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BSKT #7

Il numero di dicembre 2021 di BSKT, il magazine ufficiale di Aquila Basket

Il numero di dicembre 2021 di BSKT, il magazine ufficiale di Aquila Basket

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il magazine di Aquila Basket

DICEMBRE 2021

JORDAN CAROLINE

Spirito Aquila in purezza

IL NUOVO CDA

Trainotti saluta, Nardelli

al suo posto

IL PROFILO

Mike Daum-inator

MARCO MELANDRI

Trentino, il mio mondo perfetto

CAST

Locatelli nuovo presidente


LA TUA IMPRESA CHIEDE DI PLUS.

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SI SALVI CHI PLUS.


BSKT – Il magazine di Aquila Basket

Numero 7/ Dicembre 2021

Registrazione Tribunale di Trento n° 1275

del 10 gennaio 2006

Direttore Responsabile: Luigi Longhi

Redazione: Francesco Costantino Ciampa

e Marcello Oberosler

Direttore Artistico: Daniele Montigiani

Grafica e impaginazione: Lorenzo Manfredi

Hanno collaborato: Luigi Longhi, Andrea Orsolin

Martina Quintarelli, Stefano Trainotti

Fotografie: Daniele Montigiani, Ciamillo e Castoria,

Dennis Fischer

Redazione: Piazzetta Lunelli, 8 -12 – 38122 Trento

Tel. 0461 931035

E-mail: bskt@aquilabasket.it

Spazi pubblicitari: marketing@aquilabasket.it

Tipografia: Grafiche Dalpiaz - Via Stella, 11/B,

38123 Ravina TN

© Copyright Aquila Basket Trento srl

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa rivista

può essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici

o digitali. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge.

Un particolare ringraziamento

ad Alessandro Gilmozzi, chef del ristorante

El Molin di Cavalese.

Numero chiuso alle ore 18 di martedì 26 ottobre 2021

5 I EDITORIALE

6 | AMARCORD

8 | BEST OF LEAGUE

10 I HELLO MY NAME IS

con Giandomenico Siciliano

12 I IL NUOVO CDA

Andrea Nardelli, il nuovo Commander

in Chief

16 I LA COPERTINA

Caroline, spirito Aquila in purezza

20 I L’AVVERSARIO

Mike Daum-inator

26 I L’AVVERSARIA

Le Torri d’Amburgo

31 I IL PROFILO

Marco Melandri

34 I MONDO STATISTICHE

38 I AQUILAB

We Are All One Team

40 I CAST 1

Il mondo in una bottiglia

42 I CAST 2

Alps Blockchain

45 I LA PAROLA AI TIFOSI

46 I FOOD&STYLE

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da lunedì a venerdì, dalle 8.00 alle 20.00


05 | EDITORIALE

Ci ha lasciato da poco Aurelio Massaggia. Per la famiglia Aquilotta

è una perdita dolorosa; una perdita che affonda le radici nella memoria

della nostra storia. La sua Bitumcalor ha significato basket a Trento.

Possiamo dire che c’è stata una pallacanestro prima e una dopo la

Bitumcalor. Aurelio Massaggia, uomo di sport a tutto tondo e per questo

esigente, determinato e sempre molto schietto, non solo è stato un generoso

sponsor ma aveva intuito che da quel gruppetto di amici con in testa la palla a

spicchi, poteva nascere qualcosa di bello, di importante,

che sapesse interpretare al meglio i valori da trasmettere ai più giovani.

E che la sua intuizione fosse stata positiva lo si evidenzierà poi nei tanti anni

che Bitumcalor è rimasta main sponsor di Aquila, accompagnandola

alle soglie del professionismo.

Aurelio Massaggia non è stato solo un illuminato sponsor di Aquila.

Il suo esempio, infatti, è stato poi seguito da molto altre aziende

che in Aquila hanno creduto e ancora di credono. La Bitumcalor ha aperto

una strada che non era affatto scontata, che ha permesso all’Aquila

di crescere e prosperare.

Aurelio Massaggia ci teneva, eccome, all’Aquila. Lui che era stato un

dirigente importante del Calcio Trento, aveva scoperto il basket

e se ne era innamorato. Ne ebbi contezza molti anni fa, quando eravamo

ancora in serie B e andammo a giocare al Paladozza di Bologna contro

la Fortitudo. Non ero presidente e in quell’occasione feci la radiocronaca.

Una partita al cardiopalma finita con la vittoria della Effe per pochissimi

punti. Alcuni giorni dopo incontrai il signor Elio che mi disse (mi dava del

lei nonostante le decine di volte in cui gli chiesi di darmi del tu ma non ci fu

verso): «Ho dovuto spegnere la radio perché non riuscivo a resistere.

La sua radiocronaca mi ha messo addosso un’agitazione fortissima,

che sport che è la pallacanestro…».

Fino al funesto lockdown, Elio era seduto poco distante dal sottoscritto

insieme all’adorata moglie. Confesso, che al termine della partita,

mi sentivo un po’ in soggezione con lui, perché aspettavo il suo commento

che era sempre diretto, senza fronzoli. Se si perdeva cercavo una

giustificazione ma lui mi guardava, scuoteva leggermente il capo,

come dire “non raccontarmi storie”.

E io caro signor Elio, avrei voluto ancora per tanto tempo sentire quella

sottile soggezione del dopopartita che già adesso mi manca.

Grazie di tutto signor Elio. Grazie da parte di tutta la famiglia Aquilotta.

Il Pres

Ne approfitto per fare a tutti i tifosi dell’Aquila gli auguri di un sereno

Natale e di un felice anno nuovo.


6 | AMARCORD


Milano, 2 Giugno 2017

Dolomiti Energia travolge l’Olimpia

Milano 102-82 guadagnandosi

l’accesso alla prima Finale

Scudetto della sua storia.

Nella foto: i festeggiamenti

al centro del campo a fine partita

Daniele Montigiani

@dmontigiani


8 | BEST OF LEAGUE


Trento, 06 novembre 2021

Diego Flaccadori, esulta

con Cameron Reynolds

LBA Seria A, 7° Giornata,

Dolomiti Energia Trentino

Germani Brescia

Daniele Montigiani

@dmontigiani


10 | HELLO MY NAME IS

Hello

my name is

NOME:

GIANDOMENICO SICILIANO

......................................................................................

SOPRANNOME

GIANDO

......................................................................................

IN AQUILA DA:

2017

................................................................................

TI OCCUPI DI:

LOGISTICA

........................................................................

GIOCATORE AQUILA PREFERITO:

TOTO FORRAY

.........................................................................

SPORT PREFERITO:

SNOWBOARD

............................................................................

IG, FB O TW:

INSTAGRAM

.........................................................

PRINCIPALE PREGIO:

GENEROSO

............................................

PRINCIPALE DIFETTO:

SMEMORATO

................................

MATERIA

PREFERITA:

FISICA

.....................

ANIMALE

PREFERITO:

LEONE

.............................

VACANZA

PREFERITA:

BAR SULLA SPIAGGIA

.........................................

CITTÀ DOVE VIVERE:

TRENTO

........................-.........................

HOBBY:

VIDEOGIOCHI, MODELLISMO

E SPORT ALL’APERTO

PIATTO PREFERITO:

PASTA PIENA (MELANZANE, UOVA, POLPETTE DI

CARNE IN STRATI DI SFOGLIA)

......................................................................................

VINO O BIRRA:

BIRRA

......................................................................................

LIBRO O FILM:

LIBRO

.....................................................................

SERIE TV PREFERITA:

SCRUBS E RICK & MORTY

...............................................................

ATTORE E ATTRICE PREFERITI:

BRAD PITT E NICOLE KIDMANI

.................................................................

CANZONE PREFERITA:

CREEP DEI RADIOHEAD

....................................................................

BICICLETTA O MONOPATTINO:

SKATEBOARD

...............................................

CANI O GATTI:

CANI

.......................................

ESTATE O INVERNO:

ESTATE

....................................

TIRO DA TRE O

SCHIACCIATA:

SCHIACCIATA

...................................

IL TUO SALUTO

AI LETTORI:

SEE YOU ON THE

FIELD! EZ


dove tutto è più semplice


12 | IL NUOVO CDA

Andrea Nardelli,

il nuovo Commander

in Chief

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Sprofondato nella poltrona del suo

ufficio di El Segundo, Phil Jackson

guarda compiaciuto Kobe Bryant e

sentenzia: «Basketball is sharing, Kobe.

Basketball is sharing». La pallacanestro

è condivisione. E quanto aveva ragione.

Un mantra utilizzato dall’allenatore Zen

in presenza della sua stella, un mantra

che Aquila ha fatto suo da sempre.

Condivisione dei compiti,

delle informazioni, dei valori.

Un modus operandi che ha messo

il club trentino sulla cartina geografica

del basket dei grandi connotandolo

per la sua serietà e affidabilità.

Non questioni di poco conto in un mondo,

quello dello sport italico,

in cui spesso si promette ma non

altrettanto spesso si mantiene.

A Trento vige la politica dei piccoli passi,

quelli che portano in cima alla vetta

in una visione della vita che sposa

appieno il paesaggio circostante.

Una scalata che, parafrasando (e citando)

Walter Bonatti, non chiede soltanto

difficoltà ma anche bellezza di linee.

E l’Aquila di bellezza ne ha prodotta

parecchia, dentro e fuori dal campo.

