Apple pies ed il disco “Strumenti d'epoca” Con i ... - Campo de'fiori

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Apple pies ed il disco “Strumenti d'epoca” Con i ... - Campo de'fiori

Apple pies

ed il disco

“Strumenti

d’epoca”

Con i

campioni

della S.S.

Lazio

Furto delle

reliqie dei SS

Marciano e

Giovanni

Per ricordare

don Mario

Mastrocola

VITA

CITTADINA

Feste e

ricorrenze


2 Campo de’ fiori

SOMMARIO

Editoriale:

Noi il passato...voi il futuro........................3

L’intervista:

Apple pies.............................................4-5

Curriculum vitae:

Mattia Cirelli e Raffaele De Bartolomeis......7

Santinelli Dance Academy....................9

Il risparmio ed i veri affari.................11

Roma che se n’è andata:

Piazza de’ Cerchi................................12-13

Suonare Suonare:

Peter Frampto...................................14-15

Ecologia e ambiente:

Ecologia Profonda...................................16

S.S. Lazio.............................................18

Plantare funzionale di ROOT..............21

II edizione della sfilata di solidarietà

”Sotto le stelle”.............................23

Anche nella Tuscia prende piede la

cremazione..........................................24

Come eravamo:

La voglia, la gioia, il piacere, il dovere... di

ricordare................................................25

Personal news organization...............26

Ass. Artistica IVNA:

Arte, professionalità , integrazione.......28-29

Il Fumetto:

Empowered............................................30

La rubrica dei cognomi.......................31

Solo chi sceglie il bene edifica...........32

Il furto dei Santi Giovanni e

Marciano..............................................33

Il muro di Via del Forte.......................34

La storia locale...una storia maestra di

vita.......................................................35

La bottega di Aldo Puzzello................36

L’angolo del Bon Ton:

L’abito dello sposo e gli abiti degli invitati.........................................................37

I nostri amici.......................................38

L’angolo del poeta...............................39

Le storie di Max:

Bobby Solo.............................................40

Lesione del legamento crociato.........41

Nel cuore.............................................42

Per ricordare Mons. Mario

Mastrocola ..........................................43

Vita cittadina.............................44-45-46

Oroscopo .............................................47

Agenda.................................................48

Una “Fabrica” di ricordi:

Vittorio da guardia..................................49

Messaggi....................................50-51-52

Roma com’era.....................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci gratuiti..............................60-61

Selezione offerte immobiliari .......63-64

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Campo de’ fiori 3

Noi il passato...voi il futuro

Avemmo gioia, rispetto, riconoscenza, amore.

Trovammo fiori nel nostro giardino e lasciammo giovani

virgulti, e nuovi germogli videro il sole.

Acqua pura e grano maturo, e giorni arrivavano sereni.

La verde età cresceva di sogni e sguardi lontani, e sull’alta

vetta finiva il nostro volo!

Questo avemmo, giovani di ieri.

di Sandro Anselmi

Incertezza, dubbio, avvilimento,

questo hanno i giovani di oggi!

Che fare?

Pensiamo e ripensiamo a quello che avremmo potuto

fare e non abbiamo fatto,

a quanto avremmo potuto dare e non abbiamo dato,

a quello che abbiamo preso e non avremmo dovuto

prendere.

Il tempo corrode tutto, e sogni e desideri si scolorano,

ma l’amore quello vero, puro, incontaminato, resta limpido,

ed è capace di miracoli!


DA TRIBUTE BAND DEI MITICI

BEATLES A BAND EMERGENTE

C’è stato un periodo in cui i Beatles sembravano

essere tornati a vivere, grazie ad

un gruppo di giovani, tutti italiani, che, agli

inizi degli anni ’90, accomunati da una

grande passione, decidono di imitare, in

tutto e per tutto, il mitico gruppo inglese.

Poi, come si sa, col passare del tempo, le

cose cambiano ed i quattro giovani iniziano

a prendere il volo, camminando con le

proprie forze, o meglio con le proprie note!

La tribute band, infatti, pur mantenendo il

suo nome originario di Apple pies, propone

i suoi brani inediti, non abbandonando

comunque le dolci melodie inglesi. Ecco,

così , che dopo mesi di duro e lavoro e

lunghe prove riesce a creare il suo primo

vero disco, dal titolo: “Strumenti d’epoca”,

in uscita il 21 di Giugno. Per l’occasione

non potevamo non incontrare Roberto

Angelelli, Emanuele Angeletti e Renato

Mordenti, che compongono il nuovo gruppo

emergente, viste anche le origini territoriali

che ci accomunano.

Allora ragazzi, partiamo dagli inizi.

Quando e come nasce il gruppo?

Il gruppo è stato creato nei primi anni

Novanta, da Luca Biagini, il nostro batterista,

poi si è aggiunto Emanuele, a seguire

io – dice Roberto - ed infine Renato. Luca,

però , non fa parte della versione emergente

del gruppo, poichè non se la sentiva

di lanciarsi nell’avventura di proporre

brani inediti, anche se rimane comunque a

darci un grande sostegno. Noi, infatti,

siamo nati come tribute band, ossia quella

che ricrea lo spettacolo originale, curando

tutti i particolari, dagli abiti, alle acconciature,

agli strumenti, oltre che all’aspetto

musicale. Noi in particolar modo abbiamo

seguito il percorso dei Beatles dal ’62 agli

anni ‘70, quindi da Love me too a Let it be.

E questo lavoro ci ha portato in giro un po’

da per tutto, sia in Italia che all’estero.

Come è avvenuto il passaggio da tribute

band a band emergente?

E’ avvenuto con Brizi, il regista di “Maschi

contro Femmine”, il film con Ficarra e

Picone, che ha scelto due nostri brani da

inserire all’interno del lungometraggio. Poi

abbiamo fatto ascoltare i nostri demo

anche ad altri, tra cui Stefano Verderi, il

chitarrista delle Vibrazioni, che dopo un

anno ha deciso di produrre il nostro disco.

Il fatto di essere appassionati dei

Beatles e di aver suonato per tanto

tempo la loro musica, ha influito

nella composizione dei vostri brani?

Assolutamente sì , le nostre sembrano

delle canzoni anni Sessanta, con il sound

tipico del Beatles e Stefano Verderi ci ha

proprio aiutato a svecchiarle un pochino,

riarrangiandole, ma mantenendo comunque

quelle sonorità tipiche inglesi che

piacciono a noi.

Perché questo nome: Apple pies?

E’ stato un omaggio alla Apple, la casa dis-


cografica dei Beatles. Il pies invece si rifà

ad un aneddoto che riguarda Lennon. Il

cantante, infatti, raccontò di aver visto un

omino su di una torta fiammeggiante, il

quale gli annunciava il successo futuro

che avrebbero avuto come Beatles.

L’unione di quste due cose ci ha portato ad

essere “torta di mele”.

Con questo salto di qualità , dovuto

soprattutto al film “Mashi contro

femmine”, come è cambiata la vostra

vita?

Non è cambiata poi tanto perché , già

prima, eravamo spesso in giro per l’Italia,

quasi tutte le sere su un palco diverso. Ci

siamo sempre occupati da soli di tutto ciò

che riguarda la nostra immagine, dal sito,

alla promozione dei pezzi etc, anche perché

nonostante ci sia qualcun altro dietro,

siamo noi, poi, a rispondre di ciò che il

pubblico vede, perciò dobbiamo controllare

costantemente che tutto venga fatto

bene. Siamo musicisti, e potrebbe sembrare

poco, ma abbiamo delle giornate piene.

Dov’è che si tengono le prove?

A Civita Castellana, in una saletta di campagna,

insieme alle galline (dice Roby

ridacchiando) del nostro amico Giorgio,

perfettamente attrezzata e soprattutto

tranquilla e silenziosa, dove nessuno ci

disturba. Sono circa dieci anni ormai che ci

ospita.

In questi anni di attività , c’è un

avvenimento che ricordate con particolare

simpatia?

Sai, quando viaggi di cose buffe ne accadono

un’infinità - racconta Roby –. Una

volta stavamo cantando in una piazza, non

ricordo bene dove, ad un tratto ci cadde

addosso un’americana gigantesca. Il batterista

era completamente coperto dal telo

nero di fondo ed un asse di metallo sbattè

sul pianoforte al quale fortunatamente

non vi era nessuno, perché il pezzo che

stavamo cantando non lo richiedeva. Ci

prendemmo un bello spavento. Ma la cosa

divertente fu che il giorno dopo, un po’

stressati ed arrabbiati, visti anche i danni

subiti per quanto era avvenuto la sera

prima, l’organizzatore della serata del

paese in cui nel frattempo eravamo arrivati

per un nuovo concerto, all’oscuro di

tutto ci disse di tranquillizzarci. Noi, invece,

stizziti, rispondemmo che eravamo in

quelle condizioni perché la sera prima ci

era caduta un’americana addosso. E lui,

ingenuamente rispose: “E quanto pesava???”,

non avendo capito che ci riferivamo

all’attrezzatura del palco e non ad una

donna originaria dell’America!

Ma parliamo del vero motivo per cui

siete qui: la promozione del vostro

primo album uscito proprio il 21 di

Giugno. Come s’intitola e perché

avete scelto questo titolo?

Lo abbiamo chiamato “Strumenti d’epoca”,

rifacendoci alla frase di un brano contenuto

al suo interno.

Da quanti brani è composto?

Ci sono dieci brani inediti, tutti scritti ed

arrangiati da noi. Si può acquistare al

costo di 9,90 euro, ma scaricandolo da

Campo de’ fiori

Ermelinda Benedetti durante l’intervista

con (da sx): Roberto Angelelli,

Emanuele Angeletti e Renato Mordenti,

gli Apple Pies

internet, allo stesso prezzo è possibile

avere in omaggio un altro

brano, anch’esso scritto da noi e

inedito – spiega Renato-. In concomitanza

con l’uscita dell’album,

uscirà anche un nuovo singolo,

“Lontani e vicini noi”.

Come e quanto avete lavorato a questo

progetto?

Ognuno di noi ha scritto dei brani, poi ce li

siamo fatti ascoltare a vicenda scegliendo

quelli sui quali ci sembrava più opportuno

lavorare ed insieme abbiamo creato gli

arrangiamenti. Il bello di questo disco è ,

infatti, che siamo tutti e tre cantautori. Poi

da un demo di venti brani Verderi ne ha

scelti dieci e tra la fase iniziale di registrazione

del demo e quella in sala d’incisione

per il cd definitivo è passato circa un

anno. Il nostro primo singolo in realtà è

uscito già il 4 Febbraio, “You and me”,

che, come dicevamo prima,insieme ad un

altro nostro brano, è stato scelto da Brizi

per il suo film.

Come è stata questa esperienza

cinematografica?

E’ stato molto divertente. Una scena del

film ci ha visti veri protagonisti. La storia

prevedeva, infatti, che Ficarra e Picone

facessero parte di cover band dei Beatles,

così il regista ci ha chiesto di poter usare

il nostro nome, ed io (dice Roby) ed il batterista

Luca, abbiamo recitato il nostro

ruolo reale accanto a Ficarra, nei panni di

Jhon Lennon, e Picone che imitava invece

Paul Mc Carteney. Per l’occasione abbiamo

fornito alla produzione i nostri abiti di

scena ed i nostri strumenti. Stare sul set di

un film non capita certo tutti i giorni!

Quali sono state le esperienze più

belle e gratificanti, finora?

Sicuramente la presentazione di “Maschi

contro Femmine”, sia a Milano che a

Roma, all’Auditorium di Via della

IN USCITA

IL 21 GIUGNO

IL LORO PRIMO

ALBUM:

STRUMENTI D’EPOCA

Conciliazione. Poi il Carnevale di Venezia,

dove abbiamo suonato in Piazza San

Marco davanti ad una folla inaspettata.

Altra esperienza indimenticabile è stata a

Piazza di Spagna, nel 2007, quando in

occasione dei 40 anni dall’uscita del disco

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club

Band, l’allora sindaco Walter Veltroni ci ha

invitato a ricreare il concerto sul tetto del

gruppo, quello nel quale loro erano vestiti

con le pellicce, dato che era Gennaio. Noi

con lo stesso abbigliamento abbiamo

però dovuto farlo a Giugno, e menomale

che era un giornata ventilata. Lo stesso

giorno abbiamo cantato anche nella sala

Sinopoli dell’Auditorium di Roma. E poi

abbiamo voluto proporre i Beatles al Piper,

quel concerto che tutti in Italia avrebbero

voluto, ma che non c’è mai stato. In quella

circostanza ha suonato con noi alla batteria

Carlo Verdone, che è stato carinissimo!

Che impegni avete per il momento?

Abbiamo già prenotate varie serate per

concerti di piazza e porteremo così avanti

il nostro tour per promuovere al meglio

questa nostra nuova creatura.

Saremo sicuramente tra i primi ad acquistare

“Strumenti d’epoca”, perché non vi

nascondo che la curiosità è davvero tanta

e consigliamo di farlo anche a tutti voi, cari

lettori!

Speriamo che il singolo in uscita diventi

una delle hit del momento, magari la

colonna sonora di questa estate 2011!

5

ERMELINDA BENEDETTI


Campo de’ fiori 7

Curriculum vitae

Mattia Cirelli & Raffaele De Bartolomeis

Dopo tante bellezze femminili di cui

si è occupata la nostra rubrica,

questo mese vogliamo proporvi un

duo formato da attori comici: Mattia

Cirelli e Raffaele De Bartolomeis,

ovvero, rispettivamente, Trippa e Babà .

Da qualche anno formano un duo che unisce

la comicità romana di uno a quella

campana dell’altro. Entrambi laureati

(Cirelli al Dams e De Bartolomeis in

Giurisprudenza), provengono dal teatro,

passando per il cabaret, l’imitazione e l’animazione

nei villaggi turistici in Italia ed

all’estero. Formatisi presso l’Accademia

del Centro Cultura Popolare per il teatro di

Ugo De Vita e la Bottega Teatrale diretta

da Antonella Parisi, sono organizzatori di

eventi di rilievo nazionale, presentatori di

programmi televisivi Rai e Mediaset –

“Sabato al Circo” (Canale 5, regia di

Cesare Gigli); “Sanremo Village” (Rai

Uno, regia di Danilo Zanon), etc. - nonchè

autori e mattatori di numerosi programmi

radiotelevisivi terrestri e satellitari

tra cui ricordiamo “Uno mattina”,

“Avanti tutti”, “Tutto fa Brodway”.

Nel gennaio 2011 il loro talento comico

incontra l’accattivante scrittura scenica

dell’autore Salvatore Scirè con il quale

nasce un sodalizio artistico che sfocia in

due grandi successi teatrali con le commedie

brillanti “C’è un morto al terzo

piano” e “Professione: separata”.

Dopo le ultime esperienze cinematografiche

con “Habemus Papam” e

“Cadaveri a legna” e nel settore della

fiction tv – “I liceali”, “Distretto di

Polizia”, “Anna e i Cinque”- attualmente

sono in scena, in tutta Italia, con il

loro spettacolo di cabaret e animazione

che gioca sull’ironia, gli equivoci, i doppi

sensi, le riflessioni esistenziali ed il coinvolgimento

del pubblico. E Per gli internauti,

Trippa e Babà sono presenti anche

su Facebook!

Sandro Alessi


Campo de’ fiori

9

SANTINELLI DANCE ACADEMY

presenta

“POP STAR WOMEN”

Walter Santinelli e Sandro Alessi

Grande successo di pubblico l’11 giugno

scorso per il ritorno della Scuola di Danza

Santinelli Dance Academy al

Palazzetto dello Sport di Santa

Marinella, che ha visto presentatore il

sottoscritto, con oltre un’ora e mezzo di

coreografie preparate magistralmente da

Paola e Stefania Santinelli, attualmente

alla guida della Scuola ereditata da

diverse generazioni. Oltre 150 ballerine,

dalle più piccole alle più grandi, accompagnate

da diversi ballerini, hanno partecipato

a “ Pop Star Women”, omaggio alle

cantanti che hanno fatto la storia della

musica negli ultimi dieci anni: da Jennifer

Lopez a Beyoncè , da Adele a Lady Gaga…

Ha presenziato la serata il Presidente della

FITD – Federazione Italiana Tecnici Danza

Paola e Stefania Santinelli con le insegnanti

il Maestro Walter Santinelli che,

come il papà ha insegnato danza a diverse

generazioni. A seguire le numerose

allieve – due le Scuole a Roma – le insegnanti

Francesca Antonelli, Serena Di

Vincenzo ed

Antonella Perazzo.

Oltre un’ ora e

mezzo di ritmi incalzanti

sulle note dei

più grandi successi

da discoteca e pop,

ed un finale da

grandi applausi con

le più piccoline (5

anni), che sono

state le più applaudite.

Tra gli ospiti

numerose coreografe e ballerine che sono

uscite dalla Scuola negli anni passati,

come Francesca Cama – attualmente in

tourneè con Giorgio Panariello-,

Micaela Lancioni – coreografa di molti

spettacoli ed attualmente al nuovo parco

divertimenti di Roma Raimbow Magic Land

– Martina Chiriaco – ballerina del

Musical Winx a Valmontone – e molte altre

di quelle che hanno frequentato la scuola,

ma non sono potute intervenite, come

Pamela Petrarolo – Non è la Rai - ,

Barbara Puccetti – coreografa di molti

programmi televisivi. Insomma una serata

indimenticabile per i molti spettatori che

hanno rinunciato ad una giornata di sole

(molti sono arrivati nelle prime ore del

pomeriggio per accompagnare i propri figli

alle prove), per giungere alla ridente cittadina

laziale ed avvicinarsi ancora di più al

fantastico mondo della danza moderna.

Sandro Alessi

www.campodefiori.biz


Campo de’ fiori 11

Il risparmio ed i veri affari

Chi non vuole spendere un po’ di più per lenti ad alta tecnologia,

risparmia ma indossa sempre l’occhiale sbagliato

Paolo Balzamo

responsabile

formazione e

informazione

Centri Ottici Lisi

e Bartolomei

www.lisi-bartolomei.com

Credo che in ogni famiglia

corrano aneddoti,

spesso veri, a volte un

po’, diciamo così , enfatizzati,

riguardanti qualche

suo membro, che

fanno parte della cultura

famigliare. Ognuno ha le

sue manie. Il nonno di

mia moglie aveva quella

del risparmio, e spesso

faceva affari lucrosi. Si

narra in famiglia che una

volta, in tempo di guerra,

tornò a casa tutto

contento di un acquisto

fatto al mercato: ben

dieci introvabili saponette dal delicato profumo

di rosa, a meno della metà del prezzo

consueto!

Ed era sicuro, lui: ne aveva aperte due a

caso ed erano proprio due belle, pesanti e

profumatissime saponette! Peccato però

che, al terzo lavaggio di mani, il sottile

strato di sapone lasciava scoperto un

altrettanto roseo blocchetto di gesso!

Un’altra volta tornò a casa con due dozzine

di calzini, acquistati anch’essi ad un

prezzo stracciato da un ambulante incontrato

per felice combinazione sotto casa.

Nulla da dire sulla qualità del cotone, stavolta,

però oltre al prezzo era stracciato

anche il resto dei calzini, tutti rosi, sulla

punta da topini famelici. Di quei tempi, si

sa, la fame era cosa molto comune!

E così gli acquisti di nonno Arturo erano

diventati gli incubi di moglie e figli: scarpe

di misura diversa, maglie fallate, mele

tanto lucide quanto bacate (a parte le due

sopra). La voglia, sacrosanta, di risparmiare,

si traduceva spesso, troppo spesso, in

acquisti di prodotti di scarto, difettosi e

comunque inutilizzabili.

