco, e di sistematizzare le<br />

informazioni inedite o raccolte in maniera asistematica.<br />

Le schede di questa sezione possono essere modificate,<br />

esportate e incrementate. Funzionalità aggiuntive della<br />

sezione permettono di avviare attività di catalogazione con<br />

gruppi di reperti che possono poi essere esportati all’interno<br />

del SIGECweb dell’ICCD. Simili procedure possono<br />

essere attivate per le informazioni legate alle indagini di<br />

scavo e alla documentazione scientifica e amministrativa.<br />

La seconda interfaccia è di tipo cartografico, implementata<br />

attraverso una pianta georiferita della città antica,<br />

la più aggiornata possibile, prodotta attraverso la raccolta<br />

di supporti cartacei e digitali. È disponibile anche la<br />

pianta dei depositi del Museo, che riproduce gli ambienti,<br />

la disposizione degli scaffali e dei ripiani sui quali sono<br />

conservati i reperti mobili. La cartografia è aggiornabile: è<br />

possibile aggiungere e sovrapporre ulteriori supporti multiscalari<br />

e multitemporali (rilievi, mappe catastali, carte<br />

tecniche regionali).<br />

Particolare attenzione è stata data anche al territorio, in<br />

quanto la rappresentazione cartografica non ha limiti spaziali,<br />

ed è dunque possibile aggiungere informazioni relative<br />

all’esterno del perimetro dell’area archeologica.<br />

Le basi cartografiche costituiscono i supporti su cui sono<br />

distribuiti i dati: ogni elemento schedato (che sia un reperto,<br />

uno scavo, un monumento, etc.) è rappresentato<br />

vettorialmente, è geolocalizzato ed è individuabile tramite<br />

ricerca o navigazione libera. Elementi topografici e


Fig. 3 - Interfaccia cartografica: in rosso i poligoni riferibili ai saggi di scavo effettuati nell’area archeologica.<br />

indagini (quasi 500 tra scavo e prospezioni, e più di 1000<br />

monumenti e sepolture) sono rappresentati da poligoni, visualizzabili<br />

attraverso una tabella dei layer.<br />

I reperti sono collegati al contesto di rinvenimento e al<br />

luogo di conservazione o di esposizione. Ciò significa che<br />

uno stesso reperto archeologico può essere correlato a<br />

molteplici informazioni di localizzazione (multiple georeferenced<br />

information) relative al luogo di provenienza e<br />

ai luoghi di fruizione. In pratica, questa soluzione segue<br />

la storia di ciascun reperto e ne prevede lo sviluppo. Difatti<br />

è contemplata la possibilità di variare le informazioni<br />

spaziali in funzione dei movimenti che il reperto affronta,<br />

come nei casi di restauri, mostre ed esposizioni. Al tempo<br />

stesso è fissato il collegamento con i contesti di provenienza.<br />

All’interno di questa costruzione, la mappatura dei depositi<br />

e degli spazi espositivi costituisce un elemento essenziale,<br />

poiché fornisce le informazioni di destinazione del<br />

patrimonio mobile. Come già detto, ogni singolo scaffale<br />

o supporto è stato riprodotto digitalmente sotto forma di<br />

poligoni vettoriali ed è consultabile sulla mappa. I poligoni<br />

rappresentano dei veri e propri contenitori nei quali<br />

sono inseriti i reperti e le cassette. Si possono effettuare<br />

ricerche direttamente sulla schermata dei depositi,<br />

Fig. 4 - Gestione dei contenitori e della pianta dei depositi, attraverso l’utilizzo di supporti mobile.<br />

8 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 9<br />

Fig. 5 - Il sistema SIMOVI per la gestione dei flussi di visita all’interno dell’area archeologica.<br />

verificare la posizione dei materiali dalle schede di riferimento<br />

o navigare liberamente nella pianta. Il prossimo<br />

aggiornamento del sistema prevede l’applicazione di QR<br />

code o RFID ad ogni singola cassetta. In questo modo, le<br />

operazioni di movimentazione, individuazione, collazione<br />

e riorganizzazione dei materiali saranno rese ancora più<br />

controllate e immediate.<br />

La massa di documentazione importata e i processi di acquisizione<br />

e presentazione del dato archeologico sono stati<br />

validati attraverso una fase di testing. Una seconda fase<br />

di verifica si è svolta insieme ai funzionari e agli operatori<br />

del Parco col fine di sperimentare e di rendere il sistema il<br />

più duttile possibile.<br />

Proprio perché rivolto a destinatari differenti, HERA presenta<br />

un accesso multiutente, con livelli di sicurezza scalari.<br />

Quello minimo garantisce al pubblico la consultazione<br />

del catalogo e dell’apparato cartografico (consultabili<br />

all’indirizzo https://hera.beniculturali.it/catalogo). Per<br />

le funzionalità di gestione e di ricerca sono predisposti<br />

profili specifici con i quali gli operatori del Parco o eventuali<br />

concessionari possono accedere.<br />

Gli utenti avanzati – i funzionari del parco – decidono in<br />

ogni momento cosa pubblicare e come farlo, gestiscono gli<br />

spazi di lavoro in modalità condivisa - evitando così la duplicazione<br />

di informazioni – e possono effettuare ricerche<br />

congiunte o attraverso indici specializzati per tipologia di<br />

materiale.<br />

Un ulteriore modulo del sistema è dedicato alla creazione<br />

di progetti individuali. Questa funzione permette di organizzare<br />

attività di lavoro, come ad esempio restauri, prestiti,<br />

scavi archeologici, etc., poiché consente di raggruppare<br />

in maniera rapida tutte le informazioni necessarie a<br />

procedere con il lavoro. Queste schede di progettazione<br />

sono condivisibili con gruppi di lavoro interni.<br />

È in fase di test un modulo per la gestione delle attività<br />

di manutenzione e la pianificazione di restauri su reperti e<br />

monumenti, che sfrutterà come base l’apparato cartografico,<br />

e si munirà di un sistema di calendarizzazione degli<br />

interventi e di alert nel caso delle emergenze, queste ultime<br />

segnalabili da tutti i tipi di utenti.<br />

Infine, una fondamentale feature che rende HERA flessibile<br />

in rapporto al tema della valorizzazione è la sua integrazione<br />

con l’app di visita PAESTUM. Questo legame rende<br />

semplice la migrazione di contenuti dalla piattaforma<br />

all’applicazione mobile, con la possibilità di creare nuovi<br />

percorsi e punti di interesse, mostre digitali e altro.<br />

Il modulo chiamato SIMOVI consente, tramite la geolocalizzazione<br />

dell’app di visita, il controllo dei flussi dei visitatori<br />

all’interno dell’area archeologica. La raccolta dei<br />

dati, nel totale rispetto della privacy, è stata resa necessaria<br />

con l’inasprirsi della pandemia di Covid-19 a partire<br />

dal marzo del 2020. Proprio il monitoraggio dei flussi ha<br />

permesso al Parco di aprire in sicurezza e di garantire la<br />

visita.<br />

SIMOVI funziona attraverso la perimetrazione in poligoni<br />

dell’area archeologica. Ad ogni poligono è assegnato un<br />

indice di densità massimo delle presenze. Quando questo<br />

indice viene raggiunto, il sistema invia automaticamente<br />

ai visitatori presenti nell’area e agli addetti alla vigilanza<br />

un allarme di sicurezza.<br />

Le informazioni sui flussi si dimostrano utili per riconoscere<br />

le aree a maggior concentrazione e quindi soggette<br />

a maggior degrado, ma anche per individuare quali sono i<br />

percorsi più apprezzati dai visitatori o i punti di interesse


maggiormente evocativi. Si possono così aprire nuovi percorsi,<br />

pianificare la valorizzazione di nuove aree, perimetrare<br />

i cantieri, e molto altro.<br />

La struttura in moduli e la possibilità di aggiornamenti<br />

continui, la logica di georeferenziazione e l’utilizzo di<br />

standard catalografici rendono la piattaforma HERA altamente<br />

scalabile e replicabile, applicabile al singolo Museo,<br />

al Parco, all’Archivio. I moduli possono essere selezionati e<br />

aggiunti, e questo rende anche più semplice la possibilità<br />

di costruire uno strumento via via più completo.<br />

Per concludere, la piattaforma HERA è strutturata con l’intento<br />

di rendere il patrimonio il più possibile permeabile,<br />

gestibile e conoscibile. Il suo utilizzo si configura in un<br />

movimento circolare che permette di passare da un ambito<br />

di interesse ad un altro attraverso legami tematici,<br />

informativi, spaziali. Non esiste un “vicolo cieco” nell’uso<br />

e nella fruizione del patrimonio, ma un processo di conoscenza<br />

e gestione continuo e reiterabile. Sono questi<br />

movimenti, valorizzati nel mondo digitale, che accrescono<br />

il valore storico del Patrimonio di Paestum. Per dirla con<br />

altre parole, attraverso HERA i contesti di produzione del<br />

dato, i processi di acquisizione del patrimonio, il lavoro di<br />

tutela, sono unificati e valorizzati. In HERA l’individuazione,<br />

la catalogazione e la pubblicazione del dato sono integrate<br />

quali funzioni di un processo in continuo svolgimento<br />

che costantemente si alimenta sia dalla ricerca, sia dalla<br />

fruizione.<br />

METADESCRIPTION<br />

HERA è la piattaforma di catalogazione e gestione del patrimonio<br />

archeologico del Parco di Paestum.<br />

BREVE SCHEDA DELL’AZIENDA<br />

Il Parco Archeologico di Paestum e Velia ha demandato la costruzione<br />

della struttura tecnologica di HERA a Visivalab.<br />

La collaborazione è stata avviata con la direzione di Gabriel<br />

Zuchtriegel nel 2019. Le funzionalità del sistema sono state<br />

implementate dall’azienda attraverso le proposte progettuali<br />

dei funzionari del parco, e su indirizzo di Francesco Uliano<br />

Scelza. Visivalab ha collaborato anche nella progettazione<br />

dell’APP di visita e fornisce continuo supporto, didattica e<br />

aggiornamenti sul sistema HERA.<br />

Visivalab è un laboratorio di esperienze che unisce le persone<br />

con le istituzioni culturali e i brand grazie alla fusione di<br />

design e tecnologia specializzata. Dal 2010 offre un'assistenza<br />

completa ai clienti che ha lo scopo di arricchire il lavoro<br />

in tutte le sue fasi, da quelle di indagine ed elaborazione a<br />

quelle di implementazione, installazione e supporto. Tra gli<br />

obiettivi principali di Visivalab è la costruzione di esperienze<br />

immersive capaci di creare un vincolo armonico tra Patrimonio,<br />

utenti e istituzioni. Le priorità sono quelle di garantire<br />

risultati concreti in grado di lasciare il segno nella memoria<br />

del singolo utente, e di migliorare i processi che coinvolgono<br />

l’operato degli esperti dei Beni Culturali.<br />

Piattaforme digitali, sistemi di catalogazione, Realtà Aumentata<br />

e Virtuale, Smart Track, Video Mapping, Assistenti Virtuali,<br />

sono solo alcune delle tecnologie che Visivalab declina<br />

a seconda delle esigenze.<br />

Abstract<br />

The digitization of the Cultural Heritage is radically changing places and workers/professionals/operators<br />

of the italian cultural system. This process has<br />

activated new paths of knowledge and valorization, placing the emphasis on<br />

the need to identify innovative tools and methodologies, and to ensure a rationalization<br />

of activities of Cultural Institutions. From this point of view,<br />

HERA, the digital platform of the Parco Archeologico di Paestum e Velia, is<br />

setting new standards for digitization, knowledge and management of the<br />

Heritage.<br />

Parole Chiave<br />

Digitalizzazione; HERA; Paestum; Database; Patrimonio Culturale<br />

Autore<br />

Gabriel Zuchtriegel<br />

gabriel.zuchtriegel@cultura.gov.it<br />

Direttore Parco Archeologico di Pompei (ex Direttore Parco Archeologico di<br />

Paestum e Velia)<br />

Francesco Uliano Scelza<br />

francescouliano.scelza@cultura.gov.it<br />

Funzionario archeologo Parco Archeologico di Paestum e Velia<br />

Riccardo Auci<br />

riccardo@visivalab.com<br />

Responsabile Visivalab SL<br />

Cristiano Benedetto De Vita<br />

cristiano@visivalab.com<br />

Archeologo, Visivalab SL<br />

10 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 11


GUEST PAPER<br />

Full immersion in Cultural Heritage<br />

environments: A new IDEHA for<br />

data managing and displaying<br />

By Luca Bevilacqua, Bruno Fanini, Nicola Mariniello,<br />

Augusto Palombini, Vladimiro Scotto di Carlo,<br />

Giuseppe Scardozzi, Antonio Sorgente, Paolo Vanacore<br />

Fig. 1 - Equirectangular projection of a scene of the viewer (case study of Santa marinella, latium, Italy), with icons targeted<br />

to different kind of media contents.<br />

IDEHA (Innovation for Data<br />

Elaboration in Heritage Areas),<br />

is a PON project coordinated by<br />

CNR, aimed to an open platform<br />

for real-time aggregation<br />

of Cultural Heritage elements<br />

(sites, monuments, etc.) data,<br />

and their "packaging" in sets of<br />

informations for different targets<br />

of outlined public.<br />

THE IDEHA PROJECT<br />

The IDEHA project (“Innovations<br />

for Data Elaboration in Heritage<br />

Area”, PON FSC 2018-<strong>2022</strong> www.<br />

ideha.cnr.it), started in 2018,<br />

funded by the Italian Ministry of<br />

University and Research, under<br />

the coordination of the Italian<br />

National Research Council (CNR),<br />

and involving as partners many research<br />

institutions, as: Università<br />

degli Studi di Firenze, Università<br />

degli Studi di Modena and Reggio<br />

Emilia, Università degli Studi di<br />

Palermo, Università degli Studi di<br />

Bologna; and enterprises as: Engineering<br />

Ingegneria Informatica<br />

S.p.A.; 2038 Innovation Company<br />

S.r.l., Demetrix s.r.l., Centro di<br />

Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori<br />

in Sardegna, Innovaway S.p.A.<br />

The overall aim of the project was<br />

an open source real time aggregator<br />

of data from different sources<br />

(archives, social networks, digital<br />

libraries, IoT sensors, etc.), related<br />

to specific CH items (sites,<br />

monuments, objects); to group<br />

them in “packages” tailored for<br />

specific targets of public, according<br />

to their profile (tourists,<br />

scholars, technicians, etc.). The<br />

project was organized in 8 operating<br />

unities (defined as "OR")<br />

12 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 13<br />

OR1 Archiving, indexing & semantics<br />

OR2 HBIM for CH<br />

OR3 Open middleware for immersive<br />

& mobile apps<br />

OR4 Smart assisted visits<br />

OR5 Deep learning & Computer Vision<br />

OR6 AR technologies (Visualization<br />

tool)<br />

OR7 Business models for CH<br />

OR8 Case studies coordination<br />

The present communication is Focused<br />

on the work carried on by<br />

OR6, targeted to the creation of a<br />

visualization tool, to represent the<br />

project's output, and touches as<br />

well part of the OR8 activity, in relation to the fieldwork<br />

case studies. The entire pipeline is the result of a joint work<br />

intersecting WP 3,6,8, and, starting from the general need<br />

for a data visualization, it finally evolved to become a new<br />

kind of immersive interactive viewer, useful for different<br />

kinds of data representation in many areas of Cultural Heritage<br />

dissemination and analysis.<br />

The general IDEHA working flow concept<br />

consists in a pipeline that starts<br />

from the harvesting of different<br />

data sources, then setting up their<br />

semantic definition, and grouping<br />

them into 'packages' tailored for different<br />

categories of users, according<br />

to their profile (Fig.1).<br />

In such a context, the data viewer<br />

was conceived as a 360° immersive<br />

interactive environment (Mazzoleni<br />

et al.2006, Skola et al. 2020), to enjoy<br />

multimedia contents of any kind,<br />

through space and time, thanks to<br />

many different narrative metaphors.<br />

The viewer is capable of playing high<br />

definition 360° videos with different<br />

categories of contents embedded, to<br />

be activated through specific icons<br />

by the user. The content type may<br />

consist in any kind of media html5<br />

compatible, including pictures,<br />

texts, audio in the user's language<br />

through real-time translators and<br />

synthesizers, and so on; as well as<br />

the typical "virtual tour" transition<br />

icons to translate the users through<br />

different points of view (Fig. 2).<br />

Fig. 2 - The IDEHA working pipeline (see text for details)<br />

damental importance in the global tourism competition.<br />

Several venues are starting to offer usable digital versions<br />

of their Cultural Heritage site and collections content in<br />

Extended Reality to arouse interest and emotion. The rapid<br />

hardware and software evolution in telecommunication networks<br />

and XR-capable devices provide opportunities to gain<br />

THE VIEWER DEVELOPMENT<br />

Dealing with the data visualization<br />

tool planning, it was immediately<br />

evident the opportunity of creating<br />

a tool whose power could go over<br />

the simple project needs, and conceiving<br />

an immersive framework for<br />

different kinds of CH data. Such an<br />

aim implied a deeper reflection on<br />

the state-of-the art.<br />

For some years now, digital technologies<br />

have become a tool of fun-<br />

Fig. 3 - Screenshot of Web Interface: (a) texts stored in the knowledge base; (b) meta-information<br />

