Archeomatica_2_2019

mediageo
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ivista trimestrale, Anno X - Numero 2 GIUGNO 2019

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Proximal Remote Sensing

e Spatial Analysis a Pompei

GIS per beni intangibili

Rilievo Fotogrammetrico e Intelligenza Artificiale

Applicazione e Monitoraggio di miscele biocide

Geoarcheologia a Le Castella

www.archeomatica.it


EDITORIALE

Fotogrammetria e Intelligenza Artificiale for All

La recente esplosione delle tecniche di Intelligenza Artificiale (AI), basata sull’apprendimento della macchina

verso applicazioni dirette alla documentazione e riproduzione, sta portando risultati sempre più soddisfacenti dal

punto di vista della qualità.

Le attuali tendenze vogliono vedere la AI per i Beni Culturali sulle analisi predittive, il riconoscimento

archeologico dei frammenti ceramici, l’attribuzione delle opere, ma quello che veramente può fare la differenza

è la possibilità di cercare informazioni all’interno di diverse banche dati traendone risultati che possano essere

analizzati, valutati e selezionati dalla mente umana che così impartirà alla macchina istruzioni di classificazione

delle informazioni che aiuteranno anche l’intelligenza artificiale a crescere.

Un esempio in questo campo è la frontiera di un progetto che si sta sviluppando all’interno delle banche dati

della Sovrintendenza del Comune di Roma, dove un’intelligenza artificiale creerà le condizioni per cercare le

informazioni di interesse dell’utente su decine di banche dati, normalmente aggiornate e popolate dagli addetti

del settore, che verranno interrogate per fornire risposte senza archiviare nuovi dati, ma solo attribuendo

criteri di affidabilità alle informazioni restituite, in funzione di come studiosi, ricercatori o normali cittadini

preleveranno i risultati.

Un altro aspetto in cui la AI sembra poter dare risposte coerenti è quella della analisi applicata al mondo della

scansione tridimensionale della realtà, attivando un confronto analitico tra lo stato dell'arte in materia di

fotogrammetria negli algoritmi di scansione 3D, attraverso una macchina che riesce autonomamente a classificare

i dati ed a strutturarli gerarchicamente, trovando quelli più rilevanti e utili alla risoluzione del problema

(esattamente come fa la mente umana), migliorando le proprie prestazioni con l’apprendimento continuo.

Una dimostrazione è riportata nell’articolo sulla tecnica di rilievo fotogrammetrica supportata da un algoritmo

di intelligenza artificiale di Nicola Santoro. L’algoritmo può essere allenato, a seconda dell'oggetto della

scansione, su specifici ambiti di ricerca, medicale, artistico, paesaggistico, ingegneristico e architettonico, con

un apprendimento profondo che aiuta il fotogrammetrista a catturare l'oggetto del rilievo a strati incrementali,

consentendo di spaziare dalla scala reale ad ingrandimenti fino a 500 x, ottenendo un livello di dettaglio che può

spingersi fino a consentire indagini sullo stato di degrado dei materiali strutturali.

Di certo l’analisi statistica è alla base di tali algoritmi, i cui risultati possono essere affidabili nell’ambito di

un’incertezza che nel campo della misura si definisce con un certo grado percentuale. Come è difficile poter

definire il valore vero di una misura effettuabile solo con strumenti non perturbati da fattori interni sistematici o

casualmente esterni, anche il risultato del lavoro dell’Intelligenza Artificiale, sempre relativo a quanto la mente

umana ha progettato, è affidabile in termini di valori percentuali che possono crescere ma mai arrivare a dare

una certezza di affidabilità del valore assoluto ricercato.

Di certo in questo confronto si libera la potenzialità della fotogrammetria che integra le nuvole di punti

direttamente rilevate, con nuovi punti originati da immagini con le procedure matematiche di algoritmi

fotogrammetrici classici o algoritmi di nuova tendenza spesso derivati dalle esigenze di costruzione di mondi

virtuali del cinema come quelli dello Structure from Motion.

E l’integrazione ottimale di questi due mondi si sta affacciando con i nuovi Smartphone dotati di camera ToF

Time-of-Flight, un sensore di profondità che utilizza i raggi infrarossi per stimare la distanza dagli oggetti nel

suo campo visivo. Questo è paragonabile al processo utilizzato per creare immagini 3D con laser scanner, ma le

misurazioni sono prese con lunghezze d'onda infrarosse, forse con precisioni inferiori al laser. Il nome Time-of-

Fligt si riferisce al tempo impiegato da un raggio infrarosso per essere inviato e restituito al sensore dopo aver

colpito un oggetto. Poiché la velocità della luce è costante, il dispositivo è in grado di calcolare quanto è lontano

un oggetto basandosi sulla misura del tempo di ritorno del raggio. Una tecnologia non nuova, già presente nei

progetti degli anni ’80, che ora finalmente si affaccia su strumenti alla portata di tutti sfruttando un potenziale

di elaborazione che aggiunge funzionalità significative con costi minimi.

Technology for All, appunto.

Buona lettura,

Renzo Carlucci


IN QUESTO NUMERO

DOCUMENTAZIONE

6 GIS e Beni Culturali: beni

tangibili e beni intangibili

di di Caterina Gattuso,

Philomène Gattuso, Atanasio Pizzi,

Valentina Roviello

In copertina il calco di una vittima dell'eruzione

del Vesuvio, 79 a.C., Pompei, nominata

come "the most valued image on Commons

within the scope: The Sitting Man, Pompeii.

Reason: This is the plaster cast of a victim of

the 79 a.C. eruption of the Mount Vesuvius in

Pompeii, Campania, Italy. Almost 2000 years

later, I find this disturbing and impressive.

Very moving too. Best in scope IMO. Geolocalized.

Jebulon" Questa immagine è stata

selezionata come "picture of the day" su Wikimedia

Commons il 24 Luglio 2018.CC0 1.0

Universal (CC0 1.0) Public Domain Dedication.

12 Proximal Remote Sensing

e Spatial Analysis per la

Conservazione delle Pitture

Parietali Pompeiane - Il Caso

del Gymnasium

di Maria Danese, Maria Sileo,

Rosa Lasaponara, Nicola Masini

3DTarget 2

Codevintec 33

Geogrà 41

Geomax 47

Leica 17

Profilocolore 46

Stonex 19

TECHNOLOGYforALL 23

28 Descrizione di una

Tecnica di Rilievo

Fotogrammetrica

supportata da un

Algoritmo

di Intelligenza

Artificiale

di Nicola Santoro

Testo 11

Topcon 27

Virtualgeo 48

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Anno X, N° 2 - GIUGNO 2019

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore

Renzo Carlucci

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doMeniCo santaRsieRo

domenico.santarsiero@archeomatica.it

luCa papi

luca.papi@archeomatica.it


RESTAURO

30 Applicazione e Monitoraggio di

miscele biocide per pulitura di

superfici attaccate da patina biologica

di Eleonora Marconi, Adele Galetti, Francesco

Geminiani

RIVELAZIONI

34 Nuovi studi di

geoarcheologia a Le

Castella (KR)

di Maurizio Ponte, Giuseppe

Ferraro, Alma Floro, Salvatore

Medaglia, Pierpaolo Pasqua

RUBRICHE

20 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato

dell'Arte

23 TECHNOLOGY

forALL

42 AGORÀ

Notizie dal mondo delle

Tecnologie dei Beni

Culturali

43 RECENSIONE

46 EVENTI

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Archeomatica è una testata registrata al

Tribunale di Roma con il numero 395/2009

del 19 novembre 2009

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Data chiusura in redazione: 30 agosto 2019


DOCUMENTAZIONE

GIS e Beni Culturali:

beni tangibili e beni intangibili

di Caterina Gattuso , Philomène Gattuso , Atanasio Pizzi , Valentina Roviello

Nel relazionare informazioni e

dati reali, espressi sotto forma

di simboli, riguardanti un

luogo geografico riportato su

mappe in scala, la cartografia

offre la possibilità di operare

specifiche elaborazioni a

fini conoscitivi, che possono

estendersi non solo nello

spazio, ma anche nel tempo.

Fig. 1 - Mappa della colonia di Vulturnum: rielaborazione

È

noto che un GIS (Geographic Information System)

permette di sovrapporre diversi tematismi

o livelli informativi per produrre nuove informazioni

e quindi dati utili per la gestione del territorio.

La sovrapposizione (overlay) delle carte storiche con

quelle più recenti consente di tracciare l’evoluzione

fisica, ambientale e culturale di un determinato territorio.

Le informazioni in tal modo acquisite diventano quindi

di riferimento sia per il patrimonio dei beni culturali

di tipo tangibile costituito dal patrimonio monumentale

ed archeologico, sia per il patrimonio di tipo

intangibile, quale è la cultura arbëreshë solidamente

radicata sul territorio dell’Italia meridionale.

I dati territoriali incrociati e posti a confronto, con

l’utilizzo di un software GIS, possono fornire importanti

riferimenti concernenti i beni tangibili per la

gestione e la valorizzazione del patrimonio materiale

esistente in una macro-area definita. Nel caso di

beni intangibili invece diverranno fondamentali per

la stesura dei contenuti di una “carta per la tutela”

quale ad esempio quella di una determinata minoranza

storica linguistica che presenta nuclei diffusi sul

territorio.

BENI TANGIBILI E AREE ARCHEOLOGICHE

La colonia di Vulturnum prende il nome dal fiume che

attraversa buona parte della pianura campana. L’area

in esame è stata a lungo oggetto di studi multidisciplinari,

volti:

4 alla ricostruzione della stratigrafia del sottosuolo,

che nel tempo è stato condizionato da frequenti

variazioni eustatiche e da eventi vulcanici, con conseguenti

interdigitazioni di depositi di ambiente marino,

alluvionale, vulcanico, e la formazione di una

circolazione idrica sotterranea superficiale (Sacchi

M. et al., 2014, Amorosi A. et al., 2012);

4allo studio dell’uso del suolo e della geo-morfologia

costiera dall’antichità ad oggi, ossia lo studio dei processi

di tipo naturale o antropico che hanno determinato

l’ evoluzione del territorio e della costa (D’Ambra

G. et al., 2009, Ruberti D. et al., 2008);

4allo studio delle popolazioni floristiche e faunistiche

che popolano l’area, mirato alla conservazione del paesaggio,

conferendole un’importanza non solo a livello

naturalistico, ma anche ecologico (l’Oasi dei Variconi e

la Pineta di Castel Volturno) (D’Ambra G. et al., 2005).

6 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 7

Pochi studi sono stati condotti su quest’area, per la ricerca

dei siti di interesse archeologico mirati alla loro conservazione.

Tuttavia, dalla ricerca bibliografica ne emerge uno

molto dettagliato (Crimaco L., 1991), nel quale viene sviluppata

in modo dettagliato una applicazione GIS (Roviello

V. 2008). Si racconta che, dove sorge ora il centro di Castel

Volturno, nell’antichità sorgeva la colonia romana di Vulturnum.

Alcuni autori come Varrone, più tardi Plinio e Pomponio

Mela, la definiscono come un oppidum, altri la annoverano

semplicemente perché sorgeva nei pressi del mare

o nei pressi del fiume Volturno, ma essa non è menzionata

in alcuna fonte di età tarda. Fondata nel 194 a.C, fu sede

episcopale, come sembrano confermare alcuni documenti

dell’età di Papa Simaco (498-514) e anche una lettera attribuita

a Papa Pelagio I (551-556). La diocesi di Vulturnum

rimase ancora attiva durante il pontificato di Papa Gregorio

Magno (540-604), alla fine del VI secolo. La ricerca topografica

condotta a tappeto su circa 70 kmq di territorio,

nelle varie località della colonia di Vulturnum, ha fornito

parecchi dati utili a ricostruire le abitudini della civiltà insediatavi

e alcune delle attività che producevano sviluppo

nell’area.

All’interno di case coloniche, ville, villaggi, santuari e necropoli,

sono state recuperate numerose ceramiche, suppellettili,

frammenti di pavimento e mosaici, statue, teste

votive, articoli di corredo funebre, tutti databili tra la seconda

metà del IV sec.a.C. e il VI sec. d.C. (Fig. 1). L’ampio

utilizzo della ceramica è testimoniato anche da un esteso

scarico di anfore, ritrovato nei pressi di un ansa fluviale,

che probabilmente riconduce alla presenza di un vero e proprio

quartiere industriale specializzato nella produzione di

ceramiche. Inoltre il ritrovamento di diverse macine da grano

in lava leucitica, richiama l’attività di coltivazione cerealicola

lungo le allora fertili sponde fluviali. Le religiosità

era molto sentita all’epoca, basti pensare alle numerose

pratiche e luoghi di sepoltura presenti nelle necropoli (tombe

a cappuccina, a cassa e a camera). L’overlay eseguito in

ambiente GIS, mediante il software Geomedia Professional,

ha permesso di ampliare le conoscenze su questa colonia,

sovrapponendo a tali dati, la ricostruzione storica dei meandri

abbandonati del fiume Volturno (Fig. 2).

Probabilmente il motivo per cui i siti ricadono sulle antiche

anse abbandonate è da ricondurre al ruolo di via di comunicazione

che aveva il fiume, che consentiva di raggiungere

più facilmente le aree interne dal mare, ma anche e

soprattutto alle attività urbane e commerciali, in quanto

le fertili sponde offrivano alle popolazioni un grande bene-

Fig. 2 - Rielaborazione: overlay tra i siti di ritrovamento archeologico e la ricostruzione

delle anse sepolte del Fiume Volturno

ficio, che quindi qui vi si insediavano. Purtroppo l’area presenta

oggi un notevole livello di inquinamento e degrado,

con ogni sorta di rifiuti accumulati nel corso degli anni nelle

acque del fiume, sulle sponde, nei suoli e perfino nella falda

idrica sotterranea.

BENI INTANGIBILI E CULTURA ARBËRESHË

Gli ambiti naturali e i sistemi urbani diffusi sulle colline

dell’Italia meridionale, rappresentano l’humus ideale dove

i beni tangibili e intangibili della minoranza “arbëreshë”

hanno trovato dimora e vita per riverberarsi ciclicamente

sino a oggi. Storicamente la minoranza è riconosciuta come

una delle poche in grado di tramandare, grazie alla consuetudine,

all’idioma e ai riti, utilizzando la sola forma orale

(Fig. 3). Per tale motivo gli studi hanno privilegiato gli

aspetti prettamente linguistici, sottovalutando per decenni

il rapporto che gli esuli hanno avuto con i territori posseduti,

abitati, frequentati o attraversati; in altre parole, è

venuto a mancare l’attenzione verso il GENIUS LOCI (Pizzi

A., 2003). Ciononostante, la storia sin dai tempi dei romani

con Servio, ricorda che “ nessun luogo è senza un genio ”

(nullus locus sine genio).

Per sopperire a tale carenza storica è possibile trarre informazioni,

attraverso la sovrapposizione (overlay) e il con-

Fig. 3 - Arberia - aspetti caratteristici

Fig. 4 - Italia - Carta delle regioni Arbereshe


fronto di carte storiche con quelle più recenti fornite dall’Istituto

Geografico Militare (IGM) che, tenendo conto anche

dei rilevamenti digitali odierni, permetteranno di tracciare

un percorso storico, ambientale e culturale della minoranze

e sopperire così alla mancanza di informazioni documentali.

Per delineare un quadro delle aree prese in esame, il territorio

del Regno delle due Sicilie è stato suddiviso in macroaree

omogenee corrispondenti alle Regioni dell’Italia meridionale

(Fig. 4) come di seguito riportate:

Abruzzo: Provincia di Pescara; (Macroarea della Strada

Trionfale);

Molise: Provincia di Campobasso; (Macroarea del Biferno);

Campania: Provincia di Avellino; (Macroarea Irpina);

Lucania: Provincia di Potenza; (Macroarea del Vulture, del

Castello e del Sarmento);

Puglia: Provincia di Lecce e Taranto; (Macroarea del Limitone

e della Daunia);

Calabria: Province di Cosenza; (Macroarea della Cinta Sanseverinense

suddivisa in sub m.c. del Pollino, delle Miniere,

della Mula, della Sila Greca); Provincia di Crotone; (Macroarea

del Neto); Provincia di Catanzaro; (Macroarea dei Due

Mari); Provincia di Regio Calabria; (Macroarea dei Caraffa

di Bruzzano);

Sicilia: Provincia di Palermo; (Macro-area del Primo Maggio).

Va rilevato inoltre che, nel Mediterraneo, i nuclei insediativi

e i loro contesti naturali ricadenti in questi macro-sistemi

abitativi essendo ritenuti “preziosi frammenti dell’umanità

non replicabili”, vanno considerati oggetto di studi privilegiati

e necessari per garantirne una corretta tutela.

La realizzazione di un G.I.S., diventerebbe, quindi, un supporto

fondamentale, in cui far convergere tutte le informazioni

acquisite.

L’implementazione di un Relational DataBase Management

System (RDBMS), inoltre, fornirebbe informazioni dettagliate

riferibili a momenti storici di zone ben identificate,

inquadrandone l’evoluzione e gli aspetti che hanno caratterizzato

l’insediamento dei minoritari albanofoni.

CARTE STORICHE E DISPOSIZIONE DEI CENTRI URBANI

L’analisi delle carte storiche consente già, semplicemente

mediante la loro sovrapposizione, di rilevare una linea altimetrica

lungo la quale sono situati gli agglomerati diffusi

arbëreshë corrispondenti agli odierni centri storici.

L’interessante informazione ottenuta rafforza il principio

Fig. 6 - Calabria - Disposizione dei paesi Albanesi

secondo cui le scelte d’insediamento nella provincia Citeriore,

come storicamente accade, non sono da ritenere

casuali, ma dettate da esigenze strategiche preordinate e

studiate per rilanciarne l’economia e per garantire opportune

difese da incursioni alloctone.

Nel confrontare i rilievi cartografici di varie epoche relativi

ad aree a rischio malarico (Fig. 5), si è rilevato che l’edificato

residenziale segue sempre lo stesso tracciato della linea

riconducibile alla detta cinta Sanseverinense, che unisce

tutti gli agglomerati della provincia citeriore calabrese su

uno stesso piano altimetrico (Fig. 6). Il tracciato trova conferma

anche nelle abitudini storiche delle genti che vissero

le terre oltre il mare Adriatico così come richiamato dal

teorema del filosofo Aristotele, riportato nel libro VII° che

si riferisce alla città buona.