A dire di quella malalingua di mia moglie,

che non perde occasione per sparlare di

me, io le ricordo spesso nonno Arturo, con

i suoi temerari acquisti. Così non è . Io

voglio risparmiare, sì , ma propendo piuttosto

al bricolage. Perché spendere dieci

euro per rifare i tacchi alle scarpe e fissarne

meglio la suola, quando con una mezz’ora

di lavoro ed un euro di materiale

posso farlo da solo? Perché spendere

trenta euro per una nuova cornice del quadro

di zio Andrea che incombe in salotto,

quando con cinque euro di materiale

posso restaurare quella che c’è ? Detto

fatto.

Certo, a guardarli da vicino, i lavori non

sono poi perfetti, ma vuoi mettere la soddisfazione

di risparmiare?

E poi, cosa mai mi è costato? Per le scarpe,

una incudine da calzolaio, qualche

confezione di tacchi, colla artiglio, colla a

caldo, accessorio da lucidatura per il fedele

Black & Deker, supporto da tavolo per lo

stesso, accessorio per scartavetratura, un

po’ di semenza, lucido e cera, stendicera a

caldo, una lesina, spago cerato, ed il gioco

è fatto! Con un centinaio d’euro ho tutta

l’attrezzatura necessaria. La stessa cosa

per la cornice: stucco, turapori, minitrapano

per scartavetrare, tendicornici, vinavil,

vernice, porporina, set di sgorbie, scalpello,

et voilà : in un paio d’ore è fatto tutto.

Il materiale? Anche qui con meno di un

centinaio d’euro ho tutto pronto.

Proprio bello risparmiare col bricolage!

Nessun problema certo se a vederli da

vicino i tacchi non siano proprio identici e

il loro colore non sia esattamente uguale a

quello della tomaia; e poi chi vuoi che si

metta a controllare da vicino il segno dello

scalpello sfuggito di mano (capita, a chi

non è del mestiere...) e noti il fatto che lo

squadro della cornice non è esatto al centimetro.

Peccato solo che, negli ultimi anni, tempo

per il bricolage non ne ho proprio e che

mia moglie mi tiene lontano

dai lavori più impegnativi.

Però gli strumenti continuo a

comprarli. La malalingua di

mia moglie sostiene che ho

sempre speso molto più di

strumenti, materiali e tempo

per avere poi cose non perfette

che non comprando cose

nuove ed adeguate.

La cosa di mia moglie che mi

dà più fastidio è che paragona

gli acquisti di nonno Arturo con

quelli di chi pensa di risparmiare

acquistando gli occhiali predisposti

dalle farmacie o sulle

bancarelle (che poi non mette perché

fanno vedere, si, ma danno fastidio e danneggiano

la vista) invece che su misura, e

dice che la mia voglia di risparmio si traduce

sempre in maggiore spesa e minor

risultati, ed è uguale a quella di chi, per

non spendere un po’ di più per lenti ad

alta tecnologia che consentono di vedere

confortevolmente lontano, vicino ed a

media distanza e che diventano scuri al

sole, compra un occhiale da sole, uno da

lontano, uno da vicino ed uno da computer,

alla fine spende molto di più e poi finisce

che ha sempre sul naso l’occhiale sbagliato..

Mia moglie dice che è molto meglio fare

un ottimo acquisto da cento euro che un

pessimo acquisto da trenta euro, dice!

Ma lei che ne sa? Io si che so risparmiare,

io!

Hasta la vista!


12

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Piazza de’ Cerchi - 24 novembre 1868

L’esecuzione di Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti

di Riccardo Consoli

Come ricordato in

altra occasione, mentre

Garibaldi decideva

di marciare su Roma

e le sue colonne si

avvicinavano, la notte

del 23 ottobre 1867,

un drappello di settantasei

volontari

guidati dal pavese

Enrico Cairoli doveva

tentare di penetrare

in città allo scopo di preparare il terreno al

generale, per questo motivo, raggiunta

Villa Glori, una piccola altura sulla sponda

sinistra del Tevere, in prossimità dei Monti

Parioli, occupava un Casale.

Il giorno precedente, Giuseppe Monti un

muratore originario di Fermo di trentatre

anni, sposato, padre di tre figli e Gaetano

Tognetti, un giovane romano di appena

ventitre anni, muratore pure lui, avevano il

compito di far saltare con alcuni barili di

esplosivo la Caserma Serristori degli zuavi

pontefici, nel rione Borgo, a poche centinaia

di metri dalla Basilica di San Pietro.

L’attentato, però , non produsse l’effetto

che la Giunta Rivoluzionaria Romana si

aspettava, infatti, soltanto una parte della

caserma crollò uccidendo ventitre zuavi e

quattro popolani e questo perché , al

momento dello scoppio, la maggior parte

dei papalini era assente essendosi diretti

alla volta di Porta San Paolo.

I patrioti che accorsero al segnale dello

scoppio furono arrestati dalle pattuglie che

sbarravano le strade, gli insorti erano stati

sbaragliati, resisteva soltanto un gruppo di

essi e contro quell’ultimo baluardo della

libertà si scagliarono le compagnie degli

zuavi; intanto altre colonne sopraggiungevano

per rinforzare l’attacco a quel drappello

che continuava a resistere con la

forza della disperazione, soltanto alle nove

e mezzo della sera le truppe papali riuscirono

a recuperare Porta San Paolo e,

mentre i suoi difensori si disperdevano

cercando rifugio nelle vigne circostanti, le

porte della città venivano barricate e

munite di artiglierie, i ponti sul Tevere

minati, i posti di guardia raddoppiati, le

pattuglie a piedi e a cavallo perlustravano

la città .

Piazza Colonna, piazza del Popolo, il

Campidoglio, il Pincio, il Quirinale, insomma

tutti i punti strategici, erano stati trasformati

in altrettanti campi trincerati e

quì si accampavano le colonne pontificie;

la circolazione, già difficile di

giorno, era impossibile la sera,

Roma dopo l’imbrunire era deserta e

occupata soltanto dai soldati.

I gendarmi e i poliziotti andavano a

bussare alle case chiuse e oscurate,

abbattevano le porte, invadevano le

dimore delle famiglie, strappavano i

romani dalle braccia delle mogli,

delle madri e dei figli per trascinarli

nelle prigioni; bastava un solo

sospetto o semplicemente una

calunniosa delazione per incorrere

in quella sorte. L‘arresto, il processo,

la condanna, costituivano le

tappe a seguire, le spie e i birri

erano padroni della situazione, tutti

coloro che erano segnati in nero nel libro

della polizia, ed erano in molti, venivano

ricercati, nessuno era sicuro nel proprio

letto!

Questo l’aspetto della città in quelle terribili

giornate, la polizia proseguiva con gli

arresti, le prigioni non bastavano più, i

detenuti erano ammassati nei cameroni,

nelle segrete, nei sotterranei, dappertutto.

Cupo e silenzioso il 23 ottobre 1867 sulla

città , quei patrioti che riuscirono a sottrarsi

al carcere e passare illesi attraverso i fitti

cordoni di truppa che barricavano in ogni

parte le strade, accorrevano presso il

Comitato sostenendo che bisognava continuare

a combattere a qualunque costo,

ma a quella insospettata forza di volontà

si contrapponeva la fatalità che, nella fattispecie,

era costituita dalla mancanza di

armi.

Fu allora che i fratelli Cairoli si accinsero a

quell’ardua impresa che sarebbe costata la

vita a uno di loro assieme ad altri settanta

compagni.

Questi, recuperati un buon numero di

fucili, presero la Via Monti Parioli con l’intento

di penetrare in città e portare soccorso

ai cittadini di Roma, erano le quattro

pomeridiane quando furono scoperti; Villa

Glori venne assalita dagli zuavi del papa

con un rapporto di forze dieci volte superiore,

gli insorti si difesero eroicamente,

ma furono schiacciati da quella forza preponderante,

il sangue italiano scorreva

sotto le baionette dei mercenari.

Roma era dunque stretta in un cerchio di

ferro e di fuoco e mentre gli sgherri

stranieri ribadivano la loro forza e i feroci

poliziotti esercitavano il loro ufficio di

Caserma Serristori

manigoldi, l’animo dei generosi combattenti

resisteva, essi avevano giurato di vincere

o di morire.

Fatto memorabile di quei giorni è quello

che ebbe come protagonista una figura

femminile, quella di Giuditta Tavani

Arquati, una donna bella, alta, aitante

nella persona, dallo sguardo scintillante,

romana di buona famiglia, seguace di

Garibaldi, una donna che gli spioni del

papa, nei loro rapporti, definivano:

”Sciagurata donna” oppure: “Ossessa rivoluzionaria”.

Il nucleo di ribelli di Trastevere, raccolto

attorno a Giuditta, era formato da figure

non eminenti in città , ma attive negli

ambienti popolari, fra questi: Pietro Luzzi

era calzolaio; Romano Mariotti garzone

calzolaio; i due fratelli Martinoli e i

Sabbatucci padre e figlio cappellai,

Giacomo Marcucci ebanista, Oreste

Tacchini sarto, Luigi Albanesi maiolicaro.

Trastevere era il quartiere di Roma che

godeva di pessima fama tra gli aristocratici

e negli ambienti borghesi, essendo considerato

un covo di accoltellatori, la sua

stessa composizione sociale ne faceva un

luogo di agitazione e ribellione; nel cuore

del quartiere, il lanificio di Giulio Ajani di

Via della Lungaretta, era diventato uno dei

principali punti di ritrovo che, insieme alle

osterie trasteverine, erano tenuti d’occhio

dalla polizia perché considerati luoghi di

sovversione, non per caso i lavoratori lanari

avevano una ricca tradizione di organizzazione

e di proteste, l’industria tessile e,

in particolare quella dei drappi di lana, era

la più sviluppata in città .

Giuditta Tavani Arquati, incinta di sei mesi,


Campo de’ fiori 13

M

o

n

t

i

e

morì combattendo, pistola in pugno, uccisa

a colpi di baionetta dagli zuavi pontifici

venerdì 25 ottobre, mentre tentava l’ultima

disperata resistenza che faceva seguito

alla fallita sortita dei fratelli Cairoli; essa

venne uccisa insieme al figlio appena undicenne,

asserragliata in quel covo di ribelli

dove potevano disporre soltanto di 28

fucili e 20 bombe.

Traditi da una delazione, sorpresi senza

scampo, i ribelli caddero uno dopo l’altro.

In quello stesso giorno, quasi volesse vendicare

gli assassinati di Casa Ajani,

Garibaldi riportava una splendida vittoria a

Monte Rotondo.

Abbiamo visto come, a seguito del fallito

attentato alla Caserma Serristori, i patrioti

accorsi dopo scoppio furono arrestati dalle

pattuglie degli zuavi papalini, tra questi,

Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti; celebrato

il processo, dopo tredici mesi di carcere,

furono condotti al patibolo.

Correva il 24 novembre dell’anno 1868

quando l‘orologio delle Carceri Nove

suonò lentamente le cinque ore, non si

vedeva ancora il primo chiarore del mattino,

era ancor notte, notte profonda.

Improvvisamente nella strada si sentì uno

scalpito di cavalli e il ruotare di due carrozze,

Monti e Tognetti rabbrividirono,

erano i cavalli della scorta, erano le carrozze

che dovevano condurli al patibolo.

Scesero entrambi dalle scale, varcarono la

porta delle Carceri Nove ed entrarono ciascuno

in una carrozza che li avrebbe condotti

fino a piedi della ghigliottina insieme

al gesuita confessore e a due confratelli

confortatori; le carrozze si avviarono lentamente

verso Piazza de’ Cerchi, scortate

da drappelli di dragoni e gendarmi a

cavallo che facevano sgombrare la gente

che era affluita lungo il percorso.

Il corteo procedeva lentissimo, giunse a

Piazza de‘ Cerchi dopo un’ora di cammino,

erano le sei e mezza del mattino, la piazza

era deserta, gli armati che occupavano gli

sbocchi impedivano a chiunque l’accesso,

era presente soltanto la truppa dei zuavi

disposta in quadrato, il loro comandante

aveva chiesto e il Papa aveva accordato,

che essi potessero assistere al supplizio

dei due condannati. In mezzo al quadrato

militare un palco in legname e sopra la

ghigliottina.

Un uomo barbuto stava ritto in piedi con

una mano appoggiata a uno dei bracci

della ghigliottina, quell’uomo era il carnefice

che, come d’uso, indossava una sontuosa

veste scarlatta, altri due uomini

erano seduti sulla scala che conduceva alla

piattaforma, erano i suoi aiutanti.

Le carrozze si fermarono presso al palco,

Monti e Tognetti scesero aiutati dal confessore

e dai confortatori, le carrozze

ripartirono vuote; Monti per primo fu condotto

a piedi della scala e gli fu ordinato di

salire, giunto in cima alla piattaforma, il

carnefice lo fece inginocchiare e posare il

collo sul ceppo, quindi rialzò rapidamente

la pesante lama di acciaio, Tognetti salì le

scala a sua volta sospinto dal boia. In un

attimo tutto fu finito.

I due cadaveri furono chiusi nelle bare che

partirono accompagnate dalla compagnia

di San Giovanni Decollato, nella piazza

guardata dai gendarmi rimanevano il carnefice

e i suoi uomini intenti a smontare il

palco. Questa in sintesi l’esecuzione della

condanna che la Sacra Consulta aveva

inflitto ai due martiri, due semplici giovani

muratori.

Da circa un decennio Piazza dei Cerchi era

il luogo deputato alle condanne a morte e

quel 24 novembre 1868 fu mobilitato tale

Vincenzo Calducci successore di Giovanni

Battista Bugatti,

in arte Mastro

Titta, boia dello

Stato Pontificio

dal 22 marzo

1796 al 17 agosto

1864. Il

nuovo boia, fra il

20 maggio 1865

e il 9 luglio 1870

T

o

g

n

e

t

t

i

eseguì soltanto 14 condanne a morte.

Ben poca cosa rispetto le 516 del suo predecessore!

Scrive Indro Montanelli: I colpevoli della

strage, subito catturati, confessavano e

rivelavano imbarazzanti retroscena sui

finanziamenti “Piemontesi”; dopo uno

scrupoloso processo, durato oltre un anno,

i due terroristi erano condannati a morte;

singolare il fatto che i due condannati

stessi, pentiti, rifiutassero di chiedere clemenza,

vedendo nel patibolo il solo modo

per espiare la colpa di ventisette assassinati.

Due obiezioni. E’ verissimo che qualsiasi

Stato in guerra, dopo un attentato come

quello dei due giovanissimi Monti e

Tognetti, si sarebbe comportato allo stesso

modo, ma il fatto è che quello del Papa

non era un “qualsiasi Stato”, era lo “Stato

della Chiesa” secondo la quale la vita è un

dono di Dio, che solo Dio ha il potere di

concedere e di togliere.

È su questo principio, se non erro, che si

basa e si giustifica la grande protesta

esplosa contro l’esecuzione capitale, non

mi sembra questo il momento più adatto

per rivangare certi precedenti del “Potere

papalino” dai cui impegni temporali i cattolici

italiani dovrebbero essere, come

molti di essi sono, grati allo Stato di averli

liberati. Sì ! Liberati! Chi scrive è un laico

che non ha mai fatto professione di anticlericalismo,

ma vorremmo che la Chiesa

ci aiutasse a non far rinascere questa mala

pianta che per un secolo e mezzo ha avvelenato

e reso monca la vita di questo

povero Paese.


14

Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

P e t e r

F R A M P T O

In concerto - 23 marzo 2011 - Auditorium Parco Della Musica

Un Jeans, una maglietta & la chitarra a manetta

Nel 1976 “cogliamo

le prime

mele” : nasce

la Apple , la mitica

azienda di computers

Statunitense ….e vengono

immessi sul mercato

i suoi primi prodotti

……… di lì in poi la

“mela “ non sarà più

solo un modo per riferirsi

alla città di New

York , “The Big Apple” ,

o il frutto che oppure “il frutto

proibito” del peccato

originale di Adamo ed

Eva o ,ancora, la protagonista

venefica della

favola di Biancaneve

…la mela si imporrà nell’immaginario collettivo

come l’inconfondibile marchio di

un produttore di oggetti informatici …da

favola ! Il 1976 è anche l’anno di un

“gran botto” discografico ,quello di un

musicista venticinquenne di origine inglese

, già ,all’epoca professionista da molti anni

nel mondo della musica , manipolatore di

strumenti musicali sin dalla tenera età di 7

anni: il suo primo strumento è fatto risalire

ad un “banjolelee”

, un ibrido tra il

banjio e l’ukulele

,ritrovato in un

baule riposto nella

soffitta e donatogli

amorevolmente

dal papà , professore

di liceo, che

lo aveva conservato

su espresso

desiderio di sua

madre nella speranza

di un utilizzo

successivo da

parte del nipote

Peter . Parliamo di

Peter Frampton

, chitarrista –cantante

–compositore-produttore

e

del suo “multi million

selling album “ FRAMPTON

COMES ALIVE , un doppio lp dal

vivo che impose la sua musica e l’

immagine belloccia di un ragazzo

dai “riccioli d’oro” che,faccetta

pulita ,sguardo estatico,la chitarra

a tracollo, “spaccava” all over the

world con le note di quel disco

,conseguendo vendite davvero

strabilianti ! Quell’anno a Peter

fu attribuito , nell’ambito dell’annuale

contest “Rock Music

Awards” ,il titolo di rock star dell’anno

; a livello internazionale i

giornali musicali gli dedicarono

copertine e corposi articoli (tra

tante è memorabile l’immagine a

petto nudo pubblicata in copertina

da Rolling Stones ) e il doppio lp,

così come alcuni singoli , restarono

a lungo nelle zone alte delle

classifiche : qualche dato ? Oltre

90 settimane di presenza nell’autorevole

classifica di Billboard nel biennio 76-77 e

album dell’anno 1976 decretato dall’

annuale “pool” indetto tra i lettori di Rolling

Stones . Chi tra gli appassionati di musica

rock non ricorda “Show Me the Way“,

“Baby, I Love Your Way“, “Do You Feel

Like We Do“, brani ancora oggi frequentemente

trasmessi dalle radio a varie latitudini

? COMES ALIVE è stato per molti

anni certificato come l’album dal vivo più

venduto nel mondo: pensate , quindi ,ai

milioni di copie diffuse dal quel 6 gennaio

del ’76, data della prima immissione sul

mercato negli States e , ancora oggi, è l’album

più noto di Peter Frampton vantando

riedizioni periodiche che assicurano una

sua presenza costante sugli scaffali dei

negozi ma anche l’ inserimento di “Show

Me the Way“ e “Baby, I Love Your Way“ ,

senza dubbio i brani più famosi di Peter , in

ogni raccolta “top rock hits anni 70” che

si rispetti ! Si diceva , poc’anzi , che nel

’76 Frampton non era musicista di “primo

pelo” ; aveva alle spalle diverse esperienze

discografiche e centinaia di concerti : i suoi

inizii professionali risalgono al 1966 quando,sedicenne

, gli viene offerto di entrare

nel gruppo beat dei “THE HERD” già in attività

dalla prima metà dei ’60 .Con loro

realizza alcuni singoli,che scalano la classifica

Inglese, e l’unico lp del gruppo

“Paradise lost” uscito nel ’68 (nda:il cd

“ The complete The Herd” offre un’ottima

panoramica della musica prodotta dal gruppo

). In quello stesso ’68 Frampton ,per la

sua avvenenza , viene nominato ,dai lettori

di una rivista giovanile, “The Face of ’68” .