associated with a content


Fig. 4 - Endpoints for retrieving content from the knowledge base<br />

competitive positions in innovation but expose investments<br />

to obsolescence risk. Establishing and maintaining a relevant<br />

presence in the current and foreseeable cultural heritage<br />

metaverse is then a managerial and technical challenge.<br />

Reducing the obsolescence of digital content (videos,<br />

photos, 3D models) and allowing the reuse of existing digital<br />

content while gradually producing more advanced formats<br />

can be very useful.<br />

In the IDEHA project, CNR and Engineering adopted this<br />

strategic drive obtaining technical results that are:<br />

• open and based on standards,<br />

• cloud-native, and therefore very cost-effective,<br />

• horizontally scalable, from single sites to large regions,<br />

• able to manage the life cycle of digital content,<br />

reducing its obsolescence and facilitating its reuse.<br />

The IDEHA system can flexibly repurpose digital CH content,<br />

extending its life cycle by adopting standards to produce<br />

and preserve it, making it easy to create XR experiences<br />

that leverage digital content realized over time. Our current<br />

prototype features the possibility to define and deliver<br />

XR (immersive, interactive) visit experiences, featuring:<br />

- immersive digital content, such as 360° photos and videos,<br />

enriched by overlapping interactive elements, adding<br />

complementary audio and video, multimedia windows<br />

or panels, and links to other interactive scenes,<br />

- multilanguage ML-optimized Text-to-Speech audio descriptions,<br />

- seamless integration of XR experiences with traditional<br />

multimedia stories,<br />

- optimized delivery: high-resolution immersive pictures<br />

and video (up to 16384x8192 pixels), automatic adaptation<br />

to the user device (in terms of language and display<br />

resolutions), transcoding for optimal media delivery (basis<br />

texture formats for immersive static scenes, MPEG-<br />

DASH, or HLS for video scenes)<br />

- reuse of all digital content, immersive or traditional,<br />

maintaining the possibility to refine and update each item<br />

on its own while merging them "on the fly" in the overall<br />

experience,<br />

- html5 output containers to be used in websites, mobile<br />

apps, or virtual reality applications,<br />

- Artificial Intelligence models to reduce the obsolescence<br />

of digital content.<br />

TEXTUAL CONTENT MANAGEMENT<br />

The viewer described so far was conceived and created for<br />

managing and perceiving multimedia contents. Nevertheless,<br />

the different kinds of data produced in the project, in<br />

particular the semantic elaboration of texts, arose the need<br />

of adding a specific service to make textual materials as<br />

enjoyable as pictures and 3d models.<br />

One of the most natural ways to deliver cultural content is<br />

in natural language, particularly through speech. Therefore,<br />

enriching the fruition systems with audio contents that<br />

describe the artworks and/or the environments that are visited<br />

represents an added value.<br />

To this end, a microservices platform has been designed and<br />

developed to provide text and audio content when keyword<br />

queries are made on meta information.<br />

The platform allows the definition of a textual knowledge<br />

base and the organization of information through meta-information<br />

(tags described by a key-value pair) which will be<br />

used for the recovery of the texts. To facilitate use, a userfriendly<br />

web interface has been defined (Fig. 3) that is useful<br />

for managing and creating contents, and REST API services<br />

that allow the retrieval of the contents through program, so<br />

it can be integrated into any software platform (Fig. 4).<br />

For the generation of the audio content, a Text-To-Speech<br />

(TTS) service has been defined which allows us to obtain a<br />

vocal synthesis (audio stream) of the stored texts.<br />

The implemented service is an abstraction of TTS, that is,<br />

it defines a generic interface to which it is possible to connect<br />

and then use third-party services that perform speech<br />

synthesis. In the proposed implementation, TTS Google and<br />

Amazon Polly were added to the service.<br />

Fig.5: The ATON framework (snapshot representing the 3d model of the Augustus Forum virtual reconstruction)<br />

14 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


TELERILEVAMENTO<br />

Tecnologie per i Beni Culturali 15<br />

The adoption of a Microservices architecture has made it<br />

possible to obtain a highly scalable and integrable system,<br />

oriented towards real-time interaction environments.<br />

This latter issue is particularly relevant in the context of<br />

the IDEHA project.<br />

FUTURE PERSPECTIVES AND MULTIPLE VIEWERS<br />

INTEGRATION<br />

Looking forward, the system may be improved in different<br />

ways. One of the main ones is the interaction with<br />

other viewers and browsers. In fact, any interactive icon<br />

in the 360 panorama may be conceived as an URL, moving<br />

the user towards a different viewpoint, also generated by<br />

another framework. In this way, different viewers, with<br />

their own peculiarities may be connected.<br />

The interactive 360° viewer was developed focusing on<br />

the capabilities of high definition 360° shooting, allowed<br />

by the last generation spherical cameras. Thus, the movie<br />

player skills of the system have been considered as<br />

fundamental, instead of other kinds of functions, such as<br />

browsing digital models in a 3d environment. Nevertheless<br />

the “time machine” function, allowing the user to<br />

observe the same landscape in a different time, is a further<br />

good task to achieve.<br />

Since some ten years, the ISPC-CNR has been developing<br />

the ATON 3d framework (http://osiris.itabc.cnr.it/aton/):<br />

open source, cross-platform, working without plugins and,<br />

again, compatible with all html5 media formats (Fanini et<br />

al. 2021) (Fig.5). Such a tool resulted as a very smart tool<br />

for 3d reconstruction of past environments and, generally,<br />

interactive visual storytelling (Palombini and Fanini<br />

2019, Fanini et al. 2019).<br />

Differently from the IDEHA viewer, ATON is mainly conceived<br />

for 3d landscape browsing. The next step is then<br />

the connection of the two frameworks, in order to allow,<br />

from the HR 2D movie player, to reach the reconstructed<br />

conditions of the same context, modeled and placed as to<br />

be reachable from the same position.<br />

References<br />

Fanini B., Ferdani D., Demetrescu E., Berto S., d’Annibale E. (2021) ATON:<br />

An Open-Source Framework for Creating Immersive, Collaborative and<br />

Liquid Web-Apps for Cultural Heritage. Applied Sciences 11, 22<br />

Fanini B., Pescarin S., Palombini A. (2019) A cloud-based architecture for<br />

processing and dissemination of 3D landscapes online. DAACH (Digital<br />

Applications in Archaeology and Cultural Heritage), 14<br />

Mazzoleni P., Valtolina S., Franzoni S., Mussio P., Bertino E. (2006) Towards<br />

a contextualized access to the cultural heritage world using 360 Panoramic<br />

Images. Proceedings of the Eighteenth International Conference on<br />

Software Engineering and Knowledge Engineering, San Francisco, CA, USA,<br />

July 5-7, 2006.<br />

Palombini A., Fanini B. (2019) Il Museo virtuale dell’Alta Valle del Calore.<br />

Archeologia e Calcolatori 30, 487-490<br />

Škola F., Rizvic S., Cozza M., Barbieri L., Bruno F., Skarlatos D., Liarokapis<br />

F. (2020) Virtual Reality with 360-Video Storytelling in Cultural Heritage:<br />

Study of Presence, Engagement, and Immersion. Sensors 20, 5851<br />

Abstract<br />

IDEHA (Innovation for Data Elaboration in Heritage Areas), is a PON project<br />

coordinated by CNR, aimed to an open platform for real-time aggregation of<br />

Cultural Heritage elements (sites, monuments, etc.) data, and their "packaging"<br />

in sets of informations for different targets of outlined public. The main<br />

tool conceived for displaying data (spread from different sources: news, digital<br />

libraries, IoT, etc.) is an immersive viewer capable of displaying 360° images<br />

and videos, all multimedia inserts html5-compatible, and multi-language<br />

audio-synthesized messages. Such a tool is presented here. It has been planned<br />

thanks to the effort of CNR and Engineering, and will be released in order<br />

to become a trigger of further initiatives both commercial and free.<br />

Keywords<br />

Cultural Heritage; 360° photography; semantics; interactivity; immersivity<br />

Autore<br />

Luca Bevilacqua(1), Bruno Fanini(2), Nicola Mariniello(1), Augusto Palombini(2),<br />

Vladimiro Scotto di Carlo(1), Giuseppe Scardozzi(2), Antonio Sorgente(3), Paolo<br />

Vanacore(1)<br />

(1) Engineering ingegneria informatica S.p.a. [name.surname@eng.it]<br />

(2) CNR- Institute of Heritage Science (ISPC) [name.surname@cnr.it]<br />

(3) CNR- Institute of Cybernetics (ICIB) [name.surname@cnr.it]<br />

MONITORAGGIO 3D<br />

GIS E WEBGIS<br />

www.gter.it<br />

info@gter.it<br />

GNSS<br />

FORMAZIONE<br />

RICERCA E INNOVAZIONE


GUEST PAPER<br />

Open History Map –<br />

Status of the Project<br />

by Marco Montanari, Lucia Marsicano, Raffaele Trojanis, Silvia Bernardoni, Lorenzo Gigli<br />