A cominciare dalla capacità di anticipare

gli eventi per non essere da essi travolti

quanto, piuttosto, per piegarli alla propria

volontà. In quest’ottica arriva la notizia

che tutti, in città, conoscevano: dal primo

luglio 2021, Salvatore Trainotti rivestirà

full time la sua carica di direttore

generale delle Nazionali. In quest’occa

arriva la notizia che nessuno, in città,

conosceva: contestualmente all’addio di

Trainotti, il consiglio d’amministrazione

del club ha individuato la figura

di Andrea Nardelli come nuovo direttore

generale di Aquila. «Ci inorgoglisce –

commenta il presidente Luigi Longhi -

il fatto che Salvatore vada ad assumere

questo incarico e che sia partito,

e si sia formato, dalla nostra società

quello che, in questo momento,

è uno dei dirigenti più importanti della

pallacanestro italiana.

Significa tanto per tutti quelli che

lavorano qui e hanno di fronte la

dimostrazione che l’impegno porta a

crescere, cosa che, magari,

uno crede non possa realizzarsi partendo

da Trento». A partire da quell’Andrea

Nardelli che ha percorso tutta la scala

emotiva e lavorativa della recente storia

bianco-nera. «La scelta di Andrea –

continua Longhi - è chiara, unanime.

Una scelta di tutto quel consiglio

d’amministrazione che ha visto la bontà

del lavoro da lui svolto finora.

Andrea è una persona che sarà in grado

di portare avanti un’eredità importante

ma, soprattutto, sarà capace di aprire

nuove strade per Aquila Basket che

rimane un laboratorio di cose da fare,

da migliorare e da sviluppare. Io sono

convinto che ci aspetterà un futuro ricco

di soddisfazioni sia in campo che fuori dal

campo». Sono parole importanti quelle

che, cin una certa emozione, Longhi

scolpisce nella memoria collettiva di un

ambiente, mai come in questo momento,

coeso e allineato. «Ci sarà tempo di

salutare Salvatore in maniera esaustiva

“Aquila è mossa

dai valori che mi

sono stati trasmessi,

la strada è tracciata.

Non mi è stato chiesto

di stravolgere questo

modello ma

di portarlo avanti

in maniera

differente ”


“Ci inorgoglisce -

dice Luigi Longhi

- che Salvatore vada

ad assumere questo

incarico e che sia

partito, e si sia

formato, dalla nostra

società quello che,

in questo momento,

è uno dei dirigenti

più importanti della

pallacanestro italiana”

nel corso dell’anno perché lui sarà

pienamente operativo fino al 30 giugno

e opererà un pieno passaggio

di consegne ad Andrea che, comunque,

è già sulla buona strada per prendere in

mano la società.

Lui che è un manager trentino cresciuto

con noi dimostrando che la nostra

cantera funziona anche

a livello dirigenziale perché senza

un management importante, e che si

integri perfettamente con staff tecnico

e giocatori, vengono meno anche

i risultati del campo. Non è un caso che

quanto fatto da Aquila in questi anni

sia figlio dell’unità d’intenti che si è

sviluppata tra le varie anime del club».

E la parola passa, doverosamente,

a quella che per tantissimi è, ancora,

l’anima più riconoscibile di Aquila Basket.

«Questo non è il momento dei saluti –

chiosa un lucido Salvatore Trainotti - ma

solo il momento di condivisione di un

percorso iniziato con Aquila tanto tempo

fa. Le energie di ognuno di noi sono

focalizzate solo e soltanto su questa

stagione. Anche se ci tengo a dire che

sono veramente felice che il CDA abbia

deciso di fidarsi di una persona come

Andrea non perché nato qui ma perché

ha dimostrato di poter rappresentare

al meglio i valori che quotidianamente

esprime questo Club». Parole al miele

da parte di chi ha voluto fortemente

l’ingresso societario di Nardelli in

tempi non sospetti. Quando l’avventura

cestistica era un affare per pochi ma quei

pochi ci avevano già visto lungo.

A cominciare da Trainotti, partito

dalla Serie D per arrivare a un ruolo

di primissimo piano all’interno della

Federazione Italiana Pallacanestro.

«Per quanto riguarda la mia nuova

avventura in Nazionale penso sia

necessario specificare quanto sia

importante per un manager sportivo

far coincidere la propria agenza

personale con quel del club, cosa che io

sempre fatto. Arriva, poi, un mento in cui

ogni persona ha l’ambizione

e la voglia di mettersi in gioco e credo

che sia arrivato questo momento anche

per me». E se per Salvatore il primo

luglio sarà il momento dei saluti non

altrettanto si può dire di Nardelli che,

in quella data, diventerà a pieno titolo


il Commander in Chief. «Prima di

tutto devo un doveroso ringraziamento

al presidente e al CDA. Con questo

passaggio vi raccontiamo quello che è

un momento importante per il Club ma,

al momento attuale, nulla cambia in

termini pratici se non la continuazione

dell’affiancamento che ho, da mesi,

con Salvatore preparandoci a un

momento che arriverà tra qualche mese.

Già da tempo molto scelte vengono

condivise nell’ottica di un percorso di

crescita personale e di club che da tempo

è stato avviato. Io, con molta umiltà, mi

siederò sulla sua sedia forte dei quindici

anni che ho passato al suo fianco e con

la stessa umiltà cercherò di sviluppare

il club secondo quelle che sono state

le richieste del CDA. Dopo un piano di

anni difficili, il nostro obiettivo è quello

di rafforzare il progetto riportando a

sognare i nostri tifosi consolidando la

parte sportiva ma senza dimenticare

tutti gli aspetti che hanno fatto di Aquila

un unicum a livello nazionale: il settore

giovanile, i progetti sociali e tutto quello

che abbiamo sviluppato in questi anni».

In questo contesto ben definito spicca la

figura di un’altra risorsa fondamentale

per il Club e per la sua crescita. «Rudy

Gaddo – chiosa con fermezza Longhi -

è il nostro direttore sportivo.

Insieme a lui abbiamo rinnovato per

quattro anni il contratto di Lele Molin

che diventerà, gioco forza, una figura

sempre più centrale nelle scelte tecniche

del Club. Poi, in determinate situazioni,

si confronteranno con Andrea.

La figura di Rudy, però, diventa ancora

più importante per noi».

Una sottolineatura non banale che

mette, ancora di più, in chiaro le cose

dando autorità e autorevolezza a un ruolo

fondamentale come quello del direttore

sportivo. «La storia di questo club –

precisa Trainotti - ha sempre tenute

sperate le aree tenendo sperati gli ambiti

tra chi doveva governare la crescita del

club e chi doveva poi andare in campo per

realizzare i valori che il club incarnava.

Che, poi, ci sia stata una figura come

la mia non rappresentava un’anomalia

ma una particolarità, le persone sono

in funzione di un’identità societaria.

Noi, comunque, abbiamo sempre avuto

figure come Ralsky, Giuliani e, oggi,

Gaddo che si sono occupati di un ambito

preciso e che mi hanno poi permesso di

raccogliere di raccogliere più meriti di

quelli che, magari, meritavo.

Questo club ha sempre avuto sempre

figure di fiducia in questo ambito».

Nardelli a capo delle operazioni con

Gaddo sotto di lui nel delicato ruolo di

costruttore di sogni (leggasi squadra),

il tutto in un contesto che si sta

sempre più strutturando in termini di

professionalità diffusa. «Questa estate

sono arrivati Francesco Costantino

Ciampa come e Martina Quintarelli. Due

figure che si affiancano a una forza lavoro

che in Sara Biasioni, Andrea Bonetti,

Caterina Mosna e Marcello Oberosler

ha già collaboratori molto validi. A

cominciare da quel Micheal Robinson

che svolge uno straordinario lavoro di

coordinamento della prima squadra».

Il finale è tutto dedicato

a una sorta di manifesto programmatico

che trae forza dalla storia di un club

GOVERNANCE NEWS

unico. «Aquila è mossa dai valori che

mi sono stati trasmessi, la strada è

tracciata. Non mi è stato chiesto di

stravolgere questo modello ma

di portarlo avanti in maniera differente.

Sarà una sfida affascinante.

Siamo una struttura affiata, abbiamo

prospettive più che interessanti a

cominciare dalla possibilità di spostarsi

alle Albere. Abbiamo tanti progetti

consolidando ancora di più il club dopo

aver attraversato un periodo difficile.

Abbiamo l’opportunità di rivedere il

pubblico e, sicuramente, l’evento partita

sarà uno degli aspetti che vogliamo

migliorare avvicinandoci a quei club che

oggi lo fanno la meglio».

La sfida è lanciata, con il suo nuovo

Direttore Generale il club entra nella sua

seconda Repubblica. Il tutto nel segno

della condivisione di valori precisi

e riconoscibili. In una parola: Aquila.

Nella giornata del 4 novembre 2021 la governance di Aquila Basket si è riunita per

nominare il nuovo consiglio d’amministrazione. Luigi Longhi è stato confermato

nel suo ruolo di presidente così come Bruno Giampieretti continuerà a rivestire la

carica di vicepresidente. Il consiglio sarà completato dai consiglieri Andrea Pretti

e Maurizio Scozzi. Giuseppe Borgonovi conserva la sua carica di presidente del

collegio sindacale così come Enrico Bettini e Lorenzo Biscaglia rimangono nel ruolo

di sindaci. L’attuale CDA rimarrà in carica per tre anni.


