La Freccia Febbraio 2020

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PER CHI AMA VIAGGIARE

BICI E BACI

VIAGGI PER DUE RUOTE E DUE CUORI

CARNEVALE AD ARTE

DA VENEZIA A PUTIGNANO,

DA ARLECCHINO A MIRÒ

TRA TEATRO E TV

TIMI, DELLA GHERARDESCA,

MONTRUCCHIO, ZEFFIRELLI,

BARBERIO CORSETTI, BRUNO,

MICHIELETTO, ESCOBAR

ANNO XII | NUMERO 2 | FEBBRAIO 2020 | www.fsitaliane.it

DI VERDONE

CE N’È UNO


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EDITORIALE

AGIRE SOSTENIBILE

Èil 1938. Sandro Penna, uno dei più grandi poeti

italiani del ‘900, ci regala questi versi: «Di febbraio

a Milano/non c’erano le nebbie./Ma numerosi

sciami di ciclisti/andavano nel sole silenziosi./E li fermava

come in una gara/sospesa il suonatore siciliano».

Apriamo così questo numero della Freccia. Con il sole, i ciclisti,

tanti, in un’epoca ignara di quella motorizzazione di

massa che avrebbe soffocato decenni dopo le nostre città,

e poi con i musicisti di strada, e l’incanto delle loro note che

invitano a fermarsi. Sono alcuni degli ingredienti che troverete

tra le pagine della rivista.

Anche noi proviamo a scacciare la nebbia, parlando di impegno

civile e di sostenibilità. Leggerete che quest’ultima

non è una semplice parola di moda o un orpello, ma può

fare rima persino con produttività e miglioramento delle

performance di un’impresa. E poi racconteremo di treni e

bici, e turismo dolce nell’anno del treno turistico, di canzoni

che evocano viaggi ferroviari, della magia del Carnevale e

del teatro, di un’arte che innamora e degli spettacoli che

ci invitano a sorridere e ridere, e comunque a sospendere

la gara quotidiana, fermarsi, come i ciclisti di Penna, e in-

terrogarsi. Per chiedersi, soprattutto, dove ci porta questo

nostro andare.

Lo scorso gennaio il Gruppo FS ha aderito al Manifesto

di Assisi per «un'economia a misura d'uomo contro

la crisi climatica». FS Italiane, pur avendo la sostenibilità

nel suo stesso Dna, ha deciso di sostenere sfide ancora

più impegnative, come quella di abbattere tutte le

sue emissioni di CO 2

per diventare carbon neutral entro

il 2050 e mettere la persona al centro di ogni suo agire.

L’amore e il rispetto per la persona, e per l’ambiente in cui

vive insieme a tutti gli altri esseri, è il messaggio ancora

vivo di San Francesco a credenti e non.

Per FS Italiane è una mission che permea ogni attività, è

l’etica che si fa economia, perché l’agire sostenibile è, e lo

sarà ogni giorno di più, un vero volano di sviluppo e di creazione

di valore per il sistema Paese. E anche perché, come

ha detto l’amministratore delegato, Gianfranco Battisti, «FS

Italiane, quale grande Gruppo industriale nel settore dei

trasporti, ha la responsabilità e la consapevolezza di quanto

le proprie scelte possano incidere sulla qualità della vita

delle persone e sugli equilibri naturali».

© scabrn/Adobestock

2


MEDIALOGANDO

L’INFORMAZIONE COME

PRESIDIO DI DEMOCRAZIA

NUOVI LINGUAGGI PER RAGGIUNGERE I PIÙ GIOVANI.

LA FRECCIA INCONTRA GIUSEPPINA PATERNITI, DIRETTRICE DEL TG3

di Marco Mancini

marmanug

Giuseppina Paterniti, direttrice del Tg3, nel nuovo studio

La Freccia è tornata nella cittadella

Rai di Saxa Rubra per incontrare

la direttrice del Tg3,

Giuseppina Paterniti. Ho conosciuto

Giuseppina quasi 20 anni fa, quando,

abbandonata la quieta dimensione

della provincia, ho iniziato a lavorare

nella Capitale. Professionista tosta e

rigorosa, è stata una delle prime giornaliste

con cui, dall’Ufficio stampa di

Ferrovie dello Stato, ho intrattenuto

frequenti contatti di lavoro incardinati

sempre sulla massima correttezza e

trasparenza e presto facilitati da una

reciproca stima. Anche allora era al

Tg3, nella redazione economica. Poi

ci siamo persi di vista. La ritrovo oggi,

affabile nei toni e nei modi quanto coriacea

e rigorosa nella difesa dei principi

e dei fini della professione e, nel

contempo, appassionata e dinamica

nel voler valorizzare le potenzialità

dei nuovi strumenti di comunicazione.

Il giornalismo cambia, ma i fondamentali

restano, sei d’accordo?

Certo, io reputo tra le cose più importanti

che mi siano capitate nella vita

quella di aver trascorso circa 13 anni

nella redazione economica del Tg3.

Perché mi ha dato la possibilità di

3


MEDIALOGANDO

strutturarmi mentalmente sapendo

che non si può rimanere sulla superficie

delle notizie. Che occorre essere

rigorosi, perché spostare una virgola

o un punto cambia il significato del

tuo racconto. E meticolosi. Ho seguito

ben 12 Leggi Finanziarie concentrata

a leggere riga per riga tutti i fogli e gli

emendamenti perché niente mi sfuggisse.

E poi ho imparato a guardare

con occhio attento i vari fenomeni sociali,

il rapporto tra le istituzioni dello

Stato e tra le varie componenti della

società. Anche tra quelle che oggi

qualcuno reputa marginali, come il

mondo sindacale, ma che di fatto

coinvolgono milioni di persone.

Poi sei stata a Bruxelles, e hai avuto

modo di acquisire un diverso punto

di vista.

È stata una fase di grande impegno e

studio, rispetto a istituzioni e a valori

in cui ho sempre creduto. Sono arrivata

quando l’attività di Bruxelles stava

languendo, era l’epoca della prima

commissione Barroso. A risvegliarla

è stata la drammatica crisi finanziaria

del 2008, scoppiata oltre Atlantico e

poi arrivata anche da noi, in tutta la

sua virulenza. Costringendoci a prendere

atto della profonda trasformazione

in corso, che non riguardava

solo la finanza e includeva la crisi del

debito sovrano, quello della Grecia in

particolare. Ecco, lì l’Europa è tornata

a essere centrale, per molti punti di vista,

ma è anche emersa con chiarezza

la necessità di una maggiore integrazione

politica senza la quale sarà impossibile

che l’Unione muova concreti

passi in avanti.

Cos’altro ti ha insegnato l’esperienza

in Europa?

Ha confermato l’assoluta convinzione

della centralità del nostro ruolo

di giornalisti come presidio di democrazia,

soprattutto in questa fase di

evoluzione della comunicazione e del

linguaggio. Quando ero a Bruxelles, il

problema di riuscire a porre domande

ai nostri interlocutori era serissimo.

Perché c’era chi, ad esempio gli

esponenti della Cina, le rifiutavano,

limitandosi a rilasciare dichiarazioni.

Altri no, come la cancelliera Merkel,

che quando finiva un incontro, fosse

stata anche notte fonda, era lì, pronta

ad ascoltarci e a risponderci.

Insomma, l’informazione non può

limitarsi a fare da megafono alle dichiarazioni

dei politici, che tra l’altro

ormai con i social si rivolgono direttamente

al loro pubblico.

No, la stampa dovrebbe lavorare e

lavora per garantire ai cittadini informazioni

corrette, in modo che possano

avere un controllo quanto più

diretto sull’operato della politica. Abbiamo

una grande tradizione su cui

fare perno. Non possiamo rinunciare,

con l’avvento dei social e delle varie

piattaforme digitali, al nostro compito,

alla mediazione giornalistica, a essere

uno dei pilastri della nostra democrazia.

Questo implica un’evoluzione della

professione, capace di adottare linguaggi

e usare strumenti nuovi.

Quando sono tornata da Bruxelles,

dopo otto anni, accettando il ruolo

di vice direttore del Tgr, l’ho fatto, se

vuoi, anche per completare la mia

formazione professionale, affrontando

l’informazione locale. Ma la vera

sfida è stata un’altra: impegnarmi su

un fronte che oggi considero fondamentale,

quello del web e delle informazioni

che si confrontano con i social.

In quel periodo abbiamo siglato

12 accordi con il sindacato per aprire

altrettante pagine social del Tgr, al

momento ne sono aperte 11, abbiamo

formato e qualificato giornalisti al linguaggio

digitale, inaugurato profili Facebook,

Twitter e Instagram, offrendo

un’informazione pubblica in modalità

multimediale e crossmediale. Abbiamo

chiesto ai nostri giornalisti di usare

lo smartphone come strumento per

scattare la prima foto o filmare il primo

video, di mandarlo direttamente al

sito web per poi diffonderlo sulle varie

piattaforme digitali.

La sfida oggi è questa…

È una sfida anche più ampia, più generale,

quella di riqualificarci come

giornalisti non solo nel linguaggio

ma nella capacità di comprendere e

raccontare una società complessa,

plurale, multietnica, fatta di città e

paesi, che vive la grande difficoltà di

comunicare, soprattutto tra vecchie

e giovani generazioni. Allora il compito,

della Rai in particolare, come

servizio pubblico, credo sia quello di

allargare il proprio orizzonte iniziando

a occuparsi sempre di più dei giovani,

dei loro interessi, della loro sensibilità.

Noi, tanto per fare un esempio, qualche

tempo fa abbiamo seguito il dialogo

tra Nicola Lagioia, direttore del

Salone del libro di Torino, e una rapper,

nella sede della cultura italiana

che è la Treccani.

Contaminazioni al limite del sacrilego…

Ma positive. Come giornalisti dobbiamo

rifletterci e ridisegnare il nostro

ambito di movimento. Quello di cui

sono più soddisfatta in quest’anno

passato al Tg3 (è direttrice dal novembre

2018, ndr) è che siamo riusciti

a crescere in termini di audience sulle

fasce più giovanili. Perché abbiamo

puntato molto sulle scuole, sulle associazioni,

sui movimenti, abbiamo

seguito Greta e tutti i Fridays for Future

fin dall’inizio. Abbiamo condiviso

i nostri contenuti sui social, ottenendo

ottimi riscontri come quando abbiamo

pubblicato video su Instagram

sottotitolati e scelti accuratamente

per quel tipo di pubblico. Anche pezzi

non propriamente leggeri. Con un

occhio attento alle diverse caratteristiche

di ogni piattaforma, sapendo

della disaffezione dei più giovani verso

Facebook e Twitter.

E i risultati arrivano?

Certo, lo constatiamo dalle visite, dalle

interazioni con la nostra redazione

di media management. La stessa Greta

ha interagito con i nostri profili, con

due like su Twitter. Ecco, il nostro interesse,

almeno come Tg3, è riuscire a

raggiungere un pubblico sempre più

ampio, in particolare quello che non

guarda più, o quasi più, la televisione.

Sui social vi muovete su un terreno

minato, tra fake news, haters, superficialità

imperante, strategie di persuasione

di massa.

È vero, il mondo dell’informazione sta

attraversando un momento delicatissimo.

Sappiamo come da una fake

news possano nascere conseguenze

durissime persino per le democrazie,

è quindi estremamente importante

offrire, proprio su queste piattaforme,

un marchio e un’informazione qualificata

e certificata che i Tg della Rai,

come tanti grandi giornali, possono

garantire. Serve restare centrali.

C’è però chi questa autorevolezza e

terzietà l’ha messa in discussione,

immaginando di trovare nel “libero”

web un’informazione indipendente,

4


senza un editore con i propri interessi

da difendere.

Che le diverse testate abbiano un

proprio orientamento è del tutto legittimo,

quello che occorre sempre

è raccontare e scavare bene nei fatti,

cercando di andare un po’ al di là della

cronaca spicciola e del commento

immediato. Invece sui social i pareri

vengono facilmente assimilati alle

verità storiche. E rispetto a un fatto,

che oggettivamente ha una sua consistenza,

la contrapposizione di due o

tre pareri rende relativo perfino il fatto.

La nostra presenza su quelle piattaforme

può fare la differenza. Perché

se ci sei, come Tg Rai, qualcuno può

cercarti e chiedersi: «Vediamo cosa

dice la Rai».

C’è chi mette in discussione anche

l’obiettività e terzietà dell’informazione

Rai…

Guarda, a volte le scelte possono essere

difficili e più complesse, ma in

quest’anno trascorso alla direzione

del Tg3 non mi sento di dire di essere

stata condizionata mai nelle mie decisioni.

Forse si sa che sono una con cui

non è facile discutere, per carattere

(ride, ndr). E comunque basta esigere

il rispetto dell’articolo 6 del nostro

contratto nazionale, che conferisce al

direttore il potere di lavorare in piena

libertà e autonomia e ti difende da ingerenze

esterne.

Qual è il tratto caratteristico del Tg3?

Nel nostro mondo c’è chi per conquistare

audience o lettori costruisce

titoli a effetto, chi dà grande spazio

alla cronaca nera o rosa, a notizie curiose,

a immagini pruriginose o spiritose…

Noi la cronaca nera, se possibile, la

evitiamo con grande accuratezza, non

è la nostra vena. Piuttosto raccontiamo

molto il sociale, cercando di cogliere

le spinte verso il cambiamento,

l’innovazione, le startup. Ce ne sono, e

ne abbiamo parlato, nate in Italia che

hanno conquistato notorietà mondiale.

Ecco, raccontiamo quel che emerge

di buono nella società, le storie di

resistenza rispetto al crimine organizzato

e alle mafie. A metà gennaio,

mentre la cronaca riferiva della maxi

retata contro la mafia dei Nebrodi,

abbiamo mostrato l’esempio virtuoso

di Troina, un paese che in quel territorio

ha costruito un suo modello cooperativo

per opporsi alle infiltrazioni

mafiose.

Insomma, informazione e impegno

civile.

Com’è nella tradizione del Tg3. La

squadra con cui lavoro è eccezionale,

fatta di colleghi capaci e impegnati.

Un grande lavoro corale in cui nessuno

si risparmia. Del resto, noi facciamo

un giornale di servizio pubblico

e compiamo scelte diverse rispetto

a testate che hanno altre identità e

logiche. Sono convinta che con la notizia

morbosa di cronaca nera o rosa

puoi ottenere un picco di visite su un

sito, ma la credibilità è qualcosa che

conquisti poco a poco, la formi nel

telespettatore e nel lettore fornendo

con continuità un certo tipo di notizie

di qualità fino a diventare per loro un

punto di riferimento.

Spesso mi chiedo se non ci sia anche

un problema di qualità dei lettori, un

immiserimento culturale, indotto in

parte da una scuola che non forma

più come una volta.

Non sono d’accordo, nel raffronto

con le scuole e le università del resto

d’Europa credo che l’Italia vanti

un ottimo livello di preparazione dei

docenti e dia una buona formazione

che poi consente ai nostri giovani di

emergere all’estero. È che i docenti

sono chiamati spesso a sopperire ad

altri vuoti sociali. Fino a qualche anno

fa c’era una rete di corpi intermedi

che potevano dare risposte a problemi

che la famiglia, oggi più di un

tempo, con genitori molto occupati o

assenti, non riesce più a risolvere, demandando

questo ruolo alla scuola.

Chi informa può anche educare?

Se c’è un problema di crisi educativa,

più che nella scuola, è nell’assenza di

una connessione credibile tra i corpi

intermedi rimasti attivi in questo Paese,

ossia di quei luoghi dove si affermano

temi e valori intorno ai quali

un ragazzo può spendersi e dare un

senso alla propria vita. L’informazione

può e deve lavorare per meglio connettere

le generazioni e indurre una

reale comunicazione tra loro. Ma io,

che guardo al mondo giovanile con

grandissima attenzione, sono ottimista,

sono sicura che i giovani faranno

meglio di noi. Del resto i Fridays

for future ne sono una testimonianza

formidabile. In Germania il loro movimento

ha già spinto i Lander ad accelerare

l’abbandono delle produzioni a

carbone.

C’è soltanto da augurarsi che crescendo

non diventino cinici e poco

lungimiranti come tanti, troppi

adulti.

5


SOMMARIO

FEBBRAIO 2020

IN COPERTINA

CARLO VERDONE

62 100

10

RAILWAY HEART

15

L’ITALIA CHE FA IMPRESA

34

18

SAVE THE DATE

24

WHAT’S UP

pag. 30

34

BIKE TOUR

Da un romantico giro su due ruote

per Verona agli itinerari bici+treno

lungo le ferrovie in disuso

77

UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani,

che questo mese propone ai lettori

della Freccia il nuovo romanzo di

Valérie Perrin, Cambiare l’acqua ai fiori

92

ANIMA MUNDI

Non solo Raffaello e Michelangelo,

ai Musei Vaticani nasce il nuovo

allestimento d’arte di papa Francesco

92

111

47

MADE IN NAPLES

50

LEZIONI DI STORIA FESTIVAL

52

ITALIA IN MASCHERA

61

DIPINGERE IL CARNEVALE

64

NEL NOME DI ZEFFIRELLI

74

ESCOBAR E IL PICCOLO TEATRO

84

TRENI&CANZONI

100

GIOCO A DUE

104

PHOTO

128

FUORI LUOGO

LE FRECCE NEWS//OFFERTE E INFO VIAGGIO

115

CON FRECCIAROSSA LE GIORNATE SI ALLUNGANO

Le giornate si allungano grazie a nuove possibilità di rientro serale con Frecciarossa

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6


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Tra le firme del mese

MASSIMO BILIORSI

Giornalista e sceneggiatore. Lavora all’Accademia

Siena Jazz. Ha collaborato con il musicista Mauro

Pagani per il festival La città aromatica di Siena,

due volte premiato come migliore rassegna

dell’anno in Italia

TITTI GIULIANI FOTI

Giornalista professionista, entra nel quotidiano La

Nazione nel 1984, da anni referente per Cultura e

Spettacoli. Critica teatrale, allieva di Eduardo De

Filippo, ha frequentato anche la prima Bottega

Teatrale di Gassman e Albertazzi. Tra i suoi

maestri Franco Zeffirelli e Maurizio Scaparro

GIUSEPPE LATERZA

Si laurea in Economia e commercio nel 1980

con Federico Caffè e nel 1981 entra nella casa

editrice fondata nel 1901 da Giovanni Laterza e

ispirata dal filosofo Benedetto Croce, affiancando

il padre Vito e diventandone poi presidente nel

1997. Dal 2006 ha ideato e promosso il Festival di

Economia di Trento e le Lezioni di Storia a Roma

e nel 2019 ha avviato il Festival della Salute

Globale a Padova e Lezioni di storia Festival a

Napoli

I numeri

di questo numero

500

le bottiglie in assaggio

al VinNatur di Genova

[pag. 22]

1.200

i chilometri di linee

ferroviarie da trasformare

in greenways

[pag. 40]

10

le collaboratrici

del sarto Alfredo Rifugio

[pag. 48]

80MILA

e oltre gli oggetti della

collezione del nuovo

Museo Anima Mundi

[pag. 92]

Read also

La Freccia Junior, il mensile di giochi,

fumetti e curiosità per i più piccoli,

in distribuzione al FRECCIABistrò di

Frecciarossa e Frecciargento, nei

FRECCIAClub e FRECCIALounge

e nelle SalaFRECCIA

Gira pagina

e comincia a

LEGGERE e GIOCARE!

Il viaggio passerà

in un lampo!

GIOCHI, FUMETTI E CURIOSITÀ PER I PICCOLI VIAGGIATORI

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI

DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE

ANNO XII - NUMERO 2 - FEBBRAIO 2020

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA

N° 284/97 DEL 16/5/1997

CHIUSO IN REDAZIONE IL 23/01/2020

Foto e illustrazioni

Archivio Fotografico FS Italiane

FS Italiane | PHOTO

AdobeStock

Copertina © Claudio Porcarelli

Tutti i diritti riservati

Se non diversamente indicato, nessuna parte della

rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa

senza il consenso espresso dell’editore

Direttore Responsabile

Caporedattrice

Coordinamento Editoriale

Caposervizio

In redazione

Segreteria di redazione

Ricerca immagini

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Traduzioni

Hanno collaborato

a questo numero

PER CHI AMA VIAGGIARE

ALCUNI CONTENUTI DELLA RIVISTA

SONO RESI DISPONIBILI MEDIANTE

LICENZA CREATIVE COMMONS

BY-NC-ND 3.0 IT

Info su

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EDITORE

Direzione Centrale Comunicazione Esterna

Piazza della Croce Rossa, 1 | 00161 Roma

fsitaliane.it

Contatti di redazione

Tel. 06 44105298 | lafreccia@fsitaliane.it

Marco Mancini

Claudia Frattini

Cecilia Morrico,

Francesca Ventre

Silvia Del Vecchio

Gaspare Baglio, Serena Berardi,

Michela Gentili, Sandra Gesualdi,

Luca Mattei, Cristiana Meo Bizzari

Francesca Ventre

Michele Pittalis,

Claudio Romussi

Verto Group

Cesare Biasini Selvaggi, Massimo Biliorsi,

Alberto Brandani, Carlo Cracco, Marzia Dal

Piai, Alessandra Delle Fave, Alessio Giobbi, Titti

Giuliani Foti, Peppe Iannicelli, Itinere, Giuseppe

Laterza, Valentina Lo Surdo, Alberto Olivetti,

Giuliano Papalini, Ernesto Petrucci, Bruno

Ployer, Enrico Procentese, Andrea Radic,

Elisabetta Reale, Flavio Scheggi, Mario Tozzi

REALIZZAZIONE E STAMPA

Via A. Gramsci, 19 | 81031 Aversa (CE)

Tel. 081 8906734 | info@graficanappa.com

Coordinamento Tecnico Antonio Nappa

PROGETTO CREATIVO

Team creativo Antonio Russo, Annarita Lecce, Giovanni Aiello,

Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli

SUPPLEMENTO DE LA FRECCIA | GENNAIO 2020 | www.fsitaliane.it

PER LA PUBBLICITÀ SU QUESTA RIVISTA

advertisinglafreccia@fsitaliane.it | 06 4410 2600 - 5640 - 2661

ALBERTO OLIVETTI

Professore ordinario di Estetica all’Università

degli Studi di Siena, ha diretto la Scuola di

dottorato Logos e rappresentazione, dedicata

a temi di arte e filosofia. Cura per Il manifesto la

rubrica settimanale Divano

LEGGI il fumetto di

IL MANIFESTO

DEL BUON

VIAGGIATORE

OGNI VIAGGIO È UN’AVVENTURA MERAVIGLIOSA!

La carta di questa rivista proviene

da foreste ben gestite certificate FSC ® ️

e da materiali riciclati

On Web

La Freccia si può

sfogliare su ISSUU

e su fsnews.it

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NOLEGGIO FACILE DA 19€ AL GIORNO

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comunicare il proprio PNR in fase di prenotazione. I punti saranno riconosciuti utilizzando la convenzione Noleggio Facile e CartaFRECCIA presentando la carta

fedeltà all’atto del noleggio e comunicando il codice Noleggio Facile. Per informazioni e prenotazioni: trenitalia.maggiore.it - Numero Verde Maggiore 800.867.196


FRECCIA COVER

di Flavio Scheggi

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Sconti Trenitalia

Gabriele Basilico

Milano Porta Nuova (2012)

© Archivio Gabriele Basilico

METROPOLI

Il giro del mondo attraverso le più grandi città del Pianeta

immortalate dall’obiettivo di Gabriele Basilico. Fino al 13

aprile a Palazzo delle Esposizioni di Roma, in mostra oltre

250 immagini del noto fotografo milanese, scattate dagli

anni ’60 al primo decennio del Duemila.

Il percorso espositivo si articola in cinque grandi capitoli:

Milano, Ritratti di fabbriche 1978-1980, Sezioni del paesaggio

italiano e Beirut, che comprende due campagne fotografiche,

una realizzata nel 1991 in bianco e nero e l’altra nel

2011 a colori, la prima alla fine di una lunga guerra durata

oltre 15 anni, la seconda per raccontarne la ricostruzione.

Completano l’affresco urbano Le città del mondo, un

viaggio nel tempo e nei luoghi, da Palermo, Bari, Napoli,

Genova e Milano a Istanbul, Gerusalemme, Shanghai, Mosca,

New York e Rio de Janeiro. Infine, la sezione dedicata

a Roma, città nella quale Basilico ha lavorato a più riprese

fino al 2010.

palazzoesposizioni.it

PalazzoEsposizioni

palazzoesposizioni

9


RAILWAY heART

PHOTOSTORIES

PEOPLE

#Frecciaview

© Letizia Marchionni

letimarchio

IN VIAGGIO

Verso Ancona

© Stefania Romani

10


LE PERSONE, I LUOGHI, LE STORIE

DELL’UNIVERSO FERROVIARIO IN UN

CLICK. UN VIAGGIO DA FARE INSIEME

A cura di Enrico Procentese

enryhills

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it.

L’immagine inviata, e classificata secondo una delle quattro categorie

rappresentate (Luoghi, People, In viaggio, At Work), deve essere di proprietà

del mittente, priva di watermark, non superiore ai 15Mb. Le foto più emozionanti

tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri

della rubrica. Railway heArt è un progetto di Digital Communication, Direzione

Centrale Comunicazione Esterna, FS Italiane.

LUOGHI

Treno storico della

Fondazione FS Italiane

Pinzano al Tagliamento (PN)

© Matteo Casola

manovraedintorni

AT WORK

Lorenzo, capotreno

Frecciarossa

© Antonio Li Piani

ermetico.op

11


RAILWAY heART

A TU PER TU

a cura di Alessio Giobbi - a.giobbi@fsitaliane.it

Claudio, 59 anni, dipendente della Divisione Passeggeri

Regionale di Trenitalia in Valle d’Aosta: l’impegno

nel sociale e nel volontariato, la capacità di ascoltare

e stare vicino alle persone.

Di cosa ti occupi in Trenitalia?

Mi occupo di post vendita in Valle d’Aosta, mi trovo quindi

spesso a soddisfare richieste di rimborso, vertenze, reclami.

Un lavoro dinamico e a stretto contatto con la clientela, che

mi porta a un confronto continuo con viaggiatori di ogni tipo,

professione e situazione sociale.

Da quanto tempo sei nel Gruppo FS?

Dai primi anni ’80, ne ho vissuto le trasformazioni da ente a

società per azioni, fino alla divisione tra Trenitalia e Rete Ferroviaria

Italiana. Da circa 20 anni sono alla Divisione Passeggeri

Regionale e trovo il mio lavoro al servizio della clientela appagante,

qualificante e molto vario.

L’elemento più importante per chi si occupa di post vendita?

Senz’altro l’empatia nei confronti di chi, per esempio, raggiunge

il mio ufficio dopo aver riscontrato una criticità in viaggio.

Negli ultimi tempi il sistema di gestione dei reclami si è evoluto

in termini di approfondimento delle richieste; al di là delle

procedure ben definite, infatti, l’obiettivo è andare più a fondo,

entrare nello specifico del singolo episodio, puntare a soddisfare

le esigenze di ogni persona.

Una professione che ben si concilia anche con il recente

riconoscimento che il presidente Mattarella ti ha conferito

quale Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Quando, poco prima di Natale, la presidenza della Repubblica

mi ha contatto per rendere omaggio al mio impegno e alla mia

dedizione ai valori del volontariato, quasi non volevo crederci.

Confesso che la cosa, oltre a commuovermi, mi ha anche imbarazzato:

non sono abituato a tanta visibilità, come non lo è,

in genere, alcun volontario, né chi si spende nel sociale.

Come nasce questo tuo impegno e quanto ha influito nel tuo

lavoro?

L’impegno civile e il lavoro sono due mondi che s’incontrano

spesso, anche grazie alla sensibilità dei miei responsabili che

hanno saputo cogliere il valore aggiunto di questa mia passione.

Attualmente sono presidente del Centro di Servizio per

il Volontariato, che raggruppa le associazioni valdostane del

settore, e tra le attività che seguo c’è anche il Dopolavoro ferroviario,

dove ho ricoperto anche il ruolo di presidente nella

mia regione per ben 12 anni, un’altra realtà in cui è possibile introdurre

elementi di socialità, senso di appartenenza e cultura.

Un consiglio che vorresti dare ai tuoi colleghi?

Mai abbassare il livello di attenzione verso le persone. Se un

cliente inizialmente insoddisfatto comprende che dietro un disagio

c’è un’attenta macchina organizzativa che si muove per

risolverlo, vuol dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.

12


LE STORIE E LE VOCI DI CHI, PER LAVORO, STUDIO O PIACERE,

VIAGGIA SUI TRENI. E DI CHI I TRENI LI FA VIAGGIARE

Vito, 31 anni, assistente alla cattedra di Organizzazione

del lavoro e Risorse umane alla Bicocca

e docente di Economia e Diritto in alcuni licei di

Milano, racconta la sua esperienza di viaggio in Frecciarossa.

Che tipo di viaggiatore sei e di cosa ti occupi?

Il Frecciarossa mi consente di conciliare al meglio i miei

impegni familiari, affettivi e universitari tra nord, centro e

sud del Paese, muovendomi praticamente su tutto l’asse

verticale da Milano a Napoli e viceversa. Oltre all’attività

di assistente universitario e docente nel capoluogo lombardo,

ho avuto modo di realizzare diverse pubblicazioni

scientifiche sul tema delle relazioni industriali e del mercato

del lavoro. A tal proposito è in uscita il mio libro sulla

condizione degli operai della Fiat dopo l’era Marchionne.

Mi sono inoltre dilettato a scrivere un format televisivo sul

genere society show, che punta a creare un ponte tra ricerca

accademica e comunicazione televisiva.

Dunque, un’attività lavorativa molto intensa a Milano. E

per quanto riguarda gli affetti?

Dal 2014 torno periodicamente a Napoli in treno, per poi

raggiungere la famiglia in provincia di Caserta, e avendo

da un anno a questa parte un fidanzato a Roma, gli spostamenti

si sono intensificati. Mi fermo spesso nella Capitale,

sempre percorrendo la Milano-Napoli, tendenzialmente

nei fine settimana, su e giù dal Frecciarossa.

Come vi siete conosciuti?

Mi capita spesso di dover viaggiare per partecipare a

eventi di lavoro e conferenze, ed è in una di queste che

ho incontrato Peppino. Dopo esserci scritti su Instagram,

siamo usciti per una pizza e da lì è nato tutto. Quel giorno

avevo prenotato un viaggio di ritorno a Napoli, che mi

sono immediatamente affrettato a spostare per rimanere

con lui, poiché si è trattato di un vero e proprio colpo di

fulmine. Dodici o 15 anni fa, senza il treno ad Alta Velocità,

non sarebbe stato possibile vivere così un amore a

distanza, o lo sarebbe stato a prezzi molto alti, utilizzando

l’aereo.

Che cos’altro ti piace del treno?

Sicuramente i periodi degli esodi, specialmente quelli di

Natale e Pasqua. Nella vita di tutti i giorni il treno è per natura

un luogo dove vivere un’osmosi tra culture che porta

alla conoscenza e al confronto fra persone di diversa natura

sociale. Ma a ridosso delle Feste tutto si accentua ancora

di più: capita di vedere masse di persone che, come

nel mio caso, tornano al Sud per riabbracciare i propri cari.

Oppure mamme e papà che portano i bambini dai nonni,

perché si sono trasferiti a Nord per lavoro. Sono momenti

di ricongiunzione unici, che in treno e nelle stazioni vivo

con passione, divertimento e, ogni volta, con stupore.

13


L’ITALIA che fa IMPRESA

ANIMA GREEN

PROFESSIONALITÀ ITALIANA, RESPIRO E RIGORE INTERNAZIONALI.

LA BEE INCORPORATIONS LAVORA ALLA CERTIFICAZIONE LEED

DI IMMOBILI E NEGOZI CHE CONIUGANO SOSTENIBILITÀ CON

PRODUTTIVITÀ E BENESSERE

di Marco Mancini

marmanug

© Elena Foresto

Si chiama LEED, acronimo di Leadership in Energy

and Environmental Design. È un sistema di certificazione

in ambito edilizio tra i più utilizzati al

mondo, sviluppato negli anni ’90 negli Stati Uniti dal Green

Building Council. Una patente di sostenibilità che attesta

la qualità e l’efficienza di immobili, negozi, uffici. E descrive

con criteri oggettivi e parametri in continua evoluzione quel

tasso di virtuosità capace di conciliare etica ed economia,

quando efficienza e qualità si traducono in maggiore produttività

di chi in quegli spazi ci lavora. A parlarcene, con lucida

passione, è Francesca Galati, architetto e ingegnere ligure,

LEED Accredited Professional. Energica, rigorosa, ironica,

formazione all’estero, una breve esperienza politica, come

consigliere e presidente di commissione nella sua Loano,

Francesca è figlia di un costruttore, prematuramente scomparso,

e di un’insegnante. Il suo è stato un percorso di studi

obbligato quanto congeniale alle sue attitudini, refrattaria

quale si proclama alle materie umanistiche.

«Finito il liceo la domanda non è stata “a quale facoltà vuoi

iscriverti”, ma “a quale ramo di ingegneria”. Avrei preferito aerospaziale,

ma alla fine sono dovuta restare con i piedi per

terra, ingegneria edile. Però mi sto rifacendo, a breve conseguirò

il brevetto di pilota».

Francesca Galati, managing director Bee Incorporations

Francesca ha affiancato da qualche mese sulla tolda di comando

della Bee Incorporations, come managing director

e socia, il suo fondatore, nel 2009, e presidente: Alessandro

Bisagni, anch’egli ligure, di base tra Hong Kong e Shanghai.

Undici le loro sedi, sparse tra Asia ed Europa, un’altra di

prossima apertura negli States, 50 i dipendenti.

Cosa fa la Bee Incorporations?

Il nostro unico obiettivo è il supporto alla sostenibilità. Forniamo

la consulenza e tutto quello che serve per ottenere le

principali certificazioni internazionali, in particolare la LEED

e la WELL.

La certificazione è l’atto finale di un percorso che inizierà,

immagino, quando si progetta la costruzione o ristrutturazione

di un immobile?

È così, infatti affianchiamo da subito il team di progettazione

e poi controlliamo l’esecuzione dei lavori, perché vengano

rispettati i parametri richiesti per la certificazione. Tra l’altro

la definizione della strategia, delle soluzioni da adottare e

dei materiali da usare rappresenta la fase più appassionante

e divertente del processo.

In Italia, nota a tutti, è soltanto la certificazione energetica…

Che si ferma però alla sola parte consumi. Per la LEED sono

110 i punti presi in considerazione dal protocollo. Ne occorrono

40 per ottenere la certificazione base, che poi a salire

diventa argento, oro e, dagli 80 in su, platino.

15


L’ITALIA che fa IMPRESA

E quei punti a cosa si riferiscono?

Al raggiungimento di parametri ben definiti rispetto alla

localizzazione dell’immobile, con la presenza e la densità

di aree verdi, di uffici e di negozi, alla connessione con i

mezzi pubblici, alla gestione dei rifiuti, all’utilizzo di materiali

privi di componenti tossiche, meglio se riciclati e

riciclabili, alla qualità dell’aria con adeguati impianti di

areazione, all’efficienza idrica che si può ottenere con l’adozione

di sanitari e rubinetterie a basso consumo, come

con il riutilizzo delle acque piovane, per esempio per l’irrigazione

e il convogliamento dei liquami. Cosa, quest’ultima,

che avrei voluto fare anche per il nuovo stadio della

Roma, e il Comune non ha accettato…

Quindi avete seguito anche le fasi di progettazione del

nuovo stadio della Capitale?

Certo (lo dice sottovoce, ndr), l’Italia non è stata per anni

il nostro primo mercato, ma ci lavoriamo molto. Ci siamo

occupati della certificazione della Roastery di Starbucks

a Milano, dopo Tokyo e Shanghai, del Museo del ‘900 di

Mestre, del Comune di Savona, il primo in Italia a conseguire

la LEED for Cities. Ma tra i nostri maggiori clienti ci

sono i marchi della moda e del lusso, come Prada e Ferragamo,

certifichiamo i loro negozi, uffici, i centri produttivi

e logistici.

Perché se un ambiente è certificato LEED ci si lavora meglio

e si è anche più produttivi. Dico bene?

Sì, perché ha caratteristiche positive tali da incidere su

salute, serenità, rendimento di chi vi opera. In più ha consumi

ridotti, quindi più ricavi e meno costi. Se oggi è utilizzato

in oltre 167 Paesi nel mondo è perché produce un

ritorno economico. E se, ammortizzate le spese, il ritorno

arriva entro 10 anni, il gioco vale la candela.