Open History Map, an open map of the past that<br />

was already presented as a concept a few years<br />

ago, is now in its first year of functioning infrastructure<br />

and collects around 150GB of data from<br />

around 90 sources. The platform is open in all of<br />

its aspects and enables research groups to create<br />

new importers for their own open datasets.<br />

Open History Map aims to be a platform that collects<br />

and displays data about our past with modern tools<br />

and considering several user groups as reference.<br />

This means that, unlike classic “collaborative” approaches,<br />

it does not rely on a users single contribution but<br />

more on blocks of contributions that are bound to research<br />

and to possible publications. This also means that despite<br />

the original approach wanted to be very ontology-centric<br />

[Montanari et al. 2015] and [Bernardoni et al. 2017], this<br />

maximalist requirement had to be changed to a more realistic<br />

and bottom-up approach, where several research<br />

groups use different ontologies and different representations<br />

for similar aspects, as each research group can give a<br />

very specific insight into one specific point of view on the<br />

same phenomenon in history or, on the contrary, similar<br />

points of view on very distant phenomena over time.<br />

This led us to a less strict integration methodology, where<br />

the ontology is still there, on our side, to enable the<br />

interpretation of the data in different ways and to guide<br />

users in the interoperability aspects of data cleaning.<br />

On the other hand, this lead us to a completely different<br />

approach to the infrastructure and to the architecture<br />

of the platform. Specifically, it meant Open History Map<br />

was no longer just “the map” and the data connected to<br />

it, but also the classification system, the importers, the<br />

methodology, the tools around the map itself. Choosing<br />

to open the doors to difference made the platform more<br />

robust and more solid. This also opened up for different<br />

elements we had not, at the beginning, considered. The<br />

“map” usually contains only “things that are there”, i.e.<br />

buildings, trees, objects that shape the world. What about<br />

all those elements that do shape the world in a non-direct<br />

way? Part of the context we aspired to create about things<br />

happening in our past with the original project is defined<br />

by the events that happened, because the “material”<br />

world and the “ephemeral” world are incredibly interwoven<br />

and interconnected.<br />

All these elements brought us to rework some of the concepts<br />

behind the platform itself. Open History Map is now<br />

an ecosystem of tools and points of view on the various<br />

aspects of data. This locates the project at a crossroads<br />

of several branches of knowledge and study, that can be<br />

summed up in the broad concept of Digital/Spatial Humanities.<br />

Nonetheless the platform is built with the idea not<br />

to force providers to bring data in a specific form, but to<br />

have every provider keeping her ontologies and formats in<br />

order to facilitate the work on the leaves of the ecosystem<br />

despite giving more work to the data integrator [Zundert,<br />

2012].<br />

16 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 17<br />

Specifically, the ecosystem is now comprised of the following<br />

components:<br />

4Open History Map Data Index, to classify data sources<br />

and papers;<br />

4Open History Map Data Importer, to define transformations<br />

and extractors for the datasets;<br />

4Open History Map Viewer, to display photos, paintings<br />

and reconstructions of moments or views of the past<br />

located correctly in time and space;<br />

4Open History Map Event Index, to collect references to<br />

anthropic and natural events in time and their connections<br />

and relationships;<br />

4Open History Map, the core map of the project.<br />

In addition to these already existing parts, the following<br />

components are either planned or built but being rewritten<br />

to be integrated into the broader platform:<br />

4Open History Map Data Collector, to contain statistical<br />

data about several phenomena about the various time<br />

periods in the various places collected;<br />

4Open History Map Public History Toolkit, a tool to help<br />

researchers and groups to collect data about historical<br />

events and periods in a structured manner;<br />

4GeoContext [Marsicano 2018], a tool to create simple<br />

visualizations of self contained research data; this will<br />

be integrated into the OHM Public History Toolkit in order<br />

to make the datasets created explorable and navigable<br />

as single platforms.<br />

All of these components are different points of view and<br />

different ways to read the data contained in the core<br />

data storage. Technically it is not just one database but<br />

it is a constellation of databases interconnected via high<br />

level APIs enabling the maximization of the data throughput<br />

for the end-user.<br />

Every single one of these components has a well defined<br />

structural core ontology, on which we can rely to do the<br />

majority of the work, and a weaker “content” ontology<br />

part, where elements can be mapped or assigned in various<br />

ways and with varying degrees of quality. The core<br />

part is the one that the components use to define the<br />

main activities for their own function and the general<br />

purpose APIs that interconnect the infrastructure, the<br />

rest gives the possibility to expand and adapt the specific<br />

dataset or data point into a more complex and advanced<br />

structure without requiring the infrastructure to change.<br />

This flexibility is radically important in the first phases of<br />

the project, as the ontology can emerge from the data<br />

collected and can be fixed over time.<br />

The core map has the largest amount of data, being a<br />

collection of polygons, lines and points representing the<br />

structure of the past in its various moments described<br />

by historians, documents and digitized maps. Technically,<br />

the information stored is described in a way that is<br />

very similar to the openstreetmap ontology, except for<br />

the fact that for every dataset imported the source is an<br />

identifier that references one specific dataset described<br />

in the Data Index.<br />

The other major data collectors are the Event Index<br />

and the Viewer. For each the geometries are simpler,<br />

being points, and the API transforms these points into<br />

more complex structures connected either by the same<br />

subject, by context or by other references. This gives<br />

the possibility to visualize connections between items and<br />

create lines and convex containers representing the area<br />

of a specific phenomenon (i.e. a war, a cultural presence)<br />

or the track of a specific object over time (ship, person,<br />

army unit).<br />

The smallest data collection is the one related to the Data<br />

Index. It contains only metadata about the data sources<br />

that are imported into the system. This component is one<br />

of the core elements of the whole system because it is<br />

on this that the definition of the system relies, as the infrastructure<br />

does not in itself have OHM-owned data. The<br />

importer relies on this component to define the import<br />

methodologies for specific datasets.<br />

THE DATA INDEX<br />

The original Open History Map infrastructure did not define<br />

a repository for data sources, while the data quality had<br />

to be considered as a secondary element in the definition<br />

of the map itself. The infrastructure already had a defined<br />

hierarchy of data quality definitions, but this definition<br />

was more addressed towards the quality of the single<br />

specific geographic information, than the source itself as a<br />

whole. The change of paradigm in the import of the data<br />

required a radical change in the quality assessment itself,<br />

because obviously reliable primary sources are way more<br />

useful than unreliable ones, and these are themselves<br />

more useful than reliable hearsay sources, for example.<br />

For this reason, the definition of source reliability and<br />

source quality depend on several important factors and<br />

are the result of a series of simplifications based on the<br />

most common models for the evaluation of data quality. In<br />

addition to a general model for Digital Humanities, a broader<br />

information and data quality paradigm was analyzed,<br />

looking also into metrics for the world wide web, as many<br />

elements could be applied in the Data Index, as it is more<br />

generic than a specific collector.<br />

This considered, [Knight, s.d.] defines 20 dimensions for<br />

Information and Data Quality. Some of these are very weboriented<br />

(i.e. Consistency, Security, Timeliness and others)<br />

and as such not relevant in our specific case. Other dimensions<br />

are, on the other hand, very topic specific (i.e. Concise,<br />

Completeness, Relevancy) and this depends on what<br />

the research we are collecting is about: a study of a very


specific topic relevant to a small number of cities in the<br />

ancient roman age will be way more concise than a broad<br />

study on a very common phenomenon in modern ages.<br />

In [Akoka et al. 2021] a 7-level hierarchy is defined for the<br />

categorization of imprecise temporal assertions in an application<br />

to the prosopographical database definition area.<br />

Based on these two approaches, with the latest iteration<br />

of the Open History Map platform, the Data Index was introduced,<br />

creating the structure to collect, classify and<br />

evaluate the data quality of the various sources that the<br />

platform collects and imports. The importance of an external<br />

metadata information collector is incredibly important<br />

in order to be able to define methodologies and criteria<br />

to uniform the import modes for the single datasets or<br />

dataset groups.<br />

The dimensions defined for this collector are divided into<br />

three classes, Objective, subjective and process and these<br />

into six dimensions. The subdivision is the following:<br />

Space coverage is done using Geonames Identifiers and as<br />

such creating a dynamically populated tree of areas covering<br />

the various researches. For the period a beginning<br />

time and end time of the period covered are the elements<br />

classified.<br />

The topics that are being collected as of now are the following:<br />

4Agriculture - These datasets and researches regard the<br />

area of agriculture, such as for example identification of<br />

agricultural land use or of crops cultivated in the past in<br />

specific areas.<br />

4Climate - These datasets and research cover the changes<br />

in climate in the past.<br />

4Economy - These datasets and researches regard the<br />

changes in economy and the possible normalizations of<br />

the past with modern economic conditions.<br />

4Entertainment - These datasets and researches regard<br />

the world of entertainment, from circus to theatre to<br />

cinema.<br />

4Industry - These datasets and research cover the changes<br />

in the industrial complex of the past.<br />

4Infrastructures - These datasets and researches regard<br />

the transportation infrastructure and its evolution. It is<br />

further subdivided in air, water and land transport.<br />

4Politics - These datasets and researches regard the<br />

changes in borders.<br />

4Religion - These datasets and researches cover the distribution<br />

and activities related to religion<br />

4Urban - These datasets and researches regard urban<br />

evolution over time.<br />

4Ephemeral - These datasets and researches regard movements<br />

of people, ships and anything mobile<br />

4War - These datasets and researches regard detailed<br />

aspects of war.<br />

4Geography - These datasets and researches regard the<br />

changes in nature, both totally natural and anthropic<br />

Class Dimension Meaning<br />

Objective Spatial Coverage What area or areas does the research cover?<br />

Period<br />

Topic<br />

Subtopic<br />

What time frame or time frames does the research cover?<br />

What topic or topics does the research cover?<br />

What kind of information is collected about the topic?<br />

Process Reliability How reliable is the research? What methodologies have been used?<br />

Subjective Quality How precise is the information collected?<br />

18 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 19<br />

All of these topics have specific sub-classifiers defining<br />

the kinds of elements collected. Specifically, these subclassifiers<br />

are:<br />

4Location - These researches and datasets give us the<br />

punctual localization of analyzed items.<br />

4Structure - This subtopic regards research that resulted<br />

in the creation of open datasets of the planimetries<br />

of buildings, cities, areas.<br />

4Model - This subtopic regards activities that resulted<br />

in the creation or the collection of 3D models for specific<br />

buildings or items of the main topic.<br />

4Events - These datasets and researches give us timelines<br />

(as datasets or not) about the specific topic in the<br />

specific analyzed period.<br />

4Usage - These datasets and researches give us context<br />

and modes for the fruition.<br />

4Indexes - These datasets and researches analyze specific<br />

indicators, such as for example salary over time<br />

or GDP normalized or population.<br />

4General - These datasets and researches covering the<br />

main topic in general or without a specific viewpoint.<br />

These four levels of classification enable the positioning<br />

of the specific dataset in a multidimensional grid. This<br />

enables the creation of the main visualization of the<br />

Data Index.<br />

The quality and reliability evaluation are given as two<br />

values ranging from 1 to 6. The reliability score is divided<br />

as follows:<br />

46 - Academic peer-reviewed research / Excavation Report;<br />

45 - In-period source material;<br />

44 - Review papers;<br />

43 - Non peer-reviewed research;<br />

42 - Local public history activities, eventually supervised,<br />

but not guaranteed in any way;<br />

41 - Hearsay and oral tradition.<br />

While the data quality is divided as follows:<br />

46 - Precise dataset with well defined and documented<br />

tools, with a validatable high level accuracy<br />

45 - Lower fine granularity of data; data is available<br />

but less precise.<br />

44 - Verifiably incomplete data, some information is<br />

missing for accurate identification<br />

43 - Uncertain data, specification of uncertainty in a<br />

major part of the data.<br />

42 - Uncertain data with no references to other datasets<br />

for cross-validation.<br />

41 - Low quality dataset, with obvious discrepancies and/<br />

or errors<br />

The reliability descriptor represents the intrinsic quality of<br />

the methodology applied in the publication of the data. On<br />

the other hand the data quality depends on the precision<br />

of the published data.<br />

The current infrastructure is currently based on the storage<br />

of items in a public Zotero collection where all the<br />

collected researches are described as structured tags.<br />

The following is the description of the CLIWOC dataset:<br />

The datasets can not be described from the front-end<br />

and for this reason these are currently defined by a name<br />

and, in addition to the previously mentioned ontology a<br />

descriptor for the single dataset or for the whole collection<br />

of datasets associated with the project.<br />

A CLOUD FIRST ARCHITECTURE FOR THE DH<br />

One of the key principles of cloud-first infrastructure design<br />

is to rely on pre-existing services already available<br />

within the cloud infrastructure we are working with. This<br />

is in principle optimal for high burn-rate startups with<br />

huge funding but it might not be an ideal solution for low<br />

budget digital humanities projects. For this reason we<br />

designed an infrastructure that could take advantage of<br />

an abstraction of this basic principle and of other general<br />

principles of software architecture in order to create an<br />

efficient architecture that complies with the needs and<br />

requirements that define the Open History Map platform in<br />

all of its aspects [Montanari 2021] but can also offer some<br />

of the high-level tools that cloud infrastructures typically<br />

lack for use in Digital Humanities.<br />

One of the main factors taken into account during the architectural<br />

planning process was the importance of delaying<br />

and deferring decisions as much as possible both for<br />

us, using the architecture as well as for the architecture<br />

expandability itself [Martin 2017]. This principle is true<br />

when designing an application, an API and a complex architecture.<br />

For this reason most of the API orchestration is<br />

delegated to the various interfaces that use the data and<br />

compose the element in the way that fits best. For example,<br />

the map front-end uses the Data Index API in order to<br />

display information about a given source, using its id as<br />

symbolic reference (which is in itself a symbolic reference<br />

to the identifier defined in Zotero). This means a partial<br />

delegation of the knowledge of the inner workings of one<br />

specific part of the infrastructure to other elements that<br />

might not have to know, in principle, anything of it, but on<br />

the other hand, being part of the same ecosystem means<br />

that many elements can be cross referenced between various<br />

interfaces.<br />

Space coverage ohm:area geonames:6295630<br />

Time coverage ohm:from_time 1750<br />

ohm:to_time 1855<br />

Topic classification ohm:topic ephemeral<br />

ohm:topic:topic<br />

location<br />

Data quality ohm:source_quality 6<br />

Data reliability ohm:source_reliability 5


The infrastructure is divided into several macro-areas,<br />

each of whom covers one specific aspect of the platform.<br />

Wherever possible the vertical architecture of the macroarea<br />

has been structured with the same pattern:<br />

4Database (postgres/mongodb/redis/filesystem/influxdb)<br />

4Writing API, that also controls the database initialization<br />

infrastructure (a python/flask microservice)<br />

4Reading API (a python/flask microservice) with eventually<br />

Tile Server<br />

4Front end (an angular application)<br />

This very basic template may or may not have all of its<br />

components, as for example, a service might not need to<br />

write to a backend, while another service might only be<br />

using interaction-less writing operations, and as such might<br />

not need a direct reading API. Obviously, if the reading operations<br />

are simple enough, they are integrated into the writing<br />

component and vice-versa.<br />

The less cross-depending macro-area is the already explained<br />

Data Index, being simply a visualization of the data<br />

collected in the Zotero collection representing the sources<br />

used for populating all other areas. The infrastructure is<br />

totally stateless, it has no persistent database and downloads<br />

the current collection of sources once the docker image<br />

starts, creating just an on-the-fly database. The api only<br />

exposes the endpoints used by the interface and the APIs<br />

for other macro-areas to get source-specific data to display<br />

on their interfaces. All areas beyond this rely on its presence<br />

and on its being up-to-date.<br />

The main user of the Data Index API is the Data Importer,<br />

an interface-less system that does the heavy lifting of transforming<br />

and importing data into the various databases coordinating<br />

the use of the various APIs. This service is stateless<br />

as well, not having a persistent database, yet it does<br />

connect to the local Docker socket, as it uses the Docker-indocker<br />

methodology to spawn the machines that do the real<br />

ETL operations as well as the test database and test-APIs in<br />

case of import testing. The ETL code is downloaded from a<br />

repository and for each source identifier or source dataset<br />

identifier taken from the Data Index API the importer builds<br />

the specific docker image and launches it, writing, if already<br />

tested, directly on the various production APIs.<br />

The other areas are all full stack infrastructures, as all rely<br />

on one or more databases, APIs and specific front-ends.<br />

Starting from the map, the data is stored in a PostGIS database<br />

configured automatically via the API module and<br />

already set up to be distributed across a cloud infrastructure<br />

via partitioning. The partitioning configuration is done<br />

both on layers (that are bound to topics) and year the dataset<br />

starts being valid. Setting up a variable grain to the<br />

time-dependent partitions enables a major optimization of<br />

the resources for the infrastructure, giving the possibility<br />

to move the storage of data-heavy periods (wars, moments<br />

of major changes) into separate databases. The API relies,<br />

in the writing part, on the possibility of using a redis-based<br />

buffer to have a workload manager deciding when to import<br />

specific items. This is very important because many<br />

polygons are very detailed, and the possibility to do an<br />

indirect upload of data gives the client better feedback on<br />

operations even in very complicated cases. The tile server<br />

is completely separated from the rest of the API and uses<br />

a stored procedure defined in the db-initialization part of<br />

the API. This enables an enormous optimization of the activities,<br />

as it relies on the database-native generation of<br />

MVT tiles for the specific requested tile.<br />

Beyond the main map, all other tools are always cartographic<br />

as well, being the Event Index and the Historical<br />

Street View. Both contain mainly points, in contrast with<br />

the multiple types of geometries stored by the main map.<br />

The data, in the two cases, is bound to mapping events in<br />

time and (not always) in space and mapping documentation<br />

of the form of the world in history, respectively.<br />

The Event Index collects data from various sources enabling<br />

the location of specific events in time and space, but<br />

also tracking particular subjects in their activities in time.<br />

For example it is possible to visualize the course of a specific<br />

ship over time, such as, in this case, the course of the<br />

Endeavour over its travels to New Zealand.<br />

In addition to movements, the layer also contains data<br />

about events caused by anthropic causes of change (wars,<br />

battles, murders, births and deaths) as well as by natural<br />

causes (quakes, volcanic eruptions, various forms of disasters).<br />

This layer is a pure collection of time-space coordinates<br />

with general information about the event and<br />

a reference to the external source. This block contains a<br />

20 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 21<br />

modified tileserver, slightly different from the main map<br />

one, optimized for point management.<br />

Finally, the Historical Street View macro-area is, like the<br />

Event Index, simply a point storage for not just space<br />

and time coordinates, but also the reference to external<br />

sources for documents, being photos, paintings of views,<br />

videos. These multimedia sources are not stored or cached<br />

in the system and are visualized directly from other providers.<br />

This is very important in order to guarantee the<br />

maximum independence from local storage.<br />

In conclusion, the defined architecture guarantees a great<br />

amount of flexibility in case of additions to the system<br />

as well as simplicity, based on the templatization of the<br />

single structures. The transformation of the various parts<br />

into microservices gives the whole system additional reliability<br />

and resilience, enabling possible changes to the<br />

implementation and horizontal growth without stopping<br />

the infrastructure.<br />

References<br />

Bernardoni, Silvia, M. Montanari, & R. Trojanis. «Open History Map».<br />

Archeologia e Calcolatori n. XXVIII.2 - 2017. Edizioni All’Insegna del Giglio,<br />