16 | LA COPERTINA

I due

volti

di JC

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Jordan Caroline fuori dal campo

sembra un’altra persona rispetto

alla versione energica e travolgente

che scende sul parquet: occhiali eleganti,

sguardo solare, modi pacati, un sorriso

radioso costantemente stampato sul viso.

Ciao JC, perché quel sorriso furbo?

Beh sono contento che sia il mio turno

di parlare su BSKT. Ho visto in copertina

DB nello scorso numero, sembrava una

superstar del cinema!

Eri geloso?

No, dai, anzi! Ero contento per lui.

E poi gli ha pure portato fortuna.

Desonta è il compagno di squadra con

cui ti trovi meglio? Siete sempre

lì a ridere e scherzare...

Vado d’accordo con tutti i miei compagni,

ma tra gli americani forse sì.

Siamo più o meno delle stesse parti

degli Stati Uniti, quindi c’è un buon

legame “naturale”.

Però ci tengo davvero a sottolineare

come siamo tutti molto uniti.

La famosa chimica di gruppo.

Credo sia la migliore qualità di questa

squadra. Siamo a un terzo della stagione,

eppure sono già pronto a scommettere

che terremo i rapporti e ci continueremo

a parlare anche dopo la fine di questa

annata, comunque vada. Questo ha un

impatto anche sul campo, perché quando

le cose magari non vanno al meglio

sai sempre di poter contare su un amico

e su un gruppo forte pronto a sostenerti.

E’ più di semplice pallacanestro,

quando hai legami forti con le persone

che ti stanno attorno.

Soddisfatto dell’inizio di stagione,

tuo e della squadra?

Sì, abbastanza. Posso fare di più,

e lo stesso vale per il gruppo in generale.

In campionato dopo le sconfitte con

Milano e Virtus abbiamo avuto un buon

ruolino di marcia, in EuroCup abbiamo

fatto più fatica ma sono sicuro c

he invertiremo presto anche questo trend

perché abbiamo tutte le qualità per farlo.

E’ una questione di tempo, ma non sono

preoccupato: tutto andrà bene.

Sai di essere uno dei giocatori preferiti

dei tifosi di Trento?

No, ma sono molto contento di scoprirlo!

Come dico spesso, io gioco per i tifosi:

mi danno una carica e un’energia

incredibile. Sono onorato di piacere

al pubblico trentino: la gente qui è molto

amichevole e positiva, ti sa accogliere e

motivare, e questo non sono

con i giocatori “locali” ma anche con gli

americani che magari conoscono meno.

Ai tifosi bianconeri ricordi una specie

di via di mezzo tra Dustin Hogue e

Dominique Sutton. Li conosci?

Beh, non li ho visti giocare ma conosco

i risultati che hanno raggiunto con questo

club. Spero di potere anche io come loro

giocare una Finale Scudetto

con la maglia di Trento.

Le impressioni su campionato

ed EuroCup?

In Italia il livello di competizione

è molto alto, e oltre a ottimi giocatori

stranieri ci sono tanti buoni italiani

in tutte le squadre.

Credo che in molti che non hanno mai

“Come dico

spesso, io gioco

per i tifosi:

mi danno una

carica e un’energia

incredibile.

Sono onorato

di piacere

al pubblico trentino:

la gente qui

è molto amichevole

e positiva”


giocato in Italia sottovalutino la bravura

dei ragazzi italiani, sanno giocare

e sanno fare cose importanti per fare

vincere la propria squadra.

Non si può sottovalutare nessuno.

L’EuroCup è subito dietro all’Eurolega

per un motivo: grande squadre, grandi

allenatori, grandi giocatori.

Qualche avversario che ti ha

impressionato finora?

Direi Ante Tomic. E’ stato nel miglior

quintetto di Eurolega per quante,

cinque o sei volte? E poi te lo ritrovi

in EuroCup. C’è tantissimo talento in

questa coppa. Tornando in Italia, Kevin

Hervey della Virtus Bologna: è davvero

forte, sa fare tutto. O Carlos Delfino di

Pesaro: io me lo ricordo in NBA,

oggi a quasi 40 anni ci ha dimostrato

che sa ancora fare la differenza su

un campo da basket. Contro di noi ha

segnato da tutte le posizioni, vederlo dal

vivo mi ha fatto una certa impressione.

Però la lista è lunga, di avversari tosti

ce ne sono un’infinità!

E’ successo qualcosa di inaspettato

durante questi primi mesi di stagione?

Ovviamente gli infortuni. Dover guardare

dalla tribuna alcune partite perché

sei infortunato è qualcosa che non piace

a nessuno: però è importante anche

saper superare le difficoltà

e i momenti duri, avere perseveranza

e determinazione.

Sei sempre stato questo tipo di

giocatore, intenso e di energia,

nella tua carriera?

Sì, sono sempre stato così. Fa sorridere,

perché in realtà fuori dal campo sono uno

davvero molto tranquillo. Credo sia stato

il risultato delle centinaia di partitelle che

da piccolo facevo al campetto

con i ragazzi di qualche anno più grandi

di me. Ho dovuto adattarmi

in fretta e costruire una durezza che mi

aiutasse a reggere il confronto, da allora

intensità ed energia sono le mie armi

caratteristiche.

Qui a Trento quelle caratteristiche si

sposano bene alla “Die-Hard Mentality”

del club.

Sì, decisamente. Mi piace lo spirito

battagliero e la mentalità della

squadra, è qualcosa che si percepisce

dall’organizzazione, dal coach,

dai giocatori che hanno giocato

qui più a lungo.

Dell’allenatore Lele Molin che idea

ti stai facendo?

Coach Lele è un allenatore intenso,

che pretende molto dai propri giocatori:

ha allenato ad altissimo livello

per tanti anni in alcune delle migliori

organizzazioni d’Europa, da uno così puoi

solo imparare. Fa lavorare duro

i giocatori e tutta la squadra,

ma con in testa la crescita individuale

e del gruppo su breve, medio e lungo

periodo. Mi sta aiutando tantissimo

a crescere nel mio adattamento

al basket europeo.

E l’adattamento allo stile di vita europeo

invece come procede? Che tipo sei fuori

dal campo?

Sono un tipo molto tranquillo.

Onestamente, sono un nerd.

Mi piace leggere, guardare documentari.

L’ultimo che ho guardato era sulla vita

di Caligola, l’Imperatore romano.

Caligola?

Sì, sono un grande appassionato

di storia, la studiavo a livello

universitario. L’impero romano è uno

dei periodi storici più affascinanti in

assoluto, ma quello che preferisco

è la storia contemporanea, gli eventi

che nel secolo scorso hanno contribuito

a rendere il mondo quello che è oggi.

Chi è invece il tuo personaggio storico

preferito?

Credo che attingerei dalla storia

contemporanea per sceglierlo.

Dico Patrice Lumumba, il primo

presidente della Repubblica Democratica

del Congo democraticamente eletto.

Se non fosse stato assassinato avrebbe

potuto cambiare il mondo. Se non lo

conoscete, vi ho dato uno spunto

per imparare qualcosa di nuovo.

Passiamo ad un’altra delle tue passioni,

i tatuaggi.

Il mio corpo è come la tela di un pittore,

ricordate che lo dissi anche nella

conferenza stampa di presentazione

qui a Trento? Tatuaggi ne ho davvero

molti, i più significativi sono quelli

dedicati a mio nonno, che è stato

uno dei miei eroi crescendo;

ho il peluche di mio figlio disegnato sul

mio braccio sinistro, un altro in cui ogni

rosa rappresenta uno dei miei fratelli

e sorelle. Il mio preferito però è quello

che rappresenta Venom, il personaggio

della Marvel, sulla mia coscia.

La tua fidanzata Laura è anche lei una

giocatrice di basket professionista?

Sì, e pensa le combinazioni della vita:

qualche settimana fa ha firmato

per la squadra femminile di Badalona,

club che è nel nostro stesso girone di

EuroCup! Lei è spagnola, quindi di fatto

è un ritorno a casa.

A Trento come passi le giornate?

Ti piace la città?

E’ molto bello camminare nel quartiere

dove abito (le Albere, ndr) e in centro,

mi piace fare due passi per schiarirmi

un po’ le idee e per non passare tutto

l’anno in palestra, nel mio appartamento

o in trasferta. Qui intorno ho visto

il Lago di Garda e ho visitato Verona.

Ma mi pare che ovunque ci siano

bellissimi posti qui intorno!

Sai perché Trento è una città famosa

per gli storici?

Dev’essere per qualcosa legato alla

prima guerra mondiale, so che qui

eravamo proprio sul fronte.

Il Concilio di Trento? No, questa mi

manca… Vedrò di informarmi!

“Mi piace

lo spirito

battagliero

e la mentalità

della squadra,

è qualcosa che

si percepisce

dall’organizzazione,

dal coach,

dai giocatori che

hanno giocato

qui più a lungo”


20 | L’AVVERSARIO

Mike

Daum-inator

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DI CIAMILLO & CASTORIA

“Nel cuore

dell’America

cresce un ragazzo

che si mette

in luce proprio nel

liceo della sua città

natale: il salto nella

NCAA però non

è in un’università

di primissima fascia”

Ci sono persone che hanno

la pallacanestro nel sangue.

Mike Daum è una di queste.