Ma la musica in questo gruppo gli va stretta

e inizia una collaborazione parallela con

il chitarrista Steve Marriott , grande protagonista

della scena rock Inglese ,già negli

Small Faces ,che sfocerà nella fondazione

degli Humble Pie, (super) gruppo che non

può sfuggire all’ascolto di un vero cultore

della musica rock ! Qui la musica suona

decisamente più energica : la band ottiene

grandi consensi soprattutto negli States

dove sbarca nel ’69 con diverse trascinanti

esibizioni live . Frampton conclude l’esperienza

con gli Humble Pie nel ’71 e inizia

una sua carriera solistica producendo 4

albums che ,però , non ottengono i

riscontri commerciali di rilievo dei precedenti

lavori in seno agli Humble Pie .Tra la

primavera e l’autunno del ’75 intraprende

una intensa attiva concertistica , girando

in lungo e in largo gli States con posti esauriti

in ogni arena (curiosità : Frampton

incrocia le sue esibizioni anche con i nostri

ragazzi della Premiata Forneria Marconi a

quell’epoca in auge tra i rockers Americani)

. Dai tanti concerti di quel periodo verrà

selezionata la fulminante scaletta per il


doppio live Comes Alive che ,come si diceva

, produrrà enormi vendite e grandissima

popolarità al musicista , grazie alla formula

di “armonie , melodie & potenza” affidata

a brani dai refrain accattivanti ,con

assoli concreti e ben costruiti ,una voce e

un suono inconfondibili ….tutti elementi

d’appeal per un pubblico giovanile spensierato

e di garanzia anche per ottenere una

rotazione radiofonica a tambur battente !

Negli anni a seguire ,Frampton manterrà

alta la sua attività concertistica e discografica

ma con responsi commerciali alterni :

piazzerà ancora degli hit single in classifica

tratti da alcuni degli album pubblicati tra la

fine dei ’70 e gli anni ’80 ma i livelli di vendite

raggiunti da Comes Alive saranno un

lontanissimo ricordo. Presterà la sua chitarra

anche per la musica di altri artisti in qualità

di “session man” di lusso : un esempio

su tutti ,è la collaborazione con il suo compagno

ed amico di liceo David Bowie per la

realizzazione dell’ lp Never let me down

del 1987 e la successiva partecipazione al

monumentale “Spider Glass tour” (nda:

quello per intenderci con l’enorme struttura

a forma di ragno che sovrastava il palco e

la band ) ,anche approdato in Italia e a

Roma allo stadio Flaminio per l’organizzazione

di David Zard . Negli anni anni ‘90

e fino ai primi del nuovo millennio la produzione

discografica sarà limitata a poca

cosa , affidata più che altro all’uscita di

alcuni album dal vivo, che recuperano gli

“highlights” del suo repertorio, unitamente

alla pubblicazione di diversi dvd che testimoniano

della sua costante attività concertistica

e che ne confermano le qualità

di onesto compositore e dotato performer

alla chitarra . La storia discografica più

recente “in studio” è rappresentata dalla

pubblicazione dell’album di inediti Now

nel 2003 , di Fingerprints nel 2006 , raccolta

di cover in versione strumentale con il

quale ottiene un Grammy Awards e, a concludere

il primo decennio del 2000 , l’album

di inediti Thank You Mr Churchill per la

promozione del quale gira il mondo con un

tour che approdato anche in Italia per 2

concerti,a Milano e a Roma, lo ha visto esibirsi

il 23 marzo scorso presso l’Auditorium

“Parco della Musica” . Il confort e l’ampio

palco della Sala Sinopoli , affollata da un

pubblico non proprio giovanissimo , accolgono

la band e tutta l’attrezzatura al

seguito : strumenti e amplificazione per 5

! Alle 21 in punto le luci di sala si spengono

e uno scroscio di applausi del pubblico

accompagna l’illuminazione progressiva

del palco ed accoglie i quattro musicisti

accompagnatori che ,solleciti, sfilano

raggiungendo i rispettivi strumenti ; qualche

attimo di adattamento alle postazioni

,la sistemazione di tracolle e fili di connessione

agli amplificatori e la musica

parte con le note di “Off the hook” ,cover

dei Rolling Stones dall’album del ’65

“Rolling Stones,Now ! ” ,qui eseguita in una

versione strumentale e sostenuta da un

suono decisamente hard rock . Pochi

secondi e dalla destra del palco li raggiunge

Frampton ,jeans scoloriti e una

maglietta nera ,fisico asciutto ,attempato e

calvo ma dal sorriso e dalla dolcezza del

Campo de’ fiori

volto ancor lì a ricordare quel ragazzo del

’76 ; assistito da un roadie, imbraccia e

collega al sound system la sua “fida”

Gibson Les Paul Standard nera e agganciandosi

al giro di accordi altamente distorto

del brano inizia a deliziarci con i

primi accenni di assolo con il suo classico

suono e tocco che gran parte del pubblico

ben conosce e applaude …la seratina si

preannuncia infuocata ! Ma con il brano

successivo respiriamo già l’atmosfera del

grande classico “Comes Alive”….chiudo per

qualche attimo gli occhi e mi immagino in

un’affollata arena Americana dove il suono

ha un certo piacevole riverbero e folatine

di vento in una serata estiva mi spazzolano

i capelli ... è da lì che viene “It’s a plain

shame” un rock’n’roll introdotto da un giro

di accordi della sola chitarra di Frampton

presto raggiunto dal gruppo …. appena

una strofa di canto e siamo già al refrain ,

impossibile da non “doppiare” . Il tempo

per una ballad e il gran classico del canzoniere

di Frampton ,”Show me the way” ,è

servito sul…palco , con l’immancabile “talk

box”, l’ effetto che ,reso proprio popolare

dai solchi di Comes Alive , accoppiando la

voce al suono della chitarra tramite una

particolare circuitazione ,da l’impressione

che lo strumento “prenda la parola” in

relazione al movimento della bocca intorno

ad un tubicino posto di fianco al microfono

e collegato al “talk box” .Siamo già caldi e

Frampton percepisce che tutti noi pendiamo

dai suoi polpastrelli cosicchè affonda

ben bene le dita sulle tastiere delle diverse

chitarre che alterna in oltre due ore e

mezzo di esibizione .Con lui si diverte e si

dimena anche Stanley Sheldon, bassista di

grande levatura e rinomato session man

,che fu della partita in Comes Alive ma

anche partecipe di altri successivi lavori e

tour di Frampton . Peter è ironico e

riscontra le battute che il pubblico gli indirizza

in vari momenti dello spettacolo,

come quando presentando il suo ultimo

disco, Thank you Mr.Churchil , mostra la

copertina della versione in vinile e a qualcuno

che gli urla di lanciarla lui ,prontamente,

risponde che ,intendendo che il disco è autobiografico

ed aggiunge che è l’unica copia

che possiede e con quella deve reclamizzare

il disco per il resto del tour ….quindi

non può disfarsene perché se non ci

pensa lui alla promozione …e si lascia

scappare un pesante giudizio verso le

grandi multinazionali della musica : Aggiunge che

presto lo rivedremo ,forse a novembre, per

il tour dei 35 anni della pubblicazione di

Comes Alive con uno show di tre ore che

riproporrà l’intera scaletta del disco e altri

successi della sua carriera . Lo spettacolo

prosegue saltando da brani tratti dall’ultimo

disco alla granitica cover in versione strumentale

dei Soundgarden ,Black Hole Sun ,

tornando al suo repertorio degli anni settanta

che risulta più noto e di maggior coinvolgimento

per l’audience. Alle 23,40 dopo

l’esecuzione di un solo bis e una scaletta

complessiva di 16 brani lo show termina ,il

pubblico è tutto in piedi e in tripudio …si

tenta di ottenere un nuovo ritorno del grup-

po in scena ma la

band si è già spesa

e starà ormai pensando

ad appetitosi

manicaretti da gustare

in qualche trattoria

della Città

Eterna; la sala si illumina

e il pubblico

defluisce lentamente

all’esterno ;percepisco

,con le orecchie

ancora ronzanti, i

commenti positivi di

alcuni che mi passano

di fianco e tra me

ne concordo i giudizi

. Certo i capelli biondi

al vento sono

andati….. con il vento, e la fisicità del personaggio

è consegnata all’album dei ricordi

che in tante foto scandisce il pugno di

anni d’oro di Frampton ; noi questa sera

ci siamo però goduti l’essenza di quel

ragazzo del ’76 che con la sua testa

all’indietro e gli occhi chiusi , le mani intente

a “strizzar” le corde della sua chitarra

preferita ,una Gibson Les Paul nera dotata

di tre magneti ,ci ha sbattuto in faccia il

suo genuino divertimento a 60 anni e

ammaliato con il suo piacevole repertorio

ricamato da una grande chitarra!

C.C. © giugno 2011


16 Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

Ecologia profonda

Nasce negli anni ‘70 grazie al filosofo norvegese Arne Naess

di Giovanni

Francola

Cosa si intende per

Ecologia Profonda?

Un qualcosa che

collega minoranze

religiose e filosofiche,

in un certo

senso può essere

considerata come la

saggezza che riesce

a conservare il

ricordo di ciò che

gli uomini sapevano

un tempo.

Il valore in sè della natura, è un modo di

vedere le cose sotto un’altra lente.

L’iniziatore di questa nuova filosofia fu il

filosofo norvegese Arne Naess che iniziò

negli anni Settanta a distinguere tra ecologia

superficiale e ecologia profonda, che

nella sua stessa definizione letteraria va

ben oltre le solite analisi asettiche dei problemi

ambientali, come spesso accade

nella scienza classica.

In pratica non c’è nessuna scissione ontologica

nel campo dell’esistenza, non c’è

nessuna biforcazione tra

realtà , fra l’uomo e regni

non umani. Nel momento in

cui noi percepiamo questi

confini, viene meno la

nostra consapevolezza di

ecologia profonda.

Questa essenza di ecologia

profonda, sembrerebbe ben

antecedente alle idee del

filosofo Arne, in quanto già

nelle epoche storiche remote

(cultura animista, indiana,

ecc) erano evidenti

atteggiamenti mentali unificatori,

dove in realtà ogni

elemento aveva valore in se

e soprattutto universale.

Per rendere meglio l’idea basta citare questa

antica Preghiera Hopi: “sono parte

della Madre Terra, sento il suo cuore battere

sul mio, sento il suo dolore, la sua felicità

, vivo la vita della roccia, sono una

parte del Grande Mistero, ho sentito il suo

lutto, ho sentito la sua saggezza, ho visto

le sue creature che mi sono sorelle, gli animali,

gli uccelli, le acque e i venti sussurranti,

gli alberi e tutto quanto è in terra e

ogni cosa nell’universo”.

Mentre l’ecologia superficiale si ispira ad

un’etica di conservazione e preservazione,

l’ecologia profonda sostiene il valore intrinseco

di tutti gli oggetti naturali. L’ecologia

superficiale si può dire tranquillamente

che è incentrata sull’uomo, considerando

gli esseri umani al di sopra o al di fuori

della Natura, come fonte di tutti i valori,

assegnando alla Natura soltanto un valore

strumentale o di utilizzo. L’ecologia profonda

invece non separa gli esseri umani,

nè ogni altra cosa del creato dall’ambiente

naturale. Essa non vede il mondo come

una serie di oggetti separati, ma come una

vera rete di fenomeni che sono fondamentalmente

interconnessi e interdipendenti.

E’ bene quindi, come sostiene Naess, che

l’uomo si ponga domande più radicali, che

mettano in discussione le nostre certezze

superficiali della nostra concezione del

mondo, concezione che spesso e volentieri

vede l’uomo come unico protagonista

assoluto della Terra e dominatore di tutte

le altre creature. Quindi l’uomo deve

diventare da motore centrale a semplice

elemento della “trama della vita di cui è

parte”.

E’ indispensabile quindi radicare nel pensiero

una nuova etica universale e onnicomprensiva,

una visione ecologica profonda,

per poter di nuovo ritrovare equilibrio

e positività nel nostro vivere.


L’uomo deve

diventare da motore

centrale a semplice

elemento della

“trama della vita di

cui è parte


Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it


18

Campo de’ fiori

Casa S.S.Lazio-Centro sportivo di Formello

25 Maggio 2011: una giornata con i campioni della serie A

Per chi, come me, ama lo sport e la natura

visitare il Centro Sportivo di Formello è

sicuramente un’esperienza indimenticabile

e favolosa.

La partenership tra la Previdorm, azienda

leader nei sistemi di riposo ad alta tecnologia,

e la S.S. Lazio, ha dato luogo all’evento

“Previdorm apre le porte di

Formello”, che ha permesso a grandi e

bambini di incontrare i propri beniamini.

La squadra, infatti, ha scelto i sistemi personalizzati

Previdorm per i campioni e lo

staff tecnico.

A dare un po’ di refrigerio ad una giornata

caldissima, i pini del Centro sportivo, completamente

immerso nel verde, che fanno

da cornice ai tanti campi in erba usati per

gli allenamenti.

La visita è iniziata con un piccolo rinfresco

offerto ai tifosi, nel patio della bellissima

struttura che ospita inoltre camere, zona

relax e ristorante della squadra, accolti

dalla gentile signora Laura Zaccheo.

A ridosso del patio si trova la sala stampa,di

solito usata per le interviste di Mister

Reja e c.,dove ci siamo seduti facendo

finta di essere noi gli intervistati.

Uscendo dalla sala, c’è stato l’incontro con

la prima star della giornata:l’AQUILA.

Maestosa, affascinante, fiera, ma docile

come un cucciolo, si è lasciata accarezzare

e fotografare.

I bambini presenti sono impazziti letteralmente(anche

noi grandi a dire il vero).

A piedi abbiamo raggiunto, poi, le tribune

del campo di allenamento, dove, dopo

qualche minuto di ansiosa attesa, è arrivata

la squadra.

Mister Reja in testa e a seguire: Biava,

Scaloni, Diakitè , Stendardo, Bresciano,

Foggia, Ledesma, Hernanes, Mauri,

Zarate, Floccari, Del Nero, Rocchi. Assenti

Muslera, Lichtsteiner, Dias e Radu .

I giocatori hanno dato vita ad una partitella

a campo ridotto con due portieri d’eccezione:

Zarate da una parte, piuttosto bravo

anche tra i pali (sarà lui il nuovo portiere

titolare?), e Foggia dall’altra.

Come avrete intuito, i ruoli dei giocatori in

campo non erano quelli che siamo abituati

a vedere.

Ad ogni goal segnato seguiva un’ovazione

del pubblico. Il “profeta” Hernanes ha

strappato applausi e sorrisi a tutti i tifosi,

fingendo prima di lisciare goffamente il

pallone e finendo poi l’azione con il suo

tipico salto mortale all’indietro. Un gesto

da grande atleta.

A fine partita, i bambini entusiasti si sono

riversati in campo per gli autografi e le

foto con i giocatori.

Un grazie a tutti per la disponibilità , ma

soprattutto ad Hernanes, che è rimasto

fino alla fine a soddisfare anche l’ultimo

Ernanes e Cristiana Barduani c

on la nostra rivista

dei tifosi presenti e che ha riportato la

Lazio a volare in alto.

E’ dedicata a lui la foto principale,lo merita

anche perché con lui la Lazio è tornata

a volare.

E il volo ora deve essere anche più lungo,

dato che il territorio da esplorare non è

limitato solo all’Italia ma si estende

all’Europa intera.

Ora ragazzi l’Europa League vi aspetta,

solo con la forza e il cuore che metterete

in campo la Lazio potrà raggiungere

obiettivi di prestigio.

Cristiana Barduani


Campo de’ fiori 21

Tecniche di rilevamento del negativo gessato e

realizzazione del positivo in gesso per il

Plantare Funzionale di Root

In questa edizione il CENTRO ORTOPEDICO FLAMINIO vuole illustrare l’utilizzo di un’innovativa tecnica di realizzazione di un

plantare funzionale, secondo la scuola americana di Root .

Lo scopo di questa tecnica è quello di fornire la riproduzione del piede che può essere ottenuta con una suoletta

funzionale. Una suoletta funzionale è un plantare che controlla il movimento e la posizione del piede durante la locomozione.

La suoletta ristabilisce la normale funzione consentita dai limiti fisici del paziente.

Un piede normale prona al contatto del calcagno al suolo, adattandosi perfettamente alle variazioni del terreno e alle posizioni del

corpo, dopodiché , durante la fase di spinta, il piede supina per diventare come una leva rigida che sia stabile e tale da sopportare il

peso senza tremolii di alcun genere. Il plantare dovrebbe agire sul calcagno in modo da creare una normale pronazione dell'articolazione

Sottoastragalica e la supinazone durante la deambulazione. Dovrebbe inoltre agire sull'avampiede in modo da dare luogo a una

posizione completamente prona (bloccata) dell'articolazione mediotarsale nella seconda parte dell’appoggio del piede durante il

passo.

Oltre a permettere un movimento "normale" del piede, il plantare dovrebbe prevenire:

l. Il movimento eccessivo del piede.

2. L'errata direzione del movimento del piede in ogni fase del passo.

1

POSIZIONE DEL PAZIENTE

Durante il casting il paziente dovrebbe stare in una posizione comoda e rilassata e tenere il piede rilassato senza assumere posizioni

particolari. Dovrebbe stare seduto in posizione sufficientemente inclinata per ottenerne il massimo rilassamento. In caso di

irrigidimento di qualche muscolo, reclinare il paziente completamente.

2 3

POSIZIONE DELLA GAMBA

Il ginocchio viene esteso ed il piede portato in un piano

sagittale ruotando la gamba.

CONTROLLO DEI MOVIMENTI DI

PRONO-SUPINAZIONE

Controllo del soggetto in

posizione rilassata

4 5

POSIZIONARE IL PIEDE

IN NEUTRA

• Portare il piede in estensione

fino ad incontrare resistenza

• Portare in “neutra” l’articolazione

Sottoastragalica

• Bloccare la mediotarsica a

fine corsa pronatoria

• “Sospendere” il piede allineando

il 5°dito al Metatarsale

Controllare che non sia né

addotto né abdotto

posizione neutra né spinata

né pronata

Grazie all’utilizzo di questa

metodica è possibile portare

l’Articolazione Sotto Aastragalica

in stato di quiete, anche

nei piedi con funzionalità anomala.

6

Controllo del soggetto in

posizione corretta

ESECUZIONE DEL CALCO IN GESSO

Benda gessata

in 2 o 3 strati

Avvolgimento e

modellatura

Completa pronazione

Posizionamento

del piede in

“neutra”

STILIZZAZIONE DEL POSITIVO

Piantare un chiodino al centro della testa del 1°e del

5°metatarsale, di cui sul 5°a quota 0 e sul 1°che sporga fino

a far raggiungere la “posizione neutra”al retropiede.(fig.1).

Costruire il “tacco” anteriore (fig.2) sul piano ottenuto e disegnare

la “zona” di espansione. Applicare pasta di gesso colorato

sulla zona di espansione e raccordare perfettamente con

il “tacco” anteriore. Procedere alla termoformatura del plantare

in carbonio. (fig.4)

Fig. 1

Fig. 2 Fig. 3 Fig. 4

Completa supinazione

Dott. Daniele Cervoni

Laureato in Tecniche

Ortopediche

Per maggiori

informazioni

o appuntamenti:

Centro Ortopedico

Flaminio

Tel. 0761.517744

Cell. 339.1816523


Campo de’ fiori 23

II edizione della sfilata di solidarietà

“Sotto le stelle”

Il 14 Giugno a Sutri, organizzata dall’Associazione Arnies no profit a favore dei bambini del Congo

Cambia location, quest’anno, la seconda

edizione di “Sotto le stelle”, sfilata per la

solidarietà , organizzata dall’Associazione

Arnies no profit di Corchiano, in collaborazione

con Ong Kakasu.

Scenario deputato, una splendida villa di

Sutri, elegante e raffinata, cornice perfetta

per abiti da cerimonia, da sposo e

sposa, di altrettanto fascino, messi a disposizione

da un noto atelier di Corchiano.

Ma la serata, animata anche da numerosi

artisti, ha visto come suo obiettivo principale,

la raccolta di offerte per la realizzazione

di nuovi progetti da portare a termine

nella terra del Congo. Un breve e significativo

filmato ha illustrato ai numerosi

partecipanti intervenuti all’evento, quanto

l’associazione è riuscita a fare, grazie ai

fondi recuperati lo scorso anno, nel centro

di accoglienza per bambini di strada

“Maison de la vie”, gestito dall’organizzazione

non governativa Kakasu di Kinshasa,

nella Repubblica Democratica del Congo.