Tali informazioni consentono di comprendere i criteri seguiti

ed utilizzati per riconoscere e selezionare aspetti climatici,

orografici e di salubrità adeguati che in terra citeriore erano

garantiti nei territori posti a 400m sul livello del mare; si

tratta delle isoipse sulle quali sono posizionate le residenze

albanofone. I presidi di residenza, furono trasformati dagli

abitanti, abituati da secoli al rispetto del territorio, stabilendo

un rapporto di mutua e rispettosa convivenza con i

parametri morfologici, orografici, climatici, vegetali e faunistici

delle aree. (Mazziotti I., 2004, Giura V, 1984) In queste

macro-aree, assicurata la salubrità dei luoghi di residenza,

confermate le costanti dei sistemi urbani, si è costruito

utilizzando tipologie abitative ancora presenti su tutto il

territorio della RsA (Regione storica Arbëreshë), adoperando

esclusivamente materiali reperibili in loco senza troppo

incidere sul territorio, composte da tre componenti:

4il recinto delimita il territorio ove la famiglia allargata

aveva il controllo assoluto;

4la casa, anch’essa circoscritta dal cortile, costituita da

un unico ambiente in cui conservare le poche suppellettili

e alimenti;

4il giardino, luogo della prima spogliatura, dimora dell’orto

stagionale.

Fig. 5 - Calabria - Aree a rischio Malarico

La presenza di tali elementi segna il territorio occupato dagli

albanofoni, dando vita nel corso della storia ai rioni che

ne caratterizzano i paesi con i toponimi storici.

Per quanto attiene agli aspetti sociali, nel periodo che va

8 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 9

dal XV secolo, data di arrivo degli albanofoni, sino al XXI

secolo, gli esuli lentamente si dissociano dal modello familiare

allargato, per quello urbano e in seguito, in tempi più

recenti, si afferma il modello della multi-medialità (Mandalà

M. 2007).

Quando la famiglia allargata inizia ad assumere la connotazione

di famiglia urbana, si realizzano i primi isolati (manxane),

seguendo schemi indissolubili sociali, dando inizio allo

sviluppo degli agglomerati diffusi albanofoni, tendenzialmente

accolgono le direttive dell’urbanistica grecanica, ciò

è identificabile nella regola che allocava prevalentemente

gli accessi delle abitazioni sulle strette vie secondarie,

ruhat e con molta diffidenza nel tardo periodo in quelle

principali hudat (Capasso B. 1905). Un’ attenta disamina

comunque non può sorvolare su un aspetto fondamentale:

il significato di“rione” e di “quartiere”, due momenti storici

che identificano ambiti prettamente urbanistici e quindi

elastici, da quelli delle disposizioni rigide dei presidi militari;

il rione, diviene elemento fondamentale degli assetti

urbanistici diffusi, dei modelli caratteristica arbëreshë. Per

confermare quanto detto è stato eseguito un confronto su

aero-foto e planimetrie dei Comuni di Cavallerizzo, Santa

Sofia De Leo P. (1988) e Civita Cirelli F. (2006), da cui emergono

schemi tipologici di sviluppo urbano diffuso, riferibile

al concetto di famiglia allargata Dodaj P. (1941), lo stesso

che accomuna gli ambiti minoritari del Regno di Napoli dal

XV secolo abitati da albanofoni. (Figg. 7, 8). Lo schema di

sviluppo segue due parametri fondamentali: “articolato”,

quello più antico, mentre in tempi più recenti riconducibili

a quello “lineare”; essi vengono generati da presupposti

sociali che poi sono riconducibili all’antico concetto di Gjitonia

(Pizzi op. cit) .

Quest’ultima è riconducibile alla frase “dove vedo e dove

sento”, che tradotta letteralmente dall’albanese antico,

vuole individuare il luogo in cui gli arbëreshë riescono a

convergere i cinque sensi; infatti la Gjitonia si avverte, si

respira, si assapora, si vede, per certi versi è persino palpabile,

senza poter essere tracciata fisicamente (Pizzi op.

cit).

Nello specifico è stato esaminato in maniera più dettagliata

il borgo di Civita, in quanto conserva intatto il suo antico

assetto planimetrico, infatti il suo centro storico ha subito

solo lievi ammodernamenti e la periferia si presenta pur

essa intatta poiché non sono state realizzate aree periferi-

Fig. 7 - Albania - Insediamenti Rupestri

che di espunzione (Fig. 9).

La costruzione di un GIS in cui inserire i dati, consentirebbe

di gestire informazioni utili per creare un percorso storicoculturale

riferibile ai beni tangibili e intangibili albanofoni e

quindi di avviare opportune azioni di tutela del patrimonio.

Ciò anche in considerazione del dibattito relativo ai centri

storici minori tendenti ad avere più parsimonia nell’utilizzo

del territorio e maggiore sensibilità nei confronti della tutela

dell’immagine del paesaggio.

Poiché l’architettura può essere considerata una traccia sul

territorio, simbolo del carattere distintivo degli agglomerati

albanofoni, le informazioni raccolte nel sistema

geografico d’indagine possono essere di ausilio non solo per

sostenere le azioni di recupero dell’antico edificato ma anche

per tracciare in modo più approfondito la storia degli

ultimi sei secoli. Determinati caratteri costruttivi rilevabili

nelle architetture appartenenti ai sistemi (Pizzi op. cit) urbani

arbëreshë apparentemente privi di significato, possono

infatti, con l’ausilio di un sistema geo-referenziato, rivelarsi

utili elementi (Pizzi op. cit) ai fini della ricostruzione

delle modalità di crescita e delle trasformazioni urbane di

una cultura caratterizzata soprattutto da un patrimonio di

Fig. 8 - Calabria - Insediamento di Cavallerizzo

Fig. 9 - Civita - La struttura urbana policentrica e gli interventi dal 1835


conoscenze che si tramanda solo oralmente. L’intangibilità

dei valori arbëreshë si può quindi cogliere anche attraverso

segni chiaramente tangibili riscontrabili sul territorio quale

ad esempio le tipiche rotondità che caratterizzano i vicoli e

rappresentano i confini dei lotti (Gonzalès R. A. 2005).

Il recupero dei beni tangibili e intangibili dei centri storici

albanofoni attraverso un RDBMS avrà come riferimento le

cartografie riferite alle tappe della storia, i concetti della

famiglia allargata e la sua ascesa, dati legati all’economia,

i concetti dell’urbanistica e degli agglomerati diffusi, le arti

edificatorie, l’analisi delle metodiche e l’utilizzo dei materiali,

dati che, opportunamente intrecciati, forniranno un

itinerario storico per interpretare e comprendere l’evoluzione

delle singole macro-aree urbane. La conoscenza del

GENIUS LOCI albanofono sarà fondamentale per un recupero

funzionale più attendibile e corrispondente all’immagine

architettonica arbëreshë, secondo un protocollo sancito

dalla Carta della Regione Storica, la cui finalità è la tutela

delle peculiarità del tessuto edificato storico. In quest’ottica

le informazioni contenute nel GIS diventano basilari per

il recupero e la valorizzazione di spazi, edifici e ambiti che

rappresentano la vera risorsa dell’economia minoritaria, secondo

consuetudini uniche; essi possono permettere inoltre

di individuare tipologie, tecnologie pigmentazioni e materiali

tipici che hanno tenuto vive le costanti dei minoritari

albanofoni; lingua, consuetudine e religione, tramandate

esclusivamente in forma orale.

CONCLUSIONI

Informazioni e dati intangibili diversamente per quel che

accade per quelli tangibili non possono essere facilmente

trasferiti su mappe geo-referenziate; ne deriva la necessità

di individuare elementi sul territorio che assumano funzione

di supporto sulla base di opportune correlazioni.

Nello studio proposto vengono esaminate due tipologie di

patrimonio, una di tipo tangibile ed una di tipo intangibile

che hanno un comune forte riferimento rappresentato dal

territorio in cui si trovano.

Il primo è costituito dai siti archeologici della colonia di Vulturnum,

presenti nel sistema fluviale della bassa pianura del

fiume Volturno in Campania; il secondo riguarda la cultura

“Arbëreshë” che trova le proprie connessioni nel linguaggio

tipologico-costruttivo e nella peculiare conformazione urbana

dei centri albanofoni.

In ambedue i casi appare di notevole rilievo l’utilizzo delle

potenzialità offerte dai sistemi GIS, essi attraverso la raccolta

geo-referenziata di dati ed informazioni, consentono

di acquisire un importante bagaglio di conoscenze utili per

valorizzare il patrimonio di beni tangibili di una comunità

ed anche quelli apparentemente meno evidenti rappresentati

dai beni intangibili la cui esistenza si esprime attraverso

forme espressive singolari leggibili sul territorio a cui sono

associati aspetti culturali.

Le informazioni contenute in un sistema geo-referenziato

dovrebbero fornire dati attraverso i quali sviluppare attività

e progetti di valorizzazione come la redazione della carta

per la tutela della Regione Storica Arbëreshë” prevede.

Bibliografia

Amorosi A., Pacifico A., Rossi V., Ruberti D. (2012). Incisione tardo Quaternaria

e deposizione in un ambiente vulcanico attivo: il riempimento

della valle incisa del Volturno, Italia meridionale, Sedimentary Geology.,

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Capasso B. (1905). Napoli Greco Roman, Arturo Berisio.

Cirelli F. (2006). Il Regno delle Due Sicilie descritto e illustrato 1853

- 1860, Calabria Papato edizioni per conto della Soprintendenza della

Calabria

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Editore

Abstract

Information and intangible data cannot be easily transferred to georeferenced

maps; it follows the need to identify elements on the territory

based on appropriate correlations. The paper examines two types

of heritage, one of a tangible type and one of an intangible one, which

have a common strong reference represented by the territory in which

they are located. The first consists of the archaeological sites of the

colony of Vulturnum, present in the river system of the low plain of the

Volturno river in Campania; the second concerns the culture "Arbëreshë"

which finds its connections in the typological-constructive language and

in the peculiar urban conformation of the Albanian-speaking centers.

Parole chiave

Patrimonio intangibile; GIS; Vulturnum; Arbëreshë

Autore

Caterina Gattuso

caterina.gattuso@unical.it

Università della Calabria

Philomène Gattuso

philomene.gattuso@unical.it

Università della Calabria

Atanasio Pizzi

atanasio@atanasiopizzi.it

Architetto ricercatore sulla storia arbëreshë,

Valentina Roviello

valentina.roviello@unina.it

Università degli Studi di Napoli Federico II

10 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 11

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DOCUMENTAZIONE

Proximal Remote Sensing e Spatial Analysis

per la Conservazione delle Pitture Parietali

Pompeiane. il Caso del Gymnasium

di Maria Danese, Maria Sileo, Rosa Lasaponara, Nicola Masini

Gli affreschi pompeiani

rappresentano una delle più

importanti ed innovative

espressioni artistiche dell’antichità

la cui influenza stilistica ed

estetica sulla pittura è durata fino

a tutto l’800. Venivano eseguite su

intonaco di calce fresca con colori

macinati e diluiti in acqua. I motivi

decorativi e i contenuti narrativi

consentono di individuare quattro

fasi storiche o stili che coprono un

arco temporale che va dalla fine

del II secolo a.C. al 79 d.C.

Fig. 1 – Risultati della SfM (nell’angolo in alto a destra): RGB (in alto) e DSM (in basso).

Il primo stile collocabile tra 150 a.C. e 80 a.C., impreziosiva sia edifici pubblici che le domus private e tendeva

a riprodurre il rivestimento delle pareti in opus quadratum, che veniva chiamato anche “stile dell’incrostazione”.

Si articolava in tre fasce: una al livello superiore caratterizzata da cornici in stucco sporgente, la

seconda intermedia dipinta con i colori predominanti rosso e nero imitava il marmo e il granito, l’ultimo era uno

zoccolo dipinto di colore giallo.

Il secondo stile pompeiano, anche detto stile architettonico, è datato ad un periodo compreso tra l’80 a.C. e la

fine del I secolo a.C. Si contraddistingue per le eleganti scene architettoniche e paesaggi, impreziositi podi, colonnati,

frontoni sporgenti, edicole e porte, attraverso le quali si aprivano vedute prospettiche nelle quali erano

raffigurate scene tragiche, comiche o satiriche.

Il terzo stile detto ornamentale, collocabile tra la fine del I sec. a.C. e la metà del I sec. d.C. abbandona la

prospetticità e la tridimensionalità del secondo stile per preferire scene e figure piatte con un solo colore, in

prevalenza scure, a mò di piccoli pannelli che raffiguravano ornamenti, solitamente a tonalità più chiare, quali

candelabri, figure alate, motivi vegetali.

Infine il quarto stile pompeiano, detto dell’illusionismo prospettico, si afferma in età neroniana. Si distingue dagli

altri per l’introduzione di architetture dotate di grande scenicità e caratterizzata da un ricco decorativismo.

Si ripropongono, infine, l’imitazione dei rivestimenti marmorei e l’illusione di oggetti reali e tridimensionali.

12 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 13

I danni causati dall’evento eruttivo del 79 d.C.,

le caratteristiche tecnico-esecutive, la lunga

esposizione a fattori degradanti, nonostante i diversi

interventi di restauro effettuati tra ‘800 e

‘900, rendono generalmente le pitture parietali

di Pompei molto fragili e bisognose di particolare

attenzione dal punto di vista della conservazione.

A tal fine è necessario analizzare e mappare

le patologie di degrado attraverso l’impiego di

efficaci e non invasive tecniche di diagnostica ed

imaging.

Tale approccio è stato adottato nel Gymnasium

di Pompei dove sono state integrate tecniche

geofisiche (georadar ad alta frequenza), imaging

nell’infrarosso termico e nello spettro del visibile

e metodi di analisi spaziale.

Il remote sensing oggi, grazie allo sviluppo dei sensori, al

miglioramento delle procedure di elaborazione dati, ed

alla non invasività è una tecnologia impiegata con crescente

successo nel settore del patrimonio culturale da quello

archeologico (Lasaponara & Masini 2008) a quello architettonico

(Masini, Persico, Rizzo et al. 2010), dalla conoscenza

alla conservazione delle diverse componenti costruttive

ed artistiche (dalle murature portanti agli elementi lapidei

decorativi (Masini, Nuzzo et Rizzo 2007) e dipinti parietali

(Danese, Sileo et Masini 2018)

Parallelamente si è anche avuto lo sviluppo di avanzati strumenti

di analisi per l’estrazione di pattern dai dati rilevati

da remoto. Tra questi, si sta rivelando molto efficace, anche

per “spazi geografici impropri” quali le superfici verticali,

l’uso delle analisi spaziali, dalla cluster analisi ai metodi derivanti

dalla Geovisualization (Danese, Sileo et Masini 2018

Danese, Demšar, Masini & Carlton 2010).

In questo studio è presentato il lavoro svolto su un affresco

di Pompei per il quale sono state utilizzate tecnologie geofisiche

integrate con metodi di analisi spaziale.

IL CASO DI STUDIO: GLI AFFRESCHI

DEL GYMNASIUM (POMPEI)

L’affresco studiato decora la parete Est del

Gymnasium delle Terme del Sarno, nell’insula

2 della Regio VIII in Pompei. Il dipinto, datato

al 50 d.C., raffigura atleti e scene di battaglia.

Come altre pittura parietali di Pompei

è costituito da tre strati. Il primo, l’intonachino,

è uno strato di intonaco bianco sottile costituito

da legante a base di calce con calcite

cristallina come aggregati. Il secondo strato,

di spessore 1-1.5 cm, è composto di vari strati

di colore grigio (posato a fresco), costituiti da

legante a base di calce e aggregato contenente

sabbia vulcanica nera e grumi di materiale

calcareo. Un sotto strato di intonaco è costituito

da aggregati con granulometria più grossolana

rispetto allo strato superiore. Infine il

terzo strato è il cosiddetto arriccio, di spessore

3-4 cm, la cui funzione è quella di favorire una

adeguata azione di “aggrappaggio” alla parete

e fornire una buona riserva di umidità per gli

strati soprastanti.

Fig. 2 – Estensione dell’area e profili di acquisizione con il GPR.

METODOLOGIA

Lo studio è stato effettuato integrando tecniche di rilievo

e di imaging basate sul telerilevamento prossimale, (incluso

il georadar (GPR) e l’infrarosso termico multitemporale

(MIRT)), con metodologie di analisi spaziale e Geovisual

Analytics, quali la Map Algebra, la Trasformazione da RGB

ad HSV (, la Cluster Analysis e la Self-organizing map (SOM).

L’obiettivo è stato quello di facilitare i processi di riconoscimento,

estrazione e interpretazione delle patologie di

degrado dei dipinti parietali con riferimento sia alla superficie

pittorica che agli strati di intonaco che compongono

l’affresco.

Segue la spiegazione delle diverse di metodologie di imaging

e delle analisi impiegate.

METODI DI RILIEVO ED IMAGING

SfM (Structure-from-Motion photogrammetry)

La prima indagine condotta sull’affresco del Gymnasium è

stata eseguita elaborando, con il metodo structure-frommotion,

più immagini parzialmente sovrapposte scattate

utilizzando una macchina fotografica Nikon D90, con un

obiettivo NIKKOR NIKON 18-55 AF-S Dx con una risoluzione

Fig. 3 – (1) Estrazione di sali sull’affresco: confronto tra RGB (1A e 1B) e la corrispondente

perimetrazione dell’efflorescenza (1C e 1D). (2) Individuazione di decolorazioni locali tramite

il raster della tonalità H. (3) Cluster analysis applicata all’intensità V: viene enfatizzata

una progressiva decolorazione spostandosi verso la sinistra dell’affresco.


Fig. 4 – (1) Estrazione di mancanze, rigonfiamenti e rugosità sulla parete affrescata. (2) Isolinee derivate dal DSM della parete.

di 12,3 Megapixel. Da questa indagine sono state prodotte

(Fig. 1) una ortofoto (risoluzione di 0.77mm) ed un DSM (Digital

Surface Model, con risoluzione di 1.74mm).

GPR (Ground Penetrating Radar)

I dati GPR sono stati acquisiti utilizzando il Georadar IDS

Hi-Mod GPR con un’antenna di frequenza a 2 GHz. L’acquisizione

dei dati è stata effettuata su una piccola parte della

superficie totale dell’affresco (Fig.2). La non invasività è

garantita grazie all’interposizione di un pannello di plastica

tra lo strumento e l’affresco, spostando l’antenna in direzione

orizzontale. I dati GPR sono stati acquisiti utilizzando

una funzione di guadagno manuale con una scansione di 512

campioni per una finestra di registrazione di 30 ns. La spaziatura

tra le diverse strisciate di acquisizione orizzontali

è stata di 20 cm (che è anche la risoluzione delle immagini

raster di output) per una lunghezza massima dei profili longitudinali

pari a cinque metri e fino a 0,8-1,0 m di altezza a

partire da un metro circa dalla pavimentazione. La velocità

nel mezzo dell’onda elettromagnetica è stata stimata intorno

a 0,10 m/ns.

MIRT (Multitemporal Infrared Thermography)

Le immagini all’infrarosso termico sono state catturate utilizzando

una termocamera FLIR SC660 con microbolometro

non raffreddato e rivelatore FPA (Focal Plane Array) che lavora

nell’intervallo spettrale tra 7,5 e 13 14 μm. L’indagine

è stata effettuata il 21/04/2015 nel pomeriggio (dopo le

14:30) con una distanza dal muro affrescato di circa 3 metri

e una temperatura esterna di 26,6 ° C e un’umidità relativa

di 88,0%. Sono stati presi tre termogrammi, aventi una

risoluzione spaziale di 1.51cm e una risoluzione temporale

di 8 minuti.