Il mondo della moda quindi è tra i più sensibili…

Si è già mosso anche sul fronte WELL, certificazione che

ha appena quattro o cinque anni e punta il faro proprio sul

benessere delle persone. Stiamo certificando già svariati

progetti. Se oggi siamo al top a livello internazionale, con

all’attivo 380 progetti LEED solo in questo settore, di cui 280

già certificati, lo dobbiamo proprio al settore retail, per il

quale abbiamo firmato contratti globali con brand che hanno

fino a 600-700 negozi in tutto il mondo. Certo, Starbucks

resta il numero uno, intende arrivare a diecimila punti vendita

green, sono partiti per primi, hanno un ufficio dedicato

e noi siamo i loro consulenti.

Professionalità italiana, criteri e rigore internazionali.

Sì, tutto finisce a un ente terzo, a Washington, che revisiona

i progetti provenienti da tutto mondo. Un team definito

da un numero, di cui non conosciamo la composizione,

materiali inviati in formato digitale, più terzietà di così. Vera

mentalità anglosassone, che a me piace, è quella della mia

formazione. Però serve anche la nostra inventiva, se c'è un

problema noi italiani lo sappiamo risolvere, nessuno ci batte,

e infatti nel mondo del retail, qualunque sia la posizione

di un negozio, dall’America all’Asia, alla fine le imprese edili

che ci lavorano sono italiane: sono brave, veloci, efficienti.

E ora so che lavorate anche con le nostre Ferrovie.

Sì, ho appena incontrato gli ingegneri di RFI per un progetto

LEED che riguarda la stazione di Frosinone. Il focus è sempre

sugli ambienti di lavoro, ma alla fine, i benefici sono per

tutti. Anche perché, nella strategia complessiva, un ruolo

importante lo rivestono le percentuali di aree verdi, di posti

per le auto elettriche, di rastrelliere per le biciclette, e la

raccolta differenziata dei rifiuti.

Edificio M Centro produttivo e archivio storico Salvatore Ferragamo - Firenze (in fase di certificazione LEED Platinum)

© Progetto Archea

16


Promotori

Progettazione

Partner


AGENDA

A cura di Luca Mattei ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

save FEBBRAIO

the date 2020

L’EUROPA DELLA LUCE

MILANO//7 FEBBRAIO>7 GIUGNO

Non tutti gli artisti riescono a raggiungere

la giusta fama in vita. È il caso di

Georges de La Tour, uno dei più celebri

pittori del ’600, rimasto quasi del tutto

dimenticato per due secoli e poi risco-

perto e rivalutato dallo storico dell’arte

tedesco Herman Voss, che a partire

dal 1915 dà il via a una serie di ricerche

preliminari alla mostra consacratoria di

Parigi del 1934.

A distanza di decenni Palazzo Reale

Georges de La Tour, La lotta dei musici (1625-1630 circa)

The J. Paul Getty Museum

palazzorealemilano

di Milano dedica al maestro francese

la prima antologica in Italia, per riflettere,

attraverso un confronto tra i suoi

lavori e quelli di colleghi europei coevi,

come Gerrit van Honthorst e Paulus

Bor, sulla pittura di genere e sulle

sperimentazioni luministiche. Lo stile

di De La Tour è caratterizzato, infatti,

da un profondo contrasto fra i ritratti

diurni, che non lasciano trasparire

compassione e mostrano un’esistenza

senza filtri, con volti segnati dalla povertà

e dallo scorrere del tempo, e le

tele con figure notturne, illuminate da

una candela, commiserevoli, assorte,

silenziose e commoventi. Tra i capolavori

esposti spicca La lotta dei musici,

proveniente dal J. Paul Getty Museum

di Los Angeles, che esprime con crudo

realismo uno dei temi più cari al genio

transalpino, le scene di gruppo raffiguranti

frammenti di vita popolare.

palazzorealemilano.it

© andrix/AdobeStock

unamontagnadilibri

montagnadilibri

UNA MONTAGNA DI LIBRI

CORTINA D’AMPEZZO//FINO AL 12 APRILE

Entra nel pieno l’edizione invernale di Una

montagna di libri, il festival che porta scrittori e

lettori sulle Dolomiti fino ad aprile. L’8 febbraio

Paolo Mieli presenta Le verità nascoste, 30 casi in

cui la storia è stata manipolata. Il 14 Aldo Cazzullo

e Fabrizio Roncone narrano Peccati immortali,

giallo in una Roma tra politica e malaffare. Sabato

15 si passa alle massime filosofiche condensate da

Marcello Veneziani in Dispera bene. Il 20 la regista

Flavia Gentili e l’attore Tommaso Ragno riflettono

su Audiolibri, che passione. Gli incontri del 22 e

25 commemorano due figure legate al territorio

ampezzano scomparse nel 2019: nel primo lo

scrittore Marco Berti ricorda l’alpinista Tom Ballard

con Il figlio della montagna; nel secondo i giornalisti

Giovanni Porzio e Gabriella Simoni celebrano il

fotoreporter cortinese Stefano Zardini. Il 28 spazio

al ricordo familiare di Enrico Vanzina con Mio fratello

Carlo. Febbraio si conclude con Vittorio Feltri e la

sua biografia, L’irriverente.

unamontagnadilibri.it

18


Pierre-Auguste Renoir, Bougival (1888)

Collezione Pérez Simón, Messico

NexoDigital Nexo_Digital palazzo.mazzetti palazzomazzetti

CAPOLAVORI IMPRESSIONISTI

ROMA//FINO ALL’8 MARZO

ASTI//FINO AL 16 FEBBRAIO

L’Impressionismo è protagonista di progetti che spaziano dai musei

al cinema. Palazzo Bonaparte di Roma ospita Impressionisti segreti,

un’occasione unica per ammirare tele che ritraggono affascinanti

fermoimmagine di una Parigi di fine ’800 e seducenti ritratti di donne

d’élite. Capolavori di maestri come Renoir, Degas, Cézanne, noti al

grande pubblico ma nascosti in collezioni private sparse nel globo.

Il percorso espositivo si può ammirare anche in un documentario

omonimo prodotto da Ballandi Arts e Nexo Digital e diretto da Daniele

Pini, in sala dal 10 al 12 febbraio. Le curatrici della mostra, Claire

Durand-Ruel e Marianne Mathieu, portano gli spettatori a scoprire la

visione del mondo degli impressionisti e l’accoglienza delle loro opere,

dall’iniziale rifiuto di critica e pubblico al successo planetario. Se si

preferisce un contatto con l’arte non filtrato da uno schermo, a Palazzo

Mazzetti di Asti c’è Monet e gli impressionisti in Normandia, corpus di

75 opere che si sofferma sullo stretto legame tra pittori come Monet,

Delacroix e Courbet e la regione francese, il cui paesaggio vitale è

stato fondamentale nel loro stile.

mostrepalazzobonaparte.it | nexodigital.it | astimonet.it

STARDUST: BOWIE BY SUKITA

SALERNO//FINO AL 27 FEBBRAIO

Una delle più importanti icone della cultura popolare contemporanea,

David Bowie, arriva a Palazzo Fruscione di Salerno attraverso oltre 100 scatti,

alcuni dei quali esposti in anteprima nazionale, di Masayoshi Sukita, maestro

nipponico dell’obiettivo. È nel 1972 che nasce il loro sodalizio artistico: in quel

periodo Sukita è a Londra per immortalare i T.Rex e il frontman Marc Bolan,

finché un giorno decide di andare a un concerto di Bowie, a lui sconosciuto,

perché attratto dal manifesto dello show. I due riescono a incontrarsi grazie

a conoscenze comuni e danno il via a una relazione professionale proficua,

nonostante la lontananza: lavorano insieme quasi ogni volta in cui il cantautore

si trova in Giappone e il fotografo negli Stati Uniti. Tra loro si crea anche

uno stretto rapporto privato, e i posati in studio lasciano il passo a sessioni

più intime. Da queste occasioni nascono alcune delle immagini più note del

britannico e altre che ne mostrano la natura più vera.

bowiebysukitasalerno.it

Masayoshi Sukita, Watch that man II (1972) © Sukita 2020

tempimoderniassociazione tempi_moderni_idee

Giovanni Bortolotti, Bonifica pontina. Abbattimento delle strutture di Cancello

di Quadrato per costruirvi Littoria (1932). Archivio del XX secolo, Latina

PALPpontedera palp_pontedera

ARCADIA E APOCALISSE

PONTEDERA (PI)//FINO AL 26 APRILE

Quadri, sculture, foto, video e installazioni sono forme di espressione

tanto diverse tra loro quanto accumunate dall’aver scelto spesso come

soggetto il paesaggio, un genere ereditato dal ’700 che pone al centro

la natura, in antitesi al mito e alla storia. Indagare il modo in cui tale

tema è stato percepito e riprodotto dal 1850 a oggi è l’obiettivo della

mostra a Palazzo Pretorio, che mette in luce i cambiamenti dell’estetica

nel tempo. Le opere proposte si presentano come visioni coinvolgenti,

ma anche come documenti che evidenziano la cultura di un’epoca.

Ogni raffigurazione è infatti frutto di un’interpretazione dell’ambiente

influenzata sia dal momento storico sia dalla formazione artistica e dal

vissuto individuale dell’autore. Nel percorso espositivo si passa dalla

scoperta di un paesaggio inserito in una cornice d’inalterata bellezza,

l’Arcadia, alla testimonianza delle azioni anche violente inflitte al

territorio, l’Apocalisse, con le devastazioni belliche e gli sconvolgimenti

della ricostruzione.

palp-pontedera.it

19


AGENDA

A cura di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

Freccia Weekend

febbraio 2020

Milano Tattoo Convention

© Alessandro Fornasetti

milanotattooconvention

7>9

Weekend a Fiera Milano City

per la XXV edizione di Milano

Tattoo Convention, festa della

creatività dove incontrare oltre

450 artisti di tutto il mondo in

rappresentanza di ogni stile di

tatuaggio. [1]

milanotattooconvention.it

L’arte nipponica è a Palazzo

Reale di Napoli fino al 10

marzo con Sotto il cielo e

sopra la terra, retrospettiva

di Hidetoshi Nagasawa,

scultore giapponese che

ha fatto dialogare la cultura

occidentale e orientale.

polomusealecampania.

beniculturali.it

Costruzioni ironiche e

paradossali riempiono fino al

16 il bookstore di Palazzo delle

Esposizioni a Roma con Case

nei libri, Case fra i libri, mostra di

Antonella Abbatiello, tra le più

note autrici per l’infanzia.

palazzoesposizioni.it

Da sabato al 30 aprile al Museo

Marca di Catanzaro Looking

Forward to the Past, personale

dello scultore Massimiliano

Pelletti, nella cui poetica c’è

sempre l’idea di classicità a fare

da fil rouge.

museomarca.info

1 2

Mirko Ranù e Giulia Sol, protagonisti di

Ghost. Il Musical

© Attilio Marasco

ghostilmusicalitaly

14>16

Al Sistina di Roma fino al 9

febbraio e agli Arcimboldi di

Milano dall’11 al 1° marzo, Ghost.

Il Musical, trasposizione del

cult movie anni ’90 adattato per

il palco dallo sceneggiatore

originale, Bruce Joel Rubin. [2]

ghostilmusical.it

Amanti, amici di lunga data,

artisti. Pittrice l’una, fotografo

l’altro. Sono i protagonisti

dell’esposizione Frida Kahlo

through the lens of Nickolas

Muray, alla Palazzina di caccia

di Stupinigi (TO) fino al 3

maggio.

ordinemauriziano.it

Grazie all’amore per la musica

gli Ex-Otago hanno vissuto un

anno straordinario che li ha

consacrati al grande pubblico.

Un traguardo da festeggiare

con un concerto-evento sabato

all’RDS Stadium di Genova.

ex-otago.it

La mostra Sogno e magia

racconta attraverso 150

opere, tra dipinti, disegni e

acquerelli, il sentimento del

pittore Marc Chagall per la sua

amatissima moglie Bella. A

Palazzo Albergati di Bologna

fino al 1° marzo.

palazzoalbergati.com

20


3 4 5

Steven Meisel, Ritratto di Audrey (1991)

© Steven Meisel

fondazionecarispezia fondcarispezia

fondazione_carispezia

Una scena dello spettacolo Dio arriverà

all’alba (2019)

dioarriveraallalba

Joan Miró, Quelques Fleurs pour des Amis.

Dedica a Nina Kandinsky (1964)

© Pierluigi Siena

comunedinapoli comunenapoli

ecomuseodipeucetia

21>23 28>1

Intimate Audrey, alla Fondazione

Carispezia di La Spezia fino al

1° marzo, è la mostra creata

da Sean Hepburn Ferrer, figlio

dell’attrice icona di stile ed

eleganza, figura leggendaria

nella storia del cinema. [3]

fondazionecarispezia.it

Make it possibile è lo

slogan della XV edizione

di Danzainfiera, kermesse

internazionale che fa incontrare

operatori commerciali, ballerini

e appassionati di danza. Dal

20 al 23 a Fortezza da Basso di

Firenze.

danzainfiera.it

Dal 20 al 22 Lecce ospita

Business Tourism Management,

incontri e workshop con

tour operator e startup per

rafforzare il confronto tra

domanda e offerta turistica e il

legame tra territorio pugliese e

destinazioni internazionali.

btmpuglia.it

La piccola città di Anterselva

(BZ) ospita per la sesta volta i

campionati mondiali di biathlon.

Tutte le gare, dal 13 al 23, sono

valide anche per la Coppa del

Mondo che si concluderà a

marzo in Norvegia.

biathlonworld.com

In giro per l’Italia fino a

maggio, venerdì e sabato fa

tappa al Teatro Vertigo di

Livorno Dio arriverà all’alba,

lo spettacolo diretto da

Antonio Nobili che omaggia la

poetessa, aforista e scrittrice

Alda Merini. [4]

dioarriveraallalba.com

Al Museo Davia Bargellini

di Bologna fino al 1° marzo

Via libera per volare, le

installazioni del duo composto

da Nadia Antonello e Paolo

Ghezzi, ispirate alla favola Il

semaforo blu di Gianni Rodari.

museibologna.it

Last days all’Ambra Jovinelli

di Roma per Mine vaganti,

spettacolo che, dopo il

successo nella versione

filmica, arriva per la prima

volta sul palco. A dirigerlo lo

stesso Ferzan Ozpetek, al suo

debutto teatrale.

ambrajovinelli.org

Il T Fondaco dei Tedeschi di

Venezia ospita fino a domenica

Myth and Mastery, le creazioni

Serpenti della maison Bulgari,

dai modelli realizzati con

la tecnica Tubogas a quelli

rivestiti di smalti policromi.

dfs.com

FOCUS

L’ARTE DI MIRÓ NEL SUD ITALIA

La creatività di Joan Miró è

protagonista di due interessanti

progetti in Campania e in Puglia.

Il Pan di Napoli propone fino al

23 febbraio Il linguaggio dei segni,

un percorso cronologico che

ripercorre lo sviluppo del suo

stile. Si parte dalle prime opere

degli anni ’20, in cui linee e forme

geometriche avviano un processo

di riduzione e semplificazione

della figura, e si conclude con i

lavori degli anni ’80, dove sfondo,

segno, superficie e supporto sono

in perfetto equilibrio. Per l’iniziativa

è prevista la promo 2x1 per i soci

CartaFRECCIA con biglietto delle

Frecce per Napoli.

Nei pressi di Bari, condividono

alcune ispirazioni del genio

spagnolo Palazzo Monacelle

di Casamassima, Palazzo San

Domenico di Gioia del Colle

e la Chiesa di Sant’Oronzo di

Turi. Fino al 26 aprile ospitano

Quelques Fleurs pour des Amis,

mostra che prende il titolo dal libro

illustrato dell’artista, una sequenza

di litografie in cui si avvicendano

un fiore e una dedica e dove tratti

marcati dei tipici colori mironiani

– giallo, rosso, blu e verde – si

alternano a segni neri più leggeri.

L’esposizione diffusa è un viaggio

nella poeticità surrealista di Miró,

rivelando una visione dell’arte

vissuta con curiosità.

comune.napoli.it

ecomuseopeucetia.it

21


AGENDA

a cura di Marzia Dal Piai

febbraio 2020

FrecciaGourmet

Se siete amanti del cioccolato, non prendete impegni dal 7 al 9 febbraio. Ad Asiago, in

piazza Carli, appuntamento goloso con Il tour dei cioccolatieri Art & Ciocc. All’interno di una

grande struttura coperta, prelibatezze di tutte le forme e per tutti i gusti: maestri artigiani

provenienti da ogni regione tentano il pubblico con le specialità del territorio, ma anche

con nuove delizie e gusti inediti, oltre che con stupefacenti sculture di cioccolato, vere e

proprie opere d’arte da ammirare e assaporare.

asiago.it/it/eventi

Per chi vuole sperimentare nuovi comportamenti

di consumo, dal free from al

vegetariano fino all’etnico, la fiera giusta è

FoodNova, a Rimini dal 15 al 18 febbraio.

Qui, infatti, si trovano le risposte alle molteplici

esigenze salutistiche ed etiche che

seguono e orientano il cambiamento delle

abitudini alimentari degli ultimi anni. Il ricco

programma della manifestazione va da Attrezzature, al Centro Fiera del Garda di

Riflettori puntati su Golositalia e Aliment &

temi come gluten free, lactose free, veg Montichiari (BS) dal 22 al 26 febbraio. Con

ed ethnic food a lanci di prodotti innovativi,

show cooking e conferenze dedicate tutti gli attori del settore agroalimentare, da-

550 espositori e l’ambizione di raggiungere

alle novità del settore.

gli operatori ai buyer della filiera distributiva

foodnova.eu

fino al consumatore, in uno spazio espositivo

di cinque padiglioni. Nella parte retail i

visitatori possono conoscere, degustare e

acquistare prodotti enogastronomici.

golositalia.it

Doppio appuntamento per wine lover domenica

23 e lunedì 24. A Firenze c’è ViNoi

2020, quinta edizione del Salone di vini artigianali,

biologici, biodinamici e naturali.

La manifestazione è dedicata a viticultori e

Sempre a Rimini, da sabato 15 a martedì

18, Beer&Food Attraction riunisce in un scenza e approfondimento per il pubblico e

operatori, ma è anche occasione di cono-

solo appuntamento la più completa offerta gli appassionati.

italiana e internazionale di birre, bevande, I Magazzini del cotone, al Porto Antico di

food e tendenze per l’out of home. Le birre Genova, ospitano invece VinNatur: 500 bottiglie

in assaggio e 100 vignaioli europei,

sono al centro dell’attenzione, per attrarre

nuovi stili di consumo, integrandosi con il ognuno con una sua storia e un sogno in comune,

quello di produrre vino naturalmente

beverage e il food più creativo. Un’esperienza

sensoriale ma anche un momento buono per le persone e per l’ambiente.

d’incontro.

vinoi.it | vinnatur.org

beerandfoodattraction.it

Nel veronese, a Cerea, terza edizione per

Pianura Golosa. Oltre 100 aziende presentano

centinaia di prodotti di eccellenza,

presidi e ricercatezze, tutti selezionati dalla

Condotta Slow Food Valli Grandi Veronesi.

Sabato 22 dalle 10 alle 22 e domenica 23

dalle 9 alle 18 nell’Area Expo.

pianuragolosa.it

Pronti a competere tra i vigneti di Borgo San Felice, il 29 febbraio a Castelnuovo Berardenga

(SI)? Il Festival del Potatore della vite prevede, infatti, il Pruning contest, una combattuta e

appassionante gara di potatura aperta a tutti coloro che vorranno mostrare le proprie abilità

per tagli accurati e veloci. Per poi degustare le prelibatezze della tradizione gastronomica

toscana e le etichette più pregiate del Chianti Classico.

festivaldelpotatore.it

22


Specialised translation, transcreation, transmodality.

Global translation nell’era digitale.

IULM, IMPARARE IL FUTURO.

OPEN WEEK

Lauree Magistrali

17-20 febbraio

iulm.it/openday

Il futuro si apre

a chi impara a gestire

il cambiamento.

IULM è l’Università

del sapere dinamico,

dell’evoluzione

delle conoscenze.

Vieni a scoprire il mondo

dove sarai domani.


WHAT’S UP

UNA TV DA

SKIANTO

FILIPPO TIMI DEBUTTA

SU RAI3 CON UN

OMAGGIO D’AMORE E

D’IRONIA AL PICCOLO

SCHERMO

di Francesca Ventre

f.ventre@fsitaliane.it

Per la prima volta Filippo

Timi si esibisce in tv. Per

due serate, giovedì 13 e 20

febbraio, su Rai3, l’attore si cimenta

in un revival affettuoso, ma nello

stesso tempo ironico e imprevedibile.

Skianto è il programma in omaggio

alla televisione di cui, confessa,

fin da piccolo non ha mai potuto

fare a meno.

La tv è per te una novità. Come mai

questa trasmissione che la celebra?

L’idea è nata dal mio omonimo spettacolo

teatrale, Skianto, e dal mio

desiderio di raccontare due grandi

appuntamenti tv, il Festival di Sanremo

e lo show del sabato sera, in

modo ironico e divertente, senza un

ordine cronologico, ma regalando

24


contemporaneità ed emozioni. In

quella magica scatola che è la televisione

trasferisco il mio personaggio

teatrale. È nato con la scatola

cranica sigillata, però sul piccolo

schermo, come per miracolo, riesce

a esprimersi. Perché la tv arriva

davvero dappertutto e si accende in

ogni casa italiana, è una di famiglia.

E per me, cresciuto negli anni ’80,

è un’enciclopedia. I miei pomeriggi,

una volta finiti i compiti, li passavo

in compagnia di questa finestra sul

mondo. Chi appare in tv è spesso vicino

alle nostre foto del matrimonio

o di altri bei momenti. I suoi personaggi

stanno in salotto con noi.

Quali altre trasmissioni preferivi o

preferisci?

Sono un onnivoro della tv. Vedo volentieri

Blob su Rai3, perché racconta

in modo speciale i fatti del giorno,

con montaggi d’eccezione. Ho

passato tante sere d’estate a seguire

spassose televendite. Tra i miei

programmi storici preferiti ci sono

Indietro tutta e Maurizio Costanzo

Show, ai tempi di Carmelo Bene, pagine

di televisione pura. Poi guardavo

anche Mork & Mindy e Casa

Vianello. Ho rivisto Franco Franchi

e Ciccio Ingrassia su RaiPlay: due

geni straordinari.

Quali sono le differenze rispetto

allo spettacolo teatrale?

I mezzi espressivi, che si amplificano:

si aggiungono scenografie, tanti

ospiti, un corpo di ballo e molti musicisti.

Alla base di tutto l’emozione.

Sarai affiancato anche da altri artisti.

Quali?

Senza anticipare troppo, posso dire

che Raphael Gualazzi è direttore

musicale della puntata su Sanremo,

ha arrangiato i brani con i suoi musicisti.

Nell’altra puntata c’è Fabio

Frizzi, che ha fatto lo stesso.

Dalla tv a Internet fino ai social.

Che ne pensi?

Il web e, soprattutto, Youtube sono

banche dati incredibili per le mie ricerche.

La tv è invece tutt’altro: uno

sguardo editoriale sul mondo che

a volte attira un grande pubblico.

Penso di nuovo a Sanremo, che riunisce

tutti per commentare e discutere,

oppure agli ascolti incredibili

di Alberto Angela con le sue presentazioni

dei tesori artistici italiani.

A febbraio esce anche il tuo primo

disco, in cui interpreti i successi di

Fred Buscaglione. Hai quindi una

passione per il canto? E perché

proprio Buscaglione?

Avrei voluto fare il cantante, altro

che l’attore. Uno dei miei primi

costumi di Carnevale fu quello di

Fred Buscaglione. Era un cantante

dall’incredibile ironia, prendeva in

giro con distacco il mondo dei gangster

degli anni ’40, con testi irresistibili.

Ho accettato l’dea perché

me l’ha proposta Massimo Martellotta,

altrimenti non mi sarebbe mai

saltato in mente di interpretarlo. Ho

trovato il coraggio anche perché

Fred aveva un alto grado di attorialità

nell’esibirsi e perché le sue

canzoni raccontano sempre una

storia.

Una scena del film La mia banda suona il pop

SUL PICCOLO

E GRANDE SCHERMO

Febbraio ricco di uscite in tv e al

cinema. L’amica geniale torna su

Rai1, da lunedì 10 in prima serata,

con il secondo capitolo, Storia del

nuovo cognome. Gli eventi vissuti da

Lila ed Elena riprendono dal punto

in cui è finita la seguitissima prima

stagione. Dal 6, invece, è al cinema

Il ladro di giorni, un film di Guido

Lombardi, con Riccardo Scamarcio

e Massimo Popolizio: il viaggio di

un padre che, appena uscito di

prigione, parte insieme al figlio

undicenne conosciuto da poco. Da

giovedì 20 tocca a La mia banda

suona il pop, la nuova commedia

di Fausto Brizzi con Christian De

Sica, Diego Abatantuono e Angela

Finocchiaro. Elio Germano, infine,

nelle sale dal 27, è Antonio Ligabue

in Volevo nascondermi, la biografia

del pittore di belve dai colori accesi,

ritenuto pazzo.

25


www.sicilybycar.it - sbc@sbc.it - +39 091.6390111

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WHAT’S UP

UNA GARA FEROCE

RIPARTE IL REALITY GAME DI RAI2, PECHINO EXPRESS. AL TIMONE

CONFERMATISSIMO COSTANTINO DELLA GHERARDESCA

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

© Roger Lo Guarro

Chi ha paura di Pechino

Express? Il reality game firmato

Rai2 torna da martedì

11 febbraio con un’edizione zeppa

di difficoltà e un cast ruggente: Max

Giusti e Marco Mazzocchi (i gladiatori),

Marco e Ludovica Berry (padre e

figlia), Asia Argento e Vera Gemma (le

figlie d’arte), Enzo Miccio e Carolina

Gianuzzi (i wedding planner), Nicole

Rossi e Jennifer Poni (le collegiali),

Valerio e Fabrizio Salvatori (gli inseparabili),

Ema Kovac e Dayane Mello

(le top), Soleil Sorge e Wendy Kay

(mamma e figlia), Annandrea Vitrano

e Claudio Casisa (i palermitani), Gennaro

Lillio e Luciano Punzo (i guaglioni).

A condurre il sempre amatissimo

Costantino della Gherardesca,

che svela qualche anticipazione alla

Freccia.

Anche quest’anno il programma è un

bel tour de force.

Che meraviglia chiamarlo tour! Mi

ricorda Goethe e il suo Viaggio in

Italia, nel XVIII secolo. La parola turismo

deriva proprio dai lunghi tour di

aristocratici e letterati in Italia e Francia,

durante gli anni dell’Illuminismo.

Il nostro programma, però, sarà una

gara feroce: si vedranno luoghi meravigliosi,

ma i concorrenti non avranno

tempo per fermarsi a scrivere poesie.

Cosa li aspetta?

Partiranno dal sud della Thailandia,

per arrivare a Bangkok. Attraversando

il sud della Cina, l’intrigante e affascinante

Yunnan, la spettacolare

provincia di Guangxi, fino alla capitale

tecnologica Shenzen. Poi la gara si

trasferirà in Corea del Sud, da Busan

alla modernissima Seoul.

Il cast è tosto. Chi spiccherà?

Ci sono personalità fortissime: Enzo

Miccio è particolarmente prepotente,

ma anche Asia Argento non

scherza. Sono curioso di vedere

come uscirà Soleil Sorge, che si è

recentemente lasciata con Jeremias

Rodriguez e viaggerà con sua madre,

la californiana Wendy Kay: una

bellissima donna abituata al lusso

più sfrenato.

Anche tu, Costa, torni a essere concorrente…

Ho fatto Celebrity Hunted, reality

game a cui partecipano anche Totti,

Fedez e Claudio Santamaria, peraltro

molto simpatico. Uscirà tra qualche

mese su Amazon Prime Video.

raiplay.it

PechinoExpress

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WHAT’S UP

LOVE SHOW

FLAVIO MONTRUCCHIO CONDUCE

SU REAL TIME IL PROGRAMMA

PRIMO APPUNTAMENTO,

UN SUCCESSO CHE NON

ACCENNA A FERMARSI

È

senza dubbio uno dei volti di punta di Real Time. Flavio

Montrucchio, occhi azzurri, battuta pronta e un

passato attoriale diviso tra la soap opera CentoVetrine,

le fiction Donna Detective e La nuova squadra e musical del

calibro di Grease. Poi è arrivata la conduzione di eventi come

Una notte per Caruso e Lo Zecchino d’oro. Due occasioni e una

certezza: era nata una stella. Il gruppo Discovery ha fiutato il

talento di Montrucchio e lo ha voluto già nella scorsa stagione

al timone di Primo appuntamento, in onda ogni martedì alle

21:10. Il format ha subito segnato un +8% rispetto all’anno scorso.

Un debutto coi fiocchi e una scommessa vinta.

Primo appuntamento continua a macinare ascolti. Ormai sei il

volto di punta di Real Time.

Sono contento che la rete abbia creduto in me, riconfermandomi

alla conduzione di questo dating show. E affidandomi

anche Bake Off Italia - All-Stars Battle, una pietra miliare. È un

attestato di stima.

Come mai Primo appuntamento funziona così bene?

È un’equazione difficile da analizzare. In effetti è andato sempre

in crescendo, sicuramente il fascino dell’appuntamento al

buio permane. Un ingrediente vincente, per me, è il coraggio

di mostrare l’amore e le sue diverse sfaccettature. Senza alcun

tipo di censura.

Hai un passato nella recitazione, vorresti tornare a fare l’attore?

Non ragiono a compartimenti stagni. In tanti anni di lavoro

sono cresciuto grazie alle cose che ho fatto e alle persone che

ho incontrato. Non mi sentivo più adatto ai ruoli che mi proponevano,

ma ci ha messo lo zampino anche il destino: come

nel film Sliding doors, mi sono trovato nell’intrattenimento. La

veste che, a oggi, sento calzarmi meglio.

C’è qualche programma che ti piacerebbe fare?

Sono un creativo. Quando facevo il musical non riuscivo a

rimanere ancorato a certi paletti. In tv cercano una visione e

una verve diversa. Non mi dispiacerebbe fare il game, potrei

scherzare con la gente comune, interagire col pubblico. Avendo,

ogni giorno, persone diverse davanti.

Sanremo è nei tuoi pensieri?

Farei sicuramente felice la mia mamma. Se arrivassi all’Ariston,

come Rocky urlerei, anziché «Adriana!», «Mamma, ce l’ho fatta!».

Qual è stato il momento di svolta da interprete a presentatore?

Tale e quale show mi ha fatto innamorare nuovamente dell’entertainment.

Da lì è partito un po’ tutto. E sono arrivato fino a

Discovery, dove un conduttore come me può sperimentare

cose nuove al passo coi tempi.

Un’ultima cosa: viaggi spesso in treno?

Lo amo! Le mie tratte abituali sono la Roma-Torino e la Roma-Milano.

La mia famiglia d’origine è a Torino, il lavoro a Milano,

mentre vivo a Roma. In treno mi piace rilassarmi, spegnere

lo smartphone e godermi un buon libro.

G.B.

28


INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

29


INCONTRO

© Giuseppe Di Viesto

Carlo Verdone sul set del film Si vive una volta sola

30


DI VERDONE

CE N’È UNO

IL CELEBRE ATTORE E REGISTA ROMANO RACCONTA

LA SUA NUOVA COMMEDIA, SI VIVE UNA VOLTA SOLA,

TRA ANEDDOTI, ANTEPRIME E CURIOSITÀ

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

«

Sono felice di fare questa

intervista. Vado spesso a

Milano, Firenze, Torino e

Napoli. E non conviene prendere l’aereo,

il treno non si batte. A bordo riesco

pure a lavorare. È una passione

che ho sempre avuto, collezionavo

addirittura i trenini Marklin».

Carlo Verdone si lascia andare a un

ricordo personale prima di raccontare

alla Freccia il nuovo film da lui diretto

e interpretato, Si vive una volta

sola, nelle sale dal 26 febbraio.

Attore e regista amatissimo dal pubblico,

con le sue commedie agrodolci

fa sorridere a denti stretti, mostrando

tic e manie degli italiani. Chi non ricorda

l’ossessivo Furio di Bianco, rosso

e Verdone, il coatto Ivano di Viaggi

di nozze, il timido Sergio di Borotalco

e lo spavaldo Gepy Fuxas di Perdiamoci

di vista?

Ogni personaggio è legato a un sorriso

velato di malinconia. Caratteristica

che ha reso Verdone un regista

unico e inimitabile. Di Verdone ce n’è

uno. Così come inimitabili sono le sue

pellicole, che non hanno mai avuto

sequel, ai quali si dichiara contrarissimo.

Come mai questa avversione?

C’è il rischio enorme di deludere il

pubblico. Il film vero è uno e basta,

poi si deve cambiare pagina. I numeri

due mi sembrano una furbizia.

Cosa ci dice di Si vive una volta sola?

È arrivato dopo un anno di riunioni

che non riuscivano a centrare molto

bene l’obiettivo. Il produttore De Laurentiis

dimostrava delle perplessità,

capivo che c’era qualcosa che riteneva

troppo azzardato. Poi ho incontrato

Giovanni Veronesi, gli ho parlato

dell’idea che avevo e dei dubbi a livello

produttivo.

Veronesi che le ha detto?

Mi ha dato uno spunto, molto interessante,

che ha portato allo sviluppo

del soggetto e della sceneggiatura

in tempi rapidi.

Quale storia è uscita fuori?

È un film corale su un’équipe medica

formata da Rocco Papaleo, Anna

Foglietta, Max Tortora e me. I personaggi

sono professionisti di alto livello

nel lavoro, ma di bassissimo livello

nella vita privata, con solitudini e problemi

sentimentali. Si frequentano

anche fuori dalla sala operatoria, ma

il tempo ha usurato l’amicizia: quasi

non si sopportano più, però non possono

fare a meno l’uno dell’altro. Poi

un fatto traumatico, tra i tanti colpi di

scena, permette di ridisegnare l’amicizia

e l’affetto con maturità.

Come ha scelto il cast?

Non avevo mai lavorato con nessuno

di questi attori. Anna Foglietta mi

aveva colpito molto a teatro e nel film

drammatico Un giorno all’improvviso.

Trovo sia un’attrice meravigliosa, sa

destreggiarsi nella commedia come

nelle parti drammatiche. È stata perfetta.

E Rocco Papaleo?

È l’anestesista. Il personaggio doveva

avere una sua fisionomia e quel ruolo

gli calza a pennello.

Manca solo Max Tortora…

Lui mi è sempre piaciuto. Tra le altre

cose, prima di iniziare a girare,

ho pensato che questo film potesse

dare agli interpreti qualcosa di importante

dal punto di vista recitativo.

La scrittura è stata modificata sulla

base delle caratteristiche degli attori.

Sono rimasto molto contento, è uno

dei migliori cast che ho mai avuto e,

dopo le riprese, siamo diventati molto

amici.

31


INCONTRO

© Claudio Porcarelli

Da sinistra: in prima fila Max Tortora e Carlo Verdone, in seconda Anna Foglietta e Rocco Papaleo

Protagonista è anche il viaggio.

Che valore assume?

Viene utilizzato come distrazione

da un problema importante, che

riguarda Papaleo. È necessario,

perché si crea una situazione particolare

che deve essere risolta in un

ambiente diverso da quello di vita e

di lavoro, e dalle rispettive famiglie.

Dove porta questo viaggio, geograficamente

parlando?

Ho optato per la costa della Puglia,

la percorriamo da Monopoli in giù,

fino a Otranto e Castro. Ci sono location

molto belle.

Ha fatto molti film che sono entrati

nell’immaginario collettivo italiano,

ma bisogna menzionare anche

Sono pazzo di Iris Blond, che ha un

respiro internazionale.

Infatti è uscito in America, dove ha

ricevuto buone critiche. Fu proiettato

all’Angelica Theatre di New York.

È difficile piazzare i prodotti nostrani,

in genere vengono relegati nelle

sale d’essai. Noi, al contrario, abbiamo

un altro atteggiamento verso le

pellicole estere: il coreano Parasite,

per esempio, esce in circuiti di prima

visione. Forse dipende dal fatto

che, sotto sotto, non riusciamo a

fare lungometraggi totalmente cosmopoliti

come le opere di Fellini o

La grande bellezza di Sorrentino. È

colpa delle idee e dei soggetti, che

forse sono troppo provinciali.