Dopo la ristrutturazione del tetto, l’intonacatura

delle aule scolastiche, e la creazione

di una piccola struttura sportiva, nonché

la somministrazione delle cure mediche

per i bambini ospitati, il ricavato della

serata di quest’anno sarà destinato alla

realizzazione di una cucina

attrezzata con annesso

refettorio, oltre che delle

inevitabile assistenza di

cui purtroppo i bambini

hanno costante bisogno.

Le serata si è aperta con

un variegato buffet di prodotti

tipici della Tuscia, di

Orbetello, ma anche della

comunità romena e pakistana

di Corchiano, proprio

in conformità con i

principi cui si ispira l’Arnies.

L’intrattenimento iniziale è

stato affidato al gruppo

teatrale “Commedianti corchianesi”.

Dopodiché , Marco Pasquetti, conduttore

per l’occasione, ha presentato, di volta in

volta, gli artisti che si sono alternati sul

palco, oltre agli indossatori: i ballerini

Matteo Tugnoli e Michela Bernardini, che

hanno interpretato le coreografie di

Massimiliano Pietrangeli; i cantanti

Gabrielle Francia, Andrea Meli, Francesca

Piergentili ed Eugenio Picchiani; il pianista

Alessio Nelli; Gianni D’Andria, Michael

Jackson Tribute; ed i bambini di “Lo zaino

in coro con Chiara”, guidati da Gertrude

Da sx: il sindaco di Corchiano, Dott. Battisti Bengasi, Gertrude

Profili, mamma di Maria Chiara, Marco Pasquetti e Padre

Celestino, dell’Associazione Ong Kakasu.

Profili, mamma della presidentessa

dell’Associazione Arnies, Mariachiara

Segato, scomparsa un anno e mezzo fa. A

ricordarla, in questa circostanza anche

Padre Celestino, dell’associazione Kakasu

con la quale l’Arnies collabora da anni, ed

il Dott. Battisti Bengasi, sindaco di

Corchiano, grandi sostenitori di progetti

umanitari per i più bisognosi. “Pensare

globale, agire locale”, questo lo slogan che

unisce tutti coloro che, in un modo o nell’altro,

vogliono portare avanti gli ideali di

Mariachiara.

Ermelinda Benedetti


24

Campo de’ fiori

Dura da più di due secoli la lotta tra cristiani e massoni

Anche nella Tuscia prende piede la cremazione

Qualche centinaia nel 2010, ma è difficile dare una stima precisa poichè molti,

forse in imbarazzo, si rivolgono a Roma o Terni

Cremazione: una

battaglia infinita tra

cristiani e massoni,

iniziata nel XIX

secolo. In realtà chi

si batteva per ridurre

i cadaveri in

cenere, sosteneva

che i cimiteri fossero

gravi focolai di

infezione e parlava

di Secondiano Zeroli

delle pericolose

conseguenze della

decomposizione dei corpi sulle aree circostanti

a quella di sepoltura. Naturalmente

la Chiesa si opponeva alla cremazione,

perché “era una empietà perpetrare

un’azione contro il corpo

umano, anche se privo di vita, poiché

esso era stato donato all’uomo direttamente

da Dio e sarebbe risorto,

insieme all’anima, per il Giudizio

Universale”.

La Chiesa era contraria

soprattutto perché la cremazione

avrebbe condotto ad

una laicizzazione della cerimonia

funebre, ma lo era

anche l’opinione pubblica, sia

per motivi religiosi, giacchè ,

come affermava la Chiesa,

veniva messa in dubbio la

resurrezione dei defunti cre-

mati, sia per motivi igienici, poiché le

apparecchiature proposte erano ancora in

fase di sperimentazione e dunque non

facevano bene il loro lavoro. Ma anche per

motivi culturali, perché la tradizione occidentale

dell’inumazione, aveva una storia

lunga diciannove secoli. La prima cremazione

in età moderna avvenne a Milano

nel 1876, sulla salma dell’industriale

ALBERTO KELLER (parte della sua eredità ,

doveva andare per la messa a punto d’un

moderno forno crematorio). La capitale

lombarda fu la città pioniera della cremazione.

Roma, invece, fu la città che fece

maggior resistenza. Dal 1876, il governo,

presieduto da DE PRETIS, autorizzò ufficialmente

la cremazione in Italia. E solo

nel 1963 la Chiesa modificò la sua posizione,

concedendo che “la cremazione non

veniva scelta in aperta negazione dei

dogmi cristiani e non era cosa intrinsecamente

cattiva o di per sé contraria alla

religione cattolica”.

In Italia venne

ammessa nel 1876,

grazie al governo

De Pretis.

Ma la Chiesa ne

concesse l’impiego

solo nel 1963.

Ai giorni nostri, anche

nella Tuscia, sono sempre

più i congiunti dei morti

che chiedono di ridurre le

salme dei loro cari, in

cenere. Nell’anno 2010,

se ne possono contare

già alcune centinaia,

mentre nella sola Viterbo,

ci sono circa mille funera-

li l’anno. Stabilire la percentuale precisa

delle cremazioni nell’intera Tuscia è difficile,

poichè diversi congiunti preferiscono

rivolgersi a Roma o a Terni, forse perché

sussiste un certo imbarazzo nei confronti

della comunità . Ad ogni modo, comunque

si faccia, come scriveva il saggio SENECA,

una cosa è certa, e cioè che “basta nascere

per iniziare a morire!”.


Campo de’ fiori

Come eravamo

25

LA VOGLIA, LA GIOIA, IL PIACERE, IL DOVERE …., DI RICORDARE

di Alessandro Soli

Dopo otto anni che

curo questa rubrica su

Campo de’ fiori”, mi

accorgo di aver trattato,

più o meno bene,

tutti gli argomenti che

hanno a che fare con

il titolo della stessa.

Allora perché continuare?

Perché scavare

ancora in quella

inesauribile miniera che sono i ricordi, le

sensazioni della mia generazione, per trasmetterli,

come ho sempre sperato, ai giovani

di oggi? Ecco la voglia, quella che mi

prende quando decido di smettere, quando

voglio cambiare i miei scritti, parlare

d’altro. Poi, magari, incontro per strada

amici, coetanei che esternano la soddisfazione

provata nel leggermi, che mi danno

la spinta a farlo ancora, anzi, mi suggeri-


scono situazioni da me

dimenticate o ignorate.

Così la ritrovata voglia,

diventa gioia, la gioia che

si prova parlando con chi ti

capisce, con chi gareggia

con te nel riconoscere i

volti di un’antica foto,

ritrovata nel fondo di un

cassetto e portata in redazione

da qualcuno che

quei nomi non li sa, ma

vorrebbe saperli. La gioia

I coetanei che

esternano la

soddisfazione

provata nel leggermi,

mi danno

la spinta a continuare

a

scavare nei

ricordi


di incrociare un vecchio amico che non

vedi da più di vent’anni, quella gioia che

diventa commozione, quando rievochi una

particolare situazione che ti ha visto protagonista

con lui, tanti, tanti anni fa. Dalla

gioia al piacere il passo è breve, è un

passo importante, perchè ti permette,

supportato dagli altri sensi, quali l’olfatto,

il gusto e il tatto di dare un senso alla tua

esistenza. “O’ profumo de’ cciammelle,

che scappava dai forni a Pasqua e a San

Marciano”, “’a domenica fatta de spinte pe’

entrà ar Cinema Flaminio” (versi tratti

dalla mia poesia “Civita mia”). Ed ancora,

“ io vojo ballà co’ quella, perché te fa strigne”,

quando si ballava nelle case, porta

aperta, luce accesa, sotto la rigida presenza

dei genitori. Altri tempi, che ci facevano

passare per una generazione di stupidi,

quando stupidi non eravamo, e

non siamo. Infine il dovere, quello

che avevamo

verso i genitori e

verso la società , quella

società postbellica che si

avviava, dopo la ricostruzione,

attraverso il cosiddetto

“boom economico”, a cambiare

i nostri usi e costumi.

Chi studiava, capiva i sacrifici

che la famiglia faceva per

garantirti istruzione e futuro,

chi lavorava (a volte non

Civita Castellana - primi anni ‘60. Spettacolo nella

Parrocchia di San Lorenzo. Alessandro Soli, presentatore

per sua scelta) si impegnava da subito ad

aiutare economicamente, “a portà avanti

‘a baracca”, e, perché no, “ a fà sse casa e

sposà sse”. Potrei andare avanti ancora per

mille pagine, ma come sempre, preferisco

centellinare questi miei scritti, per darVi

modo, cari amici, di soppesare e riflettere

su quanto sopra. Sono certo, comunque,

che mi lascerete la voglia, la gioia, il piacere,

il dovere… di ricordare.


26

Campo de’ fiori

Personal news organization

Come organizzare sul proprio computer un contenitore di news personalizzato

Prima di inoltrarvi

nel labirinto della

ricerca delle informazioni

ad personam,

cioè dei tanti

siti, portali e quant’altro

possa essere

utile al cittadino,

voglio soffermarmi

di Patrizia Caprioli su un nuovo termine

che da pochissimi

anni è stato introdotto soprattutto tra i

giovani americani!

“Personal news organization” sta per

Organizzazione Personale per la raccolta

delle Notizie

Ogni uno di noi può accendere il proprio

Computer e comportarsi come se stesse

aprendo il quotidiano appena comprato.

Solo che quando entrate nella Rete sarete

di certo mitragliati da una raffica di informazioni,

notizie ed eventi che neppure vi

interessano alla lontana. Quando apriamo

un giornale di solito leggiamo prima i titoli

e poi diamo una sbirciatina a quello che

potrebbe interessarci e lo approfondiamo.

Possiamo architettare in Internet lo stesso

sistema? Istallando un programma del

tutto gratis e raccogliendo i link a quegli

argomenti che ci interessano, possiamo

realizzare il Nostro Giornale Ideale.

Il programma che vi scaricherete, da

Google oppure dal sito Freeonline

(http://www.freeonline.org/ ), si chiama in

gergo Feed Reader, ma viene anche

nominato News Aggregator, oppure

RSS Reader, e può essere paragonato

ad un contenitore di notizie. Le notizie che

voi catturerete vengono chiamate

Feed RSS.

Andiamo avanti con un esempio: scarico

un software chiamato proprio Feed

Reader, ma in rete ne potete trovare

anche tanti altri con altrettanti nomi

diversi. Seguo le istruzioni e lo istallo

sul mio PC.

A questo punto entro nel sito della

Gazzetta dello sport

(http://www.gazzetta.it/ ) e cerco un

bottoncino con la scritta RSS, mi compare

un elenco di RSS con a fianco le

tematiche che possono interessarmi,

tipo calcio, tennis, nuoto ect ect. Clicco

sul link a fianco e poi quando mi si

apre la pagina di riferimento clicco su

Sottoscrizione al feed. Vi si aprirà

una piccola finestra del vostro software e

lì dovete confermare cliccando su

Sottoscrivi. In questo modo quella news

sarà presente all’interno del vostro contenitore.

Per vederle tutte assieme ogni giorno

basta aprire il vostro programmino e

giorno per giorno potete leggervi solo

quello che vi interessa. Le news potete

scaricarle anche dal sito dell’ANSA

(http://www.ansa.it/ ) dove le tematiche

sono più ampie: politica, religione, tecnologia.

Oppure potete sottoscrivere RSS ai

tanti giornali locali che sono online che vi

terranno informati sulle notizie della vostra

cittadina.

Per organizzare le vostre informazioni on

line potete anche creare delle Cartelle a

tema dal comando dei Preferiti che trovate

sulla barra di navigazione del vostro

Browser. Quando salvate un sito che vi

interessa state attenti anche a crearvi

subito una Cartella in cui metterlo, così

non dovete impazzire per trovare ciò che

avete salvato.

Un’altra dritta che posso darvi per la creazione

del vostro “Personal news organization”

è la sottoscrizione alla Newsletter.

Essa non è altro che un’email dettagliata

di informazioni, notizie ed eventi di ciò

che vi interessa. Arriva direttamente nella

vostra posta elettronica ed anche qui vi

suggerisco di crearvi più cartelle con più

argomenti mirati.

Insomma il vostro Computer è un po’

come il cassetto dei calzini: se non li mettete

subito accoppiati vi troverete a girare

con un calzino blu e l’altro verde.

Buona navigazione!

L’ANGOLO DEL PROF.A cura di Patrizia Caprioli

Mini-spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!) da poter usufruire come

supporto didattico per gli insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro piccoli

studenti.

Dipartimento della Protezione Civile – Sito per i bambini:

http://www.protezionecivile.gov.it/sitobambini/home.html

Il sito spiega i vari Rischi in ambito ambientale attraverso una serie di animazioni per attrarre

l’attenzione dei più piccoli.

VISITA IL NOSTRO SITO

www.campodefiori.biz


Campo de’ fiori 27


28

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

ARTE, PROFESSIONALITA’, INTEGRAZIONE:

TRE GIORNATE IN UN UNICO MOMENTO EDUCATIVO

di Maria Cristina

Bigarelli

Contatti ministeriali in

ambito didattico e

lavorativo danno il giusto

spunto e la giusta

verve alla Prof.ssa

Paola Di Dato, qui

intervistata, responsabile

del settore alternanza

scuola-lavoro

dell’IPSEOA “A.

Farnese”, di far acquisire

esperienze lavorative direttamente

all’interno delle aziende. Partendo dall’obbligatorietà

dello sviluppo dell’alternanza

come risposta alla legge degli Istituti

Professionali, quindi prendendo il via da

un semplice assolvere una funzione puramente

tecnico-pratica, la Prof.ssa Paola Di

Dato inserisce una sorta di organicità e

produttività creativa che viene sviluppata

nei vari ambiti della ristorazione e del ricevimento.

L’organizzazione si identifica con

esperienze di vario genere attribuendo alle

attività degli studenti un “quid” in più

caratterizzando il tutto in una produzione

artistica nella professionalità alberghiera.

Per quanto riguarda le attività della scuola

quest’anno la Professoressa ha proposto,

ai ragazzi del post qualifica, produzione

e formazione soprattutto pratiche,

spendibili sul mercato del lavoro senza le

lezioni teoriche, e, se teoriche , dando la

chance di far apprendere ai ragazzi una

valenza professionale, ad esempio nella

cerchia dell’HACCP, rilasciando loro il

diploma di manipolatore di alimenti, valido

ai fini di legge. Parlando con la docente si

ha l’idea di una folata di novità all’interno

dell’ Istituto Professionale per

l’Enogastronomia e dell’Ospitalità

Alberghiera; si ha la sensazione di trovarsi

di fronte ad un’imprenditrice d’avanguardia

che sicuramente desidera portare novità

, preparazione, competenze, freschezza

di idee e di operatività : ci parla con passione

e abilità delle tematiche che sono

sviluppate in variegati circuiti dell’”hotellerie”

e nel “catering and beverage manager

on duty”.

La proposta sopra citata è stata rivolta a

tutti gli studenti del quarto e del quinto

Operatore della Ristorazione e Turistico,

perché comunque l’inserimento nei villaggi

richiede competenze, formazione e abilità

pratico-cognitive in modo diversificato:

una preparazione a raggiera che lambisce

la creatività e la fantasia in un ottimale

connubio elaborativo

di accoglienza

e garbo eclettico,

facendo del loro

i n s e r i m e n t o

aziendale l’Arte

della Cordialità

dell’appagamento

del tratto visivo,

gustativo e olfattivo.

Adattare il

“food” a nuove

richieste etniche,

ambientali e culturali.

La percentuale

dei partecipanti

è stata alta,

tanto che sono

stati istituiti cinque

corsi. L’apice

della soddisfazione

per quest’anno si è raggiunto con l’intaglio

artistico della frutta e della verdura

per l’allestimento dei banchetti, anch’esso

inserito nel book degli studenti. Tutto si

sviluppa all’interno dell’alternanza con la

competente e preziosa collaborazione

degli insegnanti tecnico-pratici e dei tecnici

di laboratorio. Si è inoltre ipotizzato il

free style con attestato di frequenza. La

specificità sensoriale di assaggiatore miele

spendibile sul mercato di primo livello ha

avuto, anch’esso, un gran successo. Il

tutto si è svolto sotto l’occhio di un pubblico

attento, competente ed autorevole:

un fil rouge di giornate dedicate alla esternazione

e all’esposizione iconografica, pratica

e visiva suddivisa in tre momenti cronologici

precisi ravvisabili nella “Giornata

del Miele”, in quella di “Un anno insieme”

ed infine in “Un giorno qualunque”. La trilogia

cronologica ci è stata ben presentata

ed introdotta da persone qualificate nel

loro ruolo di insegnanti, esperti del settore

alberghiero e cittadini di spicco del territorio

attraverso le interviste a noi rilasciate

in occasione dell’Evento “Una giornata

qualunque” che ha avuto luogo presso

l’Istituto Alberghiero di Caprarola in simbiosi

con l’Istituto “F.Orioli” di Viterbo.

DIRIGENTE SCOLASTICO

DELL’IPSEOA

“Alessandro Farnese” di Caprarola,

Prof.ssa Andreina OTTAVIANI

Questa giornata del 20 maggio è stata

preparata da diverso tempo, è stata vissuta

e anche sofferta e adesso è il momento

di godersela. L’impegno, l’amore, la

passione, la dedizione impiegati dagli studenti,

dal corpo docente, dai membri della

Compagnia teatrale, dai Professori Gloria

Costantini e Ugo Sani, supervisore di questa

giornata che è un successo: io sono

fiera e orgogliosa di loro.

L’organizzazione è nata da un mix di idee:

innanzitutto dalla volontà dell’Ufficio scolastico

Provinciale come cammino verso

l’integrazione, tenendo presente che ha

trovato la collaborazione dell’Istituto Orioli

e del nostro Istituto, che insieme rappresentano

circa il 92% degli alunni diversamente

abili della Provincia. Vorrei specificare

una cosa insieme al Preside Luigi

Valente con il quale ci siamo trovati, che

questa giornata non è la giornata

dell’Orioli o dell’Ipseoa, ma è la giornata di

tutti i ragazzi diversamente abili che trovano

e cercano un percorso per il loro futuro

all’interno di una professionalità che si

muove in tante direzioni, in tanti indirizzi

come l’ enogastronomico, di ricevimento

con l’importante rappresentanza della

sede di Montalto, la grafica pubblicitaria

dell’Orioli e tutte quelle aree che riguardano

la specificità di studio per il domani.

PROF. Aldo Bellocchio

…integrazione con questi ragazzi… per far

vedere nelle giornate normali come vengono

integrati, come lavorano, mettendo

poi in vetrina tutti i prodotti artistico-professionali

in 11 stand “Farnese”-“Orioli”


che sono dei veri e propri percorsi didattici

e formativi. Vanno dal miele (attività

curata dalla Prof.ssa P. Di Dato) alla lampada

( lavorazioni di piatti e bevande curati

dalla Prof.ssa Luisa Di Mauro insieme

agli esperti di laboratorio M. Esposito e A.

Loppi) come peculiarità ristorativo-alberghiera,

dai mosaici, alla moda, curati

dall’Orioli. Per la realizzazione di tale evento

sono stati coinvolti tutti gli insegnanti di

sostegno, dei progetti e tutti coloro che si

sono resi disponibili. Grande novità che ci

fa vedere il “dietro le quinte” della scuola,

mettendosi in mostra. Il bello, forse, è che

per la prima volta due scuole con le loro

succursali, con le loro realtà diverse si uniscono

in un unico progetto con due dirigenti,

invitando tutti i presidi, le autorità a

condividere un grande e semplice momento

umano e professionale. In un periodo

in cui si parla di… scuola dei questionari…,

questa iniziativa tenta di far emergere la

vera essenza della scuola, fatta della partecipazione

attiva dei ragazzi che fanno la

parte della formazione. In questo modo

prende forma l’insegnante che guida,

accompagna e non impone. L’integrazione

nella normalità , vivendola con spontaneità

, con il sorriso, come è avvenuto per la

nostra Compagnia Teatrale degli studenti

del “Farnese” o nel progetto “Un anno

insieme” Studenti che impiegando le loro

abilità professionali e creative danno

corpo ad un pranzo finale di alto valore

artistico che incarna il percorso formativo,

educativo scolastico. E’ bello poter pensare

a questi percorsi dove i ragazzi stanno

lì , vivono e spiegano quello che fanno. Un

giorno dove i ragazzi sono tutti quanti protagonisti.