20172-01-01. https://doi.org/10.19282/AC.28.2.2017.44.<br />

Montanari M., Raffaele Trojanis, Silvia Bernardoni, & Luca Tepedino.<br />

«Open history map - a new approach to open access for archaeology and<br />

cultural heritage». In 2015 Digital Heritage, 2:479–80, 2015. https://doi.<br />

org/10.1109/DigitalHeritage.2015.7419557.<br />

Zundert, J. «If You Build It, Will We Come? Large Scale Digital<br />

Infrastructures as a Dead End for Digital Humanities». Historical Social<br />

Research / Historische Sozialforschung 37, n. 3 (141) (2012): 165–86.<br />

Akoka J., Isabelle Comyn-Wattiau, Stéphane Lamassé, & Cédric Du<br />

Mouza. ‘Conceptual Modeling of Prosopographic Databases Integrating<br />

Quality Dimensions’. Journal of Data Mining & Digital Humanities Special<br />

Issue on Data Science... (7 May 2021): 5078. https://doi.org/10.46298/<br />

jdmdh.5078.<br />

Franke M., Ralph Barczok, Steffen Koch, & Dorothea Weltecke. ‘Confidence<br />

as First-Class Attribute in Digital Humanities Data’. In Workshop on<br />

Visualization for the Digital Humanities (VIS4DH), 2019.<br />

Knight, S.. ‘Developing a Framework for Assessing Information Quality on<br />

the World Wide Web’, n.d., 14.<br />

Naumann F., & Claudia R. ‘Assessment Methods for Information Quality<br />

Criteria’, 27 October 2000.<br />

Therón S., Roberto, Alejandro Benito Santos, Rodrigo Santamaría Vicente,<br />

& Antonio Losada Gómez. ‘Towards an Uncertainty-Aware Visualization<br />

in the Digital Humanities’. Informatics 6, no. 3 (September 2019): 31.<br />

https://doi.org/10.3390/informatics6030031.<br />

Martin, Robert C. Clean Architecture : A Craftsman’s Guide to Software<br />

Structure and Design. 1° edition. London, England: Addison-Wesley, 2017.<br />

Abstract<br />

Open History Map, an open map of the past that was already presented as a<br />

concept a few years ago, is now in its first year of functioning infrastructure<br />

and collects around 150GB of data from around 90 sources. The platform is<br />

open in all of its aspects and enables research groups to create new importers<br />

for their own open datasets. In addition to that, OHM enables the visualization<br />

of "ephemeral" datasets, i.e. representation of vicinity for historical<br />

characters and vehicles, battles and events. The present work will analyze<br />

the status of the project and the contributions it is doing to the general DH<br />

and PH sector, specifically on source quality management and general cloud<br />

first architectures.<br />

OHM is based on the collection of open datasets available online. The geographic<br />

precision as well as the informational quality varies a lot between<br />

sources, research teams, projects. These factors higlight the need of a tool<br />

to manage the data quality, which we called OHM Open Data Index, (https://<br />

index.openhistorymap.org) where we collect all sources we find and all datasets<br />

we import in order to analyze and display the general quality and/or<br />

lack of data.<br />

The complexity of the infrastructure behind a project such as Open History<br />

Map required an original and cloud-first approach, enabling the optimization<br />

of every single aspect of the development as well as the deployment and the<br />

usage of the system. For this reason a cloud-first approach was used, trying<br />

to harness all the features of the most common FLOS software platforms in<br />

order to maximize the quality of the final product.<br />

Keywords<br />

Digital Humanities; Digital Archaeology; GIS; GLAM; Data quality;<br />

Software Architecture<br />

Author<br />

Marco Montanari, Lucia Marsicano, Raffaele Trojanis,<br />

Silvia Bernardoni, Lorenzo Gigli<br />

University of Bologna


GUEST PAPER<br />

Open Science for Archaeology:<br />

an up-to-date guide (<strong>2022</strong>)<br />

by Paolo Rosati<br />

This paper was born by<br />

the Open Science author’s<br />

recent research experiences,<br />

post-doc fellow for the<br />

‘PAThs Project’, the ‘Mirrolab<br />

project’ in Sapienza of Rome<br />

and member of the Archeo-<br />

FOSS 2021 editorial board. He<br />

was one of the ArcheoFOSS<br />

2020 Conference Proceedings<br />

authors.<br />

Fig.1 - The “Open Philosophy family“ (Rosati).<br />

Wikimedia Italia and ArcheoFOSS stipulated in 2021<br />

an agreement to publish in ‘Gold OA’ the proceedings<br />

of the ArcheoFOSS 2019 and 2020 conferences.<br />

The aim is to open all the articles (texts, citations, bibliographic<br />

resources, images) and to allow them to upload to<br />

the Wiki projects platforms, starting from Wikibooks.<br />

Before the 2020 conference, ArcheoFOSS did not have a clear<br />

policy on our proceedings licenses. Nevertheless, in the<br />

name of the organisation, FOSS is intrinsically connected<br />

with the Free and Open Source philosophy and has not a<br />

clear Open Access policy was a regret.<br />

In synthesis, having not an Open Access policy hampered<br />

the full spread of the scientifical results of the congresses.<br />

In the past years, the first big trouble was that having no policies<br />

to publish our proceedings caused substantial anarchy.<br />

Continuing in the description of our statement until the past<br />

years, the first great problem has been the lack of publication<br />

politics of our proceedings, which caused a substantial<br />

anarchy.<br />

The publication of an international congress article regarding<br />

computer science with a high standard of double blind<br />

peer review would take about 12 months, but in the past it<br />

took ArcheoFOSS a few years and sometimes the book has<br />

never been published.<br />

This was a problem, considering the scientific purposes of<br />

a conference based on computer science issues. An article<br />

published in such conference may be outdated in the<br />

following two years. However, for seven times ArcheoFOSS<br />

proceedings have been published with an Open Access license,<br />

but for six times with All Rights Reserved one. (Bogdani<br />

- Sciacca 2021)<br />

PHILOSOPHY HERE MATTERS<br />

The organisation cannot name itself FOSS and publish under<br />

the “All rights reserved” copyright. It is not entirely reliable.<br />

The organisation’s name contains the word FOSS (Free<br />

Open Source Software), but what the organisation wants to<br />

mean is FLOSS (Free Libre and Open Source Software). In<br />

the paper context, we must use the word FLOS (Free Libre<br />

and Open Source).<br />

Differences between FOSS and FLOSS:<br />

FOSS indicate reversibility in the license (i.e. today,<br />

my software code is open, pay attention, for<br />

free, and everybody can download it, but if the app<br />

turns out to be a great idea and becomes interesting<br />

for the big companies, I can close the code and sell it).<br />

FLOSS is not reversible. The difference is in the word “Libre”<br />

(the L letter of FLOSS), which is not translatable in<br />

English. It is a Spanish/French word synonym for “free”, but<br />

22 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 23<br />

in English, the word free has an ambiguous meaning and can<br />

be translated into the Latin “gratis”. It seems a slight difference,<br />

but this concept is the basis of the GNU philosophy,<br />

the difference between Unix and GNU.<br />

We are closing that issue: if we remove the final “S”, the<br />

word FLOS’s meaning can be used for all innovative products<br />

other than software.<br />

Speaking of Open Access, we often refer to Journal articles,<br />

book chapters, monographs, and conference proceedings.<br />

WHAT IS OPEN ACCESS<br />

“Open Access” for many communities worldwide is not a<br />

fairy concept. There are groups of researchers asking for<br />

Open Access in the dictatorships and the poorest part of<br />

the world, fighting for human rights to democratise Access<br />

to knowledge, accelerate discovery, and increase the investment<br />

return in research and education. SPARC* defines<br />

itself as: “A global advocacy organisation working to make<br />

research and education open and equitable for everyone.”<br />

For that community, “Knowledge” is a fundamental human<br />

right.”<br />

For a definition of Open Access, we borrow the header<br />

of the SPARC* site because it allows us to underline<br />

the political implication of the movement.<br />

“Open Access is the free, immediate, online availability of<br />

research articles combined with the rights to use these articles<br />

fully in the digital environment.” (https://sparcopen.<br />

org/open-access/ )This definition is important because it<br />

underlines the role of the digital environment.<br />

The Web is fundamental for the OA. Only through the Web,<br />

it is possible to organise and imagine how to open the<br />

knowledge.<br />

Before the widespread of the Web, when all the knowledge<br />

was on the physical supports, opening the Access to the<br />

encyclopedias, books, articles, images, and contents was<br />

reasonable to be impossible. There are only some physical<br />

places where sharing knowledge was the role: the “Public<br />

Libraries” have the role of ensuring the knowledge but no<br />

more, if someone stole a book, it was taken away from the<br />

whole community. Physical media such as paper, CDs, and<br />

DVDs need a high cost to reproduce their knowledge.<br />

Trying to go deep into the concept, Open Access works can<br />

be free for anyone to read, share, reuse, and build upon.<br />

Open Access contributions do not require:<br />

4Any expensive subscription<br />

4Affiliations with a major institution<br />

4Any kind of Membership<br />

4Non-disclosure agreements<br />

4Moreover, remember the ambiguity of the term “free”:<br />

We are saying: “‘Free’ as in speech, not as in ‘free’<br />

beer.” - Richard Stallman<br />

Fig. 2 - FOSS, FLOSS, FLOS differences and use.<br />

The rigorous definition is on the website of CreativeCommons.org:<br />

“Creative Commons licenses give everyone from<br />

individual creators to large institutions a standardised way<br />

to grant the public permission to use their creative work under<br />

copyright law.” (https://creativecommons.org/about/<br />

cclicenses/ )<br />

Something on the most important Licenses<br />

Starting from above, the first example, Creative Commons<br />

Licenses 1:<br />

- CC BY: This license allows reusers to distribute, remix,<br />

adapt, and build upon the material in any medium or format,<br />

so long as attribution is given to the creator. The license<br />

allows for commercial use.<br />

CC BY includes the following elements:<br />

BY – Credit must be given to the creator.<br />

- CC BY-SA: This license allows reusers to distribute, remix,<br />

adapt, and build upon the material in any medium or format,<br />

so long as attribution is given to the creator. The license<br />

allows for commercial use. If you remix, adapt or build<br />

upon the material, you must license the modified material<br />

under identical terms.<br />

CC BY-SA includes the following elements:<br />

BY – Credit must be given to the creator.<br />

SA – Adaptations must be shared under the same terms.<br />

Creative Commons Licenses 2:<br />

- CC BY-NC: This license allows reusers to distribute, remix,<br />

adapt, and build upon the material in any medium or format<br />

for non-commercial purposes only, and only so long as attribution<br />

is given to the creator.<br />

Only an Open Access publication can open the text of books<br />

and papers, their citation, the bibliographical resources,<br />

and the images.<br />

However, in our complex world, the concept of Open can be<br />

applied to many other creative contents.<br />

‘CREATIVE COMMONS LICENSES’ WHAT THEY ARE<br />

They underpinning the open philosophy, we can apply a license<br />

to a wide range of products from literary works to<br />

videos, photos, audio, open education, scientific research,<br />

code, 3D models and more.<br />

Fig. 3 - Open Science allied concepts.


It includes the following elements:<br />

BY – Credit must be given to the creator.<br />

NC – Only non-commercial uses of the work are permitted.<br />

- CC BY-NC-SA: This license allows reusers to distribute, remix,<br />

adapt, and build upon the material in any medium or<br />

format for non-commercial purposes only, and only so long<br />

as attribution is given to the creator. If remix, adapt or build<br />

upon the material, must license the modified material<br />

under identical terms.<br />

CC BY-NC-SA includes the following elements:<br />

BY – Credit must be given to the creator.<br />

NC – Only non-commercial uses of the work are permitted.<br />

SA – Adaptations must be shared under the same terms.<br />

Creative Commons Licenses 3:<br />

- CC BY-ND: This license allows reusers to copy and distribute<br />

the material in any medium or format in unadapted form<br />

only, and only so long as attribution is given to the creator.<br />

The license allows for commercial use.<br />

CC BY-ND includes the following elements:<br />

BY – Credit must be given to the creator.<br />

ND – No derivatives or adaptations of the work are permitted.<br />

- CC BY-NC-ND: This license allows reusers to copy and distribute<br />

the material in any medium or format in unadapted<br />

form only, for non-commercial purposes only, and only so<br />

long as attribution is given to the creator.<br />

CC BY-NC-ND includes the following elements:<br />

BY – Credit must be given to the creator.<br />

NC – Only non-commercial uses of the work are permitted.<br />

ND – No derivatives or adaptations of the work are permitted.<br />

The public domain dedication:<br />

- CC0 (aka CC Zero) is a public dedication tool which allows<br />

creators to give up their copyright and put their works into<br />

the worldwide public domain. CC0 allows reusers to distribute,<br />

remix, adapt, and build upon the material in any medium<br />

or format, with no conditions.<br />

How to choose a license for the work, dataset, or text? The<br />

six licenses and the public domain dedication tool give creators<br />

a range of options. The best way to decide which is<br />

appropriate is to think about why is to share the work and<br />

how others will use that work.<br />

Licenses subclasses<br />

Some of these licenses are divided into subclasses. For<br />

example, the CC BY-SA, which is one of the most used licenses<br />

in the world, have four subclasses:<br />

CC BY-SA 1.0 Generic<br />

CC BY-SA 2.0 Generic<br />

CC BY-SA 3.0 Unported<br />

CC BY-SA 4.0 International (our license)<br />

The differences between them are tiny indeed, but they<br />

matter, and if someone wants to go deep in studying them,<br />

can find more information on the CreativeCommons.org<br />

website.<br />

License CC BY-SA 4.0 International:<br />

You are free to:<br />

Share — copy and redistribute the material in any medium<br />

or format.<br />

Adapt — remix, transform, and build upon the material for<br />

any purpose, even commercially.<br />

The licensor cannot revoke these freedoms.<br />

Under the following terms:<br />

Attribution — You must give appropriate credit, provide a<br />

link to the license, and indicate if changes were made. You<br />

may do so reasonably, but not in any way that suggests the<br />

licensor endorses you or your use.<br />

Share Alike — If you remix, transform, or build upon the<br />

material, you must distribute your contributions under the<br />

same license as the original.<br />

No additional restrictions — You may not apply legal terms<br />

or technological measures that legally restrict others from<br />

doing anything the license permits.<br />

OPEN ACCESS ALLIED CONCEPTS<br />

It is possible to apply a Creative Commons License to a broad<br />

kind of creative content. The spread of the CC licenses<br />

origins some other branches similar to the original Open Access<br />

but with different meanings:<br />

Open Education - Refers to teaching materials & pedagogy<br />

Open Textbook - A subset of Open Education<br />

Open Data - Refers to datasets big & small<br />

Open Source - Refers to software or code<br />

Open Science or Research - Refers to the entire process of<br />

scholarship, including data, methods, publications, etc.<br />

“Open” means the same thing in all of these concepts: free<br />

to read, keep, and reuse.<br />

Open vs. Subscription differences:<br />

As you can see, there are no structural metamorphoses.<br />

They are both:<br />

4 Peer reviewed<br />

4 Established scholars as editors<br />

4 Content can be available online<br />

4 Niche topics<br />

4 General field journals<br />

4 Scholarly societies<br />

4 For-profit publishers<br />

4 Non-profit publishers<br />

4 Supported by foundations, libraries, societies, and fees<br />

to authors<br />

The difference is that the Open Access is in the subscription<br />

itself: ‘Free for all to read and reuse’, the subscription publication<br />

is costly to buy the full subscription, and it has no<br />

re-use rights.<br />

Open journals can be free because other business models<br />

support them:<br />

Fig. 4 - DOAJ and DOAB projects.<br />

4 Library subsidy / Subscribe-to-Open models<br />

4 Article Processing Charges (APCs) for authors<br />

4 Membership fees to societies, organisations, and companies<br />

(e.g. you have to be a member to have your article<br />

published)<br />

4 Grant or institutional funding (In our case, the Italian<br />

Ministry for Culture MIC)<br />

4 Sponsorships and advertising (In our case Wikimedia Italia)<br />

Defining “Hybrid OA”, a hybrid open-access journal is a<br />

24 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 25<br />

subscription journal in which some of the articles are open<br />

access.<br />

It is often called “Hybrid OA” and is also referred to by some<br />

Open Access advocates as “double-dipping” as the publisher<br />

receives revenue from both the subscription and the Open<br />

Access fees. These journals also may not comply with OA<br />

mandates or grant requirements.<br />

Some institutions and funders have Open Access requirements<br />

built into their policies: any work of scholarship created<br />

while employed or funded by the institution must be<br />

open Access.<br />

The ERC (European Research Council) I am working for is<br />

one of that.<br />

Some require you to publish in OA Journals (notably the ‘cO-<br />

Alition S’ of funders in the EU); others allow you to share<br />

copies in repositories after you publish; if you want to know<br />

if your organisation is listed, you can refer to http://roarmap.eprints.org<br />