A proposito del film di Sorrentino.

Dopo l’Oscar come miglior film

straniero, le sono arrivate richieste

per interpretare pellicole all’estero?

Sì, negli Usa, ma francamente non

erano progetti che mi interessavano.

Che film erano?

Mi hanno pregato di non dirlo, andremmo

a toccare sul vivo l’attore

che mi ha sostituito.

Mai pensato di fare solo il regista?

Dovrei trovare una storia giusta per

attori giovani, dove non ci sia bisogno

della mia presenza, ma fino a

quando ho l’amore del pubblico

continuerò così. È comunque nei

miei pensieri. Dopo questo film ne

ho in serbo un altro, poi ci sarà il

serial Vita da Carlo. Lo dovrebbe distribuire

Amazon, ma ancora nulla è

definito. Abbiamo presentato il progetto

e le prime due puntate, sono

molto piaciute.

Con quale attrice vorrebbe lavorare?

Meryl Streep. Per me è un sogno, la

stimo tantissimo. Magari un giorno

avrò una grande idea in grado di

sedurre questa immensa interprete.

Se non ricordo male, l’ha pure baciata…

Veramente mi ha baciato lei! Quando

alla Festa del Cinema di Roma

sono andato a complimentarmi per

la sua carriera, le ho detto che la

considero come Jimi Hendrix. Lei si

è fatta una risata, mi ha fatto capire

che voleva darmi un bacio e io me

lo sono preso.

Streep a parte?

Scarlett Johansson. È bravissima,

fantastica.

Il comico Ricky Gervais, durante la

premiazione dei Golden Globe, ha

fatto un monologo politicamente

scorretto con l’obiettivo di denun-

32


ciare la difficoltà di far ridere oggi.

Che ne pensa?

Bisogna stare attenti a come si dicono

certe cose, anche se mi sembra

un pensiero a metà strada tra

il radical chic e il falso moralismo.

L’artista deve avere libertà e la gente

dovrebbe mettere meno paletti.

Le faccio un esempio: se c’è solo

una donna protagonista allora siamo

maschilisti. Sarà una moda, ma

è anche un po’ stupida. Sicuramente

si sta esagerando.

Un film che ha nel cassetto, che le

piacerebbe dirigere?

Tempo fa sono andato a salutare

la sorella di una persona che conosco,

del mio quartiere, che stava

morendo. È stato molto toccante. Ci

sono anche ritornato, sono stati due

giorni meravigliosi. Ho capito che il

mio ruolo, come artista, ha una funzione

importante, se a ringraziarti è

qualcuno che sta lasciando questo

mondo. Ci si sente utili, come un antidepressivo

senza effetti collaterali.

Quindi potrei fare un film sulla

malattia, perché no.

Interessante, anche se un po’ rischioso…

Vede, dopo quell’episodio, nel

quartiere tutti mi invitavano a casa

per farmi salutare la moglie paralizzata

o il figlio colpito da ictus.

Una volta arrivai a un contradditorio

molto acceso con un signore che

era arrabbiato per la scena di un

mio film. È stato molto bello, perché,

dopo la sfuriata, siamo scoppiati

a ridere. E lui mi fa: «Tu te sei

dimenticato che sto pe’ mori’ e io

t’ho dato del tu invece che del lei».

Potrebbe uscirne una cosa un po’

comica e un po’ drammatica.

Lei è anche una star di Facebook e

Instagram.

Ci sono dovuto entrare per forza e

malvolentieri: c’era un usurpatore

che scriveva come se fosse me e

mi hanno consigliato di ufficializzare

i miei social. Però funziona, le

mie pagine sono pacate e serene,

e tutti possono partecipare. Scrivo

i miei post di getto, mentre aspetto

un piatto al ristorante, quando faccio

colazione o quando mi viene in

mente qualcosa. Non ci penso più

di tanto e i follower sentono che

quello che dico è vero e sincero.

carloverdone.com

carloverdoneofficial

carloverdone

Una scena del film Si vive una volta sola

© Giuseppe Di Viesto

33


TRAVEL

© mrighetti82/AdobeStock

ROMEO AND JULIET

BIKE TOUR

34


Ponte Castelvecchio, Verona

UN ROMANTICO ITINERARIO

STORICO-GASTRONOMICO PER

COPPIE (SU DUE RUOTE) NELLA

CITTÀ DEGLI INNAMORATI

di Marzia Dal Piai - a cura di vdgmagazine.it

A ROMANTIC HISTORIC AND

GASTRONOMIC ITINERARY FOR

COUPLES (ON TWO WHEELS)

IN THE CITY FOR LOVERS

35


TRAVEL

«

Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?». Una

"

Romeo, Romeo, wherefore art thou?". One of the

delle frasi più celebri della tragedia shakespeariana

celebra l’amore assoluto di Romeo e Giu-

tragedy celebrates the all-encompassing love

most celebrated phrases from Shakespeare's

lietta che si è consumato nella città di Verona. E nel mese between Romeo and Juliet, which unfolded in the city of

dell’amore, febbraio, in cui si festeggia San Valentino, proprio

nella città scaligera un importante evento coinvolge un tine's Day is celebrated, it is precisely in the city of the

Verona. And in the month of love, February, when Valen-

particolare tipo di amanti, quelli delle due ruote: è Cosmobike

Show. E, allora, ci piace immaginare dei moderni Ro-

kind of lover, those on two wheels: it's the Cosmobike

Scala family that an important event involves a particular

meo e Giulietta in un tour che li veda percorrere i luoghi più Show. And then we like to imagine present-day Romeo

belli, romantici e gustosi di Verona, perché no, in sella a una and Juliets in a tour which sees them in the most beautiful,

romantic and tasty parts of Verona on a bike, and why

bici. Un itinerario che fa bene all’ambiente e all’amore, fatto

di degustazioni e conoscenza del territorio, per immergersi not? It is an itinerary that is good for the environment and

nelle vie e nei locali della città della celebre e sventurata for love, which encompasses tastings and discovering

coppia.

the local area, so you can immerse yourself in the streets

and places of the city of the celebrated and ill-fated

Come tutti sanno, la storia d’amore tra Romeo e Giulietta è

leggenda, frutto della penna di William Shakespeare, che a couple.

sua volta si ispirò a una novella. Ma Verona conserva alcuni As everybody knows, the love story between Romeo and

luoghi storici reali che fanno da ambientazione alla tragedia Juliet is fiction, created by William Shakespeare who was

del drammaturgo inglese, poiché un fondo di verità esiste. in turn inspired by a short tale. But Verona boasts historic

La famiglia Montecchi, quella di Romeo, fu infatti una delle

più importanti dinastie ghibelline veronesi, e la lotta con English dramatist, as the play has some basis in truth.

sites that serve as settings for the work by the great

i guelfi insanguinò veramente la città nel 1200. Allo stesso The Montecchi family - Romeo's - was indeed one of the

modo, il cognome Capuleti, quello di Giulietta, sarebbe una most important Ghibelline dynasties in Verona, and the

storpiatura di Cappelletti, mercenari al soldo di Venezia. struggle with the Guelphs did indeed cause bloodshed in

Si parte, dunque, dall’edificio del XIII secolo al civico 23 di the city in the 1200s. And equally Juliet's surname Capulet

via Cappello, a pochi passi dalla centralissima piazza delle

Erbe, dove sul grande arco del cortile campeggia anco-

mercenaries in the pay of Venice. So, the itinerary starts

is a distortion of the name of the Cappelletti, who were

ra lo stemma della casata e sulla cui facciata in mattoni a from the thirteenth-century building at number 23 Via

vista spunta il famoso balcone dove la giovane attendeva Cappello, very close to the centrally-located Piazza delle

Romeo. A casa di Giulietta sicuramente si mangiava pasta Erbe, where the great arch of the courtyard still sports

e fasoi (fagioli), piatto medievale tipico della cucina popolare,

spesso insaporito aggiungendo le cotiche di maiale. A the young girl awaited Romeo projects from the

the emblem of the house and the famous balcony where

bare-

Balcone di Romeo e Giulietta/Romeo & Juliet’s balcony

© zefart/AdobeStock

36


© PATMALUPHOTO/AdobeStock

Malcesine (Verona), Lago di Garda

breve distanza, in via delle Arche Scaligere, la dimora dei

Montecchi è un imponente edificio con portici decorati di

tufo e cotto. La casa non è visitabile, ma si può entrare nella

parte in cui sorge l’Osteria del Duca, un locale di cucina tradizionale

veneta. Da provare i bigoli con le sarde (da bigat,

bruco), una pasta simile agli spaghetti ma più spessa. Altra

tappa obbligata la tomba di Giulietta, dove un tempo sorgeva

un ex convento di frati appena fuori le mura cittadine, in

via Pontiere 35. Una ventina di chilometri facili da percorrere

in sella, magari accompagnati da una guida come Fabio

Boeti, di Bike Experience, che sa raccontarne i tanti aspetti

nascosti. E dopo una tappa così amara bisogna concedersi

le cose buone della vita, come il risotto all’Amarone, preparato

mantecando il riso con l’Amarone della Valpolicella e il

formaggio Monte Veronese.

La Città degli innamorati regala scorci suggestivi anche non

legati al mito di Romeo e Giulietta, come quelli architettonici

che ne fanno un gioiello da visitare in ogni stagione. In

bicicletta, del resto, si raggiungono angoli per lo più sconosciuti,

dove di solito si scoprono locali di prodotti tipici e prelibatezze.

Prima di ripartire pedalando, per guadagnare un

po’ di energia in più, c’è il bollito con la pearà, preparato con

carne e verdure e servito con un purè di pane grattugiato e

pepe abbondante (la pearà, appunto). E poi via lungo il fiume

Adige, con deviazione in via Barbaranni verso la famosa

chiesa di San Zeno, protettore di Verona, che conserva uno

splendido dipinto del Mantegna. Ritornando verso il fiume

e attraversando il Ponte Risorgimento, sulla riva opposta si

prosegue su Lungadige Cangrande in direzione dell’Arsenale,

dove si staglia il ponte medievale di Castelvecchio. Il Lungadige

è una via particolarmente adatta ai ciclisti fino alla

brick façade. At Juliet's house they certainly ate pasta

and fasoi (beans), a typical medieval peasant food, which

was often flavoured by adding pork rind. Not far away, in

Via delle Arche Scaligere, the home of the Montecchi is

an imposing building with porticoes decorated with tuff

stone and terracotta. The house cannot be visited, but

you can see the part occupied by Osteria del Duca, a

restaurant with traditional Veneto cuisine. You should try

the bigoli con le sarde (from bigat, caterpillar), which is a

pasta similar to spaghetti, but thicker. Another obligatory

stop is at Juliet's tomb outside the walls in Via Pontiere

35, where a monastery once stood. Twenty kilometres

that are easy to cover by bike, perhaps accompanied by

a guide like Fabio Boeti from Bike Experience, who can

point out many details you might not notice. And after

such a sad interlude, you will have to indulge in some of

the good things, like risotto all’Amarone, which is made

by coating rice with Amarone della Valpolicella and

Monte Veronese cheese.

The city of lovers also offers fascinating sights that are

not associated with the legend of Romeo and Juliet.

Such as the architecture that makes it a jewel to visit

in every season. And by bike you can access areas that

are generally unknown, and often discover venues

offering local products and delights. Before cycling

on, to boost one’s energy, there is bollito con la pearà,

which is prepared with meat and vegetables and served

with a pure purée of breadcrumbs and lots of pepper

(the pearà). You then ride along the River Adige, with

a detour in Via Barbaranni towards the famous church

of San Zeno, the patron saint of Verona, which has a

37


TRAVEL

splendida veduta di Castel San Pietro

(detto anche di Re Teodorico). Per arrivare

alla Reggia bisogna affrontare

la salita delle Torricelle, ma in sella a

una e-bike nulla è impossibile e, per

chi non se la sente, c’è la funicolare.

Scendendo, non resta che attraversare

il Ponte Pietra, il più antico della città, e

pedalare fino a via Sottoriva, una delle

strade più ricche di ristoranti e osterie.

Un buon bicchiere di vino della Valpolicella,

di Soave o Custoza, è l’ideale

per rinfrancarsi dopo le fatiche su due

ruote.

Al ritorno, verso piazza dei Signori, si

arriva facilmente in piazza delle Erbe,

dove è d’obbligo sedersi in un caffè ad

ammirare gli affreschi che decorano

gli edifici, e magari assaggiare anche i

dolcetti fatti con l’impasto del pandoro,

le sfogliatelle di Villafranca o le frolline.

Per un buon caffè c’è anche Liston, in

piazza Brà, cuore della città assieme a

via Mazzini (la via dello shopping, dove

la bici va tenuta a mano). Tornati in sella,

si pedala in direzione dell’Arena per

via dei Pellicciai, assaporando i profumi

della cucina veronese che si incontrano

tra le viuzze del centro. Un’altra

specialità è il riso al tastasal, con carne

macinata, salata e pepata, ricetta nata

per controllare la salatura della carne

prima di utilizzarla nella preparazione

dei salumi. Da qui il nome, che significa

proprio tastare il sale. A due passi

dall’Arena, poi, si può fare un salto alla

Botteghetta per assaggiare gli affettati

lessini e i prodotti dell’entroterra, o alla

storica osteria Il carro armato, nelle cui

vicinanze si trova la chiesa dove sono

seppelliti i Signori di Verona, gli Scala.

Insomma, sono tante e gustose le tappe

nella Città dell’amore, che tra l’altro,

nella settimana di San Valentino, ospita

la XVI edizione di Verona in Love -

Dolcemente in Love, iniziativa che propone

ingressi museali a tariffa ridotta,

caccia al tesoro, visite guidate, mercatini

di prodotti tipici e musica. Torna

anche la proposta Due cuori a tavola,

per degustare menù speciali pensati

proprio per celebrare gli innamorati.

Difficile immaginare un San Valentino

più dolce di quello veronese.

citta.di.verona.it

visitverona.net

casadigiulietta.comune.verona.it

bikeexperience.net

dolcementeinlove.com

© Francesco83/AdobeStock

Risotto all'Amarone

splendid painting by Mantegna.

Going back to the river and over

the Ponte Risorgimento, on the

opposite bank you continue on the

Lungadige Cangrande towards the

Arsenale, with the medieval bridge

of Castelvecchio. The Lungadige is

a road that is especially suitable for

cyclists, leading up to the splendid

view of Castel San Pietro (also known

as the Castle of King Teodorico). To

get to the royal residence you have

to brave the Torricelle climb, but

with e-bikes nothing is impossible,

and for people who do not feel up

to it there is a funicular railway. On

the way back down, just cross Ponte

Pietra, the oldest bridge in the city,

and pedal up to Via Sottoriva, one

of the streets with most restaurants

and eateries. A nice glass of

Valpolicella, Soave or Custoza is the

perfect way to refresh yourself after

exertions on two wheels. Returning,

going towards Piazza dei Signori, you

easily reach Piazza delle Erbe, where

you must sit down in a café and

admire the frescoes that decorate

the buildings, and perhaps also try

some sweets made with almond

dough, Villafranca sfogliatella or

frolline biscuits. Another place for

a good cup of coffee is Liston, in

Piazza Brà, which together with

Via Mazzini (the shopping street,

where you have to wheel your bike)

forms the heart of the city. Getting

back on the saddle, you pedal

towards the Arena through Via dei

Pellicciai, savouring the smells of

Veronese cooking that drift through

the alleyways in the city centre.

Another speciality is tastasal rice,

with ground, salted and peppered

meat. This recipe was created to

check if meat was sufficiently salted

before being used in cold cuts, and

indeed its name means “tasting for

salt”. Very close to the Arena you

can go to the Botteghetta to sample

local cold cuts and other products,

or to the historic inn Al Carro Armato,

close to the church where the lords

of Verona, the Scala family, are

buried. So, there are many tasty

stops to make in the city of love,

which during the week of Valentine’s

Day also hosts the 16th edition of

Verona in Love - Dolcemente in

Love. This initiative offers reducedprice

museum tickets, treasure

hunts, guided tours, markets with

traditional products and music. Due

cuori a tavola is also back, offering

special menus created especially to

celebrate people in love. It is difficult

to imagine a Valentine’s Day that is

sweeter than the one in Verona.

VERONA

66 FRECCE AL GIORNO/A DAY

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COSMOBIKESHOW

TURISMO SOSTENIBILE E GREEN ATTITUDE PROTAGONISTI

DEL FESTIVAL DELLA BICI, ALLA FIERA DI VERONA IL 15 E 16 FEBBRAIO

Se di amore ne avete uno

su tutti, quello per la bicicletta,

allora non perdete

CosmoBikeShow il 15 e 16 febbraio

alla Fiera di Verona. Performance

acrobatiche, incontri con i campioni

e test ride su circuiti mozzafiato

attendono gli appassionati insieme

ai big player, ai loro ultimi modelli e

alle tecnologie più all’avanguardia.

Proprio nel weekend di San Valentino

la storia d’amore tra la città, la sua

fiera e il mondo del ciclismo viene

confermata. L'obiettivo di CosmoBike

è promuovere la bici come protagonista

della mobilità di tutti i giorni, in

un’ottica di sostenibilità e di rispetto

per l’ambiente. Obiettivi che ben si

coniugano con una delle mission di

Ferrovie dello Stato Italiane, quella di

dare impulso a un turismo sostenibile

e dolce, che faccia dell’integrazione

fra treno e bici un volano per la riscoperta

dei territori e delle ricchezze

paesaggistiche, storico-culturali ed

enogastronomiche del nostro Paese.

Non solo mondo racing on e off-road

ma anche iniziative mirate al turismo in

sella come l’area CosmoBike Tourism,

con le migliori proposte e attrezzature

per gli appassionati di questa

forma di vacanza slow.

A Verona torna anche la quinta edizione

dell'Italian Green Road Award,

il premio ideato dalla rivista online

di cicloturismo Viagginbici.com, con

l'intento di mettere in luce percorsi e

territori che sono riusciti a valorizzare

al meglio le vie verdi attraverso servizi

in grado di consentire lo sviluppo

del cicloturismo.

L’edizione 2020 vede anche confermata

la partnership con La Gazzetta

dello Sport, con oltre 40 eventi e talk

show assieme ai grandi campioni del

passato e del presente. Il 15 febbraio,

inoltre, dalle 15 alle 16 appuntamento

con Bicicucina, tante ricette, improvvisate

o quasi, assieme a Tessa Gelisio,

conduttrice di Cotto e mangiato e Cotto

e mangiato in bici, e al giornalista-ciclista

Maurizio Guagnetti. M.D.P.

cosmobikeshow.com

viagginbici.com

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TRAVEL

© Daniele Fabbro

Ferrovia Pedemontana del Friuli

DAL BINARIO ALLE DUE RUOTE

IL GRUPPO FS

ITALIANE PRESENTA

A COSMOBIKE

L’OFFERTA LEGATA

ALLA MOBILITÀ

DOLCE, CON

L’INTEGRAZIONE

BICI+TRENO

di Luca Mattei

l.mattei@fsitaliane.it

ellemme1

Tutti in sella alla propria bicicletta,

lo scorrere delle

lancette dell’orologio non

interessa, ciò che conta è solo immergersi

nella bellezza panoramica

e culturale del Belpaese. La mobilità

dolce, basata sull’attività fisica, ma

senza puntare al raggiungimento della

meta nel più breve tempo possibile, è

sempre più diffusa in Europa. Da compiere

programmando anche lunghi

spostamenti, grazie alla possibilità di

trasportare comodamente in treno la

propria due ruote. Non sorprende così

la partecipazione di FS Italiane a Cosmobike,

il festival dedicato al mondo

della bicicletta che nel 2019 ha attratto

oltre 30mila visitatori. Mission del

Gruppo, infatti, è da sempre la promozione

di un viaggio sostenibile e integrato,

con un occhio di riguardo nei

confronti dell’ambiente e di quei mezzi

che consentono di ridurre le emissioni

di anidride carbonica.

Un impegno sempre più cospicuo, illustrato

durante i talk della kermesse

veronese. Sabato 15 febbraio alle 15

si parte con Treni antichi, sapori e bici,

a cura della Fondazione FS Italiane,

grande protagonista di un 2020 scelto

dal ministro Dario Franceschini come

Anno del treno turistico. Con la Fondazione,

il Gruppo FS ha avviato nel

2014 il progetto Binari senza tempo,

per raggiungere mete meno note ma

dalla straordinaria ricchezza artistica,

paesaggistica ed enogastronomica.

Tra il 2014 e il 2018 sono stati riaperti

all’esercizio 600 chilometri di linee

ferroviarie, nel 2019 i treni d’antan hanno

trasportato circa 100mila persone,

mentre nei prossimi mesi tornerà sui

binari anche l’elettrotreno di lusso

Arlecchino e si inizierà il restauro del

Settebello. Interessante l’offerta per

gli appassionati biker: si può viaggiare

sulle affascinanti carrozze d’epoca degli

anni ’30 anche caricando la propria

due ruote a bordo di antichi bagagliai,

un tempo riservati al trasporto merci.

Terminato il primo incontro, alle 16:30

tocca a Rete Ferroviaria Italiana presentare

Ferrovie dismesse: un riuso

ciclabile. Il gestore dell’infrastruttura

ferroviaria nazionale ha un patrimonio

di circa 1.200 km di linee non più

in esercizio da preservare per scopi

40


turistici e sociali e cedere alle amministrazioni

locali per la trasformazione in

greenways, sentieri riservati a spostamenti

non motorizzati. Fra i tracciati più

idonei ce ne sono alcuni in prossimità

di siti di pregio naturalistico-culturale:

in Friuli-Venezia Giulia, per esempio, si

potrebbe partire da San Giorgio di Nogaro

e arrivare a Palmanova (UD), città

fortificata con pianta a stella e sito

Unesco; in Veneto, nel tratto da Susegana

a Giavera (TV), ci si avvicinerebbe

alle celebri colline del Prosecco e

del Valdobbiadene. I progetti portati a

termine sono molteplici, con circa 400

chilometri di linee già trasformate. Fra

Torino e Cuneo si può percorrere l’Airasca-Moretta,

detta via delle Risorgive

per la presenza di sorgenti naturali. C’è

invece il mare a fare da sfondo in alcuni

tratti dell’Arenzano-Albisola Capo,

in Liguria, dove si può anche raggiungere

la casa di Cristoforo Colombo a

Cogoleto (GE), e dell’Ortona-Vasto, in

Abruzzo, verso la riserva Punta Acquabella

e Palazzo d’Avalos, in provincia di

Chieti. Il tragitto più lungo (73,7 km) è la

Godrano-Burgio, nel palermitano, per

arrivare agli scavi archeologici Adranone

e alla cascata delle Due Rocche.

Rfi ha mappato i percorsi in una trilogia

di Atlanti, l’ultimo dei quali, stampato a

dicembre 2019, viene presentato proprio

a Cosmobike.

Nell’ultimo giorno del festival, alle 11,

si parla di Turismi possibili: treno e bici.

Per Trenitalia, infatti, una maggiore

integrazione tra questi due mezzi è

un obiettivo perseguito e raggiunto

da diversi anni. A bordo dei Regionali,

per le due ruote elettriche o montate

il ticket è gratuito (sempre per le pieghevoli)

oppure si paga un semplice

supplemento. A costo zero anche

l’assicurazione per danni accidentali

e il bracciale catarifrangente, offerti

agli abbonati Regionali e InterCity e

ai soci CartaFRECCIA che acquistano

una pieghevole da Decathlon, grazie

alla partnership firmata a ottobre 2019.

Inoltre, nei nuovi Regionali c’è più spazio

per le bici, fino a 18 nei Rock, fino

a otto nei Pop, ed è possibile caricare

quelle elettriche. Entro fine anno,

su ogni convoglio InterCity saranno

presenti sei postazioni. CosmoBike è

per la Divisione Passeggeri Regionale

di Trenitalia anche l’occasione per

presentare il travel book dedicato alle

ciclovie in prossimità delle stazioni

ferroviarie in esercizio. Un’opportunità

per i viaggiatori di stabilire un contatto

diretto con la natura, la storia e la cultura

di un Paese meraviglioso.

VIAGGIARE SOSTENIBILE

FS ITALIANE ADERISCE AL MANIFESTO DI ASSISI

«Un approccio realmente sostenibile è quello in cui vengono prese decisioni avendo

ben chiaro il senso della prospettiva, non preoccupandosi solo degli effetti di breve

periodo ma proiettandosi in un orizzonte di più ampio respiro», ha sottolineato

Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo,

nell’aderire al Manifesto di Assisi lo scorso 15 gennaio.

Promosso da Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Vincenzo

Boccia, presidente di Confindustria, Mauro Gambetti, padre custode del Sacro

Convento di Assisi, ed Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco, il

Manifesto nasce per sostenere lo sviluppo di un’economia a misura d’uomo contro

la crisi climatica. Per dare concretezza al proprio impegno a tutela dell’ambiente,

FS Italiane ha definito anche gli obiettivi di lungo periodo (2030-2050): incremento

dello shift modale per passeggeri e merci verso la mobilità sostenibile, aumento ai

massimi livelli della sicurezza sulle reti ferroviarie e stradali, riduzione delle emissioni

di CO 2

per diventare carbon neutral entro il 2050.

Azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra in 30 anni si può e si deve.

Chiunque può aderire al Manifesto di Assisi, firmando il documento sul sito

symbola.it, e sono già in programma alcuni incontri tra i firmatari promotori per

mantenere aperto il dialogo.

41


TRAVEL

LO SPRINT DEL

BIKE SHARING

IN ITALIA LE BICI CONDIVISE AUMENTANO E OFFRONO NUOVE

PROSPETTIVE ALLA MOBILITÀ URBANA

di Serena Berardi - s.berardi@fsitaliane.it

© rh2010/AdobeStock

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Sarà l’effetto Greta che ripudia

i motori, sarà la capacità

di sgusciare nel tetris

urbano, ma in città girano sempre

più biciclette. Lontanissimi i tempi

in cui la macchina era l’attestazione

reboante del proprio benessere

sociale, oggi il suo possesso è

vissuto da molti come un peso, e

la mobilità è sempre più percepita

come un servizio, che deve essere

flessibile e adattarsi ai bisogni

quotidiani. I veicoli in sharing — che

siano macchine, scooter o bici — rispondono

alle esigenze mutevoli

ed estemporanee dei viaggiatori:

si paga solo l’utilizzo effettivo, eliminando

tutti i costi manutentivi e

quelli legati alla proprietà. E la bici

è leggera, silenziosa, adatta a piccoli

spostamenti urbani, perfetta

per raggiungere fermate e stazioni.

I numeri della mobilità condivisa

crescono, ma inquadrare le dimensioni

del bike sharing italiano

è piuttosto complesso: «Stimarle è

difficile perchè esistono tanti piccoli

servizi, alcuni con un numero

esiguo di bici. Pensiamo, per esempio,

a tutte le località turistiche»,

spiega Luca Refrigeri dell’Osservatorio

nazionale sulla Sharing Mobility.

Tuttavia un dato significativo

per capire la portata del settore è

il numero di biciclette disponibili: si

è passati da poco più di 14mila nel

2015 alle quasi 36mila del 2018, con

cui sono stati effettuati 15 milioni di

spostamenti. L’impennata si è registrata

nel 2017 con l’avvento del

free floating: mentre con il sistema

station based le dueruote sono collocate

nelle rastrellerie, con questa

modalità sono individuabili tramite

app grazie alla geolocalizzazione

e possono essere lasciate all’interno

di aree predefinite. Le città con

un servizio a flusso libero sono Milano,

Torino, Bergamo, Mantova,

Padova, Ferrara, Bologna, Reggio

Emilia, Firenze, Pesaro e Roma, per

un totale di circa 22mila bici con

cui circolare. Le file dei rider urbani

si sono ingrandite anche grazie

alla diffusione dell’e-bike a pedalata

assistita che vanno incontro ai

meno allenati, permettendo loro di

affrontare facilmente le pendenze

e i tragitti più lunghi. «Negli ultimi

due-tre anni è cresciuta molto la

cultura della bici e della mobilità

condivisa. Gli episodi di vandalismo

sono piuttosto isolati. Le biciclette

in sharing sono diventate familiari

e incontrano sempre di più i bisogni

degli utenti: comode, sicure,

ben illuminate, dotate di cestino o

portapacchi», prosegue Refrigeri.

Aumenta anche la sensibilità delle

amministrazioni locali, impegnate a

redigere e approvare i Piani urbani

di mobilità sostenibile (Pums), promossi

dalla Commissione Europea

che ha diffuso le relative linee guida

puntando su accessibilità, sostenibilità,

sicurezza e condivisione.

Piste ciclabili, ciclostazioni e bike

sharing sono centrali in questa pianificazione,

considerando i benefici

di muoversi pedalando, soprattutto

in termini di riduzione dell’inquinamento

ambientale, acustico e di

decongestionamento. Tra le grandi

realtà, è Milano quella più avanti sul

fronte della sharing mobility ed è

stata tra le prime a mettere in pie-

Nel Meridione per le bici condivise

la strada è ancora in salita: secondo

l’ultimo Rapporto nazionale sulla sharing

mobility manca il sistema di free floating,

mentre quello station based ha servizi

con meno di 100 mezzi

Fonte: Osservatorio nazionale sulla Sharing Mobility

43


TRAVEL

di il servizio con BikeMi nel 2008,

arrivando nel 2018 a offrire 12mila

bici tra free floating e station based.

Bolzano, lo scorso ottobre,

ha inaugurato la sua ciclopolitana,

costituita da una rete interconnessa

di piste ciclabili servita dal bike

sharing con un parco di 100 bici a

pedalata assistita e tre tricicli per

persone con difficoltà motorie (con

l’intenzione di aggiungere anche

cargo bike attrezzate con un carrello

anteriore per trasportare valigie).

Bene l’Emilia-Romagna, contraddistinta

da una storica vocazione per

i velocipedi soprattutto nei Comuni

di Ferrara, Reggio Emilia, Modena

e Bologna. Quest'ultima, lo scorso

settembre, è stata scelta da Mobike

per sperimentare, per la prima volta

in Italia e in Europa, le sue e-bike

a pedalata assistita a flusso libero

con spazi di parcheggio dedicati. A

Verona, prima della prossima estate,

è previsto il raddoppio delle postazioni

per il bike sharing gestito

da Clear Channel, dove si potranno

noleggiare 170 nuove bici e 150

e-bike, 50 delle quali dotate di seggiolino.

Firenze è uno dei centri con

la più alta densità di bici free floating:

nel 2018 ce n’erano 10,5 ogni

1.000 abitanti. A Roma, dopo l’uscita

di scena di oBike, in ottobre Uber

ha lanciato Jump, che in poco più di

un mese ha raggiunto il traguardo

delle 100mila corse, affiancato da

Helbiz cha ha debuttato a novembre

con alcune decine di e-bikes.

Nel Meridione, invece, per le bici

condivise la strada è ancora in salita:

secondo l’ultimo Rapporto nazionale

sulla sharing mobility manca

il sistema di free floating, mentre

quello station based ha servizi con

meno di 100 mezzi. Fa eccezione

Palermo, caso singolare nel panorama

italiano: BiciPa ha una flotta di

400 unità ed è controllato da Amat,

azienda del trasporto pubblico che

vede il Comune di Palermo come

socio unico. Mentre i servizi di sharing

mobility vengono solitamente

affidati a società private tramite

bando pubblico, nel capoluogo siciliano

vengono gestiti direttamente

dall’amministrazione comunale.

Ma il divario tra Nord e Sud non è

l’unica questione sollevata dal bike

sharing: i pagamenti digitali escludono

una consistente fascia di popolazione

che ha poca confidenza

con la tecnologia e le zone periferiche

rimangono tagliate fuori. «È

molto importante che il soggetto

pubblico fornisca indirizzi chiari.

Per esempio, all’interno dei contratti

con gli operatori, può inserire

determinati requisiti di copertura e

accessibilità del servizio». Gli amministratori

locali non solo possono

orientare il bike sharing verso una

maggiore equità, ma possono sfruttarlo

per migliorare la mobilità urbana:

«La digitalizzazione permette

di ottenere dati rilevanti dagli utenti,

come le aree più frequentate o

gli orari di maggior concentrazione.

Tali informazioni, che costituiscono

parte di un sistema complesso,

possono essere studiate e integrate

per conoscere gli spostamenti dei

cittadini e calibrare con criterio, per

esempio, il trasporto pubblico locale

o la viabilità». La direzione da

seguire, insomma, è quella che va

verso smart city a zero emissioni,

capaci di migliorare la qualità della

vita degli abitanti. E nel progressivo

avanzamento di una mobilità a misura

d’uomo, il bike sharing è pronto

alla volata.

osservatoriosharingmobility.it

SharingMob

TRENITALIA

E BICINCITTÀ

Per i soci CartaFRECCIA, gli abbonati

regionali/sovraregionali e i titolari

di Carta Unica sconti e agevolazioni

sui servizi Bicincittà, il bike sharing

più diffuso in Italia: accesso alle

velostazioni a condizioni vantaggiose,

noleggio bici tradizionali, e-bike e

folding bike, servizi di ricarica elettrica.

bicincitta.com

© zigres/AdobeStock

44


Una storia centenaria, e piena di colori che continuano

vivi nella nostra maestosa architettura, cultura vibrante

e spirito unico e inestinguibile. Così e l’autentica Cuba.

Scoprila. www.autenticacuba.com


TRAVEL

MADE IN NAPLES

IS BETTER

di Peppe Iannicelli

e Cecilia Morrico morricocecili

Atelier Magnifique

NON SOLO MILANO E FIRENZE, PER ASSAPORARE

L’ARTE SARTORIALE DEL FATTO A MANO BISOGNA

ANDARE A NAPOLI. UN GIRO TRA LE VIE DEL CAPOLUOGO

PARTENOPEO TRA CRAVATTE, PANTALONI, GIACCHE E ACCESSORI

DALL’ALTA QUALITÀ E SAPIENZA ARTIGIANALE

Maison Cilento & F.llo

Se si pensa che il Quadrilatero

della moda si trovi solo a Milano

si sbaglia di grosso. Napoli

e la Campania sono il regno del fatto

a mano e dell’alta sartorialità per lui. Di

Borbonica memoria, i re dell’artigianalità

in grande stile si trovano tra i vicoli

del capoluogo partenopeo. Chi sceglie

di trascorrere un weekend di shopping

non può esimersi da un giro in via Chiaia,

proprio dietro piazza del Plebiscito,

scendendo poi verso piazza dei Martiri,

quindi per via Filangieri e via dei Mille e

proseguendo lungo la Riviera di Chiaia.

Qui le boutique e botteghe artigianali

deliziano ogni palato fine, e infatti al civico

203/204, nello splendido Palazzo

Ludolf, ha sede una delle case storiche

della città: Maison Cilento & F.llo. Fondata

nel 1780, è oggi guidata da Ugo

Cilento, ottava generazione della storica

famiglia che, con passione, impegno,

creatività e grande serietà, è riuscita a far

conoscere e apprezzare lo stile napoletano

nel mondo. Un’eleganza legata al

territorio, che si ritrova anche nella collezione

di cravatte e foulard realizzata

per la Fondazione FS Italiane e ispirata

alla carrozza reale custodita nel Museo

ferroviario di Pietrarsa. La cravatta è un

modello sette pieghe fatto interamente

a mano con tre ore di lavoro e il doppio

della stoffa abitualmente utilizzata per

accessori analoghi. Le quattro pieghe

da un lato e le tre dall’altro, dall’esterno

verso l’interno della seta jacquard, garantiscono

un risultato perfetto senza triplure,

molto apprezzato dagli intenditori.

Il modello richiama le decorazioni in oro

47


TRAVEL

zecchino della carrozza reale e riporta

nel codino il logo FS, il modello della

carrozza e la data di produzione.

Molto richiesti sia l'appuntamento in atelier

con Maurizio Marinella che gli open

day organizzati periodicamente nella

sua maison alla Riviera di Chiaia. Oltre

alle celebri cravatte, con l’occasione i

gentiluomini possono apprezzare e scegliere

stoffe pregiate per abiti e camicie,

pelli per scarpe su misura, prodotti per

la barba e la cura del viso, delizie gastronomiche

e sigari raffinati. Sempre a Chiaia

si può fare un salto da Officine, negozio

specializzato in abbigliamento e accessori

per uomo, dove poter trovare il pantalone

napoletano con quell’estro in più.