Campo de’ fiori 29

NEOSINDACO DI CAPRAROLA

DOTT. EUGENIO STELLIFERI

Oggi mi piace ricordare che è la mia prima

uscita come Sindaco del Comune di

Caprarola e quindi già c’è una particolare

emozione come intervento istituzionale

che avviene in una Scuola a cui sono particolarmente

legato da un affetto che

viene da lontano. L’ emozione si è trasmessa

ancora con più forza nel momento

in cui ho avuto modo di poter vedere in

tutti i suoi aspetti l’organizzazione di “Una

giornata qualunque”, progetto che è fortemente

positivo perché vede la collaborazione,

la concentrazione e la condivisione

di più scuole presenti sullo stesso territorio

e quindi anche la collaborazione di più

ragazzi il cui percorso si identifica in indirizzi

didattici diversi uniti in unico momento,

stimolando il più possibile l’inclusione

tra i ragazzi diversamente abili con i ragazzi

normodotati. Questo è un aspetto bellissimo,

perché in realtà sono ricchi di

tanto amore, di tanta passione, di tanta

voglia di fare che possono riversare su

tutti noi e su tutta la società . Oggi l’obiettivo

è stato raggiunto e per questo un

grande plauso va ai Dirigenti Ottaviani e

Valente, al corpo docente, agli insegnanti

tecnico-pratici, ai tecnici di laboratorio, agli

insegnanti di sostegno che hanno prepara-

to questi ragazzi in maniera veramente

fantastica.

Questa giornata qualunque per me è stata

speciale perché ho ricevuto una forte

emozione nel vedere la giusta via da percorrere:

è compito delle Istituzioni stare a

fianco di questi progetti, di tutto il personale

che si impegna e che troverà sempre

una porta aperta nel mio Comune per cercare

di ottenere sempre maggiori risultati

verso questa direzione.

In questa occasione il Dott. CESARE CIAN-

FANA, dirigente dell’Ufficio Scolastico provinciale,

ringrazia entrambe le scuole per

essere state trasmettitrici di emozioni e di

professionalità con l’elegante sfilata di

MODA dell’Orioli, con la splendida performance

della Compagnia Teatrale

dell’IPSEOA “A. Farnese” e dei bellissimi

stand. La professionalità nella scuola

viterbese si fa onore da tutti i punti di

vista. L’unione tra questi due Istituti, mi

auguro – continua il Dirigente Cianfanaserva

a stimolare altre unioni di scuole non

necessariamente professionali per mettere

in campo le professionalità .

Il Presidente della Provincia MARCELLO

MEROI ci parla di una giornata qualunque,sì

, ma molto speciale perché è stato

dimostrato che la disabilità non può essere

un problema sociale! Inoltre rivolge l’invito

alla Compagnia Teatrale diretta dal

Prof. A. Bellocchio con la collaborazione di

altri colleghi, Santini, Roscani, Bigarelli e di

Carassai, allo scopo di poter interpretare

Rugantino New Generation a Viterbo. Così

con lo sfondo scenografico artistico-pittorico

realizzato dalla IVNA, dopo il suggestivo

spettacolo all’aperto nella serata del 29

maggio a Caprarola, la sera del 03 giugno

va in scena a Viterbo come portavoce vivo

della vivacità intellettuale, culturale, creativa

della scuola ed anche dell’integrazione,

riscuotendo consensi e successo…i

riflettori si spengono, ma tutti ci auguriamo

che quelle luci illuminino ancora il futuro

dei nostri giovani studenti, artefici preziosi

per il futuro della società umana…


30 Campo de’ fiori

di

Daniele Vessella

EMPOWERED

di Adam Warren

Edito da Edizioni BD – 4 volumi, in corso

Straordinario, davvero! L’opera ha

l’impianto supereroistico, ma non è

la classica storia di super uomini

che vincono sempre e comunque… è la

storia di Emp, super eroina con un costume

che le conferisce incredibili poteri,

ma ha anche un’altra singolare particolarità

: il tessuto è fragilissimo e si lacera

ad ogni scontro, facendo rimanere la

protagonista mezza nuda e senza poteri.

I nemici hanno, così , vita facile per

legarla e continuare le loro azioni criminali,

finché non arrivano i super amici,

colleghi di Emp, che la deridono facendole cadere l’autostima

sotto i tacchi. Ecco, questo è uno dei punti di forza di questo

fumetto: Emp dimostra un carattere umano, con pregi e

difetti, che si deprime e si rialza. Questo la allontana molto

dai super eroi invincibili e ci possiamo immedesimare meglio

in lei. Un altro fattore originale è che tra un capitolo e l’altro,

Emp parla al lettore e noi le rispondiamo. Ulteriore punto di

forza è il disegno: a matita, questo rende il tutto con una

morbidezza senza pari ed emana un calore che la fredda

china non riuscirà mai a dare. Io me ne sono innamorato!

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

Martedì e

Mercoledì:

antipasto, pizza

e birra, 11


Campo de’ fiori 31

La rubrica dei cognomi

di Arnaldo Ricci

arnaldo_ric@yahoo.it

Crescenzi:

Come appare

nella lista, il

cognome più

diffuso a Corchiano

è Crescenzi.

Adesso vediamo la

diffusione e la dislocazione

a livello

nazionale.

(presente in soli

249 comuni d‘ Italia) questo cognome

che risulta il primo di Corchiano in ordine

di presenze, è mediamente diffuso in

tutto il Lazio e sulla costa marchigiana, nel

resto d’Italia è quasi inesistente o sporadicamente

presente. Le sue origini, molto

probabilmente, sono laziali.

Prosperi: (presente in 400

comuni d’Italia) la sua presenza è maggiormente

evidente e concentrata nel

Lazio e sulla costa abruzzese – marchigiana;

anche nell’alta Toscana vi è una

buona concentrazione. Nel sud Italia comprese

le isole è scarsamente presente; in

Molise è praticamente inesistente. La sua

origine è laziale.

I cinque cognomi

più diffusi a

Corchiano

Tali cognomi in ordine di

diffusione sono i seguenti:

1° Crescenzi

2° Prosperi

3° Benedetti

4° Piergentili

5° Ceccarelli

Benedetti: (presente in ben

1495 comuni d’Italia) esso è intensamente

presente, nonché uniformemente

distribuito sul tutto il territorio dell’Italia

centro – settentrionale; nell’Italia meridionale

comprese le isole è decisamente sporadico;

è comunque presente in tutte le

regioni. Data l’omogeneità di diffusione

non si riesce a capire la sua zona di origine

che ovviamente è in una regione

dell’Italia centro – settentrionale.

Piergentili: (presente in soli

140 comuni italiani) questo cognome

è presente in modo non massiccio solo

nel Lazio, Umbria e Marche. Nelle altre

regioni è scarsamente diffuso. In particolare,

in Sardegna, Puglia, Molise, Calabria

e Valle d’Aosta, esso è totalmente assente.

L’origine dovrebbe essere laziale.

Ceccarelli: (presente in 745

comuni italiani) la presenza di questo

cognome è concentrata solo nelle regioni

Lazio, Umbria, Toscana, Marche, Emilia

Romagna e nella zona di Milano; in tutto il

resto d’Italia è scarsamente diffuso. In

Basilicata è totalmente inesistente. Di origine

sicuramente laziale e probabilmente

dalla provincia di Roma.

Seguirà sul prossimo numero lo stesso

studio per il comune di Carbognano.

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Campo de’ fiori

IL NUMERO UNO

0761.513117

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32

Campo de’ fiori

Solo chi sceglie il bene edifica.

Chi sceglie il male sfigura o distrugge.

Chi non sceglie si lascia scegliere.

La maturità

della vita

richiede a ciascuno

di edificare.

C’è chi costruisce

case, c’è chi si dedica

all’arte e alla cultura,

chi all’insegnamento,

chi alla cucina,

chi alla cura del

del Prof. Massimo

proprio corpo…,

Marsicola

tutte attività che

possono stare dentro

il termine di edificazione. Ma ben pochi

sanno che l’esercizio e la cura esteriore

delle cose, sono, in effetti, una palestra

per la cura e l’edificazione interiore. Ma

l’atto dell’edificare va soggetto alle potenze

del mondo, le potenze del bene e del

male, e poiché una sola è la potenza chiaro

segno dell’edificazione, non potrà dire

di stare edificando chi non ha espulso da

sé la potenza del male. Il male infatti, non

edifica ma distrugge, sfigura. Solo il bene

costruisce. Il conflitto deve poter servire

per fare una scelta di

campo. Solo quando hai

scelto potrai iniziare ad

edificare. Per edificare

occorre nutrire l’intelligenza

con pensieri buoni corroborati

da opere buone.

Ma come potrà progredire

nell’intelligenza del bene

chi continua a tenere i

piedi anche nella potenza

del male? Non è

possibile edificare

l’intelligenza mantenendo

i piedi in

due staffe. Ecco

L’esercizio e la cura

esteriore delle cose

sono una palestra

per la cura e

l’edificazione

interiore.

perché nel

Vangelo si legge “

con Dio o con

m a m m o n a ” .

L’edificazione che

avvenisse seguendo

ambedue le

potenze è una

non-edificazione;

e il suo prodotto è

nullo. Ogni passo

fatto nella direzione

del bene viene

annullato dal corrispondente

passo fatto nella direzione del

male. Per camminare in avanti, senza fare

giri viziosi, bisogna darsi una direzione ed

avanzare in essa. Non secondo opportunità

, l’opportunità del momento; ma secondo

verità . Se ciò non avviene l’anima è

sempre insoddisfatta e la

persona è sofferente.

Sono questi i segni della

doppiezza. L’anima è

come lacerata perché e

tirata da due diverse

potenze in due diverse

direzioni. Un’anima lacerata

è quella che indirizza

ambiguamente nelle due

direzioni la sua attività ,

che non distingue il

bene dal male, che si

barcamena, che

vuole stare nel

mezzo. E’ un anima

che si lascia scegliere.

E’ la condizione

dell’ipocrita. Devi

scegliere! Non puoi

pensare di vivere nel

gaudio, nella gioia se

non scegli il bene.

Un’anima cattiva e

violenta esprime

un’anima incattivita e

violentata. Infligge

tormenti agli altri

volendo condividere

con gli altri quelli che

sono i suoi tormenti. Un’anima buona e

tranquilla irradia intorno a sé bontà e

tranquillità . I bambini, non avendo ancora

conosciuto la malizia, procedono sempre

in avanti, nella medesima direzione. Per

ciò crescono. I santi, allo stesso modo,

procedono sempre in avanti, forti e sicuri,

alimentati dalla potenza del bene per

avere scelto il bene. Ecco perché gli uni e

gli altri sono simili. I santi e i bambini. I

bambini sono santi perché non hanno

ancora l’anima corrotta dalla malizia; i

santi sono tali per averla vinta ed espunta

da sé . L’anima degli uni e degli altri è vergine

e pura e comprende la verità senza il

dubbio, esprimendo una fede piena e

matura.


Campo de’ fiori 33

IL FURTO DEI SANTI GIOVANNI E MARCIANO

Era il 1700. Ma dopo il ritrovamento delle reliquie, fu fatta grande festa

di Francesca

Pelinga

Nel 1700 successe

un fatto

molto grave che

gettò nello sconforto

i cittadini di Civita. Il

15 settembre, alla

vigilia della festa dei

santi patroni, dovendo

esporre le reliquie e

portare in processione

l’urna, racchiusa

dentro una nicchia

incavata al muro

sopra l’altare, prima dei vespri, l’arciprete

Domenico De Santis, con i canonici, gli

altri del clero e Paolo Danesi, maestro

delle cerimonie si apprestarono ad aprire

la nicchia. Ma messa la chiave nella serratura,

la porta non si aprì . Nel ritirarla si

accorsero che era aperta e che le reliquie

non vi erano piu e sugli stipiti vi erano

segni di scalfitture. Grande fu lo sgomento!

Immediatamente avvisato, il vescovo

Simone Aleotti chiamò due fabbri chiavari

che confermarono lo scasso fatto con

uno scalpello. Dietro fondati indizi furono

arrestati il 16 settembre due persone. Il

furto era avvenuto il 31 agosto, i due ladri

furono rinchiusi nel Forte e, dopo un lungo

processo, il 14 giugno del 1701 furono

condannati: uno alla pena dei triremi per

dieci anni, l’altro all’ergastolo. Purtroppo

non fu possibile ritrovare la cassetta alla

quale era stato tolto l’argento che la ricopriva

ma furono recuperate le reliquie.

Iinfatti, il 15 aprile del 1701, fra’ Giacomo

Fiorini, eremita della chiesa della Madonna

delle Piaggie, che abitava nella sagrestia,

andando ad aprire la porta della chiesa la

mattina presto, vide per terra un involto di

panno di seta. Lo raccolse, lo aprì e vi trovò

un mucchio di ossa. Capì , allora, che

erano le reliquie dei santi Giovanni e

Marciano. Il giorno seguente si recò a

casa del canonico Giovanni Curiola al

quale raccontò il ritrovamento e, riconosciute

le reliquie, il canonico ordinò al

Fiorini di portarle al vescovo Aleotti che si

trovava a Bassanello. Il 21 maggio 1701 i

medici chirurghi Prospero Mazzoni e

Bartolomeo De Angelis fecero un esame

delle ossa, ripetuto, poi, il 28 maggio da

altri due chirurghi, Arcangelo Testa e

Michele Fantini, i quali stabilirono che

quelle erano le ossa dei santi grazie anche

alla confessione di uno degli autori del

furto. Anche i canonici riconobbero il

panno che ricopriva l’urna. Il 15 settembre

del 1701, un anno dopo il furto, grazie alle

offerte dei fedeli fu fatta una nuova urna

d’argento. Il Vescovo, accompagnato dal

Clero, dai Canonici, dal Governatore, dai

Conservatori e da tutti i civitonici, trasportò

, sotto il baldacchino, le reliquie alla

cattedrale e le benedisse. Il 26 agosto

1720 Mons.Tenderini aprì l’urna, la ornò

di fiori d’argento e di seta e la chiuse di

nuovo apponendovi il suo sigillo. Nel 1903

solenni furono i festeggiamenti per la celebrazione

del XVI centenario del loro martirio.

Il Comitato per le feste che fu eletto

fra il Clero e le varie classi dei civitonici

sotto la presidenza del vescovo Ghezzi,

fece le cose in grande. Fu fatto un grande

manifesto a colori con illustrazioni rappresentanti

la facciata della Cattedrale, il

palazzo Municipale (era sindaco Ulderico

Midossi), il Forte Sangallo e la Via

Romana, che notificava il programma delle

feste patronali. Nella Cattedrale fu realizzato

uno straordinario addobbo; si celebrarono

tre messe nei giorni 16,18,19 settembre

presiedute da Mons.Parsi vescovo

di Bagnoreggio, Mons.Gandolfi, vescovo di

Poggo Mirteto, e, naturalmente, Mons.

Ghezzi. Sotto la direzione del maestro

Moriconi furono eseguite musiche da

importanti artisti di Roma. Il Duomo fu illuminato

con circa sessanta lampadari e

moltissime cornucopie contenenti circa

1500 candele, disposte a disegno lungo la

navata. Anche la facciata fu illuminata. Le

feste religiose coincisero con quelle delle

autorità cittadine: vi furono due tombole

una di L.800, l’altra di L.250. Si svolsero,

poi, corse con il fantino, corse dei fiori

nella via Romana, e vennero lanciati globi

aerostatici a sorpresa. Suonò la banda

cittadina insieme alle bande municipali di

Caprarola e Carbognano.Spettacoli pirotecnici

furono ripuetuti più volte. Grande

fu la soddisfazione dei cittadini per questa

manifestazione e i Santi Patroni furono

portati in trionfo per le vie di Civita.


34

Campo de’ fiori

IL MURO DI VIA DEL FORTE

Casa Masciolini e la determinazione di piazza di Massa

del Prof. Architetto Enea Cisbani

FOTO A: la casa Masciolini FOTO B: il piano urbanistico FOTO C: la nuova via

...continua dal numero 81

Prima di addentrarci nella disamina dell’intero

progetto di sistemazione urbanistica

dell’area di piazza di Massa, è necessario

identificare catastalmente l’abitazione al

centro delle attenzioni, sia da parte della

congregazione del Seminario che del

Municipio nella persona del suo

Gonfaloniere, ovvero il Sindaco, Giacomo

Franci. Attualmente, nel vigente catasto

edilizio ed urbano della provincia di

Viterbo, l’immobile in oggetto è identificato

alla particella n.185 del foglio 27 del

Comune di Civita Castellana.

In origine era un fabbricato abitativo, composto

da una stalla al piano terra e la residenza

al piano primo, di proprietà di Maria

Masciolini, vedova e senza figli, posto tra

una fitta schiera di abitazioni di origine

medioevale e la possente sagoma del

palazzo Andosilla, retto e di proprietà

dell’Amministrazione dei beni della marchesa

Orsola Andosilla.

Un semplice e modesto fabbricato che

successivamente, agli inizi del ‘900, venne

sopraelevato di due piani e internamente

modificato nella sua originaria conformazione

(vedi foto A).

In un rapporto del marzo 1856, vediamo

come le autorità del tempo, intendevano

risolvere l’intera questione: “……..Non

conoscendosi il piano di esecuzione della

intrapresa chiusura, quei poveri abitanti

mai si calmeranno e potrebbe darsi il caso

che uniti ad altra gente della popolazione

venissero a passi dispiacentissimi e clamorosi,

costretti dalla disperazione, che oltre

ad essere naturalmente un vicolo privo di

sole e di aria, peggiore diverrebbe chiudendolo

o restringendolo memori degli

anni 1854 e 1855, perché ivi fece principio

e strage il colera per due anni consecutivi.

Ecco perché dissi scabioso ed inconciliabile,

ed anche scabioso per il piano che

sarebbe di qualche dispendio. Per il

Venerabile Seminario, sarebbe bene

lasciare una fetta di almeno quattro metri

che dalla via del forte mettesse alla via del

governo. Comprare una picciola casetta

della vedova Masciolini con sottoposta

stalla dello Spedale a ridosso della parte di

levante del Seminario, tagliare una fetta

dell’orto del Governatore e formare un

vicolo che dalla strada del forte mettesse

alla corriera incrociando la strada del

governo. Questa nuova apertura darebbe

un giro d’aria maggiore agli abitanti di

quella via e del Seminario stesso e così si

placherebbero gli abitanti reclamanti e si

quieterebbe l’intera popolazione per l’interrotto

giro delle solenni processioni che

ivi potrebbero passare. Su tali spese

potrebbe supplire anche la comune, come

spero che il municipio l’ammettesse in via

di Conciliazione….”.

Va rilevato che l’intera vicenda aveva

ormai assunto i toni di un affare di stato,

tanto da arrivare sul tavolo dei massimi

responsabili dello Stato Pontificio e deve

essere sottolineato che anche all’interno

dello stesso consiglio comunale la situazione

non era certo una delle migliori, con

l’intera amministrazione divisa in due

fazioni, tra favorevoli e nettamente contrari

alla proposta di risoluzione, come si

evince da una lettera del consigliere

Domenico Coluzzi, futuro sindaco di Civita

Castellana, inviata alla sede territoriale di

Viterbo della Camera Apostolica, il 9 febbraio

1856: “……il sig. Giacomo Franci,

sempre capriccioso ed insolente, nell’adunanza

consigliare tenuta il giorno 9 del

corrente per prendere un provvedimento

sulla nota questione, si scagliò con modi

impropri e villani contro Del Frate e Gori,

perché proponevano un’arringa non confacente

al suo strampalatissimo

modo di pensare, minacciando a

quest’ultimo anche la sospensione

dall’ufficio di consigliere, ed imponendogli

silenzio, cosa che concitò

le risa dell’intero congresso. Dopo

un lungo dibattimento poi, che

durò per più ore, il sig.

