GEOmedia_2_2019

mediageo

Rivista bimestrale - anno XXII - Numero 2/2019 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

FOTOGRAMMETRIA

URBANISTICA

GNSS

BIM

RILIEVO TOPOGRAFIA

CAD

REMOTE SENSING SPAZIO

EDILIZIA

WEBGIS

UAV

SMART CITY

AMBIENTE

NETWORKS

LiDAR

BENI CULTURALI

LBS

Mar/Apr 2019 anno XXIII N°2

La prima rivista italiana di geomatica e geografia intelligente

Nuvole

di Punti

Significative

VALUTAZIONE DINAMICA

DELFATTORE COPERTURA

DEL SUOLO

HERE CELLULAR

SIGNALS

MONITORAGGIO

STRUTTURALE SU

AMPIA SCALA


Software as a Service …

ma anche Maps as a Service?

Il mondo del software sta transitando da tempo da una situazione di rilascio di licenza d’uso alla forma di

sottoscrizione periodica che prevede un servizio aggiornato disponibile sul cloud. Si paga quindi una tariffa

proporzionata al tempo o alla quantità che effettivamente serve o si usa.

Uno dei sorprendenti software-come-servizi, SaaS (Software as a Service), di questo tipo è quello che

consente anche a professionisti senza particolare background nel settore fotogrammetrico di utilizzare

immagini o scansioni laser per produrre rilievi e modelli 3D in modalità quasi automatica con l’uso del

cloud.

SimActive, uno sviluppatore canadese di software di fotogrammetria, ha da poco annunciato un nuovo

servizio di elaborazione dei dati per droni sul cloud. I clienti possono caricare progetti per generare risultati

ottimali dalle loro immagini, inclusi DSM, DTM, modelli 3D e ortomosaici. A differenza delle soluzioni

basate su cloud più comuni, in cui gli output vengono generati automaticamente e consegnati così com'è, la

nuova offerta include anche il controllo di qualità da parte degli specialisti della fotogrammetria.

In Italia un simile servizio è offerto dalla GeoWeb S.p.A., la società dedita allo sviluppo e la diffusione

di servizi basati sull' Information Technology rivolti ai professionisti nata da una iniziativa del Consiglio

Nazionale Geometri e Geometri Laureati e Sogei S.p.A. che mette a disposizione soluzioni software come

una completa e aggiornata "Cassetta degli attrezzi", nella quale si trovano servizi come GeoDaC, che

permette di visualizzare ed estrarre dati dalle nuvole di rilievi laser scanner o fotogrammetrici. Con GeoDaC

diventa semplice condividere con i propri clienti la rappresentazione digitale della realtà fisica acquisita;

il servizio GeoDaC rende infatti raggiungibile, in Cloud, la Gallery dei lavori sulla quale navigare con

facilità le 'nuvole di punti' tramite ogni tipo di device: PC, Tablet o Smartphone. Oppure 3DCapture, che

consente rilievi fotografici realizzati con diverse tipologie di strumenti, come ad esempio camere fotografiche

tradizionali, sistemi di volo APR (droni), sistemi fotogrammetrici professionali, grazie ad un processo di

elaborazione delle immagini fornite, consente la generazione di modelli 3D a nuvola di punti (3D Point

Cloud). Si tratta di uno strumento immediato e di facile utilizzo in qualsiasi contesto: edilizio e territoriale,

del rilievo topografico e cartografico, architettonico o in ambito beni culturali.

Peccato che questi servizi GeoWeb non siano fruibili anche dalle comunità degli ingegneri e degli architetti,

ai quali sicuramente potrebbero essere d’aiuto nella loro pratica professionale quotidiana.

Memorizzare i dati nel cloud è diventato sempre più popolare tra le aziende e il pubblico in generale negli

ultimi anni, ma cosa dire del prorompente MaaS (Maps-as-a-Service) che sta rapidamente diffondendosi

nel mondo per offrire mappe che offrono chiarezza universale e una forma al mondo intero. Ci sono servizi

offerti come quelli di HARMAN Ignite, per le mappe digitali all'interno dell'ambiente automobilistico che

si sta espandendo oltre i normali sistemi di navigazione supportando sistemi avanzati di assistenza alla guida

(ADAS), guida autonoma e altre funzioni avanzate. Ma non dimentichiamo che per garantire la sicurezza

sono necessari il massimo livello di precisione e tempestività di aggiornamento a cui non potrà rispondere il

processo di aggiornamento classico che è ancora semi-manuale.

Ma ancora come MaaS ben presto vedremo nascere servizi dedicati anche a particolari regioni, come

ad esempio succede per Carmenta, che offre mappe sotto forma di Software-as-a-Service (SaaS). Per la

navigazione marittima, terrestre, anche integrata a servizio meteo o a qualsiasi altro dato in accordo alle

necessità degli utenti.

Il futuro della cartografia è li.

Buona lettura,

Renzo Carlucci


In questo

numero...

FOCUS

REPORT

LE RUBRICHE

Valutazione dinamica

del fattore copertura

del suolo (C-factor)

della RUSLE

attraverso immagini

telerilevate

di Sergio Grauso, Vladimiro

Verrubbi, Alessandro Zini

6

22 AEROFOTOTECA

26 MERCATO

40 ASSOCIAZIONI

46 AGENDA

12

Nuvole di punti

semantiche

di Fabio Remondino,

Emre Ozdemir, Eleonora

Grilli

14

Integrazioni di

tecnologie e processi

per il Monitoraggio

Strutturale su ampia

scala

In copertina una immagine

delle nuvole di punti del

flusso di lavoro ibrido

tridimensionale di

infrastrutture a supporto delle

patologie edilizie e strutturali:

rilievo tridimensionale RGB

e infrared.

di Maria Marsella, Paolo

D’aranno, Ignazio Moriero,

Giacomo Acunzo, Michele

Vicentino, Antonio Bottaro

geomediaonline.it

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.

Da più di 20 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei

processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,

in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.

In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici

per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi

geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e

spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.


18

HERE Technologies

al servizio delle

Telecomunicazioni:

HERE Cellular

Signals

di Massimiliano Arcieri

INSERZIONISTI

3Dtarget 17

aerRobotix 16

Codevintec 36

Epsilon 27

Esri Italia 32

GECsoftware 41

Geomax 2

Gexcel 29

GIS3W 40

Enrico Vitelli:

a cento anni

dalla nascita

di Attilio Selvini

34

Gter 30

Image S 33

Leica 21

Planetek Italia 37

Profilocolore 28

Stonex 47

Teorema 46

Topcon 48

Descrizione di un

flusso di lavoro per il

rilievo tridimensionale

di manufatti di

ingegneria civile a

supporto dello studio

42

38

Dashboard webGIS

per omogeneizzare ed

analizzare gli Open

Geo Data dei piani di

assetto territoriale,

idrogeologico e

paesaggistico nel

Lazio di Andrea Spasiano,

Fernando Nardi

Nell'immagine di sfondo il

satellite Copernicus Sentinel-2

mostra la Valle del Po,

l’area maggiormente popolata

del territorio italiano, che

conta quasi la metà dell’intera

popolazione italiana.

Questa immagine composita

contiene diverse acquisizioni

effettuate tra il giugno 2018

ed il febbraio 2019 per osservare

l’intera area priva di copertura

nuvolosa e di smog.

Copernicus Sentinel-2 è una

missione a due satelliti. Ogni

satellite trasporta una camera

da ripresa ad alta risoluzione

che acquisisce immagini della

superficie della Terra in 13

differenti bande spettrali. I

dati provenienti da Copernicus

Sentinel-2 forniscono un

aiuto importante nel monitoraggio

dei cambiamenti del

territorio.

delle patologie edilizie

e strutturali

di Nicola Santoro

una pubblicazione

Science & Technology Communication

Direttore

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Rivista fondata da Domenico Santarsiero.

Numero chiuso in redazione il 30 maggio 2019.


FOCUS

Valutazione dinamica del fattore

copertura del suolo (C-factor) della

RUSLE attraverso immagini telerilevate

di Sergio Grauso, Vladimiro Verrubbi, Alessandro Zini

del suolo, causata dai processi

idro-climatici e dall’influenza

antropica, più efficaci ed utilizzati

al mondo. Di tale modello

si è già trattato in precedenti

articoli su Geomedia (Fattoruso

et al. 2010; Grauso et al. 2015).

Ricordiamo che la struttura

del modello è rappresentata dal

semplice prodotto di 5 fattori

(erosività della pioggia R, erodibilità

del suolo K, lunghezza

e pendenza del terreno LS , gestione

e copertura del suolo C e

tecniche conservative P):

A = R∙K∙LS∙C∙P

Fig. 1 - Area di studio.

L'indice di vegetazione NDVI

da immagini telerilevate,

tramite un adeguato modello

di correlazione statistica, può

essere utilizzato efficacemente

per il calcolo del fattore C del

noto modello di previsione

dell'erosione del suolo e

consentire di parametrizzare ed

aggiornare, a varie scale spaziali

e temporali, una importante

informazione territoriale quale

l'uso e grado di copertura del

suolo.

Il tema della protezione e

conservazione del suolo è

oggi quanto mai in primo

piano a fronte dei cambiamenti

climatici in atto e delle relative

conseguenze sulla geo-biosfera

nonché sulle attività umane fra

le quali, in primo luogo, le attività

agricole. Un valido supporto

alle politiche territoriali volte

alla mitigazione degli effetti dei

cambiamenti climatici sul suolo,

attraverso l’individuazione

dei modelli colturali e delle tecniche

conservative più adeguate,

è rappresentato dal modello

RUSLE (Renard et al. 1991,

1996), uno tra i modelli previsionali

per la stima dell’erosione

Anche se il modello fu concepito

per essere applicato a scala

di singolo appezzamento di terreno,

da molti anni esso viene

utilizzato anche per valutazioni

a scale ben più ampie, dal bacino

idrografico fino alla scala

regionale e continentale (van

Camp et al. 2004, Panagos et

al. 2015a). Per tali valutazioni,

mentre per la determinazione

dei primi tre fattori sono state

messe a punto specifiche formule

di correlazione e algoritmi

di calcolo, e sono disponibili

ampie basi di dati e strumenti

di interpolazione su base geografica

numerica, per il fattore

gestione e copertura del suolo

(fattore C), la stima rapida, su

ampie estensioni territoriali, è

ancora una questione aperta.

Il calcolo del fattore C è infatti

reso complesso dal fatto che

esso deriva dalla combinazio-

6 GEOmedia n°2-2019


FOCUS

ne di diversi sub-fattori che

andrebbero valutati sul campo:

l’uso del suolo pregresso, la copertura

fogliare (chioma delle

piante), la copertura dai residui

di vegetazione, la rugosità e

l’umidità del suolo (Renard et

al. 1996). Tali sub-fattori andrebbero

inoltre determinati per

ciascun periodo dell’anno in cui

essi rimangono sostanzialmente

invariati, ovvero per i singoli periodi

vegetativi, e considerando

le possibili variazioni stagionali

dovute alle rotazioni colturali o

a cause naturali che influiscono

sulle condizioni fitosanitarie e

di crescita delle piante.

La procedura di calcolo, quindi,

di per sé abbastanza complessa,

diviene molto onerosa se deve

essere applicata a dimensioni

areali ben superiori a quelle del

singolo appezzamento. Per tale

motivo, negli ultimi decenni

sono state studiate tecniche

alternative, basate sul telerilevamento

satellitare e sull’utilizzo

di indici spettrali, che consentono

di minimizzare il lavoro

di campo e stimare il fattore

C con un sufficiente grado di

risoluzione al suolo che, nei

sensori multispettrali di ultima

generazione, è in grado ormai di

spingersi a poco più di 1 m.

Uno degli indici spettrali più

conosciuti ed utilizzati, a questo

proposito, è l’indice di vegetazione

NDVI (Normalized

Difference Vegetation Index), che

utilizza la riflettanza delle piante

nelle bande spettrali del rosso e

dell’infrarosso della radiazione

solare e discrimina con precisione

le aree ricoperte da vegetazione

naturale o colture dalle

aree non vegetate:

Fig. 2 - Distribuzione del valore medio dell'NDVI relativo al periodo 2001-2016.

Molti studi in diverse parti del

mondo sono stati focalizzati

sulle relazioni tra NDVI, i cui

valori variano tra -1 e 1, e fattore

C della RUSLE, variabile

tra 0 e 1, a partire dal lavoro

di De Jong et al. (1994, 1998)

che aprì la strada a diversi studi

ed applicazioni che hanno utilizzato

di volta in volta nuove

piattaforme satellitari e sensori

sempre più precisi, di pari passo

con l’avanzare della tecnologia

(Van der Knijff et al. 1999,

2000, 2002; Erencin 2000; van

Leeuwen and Sammons 2003;

Fig. 3 - Classificazione del NDVI basata sulla presenza di manufatti nell'area.

GEOmedia n°2-2019 7


FOCUS

Cartagena 2004; Suriyaprasit

& Shrestha 2008; Kouli et

al 2009; Karaburun 2010;

Prasannakumar et al. 2011;

Perović et al. 2012; Parveen

and Kumar 2012; Bayramov

and Jabbarli 2013; Durigon et

al 2014). Tuttavia, un modello

universale di previsione non è

stato ancora raggiunto a causa

delle diverse condizioni che

caratterizzano la vegetazione

nei vari ambiti geografici e della

insufficienza delle osservazioni

dirette. Ciononostante, la metodologia

basata sull’Osservazione

della Terra appare ancora promettente

e soprattutto efficace

per le applicazioni a grande

scala.

Il modello proposto

Nel presente lavoro, sono state

utilizzate le serie di immagini

con risoluzione spaziale di

250 m, raccolte nel periodo

2001-2016 dalla piattaforma

MODIS (Moderate Resolution

Imaging Spectroradiometer),

liberamente accessibili sul sito

web della NASA (Land Processes

Distributed Active Archive

Center, LP DAAC).