Tra i brand in esposizione Biagio Santaniello,

marchio nato nel 1968 a Salerno

e oggi guidato dal figlio Antonio: tessuti,

forme, accostamenti sono sempre originali

e coinvolgenti, ogni collezione è un

vero e proprio mondo di ispirazioni con

particolare attenzione all’ecosostenibilità

dei prodotti e all’evoluzione tecnologica

delle lavorazioni artigianali. Se invece

si vuole proprio il classico partenopeo la

scelta giusta è la collezione O’Sart della

maison Entre Amis. Il modello ha infatti

in vita il tradizionale nasello blocca bottone

e la cintura precostruita sartoriale

e si può trovare, sempre in zona centro,

da Milord oppure da De Matteo, antiche

boutique locali.

In via Filangieri, l’appuntamento è da

Magnifique, maison fondata nel 1964

da Mario Esposito. Un atelier con stoffe,

drapperie e camicie raffinatissime e una

produzione di nicchia molto ambita, in

particolare le scarpe realizzate con vitelli

francesi e camosci inglesi, coccodrillo

e cordovan per i clienti più esigenti.

Biagio Santaniello

La lavorazione è Goodyear, le tomaie e

le suole interamente dipinte a mano.

Per scegliere un accessorio prezioso

come i gemelli da polso, vale una sosta

Barbarulo 1894 a piazza Amedeo. Il

design, le decorazioni, la chiusura a bottoncino

(marchio originale, registrato) o a

coda di balena impreziosita da una lamina

d’oro trasformano questo accessorio

in un gioiello contemporaneo completamente

realizzato artigianalmente in

house.

Calabrese 1924

Su appuntamento e vicino alla stazione

Centrale il laboratorio di Eugenio Calabrese,

fondatore nel 1924 dell’omonimo

marchio di cravatte e tessuti. Sartoria alla

quarta generazione familiare con Annalisa,

nei suoi locali, oltre alla produzione, è

possibile trovare anche un archivio quasi

centenario, maglioni in cashmere, pochette

e cinture.

Per finire il tour bisogna spostarsi a Pompei

dove, all’interno di una prestigiosa

villa di proprietà di un fioraio, c’è l’officina

di Alfredo Rifugio. Una storia d’eccellenza

da oltre 50 anni, conosciuto come il sarto

che fa le giacche di pelle a mano. In villa si

riceve per appuntamento e ad accogliere

gli ospiti Rifugio in persona e il suo team

di dieci collaboratrici con ago e ditale.

cilento1780.it

emarinella.com

biagiosantaniello.com

entreamis.it

magnifiquenapoli.com

gemellidapolso.it

calabrese1924.com

alfredorifugio.it

NAPOLI

109 FRECCE AL GIORNO

48


TRAVEL

LEZIONI DI STORIA

FESTIVAL

DAL 27 FEBBRAIO AL 1º MARZO, A NAPOLI, UNA SERIE DI INCONTRI

PER RIFLETTERE SULL’IDENTITÀ COLLETTIVA

di Giuseppe Laterza

Giuseppe Laterza

Nella nostra epoca di grande

incertezza sul futuro c’è

un gran bisogno di conoscenza

storica. Come possiamo, infatti,

scegliere e perseguire le soluzioni

giuste per garantirci una vita migliore

se non impariamo dagli errori e dalle

conquiste del passato? Molti italiani

lo sanno. È per questo che da molti

anni affollano le nostre Lezioni di Storia

nei teatri di tutta Italia, da Roma a

Milano, da Bari a Padova, da Trieste a

Genova. E per questo ha avuto grande

successo la prima edizione del Festival

delle Lezioni di Storia che si è tenuta

lo scorso anno a Napoli. Migliaia

di persone sono venute ad ascoltare

le parole degli storici, che ci hanno

trasportato in una dimensione apparentemente

lontana ma che, per differenza,

ci aiuta a riflettere su noi stessi.

Val bene un lungo e intenso fine settimana

a Napoli, dunque, dal 27 febbraio

al 1° marzo per non perdere Lezioni

di Storia Festival 2020. Questa seconda

edizione, resa possibile grazie al

contributo essenziale della Regione

Campania, affronta il tema Noi e loro,

cioè come uomini e donne nel corso

della storia si siano messi insieme,

cercando un’identità comune, nel

modo di pensare e di agire.

Nel corso della storia, infatti, ci siamo

definiti per appartenenza a un gruppo:

una famiglia, una città, una nazione,

ma anche una chiesa, un partito politico,

una squadra di calcio. Questa

identità collettiva si è costruita quasi

sempre per differenza o contrapposizione

con un altro gruppo: come dire,

siamo “noi” perché non siamo “loro”.

Ma quanto degli “altri” è invece entrato,

senza che ce ne accorgessimo, a

definire la nostra identità? Comprendere

le ragioni e i modi in cui l’umanità

fin dalle sue origini si è costituita

e divisa in noi e loro ci consente forse

di immaginare un noi universale e un

mondo meno frammentato e conflittuale,

in cui a cadere sono quei muri

fisici e culturali che dividono i tanti noi.

Un tema affascinante e complesso

che, durante il Festival, sarà sviluppato

da alcuni tra i migliori storici italiani

e stranieri nelle forme più diverse, attraversando

letteratura, arte, cinema

e fumetti. Relatori che uniscono alla

qualità del pensiero storico la capacità

di rendere la storia attraente per

chi li ascolta.

Ma il successo del Festival sta anche

nella bellezza della città che lo ospita.

Una bellezza carica di storia che

si esprime con tutta la sua forza nei

palazzi del centro storico, sedi delle

prestigiose istituzioni culturali in cui

si svolgono gli incontri. Quattro giorni

per raccontare la nostra storia, per

divertirci e stupirci, per riflettere sul

nostro presente. Un invito a mettervi

tutti in viaggio verso Napoli.

lezionidistoriafestival

storiafestival

editorilaterza

editorilaterza

editorilaterza

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© Francesco Pierantoni

Spettatori al Teatro Bellini di Napoli, Lezioni di Storia Festival 2019

TEMI

Per aiutare il pubblico a scegliere tra lezioni, dialoghi, performance teatrali

e incontri in libreria, Lezioni di Storia Festival 2020 è stato suddiviso in una

serie di percorsi tematici.

• Grandi racconti: la narrazione di eventi particolari che fanno luce su

temi più generali, dal Risorgimento ai Mondiali di calcio, dall’Africa

all’America.

• I maestri: il ritratto di chi ha fatto la storia di questa disciplina, da Croce

a Mann, da De Felice a Mack Smith.

• I volti del potere: gli uomini che con il loro potere hanno cambiato la

storia, da Serse all’imperatore Claudio, da Mussolini a Hitler.

• In questione: le grandi questioni del nostro tempo viste attraverso la

lente della storia, come élite e popolo, migrazioni, sessualità, conflitto

tra generazioni.

• Il mondo a Napoli: per raccontare Napoli e la sua fortissima identità

multiculturale, da Goethe a Stendhal, da Billy Wilder a Fassbinder.

• Il tempo della musica: la storia attraverso la musica, da Beethoven al

blues.

La storia nell’arte: vivere la storia attraverso l’arte, da Picasso a Banksy.

• Noi e gli antichi: la nostra relazione con il mondo antico, dagli dei greci

a Pompei e gli antichi romani.

• Orizzonti: le proposte dei partner sul territorio.

LUOGHI

Teatro Bellini

Mann - Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Madre - Museo d’arte contemporanea Donnaregina

Accademia di Belle Arti

Conservatorio San Pietro a Majella

Liceo Vittorio Emanuele II

Librerie (UBIK, IoCiSto, Megastore Feltrinelli, The Spark Creative Hub)

PARTNER

Il Festival è progettato e ideato da Editori Laterza con la Regione

Campania ed è organizzato dall’Associazione A voce alta e dalla

Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, con la partnership di

Mann, Madre - Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee,

Accademia di Belle Arti, Conservatorio San Pietro a Majella e Liceo

Vittorio Emanuele II. Promozione e Comunicazione sono a cura

della Scabec, società in-house della Regione Campania.

RELATORI

David Abulafia, Alessandro Barbero, Alberto Mario

Banti, Luciano Canfora, Eva Cantarella, Simona

Colarizi, Ivano Dionigi, Amedeo Feniello, John Foot,

Emilio Gentile, Andrea Giardina, Christian Goeschel,

Luigi Mascilli Migliorini, Massimo Montanari, Gianni

Mura, Alessandro Portelli, Francesco Remotti, Silvia

Ronchey, Vanessa Roghi, Beppe Smorto, Vincenzo

Trione, Alessandro Vanoli, Elisabetta Vezzosi, Maurizio

Viroli e molti altri.

PROGRAMMA

Il programma completo di Lezioni di Storia Festival è

consultabile sul sito lezionidistoriafestival.it.

L’ingresso a tutti gli eventi è libero, fino a esaurimento

posti: è consigliata la prenotazione online, a partire

dal 13 febbraio fino al 23 febbraio alle 13.

Per informazioni: info@lezionidistoriafestival.it

51


CARNEVALE

LA MASCHERA È GREEN

TUTELIAMO IL MONDO È L’APPELLO CHE SI RIPETE NELLE FESTE

TRADIZIONALI ITALIANE. NELLE CITTÀ PICCOLE E MEDIE, DA CANTÙ

A SCIACCA, SFILATE DI CARRI, SPETTACOLI E DOLCI PORTANO

ALLEGRIA E GUARDANO AL FUTURO

di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

Cantù

Il Carnevale 2020 vuole respirare

aria nuova e abbracciare la Terra.

Carri, colori, strade in festa, dolci

e risate aiutano a sdrammatizzare il

tema dell’ambiente e della difesa della

Terra, su cui ci sarebbe altrimenti

poco da scherzare. Cantù è la prima

proposta di un tour tricolore fra i paesi

del Carnevale. Il trambusto e l’allegria

sono di casa alla 94esima edizione

nella cittadina in provincia di Como,

dove, grazie al calendario ambrosiano,

il diritto allo scherzo si prolunga

fino a quattro giorni dopo il martedì

grasso. L’ultima sfilata è infatti sabato

29 febbraio, dopo quelle domenicali

del 2, 16 e 23. Orgoglio dei cittadini,

che lavorano tutto l’anno alla sua realizzazione,

è lo show con otto carri,

uno per ogni gruppo storico. Davanti

a tutti c’è il Truciolo, riempito da tan-

52


© Wilson Santinelli

Fano

Cento

© Ianunzio Alessandro/AdobeStock

ti bambini, che prende il nome dalla

maschera ufficiale di Cantù. Apre la

gara, come da tradizione, il gruppo

vincitore dell’anno prima: Buscait, che

propone Giro giro tondo… Non fate cadere

il mondo! con un invito a Donald

Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping a

tornare bambini e rispettare la meraviglia

del Creato. E ancora, Se il mare

vuoi salvare, aiutaci a riciclare è il titolo

del gruppo La Maschera, che utilizza

con coerenza cartapesta e bottiglie

di plastica riciclate. Il Coriandolo, attentissimo

all’attualità, sfila con Australia,

un carro dalle fattezze di un

volto umano che rende persona il Paese

devastato dalle fiamme all’inizio

dell’anno. Dà sfogo alla satira politica,

invece, Il can-can lo facciamo noi, carro

realizzato dal gruppo Lisandrin.

Trent’anni li compie il Carnevale di

Cento (FE), in Emilia-Romagna. Ma dei

numeri non bisogna fidarsi, perché

di questa manifestazione già si hanno

notizie nel 1600, grazie addirittura

a Gian Francesco Barbieri, detto il

Guercino, che raffigurò nei suoi affreschi

la tradizionale festa. Negli anni

’90 del secolo scorso, il patron Ivano

Manservisi gli ha ridato entusiasmo,

ottenendo il prestigioso gemellaggio

con Rio de Janeiro. Gli appuntamenti

sono tanti, dal 9 febbraio con il concerto

di J-Ax, passando per domenica

16 e 23, fino al 1° e 8 marzo, giorno del

gran finale con la proclamazione del

carro vincitore. Tutto finisce nel fuoco

con il tradizionale rogo della maschera

centese, Tasi.

A ogni città o paese la sua caratteristica.

Nelle Marche, a Fano (PU), l’appuntamento

è con il Carnevale più dolce e

antico d’Italia. Qui i giorni di festa sono il

9, 16 e 23 febbraio, quando avviene il caratteristico

Getto, un lancio di dolciumi

da carri alti fino a 18 metri: 200 quintali

tra caramelle, cioccolatini e altre leccornie

distribuiti alla folla. Se dolce vuol

dire anche tenerezza e infanzia, non è

casuale la partecipazione di Nicola Ielapi,

giovanissimo attore che ha interpretato

Pinocchio nell’ultimo film di Matteo

Garrone. Torna, infine, il tema green

a partire dal titolo dell’evento: Le vie

dell’eco, casca il mondo, casca la terra,

tutti giù per terra. Non si va via da Fano

53


CARNEVALE

senza ricordare che il Carnevale nasce

nel 1347, in occasione della pace tra le

due famiglie rivali della città. E che tutto

finisce in fumo il martedì grasso con il

rogo del Pupo, detto El Vulon, quando

le fiamme portano via anche i peccati

commessi nell’unico periodo in cui è lecito

“insanire”.

Inoltrandosi per il Belpaese è certo

difficile scegliere tra tante iniziative

carnascialesche in città piccole

e medie e non far torto a nessuno.

Non si dovrebbe trascurare Ivrea, con

la tipica battaglia delle arance, o il

Carnevale in Basilicata, una regione

che ha avuto molta visibilità lo scorso

anno grazie a Matera 2019. Inoltre

c'è la Campania con Montemarano

(AV) mentre in Puglia la scelta cade

su Putignano (BA), privilegiata meta

turistica anche in questo periodo. Il

Carnevale 2020, arrivato alla 626esi-

© Stefano Siracusa

ma edizione, vanta qualche secolo di

storia. Tra satira, goliardia, creatività e

tradizione, il tema è riassunto nel titolo

della manifestazione, La Terra vista

dal Carnevale, e in quello dei carri: dal

primo, che si chiama Codice rosso,

all’ultimo, L’Apocalisse.

Chiude il tour del periodo più allegro

dell’anno, Sciacca (AG), in Sicilia. Risate

e momenti di allegria non possono

mancare dal 20 al 25 febbraio nella

terra millenaria dove già i commediografi

greci si burlavano dei potenti e

dei politici di turno, e luogo natale di

Luigi Pirandello, teorizzatore dell’assoluta

doppiezza e inaffidabilità della

maschera. Il Carnevale del paese

agrigentino è il più antico della regio-

Sciacca

Putignano

ne. I documenti storici già ne ricordano

le prime tracce nel lontano 1626,

quando era definito appuntamento “di

panza”. Dal 1882, invece, viene accettata

la composizione di testi dialettali

che accompagnano gruppi e carri.

Allegorie, balli in maschera e recite

di un copione satirico caratterizzano

la festa che inizia, come da canone,

il giovedì grasso. Il sabato il carro di

Peppe ‘Nnappa, maschera simbolo

che in quel periodo detiene le chiavi

della città, inaugura la sfilata con la

distribuzione di salsicce, vino e caramelle.

Nelle sere d’allegria tutti ballano

in piazza, ma la notte del martedì

il rogo del ‘Nnappa riporta alla triste

realtà dell’imminente Quaresima. Ormai,

né carne, né scherzo vale.

carnevalecanturino.it

CarnevaleaCantu

carnevalecantu

carnevalecento.com

CentoCarnevaledEuropa

centocarnevaledeuropa

carnevaledifano.it

ilcarnevaledifano

carnevaledifano

carnevalediputignano.it

carnevalediputignano

carnevalediputignano

sciaccarnevale.it

sciaccarnevale

sciaccarnevale

54


© Archivio Fondazione Carnevale

In questa pagina, immagini del Carnevale di Viareggio 2019

VIAREGGIO

E VENEZIA

FABBRICHE DEL

DIVERTIMENTO

di Cristiana Meo Bizzari - c.meobizzari@fsitaliane.it

Generazioni che si confrontano, si scambiano

idee, tra tradizioni e cambiamenti, ma che

continuano a crescere insieme. Generazioni

che si rigenerano, assimilando i saperi dei padri,

dei nonni, che condividono il destino del proprio tempo

recuperando il passato e proiettandosi nel futuro.

"Generazioni" è dunque la parola chiave del Carnevale

di Viareggio, alla 147esima edizione, tema

ispirato anche dall’arte dei carri dei maestri locali:

artigiani marittimi che si esprimono creativamente attraverso

ingredienti poveri e semplici come la cartapesta

ma che hanno dato vita a una lunga tradizione

di artisti, oggi in grado di competere ai massimi livelli

di abilità con l'incedere del tempo e della tecnologia.

VIAREGGIO

10 FRECCE AL GIORNO

© Archivio Fondazione Carnevale

55


CARNEVALE

VENEZIA

92 FRECCE AL GIORNO

Carnevale di Venezia 2019

56


A Viareggio, quest’anno la società contemporanea è

interpretata guardando alla social mania, all’avanzata

economica della Cina e ai disastri ambientali contro

cui si è schierata Greta Thunberg. Tra i temi delle

opere di prima categoria: il no alle corride, l’ispirazione

a una frase di Luciano De Crescenzo per lanciare

un abbraccio collettivo, l’impegno per un amore senza

discriminazione, la cultura minacciata dal centauro

dell’ignoranza e i nuovi idoli del momento, come Cristiano

Ronaldo. Sei gli appuntamenti di febbraio con

i Grandi corsi mascherati, le sfilate di carri allegorici:

sabato 1°, domenica 9, sabato 15, giovedì 20, domenica

23 e martedì 25.

A Venezia, invece, i protagonisti dell’edizione 2020

sono l’amore, il gioco e la follia. Dall’8 al 25 febbraio è

fitto il calendario di appuntamenti, rassegne culturali

e performance che, con oltre 300 artisti, animano il

centro storico della Serenissima. Si parte con la Festa

Veneziana sull’acqua e lo show a Rio di Cannaregio, per

la regia di Alessandro Martello, sabato 8 alle 19 e alle

21. Domenica 9 si rinnova invece il corteo acqueo delle

Associazioni Remiere di Voga, da Punta della Dogana a

Rio di Cannaregio, con stand enogastronomici e prelibatezze

tipiche veneziane. Gran finale con l’arrivo della

Pantegana. Piazza San Marco è come sempre il teatro

principale di eventi e spettacoli: sabato 15 accoglie il

corteo delle Marie del Carnevale, poi il Volo dell’Angelo

il 16 e quello dell’Aquila il 23 febbraio. Il clou martedì

25 con il tradizionale Svolo del grande gonfalone del

Leone di San Marco, per celebrare la chiusura del Carnevale

2020 e lanciare l’arrivederci al 2021.

viareggio.ilcarnevale.com

carnevale.venezia.it

carnevaleveneziaofficialpage ilCarnevalediViareggio

Venice_Carnival carnevalevg

venice_carnival_official carnevaleviareggio

© Vela Spa

57


CARNEVALE

IL LUNGO VIAGGIO DI

ARLECCHINO

di Alberto Olivetti

© Dea Picture Library/Gettyimages

58


Arlecchino viene da lontano.

Viene davvero da

molto lontano. Si racconta,

infatti, che giungesse a noi provenendo

addirittura dall’aldilà. È

quanto accadeva tanti secoli orsono,

quando Arlecchino non aveva

ancora deciso di stabilirsi definitivamente

tra noi, di farsi a suo modo

cittadino e ritagliarsi un’occupazione

di servitore.

Al contrario. In quei tempi lontani,

tra i comuni mortali, le sue erano

incursioni rapide e tumultuose nelle

quali si gettava con un grande

clamore di tuoni, e di improvvisi

lampi che squarciavano il cielo nel

cuore della notte. Erano le tempeste

notturne che lo richiamavano

irresistibilmente sulla terra, e lo attraevano

specialmente le campagne

sconvolte sotto la furia degli

elementi.

Allora Arlecchino guidava sarabande

infernali tra le nubi nere, lungo i

crinali e nelle lande desolate, scatenando

i suoi accoliti in cavalcate

frenetiche che solo con le prime

luci dell’alba si esaurivano, vaporando

tra le nebbie mattutine oltre

le gole dei monti.

Questo almeno raccontavano

quanti, serrati nelle case, rannicchiati

sotto le coltri, sentivano la

sua masnada attraversare, avanti e

indietro, su e giù, i campi e le colline.

E non erano forse, trascinate

dietro a lui, dicevano, le anime inquiete

dei defunti che facevano

ressa, agitate e impalpabili come il

soffiar dei venti?

Il primo non confutabile indizio di

questa provenienza di Arlecchino

sta nel nome. Come scrive Fausto

Nicolini, sappiamo che origina, fin

dall’anno Mille, con varie e diverse

inflessioni prima di fissarsi definitivamente,

da quell’Herlequin che

designava il capo della tumultuante

processione diavolesca.

Del resto, se osserviamo bene la

nera maschera di Arlecchino, non

sarà difficile riconoscervi i connotati

della sua ascendenza demoniaca.

I suoi tratti conservano

alcunché di cagnesco: poco pronunciato,

camuso il naso; profonde

le pieghe delle guance, come

contratte da un ringhio che rimpicciolisce

l’orbita degli occhi. E poi,

soprattutto, la protuberanza d’un

corno diabolico che spunta appena,

ma che è tuttavia visibile sulla

fronte corrugata.

Arlecchino è immediatamente e

universalmente riconoscibile per il

suo vestito a losanghe multicolori.

Ebbene, anche quel suo costume

vistoso, sgargiante, è il risultato

finale di una lunga, ma lineare,

trasformazione. Alcune tra le prime,

e rare, illustrazioni cinquecentesche

ci rappresentano non per

caso Arlecchino rivestito d’un abito

sul quale, come altrettante toppe,

sono cucite foglie di varia forma e

colore. Le foglie verdi del rigoglio

estivo, e le foglie gialle dell’autunno.

Perché Arlecchino giunge in

città, a Bergamo, dal fitto dei boschi,

coperto come può e male in

arnese. Del diavolo scatenato d’un

tempo conserva la prestanza fisica,

l’atletica vitalità che mostra in

quel suo spiccar salti acrobatici e,

all’occorrenza, nel dar di bastone

con vistosa energia. Ma ha perduto

la più parte delle antiche doti di

astuzia e di imperiosa sicurezza,

certo per esser stato relegato nel

fondo delle campagne, quasi che

quell’esser stato trascurato per

gran tempo e senza contatti con

l’uman genere, l’abbia ristretto in

una sorta di innocenza sprovveduta

che, tuttavia, può, in certe

circostanze, con grande sorpresa

accendersi delle malizie antiche.

Quel suo primo abbiglio, che rimandava

a un mondo rurale e alludeva

al ciclo delle stagioni, si fece

a sua volta urbano, e le foglie divennero

pezze e cascami di stoffe

diverse e poi toppe, prima irregolari

e poi ritagliate nell’ordine geometrico

di rombi multicolori.

Un “costume folle” dirà Paul Verlaine

nelle sestine di Colombina, uno

dei 22 componimenti di Feste galanti,

la raccolta di poesie che pubblica

nel 1869, dove Arlecchino, in

Pantomima, «combina/il rapimento

di Colombina/e fa quattro piroette».

Quarant’anni dopo i riquadri

di quel folle costume attrarranno

Pablo Picasso che avrà buon gioco

a inserirli nel codice cubista della

sua pittura.

Si diceva che Arlecchino appare

nella commedia dell’arte come figura

del servo, e non c’è servo se

non in stretta relazione con il suo

padrone, la figura del vecchio Pantalone,

veneziano. Ha scritto in proposito

Mario Apollonio: «Chi serve

è in una condizione di inferiorità,

mentre (e la contraddizione è profonda

e sapiente) il padrone non

può fare a meno di lui, per lo meno

quanto egli non può fare a meno

del padrone. L’uno e l’altro si dibattono

in questa contraddizione e

non ne sanno uscire, perché manca

loro quell’agilità di adattamento

che è necessaria alla vita sociale.

Il vecchio è irrigidito in poche

sentenze e in una costante regola

di vita: avaro, brontolone, indurito

nelle idee come nelle membra; il

servo avrebbe dalla sua una naturalità

più pronta perché irriflessiva,

l’astuzia elementare ma efficace

della gente primitiva, la mancanza

di scrupoli; ma è menomato dal-

59


CARNEVALE

la grossezza e dalla poca pratica

dell’ambiente cittadinesco».

Composto dunque, fra il ’600 e

l’800, in un suo carattere che si fa

costante, non mancano testimonianze

di sue avventure fantastiche,

specie se andiamo agli esordi

di Arlecchino quale lo troviamo, ad

esempio, nei canovacci di Flaminio

Scala, ossia ne Il teatro delle favole

rappresentative, overo la Ricreatione

comica, boschereccia e tragica divisa

in cinquanta giornate, stampata a

Venezia nel 1611.

Mi limito a richiamare lo scenario

della pastorale L’arbore incantato.

Arlecchino, in Arcadia, è il servo

del pastore Corinto. Non v’è personaggio

che entri in scena che non

prenda parte al gioco degli intrecci

amorosi che si ingarbugliano uno

sull’altro, uno dentro l’altro. Una ridda

di equivoci, di travestimenti, di

uscite di senno per eccesso di passione

e di agnizioni a sorpresa e che

si scioglie in fine dopo alcuni colpi

di teatro di grande effetto.

C’è un Sabino Mago che opera incantesimi.

Arlecchino è innamorato

della ninfa Clori, ma non è corrisposto

perché lei ama Corinto, il suo

padrone. Dopo innumerevoli garbugli,

dal Mago la bella ninfa viene

trasformata in albero. Appoggiato

al tronco, Arlecchino piange amare

lacrime e ingiuria Amore. Ed ecco

che, per punirlo, il Mago trasforma

Arlecchino «in gru selvatica». È così

che Arlecchino, con mille smorfie

«slonga il collo più volte», fa mille

capriole e contorsioni e danze

slogate finché torna «nella sua forma».

Il Mago muta l’albero di nuovo

in Clori che sposa Corinto e lascia il

suo servo afflitto e sconsolato.

Conosciamo oggi un altro Arlecchino

che, dimentico del suo passato,

servo di nessun padrone, si muove

con passo leggero, figurina allegra e

spensierata, per le strade tra le maschere

del carnevale. Un Arlecchino

che primeggia nei veglioni con

indosso il costume dai colori vivaci

acquistato nei grandi magazzini.

© Bildagentur-online/Gettyimages

60


DIPINGERE IL

CARNEVALE

COME LA FESTA DEI FOLLI HA

ISPIRATO ARTISTI DI TUTTE LE

EPOCHE

di Giuliano Papalini - paepa2010@libero.it

Più che una festa è una tradizione e le sue origini

si perdono nella notte dei tempi. Se molto

spesso infatti, soprattutto in epoca recente, il

Carnevale è stato associato a costumi colorati, sfilate

di carri allegorici, coriandoli e feste in maschera, le sue

radici sono in realtà molto più complesse e antiche, e

spaziano tra il sacro e il profano. Prima di entrare nella

Quaresima, che nella narrazione cattolica rappresenta

il momento della penitenza e delle privazioni precedente

alla Pasqua, era concesso e tollerato un periodo

di gioia sfrenata, con riti e cerimoniali incentrati sulla

parodia e sullo sberleffo che, generalmente, avevano

come bersaglio la cultura ufficiale e il potere costituito.

Il Carnevale diventa così la festa dei folli, in cui l’ordine

viene sovvertito e chiunque, per qualche giorno,

può diventare quello che non è (e probabilmente non

diventerà mai). Questa sorta di rovesciamento dell’ordine

è da sempre, fino ai nostri giorni, fonte di ispirazione

di artisti: sono molte, infatti, le opere che illustrano

scene, giochi e simboli legati al Carnevale, a volte anche

nell’ottica cristiana della sua contrapposizione alla

Quaresima, come nella celebre Lotta tra Carnevale e

Quaresima, di Peter Bruegel il Vecchio (1559). È tuttavia

nell’arte del ’900, dall’Impressionismo al Surrealismo,

dal Dadaismo al Futurismo fino alla contemporaneità,

che è possibile rintracciare profonde analogie tra il

senso della festa carnevalesca e l’essenza della ricerca

artistica. E sono le maschere della commedia dell’arte

italiana, tradizionalmente associate a questa festività, i

soggetti preferiti dai grandi maestri internazionali per la

realizzazione dei loro dipinti.

Emilio Vedova

…Cosiddetti Carnevali… (1977-83)

Tecnica mista su legno

Courtesy Fondazione Vedova

61


CARNEVALE

Pieter Bruegel il Vecchio

La lotta tra Carnevale e Quaresima, particolare (1559 circa)

Olio su tavola

Kunsthistorisches Museum di Vienna

GLI IMPRESSIONISTI

Martedì grasso di Paul Cézanne (1888), conservato

al Museo Puškin di Mosca, ritrae il figlio Paul

con un amico, vestiti da Pierrot e Arlecchino, due

maschere carnevalesche per eccellenza. Pierrot

blanc, realizzato nel 1902 dall’impressionista Pierre-Auguste

Renoir ed esposto nel Detroit Institute

of Art, è un bambino con la celebre maschera di

fine ’500; il piccolo ritratto è Jean, figlio del pittore e

futuro regista. È invece del cubista José Victoriano

González, in arte Juan Gris, Arlecchino con chitarra,

dai colori caldi e armoniosi, che oggi si ammira al

Centre Georges Pompidou di Parigi. Anche Pablo

Picasso ritrae nel 1924 il figlio Paulo con un grazioso

costume carnevalesco, Paulo vestito da Arlecchino,

al Musée National Picasso di Parigi. L’artista

spagnolo aveva già rappresentato maschere nelle

tele Pierrot (1918) e Arlecchino allo specchio (1923).

La tecnica surrealista dell’automatismo psichico,

che spinge l’immaginazione a perdersi in visioni

fantastiche utilizzando sogni e incubi in continui

passaggi dalla realtà alla fantasia, è usata da Joan

Miró in Carnevale di Arlecchino, opera realizzata

nel 1925 ed esposta all’Albright-Knox Art Gallery di

Buffalo (NY), mentre il Museo di arte contemporanea

di Caracas ospita il Carnevale notturno di Marc

Chagall, che nel 1963 rende, con la straordinaria

forza del colore, atmosfere oniriche e scenari fiabeschi

in bilico tra sogno e realtà.

Pablo Picasso

Paulo vestito da Arlecchino (1924)

Olio su tela

Musée National Picasso di Parigi

62


DE CHIRICO E VEDOVA

Anche in epoca recente molti artisti contemporanei

si sono ispirati ai riti e alla simbologia del

Carnevale. Basti pensare a Andy Warhol e alla

Pop Art. Per rimanere in Italia, due casi esemplari

sintetizzano senz’altro l’essenza di questa

tendenza: le maschere e i manichini metafisici di

Giorgio de Chirico, espressione muta dell’uomo

moderno. Opere surrealiste che giocano sulla

forma ribaltando reale e irreale, proprio come

avviene nel Carnevale. I …Cosiddetti Carnevali…,

serie di dipinti realizzati da Emilio Vedova tra il

1977 e il ’91, testimoniano l’intensa relazione del

maestro veneziano con lo spirito più autentico

di questa festa. Attraverso la tecnica dell’assemblage,

l'artista provoca uno spostamento su

altri piani poetici fino al ritorno a una pittura di

grande impatto gestuale e cromatico, dove appare

evidente l’interessante connessione tra un

fare nuovamente e direttamente espressionista

e la sospensione quasi metafisica provocata

dalla maschera. Un primo rapporto tra Vedova

e il Carnevale risale al 1954, quando, premiato

alla Biennale di San Paolo, rimase per tre mesi in

Brasile e, in occasione della grande festa carioca

a Rio de Janeiro, realizzò una serie di disegni

e di pastelli.

Joan Miró

Il Carnevale di Arlecchino (1924-25)

Olio su tela

Albright-Knox Art Gallery Buffalo

Giorgio de Chirico

Le due maschere (1959-71)

Olio su tela

Collezione privata

63


TEATRO

NEL NOME DI

FRANCO

A TU PER TU CON PIPPO ZEFFIRELLI, FIGLIO ADOTTIVO DEL MAESTRO

E PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE A LUI INTITOLATA. PER CHI

VIAGGIA IN TRENO INGRESSO SCONTATO ALLA MOSTRA PERMANENTE

di Titti Giuliani Foti

© Gianluca Moggi/Newpressphoto

64


«

Io non ho fatto niente di particolare,

solo ampliare un’idea e dare

un senso di solidità forte pur nella

diversità, che è sempre esistita tra

me e il mio padre adottivo, che anche

chiamavo Maestro: un genio assoluto

davanti a cui chinare la testa. Oggi la

Fondazione Franco Zeffirelli Onlus è

carburante dialettico per intellettuali,

studiosi e gente dello spettacolo».

Pippo Zeffirelli, presidente della Fon-

Pippo Zeffifirelli

La sala dedicata all’Inferno dantesco

dazione fiorentina intitolata al grande

Franco, ha ereditato la responsabilità

e l’organizzazione dell’ultimo sogno

del Maestro: poter trasmettere la sua

arte ai giovani. È un uomo bello, con

gli occhi limpidi, leggermente tristi,

un signore d’altri tempi con una galanteria

umile, innata e non scontata.

La sua avventura nel cinema lo ha

unito alle visioni artistiche del genio

paterno. Regista a sua volta, scelto

da Francis Ford Coppola come aiuto

per un film mitico come Cotton Club

e poi da James Ivory per Camera con

vista, Pippo Zeffirelli è un riferimento

per la capacità tecnica, il gusto, il

saper vedere di chi oggi fa cinema.

Che non abbia «fatto niente» è una

sua opinione: in realtà, basta varcare

la Fondazione fiorentina, per rendersi

conto del lavoro enorme e di qualità

che qualunque anima, anche pigra e

sprecona, non potrebbe che ammirare.

Un luogo amato soprattutto dagli

studenti, e non è il solo record che

possa vantare.

Qual è la prima cosa che le viene in

mente pensando al Maestro?

Che la vita non è che un continuo

passaggio di esperienze, da una generazione

all’altra: prima imparare,

poi insegnare a chi viene dopo di noi.

Così mi diceva, così viveva. Oltre alla

sua fama e alla sua genialità indiscussa,

con il suo essere anche sempre

un po’ bambino riusciva a creare

infinite manifestazioni della bellezza:

per questo era osannato nel mondo

e amato.

Pippo, lei che gli è stato vicino per 50

anni, cosa può dire di aver imparato

da lui?

Tantissime cose: la mia vita è stata

un continuo insegnamento. E sono

stato fortunato e privilegiato, perché

Franco Zeffirelli mi ha insegnato anche

il gusto che oggi non si sa quasi

più dove sia. E anche la tolleranza,

perché la diversità di vedute non è,

né deve essere mai, qualcosa di separatista,

anzi.

Firenze si è arricchita di un percorso

museale unico al mondo, che racconta

70 anni di vita di un’artista.

È dedicato alle arti dello spettacolo

per capire come un professionista

serio possa anche oggi affrontare il

proprio lavoro. Non in maniera superficiale,

ma in un modo completo

e totale, attraverso la cura dei dettagli

che fanno capo a chi ha creato un

soggetto. Io sono contro quelli che

traggono vantaggio dall’ignoranza,

dalla solitudine dei social, dall’isolamento.

Il nostro museo è contro il

formarsi di un nucleo di resistenza

alla disperazione culturale e alla precarietà,

e i giovani lo hanno capito.

Chi visita la Fondazione dedicata al

Maestro?

Gente che si incontra per parlare,

ascoltare, pensare insieme, condividere

un’idea non solo estetica ma etica.

E quando ci vengono a trovare studen-

65


TEATRO

© Gianluca Moggi/Newpressphoto

Sala musica Oratorio San Filippo Neri

ti di ogni età, spiego loro che la visita

deve diventare un punto di riferimento

preciso per tutte le professioni, a prescindere

dall’arte. È possibile studiare

per diventare scenografi, ma anche

avvocati o medici, senza approfondire

il sapere? È impossibile: e l’esempio di

Zeffirelli è lampante e sotto gli occhi di

tutti. I bambini sono i primi a capirlo.

I ragazzi che entrano alla Fondazione

Zeffirelli da cosa sono attratti?