.<br />

COALITION S - THE PLAN S<br />

It is a European program for making full and immediate Open<br />

Access a reality. The recent declaration: “With effect from<br />

2021, all scholarly publications on the results from research<br />

funded by public or private grants provided by national, regional<br />

and international research councils and funding bodies,<br />

must be published in Open Access Journals, on Open<br />

Access Platforms, or made immediately available through<br />

Open Access Repositories without embargo.” (https://www.<br />

coalition-s.org/about/)<br />

The “Embargo” is a restriction, generally expressed in the<br />

year before the possible open Access creation.<br />

Plan S has ten roles: at the 8 th, we can read:<br />

“The Funders do not support the ‘hybrid’ model of publishing.<br />

However, as a transitional pathway towards full Open<br />

Access within a clearly defined timeframe, and only as part<br />

of transformative arrangements, Funders may contribute to<br />

financially supporting such arrangements;” (https://www.<br />

coalition-s.org/addendum-to-the-coalition-s-guidance-onthe-implementation-of-plan-s/principles-and-implementation/<br />

)<br />

LEADING OPEN ACCESS PLATFORMS AND WEBSITES<br />

DOAJ and DOAB<br />

Open Access generates services. There are many platforms<br />

where to search Journals and Articles in Open Access:<br />

In the Directory of Open Access Journals (DOAJ), where it is<br />

possible to apply and send your work, services are free of<br />

charge, including being indexed. (https://doaj.org/ )<br />

The Directory of Open Access Book (DOAB) is a communitydriven<br />

discovery service that indexes and provides access to<br />

scholarly, peer-reviewed open access books and helps users<br />

find trusted open-access book publishers. (https://www.doabooks.org/<br />

)<br />

For both these services, all services and data are entirely<br />

freely available.<br />

There are also two important platforms against the scientific<br />

paywall.<br />

Unpaywall<br />

The Unpaywall has several tools for Libraries, enterprises,<br />

and Research, and it is mainly a search engine for Open Access<br />

articles and journals. (https://unpaywall.org/ )<br />

More important and valuable for the community is “The<br />

Open Access Button”, Give them a scholarly paper, and we<br />

will search thousands of sources with millions of articles to<br />

link you to free, legal, full-text articles instantly. (https://<br />

openaccessbutton.org/ )<br />

If access is not granted, a request will start. It is possible<br />

to request articles from authors and guide them on making<br />

the work available.<br />

Another way to find an Open Access Copy for an Article is<br />

through Google Scholar. (https://scholar.google.com/ ) It<br />

is straightforward to access, search, download, or upload<br />

Open Access books, articles, and book sections.<br />

Zenodo<br />

An important platform to share for free research, materials,<br />

and content is Zenodo. Zenodo is derived from Zenodotus,<br />

the first librarian of the Ancient Library of Alexandria and<br />

the father of the first recorded use of metadata, a landmark<br />

in library history. To share and find free contents witH a DOI<br />

(https://zenodo.org/ )<br />

It is possible to upload content for free in Zenodo and share<br />

it with the broad Open-science community. If content<br />

(could be a book of abstract, research paperwork, a pdf<br />

presentation etc...) has not been published before, it is<br />

possible to request your own DOI.<br />

A DOI, or Digital Object Identifier, is a string of numbers,<br />

letters, and symbols used to uniquely identify an article or<br />

document and provide it with a permanent web address<br />

(URL). A DOI will help the reader quickly locate a document<br />

from the quotation.<br />

We can consider the Web the new Alexandria Library, but it<br />

will not burn. The DOI is a unique code that allows a paper<br />

to be archived in several parts of the world, built for a very<br />

long time (in a utopic view of an eternal time), searchable<br />

and downloadable for free. Forever almost until the free or<br />

illuminated government will occur in this world.<br />

Wikibooks:<br />

One of the most important web libraries is Wikibooks, a platform<br />

where everyone can share Open Access Books and Monographies<br />

from all over the world in several languages.<br />

Sharing Books and Journals in Wikibooks have roles, and it is<br />

not simple, but it is advantageous to index on the Web the<br />

entire contents of the book, the authors, the titles, the texts,<br />

the images, the captions, the bibliographical resources.<br />

On Wikibooks, it is possible to share and download books<br />

and monographs, but it is possible to upload only the compatible<br />

license contents: CC BY-SA 3.0 or more (4.0, CC0).<br />

(https://www.wikibooks.org )<br />

Nowadays, most researchers publish their content on social<br />

networks related to academia, like Academia.edu or Researchgate.net.<br />

These platforms help to share, comment and<br />

spread research.<br />

Fig. 5 - Pass the Paywall.


WHY PUBLISH IN OPEN ACCESS<br />

Publishing Papers<br />

Open Access makes research available to a broader audience:<br />

4 a more significant impact of work nowadays and in the<br />

future. It is possible to reach:<br />

a researchers without Access to academic libraries<br />

a researchers at institutions unable to afford<br />

subscriptions to specific journals<br />

4 More immediate access to research<br />

4 Reduced/no cost associated with the publication<br />

4 Authors usually retain copyright to their work<br />

a reuse figures, tables, and illustrations in future<br />

works<br />

a include the full text in a future volume<br />

post work on a website or other repository<br />

4 Synergistic effect in encouraging others to publish<br />

Open Access<br />

Open Access can boost the academic Careers:<br />

4 OA increases indexing in a platform like “Scopus.”<br />

4 It increases h-index<br />

4 A high h-index means stable credibility in the scientific<br />

world<br />

4 It is not possible to reach these results nowadays without<br />

these tools.<br />

Furthermore, some criteria for choosing an OA venue:<br />

4 Open Access outlets encompass a wide variety of disciplines<br />

and subfields<br />

4 Publication types include both journals and book series<br />

4 Some “Standard” criteria for choosing a publication<br />

outlet come into play in choosing an OA outlet are:<br />

a fit between research and journal/series (book)<br />

focus<br />

a visibility (accessibility, prominence)<br />

a quality (previous articles, editorial staff)<br />

a reliability (timeline, process, frequency)<br />

Consult with others about various options (colleagues in<br />

your field, administrators)<br />

Publishing Books<br />

a Many book/monograph publishers are either exclusively<br />

Open Access or have an Open Access option<br />

a The Open Access Directory keeps a list of publishers<br />

(i.e. http://oad.simmons.edu/oadwiki/Publishers_of_<br />

OA_books ) and books (i.e. https://www.doabooks.<br />

org/)<br />

a The level of Open Access varies, and publication fees<br />

(of varying amounts) are commonly assessed, but some<br />

publishers either do not charge fees (e.g. Language<br />

Science Press) and others (e.g. Ubiquity Press) pledge<br />

to waive or reduce them under certain circumstances.<br />

We can conclude by stating that this is the meaning to publish<br />

in Open Access and widely share ArcheoFOSS 2019 –<br />

2020 and 2021 books.<br />

Bibliographical sources<br />

Bogdani J., Montalbano R., Rosati P. (2021), ArcheoFOSS XIV 2020: Open<br />

Software, Hardware, Processes, Data and Formats in Archaeological<br />

Research. Proceedings 2020 Conference, Archeopress, Oxford.<br />

https://www.academia.edu/62506475/_FULL_TEXT_ArcheoFOSS_<br />

XIV_2020_Open_Software_Hardware_Processes_Data_and_Formats_in_<br />

Archaeological_Research_Proceedings_2020_Conference<br />

Bogdani J., Sciacca F. (2021), An introspective, incomplete, view on the<br />

activity of the FLOS community dealing with Archaeology and Cultural<br />

Heritage, in Bogdani J., Montalbano R., Rosati P., ArcheoFOSS XIV 2020:<br />

Open Software, Hardware, Processes, Data and Formats in Archaeological<br />

Research. Proceedings 2020 Conference, Archeopress, Oxford. 178 - 192<br />

Gonizzi Bersanti S., Malatesta S. G., Palombini A., ArcheoFOSS XIII<br />

Workshop - Open Software, Hardware, Processes, Data and Formats in<br />

Archaeological Research, MDPI, Zurich. https://www.mdpi.com/2673-<br />

4931/10/1<br />

Web Sources References<br />

ArcheoFOSS web site:<br />

www.archeofoss.org (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

SPARC*:<br />

https://sparcopen.org/open-access/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Creative Commons Licenses:<br />

https://creativecommons.org/about/cclicenses/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Coalition S web site: https://www.coalition-s.org/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

ROAR MAP (Registry of Open Acces Repository MAndates and Policies) web<br />

site:<br />

http://roarmap.eprints.org (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Coalition S about:<br />

https://www.coalition-s.org/about/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Coalition S definition of a OA Journal:<br />

https://www.coalition-s.org/faq/how-does-coalition-s-define-an-oajournal/<br />

(accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Coalition S definition of a OA Platform:<br />

https://www.coalition-s.org/faq/what-is-an-open-access-platform/<br />

(accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Coalition S principles and implementation:<br />

https://www.coalition-s.org/addendum-to-the-coalition-s-guidance-onthe-implementation-of-plan-s/principles-and-implementation/<br />

(accessed<br />

15/05/<strong>2022</strong>)<br />

DOAJ web site:<br />

https://doaj.org/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

DOAB web site:<br />

https://www.doabooks.org/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

The Unpaywall project:<br />

https://unpaywall.org/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

The OpenAccess button:<br />

https://openaccessbutton.org/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Google Scholar main page:<br />

https://scholar.google.com/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Zenodo web site:<br />

https://zenodo.org/ (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Wikibooks main page:<br />

https://www.wikibooks.org (accessed 15/05/<strong>2022</strong>)<br />

List of publishers of OA Books:<br />

http://oad.simmons.edu/oadwiki/Publishers_of_OA_books (accessed<br />

15/05/<strong>2022</strong>)<br />

Abstract<br />

It is possible to ensure this talk into the “Open” philosophy tout-court and not<br />

on a specific issue. As it will read, only during the last year did ArcheoFOSS<br />

officially bring the “golden road” for its proceeding publication. The paper<br />

aims to get the public up to date as a brief guide to speed with Open Access<br />

applications and smartly understand the value of Open Access in the research<br />

world. The paper consists of four sessions: during the first, titled “The<br />

project,” we will recognise the previous situation in ArcheoFOSS publication,<br />

and we will define why it was essential to decide to publish from 2020 on all<br />

the proceedings in an Open Access way. The second called “Open Access Basics”,<br />

shows the fundamental rules to remember when discussing this theme.<br />

In the third session, we can find how to “Publish in Open Access”, and the last<br />