Il mai banale Nate Robinson,

in un immortale spot televisivo della

stagione NBA 2019-2010, diceva che

se qualcuno gli avesse aperto il petto,

al posto del cuore avrebbe trovato

una palla da basket.

È una frase che potrebbe avere

pronunciato anche l’ala di Tortona,

uno dei giocatori più strani e

spettacolari apparsi in Serie A

negli ultimi anni.

Strano e spettacolare.

Un mix che sa appassionare

come pochi. La prima cosa che

si nota guardandolo, ancora prima

di vederlo in azione, sono le braccia.

L’apertura alare ufficiale di Mike,

misurata nei giorni in cui prendeva

la strada della NBA, è di 222

centimetri. Duecentoventidue.

Per un ragazzo alto, ma non altissimo

(203), quasi fuori misura.

Quelle braccia chilometriche aiutano

e non poco, ma c’è tanto altro

in Mike Daum.

Nasce e cresce

a Kimball, Nebraska: non siamo

molto distanti dal centro perfetto

degli Stati Uniti. Nel cuore

dell’America cresce un ragazzo

che si mette in luce proprio nel liceo

della sua città natale: il salto nella

NCAA però non è in un’università

di primissima fascia. Va a South

Dakota, lo Stato del Mount

Rushmore. Qualche chilometro a

nord rispetto a casa. E’ proprio a

South Dakota State University che

comincia la storia di “Daum-inator”:

un soprannome più che azzeccato

per un giocatore che aggiorna

almanacchi e pagine dei record

dell’università e dell’intera NCAA.

C’è anche una partita

da 51 punti nell’esaltante percorso

che lo porta a diventare il settimo

miglior realizzatore della storia

del basket collegiale USA, grazie ai

suoi 3.067 punti in 137 partite ufficiali

disputate in quattro stagioni.

Numeri che un sopracciglio lo fanno

alzare anche a qualche squadra NBA.

Ma nella massima lega mondiale


Mike Daum non ci ha ancora messo

piede, se non in qualche match

di Summer League o nei training

camp “allargati” tipici delle franchigie

NBA: un giorno, forse.

Così Mike parte dall’Europa:

il suo primo passo da professionista

è verso la Spagna, sponda Obradoiro.

E Daum-inator si cala subito nella

parte, trovando il suo ruolo e il suo

spazio all’interno di un meccanismo

di squadra che, in Spagna più che

forse da qualunque altra parte,

premia la somma delle singole parti,

più che esaltare le qualità dei solisti.

Così viaggiando a poco più di 9 punti

di media in una ventina di minuti

di utilizzo a partita, Mike mette le

basi per trasformarsi in un giocatore

di sistema per qualunque ambiziosa

squadra europea: un passaggio

per nulla scontato per un atleta

abituato ad essere una vera

e propria stella.

Anche perché per tornare a vestire

i panni del supereroe, ogni estate

Daum ha dalla sua l’appuntamento

fisso con il “The Tournament”,

il torneo che mette in paio due

milioni di dollari per le squadre

“autogestite” formate dagli “ex”

delle varie università americane e

da tanti americani protagonisti in

Eurolega ed EuroCup. A furia di triple

e schiacciate clamorose, l’ala dalle

braccia chilometriche è rimasto nel

cuore di tantissimi tifosi americani

che lo seguono assiduamente anche

nelle sue avventure italiane.

Già, perché in estate Daum-inator ha

scelto proprio l’Italia come sua nuova

casa, e precisamente

la Derthona Tortona dell’ex

bianconero Jamarr Sanders:

una neopromossa con ambizioni di

playoff, con un roster esperto

e compatto, con un progetto sportivo

e non (il nuovo palazzetto è già in

costruzione) che dovrebbe proiettare

rapidamente in Europa i piemontesi.

Daum è un pezzo importante di

questa squadra e di questo progetto,

visto che per età (è un classe ’95)

e qualità ha tutto per trasformare

questa nella sua stagione della

definitiva consacrazione.

In Supercoppa contro Trento

ha segnato 22 punti dando

l’impressione di dominare la partita

su entrambi i lati del campo, i

n stagione nelle sue prime 13 uscite

ufficiali complessivamente sta

segnando tanto (15,7 di media)

e tirando bene (61,9% da due,

tanto per capirsi). E sta regalando

ai tifosi alcune “perle” che

infarciscono gli highlights e le Top

10 settimanali di Legabasket. A

dicembre arriva a Trento

il Daum-inator show. A noi trentini

quel soprannome fa un po’ male al

cuore, ma ce ne faremo

una ragione…


26 | L’AVVERSARIA

Le torri

di Amburgo

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DI DENNIS FISCHER

“L’anno della

pandemia, il

2019/2020, è quello

della sofferenza:

la matricola fatica a

prendere

le misure con

il salto

di categoria”

Ogni anno 13 mila navi approdano

al porto di Amburgo, la città

chiamata non a caso “la porta sul

mondo”. Perché dal freddo Nord

della Germania, Amburgo ti può

catapultare ovunque. La Venezia

del Nord è una città che ti sa rubare

l’anima, intrappolandola nel reticolo

di canali e ponti che la attraversa.

Una città non solo di acqua

e di freddo, ma anche di sport.

E anche di pallacanestro.

Gli Hamburg Towers sono uno dei

club più giovani di tutta l’EuroCup.

È il 2013 quando Pascal Roller decide

di ridare ad Amburgo una squadra

professionistica dopo la bancarotta

che aveva portato alla sparizione

dal basket “pro” degli Hamburg

Tigers. Roller è un ex stella della

pallacanestro tedesca: medaglia di

bronzo al Mondiale 2002

di Indianapolis, visto anche in Italia

con la maglia di Biella nel 2006-07,

MVP del campionato tedesco nel

2004, 122 presenze con la maglia

della Germania senior.

L’idea è quella di ottenere in tempi

rapidi una wild card per la BBL,

la maggiore lega tedesca, ma il

neonato club delle torri ne ottiene

una “solo” per la Pro-A, una sorta

di A2 germanica.

I “bianco-neri-grigi” di Amburgo

cominciano così nell’estate del 2014

la loro avventura nel mondo della

pallacanestro tedesca di alto livello:

le prime quattro stagioni sono di

consolidamento, di metà classifica,

di pazienza. Una pazienza che dà,

eccome, i suoi frutti.

Nel 2019 il quarto posto porta

i “Towers” ai playoff con entusiasmo

ma non certo con i favori del

pronostico: oltre che per i colori della

maglia, ecco in cosa Amburgo può

assomigliare a Trento. Perché alla

storia, nell’anno della promozione

nella massima categoria nazionale,

vince una pazza gara-5 in semifinale

con i favoritissimi Niners Chemnitz.

Il 3-2 con i sassoni il 30 aprile 2019

significa promozione matematica, e

diventa il trampolino di lancio

per imporsi anche in finale di ProA

con Norimberga: è il primo titolo

della storia di un club giovane ma

molto ambizioso.

L’anno della pandemia, il 2019/2020,

è quello della sofferenza:

la matricola fatica a prendere

le misure con il salto di categoria,

nonostante la presenza nel roster

di due giocatori che i tifosi dell’Aquila

e del basket italiano conoscono

bene come i play messicano Jorge

Gutierrez e la guardia olandese

Yannick Franke. Ma mentre i risultati

non arrivano e il mondo di ferma,

ad Amburgo si lavora con lo sguardo

al futuro e le idee chiare.

Con la stagione “annullata”

e la salvezza garantita dal blocco

del campionato.

La guida tecnica della squadra

intanto viene data ad un giovane


“Oggi il volto

di questa Amburgo

giovane e ambiziosa

è l’americano

Caleb Homesley,

classe ’96 prodotto

di un’Università non

certo di prima

fascia come

il Liberty College”

e trascinante allenatore spagnolo,

Pedro Calles, classe 1983 vincitore

un paio di anni prima del premio

di miglior allenatore della BBL alle

redini del Rasta Vechta. Che aveva

portato prima in Bundesliga da

assistente, e poi in semifinale da

head coach eliminando addirittura

la corazzata Bamberg nei quarti

di finale. Ad Amburgo “l’era Calles”

si apre con una stagione in

crescendo, da 21 vittorie e 13

sconfitta che valgono l’accesso

ai playoff, il primo per Amburgo in

Bundesliga. Un sogno che dura tre

partite contro la devastante Alba

Berlino di coach Aito Garcia (3-0 nella

serie) ma che diventa il punto

di partenza per il sogno successivo.

Perché dopo due anni di “sola”

Bundesliga, si compie il passaggio,

voluto e convinto, alla coppa europea

più prestigiosa dopo l’Eurolega:

nell’EuroCup 2021-22 Amburgo cerca

non solo di confermarsi grande,

ma di diventarlo agli occhi di tutta

l’Europa cestistica.

Oggi il volto di questa Amburgo

giovane e ambiziosa è l’americano

Caleb Homesley, classe ’96 prodotto

di un’Università non certo di prima

fascia come il Liberty College

e passato per un anno abbastanza

anonimo in G-League agli Erie Bay

Hawks. Si è presentato segnando

21 punti contro il Partizan Belgrado,

messo alle corde in un quarto finale

in cui i tedeschi sono andati vicini al

colpaccio; ne ha segnati addirittura

29 nella sfida contro il Metropolitans.

Lui e il piccolo play Jaylon Brown

sono il motore della macchina

ben condotta da un coach con idee

chiare e vincenti.