Con mia grande meraviglia, sono curiosi

di tutto, di come si costruisce una

scenografia, dei disegni preparatori e

soprattutto dell’archivio segreto. Vedo

in chi varca la nostra soglia, in piazza

San Firenze, la voglia di costruire un

proprio privilegio anche minimo, cercando

di includere pure chi è lontano

da questo pensiero. I bambini e i ragazzi,

grazie anche ai loro insegnanti,

parlano tra loro, si raccontano, si

scambiano idee. Si arricchiscono, e

arricchiscono anche me. Hanno quasi

un desiderio inconfessabile di consegnarsi

a un uomo che non c’è più, ma

ancora forte e vitale nelle tracce che ha

lasciato.

Entrare nel mondo Zeffirelli è egemonia

culturale per pochi?

Tutti i grandi del passato, da Botticelli a

Leonardo a Caravaggio, o autori come

Verdi, Puccini, Bach, hanno scritto per

il piacere popolare. È un concetto da

tenere ben presente. Numericamente,

siamo sotto l’egemonia culturale di

un qualcosa che ci vuole appiattiti e

con un pensiero comune. Con Zeffirelli

questo è letteralmente impossibile. E i

più piccoli, che non hanno sovrastrutture

mentali e ideali, lo sentono subito,

considerandolo istintivamente uno di

loro.

Il percorso narrativo del museo?

È stupefacente sempre, anche per me:

si va dai primi elaborati fino al progetto

definitivo attraverso le stanze della

Fondazione e si ammira quel che è

nato attraverso lo studio. È un percorso

lontano dalla miseria umana, dalle

seduzioni populiste: noi siamo qui. A far

vedere, nel nome di Franco Zeffirelli,

che esiste un’Italia virtuosa e che il ricordo

del Maestro non si intorpidisce

come un’estate verso la fine.

SCONTI

TRENITALIA

Ingresso 2x1 (o a metà prezzo

per viaggiatori singoli) alla

mostra permanente della

Fondazione Franco Zeffirelli

per i titolari CartaFRECCIA in

possesso di biglietto delle

Frecce con destinazione

Firenze. Inoltre, ingresso ridotto

per i clienti InterCity/InterCity

Notte muniti della fidelity card

e di ticket per Firenze e per i

viaggiatori della Toscana con

abbonamento regionale o

biglietto di corsa semplice per

la Città del Giglio.

FIRENZE

108 FRECCE AL GIORNO

66


10 febbraio 2020

la solidarieta

si propaga

#liberalaricerca

Informati su:

www.fondazionelice.it

www.facebook.com/FondazioneEpilessiaLICE


TEATRO

UN TEATRO SULLA CITTÀ

IL SOGNO DEL DIRETTORE DEL TEATRO DI ROMA,

GIORGIO BARBERIO CORSETTI,

PER UN’ARTE VIVA E ATTENTA AL PRESENTE

di Elisabetta Reale

«

Un teatro aperto, desideroso di contemporaneità,

che dialoghi con la città». Questo il sogno di

Giorgio Barberio Corsetti, dallo scorso febbraio

alla direzione del Teatro di Roma per il triennio 2019-2021,

affiancato da Francesca Corona, consulente artistica per la

sala India. «La stagione che ho immaginato interamente è

quella del 2020-2021 – precisa Corsetti – ma anche quella

attualmente in corso accoglie segni che mi affascinano,

mi riempiono di desiderio e voglia di fare. Mi riferisco alle

molte potenzialità del Teatro che dirigo e all’opportunità di

esplorare, intraprendendo un viaggio attraverso la città».

Tra le più importanti personalità della regia teatrale degli

ultimi decenni, da sempre attento all’evoluzione dei

linguaggi e all’interazione tra teatro e video, alfiere della

sperimentazione dagli anni ’70 e ’80, Corsetti, nato a Roma,

dopo il diploma in Regia alla Silvio D’Amico nel 1975, fonda

il celebre gruppo La Gaia Scienza insieme ad Alessandra

Vanzi e Marco Solari. Lo spettacolo d’esordio del sodalizio,

La rivolta degli oggetti, torna in scena al Teatro India a

ottobre 2019 in una rivisitazione che ha preso in carico le

vicende trascorse dal 1976 a oggi. Un percorso che riparte

quindi, per «cominciare a capire che rapporto ci può essere

tra una città così vasta e il teatro. La programmazione che

ci resta offre una serie di segni molto forti che saranno una

sorta di annuncio di quello che potremo fare in futuro negli

spazi di Argentina, India e Torlonia».

Cosa immagina per il Teatro di Roma?

© Claudia Pajewski

Giorgio Barberio Corsetti

Un teatro aperto, inclusivo, un bene comune. Perché aprirsi

è l’unico modo per poter avere una funzione attuale all’interno

di una città, uno spazio dove ci troviamo a vivere uno

accanto all’altro in una dimensione di collettività. Proprio il

teatro permette di riflettere su questo rapporto, in silenzio,

producendo poesia. Elemento fondamentale del percorso

da fare è un’idea di partecipazione del pubblico alla vita

Un momento dello spettacolo La Gaia Scienza, andato in scena lo scorso ottobre al Teatro India

68


Una scena dello spettacolo Imitation of Life di Kornél Mundruczó

del teatro, non solo luogo dove si

vengono a vedere degli spettacoli,

ma in cui si vive un’esperienza. Seduti

in poltrona si guarda, si ascolta, vi è

un denso sistema di comunicazione

fra spettatori e attori che si arricchisce

di altre possibilità.

Abbiamo in cantiere una serie di

esplorazioni con gli artisti nelle periferie,

nell’ottica di diventare un ecosistema

diffuso e capillare sul territorio,

poi una scuola serale di arti e

mestieri.

La voglia di sperimentare nuove forme

di conversazione col pubblico si

concretizza anche attraverso gli atelier

condotti da alcuni dei protagonisti

della stagione…

Ho chiesto a tutti i registi che producono

con noi o vengono con il loro

spettacolo di fare degli atelier per

condividere il pensiero portante con

chi tra il pubblico desidera partecipare

a questa attività, utilizzando tutti

gli spazi, dal palcoscenico alle quinte,

per sperimentare, provare, attraversare

la scena. Recentemente l’ho fatto

anche con gli artisti residenti all’India,

il gruppo Oceano indiano.

Una proposta artistica eterogenea,

puntellata da risonanze dall’estero e

dalla necessità del Teatro di inserirsi

nel tempo presente. Cosa vedremo

nei prossimi mesi?

Vorrei soffermarmi sul lavoro di Kornél

Mundruczó, nome di punta della

cinematografia internazionale, che

sul palcoscenico dell’Argentina porterà

a marzo il suo pluripremiato

Un fotogramma del documentario Family affair del collettivo ZimmerFrei

© ZimmerFrei i

© Marcell Rév

69


TEATRO

Imitation of Life. Un’opera di eccezionale

intensità che indaga, con sguardo

lucido, le motivazioni e i paradossi

di una società in cui dilagano violenza

e discriminazione, proposta da un

regista colpito in Ungheria dalla censura.

Sono molto felice di averlo in

scena all’Argentina mentre, sino al 2

febbraio, all’India c'è Vortex con Phia

Ménard che racconta la sua metamorfosi

personale traslata attraverso

una performance di grande impatto.

Spazio anche a un viaggio attorno alla

nuova idea di famiglia grazie al progetto

di teatro-documentario partecipativo

Family affair di ZimmerFrei, che

approda a Roma l’8 e 9 febbraio, e di

nuovo il 29, per catturare il ritratto della

Capitale in relazione alle mappature

affettive dei suoi abitanti. Vi sono

poi lavori che attendo con grande

entusiasmo: a febbraio La commedia

delle vanità, testo di Elias Canetti con

cui si è confrontato Claudio Longhi,

Arlecchino servitore di due padroni di

Carlo Goldoni, per la regia di Valerio

Binasco; a marzo Dolore sotto chiave/

SIK-SIK l’artefice magico con Carlo

Cecchi, uno degli ultimi grandi Maestri.

Messe in scena di grande forza e

attualità che manifestano quell’eterno

presente del teatro, per guardarci e

riguardarci.

Questo il senso del fare teatro?

Creare comunità negli spettatori che

si fanno catturare dall’arte, dalla bellezza,

dalla possibilità di lavorare sulle

parti segrete, nascoste, sugli enigmi

del nostro vivere in questo mondo.

C’è bisogno di scandagliare, andare

in profondità, confrontarsi, sentendo il

corpo e sollecitando tutti i sensi, non

solo attaccandosi alle immagini.

Cultura, bellezza e partecipazione

sono i cardini del Manifesto presentato

per Matera, come nasce?

La scorsa estate Matera ha accolto

un’esperienza molto bella di creazione

per il prologo I sette peccati capitalisti

e Cavalleria Rusticana. Vi è stata

una forte partecipazione dei cittadini

che, insieme a un gruppo di performer

e guidati dal maestro Massimo Sigillò

Massara, hanno cantato musiche dalla

forte impronta popolare. È nato il

desiderio di far diventare la città un

centro culturale per tutto il Sud. Da

qui il Manifesto, presentato nei giorni

di chiusura di Matera Capitale della

Cultura 2019 e la voglia di creare

ogni anno una festa contemporanea

e laica con gli artisti che abbia come

centro la partecipazione di tutti. Un

percorso condiviso col danzatore

e coreografo Virgilio Sieni e con Ermanna

Montanari e Marco Martinelli

della Compagnia delle Albe.

La sua esperienza artistica è una

storia fatta di incontri, progetti e di

viaggi. Qual è il suo rapporto con il

viaggio in treno?

È il viaggiare che preferisco. Un tempo

sospeso in cui si osserva il paesaggio

dal finestrino, al sicuro, in un

luogo in cui si può riflettere, pensare,

scrivere, arrivando direttamente

nel cuore della città. Unisce l’azione

esterna dell’attraversamento dei

luoghi a uno spazio interiore di calma

e tranquillità.

teatroargentinaroma

teatroindiaroma

teatrodiroma

ROMA

207 FRECCE AL GIORNO

Prologo I sette peccati capitalisti, opera sui Sassi di Matera

70


TALENTO MASSIMO

L’ATTORE, SCENEGGIATORE E REGISTA MASSIMILIANO BRUNO

È IL MATTATORE DELLO SPETTACOLO ZERO.

MA NEL SUO FUTURO TORNA ANCHE IL CINEMA

È

uno dei più talentuosi attori

e autori italiani di teatro

e cinema. Molti lo ricordano

come il Nando Martellone della

serie tv Boris o l’ispettore Borromini

della fiction L’ispettore Coliandro, ma

Massimiliano Bruno è molto di più: ha

scritto e diretto film sbanca box office

come Nessuno mi può giudicare, Viva

l’Italia! e Non ci resta che il crimine, il

cui sequel, Ritorno al crimine, uscirà

nelle sale il 12 marzo. Nel frattempo,

prosegue il successo dello spettacolo

Zero, diretto da Furio Andreotti: dopo i

trionfi all’Eliseo di Roma, sarà al Teatro

Gioiello di Torino dal 20 al 22 marzo.

Com’è nato Zero?

Volevo fare un thriller teatrale, interpretando

tutti i personaggi. Ho raccontato

l’idea al regista, Furio Andreotti,

ed è uscito questo spettacolo

di solitudini, tristezze, sopraffazioni

e vendette, ma dal tono sarcastico e

divertente. È sanguigno, con un retro-

di Gaspare Baglio gasparebaglio

Photo Maria Marin

gusto amaro e drammatico.

A distanza di anni continua a essere

attuale.

Perché parla dell’animo umano, di

come la solitudine può farci marcire.

E di come, ogni tanto, si reagisca in

maniera sbagliata. Il racconto parte

da un brutto fatto di sangue avvenuto

in Calabria 20 anni prima.

Nello spettacolo interpreti tutti i personaggi,

una grande prova d’attore.

Ho avuto la fortuna di avere un regista

che ha lavorato su di me in maniera

quasi marziale, come un soldato. Abbiamo

fatto tante prove ed esercizi sui

dialetti, ogni personaggio parla con

una sua inflessione. Un bell’esercizio

di concentrazione.

C’è un personaggio che ha note autobiografiche?

Sì, quello che viene chiamato Cacasotto.

Rappresenta me da bambino,

da ragazzo, prima di riuscire a tirare

fuori me stesso. In qualche modo ho

raccontato, metaforicamente, il rapporto

con mio padre, a cui è stato difficile

e doloroso ribellarsi. Però il fatto

di sangue del monologo non appartiene

alla mia storia (ride, ndr). Noi attori

trasliamo sempre le nostre vite nei

personaggi che interpretiamo.

Arriviamo al cinema con Ritorno al

crimine.

Riconfermati i protagonisti: Alessandro

Gassmann, Marco Giallini, Edoardo

Leo e Gianmarco Tognazzi. A loro

si aggiungono i bravissimi Carlo Buccirosso,

Giulia Bevilacqua e Loretta

Goggi che è Sabrina, ora di 75 anni,

nel primo film interpretata da Ilenia

Pastorelli. Questa volta ce la vedremo

con i camorristi di Gomorra, dai

giorni nostri alla Napoli del 1982. Divertimento

puro con attori in stato di

grazia.

massimilianobruno.it

massimilianobruno2019

71


TEATRO

OPERA VIVA

IL REGISTA DAMIANO MICHIELETTO CI PARLA DELL’INCANTESIMO

TEATRALE, PERCHÉ TUTTI HANNO BISOGNO DI STUPIRSI.

CON MADAMA BUTTERFLY AL COMUNALE DI BOLOGNA

di Bruno Ployer

© Ramella&Giannese

Madama Butterfly Teatro Regio, Torino

Ha con sé due quotidiani

e un settimanale. È appassionato

di politica e si

tiene informato leggendo: è questo

il suo passatempo preferito in treno,

ma oggi Damiano Michieletto

deve rimandare per un po’ le sue

letture. Intervistiamo questo regista

teatrale di grande successo

internazionale mentre è in viaggio.

Le spettacolari e sorprendenti regie

liriche di Michieletto sono state

anche contestate, ma il pubblico

le segue con attenzione per la loro

originalità: spesso costituiscono un

accordo dissonante, ma attraente,

con la tradizione dell’opera.

«Tutti sono curiosi di sapere cosa

c’è dietro il sipario. È come un regalo

da scartare, fa parte dell’incantesimo

teatrale, perché tutti

hanno bisogno di stupirsi», afferma.

«E laddove questo manca vuol

dire che qualcosa di noioso ti sta

72


allontanando. Sorpresa, stupore ed

emozione sono gli ingredienti vitali

per fare in modo che chi è seduto

in platea sia proiettato verso la scena».

Dal 20 al 27 febbraio il Teatro

Comunale di Bologna mette in scena

Madama Butterfly di Giacomo

Puccini, con la direzione d’orchestra

di Pinchas Steinberg e la regia

di Michieletto. «Ogni volta che si riprende

una regia è l’occasione per

rimettersi in discussione e ricalibrare

la produzione rispetto al cast»,

spiega il regista, che ci parla di

come vede la tragedia della ragazzina

giapponese disperata e suicida

dopo essere stata sposata con

scandalo e poi abbandonata da un

marinaio americano. «È una donna

che viene comprata da un militare,

che poi l’abbandona per tornare alla

sua vita e ai suoi progetti. Pinkerton,

infatti, lo dice subito: “Io adesso

sposo questa donna, poi lo rifarò

con una vera sposa americana”, ed

è quello che fa alla fine, tornando a

prendersi il figlio. Cercavo qualcosa

che parlasse contemporaneo e

questa storia somiglia molto a una

vicenda di colonialismo: chi ha il potere

di dominare un territorio detta

legge, lo vediamo anche oggi»,

continua Michieletto. Il compito del

regista è fare in modo che l’opera

resti un evento teatrale vivo e appassionante

per il pubblico e non

qualcosa di semplicemente legato

al passato. Bisogna comprendere

queste opere e portarle sul palcoscenico

in maniera onesta rispetto

a quella che è oggi la nostra vita. La

filologia porterebbe questo repertorio

a diventare uno scheletro».

Pensa di aver dato un contributo

significativo in questo rinnovamento

dello stile, il cosiddetto teatro

di regia?

Sicuramente, anche se non ci penso.

Del resto, ogni volta che un sovrintendente

chiede una nuova produzione,

mette il regista nelle condizioni di

realizzare qualcosa che abbia la presunzione

di essere nuovo. Si possono

fare spettacoli belli o brutti, ma ormai

in tutta Europa questo è il modo di intendere

il teatro musicale.

Innovare è stato probabilmente

anche l’obiettivo di grandi maestri

del passato, come Zeffirelli e Visconti.

Che giudizio dà di quell’epoca?

Penso che l’obiettivo sia stato esattamente

lo stesso. Con La bohème

Zeffirelli ha fatto qualcosa di rivoluzionario

rispetto a quel tempo,

per esempio, ha reso la scenografia

tridimensionale creando grande

profondità degli spazi, rendendo

cinematografici la recitazione e i

movimenti di scena. La sorpresa e

l’emozione muovono l’azione di un

regista. Come Visconti, che prendeva

Maria Callas e le diceva di cantare

distesa per terra. Era una cosa

mai vista prima, mentre adesso è

normalissima. Si prosegue un percorso

che loro hanno fatto prima di

noi.

Lei è anche un regista di prosa, ma

con il cinema e la tv che rapporto

ha?

Da fruitore, nel senso che ho fatto

delle piccole cose per la televisione,

ma sono molto incuriosito. Se avessi

l’opportunità di mettere la mia creatività

al servizio di questi media, penso

che mi divertirei molto.

A proposito di cinema, quest’anno

è il centenario di Federico Fellini.

Come le piace ricordare questo

grande regista?

Con un aneddoto, perché avevo letto

che Fellini arrivò a Roma da ragazzino.

Io ho fatto una cosa simile

a 14 anni: ho preso il treno e sono

arrivato a Cinecittà, avevo il mito di

questo luogo dentro il quale si lavorava

con l’immaginazione e la fantasia.

Penso ai film di Fellini, come

Lo sceicco bianco, E la nave va, creazioni

di mondi che sono dichiaratamente

finti, frutto di immaginazione,

quindi teatralissimi. Mi spiace

che non abbia mai diretto un’opera

lirica, perché i suoi film erano già

opere di per sé.

C’è una nuova produzione per il

2020 che la stimola particolarmente?

Questo per me è un anno ricchissimo

di lavoro: sto per cominciare le

prove di Salomè alla Scala, poi andrò

a Londra, in Belgio e in Francia.

Tengo molto a questo ritorno scaligero

e sono contento di lavorare

con il maestro Chailly.

tcbo.it

Il regista Damiano Michieletto

TeatroComunaleBologna

comunalebologna

BOLOGNA

169 FRECCE AL GIORNO

© Yasuko Kageyama

73


IN VIAGGIO CON

MUOVERSI SENZA PAURA

«IL VIAGGIO È TUTTO, CI PONE IN RELAZIONE CON IL TEMPO,

I LUOGHI E LE PERSONE». PARLA SERGIO ESCOBAR, DIRETTORE

DEL PICCOLO TEATRO DI MILANO

di Andrea Radic

Andrea_Radic

© Luigi Laselva

Il treno gli evoca Hitchcock, e in

modo particolare Delitto per delitto,

nel quale lo scambio di piani

criminosi avviene in treno, ma anche

il meraviglioso e meno conosciuto

La signora scompare, che racconta di

un’anziana scomparsa proprio su un

treno. Ma è il viaggio in quanto tale,

con ogni mezzo, ad affascinare un

uomo che con il suo lavoro e il suo

talento affascina a sua volta migliaia

di persone che frequentano i teatri.

«Al Festival di Avignone mi domandarono

come fossi arrivato. In moto,

risposi. E lo stupore generale mi fece

sorridere». Il viaggio sul Frecciarossa

con Sergio Escobar, direttore del

Piccolo Teatro di Milano, inizia nel

FRECCIALounge della stazione Centrale

di Milano.

Cosa rappresenta per te il viaggio?

È tutto, è la vita, che è essa stessa un

viaggio. È il percorso che dà senso all’identità

e alla consistenza del nostro

essere in relazione con il tempo, lo spazio,

i luoghi, le persone. Cerco di essere

io il viaggio, insieme agli altri. La poesia

di Konstantinos Kavafis riferita a Ulisse

è perfetta, dove il poeta invoca un viaggio

lungo, fatto di incroci – più che di

incontri – con le vite e le tentazioni del

mondo, sapendo che l’imprevedibilità

di questi incontri, che apparentemente

allontana dalla meta, in realtà consente

di capire perché si sta viaggiando. E

tutto diventa esperienza personale.

74


Tu quanto viaggi?

Moltissimo, direi più volte dalla Terra

alla Luna (scherza, ndr). Viaggio in tutto

il mondo per lavoro, viaggio nel teatro,

fra le differenze, per accorgermi

che esiste una strada comune verso

un’identità provvisoria, non opportunistica,

viva. E poi una confessione...

Prego…

Viaggio molto in moto, anche per lunghe

distanze, mi affascina. Ma il mio

percorso segreto è di 20 chilometri,

lo compio quando sono triste o felice,

scelgo una delle mie moto e parto. Lo

avrò fatto centinaia di volte, fra le stradine

dei Navigli, mi gusto centimetro

per centimetro e mi sembra di essere

stato in giro per il mondo. Il gusto privato

del viaggio.

E in treno, invece?

La macchina veloce! La sua rapidità

mi conquista, a bordo attendo il momento

in cui raggiunge i 300 km/h.

Prima di tutto il finestrino, perché,

sotto sotto, vorrei essere al posto del

conducente. Provo una certa impazienza,

che è parente stretta dell’enorme

pazienza di gustare ciò che

sto vivendo. E non c’è contraddizione,

detto da uno, come me, che ricorda i

sedili in legno della terza classe e la

carrozza panoramica del Settebello.

A bordo ascolto, rubo storie, ho imparato

da ragazzino dal grande Pietro

Bianchi, ero suo discepolo e amico.

Una volta, mentre parlavamo, si accorse

della mia perplessità vedendo

il suo sguardo altrove, e mi spiegò:

«Sto scrivendo una novella e ascolto

ciò che stanno dicendo le due persone

accanto a noi». Anche io ascolto

frammenti, catturo sguardi. Osservi

fuori e vedi il mondo che si sposta, nel

frattempo ti accorgi che anche tu stai

cambiando, ogni cosa ti avvicina o ti

allontana da dove sei partito, ti cambia.

Il treno è un luogo che si muove,

ti contiene e ti accompagna verso

qualcosa dove, magari, la testa è già

arrivata.

Come si presenta il 2020 per il Piccolo

Teatro di Milano?

Il teatro anticipa i tempi. Nella stagione

20/21 sono in arrivo spettacoli

molto importanti, 900 rappresentazioni

all’anno. Al Grassi, una delle

nostre tre sale, insieme allo Strehler

e allo Studio, fino al 16 febbraio è in

© Margherita Busacca

scena il meraviglioso Misericordia, un

testo pensato, realizzato e diretto da

Emma Dante, una storia drammatica

con al centro tre donne umiliate dalla

vita che decidono di diventare madri

e crescere, ripartorendolo, un bimbo

nato dalla violenza. Penso al filo d’erba

che buca l’asfalto per trovare luce

e vita, cocciuto di vitalismo. Come un

gioco che facevo da bambino e faccio

ancora adesso, guardo la lancetta dei

minuti dell’orologio: appare ferma, in

realtà sta bucando il tempo e tu, con

lei, prosegui nella vita. Poi, con Antonio

Latella stiamo preparando un super

classico, Hamlet, interamente ritradotto

nel testo integrale, suddiviso

in due serate. Un viaggio profondo tra

le parole e nella parola. Una sfida che

Shakespeare affrontò e vinse, ma proporla

oggi è più complesso, perché le

parole sono state sostituite dalla narrazione.

Il racconto è una cosa diversa,

è muoversi e non aver paura di ciò

che non conosci.

Qual è il segreto del Piccolo Teatro

rispetto ad altri luoghi dove il teatro

sta morendo?

Il teatro non sta morendo, ma alcune

realtà si chiedono troppo spesso se

75


IN VIAGGIO CON

abbia senso fare teatro. Mi ricordano

le assemblee del ’68, con la retorica

del chi siamo e dove andiamo... Il Piccolo

ha la peculiarità di essere un’istituzione

con la responsabilità del

servizio pubblico, 300mila spettatori

di cui molti sotto i 26 anni, ma anche

quella di affrontare il rischio, come

quando abbiamo aperto al Mediterraneo

e qualcuno mi disse: «Ma a Milano

non c’è il mare». Abbiamo aperto

alla Cina perché il teatro è irrequietezza,

da affrontare con professionalità e,

soprattutto, con grande rispetto per

il pubblico, formandolo ad avere un

rapporto di fiducia con l’indeterminatezza

del risultato. Usciti da teatro è

bene darsi il tempo di dimenticare lo

spettacolo per consentire di far riemergere,

più tardi, quei tasselli dell’identità

che ci ha colpito. Da bambino

non mi piacevano gli spinaci, adesso

li adoro.

Qual è il modello economico di un

teatro?

Ho assistito a centinaia di dibattiti e

convegni sull’economia dello spettacolo,

direi che è giunto il momento di

farne un paio sulla cultura dell’economia,

forse ci troveremmo meglio.

Gli attori di teatro sono migliori al cinema?

Prendo in prestito le parole di Toni

Servillo, grande amico, il quale dice

che se non facesse tanto teatro non

potrebbe fare il cinema. Truffaut unisce

il suo cinema di Effetto notte alla

rappresentante più eccelsa del teatro,

Valentina Cortese, ed è il punto che li

unisce. Uso un termine che va usato

con il contagocce: questa è poesia.

Che animali sono gli attori?

Rispondo con il titolo di un lavoro fatto

con Emma Dante: Bestie di scena. Non

è offensivo, sono debolissimi e fortissimi,

sul loro mascherarsi assumono

la realtà e sono più reali del reale. Se

sul palcoscenico facciamo entrare un

cavallo vero, crediamo che sia finto.

Se sale un cavallo finto, abbiamo la

sensazione che sia vero.

Il pubblico ha bisogno degli attori e

gli attori del pubblico?

Sono complici, in modo laico. Lo

spettacolo, in effetti, non avviene né

in palcoscenico né in platea, bensì

sul proscenio. Luogo indefinito in cui

occhi, corpi e parole si incrociano, e lì

accade lo spettacolo. Un momento di

sospensione in cui entrambi, attore e

spettatore, dicono: «Ho capito».

L’attore in qualche modo chiama gli

spettatori per nome, uno per uno,

senza conoscerli. Come quando giocavo

con mio figlio mettendomi per

terra, e non mi chiamava più con il

nome della mia funzione, papà, ma

con il mio, Sergio.

piccoloteatro.org

PiccoloTeatro

Piccolo_Teatro

piccoloteatromilano

MILANO

192 FRECCE AL GIORNO

Sergio Escobar in Frecciarossa con il giornalista Andrea Radic

76


UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani

[Presidente giuria letteraria Premio Internazionale Elba-Brignetti]

In viaggio con il Prof

CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI

L’AMORE IN TUTTE LE SUE FORME IN UN MAGNIFICO LABIRINTO

DI EMOZIONI. E LA VITA, QUELLA VERA, CHE NASCE

DOVE MENO CI SI ASPETTEREBBE

ALivorno, in via dell’Ardenza,

c’è il Cimitero della Purificazione.

L’ingresso è un viale

odoroso, sulla destra cappelle di famiglie

livornesi della buona borghesia, a

sinistra i marmisti che lavorano tranquilli.

Il cielo è sempre terso e il salmastro

arriva prepotente. Ovunque un senso

di pace. Attraversando la strada, al numero

2 c’è il negozio di fiori gestito dalla

signora Graziella e dalla figlia Laura e,

prima di loro, dalla ottuagenaria Silvia.

Ricordano i nomi di tutti, le dimensioni

dei vasi, i fiori preferiti. Consigliano sempre

orchidee e margherite e hanno sulle

labbra parole di composta allegria.

È proprio tutto vero, allora, mi son detto

leggendo l’incipit del bel libro di Valérie

Perrin. Nel romanzo Violette Toussaint

è la guardiana di un piccolo cimitero.

Gentile, solare e dal cuore grande. Durante

le visite ai loro cari, tante persone

la vanno a salutare. Un giorno si presenta

un poliziotto con una strana richiesta:

sua madre, recentemente scomparsa,

ha espresso la volontà di essere sepolta

in quel lontano paesino, nella tomba

di uno sconosciuto signore del posto.

Da qui si dipana una ragnatela di intrecci

e sussulti che tengono avvinghiato

il lettore fino all’ultima riga, lasciando

però a ogni capitolo una sua peculiarità

di sentimenti; ogni pagina fa commuovere

e piangere, ma anche lievitare di

passione e di speranza. Una speranza

alimentata dallo stesso amore che pervade

l’intero libro.

Cambiare l’acqua ai fiori è una storia d’amore,

anzi una storia dell’Amore in tutte

le sue forme, da ogni prospettiva. Amore

per un uomo, per una figlia, a volte

amore proibito o non ricambiato, amore

che resiste anche alla morte. Un sentimento

che ci fa gioire, certo, ma anche

soffrire, di un dolore che s’insinua più in

profondità di qualsiasi altra cosa.

Violette è la protagonista assoluta attorno

alla quale ruotano tutti gli altri

personaggi, una ragazza sbattuta dal

destino, ma che non ha paura d’amare.

Si butta a capofitto e resiste, anche

quando fa male.

Philippe Toussaint è suo marito. Bello

e dannato, rovinato dall’amore morboso

dei suoi genitori, donnaiolo incallito,

innamorato da sempre della giovane

moglie dello zio, che però non insidia

proprio per amore (dello zio), inconsapevolmente

innamorato di Violette,

nonostante le sofferenze che le infligge.

E poi il sesso. Tanto sesso. Raccontato

in modo così naturale, da farlo apparire

e scomparire, eppur tuttavia un balsamo

della vita.

La struttura della storia è basata su

piani temporali differenti e sull’intreccio

di vite diverse, una legata all’altra,

magnificamente raccontate. Sarà bene,

però, non svelare altro per non rovinare

il perfetto incastro costruito dall’autrice

e non indicare la via d’uscita di questo

labirinto di emozioni.

Leggere il romanzo è come bere amore

a lunghi sorsi, assaporando i sentimenti

attraverso l’impronta fotografica di

Valérie Perrin. Merito, forse, anche del

rapporto strettissimo, di vita e di lavoro,

con Claude Lelouch, uno dei menestrelli

d’amore della cinematografia

mondiale. Immergiamoci, allora,

completamente nell’atmosfera di una

piccola comunità, paradossalmente

allegra, che quasi riesce a formare una

famiglia in un luogo di morte: un piccolo

cimitero di provincia che ospita la Vita,

quella vera, autentica, che sopravvive

a ogni dolore. Pronta, come Violette, a

meravigliarsi per una goccia di rugiada

sulla corolla di un fiore.

VALÉRIE PERRIN

CAMBIARE

L’ACQUA AI FIORI

Valérie Perrin, Edizioni e/o, pp. 480 € 11,99

77


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

BRANI TRATTI DA CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI

I

miei vicini non temono niente. I primi mesi della nostra convivenza a

Non hanno preoccupazioni, non Charleville-Mezières ho scritto all’interno

di ogni giorno “AMORE FOLLE” a

si innamorano, non si mangiano le

unghie, non credono al caso, non fanno

promesse né rumore, non hanno cembre 1985. La mia ombra era sem-

pennarello rosso. Questo fino al 31 di-

l’assistenza sanitaria, non piangono, pre in quella di Philippe Toussaint,

non cercano le chiavi né gli occhiali tranne quando andavo al lavoro. Mi risucchiava,

mi beveva, mi avviluppava.

né il telecomando né i figli né la felicità.

Era di una sensualità pazzesca. Mi si

Non leggono, non pagano tasse, non squagliava in bocca come caramello,

fanno diete, non hanno preferenze, come zucchero filato. Ero perennemente

in festa. Se ripenso a quel pe-

non cambiano idea, non si rifanno il

letto, non fumano, non stilano liste, riodo mi vedo come al luna park.

non contano fino a dieci prima di parlare,

non si fanno sostituire.

la bocca, i baci. Non si smarriva mai.

Sapeva sempre dove mettere le mani,

Non sono leccaculo né ambiziosi, Aveva una carta stradale del mio corpo,

itinerari che conosceva a memoria

rancorosi, carini, meschini, generosi,

gelosi, trascurati, puliti, sublimi, divertenti,

drogati, spilorci, sorridenti, furbi, stenza. [...]

e di cui io ignoravo addirittura l’esi-

violenti, innamorati, brontoloni, ipocriti,

dolci, duri, molli, cattivi, bugiardi, tro. Diceva sempre: «[...] non avevo mai

Vivevamo l’una nelle vampate dell’al-

ladri, giocatori d’azzardo, coraggiosi, provato niente di simile! Sei una strega,

sono sicuro che sei una strega!».

fannulloni, credenti, viziosi, ottimisti. I

miei vicini sono morti.

Credo che mi facesse le corna già

L’unica differenza che c’è fra loro è il dal primo anno. Credo che mi abbia

legno della bara: quercia, pino o mogano.

voltavo le spalle si fiondasse su qual-

sempre tradito e mentito, che appena

[...]

cun’altra.

Philippe Toussaint era come quei

cigni che sono maestosi in acqua e

traballano quando camminano sulla

terra. Trasformava il nostro letto nel

paradiso, era aggraziato e sensuale in

amore, ma appena si alzava, appena

si metteva in verticale abbandonando

l’orizzontalità del nostro amore, perdeva

parecchi punti. Era incapace di

qualsiasi conversazione, gli interessavano

solo la motocicletta e i videogiochi.

Non voleva più che facessi la

barista al Tibourin, era troppo geloso

degli uomini che mi avvicinavano.

Sono stata costretta a dare le dimissioni

subito dopo essermi messa con

lui. Avevo trovato lavoro come cameriera

in una trattoria, attaccavo alle

dieci, quando si cominciava a preparare

per il pranzo, e staccavo alle sei

del pomeriggio.

La mattina, quando uscivo di casa,

Philippe Toussaint dormiva ancora. Mi

costava tantissimo lasciare il nostro

confortevole nido e affrontare il freddo

della strada. Diceva che durante il

giorno andava in giro con la moto. La

sera, tornando, lo trovavo sbracato

Anouk Aimé e Jean-Louis Trintignant durante le riprese del film Un uomo, una donna oggi di Claude Lelouch (titolo originale

Un homme et une femme, 20 ans déjà, 1986, Francia)

© Bertrand LAFORET/Gamma-Rapho via Getty Images

78


Un assaggio di lettura

© Laurent MAOUS/Gamma-Rapho via Getty Images

Robert Hossein e Nicole Garcia durante le riprese del film Bolero di Claude Lelouch (titolo originale Les uns et les autres, 1981, Francia)

davanti alla televisione. Aprivo la porta

e mi stendevo su di lui, come se dopo

il lavoro mi tuffassi in un’immensa piscina

calda imbevuta di sole. Desideravo

del blu nella mia vita? Eccomi

servita.

Avrei fatto qualunque cosa perché

mi toccasse. Solo questo, toccarmi.

Avevo la sensazione di appartenergli

corpo e anima, e mi piaceva un sacco

appartenergli corpo e anima. All’epoca

avevo diciassette anni e, nella mia

testa, molta felicità da recuperare. Se

mi avesse lasciato non credo che il

mio corpo avrebbe retto allo shock di

un’altra separazione, dopo quella da

mia madre.

[...]

Niente “Cara Violette” o “Signora”, la

lettera di Julien Seul cominciava senza

formule di cortesia. [...] Sono arrivato a

Brancion-en-Chalon alle due del mattino.

Ho parcheggiato davanti al cancello

chiuso del cimitero e mi sono addormentato.

Ho fatto brutti sogni, ho avuto

freddo, ho acceso il motore per riscaldarmi

e mi sono riaddormentato. Verso

le sette ho riaperto gli occhi e ho visto

la luce dentro casa sua. Sono venuto

a bussarle. Non mi aspettavo affatto

di trovare una come lei. Bussando alla

porta del guardiano del cimitero uno si

aspetta di trovarsi davanti un vecchio

panciuto e rubicondo. Lo so, sono cliché

stupidi, ma certo non mi attendevo

lei né i suoi occhi acuti, spaventati, dolci

e diffidenti. Lei mi ha fatto entrare e mi

ha offerto un caffè. C’era una bella atmosfera

a casa sua, un buon odore, e

anche lei aveva un buon odore. Aveva

addosso una vestaglia grigia da vecchia,

eppure emanava qualcosa che

sapeva di giovinezza, non so come dire,

una certa energia, qualcosa che il tempo

non aveva sciupato. Sembrava che

quella vestaglia fosse una maschera,

ecco, come una bambina che avesse

preso in prestito il vestito di un’adulta.