L’area-test selezionata è la porzione

meridionale del Lazio

comprendente le province di

Latina e Frosinone (Fig. 1),

dove l’uso prevalente del suolo

è agricolo (58% dell’area),

ma intramezzato da numerose

infrastrutture antropiche sviluppatesi

negli ultimi 50 anni,

soprattutto nell’Agro Pontino

e nella Valle Latina (valle dei

fiumi Sacco e Liri); le aree verdi

naturali ammontano al 37%

dell’area, mentre le zone edificate

coprono il restante 5%.

Data la mancanza di osservazioni

dirette, relativamente alle

condizioni di copertura del

suolo nell’area investigata, che

ricopre una superficie di circa

4000 km 2, la ricerca del modello

di correlazione tra NDVI

e fattore C si è basata sui dati

disponibili in rete, in particolare,

sono stati utilizzati i valori

riportati nella Carta del fattore

C dell’Unione Europea (Carta

EU), prodotta attraverso il modello

LANDUM (Panagos et

al. 2015b). La Carta EU, scaricabile

dal sito web dell’ESDAC

(European Soil Data Centre) in

formato raster con risoluzione

di 100 m, rappresenta il valore

medio su scala pluriennale

del fattore C, ricavato a livello

continentale da diverse fonti di

letteratura nonché da dati satellitari

ad alta risoluzione e da

statistiche relative alle pratiche

agricole raccolte in diversi database

pan-europei (Corine Land

Cover, NUTS, MERIS). I dati

della Carta EU sono stati quindi

trattati, nella presente analisi,

alla stregua di dati osservati.

Sebbene la piattaforma MODIS

sia caratterizzata da una risoluzione

al suolo più bassa rispetto

ad altri sensori, soprattutto

quelli di recentissima generazione

(es.: Worldview-4), essa

presenta il vantaggio di garantire

una copertura temporale

continua sul lungo periodo,

particolarmente utile per il presente

tipo di analisi. Sono state

quindi raccolte le osservazioni

radiometriche con frequenza

quindicinale sull’area-test, relative

al periodo 2001-2016, e

sintetizzate in medie annuali

rappresentate in altrettanti layers

generati in ambiente GIS. Da

questi, è stato ricavato un unico

layer contenente il valore medio

per singolo pixel dell’NDVI relativo

all’intero periodo (Fig. 2).

In figura, i colori marrone-rosso

rappresentano i corpi d’acqua

(laghi costieri) e le aree edificate

(comprese le aree ricoperte da

serre), mentre i colori dal verde

all’azzurro intenso denotano le

aree a vegetazione naturale.

La stessa immagine può essere

classificata in base alla presenza

di manufatti (case isolate, capannoni

industriali, stalle, strade

secondarie etc.) che possono

interferire sulla risposta spettrale

delle aree verdi naturali o

coltivate adiacenti. Analizzando

la distribuzione di frequenza

dei valori NDVI in relazione

alla distribuzione spaziale di tali

manufatti, è possibile distinguere

tre gruppi principali di copertura

del suolo (Fig. 3): aree

artificiali o prive di copertura

vegetale, che presentano valori

di NDVI inferiori a 0.5; aree

naturali o coltivate con scarsa o

nulla presenza di manufatti, con

NDVI superiori a 0.6; aree miste,

ovvero aree naturali o coltivate

ma con significativa presenza

di manufatti, con NDVI

compresi tra 0.5 e 0.6.

L’analisi di correlazione tra indice

satellitare e dati osservati

a terra è stata condotta basandoci

sulla considerazione che

l’NDVI riflette le variazioni nella

copertura del suolo attraverso

una corrispondenza biunivoca.

Quindi, ad ogni variazione del

fattore C, sia nello spazio (da

un tipo di copertura ad un altro

e nell’ambito dello stesso tipo)

che nel tempo (da un minimo

valore ad un massimo su

base annuale ed interannuale),

corrisponde un’equivalente

variazione dell’indice di vegetazione.

Pertanto, le variazioni

spazio-temporali dell’NDVI

che è possibile rilevare da satellite

ci danno informazioni

circa l’andamento reale della

copertura del suolo. È stato

quindi ricercato un modello di

correlazione generale tra i valori

medi dell’NDVI prima calcolati

ed i valori medi del fattore C,

così come forniti dalla Carta

EU, per potere applicare lo

stesso modello a differenti scale

temporali (annuale, stagionale

o mensile) e consentire così una

valutazione dinamica del fattore

C in base alle effettive variazio-

8 GEOmedia n°2-2019


FOCUS

ni che possono aver luogo nel

corso del tempo.

La corrispondenza tra le variabili

è stata innanzitutto ricercata

attraverso la sovrapposizione

dei due layers (quello relativo

all’NDVI medio nel periodo

considerato e quello della Carta

EU), utilizzando la piattaforma

ArcGIS10 previa un’operazione

di riclassificazione della Carta

EU in grandi aree omogenee,

supportata dall’analisi dell’istogramma

di frequenza dei

valori di C, per ovviare alla

diversa risoluzione dei due raster,

ma soprattutto agli errori e

deformazioni conseguenti alla

omogeneizzazione dei sistemi di

riferimento adoperati nei due

casi. Le coppie di valori così ottenute

sono state quindi inserite

in diagramma per ricercare la

funzione di interpolazione con

la migliore approssimazione.

È stata prima tentata una relazione

lineare, come il modello

suggerito inizialmente da de

Jong (1994, 1998), ma questa si

è rivelata imprecisa e tendente

a sottostimare il fattore C nella

parte centrale della distribuzione

dei valori e sovrastimarlo

agli estremi di essa. Inoltre, in

base al modello lineare, valori

di NDVI molto prossimi a 1,

cioè al massimo valore teorico,

produrrebbero valori di C

negativi, il che è fisicamente

incongruo, data la definizione

stessa del fattore C il cui valore

minimo teorico approssima lo

zero ma, di fatto, non è mai

nullo. Ad esempio, nella nostra

area di studio, la Carta EU

riporta valori del fattore C, relativi

al vasto bosco ricadente

nel Parco Nazionale del Circeo,

che variano da 0.0006 a 0.002.

Questi risultati hanno suggerito

che un modello non lineare, in

particolare, una curva logistica

sigmoide (Fig. 4), avrebbe approssimato

i valori osservati con

maggior precisione.

La funzione ottenuta è la seguente:

Fig. 4 Diagramma della funzione sigmoide

(linee tratteggiate: intervallo di confidenza al 95%).

La figura mostra l’andamento

della curva di interpolazione in

cui nessuno dei punti osservati

giace al di fuori dell’intervallo

di confidenza. Gli indici statistici

attestano che il modello

è in grado di riprodurre con

buona precisione le relazioni

tra le due variabili (R2 = 0.989,

RMSE = 0.015). La funzione

ottenuta è stata applicata all’intera

area di studio sulla base dei

valori medi 2001-2016 dell’

NDVI, ed il risultato è mostrato

in Figura 5.

I valori del fattore C ottenuti

mediante il modello di previsione

elaborato mostrano una

diffusione di valori più elevati

rispetto alla Carta EU, soprattutto

nelle aree di pianura,

come l’Agro Pontino, la Piana

di Fondi e la valle del Liri, dove

prevalgono i seminativi. Per

contro, in altre aree, si possono

riscontrare valori solo leggermente

più bassi.

In realtà, analizzando in dettaglio

l’andamento dei valori

nei due raster, nell’ambito delle

stesse classi di copertura del

suolo, per esempio in quella relativa

ai seminativi, si può constatare

che intervalli di valori e

valori medi sono molto simili

(da 0.001 a 0.358, con deviazione

standard pari a 0.036,

nella Carta EU, e da 0.001 a

0.344, con deviazione standard

di 0.097, nella carta derivante

dal modello sigmoide). È da

specificare, infatti, che la classe

dei seminativi nella Carta EU

ha un valore fisso assegnato di

0.221 nel 94% delle celle com-

Fig. 3 - Classificazione del NDVI basata sulla presenza di manufatti nell'area.

GEOmedia n°2-2019 9


FOCUS

Fig. 6 - Diagramma di frequenza dei valori relativi al fattore

C ottenuti dal modello sigmoide per la classe dei seminativi.

Fig. 7 - Diagramma di correlazione tra Carta EU e modello sigmoide

in base alle classi di uso del suolo Corine Land Cover

CLC12.

ponenti l’area complessiva della

stessa classe, mentre i valori

derivanti dal modello mostrano

un ampio range intorno alla

media (Fig. 6) che probabilmente

rispecchia più realisticamente

i vari gradi di copertura

del suolo offerti dai diversi tipi

di coltivazioni presenti. Nelle

aree con copertura forestale, la

Carta EU mostra valori compresi

tra 0.001 e 0.310, con

deviazione standard pari a 0.04

e valore medio di 0.013; mentre

il nostro modello ha prodotto

valori da 0 a 0.344 con deviazione

standard di 0.067 e media

pari a 0.045. Anche in questo

caso, l’intervallo dei valori ha

una buona corrispondenza tra i

due layer, anche se la frequenza

di quelli calcolati mediante il

modello risulta spostata verso

valori più alti.

Pertanto, possiamo concludere

che, in base alle principali

classi di copertura del suolo,

così come definite nel sistema

Corine Land Cover (EEA), la

mappa ottenuta col modello di

correlazione è in buon accordo

con la mappa da cui sono stati

tratti i dati osservati relativi al

fattore C (R2 = 0.64) (Fig. 7).

Le differenze possono essere

spiegate dalle diverse metodologie

adoperate nei due casi per

ottenere e rappresentare i dati;

ad esempio, oltre alla già citata

diversità di risoluzione tra i due

raster considerati, l’influenza

dei manufatti sulla risposta

spettrale e quindi sul valore di

NDVI nelle cosiddette aree miste,

può aver giocato un ruolo

nel produrre deviazioni più o

meno significative dai valori di

riferimento.

Il valore aggiunto del modello

proposto e delle mappe che

possono essere ricavate da esso,

sta nel carattere dinamico di

queste ultime. Come esempio,

si riportano due simulazioni

prodotte con riferimento a due

annate critiche per quanto riguarda

la piovosità. Le annate

sono quelle del 2007 e del 2013

caratterizzate, rispettivamente,

dalla quantità di precipitazione

piovosa totale più bassa e da

quella più elevata nel periodo

qui considerato (2001 - 2016).

Come si può vedere, il fattore C

appare mediamente più elevato

nel primo caso, ad indicare una

maggiore propensione all’erosione

del suolo in conseguenza

di una più scarsa copertura

vegetale dovuta a ridotte condizioni

di umidità; mentre

nel secondo caso le piogge più

abbondanti hanno sicuramente

favorito la crescita e la diffusione

della copertura vegetale,

con conseguente riduzione del

rischio di erosione.

Analoghe simulazioni possono

essere effettuate su scala stagionale

o mensile, sia in valutazioni

retroattive che in proiezioni

future, ipotizzando le risposte

spettrali in funzione di diverse

condizioni di copertura vegetale

sotto ipotetici scenari climatici.

Fig. 6 - Diagramma di frequenza dei valori relativi al fattore C ottenuti dal modello

sigmoide per la classe dei seminativi.

Fig. 7 - Diagramma di correlazione tra Carta EU e modello sigmoide in base alle classi

di uso del suolo Corine Land Cover CLC12.

10 GEOmedia n°2-2019


FOCUS

BIBLIOGRAFIA

Bayramov, E. & Jabbarli K (2013) GIS and

Remote Sensing based environmental management

of the Shirvan National Park in

Azerbaijan. 2013 ESRI Europe, Middle East,

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Cartagena, D.F. (2004) Remotely Sensed Land

Cover Parameter Extraction for Watershed

Erosion Modeling. M.Sc. Thesis, International

Institute for Geo-Information and Earth

Observation, Enschede (The Netherlands),

104

De Jong, S.M. (1994) Derivation of vegetative

variables from a Landsat TM image for modelling

soil erosion. Earth Surface Processes and

Landforms, vol. 19, 165-178

De Jong, S.M., Brouwer, L.C. & Riezebos,

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PAROLE CHIAVE

Telerilevamento; NDVI; uso del suolo;

RUSLE; analisi di regressione

ABSTRACT

A correlation analysis between mean Normalized

Difference Vegetation Index (NDVI), derived

from MODIS imagery time-series (2001-2016),

and mean long-term cover management data

derived from the C-factor map of the European

Union, is here reported. The aim was to find out

a model equation helpful to easily estimate the C-

factor of the RUSLE by using the remotely sensed

vegetation index as predictor. A sigmoid logistic

function resulted to fit well with the observed

data (R-square = 0.989, RMSE = 0.015). Two

examples of simulations at annual timescale are

provided, proving the versatility of the proposed

model to estimate the C-factor at differently refined

timescales and to easily draw updated maps

basing on the availability of NDVI data-series.