Un passo dopo l’altro, senza saltarne

nessuno. La voglia di scalare un

gradino alla volta le gerarchie del

basket nazionale e continentale.

Un progetto serio e una città

entusiasta alla spalle.

Questi tedeschi mi ricordano

qualcosa…


31 | IL PROFILO

In Trentino ho

trovato il mio

mondo perfetto

DI ANDREA ORSOLIN

FOTO TRENTINO MARKETING

Dai circuti di tutto il mondo ai boschi del Trentino

la passione rimane sempre quella delle due ruote.

A differenza di quando sfrecciava ad oltre trecento

chilometri orari sull’asfalto, oggi Marco Melandri si gode

la serenità dei tracciati sulle nostre montagne in sella ad

una bici elettrica. Con la bici a pedalata assistita

è stato amore a prima vista. Oggi Melandri partecipa

a competizioni amatoriali (nelle quali è subito riuscito

ad imporre il suo talento) ed è testimonial di uno sport

in continua espansione che, come dice lui, consente

ad un pubblico ampio di fare esperienze altrimenti

impossibili da vivere con la classica bici muscolare.


“Vale non sarà

replicabile,

ma ci sono

dei piloti di talento

che possono

fare bene”

Cosa ci fa Marco Melandri, ex pilota

di motociclismo, campione del

mondo della classe 250 e primatista

italiano di successi in Superbike,

in Trentino?

Ci sono arrivato con la famiglia

e ora non voglio più andarmene.

Da tre anni vivo a Pinzolo, a pochi

passi da Carisolo, paese di origine

della mia compagna.

Quali sono i vantaggi di vivere qui?

Si sta bene, l’ambiente è pulito.

Crescere la bimba qui, stare in

mezzo alla natura, all’aperto,

non ha prezzo.

Ho passato una vita frenetica,

tra l’odore della benzina, l’angustia

dei garage e il rumore

dei motori.

Avevo bisogno di

un cambio radicale e in Trentino

ho trovato il mio mondo perfetto.

Come vivi il territorio?

Mi alleno sulle strade e i sentieri

della val Rendena e del resto della

provincia. Sono ambasciatore

di Trentino Marketing, faccio eventi

per divertimento promuovendo

il territorio. Quest’anno siamo andati

alla scoperta dei percorsi degli

Europei di ciclismo e dei tracciati

per Mountain Bike vicino al lago

di Garda e in Paganella.

Oggi sei impegnato con la bici

elettrica. Perché questa scelta?

Quando sono arrivato a vivere

in Trentino cercavo un modo per

allenarmi e allo stesso modo essere

rilassato. Andai a fare il testimonial

ai mondiali di downhill in val di Sole.

C’era una gara ad esibizione con le

E-bike, la feci per divertimento e mi

divertii tantissimo.

Mi sono appassionato e quando

posso partecipo a competizioni

amatoriali.

Al primo anno ho subito vinto.

Ho visto che andavo più forte in

discesa rispetto che in salita,

ho pensato che fosse un passaggio

naturale dopo aver smesso con le

moto. L’adrenalina che provo nelle

due discipline è molto simile.

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo

di una E-bike?

Permette di affrontare salite che


in altro modo per molti sarebbero

impossibili. A seconda di come si

utilizza una E-Bike si può fare

più o meno fatica, ma in ogni modo

è un mezzo che permette di superare

salite più tecniche, scoprire posti

difficilmente raggiungibili, percorrere

meravigliosi itinerari, conoscere

gente nuova. È un approccio

differente alla bici, ma di grande

soddisfazione.

Al termine delle gare di motocross

di fine ottobre al crossodromo

di Pietramurata hai accompagnato

alcuni piloti nei percorsi della Valle

dei Laghi. Raccontaci come è andata.

Il tour lungo il quale ho

accompagnato i motociclisti ha

suscitato grande entusiasmo,

sia per il mezzo utilizzato che per

i luoghi raggiunti. Siamo andati alla

scoperta delle Marocche di Dro,

un anello che parte da Arco e si

spinge verso nord. Il tragitto supera

il Ponte Romano in frazione Ceniga

da dove iniziano lo sterrato

e la salita, per poi rientrare al punto

di partenza seguendo una pista

ciclabile asfaltata.

Doveva venire anche Tony Cairoli,

ma all’ultimo ha dovuto rinunciare

per un altro impegno.

Quale ruolo ha lo sport nella

tua vita?

Passo le mie giornate a fare sport,

per me è uno stile di vita. Oltre

alla E-bike mi piace andare con le

bici da strada e in mountain bike.

Sono appassionato di Formula 1 e,

ovviamente, di MotoGp. In generale

mi piacciono un po’ tutti gli sport

con la velocità.

Il basket ti piace?

Ultimamente lo seguo poco,

ma da piccolo quando ero alle scuole

medie ci giocavo e mi piaceva molto.

Lo praticavo anche per vedere se

riuscivo a crescere un po’ (Melandri è

alto 166 centimetri, ndr), ma non ha

funzionato.

I motori rimangono comunque

sempre al centro della tua vita…

Quest’anno sono stato la voce

tecnica di Dazn per il motomondiale.

Ci siamo divertiti molto, abbiamo

realizzato dei servizi speciali

interessanti. Uno di questi, uscito

da poco, si chiama “Rivale”

e racconta il Valentino Rossi visto dai

suoi sfidanti, i pro e i contro

del campione.

A proposito di Valentino, il suo addio

alle gare chiude un’epoca per il

motociclismo mondiale. Chi potrà

seguire le sue orme?

Prima o poi sarebbe dovuto

succedere. “Vale” non sarà

replicabile, ma ci sono dei piloti

di talento che possono fare bene.

Veder vincere “Pecco” Bagnaia su

una moto italiana come la Ducati

sarebbe il massimo, ma anche

Franco Morbidelli può fare bene.


34 | MONDO STATISTICHE

Mondo

statistiche

DI BASKET DATA SCOUTING

Migliori marcatori Eurocup

Dopo le prime cinque giornate di EuroCup nella classifica marcatori

non c’è da sorprendersi nel vedere nomi come quello di Johnathan

Motley del Lokomotiv Kuban, l’ex NBA di Dallas Mavericks e Los

Angeles Clippers è l’unico giocatore sopra i 20 punti di media, e il

suo compagno di squadra Errick McCollum, terzo miglior marcatore

all-time dell’Eurocup. Rispettivamento primo e quarto nella top10

dei migliori scorer della lega. A completare il podio troviamo Will

Cummings del Metropolitans, visto anche Trento nel finale della

stagione 2015/16 e Justin Cobbs, l’ex Bayern Monaco ha firmato per ora

la miglior prestazione offensiva con 33 punti segnati. Entrambi sono

partiti molto forte quest’anno incrementando i loro tabellini rispetto alla

scorsa stagione passando da 12 punti di media a oltre 19. Segue Semaj

Christon dell’Ulm che al secondo anno di Eurocup sta confermando le

cifre della stagione 2019/20 registrate con il Limoges. Al sesto posto

Allerik Freeman del Bursaspor , l’ex Asvel è passato dai 7 punti a partita

in EuroLeague dell’anno scorso ai quasi 18. A un punto di distanza

Aaron Harrison, che dopo l’esperienza con l’Olympiakos dello scorso

anno, torna in EuroCup dove nel corso delle tre stagioni disputate finora

è andato ad incrementare il suo bottino personale passando dai 13 ai 16

fino ai quasi 18 punti a partita di quest’anno. Difficile non immaginare in

questa classifica anche uno dei maggiori talenti della lega come Kevin

Punter del Partizan, autore la scorsa stagione di una grande cavalcata

in EuroLeague con Milano. A chiudere la top 10 troviamo due grandi

specialisti del tiro da tre punti come Orelik Gediminas del Lietkabelis

e Pullen Jacob del Cedevita, primo e secondo giocatore con più triple a

segno in stagione.

Migliori marcatori per zona

Andiamo ora a scoprire i migliori marcatori per ciascuna tipologia di

tiro e per ciascuna zona del campo. Motley domina sotto canestro ma

anche nel computo dei tiri da due punti (2PT) e dei tiri totali dal campo

(FG). Ritroviamo anche Orelik come leader nei tiri da tre punti (3PT).

Il lituano ha fatto registrare la migliore prestazione per triple a segno

(7) contro l’Hamburg Towers. Cobbs in vetta ai tiri liberi (FT) con quasi

8 segnati di media a partita. Nelle zone del mid-range (tiri da due

punti ad esclusione di quelli sotto canestro) rivediamo McCollum e

Christon, realizzatori che fanno del tiro dal vertice alto dell’area la loro

arma in più. Diego Flaccadori dell’Aquila, autore di 22 punti nell’unica

vittoria trentina, è il miglior realizzatore da due punti a destra del ferro.

Mentre a sinistra dell’area pitturata è Kyle Weems della Virtus Bologna

il giocatore con più canestri realizzati. Egemen Guven del Bursaspor

segna poco più di 7 punti a gara ma ha messo metà dei suoi tiri totali

realizzati dalla zona centrale del mid-range. Nei tiri da tre punti Zach

Leday del Partizan si conferma specialista dall’angolo destro. L’ex

Olimpia infatti ha segnato la maggioranza delle sue triple proprio

dall’angolo anche negli scorsi anni tra Zalgiris e Milano. Nell’angolo

opposto fa da padrone Isaiah Miles del Promitheas Patras. Il suo

compagno di squadra Nikolaos Rogkapoulos è invece il giocatore con

più tiri realizzati dalla posizione di guardia a destra del ferro. Sempre

in guardia ma a sinistra del canestro ritroviamo Cummings. Entrambi

stanno tirando oltre il 55% da tre punti. Per concludere la zona centrale

oltre l’arco è terreno di Smailagic del Partizan., l’80% delle sue triple

segnate vengono da questa posizione.