METODI DI ANALISI SPAZIALE

Trasformazione da RGB ad HSV

Il primo metodo usato consiste nella trasformazione della

immagine realizzata con SfM dal sistema RGB (Red, Green,

Blue) al sistema HSV (tonalità, saturazione ed intensità).

Ciò perché il sistema HSV si mostra più efficace, nonché più

vicino anche alla visione umana, ai fini della classificazione.

Di minore efficacia risulta invece il sistema RGB in cui di

solito viene effettuata l’acquisizione delle immagini per via

della correlazione tra queste tre bande.

Map Algebra

La Map Algebra è più che uno strumento di processamento

di dati raster: si tratta di un vero è proprio linguaggio di

modellazione dei dati spaziali di alto livello, che include

operatori, funzioni ed istruzioni che permettono di programmare

e sviluppare modelli anche complessi (De Mers

2002). Gli strumenti di map algebra vengono classificati in

letteratura come locali, focali e zonali (Tomlin 1990) oltre

alle tecniche derivanti dalla combinazione di essi. In questo

caso sono state usate le Surface analysis, in particolare la

costruzione di isolinee estratte dal DSM e semplici metodi

di riclassificazione.

Cluster analysis

La cluster analysis permette di valutare il tipo di autocorre-

14 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 15

Fig. 5 – Screenshot della SOM analysis con il V-Analytics. (1) Estrazione

dell’efflorescenza sulla parete, nella parte dove l’affresco è ormai

scomparso. (2) Individuazione del fenomeno di ascesa capillare.

Fig. 6 – Esempio di cluster analysis svolta su una time slice derivante

da GPR survey ad una profondità di 0.25 (A) e 3.5cm (B). Le aree in

blu e in rosso evidenziano i cold e gli hot spot.

lazione spaziale presente nel campione di dati analizzato.

Nello specifico, per gli affreschi, la contemporanea prossimità

e somiglianza (autocorrelazione positiva) tra eventi

spaziali (pixel) rappresenta le proprietà dei materiali costituenti

e aiuta a caratterizzare il loro livello di conservazione

o degrado.

In questo lavoro è stato usato l’indice G i

* di Getis & Ord

(Getis & Ord 1992), definito nella formula 1

in cui

4n, nel caso di analisi di un dato raster, è il numero totale

di pixel del dataset.

4x j

rappresenta l’intensità del j-esimo pixel. Nel caso di

studio l’intensità prescelta è data dal valore derivante dai

diversi metodi di indagine usati in fase di survey.

4 X è il valore atteso degli eventi (media).

4w i,j

è un elemento della matrice dei pesi, usata per concettualizzare

e quantificare le relazioni spaziali e quantitative

tra gli elementi studiati, ovvero il metodo scelto

per la modellazione delle distanze e i criteri di contiguità

e influenza tra eventi. In questo lavoro, per il calcolo della

matrice dei pesi, sono stati usati sempre i seguenti parametri:

la distanza euclidea per la modellazione delle distanze,

Fig. 7 –Mappa finale con le diverse tipologie di degrado individuate, definite e quantizzate in tabella.


il Fixed Distance Band, come metodo per valutare se gli

elementi devono essere considerati contigui o meno, con

uno spatial lag di 2, essendo il dato trattato di tipo raster

(Nolè et al. 2012).

S è la deviazione standard.

L’indice G i

* deve essere valutato in contemporanea con l’intensità:

alti (bassi) valori di G i

* e di intensità indicano autocorrelazione

spaziale positiva alta, cioè un hot (cold) spot);

lo stesso concetto viene espresso in maniera sintetica dalla

versione standardizzata dell’indice, lo G z

score: maggiore è

lo G z

, maggiore sarà anche l’intensità e si avrà quindi correlazione

spaziale positiva.

SOM (Self-organizing map)

La SOM è uno dei metodi di analisi appartenenti alle Geovisual

Analytics, basata sull’organizzazione di processi di informazione

in rete analoghi alle reti neurali artificiali.

L’obiettivo di tale metodo è quello di analizzare dati geografici

caratterizzati da multidimensionalità ed eterogeneità

delle informazioni, allo scopo di ridurre la complessità e

la quantità dei dati processati. Le Geovisual Analytics fanno

parte della Geovisualization, disciplina finalizzata all’analisi

dell’informazione geografica e che integra le grandi capacità

di processamento dei computer con l’abilità umana di

individuare pattern visivi (MacEachren & Kraak 2001).

Nello specifico la SOM usa l’architettura delle reti neurali

per ridurre la multidimensionalità del dataset analizzato ad

un lattice bidimensionale tramite un algoritmo di apprendimento

non supervisionato (Kohonen 1997). I pixel vengono

associati ai nodi di tale lattice e quindi colorati come

essi. La clusterizzazione così ottenuta può essere valutata

tramite interpretazione visuale e quantitativa allo scopo di

estrarre pattern utili, in questo caso, alla caratterizzazione

dello stato di degrado dell’affresco analizzato. In questo

studio è stato usato il software V-Analytics (Andrienko &

Andrienko 2005).

RISULTATI

Conversione in HSV

I primi risultati si ottengono convertendo l’RGB ottenuto

con la SfM in HSV. Dalle analisi effettuate, è emerso che le

aree aventi una intensità V superiore a 0.85 sono utili per

l’identificazione e l’estrazione di aree caratterizzate dalla

formazione di sali sull’affresco (Fig. 3.1A-1B-1C-1D). Inoltre

dalla immagine raster della tonalità (corrispondente all’immagine

H) è possibile evidenziare ed estrarre le aree con

piccoli distacchi locali di pigmenti (Fig. 3.2). Ulteriori informazioni

si possono ottenere dall’analisi spaziale, infatti,

l’intensità V è stata analizzata con l’indice G i

* e ne risulta

che, guardando da sinistra verso destra si ha un progressivo

fenomeno di decolorazione dei pigmenti pittorici esistenti

(Fig. 3.3). Questo è probabilmente dovuto ad una maggiore

esposizione di quest’area al sole e più in generale agli

agenti esterni.

Analisi del DSM

Il DSM è stato utilizzato per estrarre i pattern relativi a

rigonfiamenti, distacchi e lacune/mancanze, effettuando

un contouring su di esso con un intervallo di 0.2mm. A tale

scopo, le feature ottenute dal contouring sono state riclassificate

in quantili, ottenendo, in tal modo classi, convertite

in poligoni, che si differenziano per essere poligoni aperti o

chiusi. In particolare, i pattern di interesse, ovvero rigonfiamenti,

distacchi e lacune/mancanze sono rappresentati dai

poligoni chiusi. Per quanto riguarda, nello specifico, le lacune,

sono state individuate tre tipologie, classificate come:

superficiali, mediamente profonde e profonde in relazione

alla profondità in tre intervalli (Fig. 4.1). E’ importante

considerare che un’analisi di tipo visivo dell’RGB consente

di individuare solo le lacune profonde. D’altro canto, dalle

analisi effettuate è anche emerso un limite della metodologia

utilizzata, essa consente di evidenziare ed identificare

solo le fratture maggiori.

Sempre con il contour è stata enfatizzata e rilevata, nella

parte a sinistra in alto dell’affresco (precisamente in corrispondenza

dello spigolo delle due pareti) un’area caratterizzata

da una intensa rugosità (Fig. 4.1). Sulla base della

posizione occupata da tale intensa rugosità, se ne può dedurre

che essa è stata in larga parte causata da una maggiore

esposizione agli agenti esterni ed in particolare al vento,

avutasi soprattutto in passato quando non ancora stata installata

la tettoia che copre l’affresco.

Infine, è interessante osservare l’andamento complessivo

delle isolinee: le aree coperte dai distacchi superficiale

hanno la stessa “quota” di alcune aree poste in alto in cui

è ancora presente l’affresco (Fig. 4.2, in ciano e bluette).

Si ipotizza, pertanto, che in futuro queste aree potrebbero

essere più esposte al rischio di distacco, come le zone caratterizzate

da rigonfiamento.

Analisi dei dati MIRT in combinazione con la SOM

Il dataset MIRT è caratterizzato da 425115 osservazioni (603

colonne x 235 righe x 3 valori di temperature derivanti dalle

tre misurazioni) per cui sono state analizzate con una SOM

di 5x3 elementi. Da questa analisi è stato possibile estrarre

il pattern dell’efflorescenza presente sulla parte di parete

su cui non c’è più l’affresco (Fig. 5.1). Inoltre, è stato possibile

delimitare in basso le aree caratterizzate da un fenomeno

di ascesa capillare, con tre diversi livelli di gravità

(in Fig. 5.2 dal viola in basso all’arancione chiaro e scuro).

Infine, si è ottenuto un risultato che è concorde con quanto

ottenuto dall’analisi del DSM: nella parte superiore

dell’affresco la SOM clusterizza parte della fascia superiore

dell’affresco con una parte della parete in cui l’affresco

è già distaccato per cui, ancora una volta quest’area potrebbe

essere a più alto rischio di distacco rispetto al resto

dell’affresco.

Analisi dei dati derivanti dal GPR in combinazione con la

cluster analysis

Il dataset rilevato con GPR indica le anomalie di adesione

tra i diversi layer che compongono la stratigrafia dell’affresco,

per cui ogni time slice ottenuta per diverse profondità

è stata analizzata con la cluster analysis per evidenziare

tale adesione o, eventualmente, la mancanza di essa. In figura

sono state individuate in rosso e blu le zone fredde e

calde dell’analisi, cioè le zone caratterizzate da migliore e

peggiore aderenza. Queste ultime sono visibili soprattutto

dalle time slice più superficiali (Fig. 6) e ciò è in perfetto accordo

con alcune anomalie trovate con l’infrarosso termico.

16 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 17

Scopri di più


CONCLUSIONI

L’analisi degli affreschi è ancora ad oggi

prevalentemente affidata all’interpretazione

visiva degli output ottenuti dalle

analisi strumentali. L’uso di statistiche,

analisi spaziali, classificazioni e la combinazione

dei diverse metodologie, incluse

indagini geofisiche, anche se condotte

su uno spazio “geografico improprio”, è

molto utile all’estrazione e quantificazione

di pattern di degrado, poiché permettono

di ottenere una mappa oggettiva

(Fig. 7) dello stato di conservazione

più precisa e completa anche di fenomeni

che non sono individuabili solo con

l’analisi visiva.

Tramite questo approccio è stato possibile

ottenere i seguenti risultati:

Codice Tipo di degrado Estensione (mq)

0 Area con lo stato di conservazione dell’affresco migliore 6.42

Degrado superficiale:

1

- Sali

0.93

2

- Aree con rischio di decolorazione

6.62

3

- Rugosità

1.47

Danno interessante tutta la stratigrafia:

4

- Rigonfiamenti

0.46

- Distacchi

5

- Superficiali

14.95

6

- A media profondità

2.17

7

- Profondi

1.51

8

- Area con rischio di distacco

8.48

Risalita capillare:

9

- Bassa

2.37

10

- Media

2.24

11

- Alta

0.59

Fig. 7 – Mappa finale con le diverse tipologie di degrado individuate, definite e quantizzate in tabella

4È stato ricostruito un modello 3D della parete che costituisce

la mappa di deformazione della parete stessa e

dell’affresco che su di essa si trova.

4Sono stati estratti e quantificati in automatico diversi

pattern di degrado.

4Sono state individuate delle zone con maggior rischio di

ulteriore deterioramento.

4La mappa finale realizzata (Fig. 7) caratterizza su più

livelli l’affresco analizzato e costituisce un primo passo

per il restauro, la protezione e la mitigazione dei rischi

dell’affresco.

Questo tipo di approccio contiene tuttavia alcune limitazioni,

si deve considerare che i diversi layer realizzati con le

diverse metodologie di survey hanno risoluzione spaziale e

talvolta anche estensione spaziale diversa e ciò comporta

un livello di accuratezza variabile dei diversi pattern estratti.

Questo aspetto dovrebbe essere ulteriormente approfondito,

anche allo scopo di individuare quella che potrebbe

essere una risoluzione spaziale “ottimale” ai fini di questo

tipo di analisi. Inoltre, la metodologia proposta richiede ulteriore

sperimentazione, poiché ciò consentirebbe non solo

di sperimentarla su altre tipologie di affreschi ma anche di

perfezionarla e migliorarla.

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Abstract

The paper presents a combination of geophysics technologies and

spatial analysis methods for the analysis of an improper geographical

space: the frescoe of the east wall at the Gymnasium (Pompei). This

allows to construct a decay map and to quantify decay patterns found

as a first step for restauration, protection and mitigation of the risk

that involves the frescoe.

Parole chiave

Affreschi, Analisi spaziali, Structure-from-motion,

Termografia multitemporale, GPR

Autore

MARIA DANESE, maria.danese@cnr.it

NICOLA MASINI, nicola.masini@cnr.it

MARIA SILEO, maria.sileo@cnr.it

Istituto di Scienze per il Patrimonio Culturale (ISPC)-CNR

Contr.da S. Loja, 85050 Tito (Pz)

ROSA LASAPONARA, rosa.lasaponara@cnr.it

Istituto di Metodologie di Analisi Ambientale (IMAA)-CNR

Contr.da S. Loja, 85050 Tito (Pz)

18 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 19

S800A

Ricevitore GNSS con 394 canali e

alte prestazioni


AZIENDE E PRODOTTI

Chi è Edgetech

Edgetech nasce nel 1965 come EG&G Marine Instruments,

divenendo Edgetech in onore del dr. Edgerton, pioniere

dei sistemi marini e fondatore della società.

EdgeTech è produttore leader di tecnologie subacquee:

SideScan Sonar, SubBottom Profiler, sistemi batimetrici,

payload per AUV e ROV, USBL, beacon transponder, acoustic

release di profondità, acque superficiali e a lunga

durata.

www.edgetech.com

www.gter.it/gvi

www.lidar-italia.it

RESI PUBBLICI DI RECENTE I DATI RACCOLTI DA UN VEI-

COLO SUBACQUEO AUTONOMO DEL NAUFRAGIO PIÙ PRE-

ZIOSO DI TUTTI I TEMPI

Il Side Scan Sonar Edgetech 2200 è stato eccellente

partner: il relitto del galeone spagnolo San Jose - ricercato

dai cacciatori di tesori per oltre 300 anni - è

stato scoperto il 27 novembre 2015 e reso di recente

pubblico. La ricerca è stata effettuata da un veicolo

subacqueo autonomo (AUV) dotato di SSS EdgeTech

2200. Il San Jose era un galeone da 62 cannoni di una

flotta spagnola che trasportava oro, argento e smeraldi

dalle miniere del Perù in Spagna.

I SideScan Sonar EdgeTech offrono la possibilità di “fotografare”

vaste aree del fondo marino durante le ricerche

in acque profonde, quando la posizione degli

oggetti affondati è in gran parte sconosciuta.

Il San Josè Fu affondato l'8 giugno 1708 in una battaglia

contro gli inglesi al largo di Cartagena, in Colombia.

La nave affondò così rapidamente che sopravvissero

solo 11 delle 600 persone a bordo. Le esclusive opzioni

di accoppiamento delle frequenze dei SSS EdgeTech -

come 400/900 kHz - consentono ricerche ad altissima

risoluzione; le combinazioni 75/230 kHz permettono

ricerche a lungo raggio, come quella con swath di

2.000 metri che recentemente ha portato alla scoperta

dell'USS Indianapolis.

I sistemi EdgeTech sono il punto di riferimento per le

ricerche in acque profonde e sono ancora in servizio

nella ricerca del volo MH370 della Malaysian Airlines.

Codevintec vende, noleggia e assiste i sistemi Edgetech

in esclusiva per l’Italia.

Chi è Codevintec?

Codevintec è riferimento per strumenti ad alta tecnologia

nelle Scienze della Terra e del Mare.

Dal 1973 introduce in Italia sistemi innovativi per:

4Geofisica terrestre e marina

4Studio dei fondali e delle coste

4Studio del sottosuolo e delle infrastrutture

4Vulcanologia e Monitoraggio sismico

4Qualificato laboratorio di assistenza tecnica

www.codevintec.it

SCANTECH IREAL 2S. UNA SOLUZIONE ANCHE PER I BENI

CULTURALI

Le popolazioni antiche hanno lasciato in eredità oggetti

e monumenti dal valore inestimabile. I reperti, tuttavia,

col passare del tempo, subiscono diversi gradi di erosione

a causa delle intemperie e della loro stessa natura

fragile. Di conseguenza, la conservazione del patrimonio

è diventato un compito estremamente urgente nonché

fondamentale.

Allo stato attuale, la digitalizzazione 3D ha dimostrato

di essere la tecnologia più popolare ed ha attirato l'attenzione

mondiale nel settore dei Beni Culturali. La tecnologia

di scansione 3D offre una velocità di misurazione

rapida e un'accurata capacità di acquisizione e può essere

utilizzata per l'archiviazione, la visualizzazione e il

ripristino dei dati.

Inoltre, è abile nel raccogliere dati 3D accurati da diverse

prospettive, il che è utile, accompagnata da altre

tecnologie come la stampante 3D, per il ripristino dei

manufatti quando si verificano danni accidentali.

La tecnologia che viene in soccorso alla conservazione

dei Beni Culturali è quella di ScanTech.

Il modello iReal 2S, ad esempio, è dotato delle tecnologie

più all’avanguardia:

4Doppia tecnologia laser: Luce LED blu e spettro invisibile

rosso;

4Lo spettro rosso di CLASSE I offre l’esperienza di

scansione più comoda e sicura;

4Allineamento versatile per diverse esigenze: supporto

per modalità di allineamento texture, geometrico e

markers;

4Molteplici campi di applicazione: medico, body art,

industriale, scultura digitale, ritratti 3D, Cultural Heritage

e molto altro;

4Algoritmo di post-elaborazione completamente automatico;

4Design ergonomico e interfaccia user-friendly;

4Abbinamento perfetto tra 3D Scanning e AR: tramite

20 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 21

il dispositivo E-AR puoi vivere un’esperienza di scansione

3D immersiva.

Diversi musei ed Enti culturali nel panorama internazionale

si stanno dotando di questi sistemi per la conservazione

del patrimonio storico. In particolare, lo scanner

iReal 2S riesce a catturare gli oggetti che presentano forme

estremamente irregolari e che sono ricchi di dettagli,

come appunto i reperti storici.

Nell’intero processo di conservazione, possiamo facilmente

scoprire che la scansione 3D svolge un ruolo decisivo

nel riprodurre digitalmente i reperti storici e archeologici.