AUTORE

Sergio Grauso

sergio.grauso@enea.it

Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi

Produttivi e Territoriali

Laboratorio Tecnologie per la Dinamica

delle Strutture e la Prevenzione del rischio

sismico e idrogeologico

ENEA Centro Ricerche Casaccia – Via Anguillarese

301, 00123 Roma

Vladimiro Verrubbi

vladimiro.verrubbi@enea.it

Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi

Produttivi e Territoriali

Laboratorio Tecnologie per la Dinamica

delle Strutture e la Prevenzione del rischio

sismico e idrogeologico

ENEA Centro Ricerche Frascati – Via Enrico

Fermi 45, 00044 Frascati (Roma)

Alessandro Zini

alessandro.zini@enea.it

Unità Studi, Analisi e Valutazioni

Servizio Analisi del Sistema Energetico

ENEA Centro Ricerche Frascati – Via Enrico

Fermi 45, 00044 Frascati (Roma)

Hanno inoltre collaborato alla ricerca:

Alessandro Peloso

alessandro.peloso@enea.it

Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi

Produttivi e Territoriali

Laboratorio Tecnologie per la Dinamica

delle Strutture e la Prevenzione del rischio

sismico e idrogeologico

ENEA Centro Ricerche Frascati – Via Enrico

Fermi 45, 00044 Frascati (Roma)

Maurizio Sciortino

maurizio.sciortino@enea.it

Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi

Produttivi e Territoriali

Laboratorio Modellistica climatica e impatti

ENEA Centro Ricerche Casaccia – Via Anguillarese

301, 00123 Roma

GEOmedia n°2-2019 11


REPORT

Nuvole di punti semantiche

E’ arrivato il momento di accoppiare

geometria e semantica

di Fabio Remondino,

Emre Ozdemir, Eleonora Grill

Le nuvole di punti, generate da fotogrammetria o laser

scanning, contengono principalmente informazioni

geometriche. Questo le rende poco utili per diverse

applicazioni. I metodi di Intelligenza Artificiale hanno aperto

un nuovo settore di ricerca e sviluppo, fornendo soluzioni

automatiche per scopi di segmentazione e classificazione.

Negli ultimi anni la generazione

automatica e

uso di nuvole di punti

3D per applicazioni geospaziali

o legate al patrimonio culturale

è aumentato in modo significa-

tivo. Metodi fotogrammetrici o

strumenti a scansione consentono

di generare grandi quantità

di informazioni geometriche

dettagliate e 3D di una scena

(Figura 1), con diversi attributi

Fig. 1 - Nuvole di punti dense generate da

fotogrammetria (a) o laser scanner (b).

derivati dal metodo di rilievo

(Tabella 1).

Questi attributi per ciascun

punto posso essere oggigiorno

estesi assegnando informazioni

semantiche mediante metodi

automatici di segmentazione e

classificazione. L’elevata complessità

e diversità delle nuvole

di punti hanno eletto i metodi

di segmentazione e classificazione

come gli argomenti di

ricerca più attivi e importanti

del momento. Questi metodi

Fig. 3 - Esempio

di nuvole

di punti

terrestri (a)

classificate

(b) in classi

specifiche e di

interesse.

Fig. 2 - Tipico approccio di Machine Learning, con l’estrazione

di features dal dato 3D, la fase di learning e prediction

a tutto il dataset in esame.

12 GEOmedia n°2-2019


REPORT

Fig. 4 - Esempio

di nuvole di

punti aeree (a)

classificate (b) in

classi specifiche e

di interesse.

Fotogrammetria

Accuratezza / Incertezza

Colore

Ridondanza

Angolo d’intersezione

Classi semantiche (post-processing)

Normali (post-processing)

Tab. 1 - attributi derivati dal metodo di rilievo.

automatici, basati su algoritmi

di Machine e Deep Learning,

possono aiutare a caratterizzare,

descrivere e interpretare meglio

la scena rilevata. Gli algoritmi

di Machine e Deep Learning

hanno portato grandi progressi

in questo senso, sebbene i dati

necessari al training delle reti

neurali sono la causa primaria

del successo (o fallimento) di

molti approcci, in particolare

quando si lavora con nuvole

3D di beni culturali.Gli ultimi

sviluppi nella classificazione

automatica di nuvole di punti

3D, acquisite con sensori attivi

o metodi fotogrammetrici.

Le soluzioni sviluppate (Figura

Laser scanning

Intensità / Riflettanza

Ritorni / Echi

Normali

Colore

Classi semantiche (post-processing)

2) si basano su varie reti neurali

e dati di training: dopo una

fase di learning, la rete neurale

esegue una prediction su tutto il

dataset in esame al fine di fornire

le stesse classi fornite nella

fase di training. Le sperimentazioni

e i risultati (Figura 3-4)

dimostrano che gli approcci

proposti sono affidabili, replicabili

ed efficaci in vari scenari

(città, monumenti, statue, ecc.),

fornendo automaticamente

informazioni metriche, ad

esempio, di aree danneggiate da

ripristinare, superfici finestrate

nelle facciate degli edifici, volumi

verdi nelle aree urbane, ecc.

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valuable is shape information for the extraction of

semantic information? Remote Sensing, Vol. 10(1).

PAROLE CHIAVE

nuvole di punti; fotogrammetria; laser scanner;

semantica; classificazione; Intelligenza Artificiale

ABSTRACT

Point clouds, generated by photogrammetry or laser

scanning, mainly contain geometric information. This

makes them not very useful for different applications.

Artificial Intelligence methods have opened up a new

area of research and development, providing automatic

solutions for segmentation and classification purposes.

AUTORE

Fabio Remondino- remondino@fbk.eu

Emre Ozdemir - eozdemir@fbk.eu

EleonoraGrilli - grilli@fbk.eu

Fondazione Bruno Kessler

GEOmedia n°2-2019 13


REPORT

Integrazioni di tecnologie e

processi per il Monitoraggio

Strutturale su ampia scala

di Maria Marsella, Peppe D’aranno, Ilario Moriero,

Gianluca Acunzo, Michele Vicentino, Antonio Bottaro

L’integrazione di dati satellitari con sensori in-situ migliora

significativamente il monitoraggio strutturale a lungo

termine, contribuendo a ridurre il potenziale rischio di

danni o cedimenti. La raccolta e la condivisione dei dati di

monitoraggio attraverso una infrastruttura IoT assicura un

costante e sicuro accesso alle informazioni da parte della rete

Fig. 1 - Vista 3D degli edifici classificati in base ai cedimenti

osservati con monitoraggio satellitare.

utenti, i quali sono spesso chiamati a prendere decisioni sulla

base di questi dati. Implementando tale sistema integrato

si può raggiungere un monitoraggio più efficiente delle

costruzioni esistenti.

Il monitoraggio strutturale

è un campo di crescente

interesse in ambito edilizio,

anche grazie alla disponibilità

di una sensoristica sempre più

sofisticata e a costi più sostenibili.

Sebbene nessun sistema di

monitoraggio strutturale può

prescindere dalla valutazione

di figure professionali competenti,

alla luce della vastità del

patrimonio edilizio esistente i

dati strumentali sono necessari

per verificare lo stato di salute

delle strutture aiutando i tecnici

nel prendere decisioni verso

indagini più approfondite.

L’utilizzo congiunto dei dati

satellitari SAR e dei dati provenienti

da sensori posizionati

all’interno dell’edificio consente

di monitorare le condizioni

del fabbricato e di individuare

precocemente situazioni di

danno incipiente o di variazioni

delle condizioni esterne

che potrebbero richiedere accertamenti

e approfondimenti

da parte di tecnici qualificati.

Inoltre, le tecnologie satellitari

consentono un monitoraggio

continuo nel tempo senza generare

interferenze con le normali

condizioni di operatività

dell’edificio, aspetto che diventa

fondamentale nel caso di

edifici di pubblica utilità come

scuole e ospedali.

La tecnica DInSAR

La tecnologia satellitare utilizzata

per il controllo di

strutture è l’Interferometria

Differenziale che sfrutta sensori

Radar ad Apertura Sintetica

(DInSAR). Confrontando

una serie di acquisizioni da

satellite, in un dato periodo

di tempo di osservazione, la

tecnica permette di osservare

lo spostamento nel tempo di

punti naturali che riflettono il

segnale radar e la loro velocità

media con l’accuratezza del

mm/anno. La tecnica presenta

notevoli vantaggi rispetto

alle misure tradizionali con

strumentazione topografica a

terra in quanto non richiede

l’istallazione di dispositivi sulla

struttura e consente di investigare

anche fenomeni a ritroso

contribuendo alla valutazione

dei processi che possono avere

causato danni sull’edificio.

In questo periodo storico, sono

operative diverse missioni satellitari

(tra le quali la missione

italiana COSMO-SkyMed) e,

inoltre, sono disponibili dati a

partire dal 1992 utili per eseguire

analisi a ritroso su feno-

14 GEOmedia n°2-2019


REPORT

meni che evolvono lentamente

nel tempo. Combinando

analisi dei dati di archivio con

quelle basate sui dati di sensori

operativi ad alta risoluzione, è

possibile valutare il comportamento

degli edifici su lunghi

archi temporali per indentificare

a-priori la potenziale insorgenza

di criticità strutturali

o quantificarne a posteriori gli

effetti.

La tecnica non consente di evidenziare

in tempi compatibili

con il rilascio di pre-allarmi i

movimenti molto veloci o molto

intensi (come quelli causati

da sismi), viceversa rappresenta

un valido contributo per

un’analisi a grande scala degli

effetti nel tempo di movimenti

che avvengono su strutture

che hanno subito danni anche

per sismi. Infatti, questo tipo

di monitoraggio permette di

evidenziare l’insorgenza di

cedimenti differenziali che potrebbero

indurre sugli elementi

strutturali tensioni tali da provocarne

la fessurazione.

Sensori in-situ

Il monitoraggio satellitare dei

cedimenti dell’edificio può

essere integrato con strumentazione

in-situ attraverso sensori

posizionati in opportuni punti

della struttura per misurare i

parametri strutturali significativi

legati alla deformazione

della struttura. L’utilizzo di

estensimetri e di inclinometri

permette di tenere sotto controllo

rispettivamente l’evolvere

di quadri fessurativi preesistenti

nell’edificio e fenomeni

di inclinazione del fabbricato.

L’installazione di sensori accelerometrici

consente invece

un monitoraggio di tipo dinamico

in grado di fornire

una duplice informazione: in

seguito a un evento sismico,

tali strumenti sono in grado

di registrare accelerazioni,

Fig. 2 - Identificazione dinamica dei primi modi di vibrare dell’edificio monitorato dall’analisi

delle vibrazioni ambientali.

velocità e spostamenti cui l’edificio

è stato soggetto durante

lo strong motion, fornendo

dei parametri quantitativi che

consentono di effettuare delle

prime valutazioni sulle potenziali

conseguenze in termini di

danneggiamento. Nelle normali

condizioni di operatività

invece, questi sistemi sono in

grado di acquisire periodicamente

delle registrazioni di

rumore ambientale, ovvero le

piccole vibrazioni che l’edificio

compie in seguito ai naturali

agenti esterni come vento, traffico

veicolare nelle strade adiacenti

o transito delle persone al

suo interno. L’analisi di queste

vibrazioni permette di identi-

Fig. 3 - Analisi di dettaglio con modello numerico agli elementi finiti per la valutazione

delle tensioni indotte nell’edificio dai cedimenti del terreno.

GEOmedia n°2-2019 15


REPORT

ficare e monitorare nel tempo

le frequenze modali, proprie

dell’edificio, evidenziando eventuali

trend anomali che possono

evidenziare l’opportunità di una

valutazione più specifica da parte

dei tecnici competenti.

L’Infrastruttura Tecnologica

GEOWEB S.p.a. e Survey Lab

S.r.l. stanno collaborando per lo

sviluppo di un servizio innovativo

che si avvalga di workflow

digitali dedicati al monitoraggio

strutturale attraverso la combinazione

della tecnologia satellitare

DInSAR alle reti di sensori

in situ (e.g. accelerometri, inclinometri,

estensimetri).

Il servizio sarà erogato attraverso

un’infrastruttura tecnologica

IoT/Cloud che consentirà di

sostenere il processo end-to-end

garantendone la piena funzionalità

ed efficienza, nel tempo,

nelle fasi di raccolta dati, trasmissione,

elaborazione, analisi

e gestione delle comunicazioni.

Il servizio alimenterà un sistema

di comunicazione di anomalie

riferibili al comportamento

strutturale di un sito per sollecitare

approfondimenti.

Gli utenti finali del servizio

dovranno essere principalmente

figure tecniche competenti

in ambito strutturale in grado

di valutare se procedere con

ulteriori indagini in situ o

prevedere approfondimenti di

tipo numerico per modellare il

comportamento della struttura

e valutare l’evoluzione dei fenomeni

in atto.

Conclusioni

La capacità propria alla tecnica

DINSAR unita alla tecnologia

IoT/Cloud, per la trasmissione

rapida ed efficiente dei dati

raccolti dalla strumentazione in

situ, consente la realizzazione

di sistemi di monitoraggio su

ampia scala per controllare un

elevato numero di edifici garantendo

tempi di intervento

rapidi nel caso in cui vengano

rilevate delle anomalie.

Affinché possa diffondersi in

maniera capillare un monitoraggio

strutturale di questo

tipo, è necessario intervenire

sulla formazione professionale

specifica per favorire la presenza

sul territorio di numerosi tecnici

e figure professionali che possano,

ciascuno nell’ambito delle

proprie competenze e responsabilità,

contribuire al corretto

utilizzo delle informazioni e alla

definizione di buone pratiche.

PAROLE CHIAVE

Integrated solution; DInSAR

satellite data; structural

monitoring; innovative solution;

IoT technology; accelerometer

sensors

ABSTRACT

The integration of DInSAR satellite

data and in-situ sensors significantly

improve long-term structural

monitoring, contributing to reduce

potential risk of damages or failures.

Collecting and sharing monitoring

data through an IoT infrastructure

ensures a constant and secure access

to the information by professional

users’ networks that are often urged

to take decisions and activate further

investigations. By implementing such

integrated systems, a more effective

and widespread monitoring of existing

building stocks can be achieved.

AUTORE

Maria Marsella

Peppe D’aranno

Ilario Moriero

Survey Lab

info@surveylab.com

Gianluca Acunzo

gacunzo@os.uniroma3.it

Università di Roma Tre, Dipartimento

di Matematica e Fisica

Michele Vicentino

mvicentino@geoweb.it

Antonio Bottaro

abottaro@geoweb.it

Geoweb S.p.a.