Gonfaloniere ordinò che si portasse

a partito la sua proposta composta

di termini gonfi e vuoti di buon

senso e con qualche termine che

indirettamente andava a tartassare

quanto l’Ecc. Vostra operò e dispose

in ordine alla vicenda….”

Analizziamo adesso la proposta di

conciliazione, così come risulta da

un rapporto del 5 giugno 1856 e

ulteriormente chiarito da un grafico

allegato: “…….per conciliare la vertenza

tra il Pubblico e il Seminario, si propone:

riguardo alla vertenza del muro

onde resti libero il passo da una strada

all’altra si farà acquisto dal Seminario

della casa intermedia per atterrarla, e il

Pubblico cedendo pure una lingua dell’orto

detto del Governatore si formerà la strada;

la spesa per il proseguimento del muro

e per la casa da atterrarsi sarà a totale

carico del Seminario; la spesa per la formazione

della strada sarà a carico del

comune…”. La mappa allegata presenta lo

stato dell’area interessata dai lavori: il

palazzo del Governatore, dove risiedeva il

delegato Pontificio con il giardino retrostante

detto orto del Governatore, le scuderie

di palazzo Andosilla, il Fontanone, la

strada Romana, il Seminario e la nuova via

urbana direttamente collegata con via di

Massa, la strada Romana e via del

Governo (vedi foto B).

Il piano urbanistico è estremamente chiaro

e semplice: chiusura totale della piazza

con il giardino prospiciente il Seminario,

demolizione del fabbricato della vedova

Masciolini di cui alla particella n.185 e realizzazione

di una nuova strada del Governo

realizzata sul terreno retrostante all’edificio

del Governatore, con il nuovo ingresso

dalla strada Romana posto accanto alle

scuderie del palazzo Andosilla, oggi adibito

a rimessa degli Uffici Comunali per le

relazioni con il pubblico (vedi foto C).

Un piano urbanistico decisamente rivoluzionario,

ma che non venne accettato dalle

parti in causa, anche per la semplice ragione

che gli eredi della Masciolini si dimostrarono

contrari alla vendita del fabbricato.

Tra incontri, proposte alternative e

varie vicissitudini si arriva al 6 febbraio

1857, quando in Viterbo si celebra...

...continua sul prossimo numero


Campo de’ fiori 35

La Resistenza a Corchiano raccontata dalla classe III A della scuola media

“Dott. Carlo Urbani”

LA STORIA LOCALE... UNA STORIA

MAESTRA DI VITA

Noi, i ragazzi della classe terza “A” coordinati

dalla prof.ssa Rita Narduzzi, abbiamo

realizzato un interessante tuffo nel passato

attraverso una mostra di oggetti del

1900 e racconti sulla Resistenza a

Corchiano. La mostra era basata su un

tema: “La storia locale…una storia maestra

di vita”. Abbiamo portato e sistemato

dei reperti trovati nelle nostre case e in

quelle dei nostri nonni. L’esposizione era

allestita su dei tavoli di legno. Una bandiera

tricolore italiana, campeggiava sulla

parete interna all’aula, di fronte all’ingresso.

Gli oggetti presenti alla mostra erano:

ferri da stiro, libri, documenti, fotografie,

pagelle scolastiche, utensili da cucina in

metallo, calcolatrici, radio e giochi. La particolarità

della mostra consisteva nel fatto

che noi ragazzi, orgogliosi dei nostri nonni

e zii, raccontavamo attraverso gli oggetti

un frammento della storia della nostra

famiglia.

Il “passato” diventava visibile e attraverso

gli oggetti presenti alla mostra potevamo

con l’immaginazione riandare a tempi

ormai trascorsi.

Oltre alla mostra abbiamo realizzato una

produzione in power-point sulla Resistenza

locale (argomento che abbiamo sviluppato

nel corso dell’anno scolastico nelle ore del

laboratorio storico pomeridiano) e che

abbiamo proiettato lo scorso venerdì (10

giugno 2011), presso la sala LIM della

suddetta scuola

alla presenza del

preside, dei nostri

nonni, genitori e

delle autorità locali.

Abbiamo ricercato

informazioni

attraverso le

escursioni sul territorio,

per documentare,

tramite

un repertorio fotografico,

i “luoghi

della memoria”.

Attraverso gli

oggetti presenti

alla mostra

potevamo, con

l’immaginazione,

riandare a tempi

ormai trascorsi.

Nel paese, lungo le rive del Rio

Fratta, il casale della famiglia

Ortenzi e il “ Grottino”. I luoghi

occupati dai Tedeschi, la targa,

la via dedicata a Luciano

Maffucci e il monumento eretto

per “non dimenticare”. Abbiamo

letto, inoltre, testi storici, letterari

e storiografici che ci hanno

permesso di conoscere quei

protagonisti della Resistenza a

Corchiano, che hanno contribuito

a renderci oggi, liberi. Infine,

abbiamo raccolto delle interviste:

a Ivano Ortenzi, diretto

discendente di una famiglia militante

nella Resistenza locale e le

interviste agli storici Livio

Martini e Silvio Antonini che

hanno ampliato il panorama

della Resistenza a livello provinciale,

nazionale e internazionale.

Interessante ed unica è stata

l’intervista al signor Alessandro

De Angelis (nonno di Andrea, un

nostro compagno di classe). Il

frutto del nostro lavoro è stato

un libricino, che speriamo venga

presto pubblicato, nel quale è

possibile leggere un inedito

testo storico: “Il Memorandum”

di Corrado Schiavone.

Al termine della presentazione

del nostro lavoro, per

ringraziare tutti coloro

che si sono impegnati

nella buona riuscita

del “progetto”, abbiamo

offerto ai presenti

un gustoso rinfresco.

Ringraziamo di cuore

tutti, in particolare… la

nostra professoressa.

Francesca Rossi,

a nome della classe

III A.


36 Campo de’ fiori

La bottega di Aldo Puzzello

Oggetti artistici di ogni tipo, creati nel laboratorio più piccolo del mondo

Civita Castellana, conosciuta nel mondo per la presenza

di importanti aziende che producono articoli

igienico sanitari in ceramica, articoli di arredo

bagno e cucina e qualche residua presenza di stoviglieria

in ceramica, vanta anche una notevole

produzione di oggetti artigianali/artistici in vari settori,

quali la ceramica artistica, le sculture in tufo,

le sculture in pietra, ma anche oggetti artistici in

di Mario Sardi

ferro battuto, lavorazione e decorazione del vetro e

soprattutto nella creazione di piccoli oggetti di arredo

in legno. Basta percorrere via del Forte, ribattezzata

la via dell’ arte e dei mestieri, per rendersi conto di quanti bravi

artigiani/artisti si dilettano a creare opere d’ arte, alcune delle quali

molto belle ed interessanti. Visitando appunto la via dell’ arte e dei

mestieri si trova, tra le altre, la bottega/esposizione di Aldo Puzzello,

65 anni, pensionato, ex ceramista. Aldo, di origini pugliesi, è arrivato

a Civita Castellana intorno agli anni ‘60, e da oltre 25 anni ha la passione

del legno e si diverte a creare oggetti di arredo per spazi particolari,

anche su ordinazione. Lavora in un locale angusto, ricavato

nelle scale che conducono in una cantina, tanto che potrebbe essere

considerato il laboratorio più piccolo del mondo. Nella sua passione ha

coinvolto anche la moglie, la signora Lucia, che lo aiuta nella sala

mostra di via del Forte quando Aldo è impegnato al laboratorio. I prezzi

degli oggetti artistici sono alla portata di tutti. “Faccio questi oggetti

per passione - ci dice Aldo - e mi accontento di recuperare quantomeno

quello che spendo

per il materiale che utilizzo,

perchè se dovessi calcolare

anche il tempo che

impiego per realizzarli il

costo lieviterebbe di

molto.”

Ma in via del Forte è

possibile trovare anche

altri locali dove sono

esposti oggetti artistici di

ogni tipo realizzati in

ferro, in ceramica, oggetti

decorati quali pietre,

tegole, bottiglie e damigiane,

sculture in legno,

lavorazioni su stoffa e

tanti altri oggetti artistici

creati dalle persone che

nutrono una grande passione

per l’ arte.

Nelle foto: la sala mostra di

Aldo Puzzello


Campo de’ fiori 37

L’angolo del Bon Ton

L’abito dello sposo e gli abiti degli invitati

Dopo esserci occupati

a lungo dell’abito della

sposa, parleremo in

questo nuovo nostro

incontro dell’abito del

futuro marito e degli

invitati.

di Letizia Chilelli Cominciamo, quindi,

con piccoli consigli

per un perfetto sposo.

Il tight, giacca in lana (fresco lana in estate)

grigio antracite o nera a code larghe

fasciante sui fianchi, con pantaloni, senza

risvolto, a righe grigie e nere e gilet in

doppio petto in panno leggero grigio chiaro

è vivamente consigliato per matrimoni

di “un certo livello”, se la sposa è in abito

lungo e se la cerimonia si svolge la mattina

e non oltre le 18, in questo caso è

meglio indossare un frac.

Verrà indossato rigorosamente abbottonato

e con un fiore all’occhiello (gardenia

bianca o garofano con colori pastello); a

questa scelta si dovranno adeguare anche

i testimoni, il padre dello sposo, della

sposa e i fratelli degli sposi.

La camicia bianca avrà il collo rigido e i

polsini doppi chiusi dai gemelli.

La cravatta sarà grigia a plastron fermata

da uno spillo con perla.

I guanti e il cappello, verranno tolti al

momento dell’ingresso in Chiesa e tenuti

in mano.

Per un matrimonio “meno impegnativo”,

consigliato è il mezzo tight dove saranno

rigorosamente aboliti guanti e cappello

o un abito tre pezzi, in questo caso si

opterà per una giacca monopetto senza

spacchi, con tasche a filetto ed in tessuto

pettinato, i colori saranno blu o grigio

scuro, anche qui il risvolto dei pantaloni è

severamente vietato, la camicia sarà con

colletto morbido e la cravatta potrà avere

una minuscola fantasia, indicata la pochette

nel taschino in lino bianco, sono

ammessi i gemelli.

In estate si potrà osare anche l’abito bianco

in seta o in lino, con cravatta grigia o

fantasia.

La cravatta, comunque, sarà sempre in

seta e non dovrà mai per nessun motivo

essere tagliata.

Le calze, sia nella scelta del tight o del

mezzo tight, saranno antracite, in seta o

cotone, lunghe fino al ginocchio, le scarpe

saranno stringate in pelle nera,

Mai indossare lo smoking, abito adatto

solo per la sera, nelle serate di gala.

Ammesso l’orologio da polso coperto,

però , dal polsino della camicia, non dovrà

mai essere usato l’orologio con la catena

da appendere al gilet dell’abito.

Non ammessi gioielli, le uniche eccezioni

sono l’anello del casato, la spilla fermacravatta

e i gemelli.

Passiamo ora ad occuparci degli invitati.

Le donne

In questo caso ci si dovrà informare sugli

abiti che indosseranno le mamme e le

sorelle degli sposi, si eviteranno così figure

troppo dimesse o troppo eleganti.

Stesso accorgimento verrà adottato nel

caso si venga invitati ad un matrimonio

dove è richiesto l’abito lungo.

Rispettare sempre l’orario della cerimonia

quando si sceglie un abito: mattina o

pomeriggio sono ammessi abiti o tailleur

non troppo eleganti, anche con stampe floreali,

per la sera si potranno indossare

colori tendenti allo scuro, tacchi alti e

gioielli “vistosi” ma senza esagerare, la

sposa non dovrà mai essere messa in

secondo piano.

Verranno esclusi il colore nero e il colore

bianco, al massimo si potrà scegliere un

beige, un marrone chiaro o un sabbia.

Abolite le scollature troppo profonde e le

minigonne troppo mini, soprattutto nel

rispetto del luogo di culto dove verrà celebrata

la cerimonia.

Gli uomini

Come abbiamo detto il tight è obbligatorio

per i testimoni, per i fratelli e i papà della

coppia se lo sposo opta per questa scelta.

Abolite, per gli invitati, sono le giacche con

colori sgargianti o con colori chiari.

Le camicie avranno colori tenui e le cravatte

saranno rigorose.

Anche in questo caso no ai gioielli, spille

da cravatta, bracciali al polso, catenelle,

ciondoli ed orecchini.

(Fonte miomatrimonio; sito Barbara

Ronchi Della Rocca)


38

Campo de’ fiori

CERCHIAMO UN NUOVO

PADRONE PER QUESTA CREA-

TURA STUPENDA!!!!! HA DUE

ANNI CIRCA, INCIDENTATO E

RECUPERATO AL CANILE

SANITARIO.... “Guardami che

cosa ho fatto di male!!!!! Mi

hanno cacciato? Mi hanno

abbandonato? Ti sto cercando

perche’ non mi aiuti......ti

saro’ accanto tutta la vita te

lo prometto!!!!!” Si affida solo

averi amanti di animali, NO CACCIATORI.Per info nunzia

3408353646(civitacastellana-viterbo)

PLUTO Giovane (entro l’anno

di età), maschio, taglia

medio/grande, Incrocio maremmano,

bovaro, terranova....

CERCA CASA Io sono Pluto e

non si sa chi mi ha messo

questo nome visto che sono

senza padrone.... Sono un

randagione nel vero senso

della parola, corro per monti

e per valli, Come mai girovago in quel pezzo di campagna?

Non lo so! Quello che so è che la vita mia potrebbe essere in

pericolo perchè la mia libertà non è ben vista da tutti. So che

esistono anche i bocconi avvelenati ma non me lo

merito....Quello che invece merito è un giardino tutto mio,

magari accompagnato da una femminuccia ( sterilizzata) per

giocare ... 3316366721 Grazie a tutti per quello che potrete

REX INCROCIO PASTORE

TEDESCO – SIBERIAN HUSKY

SEMPRE IN BALCONE. Un

signore sincero e seriamente

preoccupato per il suo cane ci

ha chiamato: si chiama Rex

meticcio tra Siberian Husky e

Pastore Tedesco, bellissimo, di

tre (3) anni di età e 30 kg di

peso, un cane a cui piace sempre

stare in compagnia di bambini o adulti, giocherellone,

molto molto affettuoso. Per motivi seri di lavoro e impossibilità

di prendersi adeguata cura di lui il proprietario lo

cede in quanto è costretto dalla mattina alla sera a

lasciarlo sul balcone e non ce la fa più…non vi chiedo di

giudicare.

Per adozione seria si affida il cane solo con controlli pre

e post affido e FIRMA MODULO DI ADOZIONE.

Attualmente si trova a Tarquinia nella provincia di Viterbo.

Per info contattare Paola al 3271621670 - Oppure dopo le

19,00 Alessandra al 3398464824- aledurante12@libero.it

Quirino vagava senza meta

sulla Provinciale che collega

Vignanello a Fabrica di

Roma (Viterbo) Lazio ...era

stanco Quirino perchè è

solo uno yorkino...senza

denti e che per via di quella

menomazione si è rotto la

mandibola per aver avuto il

coraggio di “masticare”

qualcosa di molto duro. Ora

è in stallo a Firenze dove ha

sopreso tutti per la sua tranquillità

all’interno

della casa. Ma per lui lo

stallo è quasi finito e si

cerca una casa definitiva.

Quirino è giovane nonostante

l’assenza quasi totale dei

dentini ma se la cava egregiamente:mangia

e dorme.

Chi cerca un canetto di

taglia piccola non se ne

pentirà...Quirino aspetta una

vs telefonata:

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Campo de’ fiori 39

L’angolo del poeta

IMMAGINI DI UNA

SERA D’ESTATE

Civita Castellana, giugno 2010

Maria Del priore

LE 10 P IN FILA

Pensa

PPrima

Poi

Parla

Perchè

Parola

Poco

Pensata

Porta

Pena

A VOI GENITORI..

Non sono poetessa

neppure scrittrice

la mia mano scrive

quel che il cuore dice.

Di voi, mamma e papà

esso vuole parlare,

della nostra famiglia

e di tutto il suo amore.

Quattro figli sono tanti

gioie e problemi persistenti,

ma la vita si sa

non è solo felicità.

Ci avete cresciuti e guidato

Ma abbiamo ancora bisogno,

del vostro aiuto

e del vostro sostegno.

Difficile è il mestiere del genitore,

e se ci fosse un oscar,

sarebbe per voi

quello del miglior attore.

Nella sceneggiatura della vostra vita,

c’era una scalinata

ripida, tortuosa ed infinita.

Ma al contrario di ogni Diva

che scende con grazia e maestria,

vi siete arrampicati

per non scivolar via.

La forza ed il coraggio

che avete dimostrato

è frutto dell’amore

che vi ha sempre unito.

Prego Dio d’avere

la stessa possibilità

di vivere la mia unione

con la stessa intensità.

E quindi che anch’io

possa sempre avere

una famiglia unita

dall’onestà e l’amore..

Laura….

I TUOI FIGLI

I tuoi figli non sono figli tuoi...

Sono figli e figlie della vita

sono vicini a te

ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore

ma non le scelte tue per loro

come fossero tuoi

di proprietà.

Perche la vita sai?

Non ritorna indietro

e non si ferma a ieri.

Tu sei solo l’arco

che lancia i tuoi figli

verso il domani.

E la ricompensa più bella...

è una parola loro

che solo resterà

per sempre

tua di proprietà:

MAMMA

Anna Ginevra

Questo è lo spazio

dedicato a tutti coloro

che amano fissare i

propri pensieri,

sentimenti, emozioni,

in versi!!! Inviateci le

vostre composizioni e

potrete avere il piacere

di vederle pubblicate

sulle pagine della

nostra rivista!

info@campodefiori.biz


40 Campo de’ fiori

Le storie di

Max

BOBBY SOLO

FU RIBATTEZZATO L’ELVIS PRESLEY ITALIANO

Tra gli artisti del

nostro panorama

musicale degli anni

’60 non può certo

passare inosservato

l’allora giovanissimo

Roberto Satti, alias

Bobby Solo, da tutti

conosciuto come

di Sandro Anselmi l’Elvis Presley italiano.

Il cantante è

passato alla storia per essere stato il

record man di dischi venduti di unica emissione,

grazie alla famosissima Una lacrima

sul viso.

Agli inizi del ’64, infatti, il quarantacinque

giri fu il primo ad essere venduto a “borsa

nera” e, quindi, anche falsificato. Ma in

realtà Bobby si era già fatto conoscere al

grande pubblico l’anno prima, con un altro

quarantacinque giri edito dalla Ricordi, sul

quale aveva inciso due brani, tra cui Ora

che sei già donna, composta dal maestro

Iller Pataccini, su testo di Mogol. Il brano

vene proposto all’interno della Ribalta per

Sanremo, una rassegna riservata ai nuovi

artisti, che si teneva a Milano, con lo scopo

di selezionare giovani da proporre al festival.

Bobby arriva in finale, insieme a

Fausto Lelai, Ricky Gianco, Remo Germani,

Lily Bonato, Fabrizio Ferretti. Tra gli esclusi,

invece, Iva Zanicchi, Memo Remigi,

Piero Focaccia ed il duo Guido e Maurizio.