one, a “Smart introduction in the Wiki-world”, is a practical chapter.<br />

Parole Chiave<br />

Open Science; Open Access; ArcheoFOSS; Digital Humanities; Wiki<br />

Fig 6 - Zenodo main page.<br />

Autore<br />

Paolo Rosati<br />

“La Sapienza” University of Rome:<br />

paolo.rosati@uniroma1.it<br />

26 ArcheomaticA N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 27<br />

Blending the Science of Geography<br />

and Technology of GIS<br />

www.esriitalia.it


AZIENDE E PRODOTTI<br />

RAVENNA DANTESCA: LA RICOSTRUZIONE STORICA<br />

IN 3D GRAZIE A TRE.DIGITAL<br />

La fruizione dei beni culturali nei musei viene tradizionalmente<br />

accompagnata da strumenti quali videoaudioguide,<br />

proiezioni, pannelli, cataloghi e materiale<br />

cartaceo. La direzione della struttura museale,<br />

se interessata a valutare l’efficacia della sua gestione,<br />

si affida inoltre ad una raccolta di informazioni<br />

sul gradimento da parte dei visitatori, spesso attraverso<br />

l’uso di sondaggi. Oltre ai visori in realtà aumentata,<br />

nuove tecnologie, basate sull’Intelligenza<br />

Artificiale applicata alla visione (computer vision),<br />

abilitano gli uffici museali ad un grosso passo avanti<br />

in tema di innovazione per i Beni Culturali.<br />

E’ quanto introdotto dalla soluzione VEDI, realizzata<br />

da Xenia Gestione Documentale srl, assieme all’Università<br />

degli studi di Catania e a IMC Services srl, che<br />

consiste di una piattaforma informatica di raccolta<br />

dei dati provenienti da dispositivi di visione indossabili,<br />

noleggiati dai visitatori all’ingresso del museo. Il<br />

dispositivo fornisce ai visitatori informazioni in realtà<br />

aumentata, proprie al servizio aggiuntivo, sulle opere<br />

osservate nel percorso all’interno della struttura,<br />

consentendo al visitatore di sapere sempre dove si<br />

trova, di orientarsi nella mappa dell’edificio e di ricevere<br />

suggerimenti e informazione culturale in base<br />

alle preferenze mostrate durante la visita: in altre<br />

parole di avvalersene in sostituzione della guida. Il<br />

sistema non usa tag di riferimento per le opere e non<br />

è necessario installare strumentazione e/o dispositivi<br />

nelle sale del museo. Il riconoscimento delle opere<br />

avviene attraverso la visione (object recognition) e<br />

la localizzazione all’interno della struttura è basata<br />

sulle immagini (image based localization) osservate<br />

dal dispositivo indossato, continuativamente solidale<br />

con il punto di vista del visitatore.<br />

La raccolta passiva di queste informazioni alimenta<br />

inoltre la piattaforma di gestione, che permette<br />

alla direzione della struttura di conoscere quali ope-<br />

re sono maggiormente osservate e per quanto tempo,<br />

quali percorsi sono preferenziali e le restituisce attraverso<br />

un’interfaccia grafica (Visual Analytics) sulle<br />

preferenze dei visitatori (Behaviour Analysis). La gestione<br />

di questi dati attraverso mappe di calore, mappe<br />

di percorsi, statistiche sulle opere osservate, etc.,<br />

permette di misurare la “performance” (KPI) del sito<br />

culturale e fornisce all’ente gestore gli strumenti e<br />

gli elementi per sviluppare e dosare i servizi offerti.<br />

Il visitatore, attraverso il dispositivo indossabile, viene<br />

immerso in un contesto sensoriale sempre più ricco,<br />

in cui i limiti della frontiera robotica giorno dopo<br />

giorno fanno coincidere con la flagranza delle visite<br />

le attività museali, anche quelle rivolte allo stato di<br />

conservazione e alla vulnerabilità delle opere, e con<br />

i commenti più professionali di gradimento sulle dinamiche<br />

espositive.<br />

La stessa piattaforma VEDI, infatti, ultimamente è<br />

stata arricchita di un’esperienza multisensoriale di<br />

interazione verbale, in linguaggio naturale, da parte<br />

del visitatore con l’ologramma (avatar) di una guida<br />

virtuale che lo accompagna nel corso della sua visita,<br />

nella quale il fruitore potrà agire da influencer.<br />

HIBOUCOOP-HERITAGE & DIGITAL HUMANITES UNA<br />

COOPERATIVA MULTITASKING<br />

“Voltatevi, uscite da questo mondo a tre dimensioni<br />

ed entrate nell'altro mondo, nella quarta dimensione,<br />

dove il basso diventa l'alto e l'alto diventa il basso”<br />

diceva San Tommaso Moro.<br />

Recenti tecnologie di rappresentazione e sviluppo in<br />

realtà virtuale, affiancate alle opportunità offerte dal<br />

web 2.0 - termine apparso di recente per indicare la<br />

seconda fase di sviluppo e diffusione di Internet - danno<br />

la possibilità, come ben sappiamo, di estendere<br />

all’ambito culturale una nuova dimensione interattiva<br />

ed immersiva nella fruizione del patrimonio culturale:<br />

AR e VR, tecnologie presenti già da tempo, si avvicinano<br />

progressivamente ad un pubblico più ampio. L’AR,<br />

ad esempio, è un’esperienza energica, moderna, che<br />

ha ottimizzato il concetto di fruizione con la costruzione<br />

di uno spazio fisico virtuale, un varco condiviso<br />

che puo’ migliorare la conoscenza del bene da vicino<br />

e da remoto.<br />

L’idea perseguita fin dalle prime sperimentazioni di<br />

realtà aumentata è che lo spazio fisico del costruito<br />

virtuale possa essere una chiave d’accesso condivisa<br />

alla conoscenza del bene, per orientarsi tra piani di<br />

analisi e livelli informativi e formativi che si moltiplicano.<br />

Tecnologie digitali per l’analisi, l’interpretazione,<br />

la comunicazione, la diffusione e la conoscenza<br />

del patrimonio culturale sono solo alcuni degli aspetti<br />

proposti e sviluppati da HibouCoop - Heritage & Digital<br />

Humanites. Una cooperativa di professionisti, nata ad<br />

Imola nel 2019, quattro i soci fondatori che hanno scelto<br />

di unire le loro professionalità, utilizzando la forma<br />

cooperativa per dare corpo al progetto di un soggetto<br />

aziendale solido, intergenerazionale e innovativo che<br />

operasse nei settori del patrimonio culturale e delle<br />

28 ArcheomaticA N°2 Giugno giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 29<br />

Digital humanities con attitudine industriale. La base<br />

sociale, formata oggi da 7 soci, vanta forti competenze<br />

culturali, digitali e organizzative, maturate nel lavoro<br />

e in percorsi di altissima formazione come l’École<br />

Normale Supérieure e l’École des Chartes di Parigi, la<br />

Scuola di archivistica dell’Archivio di Stato di Bologna,<br />

l’Istituto Europeo di Design di Milano, l’Accademia di<br />

Belle Arti di Venezia e l’esperienza professionale negli<br />

enti locali e nella Fondazione Alma Mater dell’Università<br />

di Bologna. Fin dalla nascita, la cooperativa investe<br />

nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo digitale:<br />

dalla stampa alla modellazione 3D, a sistemi web avanzati<br />

e a soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, un<br />

processo di ricerca e innovazione tecnica e tecnologica<br />

teso al miglioramento continuo della qualità dei servizi<br />

e dei prodotti.<br />

SVILUPPO DIGITALE<br />

Realtà virtuale e realtà aumentata<br />

Sviluppo di soluzioni di rappresentazione tridimensionale<br />

di oggetti, monumenti e scenari in realtà simulata<br />

e aumentata con la dotazione tecnologica di visori e<br />

strumentazione per l’installazione di postazioni.<br />

Chatbot<br />

Progettazione e implementazione chatbot per istituzioni<br />

pubbliche e culturali, curando gli aspetti tecnici<br />

e conversazionali.<br />

Web e app<br />

Progettazione e realizzazione di siti web e app dedicate<br />

per enti culturali, pubblici e privati, associazioni e<br />

realtà turistiche.<br />

HERITAGE MUSEI<br />

Attraverso le sue collezioni, un museo racconta la storia<br />

e la cultura del territorio. Lo spazio del museo, anche<br />

proiettato all’esterno degli istituti culturali, può<br />

inoltre trasformarsi in uno spazio per attività culturali<br />

trasversali aperte a tutti grazie ad attività didattiche<br />

mirate.<br />

Progettazione e allestimento<br />

Progettazione, ideazione e realizzazione di percorsi<br />

espositivi in spazi museali.<br />

Scripta manent<br />

Realizzazione di materiali informativi, didascalie, apparati<br />

didattici e comunicativi del museo. Progettazione<br />

di siti web, supporti digitali per l’interpretazione<br />

dello spazio espositivo e audioguide.<br />

Attività in Museo<br />

Organizzazione e realizzazione di percorsi didattici,<br />

laboratori, proiezioni, visite guidate, performance,<br />

attività culturali e divulgative, percorsi espositivi temporanei<br />

e mostre.<br />

Museo diffuso<br />

Realizzazione di percorsi diffusi sul territorio con l’integrazione<br />

di pannelli informativi, audioguide, visite<br />

guidate dedicate, strumenti web interattivi e app per<br />

dispositivi mobile.<br />

MANIFATTURA DIGITALE<br />

La creazione di copie digitali tridimensionali di qualsiasi<br />

tipo di oggetto o reperto permette di aprire nuove<br />

frontiere alla valorizzazione di beni culturali.<br />

Modellazione e scansione 3D<br />

Realizzazione di scansioni 3D di oggetti e modellazione<br />

virtuale finalizzata sia alla visione in realtà virtuale che<br />

alla stampa tridimensionale additiva in resina o materiali<br />

plastici.<br />

Stampa 3D<br />

Stampanti di ultima generazione che consentono la realizzazione<br />

di modelli 3D accurati in ogni dettaglio, con<br />

l’utilizzo di tutte le tipologie di filamento oggi disponibili<br />

sul mercato, dai materiali plastici a quelli metallici.<br />

SVILUPPO CONTENUTI<br />

Nel mondo dei social e della rete globale, un approccio<br />

narrativo e iconologico unico per la presentazione sul<br />

web, o per prodotti editoriali del profilo storico e culturale<br />

di un ente o di un’associazione, garantiscono riconoscibilità<br />

e valorizzano la propria identità e l’identità<br />

del bene attraverso la determinazione e la dichiarazione<br />

delle specifiche tecniche del tipo di riproduzione digitale<br />

immessa nel web.<br />

Testi, immagini e copywriting<br />

Redazione testi e ricerca iconografica per siti web, social,<br />

presentazioni, bilanci sociali, materiali informativi.<br />

Social Media Management<br />

Realizzazione di strategie di comunicazione adatte ai<br />

diversi social media, creazione di contenuti visivi e testuali<br />

e campagne di advertising.<br />

Motion Graphics<br />

I video animati digitali sono uno dei linguaggi più efficaci<br />

della contemporaneità: immediati nella comunicazione,<br />

ricchi di sfumature e capaci di catturare l’attenzione.<br />

Realizzazione motion graphics sia 2d che 3d,<br />

dalla scrittura dello storyboard, al disegno, all’integrazione<br />

fra 2d e 3d e all’inserzione di ologrammi.


AZIENDE E PRODOTTI<br />

Contenuti multimediali<br />

Realizzazione campagne di shooting, riprese video e audio<br />

in alta definizione per qualsiasi prodotto culturale.<br />

HERITAGE ARCHIVI<br />

Gli archivi sono la testimonianza fisica della storia di un<br />

ente culturale, una fondazione, un’associazione, un’impresa<br />

o una persona. Riordinarli, valorizzarli e renderli<br />

accessibili permette di diventare parte attiva nella costruzione<br />

della memoria condivisa di una comunità. Gli<br />

archivi non sono solo i custodi della documentazione e<br />

della memoria del passato, ma istituti culturali a 360°<br />

che svelano nuovi mondi ai loro visitatori e utenti.<br />

Riordino e valorizzazione<br />

Riordino, inventariazione, valorizzazione e progettazione<br />

di campagne di comunicazione per archivi storici di<br />

istituzioni pubbliche, aziende, enti privati e associazioni,<br />

offrendo alla consultazione gli indici di classificazione<br />

per tipo di ogni immagine e riproduzione tecnologica<br />

digitalmente archiviata secondo le rispettive specifiche<br />

normate.<br />

Ricerca e formazione archivistica<br />

Ricerche su commissione in archivi territoriali e nazionali,<br />

ricerche genealogiche e presentazione dei risultati.<br />

Organizzazione di corsi di formazione archivistica.<br />

PROGETTAZIONE CULTURALE<br />

Le strategie culturali, in ambito pubblico e privato, hanno<br />

bisogno di far leva su una conoscenza precisa del<br />

contesto in cui si opera affinché siano efficaci.<br />

Strategie culturali sul territorio<br />

Supporto alla realizzazione e allo sviluppo delle strategie<br />

culturali nel contesto territoriale specifico, studio<br />

e analisi del contesto socioculturale di riferimento di<br />

ogni realtà. Consulenza e supporto nella progettazione<br />

di piani strategici di promozione, sviluppo culturale, turistico<br />

e consulenza alla ricerca di fondi e per la partecipazione<br />

a bandi e gare in ambito culturale nazionale<br />

ed europeo.<br />

Klimt dedicò tutta la sua vita al disegno, ma anche<br />

al ritratto, soprattutto di donne della ricca borghesia<br />

viennese. Il quadro fu acquistato nel 1925 dal mecenate<br />

Giuseppe Ricci Oddi da Luigi Scopinich, per il tramite<br />

dell’architetto Giulio Ulisse Arat, e arrivò presso la Galleria<br />

d’arte moderna Ricci Oddi nel 1931. A meravigliare<br />

non è tanto la scoperta che il quadro fosse stato dipinto<br />

sopra un altro ritratto, ma la storia del ritrovamento.<br />

All’ordine del giorno i ripensamenti degli artisti, quasi<br />

sempre senza una ragione specifica o guidati semplicemente<br />

dal disegno, dal colore e, quindi, privi della<br />

suspense, che rivede in questo dipinto, nella donna ritratta,<br />

la compositrice austriaca Alma Mahler Schindler<br />

amica di Klimt o l’ebrea Ria Munk, morta giovane e della<br />

quale la madre chiese a Klimt un ritratto.<br />

Il Ritratto: Ritratto di donna con un cappello, rappresentato<br />

unicamente nell’illustrazione pubblicata sulla<br />

rivista Velhagen & Klasings Monatshefte (XXXII-XXXIII.<br />

1917-18, P. 32) ed esposto a Dresda nel 1912, svanisce<br />

nel nulla. La sua rivelazione fu merito di una studentessa,<br />

Claudia Maga da Broni, che all’epoca della scoperta<br />

(1996) era alunna dell’ultimo anno del Liceo Artistico<br />

Sperimentale presso l’Istituto Magistrale “Colombini” di<br />

Piacenza. La ricerca scolastica si basava sullo studio di<br />

circa dieci quadri di ritratti femminili esposti alla Galleria<br />

D’Arte Moderna Ricci Oddi. Il confronto del celebre<br />

dipinto Ritratto di Signora con un'immagine precedente<br />

al 1916-17, riprodotta in un volume dei Classici dell’Arte<br />

Rizzoli, ritenuta persa, si rivelò inatteso, molte erano le<br />

corrispondenze tra i due ritratti. A convalidare l’intuizione<br />

della studentessa furono le indagini scientifiche<br />

-raggi X, infrarosso fotografico colore (I.R.C.), ultravioletto,<br />

fotografia della fluorescenza, riflettografia infrarosso<br />

e raggi X- affidate alla ditta romana il Cenacolo.<br />

Chiuso un capitolo se ne riaprì un altro, il 22 Febbraio<br />

del 1997 il dipinto venne trafugato. Per circa ventidue<br />

anni, nonostante la riapertura delle indagini nel 2014,<br />

Organizzazione di eventi e rassegne<br />

Progettazione e organizzazione di eventi a carattere<br />

culturale, presentazioni di libri, conferenze, festival<br />

tematici e dibattiti.<br />

IL RITRATTO DI SIGNORA DI KLIMT IN<br />

REALTÀ AUMENTATA<br />

Gote rutilanti, capelli nero corvino, pelle incipriata in<br />

netto contrasto con il marcato sopracciglio e occhi cerulei<br />

sono le caratteristiche dominanti del celebre Ritratto<br />

di Signora di Gustav Klimt, 1917 (olio su tela,<br />

cm. 55x60), alla Galleria d’arte Moderna Ricci Oddi di<br />

Piacenza. Un dipinto che porta con sé una storia rocambolesca,<br />

in opposizione alla vita poco mondana dell’artista.<br />

La tela rientra in un gruppo di ritratti femminili<br />

realizzati dal maestro viennese negli ultimi anni della<br />

sua vita (tra il 1916 e il 1918), alcuni dei quali rimasti<br />

incompiuti.<br />

30 ArcheomaticA N°2 Giugno giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 31<br />

non fu raggiunto alcun risultato. Tre anni fa, il 10 Dicembre<br />

2019 è stato ritrovato casualmente in un vano<br />

esterno del museo: tralasciando i motivi del furto e la<br />

storia che ha tutto il sapore di un cult, riaccendiamo i<br />

riflettori sul Ritratto di Signora per un’esperienza interattiva.<br />

Oggi, grazie alle più avanzate tecnologie, è possibile<br />

addentrarsi nei meandri reconditi di un’opera, estendendo<br />

il risultato delle indagini ad un pubblico più ampio.<br />

Cari lettori, e se vi dicessi che solo ora è possibile<br />

evidenziare lo strato emergente sotto il Ritratto di Signora?<br />

Le Tecnologie Immersive riescono a stimolare curiosità<br />

e interesse verso il patrimonio artistico e culturale.<br />

Uqido, azienda informatica dall’esperienza consolidata<br />

nel campo delle Tecnologie di Extended Reality<br />

(Realtà Aumentata, Realtà Virtuale, Realtà Mista), lavora<br />

a numerosi progetti inerenti il settore museale.<br />

Tra i più recenti si distingue proprio la seguente Esperienza<br />

di Realtà Aumentata.<br />

Il progetto nasce, durante il primo lockdown, dalla volontà<br />

di portare i capolavori direttamente alle persone<br />

impossibilitate a recarsi fisicamente al museo. La<br />

committenza chiedeva un’esperienza compatibile con<br />

i device più comuni ed emozionante, atta ad evocare<br />

curiosità e meraviglia. Di qui la decisione di sviluppare<br />

un filtro per smartphone, facile, intuitivo, ma soprattutto<br />

capace di funzionare sia sul dipinto vero sia su<br />

una fedele riproduzione.<br />

Grazie a SparkAR Studio, tool per lo sviluppo professionale<br />

di filtri ed effetti di Realtà Aumentata per i<br />

social media, Uquido ha realizzato una soluzione che<br />

raccontasse la storia dell’opera: il filtro fornisce una<br />

narrazione per immagini di come il dipinto Ritratto di<br />

Signora sia stato realizzato da Klimt sopra una sua opera<br />

precedente sulla stessa tela. L’oggetto 3D propone<br />

una fruizione dinamica e interattiva: puntando un device<br />

mobile sull’opera, l’utente assiste alla scansione<br />

a infrarossi della stessa, che culmina con la rivelazione<br />

del dipinto originario, dimostrando come esso sia diverso<br />

da quello definitivo.<br />

Il filtro è stato ricevuto positivamente, portando a più<br />

di 100k visualizzazioni a soli quattro mesi dalla sua<br />

pubblicazione.<br />

Numeri che rivelano un grande interesse verso soluzioni<br />

tech applicate al settore artistico. La scelta di un<br />

filtro applicato ai social media risponde anche all’urgenza<br />

di intercettare le nuove generazioni, in modo<br />

da far crescere in loro il desiderio e l’abitudine a frequentare<br />

gli enti museali.<br />

Autore: Maria Chiara Spiezia<br />

Time to THE FUSION !<br />

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3D scanning and data processing<br />

are now simpler than ever.<br />

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X-PAD OFFICE FUSION, GeoMax geodata office software, processes them in a few clicks.<br />