Droni Idrografici polivalenti

• Rilievi batimetrici automatizzati

• Acquisizione dati e immagini

• Mappatura parametri ambientali

• Ispezione fondali

Dighe, laghi, cave in falda, bacini, fiumi e

canali fino a 15 4 m/s. Km/h. Insensibili ai bassi ai bassi

fondali e alla presenza di alghe e detriti

Vendita - Noleggio - Servizi chiavi in mano,

anche con strumentazione cliente

16 GEOmedia n°2-2019


REPORT

GEOmedia n°2-2019 17


REPORT

HERE Technologies al servizio

delle Telecomunicazioni:

HERE Cellular Signals

di Massimiliano Arcieri

HERE Technologies, società leader

nel business delle mappe digitali

e dei servizi di localizzazione, ha

recentemente lanciato un nuovo

prodotto, “HERE Cellular Signals”,

che fornisce informazioni aggiornate

e accurate sulla copertura e le

prestazioni della rete mobile in oltre

196 paesi nel mondo.

Fig. 1 - La rappresentazione di HERE Cellular Signal.

Un numero crescente

di settori industriali

guarda con sempre più

marcato interesse allo sviluppo

dei servizi di localizzazione

“connessi”, e potremmo, primi

fra tutti, senz’altro nominare i

molti segmenti e ambiti lavorativi

coinvolti dall’innovazione

tecnologica dell’IoT, l’Internet

of Things: automotive, trasporti,

sanità, telemetria, sicurezza,

smart city, pubblica amministrazione,

ciascuno di questi con

il proprio livello di maturità.

HERE Technologies è impegnata

già da tempo nello

sviluppo di questa tematica,

fornendo la propria visione

dell’IoT attraverso soprattutto

l’implementazione della OLP

(Open Location Platform), un

ambiente di sviluppo incentrato

sui servizi di localizzazione che

può essere utilizzato su diversi

mercati verticali unendo persone

provenienti da una vasta

gamma di settori, dalle autorità

governative alla logistica, dalle

infrastrutture al settore automobilistico.

Nell’ambito del settore delle

Telecomunicazioni, HERE

Technologies ha da poco presentato

un nuovo innovativo

prodotto, “HERE Cellular

Signal”, che fornisce per ciascun

tratto stradale (dalle autostrade

alle vie cittadine e di campagna)

un’istantanea della copertura

della rete, divisa per operatore,

potenza del segnale e tipologia

di rete. La potenza del segnale

è rappresentata in quattro

categorie, Eccellente, Buona,

Accettabile o Debole. Gli ambiti

di utilizzo sono molteplici,

basti pensare agli operatori di

telefonia mobile impegnati a

monitorare la performance della

propria rete o semplicemente a

condurre analisi sui competitors,

allo scopo di identificare

le aree di maggiore efficacia o

debolezza del servizio ed eventualmente

programmare gli

interventi sul potenziamento

dell’infrastruttura. In particolare,

con l’avvento del 5G, che

comporterà lo sviluppo di una

nuova generazione di servizi

connessi, sarà fondamentale

predire la qualità del segnale in

una determinata area rendendo

ancora più cruciale la mappatura

della banda disponibile.

18 GEOmedia n°2-2019


REPORT

Come è stato

costruito il prodotto

Per creare “HERE Cellular

Signals”, HERE Technologies

ha unito la propria mappa radio

globale, ricca di contenuti dinamici,

con quella della rete stradale,

fra le migliori al mondo in

termini di qualità e copertura.

Nella costruzione della prima,

HERE Technologies utilizza

dati aggregati di celle telefoniche,

tracce Wi-Fi e coordinate

GPS provenienti da più di 250

milioni di dispositivi connessi

che usufruiscono della tecnologia

e dei servizi di localizzazione

HERE Technologies nel

mondo. La tecnologia di localizzazione

HERE Technologies

determina il posizionamento di

ciascun dispositivo in base alla

rete cellulare e Wi-Fi nei paraggi,

captando anche la qualità del

segnale; aggregando tutte queste

informazioni, HERE ha ottenuto

una vastissima mappa radio a

copertura globale.

Questa mappa radio viene

aggiornata mediamente oltre

cento milioni di volte al giorno

solamente considerando gli

aggiornamenti basati sui dispositivi

mobili. L’enorme mole di

dati processata garantisce una

maggiore accuratezza e precisione

del posizionamento su

ciascun tipo di strada, si tratti

di strade residenziali secondarie

o strade di campagna. HERE

Technologies inoltre applica i

principi del “machine learning”

per identificare anomalie e “rumore”

nei dati di crowdsourcing

al fine di garantire un output

sempre più accurato e qualitativamente

ottimale. Il formato

disponibile con il quale

HERE fornisce il prodotto ai

propri clienti è il FGDB (File

Geodatabase) con frequenza

trimestrale.

Fig. 2 - Simulazione di modellizzazione 3D nella pianificazione della infrastruttura.

Vantaggi per le

compagnie telefoniche

“HERE Cellular Signals” offre

una serie di vantaggi alle compagnie

di rete mobile, come

ad esempio la possibilità di

programmare gli interventi alla

rete stessa, in termini di radio

frequenza e/o di infrastruttura,

così come nell’effettuare valutazioni

di qualità del servizio,

proprio e dei competitori sul

mercato.

Fig. 3 - Pianificazione della infrastruttura con modellizzazione 3D.

Fig. 3 - Architettura e

tecnologie di TNC.

Il prodotto può essere anche

utile al servizio clienti dei vari

operatori nel rispondere alle domande

dei clienti relative al servizio

di rete o al team che cura

le relazioni con gli investitori

nella preparazione dei rapporti

sulle prestazioni finanziarie della

compagnia.

Per le autorità di controllo o di

regolazione delle comunicazioni

(in Italia, l’AGCOM), può altresì

essere di supporto e aiuto

GEOmedia n°2-2019 19


REPORT

per visualizzare lo stato e la

qualità del segnale sul territorio

nazionale e valutarne la conformità

agli standard di legge.

Vantaggi per i trasporti, la logistica

e il settore automobilistico

Nella realtà “HERE Cellular

Signal” è per sua natura molto

versatile, si presta a moltissimi

altri settori e business case,

proviamo a passarne in rassegna

qualcuno.

Le compagnie di trasporto possono

trarre vantaggio da questo

prodotto per migliorare le

scambio di informazioni tra le

flotte e il centro di spedizione,

ottimizzare pianificazione e logistica

attraverso la valutazione

della copertura della rete cellulare

e di conseguenza migliorare

i propri servizi.

In maniera simile, nel settore

automobilistico, i veicoli

connessi necessitano di una

connettività continua al cloud,

all’infrastruttura stradale e agli

altri veicoli. Grazie ad HERE

Cellular Signals, le case automobilistiche

possono suggerire

il migliore momento per effettuare

il download o l’upload

delle informazioni. Per fare un

esempio, se un veicolo riesce a

prevedere in anticipo che si accinge

a viaggiare in un’area con

scarsa ricezione del segnale, può

pre-scaricare le informazioni

di cui avrà bisogno garantendo

una migliore esperienza di guida

al conducente con minimo

impatto sulla rete.

Altri utilizzi

Nell’ottica della dilagante diffusione

dei servizi basati sulla

trasmissione di dati e sulla necessità

di connessione in rete,

viene da sé che una mappa della

qualità della copertura del segnale

cellulare si presta ad un

ventaglio molto ampio di possibilità.

Nel settore della pubblica sicurezza,

ad esempio, nella gestione

delle chiamate ai servizi

di emergenza (112, 113, 115,

118) può essere fondamentale

fornire la posizione esatta del

chiamante per l’invio dei soccorsi

o connettere nel modo più

efficace il chiamante con i mezzi

di soccorso o garantire agli

automobilisti, in caso di gravi

incidenti, la più rapida assistenza

possibile.

Abbiamo già citato il 5G ed

il suo imminente arrivo che

comporterà lo sviluppo della

connessione di nuova generazione;

ma lasciando un attimo

da parte le promesse di nuovi

servizi e della velocità di rete

che i vari operatori cominciano

ad annunciare, il dato certo è

che sarà necessaria una nuova

rete di trasmettitori. Il perché

è intuitivamente semplice da

spiegare: le reti 5G utilizzeranno

frequenze più elevate rispetto

a quelle attuali. Il segnale a

frequenza più alta fornisce velocità,

ma in termini di distanza

non arriva così lontano e risulta

condizionato dagli ostacoli fisici

che eventualmente incontra

nella trasmissione. Di conseguenza,

per progettare un’infrastruttura

idealmente perfetta,

i fattori e le variabili da tenere

in considerazione sono davvero

tanti. HERE Technologies, in

collaborazione con altri partners

(Infosys e Shields) ha annunciato

al Mobile World Congress di

Barcellona di stare lavorando ad

una soluzione per supportare lo

sviluppo della nuova tecnologia,

il 5G. La nostra esperienza

nell'estrarre elementi e oggetti

fisici in 3D come pali, alberi ed

edifici porta su un altro livello

la pianificazione della rete, da

quella teorica a quella fisica. La

modellizzazione del mondo reale

porta ad un nuovo livello di

precisione basato sull’ambiente

reale da servire dalla prossima

generazione di frequenze radio.

Una maggiore precisione negli

strumenti utilizzati per la

progettazione delle reti future

facilita la scelta, la selezione e il

posizionamento del trasmettitore.

Gli strumenti 3D riducono

il numero di sondaggi fisici

“in situ” necessari per pianificare

ciascuna area specifica. La

progettazione della rete può

essere ridotta a pochi giorni e

gli operatori di rete mobile possono

eseguire aggiornamenti,

installare nuove apparecchiature

e aggiungere capacità molto più

rapidamente di prima.

HERE Cellular Signals è già integrato

in una nuova soluzione

sviluppata da Continual, che

fornisce alle case automobilistiche

(per le auto “connesse”) e

agli operatori di rete mobile un

set di strumenti unico per analizzare

e migliorare l’esperienza

di viaggio connessa.

ABSTRACT

HERE Technologies, a global leader

in mapping and location platform

services, recently announced HERE

Cellular Signals, a unique data set

that provides up-to-date information

about mobile network performance

on practically every stretch

of road across 196 countries. HERE

Cellular Signals powers a range of

industries and services: in the transport

and logistics space, dispatchers

and drivers need to be more efficiently

and effectively connected

than ever. In the telecoms space,

wireless networks must expand their

capacities while maintaining quality

to meet the demand for mobile

communications and broadband

services. HERE Cellular Signals

supports and enhances both industries.

By delivering quality data, we

enable personnel to make better decisions,

plan and analyze more precisely,

and respond to events faster.

PAROLE CHIAVE

Internet of Things; telecomunicazioni;

5G; location services.

AUTORE

Massimiliano Arcieri

HERE Technologies – massimiliano.arcieri@here.com

20 GEOmedia n°2-2019


REPORT

Scopri di più

GEOmedia n°2-2019 21


AEROFOTOTECA

L’AEROFOTOTECA NAZIONALE

RACCONTA….. ROGER AGACHE,

IL “FOLLE CHE VOLA”

di Alessandra Dell’Anna

Fig. 1 - Roger Agache in volo sulla Piccardia, 25 marzo 2005. Da

https://commons.wikimedia.org/wiki/

Nella letteratura scientifica

francese e, a buon diritto,

in quella internazionale, il nome

di Roger Agache (1926 - 2011)

è legato alla nascita della fotointerpretazione

in ambito archeologico

(Fig. 1). Nato ad Amiens,

capoluogo della Piccardia nel

nord della Francia, entrò nel

mondo dell’archeologia specializzandosi

in studi preistorici,

dedicandosi all’analisi del paesaggio

solo in un secondo momento,

rispolverando l’interesse

e la curiosità per l’ambiente

rurale in cui era cresciuto da

bambino. Agache aveva trascorso

l’infanzia e l’adolescenza con

i nonni in un piccolo villaggio

di campagna vicino Amiens,

sviluppando un forte senso di

osservazione, di curiosità e di

appartenenza alla sua terra, elementi

che lo accompagneranno

in tutte le ricerche e gli studi.

Uno dei primi lavori, infatti,

fu lo studio dei rifugi sotterranei

costruiti nei piccoli centri

durante la Seconda Guerra

Mondiale.

Laureatosi con un lavoro sul

Quaternario della zona della

Somme, a partire dal 1955-

1956 iniziò ad effettuare i primi

voli sui villaggi della campagna

francese. Nonostante i risultati

non incoraggianti, la sua forte

personalità e la voglia di conoscere

lo portarono ad insistere in

questo nuovo campo di ricerca

che legava il lavoro diretto sul

terreno con l’osservazione dei

siti dall’alto, ponendo le basi

metodologiche in un ambito

che, soprattutto in Francia, era

ancora ai primordi.

Con il bagaglio culturale della

più evoluta fotointerpretazione

inglese cambiò la strategia

di indagine, effettuando voli

mirati su siti archeologici già

noti e scavati da lui stesso, in

particolare quelli neolitici a

Hardivillers nel dipartimento

di Oise, a sud di Amiens.

Dall’aereo Agache intercettò

così le stesse tracce circolari

osservate oltremanica dall’archeologo

inglese O.G.S. Crawford.

Dopo la pubblicazione dei

risultati ottenuti – e l’iniziale

scetticismo da parte del mondo

accademico- nel 1961 ottenne

il riconoscimento di Raymond

Chevallier, antesignano degli

archeologi fotointerpreti, che lo

indirizzò definitivamente verso

la topografia e l’aerofotointerpretazione.

“ Vues aériennes de

la Somme et recherche du passé”

(1962), con 93 fotografie aeree,

è considerata oggi la prima pubblicazione

scientifica francese

in questo ambito di ricerca ed è

stato anche il testo che fece conquistare

all’archeologo un posto

di rilievo nel mondo scientifico

internazionale.

L’esperienza sul campo e nei

cieli francesi portò Agache ad

ampliare le basi metodologiche

della fotointerpretazione.