In futuro, ScanTech si impegnerà nello sviluppo di nuovi

sistemi di scanner 3D rendendoli più professionali ed

efficaci.

www.microgeo.it

info@microgeo.it

Stonex 3d Reconstructor

Reconstructor è software 3D facile e potente e ti guiderà

attraverso un flusso di lavoro completo e chiaro con moduli

espandibili adatti alle tue esigenze.

I sistemi STONEX sono la risposta pratica alle esigenze

dei professionisti che lavorano sul campo. Strumenti integrati

e scalabili, in linea con le tecnologie più avanzate

esistenti sul mercato, permettono di lavorare efficacemente

in ogni situazione.

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• Scansiona tutta la scena con lo scanner 3D X300 e i

dettagli con lo scanner portatile F6;

• Carica i dati direttamente nel Software Stonex 3D Reconstructor

e uniscili automaticamente in un modello

unico;

• Utilizza le funzionalità avanzate di Stonex 3D Reconstructor

per misurare, creare Ortofoto, sezioni, mesh e

geometrie, immagini sovrapposte, esportazione di dati

in CAD e software BIM e molto altro.

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realizzato in Italia è dotato di una scocca completamente

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in aree difficili.

Scanner Portatile F6

F6 è uno scanner manuale ideale per l’uso sul campo,

permette scansioni rapide di stanze ed oggetti da differenti

distanze. F6 fornisce un’ottima qualità dei dati

rendendolo il dispositivo ideale per la scansione di scene

complesse in pochi secondi.

Torna l'appuntamento con i corsi QGIS di TerreLogiche ed

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ricco calendario autunnale. Sono aperte le iscrizioni per

i corsi base di Milano (23-24-25 ottobre), Pisa e Venezia

(13-14-15 dicembre).

Pensati per coloro che vogliono perfezionare la conoscenza

di QGIS, i corsi avanzati si terranno a Roma (6-7-8

novembre), Milano (27-28-29 novembre) e Pisa (11-12-13

dicembre). Le sessioni formative erogano 18 crediti formativi

professionali per diverse categorie di professionisti.

A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato di

partecipazione con l'indicazione degli argomenti trattati

e delle competenze acquisite nelle tre giornate di formazione.

Obiettivo del corso base è quello di fornire le prime conoscenze

operative per poter gestire e analizzare i dati

geografici attraverso QGIS, uno dei migliori software GIS

Open Source, strumento ormai indispensabile per tecnici

di Pubbliche Amministrazioni, professionisti, ricercatori

e studenti universitari. Tra i principali argomenti affrontati

troviamo la gestione dei layer vettoriali e raster, i sistemi

di riferimento cartografici, la georeferenziazione,

il disegno vettoriale, il database e la stampa.

Per soddisfare l'esigenza di approfondire queste conoscenze

il corso avanzato, dopo un breve riepilogo delle

funzionalità base del software, si focalizzerà sulla gestio-


AZIENDE E PRODOTTI

ne avanzata del database, sulle analisi spaziali raster e

vettoriali, sul Toolbox di Processing e infine sulla gestione

avanzata dei layout di stampa. Il metodo di apprendimento

prevede che i partecipanti ripetano i passaggi

mostrati dal docente e si confrontino anche con alcune

esercitazioni.

Per chi volesse intraprendere un percorso completo e acquistare

insieme i corsi base e avanzato sono disponibili i

pacchetti formativi, che offrono un prezzo vantaggioso e

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Coloro che si iscriveranno con almeno 30 giorni di anticipo

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del 10% sul prezzo di listino per gli iscritti a Ordini ed

Associazioni Professionali e Categorie Educational (studenti,

dottorandi, ricercatori, docenti).

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integrazione col software Trimble Perspective offre

altissime prestazioni in un formato compatto e in totale

semplicità, per garantire al professionista la massima efficacia

sul campo. Questo workflow integrato HW e SW vi

consente di finire il lavoro sul campo, con tutte le scansioni

perfettamente registrate e allineate, direttamente

esportabili nei formati richiesti dai più diffusi software di

elaborazione nuvole di punti: un sistema aperto pensato

per rendervi ancora più produttivi.

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Non è mai stato così facile lavorare: la combinazione tra

X7 e il suo software Perspective offre un'eccezionale facilità

d'uso, con flussi di lavoro semplici e intuitivi, in

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è rapida e immediata grazie alla tecnologia Trimble

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Caratteristiche Perspective Software

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suo SW a corredo: un sistema completo pensato per la

massima efficacia:

4Interfaccia user-friendly

4Registrazione automatica in movimento

4Esportazione dati conforme con i principali software

CAD di progettazione

4Verifica verticalità, planarità e deformazioni

4Acquisizione dati precisa in ambienti complessi con colori

scuri e superfici riflettenti

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22 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


019

Tecnologie per l'emergenza, gestione e monitoraggio del territorio

ROMA 4-6 DICEMBRE

www.technologyforall.it

Science & Technology Communication

Science & Technology Communication


01

digitizing

the

world

Se da una parte ormai si è avviata una

grande campagna di digitalizzazione

dell’esistente, è pur vero che ancora oggi si

registrano casi di accumulo di grandi quantità

di dati che nel breve come nel lungo

termine, senza che richiedano particolari

abilità di consultazione e implementazione,

vanno incontro a limitazioni procedurali

di controllo nella pratica gestionale di

transizione. I temi della semplificazione o

della better regulation in ambito europeo

sono attuali e non poche industrie hanno

avanzato soluzioni di grande interesse. Il

passaggio dall’acquisizione del reale su

nuvole di punti ai sistemi del BIM sta

comportando investimenti importanti per

le strutture di gestione e progettazione.

01.1. L’acquisizione intelligente del dato,

la selezione semantica, l’archiviazione e la

fruizione

01.2. Dalla nuvola di punti al BIM,

alla AR/VR/MR

02

heritage

watchers

hub

Chi sono gli osservatori che dovrebbero

analizzare lo stato di conservazione del

territorio, delle sue infrastrutture e del

suo patrimonio anche paesaggistico?

Come possono velocemente acquisire

informazioni sullo stato di degrado e

procedere a proporre interventi migliorativi?

Queste informazioni sono relazionate

alla geografia del territorio e il tema

Geo4All è preponderante per tutte le

azioni in cui anche l’impegno di volontariato

degli utenti può fare la differenza

rispetto a quanto proviene da una realtà

che si modifica. Recentemente si è andata

formando una opinione sempre più diffusa

che occorre seguire un modello che

preveda la creazione di figure che operino

nel territorio con specifici compiti nel

monitoraggio, che siano in grado di

utilizzare sistemi diagnostici e di

documentazione avanzati.

02.1 La “valigetta degli attrezzi”

per un watcher

02.2 Voluntereed Geographic Information

03

IoT

5G

positioning

Le recenti possibilità di trasmissione

rapida di grandi quantità di dati della

rete 5G, che sarà a breve implementata

in tutte le aree metropolitane, apre nuovi

scenari alle tecniche di monitoraggio e

piattaforme di controllo del territorio e

delle infrastrutture. I sistemi via satellite

hanno un ruolo definito nello sviluppo e

nel dispiegamento del futuro sistema 5G,

ma quali sono le iniziative concrete in

atto nel nostro paese? Le richieste che

vengono dagli operatori in emergenza o

dagli amministratori addetti al

quotidiano monitoraggio del territorio e

del patrimonio possono trovare una

risposta adeguata? La situazione attuale

dello sviluppo della tecnologia e dei

servizi satellitari, a confronto con il vero

interesse della comunità nazionale

sull’argomento.

03.1. Ultimi prototipi per il

monitoraggio delle infrastrutture

03.2. Patrimonio culturale, fruizione e

piattaforme di monitoraggio

5 - 6 DICEMBRE 2019

– ISA –

ISTITUTO SUPERIORE

ANTINCENDI

EX MAGAZZINI GENERALI

Via del Commercio, 13

00154 - Roma

4 DICEMBRE 2019

AREA ARCHEOLOGICA

CENTRALE DI ROMA

Workshop di campo


Tecnologie fulcro del TECHNOLOGY for ALL

Le tecnologie al centro dell’evento TECHNOLOGY for ALL consentono di conoscere, documentare, proteggere e monitorare il nostro ambiente

sia dal punto di vista territoriale che dal punto di vista del costruito, con un particolare riguardo a tutte quelle manifestazioni rappresentative emergenti,

in cui, indipendentemente dall’epoca, dall’ubicazione e dalle caratteristiche tecniche e strutturali, si possa riconoscere la testimonianza di

un’identità materiale trasmissibile alle generazioni future, sopravveniente anche nella semplificazione dei processi infrastrutturali delle nostre città

storiche intelligenti. In questa edizione dell’evento particolare enfasi sarà data alle seguenti tecnologie:

DRONI LASER SCANNER AnD

rappresentati da sistemi a pilotaggio

remoto o automatico che sfruttano la

fotogrammetria per fornire informazioni

geometriche accurate, ravvicinate o a bassa

quota, anche utilizzando sensori sofisticati

o sistemi LiDAR per produrre elaborati

molto accurati in zone inaccessibili o

troppo ristrette per i costi del volo aereo

tradizionale. Sensori sempre più sofisticati

consentono di vedere oltre il visibile.

in continua evoluzione verso sistemi di

auto localizzazione, che consentano anche

la ricostruzione in tempo reale di uno spazio

circostante, finalizzata a soddisfare esigenze

tecnologiche prima inimmaginabili,

come quella dell’orientamento da remoto

della guida autonoma per mezzi terrestri o

aerei. Protagonisti della digitalizzazione del

mondo reale, con tecniche topografiche.

le Analisi non Distruttive consentono

di conoscere le caratteristiche strutturali

dei materiali sottoposti a indagine senza

alterarne l’integrità, mantenendo intatta

la loro funzionalità. Trovano particolare

applicazione per conoscere in anticipo le

cause di guasti e malfunzionamenti delle

opere realizzate dall’uomo e in particolare

per il Patrimonio Culturale.

BIM GEODATI PNT

con una particolare attenzione al laser

scanner e alla fotogrammetria, che costituiscono

il primo passo per la digitalizzazione

della realtà che ci circonda, le cui

caratteristiche storiche inducano ad introdurre

iltermine HBIM (Heritage Building

Information Modeling), particolarmente

finalizzato alla manutenzione programmata,

elemento essenziale per una gestione

intelligente del futuro.

in un processo continuo di standardizzazione,

uniformazione e integrazione, per

i quali i due ambiti della Geodesia e della

Geoinformatica, si stanno fondendo a

seguito di un’onda inarrestabile intrapresa

e guidata dalla digitalizzazione come

fenomeno regolato dai mass media e dallo

sviluppo dei social network.

un acronimo per individuare l’integrazione

di tre processi, positioning, navigation, e

timing dei molteplici usi, cui sono oggi

destinati, tra i quali i sistemi di navigazione

quando applicati congiuntamente ai

geodati (cartografie, meteo, traffico, etc) o

i sistemi di navigazione cosiddetta autonoma

sicura, sia in campo terrestre che aereo

a bassa quota.

SATELLITI AR, VR, MR IMAGING

rappresentati da sistemi a pilotaggio

remoto o automatico che sfruttano la

fotogrammetria per fornire informazioni

geometriche accurate, ravvicinate o a bassa

quota, anche utilizzando sensori sofisticati

o sistemi LiDAR per produrre elaborati

molto accurati in zone inaccessibili o

troppo ristrette per i costi del volo aereo

tradizionale. Sensori sempre più sofisticati

consentono di vedere oltre il visibile.

in continua evoluzione verso sistemi di

auto localizzazione, che consentano anche

la ricostruzione in tempo reale di uno spazio

circostante, finalizzata a soddisfare esigenze

tecnologiche prima inimmaginabili,

come quella dell’orientamento da remoto

della guida autonoma per mezzi terrestri o

aerei. Protagonisti della digitalizzazione del

mondo reale, con tecniche topografiche.

le Analisi non Distruttive consentono

di conoscere le caratteristiche strutturali

dei materiali sottoposti a indagine senza

alterarne l’integrità, mantenendo intatta

la loro funzionalità. Trovano particolare

applicazione per conoscere in anticipo le

cause di guasti e malfunzionamenti delle

opere realizzate dall’uomo e in particolare

per il Patrimonio Culturale.

Le future smart city baseranno la maggior parte della loro funzionalità sul posizionamento di precisione e sull’infrastruttura

geografica continuamente aggiornata, sia per consentire il flusso informativo dai sensori, che per collegare gli oggetti

monitorati resi interattivi attraverso la rete Internet. I Big Data sono in continua evoluzione, inoltre, verso l’accumulo e

l’aggregazione per mezzo dell’intelligenza artificiale dedicata, istantanea nell’apprendimento sia dalla risposta che dall’interrogativo

umano, elaborando l’una e l’altro quantitativamente e serialmente.

In questa fucina tecnologica l’applicazione industriale italiana si sta muovendo con proposizione convincente, non del tutto

favorevole la domanda interna, soprattutto se considerata sul piano massivo a costo contenuto della produzione, ma non

senza competitività verso l’andamento positivo delle innovazioni registrato sul mercato mondiale, orientato al nostro trading

dai paesi che nell’immediato traggano il maggior vantaggio dall’avanzamento anche prototipale apportato dall’Italia.


04

Dic. 2019

05

Dic. 2019

06

Dic. 2019

Workshop sul campo

09:00 - 16:00

Il Forum si articola in una

giornata di workshop operativo

in campo presso un monumento

o sito archeologico, a cui seguono

due giornate di dibattito

necessario a promuovere il

confronto tra esperti e utilizzatori

delle nuove tecnologie. I dati

rilevati ed elaborati vengono

quindi messi a disposizione della

amministrazione concedente.

Apertura del Forum

08:30 - 09:00

Conferenza inaugurale

09:30 - 11:30

A.1. Osservazione della Terra: uso,

dati e diffusione

11:30 - 13:30

A.2. Gestione delle emergenze e la

sicurezza del territorio

14:30 - 16:30

A.3. Dalla geolocalizzazione al

mapping tra GPS e Galileo

16:30 - 18:30

Risultanze Workshop

sul campo

08:30-11:00

B.1.Quali tecnologie nella

prevenzione e monitoraggio

11:00 - 13:30

B.2. Digitalizzazione e

documentazione: dalla realtà

ai modelli

14:00 - 16:00

B.3. Multimedialità e fruizione:

efficacia dei sistemi AR/VR/MR

16:00 - 18:00

#TFA2019

www.technologyforall.it

Science & Technology Communication

società cooperativa

Science & Technology Communication

Via Palestro 95 00185 Roma IT

Tel: 06 64871209

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The Intersection of

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I passi da gigante nelle tecnologie di comunicazione e misurazione stanno trasformando

il modo in cui le infrastrutture sono costruite. Creando soluzioni che abbracciano questi

progressi, lavoriamo per aiutarvi a stare al passo con gli sviluppi di oggi e di domani.

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The Intersection of

Infrastructure and Technology


DOCUMENTAZIONE

Descrizione di una Tecnica di Rilievo

Fotogrammetrica supportata da un

Algoritmo di Intelligenza Artificiale

di Nicola Santoro

Il Deep Learning è entrato

prepotentemente nella vita di tutti

noi, non soltanto nelle professioni

tecniche. Non sempre ci rendiamo

conto di quanto sia pervasiva questa

tecnologia. La troviamo nel mondo del

giornalismo, dove è possibile generare

automaticamente informazioni in tempi

rapidissimi partendo dai contenuti

reperibili nel WEB, nel settore

economico, dove da anni si utilizzano

tecniche molto sofisticate per generare

previsioni sugli andamenti economici di

borsa. E' oggetto di ricerca nel settore

medicale, dove è possibile generare

diagnosi molto precise, e cosi' in

numerosi altri ambiti scientifici.

Nel mondo della scansione

tridimensionale della realtà, numerose

sono le possibilità di implementazione. Il

caso di studio che viene presentato parte

dalla scansione fotogrammetrica della

statua di Dante a Verona.

Localizzazione della Statua di Dante in Piazza dei Signori a Verona (Google Map)

Piazza dei Signori, conosciuta

anche come Piazza Dante, è una

piazza situata nel centro storico

di Verona, adiacente a piazza delle

Erbe.

La piazza nasce nel medioevo dallo

sviluppo dei palazzi scaligeri, ed assume

fin dall'inizio funzioni politiche,

amministrative e di rappresentanza.

La piazza è inquadrata da alcuni edifici

monumentali, collegati tra loro da arcate

e logge.

Nella metà del XVII secolo venne

proposta dal podestà di Verona la costruzione

di una fontana, che venne re-

alizzata poi da Pietro Tedesco. Già sul

finire del secolo si decise che era insufficiente

ad ornare una piazza tanto

monumentale, così venne demolita.

Al centro della piazza venne eretto

un nuovo monumento solo nel 1865:

si scelse di collocarvi una statua di

Dante, che per un periodo era stato

ospitato proprio in un palazzo che si

affaccia alla piazza, e di cui ricorreva

il sesto centenario dalla nascita,

sfidando la censura austriaca, riprendendo

un monumento simile in Piazza

Santa Croce a Firenze scolpita da Enrico

Pazzi.

La statua è stata realizzata da Ugo

Zannoni in marmo di Carrara: sorretta

da un piedistallo, ha un'altezza di tre

metri. Venne inaugurata il 14 maggio

1865. Il modello in bronzo è conservato

nelle collezioni della Galleria

d'Arte Moderna Achille Forti.

Per dimostrare al più ampio pubblico

la validità della ricerca e degli algoritmi

sviluppati con ricerca indipendente

negli ultimi anni, permettendo

un confronto analitico tra lo stato

dell'arte in materia di fotogrammetria

e lo sviluppo del Deep Learning negli

algoritmi di scansione 3D, si è voluta

28 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 29

utilizzare una ricostruzione già realizzata dallo Studio Professionale

Picelli-Taccone con l'ottimo software 3DF Zephyr.

3DF Zephyr è largamente utilizzato in architettura e nell'

ambito dei beni culturali. Sul sito della 3DFlow è possibile

ottenere il dataset fotografico, liberamente scaricabile per

uso didattico.

Il dataset è stato scaricato e riprocessato con la piattaforma

proprietaria Point Mesh Studio.

103 fotografie scattate alla risoluzione di 3648 x 5472 sono

state inizialmente processate con PMS per ottenere una nuvola

densa di 0,7 GB. Tempi di elaborazione di circa 7 minuti

per ottenere la nuvola densa iniziale.

PMS ha un modulo interno alla piattaforma che utilizza

un vasto dataset di fotografie di monumenti. A seconda

dell'oggetto della scansione, è possibile allenare l'algoritmo

su specifici ambiti di ricerca ( medicale, artistico, paesaggistico,

settore dell'ingegneria ed architettura ecc..). In

questo caso non è stato possibile utilizzare il box composto

da microprocessore e AI autonomo costruito sulle specifiche

della reflex per funzionare sulla macchina fotogrammetrica

in quanto si è scelto di partire dal tipico flusso di lavoro

oggi utilizzato dai professionisti. Utilizzare l'intelligenza artificiale

in cantiere consente di ottenere subito le migliori

condizioni possibili di cattura: definizione, esposizione, perfetta

messa a fuoco di tutta la scena.