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Works when you do<br />

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AGORÀ<br />

TECHNOLOGY for ALL <strong>2022</strong> -<br />

Cambio date, si terrà dal 21<br />

al 23 novembre <strong>2022</strong> – Con la<br />

partnership di Istituzioni, enti<br />

di ricerca ed università, ordini<br />

professionali ed aziende specializzate,<br />

l'obiettivo del Forum è<br />

l’esposizione delle tecnologie innovative<br />

per la tutela e la valorizzazione<br />

del territorio, dei beni<br />

culturali e delle smart city storiche<br />

italiane, facilitando nel confronto<br />

l’illustrazione ad un pubblico<br />

il più ampio possibile dell'uso,<br />

dei vantaggi e dei risultati<br />

delle applicazioni, soprattutto<br />

nei termini dell’ecosostenibilità<br />

dei prodotti in ragione della<br />

diminuzione dei tempi lavorativi<br />

per ottenere il risultato previsto.<br />

La complementarietà dei vari ambiti<br />

applicativi delle tecnologie<br />

che saranno trattati e le diverse<br />

modalità con cui sono proposti ai<br />

partecipanti, pone all'attenzione<br />

dei visitatori le ultime innovazioni,<br />

offrendo un’occasione<br />

migliorativa di aggiornamento<br />

professionale e formazione con<br />

l’ampliamento del loro spettro<br />

applicativo.<br />

Il Forum <strong>2022</strong> si articolerà in una<br />

giornata di workshop operativo,<br />

a cui seguiranno due giornate di<br />

sintesi dei laboratori avviati sul<br />

campo, presso la Biblioteca Nazionale<br />

Centrale di Roma, necessarie<br />

a promuovere il confronto<br />

tra creatori, produttori, esperti,<br />

utilizzatori e curiosi delle nuove<br />

tecnologie. Spazio rilevante sarà<br />

inoltre riservato alla formazione<br />

e a dimostrazioni pratiche.<br />

I processi che saranno descritti,<br />

relativi all'acquisizione dei dati,<br />

alla loro elaborazione e diffusione,<br />

interessano un’ampia gamma<br />

di utenti: dagli Enti pubblici alle<br />

aziende private, compresi gli<br />

Enti preposti alle risorse energetiche<br />

e alla tutela dell’ambiente,<br />

intesa come protezione dell’aria,<br />

della terra, agricola e boschiva e<br />

delle acque, anche nella campionatura<br />

di sfruttamento delle rinnovabili<br />

in ragione dei benefici<br />

sperimentati, e dai professionisti<br />

ai ricercatori, dagli studenti ai<br />

cittadini.<br />

In particolare, le attività di laboratorio<br />

consentono ai partecipanti<br />

di vedere realmente in<br />

azione le tecnologie innovative<br />

e quelle consolidate che più<br />

svilupperanno la ricerca mirata<br />

in rapporto agli obbiettivi che<br />

emergono dalla domanda attuale<br />

e dedicano all’ascolto degli intervenuti<br />

le sequenze finali dei<br />

test di funzionamento conseguiti<br />

in pratica.<br />

I temi di grande attualità al centro<br />

del Forum TFA <strong>2022</strong> saranno<br />

imperniati, in particolare,<br />

sull'impiego delle tecnologie per:<br />

• monitoraggio urbano e territoriale<br />

• osservazione della Terra<br />

• acquisizione digitale della realtà<br />

per Digital Twin, BIM e<br />

HBIM<br />

• tecnologie ed efficienza energetica<br />

per l'edilizia anche storica<br />

PROGRAMMA PRELIMINARE<br />

PRIMA GIORNATA<br />

lunedì 21 Novembre <strong>2022</strong> - WOR-<br />

KSHOP SUL CAMPO 9:00 - 18:00<br />

(luogo della cultura in corso di<br />

definizione)<br />

Attività pratiche dimostrative sul<br />

tema del Digitale, Droni, Laser<br />

Scanner, Mobile Mapping, Slam,<br />

Scansione<br />

SECONDA GIORNATA<br />

martedì 22 Novembre <strong>2022</strong> -<br />

CONVEGNO 9:00 - 18:00<br />

BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRA-<br />

LE ROMA<br />

Temi: Reality Capture per il BIM,<br />

Digital Twin, Monitoraggio, Geomatica<br />

nella Robotica<br />

TERZA GIORNATA<br />

mercoledì 23 Novembre <strong>2022</strong> -<br />

CONVEGNO 9:00 - 18:00<br />

BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRA-<br />

LE ROMA<br />

Temi: Osservazione della Terra,<br />

Digitale nei Beni Culturali, Gestione<br />

dati digitali georiferiti<br />

A fine convegno nella giornata di<br />

Mercoledì 23 Novembre saranno<br />

presentati i risultati della prima<br />

giornata in campo.<br />

Alcune info sui Forum precedenti<br />

Nell’ultima edizione 2019 (successivo<br />

stop di due anni per ragioni<br />

legate al Covid-19), svoltasi<br />

all’interno dell’ISA Istituto<br />

Superiore Antincendi, hanno partecipato<br />

70 relatori ed oltre 1300<br />

iscritti, con molte collaborazioni<br />

istituzionali. Informazioni di dettaglio<br />

sono costantemente riportate<br />

sul sito technologyforall.it<br />

32 32 ArcheomaticA N°2 giugno Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie Tecnologie per per i Beni i Beni Culturali Culturali<br />

