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BSKT #9 new

Il numero di febbraio 22 di BSKT, il magazine ufficiale di Aquila Basket Trento.

Il numero di febbraio 22 di BSKT, il magazine ufficiale di Aquila Basket Trento.

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FEBBRAIO 2022

CAMERON REYNOLDS

Eleganza e solidità

SHAVON SHIELDS

Nemici mai

SPECIALE OLIMPIADI

I trentini azzurri a Pechino

ACADEMY

Benvenuta Amatori Basket Messina

CAST

Trevor, visione e revisione


BSKT – Il magazine di Aquila Basket

Numero 9/ Febbraio 2022

Registrazione Tribunale di Trento n° 1275

del 10 gennaio 2006

5 I EDITORIALE

34 I AQUILAB

Nel ricordo di Stefano

VORRESTI UNA CONNESSIONE VELOCE?

INTERNET AL TOP IN TUTTO IL TRENTINO

Direttore Responsabile: Luigi Longhi

Redazione: Francesco Costantino Ciampa

e Marcello Oberosler

Direttore Artistico: Daniele Montigiani

Grafica e impaginazione: Lorenzo Manfredi

Hanno collaborato: Andrea Orsolin, Martina Quintarelli,

Stefano Trainotti

Fotografie: Daniele Montigiani, Ciamillo,

AP/Lapresse, FISG/Alessandro Trovati, FISI Trentino,

FISIP/Maurizio Ujetto

Redazione: Piazzetta Lunelli, 8 -12 – 38122 Trento

Tel. 0461 931035

E-mail: bskt@aquilabasket.it

Spazi pubblicitari: marketing@aquilabasket.it

Tipografia: Grafiche Dalpiaz - Via Stella, 11/B,

38123 Ravina TN

© Copyright Aquila Basket Trento srl

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa rivista

può essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici

o digitali. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge.

Ringraziamo Malcolm Rossi e Sony Italia per

la collaborazione nella riuscita di questo Numero.

Tutte le immagini realizzate da Daniele Montigiani

sono state scattate con attrezzatura Sony: Sony

Alpha 9 II e lenti Sony 85mm F 1.8, 16-35 mm F 2.8.

Numero chiuso alle ore 23 di lunedì 31 gennaio 2022

10 I HELLO MY NAME IS

Matteo Tovazzi

12 I LA COPERTINA

Cameron Reynolds

19 I IL PROFILO

Shavon Shields

26 I SPECIALE OLIMPIADI

Dorothea Wierer, Arianna Sighel

Laura Pirovano, Giacomo Bertagnolli

36 I L’EVENTO

La Coppa Italia 2022

38 I MONDO STATISTICHE

40 I CAST

Trevor

42 I WINTER PARTNER

Ski Area Dolomiti di Brenta

44 I ACADEMY

Amatori Basket Messina

46 I APPUNTI SPARSI

22 febbraio 1994

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05 | EDITORIALE

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Andiamo alle Final Eight di Coppa Italia a Pesaro e ci andiamo

con merito e tanto entusiasmo. Un traguardo tagliato da quarti in

classifica al termine del girone di andata che ci rende orgogliosi.

La Coppa Italia rappresenta una bellissima e prestigiosa tappa

del nostro percorso di crescita dentro e fuori dal campo, che arriva

dopo sei anni di assenza. Un’occasione dunque per cercare di fare un

altro passo avanti. Ci arriviamo dopo due anni tribolati ai quali Aquila

ha contrapposto un grande lavoro per mantenere standard di qualità

per tutti coloro che giocano con noi a partire dal minibasket fino alla

serie A. Non è stato facile e non lo è ancora oggi, ma siamo consapevoli

che non si può lasciare la nave in acque agitate. L’etica del lavoro ci

impone di lavorare per il bene della Società che poi è il bene di tutti

coloro che a vario titolo, sono vicini ad Aquila.

Per quanto riguarda il pubblico, nei limiti delle norme, ha risposto

positivamente. Chi ha accampato motivazioni (poco comprensibili

e stucchevoli) per non venire al palazzo è rimasto a casa,

probabilmente l’affetto per l’Aquila non era poi così forte.