Il Deep Learning aiuta il fotogrammetrista rilevatore a catturare

l'oggetto del rilievo a "strati" incrementali. In linea teorica,

è possibile spaziare dalla scala reale ad ingrandimenti

fino a 500 X, attraverso macchine costruite su misura per

queste specifiche esigenze, ottenendo un livello di dettaglio

che in altri lavori ha permesso di svolgere indagini sullo stato

di degrado dei materiali strutturali. La convergenza multidisciplinare

di numerose tecniche e tecnologie esprime in

generale l'esigenza di rappresentare l'intima essenza materica

del manufatto oggetto di studio, attingendo alle tecniche

tomografiche, registrando automaticamente insieme le nuvole

di punti da laser scanner e fotogrammetria attraverso

protocolli sperimentali ma già collaudati in diversi lavori.

Lo step parziale mostrato in questo studio permette di magnificare

le foto esistenti, aggiungendo dettagli estrapolati

dalle centinaia di migliaia di fotografie di archivio.

Point Mesh Studio utilizza il deep learning in diversi step. Ma

per lo scopo della ricerca condotta e qui illustrata, anche

il suo uso parziale ha permesso di elevare la qualità della

ricostruzione di diversi ordini di grandezza, nello specifico

di circa 15 volte, passando da una nuvola densa di 0,7 GB ad

una ricostruzione di oltre 11 GB.

La mesh renderizzata nella tavola grafica migliora sensibilmente

il livello di dettaglio delle texture, valorizzando il

lavoro già fatto ed estendendone gli ambiti d'uso.

Fig. 2 – Confronto tra rilievo originale e processamento con AI

Abstract

Deep Learning has entered strongly into the everyday lives of all of us. We find

it in the world of journalism, in the economic sector, in the medical sector and

so on. In the world of three-dimensional reality capturing, there are numerous

possibilities for implementation. The case study, presented here, starts from

the photogrammetric scan of the statue of Dante located at Piazza dei Signori

in Verona.

Parole chiave

Deep learning; 3D; reality capture; photogrammetric scan

Autore

Nicola Santoro

nikkosantoro@gmail.com


RESTAURO

Applicazione e Monitoraggio di miscele biocide per

pulitura di superfici attaccate da patina biologica

di Eleonora Marconi, Adele Galetti, Francesco Geminiani

Fig. 1 - 0: nessuna crescita; ++++: crescita accentuata; +++:

crescita; ++: crescita parziale; +: scarsa crescita.

È stato eseguito un lavoro di monitoraggio

tramite confronto sull’efficacia

del potere biocida di diverse miscele

commerciali, utilizzando principalmente

la tecnica della bioluminescenza. L’obiettivo

è di confrontare miscele, oramai

consolidate sul mercato, con altre di

nuova generazione a base di oli essenziali,

evidenziando le capacità performanti

di quest’ultime in relazione al tipo di

materiale su cui sono state applicate. Il

vantaggio risiede nella bassa tossicità ed

ecocompatibilità di questi materiali.

I

Beni Culturali immobili sono composti da materiali inorganici

sia naturali, se derivati dall’estrazione dei materiali

come marmo, granito, arenaria ecc, che artificiali,

se non esistenti in natura e ottenuti per manipolazione

antropica, come ad esempio mattoni, terre cotte, malte,

intonaci, vetri e metalli. L’esposizione agli agenti atmosferici

e l’orientamento di questi edifici influiscono sulla

tipologia di deterioramento del materiale. Sia l’uno che

l’altro influenzano, infatti, la colonizzazione di microorganismi

dando luogo alla formazione di una patina biologica.

Il deterioramento che ne consegue sarà differente se

la superficie colonizzata è esposta a pioggia battente ed

erosione del vento rispetto a una superficie più riparata

in cui vengono favoriti i processi di deposizione di particellato

atmosferico e di microorganismi. Una superficie

verticale impiega più tempo ad essere colonizzata rispetto

ad una superficie orizzontale.

I microrganismi comunemente presenti da tali superfici

sono funghi, muschi, licheni e cianobatteri. I funghi demaziacei

e batteri della famiglia delle Geodermatophilacecae,

spesso risultano essere gli unici colonizzatori. La loro

crescita sul substrato è riconoscibile da colorazioni scure

per funghi o rossastre per i batteri con sviluppo radiale o

colonie circolari. Se il materiale presenta lesioni, spesso

la colonizzazione avviene al di sotto della superficie.

I metodi di controllo dei biodeteriogeni possono essere

suddivisi in metodi diretti, indiretti e biologici. I metodi

indiretti sono quei metodi che hanno lo scopo di controllare

la crescita microbica agendo su fattori ambientali

(acqua, luce, temperatura, umidità, nutrienti, inquinanti,

ossidazione ecc…) che ne favoriscono la colonizzazione

e attecchimento sulle superfici. L’applicazione di questi

metodi è abbastanza attuabile in ambienti confinati e per

materiali posti in contenitori (bacheche, teche, camere

con fattori ambientali controllati) mentre è più problematica

per monumenti situati in ambienti esterni. I metodi

indiretti, invece, sono applicati direttamente sull'agente

biodeteriogeno e si dividono in: meccanici, fisici e chimici.

I metodi meccanici sono utilizzati per la rimozione

e sfoltimento della biomassa (patina biologica) con strumenti

quali scalpello o spatola. I metodi fisici prevedono

l’utilizzo di radiazione UV in un range di lunghezza d’onda

tra 280-240 nm. Infine, i metodi chimici, utilizzano composti

chimici, detti biocidi, nella cui composizione vi è un

principio attivo, il co-formulato e il solvente. Un prodotto

può essere utilizzato nel campo dei Beni Culturali solo se

possiede i seguenti requisiti:

1 Basso rischio di inquinamento ambientale

2 Nessuna interferenza col substrato

3 Facilità di applicazione

4 Basso costo

30 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 31

I biocidi comunemente utilizzati nel campo dei Beni Culturali

sono a base di Sali di Ammonio Quaternari e carbammati.

Queste sostanze sono applicate in diversi settori come:

sanitario, prodotti per la pulizia, industria alimentare,

farmaceutica e cosmesi. La loro modalità di azione agisce

sulle membrane cellulari come destabilizzatore di membrana.

Ad alta concentrazione, producono aggregazione

proteica citoplasmatica con perdita di struttura terziaria.

Infatti, in quanto detergente anionico è in grado di legare

rapidamente superfici cariche negativamente, come le

membrane batteriche, intercalandosi alla membrana stessa

e alterandone la normale struttura. La formazione di

pori e l’alterata permeabilità della membrana determina

così la perdita di enzimi, coenzimi e ioni, compromettendo

seriamente le proprietà biosintetiche della cellula fino

a determinarne la morte. Queste sostanze, normalmente

impiegati nel restauro, sono composti altamente tossici

e difficilmente biodegradabili e, alle volte, dannosi per i

materiali.

Negli ultimi anni, è accresciuto enorme interesse sull’utilizzo

degli Oli Essenziali (EOs) come sostanza biocida in

molti campi applicativi: medicale, industriale, alimentare

e restauro. Nel settore dei Beni Culturali, molti gruppi di

ricerca hanno utilizzato e stanno ancora sperimentando gli

oli essenziali per la loro spiccata attività antimicrobica.

Tra gli OEs interessanti, gli OEs di origano e timo sono tra i

più efficaci e, per questo motivo, sono stati sporadicamente

indagati anche nel campo dei Beni Culturali. Il vantaggio

dell’utilizzo di miscele a base di oli essenziali, risiede nella

salvaguardia della salute di operatori, fruitori, diminuzione

dell’impatto sull’ambiente (aria, acqua, terreno), contenere

i rifiuti e migliorare la loro gestione.

L’obiettivo della sperimentazione è di utilizzare una soluzione

biocida in grado di bloccare la crescita biologica e di

assottigliare, ove necessario, la patina biologica metabolicamente

inattiva. Per poter scegliere il prodotto biocida

più idoneo, si è deciso di agire per confronto, eseguendo

una campionatura in situ su aree rappresentative del manufatto,

utilizzando diverse miscele biocide commerciali.

Il fine ultimo, è di ottenere il miglior effetto di azione

biocida in termini di durabilità nel tempo mantenendo i

criteri di reversibilità, compatibilità e minimo intervento;

con il vantaggio di monitorare un prodotto non tossico ed

ecofriendly rispetto ai biocidi commerciali.

LA SPERIMENTAZIONE

Gli interventi di restauro per il controllo del biodeterioramento

presuppongono misure utili per eliminare il degrado

ad opera di microrganismi e a ritardarne la loro ricomparsa,

nei limiti del possibile.

L’efficacia degli interventi diretti mediante applicazione di

prodotti biocida dipende da numerosi fattori:

4 La scelta delle metodologie adottate

4 Lo stato di conservazione delle superfici e le caratteristiche

intrinseche di ogni materiale

4 Le condizioni ambientali in cui l’opera è posta

Gli interventi diretti che possiamo programmare devono

avere come obiettivo la riduzione del biodeterioramento,

nella consapevolezza che la crescita di microrganismi ed

organismi si verificherà inevitabilmente se permarranno le

condizioni ambientali ad esse favorevoli.

Allo stato attuale dell’arte, i trattamenti biocidi utilizzati

in ambiente esterno sono sostanzialmente di tipo chimico/

meccanico, e interessano molecole biocide con spettro di

azione più o meno ampio, efficacia e durabilità nel tempo

spesso limitate.

Si apre, così, la possibilità di utilizzo di nuovi materiali di

origine naturale come gli OEs. Il lavoro di monitoraggio si

è articolato nelle seguenti fasi:

1 Registrazione dell’attività metabolica delle patine

attive presenti sui manufatti, che si sono sviluppate

nelle condizioni ambientali spontanee.

2 Registrazione dell’efficacia delle miscele biocide presenti

sul mercato e applicate su casi di studio reali,

con confronto attraverso analisi con Bio-Tape® e Bioluminometro.

3 Creare un sistema di raccordo dove raccogliere tutti i

dati registrati per effettuare confronti tra le miscele

applicate su diversi materiali con valori oggettivi.

4 Monitoraggio nel tempo delle miscele applicate con

il fine di registrare efficienza biocida e/o alterazioni

cromatiche.

MATERIALI E METODI

Biocidi: sono stati applicati cinque biocidi commerciali

differenti stendendo la miscela con il pennello due volte

consecutive. I prodotti utilizzati agiscono secondo i diversi

principi attivi che contengono: (i) isotiazolinoni (AL);

(ii) Sali quaternari di ammonio (BAC); (iii) combinazione di

isotiazolinoni e Sali quaternari d’ammonio (BT); (iv) combinazione

di carbammati e isotiazolinoni (BR); (v) oli essenziali

a base di carvacrolo (MB). L’acquisizione mediante

Bio-Tape è stata effettuata rispettando i tempi d’azione

riportati nelle rispettive schede tecniche.

Substrati: La sperimentazione ha previsto l’applicazione

di diverse miscele biocida su differenti superfici di edifici

di interesse storico artistico: cemento, cotto, marmo,

carrara e pietra forte (arenaria carbonatica). La superficie

di cemento si presenta in buono stato di conservazione,

con un colore grigio e una rugosità disomogenea dovuta

alle esigenze artistiche. I microorganismi riconosciuti in un

precedente lavoro, sono Miceti dei generi Alternaria, Penicilium,

Cladosporium, Fusarium e Aspergillus. La superficie

dei mattoni in cotto si presenta compatta, dilavata

nelle zone esposte e ricoperta omogeneamente da patina

biologica di colore verde brillante. Il marmo si presentava

in buono stato conservativo con una parziale colonizzazione

biodeteriogena. Il Carrara verte in un pessimo stato

conservativo manifestando fenomeni di polverizzazione e

disgregazione. Infine, la Pietra Forte presenta fenomeni di

erosione causati da dilavamenti, formando cavità adatte

alla crescita biologica.

Per il cemento, il monitoraggio è stato eseguito mediante

Bio-Tape e coltura in piastra Petri con terreno generico

agar. Successivamente sono stati raccolti i conteggi di ATP

solo nelle aree trattate con MB. In tabella 1 sono stati

messi in correlazione l’applicazione di miscele biocide sul

materiale. Mentre, in tabella 2 sono elencate tutte le miscele

utilizzate durante le campionature, con le rispettive

specifiche e modalità di applicazione.

RISULTATI E DISCUSSIONE

Test applicativi su differenti supporti sono stati effettuati

per valutare l’efficacia biocida degli olii essenziali e dei

prodotti tradizionali ottenendo un dato comparativo, valutando

in maniera oggettiva l’esito delle campionature

sulla base di:

4 efficacia nei confronti delle patine biologiche

4 compatibilità con il supporto garantendone alcuna alterazione

o modifica chimico/ fisica

4 minimo intervento mediante mappatura e rilievo

dell’intervento


Cemento Cotto Marmo Carrara Pietra Forte

Algochene X

BAC X X X X

Biotin T X X X X X

Biotin R X X X X X

Moss Buster X X X X

Tab. 1 - Miscele applicate sui diversi materiali.

I risultati ottenuti sulle piastre Petri, su cui sono state

coltivate colonie raccolte mediante Bio-Tape, hanno evidenziato

l’azione antimicrobica degli OE. Il Bio-Tape ha

raccolto diverse specie batteriche che, opportunamente

nutrite dalle piastre di Petri, hanno formato colonie molto

varie: sono gialle, biancastre, arancioni, rosse, grigie;

lucide o non; con diverse dimensioni. L’esperimento con

Bio-Tape è stato ripetuto nelle stesse condizioni post trattamento

biocida. I risultati ottenuti, riportati in figura 1,

mostrano una significativa riduzione della formazione di

colonie batteriche. Le muffe bianche presenti nel pre- e

post-trattamento sono da riferirsi ad una non totale sterilità

del Bio-Tape.

Con il Bioluminometro portatile sono state acquisite 3

misure in aree da 4 cm2 per ottenere il valore medio e la

deviazione standard. Successivamente, è stato deciso di

rappresentare i dati ottenuti sui conteggi di ATP riferendosi

ad un’attività metabolica iniziale del 100% registrata sulle

diverse superfici prima dell’applicazione biocida. Sono

state poi calcolate le rispettive percentuali di patina

Miscela Principio attivo Modalità di utilizzo

Algochene N - b u t i l - 1 , 2 -

benzisotiazolin-3-one

Diluito al 3% in White

Spirit

BAC Benzalconio Cloruro Diluito al 5% in acqua –

pennello

Biotin T OIT e Carbammato Diluito al 2% in acqua –

pennello

Biotin R

Moss Buster

OIT e Sali di Ammonio

Quaternario

Oli essenziali di timo e

origano

Diluito al 2% in white

spirit – pennello

Tal quale – pennello

Tab. 2 - Miscele utilizzate per le campionature sui diversi materiali.

attiva post trattamento in base ai conteggi riportati in

tab.3.

Il monitoraggio dell’efficacia del potere biocida delle miscele

commerciali è partito con la registrazione delle patine

attive presenti sulle superfici di interesse. Dai i dati

ottenuti con il Biouminometro è possibile affermare che

una patina biologica, metabolicamente attiva, registra un

conteggio di ATP superiore a 3000 conteggi. A seguito di applicazione

di miscele biocide si evidenzia una percentuale

di patina attiva inferiore al 50%, come riportato nel grafico

1, ad eccezione del Biotin T applicato sul marmo.

Nello specifico, si osserva un’azione biocida del Moss Buster

per:

4 Cemento che registra una discreta efficacia con un conteggio

di patina attiva del 31%;

4 Il cotto, più efficace rispetto al Biotin T e BAC, confrontabile

ma molto efficace come il Biotin R;

4 Marmo, più efficace del Biotin T, confrontabile con il

BAC, meno efficace del Biotin R;

4 La Pietra Forte: più efficace del BAC ma meno rispetto

al Biotin R.

Per tutti i materiali, inoltre, non si evidenziano alterazioni

cromatiche, mediante comparse di macchie, dovute

alla componente organica degli oli essenziali. È, Pertanto,

auspicabile continuare la ricerca e il monitoraggio degli

effetti, nel tempo, di questi composti organici per controllare

lo stato di attività del biocida in termini di efficacia.

Conclusioni

I risultati ottenuti attraverso il Bio-Tape e Bioluminometro

sono in accordo tra loro evidenziando la capacità biocida

degli oli essenziali. La crescita su terreni generici ha evidenziato

un risultato migliore per Algochene e Moss Buster

seguiti da Biotin T e Biotin R. I conteggi registrati dal Bioluminometro

mostrano un comportamento simile tra BAC e

Moss Buster per tutti i tipi di materiali.

Materiale

tal

quale

BAC

Biotin

T

Biotin

R

Moss

Buster

cemento 6226 ND ND ND 1935

cotto 6806 610 1664 492,3 519,3

marmo 3510 1203,7 2450,7 577,3 1597,3

carrara 3219 299,3 251 879,3 ND

Pietra

Forte

5161 715,3 1395,7 415 628,3

Fig. 2 - Grafico dei Conteggi di ATP con bioluminometro.

Tab. 3 - Conteggi di ATP rilevata sui diversi materiali per ciascuna applicazione

biocida.

32 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 33

Le potenzialità degli oli essenziali sono ormai appurate

e più volte constatate in sede di laboratorio,

tuttavia, non si sono ancora raccolti dati sperimentali

in situ sufficienti per una comparazione oggettiva

in termini di efficacia. L’obiettivo di questo lavoro

è raccogliere più informazioni possibili sul campo

per ottenere un metro di confronto oggettivo sulla

capacità biocida delle miscele in commercio su casi

di studio reali. Quando si opera sul campo diventa

fondamentale: (i) inserire queste sperimentazioni

in progetti multidisciplinari, con controlli costanti e

valutazioni scientifiche nel tempo dei loro esiti; (ii)

prevedere un utilizzo selettivo dei prodotti in funzione

delle specifiche esigenze conservative di ogni

singola porzione da trattare.

Abstract

The aim of the present study is to identify and characterise the best biocidal

formulation for controlling biodeterioration phenomena. Given the requirements

which define a good biocide, i.e. being environmentally sustainable,

negligible interference with stone materials, being safe from a toxicological

point of view, being easy to apply, having long-lasting effect, and being cost

effective, the overall objective is to minimise environmental impact by ensuring

an efficient use of resources. The attainments of our approach have

been: protection of operators’ and end users’ health, sustainability, reversibility,

compatibility and minimal intervention criterion.