33<br />

Primo rilievo tridimensionale integrato<br />

del Colosseo – L'Anfiteatro<br />

Flavio entro la prossima primavera<br />

sarà disponibile in versione 3D, un<br />

rilievo geometrico 3D globale con<br />

l'utilizzo di tecnologie topografiche,<br />

laser scanner, terrestri e da<br />

drone. Fino adesso coinvolto solo<br />

da rilievi dedicati a singole porzioni,<br />

verrà fornita una dettagliata<br />

analisi dell'opera con la georeferenziazione<br />

di ogni singolo punto.<br />

Un progetto di straordinaria importanza<br />

per la tutela del monumento<br />

e che costituirà un riferimento<br />

fondamentale per qualsiasi<br />

intervento di studio, manutenzione<br />

e restauro, valorizzazione.<br />

Il progetto elaborato dal Parco archeologico<br />

del Colosseo (Rup dott.<br />

ssa Federica Rinaldi) vede da alcuni<br />

mesi impegnate imprese leader,<br />

ciascuna con specifiche competenze,<br />

nel settore (raggruppamento<br />

temporaneo aggiudicatario di una<br />

gara pubblica bandita da Invitalia<br />

e costituito da CONSORZIO FU-<br />

TURO in RICERCA CFR di Ferrara<br />

- mandataria - che ha il coordinamento<br />

scientifico delle attività,<br />

GEOGRA’ Srl di Sermide, ETS Srl<br />

e JANUS Srl di Roma). Sono stati,<br />

inoltre, coinvolti esperti nelle diverse<br />

discipline, studiosi e professionisti,<br />

a supportare un'attività<br />

di documentazione di particolare<br />

complessità.<br />

Questa unica e completa banca<br />

dati, riferita al Colosseo e raccolta<br />

in più modelli tridimensionali multidisciplinari,<br />

renderà disponibile<br />

a storici, archeologi, architetti,<br />

restauratori e a tutti i professionisti<br />

provenienti dai diversi ambiti<br />

dei beni culturali una base conoscitiva<br />

inedita per lo studio e la<br />

verifica delle diverse fasi storiche<br />

ed evolutive, nonché la conoscenza<br />

dello stato di conservazione<br />

delle superfici e delle strutture del<br />

monumento, anche in previsione<br />

delle ulteriori e già programmate<br />

verifiche del rischio sismico.<br />

Non da ultimo il rilievo potrà costituire<br />

il supporto digitale per future<br />

restituzioni a scopo scientifico<br />

e didattico dell’originaria decorazione<br />

architettonica grazie alla<br />

previsione, inserita nel Capitolato<br />

di gara, del rilievo di 50 reperti<br />

notevoli, tra capitelli, colonne,<br />

transenne, gradini della cavea,<br />

tripodi.<br />

Alfonsina Russo, direttore del Parco<br />

archeologico del Colosseo dice:<br />

"questo progetto si rivela di fondamentale<br />

importanza, in quanto<br />

consentirà, attraverso un rilievo<br />

per la prima volta integrale e tridimensionale<br />

dell'Anfiteatro Flavio,<br />

di ottenere risultati ancora più incisivi<br />

per la conoscenza e la tutela<br />

di un monumento, noto in tutto il<br />

mondo e patrimonio dell'umanità".<br />

Non da ultimo, il rilievo permetterà<br />

di "rispettare in pieno le<br />

innovazioni normative in tema di<br />

appalti di restauro e manutenzione,<br />

che prevedono a partire dal<br />

2025 l'obbligo di progettazione in<br />

modalità BIM per interventi superiori<br />

a un milione di euro".<br />

Augmented Reality Studio nuove<br />

esperienze museali – La Realtà<br />

Aumentata è una tecnologia innovativa<br />

che permette di sovrapporre<br />

immagini, video, suoni e modelli<br />

3D a ciò che gli utenti sono già in<br />

grado di osservare intorno a loro.<br />

Non sostituisce la realtà, non ne<br />

crea una nuova come avviene con<br />

la Realtà Virtuale, ma impreziosisce<br />

ciò che è già presente, offre<br />

agli artisti nuovi modi per raccontare<br />

una storia e apre le porte a un<br />

modo interattivo di vivere gli spazi<br />

ed esseri coinvolti nel processo<br />

creativo.<br />

La startup Dilium fornisce prodotti<br />

e servizi all’avanguardia in campo<br />

tecnologico – digitale, il suo obbiettivo<br />

principale è l’innovazione<br />

delle esperienze museali, consentendo<br />

agli artisti di adottare<br />

strumenti per integrare la Realtà<br />

Aumentata nelle proprie opere.<br />

Lo sviluppo della piattaforma Augmented<br />

Reality Studio per la creazione<br />

semplificata di esperienze<br />

AR, e la partecipazione nel 2021 al<br />

bando InnovaMusei, ha permesso<br />

all’azienda di avviare progetti sperimentali<br />

in ambito culturale.<br />

Le opportunità per l'uso dell'AR<br />

sono ampie, molte strutture stanno<br />

già adottando Augmented Reality<br />

Studio per aggiungere in pochi<br />

passaggi asset 2D, 3D e veicolare<br />

maggiori informazioni. Versioni digitali<br />

degli artisti, o video, accompagnano<br />

le opere e ne descrivono<br />

i tratti, interi quadri si animano e<br />

si rivolgono in prima persona allo<br />

spettatore. Nuove e numerose pos-


AGORÀ<br />

sibilità per i musei e gli artisti interessati<br />

a creare e vendere opere<br />

immersive possono nascere dal recente<br />

boom del mercato dei token<br />

non fungibili (NFT).<br />

L’AR è lo strumento ideale per aggiungere<br />

valore a un’opera digitale<br />

e il connubio tra Blockchain e AR<br />

può finalmente restituire il giusto<br />

riconoscimento all’arte digitale<br />

che, ancora oggi, purtroppo, viene<br />

spesso svalutata perché non realizzata<br />

con strumenti tradizionali<br />

tangibili. In occasione della Milano<br />

Design Week, Dilium ha realizzato<br />

la mostra LeonARdo, sviluppando<br />

in realtà aumentata opere del<br />

maestro Leonardo Da Vinci. La mostra<br />

è stata un'esperienza unica sul<br />

modello dello 'science center' con<br />

oltre 1200 visitatori da 20 nazioni<br />

differenti. Le opere del genio rinascimentale<br />

sono state interpretate<br />

in chiave moderna e animate<br />

in Realtà Aumentata, dando modo<br />

ai visitatori di avere accesso ad un<br />

canale di comunicazione interattiva<br />

e immateriale con l'esposizione<br />

grazie all’App Bellfish.<br />

Software SaaS progetti digitali<br />

sostenibili per la cultura – L’ultimo<br />

progetto digitale in ambito<br />

culturale di cui avete sentito parlare?<br />

Senz’altro uno che utilizza<br />

tecnologie da buzzword su Wired,<br />

realizzato attraverso finanziamenti<br />

istituzionali. Pochi progetti però<br />

si spingono nel lungo periodo, curando<br />

nello sviluppo l’evoluzione<br />

e la durata che avrà l’applicazione<br />

realizzata di uso pubblico, non<br />

sempre sostenibile nell’ordinaria<br />

amministrazione.<br />

Questo tipo di progetto ha bisogno<br />

infatti di coinvolgere più attori,<br />

per rientrare nei requisiti dei bandi<br />

sempre più comuni, dimostrando<br />

una cooperazione fra diversi<br />

enti (trasferimento tecnologico) e<br />

paesi (partenariati europei). Il risultato<br />

di una coordinazione così<br />

complessa, anche nei casi in cui<br />

la user experience sia considerata,<br />

frequentemente prescinde, per<br />

l’oggettiva condizione di rapidità<br />

della fase di lancio del progetto,<br />

dalla routine di sfruttamento della<br />

risorsa da parte di chi questi progetti<br />

dovrà poi promuoverli e gestirne<br />

i contenuti nel tempo, ovvero<br />

gli uffici dell’ente culturale, siano<br />

questi di un museo, un teatro o<br />

un comune che promuove turismo.<br />

Se il progetto perde utenti non appena<br />

l'hype della notizia inizia a<br />

scendere può voler dire che non si<br />

è riusciti a raggiungere l’obiettivo<br />

principale, che è quello di portare<br />

più pubblico in maniera continuativa<br />

nella fase gestionale, rendendo<br />

efficace l’investimento, anche<br />

quando arriva da un finanziamento<br />

di eccellenza.<br />

Con il PNRR, già dal 2023 sarà<br />

previsto un investimento per gli<br />

operatori dei luoghi pubblici della<br />

cultura, personale sempre più<br />

autonomo e in grado di gestire gli<br />

strumenti digitali che entreranno<br />

continuativamente a far parte del<br />

lavoro di ufficio, come lo è già per<br />

i settori industriali. Doversi affidare<br />

a sistemi chiusi, invariabili nei<br />

contenuti e nelle azioni sarà sempre<br />

di meno un limite con l’orientamento<br />

di personale marketing<br />

qualificabile.<br />

Un enorme vantaggio di questo<br />

genere di software è quello di poter<br />

essere pianificato, distribuito<br />

e anche rivenduto come servizio<br />

e negli ultimi anni sempre di più<br />

si sta facendo strada il Softwareas-a-Service<br />

(SaaS) in ogni settore<br />

economico. Ci sono piattaforme<br />

diffuse come Netflix, AirBnB, Uber<br />

che ci hanno abituato a questo<br />

share di servizio in ambito consumer,<br />

cui si affiancano ora anche<br />

nel settore culturale decisamente<br />

quelli cosiddetti dell’ambito B2B<br />

(come MailChimp, Zoom, Google<br />

Workspace etc.).<br />

Anche la Pubblica Amministrazione<br />

ha cominciato ad aprire le porte a<br />

questo tipo di prodotti, costruendo<br />

un vero proprio marketplace a<br />

riguardo, l’AGID Cloud Marketplace<br />

[2], dove i fornitori possono esibirne<br />

il catalogo dopo aver sottoposto<br />

i loro servizi ad un accurato<br />

processo di certificazione.<br />

I sistemi SaaS esistenti differiscono<br />

dai sistemi Ad-hoc per un alto<br />

livello di standardizzazione e di<br />

sicurezza, definendo chiaramente<br />

costi nel tempo e garantendo<br />

un aggiornamento tecnologico<br />

costante del servizio, ovviamente<br />

installato su ambiente Cloud.<br />

L’obsolescenza del software è un<br />

aspetto senz’altro rilevante quando<br />

se ne sta per realizzare o acquistare<br />

uno, soprattutto in questo<br />

periodo di piccoli ma super rapidi<br />

cambiamenti.<br />

Last but not least, la velocità di<br />

adozione di un sistema SaaS non ha<br />

paragone con l’implementazione<br />

di sistemi proprietari, che sebbene<br />

possano essere realizzati su misura<br />

possono nascondere insidie progettuali<br />

che incideranno sull’investimento<br />

(o sulle funzionalità preventivate)<br />

e sui successivi tempi<br />

di ottimizzazione, solitamente già<br />

elevati in partenza.<br />

“SHOWTIME! APPS” DI MANGO<br />

MOBILE AGENCY<br />

Mango Mobile è un’agenzia che sviluppa<br />

prodotti software e servizi<br />

di marketing per gli enti culturali,<br />

prestando attenzione a massimizzare<br />

l’esperienza utente e a dare<br />

uno strumento efficace per coltivare<br />

vecchio e nuovo pubblico in<br />

open access.<br />

Il prodotto “Showtime! Apps” è un<br />

esempio di SaaS destinato al settore<br />

cultura per rendere il visitor<br />

journey un’esperienza interattiva<br />

in tutte le sue fasi, prima, durante<br />

e dopo la visita, attraverso un'app<br />

ufficiale e dedicata dell’ente culturale.<br />

Autore: Claudio Buda<br />

34 ArcheomaticA N°2 giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 35<br />

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Hubstract - made for art è uno studio creativo: autori digitali, videomakers, designers e storytellers<br />

realizzano percorsi di visita, allestimenti, eventi e contenuti combinando le nuove tecnologie e i<br />

linguaggi digitali alle esperienze tradizionali.<br />

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Tecnologie per i Beni Culturali 37<br />

La piattaforma Emma e le<br />

nuove forme di Management<br />

Museale – I forti cambiamenti<br />

nelle forme di avvicinamento<br />

e prenotazione<br />

alla visita nonché le spinte<br />

ministeriali all’innovazione<br />

tecnologica nel settore hanno<br />

portato, negli ultimi anni,<br />

ad un’ampia rilettura delle<br />

necessità e delle criticità del<br />

lavoro degli Enti Culturali,<br />

con l’obiettivo di individuare<br />

soluzioni in grado di migliorare<br />

il complesso di attività<br />

e di processi gestionali che si<br />

svolgono quotidianamente al<br />

loro interno. Oggi è sempre<br />

più necessario il mezzo digitale<br />

per un’ottimale gestione<br />

e valorizzazione del patrimonio,<br />

divenuto imprescindibile<br />

per il coinvolgimento e la gestione<br />

dei flussi di visitatori<br />

presso le istituzioni culturali.<br />

In questo Contesto è nata<br />

grazie a RnB4Culture, la progettazione<br />

di Emma (Electronic<br />

Museum Management<br />

& Analytics), piattaforma<br />

capace di razionalizzare<br />

le innumerevoli attività di<br />

management museale per<br />

renderle di facile gestione e<br />

da un unico punto d’accesso<br />

mobile first. Emma, come<br />

Saas, è formulato secondo<br />

un approccio multiutente e<br />

dinamico al fine di garantirne<br />

globalmente alla singola<br />

istituzione la gestione ai differenti<br />

livelli di utilizzo. Il<br />

progetto è nato con lo scopo<br />

di rendere la digitalizzazione<br />

museale accessibile alle<br />

istituzioni culturali di ogni<br />

ordine e grado, puntando<br />

strategicamente su un rinascimento<br />

culturale diffuso.<br />

Vari sono i moduli previsti da<br />

Emma che manifestano come<br />

unico requisito la copertura<br />

di rete internet e fornire,<br />

oltre alla più comune interfaccia<br />

desktop, la possibilità<br />

di effettuare vendite da mobile,<br />

tramite app dedicata<br />

compatibile con Android e<br />

IOS.<br />

Dato il quadro di così grande<br />

eterogeneità nelle sue forme<br />

e nelle sue criticità che mostra<br />

il panorama delle Istituzioni<br />

culturali italiane, si è<br />

deciso di configurare Emma<br />

come un sistema modulare.<br />

In tal senso il servizio di Ticketing<br />

prevede la possibilità<br />

di disporre di un’interfaccia<br />

di online ticketing integrata<br />

nel proprio sito web altamente<br />

personalizzabile oltre<br />

che di un sistema di cassa fisica.<br />

Al sistema di cassa è legato<br />

il modulo Bookshop che<br />

garantisce una maggior efficienza<br />

nella gestione dell’inventario.<br />

L'operatore museale può scegliere<br />

di registrare nuovi articoli<br />

e aggiornare le giacenze<br />

tramite piattaforma web<br />

o mobile e tenere traccia dei<br />

flussi di giacenza. EMMA permette<br />

di inserire e modificare<br />

autonomamente tutti gli<br />

articoli in vendita, senza la<br />

necessità di richiedere supporto<br />

o l'intervento di tecnici<br />

esterni. L’integrazione diretta<br />

con il sistema di vendite<br />

e il modulo di Analytics permette<br />

un controllo continuo<br />

ed efficiente sull’andamento<br />

su quello che, molto spesso,<br />

è una delle aree più remunerative<br />

dei Musei. Se era un<br />

fenomeno già in forte crescita<br />

il periodo pandemico<br />

ha dimostrato quanto un ottimale<br />

gestione delle prenotazioni,<br />

specialmente online,<br />

sia un elemento determinante<br />

del successo museale sia<br />

per eventi speciali che per la<br />

normale fruizione della mostra<br />

permanente.<br />

In tal senso si è voluto rendere<br />

accessibile anche per<br />

le istituzioni minori la possibilità<br />

di pubblicare sui principali<br />

canali social o sul proprio<br />

sito un evento in modo<br />

centralizzato e immediato,<br />

per poi registrare le prenotazioni<br />

ricevute per eventi e<br />

visite, consultare il programma<br />

settimanale e monitorare<br />

l'affluenza attesa per ogni<br />

fascia oraria della giornata.<br />

A supporto del management<br />

museale è inoltre previsto<br />

un CRM per la gestione del<br />

personale e un avanzato sistema<br />

di Analytics che permette<br />

alla direzione di avere<br />

sempre sotto controllo ogni<br />

singolo aspetto della propria<br />

realtà in simultanea. Particolare<br />

attenzione è stata<br />

data anche al territorio, e<br />

al valore aggiunto dalla collaborazione<br />

con e tra le istituzioni.<br />

Per questo Emma è<br />

utilizzabile sia da istituzioni<br />

culturali singole che connesse<br />

in rete. Le Istituzioni che<br />

decidono di unirsi in rete visualizzeranno<br />

il modulo aggiuntivo<br />

“Rete Museale” nel<br />

proprio portale, comprendente<br />

una sezione dedicata<br />

alla vendita di biglietti e<br />

prodotti in condivisione con<br />

altre realtà museali. Il modulo<br />

permette una gestione<br />

coordinata e simultanea di<br />

vendite ed ingressi da parte<br />

di tutti gli attori appartenenti<br />

ad una stessa rete, agevolando<br />

l'amministrazione di<br />

biglietti unici, card territoriali<br />

e gadgettistica comune.<br />

La rete sarà inoltre in grado<br />

di valutare, in modo aggregato,<br />

i dati statistici prodotti<br />

dalle singole realtà.<br />

Dato l’alto valore dei dati<br />

nella pianificazione dell’area<br />

espositiva, nel distanziamento<br />

sociale, nella possibilità<br />

di implementazione di logiche<br />

di gamification con<br />

le opere, di ottimizzazione<br />

dell’impiantistica Emma si<br />

è arricchita anche di un modulo<br />

di real time tracking dei<br />

visitatori all’interno dell’area<br />

espositiva. Il sistema,<br />

attraverso l’integrazione di<br />

tecnologie innovative Ultra<br />

Wide Band, permette l’analisi<br />

comportamentale dei visitatori<br />

del museo attraverso il<br />

tracciamento puntuale della<br />

loro posizione all’interno<br />

all’area espositiva in tempo<br />

reale. Un sistema simile<br />

permette al management di<br />

usufruire di una base dati<br />

sia real-time che storicizzata,<br />

da cui acquisire insight<br />

utili all’ottimizzazione della<br />

gestione del museo. L’utilizzo<br />

di un sistema simile<br />

permette di riconoscere il<br />

posizionamento del visitatore<br />

all’interno dell’esposizione<br />

con un margine di errore<br />

minore di 20cm permettendo<br />

di aprire innumerevoli possibilità<br />

progettuali con i singoli<br />

Musei. Per l’alto livello<br />

di innovazione del software<br />

Emma, la società RnB4Culture<br />

è stata premiata come<br />

miglior start up innovativa<br />

culturale nell’ambito del<br />

bando InnovaMusei indetto<br />

da Cariplo Factory, Regione<br />

Lombardia, Union Camere<br />

Lombardia e Fondazione<br />

Giordano dell’Amore.<br />

RnB4Culture, parte del gruppo<br />

RnBGate, è una dinamica<br />

start-up ad alto valore sociale<br />

che applica le più innovative<br />

tecnologie di ArtTech<br />

alla promozione e alla valorizzazione<br />

del patrimonio<br />

storico-culturale. Punta alla<br />

salvaguardia e al rilancio del<br />

patrimonio culturale attraverso<br />

il management e la gestione<br />

di istituzioni culturali,<br />

il loro supporto attraverso il<br />

project office bandi e allo<br />

sviluppo di software e hardware<br />

per la loro fruizione.<br />

RnB4Culture ridisegna come<br />

le persone vivono la cultura<br />

associando ricerca e tecnologia<br />

alle ricchezze storiche e<br />

culturali del territorio.


EVENTI<br />

10 - 12 NOVEMBRE <strong>2022</strong><br />

CHNT 27<br />

Conference on Cultural<br />

Heritage<br />

and New Technologies<br />

Vienna (Austria)<br />

https://chnt.at/<br />

21 - 23 NOVEMBRE <strong>2022</strong><br />

TECHNOLOGY FOR ALL<br />

Roma<br />

http://technologyforall.it<br />

8 - 9 DICEMBRE <strong>2022</strong><br />

YOCOCU <strong>2022</strong> - YOuth in<br />

COnservation of CUltural<br />

Heritage<br />

Francoforte (Germania)<br />

https://www.yococu.com/<br />

14-16 DICEMBRE <strong>2022</strong><br />

XIII Convegno Internazionale<br />

AIES<br />

Napoli (Italia) - Museo<br />

Archeologico Nazionale<br />

https://www.aiesbbcc.it/<br />

19 - 21 APRILE 2023<br />

XII Congresso Nazionale AIAr<br />

Messina (Italia)<br />

http://www.associazioneaiar.<br />

com/<br />

20-23 MARZO 2023<br />

3rd International Conference<br />

TMM-CH<br />

Transdisciplinary Multispectral<br />

Modelling and<br />

Cooperation for the<br />

Preservation of Cultural<br />

Heritage<br />

Atene (Grecia) - Eugenides<br />

Foundation<br />

https://tmm-ch.com/#about<br />

PRIMAVERA 2023<br />

Restauro - Salone<br />

Internazionale dei Beni<br />

Culturali e Ambientali<br />

XXVIII edizione<br />

Ferrara Fiere (Italia)<br />

https://www.<br />

salonedelrestauro.com/<br />

25 - 30 GIUGNO 2023<br />

CIPA 2023<br />

Firenze (Italia)<br />

https://www.<br />

cipa2023florence.org/<br />

LEICA BLK360<br />

CATTURA IL MONDO CHE CI CIRCONDA CON<br />

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in contemporanea con la scansione delle immagini.<br />

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progettazione Autodesk.<br />

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38<br />

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www.geomatica.it • www.disto.it • ArcheomaticA www.termocamere.com N°2 Giugno <strong>2022</strong>


Tecnologie per i Beni Culturali 39<br />

ROMA 21-23 NOVEMBRE <strong>2022</strong><br />

21<br />

PRIMA GIORNATA<br />

lunedì 21 Novembre <strong>2022</strong><br />

WORKSHOP SUL CAMPO<br />

9:00 - 18:00<br />

SCALO DE PINEDO<br />

FIUME TEVERE<br />

Attività pratiche dimostrative<br />

Droni aerei e acquatici<br />

Laser Scanner<br />

Mobile Mapping<br />

22<br />

SECONDA GIORNATA<br />

martedì 22 Novembre <strong>2022</strong><br />

CONVEGNO<br />

9:00 - 18:00<br />

BIBLIOTECA NAZIONALE<br />

CENTRALE ROMA<br />

Tecnologie per Ambiente e Territorio<br />

Satelliti, droni e aerei<br />

Laser Scanner e Mobile Mapping<br />

Agricoltura di precisione<br />

23<br />

TERZA GIORNATA<br />

mercoledì 23 Novembre <strong>2022</strong><br />

CONVEGNO<br />

9:00 - 18:00<br />

BIBLIOTECA NAZIONALE<br />

CENTRALE ROMA<br />

Tecnologie per i Beni Culturali<br />

Informazione Geografica<br />

Indagini conoscitive avanzate<br />

Sostenibilità energetica<br />

ISCRIZIONI APERTE SUL SITO WWW.TECHNOLOGYFORALL.IT<br />

L’iscrizione è gratuita. CFU riconosciuti CdL (Ing Edilz, Ing. e Tecn. del Costr., Ing Edile Archit)<br />

Macroarea Ingegneria Univ. Roma Tor Vergata e in via di riconoscimento CFU CdL altre Università<br />

di Roma e CFP Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, Ordine degli Ingegneri della<br />

Provincia di Roma e dal Collegio Provinciale dei Geometri di Roma.<br />

Science & Technology Communication<br />

info@mediageo.it - tel: 3391498366<br />

Via Palestro 95, 00185 Roma<br />

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