Speriamo che nel proseguo della stagione si possa avere una presenza

di amici maggiore alla Blm Arena. Sarebbe un bel segnale di speranza

per il ritorno alla vita fatta di contatti, abbracci ed esultanza.

Desidero ora tributare un doveroso ringraziamento per il grande

lavoro dell’Aquila Basket Academy guidata da Luca Lechthaler.

A lui e a tutti i suoi collaboratori va il nostro plauso per la

professionalità, serietà e impegno con cui svolge il suo delicato

compito. Luca è una grande risorsa per Aquila e siamo fieri che abbia

voluto accettare la nostra proposta. Ogni giorno si dimostra il perfetto

ambasciatore dei valori e dello stile Aquila nei confronti delle Società

aderenti di tutta la regione ma anche delle varie scuole che sono

coinvolte sempre di più nel nostro progetto per una pallacanestro

sociale, fatta di valori veri e condivisi, di inclusione, rispetto e

amicizia.

Ogni grande viaggio, dicevano i saggi, inizia da un piccolo passo.

Ecco, i piedoni di Luca hanno già percorso un bel tratto di strada

e non si fermeranno. Cammineremo tutti insieme come sempre

abbiamo fatto perché insieme si vince e si perde, insieme si gioisce e si

patisce. Insieme siamo Aquila!

Il Pres


6 | AMARCORD

19 Febbraio 2016

Final Eight Coppa Italia

Quarti di Finale

Dolomiti Energia Trento -

Giorgio Tesi Group Pistoia

Nella Foto: Luca Lechthaler

a rimbalzo

Ivan Mancini

Ciamillo e Castoria


8 | BEST OF SEASON

Trento, 12 Dicembre 2021

LBA Seria A, undicesima giornata

Dolomiti Energia Trentino - Bertram

Derthona Basket Tortona

Nella foto: Jordan Caroline

Daniele Montigiani

@dmontigiani


10 10 | HELLO | IL PERSONAGGIO

MY NAME IS 11 | APPUNTI SPARSI

NOME:

MATTEO TOVAZZI

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SOPRANNOME

STORICAMENTE TOBY,

EVOLUTO IN TOVI CON AQUILA BASKET

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GIOCATORE AQUILA PREFERITO:

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VACANZA PREFERITA:

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NATURA

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CITTÀ DOVE VIVERE:

LAS PALMAS

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HOBBY:

PRATICARE SPORT, LEGGERE

Hello

my name is

PIATTO PREFERITO:

RISOTTO IN TUTTE LE SUE DECLINAZIONI

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VINO O BIRRA:

VINO

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LIBRO O FILM:

ALTERNO ENTRAMBI

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SERIE TV PREFERITA:

RAY DONOVAN

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ATTORE E ATTRICE PREFERITI:

STEFANO ACCORSI, UMA

THURMAN

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CANZONE PREFERITA:

LEGGERO DI LIGABUE

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BICICLETTA O

MONOPATTINO:

BICICLETTA

..............................

CANI O GATTI:

CANI

..................................

ESTATE O INVERNO:

TARDA PRIMAVERA

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TIRO DA TRE O

SCHIACCIATA:

SCHIACCIATA

............................................................

SNEAKER PREFERITA?

Nike Metcon

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IDOLO SPORTIVO:

Javier Zanetti

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IL TUO SALUTO AI LETTORI:

GIOCARE CON VOI È SPECIALE,

CI VEDIAMO AL PALAZZO!

“Per raggiungere il paradiso

dobbiamo superare un girone. Di ritorno”

Ascolta BEATRICE

e vivile tutte. Fino alla fine

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12 | LA COPERTINA

De-Cameron

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DANIELE MONTIGIANI

“Sapevo che qui

avrei trovato ottime

squadre e ottimi

giocatori, e sistemi di

gioco di alto livello.