Concentrando le sue ricerche

nei territori della Francia settentrionale,

geomorfologicamente

particolari per la presenza di

altopiani limosi, egli provò ad

effettuare voli di ricognizione

anche nel periodo invernale

(1963-1964), sfidando le intemperie

e affrontando incidenti di

volo, anche gravi. Tali sacrifici,

tuttavia, ripagarono Agache

che in seguito a queste ripetute

campagne fotografiche scoprì

siti archeologici fino ad allora

mai individuati, tra cui diverse

ville gallo-romane, e quindi

intensificò il suo lavoro con il

supporto dell’archeologo Bruno

Bréart. Con lui pubblicò nel

1975 i due volumi del grande

“Atlas d’Archéologie aérienne de

Picardie”, che raccolgono tredici

anni di ricerche che fruttarono

la scoperta di circa 1000 siti – in

un territorio dove se ne conoscevano

100 – e che, oltre alla

contestualizzazione storica e

cartografica, rappresentano il risultato

tangibile della fotografia

aerea applicata all’archeologia.

Ormai affermato nel mondo

scientifico, Agache continuerà

a studiare ed a pubblicare le sue

ricerche, svolte principalmente

sul territorio della Piccardia,

pubblicando più di 200 articoli

scientifici a sua firma.

Il metodo di lavoro di Roger

Agache si sviluppa nella produzione

di numerose fotografie

aeree per ogni volo; nella ripetizione

delle fotografie in tutte le

stagioni (soprattutto d’inverno);

nel confronto dei dati fotografati

con documenti d’archivio,

compresa la cartografia storica;

nella realizzazione di controlli

sistematici del suolo. Passaggi,

questi, che oggi sono scontati e

consequenziali nella ricerca archeologica

ma che nella Francia

degli anni ‘60 del Novecento

erano veri esperimenti, non

sempre condivisi dall’archeologia

accademica e “tradizionale”.

L’Aerofototeca Nazionale conserva

un fondo, denominato

“Documentazione Estera”, che

22 GEOmedia n°2-2019


AEROFOTOTECA

raccoglie fotografie aeree datate

tra 1930 e 1960, relative a siti

archeologici sparsi nei paesi del

bacino del Mediterraneo, con

qualche sconfinamento nella

zona europea e nelle aree del

Mediterraneo nord-orientale.

Sono testimonianze fondamentali

di una realtà storico-archeologica

di cui oggi, in alcuni

casi, non possiamo più usufruire,

come nel caso dei siti in

Afghanistan o in Libia distrutti

dalle guerre. Nel corso dell’analisi

delle foto di questo fondo,

che ho condotto nell’ambito del

progetto Memorie geografiche.

Un archivio fotografico per la

storia del territorio, diretto da

Margherita Azzari dell’Università

di Firenze in collaborazione

con la Società Geografica

Italiana e ICCD-Aerofototeca

Nazionale, ho riconosciuto un

nucleo di otto immagini scattate

da Agache sulla zona di

Somme (Francia) negli anni ’60

(Fig. 2), ancora più prezioso per

Fig. 3 - «Amiens (Somme). Réapparition d’un bastion losangique, grâce

à des anomalies dans la coloration des céréales (orge). R. Agache ». AFN,

fondo Documentazione, neg. 35399 (didascalia e schizzo a penna sul verso).

Inedita.

le indicazioni

topografiche

scritte sul

retro delle

stampe e

sottoscritte

dall’autore,

che in alcuni

casi ha aggiunto

la descrizione

delle

tracce archeologiche.

Particolari

sono gli appunti

legati

alla tipologia

di traccia che,

a volte, ci dà

anche riferimenti

cronologici relativi ai voli

effettuati dall’archeologo.

Per esempio, Agache scrive di

una “traccia da umidità” evidenziata

dalla rugiada mattutina

che, indirettamente, ci comunica

il momento della giornata in

cui ha scattato le fotografie; o

“tracce chiare” della

Seconda Guerra

Mondiale distinte

da quelle scure di

umidità. Ancora,

tracce archeologiche

di siti già noti, identificati

e annotati

sul momento come

“bastione del 1597”

o riferimenti ai luoghi

della “battaglia

di Crécy del 1346”.

L’aspetto forse più

personale di questi

appunti, però, è costituito

dai disegni

realizzati a matita da

Agache stesso (Fig.

3), schizzi tecnici

che riportano riferimenti

topografici

per una migliore

Fig. 2 - «Noyelles-sur Mer (Somme). Autour du tumulus de Saint-Ouen, cette photo a

permis de découvrir trois fossés circulaires comblés et un enclos rectangulaire. Les anciens

fossés protohistoriques apparaissent en sombre, les tranchées de la dernière guerre

apparaissent en blanc. R. Agache». AFN, fondo Documentazione, neg. 35398. Edita in

Information Archeologique, 1963, fig. 13.

comprensione personale

del territorio

ma che allo stesso

tempo sfociano dalla pura metodologia

nell’intimo pensiero

dello studioso, dando un emozionante

senso di empatia con il

grande ricercatore.

Di queste fotografie quattro

sono state pubblicate in

Information Archéologique,

Gallia Préhistorique 1963,

vol.6; quattro risultano al momento

inedite.

BIBLIOGRAFIA

HJ.C. Blanchet, T. Ben. Redjeb, B. Bréart, Bibliographie

de Roger Agache, in Revue archéologique de Picardie,

3-4, 2011, pp.12-19; R. Fossier, R. Agache, Détection

aérienne de vestiges protohistoriques, gallo-romains et

médiévaux dans le bassin de la Somme et ses abords, in

Annales. Economies, sociétés, civilisations, 26e année,

6, 1971, pp. 1302- 1304 ; R. Regrain, R. Agache, B.

Bréart, Atlas d’archéologie aérienne de Picardie. La Somme

protohistorique et romaine, in Norois, n° 97- 98, Aprile-

Giugno 1978, pp. 301-303. Notizie su Agache anche

in www2.culture.gouv.fr

PAROLE CHIAVE

Roger Agache; fotointerpretazione;

archeologia

AUTORE

Alessandra Dell’Anna

ic-cd.aerofototeca@beniculturali.it

GEOmedia n°2-2019 23


MERCATO

24 GEOmedia n°2-2019


MERCATO

PAKISTAN OCCIDENTALE

Acquisita il 14 aprile 2018 dal satellite Copernicus

Sentinel-2A questa immagine mostra il Pakistan occidentale ed

una importante area umida. Consente di osservare la costa frammentata

che forma parte del delta del fiume Indo. Il delta di un fiume si forma quando i

sedimenti che vengono trasportati dal fiume finiscono per entrare in un corpo d'acqua

stagnante creando un conoide alluvionale, che in questo caso si estende per 150 km lungo la

linea costiera. Il fiume Indo, visibile sulla destra, si snoda attraverso la provincia del Sindh ed Ë

uno dei più lunghi fiumi del mondo: nasce in Tibet e si sviluppa per circa 3000 km prima di riversarsi

nel Mar Arabico. Il delta dell'Indo è formato da torrenti, pantani, paludi ed include la settima foresta

di mangrovie più grande al mondo. In ogni caso, grazie allaumento dei sistemi di irrigazione ed alle dighe

costruite sul corso del fiume, si è ridotto l'ammontare del limo scaricato nel mare, con effetti significativi sulle

mangrovie e sulla comunità locale. Una consistente porzione del delta è scomparsa e la sopravvivenza delle specie

di acquadolce del delta è incluso il delfino del fiume Indo - sono a rischio.Anche responsabile per l'inquinamento è

il porto della città di Karachi, che è parzialmente visibile nell'immagine in alto a sinistra. In alto a destra ci sono due

importanti corpi d'acqua presso il confine con il deserto pietrificato ed entrambi risultano ricchi di vita selvaggia. Il

lago artificiale Haleji, di forma quadrata, venne ampliato nel corso della Seconda Guerra Mondiale, per disporre di

maggiori scorte d'acqua per le truppe. Il lago di acqua dolce sostiene un'abbondante vegetazione acquatica ed ospita

un certo numero di specie di volatili.All'estrema destra il lago di acqua dolce Keenjhar è una delle maggiori sorgenti

di acqua potabile per Karachi, ma anche per Thatta, che si trova a destra della macchia di territorio color giallobeige.

Entrambe i laghi, così come il delta del fiume Indo, sono sedi di aree umide che sono state designate di

importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar, un trattato internazionale per la conservazione e la

sostenibilità di impiego delle aree umide. Sentinel-2 del programma europeo Copernicus è una missione

a due satelliti. Ogni satellite trasporta una camera da ripresa ad alta risoluzione che fornisce immagini

della Terra in 13 differenti bande spettrali. La missione è primariamente utilizzata per tracciare i

cambiamenti nel modo di utilizzo del territorio e per monitorare la salute della nostra vegetazione.

La vegetazione in questa immagine a falsi colori appare di colore rosso.

Traduzione: Gianluca Pititto

Crediti: European Space Agency

GEOmedia n°2-2019 25


MERCATO

TOPCON ANNUNCIA L’UPGRADE DI MAGNET

COLLAGE WEB COMPLETO DI NUOVE OP-

ZIONI DI DELIVERABLE

Topcon Positioning Group annuncia l’ultimo upgrade

di MAGNET Collage Web, il servizio web-based che consente

la condivisione e la collaborazione di set di dati APR

e di scansione. MAGNET Collage Web versione 1.3 è stato

progettato per consentire agli operatori di lavorare con più

tipologie di dati con maggiore flessibilità, compresa la capacità

di importare modelli BIM, oltre a dati CAD e GIS.

I software MAGNET Collage Web e MAGNET Collage

desktop soddisfano le esigenze di gruppi di utenti diversi.

L’ultimo aggiornamento è stato realizzato per soddisfare

le crescenti necessità del segmento di mercato del Vertical

Building Construction, di lavorare in un unico ambiente

software con set di dati BIM, di scansione e APR.

“Adesso gli operatori possono visualizzare e pubblicare modelli

BIM insieme ad altri tipi di dati, direttamente attraverso

il browser web, in modo che siano condivisibili con una

maggiore versatilità,” ha affermato Alok Srivastava, direttore

della gestione dei prodotti. “MAGNET Collage Web può

essere usato per sovrapporre scansioni laser as-built e dati di

progetto per visualizzare le modifiche proposte e individuare

eventuali problematiche costruttive. Il software supporta

i formati OBJ, FBX e 3DS.”

L’upgrade di MAGNET Collage Web include anche una

nuova funzionalità di pubblicazione diretta per file di dati

CAD e GIS attraverso il browser.

“Gli operatori possono ora sovrapporre nuvole di punti 3D

e modelli della realtà con dati di progetto CAD e GIS, incluso

il supporto per i formati DXF, SHP, KML, GML e

GeoJSON,” ha affermato Srivastava.

L’aggiornamento di MAGNET Collage Web presenta inoltre

comandi di condivisione avanzati, inclusa la possibilità

di personalizzare completamente la visibilità dei layer, l’aspetto,

il layout delle finestre, la selezione delle caratteristiche

e la posizione della fotocamera.

“L’aggiornamento dei comandi per la personalizzazione

consente agli operatori di condividere e presentare i propri

progetti esattamente come vogliono, con una moltitudine

di opzioni di visualizzazione, consentendo di evidenziare caratteristiche

specifiche in base alle necessità,” ha affermato

Srivastava.

Inoltre, adesso è possibile accedere a MAGNET Collage

Web attraverso la “barra blu” di Topcon che consente l’accesso

diretto al servizio da qualsiasi sito web Topcon. La barra

degli strumenti universale per la gestione degli account

e delle applicazioni è integrata nella parte superiore delle

pagine web Topcon.

Per maggiori informazioni, visitare topconpositioning.com.

NASCE GEOHUB: UN NETWORK PER LA

SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE E LO SVI-

LUPPO SOSTENIBILE

Telespazio (Leonardo/Thales), e-GEOS (Telespazio/ASI) e

GAF hanno recentemente presentato a Milano un’iniziativa

che riunisce mondo accademico, imprese e start-up.

Telespazio, una joint venture tra Leonardo (67%) e

Thales (33%), e la controllate e-GEOS (ASI/Telespazio)

e GAF hanno recentemente sottoscritto con Politecnico di

Milano, Università “La Sapienza” di Roma, SEELab della

SDA Bocconi e altre

imprese e start-up, il

manifesto costitutivo

di GEOHub, un

network di open innovation

rivolto allo

sviluppo di soluzioni

di geoinformazione

per la protezione

dell’ambiente e lo

sviluppo sostenibile.

L’adesione al manifesto

è avvenuta oggi al Living Planet Symposium, una tra le

più importanti conferenze mondiali sull’osservazione della

Terra, organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA)

presso il Centro Congressi di Milano (MiCo).

GEOHub intende cogliere le opportunità offerte dalla

contaminazione tecnologica e dall’incontro tra il mondo

dei servizi satellitari di geoinformazione e i big data, le

applicazioni di intelligenza artificiale, i servizi su cloud, i

blockchain e la machine learning. L’obiettivo di GEOHub è

fornire servizi innovativi che trasformino i big data spaziali

in applicazioni mirate, tempestive e di facile utilizzo in settori

come la gestione delle emergenze, l’agricoltura di precisione,

il monitoraggio dell’ambiente e delle infrastrutture,

la business intelligence.

Telespazio, e-GEOS e GAF si adopereranno per la crescita

del network GEOHub aggregando ulteriori competenze,

dal mondo accademico a quello dell’innovazione, con l’obiettivo

di ridisegnare nel prossimo futuro il settore della

geoinformazione e identificare strumenti sempre più innovativi

per la difesa del nostro Pianeta.

www.telespazio.com.it

26 GEOmedia n°2-2019


MERCATO

C’è vita nel nostro mondo.