Aveva i capelli raccolti in uno chignon.

Non so se fosse colpa dello shock che

avevo avuto dal notaio, della guidata

notturna o della stanchezza che mi

confondeva la vista, ma l’ho trovata

incredibilmente irreale, un po’ come un

fantasma, un’apparizione. Vedendo lei

ho sentito per la prima volta che mia

madre stava condividendo con me la

sua strana vita parallela, che mi aveva

portato là dove veramente era. Poi ha

tirato fuori i registri delle sepolture, e in

quel momento ho capito che era una

persona singolare, che esistono donne

che non somigliano a nessun’altra. Lei

era qualcuno, non la copia di qualcuno.

Mentre si preparava sono tornato in

macchina, ho acceso il motore e chiuso

gli occhi, ma non sono riuscito a dormire,

continuavo a vederla dietro quella

porta, ha continuato ad aprirmela per

un’ora, come uno spezzone di film che

riguardavo a ciclo continuo per riascoltare

la musica della scena che avevo

appena vissuto. Quando l’ho vista

aspettarmi dietro il cancello col lungo

cappotto blu scuro sono sceso dalla

macchina pensando: “Devo scoprire

da dove viene e che ci fa qui”. Poi mi ha

condotto alla tomba di Gabriel Prudent.

Camminava eretta, aveva un bel profilo,

e a ogni suo passo intuivo del rosso sotto

il cappotto, come se nascondesse un

segreto, e di nuovo ho pensato: “Devo

scoprire da dove viene e che ci fa qui”.

Avrei dovuto essere triste in quella gelida

mattina d’ottobre nel suo lugubre cimitero,

invece mi sentivo esattamente il

contrario. Davanti alla tomba di Gabriel

Prudent mi sono sentito come uno che

nel giorno del matrimonio si innamora

di un’invitata [...].

79


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

È la prima lettera d’amore che ricevo

in vita mia. Strana, ma pur sempre una

lettera d’amore. Per ricordare la madre

ha scritto poche parole, quattro

frasi per tirare fuori le quali sembra

aver sudato sette camicie, mentre a

me ha mandato intere pagine. È decisamente

più facile vuotare il sacco

con un perfetto sconosciuto che non

in una riunione di famiglia. Guardo la

busta chiusa con l’indirizzo di Philippe

Toussaint dentro. La infilo tra le pagine

di un numero di Roses Magazine.

Non so ancora che ne farò, se la lascerò

chiusa nella rivista, la butterò

o la aprirò. Philippe Toussaint vive a

cento chilometri dal cimitero, non ci

posso credere, lo credevo all’estero,

all’altro capo del mondo. Un mondo

che da un pezzo non è più il mio.

[...]

Diario di Irène Fayolle

22 ottobre 1992

Ieri sera ho sentito la voce di Gabriel

in televisione. Parlava di “difendere

una donna che mi ha lasciato”. Naturalmente

non ha detto così, è la mia

mente a distorcere le parole. Paul mi

stava aiutando a preparare la cena in

cucina, nella stanza accanto c’era la

televisione accesa. Risentendo quel

tono di voce legato ai miei ricordi più

belli sono stata talmente sorpresa da

far cadere la pentola d’acqua bollente

che avevo in mano. Si è schiantata

sul pavimento ustionandomi le caviglie.

Ha fatto un fracasso del diavolo,

Paul è andato nel panico, ha creduto

che tremassi per le bruciature. Mi ha

trascinato in salotto e mi ha fatto sedere

sul divano davanti alla televisione,

davanti a Gabriel. Lui era lì, dentro

quel rettangolo che non guardo

mai. Mentre Paul si dava da fare per

applicarmi garze imbevute d’acqua

sulla pelle martoriata ho visto alcune

immagini di Gabriel in tribunale.

Un giornalista ha riferito che durante

la settimana aveva patrocinato a

Marsiglia facendo assolvere tre dei

cinque uomini accusati di complicità

in un’evasione. Il processo si era concluso

il giorno prima. Gabriel era a

Marsiglia, vicinissimo a me, e io non lo

sapevo. Se anche l’avessi saputo che

avrei fatto, sarei andata a trovarlo?

Per dirgli cosa? “Cinque anni fa sono

scappata perché non ho voluto abbandonare

la famiglia. Cinque anni fa

ho avuto paura di lei e paura di me,

ma sappia che non ho mai smesso di

pensarla”? Julien è uscito da camera

sua e ha detto al padre che dovevano

portarmi al pronto soccorso. Mi sono

rifiutata. Mentre marito e figlio si affannavano

fino a trovare un tubetto di

Biafine nell’armadietto della farmacia

ho guardato Gabriel in toga nera

muovere le sue belle mani parlando

con i giornalisti, ho visto la passione

che metteva nel difendere gli altri.

Avrei voluto che uscisse dallo schermo,

avrei voluto essere Mia Farrow nel

film di Woody Allen La rosa purpurea

del Cairo. E a me? Mi avrebbe difeso?

Mi avrebbe trovato circostanze attenuanti

per il giorno in cui l’avevo mollato?

Quanto tempo mi aveva aspettato

al volante della sua macchina?

Quand’è che aveva deciso di ripartire?

In che momento aveva capito che non

sarei tornata? Le lacrime hanno cominciato

a rigarmi le guance. Colavano

mio malgrado. Paul ha spento

la televisione. Sono crollata davanti

allo schermo nero. Mio marito e mio

figlio hanno pensato che fosse colpa

del dolore. Il medico di famiglia, chiamato

da loro, ha ispezionato le ustioni

e detto che erano superficiali. La notte

non ho dormito. Rivedendo Gabriel, risentendo

il suono della sua voce, ho

capito quanto mi sia mancato.

Poster del film Un uomo, una donna di Claude Lelouch, con Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant (titolo originale Un homme et une femme,

1966, Francia)

© Movie Poster Image Art/Getty Images

80


Lo scaffale della Freccia

ASSEDIO ALL’OCCIDENTE

Maurizio Molinari

La nave di Teseo, pp. 238 € 18

Sulle rovine della globalizzazione,

la seconda Guerra Fredda ha colto

di sorpresa l’Occidente. Gli attori

principali non sono più due ma

molteplici, le armi non più nucleari ma

digitali e in palio c’è la sopravvivenza

delle democrazie. La seconda Guerra

Fredda non ha ancora una data di

inizio ufficiale, ma in pochi dubitano

oramai che sia in pieno svolgimento e

stia già cambiando il mondo.

CADRÒ, SOGNANDO DI VOLARE

Fabio Genovesi

Mondadori, pp. 312 € 19

Questa è la storia di un uomo, anzi

di due, o anche di cinque, in realtà

è la storia di tutti noi. Uomini che

inseguono un sogno, che cercano non

di diventare ricchi bensì liberi. Fabio

Genovesi torna a farci sognare con

la sua scrittura unica, ci travolge, ci

emoziona come un’onda impetuosa,

ci fa commuovere, sorridere e ridere

fino alle lacrime. E ci racconta cosa

vuol dire credere in qualcosa.

L’ANGELO DI MONACO

Fabiano Massimi

Longanesi, pp. 496 € 18

Un romanzo in perfetto equilibrio

tra documentata realtà e avvincente

finzione, un’indagine che si snoda

attorno all’unico, vero amore di Hitler:

Angela Raubal, sua nipote. Sullo

sfondo di una Repubblica di Weimar

moribonda, un thriller all’inseguimento

di uno scampolo di verità in grado,

forse, di restituire dignità alla prima,

vera vittima della propaganda nazista

l’innocente Geli Raubal.

IL GIRO DEL MONDO IN 80

ESPERIMENTI

Lorenzo Monaco, Matteo Pompili

Editoriale Scienza, pp. 90 € 19,90

Il classico della letteratura di Jules

Verne è l’espediente per conoscere

curiosità scientifiche e tecnologiche

sulle diverse aree del mondo. Dal

Big Ben di Londra per scoprire il

funzionamento del pendolo fino al

Vesuvio di Napoli per comprendere

la differenza tra vulcani esplosivi

ed effusivi. Venti tappe e quattro

esperimenti che avvicinano i

giovanissimi alla scienza. G.B.

BOWIE

Steve Horton, Michael Allred,

Laura Allread

Panini Comics, pp. 160 € 24

Graphic novel magnificamente

illustrata sulla scalata al successo

di David Bowie: dall’anonimato alla

fama mondiale, compresa la caduta

del suo alter ego Ziggy Stardust.

La biografia a fumetti del Duca

Bianco è un modo per ripercorrere

la vita dell’artista che ha lasciato

un’impronta indelebile nell’universo

musicale. L’unico e solo supereroe del

rock ‘n’roll. G.B.

SECONDO JOSH

Lorenzo Fusoni

Golem Edizioni, pp. 140 € 14

Due bambini dall’inquietante

ingegno e senza limiti morali si

scontrano in una lotta ricca di

accadimenti, incuranti di poter

rovinare la vita a quelli che li

circondano, dagli amichetti ai

genitori. Thriller paradossale che

vede da una parte Josh, genio della

speculazione e della manipolazione,

e dall’altra Marius, che combatte

senza sosta soprusi e ingiustizie del

mondo. G.B.

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UN TRENO DI LIBRI

LA FRECCIA E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

UN CONVEGNO, A SIENA, ISPIRATO DAL ROMANZO

FRANCESCO E IL SULTANO DI ERNESTO FERRERO

Da sinistra, Andrea Monda, monsignor Lojudice, Alberto Brandani e l’autore, Ernesto Ferrero

Sotto, il sindaco di Siena, Luigi De Mossi

Un convegno sul dialogo

interreligioso. Lo ha promosso

La Freccia, lo scorso

15 gennaio, a Siena, nella suggestiva

cornice del Santa Maria della Scala,

un tempo ospedale, attivo già all’alba

dell’anno Mille, oggi prestigioso polo

museale. E lo ha concepito Alberto

Brandani, il nostro prof che cura ogni

mese questa rubrica con sensibilità e

competenza e che, nel numero di ottobre

scorso, ha presentato il bel romanzo

di Ernesto Ferrero Francesco e

il sultano, ispiratore dell’iniziativa, organizzata

dalla Fondazione Formiche,

con il sostegno di Civita e il patrocinio

del Comune di Siena. Ed è stato proprio

il sindaco Luigi De Mossi a fare gli

onori di casa, davanti a una platea numerosa,

attenta e partecipe al dibattito.

Il convegno, moderato dallo stesso

Brandani, ha fatto emergere in effetti

vari spunti di riflessione, disseminati

negli interventi di Ernesto Ferrero, Andrea

Monda, direttore dell’Osservatore

Romano, e monsignor Augusto Paolo

Lojudice, arcivescovo di Siena, Colle di

Val d’Elsa e Montalcino. L’avventuroso

viaggio di Francesco nel 1219 in Terra

Santa, fino a Damietta, sotto assedio

da parte dei Crociati, e il suo coraggioso

incontro con il sultano, costituiscono

le radici ideali di un confronto

tra Cristianesimo e Islam che, sette

secoli dopo, ha condotto papa Francesco

ad Abu Dhabi a firmare con Ahmad

Al-Tayyib, il grande imam di Al-Azhar,

il Documento sulla fratellanza umana

per la pace mondiale e la convivenza

comune. Non a caso proprio fratellanza

è stata una delle parole chiave del

dibattito, insieme a dialogo, che sottende

però il rifiuto delle discussioni

inutili, a ponti, per unire e non dividere,

e a viaggio, nel senso di movimento

fisico e ideale verso l’altro. Movimento

che non deve arrestarsi, perché, sono

le parole di papa Francesco, «o costruiremo

insieme l’avvenire, o non ci sarà

futuro».

M.M.

Ernesto Ferrero, Einaudi, pp. 208 € 18,50

82


MUSICA

SANREMO È SANREMO

di Gaspare Baglio gasparebaglio

Febbraio non è solo il mese dell’amore, è anche quello

della musica. Come ogni anno, in questo periodo,

l’attenzione è puntata su Sanremo, centro nevralgico

della gara canora più appassionante e discussa del Belpaese:

il Festival della Canzone Italiana. Parafrasando una hit di Bennato,

quelle della manifestazione non sono solo canzonette,

ma per conoscere come ha cambiato pelle la kermesse della

Città dei Fiori non si può prescindere da Eddy Anselmi, critico

musicale, autore tv e memoria storica dell’evento ligure. Il suo

ultimo libro, Il Festival di Sanremo, è un viaggio nel tempo e

nella musica. Come lui stesso ammette, l’evento dell’Ariston

è cambiato moltissimo: «Rischiava di diventare uno spettaco-

lo totalmente televisivo, dove la gara era sullo sfondo. Negli

anni ’10 le canzoni sono tornate centrali alla narrazione del Festival.

Poi, grazie al ritorno dell’Italia all’Eurovision Song Contest

si è rinnovato un certo interesse da parte del pubblico

internazionale. L’ultima svolta è stata di Claudio Baglioni: 20

e poi 24 campioni, nessun eliminato, nomi contemporanei, le

ultime tendenze della scena italiana. Amadeus è stato bravissimo:

ha scelto un suo cast, senza disperdere quanto di positivo

aveva lasciato il direttore artistico uscente». La certezza

è solo una, da sempre: «La canzone vincitrice acquisterà i superpoteri,

come Peter Parker che dopo la puntura del ragnetto

radioattivo diventa Spider-Man».

La copertina del libro Il Festival di Sanremo

DeAgostini, pp. 720 € 19,90

83


MUSICA

IL

TRENO

NEL MESE DEL FESTIVAL DI SANREMO, UN VIAGGIO NELLA

CANZONE D’AUTORE NOSTRANA SUI BINARI DI UN’ITALIA UNITA

DALLA MUSICA E DAL TRENO

Massimo Biliorsi

La canzone è da sempre affascinata

dal treno: qui si ritrovano

i temi non solo del

viaggio, ma quelli degli addii e anche

degli incontri, delle riflessioni durante

i tragitti, con i suoi personaggi che

cambiano a ogni stazione. E così la

canzone d’autore italiana ha un suo

percorso, possiamo dire dalla sta-

zione degli anni ‘60 a oggi, itinerario

quanto mai evocativo che possiamo

far iniziare dai versi del 1961 di Giorgio

Gaber: «Una stazione in riva al mar,

con pochi treni ma molti fior», immagine

idilliaca che contrasta con «il treno

che viene dal sud, sudore e mille

valigie, occhi neri di gelosia» (1967) di

Sergio Endrigo.

Il senso dell’incontro, di un mezzo

di trasporto che unisce un’Italia

che poco si conosce, viene fuori

con il grande Piero Ciampi, che in

una canzone del 1963 offre nuove

parole al sentimento: «Lungo treno

del Sud, dove hai portato quella

dolce fanciulla che tanto amai?».

Da qui possiamo dilagare in storie

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DEI DESIDERI

veva come «i sassi della stazione

sono di ruggine nera, sto sotto la

pensilina dove sventola adagio una

bandiera». Un modo anche per ricordare

i giorni trascorsi, in fondo

la vita è un treno che attraversa il

tempo. Lo fa benissimo il paroliere

Marco Luberti per Riccardo Cocciante:

«Ma il treno corre forte e il

treno adesso vola, sulle distese immense

di ciclamini viola, sulle colline

dolci coperte da lenzuola… ma

il treno corre forte su tutta la mia

vita, che passa via veloce e sfugge

dalle dita» (1979). Magari urlato,

come fa Gianni Morandi in Io sono

ambientate nei vagoni, a volte senza

tempo. Claudio Baglioni ci offre

l’idea del treno come speranza, «un

treno per dove il giorno non finisce

e il sole è un grido in mezzo al

viso» (1985), mentre Lucio Dalla nel

1993 dedica una canzone al nostro

soggetto visto come inarrestabile

destino: «Ma il treno non si ferma,

anzi, a vedere come corre va sempre

più lontano, passa le foreste

dell’Europa, i ponti, le case fino alle

linee della mano». Un Lucio Dalla

che già nel 1975 aveva musicato la

poesia di Roberto Roversi Tu parlavi

una lingua meravigliosa, che descriun

treno» (1997), che ci dice: «Anna,

io sono un treno, ho passato una

vita a viaggiare anche senza freno,

non ho più veleno, ho sospinto vagoni

d’amore senza ritegno, quante

stazioni, quante città». Treno inteso

anche come mezzo per rompere la

monotonia di una estate afosa: «Io

quasi quasi prendo il treno e vengo,

vengo da te, il treno dei desideri

nei miei pensieri all’incontrario va”,

canta Celentano in Azzurro di Paolo

Conte nel 1968. Si evoca il passato

in Mamma maremma (1979) di Umberto

Tozzi, con il paroliere Bigazzi

che ricorda i tempi estivi di «e va il

85


MUSICA

treno sulla spiaggia va, ma dove sei

estate del ‘56?», mentre la speranza

si riaccende in Generale di Francesco

De Gregori (1978): «Generale

dietro la stazione lo vedi il treno che

portava al sole». Speranza che riaffiora

anche in Simone Cristicchi, per

il quale «corre questo treno, corre

fra la terra e il cielo e non si ferma

mai, verso una stazione e mi batte

forte il cuore, so che ci sarai». C’è

sempre un treno del giorno dopo,

come canta Vinicio Capossela nel

2016: «Il treno è arrivato una mattina

col fumo nero della notte prima…».

Magari, invece, al «binario tre un rapido

con destinazione andar via per

quelli che ci credono che spostarsi

li salvi comunque sia» (1993), come

ci ricorda Ligabue in Dove fermano i

treni. C’è modo di accompagnare la

storia, che proprio come i treni non

si ferma, ed ecco Francesco Guccini

che nel 1972 ci lascia un affresco

epico in La locomotiva, cantando:

«E la locomotiva sembrava fosse un

mostro strano che l’uomo dominava

con il pensiero e con la mano».

Un senso di riscatto che ritroviamo

in I treni per Reggio Calabria (1975)

di Giovanna Marini: «Andavano col

treno giù nel meridione per fare una

grande manifestazione il 22 d’ottobre

del ‘72, in curva il treno che

pareva un balcone». Mentre meno

immediato ma sempre con rara

efficacia ecco che Antonello Venditti

(1973) ci rammenta come «tra

le fabbriche bruciate passa il treno

delle sette». E poi una lunga schiera

di figure, di persone che animano

questo scenario. Si comincia da

Gianmaria Testa, cantautore e capostazione,

che un po’ alla francese

ci racconta: «Le donne nelle stazioni

c’è sempre uno che l’aspetta

e quando arriva il treno è già lì che

sventola le mani». È l’occasione

per «conoscere gente sul treno,

può essere meglio che stringer la

mano a chi non si perde con facilità

nei vicoli stretti di un quartiere che

sta dentro me» (2005), canta Amari,

magari si trova Isabella sul treno

(1980) di Ivan Graziani, dove «il

treno cigolava sui binari dello Stato

urlando nella notte come un disperato».

Personaggi davvero strani:

ecco che Enzo Jannacci nel 1964 ci

descrive la già grande periferia milanese

con un tizio che «prendeva

il treno per non essere da meno,

per sembrare in gran signor!». E poi

c’è Michele e il treno (1981): «Fammi

salire un po’ e Michele parlava al

treno e così gli parlò e gli sembrò

quasi vero», nel racconto del Banco

del Mutuo Soccorso. Con personaggi

coloriti come quelli dei Modena

City Ramblers che ne Il treno

dei folli (2006) ci dicono che «tra i

vagoni passa Vilmo il controllore a

regalar frammenti di poesia». Oppure

c’è tutto un mondo stralunato,

come ci insegnava Rino Gaetano

nel 1974 con Agapito Molteni il ferroviere,

che «faceva quel mestiere

forse per l’amore di viaggiare sul

locomotore». Personaggi che si

rincorrono nelle canzoni sui treni:

«Cenerentola stringi il biglietto Palermo-Milano,

i tuoi occhi che cosa

hanno fatto per esser veleno», canta

nel 1976 Umberto Tozzi, mentre

Ornella Vanoni è la protagonista di

un viaggio Milano Roma (1974): «Si

sale a Milano stanchezza e giornali

alla mano, qualcosa si sogna prima

che sia campagna». Il treno come

itinerario mai visto, secondo Alice e

Battiato nel 1985 in I treni di Tozeur:

«Nei villaggi di frontiera guardano

passare i treni, le strade deserte di

Tozeur». Per Eugenio Finardi «il treno

corre ancora, passa nelle gallerie,

e dietro ai vetri cambia il cielo,

cambiano le vie» (1989). Poi ci sono

cantautori “innamorati” del treno e

delle sue più struggenti metafore.

Uno è senz’altro Ivano Fossati, che

si permette di scrivere: «Questa è

l’ora in cui i treni fantasma corrono

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al mare e i cani nella notte li stanno

ad aspettare» (I treni fantasma,

1975). Ma anche «come i treni a

vapore, di stazione in stazione e di

porta in porta…» (1991), aggiungendo

«una valanga d’amore contro

un bicchiere d’aceto, dopo l’ultimo

bacio prima del fischio del treno»,

in Il treno di ferro del 2000. L’altro

è Roberto Vecchioni, forte di raccontare

in Ninni (1978): «Incontrarvi

seduti sopra a quel treno tutti e

quattro avevate vent’anni in meno»,

descrivendoci La stazione di Zima

(1997), in cui «c’è un solo vaso di

gerani dove si ferma il treno». O

trovandosi a dire, in Irene del 1975:

«Oh certo che può sembrare inutile

una stazione a chi non parte mai».

Così come in Vorrei (1979): «Io vorrei

fare a pezzi il ricordo di un treno».

Edoardo Bennato racconta la voglia

di andare in Ma quando arrivi treno

del 1974 e Massimo Bubola paragona

il modo di viaggiare al sentimento

urlando «se questo amore è

un treno vorrei portasse al caldo»

(2005). Ma il gruppo che si è meglio

concentrato sul tema del treno nella

canzone è quello dei New Trolls,

che nel 1981 offre un intero album

dedicato alle storie che s’intrecciano

su di un vagone ferroviario. Si

apre con il brano Tigre-E633, che

preannuncia «ferro su ferro che si

logora piano, è un rumore che mi

porta lontano, rumore di gente e di

gente che parte e c’è già qualcuno

che sta chiudendo le porte». E via

così, raccontando le diverse storie

di quei personaggi dei vagoni, tanto

diversi l’uno dall’altro, e la significativa

copertina con la foto di Ilvio

Gallo. Ma se parliamo di copertine

che meglio offrono questo ricercato

binomio non possiamo non citare

Oscar Prudente con il suo Infinite

fortune (1974), un’istantanea di alta

classe di Cesare Monti, il fotografo

preferito da Lucio Battisti, dove per

parlare di viaggi, di andate e ritorni,

offre il senso di una valigia solitaria

alla stazione di Milano. Semplicità e

immediatezza, con i colori sfumati

del presente: «Nella notte le stazioni

sono grandi più che mai, il mio

treno l’ho perduto già da un pezzo

oramai».

87


MUSICA

COME NASCE UNA STELLA

DALLE PERIFERIE DI MILANO AL TEATRO ALLA SCALA,

IL PREMIO ANTONIO MORMONE PROMUOVE GLI ASTRI NASCENTI

DELLA SCENA PIANISTICA INTERNAZIONALE

di Valentina Lo Surdo

valentina.losurdo.3 ValuLoSurdo ilmondodiabha

ilmondodiabha.it

© Greta Pasqualat

George Harliono, semifinalista del Premio Antonio Mormone 2019, Auditorium Gaber, Milano

Quando superavi la porta

del suo ufficio, ciò che ti

trovavi di fronte era una

grande scrivania e un grande pianoforte.

Antonio Mormone era così:

un imprenditore votato alla musica

e noto nell’ambiente della classica

come uno dei più grandi talent

scout del nostro tempo. «Un uomo

straordinario di cui, per quasi 30

anni, ho avuto il privilegio di essere

amico. Questo Premio è il modo

migliore per ricordarlo», sottolinea

la star del pianoforte Evgeny Kissin,

che debuttò in Italia nel 1988 grazie

88


all’intuito dell’imprenditore napoletano.

Kissin fa riferimento al Premio

internazionale Antonio Mormone,

creato in sua memoria dalla moglie

Enrica Ciccarelli. Pianista anche lei,

lanciata proprio da Tony – come lo

chiamavano affettuosamente gli

amici – ha raccolto il testimone del

marito nel 2017, quando Mormone

ha concluso la sua vita coraggiosa

e visionaria, costellata da incontri

straordinari. Nato a Napoli nel 1930

e trasferitosi trentenne a Milano,

era laureato in chimica e giurisprudenza,

diplomato in pianoforte,

appassionato di gemmologia e poesia.

Ma gli 88 tasti bianchi e neri

sono sempre stati il suo amore più

grande. Per questo nel 1983 fondò

la Società dei Concerti, grazie

alla quale ha organizzato migliaia

di esibizioni e lanciato centinaia di

talenti. Giganti come Stanislav Bunin,

Maxim Vengerov, Vadim Repin

e, soprattutto, Grigory Sokolov e lo

stesso Kissin, che hanno suonato

per la prima volta in Occidente grazie

all’infallibile fiuto di Mormone.

E ancora, il direttore Daniele Gatti,

i pianisti Fazil Say e Beatrice Rana,

i violinisti Sergej Krylov e Lorenza

Borrani.

Oggi Enrica Ciccarelli non soltanto

porta avanti l’attività della Società

dei Concerti, ma ha creato una manifestazione

all’altezza della sua

memoria. Già, perché il Premio internazionale

Antonio Mormone si

rivolge al grande pubblico in visita

a Milano da febbraio a luglio, proprio

come sarebbe piaciuto al marito

che si prodigava per portare la

musica classica a tutti, creando un

inedito trait d’union fra le periferie

della Città del Duomo e il palco più

prestigioso al mondo. Infatti, il 5 luglio

prossimo i tre finalisti scelti tra

94 candidati coroneranno il sogno

di suonare al Teatro alla Scala. Ed è

proprio Enrica a spiegarci nel dettaglio

il progetto, insieme al pianista e

direttore d’orchestra Matthieu Mantanus,

co-direttore artistico del Premio

e talento scoperto da Mormone

oltre 20 anni fa, da allora impegnato

nella divulgazione televisiva e dal

vivo della musica.

Enrica, ci può raccontare il suo primo

incontro con Mormone?

Era il 1989, avevo 24 anni, e come

tanti altri giovani lo chiamai in ufficio

per chiedergli un’audizione.

Non potevo immaginare che in quei

giorni Tony fosse alle prese con un

concerto di Katia Ricciarelli, così,

quando telefonai, la sua segretaria

intese Ricciarelli anziché Ciccarelli.

Fu grazie a questo malinteso che mi

passò immediatamente Tony. Capì

subito che si trattava di un equivoco,

ma rimase colpito dalla sicurezza

con cui mi presentai. Il giorno

dopo ero da lui per farmi ascoltare,

e da allora non ci siamo più lasciati.

Com’è nata l’idea di un premio alla

sua memoria?

A mio marito i concorsi non sono

mai piaciuti, non gli interessava l’aspetto

punitivo, la perfezione di chi

suona senza sbagliare una nota. Per

questo ho pensato a un premio che

fosse vicino al suo modo di sostenere

i giovani, con alcuni elementi

di novità. Per esempio, in questi

mesi in cui stiamo scegliendo tre finalisti

tra i dieci candidati che hanno

superato le preselezioni, abbiamo

mandato una giuria in incognito

in giro per il mondo per seguire i

semifinalisti in tre loro esecuzio-

Enrica Ciccarelli e Antonio Mormone

© Dort Pilh

89


MUSICA

© Marco Ayala

Il pianista Evgeny Kissin, presidente onorario del Premio Antonio Mormone, con gli studenti del Conservatorio di Milano

ni pubbliche. Ci interessa monitorare

come rendono in concerto, più

che in gara.

Maestro Mantanus, lei è impegnato

da anni in progetti musicali in

cui l’aspetto sociale e divulgativo

sono a stretto contatto. Ci può

spiegare il perché di queste semifinali

in periferia?

Oltre alla giuria itinerante che monitora

i candidati in incognito, ne

abbiamo un’altra che ascolta i ragazzi

in due spazi emblematici:

Mare culturale urbano in zona San

Siro, luogo d’incontro e scambio tra

le arti, e il Teatro Edi Barrio’s, nel

quartiere Barona, da anni impegnato

in progetti di rivalutazione

sociale, frequentato soprattutto da

famiglie di extracomunitari. I semifinalisti

si esibiscono in questi luoghi

per un pubblico non avvezzo

alla musica classica, raccontandosi

agli spettatori prima del concerto.

Sapranno interessare un pubblico

meno formale e più istintivo? È

questa la domanda importante che

la musica classica deve porsi.

E per portare al successo questi

talenti, occorre una grande squadra…

Per questo nel progetto si sono

unite le istituzioni più rappresentative:

il Conservatorio, il Teatro

alla Scala, il Comune di Milano e

la Regione, che mette a disposizione

l’Auditorium Gaber nel Pirellone

per il secondo programma

da concerto dei semifinalisti. Poi,

oltre agli sponsor tecnici, è fondamentale

il supporto della gente

e la campagna di crowdfunding,

che prosegue tuttora e permette

di sostenere direttamente i dieci

prescelti. Ragazzi tra i 18 e i 28 anni,

provenienti da Corea, Cina, Stati

Uniti, Polonia, Italia e Inghilterra. Il

primo classificato riceverà 30mila

euro, ingaggi per numerosi concerti

in tutto il mondo e un contratto discografico

con la Universal, mentre

gli altri due finalisti cinquemila euro

ciascuno. Tutta Milano tifa per loro.

MILANO LIVE//PREMIO ANTONIO MORMONE

23-24 febbraio e 22-23 marzo: semifinali in periferia e all’Auditorium Gaber

8 maggio: concerto e annuncio dei tre finalisti in Sala Verdi al Conservatorio

30 giugno-2 luglio: incontri aperti al pubblico alla Centrale dell’Acqua con i tre

candidati e i giurati della finale

2-3 luglio: finale solistica e di musica da camera in Sala Verdi al Conservatorio

5 luglio: finale con orchestra al Teatro alla Scala

antoniomormone.org | teatroallascala.org

antoniomormoneprize

AMormone_Prize

antonio_mormone_prize

teatro.alla.scala

teatroallascala

90


MUSICA, MAESTRO!

I GRANDI SPETTACOLI PER

PICCOLI ALLA SCALA, LA

FABBRICA DELL’OPERA

DI ROMA, LE VISITE PER I

BAMBINI A SANTA CECILIA, LE

BANDE MUSICALI DI NAPOLI E

UN’ORCHESTRA CHE SUONA

MATERIALI RICICLATI. COSÌ

NASCE IL TALENTO CREATIVO

DI GIOVANI E GIOVANISSIMI

di Peppe Iannicelli

Èdal divertimento e da una buona educazione che

nascono le stelle del palcoscenico e gli spettatori

di domani. Una relazione dinamica che punta a diffondere

i valori universali dell’arte e della cultura come empatica

forma di relazione umana, di educazione ecologica, di

prevenzione del disagio sociale. E la musica punta a migliorare

la vita delle persone e delle città. Il programma di Grandi

spettacoli per i Piccoli alla Scala di Milano mette in scena i

capolavori della lirica adattati per i bambini. Fino ad aprile il

baby titolo in cartellone è La Cenerentola di Gioachino Rossini.

L’Accademia scaligera è anche protagonista di Una classe di

suoni, progetto di alfabetizzazione musicale dedicato ai lin-

guaggi, alle arti e ai mestieri degli spettacoli, dal canto corale

alla scenografica, dal trucco alla fotografica di scena.

Il Teatro dell’Opera di Roma propone il ciclo di rappresentazioni

pomeridiane Vietato ai maggiori di 26 anni, a un costo

ridottissimo. La Turandot di Puccini, la Carmen di Bizet e il balletto

Notre-Dame de Paris di Jarre diventano così alla portata

di tutti. La Fabbrica Young Artist Program offre invece la

ribalta a giovani virtuosi italiani e stranieri che, completata la

formazione in conservatorio e accademia, hanno l’opportunità

di esibirsi nel teatro più importante della Capitale. Mentre il

progetto Tutti a Santa Cecilia consente ai bambini di entrare

nel mondo magico dell’Accademia che custodisce il patrimonio

musicale italiano nella bibliomediateca e nel museo.

All’ombra del Vesuvio, la musica sgorga dai palazzi e invade

le strade coinvolgendo anche il visitatore più distratto. Canta,

suona e cammina. Musica nei luoghi sacri è il progetto realizzato

da Scabec in collaborazione con la Curia di Napoli.

Migliaia di under 14, selezionati dalle parrocchie dei quartieri

periferici, danno vita a vivacissime bande musicali capaci

di animare le feste popolari, di esibirsi allo stadio San Paolo

prima delle gare del Napoli Calcio, di commuovere gli spettatori

con un concerto nella Basilica di Santa Chiara. Ottanta

studenti dell’Istituto Francesco Di Capua di Castellamare di

Stabia sono invece i protagonisti del progetto Suoniamo la

città: formano un’orchestra che suona i rifiuti: lattine, bidoni e

scarti ferrosi prelevati dalle discariche si trasformano in ritmo

e armonia, contribuendo anche a salvare il futuro del Pianeta.

teatroallascala.org | santacecilia.it | operaroma.it | scabec.it

facebook.com/suoniamola

La JuniOrchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia a Roma

© Musacchio & Ianniello

91


ARTE

NON SOLO RAFFAELLO E MICHELANGELO

ECCO IL “NUOVO” MUSEO D’ARTE DI

PAPA FRANCESCO

SI CHIAMA ANIMA MUNDI IL NUOVO ALLESTIMENTO DEL MUSEO

ETNOLOGICO VATICANO, CON UNA COLLEZIONE DI OLTRE 80MILA

OGGETTI CHE RACCONTANO LE TRADIZIONI CULTURALI, ARTISTICHE E

SPIRITUALI DI TUTTI I POPOLI DELLA TERRA. DAI REPERTI PREISTORICI AI

DONI RICEVUTI DALL’ATTUALE PONTEFICE

di Cesare Biasini Selvaggi - cesarebiasini@gmail.com

Photo Governatorato SCV – Direzione dei Musei

Cappella Sistina, rievocazione degli arazzi (2010)/The Sistine Chapel, reenactment of the tapestries (2010)

© Alessandro Bracchetti

92


Sta definendo gli ultimi dettagli del fitto calendario

2020 di iniziative per celebrare Raffaello, quando

incontro Barbara Jatta, la prima direttrice donna dei

Musei Vaticani. Romana, classe 1962, piglio fermo e deciso, al

terzo anno del suo mandato alla guida di un polo di musei unico

al mondo per qualità e quantità di capolavori custoditi, con

numeri da record: solo per citarne alcuni, quasi sette milioni di

visitatori nel 2019, quattro chilometri di percorso espositivo, oltre

20mila opere esposte, circa un migliaio di dipendenti. «Sono

veramente tanti i progetti delle celebrazioni raffaellesche che

i Musei Vaticani si apprestano a svolgere nei prossimi mesi, a

500 anni dalla morte del geniale maestro del Rinascimento.

Dal 17 al 23 febbraio, per esempio, il pubblico vedrà la Cappella

Sistina proprio come la immaginava Raffaello: cioè con tutti i

suoi dieci grandi arazzi di cinque metri per quattro ciascuno,

secondo il progetto da lui ideato per papa Leone X. Questa rievocazione

– è il termine più corretto perché non si tratta di una

ricostruzione, in quanto ci sono notizie contrastanti riguardo la

loro esatta collocazione in Sistina – aveva già avuto luogo nel

1983, in occasione dei 500 anni dalla nascita di Raffaello, e nel

2010, ma non tutti gli arazzi erano presenti e l’esposizione si è

protratta solo per poche ore, prima di inviarli a Londra, per una

mostra al Victoria and Albert Museum», mi spiega Barbara Jatta

con lo sguardo lucido e penetrante, che ti squadra e ti studia

senza metterti in imbarazzo. «Si tratta di opere molto delicate

che necessitano di ambienti con un microclima particolare. Per

questo motivo non si sa se, e quando, in futuro, sarà possibile

rivedere ancora questi arazzi affissi in Sistina tutti insieme sotto

gli affreschi di Michelangelo».