Lo stile di gioco lo

avevo “assaggiato”

nei match

internazionali che

ho giocato con il

Team USA nelle

finestre FIBA di

qualificazione”

L’elegante solidità di Cameron

Reynolds è uno dei segreti della

stagione della Dolomiti Energia

Trentino. Il mancino tiratore originario

del Texas sta vivendo un’annata da

rookie in Europa di altissimo livello,

figlia di una mentalità guerriera che

ben si accompagna al We Die Hard

bianconero: le qualità balistiche

e la continuità realizzativa hanno

immediatamente fatto di Cam uno dei

leader tecnici della squadra.

Come sta andando la tua prima

stagione in Italia e in Europa?

Beh, credo di poter essere soddisfatto

di questa prima metà di stagione.

Specialmente in campionato stiamo

andando bene, abbiamo avuto un avvio

molto solido in termini di prestazioni

e di risultati. Dispiace un po’ che non

siamo riusciti ad avere gli stessi esiti

in EuroCup, ma lotteremo fino alla

fine della stagione per invertire la

rotta anche lì e provare a prenderci

un posto per i playoff. Sappiamo che è

complicato, ma lotteremo una partita

alla volta.

Che difficoltà emergono in EuroCup?

È un po’ strano per i tifosi assistere a

questa differenza di rendimento.

In parte è legato ai differenti stili di

pallacanestro da Paese a Paese:

alcune squadre hanno più fisicità e

ritmo, altre più stazza e gioco a metà

campo, altre ancora hanno grandi

tiratori dall’arco. Forse non siamo

riusciti ad adattarci al meglio partita

dopo partita. Il problema in coppa poi

è che le partite nella regular season

non sono molte, non c’è tanto spazio

per recuperare terreno in classifica:

ogni match ha un grande peso

specifico, tutti devono vincere, e il

livello è altissimo.

Ti ha sorpreso il livello delle

competizioni europee?

No, assolutamente. Me lo aspettavo.

Sapevo che qui avrei trovato ottime

squadre e ottimi giocatori, e sistemi

di gioco di alto livello. Lo stile di

gioco lo avevo “assaggiato” nei

match internazionali che ho giocato

con il Team USA nelle finestre FIBA

di qualificazione, in più ho potuto

confrontarmi con mio fratello che

ha giocato in Europa così come altri

amici e colleghi giocatori. Avevo

quindi un’idea di cosa aspettarmi,

vivere poi la realtà sulla propria

pelle è un altro discorso: ho dovuto

e mi sto ancora adattando, a livello

tecnico-tattico e anche come vita

fuori dal campo.

La differenza “tecnica” più

evidente?

Nelle ultime stagioni ho giocato

soprattutto in G-League, e lì gli

spazi in campo sono molto diversi.

Non solo per le dimensioni effettive

del parquet, ma perché si gioca a

ritmi e spaziature degli uomini in

campo molto differenti: quando batti

un avversario in uno contro uno in

G-League, lo superi e arrivi al ferro

a segnare un layup o a schiacciare.

In Italia invece quando superi un


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MAFU

“Come posto in cui

vivere non posso

certo lamentarmi

quest’anno: ogni

mattina mi sveglio con

la vista delle splendide

montagne attorno

alla città,

da dove vengo io non

ci sono montagne,

è tutta pianura”

avversario tra te e il canestro spunta

sempre un suo compagno, o a volte

anche due, che ti fronteggia. Devi

essere sempre sotto controllo,

sempre pronto a pensare a una

contromossa in pochi istanti. Mi

ricorda un po’ il modo di giocare

che si ha al college, ma qui sono

tutti giocatori professionisti, forti,

intelligenti.

Altra differenza piuttosto evidente,

le differenti interpretazioni arbitrali

sui contatti e sulle dinamiche di

gioco: sei andato spesso in problemi

di falli quest’anno.