Realizzazione di infrastrutture

dati territoriali (SDI) conformi a INSPIRE

Formazione specialistica su tecnologie

GIS Open Source

INSPIRE Helpdesk

We support all INSPIRE implementers

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www.epsilon-italia.it

www.inspire-helpdesk.eu

NUOVO RICEVITORE GNSS GEOMAX:

ZENITH 40!

Zenith 40 rappresenta il vero fiore all’occhiello dei

ricevitori GNSS GeoMax. Equipaggiata con il motore

di misurazione di ultima generazione NovAtel

e supportando il Precise Point Positioning (PPP) a

convergenza rapida, questa antenna offre il più elevato

livello di tecnologia e soddisfa i più severi standard

militari.

Come NovAtel e TerraStar, GeoMax è membro a

pieno titolo del noto gruppo svedese Hexagon. L’uso

di sinergie, la condivisione di componenti combinata

al potere di collaborare con fornitori di prim’ordine

come per esempio SATEL e la fusione con

l’ampio know-how produttivo Hexagon consente a

GeoMax di offrire prodotti con prestazioni e livelli

di qualità superiori.

Oltre alla sua straordinaria temperatura operativa

compresa tra i -40°C ed i +65°C, lo Zenith 40 è

completamente immune alla polvere, resiste a potenti

getti d’acqua e persino ad immersione temporanea

sott’acqua ed è conforme agli standard internazionali

IP68 e militari.

Traete vantaggio dall’innovativo motore di misurazione

OEM 719 con tutte le funzionalità di NovAtel.

Vi consentirà di ricevere i segnali multi-frequenza da

tutti i sistemi satellitari presenti al mondo. I problemi

di copertura che si verificano ad esempio quando

si lavora sotto gli alberi o i risultati inaccurati causati

dai segnali multipath sono significativamente

mitigati grazie al Q-Lock Pro RTK potenziato di

GeoMax che riduce anche i tempi di preparazione.

Zenith 40 può essere completamente configurata

all’interno del software da campo o con Zenith

Manager, un’applicazione stand-alone disponibile

per i sistemi operativi Windows e Android.

GEOmedia n°2-2019 27


MERCATO

NUOVA PIATTAFORMA WEBGIS DEL

COMUNE DI BRINDISI BASATA SU

TECNOLOGIA PITNEY

Il Comune di Brindisi ha recentemente installato una

nuova piattaforma WebGIS basata su tecnologia Pitney

Bowes denominata Spectrum Spatial Analyst(SSA).

Teodoro Indini, Architetto e Funzionario del Comune di

Brindisi ha detto:

“La nuova soluzione di Pitney Bowes ha ricevuto gli apprezzamenti

sia da parte dei cittadini sia dai professionisti

del Comune di Brindisi che utilizzano questo nuovo

servizio di web mapping. Il motivo è, in parte, il fatto

che le prestazioni del sistema sono molto più veloci. “

“È tra l’80 e il 90 per cento più veloce del nostro sistema

tradizionale. Inoltre l’interfaccia intuitiva della soluzione

consente ai dipendenti, ovunque siano sul territorio

comunale di modificare in totale autonomia le mappe. “

“La persona che effettivamente lavora al problema può

determinare come sarà visualizzato”, continua Indini.

“E gli aggiornamenti vengono distribuiti molto più

rapidamente. Per esempio, ho tracciato un gasdotto in

SSA e nell’arco di un minuto il disegno era disponibile a

tutti gli utenti delle nostre mappe.”

Naviga sul nuovo webGIS del Comune di Brindisi,

www.brindisiwebgis.it

Scopri la tecnologia spectrum spatial analyst di Pitney

Bowes.

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GEOmedia n°2-2019 29


TELERILEVAMENTO

MERCATO

PROGETTO HARMO-DATA:

SCAMBIO, INTEROPERABILI-

TÀ E STANDARDIZZAZIONE

DEI DATI TERRITORIALI

Il progetto Harmo-Data, di cui Insiel

è partner, ha come obiettivo l’armonizzazione

dei dati per la gestione transfrontaliera

del territorio. La standardizzazione dei dati

consente la creazione di basi informative territoriali conformi

alle regole tecniche emanate da AgID e alla direttiva

europea INSPIRE.

L’armonizzazione dei dati per la gestione transfrontaliera

del territorio è stato il tema del progetto Harmo-Data,

inserito nell’ambito del Programma di Cooperazione

Interreg V A Italia - Slovenia 2014-2020 e di cui Insiel

- ICT in-house della Regione Friuli Venezia Giulia - è

partner, su incarico della Direzione regionale centrale infrastrutture

e territorio.

Il progetto è iniziato ufficialmente il 20 settembre 2017

e si concluderà a giugno 2019: tra i risultati ottenuti in

Friuli Venezia Giulia, grazie al prezioso contributo degli

stakeholders che partecipano attivamente ai tavoli dei

workshop tecnici, vi è la realizzazione di un sostanziale

aggiornamento della piattaforma regionale IRDATfvg. La

piattaforma rappresenta uno strumento fondamentale per

la diffusione e la disseminazione dei dati territoriali prodotti

in FVG e per questo è a disposizione di tutti i progettisti

e di coloro che si occupano di programmazione e

gestione del territorio.

La standardizzazione dei dati costituisce, da un lato, la garanzia

dell’interoperabilità transfrontaliera, grazie anche

al supporto al bilinguismo, dall’altro consente la creazione

di basi informative territoriali conformi alle regole tecniche

emanate da AgID e alla direttiva europea INSPIRE.

La disponibilità di uno strumento organizzativo e operativo

favorisce l’interscambio delle informazioni geografiche

in ambito intra ed inter istituzionale, consolidando e facendo

evolvere le soluzioni esistenti nel settore dei Sistemi

Informativi Territoriali.

L’insieme di servizi offerti da

IRDATfvg, nella sua nuova

veste, garantisce a tutti i soggetti

che operano sul territorio

una infrastruttura di accesso

alle informazioni con garanzie

di certezza e unicità sui dati e

di massima interoperabilità: le informazioni territoriali,

le metodologie di armonizzazione dei dati territoriali e i

modelli individuati nel progetto Harmo-Data sono stati

testati ed utilizzati in casi di studio su scenari reali.

Per il Friuli Venezia Giulia è stata implementata un’analisi

comparativa tra i modelli utilizzabili per descrivere i

dati appartenenti alle infrastrutture del sottosuolo che

costituisce il primo elemento in vista della realizzazione

di un catasto delle infrastrutture sottosuolo. Il case study

sull’utilizzo dei modelli AgID e Inspire è stato realizzato

utilizzando i dati dell’infrastruttura in fibra ottica di proprietà

della Regione Friuli Venezia Giulia e i dati delle

reti tecnologiche forniti da altri stakeholder di Progetto.

Ciò dimostra che sono stati colti i vantaggi derivanti dello

strumento anche in termini di risparmio di tempo e denaro

nella gestione/manutenzione/aggiornamento della rete

delle infrastrutture sottosuolo relative alle telecomunicazioni,

con evidenti e immediati benefici sia per i progettisti

che per i gestori delle infrastrutture.

La metodologia di armonizzazione, messa a punto nel

contesto del Progetto Harmo-Data, ha permesso di sistematizzare,

per Regione FVG, il processo di alimentazione

verso il Sistema Informativo Nazionale Federato delle

Infrastrutture (SINFI), come previsto dal Dlgs 33/2016

e dal Decreto attuativo del 11.5.2016, soprattutto considerando

gli obblighi previsti “senza oneri per l’amministrazione”.

Oltre a Insiel, sono partner del progetto: Geodetski

Inštitut Slovenije – GIS , Geodetska Uprava Republike

Slovenije – GURS, Igea doo, Università degli Studi di

Trieste– UNITS, Terre S.r.l.

MONITORAGGIO 3D

GIS E WEBGIS

www.gter.it

info@gter.it

30 GEOmedia n°2-2019

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AMBIENTE

GETAC amplia la propria gamma di prodotti con il nuovo

K120-Ex. Il nuovo Tablet Rugged di Getac favorisce

la socurezza e la produttività negli ambienti pericolosi. Il

tablet fully rugged combina prestazioni di calcolo potenti

con la tecnologia antiesplosiva in conformità alle rigide

norme UE.

Getac ha annunciato il lancio del suo nuovo tablet fully

rugged K120-Ex che garantisce livelli di sicurezza e prestazioni

senza pari agli operatori che lavorano in ambienti

pericolosi.

La trasformazione digitale nel settore industriale ha visto

sostituire i sistemi tradizionali su supporti cartacei con

dispositivi mobile dotati di lettori RFID e scanner di codici

a barre integrati che raccolgono i dati e li gestiscono

in un modo molto più efficiente. Tuttavia, la presenza di

gas infiammabili e di polveri in molti siti industriali crea

un’atmosfera volatile in cui basta una singola scintilla di

un dispositivo elettrico per provocare una grossa esplosione.

Per lavorare in sicurezza in certi ambienti, occorrono

computer speciali che limitano l’emissione di energia

elettrica e termica al di sotto dei livelli di pericolosità ed

eliminano il rischio di scintille.

Combinare potenza e sicurezza

Il K120-Ex combina il celebre tablet K120 di Getac con

la tecnologia antiesplosione in perfetta conformità con le

norme UE in materia di prodotti certificati per l’impiego

in ambienti pericolosi. Il K120-Ex è certificato per l’uso

nelle zone pericolose 2/22 (UE): il risultato è un nuovo

tablet versatile che può essere usato per svolgere compiti

fondamentali in un ampio raggio di ambienti pericolosi.

“Dato che la trasformazione digitale continua a stimolare

il cambiamento in settori quali oil&gas, petrolchimico e

farmaceutico, è sempre più importante e necessario avere

dispositivi in grado di operare in maniera efficiente in

ogni angolo dell’impianto, piattaforma, raffineria o fabbrica”,

dice Rick Hwang, President of Rugged Business

Unit di Getac Technology. “Con il K120-Ex gli operatori

possono lavorare in ambienti pericolosi senza nessun problema,

sapendo di essere protetti dalla tecnologia e dalle

funzioni di sicurezza intrinseca più recenti.”

Potenti e versatili in tutte le condizioni

Il tablet K120-Ex è dotato di un processore Intel Core i5

di 8° generazione e una CPU Quad-core i7 per ottimizzare

le prestazioni, anche quando si utilizzano molteplici applicazioni

simultaneamente. Un ampio schermo full HD

da 12,5” offre la massima versatilità, mentre la tecnologia

Lumibond con funzioni di leggibilità alla luce del sole e

touch con la pioggia e i guanti garantisce visibilità dello

schermo (1200 nit di luminosità) e produttività perfino

nelle condizioni più estreme.

Il K120 è disponibile anche nella versione K120-ANSI

con tutte le certificazioni necessarie per l’impiego in zone

pericolose C1D2 (USA).

Rugged dall’inizio alla fine

Gli impianti industriali hanno norme severe per le attrezzature,

perciò il K120-Ex è conforme agli standard militari

di robustezza MIL-STD-810G e certificati IP65 per la

resistenza all’acqua e alla polvere. Sono inoltre certificati

per resistere alle cadute da 1,80m di altezza e restano pienamente

operativi a temperature fra -21 °C e +63 °C.

Garanzia

Il Tablet K120-Ex beneficia di una garanzia 'Bumper to

Bumper' unica sul mercato, che copre anche i danni accidentali,

per una tranquillità totale.

Getac Technology Corporation, è una sussidiaria chiave

di MiTAC-Synnex Business Group (con ricavi consolidati

per il 2018 pari a 38 miliardi di dollari USA), è stata fondata

nel 1989 come joint venture con GE Aerospace per

fornire prodotti elettronici per la difesa. Le attività di business

di Getac comprendono notebook rugged, tablet PC

rugged e soluzioni video mobili per uso militare, pubblica

sicurezza e per i clienti che operano nei settori delle utilities,

produzione, trasporto e logistica. Le notevoli capacità

di Ricerca e Sviluppo di Getac consentono di offrire un

elevato livello di ingegnerizzazione personalizzata e soluzioni

complete di integrazione hardware-software.

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GEOmedia n°2-2019 31


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MERCATO

GEOmedia n°2-2019 33


REPORT

Enrico Vitelli: a cento

anni dalla nascita

di Attilio Selvini

Alla Sapienza la cattedra di topografia,

subito dopo la seconda guerra

mondiale, era coperta da Giovanni

Boaga. Il grande studioso, che al

tempo era anche Direttore Generale

del Catasto e dei Servizi Tecnici

Erariali, cercava un assistente. Gli

venne presentato un giovane romano,

alto e prestante, brillantemente

laureato in ingegneria, che aveva

servito nel Regio Esercito come

tenente di complemento ed era stato

per breve tempo a Stoccarda per

rapporti con la Wehrmacht. L’incarico

gli venne subito dato, ma poco dopo

l’ingegnere entrò per concorso

nell’Amministrazione catastale,

ove avrebbe poi condotto tutta la

sua carriera. Il giovane era Enrico

Vitelli, classe 1919; servizio militare

a Pavia, ove conobbe una gentile e

bella signorina di ottima famiglia, che

sarebbe divenuta poi la sua consorte.

Fra le figure di spicco della

topografia italiana, Enrico

Vitelli merita una ricordo

particolare, essendo stato

contemporaneamente e frammischiando

le sue attribuzioni,

docente universitario, alto funzionario

dello Stato, direttore

editoriale, ricercatore, storico

della geodesia, presidente di

Società Scientifica: vediamo di

parlarne.

Nel 1951 Giovanni Boaga

decise di ricostituire su altra

forma la SIFIP (Società Italiana

di Fotogrammetria Ignazio

Porro) ampliandola alla topografia,

soprattutto sul suggerimento

di Odoardo Fantini

Bonvicini, allora Direttore

dell’Ufficio Regionale per la

Riforma Agraria del Lazio, e

già Segretario del Sindacato

Fascista Geometri Liberi

Professionisti (Selvini 2012).