Alla fine dello stesso anno, intanto, in attesa

di debuttare nella rassegna canora più

importante d’Italia, incide un

nuovo disco, contentente Blu è

blu, traduzione italiana di Mogol

dell’originale Blue on blue di Burt

Bacharach e Marrone, molto più

“prisliano”. Il giovane propone,

poi, ai suoi discografici il brano

col quale intende presentarsi al

festival, Una lacrima sul viso, da

lui stesso composto qualche anno

prima, appena dopo aver imparato

a strimpellare la chitarra, che

A cusa di una forte

laringite, cantò in

playback e non

vinse il Festival di

Sanremo del ‘64,

con la mitica

Una lacrima sul viso

ha, però un testo diverso

da quello che conosciamo,

poichè era stato

un omaggio alla sorella

Cinzia nel giorno del suo

compleanno. Ma Bobby

non è iscritto alla Siae e

non può firmare il

pezzo. Mogol allora ne

riscrive sul momento le

parole e Pataccini lo

firma con lo pseudonimo

di Lunero. Gianni

Marchetti lo arrangia

magistralmente, inserendo

gli archi ed un banjo

nel ritornello. Il brano è

così pronto per la gara,

per la quale Solo viene

affiancato da Frankie

Laine, il cantante italo

americano, famoso per

aver portato al successo

nella nostra penisola

brani come Mezzogiorno

di fuoco, Sfida all’O.K.,

Corral, Ballata selvaggia, Quel treno per

Yuma, Jezebel. Ma accade un fatto, mai

avvenuto prima al festival. Il brano passa

in finale, ma il cantante colpito da una

forte faringite, non può replicarlo. Rivera,

l’organizzatore, ed i responsabili della

Ricordi decidono, allora, di farlo cantare in

playback, considerando però il brano fuori

concorso. Nonostante vincitrice di quell’edizione

fosse

Gigliola Cinquetti

con Non ho l’età ,

il vero vincitore

del dopo festival

fu proprio Bobby

Solo, dato che il

suo quarantacinque

giri fu il più

richiesto in tutti i

negozi di dischi.

L’amaro della

mancata vittoria ufficiale della rassegna

venne superato l’anno successivo, quando

il cantante si aggiudica il premio della rassegna

sanremese con il brano Se piangi,

se ridi, che non raggiunge comunque il

numero di copie vendute dal precedente.

Pochi, forse, ma decisamente significativi i

successi di Bobby Solo, rimasto nei ricordi

anche per quel suo inconfondibile ciuffo

nero.

Ho avuto il piacere e l’onore di cooprodurre

con la mia casa di edizioni musicali

Casalba e la sua, allora, Nibbio, un disco

da lui cantato insieme a Marco Del Freo,

inciso magistralmente negli studi di

Alberto Radius (mitico chitarrista della

Formula Tre), a Milano. Il disco, tutt’ora

inedito, narra i contrasti e l’amore fra padri

e figli.


Campo de’ fiori 41

Lesione del legamento crociato

anteriore e riabilitazione

del Dottor Patrizio

Lazzarini

fisioterapista

Il legamento crociato

anteriore (LCA) è

un cordone fibroso

del diametro di un

centimetro teso dentro

il ginocchio tra la

tibiaed il femore. La

lesione del legamento

crociato anteriore

può avvenire

per bruschi movimenti

di torsione

sull’arto inferiore o

per trauma dall’esterno. La diagnosi di rottura

è possibile con manovre cliniche e

dev’essere sospettata se, dopo un trauma

anche banale, il ginocchio si gonfia in

breve tempo. La lassità di un ginocchio

con LCA rotto si avverte soprattutto nelle

attività di torsione con cedimenti seguiti

da gonfiore e senso di insicurezza. La ripetizione

dei cedimenti può provocare altre

lesioni legamentose (la lassità aumenta)

e/o lesioni meniscali (blocchi) e/o cartilaginee

(dolore e versamento). Tale lassità

legamentosa può essere affrontata chirurgicamente

oppure può essere gestita

senza intervento evitando le attività sportive

che comportano torsioni al ginocchio

in sport come il calcio, il basket, la pallavolo,

lo sci, il tennis. Il semplice rinforzo

muscolare in palestra può aiutare a convivere

con la lassità praticando sport

come la bicicletta e il nuoto. La cura chirurgica

dell’insufficienza dell’LCA consiste

nella sua ricostruzione

con un innesto (trapianto)

prelevato dallo stesso

ginocchio o dal controlaterale.

L’innesto consente

di sostituire il legamento

mancante. Come innesto,

si può prelevare il tendine

rotuleo oppure i tendini

che stanno sulla faccia

mediale della coscia e del

ginocchio (semitendinoso

e gracile). La rieducazione

presso il centro fisioterapico

inizia subito dopo

la

dimissione.

L’articolazione ha bisogno

di funzionare per vivere

bene sono necessari

movimenti, carico e gioco

muscolare normali) e

anche il trapianto deve

essere giustamente stimolato

per completare la

sua maturazione che dura circa 6 mesi. Le

stampelle andrebbero di norma abbandonate

dopo 1-2 settimane e la ginocchiera

quando la muscolatura controlla bene il

movimento (circa 2-4 settimane). Dopo 2-

3 mesi si può correre, nuotare e andare in

bicicletta. Il programma di rinforzo

muscolare deve riportare la forza nell’arto

operato molto vicina a quella dell’arto

sano nel giro di 4 mesi. Al 4°/5° mese si

possono iniziare gli allenamenti (se calcio

anche con la palla ma da soli non in squadra)

e con gradualità anche movimenti di

torsione tipo la corsa su terreno accidentato.

La completa ripresa dell’attività agonistica

è concessa alla fine del 6° mese

dopo trapianto con tendine rotuleo, alla

fine dell’8° mese con semitendineo/gracile.


42

Campo de’ fiori

Nel cuore

RICORDO DI DON

MARIO MASTROCOLA

E’ stato il parroco della mia giovinezza

e di Fabrica per 41 anni. Succedette a

Don Silvano Francola il 18 Marzo 1961.

Imponente, schietto, simpatico, vero.

Gli articoli di Arnaldo Ricci tratternno

approfonditamente della storia secolare

e clericale del Mons. Mastrocola, ed

io mi limiterò a ricordare alcuni aspetti

personali del suo particolare carattere.

Apparentemente burbero, era,

invece, di una bontà ed altruismo

unici. Si dice che abbia spesso rimesso

il suo stipendio di insegnante di religione

per rimpinguare le casse della

chiesa, tanto era lontano dai propri

interessi. La sua modestia era proverbiale,

ma nascondeva l’uomo dalla

profonda cultura, lo studioso proprietario

di una vasta raccolta di libri

importanti e rari, da lui donati, poi, al

Serafico di Roma. Quello che mi piace

ricordare è che lui permise che io, per primo, potessi cantare l’Ave Maria di

Schubert in chiesa durante i matrimoni, visto che era stato sempre contrario perchè

, diceva, composta da un profano. Altre due grandi soddisfazioni mi diede don

Mario: organizzare un primo coro per l’animazione della messa, con chitarra, flauto

ed organo, e cantare addirittura alcuni miei brani quali “Canto di pace”, del quale

conservo gelosamente il ciclostile che lui aveva fatto perchè i fedeli potessero intonarlo

in assemblea. L’altra era quella di organizzare gite al Terminillo dove partecipavamo

sempre numerosi. Addio don Mario, ti saluta il ragazzo di allora, timido

ed introverso, intimorito dalla tua tonaca lisa e dal tuo sigaro toscano fra le labbra.

Il Signore aveva bisogno di un prete simpatico come te!

Sandro Anselmi

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Campo de’ fiori 43

Ritornato alla casa del Padre il 21 maggio 2011 alle ore 19.30

Per ricordare Mons. Mario Mastrocola

Parroco di Fabrica di Roma per 41 anni (dal 1961 al 2002)

Prima parte

Una delle foto più recenti di Don Mario

Mastrocola

Incontrai per la prima volta Don Mario nel

lontano 1962 mentre frequentavo la scuola

di avviamento industriale di Fabrica di

Roma.

Ricordo… avevamo da pochi giorni iniziato

l’anno scolastico 1961/62 ed ancora non

conoscevamo il nostro nuovo professore di

Religione. L’anno precedente, avevamo

avuto Don Silvano Francola, il quale era

già destinatario di un altro incarico nella

nostra Diocesi.

Erano circa le 10.30 di un mattino della

prima settimana di ottobre del 1962…non

ricordo più la data esatta. Subito dopo la

ricreazione entrò in aula il Professor

Patera, vicepreside della scuola sovra citata;

alle sue spalle era il nuovo professore

di religione Don Mario. A quei tempi era un

omone grande e grosso… col sigaro in

bocca ed una penna a biro sull’orecchio

sinistro…proprio come usavano fare i “pizzicaroli

“. Seppi dopo, quando lo conobbi

meglio che, quando entrò nella nostra

aula aveva solo 38 anni.

Noi eravamo quattordicenni, lo vedevamo

come un professore anziano…ma non era

così : era nel pieno delle sue forze fisiche

giovanili! Il professor Patera ci presentò il

nuovo insegnante di religione (tutti gli

allievi rigorosamente in piedi) ed uscì

immediatamente; Don Mario si sedette

dietro alla cattedra e subito iniziò un vocio

ad alto volume…come fanno immancabilmente

tutti i ragazzi di quell’età di fronte

al professore di religione, il quale, era considerato

a quei tempi, l’insegnante più disposto

a sopportare la nostra esuberanza di

ragazzi.

Don Mario, con voce possente e con volume

nettamente sovrastante al nostro brusio,

nonché con cadenza marchigiana (che

io notai subito essendo di discendenza

materna proveniente da Corridonia a 6 chilometri

da Macerata) esclamò

“hao….cocchi…...state calmi…...che li

schiaffoni li so dà pure io……e de che

tinda……e fanno pure male!……” il vocio

s’interruppe immediatamente!

Ecco, come conobbi per la prima volta il

futuro Mons. Mario Mastrocola.

Terminato il percorso scolastico dell’avviamento

industriale a Fabrica di Roma, nel

lontano giugno 1963, continuai gli studi

prima a Viterbo, poi a Roma, dove iniziai

successivamente anche la mia attività

lavorativa.

Ritrovai Don Mario nel 1987 (sempre con

la stessa inconfondibile cadenza marchigiana

maceratese, decisamente non difforme

da quella del 1963) quando decisi di

trasferirmi ed abitare a Fabrica con la mia

famiglia.

Don Mario Mastrocola nacque a Macerata

città , il 4 settembre 1924; il papà si chiamava

Pacifico e la

mamma Gentilina

Moretti. Egli visse

la sua infanzia nei

cortili di Macerata

dove scorrazzava

spensierato, come

fanno quei bambini

vivacissimi che

non è facile tenere

a bada.

Don Mario all’età di

cinque anni vestito da

marinaretto

Un pomeriggio

d’estate del 1989,

mentre mi recavo

al bar nella piazza

centrale di Fabrica

di Roma, salutai

Don Mario che era solito sedersi a quell’ora

accanto all’entrata, vicino a quei tavolinetti

di forma circolare con il suo immancabile

sigaro in bocca; lo salutai con un “

ciao Don Mà …”, lui mi rispose

“…….oh…bello “; iniziammo una lunga

conversazione e parlammo anche di

Macerata, dove lo zio di mia nonna materna

(stiamo parlando degli inizi del

Novecento), Don Filippo Miliozzi, chiamato

affettuosamente da mia nonna Giuseppa

Miliozzi (nonna che ho in comune con la

cugina Silvia Quattrini), Zio Don Pippo fu

per lunghi anni rettore dell’importante

seminario diocesano di Macerata.

Don Mario, aveva circa cinque anni quando

morì questo illustre sacerdote, stimato

ed amato da tutta la popolazione maceratese

e non. Si ricordava però perfettamente

la grande moltitudine di persone

che partecipò al funerale di don Filippo

Miliozzi e che fece notevolmente impressione

a questo bambino da non poter più

dimenticare l’episodio. Dopo questa conversazione

che ebbi con lui fuori dal bar,

l’affetto e la stima che mi legava a Don

Mario aumentò notevolmente.

In quell’occasione appresi anche della consistente

biblioteca storica che Don Mario

aveva costruito nel tempo con molti documenti

da lui personalmente scritti. Capii

solo dopo 25 anni circa che l’avevo conosciuto……..la

sua vera identità di assiduo

studioso storico; insomma non era assolutamente

il semplice prete di campagna

come egli stesso amava definirsi!

Il bambino Mario era figlio unico; terminate

le scuole elementari entrò nel seminario

di Macerata; non mi parlò mai di

questa sua scelta.

Egli rischiò molte volte di essere mandato

fuori, durante il corso liceale, per il suo

esuberante comportamento che lo portava

a fare non poche

ragazzate…Aveva

però a suo favore la

bravura, l’intelligenza

e la facilità di

apprensione che gli

agevolò notevolmente

gli studi. Alla

fine del liceo poteva

iniziare a sostenere

un discorso in italiano

e terminarlo il

latino, senza nessuna

difficoltà . A 23

anni, era il 3 maggio

Don Mario con la

1947, fu nominato

mamma Gentilina

sacerdote con una

Moretti

solenne cerimonia

nella sua amata Macerata.

Trascorse i primi mesi della sua carriera

sacerdotale con un incarico presso il

Duomo di Macerata; dopo qualche tempo

ebbe un nuovo incarico in qualità di cappellano

presso lo stabilimento penitenziario,

sempre a Macerata.

Si trasferì poi a Roma per frequentare il

corso di Laurea in Teologia Dogmatica

presso l’Università Gregoriana.

Nel frattempo a Civita Castellana si era

insediato Vescovo, nel 1948, Mons.

Roberto Massimiliani, anche lui marchigiano

e proveniente da Falerone, provincia di

Ascoli Piceno, il quale conosceva già Don

Mario. Dopo 3 anni, il neo Vescovo

Massimiliani volle Don Mario Mastrocola in

servizio nella sua Diocesi e nel 1951 gli

dette l’incarico di parroco a Calcata.

Arnaldo Ricci


44 Campo de’ fiori

vita cittadina vita cittadina vita cittadina vita cittadina

29 Maggio, Festa della Madonna al quartiere

San Giovanni di Civita castellana

In chiusura del mese mariano, la Parroccha di San Giuseppe Operaio, guidata da don Luca, ha portato preocessionalmente la statua

della Madonna per le vie del quartiere, festosamente addobbate ed illuminate. Grande la partecipazione da parte degli abitanti della

zona e non solo, accorsi anche per salutare Mons. Mario Valeri, tornato per l’occasione a presiedere la concelebrazione della santa

messa che ha preceduto il corteo. Ad esso hanno prso parte tutte le confraternite della cittadina, oltre alla banda comunale.

Un grandioso spettacolo pirotecnico ha chiuso l’avvenimento.

... c’erano anche gli artisti di “Campo de’ fiori in arte”

In occasione dei festeggiamenti della Madonna, nella parrocchia di San Giovanni Operaio, alcuni pittori ed artisti locali del neocostituio

gruppo “Campo de’ fiori in arte”, che fa capo alla nostra rivista, hanno potuto esporre le proprie pregiate opere. Ne fanno parte:

Moreno Lanzi, Rita Romagnoli, Luisa Agostinelli, Massimo Rossi, Carla Vaccarelli, Giovanni Molinari, Marco Manocchio, Stefano

Guerriero e Deborah Evangelisti. Per chi non avesse ancora avuto il piacere di vederli, le loro opere saranno esposte durante altre

manifestazioni di cui sarete messi a conoscenza tramite la nostra rivista, il siot internete e la pagina di facebook.

CORCHIANO. INFIORATA IN ONORE DELLA MADONNA

Una vecchia tradizione popolare vuole che, a Corchiano, l’ultima domenica del mese di Maggio, la statua della Madonna venga

portata processionalmente per le vie del paese, decorate da tappeti di fiori colorati, in chiusera dele mese ad Essa dedicato.

Viene così anticipata la classica infiorata che negli altri paesi si svolge normalmente in occasione della festività del Corpus Domini.


Campo de’ fiori 45

vita cittadina vita cittadina vita cittadina vita cittadina vi

Restaurata l’antica chiesa di Sant’Egidio a Corchiano

Venerdì 27 Maggio, la comunità di Corchiano si è

ritrovata nell’antica chiesa di sant’Egio per festeggiarne

l’ufficiale riapertura dopo il restauro, voluto

dai soci della fratellanza, guidati dal presidente

Massimo Zannotti. Il lavoro più impegnativo ed

importanet è stato senz’altro quello di togliere l’umida,

piaga dell’edificio, che sistematicamente rovinava

l’intonaco interno e danneggiava fortemente le

mura. Completamente ritenteggiate, le pareti sono

state arricchite da immagini dei santi protettori di

Corchiano. Anche il tetto, a capriate lignee, è stato

consolidato, per evitare danni futuri. La celebrazione

è stata presieduta dal Vicario del Vescovo ed

arricchita dal gruppo musicale degli Smarties. Un

riconoscimento particolare è stato consegnato al

giovane Roberto Zannotti, per l’impegno profuso

personalmente nel portare a termine i lavori di

restauro. Gertrude Profili, ha voluto inoltre offrire

una singolarie serie di Via Crucis realizzate, da lei

realizzate, mentre Prospero Presperi ha voluto

donare alla chiesa dei candelabri.

La chiesa è tornata ad avere un volto nuovo.

INFIORATA DEL CORPUS DOMINI A CIVITA CASTELLANA

La solennità del Corpus Domini, che da

sempre è considerato un evento di grande

richiamo, in ogni centro è stata celebrata

con una massiccia partecipazione di fedeli.

Particolarmente suggestiva la processione

che ovunque si è sviluppata lungo un percorso,

nell’ occasione ricoperto da un tappeto

variopinto di petali di fiori. Per realizzare

la tradizionale infiorata numerose persone

di ogni età e ceto hanno lavorato una

notte intera creando vere e proprie opere d’

arte ammirate dai fedeli che hanno preso

parte alla Processione e dai turisti che nel

giorno di festa hanno lasciato la Capitale e

raggiunto i vari centri limitrofi. A Civita

Castellana un lavoro importante lo hanno

svolto gli studenti del’ I.I.S. “G. Colasanti”,

coordinati dall’ associazione culturale Ager Faliscus “Don Giacomo Pulcini” che hanno realizzato i la ”Infiorata dei Cosmati” lungo Corso

Bruno Buozzi. Una trentina di ragazzi, e alcuni genitori, che hanno trascorso in allegria una notte diversa dalle altre. Questi ragazzi,

finito il lavoro in Corso Buozzi, si sono adoperati anche ad aiutare gli altri gruppi impegnati nelle altre vie cittadine.

Maroio Sardi


46

Campo de’ fiori

a vita cittadina vita cittadina vita cittadina vita cittadina

Festa Multiculturale della scuola dell’infanzia Gramsci

Il giorno 8 giugno si è svolta, grazie alla collaborazione dei genitori,

nei giardini adiacenti al Forte Sangallo la festa multietnica

della scuola dell’infanzia Gramsci.Tutte le etnie, oltre a quella italiana,

presenti nella scuola, hanno preparato cibi ed hanno indossato

i costumi tipici dei loro paesi. La festa ha avuto grande successo

e con la presenza del sindaco Angelelli e del direttore

Francocci si è confermato l’ottimo lavoro svolto dalla scuola nel

promuovere lo scambio e l’integrazione delle varie etnie residenti

nel territorio di Civita Castellana. I genitori e le insegnanti ringraziano

il Comune e tutte le persone che hanno contribuito alla

buona riuscita dell’evento.

PENSIONATI, CATEGORIA IN ESTINZIONE???

Un tavolo, quattro sedie ed un

mazzo di carte.

Ecco come i nostri pensionati trascorrono

le loro giornate...non

potendosi, forse, permettere altro.

Ma, ancor peggio, i giovanni di oggi

potranno mai raggiungere la pensione

e godersi serenamente questa

età ?

Foto & fOTO

La segnaletica ad altezza

del guidatore, presente

spesso sugli stop, ostruisce

quasi completamente

la visibilità, creando

difficoltà al momento della

ripartenza. Non sarebbe

meglio posizionarla più in

basso o più in alto???