I prossimi avversari

La prossima partita di EuroCup sarà in casa dei russi del Lokomotiv

Kuban l’8 Dicembre. Gara al limite del proibitivo contro una corazzata

costruita per arrivare fino in fondo alla competizione e che gode del

miglior attacco della lega con 92 punti di media segnati a gara. I

sopracitati Motley e McCollum sono avversari durissimi da contenere,

così come l’ex brindisino Darius Thompson. Poi si tornerà a Trento

per due gare casalinghe consecutive. La prima contro il Turk Telekom

Ankara di Aaron Harrison il 14 Dicembre. I turchi hanno vinto 3 delle

5 partite disputate, avendo la meglio sugli avversari solo nelle partite

giocate in casa compresa l’ultima contro il Lokomotiv (al tempo ancora

imbattuta). In trasferta, per ora, hanno sempre perso ma contro

avversari di alto profilo come Partizan e Badalona. Infine per la seconda

tappa in fila alla BLM Group Arena l’avversario sarà l’Hamburg Towers

il 22 Dicembre. Partita potenzialmente già decisiva per il proseguo

del cammino europeo dell’Aquila. Infatti saranno otto le squadre a

qualificarsi ai playoff. Ad oggi Trento e i tedeschi si dividono l’ottavo

posto, entrambe con una vittoria sulle cinque gare disputate, sarà

quindi fondamentale cercare di vincere il primo scontro stagionale per

guadagnare un vantaggio sull’avversario diretto. Osservando la mappa

di tiro del Towers, questi non sembrano avere mezze misure al tiro.

Infatti il volume delle loro conclusioni è concentrato nelle vicinanze

del ferro e dietro la linea da tre punti. Pochissime conclusioni e con

scarsi risultati dal mid-range. Sotto canestro stanno tirando molto bene

(60.14%) mentre da dietro l’arco hanno percentuali più alte e pericolose

dalla punta all’angolo sinistro (46.67%) mentre dal lato opposto fanno

molta più fatica a trovare il fondo della retina (sotto il 30%).

Focus statistico del mese: rimbalzi

Ogni mese andremo nel dettaglio di alcune statistiche avanzate ormai

largamente utilizzate per misurare le prestazioni e il rendimento dei

giocatori. Partiamo parlando di un’area di gioco importamnte per essere

competitivi: la lotta a rimbalzo. Per analizzare questo fondamentale

della pallacanestro è utile, ma riduttivo, soffermarsi solo sul numero

totale di palloni catturati (TR). Infatti i rimbalzi riflettono le due metà

campo, offensiva e difensiva, e di conseguenza un’analisi accurata deve

distinguere le due differenti fasi di gioco. I rimbalzi offensivi (OR) fanno

guadagnare un possesso in più rispetto all’avversario e risultano quindi

determinanti per creare occasioni al tiro supplementari. Analogamente

i rimbalzi difensivi (DR) servono a imporre il proprio ritmo rispetto agli

avversari non concedendo ulteriori occasioni di realizzazione. Questi

dati ci danno una panoramica quantitativa della lotta a rimbalzo, per

avere un quadro completo dobbiamo unirle a statistiche di efficienza. In

questo caso sarà quindi importante stimare quanti rimbalzi il giocatore

ha preso sui totali dei rimbalzi che aveva a disposizione (TR%). Nello

specifico per sapere quale percentuale di rimbalzi difensivi ha catturato

sui disponibili (DR%) sarà sufficiente dividere il numero dei rimbalzi

difensivi per la somma dei rimbalzi difensivi dei compagni e dei rimbalzi

offensivi degli avversari mentre il giocatore era in campo. All’opposto

quando si vuole sapere la percentuale di rimbalzi offensivi catturati

sui disponibili, si andrà a dividere i rimbalzi offensivi per la somma dei

rimbalzi offensivi dei compagni e dei rimbalzi difensivi degli avversari

mentre il giocatore era in campo. Per comprendere meglio prendiamo

ad esempio Johnathan Williams, miglior rimbalzista dell’Aquila in

Europa ad oggi. Se prendiamo come campione i giocatori con almeno

dieci minuti giocati, Williams è sopra la media in tutte e tre le statistiche

quantitative, risultando settimo per rimbalzi totali, sesto per difensivi

e quindicesimo per offensivi. Analizzando le statistiche avanzate però

il minor impatto a rimbalzo nella metà campo offensiva risulta ancor

più evidente. Infatti in difesa cattura il 18.77% dei rimbalzi che ha a

disposizione piazzandosi ampiamente sopra la media di lega. Mentre in

attacco, cattura il 6.69% dei rimbalzi e risulta così sotto media.

CHI SIAMO

Siamo una StartUp innovativa che studia, progetta e sviluppa soluzioni digitali per la pallacanestro.

Uniamo informatica e statistica al servizio della palla a spicchi. In quest’articolo tutti i dati forniti provengono

dal nostro database, creato appositamente tramite il nostro strumento di scouting e analisi statistica.

Vieni a trovarci sui nostri canali!

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36 | APPUNTI SPARSI

Ricordo quella sera

al Pala Garda

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

Il 22 dicembre 2003 ho imparato una lezione che ancora oggi ricordo con orgoglio e un pizzico di commozione. Ero al Pala Garda di Riva

quando l’allora Garda Cartiere batte di un punto la Sil Lumezzane. Siamo alla quindicesima giornata e la formazione ospite chiude

il girone d’andata ultima. ULTIMA. Io sono un radiocronista di buona volontà ma sono anche allenatore degli Allievi di Lumezzane.

Vivo il club quotidianamente ed Eugenio Dalmasson, allenatore della prima squadra, è mio mito e riferimento. Ma quelli non sono

periodi facili per chi aveva trascinato Lumezzane in B1 dopo la leggendaria serie di finale con Monza. La squadra non gira, i risultati

non arrivano. Si parla insistentemente di esonero. O, meglio, i giornali locali parlano insistentemente di esonero. Io ho 26 anni, vivo

tutto come un dramma. Non voglio che Eugenio venga cacciato; ai miei occhi lui vale più di Pat Riley (quello dei Knicks, non quello

di Los Angeles…). Ma Lumezzane è ULTIMA. Con una squadra forte sulla carta. Con una squadra ben costruita sulla carta. Ma

non basta. Cominciano a girare strane voci: i giocatori sono stanchi dei metodi di Eugenio (ma come??? Lui è meglio di RIley!!!), lo

vogliono far fuori e gli giocano contro. Io ho 26 anni, per me giocare contro l’allenatore significa giocare contro sé stessi. Ma sono

un fottuto idealista. Lo sport funziona così, mi dicono. Funziona male, penso io. Fino a quel 22 dicembre 2003. La partita è finita

da poco, il general manager di Lumezzane Sergio Bona varca la porta di uno spogliatoio depresso e verga nella pietra le parole

che ogni dirigente sportivo dovrebbe avere il coraggio di dire almeno una volta nei momenti di difficoltà. «Eugenio Dalmasson è

l’allenatore di Lumezzane e in lui la società ha TOTALE fiducia. È la persona che ci ha portati in B1 ed è la stessa persona che ci farà

rimanere in questa categoria. Siamo pronti a mandare via ognuno di voi pur di non sacrificare lui perché lui è il nostro allenatore. SE

a qualcuno di voi la cosa non dovesse andare bene…beh, quella è la porta». Boom! Una frustata in pieno volto a chi aveva orecchie

per intendere. Una lezione memorabile che insegna quanto sia importante difendere le proprie scelte. Giuste o sbagliate che siano.

Parliamoci chiaro: non sempre si trova l’allenatore adatto per il proprio contesto. Ma quando subentra la riconoscenza il dubbio non

dovrebbe mai porsi e chi ieri era un genio oggi non può essere un cretino. Beh, come finì quella stagione? Un paio di giocatori furono

accompagnati alla porta, arrivarono Ebeling e Biganzoli, Lumezzane vinse quattro delle prime cinque partite del girone di ritorno e

si salvò in un drammatico scontro fratricida con Montichiari nell’ultimo turno utile di play-out. La stagione arrivò Nicola Minessi e

Lumezzane sfiorò due volte il salto in LegaDue. Allenatore? Eugenio Dalmasson, of course.


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38 | AQUILAB

We Are

All

One Team!

DI STEFANO TRAINOTTI

FOTO DANIELE MONTIGIANI

Venerdì 12 novembre ha preso il via

in casa Dolomiti Energia Trentino il

progetto “One Team” il progetto di

responsabilità sociale di Euroleague

Basketball, che vuole usare la

pallacanestro per raggiungere un vero

impatto nelle nostre comunità.