The specific objectives of this work are articulated in 4 points:

1. Recording of metabolic activity of the active patinas present upon the

artefact surface, grown in spontaneous environmental conditions

2. Registration of the data on effectiveness of commercial biocidal mixtures,

applied to real case studies, by Bioluminescence analyses

3. Create a connection system to collect all the recorded data in order to

compare mixtures applied on different materials with objective values.

4. Monitoring over time of the mixtures applied, aiming to recording biocidal

efficiency andpossible chromatic alterations.

Parole Chiave

Beni culturali; biodeterioramento; restauro; monitoraggio; miscele biocide;

Bio-Tape; superfici pittoriche

Autore

Eleonora Marconi

eleonora.marconi@uniroma3.it

Università degli studi di Roma Tre

Adele Galetti

a.galetti@studioleonardo.it

Leonardo Srl

Francesco Genimiani

f.geminiano@studioleonardo.it

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RIVELAZIONI

Nuovi studi di geoarcheologia a Le Castella (KR)

di Maurizio Ponte, Giuseppe Ferraro, Alma Floro, Salvatore Medaglia, Pierpaolo Pasqua

Fig. 1 - L'"isolotto" su cui sorge la fortezza (da Google Earth)

Il sito archeologico di "Le Castella" è noto

principalmente per l’antica fortezza, la cui ultima

edificazione è datata all'epoca aragonese (XV secolo

d.C.), che sorge su un piccolo "isolotto", collegato alla

terraferma mediante una lingua di terra.

Tutta l’area crotonese risulta notoriamente

interessata da una subsidenza storica, oltre che da

diffusi crolli all’interfaccia terra-mare, dovuti anche

a fenomeni di “lateral spreading”. In tale contesto,

appare singolare la sostanziale integrità strutturale

della fortezza.

Nel presente lavoro, dopo un'approfondita trattazione

del sito dal punto di vista storico e archeologico,

verranno esposte le risultanze di una campagna di

indagine volta alla definizione dei caratteri geologicogeotecnici

dei terreni affioranti su cui si imposta

l'edificio monumentale di Le Castella.

CENNI STORICI ED ARCHEOLOGICI:

DALLE ORIGINI AL XIII SECOLO

Grazie alla peculiare conformazione topografica, l’esile

striscia di terra, delle dimensioni planimetriche di circa

200m x 80m (Fig. 1), su cui sorge l’imponente fortezza

aragonese (Fig. 2) è stata interessata da un’occupazione

umana che ben si può dire millenaria.

Le più antiche testimonianze risalgono, infatti, ad età neolitica

e consistono in ceramiche d’impasto della facies di

Stentinello e industrie su ossidiana collegabili ad una stazione

preistorica di superficie (Foti, 1976 e 1981; Medaglia,

2010). Nell’età del Bronzo l’isolotto ospitò un insediamento

stabile, culturalmente legato ad aspetti del Bronzo peninsulare

sia di facies protoappenninica che subappenninica,

come dimostrano i materiali individuati

nel corso di un saggio di scavo effettuato

nel 1981 all’interno del maniero.

Con queste indagini furono portati alla

luce pochi materiali ceramici che si inquadrano

nelle fasi dell’età del Bronzo

medio e del Bronzo recente (Lattanzi,

1981; Tucci, 2002; Marino et alii, 2017).

In età storica le tracce dell’occupazione

umana si fanno più consistenti,

soprattutto a partire dall’età greca

quando l’isolotto, gravitante all’interno

della chora di Kroton, ebbe funzioni

strategiche. Di fatto, l’area costiera

di Le Castella, con il suo piccolo porto

naturale, mantenne in antico una

certa importanza quale scalo lungo la

rotta ionica. Ne fanno fede i ritrovamenti

archeologici sottomarini ricon-

Fig. 2 - La fortezza aragonese di Le Castella (foto M. Ponte)

34 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 35

ducibili ad innumerevoli naufragi localizzati nello specchio

di mare antistante il fortilizio e databili a partire da età

arcaica (Medaglia 2010). Per i naviganti il profilo costiero

di Le Castella costituiva, assieme agli altri promontori della

penisola crotonese, un importante punto di riferimento per

l’osservazione e l’orientamento. Forse non è un caso che

nella descrizione che il geografo Strabone fa della costiera

a sud di Crotone, dopo Lakinion (promontorio Lacinio,

attuale Capo Colonna) egli ponga altri tre promontori denominati

Iapigi (Japygon akrai treis) che la critica moderna

concordemente identifica con Capo Cimiti, Capo Rizzuto e,

appunto, Le Castella (Givigliano, 1994).

Il ruolo strategico di quest’area costiera si delineò definitivamente

quando la Lega italiota fu sconfitta nel 389 a.C.

ad opera dell’esercito di Dionisio I di Siracusa nella battaglia

dell’Elleporo (Diod., XIV, 103-105). A seguito di questo

evento bellico, il territorio della polis Kroton subì una forte

contrazione sul versante meridionale. Fu proprio in risposta

alle nuove esigenze militari che probabilmente Le Castella

diventò un vero e proprio baluardo a difesa del versante

meridionale della regione di stretta influenza crotoniate.

Infatti, tra la fine del IV e l’inizio del III sec. a.C. i Crotoniati

eressero sull’isolotto un phrourion, vale a dire una

sorta di avamposto militare fortificato, che garantiva alla

polis achea il controllo dell’antica via costiera ionica e di un

esteso tratto di mare del kolpos Skylletikos, attuale golfo

di Squillace (Medaglia, 2010). Di questo fortilizio sono tuttora

visibili le imponenti vestigia inglobate nelle strutture

del castello aragonese. Esse furono realizzate con la calcarenite

organogena, un materiale ampiamente utilizzato in

antico nell’area crotonese per via della facile reperibilità e

lavorabilità. Il più imponente avanzo del phrourion greco è

un lungo muro di contenimento di oltre 30 metri che venne

alla luce dopo una forte mareggiata negli anni ’60 del secolo

passato. Si tratta di un muraglione a doppia cortina e

con diatoni trasversali, messo in opera con l’alternanza di

blocchi isodomi e zone a risparmio riempite di pietrame a

secco (Ardovino, 1978). Sulla faccia vista dei blocchi sono

tuttora visibili alcune incisioni, per lo più lettere dell’alfabeto

greco, in cui sono da riconoscere dei marchi di cava

(Medaglia, 2010).

La tecnica costruttiva “a scacchiera” del muraglione di Le

Castella trova stretti parallelismi con quella utilizzata, tra

la fine del IV e il primo quarto del III sec. d.C., sempre in

Magna Grecia, a Velia. Altri spezzoni di murature riferibili al

phrourion di età greca sono localizzati sul lato occidentale

del mastio (struttura isodoma ad angolo con blocchi di calcarenite)

e, come accertato in seguito ad interventi della

Soprintendenza archeologica, al di sotto delle fortificazioni

cinquecentesche (Lattanzi, 1999). Altri elementi murari,

forse di età antica, sono inglobati sulla terraferma in un

muro moderno posto al termine del tombolo. Sempre alla

fase di occupazione greca sono pure da attribuire una serie

di ceramiche a vernice nera di III sec. a.C. recuperate in più

punti dell’isolotto e le numerose anfore da trasporto ellenistiche

scoperte sui bassi fondali dello specchio d’acqua del

porticciolo naturale (Ardovino, 1978; Lattanzi, 1981).

Per l’età romana le evidenze materiali sinora recuperate al

di sopra dell’isolotto si limitano ad alcune ceramiche di I e

II sec. d.C. Va però precisato che alla penuria di dati riferibili

alla terraferma fanno da contraltare i diversi recuperi

di anfore di età tardo-repubblicana e soprattutto imperiale

effettuati nell’ultimo trentennio nelle acque circostanti.

Le fonti letterarie antiche contribuiscono a gettare non

poca luce sulle fasi di occupazione di età tardo-ellenistica/

repubblicana e imperiale. Plinio il Vecchio nella Naturalis

Historia (III, 95) accenna ad un “portus qui vocatur Castra

Hannibalis” posizionato nel golfo di Squillace e precisamente

sul lato ionico dell’istmo che egli, non a torto, considera

il punto più stretto della penisola italiana (“nusquam angustiore

Italia”). La presenza di un luogo lungo la costa ionica

dei Bruttii che nella toponomastica richiamava la figura del

condottiero cartaginese non è isolata ma, al contrario, trova

ampia conferma negli itineraria romana. All’interno del

cursus publicus della regione, infatti, è segnalata una tappa

il cui nome presenta alcune varianti: Annibali nella Tabula

Peutingeriana (VI, 2), Anival, Anniba e Hannibal negli itineraria

tardi dell’Anonimo Ravennate (IV, 31-32 e V, 1) e di

Guidone (30-31, 72) (Medaglia, 2010).

Sebbene la distanza che la Tabula Peutingeriana frappone

nel segmento compreso tra le stationes di Lacenium e Annibali

si presenti problematica in termini di computazione

(XXXI milia passuum), gran parte degli studiosi sono concordi

nel ritenere incongruente questa parte dell’intinerarium

pictum a causa di un mero errore imputabile alla tradizione

manoscritta (Crogiez, 1990; Givigliano, 1994; Taliano Grasso

1996-1997). L’ipotesi che taluni sostengono a proposito

della localizzazione dei Castra Hannibalis più a sud, nella

zona di Marina di Soverato, è da respingere: in questo tratto

semilunato del golfo di Squillace l’unico ridotto naturale

che può in qualche modo ricordare un porto è quello di Le

Castella. Un altro risolutivo indizio legato alla localizzazione

dei Castra a Le Castella va cercato in un passo di Tito

Livio (XXVIII, 46, 16) che, discorrendo degli avvenimenti del

205/204 a.C., ricorda come Annibale trascorse l’estate del

204 a.C. accampandosi nelle vicinanze del tempio di Giunone

Lacinia (“Propter Iunonis Laciniae templum aestatem

Hannibali egit”). C’è dunque da supporre che la vicenda legata

al Barcide sul finire della seconda guerra punica abbia

finito con il designare il toponimo della località crotonese

prescelta dal condottiero. Si consideri che il passo di Tito

Livio scoraggia eventuali tentativi di porre troppo a sud rispetto

al Lacinium promonturium i suddetti accampamenti

Fig. 3 - Successione stratigrafica del Bacino Crotonese (Zecchin, 2014).


Fig. 4 - Calcareniti in affioramento (foto A. Floro).

Fig. 5 - Ubicazione della boa reale e della boa virtuale

(da Google Earth).

in quanto essi vanno posti in un contesto topograficamente

non molto distante dal tempio di Giunone Lacinia. Del resto,

la localizzazione dei Castra Hannibalis a Le Castella assume

nell’economia del passo liviano una certa logica considerando

che Annibale scelse di porre i suoi acquartieramenti in un

luogo già munito di un fortilizio (phrourion) e che, inoltre,

era dotato di un comodo scalo che non si discostava molto

dalla via costiera Regium – Tarentum (Medaglia, 2010).

Il rinvenimento di due monete auree attribuibili a Leone

I e a Giustino sull’isolotto, nonché di numerose anfore di

VI-VII sec. d.C. nelle acque limitrofe, costituisce conferma

dell’occupazione dell’area anche in età tardoantica. A

questo proposito non va taciuto che i massicci interventi

costruttivi di età medioevale finalizzati all’erezione del castello

hanno molto probabilmente nociuto alle testimonianze

precedenti, in parte inglobandole e in parte distruggendole.

È, infatti, più che lecito pensare che l’isolotto fosse

parte integrante della catena di presidi messi in opera dai

Bizantini nell’ambito del rafforzamento del limes marittimo,

poichè per l’area del crotonese contava non solo la

Fig. 6 – Classificazione delle apparizioni d'onda per direzione

ed altezza.

fortificazione della città di Crotone da parte di Belisario tra

il 547 e il 552, ma anche le guarnigioni a presidio dei punti

d’imbarco di Capo Colonna e Capo Rizzuto (Corrado, 2001).

Il toponimo, nella configurazione che un po’ ricorda quella

moderna, è noto a partire dalla metà del XII secolo allorché

esso compare nella forma Qas’tal all’interno del portolano

del geografo arabo Idrisi che così recita: “[…] da

Massa a Qas’tal, città (pur) piccola, 30 miglia, da Qas’tal a

Q.trunah, navigando a golfo lanciato 13 miglia, 18 costeggiando”

(Amari & Schiaparelli, 1883). In alcuni documenti

del XIII secolo, con riferimento a Le Castella, compaiono le

designazioni “Castro Maris”, “Castellorum Maris”, “Castellis

Maris”, ecc. (Raimondo et Al., 1998).

Le fasi più antiche della fortezza sono state isolate all’interno

della torre circolare e datate in un “momento ancora

non meglio precisabile, anteriore comunque al XIII secolo”.

Esse impiegano elementi di calcarenite “di dimensioni

medio-grandi e di inclusi minori (pietre calcaree, selci),

organizzati in pseudo-filari orizzontali”. Successivamente,

alla fine del XIII secolo, fu costruita una nuova torre che

inglobò la precedente (Raimondo et Al., 1998). Così come

oggi appare, la fortezza è il frutto delle definitive sistemazioni

messe a punto dal conte Andrea Carafa nel corso della

prima metà del Cinquecento poco dopo aver acquistato Le

Castella assieme ad altri possedimenti per 9000 ducati da

Federico d’Aragona (Rubino, 1970; Valente, 1982).

GEOLOGIA DELL’AREA DI STUDIO

Il sito di “Le Castella” ricade in un bacino sedimentario (Bacino

Crotonese) e la successione stratigrafica poggia su un

basamento cristallino, attribuito all’Unità della Sila.

La serie stratigrafica dell’area di studio è costituita da un’unità

basale costituita da argille limose-azzurre plastiche del

Pleistocene Inferiore (Santerniano, Fig. 3), con saltuarie

lenti di sabbie e limi, sulle quali poggiano, in trasgressione,

calcareniti cementate bruno-rossastre del Pleistocene

Medio-Superiore (Massari et al., 2002; Zecchin et al., 2003,

2004a; Mellere et al., 2005).

Le calcareniti, nell’area di studio, affiorano in potenti banchi

a stratificazione incrociata concava e foreset (Fig. 4)

in cui si identificano anche tracce di locomozione di echinidi.

Gli affioramenti caratterizzano tutta la linea di costa

dell’area e subiscono l’erosione e l’alterazione degli eventi

atmosferici e marini, oltre alla dinamica più complessa che

coinvolge l’intero bacino.

Infatti, il sollevamento del basamento cristallino del mas-

36 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 37

Fig. 7 - Acquisizione di immagine tramite drone (foto R. De Fiore).

Fig. 8 - Ubicazione dei punti di prelievo dei campioni rocciosi.

siccio silano, attualmente stimato in circa 0,8mm/anno a

scala regionale, ha provocato la genesi di formazioni sedimentarie

di copertura del Bacino, con rilevanti movimenti

gravitativi verso l’area ionica e di DGPV (Deformazioni

Gravitative Profonde di Versante), processi indotti dalla

gravità che possono avere un’evoluzione molto lenta ed interessare

interi versanti, dislocando volumi di roccia anche

di centinaia di migliaia di metri cubi (Guerricchio, 2001 e

2015). A questi movimenti inoltre, va aggiunto anche il problema

della subsidenza regionale delle coste evidente su

siti adiacenti il castello.

Fig. 9 - Il prelievo del campione per mezzo del trapano "Rodon 100"

(foto M. Ponte).

INQUADRAMENTO MAREOGRAFICO

Al fine di definire il regime e la direzione prevalente delle

correnti marine nell’area in oggetto, è stato condotto uno

studio mareografico sul tratto di mare in prossimità della

costa (“paraggio”) di Le Castella. Lo studio si basa sulla

trasposizione dei dati ondosi registrati dalla boa reale di

Crotone ad un punto al largo del paraggio in esame, definito

“boa virtuale” (Fig. 5), e ha lo scopo di descrivere le caratteristiche

delle onde e l’impatto che il clima ondoso medio

ha sul litorale.

Lo studio condotto ha consentito di poter determinare il

numero e la percentuale di apparizione delle onde per ciascuna

altezza e direzione di provenienza (Fig. 6). Il maggior

numero di onde osservato ha provenienza da S-SSE, esattamente

concorde con l’”asse” principale della piccola baia

compresa tra l’”isolotto” su cui sorge la fortezza e la terraferma,

che risulta, pertanto, esposta alle correnti marine,

rendendone difficile l’utilizzo come “cala” adibita ad

operazioni di carico di blocchi di roccia provenienti dalle

vicine cave.

INDAGINI NELL’AREA DI STUDIO

Preliminarmente, al fine di determinare le dimensioni in

pianta e in altezza della fortezza è stato condotto un rilievo

topografico mediante un drone modello Yuneec H520 (Fig. 7).

Nell’ambito del presente studio è stata condotta una campagna

di campionamento delle argille affioranti, sia in ambiente

subacqueo che in ambiente subaereo, per la determinazione

delle loro caratteristiche mineralogiche, fisiche

e di deformabilità.

Fig. 10 - Curva granulometrica per il campione "LC1U".

Fig. 11 - Curva granulometrica per il campione "LC1S".


Fig. 12 - Analisi mineralogica del campione LC1U.

Fig. 13 - Analisi mineralogica del campione LC1S.

Al fine di determinare i carichi litostatici trasmessi dalle

calcareniti sulle sottostanti argille, sono stati prelevati

campioni lapidei da sottoporre a prove di laboratorio per la

determinazione della massa volumica.

Inoltre, è stata condotta una campagna di prospezioni geofisiche

(elettriche e sismiche), sia in superficie che sott’acqua,

finalizzata alla definizione delle caratteristiche geometriche

e fisiche e dei rapporti stratigrafici dei litotipi

riconosciuti nell’area.

In ambiente subaereo, il campionamento è stato effettuato

su un affioramento di argilla immediatamente a ovest

dell’abitato di Le Castella, mentre il prelievo dei campioni

in mare, ad una profondità di circa 6m, è stato effettuato

in un punto ubicato immediatamente a Ovest del castello

(rispettivamente LC1S e LC1U in Fig. 8).

Per il campionamento subacqueo si è proceduto con l’impiego

di un trapano subacqueo appositamente progettato,

denominato Rodon 100, con l’impiego di fustelle in acciaio

del diametro esterno di 60mm (Fig. 9).

Sui due campioni di terreno, è stata condotta una caratterizzazione

geotecnica completa.

Da un punto di vista granulometrico, Il campione subacqueo

“LC1U” è risultato essere classificabile come Limo (50,8%)

con Argilla (48,2%) (Fig. 10), mentre il campione subaereo

“LC1S” è classificabile come Argilla (52,8%) con Limo

(46,2%) (Fig. 11).

Su entrambi i campioni state condotte le analisi mineralogiche

mediante diffrattometria ai raggi X (XRD). L’analisi

mineralogica semiquantitativa della frazione “tal quale” è

stata effettuata su polveri “random”. Le rispettive abbondanze

delle fasi mineralogiche sono state calcolate misurando

l’area dei picchi ottenuti utilizzando il programma

WINFIT. Si è osservata una buona coerenza tra i dati di entrambi

i campioni (Figg. 12 e 13).