Fra i ventidue soci fondatori

della SIFET (Società Italiana di

Fotogrammetria e Topografia)

vi fu anche l’ingegner Enrico

Vitelli (Boaga 1951), allora

già alla Direzione Generale del

Catasto a partire dal 1947. Va

notato che Vitelli fu l’ultimo

del soci fondatori della SIFET

a scomparire, e il primo a reggerne

la presidenza per ben due

volte (dal 1975 al 1978, poi dal

1987 al 1990, allorché gli successe

il professor Carlo Monti).

La carriera di Enrico Vitelli in

Catasto fu lunga e prestigiosa;

nominato Ispettore Generale

Erariale nel 1967, andò fuori

ruolo per limiti di età nel 1981

col grado di Direttore Generale;

ma già dal 1971 al 1986 era stato

dapprima Professore incaricato

e poi associato di Topografia

nella Facoltà di Ingegneria

dell’Università Partenopea.

Nel lontano 1933 era stata

fondata la “Rivista del Catasto

e dei Servizi Tecnici Erariali”,

che nel 1992 diverrà “Rivista

del Dipartimento del Territorio”

e quindi nel 1999 “Rivista dell’

Agenzia del

Territorio”. Di essa diverrà direttore

responsabile nel 1979

Enrico Vitelli, che la lascerà solo

alla sua scomparsa, nell’agosto

del 2009. Vale la pena di parlare

di questa lunga direzione,

anche perché chi scrive ha collaborato

pesantemente proprio

in quel periodo di tempo con

la prestigiosa Rivista, sempre

sostenuto e talvolta sollecitato

bonariamente dal suo eccellente

Direttore. Ben 58 sono i suoi

articoli ivi pubblicati, l’ultimo

Fig. 2 - L’autore e il professor Enrico Vitelli.

34 GEOmedia n°2-2019


REPORT

nel 2010 allorché la Rivista

cambiò veste, contenuto, forma,

direzione e titolo, perdendo lo

smalto ed il prestigio accumulati

in ottant’anni di vita. In

figura 1 la bella e semplice copertina,

rimasta immutata per

ben oltre mezzo secolo.

Si dall’origine la Rivista era

edita dal Ministero delle

Finanze e stampata dall’Istituto

Poligrafico dello Stato; a partire

dal primo cambio di denominazione

venne stampata però da

Poligrafico dello Stato, Zecca

dello Stato e Libreria dello

Stato. Immediatamente dopo

la scomparsa di Vitelli, tutto

mutò: la rivista divenne semestrale

col nome di “Territorio

Italia”, divisa in due parti: la

prima in italiano, la seconda in

lingua inglese, eliminando quasi

del tutto la parte topografica e

dando rilievo a quella estimativa

ed economica. Assunse carattere

“on-line” dal 2015.

Ma torniamo al nostro caro

amico e collega (in figura 2, una

immagine relativa a un convegno

SIFET a Venezia.

Nel 1953 Enrico Vitelli aveva

pubblicato, per i tipi del

Poligrafico dello Stato a Roma,

una pregevole bibliografia delle

pubblicazioni geodetiche

in Italia (Vitelli 1953), più

volte ristampata. Molte le sue

pubblicazioni, sia sulla Rivista

del Catasto che sul Bollettino

della SIFET o altrove. A proposito

della SIFET, Vitelli ne

fu sempre l’animatore, facendo

parte del Coniglio direttivo sin

dalla fondazione. Nominato

presidente, come si disse, nel

1975, succedendo a Gino

Parenti, guidò i convegni della

Società a Mantova, a Bologna,

all’Isola d’Elba e ad Ancona. I

suoi discorsi inaugurali erano

un gioiello: parlava a braccio,

senza l’ausilio di un qualunque

scritto, (così come faceva

anche Cunietti) con la sua

voce tonante e sicura, spesso

interrotta dagli applausi sinceri

degli ascoltatori. In figura 3 la

sua immagine al Congresso di

Varese, nel 1965.

Rieletto presidente nel 1987

divenne poi per acclamazione

socio onorario. Lo si vede in figura

4, fra il professor Riccardo

Galetto, pure lui già presidente

e quindi socio onorario della

Società, e il professor Sergio

Dequal presidente del Comitato

Scientifico.

Lasciato il Catasto come si è

detto nel 1981, restò all’Università

di Napoli sino al 1986,

sempre però dirigendo la Rivista

nella bella sede della Direzione

Generale in Largo Leopardi 5

a Roma. Il suo ufficio per tale

incarico era al pianterreno; lo

si incontrava sino dalle otto del

mattino, attento a curare le bozze

o a leggersi gli articoli appena

arrivati; la figura 5 lo mostra

davanti al suo studio..

Nel 1995, uscì come supplemento

della Rivista del

Dipartimento del Territorio, un

nuovo volume (Vitelli 1954)

nelle cui centocinquanta pagine

Vitelli descrive, con l’aggiunta

di belle immagini a colori, il

lungo viaggio che a partire da

due millenni prima della nostra

era e sino alla fine del secolo

ventesimo, l’uomo ha fatto

per definire al meglio forma e

dimensioni del pianeta su cui

vive.

Vissuto in un’epoca di pesanti

cambiamenti nelle discipline

del rilevamento e della rappresentazione,

Enrico Vitelli fece

molto per adeguare le dotazioni

strumentali degli Uffici Tecnici

Erariali, distribuiti su tutte le

allora novanta provincie italiane,

alla realtà innovativa del

tempo. Vennero equamente

distribuiti teodoliti digitali

e distanziometri elettronici,

organizzando adatti corsi di

aggiornamento per il personale

Fig. 3 - Enrico Vitelli a Varese.

tecnico degli uffici centrali e

periferici.

Negli anni Settanta e proprio

a proposito del contatto con

la nuova realtà strumentale sia

in topografia che in fotogrammetria,

avevo accompagnato

con la mia Giulia Alfa Romeo

l’amico e l’allora suo collaboratore

(che poco più oltre

Fig. 4 - Da sinistra, Galetto, Vitelli, Dequal, Fra i primi

due, in seconda fila, l’autore.

GEOmedia n°2-2019 35


REPORT

diverrà Direttore Generale!)

Carlo Maraffi alla Carl Zeiss di

Oberkochen; Enrico era quasi

sessantenne e fu proprio in tale

occasione che mi raccontò del

suo breve periodo nel Baden

Württemberg, quale ufficiale

del Regio Esercito, ricordando

le bellissime colline intorno a

Stoccarda.

Vittima di una brutta caduta,

con frattura del femore, non

appena dimesso dall’ospedale

Enrico Vitelli rientrò al suo

lavoro di direttore della Rivista;

gli era stata messa a disposizione

un’automobile di servizio

che gli rendeva meno faticoso

l’usuale percorso coi mezzi pubblici.

La notizia del tutto inaspettata

della sua scomparsa, arrivò a

chi scrive ora questa breve nota,

dalla fedelissima segretaria di

Enrico Vitelli, Maria Gabriella

Cusmano. Nulla avevo saputo

dell’insorgere della neoplasia,

così rara nelle persone anziane:

ne rimasi sinceramente addolorato.

La notizia mi venne data

ad esequie avvenute e non mi

restò che scrivere una lunga

lettera di compianto alla cara

signora Vitelli.

BIBLIOGRAFIA

Selvini, Attilio (2012) Appunti per una storia della topografia

in Italia nel XX secolo. Maggioli ed., Santarcangelo di Romagna,

2012.

Boaga, Giovanni (1951) Costituzione e attività iniziale della

Società Italiana di Fotogrammetria e Topografia. Boll. SIFET,

Roma, n* 1/1951,

Vitelli, Enrico (1953) Bibliografia geodetica italiana. Ist. Pol.

Stato, Roma 1953.

Vitelli, Enrico (1955) La ricerca della forma e delle dimensioni

della Terra attraverso i tempi. Roma Ist, Pol, dello Stato,

1955.

PAROLE CHIAVE

Enrico Vitelli; SIFET; Fotogrammetria

ABSTRACT

At Sapienza the chair of topography, immediately after the

Second World War, was covered by Giovanni Boaga. The

great scholar, who at the time was also Direttore Generale

del Catasto e dei Servizi Tecnici Erariali, was looking for an

assistant. He was introduced to a young Roman, tall and

handsome, brilliantly graduated in engineering, who had

served in the Royal Army as a lieutenant and was briefly

in Stuttgart for relations with the Wehrmacht. The assignment

was immediately given to him, but shortly after the

engineer entered in the cadastral administration, where he

would then conduct his entire career. The young man was

Enrico Vitelli, born in 1919; military service in Pavia, where

he met a kind and beautiful young lady of excellent family,

who would later become his wife.

AUTORE

Attilio Selvini

Attilio.selvini@polimi.it

Presidente della SIFET

dal 1990 al 1993.

Sottocontrollo

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36 GEOmedia n°2-2019


REPORT

GEOmedia n°2-2019 37


REPORT

Dashboard webGIS per omogeneizzare ed

analizzare gli Open Geo Data dei piani di assetto

territoriale, idrogeologico e paesaggistico nel Lazio

di Andrea Spasiano, Fernando Nardi

L'articolo si sofferma sulla soluzione

GIS presentata nella sessione

Rigenerazione ambientale e urbana

dell'ultima Conferenza ESRI, quale

attività compiuta dal centro di

ricerca WARREDOC-Università per

Stranieri di Perugia sul tema GIS/

open data science.

La rigenerazione urbana

e territoriale è un tema

rilevante nell’ambito delle

pianificazioni strategiche del territorio

e delle attività ad impatto

ambientale e socio-culturale che

caratterizzano la matrice uomoecosistema

urbano. Il recupero

degli spazi in stato di abbandono

o degrado passa anche attraverso

un’adeguata conoscenza degli

assetti ambientali, paesaggistici

e dei fattori di rischio. In questo

senso ogni intervento di rigenerazione

deve tenere conto dei

potenziali impatti sugli equilibri

ecosistemici, insediativi e socioculturali

che caratterizzano le

forme del paesaggio. In base al

Codice dei Beni Culturali e del

Paesaggio (D.lgs. 42/2004), il

paesaggio è inteso come “territorio

espressivo di identità, il cui

carattere deriva dall’azione di

fattori naturali, umani e dalle

loro interrelazioni” (Art. 131,

comma 1 del D.lgs. 42/2004),

recependo così gli orientamenti

della Convenzione Europea del

Paesaggio (2000) che pone il

paesaggio al centro delle strategie

di recupero degli spazi urbani.

Nell’ambito delle pianificazioni

strategiche di livello locale (tra

cui i piani paesaggistici territoriali

regionali e Piani di Assetto

Idrogeologico-PAI), il paesaggio

diventa un fattore strategico

d’indirizzo decisionale al pari

dei fattori di rischio. I vincoli

territoriali sono così definiti a

tutela delle aree particolarmente

espressive sotto il profilo estetico-identitario

e suscettibili sul

piano dei rischi idrogeologici,

ma allo stesso tempo costituiscono

uno strumento gestionale per

definire future strategie per la

riqualificazione e la valorizzazione

del territorio a livello locale.

Open Geo Data e strumenti

GIS costituiscono un supporto

fondamentale per amministrazioni

regionali e locali nella loro

attività di ricognizione e valorizzazione

dei beni ambientali e

culturali e di gestione delle strutture

e delle dinamiche insediative

sul territorio. L’importanza

degli open geo data – ossia dati

geospaziali liberamenti fruibili

– trova riscontro nella loro crescente

disponibilità tramite piattaforme

web istituzionali in cui

le Pubbliche Amministrazioni

rilasciano i propri dati prodotti

nell’ambito delle loro attività

di pianificazione, gestione e

governo del territorio. Il rilascio

di dati geospaziali da parte delle

Regioni e degli Enti Locali

amplia gli orizzonti della ricerca

scientifica, delle attività professionali

e aziendali, oltre che

rendere più trasparente e aperto

il rapporto tra cittadini ed enti

territoriali. Tuttavia, le differenti

modalità di produzione e

rilascio dei dati – che variano a

seconda delle amministrazioni

regionali e locali – comportano

spesso differenze notevoli nella

strutturazione e nell’accuratezza

degli open geo data liberamente

fruibili. Tali differenze possono

costituire un ostacolo per analisi

dettagliate e comparative su più

livelli di scala o contesti territoriali

differenti.

In questo ambito si inseriscono

38 GEOmedia n°2-2019


REPORT

gli esiti di un’attività di ricerca

promossa dal centro di ricerca

sulle risorse idriche dell’Università

per Stranieri di Perugia,

il Water Resources Research

and Documentation Center

(WARREDOC) orientata allo

sviluppo di una soluzione verticale

GIS sviluppata su piattaforma

ESRI Arcgis Online per la

mappatura ed analisi integrata

delle informazioni geospaziali

derivanti da diversi piani di assetto

territoriale, idrogeologico e

paesaggistico. Obiettivo specifico

è quello di trasferire le conoscenze

e le tecnologie sviluppate in

ambito di ricerca scientifica per

fornire uno strumento di supporto

a pianificatori e decisori

nella loro attività di gestione,

efficientamento e riqualificazione

del territorio e degli spazi urbani.

A tale scopo è stato sviluppato

un applicativo web per la visualizzazione

e l’interrogazione

di dati geospaziali afferenti ai

diversi piani di gestione del territorio

in vigore nella Regione

Lazio. Il prototipo illustrato

in questa sede mostra quindi

le caratteristiche e potenzialità

della soluzione, integrando dati

geospaziali sul Piano Territoriale

Paesaggistico Regionale

(PTPR) e del Piano di Assetto

Idrogeologico (PAI).