Dopo che nella passata stagione

il progetto One Team era stato

necessariamente organizzato online,

quest’anno si è tornati in palestra,

coinvolgendo Appm, l’Associazione

Provinciale per i Minori, un’associazione

non profit operante sul territorio

provinciale trentino nel campo

dell’educazione, dell’assistenza sociale

e socio-sanitaria. Appm si pone come

obiettivo quello di contribuire allo

sviluppo di una Comunità Educante

accompagnando nella crescita

personale i bambini, gli adolescenti,

i giovani e i genitori attraverso

percorsi di consapevolezza, autonomia

e responsabilità, assicurando con

professionalità i propri servizi.

L’associazione trentina fa parte del

progetto AquiLab for no profit da oltre

dieci anni e in diverse iniziative

è stata partner significativa della

società bianconera. “L’attenzione che

Aquila Basket ha sempre riservato alle

tematiche sociali ha per noi un valore

fortemente significativo – spiega il dott.

Paolo Romito, dirigente Appm Onlus -

e consideriamo un privilegio poter

partecipare attivamente alle iniziative

proposte. AquiLab rappresenta un

laboratorio innovativo in cui la pratica

“L’attenzione che

Aquila Basket

ha sempre riservato

alle tematiche

sociali ha per noi un

valore fortemente

significativo e

consideriamo

un privilegio

poter partecipare

attivamente alle

iniziative proposte”


sportiva si declina in maniera ottimale

con i temi e i valori dell’educazione

e della crescita consapevole dei ragazzi

e dei giovani”. A guidare il gruppo,

composto a venti ragazzi e ragazze,

presso la palestra dell’ITT “Buonarroti”

è il One Team coach Alessio Bonetti,

per tantissimi anni responsabile del

minibasket bianconero: attraverso uno

sport di squadra come la pallacanestro

il One Team Coach cercherà di

migliorare le life skills come la fiducia

in sé stessi, il rispetto per gli altri,

la capacità di lavorare in gruppo e di

risolvere i problemi. A supportare tale

attività ci sarà il One Team Ambassador

Toto Forray, vero e proprio simbolo dei

progetti di Aquila Basket nella comunità

trentina “Sono molto contento di poter

tornare ad allenarmi con il One Team,

una bellissima occasione per far parte

di una squadra che sa trovare nel gruppo

la forza per migliore individualmente

sotto tanti punti di vista. Non vedo l’ora

di iniziare e di divertirmi insieme

ai ragazzi e ragazze di APPM”. Nel

secondo allenamento però, l’ospite

d’eccezione è stato Desonta Bradford,

che ha trascorso un’ora e mezza con

i ragazzi del One Team, facendo da

dimostratore negli esercizi di tiro,

giocando insieme ai ragazzi

e rispondendo alle domande di tutti.

“Mi è stato chiesto se io sono un

campione. Beh, io non potrei mai essere

un campione senza i miei compagni di

squadra che mi aiutano, mi stimolano,

mi supportano perché io possa dare il

meglio. Penso che vivere un’esperienza

di squadra possa essere davvero

importante per la crescita delle persone.

Mi ripeto spesso che se si vuole andare

a veloci, bisogna andare da soli, ma se

si vuole andare lontani, allora bisogna

andare con altre persone. E penso che

nella vita si debba cercare di andare

lontano”. Il One Team Manager Massimo

Komatz è ovviamente soddisfatto di

aver ripreso in palestra l’attività del One

Team “Poter sperimentare la gioia del

gioco, l’impegno personale e di gruppo

e la possibilità di usare il basket non

solo per divertirsi ma per sviluppare

delle competenze utili nella vita: questo

è il One Team di Aquila. Tornare a farlo

in campo, coinvolgendo anche ragazzi

disponibili come Desonta, Toto o anche

Luca Lechthaler, è una notizia splendida

per tutti.”


40 | IL NUOVO CDA DEL C.A.S.T.

Ecco

il nuovo CDA

del CAST!

TESTTO DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DI DANIELE MONTIGIANI

“Credo che la scelta

di una figura come la

mia indichi

una necessità

post pandemica

importante,

perché c’è bisogno

di comunicazione,

di consolidare

e a volte di ricostruire

relazioni e rapporti”

Il Consorzio Aquila per lo Sport Trentino

è nato ufficialmente Il 30 settembre

2013, riunendo 34 soci che si sono posti

la finalità di sostenere una realtà sportiva

dalla chiara funzione sociale, educativa

e competitiva.

Oggi gli associati sono 61 e le idee

di fondo che hanno dato vita al progetto

sono orgogliosamente intatte.

Rimane la voglia di valorizzare

il territorio e il suo tessuto sociale

offrendo agli aderenti al progetto grandi

opportunità di visibilità e comunicazione

su larga scala. Il tutto in nome

(e nel nome) di Aquila Basket.

Lo scorso 3 novembre si è riunito

il consiglio neo eletto per stabilire

la massima carica dell’organismo

che riunisce gli imprenditori aderenti

al CAST: un momento fondamentale

per la vita del club che ha nel consorzio

uno degli elementi principali della

propria governance detenendo,

quest’ultimo, il 40% delle quote

societarie di Aquila Basket.

Roberto Locatelli è stato nominato nuovo

presidente del CAST, Oscar Dalpiaz

è invece il nuovo vicepresidente.

«Credo che la scelta di una figura come

la mia – ha commentato il neo presidente

Roberto Locatelli, fondatore

e CEO dell’agenzia di comunicazione

Plus Communication - indichi una

necessità post pandemica importante,

perché c’è bisogno di comunicazione,

di consolidare e a volte di ricostruire

relazioni e rapporti.

Nella mia carriera professionale

mi occupo di comunicazione,

quella è la mia indole, e l’ambizione del

CAST è proprio quella di tornare

a parlarsi e a comunicare.

Ringrazio e faccio i complimenti a Stefano

Sosi, che da presidente del consorzio

ha affrontato i tempi difficili durante

la pandemia con grande senso

di responsabilità: l’esistenza e la forza

del CAST si basa sull’affezione,

sull’onore e l’orgoglio che si prova

ad essere parte di un gruppo e di una

comunità. Assieme al nuovo consiglio

e alle aziende che fanno parte del CAST,

un gruppo motivato e che ha voglia di

crescere, sarà fondamentale trasmettere

questo tipo di consapevolezza

per far crescere il senso di appartenenza

al consorzio e al variegato mondo

di Aquila Basket».

Ecco il nuovo consiglio d’amministrazione

del C.A.S.T.


Roberto Locatelli

Presidente

CEO della nota agenzia

di comunicazione Plus

Communication, è un

grandissimo appassionato

di sport e da cinque stagioni

sponsor dell’Aquila Basket.

Classe 1960, è stato anche

arbitro internazionale di

pallavolo.

Oscar Dalpiaz

Vicepresidente

Responsabile commerciale

dell’omonima impresa

familiare, la sua azienda si

occupa di stampa, legatoria e

cartotecnica, di cui packaging

alimentare e cosmetico, dal

1981 con il marchio Grafiche

Dalpiaz, accompagnano la vita

del club da nove stagioni.

Stefano Bonapace

Dal 1990 è amministratore

unico di B-Com, società

specializzata nella

realizzazione di ambienti

lavorativi e privati, seguendo

in tutto e per tutto le

esigenze del committente:

dall’analisi delle necessità

operative alla consulenza,

dalla progettazione alla

realizzazione degli spazi. È

vicino ad Aquila dagli anni

della Serie C.

Mauro Preghenella

Amministratore della

Eurovending, fondata nel 1996

e facente parte di IVS GROUP,

leader nel settore della

distribuzione automatica di

tutte le dimensioni, il cui corebusiness

è rappresentato dai

distributori free standing di

bevande e snack. Dal 2015

sostiene Aquila Basket.

Alessio Romani

Co-fondatore e

amministratore delegato

della Lean Evolution,

società specializzata nel

supporto strategico aziendale

finalizzato all’analisi del

fabbisogno e dello sviluppo

organizzativo, di processo e/o

di prodotto. Dal 2014 lega ad

Aquila Basket il proprio nome.

Maura Tamanini

Procuratore della Pragmatica

Plus, società che si occupa

per conto dei Promotori

della parte legale, fiscale

ed operativa di Concorsi

ed Operazioni a Premi e di

consulenza alle Agenzie di

Comunicazione e Pubblicità

che vogliono proporre ai

propri clienti tale servizio.

Pragmatica Plus è al fianco di

Aquila da quattro stagioni.

Massimiliano Vece

Fondatore e amministratore

unico della Lizard, azienda

leader nella fornitura dei

software e dell’allestimento

di sistemi di audio/video

conferenza. L’azienda è

anche attiva nel settore

della sicurezza informatica

e dell’intelligenza artificiale.

Oltre a essere sponsor di

Aquila Basket dal 2014.

Antonio Zanotti

Titolare dell’azienda fondata

dal padre Bruno nel 1976,

Antonio è vicino all’Aquila da

sei stagioni con il marchio

Decos Italia. Azienda leader,

quest’ultima, nel settore

delle chiusure tecniche per

l’edilizia come porte

basculanti e sezionali per

garage, portoni a libro e

portoni sezionali industriali.


42 | C.A.S.T.

Natural energy

sustainable

technology

DI MARTINA QUINTARELLI

Alps Blockchain è una delle realtà

più innovative e futuristiche che

appartengono al mondo Aquila

Basket. L’azienda nasce nel 2018

con l’obiettivo di valorizzare

le energie rinnovabili attraverso

la tecnologia blockchain.