Per il solo campione subacqueo “LC1U” è stata condotta la

prova edometrica su due provini (Fig. 14).

Al fine di determinare il carico litostatico trasmesso dalle

calcareniti alle sottostanti argille, ne è stato prelevato un

campione (Fig. 15) da sottoporre a prove di laboratorio per

la determinazione del peso di unità di volume, che è risultato

pari a 18,3kN/m 3 .

Allo scopo di ricostruire la stratigrafia fino ad una profondità

di 15-30m dal fondale, sono state condotte delle prospezioni

geoelettriche in mare, con stendimenti di 95m ciascuno,

denominati “Le Castella 1” e “Le Castella 2”, posizionati

e orientati, rispettivamente, a NO del castello con orientamento

NE-SW e a E con orientamento NW-SE, e restituiti

come modelli di resistività.

Inoltre, sono state eseguite anche tre prospezioni sismiche,

con metodologia MASW, finalizzate alla ricostruzione degli

andamenti delle velocità di trasmissione delle onde di taglio

(Vs) con la profondità. Le stese sismiche sono state eseguite,

rispetto al castello, a E (MASW 1) e a NW (MASW 2),

mentre la terza stesa (MASW 3) è stata eseguita sulla lingua

di terra che collega l’”isolotto” su cui poggia il castello con

la terraferma (Fig. 16).

Il modello di resistività “Le Castella 1” si caratterizza per

la presenza di un nucleo relativamente alto-resistivo (10-18

Ωm) nella parte iniziale e superficiale del modello, prossimo

alla scogliera artificiale, che puó essere attribuito agli

elementi litoidi che la costituiscono; nella porzione piú profonda

(fino a 4-6 m) i dati di resistività potrebbero essere

dovuti alla presenza di strutture antropiche in posto o di

crollo; i valori della resistenza elettrica specifica si riducono

nettamente all’approfondirsi del fondale e sono riferibili a

termini essenzialmente pelitici (Fig. 17).

Fig. 14 – Grafici

della prova edometrica

per il

campione "LC1U".

38 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 39

Fig. 15 – Il campione di calcarenite

Fig. 16 - Ubicazione delle prospezioni sismiche e geoelettriche.

La parte più superficiale del modello di resistività “Le Castella

2” è interessata da un’importante e brusca variazione

laterale di resistività, dove da 1-2 Ωm si passa, verso SE, a

valori nettamente più elevati, presumibilmente dovuti alla

presenza di un orizzonte saturo più propriamente calcarenitico.

Lo spessore di questo orizzonte tende a crescere verso

la parte terminale del modello, dove raggiunge i 6m circa.

Nella parte più profonda del modello, si nota un lieve aumento

della resistenza elettrica specifica, dovuta ad un aumento

della componente limosa o, più probabilmente, della

componente calcarea (Fig. 18).

L’interpretazione delle prospezioni geosismiche MASW1 e

MASW2 ha consentito di determinare lo spessore delle calceraniti,

che è risultato rispettivamente pari a 8,3m e 7,1m

(Fig. 19).

In controtendenza, i dati dello stendimento MASW3 ubicato

nella stretta striscia di scogliera artificiale che collega la

terraferma all’”isolotto” del castello, testimonierebbero la

mancanza del sottostante lastrone calcarenitico riscontrato

nelle aree adiacenti e, quindi, una soluzione di continuità

dello stesso (Fig. 20).

Le prove geotecniche di laboratorio condotte sulle argille

campionate in mare, hanno consentito di determinare il cedimento

che il carico rappresentato dal peso della fortezza

avrebbe dovuto indurre. Il peso è stato determinato attraverso

l’elaborazione delle immagini ottenute con il rilevo

tramite drone, mentre per gli spessori degli strati di roccia

si è fatto riferimento alle risultanze delle prospezioni geofisiche.

Il calcolo del cedimento indotto è stato condotto tramite il

“metodo edometrico”.

Secondo tale metodo, il cedimento (DH) indotto dall’applicazione

di un carico può essere calcolato, nel caso di terreni

normalconsolidati, nel modo seguente:

DH = H CR log 10

[(s’ v0

+ Ds v

) / s’ v0

]

in cui H è lo spessore del banco di argilla (assunto pari a

40m), CR è il rapporto di compressione desunto dalle prove

edometriche, s’ v0

è il valore della tensione verticale effettiva

a metà dello spessore del banco di argilla e Ds v

è il carico

trasmesso dalla fortezza (assunto pari a 200kPa).

Il calcolo ha fornito un valore del cedimento (ipotetico) pari

a circa 1,5m, valore che, qualora si fosse in effetti verificato,

avrebbe indotto nel manufatto un quadro deformativo in

realtà non riscontrato.

CONCLUSIONI

Al fine di investigare l’anomalia rappresentata dal sostanziale

ottimo stato di conservazione della fortezza di Le Ca-

Fig. 17 - Modello di resistività "Le Castella 1"

Fig. 18 - Modello di resistività "Le Castella 2".


Fig. 19 – Profili delle velocità MASW1 e MASW2.

Fig. 20 – Profilo delle velocità MASW3.

stella all’interno di un contesto geologico e geomorfologico

particolarmente dinamico quale quello dell’area del crotonese,

è stata condotta una campagna di indagine geognostica

nel sito, consistente in prospezioni geoelettriche in

mare, prospezioni sismiche in superficie e analisi di laboratorio

su campioni di argilla prelevati sia in mare che in

superficie.

Attraverso le prospezioni geofisiche è stato possibile ricostruire

la geometria degli orizzonti litologici in profondità,

oltre ad ottenere importanti informazioni sulla loro variabilità

laterale e sulla presenza di possibili strutture antropiche

sepolte.

I dati sismici, in particolare, confermerebbero l’ipotesi

secondo la quale il sito su cui insiste il castello in tempi

storici avrebbe quindi assunto le caratteristiche fisiche di

un’”isola” separata da un braccio di mare dalla terraferma.

Le prove eseguite in laboratorio geotecnico hanno consentito,

poi, di determinare i parametri di deformabilità del

terreno, in base ai quali è stato condotto un calcolo del

cedimento che le argille, stratigraficamente poste al disotto

del lastrone calcarenitico su cui poggia la fortezza, avrebbero

dovuto manifestare in seguito alla costruzione della

fortezza stessa.

Il calcolo ha indicato che, sotto l’effetto del carico indotto,

si sarebbe dovuto verificare un cedimento di notevole entità

(di circa 1,5m), che sicuramente avrebbe prodotto danni

rilevanti alla struttura della fortezza. Poiché non vi sono

sulle strutture evidenze di quadri fessurativi riconducibili

a cedimenti, si può ritenere che tale cedimento, in realtà,

non si sia verificato. Ciò può essere ascrivibile a condizioni

geotecniche differenti da quelle ipotizzate, quali, ad

esempio, caratteristiche di deformabilità delle argille che

migliorano con la profondità, oppure, più verosimilmente,

alla presenza di strutture più antiche poste al di sotto della

fortezza, che, fungendo da “sottofondazione”, hanno limitato

fortemente la manifestazione dei cedimenti.

In conclusione, può ritenersi che i risultati ottenuti nel presente

studio, seppur preliminari, costituiscano una base di

partenza per le future attività di geoarcheologia, finalizzate

alla tutela di uno dei siti monumentali più importanti della

Calabria.

Prospezioni georadar nell’area emersa, all’interno e esterno

dell’edificio esistente, supportati da saggi di scavo, darebbero

valide indicazioni sulla presenza delle ipotizzate

strutture preesistenti su cui potrebbe poggiare l’impianto

attuale. Inoltre, indagini in mare mediante tecniche geofisiche

di tomografia elettrica ad alta risoluzione e rilievi

batimetrici e di sub-bottom profiler, sarebbero da verifica

ed affinamento nella ricostruzione delle anomalie dovute ad

elementi antropici sepolti nel fondale.

RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano la spin-off “Tech4Sea” dell’Università della

Calabria, per l’utilizzo del trapano Rodon 100, e il Dott.

Redentore De Fiore, per le riprese da drone.

Abstract

In this work, the results of a survey campaign aimed at defining the geological-geotechnical

features of the small "islet" on which is set the monumental

fortress of Le Castella (Crotone area, Calabria region), dating back

to the Aragonese period (XV century AD), will be exposed. The “islet” is

actually connected to the mainland by a strip of land .

As the entire Crotone area is notoriously affected by historical subsidence,

as well as by widespread collapses at the land-sea interface, also due to

"lateral spreading" phenomena, the substantial structural integrity of the

fortress appears singular.

Parole Chiave

Archeologia; geoarcheologia subacquea; georadar; geofisica; geotecnica;

Le Castella

Autore

Maurizio Ponte

maurizio.ponte@unical.it

Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra - Università della

Calabria

Giuseppe Ferraro

geofisica@alice.it

geologo collaboratore esterno alle ricerche di geoarcheologia

Alma Floro

lavinia.floro@outlook.it

geologo collaboratore esterno alle ricerche di geoarcheologia

Salvatore Medaglia

salvatore.medagli@unical.it

Laboratorio di topografia antica e antichità calabresi - Dipartimento di

Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale - Università della Calabria

Pierpaolo Pasqua

pierpaolo.pasqua@virgilio.it

geologo collaboratore esterno alle ricerche di geoarcheologia

40 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali 41

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Southern Italy. Journal of the Geological Society of the Geological Society

of London, 160, 863- 880.

Via Indipendenza, 106

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AGORÀ

Prima tappa della ricostruzione di Notre-Dame:

la digitalizzazione 3d d’emergenza

condotta da Art Graphique &

Patrimoine - L’ ultima frontiera informatica

è l’ intelligenza artificiale, in effetti

l’ evoluzione tecnologica mette ormai a

disposizione di tutti le quantità di storage

necessarie al machine learning e gli

algoritmi open source di chatbot o veri

e propri bot da attivare in vari ambienti.

E’ quindi possibile ormai applicare la

AI anche al campo dei BB.CC. e subito

vengono in mente le analisi predittive, il

riconoscimento delle immagini, l’attribuzione

delle opere ecc..

Tuttavia a mio parere questo tipo di applicazioni

sono abbastanza vulnerabili

per la legge del garbage in - garbage out;

nel campo dei BB.CC. infatti non c’è una

abbondanza di dati tale da consentire l’

uso delle tecnologie di analisi di BigData

(ed è risaputo che se il campione è insufficiente

anche le migliori analisi falliscono)

e anche l’ accuratezza e l’affidabilità

dei dati è quanto meno variabile.

Il limite che vedo è

che un BOT è forzato,

entro certi

limiti, a fornire un

risultato mentre l’

intelligenza umana

ha ancora una

migliore coscienza

dei propri limiti ed

evita di giungere a

conclusioni in caso

di dati insufficienti.

In fondo la ricerca

nel campo dei

BB.CC. è sostanzialmente

investigazione,

ma accettereste

di affidare

una investigazione

di polizia ad una

AI? Asimov lo ha immaginato e ha perfino

inventato una coppia di sbirri di cui uno

è un umano e l’altro una AI e nel suo ciclo

dei robot e nella letteratura la cosa

sembra funzionare, ma è appunto una

geniale intuizione su come i limiti della

AI debbano essere temperati e controllati

da vicino dalla morale umana.

Le riflessioni esposte sopra non escludono

però la possibilità di utilizzo della AI

nei BB.CC. purchè si abbia l’ umiltà di

cominciare da livelli bassi, non troppo

rivoluzionari, come ad esempio la Business

Intelligence che ha obbiettivi meno

ambiziosi della AI.

Il problema principe della BI è singolarmente

analogo a quello che si è sempre

trovato di fronte qualsiasi studioso: il

problema dell’ amministratore delegato….

Per un archeologo, o uno storico dell’

arte il problema non è tanto la scarsità

di informazioni quanto la loro disomogeneità,

la disorganicità, la duplicazione,

la provenienza da fonti diverse, la diversa

affidabilità e completezza

delle fonti. E’

esattamente quello a

cui si trova di fronte un

amministratore di una

multinazionale che per

prendere decisioni ha

bisogno di informazioni

provenienti da settori

e dipartimenti diversi

ciascuno col proprio sistema

informativo, col

proprio paradigma di

dati con le proprie sintesi.

Nel tempo anche nei

BB.CC. si sono sviluppati

molteplici sistemi,

preziose banche dati

delimitate alcune volte tematicamente,

altre geograficamente, altre ancora per

competenza amministrativa/gestionale;

del resto è inevitabile che ogni ricerca

abbia un “focus” o comunque un dominio

ontologico e che questo si rifletta sul

sistema che viene generato, il dato è oggettivamente

sempre neutro, ma certamente

diversi sono i punti di vista da cui

lo si raccoglie, analizza e contestualizza.

Per raggiungere una certa unità e completezza

le strade battute in passato

erano quelle del consolidamento, dell’

accorpamento e della migrazione delle

basi dati verso sistemi sempre più complessi

che avevano l’ ambizione di essere

“il sistema dei BB. CC.” Quanto questo

fosse velleitario e poco efficace è evidente

anche perché obbligava ad adottare

un unico punto di vista mortificando la

diversità, inoltre le importazioni di dati

e talvolta anche le migrazioni implicano

spesso un degrado dei dati, proprio come

avveniva in passato nel tramandare le informazioni

oralmente, nel tradurle, nella

copia scritta di un’ opera; una enciclopedia

è per sua natura meno accurata, approfondita,

aggiornata ed esaustiva, di

una serie di studi monografici.

L’ interoperabilità ha in qualche modo

posto fine a questo sviluppo miope dei sistemi,

ma non ha certo risolto il problema

generale cioè quello di poter scalare

le informazioni ottenendo al contempo

la massima sintesi e la massima analisi,

in fondo l’ interoperabilità dal punto di

vista funzionale somiglia alle note a piè

di pagina o alla bibliografia posta alla

fine di un’ opera.

Per farla breve lo studioso, ma anche chi

è chiamato alla tutela valorizzazione e

gestione dei beni, avrebbe bisogno in definitiva

di una sintesi unitaria il più completa

possibile tra tutti i punti di vista

che consenta però di risalire in caso di

necessità alla fonte e ai dati analitici. A

complicare non poco le cose c’è il fatto

che le informazioni da sintetizzare sono

dal punto di vista formale alfanumeriche,

raster e vettoriali e da quello logico

testuali, strutturate, geografiche, iconografiche.

Ebbene questa operazione può

effettivamente essere affidata ad una AI

senza particolari problemi perché non ha

necessità di intervenire sui dati originariamente

raccolti, ma può contribuire in

modo determinante alla loro interpretazione

e contestualizzazione attraverso

un processo reversibile alla bisogna.

(To be continued...)

---

Questa nota fa parte di un articolo in

corso di pubblicazione sulla Rivista Archeomatica,

a breve disponibile.

42 ArcheomaticA N°2 giugno 2019

42 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali

43

Alla scoperta di Abu Tbeirah:

un libro in Open Access

RECENSIONE

A CURA DI: LICIA ROMANO, FRANCO D'AGOSTINO

FORMATO ELETTRONICO: PDF OPEN ACCESS SCARICABILE QUI:

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PAGINE: 492

PREZZO: 0 EURO

ISBN: 978-88-9377-108-5

È stato appena presentato alla Sapienza di Roma il volume in lingua

inglese “Abu Tbeirah. Excavations I. Area 1 Last Phases and Bulding

A Phase 1” ( Sapienza editrice) a cura di Licia Romano e Franco D’Agostino.

Il libro raccoglie i risultati degli scavi condotti nel sito di Abu

Tbeirah (Nasiriyah, Iraq Meridionale) e delle analisi effettuate dal team

italo-iracheno di ricercatori. Il volume è disponibile sia in cartaceo sia in

open-access al link http://www.editricesapienza.it/node/7845

L’area interessata dalle ricerche del team della Sapienza e della Direzione

delle Antichità irachena si trova ben più a sud di Baghdad. Abu Tbeirah

è infatti un sito sumerico del III millennio a.C. situato nella parte più

meridionale della cosiddetta Bassa Mesopotamia. Il Tell (n.d.r “collina

artificiale”) è situato a pochi chilometri di distanza dalla capitale sumerica

di Ur, famosa per via dei suoi antichi monumenti tra cui spicca di

certo la Ziqqurat, la torre templare del dio lunare Nannar/Suena.

Dopo un’introduzione alle premesse scientifiche e politiche dell’inizio

delle attività di scavo ad Abu Tbeirah, scritta da SE Dott. Abdulamir al-

Hamdani, archeologo e Ministro Iracheno della Cultura, del Turismo e

delle Antichità, la prima sezione del volume è dedicata all’inquadramento

del sito dal punto di vista paleo-ambientale. Salvatore Milli e

Luca Forti presentano il setting geologico dell’area e analizzano i cambiamenti

della linea di costa, che nel III millennio a.C. si trovava vicina al

sito, molto più a nord rispetto alla posizione attuale. Alessandra Celant

e Donatella Magri riassumono le evidenze paleo-botaniche e polliniche

del Vicino Oriente, introducendo la flora antica dell’area della Bassa

Mesopotamia. Jafar Jotheri conclude la sezione con una analisi della

canalizzazione antica nella regione di Abu Tbeirah, sulla base di uno

studio che mette insieme remote sensing e analisi sul campo.

La parte centrale del volume comprende tre capitoli realizzati da Licia

Romano. Il capitolo 6 presenta il sito di Abu Tbeirah e un excursus generale

sulle aree di scavo, sulla metodologia applicata, sui fenomeni

post-deposizionali. Si approfondisce poi la stratigrafia dell’Area 1, situata

nella porzione Sud-est del sito. Qui è stata rinvenuta una household

(ndr struttura abitativa di grandi dimensioni), abbandonata e distrutta

nel corso del tempo da una serie di attività più tarde, tra cui anche diverse

sepolture. La cronologia di questo abbandono graduale dell’area

fornisce un quadro del momento critico in cui la città di Abu Tbeirah

inizia la sua decadenza e il suo ridimensionamento, per poi definitivamente

scomparire alla fine del III mill. a.C.

I due capitoli successivi descrivono in dettaglio tutte le attività antropiche

relative al cimitero e all’ultimissima fase di occupazione dell’area e

analizzano la struttura sottostante vano per vano, il tutto illustrato da

un ricco apparato grafico.

Segue poi lo studio da parte di Susanna Cereda dei residui pesanti della

pavimentazione di un vano dell’edificio: nei casi di strutture abbandonate

(e non solo) l’analisi dei pavimenti, insieme a quella dei macroartefatti

portati alla luce, è difatti l’unico modo per poter comprendere

quali attività venivano compiute all’interno di un ambiente. I risultati

nel caso di Abu Tbeirah sono piuttosto interessanti: la Room 23, oggetto

dello studio, rivela una molteplicità di attività che variano dal consumo

di cibo alla fusione del bitume e probabilmente alla produzione

di strumenti.