Raffaello, Michelangelo, la Sistina, abbiamo cominciato la nostra

intervista con i pezzi da novanta, quelli che abitano il cosiddetto

Miglio delle Meraviglie, il chilometro che va dall’ingresso

dei Musei Vaticani fino alla Cappella. La direttrice lo definisce

in questo modo perché, percorrendolo, è possibile ammirare

nell’ordine: il Museo Pio-Clementino (con il Laocoonte, l’Apollo

del Belvedere, il Perseo trionfante di Canova, il Torso del Belve-

Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani

NOT JUST

RAPHAEL AND

MICHELANGELO

HERE IS THE

“NEW” ART

MUSEUM OF

POPE FRANCIS

THE NEW LAYOUT OF THE

ETHNOLOGICAL MUSEUM OF

THE VATICAN MUSEUMS IS

CALLED ANIMA MUNDI, WITH A

COLLECTION OF OVER 80,000

OBJECTS THAT ILLUSTRATE

THE CULTURAL, ARTISTIC AND

SPIRITUAL TRADITIONS OF

ALL CIVILISATIONS ON EARTH.

FROM PREHISTORIC ARTEFACTS

TO GIFTS GIVEN TO THE

CURRENT PONTIFF

When I meet Barbara Jatta, the first female

director of the Vatican Museums, she is busy

working on the final details of the packed 2020

calendar of events to celebrate Raphael. Born in Rome in 1962,

with a firm and decisive manner, at the third year of her mandate

leading a cluster of museums that is unique worldwide in the

quality and quantity of the masterpieces it holds, with recordbreaking

numbers: to list just a handful, nearly seven million

visitors in 2019, four kilometres of exhibition, over 20,000

artefacts on display, nearly a thousand employees. “The

Vatican Museums are preparing to hold a very large number

of projects to celebrate Raphael over the coming months, 500

years after the death of the brilliant Renaissance master. From

17 to 23 February, for example, the public will admire the Sistine

Chapel as Raphael envisaged it: with its 10 large tapestries,

each four by five metres, in the project he designed for Pope

Leo X. This reenactment - this is the most accurate term as it

is not a reconstruction as there is conflicting evidence on their

precise placement within the Chapel - had already taken place

in 1983 to mark the 500 th anniversary of the birth of Raphael,

as well as in 2010, but not all the tapestries were present and

the exhibition only lasted a few hours before being sent to

London for an exhibition at the Victoria and Albert Museum,”

Barbara Jatta explains with her clear and penetrating gaze that

93


ARTE

dere, solo per citare i più conosciuti), poi

le gallerie dei Candelabri, degli Arazzi,

delle Carte Geografiche, le Stanze di

Raffaello e la Cappella Sistina. «Si tratta

del percorso più battuto dai visitatori, in

particolar modo da quelli che arrivano

attraverso le agenzie turistiche esterne.

Per questo motivo, sto cercando di valorizzare

quelle sezioni dei Musei ingiustamente

un po’ dimenticate, forse anche

perché, come ripeteva spesso il mio

predecessore Antonio Paolucci, Raffaello

e Michelangelo sono come due calamite

che attirano verso di loro i cuori e le

anime di chi varca la soglia dei Vaticani.

Quando parlo di settori meno affollati mi

riferisco alla Pinacoteca di Giotto, Perugino,

Raffaello con la Trasfigurazione,

Guido Reni, Poussin e al Caravaggio

della Deposizione; al padiglione delle

Carrozze, dove portantine, carrozze e

automobili ricostruiscono la storia della

mobilità papale nel corso dei secoli;

alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea,

con opere di Van Gogh, Dalí,

Bacon, Morandi, Fontana, che in buona

parte si dispiega attraverso le stanze di

quello che era l’appartamento Borgia

affrescato dal Pinturicchio. E, ancora,

al Museo Egizio e al Museo Etrusco, al

Museo Gregoriano Profano e al Museo

Pio Cristiano, fino al Museo Anima Mundi»,

prosegue nel racconto la direttrice.

Quest’ultimo nome, tuttavia, non mi

dice nulla. Ma l’arcano è presto svelato.

Si tratta del Museo Etnologico, recentemente

ribattezzato da papa Francesco

Anima Mundi, in occasione del suo

nuovo allestimento con i depositi delle

opere a vista. La collezione, mi spiega,

comprende oltre 80mila oggetti e opere

d’arte donati nei secoli ai pontefici per il

tramite soprattutto dei missionari sparsi

in ogni parte del mondo. A partire da reperti

preistorici fino a manufatti dei nostri

giorni, si spazia dalle testimonianze

delle grandi tradizioni spirituali asiatiche

a quelle delle civiltà precolombiane e

dell’Islam, dalle produzioni dei popoli

africani a quelle degli abitanti dell’Oceania

e dell’Australia, passando per quelle

delle popolazioni indigene d’America.

Tra le curiosità, c’è anche un porta messale

che era su una delle caravelle di Cristoforo

Colombo.

Incuriosito dalle parole di Barbara Jatta,

dopo essermi congedato da lei, varco

la soglia di Anima Mundi. Lo spettacolo

che si apre ai miei occhi è davvero

straordinario. Mi imbatto per caso nel

direttore di questo museo, padre Nicola

Mapelli, che avvicinandosi a una vetrina

con alcuni variopinti pali funerari provenienti

dall’Australia mi spiega il suo

impegno in quelle che chiama “riconnessioni”.

«Attraverso la nostra attività di

studio e ricerca rintracciamo i villaggi e

i discendenti degli autori di molti degli

oggetti in collezione, li andiamo a visitare,

mostriamo loro le immagini dei manufatti

in nostro possesso, ascoltiamo le

loro storie e le portiamo poi all’interno

dei Musei Vaticani. Per esempio, abbiamo

rintracciato in un villaggio delle Isole

Tiwi, nel Northern Territory dell’Australia,

una ottantenne che si ricordava quando

da piccola suo nonno scolpì questi pali

funerari per inviarli a un uomo importante

oltreoceano, cioè al papa dell’epoca».

Papa Francesco è venuto di persona a

inaugurare il nuovo allestimento della

prima sezione di Anima Mundi, dedicato

alle popolazioni native dell’Oceania

e dell’Australia. Un gesto semplice, ma

carico di significato. Al Pontefice piace

pensare a quello che ha chiamato Museo

Anima Mundi come a un’altra Cappella

Sistina, che innalza a capolavori gli

oggetti e le opere d’arte rappresentativi

delle diverse culture del mondo, e delle

loro anime. Di tutti i popoli che ai Musei

Vaticani hanno così casa per sentirsi a

casa.

museivaticani.va

vaticanmuseums

ROMA

207 FRECCE AL GIORNO/A DAY

Nuovo allestimento dei pali funerari Pukumani/New layout Pukumani grave posts

Museo Anima Mundi

94


gauges and studies you without being

embarrassing. “They are extremely

delicate pieces that require rooms with

a specific microclimate. For this reason,

we do not know if and when it will be

possible to see these tapestries hanging

in the Sistine Chapel all together again

under the frescoes by Michelangelo.”

Raphael, Michelangelo, the Sistine

Chapel; we have started our interview

with the big guns, those found in the socalled

Mile of Wonders, the kilometre

that connects the entrance of the

museums to the Chapel. The director

calls it this way because walking down

it one sees, in order: the Pio Clementino

Museum (with Laocoön, Belvedere

Apollo, Canova’s Perseus Triumphant,

the Belvedere Torso, just to mention the

most famous), and the Galleries of the

Candelabra, of the Tapestries, of Maps,

the Raphael Rooms and the Sistine

Chapel. “It is the most popular itinerary

with visitors, especially those brought

by external tourism agencies. For this

reason, I am trying to improve the areas

of the Museums that have unfairly been

rather forgotten, perhaps because, as

my predecessor Antonio Paolucci often

said, Raphael and Michelangelo are like

two magnets drawing towards them the

hearts and minds of whoever steps over

the threshold of the Vatican Museums.

When I mention less-crowded itineraries,

I am referring to the Pinacoteca with

its paintings by Giotto, Perugino,

Raphael and his Transfiguration, Guido

Reni, Poussin and Caravaggio with his

Deposition; to the Carriage Pavilion, where

sedan chairs, carriages and automobiles

illustrate papal mobility throughout

the centuries; to the Collection of

Contemporary Art, with works by Van

Gogh, Dalí, Bacon, Morandi, Fontana,

a large part of which is housed in the

rooms of the Borgia Apartment frescoed

by Pinturicchio. And also, to the Egyptian

Museum, the Etruscan Museum, the

Gregorian Profano Museum, and the

Pius-Christian Museum, including the

Anima Mundi Museum,” Jatta continues.

This last name, however, is new to me.

But the enigma is soon solved. It is the

Ethnological Museum that Pope Francis

has recently renamed Anima Mundi on

the occasion of its new layout with its

visible stores. The collection, the director

tells me, holds over 80,000 objects and

works of art that have been donated to

various popes through missionaries.

© Alessandro Bracchetti

Copricato Pega attribuito al popolo Mekeo

Papua Nuova Guinea, inizio XX secolo.Piume di uccelli, fibra vegetale, legno, conchiglia,

osso/Pega headdress attributed to the Mekeo people

Papua Nuova Guinea, early 20 th century

Birds plumes, plant fibre, wood, seashell, bone

Museo Anima Mundi

273x102x93 cm

Inv. 100627

Starting from prehistoric artefacts to

modern day objects, the collection

ranges from expressions of the great

Asian spiritual traditions to those of pre-

Columbian civilisations and of Islam,

from the creations of African populations

to those of the inhabitants of Oceania

and Australia, including the indigenous

populations of America. The curiosities

include a missal stand that travelled on

one of Christopher Columbus’s ships.

Intrigued by Barbara Jatta’s description,

I went to visit Anima Mundi after I left

her. The sight before my eyes is truly

spectacular. By chance I encounter the

director of this museum, Father Nicola

Mapelli, who explains his work in what

he calls “reconnections” as he walks up

to a display with colourful grave posts.

“Through our studies and research, we

trace the villages and descendants of

the people who created many of the

objects in the collection, we go to visit

them, we show them pictures of their

artefacts that we hold, we listen to

their stories and then take them back

to the Vatican Museums. For example,

in a village in the Kimberley, in north

west Australia, we located an eightyyear-old

woman who remembered her

grandfather sculpting these grave posts

when she was a child to send them to an

important man overseas, in other words,

to the pope of the day.”

Pope Francis in person inaugurated

the new layout of the first section of

Anima Mundi dedicated to Aboriginal

and Australian populations. A simple

gesture, but also a meaningful one. The

pontiff likes to think of the Anima Mundi

Museum, as he has named it, as another

Sistine Chapel that elevates to the

status of masterpieces the artefacts and

works of art representing the world’s

different cultures and their souls. Of all

populations, who thus have a home in

the Vatican Museums where they can

feel at home.

95


ARTE

LA GRANDEZZA

DELL’

UMILTÀ

DOPO IL RESTAURO ARRIVA AL MUSEO DELL’OPERA DEL

DUOMO DI FIRENZE LA PORTA SUD DI ANDREA PISANO

di Sandra Gesualdi

sandragesu

Photo Antonio Quattrone - Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore, Firenze

Otto tonnellate di bronzo e quasi 700 anni carichi di storia, narrazioni, stili e aneddoti. Quella Sud, tra le tre

Porte del Battistero di Firenze, è forse la meno nota, dopo la più famosa e aurea del Paradiso del Ghiberti

e la Nord che dette avvio alla stagione del Rinascimento. Eppure a leggerla

bene nasconde un microcosmo capace di tenere insieme Giotto

alla Parigi del tempo, le geometrie dei grandi cicli d’affreschi

alle moderne forme del Gotico. Un gigante di bronzo

e oro alto quasi cinque metri, tornato a splendere

dopo tre anni di restauro e andato

ad affiancare le altre due Porte al

Museo fiorentino dell’Opera

del Duomo. Un unicum ammirarle

l’una accanto all’altra

nella sala del Paradiso, con

le dorature originali riemerse

grazie ai restauri

eseguiti

dall’Opificio

delle Pietre Dure, dal

’78 a oggi.

96


THE GREATNESS

OF HUMILITY

AFTER RESTORATION, ANDREA PISANO’S

SOUTH DOOR ARRIVES AT THE MUSEO

DELL’OPERA DEL DUOMO IN FLORENCE

Eight tons of bronze and almost 700 years full of history, narratives,

styles and anecdotes. The South Door, of the three doors of the

Florentine Baptistery, is perhaps the least known, after the most

famous and golden one of Ghiberti’s Paradiso and the North which opened

the Renaissance. Yet on close inspection it hides a microcosm capable of

linking Giotto to the Paris of the time, the geometries of the great fresco

cycles to modern Gothic forms. After three years of restoration, this

bronze and gold giant, almost five metres high, has returned to shine after

three years of restoration and has gone to flank the other two doors at

the Florentine Museum of the Opera del Duomo. Admiring them next to

each other in the Hall of Paradise, with the original gilding thanks to the

restoration work carried out by the Opificio delle Pietre Dure from 1978

to the present day, is a unique experience. As often happens in Florence,

the oldest Door was created in an atmosphere of competition. “After gold

© vvoe/Adobestock

97


ARTE

Come spesso accade a Firenze, la più antica delle Porte nacque

in un clima di competizione. «Dopo l’oro e l’argento, il

bronzo era la materia più nobile e costosa con cui realizzare

elementi monumentali», racconta Timothy Verdon, direttore

del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore. «In Sicilia, in Italia

meridionale, a Venezia e Verona c’erano opere del genere,

ma l’unica chiesa ad averne una era la cattedrale di Pisa, dove

si ammira ancora quella di Bonanno Pisano del XII secolo».

Fu commissionata dall’Arte di Calimala, la corporazione del

commercio internazionale di stoffe pregiate per sfidare l’antica

rivale pisana e primeggiare sugli altri mestieri fiorentini. Doveva

essere un’impresa all’avanguardia e i ricchi mercanti per la

complessa fusione dell’intelaiatura si rivolsero a esperti fonditori

veneziani. Nel 1300 l’incarico dell’esecuzione toccò ad Andrea

Pisano, che si firmava “de Pisis” ma veniva da Pontedera,

nella provincia. Non era la prima scelta dei committenti, che

gli preferivano Tino da Camaino, ma il giovane scultore, con

doti di orafo e architetto, fu raccomandato proprio da Giotto di

Bondone in persona, con il quale gli anni successivi avrebbe

collaborato nel cantiere del Campanile.

L’influenza di Giotto avviluppa e caratterizza tutta la Porta del

Pisano, «nell’impostazione narrativa, nelle composizioni, nel-

La Porta Sud di Andrea Pisano, dopo il restauro

The South Door by Andrea Pisano, after the restoration.

la costruzione delle figure e nei drappeggi», sostiene Verdon.

Andrea la scolpisce come se fosse un libro, raccontando, in 20

episodi, la vita di Giovanni Battista, patrono della città, dalla predicazione

al martirio fino alla morte. E, come un libro, la si legge

dall’alto al basso, da sinistra a destra, in un susseguirsi di figure,

paesaggi, profili plasmati nel metallo con la perizia del dettaglio.

Ogni scena, e qui la grande novità, è racchiusa in una complessa

forma che si ripete nelle ante, il quadrilobo. Una cifra geometrica

che sovrappone quattro cerchi a un quadrato e che, in prima

assoluta, fece il suo debutto nella scultura fiorentina, importata

in Italia, come nel resto d’Europa, dalla Francia. Quella caratteristica

arte conosciuta come gotica che trae vocazione, almeno in

queste linee, dall’esperienza compositiva islamica scoperta durante

le Crociate e importata dai francesi entusiasti degli antichi

intarsi orientali su legno e marmo. All’inizio del 1300 questo era

segno di modernità, avanguardia pura, contemporaneità d’espressione.

I committenti ben conoscevano le nuove tendenze

d’Oltralpe e volevano con quest’opera simboleggiare la loro forza

e internazionalità. La Porta Sud inconsapevolmente racchiude

un centenario dialogo fra antico e coevo, Occidente e Oriente,

scultura e pittura. Andrea, quando progetta e costruisce, ha

davanti agli occhi i cicli pittorici giotteschi alla Cappella Peruzzi

in Santa Croce, e in un primo momento fatica ad assecondare le

nuove forme curvilinee, preferendo ancora i registri quadrati e

rettangolari tipici degli affreschi. Il suo è uno stile solenne, quasi

liturgico, in cui le figure appaiono spesso prive di movimenti fluidi

e male si adattano alla nuova forma tonda. Nella formella in

cui Salomè porge la testa del Battista alla madre, per esempio,

il Pisano deve inserire un edificio rettilineo per appoggiarci le figure,

proprio alla maniera di Giotto. Ma come in tutte le lunghe

creazioni, l’estro si scioglie con la pratica e, nelle cornici finali,

riesce a spingersi anche negli spazi sinuosi del quadrilobo con

drappeggi voluminosi o, nella Sepoltura, con cupolette e pinnacoli

gotici a lambire la volta. Nonostante le iniziali difficoltà,

conclude l’impresa in sei anni (Ghiberti ce ne impiegherà 27 per

terminare quella del Paradiso) e da allora è ricordato come il maestro

delle porte. Nal frattempo tanta storia si è abbattuta sulle

tre giganti del Battistero. Durante i bombardamenti della Seconda

guerra mondiale furono staccate e nascoste nel Valdarno, in

una galleria ferroviaria dismessa. Nulla invece si poté contro la

furia dell’acqua e del fango che nel ’66 le travolse in pieno. La

Porta Sud subì una ferita profonda ancora visibile sul retro e una

delle 48 teste di leone decorative saltò via, perduta per sempre.

I restauratori raccontano di aver svelato, durante la pulitura,

innumerevoli micro dettagli non visibili a occhio nudo: una piccola

farfalla, una lucertola, un ricamo sulle vesti. Come se l’artista

avesse avuto l’idea di realizzare qualcosa di magnificente

e accurato al di là del terreno, del proprio io o di quello della

committenza. Come se fosse stato spronato soprattutto da una

visione più grande e sacra, dove l’uomo e l’esecutore scompaiono

in onore della bellezza e della fede, proprio come accade

nelle preghiere.

ll registro narrativo si chiude con le sette virtù teologali e cardinali

e, per completare la simmetria delle formelle, disposte in

numero pari, il Pisano ci aggiunge l’Umiltà. Forse per ricordare a

Firenze, ai fiorentini e a ogni visitatore che per realizzare un capolavoro,

al servizio della città quale bene comune o in onore di

un dogma, occorre proprio quella virtù. Humana humilitas.

operaduomo.firenze.it

OperadiSantaMariadelFiore OperaDuomoFi

98


and silver, bronze was the noblest and

most expensive material with which

to make monumental elements,”

says Timothy Verdon, director of the

Museo dell’Opera di Santa Maria del

Fiore. “There were works of this kind in

Sicily, in southern Italy, in Venice and

Verona, but the only church to have

one was the cathedral of Pisa, where

one can still admire that of Bonanno

Pisano from the 12 th century.” It was

commissioned by the Arte di Calimala

guild, an international trader of fine

fabrics, to challenge the ancient

rival of Pisa and excel over other

Florentine guilds. It was supposed to

be an avant-garde enterprise, and for

the complex frame casting the rich

merchants turned to expert Venetian

casters. In 1300 the commission

was given to Andrea Pisano, who

signed himself “de Pisis” but was

born in Pontedera (in the province

of Pisa). It was not the first choice of

the clients, who preferred Tino da

Camaino, but the young sculptor, with

goldsmith and architect skills, was

recommended by Giotto di Bondone

himself, with whom he collaborated

in the Campanile construction site in

the following years. Giotto’s influence

permeates and characterises the

entire South Door, “in the narrative

setting, in the compositions, in the

construction of the figures and in

the drapes,” argues Verdon. Andrea

Porta Sud, particolare anta destra, formella con la

sepoltura del Battista, dopo il restauro

South Door, detail of the right door, panel with the

burial of the Baptist, after the restoration

sculpted it like a book, recounting,

in 20 episodes, the life of John the

Baptist, patron saint of the city, from

preaching to martyrdom until death.

And, like a book, you can read it from

top to bottom from left to right, in a

succession of figures, landscapes,

profiles shaped in metal with the skill

of detail. Each scene, and this is the

great innovation here, is enclosed in a

complex form that repeats itself in the

doors: the quadrilobo. A geometrical

figure that superimposes four circles

on a square and that made its debut

in Florentine sculpture, imported

in Italy and the rest of Europe from

France. That characteristic art known

as Gothic art that derives its vocation,

at least in these lines, from the Islamic

compositional experience discovered

during the Crusades and imported

by the French enthusiastic about

the ancient oriental inlays on wood

and marble. At the beginning of the

1300s this was a sign of modernity,

pure avant-garde, contemporary

expression. Clients were well aware of

the new trends beyond the Alps and

wanted with this work to symbolise

their importance and internationality.

The South Door unconsciously

encloses a centenary dialogue

between ancient and contemporary,

West and East, sculpture and painting.

While designing and building, Andrea

has Giotto’s pictorial cycles at the

Peruzzi Chapel in Santa Croce before

his eyes, and at first he struggles to

follow the new curvilinear forms, still

preferring the square and rectangular

registers typical of frescoes. His is

a solemn, almost liturgical style, in

which the figures often appear devoid

of fluid movements and badly adapted

to the new round shape. In the panel

of Salome that hands the head of the

Baptist to his mother, for example, the

Pisan must insert a straight building

to support the figures, just like Giotto.

But like in all long projects, inspiration

expands with practice and, in the last

panels, manages to penetrate the

sinuous spaces of the quadrilobo

with voluminous draperies or, in the

Sepulchre, reach as far as to caress

the vault with small domes and gothic

pinnacle. Despite the initial difficulties,

he completed the enterprise in six

years (it took Ghiberti 27 years to

finish the Paradise) and since then

Porta Sud, particolare, la virtù dell’Umiltà

South Door, detail, the virtue of Humility

he is remembered as the master of

doors. Ever since, the three giants of

the Baptistery have been the focus of

a great deal of history.

During the bombardments of the

Second World War they were

detached and hidden in a disused

railway tunnel in Valdarno. Nothing

could be done against the fury of

water and mud that swept them away

in 1966. The South Door suffered

severe damage still visible at the back

and one of the 48 decorative lion

heads was lost forever.

The restorers say that during cleaning

they revealed countless micro details

not visible to the naked eye: a small

butterfly, a lizard, an embroidery

on the clothes. As if the artist had

had the idea of creating something

magnificent and accurate beyond the

ground, beyond his own self or that of

the client. As if he was spurred above

all by a larger and more sacred vision,

where the man and the performer

disappear in honour of beauty and

faith, just as happens in prayers.

The story ends with the seven

theological and cardinal virtues, and

to complete the symmetry of the

panels arranged in even numbers,

il Pisano added Humility. Perhaps to

remind Florence, the Florentines and

every visitor that in order to create

a masterpiece, at the service of the

city as a common good or in honour

of a dogma, one needs precisely that

virtue. Humana humilitas.

FIRENZE

108 FRECCE AL GIORNO/A DAY

99


SAN VALENTINO

GIOCO A DUE

LA FRECCIA HA CHIESTO A DUE COPPIE FAMOSE COME

TRASCORRERE IL WEEKEND E IL MESE DEGLI INNAMORATI

(E QUALI REGALI EVITARE)

di Cecilia Morrico

morricocecili

ANDREA DELOGU E FRANCESCO MONTANARI

Giovani, belli e innamorati. Sempre più affiatata la

coppia Delogu-Montanari, a febbraio insieme anche

sul palcoscenico con Il giocattolaio di Gardner McKay

per la regia di Enrico Zaccheo, in scena il 21 ad Atri (TE), il 22

a Coriano (RN), il 29 a Viterbo e il 15 marzo a Camaiore (LU),

per poi partire in tournée a novembre. Andrea e Francesco

raccontano lo spettacolo e suggeriscono posti magici dove

riconnettersi in due.

Come nasce questo progetto?

[A] Abbiamo avuto anche in passato molte proposte per lavorare

insieme, però non ne sentivamo la necessità. Invece in

questi ultimi tempi, in cui ci si vedeva pochissimo, perché lui

era sul set della serie tv Il cacciatore e io a Milano, è arrivata la

produttrice dello spettacolo e ci ha richiesti entrambi. All’inizio

ero dubbiosa, poi leggendo la pièce sono impazzita perché è

una storia di amore, passionalità, violenza, ma soprattutto di

lotta psicologica tra i due protagonisti.

[F] E poi Andrea ha passato il testo a me e ha detto: «Lo facciamo».

Quindi io l’ho fatto (ride, ndr). Scherzi a parte, è stata

una sfida interessante.

Una fuga romantica per San Valentino?

[A] Per Natale ho regalato a Francesco un viaggio per vedere

l’aurora boreale, dobbiamo ancora spacchettarlo insieme.

Ma in Italia ci sono dei piccoli borghi meravigliosi che visitarli

è pura poesia. Quando dobbiamo staccare, vivendo a Roma,

andiamo a Sulmona, Terni, Viterbo…

[F] …Castiglion Fiorentino, per arrivare a destinazione rapidamente,

rilassarci e tornare.

[A] Queste sono le fughe che ci fanno anche riunire con le

tradizioni italiane, come il cibo locale C’è una lentezza capace

di donare delle pause ristoratrici.

Il viaggio del cuore?

[In coro] Tuglie!

[A] In Puglia, vicino a Gallipoli. Lì c’è la casa dei miei nonni materni,

è un luogo dove io vado sempre. Se d’estate non scendo

giù almeno cinque giorni non sono io. L’ho fatta conoscere a

Francesco sette anni fa e da allora è un appuntamento fisso.

[F] Il classico paesino dove tutti si conoscono, con una strada

principale su cui passa una macchina ogni 20 minuti. Tu cammini

e vedi un papà che guarda i figli giocare e porta loro la

merenda. Un luogo accogliente e riposante.

© Fabio Lovino

100


© TTLmedia/Adobestock

Sulmona (AQ)

Come festeggerete il giorno degli innamorati?

[A] È un venerdì e saremo a Milano, lui al momento sta

girando un film lì e io lo raggiungo. Passeremo il weekend

insieme e andremo a mangiare…

[F] ...da Mandarin 2, il nostro ristorante milanese preferito,

che tra l’altro è cinese, ma usa solo prodotti italiani.

Cambiando argomento, il regalo più brutto ricevuto?

[A] Potrei farti un bell’elenco…

[F] Io mi dissocio da ciò che dice!

[A] Diciamo che nella coppia ci si conosce piano piano.

Francesco ci ha messo un po’ per capire i miei gusti, all’inizio

si era impuntato con abiti dal gusto rétro, un po’ anni

’20.

[F] Ma non è vero! Erano meravigliosi, e ci tengo a dire che

con le gonne ci ho sempre preso.

[A] Immettibili! Quindi li chiudevo nell’armadio, tanto è

vero che poi lui mi diceva: «Ma non ti piace? Vuoi che lo

cambiamo?». Poi, con gli anni...

[F] Li ha cambiati tutti.

Mentre per Francesco?

[F] Obiettivamente non ce l’ho. Devo ammettere che Andrea

mi fa dei regali incredibili, come due orologi vintage

bellissimi nell’arco di sette anni, che porto nel cuore e indosso

sempre.

[A] Sì, a lui piacciono cose crepuscolari, sono andata a

cercarli in negozi che trattavano solo quel tipo di accessori,

per uno dei due ho dovuto aspettare addirittura sei

mesi. Sembrerebbe da collezionismo, ma in realtà Francesco

lo indossa e, anche se lo hanno calibrato, va comunque

avanti… almeno adesso arriva puntuale (ride, ndr).

Andrea, invece il regalo più bello?

[A] Devo ammettere che alla fine quelli brutti me li ricordo

di più, perché mi hanno fatto ridere. Poi, naturalmente,

ci sono quelli speciali, come l’anello di fidanzamento e il

ciondolo del primo anno…

[F] …che però hai trasformato in anello!

[A] Perché non mi piaceva e l’ho migliorato, ma è sempre

lui. Ecco, come dicevo: alla fine resto affezionata a quelli

brutti.

andrealarossa francesco_montanari_official

andreadelogu francescodaje

IMMA BATTAGLIA ED EVA GRIMALDI

Un febbraio in treno per Imma Battaglia ed Eva Grimaldi.

Dopo il giorno del sì, il 19 maggio scorso, continuano ad

alimentare la loro passione per i viaggi, che siano culturali,

a lume di candela o adrenalinici.

© Azzurra Primavera

101


SAN VALENTINO

In treno per?

[E] Verona, dove sono nata e dove vivono i miei fratelli.

Poi è la città dell’amore, come insegna Shakespeare, e da

lì in Frecciarossa si va in giro per il Piemonte, ora si può

andare anche a sciare con il treno, arrivando in poco tempo

e facendo del bene all’ambiente. Imma è amante delle

racchette, vuole passare qualche giorno in montagna. Comunque

il treno io l’ho sempre adorato fin da piccola, e da

giovane mi dava un senso di libertà.

[I] Mi ricordo ancora di quando bisognava passare la notte

in cuccetta per andare sulla neve, mentre adesso è molto

più veloce. Mi manca il Piemonte come meta invernale e

sono molto contenta di andarci a febbraio, proprio per San

Valentino.

Quindi come festeggerete il giorno degli innamorati?

[E] Io preferisco Verona, sono una romanticona, Imma è

più sportiva…

[I] La sera di San Valentino saremo a Verona.

[E] Me lo confermi?

[I] Sì, ma se fosse per me sarei dalla mattina alla sera sulle

piste!

[E] Allora faremo una bella cena in una trattoria del centro,

con del buon vino. Anche se tra noi ogni giorno è San

Valentino, il 14 febbraio è più che altro un’occasione per

avere vicino chi amiamo, per esempio i miei fratelli. Anche

in viaggio di nozze non eravamo sole, c’erano amici

e parenti.

[I] Poi il 15 mattina, molto presto, si parte per la montagna,

in treno. Abbiamo fatto così a Capodanno, in Val Pusteria

c’è una rete di pullman e regionali che arrivano ovunque,

anche dentro la funivia di Perca-Plan de Corones. Sono

treni comodissimi quelli dell’Alta Badia, che ti fanno scoprire

città bellissime come Brunico, una rivelazione, una

green strategy eccezionale.

Un’altra fuga romantica in Italia?

[I] Oltre alla montagna, siamo appassionate del Sud, il

mare d’inverno è un’opzione meravigliosa. Napoli, Salerno,

la Calabria ionica. Il nostro Paese non ha niente da

invidiare a nessuno, bisogna rispettarlo e occorrono investimenti.

Lo dico alle Regioni, ci vorrebbe anche al Sud

un’organizzazione come in Val Pusteria.

[E] Andiamo poi continuamente a Napoli e ci allunghiamo

spesso a Portici, sulla primissima ferrovia, dove c’è il Museo

ferroviario di Pietrarsa, stupendo. Poi è bello fare tutto

il Miglio d’oro e scendere verso il Cilento.

Il viaggio del cuore?

[E] Non è in Italia, ma nel Nord Europa: Breslavia.

[I] In Polonia, un posto meraviglioso vicino Cracovia. Abbiamo

visitato i luoghi dell’Olocausto, il Santuario della

Madonna Nera e la miniera di sale. Breslavia è una città

di studenti lì vicino che venne distrutta durante la guerra

e poi ricostruita. La sua particolarità sono gli gnomi disseminati

in vari luoghi del centro, ognuno rappresenta un

pezzo della ricostruzione. Affascinante.

[E] E poi il primo viaggio insieme, a Berlino.

Cambiando argomento, il regalo più brutto ricevuto?

[E] L’ho fatto io a Imma, stavamo insieme da pochissimo

e non sapevo cosa regalarle, poi ho visto un maglioncino

blu di cashmere, ma di taglia piccola, molto aderente…

[I] L’ho odiata, le dissi: «Ma che non mi guardi? Non vedi

che stile ho?».

[E] Una litigata feroce, ero mortificata. Imma invece li ha

azzeccati tutti, è molto attenta ed elegante.

E quello più bello?

[E] Io come sempre, romanticona, dico l’anello di fidanzamento.

Quando l’ho visto ho pensato: «Allora siamo davvero

fidanzate!».

[I] Per me, più sportiva, senz’altro la bicicletta pieghevole!

[E] Vedi com’è! (Ridono, ndr).

immacolata.battaglia evagrimaldireal

unvotoperimma EvaGrimaldi1

Museo ferroviario di Pietrarsa (NA)

© Giuseppe Senese/FS Italiane | PHOTO

102


FRECCIAROSSA

PER AMORE

Giorgia, 21 anni, studentessa di relazioni internazionali

alla Luiss di Roma. Viaggiatrice per

amore, fra un treno e l’altro, insieme a Giovanni,

il suo fidanzato.

Giorgia, che tipo di viaggiatrice sei?

Sono originaria di Napoli, ma vivo e studio a Roma. Sia

per ragioni familiari che sentimentali, per me è stato

sempre un su è giù tra le due città. Da diverso tempo

i miei genitori si sono trasferiti nella Capitale, ma molti

parenti sono in Campania. Il treno è un po’ la mia seconda

casa.

Febbraio è il mese di San Valentino, dicevi che hai

viaggiato anche per questioni di cuore.

Da circa un anno sono fidanzata con Giovanni, un ragazzo

della mia stessa età della Costiera Amalfitana, e l’Alta

Velocità ha reso possibile frequentarci, arginando la

distanza. Avevamo 12 anni quando ci siamo conosciuti,

ci siamo piaciuti fin da bambini. Un piccolo amore d’infanzia

che si è trasformato in qualcosa di importante.

Il treno alleato di una storia d’amore che ha origini

lontane e che vi ha accompagnati fino alla recente

unione. Possiamo dire così?

Sì, possiamo dirlo! Il Frecciarossa ci ha permesso di ricongiungerci,

è stato un ponte tra me e Giovanni. Trovo

importante sottolineare la diversità tra un viaggio che

fai per ritrovare la tua famiglia, fondamentale dal punto

di vista affettivo, e quello per cui parti di volta in volta

per ritrovare la persona che ami. In questo ultimo caso

il tempo a bordo treno trascorre in maniera differente.

Perché?

Quando arrivavo a Napoli, da Roma, per andare a trovare

Giovanni, il mio treno faceva una lunga sosta prima

di ripartire per Salerno. Comprendo le esigenze di

servizio, ma per me si trattava di un tempo infinito. Un

tempo che, invece, quando viaggiamo insieme, assume

connotati totalmente diversi, di serenità.

Dove andresti per una fuga d’amore?

Senza dubbio a Venezia, ci sono stata quando ero molto

piccola e ci ritornerò con Giovanni, ne sono certa.

Nel frattempo, per San Valentino abbiamo programmato

una settimana a New York, altra città che avrei voluto

visitare da sempre, in quel periodo non abbiamo esami

in programma e ne abbiamo approfittato.

Il regalo più bello che hai ricevuto per la festa degli

innamorati?

Come dicevo, io e Giovanni ci siamo conosciuti quando

eravamo molto piccoli, motivo per cui non abbiamo mai

avuto un vero primo appuntamento, tipo il classico in-

Giorgia e Giovanni, sempre in Frecciarossa per amore

vito a cena, l’imbarazzo della conoscenza e del primo

bacio. Così, lui ha pensato di scrivere le tappe di un

ipotetico primo incontro, consegnandomi una “pergamena

con istruzioni” una sera che siamo usciti insieme.

È stato un dono straordinario, divertente e intimo, che

ha raccontato molto di noi.

Un consiglio o una curiosità da condividere?

Negli anni le coppie si lasciano e si riprendono, ma

quando si sale sul treno giusto la distanza non conta. I

chilometri non possono separare due cuori. Il prossimo

anno andrò a studiare a Pechino, vorrei che la nostra

relazione proseguisse anche dall’altra parte del mondo.

A.G.

103


PHOTO

SICILIA

SOTTOSOPRA

di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

Photo Gianfranco Ayala

Enormi miniere di zolfo fanno da sfondo a una

piccola rivoluzione democratica in evoluzione.