La realizzazione del prototipo ha

seguito una precisa procedura

metodologica appositamente

implementata e finalizzata alla

raccolta di open geo data disponibili

sul portale regionale Open

Data Lazio e all’omogeneizzazione

delle informazioni. Per

omogeneizzazione si intende il

processamento di strati informativi

eterogenei per tipologia di

dato (raster o vettoriali) per scala

e risoluzione spaziale o per proiezione

cartografica di riferimento

al fine di poterli rendere efficacemente

consultabili ed interrogabili

in un unico layout cartografico.

L’attività di processamento

ed omogeneizzazione

ha prodotto

sei strati

informativi

univoci:

1. Acqua -

Coste marine

(costa mare)

2. Verde - Aree

protette (aree

protette, zone

umide, Zone

di Protezione Speciale e Siti

d’Importanza Comunitaria)

3. Verde - Foreste e Boschi (vegetazione

boschiva)

4. Archeologia (aree archeologiche,

fasce rispetto linee e

punti archeologici)

5. Aree di interesse pubblico

(aree vincolate ai sensi dell’art.

136 D.Lgs. 42/2004)

6. Acqua - Fiumi, laghi (fasce

PAI, coste dei laghi)

Il prodotto finale restituisce una

mappatura integrata e dinamica

su diversi livelli di scala di rappresentazione

di tutti gli elementi

ambientali, culturali e di valore

estetico-percettivo costituenti

il paesaggio laziale, associati alle

aree indicate dal PAI a rischio

idrogeologico. Ad un livello di

scala più dettagliato vengono

visualizzati gli elementi puntuali

(siti archeologici, geositi, sorgenti,

punti panoramici) elencati

come siti d’interesse naturalistico

e culturale. L’applicativo inoltre

consente all’utente di interagire

con la mappa attraverso:

4Pop-up descrittivi degli elementi

visualizzati in mappa;

4Widget grafici dinamici e interagenti

con l’estensione della

mappa e con l’origine dei dati

assegnata;

4Strumenti personalizzati di

query ed esportazione dei dati

selezionati.

Il prototipo qui presentato è stato

impostato sul singolo contesto

del Lazio, ma sono in fase di lavorazione

estensioni del modello

ad altri contesti regionali.

L’applicazione, che è in attesa

di essere inserita all’interno

dell’ArcGIS Living Atlas of

the World, è stata oggetto del

premio Geobservatory 2018

riconosciuto in occasione della

Conferenza ESRI Italia tenutasi

a Roma tra il 16 e 17 maggio

2018. Nell’edizione del 2019 è

stata presentata una versione aggiornata

della soluzione nella sessione

di Rigenerazione ambientale

e urbana. La soluzione verrà anche

presentata a San Diego (Stati

Uniti) per la 2019 ESRI User

Conference nell’ambito del programma

Young Scholar Awardee

promosso da ESRI Italia.

È possibile consultare l’applicazione

attraverso questo LINK.

I dettagli tecnici e metodologici

sono invece riportati all’interno

degli Atti della Conferenza ESRI

Italia 2019.

PAROLE CHIAVE

GIS; open data; WARREDOC; esri; arcGIS

ABSTRACT

The article focuses on the GIS solution presented in the

Environmental and Urban Regeneration session of the last

ESRI Conference, as an activity carried out by the WARRE-

DOC research center on GIS / open data science.

AUTORE

Andrea Spasiano

andrea.spasiano@unistrapg.it

Fernando Nardi

fernando.nardi@unistrapg.it

WARREDOC-Università per Stranieri di Perugia

GEOmedia n°2-2019 39


ASSOCIAZIONI

REPORT

64° CONVEGNO NAZIONALE SIFET:

GEOMATICA IN

CONDIZIONI COMPLESSE

19-21 GIUGNO 2019 VENEZIA

Geomatica in condizioni

complesse, unconventional

positioning and mapping,

marine surveying, gnss positioning

sono gli argomenti

del 64° Convegno nazionale

della SIFET (Società Italiana di

Fotogrammetria e Topografia)

che si terrà alla Università IUAV

di Venezia – sede dei Tolentini

nei giorni 19-20-21 giugno

2019.

Argomenti del convegno

Con l’obiettivo di consentire

un’ampia discussione scientifica e

tecnica su tecnologie, strumenti

e metodi attuali, SIFET propone

sessioni tematiche che illustrano

le attività di ricerca oggi in

atto, sia a livello nazionale che

internazionale, e le importanti

ricadute che tali ricerche hanno

e avranno a livello professionale

nelle attività di rilevamento e

monitoraggio di ambienti naturali,

strutture ed infrastrutture in

contesti urbani ed extra-urbani.

Venezia, sede della 64° edizione

del Convegno Nazionale SIFET,

nella sua unicità mondiale è

rappresentativa anche di molte

condizioni complesse per il rilevamento

geomatico, di grande

interesse scientifico e applicativo.

La 64° edizione 2019 sarà strutturata

in sessioni tematiche che

riguarderanno le seguenti filiere

produttive e decisionali:

1.Unconventional Positioning

and Mapping

2.Marine Surveying

3.GNSS positioning

Accanto alle sessioni tematiche,

anche quest’anno si propongono

due sessioni speciali.

La sessione ditte è organizzata

in modo pratico-applicativo

mediante un completo processo

di rilevamento applicato. La sessione

inizia “in campo”, in cui le

ditte intervenute possono applicare

le tecniche e gli strumenti di

cui dispongono. La sessione prosegue

il giorno dopo con la fase

“elaborazione” che permetterà di

mostrare le soluzioni per il data

processing proposte dalle ditte.

La sessione benchmark, quest’anno,

è dedicata al rilievo di siti archeologici

sommersi. La partecipazione

a queste attività è aperta

a tutti e prevede una registrazione

gratuita con comunicazione

del software e delle modalità che

si intendono seguire.

Il Convegno SIFET 2019, in

prosecuzione con l’esperienza positiva

degli scorsi anni, propone,

inoltre, dei seminari per i professionisti.

Anche quest’anno, verranno

proposti il Premio Poster ed il

Premio Giovani Autori provenienti

dagli ambiti professionali,

formativi e della ricerca, giunto

ormai alla VII edizione.

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REPORT

Descrizione di un flusso di lavoro per il

rilievo tridimensionale di manufatti di

ingegneria civile a supporto dello studio

delle patologie edilizie e strutturali

di Nicola Santoro

Descrizione di una tecnica ibrida

per la registrazione automatica

delle immagini RGB catturate

con drone e fotogrammetria di

prossimità, immagini termiche e

laser scanner 3D. Restituzione

automatica dei rilievi degli

ammaloramenti del manufatto in

abachi e tabelle a partire dalla

nuvola di punti, rappresentazione

e misura automatica degli stati di

avanzamento dei lavori.

Recentemente mi è stato chiesto

da colleghi funzionari pubblici

di altre amministrazioni di

studiare un flusso di lavoro a

supporto del rilievo di ponti e

gallerie stradali nell’ambito di

attività di indagine delle patologie

dei manufatti, con approccio

innovativo.

Da circa 8 anni svolgo l’attività

di ricercatore indipendente nel

settore della computer vision,

della tomografia tridimensionale

sia industriale che medicale,

della programmazione orientata

al rilievo tridimensionale e alla

fotogrammetria oltre all’attività

di tecnico in un ente locale. I risultati

raggiunti vengono di volta

in volta inseriti nell’attività di

progettazione e direzione lavori

a servizio dell’ente pubblico

per il quale lavoro da 17 anni,

adottando metodi innovativi e

testando l’efficacia dei risultati

sul campo.

Tuttavia, elaborare un nuovo

metodo di indagine che si

integrasse con i metodi tradizionali,

che fosse efficace e

relativamente economico è

stata una sfida non facile. Si è

trattato di “reingegnerizzare” e

proporre qualcosa di nuovo e

42 GEOmedia n°2-2019


REPORT

mai sperimentato

prima su larga scala

in Italia nel settore

pubblico e mettere

gli operatori di altre

amministrazioni

nella condizione di

avere un censimento

esaustivo dello stato

di degrado delle

infrastrutture in gestione.

Immaginando le

aspettative dei colleghi

da definire nella

formulazione di un

capitolato estremamente

complesso

e primo in Italia

nel suo genere, che

prevedeva il rilievo

come parte integrante

di un flusso di

lavoro BIM, è nata l’idea di utilizzare

la fotogrammetria RGB-

Infrared, la tecnologia laser

scanner tridimensionale, l’intelligenza

artificiale e numerose

macchine per il rilievo costruite

e testate negli ultimi anni di

attività professionale seguendo

un approccio completamente

integrato e coerente.

Avendo avuto una consolidata

esperienza legata alla fotogrammetria,

recentemente approdata

alla macro e micro fotogrammetria,

all’uso del laser scanner 3D

e allo sviluppo delle tomografie,

ho pensato di proporre un flusso

di lavoro che unisse questi

mondi, ma con approccio totalmente

integrato, senza alcuna

soluzione di continuità. Del

metodo proposto ho già avuto

modo di parlare in un recente

contributo su questa rivista

(GEOmedia 1-2019).

L’idea di un approccio “ibrido”

è nata dalla considerazione che

utilizzando tecnologie in uso in

altri settori avrei ottenuto delle

ricostruzioni che si sarebbero

spinte a particolari a volte impossibili

da catturare da uno

scanner (si pensi ad esempio alla

ispezione dei giunti dei ponti o

alle ricostruzioni di spazi ristret-

GEOmedia n°2-2019 43


REPORT

ti come sistemi di tubazioni,

ecc), infittendo la nuvola e/o

estendendola grazie alla versatilità

dei sensori fotografici. Avrei

inoltre avuto il vantaggio di ottenere

modelli mesh texturizzati

di qualità fotografica utili nel

flusso di lavoro che intendevo

proporre e per i quali vi era interesse

professionale nel settore

delle indagini delle patologie

dei manufatti.

La sapiente miscelazione della

foto RGB e di quella all’infrarosso,

inserita in un flusso

fotogrammetrico, ha dato negli

scorsi anni risultati incoraggianti

che hanno poi permesso

di giungere agli studi illustrati

nelle tavole proposte.

L’intelligenza artificiale introdotta

di recente in numerosi

settori tecnici ha aiutato moltissimo

anche il fotogrammetrista,

riuscendo ad eseguire

sui dataset fotografici alcune

elaborazioni con una velocità ed

affidabilità e con risultati davvero

sorprendenti.

Le tavole proposte sintetizzano

l'uso di alcune tecniche di

acquisizione utilizzate con lo

scopo di documentare lo stato

di degrado di ponti e gallerie. Il

flusso di lavoro è completamente

automatizzato e permette di

44 GEOmedia n°2-2019


REPORT

restituire in report i distacchi,

le venute d'acqua, i quadri

fessurativi.

Le esperienze sono state fatte

finora con diversi laser scanner,

tra cui il Leica Blk 360,

Leica Scanstation P40, Faro X

130, a cui di recente si è aggiunto

il Topcon Gls 2000.

Le attrezzature fotografiche

utilizzate: Canon serie Eos

750D, Nikon d330, aste

telescopiche in carbonio fatte

costruire su specifiche di

progetto, macchine fotogrammetriche

costruite ad hoc per

l’esecuzione dei rilievi fino

ad una altezza massima 13,80

metri.

Programmi utilizzati:

cloudcompare, il restante flusso

fotogrammetrico e l'algoritmo

di Deep Learning e' stato sviluppato

in proprio.

La piattaforma realizzata è stata

da me chiamata Point Mesh

Studio.

ABSTRACT

Description and graphic illustration of an hybrid technique for the automatic registration of RGB images

captured with drone and proximity photogrammetry, thermal images and 3D laser scanner. Automatic restitution

of reliefs of the deterioration of the building in schedules and tables starting from the point cloud,

representation and automatic measurement of the progress of the works. Using AI during acquisition and post

processing of datasets.

PAROLE CHIAVE

Rilievo tridimensionale; fotogrammetria; intelligenza artificiale; infrastrutture; patologie

AUTORE

Nicola Santoro

nikkosantoro@gmail.com

Tecnico presso il Comune di Erba (CO)- Expert Generalist. Geomatica, sim. multifisica,

Image Analisys Consulting. Bim Surveying.

Via Indipendenza, 106

46028 Sermide - Mantova - Italy

Phone +39.0386.62628

info@geogra.it

www.geogra.it

GEOmedia n°2-2019 45


AGENDA

19 – 21 Giugno

64° Convegno Nazionale

SIFET

Venezia

www.sifet.org

25 – 26 Giugno

12° Workshop Telematico

AIT-ENEA

Bologna

www.geoforall.it/kr38f

26-28 Giugno 2019

Time in Space 2019

Pisa

www.geoforall.it/krhuh

1-5 Settembre 2019

27th international CIPA

symposium

Avila (Spagna)

www.cipa2019.org

16 - 17 September 2019

EVALUATION AND

BENCHMARKING OF

SENSORS, SYSTEMS AND

GEOSPATIAL DATA IN

PHOTOGRAMMETRY

AND REMOTE SENSING

Warsaw (Poland)

www.geoforall.it/kr6h3

18-20 settembre 2019

XII RemTech Expo

Ferrara

www.geoforall.it/kqx6wCA

19-20 settembre

PIA19 - Photogrammetric

Image Analysis 2019

Munich (Germany

www.geoforall.it/kqdw6

17-19 Settembre

Intergeo

Stuttgart (Germany)

https://www.intergeo.de/

23-27 settembre 2019

DigitalEarth2019

Firenze

www.geoforall.it/kq6uq

3-5 ottobre 2019

12th EARSeL Forest Fires

SIG Workshop

Roma

www.geoforall.it/krud9

18-20 ottobre 2019

Technology for All 2019

www.technologyforall.it

Roma

24-26 Ottobre 2019

SAIE 2019

Bari

www.saiebari.it/it

2019

ROMA 18-20 OTTOBRE

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