Alla parte più prettamente stratigrafica segue una sezione di diversi

capitoli dedicata all’analisi dei manufatti ed ecofatti portati alla luce

durante gli scavi.

Si inizia con l’analisi di Licia Romano, Marta Zingale, Giulia Festa e Vanessa

Forte della ceramica che viene descritta sia dal punto di vista

tipologico sia tecnologico, con un focus particolare sui dati provenienti

dalle analisi neutroniche effettuate su diversi campioni.

Mary Anne Tafuri poi presenta uno studio preliminare sui resti umani

rinvenuti sia nel cimitero sia nelle tombe sub-pavimentali dell’edificio

dell’Area 1, mettendo in risalto sia la presenza di paleopatologie sia di

stress muscolo-scheletrici, indicazione delle attività svolte in vita dagli

antichi abitanti di Abu Tbeirah. I risultati delle analisi isotopiche, pur

nei limiti dovuti al danneggiamento post-deposizionale dei reperti, forniscono

poi un quadro interessante sulla paleodieta.

Francesca Alhaique descrive e analizza in dettaglio i rinvenimenti faunistici

dai diversi contesti scavati, mettendo in luce associazioni e ricorrenze

particolari. Si sottolinea poi il largo consumo da parte degli

antichi abitanti di Abu Tbeirah di specie acquatiche sia dulcicole sia

marine.

Dai reperti faunistici si passa poi agli studi sulla litica realizzati da Daniele

Moscone e da Davide D’Errico, che forniscono una chiara immagine

della produzione della litica scheggiata e del suo utilizzo. A conclusione

del volume Angela Greco e Franco D’Agostino presentano una serie di

nomi di città con cui potrebbe identificarsi il sito di Abu Tbeirah: l’analisi

si basa su alcuni testi cuneiformi che raccontano le tappe dei viaggi

delle statue delle divinità sumeriche durante i festival sacri.

A cura di Francesca Salvemini


AGORÀ

INNOVA CHM - Innovation in Construction

and Cultural Heritage Management

INNOVA CHM - INNOVATION IN CON-

STRUCTION AND CULTURAL HERITAGE

MANAGEMENT è il nome unificatore di

tutti i progetti finanziati dalla Regione

Emilia-Romagna grazie al lavoro di Clust-

ER Build e Assorestauro che hanno collaborato

con diverse realtà del territorio

emiliano-romagnolo.

La ricerca e l’innovazione tecnologica

realizzate in Emilia-Romagna nel settore

delle costruzioni e del restauro. Ma non

solo. Le opportunità e la promozione internazionale

delle imprese emiliano-romagnole

del comparto del restauro nonché

una “Summer school after damages”

che, partendo dall’esperienza maturata

a seguito al sisma che ha colpito l’Emilia

nel 2012, formi esperti internazionali

sulla riduzione e gestione del rischio

correlato agli impatti di eventi naturali

catastrofici.

Sono questi, in sintesi, alcuni dei contenuti

di 6 progetti e programmi sostenuti

dalla Regione con risorse regionali

ed europee Por Fesr 2014-2020 per un

ammontare complessivo di 3,7 milioni

di euro e realizzati dalle Università di

Ferrara, Bologna e Parma, Assorestauro

e dal Clust-ER Build, comunità di soggetti

pubblici e privati quali atenei, centri

di ricerca, imprese, enti di formazione

che condividono idee, competenze, strumenti,

risorse per sostenere la competitività

dei sistemi produttivi più rilevanti

dell’Emilia-Romagna.

Le iniziative sono state presentate in

conferenza stampa l’11 settembre 2019

dall’assessore regionale alle Attività

produttive Palma Costi, da Alessandro

Zanini presidente Assorestauro e Marcello

Balzani, presidente Clust-ER Build

Emilia-Romagna. Nei prossimi giorni troveranno

spazio anche nella programmazione

scientifica dei lavori della XXVI°

edizione del Salone internazionale del

Restauro che si terrà a Ferrara, dal 18 al

20 settembre, assieme a RemTech Expo,

evento internazionale specializzato sulle

bonifiche, rischi ambientali e naturali,

sicurezza, manutenzione, riqualificazione,

rigenerazione del territorio, cambiamenti

climatici e chimica verde e sostenibile.

“Questi progetti - sostiene l’Assessore

alle Attività Produttive, Palma Costi -

dimostrano come si possano potenziare

competitività e valore anche nelle

costruzioni, che come tutti i settori ha

bisogno di innovazioni in grado di introdurre

nuove tecnologie e conoscenze. La

Regione, con i progetti finanziati, vuole

sostenere concretamente questa trasformazione.

La sicurezza sismica, la diagnostica

predittiva, le tecnologie smart, la

creazione di prototipi in 3D, sono il frutto

di buone pratiche e modelli operativi

di innovazione che daranno nuovo slancio

al settore. E questa missione l’abbiamo

affidata al Build Cluster edilizia

e costruzioni che si occupa di sviluppare

attività di ricerca collaborativa e trasferimento

tecnologico mettendo assieme

laboratori di ricerca pubblici e privati,

centri per l’innovazione, operatori della

formazione e soprattutto tante imprese.

Un processo e una modalità collaborativi

per potenziare ricerca e innovazione

che ci aiutino a continuare a competere

a livello europeo e internazionale e che

sono rafforzati anche nell’esperienza di

ricostruzione post sisma”.

“Il Cluster Build – sostiene il Presidente

del Clust-ER Build Edilizia e Costruzioni,

Marcello Balzani – ha selezionato degli

obiettivi strategici, necessari ad abilitare

imprese, professioni tecniche e tutti

gli operatori della filiera. E questi sono

diventati progetti concreti che renderanno

possibile integrare diagnosi predittive,

sistemi di sicurezza, nuovi materiali

smart sostenibili e processi di building

information modeling su casi studio reali

per definirne modelli di intervento e di

gestione. Quando si sale su un’auto- dice

Balzani- ormai tutto è ‘parlante’, sensori

e interfacce registrano e analizzano dati

fondamentali per la sicurezza di guida e

l’ottimizzazione del consumo. Invece,

entrando in un edificio questo oggi non

accade: tutto è ‘muto’. Ogni componente

non dice nulla, o molto poco,

di come si stia integrando con

gli altri componenti, di come

invecchi e degradi, a quali sollecitazione

sia esposto per programmare

la sua vita manutentiva

e non solo, per la sicurezza

e il benessere degli abitanti e

dei servizi che in questo spazio

si svolgono. Questa è la trasformazione

in atto su cui i laboratori

di ricerca regionale stanno

lavorando insieme alle imprese,

anche per internazionalizzare

le nostre abilità, competenze e

prodotti. E tutto verrà sviluppato anche

in rapporto al grande cantiere regionale

del sisma 2012”.

Come spiega Alessandro Zanini, Presidente

di Assorestauro "il nostro rapporto con

la Regione ha le sue radici nel 2012. Le

attività congiunte sia su base locale che

estera, nel corso di questi anni, hanno

promosso e portato risultati concreti per

le aziende associate di Assorestauro. È

un orgoglio proseguire la collaborazione

con la Regione che ha affiancato e finanziato

Assorestauro nei progetti originali

che coinvolgono, oltre alla parte commerciale,

un ampio risvolto tecnico e di

formazione. Nel 2019 svilupperemo due

progetti che coinvolgeranno le aziende

locali che si occupano del restauro, che

saranno impegnate in attività sia con gli

Stati Uniti che con Israele, attraverso importanti

partnership con associazioni ed

enti locali. L’approccio ai progetti di internazionalizzazione

è come sempre inclusivo,

tiene quindi sempre presente le

altre realità che sul territorio, o a livello

nazionale, possano contribuire al rafforzamento

delle azioni di promozione e

potenziare le opportunità per il nostro

comparto industriale. Questo è il caso

delle sinergie che si stanno attuando con

il Cluster e con la Fiera Ferrara”.

I PROGETTI DI RICERCA

Promozione internazionale: i progetti

Re-USA e Med-ART. Attraverso le risorse

del Programma operativo “Internazionalizzazione

del sistema produttivo” della

Regione, per un contributo complessivo

di € 152.537, Assorestauro (l’Associazione

italiana per il restauro architettonico,

artistico e urbano fondata nel 2005) realizzerà,

nell’autunno di quest’anno, due

progetti rivolti all’export delle aziende

locali del settore, da una parte negli

Stati Uniti con il progetto Re. Usa – Restoration

in the Usa (dal 6 al 12 ottobre

iniziative in Emilia-Romagna e dal 19 a

24 novembre a Miami) e dall’altra in Israele

con il progetto Med Art – Israel (dal

3 all’8 novembre 25 esperti in regione e

dal 8 al 10 dicembre a tel Aviv). I progetti

promuoveranno le aziende italiane

appartenenti al comparto del restauro

architettonico, della sostenibilità ed efficienza

energetica del costruito storico

e moderno. I progetti prevedranno la realizzazione

di incoming, workshop tecnici,

conferenze ed esposizioni fieristiche,

coadiuvati da una ricerca di mercato

mirata e un sistema di comunicazione su

base nazionale e internazionale.

Timesafe. Il progetto riguarda le tecnologie

integrate e innovative a limitato

impatto e invasività per il miglioramento

sismico degli edifici senza interruzione

d’uso. Il coordinatore del progetto è Ciri

44 ArcheomaticA N°2 giugno 2019


Tecnologie per i Beni Culturali

45

Ec dell’Università di Bologna, in partnership

con Unimore - Crict, Laboratorio

Teknehub (Università di Ferrara), Università

Iuav di Venezia, Centro Ceramico e

con la collaborazione di alcune imprese

del territorio. L’obiettivo è sviluppare

un insieme di nuove tecnologie, tra loro

integrate e a bassa invasività, per il miglioramento

del livello di sicurezza sismico

del patrimonio edilizio esistente. Le

tecnologie oggetto della ricerca possono

essere messe in opera per fasi successive

e senza una significativa interruzione

d’uso della costruzione (sia in edifici residenziali

che pubblici). Queste tecnologie

possono inoltre essere integrate con

nuove impiantistiche e sistemi di monitoraggio

ambientale e strutturale. Il costo

complessivo del progetto è di 1 milione

117 mila euro di cui € 799.375,00 è il contributo

della Regione con le risorse europee

Por Fesr 2014-2020.

Inspire. Il progetto, coordinato dall’Università

di Ferrara e TekneHub, punta a

implementare l’architettura di un sistema

di diagnostica predittiva, attraverso

una rete di sensori wireless, per il monitoraggio

dello stato di conservazione

di materiali, componenti e sistemi del

patrimonio costruito esistente che, in

normali condizioni di esercizio, volge

al termine della vita utile. Il risultato

è uno strumento strategico di supporto

decisionale alle attività di manutenzione

predittiva e di gestione che, attuando

procedure di intervento su un patrimonio

costruito esistente, in condizioni limite

di esercizio e/o in emergenza, ne

incrementa la vita utile e ne capitalizza

il valore economico. Il contributo della

Regione è per un totale di € 799.902,13.

Mimesis. CertiMaC, capofila del progetto

“Materiali smart, sensorizzati e sostenibili

per il costruito storico”, in partnership

con CNR, Università di Bologna

(Ciri-Ec), Centro Ceramico e Sister, ed

in collaborazione con alcune imprese

del territorio regionale, svilupperanno e

valideranno (sia in laboratorio che in siti

pilota) prototipi di sistemi costruttivi dotati

di tecnologie smart, che prevedono

l’integrazione di sensori e dispositivi di

misura opportunamente ingegnerizzati

all’interno dei materiali da costruzione

tipici del patrimonio edilizio esistente. Il

contributo della regione per questo progetto

è € 798.359,72.

eBIM. Il progetto, con un contributo regionale

complessivo di € 799.946,40,

coordinato dall’Università di Parma e

da Cim, punta a supportare l’innovazione

nell’implementazione, condivisione

e fruizione di modelli 3D del patrimonio

costruito esistente. Questo attraverso

la costruzione di archivi informatizzati,

digitali e integrati consentendo, in virtù

della disponibilità di tecnologie e dei

risultati accessibili della ricerca, nuove

forme di collaborazione per l’innovazione

di prodotti e servizi. L’obiettivo è

quello di realizzare un approccio inclusivo

all’applicazione degli strumenti della

digitalizzazione, quali gli strumenti di

Building information modeling, nei processi

di intervento e gestione del costruito

esistente, favorendo la collaborazione

tra tutti gli attori della filiera.

SUMMER SCHOOL AFTER DAMAGE. “After

the damages, prevention and safety

solutions through design and practice

on existing built environment. The Italian

experience” è il progetto di alta

formazione triennale promosso dall’Università

di Ferrara, Parma e Modena per

la formazione di esperti internazionali,

tecnici e policy maker, sulla riduzione

e gestione del rischio correlato agli

impatti di eventi catastrofici naturali e

provocati dall'uomo sul patrimonio culturale.

A partire dall’esperienza maturata

in Emilia a seguito degli eventi sismici

del maggio 2012, il progetto è attuato

in collaborazione con la Soprintendenza

archeologia, belle arti e paesaggio per la

città metropolitana di Bologna e le province

di Modena, Reggio Emilia e Ferrara,

l’Ibacn, l’Agenzia per la Ricostruzione

– Sisma 2012 e in partenariato internazionale

di enti e associazioni di ricerca

e di alta formazione con sede in Turchia,

Slovenia, India, Brasile, Spagna, Equador

e Cina. Il progetto sarà finanziato dalla

Regione Emilia-Romagna per un contributo

complessivo di € 350.000,00.

Accordi conclusi e rinnovati per

“Technology for All 2019”, il forum dedicato

all’innovazione tecnologica per

il territorio e l’ambiente, i beni culturali

e le smart city - Giunto alla sesta

edizione, l’evento si svolgerà a Roma dal

4 al 6 dicembre prossimi nella prestigiosa

location dell’ISA – Istituto Superiore

Antincendi dei Vigili del Fuoco presso le

strutture di archeologia industriale degli

ex-Magazzini Generali di Roma, un esempio

di recupero e ristrutturazione d’eccezione

da non perdere.

Ribadito il format della manifestazione

che, ormai preso ad esempio in molti altri

eventi simili, offrirà sempre momenti

informativi e formativi di alto livello, oltre

ad occasioni di confronto e di business

tra le Pubbliche Amministrazioni, le

Università, i Centri di Ricerca, i Professionisti

e le aziende specializzate.

In fase di definizione l’intenso programma

di convegni, conferenze e workshop,

che affronteranno l'intero processo di

utilizzo delle tecnologie innovative,

dall'acquisizione dei dati alla loro elaborazione

fino la diffusione agli utenti

finali. Attese anche numerose attività dimostrative

sul campo delle più sofisticate

strumentazioni disponibili sul mercato

internazionale.

A breve la comunicazione ufficiale sull’area

archeologica ove saranno dimostrate

le tecnologie di acquisizione di dati da e

per il monitoraggio con rilievi particolari

e finalizzati a temi specifici, che verranno

presto annunciati, costituenti il blocco

di dati geo-spaziali che organizzati e

resi efficienti, verranno donati alla amministrazione

che ospiterà il workshop di

campo.

“La conferma del format di successo che

vede dimostrazioni pratiche sul campo,

discusse poi in un successivo convegno,

con un punto di vista pratico e di effettiva

convenienza e la ricerca di un accordo

con partner scientifici di tutto rilievo nei

settori della fotogrammetria, topografia,

geomatica e telerilevamento: sono queste

solo le prime novità che caratterizzeranno

la prossima edizione di ‘Technology

for All 2019’ e che, ne siamo certi,

daranno un forte impulso per un’ulteriore

crescita alla nostra manifestazione”,

spiega Alfonso Quaglione, amministratore

di mediaGEO. “Giunti alla sesta edizione,

intendiamo consolidare il prestigio

ed anche incrementare le dimensioni

di questo evento, che si conferma come

l’unico grande appuntamento in Italia

dedicato alle nuove tecnologie applicate

al territorio, all’ambiente, ai beni culturali

e alle smart city”.

Ulteriori informazioni su:

www.technologyforall.it


EVENTI

30 SETTEMBRE - 2 OCTOBER

2019

Heritage Middle East:

securing the future for the

past

Abu Dhabi (UAE)

http://tiny.cc/4p0vdz

3 – 4 OTTOBRE 2019

LuBeC 2019 | Patrimonio

culturale e sostenibilità tra

pubblico e privato

Lucca

https://www.lubec.it

9 - 10 OTTOBRE 2019

SAR Analytics Symposium

Roma

www.geoforall.it/krquk

10 - 12 OTTOBRE 2019

3rd International

Conference in Green

Conservation of Cultural

Heritage

Porto (Portugal)

http://artes.porto.ucp.pt/

en/greenconservation2019

23 - 25 OTTOBRE 2019

Conferenza Nazionale AIPnD

Associazione Italiana Prove

non Distruttive

Milano

www.aipnd.it

4 - 6 NOVEMBRE 2019

Conference on Cultural

Heritage and New

Technologies CHNT24

Vienna (Austria)

https://www.chnt.at

12-14 NOVEMBRE 2019

ASITA 2019

Trieste

http://www.asita.it/

conferenza-2019/

2-3 DICEMBRE 2019

ISPRS Optical 3D

Metrology workshop

Strasbourg (France)

www.geoforall.it/kr64p

4 – 6 DICEMBRE 2019

TECHNOLOGYforALL 2019

www.technologyforall.it

24 - 26 GIUGNO 2020

D-SITE Drones - Systems

of Information on culTural

hEritage

Pavia

https://www.

dsiteconference.com

2019

ROMA 4-6 dicembre

www.technologyforall.it

SISTEMI DI IMAGING

COLORIMETRIA

RADIOMETRIA SPETTRALE

TEXTURE ANALYSIS

BENI CULTURALI

MONITORAGGIO AMBIENTALE

AGRICOLTURA DI PRECISIONE

CONTROLLO QUALITÀ E PROCESSO DI PRODUZIONE

INVESTIGAZIONE E ANALISI DELLA SCENA DEL CRIMINE

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Processi ottimizzati per l’estenzione della sensibilità

delle fotocamere standard.

Algoritmi di calibrazione proprietari basati su Intelligenza Artificiale e

affidabili riferimenti radiometrici e colorimetrici.

Immagini CIELAB standard.

Famiglia di strumenti software di analisi per elaborazione tradizionale

delle immagini, visione artificiale, database colorimetrico e radiometrico.

System integrator, sviluppo di progetti integrati

in pipeline di produzione esistenti.

46 ArcheomaticA N°2 giugno 2019

Profilocolore s.r.l. Piazza Elba, 1 00141 - Roma tel. +39 0662289818 info@profilocolore.com


Tecnologie per i Beni Culturali 47


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Valorizzazione - Promozione - Catalogazione Advanced 3D - BIM - VR - Marketing

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