Siamo a Caltanissetta, negli anni ’40, con

il fascismo alle spalle e la ricostruzione post-bellica

all’orizzonte. Quei luoghi di lavoro rappresentano una

piramide sociale: al vertice i proprietari, al centro i ga-

bellotti, prede o complici della mafia, e in fondo i minatori,

che aspirano a essere considerati operai, con

annessi diritti e garanzie. Partecipe di questo clima è

il fotografo Gianfranco Ayala. La sua famiglia possiede

la miniera Giumentarello, dove si reca per fare amicizia

con i lavoratori, osservare le loro attività e girare il do-

Donne a Caltanissetta (fine anni ‘40)/(late 1940s)

104


cumentario Solfara. Ma con la sua macchina fotografica

volge lo sguardo anche altrove: verso la città e le campagne

intorno, le persone di ogni età e status, immortalate

nel quotidiano o durante cerimonie religiose e

politiche. I suoi scatti e l’opera filmica sono protagonisti

della mostra Sicilia sottosopra, al Teatro dei Dioscuri al

Quirinale di Roma fino al 1° marzo. Un’esposizione dallo

straordinario valore storico e artistico, che evidenzia

l’unico obiettivo di Ayala: catturare la verità di un’emozione.

archivioluce.com/teatro-dei-dioscuri

TeatrodeiDioscurialQuirinale

Ritratto di bambina (inizio anni ‘50)/(early 1950s)

SICILY UPSIDE DOWN

Huge sulphur mines backdrop a small, evolving

democratic revolution. We are in 1940s Caltanissetta,

with fascism behind us and post-war

reconstruction on the horizon. Such workplaces represent

a social pyramid—at its peak are the owners, at the centre

the gabellotti as the prey of or accomplices to the mafia,

and the miners at the bottom, from where they aspire to be

considered as labourers, with relative rights and guarantees.

It is within this climate that photographer Gianfranco

Ayala operated. His family owned the Giumentarello

mine, where he would go to make friends with the workers,

observe their activities and shoot the documentary

Solfara. Yet he also turned his lens elsewhere—towards

the city and the surrounding countryside, to people of all

ages and statuses, immortalised in everyday life or during

religious ceremonies and political formalities. His shots

and film work are the protagonists of the exhibition Sicilia

Sottosopra (Sicily Upside Down), at the Teatro dei Dioscuri

at the Quirinale in Rome until 1 March. It is an exhibition

of extraordinary historical and artistic value, highlighting

Ayala’s only objective: to capture the truth behind an

emotion.

105


PHOTO

MEN & ANIMALS

A TORINO, MILANO E FORTE DI

BARD UN VIAGGIO ATTRAVERSO

LE IMMAGINI DEI MIGLIORI

FOTOGRAFI DEL PIANETA

di Silvia Del Vecchio - s.delvecchio@fsitaliane.it

A JOURNEY THROUGH THE IMAGES

OF THE BEST PHOTOGRAPHERS

ON THE PLANET IN TURIN, MILAN

AND FORTE DI BARD (AOSTA)

Celano storie e racconti del nostro passato e del

nostro presente le oltre 200 immagini della Collezione

Bertero realizzate da una cinquantina di

autori provenienti da tutto il mondo e selezionate da Walter

Guadagnini, Barbara Bergaglio e Monica Poggi, curatori

della mostra Memoria e passione. Da Capa a Ghirri. Così a

Over 200 images from the Bertero Collection,

taken by about fifty photographers from

all over the world and selected by Walter

Guadagnini, Barbara Bergaglio and Monica Poggi,

curators of the exhibition, conceal stories and tales of

our past and present. From Capa to Ghirri. And so Turin,

Mario De Biasi, Gli italiani si voltano. Moira Orfei (1954)

© Archivio Mario De Biasi distribuito da Mondadori Portfolio

106


Luigi Ghirri, Alpe di Siusi (1979)

© eredi di Luigi Ghirri

Torino, dal 20 febbraio al 10 maggio nelle sale di Camera -

Centro Italiano per la Fotografia, spiccano i nomi di Bruno

Barbey, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Robert

Capa, Lisetta Carmi, Henri Cartier-Bresson, Mario De Biasi,

Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Ferdinando Scianna e Michele

Zaza, solo per citarne alcuni.

Protagonisti degli scatti sono contadini, preti, nobildonne,

militari, bambini ma, soprattutto, i fotografi che hanno

impresso su pellicola il ricordo di tante vicende. Maestri

dell’obiettivo che compongono un racconto dell’Italia appena

liberata dal fascismo, dove, nonostante macerie e

povertà, è forte la voglia di vivere e di amarsi. Capolavori

che hanno fatto la storia della fotografia internazionale

come La strada per Palermo di Robert Capa (1943), il reportage

dedicato al nostro Paese da Henri Cartier-Bresson nel

1952 e Gli italiani si voltano di Mario De Biasi (1954), dove un

gruppo di uomini ammira la bellezza di Moira Orfei mentre

passeggia per le strade di Milano. La raccolta abbraccia

anche i decenni successivi, quando si afferma un nuovo

modo di intendere l’immagine, meno documentaria e più

concettuale. «Una mostra che rivela la lungimiranza di Guido

Bertero non solo nella sensibilità dell’acquisizione di

grandi autori per la sua collezione, ma anche nella lettura

del secolo scorso», precisa Guadagnini.

camera.to

CameraTorino Camera_Torino camera_torino

from February 20 to May 10 in the rooms of Camera

- Centro Italiano per la Fotografia, will be hosting

renowned photographers such as Bruno Barbey,

Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa,

Lisetta Carmi, Henri Cartier-Bresson, Mario De Biasi,

Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Ferdinando Scianna and

Michele Zaza, just to name a few.

The protagonists of the shots are farmers, priests,

noblewomen, soldiers, and children, but above all, the

photographers who have immortalised the memory of

so many events on film. Masters of the lens composing

the story of an Italy just freed from fascism, one where

the desire to live and love one another stands out

amongst the rubble and poverty. Masterpieces that

have made the history of international photography

such as La strada per Palermo by Robert Capa (1943),

the 1952 Italian reportage by Henri Cartier-Bresson and

Gli italiani si voltano by Mario De Biasi (1954), where a

group of men admire the beauty of Moira Orfei as she

walks the streets of Milan. The collection also embraces

the following decades, when a new, less documentary

and more conceptual way of understanding the image

took hold. As Guadagnini explains, it is “an exhibition

that reveals Guido Bertero’s far-sightedness not only in

his sensitivity to acquire the work of great artists for his

collection, but also in his reading of the last century.”

TORINO

60 FRECCE AL GIORNO/A DAY

107


PHOTO

Gianni Viviani, Fish lady in Anakao

Madagascar (2005)

108


I colori del Madagascar catturati

da Gianni Viviani contrapposti alle

suggestive atmosfere occidentali

di Ludovica Sagramoso Sacchetti.

Sono gli Appunti di viaggio di

due fotografi italiani, alla Galleria

Francesco Zanuso di Milano dal

6 al 27 febbraio (ingresso libero).

Un peregrinaggio con la macchina

al collo, ma anche un percorso

interiore che sa emozionare,

in 40 scatti inediti che, partendo

da momenti di vita quotidiana,

comunicano ciascuno un proprio

messaggio e un differente sentire

e percepire il mondo.

Nel sorriso di un bambino, nello

sguardo seducente di una donna e

nell’umiltà della fatica tratteggiata

sul viso di un uomo esplode tutta

«la dignità di un’umanità fatta di

stenti e piccole cose, che la mia attenzione

arricchiva di luci e ombre,

con delicatezza e rispetto», spiega

Gianni Viviani. A fargli da controcanto

le atmosfere di Ludovica

Sagramoso Sacchetti, mossa dalla

voglia di cambiamento e di contatto

con nuovi spazi, persone e

luoghi. Mettendo, così, in relazione

gli individui attraverso le immagini,

immersa nelle contraddizioni della

nostra routine, da Milano all’Italia

intera. Perché, puntualizza la fotografa,

«il pensiero creativo non si

accontenta della quotidianità, ma

attraverso esperienze inedite cerca

nuove risposte».

galleriafrancescozanuso.com

The colours of Madagascar

captured by Gianni Viviani

contrast with the suggestive

Western atmospheres of Ludovica

Sagramoso Sacchetti. These are

the Travel notes of two Italian

photographers, at the Francesco

Zanuso Gallery in Milan from 6 to

27 February (free admission). A

pilgrimage with the camera around

his neck, but also an exciting inner

journey, in 40 unpublished shots in

which each, starting from moments

of daily life, communicates its own

message and a different feeling

and perception of the world.

In the smile of a child, in the

seductive gaze of a woman and

in the humility of the fatigue

sketched on a man’s face explodes

all “the dignity of a humanity made

of hardships and little things,

enriched by my attention with light

and shadow, with delicacy and

respect”, explains Gianni Viviani.

His work is counterbalanced by

the atmospheres of Ludovica

Sagramoso Sacchetti, driven by the

desire for change and contact with

new spaces, people and places.

The result places individuals in

relation through images, immersed

in the contradictions of our

routine, from Milan to the whole of

Italy. Because, the photographer

points out, “creative thinking is

Ludovica Sagramoso Sacchetti

Riflessi in Galleria, Milano (2019)

109


PHOTO

Yongqing Bao, The moment, China

Joint Winner 2019/Behaviour: Mammals

Grand title winner-Wildlife Photographer of the Year 2019

Quando l’uomo incontra la natura e ne

riconosce la sua potenza e verità negli

animali, ecco apparire i più bei ritratti

dal pianeta Terra. E a mostrarceli, ogni

anno, è Wildlife Photographer of the

Year, il più importante riconoscimento

dedicato alla fotografia naturalistica

promosso dal Natural History Museum

di Londra. C’è tempo fino al 2 giugno

per ammirare al Forte di Bard (AO) le

oltre 100 immagini vincitrici nelle 19

categorie del premio selezionate tra

ben 48mila scatti provenienti da 100

Paesi. A vincere il prestigioso titolo

2019 è il cinese Bao Yongqin con The

Moment, l’incontro-scontro tra una

volpe e una marmotta uscita dalla

tana dopo il letargo, sull’altopiano del

Qinghai, in Tibet. Uno scatto che cattura

insieme il potere del predatore

e il terrore della sua preda. Il premio

per lo Young Wildlife Photographer

of the Year va invece al quattordicenne

neozelandese Cruz Erdmann,

per Night glow by, che riprende un

calamaro durante un corteggiamento

notturno al largo di Sulawesi, in Indonesia.

Per le categorie 15-17 anni e

Behaviour: Amphibians and Reptiles

sul podio due italiani, rispettivamente

il giovane Riccardo Marchegiani,

con Early riser e l’altoatesino Manuel

Plaickner, con Pondworld. Una femmina

di babbuino con il suo cucciolo

ritratta all’alba nel Parco Nazionale

del Simien, in Etiopia, per il primo, e

delle rane in uno stagno, durante il

periodo dell’accoppiamento in Alto

Adige, seguite invece dal secondo

ogni primavera, durante la migrazione,

per oltre un decennio.

fortedibard.it

not satisfied with everyday life, but

seeks new answers through new

experiences”. The most beautiful

portraits from planet Earth appear

when man meets nature and

recognises its power and truth in

animals. Each year, they are shown

to us by Wildlife Photographer of

the Year, the most important award

dedicated to nature photography

promoted by the Natural History

Museum in London. You have until

2 June to admire the over 100

winning images in the 19 award

categories selected from 48,000

shots from 100 countries at Forte di

Bard (Aosta). The prestigious 2019

award went to China’s Bao Yongqin

with The Moment, the encounterclash

between a fox and a marmot

that came out of its den after

110


Manuel Plaickner, Pondworld, Italy

Winner 2019/Behaviour: Amphibians and Reptiles

hibernation on the Qinghai plateau

in Tibet. A shot that captures

together the power of the predator

and the terror of its prey. The award

for Young Wildlife Photographer of

the Year went to 14-year-old New

Zealander Cruz Erdmann, for Night

glow by, who filmed a squid during

a night-time courtship off Sulawesi,

Indonesia. For the 15-17 years old

and Behaviour: Amphibians and

Reptiles categories, two Italians

reached the podium, respectively

the young Riccardo Marchegiani,

with Early riser and the South

Tyrolean Manuel Plaickner, with

Pondworld. The first portrayed a

female baboon with her baby at

dawn in the Simien National Park,

Ethiopia, while the second followed

the migration of frogs in a pond

during the mating period in South

Tyrol every spring for more than a

decade, to capture his winning shot.

Riccardo Marchegiani, Early riser, Italy

Winner 2019/15-17 years old

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giorno le Frecce che collegano la Laguna al resto d’Italia: 40 in direzione Bologna, Firenze e Roma, tra cui i nuovi

Frecciarossa e Frecciargento veloci con percorrenza Mestre-Tiburtina in sole 3h 15’, 48 in direzione Verona, Brescia e Milano

e 4 verso la costa Adriatica. In più, chi programma una vacanza nel capoluogo veneto con Trenitalia può acquistare sia

il viaggio in treno che il voucher per il trasporto pubblico locale a bordo dei mezzi pubblici Actv: vaporetti a Venezia e per

il Lido e le isole, autobus a Mestre, Marghera e sulla terraferma. È possibile ritirare i biglietti Actv utilizzando il codice del

voucher acquistato sui canali di vendita Trenitalia, presso le emettitrici automatiche Actv o nei punti vendita Venezia Unica.

trenitalia.com | actv.avmspa.it

114


CON

FRECCIAROSSA

LE GIORNATE

SI ALLUNGANO

Maggiori possibilità di vivere i propri appuntamenti

senza stress e senza fretta,

grazie alla novità dei rientri serali da

Torino a Milano e viceversa e da Milano a Bologna.

Per sfruttare al massimo le giornate del weekend,

ogni venerdì, sabato e domenica una nuova corsa

Frecciarossa parte alle 23 da Torino Porta Nuova

e arriva a Milano Centrale alle 00:02, con fermate

intermedie a Torino Porta Susa e Rho Fiera Milano.

In direzione contraria il Frecciarossa parte da Milano

Centrale alle 23.05 e arriva a Torino Porta Nuova

alle 00:12, fermando a Rho Fiera e Torino Porta

Susa. Mercoledì e giovedì le giornate si allungano

per chi viaggia da Milano a Bologna, grazie alla

nuova corsa Frecciarossa che parte da Milano

Centrale alle 22:40 e arriva a Bologna Centrale alle

23:54, con fermate intermedie a Milano Rogoredo

e a Reggio Emilia AV.

115


OFFERTE E SERVIZI

VIAGGIA LEGGERO

CON TRENITALIA

E TNT

Fino al 31 marzo con Viaggia leggero è possibile spedire i propri bagagli risparmiando il 30% sulle tariffe online del

sito TNT — sezione “Spedisci ora” — inserendo nel campo “Promozione” il codice “BAGAGLIO30”.

Grazie all’accordo Trenitalia-TNT si può scegliere infatti di viaggiare comodamente con Trenitalia e affidare a TNT

la consegna di valigie, borse e zaini, che verranno recapitati direttamente presso l’hotel o l’indirizzo desiderato a un prezzo

super conveniente.

Per informazioni sulle limitazioni del servizio e sulla promozione Viaggia leggero visitare il sito trenitalia.com

116


PORTALE FRECCE

WWW.PORTALEFRECCE.IT

INTRATTENIMENTO GRATUITO, FACILE E VELOCE

Il portale FRECCE rende più piacevole il viaggio grazie ai numerosi servizi gratuiti disponibili a bordo dei treni Frecciarossa e

Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge. Per accedere basta collegarsi alla rete WiFi, digitare www.portalefrecce.it

o scaricare l’app Portale FRECCE da App Store e Google Play. Ulteriori dettagli, info e condizioni su trenitalia.com

SCELTI PER VOI

CINEMA

Un ragazzo d’oro

La verità è che

non gli piaci

abbastanza

Appena un

minuto

La buca

Gli uomini d’oro

NEWS

NOTIZIE ANSA SUI PRINCIPALI FATTI QUOTIDIANI AGGIORNATE

OGNI ORA

GLI ALTRI SERVIZI DISPONIBILI

GIOCHI

Azione, sport,

logica e tanto altro

a disposizione di

grandi e piccoli

viaggiatori

SERIE E PROGRAMMI TV

Una selezione di

serie e programmi

tv nazionali e

internazionali

BAMBINI

Cartoni e

programmi

per i piccoli

viaggiatori

EDICOLA DIGITALE

Quotidiani e

riviste nazionali e

internazionali

AUDIOLIBRI

Audiolibri di

vario genere

anche per

bambini

INFO DI VIAGGIO

Informazioni in

tempo reale su

puntualità, fermate,

coincidenze

INTERNET WIFI

Connessione a

Internet tramite

WiFi

di bordo

MUSICA

Il meglio

della musica

contemporanea

italiana e straniera

CORSO DI INGLESE

Oltre 100 lezioni

per imparare

l’inglese

viaggiando

LIBRI E GUIDE

Circa 200

contenuti tra

libri ed estratti di

guide turistiche

Per assistenza è possibile contattare il numero verde Telecom Italia 800.287515 Opzione 1, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 22

117


PROMOZIONI

A/R IN GIORNATA

Promozione per chi parte e torna nello stesso giorno con le Frecce a prezzi fissi,

differenziati in base alle relazioni e alla classe o al livello di servizio. Un modo comodo

e conveniente per gli spostamenti di lavoro 1 .

CARNET 10 E 5 VIAGGI

I Carnet Trenitalia sono sempre più adatti

a tutte le esigenze. Si può scegliere quello

da 10 viaggi al prezzo di 8 euro (-20%

sul prezzo Base) oppure il Carnet 5 viaggi

con la riduzione del 10% sul prezzo Base.

Riservato ai titolari CartaFRECCIA, il Carnet

è nominativo e personale. L’offerta è

disponibile per i treni Frecciarossa, Frecciargento,

Frecciabianca e Intercity 3 .

INSIEME

Offerta dedicata ai gruppi da 2 a 5

persone per viaggiare con uno sconto

del 30% sul prezzo Base di Frecce,

Intercity e Intercity Notte. La promozione

è valida in 1^ e 2^ classe e nei

livelli di servizio Business, Premium e

Standard. Sono esclusi il livello Executive,

il Salottino e le vetture Excelsior

4 .

A/R WEEKEND

Promozione per chi parte il sabato

e torna la domenica con le

Frecce a prezzi fissi, differenziati

in base alle relazioni e alla

classe o al livello di servizio. La

giusta soluzione per visitare le

città d’arte nel fine settimana

senza stress e lasciando l’auto

a casa 1 .

118


BIMBI GRATIS

Con Trenitalia i bambini viaggiano gratis in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca

e Intercity nei livelli Business, Premium e Standard e in 1^ e 2^ classe. Gratuità

prevista per i minori di 15 anni accompagnati da almeno un maggiorenne, in

gruppi composti da 2 a 5 persone 2 .

TUTTE LE ALTRE OFFERTE E LA GAMMA DEI PREZZI SU

TRENITALIA.COM

1. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda del treno e della classe/livello di servizio. Acquistabile entro le ore 24

del terzo giorno precedente la partenza del treno. Il cambio prenotazione/biglietto è soggetto a restrizioni. Il rimborso non è

consentito. Offerta non cumulabile con altre riduzioni, compresa quella prevista a favore dei ragazzi.

2. I componenti del gruppo che non siano bambini/ragazzi pagano il biglietto al prezzo Base. Offerta a posti limitati e variabili

rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni.

Acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza.

3. Il Carnet consente di effettuare 10 o 5 viaggi in entrambi i sensi di marcia di una specifica tratta, scelta al momento dell’acquisto

e non modificabile per i viaggi successivi. Le prenotazioni dei biglietti devono essere effettuate entro 180 giorni dalla data di

emissione del Carnet entro i limiti di prenotabilità dei treni. L’off erta non è cumulabile con altre promozioni. Il cambio della

singola prenotazione ha tempi e condizioni uguali a quelli del biglietto Base. Cambio biglietto non consentito e rimborso soggetto

a restrizioni.

4. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda del treno, della classe/livello di servizio e del numero dei componenti

del gruppo. Acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza del treno. Cambio prenotazione/biglietto e

rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre riduzioni a eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi.

119


FOOD ON BOARD

Il viaggio nel viaggio

GUSTALI A BORDO

Che cosa possono avere in comune una stella della cucina mediterranea e una star di Hollywood? Nel 1947 una giovanissima

e sconosciuta Marilyn Monroe vince un concorso di bellezza e viene eletta Miss Carciofo. Il titolo fa un po’ ridere,

ma sappiamo per certo due cose: Marilyn era uno schianto e il carciofo è una bontà. E non solo, è anche salutare, perché

il gustoso ortaggio contiene sali minerali utili al nostro organismo e un principio attivo, la cinarina, che favorisce la digestione.

A febbraio Itinere propone a bordo delle Frecce i carciofi spadellati, un piatto semplice, saporito e con un delizioso

retrogusto amarognolo, perfetto per accompagnare la scaloppa di maiale al marsala.

Scopri tutti i menù a bordo treno su itinere.it

120


© Lorenzo Rui

FRECCIAROSSA

STRACOTTO DI MANZO AL VINO

ROSSO CON PURÈ DI PATATE

Lista della spesa (per 4 persone)

600 gr di spezzatino di manzo, 500 ml di vino rosso, 1 cucchiaio di concentrato

di pomodoro, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 3 cucchiai di jus di manzo,

3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, qualche rametto di rosmarino, 650

gr di patate, 220 ml di latte, 50 gr di burro, 2 cucchiai di Grana Padano grattugiato,

noce moscata, sale marino iodato e pepe nero q.b.

Preparazione

Condire la carne con sale e pepe e metterla a marinare nel vino con il rosmarino

per almeno 6 ore. Trascorso il tempo necessario, scolare lo spezzatino

dalla marinatura. Lavare le patate e lessarle con la buccia per circa

30 minuti. Scaldare 3 cucchiai di extravergine d’oliva in una casseruola e

cuocere la carne a fiamma alta, girandola di tanto in tanto. Non appena

sarà ben brunito, togliere lo spezzatino dalla casseruola e tenerlo in caldo.

Nella stessa pentola, fare appassire la cipolla a fette insieme al concentrato

di pomodoro. Sfumare con un bicchiere di marinatura e completare

la salsa con lo jus di manzo. Rimettere la carne nella casseruola, abbassare

la fiamma e cuocere per circa 2 ore, aggiungendo via via la marinatura

fino a esaurimento. Nel frattempo, sbucciare le patate e passarle con

lo schiacciapatate direttamente in pentola. Unire il burro e amalgamare

bene, poi portare a bollore il latte e aggiungerlo un po’ alla volta. Mescolare,

regolare di sale e pepe e, infine, amalgamare la purea con il Grana

Padano grattugiato e la noce moscata. Una volta cotto lo spezzatino, regolare

di sale e pepe e servire con la sua salsa e il purè come contorno.

Vino consigliato

Principe Nero d’Avola Dop, Sicilia

Un rosso corposo e morbido, dal colore violaceo. Al naso è caratteristico

con sentori di sottobosco. Perfetto l’abbinamento con secondi di carne,

arrosti alla griglia e formaggi stagionati.

GOURMET

by

Carlo Cracco

Menù Frecciarossa by Carlo Cracco

121


122

CARTAFRECCIA


MOSTRE IN TRENO

E PAGO MENO

PER I SOCI CARTAFRECCIA SCONTI

E AGEVOLAZIONI NELLE PRINCIPALI

SEDI MUSEALI E DI EVENTI IN ITALIA

I grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie del XX

secolo, tra cui Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Renoir, Van Gogh e Picasso,

tutti riuniti nella Città del Duomo. Guggenheim. La Collezione Thannhauser.

Da Van Gogh a Picasso a Palazzo Reale, fino al 1° marzo, espone per la prima

volta in Italia la raccolta di opere che il commerciante d’arte Justin K. Thannhauser

ha donato nel 1963 alla Solomon R. Guggenheim Foundation. La tappa meneghina

è infatti l’ultima di un tour inedito per l’Europa, iniziato al Guggenheim di

Bilbao, in Spagna, e proseguito nel 2019 all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence,

in Francia. Poi i dipinti torneranno negli Stati Uniti.

In mostra a Milano, oltre a 13 capolavori di Pablo Picasso, le opere di Manet,

Degas, Gauguin e anche: Gli artiglieri (c. 1893-1895) e I giocatori di football (1908)

di Henri Rousseau, Nudo, paesaggio soleggiato (c. 1909-1912) di Henri Matisse e

Montagna blu (1908-1909) di Vassily Kandinsky, quadro fondamentale nel percorso

dell’artista, molto amato da Solomon R. Guggenheim.

Promozione 2x1 per i soci CartaFRECCIA in possesso di biglietto delle Frecce

con destinazione Milano.

palazzorealemilano.it

IN CONVENZIONE ANCHE

TORINO

• Hokusai Hiroshige Hasui. Viaggio

nel Giappone che cambia, fino al 16

febbraio alla Pinacoteca Agnelli

• Andrea Mantegna fino al 4 maggio

a Palazzo Madama

VENEZIA

• Collezione Peggy Guggenheim

MILANO

• Museo della Scienza

• De Pisis, fino al 1° marzo al Museo

del Novecento

• Elliot Erwitt. Family, fino al 15 marzo

al Mudec

GENOVA

• Museo di Genova

FERRARA

• De Nittis e la rivoluzione dello

sguardo fino al 13 aprile a Palazzo

Diamanti

BOLOGNA

• Etruschi. Viaggio nella terra dei

Rasna fino al 24 maggio al Museo

Civico Archeologico Bologna

FIRENZE

• Inside Magritte, fino al 1° marzo alla

chiesa di Santo Stefano al Ponte

• Fondazione Franco Zeffirelli

ROMA

• Gabriele Basilico fino al 13 aprile a

Palazzo delle Esposizioni

• Jim Dine dal 4 febbraio al 31

maggio a Palazzo delle Esposizioni

NAPOLI

• National Geographic Climate

Change, fino al 31 maggio al Museo

Archeologico Nazionale

• Napoli Napoli, fino al 21 giugno al

Museo di Capodimonte

• Joan Miró. Il linguaggio dei segni

fino al 23 febbraio al Pan

Info su trenitalia.com

Vassily Kandinsky

Montagna blu, (1908-09)

Olio su tela, 106 x 96,6 cm

Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Solomon R. Guggenheim Founding Collection, Donazione

Joan Miró

Ballerina (1924)

Portuguese State Collection in deposit

in Fundação Serralves

Courtesy Succesió Miró by SIAE 2019

© Filipe Braga/Fundação Serralves, Porto

123


Oulx-Bardonecchia

NETWORK // ROUTES // FLOTTA

Courmayeur

Aosta

Torino

Madonna di Campiglio Ora

Bergamo

Milano

Genova

Brescia

Reggio Emilia AV

NO STOP

Modena

Bologna

La Spezia

Pisa

Trento

Verona

Bolzano

Mantova

Firenze

Siena

Vicenza

Val Gardena

Perugia

Val di Fassa-Val di Fiemme

Cortina d’Ampezzo

Udine

OLTRE 300

Treviso

Trieste

Venezia

Padova

Ravenna

Assisi

Rimini

Ancona

FRECCE

E FRECCIALINK

AL G I O R N O

Pescara

Roma

Fiumicino

Aeroporto

Caserta

Foggia

Napoli

Matera

Bari

Lecce

Salerno

Potenza

Taranto

Sapri

Sibari

Paola

Lamezia Terme

LEGENDA:

Reggio di Calabria

I collegamenti da/per Bardonecchia sono attivi nei fine settimana fino al 29 marzo 2020

I collegamenti Freccialink per la montagna sono attivi nei fine settimana fino al 29 marzo 2020

Maggiori dettagli su destinazioni e giorni di circolazione su trenitalia.com

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce

Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com

FRECCIAROSSA ETR 1000

Velocità max 400 km/h

Velocità comm.le 300 km/h

Composizione 8 carrozze

Livelli di servizio Executive, Business,

Premium, Standard

Posti 457

WiFi

Presa elettrica al posto

Servizi per persone con disabilità

Fasciatoio

124


UN

NETWORK

DI

OLTRE

100 CITTÀ

COLLEGAMENTI

GIORNALIERI E DURATA

MINIMA DEL VIAGGIO

104 Frecciarossa

Milano-Roma 3h 10’

FRECCIAROSSA

FRECCIAROSSA ETR 500

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze

4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 574

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 700

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 500

WiFi | Presa elettrica e USB al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

1 a

40 Frecciarossa e

Frecciargento

Roma-Venezia 1 3h 15’

FRECCIARGENTO ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 432

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

16 Frecciarossa e

Frecciargento

Roma-Verona 3h 18’

FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 489

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

48 Frecciarossa

Milano-Venezia 2 2h 15’

I tempi minimi indicati si riferiscono alla soluzione

di viaggio più veloce con una delle tre Frecce, dalle

stazioni centrali dove non specificato.

I collegamenti comprendono sia i servizi di andata

che di ritorno. Sono previste variazioni nel fine

settimana e in alcuni periodi dell’anno.

Maggiori dettagli per tutte le soluzioni su

trenitalia.com

1 Durata riferita al collegamento tra Roma Tiburtina e

Venezia Mestre

2 Durata riferita al collegamento tra Milano Centrale e

Venezia Mestre

FRECCIABIANCA

Velocità max 200 km/h | Velocità comm.le 200 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 603

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 479

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

125


PRIMA DI SCENDERE

FOTO DEL MESE

Al Mudec - Museo delle Culture di Milano fino al 15 marzo, 60 scatti del celebre fotografo Elliot Erwitt interpretano le

sfaccettature di un concetto così inesprimibile e totalizzante come quello della famiglia.

«Elliot Erwitt Family è un piccolo campionario di storie umane. Il suo racconto per immagini ci ricorda che possiamo essere

la famiglia che scegliamo. Da quella americana, ingessata e rigida, che posa sul sofà negli anni ’60 a quella che infrange la

barriera della solitudine eleggendo a membro l’animale prediletto», spiega la curatrice Biba Giacchetti. Così l’amore, tema

universale, è interpretato dal fotografo statunitense con il suo stile potente e leggero, romantico e gentilmente ironico.

Lui e lei, soli, in casa, vestiti con abiti dimessi, ballano stretti stretti. Lei cinge il braccio attorno al collo del suo uomo, lui la

bacia; la loro pista da ballo è la cucina di un appartamento di poche pretese. Da questa istantanea rubata, presa dalla stanza

accanto – segno della grande familiarità tra il fotografo e la coppia – si diffondono intimità e tenerezza. I due innamorati sono

il fotografo svizzero Robert Frank e sua moglie, l’artista inglese Mary Lockspeiser. Erwitt e Frank si conobbero nel 1947, sulla

nave che li portava in America dalla Francia, e condivisero un appartamento a New York nel 1950.

mudec.it mudec.museodelleculture mudecmi mudec_official elliotterwitt

Sconti Trenitalia

Valencia, Spagna (1952)

© Elliot Erwitt

126


PRIMA DI SCENDERE

FONDAZIONE FS

VIAGGIO A RITROSO

NEL TEMPO

DA NAPOLI A CASERTA CON IL REGGIA EXPRESS

DELLA FONDAZIONE FS ITALIANE

di Ernesto Petrucci

© G. Di Salvia - Archivio Fondazione FS Italiane

Il treno d’epoca Reggia Express

«La posizione è di eccezionale bellezza, nella più lussureggiante piana del mondo,

ma con estesi giardini che si prolungano fin sulle colline»

[Johan Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia, 1816-17]

Il treno alla Reggia di Caserta arrivò presto. A volerlo

e a realizzare la strada ferrata da Napoli a Caserta

nel 1843 fu lo stesso Ferdinando II di Borbone, il

sovrano che, nel 1839, aveva inaugurato la prima ferrovia

sul suolo italiano da Napoli a Portici. A Caserta i Borboni

possedevano una delle regge più belle del mondo,

fatta costruire nella seconda metà del XVIII secolo

dal grande architetto Luigi Vanvitelli. L’edificio, ultimo

capolavoro del Barocco italiano, era uno scrigno di arte

SAVE THE DATE TRENI STORICI

9 e 23

16

1

FEBBRAIO

Transiberiana d’Italia e Pietrarsa Express

Transiberiana d’Italia e Reggia Express

MARZO

Transiberiana d’Italia e Archeotreno Campania

alla cui realizzazione furono chiamati i maggiori artisti

del tempo, circondato da un immenso parco lungo più

di tre chilometri, con fontane, sculture, opere idrauliche,

sfondi scenografici, giardini all’italiana e all’inglese.

La famiglia reale vi si recava per ristorarsi nella stagione

estiva e, per questo, il re volle che il treno, da

poco introdotto nel Regno, vi arrivasse con comodità.

Diede perciò ordine di costruire una stazione adeguata

allo scopo che fu realizzata, con due piccoli ed eleganti

padiglioni ottagonali, proprio di fronte al grande viale di

accesso al palazzo.

Oggi quella stazione reale non c’è più, ma è possibile

comunque raggiungere la Reggia di Caserta con un

treno che ci fa rivivere il sapore della storia: il Reggia

Express, il convoglio storico della Fondazione FS Italiane,

composto con materiale d’epoca, che parte dalla

stazione di Napoli Centrale e, in circa mezz’ora, ci conduce

nello splendore di uno dei monumenti più belli

d’Italia.

127


PRIMA DI SCENDERE

FUORI LUOGO

di Mario Tozzi mariotozziofficial OfficialTozzi

[Geologo Cnr, conduttore tv e saggista]

GHIACCIAI CHE CEDONO

In passato l’arco alpino era la barriera naturale più impervia d’Europa

ma, nello stesso tempo, la più affrontata. Tito Livio narra

che nel 218 a.C. Annibale varcò le Alpi non solo con 90mila uomini

e 12mila cavalli, ma, addirittura, con 37 elefanti. Faceva forse

caldo allora, per cause naturali, ma oggi la situazione sembra peggiorata.

Il ghiacciaio più importante d’Italia, la Vedretta del Mandrone

all’Adamello (TN), nel XIX secolo misurava circa tremila ettari ed

era sostanzialmente intatto. Poi siamo passati ai 1.800 ettari del 2003

fino ai 1.500 del 2007 e ai 1.000 attuali. Un tasso di arretramento fra

cinque e 20 metri all’anno, un dato terribile. La temperatura dell’atmosfera

si sta surriscaldando e, se si ritira il ghiacciaio più vasto delle

Alpi italiane, anche gli altri non possono stare tanto meglio. Inoltre,

la Vedretta sta diventando nera per via dei detriti, che diventano

predominanti rispetto al ghiaccio, ma anche a causa delle polveri inquinanti

sparse nell’atmosfera. I ghiacciai sono parte fondamentale

della grande bellezza italiana, permettono riflessione e solitudine,

attirano turisti: conviene a tutti difenderli, prima che sia troppo tardi.

SAPIENS - UN SOLO PIANETA

La divulgazione scientifica con il volto di Mario

Tozzi torna con otto puntate su Rai3 in prima

serata, ogni sabato dal 15 febbraio.

Sapiens - Un solo pianeta pone domande - e

prova a dare risposte - sull’uomo, la natura, lo

Spazio e il futuro dei sapiens. Il noto geologo

romano si chiede se l’attuale cambiamento

climatico dipenda da noi, se siamo animali uguali

agli altri, se oggi serva ancora la georafia, se

la tecnologia moderna migliori davvero la vita

oppure sia un colossale abbaglio. E, ancora, è

possibile nutrire 7,5 miliardi di sapiens senza

distruggere la Terra? La sconfitta di Napoleone

a Waterloo, i tramonti di Turner, la bicicletta e le

migrazioni dipendono da un vulcano? Svariate

domande a cui Tozzi prova a dare risposte

semplici, seguendo un percorso d’indagine

originale e rigoroso.

raiplay.it/dirette/rai3

Il ghiacciaio dell’Adamello

© Giacomo Meneghello/AdobeStock

128


Viaggi spesso?

Fatti due conti.

Scegli il carnet giusto per te.

Carnet 5 viaggi: risparmi il 10%

Carnet 10 viaggi: risparmi il 20%

Offerte Carnet riservate ai titolari di CartaFRECCIA. Lo sconto indicato si applica al prezzo del biglietto Base. I Carnet sono nominativi e consentono di

prenotare viaggi sulla relazione, tipologia di treno e classe/livello di servizio prescelte entro 180 giorni dall’emissione. Sono disponibili nelle tre versioni per

viaggi in Frecciarossa/Frecciargento, Frecciabianca e Intercity. Non sono utilizzabili per soluzioni di viaggio composte da più treni. Le operazioni di cambio

o rimborso del Carnet e delle singole prenotazioni sono soggette a restrizioni. Info e dettagli su trenitalia.com.

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