In piazza del Bersagliere,

a Civita Castellana,

nonostante intorno alla

rotatoria sia stata

completamente rifatta la

segnaletica, qualcuno

continua ad andare come

vuole, anche contro i

segnali!!!

Nel già pericoloso incrocio di

località Quartaccio (Fabrica di

Roma), l’erba ancora alta

impedisce del tutto la visibilità

per chi deve impegnare

la carreggiata, scontringendo i

guidatori ad avanzare oltre la

linea dello stop. Ogni estate si

ripete la stessa storia!!!

A chi di dovere???


Campo de’ fiori 47

Oroscopo di Luglio

by

Cosmo

Ariete 21 marzo – 20

aprile Le stelle di luglio

sono per voi positive, specialmente

sul lavoro, dove

sono previsti cambiamenti.

In amore è tempo di consolidare

i vostri rapporti, grazie agli influssi

positivi di Venere, magari con una serata

a teatro o con gi amici.

Toro 21 aprile – 20

maggio Insieme al mare

e alle vacanze, sono in

arrivo per voi cambi di

rotta su tutta la linea, in

particolare per quanto riguarda la sfera

professionale, ma non impuntatevi troppo.

Piuttosto dedicate un po’ del vostro tempo

agli affetti e al partner, talvolta due risate

possono aggiustare tutto.

Gemelli 21 maggio –

21 giugno Con Marte e

Venere nel vostro segno è

il momento di lanciarsi alle

conquiste estive, ma

senza esagerare con le

scappatelle, perché la gelosia è sempre

alle porte. Luglio è per voi propizio anche

per le idee, la creatività e la fantasia.

Cancro 22 giugno –

22 luglio Luglio è il

vostro mese e quest’anno

vi porta un quadro astrale

particolarmente favorevole.

In questo periodo sarete assai attratti

dalle gioie della vita, dalla buona tavola

alla sfera amorosa. Incontri importanti a

metà del mese. Rilassatevi in coppia o con

gli amici, cercando di lasciare da parte

quei problemi che da unpo’ vi assillano.

Leone 23 luglio – 23

agosto Un mese di

opportunità tutte da

cogliere.

Promozioni,

aumenti, incontri fortunati.

Sta a voi essere in grado di prendere

quel che il mondo ha da offrirvi: la fortuna

aiuta gli audaci e a voi il coraggio per

rischiare non manca. Godetevi le vacanze

e scaricatevi con lunghe passeggiate

Vergine 24 agosto –

22 settembre Questo è

per voi un mese di riflessione

e spiritualità . Se vi

sentite in pace con il

mondo, state però attenti alle finanze. La

testa tra le nuvole, anche se positiva, non

sempre giova al portafoglio.

Abbandonatevi al mare ed al sole.

Bilancia 23 settembre

– 22 ottobre

Aggressività e nervosismo

non risolvono i vostri

problemi, né sul lavoro e

meno che mai in amore, anche se questo

vostro lato meno equilibrato, preso a piccole

dosi, potrebbe fare scintille. Cercate

di placare un po’ i vostri bollenti spiriti e

passare belle serata in allegria.

Scorpione 23 ottobre

– 22 novembre Le

stelle non sono con voi.

Potrebbero arrivare delusioni

dal mondo professionale

o da quello affettivo,

ma non preoccupatevi perché la

ruota gira. L’importante è che riusciate a

superare lo stress e la negatività . Le

vacanze vi aiuteranno sicuramente.

Sagittario 23

novembre – 21 dicembre

Se il vostro scopo è

un cambiamento, luglio è

senza dubbio il mese più

propizio. Siete pieni di energia e di vitalità

e soprattutto aperti al nuovo. Tuttavia non

è il momento giusto per prendere decisioni:

ma solo di cavalcare l’onda della leggerezza.

Mese ricco di incontri.

Capricorno 22

dicembre – 20 gennaio

Al top la sfera privata.

Finalmente riuscirete a

sistemare tutte quelle

questioni lasciate in sospeso da tempo.

Nel lavoro, invece, c’è da stringere un po’

i denti, potrebbero arrivare sorprese poco

piacevoli, ma con la vostra consueta perseveranza

saprete affrontarli

Acquario 21 gennaio

– 19 febbraio La passione

domina la vostra proverbiale

temperanza. E se in

amore un po’ di romanticismo

non guasta mai, fareste

meglio a stare più attenti alle vostre

responsabilità lavorative. Non sfidate troppo

la sorte e rilassatevi con un po’ di

buona musica.

Pesci 20 febbraio – 20

marzo Siete facilmente

irritabili e suscettibili, ma

evitate di chiudervi in voi

stessi, altrimenti potreste creare futili

incomprensioni e litigi. Molto meglio in

campo professionale, dove avete concentrato

la vostra energia. Lasciatevi andare,

ne avete bisogno ogni tanto.


48

Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

La fantasia naviga sul

lago con I Pirati del

Lago e il

Battelloraccontastorie

Un musical e favole per bimbi la

proposta della stagione estiva

2011 dell’associazione Teatro

Helios a bordo della motonave Sabazia del Consorzio di

Navigazione Lago di Bracciano

Lago di Bracciano. Un’estate di fantasia navigando sulle placide

acque del lago di Bracciano. Dopo i successi della passata

stagione, la compagnia Teatro Helios propone infatti appuntamenti

di grande svago e divertimento rivolti a grandi e bambini.

Musical e favole i veicoli per dare sfogo all’immaginazione

facendosi cullare dal rollio della motonave Sabazia II per scopire

palmo a palmo uno dei laghi più belli d’Italia.

Questo il calendario degli spettacoli

I Pirati del Lago, Una fantastica avventura alla ricerca del

forziere fantasma tra pirati, musica e… brindisi finale

Domenica 19 giugno ore 21,00 imbarco molo di Anguillara

Domenica 3 luglio ore 21,00 imbarco molo di Anguillara

Sabato 23 luglio ore 21,00 imbarco molo di Trevignano

Domenica 7 agosto ore 21,00 imbarco molo di Bracciano

Domenica 11 settembre. ore 21,00 imbarco molo di

Anguillara

Biglietti 15 euro in vendita presso l’Ufficio Turistico di Anguillara

– viale Reginaldo Belloni – Info 06/99900016 e (dopo le ore 15)

329/3106062.

Il Battelloraccontastorie

Giovedi 16 giugno ore 18,00 La leggenda del mostro di

lockness - imbarco molo di Bracciano

Giovedi 7 luglio ore 18,30 Il pirato remato - imbarco molo

di Anguillara

Giovedi 4 agosto ore 18,30 Il pirata remato - imbarco molo

di Trevignano

Giovedi 11 agosto ore 18,30 La leggenda del mostro di

lockness - imbarco molo di Anguillara

Giovedi 15 settembre ore 18,00 Il re del lago - imbarco

molo di Bracciano

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DELLA LIBERAZIONE


Campo de’ fiori

49

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

Vittorio da guardia

di Sandro Anselmi

Vittorio Pacelli, Vittorio

da guardia, figlio di

Peppe da guardia, e

padre dell’attuale

comandante della

Polizia di Fabrica di

Roma, capitano

Stefano Pacelli.

Tre generazioni al servizio

del comune di

Fabrica di Roma, tre identici modi di correlarsi

con i cittadini: vigilare con onestà e

coscienza sulla cosa pubblica e sulla sicurezza

dei compaesani, ricordandosi sempre

di essere uno di loro.

Vittorio prende servizio nel 1956, l’anno

della grande nevicata e da lì , per quarantaquattro

anni ininterrotti, resta la guardia

di Fabrica. Ha come colleghi, in periodi

diversi, Luigi Ricci ed Orlando Alessi, ed

intrattiene con loro un ottimo rapporto di

lavoro ed amicizia. Era partito bene lui,

figlio del mitico Peppe, ma non farà mai

rimpiangere l’operato di cotanto padre,

perché la sua dedizione al servizio, sarà

sempre esemplare, all’altezza del confronto,

quasi l’avesse ereditata nel DNA.

Sposa nel 1960 Annunziata Fochetti, che

gli sarà sempre accanto, fino a quando

una subdola, lunga malattia, lo porterà a

finire i suoi giorni il 29 Maggio 2011.

Vittorio ha vestito la divisa con orgoglio e

soddisfazione ed i suoi modi veloci e,

comunque gentili, hanno contraddistinto la

sua figura. L’enorme quantità dei compiti

delle guardie di un tempo, ci fa immaginare

quanto impegno fosse necessario per

arrivare a tutto. Pensare che un comune

vasto nel territorio e denso di popolazione

come Fabrica, aveva al massimo due guardie

e tutto funzionava. Altri tempi!

Ciao Vittorio, ti vedo nei miei anni più belli,

quando frequentavo spesso gli uffici

comunali per il modesto incarico di censore

dell’Istat per i censimenti della popolazione,

dell’agricoltura e delle forze del

lavoro e perchè amico degli impiegati di

allora, Pasquale Pacelli, Valerio Giovagnoli,

Giuseppe Pierantonelli e Franco Mizzelli.

Quante volte mi aspettasti per chiudere il

comune oltre l’orario d’ufficio perché finissi

il mio lavoro…e con la tua disponibilità ,

affabilità ed educazione non me lo facevi

mai pesare.

In tempi in cui non esistevano parcometri,

autovelox e quant’altre diavolerie moder-

Fabrica di Roma. Fondamento scuola media. Anni ‘60.

Da sx: Pasquale Pacelli, Mario Tirittera, Aurelio Tozzi, Paolo Marcelli, Vittorio Pacelli,

don Mario Mastrocola, Vittorio Patera, Mauro Zappia, Paolo Monfeli,

Vescovo Roberto Massimiliani, Flavio Mattioli, Orlando Alessi, Vittorio Francola.

Fabrica di Roma, 1958. Vittorio e la moglie

Annunziata Fochetti

ne, la guardia, insieme ad altre poche figure

del paese, era l’educatore e non il

repressore, soprattutto per i giovani.

Fabrica di Roma, Anni ‘60. Vittorio e Franco

Sciosci con il Palio di San Matteo.


50 Campo de’ fiori

La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Auguri di buon

compleanno a Martina

Dobboloni che l’8

giugno ha compiuto

10 anni. Con tanto amore

per la nostra “stellina”,

papà Emanuele, nonno

Piero, nonna Rosalba e

tutta la famiglia

Dobboloni

Auguroni NONNA!

Rimani sempre cosi’!!!!

Il 15 giugno hai

compiuto gli anni, buon

compleanno!!!!Adelmo

Alla più gnocca dei

giardinetti, lei che non

manca mai, che non se

ne perde mai una, alla

nostra simpatica e

vulcanica Elisa...Betta!

Auguri per i tuoi 18

anni!!!!!!!!!!!!!!!!! Dai nonni, gli zii ed i cuginetti

Chiara, Giulio e Paolo

La piccola Cristina

Capodimonte, di

Ronciglione

il 21 giugno ha

compiuto un anno.

Agli auguri del papà

Federico, della

mamma Giulia, delle

nonne Cristina e

Santina, del nonno

Ezio, dello zio Fabio, delle zie Paola e

Simonetta, dei cugini Andrea e Martina e dei

parenti tutti, aggiungiamo anche i nostri.

Il 25 giugno

2011 a

Caltagirone (Ct)

Amanda Del

Corso e Luca Di

Martino hanno

coronato il loro

sogno....

“I sogni son

desideri” recita

una famosa canzone.

Evviva, la vita reale, che a volte può

trasformarsi in un bel sogno. Vi raccomando

di viverlo in perfetta simbiosi senza dimenticarvi

di renderci partecipi dei vostri futuri

eventi felici. Un urrà agli sposi e tanti affettuosi

auguri. Adelmo e company

23 giugno 2011...

ALESSSIIOOO

tantissimi auguri di un

fantastico

compleannoooo!!!!

Adelmo & company

Tanti Auguri ad Elena

Crescenzi, che il 7 giugno ha

compiuto 4 anni. Un abbraccio

dai genitori Candido e

Daniela, dalla sorella Elisa, dai

nonni e dagli zii.

Tanti auguri

al piccolo

Tiziano

Bacchiocchi,

che il 13

Luglio

compie il

suo primo

compleanno!

Un abbraccio

grande

dal papà

Andrea,

dalla mamma Silvia, dai nonni e dagli

zii tutti.


Campo de’ fiori 51

30 Aprile 1961

30 Aprile 2011

DEDICATO A

EDDA ed ERALDO

Le vostre Nozze

d’oro hanno significato

stare bene

insieme, pur con

tanti sacrifici,

tante pene, ansie e

anche gioie, ma sopratutto equilibrio eccezionale perché il

vostro matrimonionon è stato “una fede al dito, ma due

cuori uniti dalla stessa fede”. Maria Cristina,

Alessandro,Claudio, unitamente ai parenti tutti

A papà Sandro e

mamma Alfonsa che il

10 giugno hanno

festeggiato il loro

49° anniversario di

Matrimonio,

TANTI

AUGURIIII!!!!!!!!!!!!!!!!

Dalle figlie, i generi ed

i nipoti Chiara, Elisa e

Giulio

Foto Evangelisti

I migliori auguri di una vita

serena e ricca di grandi

soddisfazioni, a Maria Luisa Lai

ed Alberto Sciardiglia che il 18

Giugno si sono felicemente uniti

in matrimonio!!!!

Auguri dai genitori, i parenti e gli

amici!!!! Siete bellissimi...un

abbraccio speciale da Ermelinda

17 Giugno 2006 - 17 Giugno 2011

e 5... anni matrimonio. Bravi!!!!

Continuate sempre così nella

vostra lunga strada INSIEME.

Auguri da tutti ma soprattutto da

mamma Brunella e

mamma Maria Chiara

Affinchè la lampada possa

continuare a far luce, non dovete

scordarvi di aggiungere olio.

Un caloroso augurio a Mary e

Stefano per il loro primo

anniversario di matrimonio

da mamma e papà e Johnny

Tanti auguri al mio

papi Gabriele che il 29

giugno ha compiuto 37

anni, dalla tua patatina

Sara e da mamma

Sabrina!!!!

Tanti tantissimi

auguri ad Onorio

Sanna che il 28

luglio compie

80 anni .

Buon compleanno

da tutta la

famiglia.


52

Campo de’ fiori

Un grosso in bocca al lupo, a tutti i ragazzi della classe del

2000 che il 10 giugno hanno terminato la scuola elementare,

soprattutto a quelli di Corchiano e principalmente a mio figlio.

Forza ragazzi che presto inizierete una nuova esperienza

scolastica!!!! Laura.........

Il 23 Giugno 2011 si è

laureata in Scienze Religiose

Eleonora Formichetti con

l’ottimo punteggio di 81

novantesimi. Dopo tanto

studio e tanto sacrificio sei

finalmente diventata la

Nostra Dottoressa!! Siamo

tutti orgogliosi di te....

mamma, papà, Rebecca,

Giordano, Gianluca e la tua

Miss!!!

Tantissimi auguri a

Margot Romano che il 25

Giugno ha festeggiato il

suo primo compleanno. Con

affetto da mamma, papà, i

nonni, la bisnonna e gli zii

Tanti auguri a

Palmiro e Lena

che il 30 Luglio

festeggiano i

loro 50 anni di

matrimonio. Con

tanto amore dai

figli, i generi, le

nuore, i nipoti e

tutti i parenti.

Tanti auguri a

Eraldo Santini

e Alina Mancini

che il 4 Giugno

hanno

festeggiato i

loro splendidi

50 anni di

matrimonio, dai

figli, i nipoti e

gli amici


Campo de’ fiori 53

Roma com’era

La Rupe Tarpea, in latino Saxum Tarpeium, si trova sul lato meridionale del Campidoglio.

Da essa venivano gettati i traditori condannati a morte e coloro che si rifiutavano di testimoniare,

essendo la testimonianza l’unica prova per contrattti, allora, esclusivamente orali.


54

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Civita Castellana. Anni '50. Le pantalonaie di don Checchino. In piedi da sx: Rosalba Pazielli, Elena

Proietti, Maria Rita Lerin, Anna Santori, Rosanna Maurizio, Giuseppa Sacchetti, Sonia Angeletti.

Campo de’ fiori

ATTENZIONE!!! QUESTA FOTO CI E’ STATA RECAPITATA IN REDAZIONE POICHE’ E’ STATA

CASUALMENTE RITROVATA. CHIUNQUE SI RICONOSCESSE O CONOSCESSE IL PRPRIETARIO

PUO’ VENIRE A RITIRARLA IN REDAZIONE.


Campo de’ fiori

55

ei ricordi

Campo de’ fiori

Civita Castellana.

1960 - 964.

Squadra di rugby

In piedi da sx:

Sergio Conti,

Gianni Calisti,

Luciano Paolelli.

In basso da sx:

Fernando Nobili,

... Grassi,

Giuseppe Profili,

Guido Milazzo.

Campo de’ fiori

Civita Castellana. 1960 - 1964. Squadra di Rugby. In piedi da sx: Romolo Angelozzi, Stelvio Carabelli,

Marco Angeletti, Bruno Montoresi, ...Grassi, Fabio Nesta, Ermanno Lanzi, Franco Santini, Marco Scafati.

In bassso da sx: ... Lipari, Giuseppe Profili, Giuliano Farina, ..., Fernando Nobili, Sandro Radanich.

Foto tratta dal libro “50 annidi strani rimbalzi a Civita Castellana” di Ugo Baldi


56

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Agosto 1979. II trofeo Festival dell'Unità. In piedi da sx: Sergio Tabacchini, Luciano

Mastrantoni, Andrea Spadoni, Alessio Trombetta, Enrico D’Antonangelo, Gianni Bernacchi. In basso da

sx: Donato De Luca, Gino Guidi, Eraldo Biondini, Giovanni Magrelli, Filiberto Valentini. Foto di Eraldo Biondini

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma.

Anni ‘80.

Sfilata di moda.

Foto della Sig.ra

Anna Ginevra


Campo de’ fiori 57

ei ricordi

Fabrica di Roma.

Anni ‘60.

Ciro Marinelli accompagna

la figlia Carmelita all’altare.

Dietro Francesca Anselmi.

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

4

3

Fabrichesi al mare.

Anni ‘70.

2

5

6

1. Giuseppe Braccini,

2. Tonina Costantini,

3. Sandro Sciosci,

4. Fabrizio Ciaffardini,

5. Gianni Sciosci,

6. Carlo Pacelli.

1


58

Campo de’ fiori

Album d

Carbognano. Anno santo 1950.

Campo de’ fiori


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

Campo de’ fiori

Corchiano 1976. Processione dell'Infiorata

Campo de’ fiori

Corchiano. Primi anni ‘40. Foto ricordo di fine mietitura della Sig.ra Milena Marconi (davanti a tutti)


60

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con un giovane che racconta di essere quello che non è, stravolgerà, almeno

temporaneamente, la vita di una famiglia perbene, che si offre di accoglierlo ed

ospitarlo. La fine di un vecchio amore da parte del protagonista, per la nascita

di uno nuovo e non ricambiato, spezzerà il cuore della giovane che lo aspettava

da tempo e spaventerà l’ingenua fanciulla, che diventa l’oggetto di un suo desiderio

morboso.

La descrizione accurata e particolareggiata che l’autore fa della storia, rende la

narrazione coinvolgente ed intrigante. Sembra di essere lì presenti, e, quasi

come spettatori di una rappresentazione teatrale, i lettori possono immaginare i

personaggi muoversi su di un palcoscenico ben allestito.

Una storia ambientata in un tempo neanche troppo lontano, che ci ricorda i racconti

dei nostri nonni di campagna.

Ermelinda Benedetti

NOTA DELL’EDITORE

In questo romanzo Augusto Stefanucci narra il sentimento morboso e mortale

di un personaggio fantastico della sua Fabrica di altri tempi.

La scrittura bella e diretta tratta la forza dell’egoismo di un amore ossessionato,

che fa ineluttabilmente scivolare nella disperazione e nel dramma il protagonista.

Qui c’è tormento, ambiguità e violenza, ma soprattutto amor fatale!

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