Il CFO Francesca Failoni e il

CEO Francesco Buffa ci hanno

raccontato come è nata l’idea:”

L’intuizione iniziale è stata

quella di dare il via a un progetto

ambizioso in un settore in forte

espansione ma costellato di realtà

poco serie. Il sostegno della

Provincia autonoma di Trento

attraverso la sua agenzia Trentino

Sviluppo ha conferito valore

e veridicità al progetto stesso”.

Dopo aver studiato la tecnologia

che sta alla base della blockchain,

i due soci si sono resi conto che

la strada giusta da prendere

era quella di partire dalle

infrastrutture, con un semplice

esempio Francesca ha fatto un

paragone che chiarisce il concetto :

“E’ come se fossimo negli anni ’90,

prima di creare Google bisognava

portare i computer nelle case; e allo

stesso modo per quanto riguarda la

blockchain ai giorni nostri: prima

di implementare servizi su di essa,

dobbiamo creare infrastrutture

a livello hardware che la sostengano

e la rendano sicura”.

Gli ostacoli di una realta’ emergente.

Occupandosi di un settore

all’avanguardia, Alps Blockchain ha

dovuto superare sfide importanti.

A livello tecnico-operativo l’ostacolo più

grande è stato il problema legato

al costo dell’energia ed è stato da ciò che

l’azienda ha scelto di entrare nel mondo

delle energie rinnovabili e in particolare

il settore idroelettrico.

Oltre a ostacoli di natura tecnica,

in un primo momento l’impresa

ha dovuto abbattere le barriere dovute

alla diffidenza verso un mondo nuovo,

astratto e poco palpabile.

Dopo un primo periodo di studio

e di ricerca, nel 2020 nasce il business

model dell’azienda: unire la blockchain

all’idroelettrico installando dei centri

di produzione di potenza di calcolo

all’interno degli impianti che auto

consumano l’energia prodotta,

dandole ulteriore valore.

Oggi Alps Blockchain ha superato tutte le

sfide legate alla comunicazione

del proprio modello di business e,

dopo aver dimostrato con i fatti la sua

efficienza ed efficacia, ora beneficia del

passaparola degli stakeholder soddisfatti.

La vera innovazione di Alps Blockchain

sta proprio nel processo: “Per un

normalissimo impianto che produce

energia creiamo ad hoc un centro di

produzione di potenza di calcolo e,

attraverso il nostro sistema di gestione,

facciamo funzionare tale centro per

poi ricomprare al cliente la potenza di

calcolo prodotta”- racconta Francesca


Failoni, che specifica anche quanto sia

importante la costante attività

di ricerca e sviluppo sia a livello hardware

(ad esempio per il raffreddamento

dei macchinari a liquido), sia a livello

software, con custom firmware, sistemi

di monitoring e tanto altro.

La sostenibilita’ e gli altri valori

aziendali.

Alps Blockchain fa della trasparenza

e dell’affidabilità i propri punti di forza,

essendo consapevole di far parte di un

mercato totalmente nuovo e ancora

sconosciuto ai più.

Un altro valore di fondamentale

importanza per l’azienda trentina è la

sostenibilità, spiega Francesco Buffa:

“Il mondo della blockchain è molto

attaccato in questi termini, essendo

una tecnologia energivora.

La nostra sfida è proprio quella

di renderla più efficiente grazie

all’innovazione e alimentarla solo

attraverso fonti di energia rinnovabile, in

modo da renderla al 100%

carbon neutral”.

Il legame con il territorio è molto stretto:

“La nostra è un’azienda trentina,

nata in Trentino. Dal primo momento

abbiamo ricevuto il sostegno di Trentino

Sviluppo e per questo saremo sempre

grati a questa terra!” - precisa Francesca

- “Ora ci stiamo espandendo nel mondo,

siamo in Perù, in Cile e in Russia,

ma la nostra sede rimane a Trento”.

Il processo di internazionalizzazione è

sicuramente uno degli obiettivi principali

dell’impresa trentina,

che punta anche alla verticalizzazione

del modello di business, acquistando

impianti idroelettrici di proprietà:

“Il nostro obiettivo principale”

- racconta Francesco - “è quello di

espandere sempre di più la produzione

di potenza di calcolo attraverso l’utilizzo

di energie rinnovabili, permettendo

al settore idroelettrico di sostenersi

senza aver bisogno degli incentivi statali

e di strutturarsi in questo modo grazie

a un’idea imprenditoriale alla base”.

“Conosciamo

Aquila Basket da anni,

siamo sempre andati al

palazzetto

a vedere le partite!”

- affermano i due soci -

“Ne condividiamo

i valori:

la trasparenza

e l’attaccamento

al territorio soprattutto.

Ci piace l’idea

di coniugare la nostra

passione

per il basket

al sostegno di una realtà

pura in cui crediamo molto!

Forza Aquila!”


SRL

MAIN SPONSOR

TOP SPONSOR

GOLD SPONSOR

PREMIUM SPONSOR

AUTOMOTIVE PARTNER

C.A.S.T. - CONSORZIO AQUILA SPORT TRENTINO

distributori

automatici

ristoro

www.eurovending.info

fogarolli s.r.l.

MAFU

FORNITORI

OFFICIAL SPONSOR

EARTH DAY PARTNER

MEDICAL PARTNER

MEDIA PARTNER

SUPPORTERS

FOOD

PARTNER

SPONSOR

OUTDOOR

SPONSOR

TECNICO

PASTA

PARTNER

DRESS

PARTNER

WATER

PARTNER

BROKER

PARTNER

WINTER

PARTNER

WELLNESS

PARTNER


31 | LA PAROLA AI TIFOSI

.............................

“Si sente il calore

trasmesso dai tifosi”

.............................

.............................

“Vivere l’atmosfera

del palazzetto è molto

più emozionante rispetto

a guardare la partita

da casai”

.............................

.............................

“E’ bellissimo sentire

il palazzetto intero esultare:

il frastuono dei tifosi

ad una schiacciata,

ad una palla recuperata”

.............................

.............................

“Ci sono emozioni e aspetti

che vanno vissuti sulla

propria pelle,

in televisione si perdono”

.............................

.............................

“Siamo il sesto uomo

della squadra, dovevamo

tornare a sostenerla!”

.............................


46 | FOOD AND CHRISTMAS STYLE

Food &

Christmas

style

Alessandro Gilmozzi

Chef stellato del ristorante

El Molin di Cavalese

Gli inizi.

“La mia è una storia un po’ particolare: sono cresciuto

in una famiglia di albergatori, fin da giovanissimo

ho potuto vivere in prima persona i profumi e le dinamiche

della cucina. All’inizio odiavo fare questo lavoro,

ho fatto la scuola d’arte e cercavo la mia strada:

poi però mi sono convinto, anche grazie all’incontro

con tante persone importanti per la mia vita

e per la mia carriera”.

Come si definisce come chef.

“Ho ancora l’entusiasmo e la passione di un bambino,

alla ricerca costante di nuove strade e nuovi modi

di vedere e di vivere la cucina e gli ingredienti.

Abbiamo una vocazione artistica e artigianale,

che combina la bellezza dei piatti con la ricerca

e la sperimentazioni nei nostri laboratori con macchinari

sofisticati che mia moglie chiama ancora “i miei giochini”.

Il legame con il territorio trentino.

“La nostra è una cucina di montagna dolomitica:

viviamo in un territorio che a uno sguardo superficiale,

dal punto di vista di uno chef, sembra dare poco.

Mele, salumi, patate. E invece se apri la mente

e cambi prospettiva ti accorgi della ricchezza,

dei dettagli, della storia.

E allora riscopri che puoi trovare profumi,

sapori e ricette nuove anche partendo

da erbe o cortecce”.

Il piatto di cui è più orgoglioso.

“Ce ne sono diversi, ma ne scelgo uno che stiamo ultimando in

questi giorni e che dedico ad Andrea Paternoster,

di Mieli Thun. Si chiama miele, bacche e aceto,

è un dessert che mixa sapori e ingredienti del territorio

sorprendendo: perché unendo quei sapori il piatto dà la

sensazione a chi lo assaggia di avere in bocca una fragola.

È un equilibrio davvero particolare e vincente”.

Il Natale secondo Chef Gilmozzi.

“Per noi di solito significa lavorare per renderlo

speciale per gli altri nel nostro ristorante,

lo scorso anno con la pandemia è stato quasi surreale

passarlo a casa in famiglia”.

Cena del 24 o pranzo del 25?

“Pranzo del 25”.

Il piatto tipico che non può mancare

“Cotechino”.

Il dolce tipico che non può mancare

“Zelten. E lo stollen”

L’ingrediente del territorio da valorizzare

o riscoprire durante le feste.

“Nessuno ne parla mai ma abbiamo alcuni produttori trentini

in Valle dei laghi straordinari.

Ci tengo a menzionare il carpione di Trote Astro,

un prodotto eccellente frutto di un progetto di ripopolamento

a cui abbiamo partecipato anche noi;

poi il caviale di trota di Trota Oro.

E i funghi dei giovani ragazzi di Shitake Mushrooms,

da provare”.

Il brindisi di Natale con cosa nel bicchiere?

“Un bel Trento Doc Cavit è di rigore,

in particolare mi fa impazzire il Rosé ultimamente.

E poi magari un bel gin tonic con il nostro gilbach gin.

Prima e dopo!”

L’augurio ai lettori

“Un saluto a tutti i tifosi di Aquila Basket e buon Natale!”


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