Sì, è vero. Non è facile. Fa parte del

graduale adattamento ad una nuova

situazione, immagino. Ogni volta

mi sembra impossibile che i miei

avversari riescano a farla franca

mentre a me ogni volta che faccio

le stesse cose venga fischiato un

fallo! A volte è un po’ frustrante, ma

so che devo continuare a lavorare

per essere più intelligente e sotto

controllo per non mettere in difficoltà

la squadra. Usando meno le mani nel

prendere contatto con gli attaccanti,

e provando a crescere di aggressività

nel corso della partita.

Di Trento come città e club invece

cosa ne pensi?

Come posto in cui vivere non posso

certo lamentarmi quest’anno: ogni

mattina mi sveglio con la vista delle

splendide montagne attorno alla

città, da dove vengo io non ci sono

montagne, è tutta pianura. Ogni

volta che prendo la macchina e vado

verso il palazzetto per allenarmi o

giocare mi godo la natura intorno e i

paesaggi. La città è piccola, mi piace,

molto tranquilla. Non sono uno che

ha bisogno di molto per stare bene in

un posto. E l’organizzazione del club

è eccellente, sia dal punto di vista

del basket che del mondo in cui le

persone della società ti seguono e ti

aiutano in tutto. Ti fanno sentire una

persona, oltre che un giocatore di

basket, non so se rende l’idea.

Cosa ti piace così particolarmente?

Intanto aiuta il fatto che tutti nel club

parlino un buon inglese. Abbastanza

da non avere una barriera linguistica.

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“Mi piace il nostro

stile di gioco, la nostra

mentalità.

Siamo un gruppo

giovane ma con tanta

voglia di fare,

di lavorare,

di crescere”

compagni di squadra anche fuori dal

campo, fare l’intervista per il podcast

del club. Poi c’è sempre grande

entusiasmo e disponibilità, tutti

sorridono e hanno voglia di fare. Ma

d’altronde me lo aveva detto anche il

mio caro amico Luke Maye, che qui a

Trento mi sarei trovato bene.

Il buon vecchio Luke Maye.

È la prima persona con cui ho

parlato quando c’è stata la possibilità

concreta di firmare con Trento, e

ha speso solo bellissime parole

per il posto. Mi sono fidato perché

caratterialmente ci assomigliamo,

siamo due tipi tranquilli che

vogliono potersi concentrare sulla

pallacanestro.

Con coach Molin invece che

rapporto c’è?

Coach Lele è un allenatore e un

uomo di sport di alto livello, di

sostanza. Quest’anno abbiamo

passato tanti momenti difficili e

particolari, ma non è uno che si

fa prendere dallo sconforto o che

cambia i suoi piani a seconda delle

emergenze. Trasmette sempre

grande fiducia, confidenza, trasmette

il fatto che non è per un errore che

finirai in panchina, che devi giocare

leggero ma con grande senso di

responsabilità. Da me vuole che

sia aggressivo, che giochi la mia

pallacanestro, che interpreti al

meglio il mio ruolo. Ogni giorno

si lavora per salire uno scalino in

più, per essere un po’ migliori. E la

nostra identità forte di squadra è

anche merito suo.

Un’identità che ti piace, da

giocatore?

Assolutamente sì. Mi piace il nostro

stile di gioco, la nostra mentalità.

Siamo un gruppo giovane ma con

tanta voglia di fare, di lavorare, di

crescere. E in campo non ci diamo

davvero mai per vinti. Non è un caso

che quest’anno abbiamo vinto tante

volte in rimonta, o nei finali punto

a punto. C’è grande fame di vittorie

e ci sono le idee chiare su come

ottenerle, quelle vittorie.

Visto che siamo sul numero

“olimpico” della rivista, facciamo un

salto con te alle ultime Olimpiadi,

stavolta estive, a Tokyo. C’eri anche

tu, e fa un certo effetto anche solo

dirlo!

È stata un’esperienza davvero

particolare e bellissima. In estate

ho avuto la possibilità di fare parte

del gruppo di allenamento del Team

USA, la nazionale statunitense.

Abbiamo giocato alcune amichevoli

in cui sono anche sceso in campo,

io e altri ragazzi eravamo tutti i

giorni in palestra ad allenarci con

Kevin Durant, Damian Lillard e altri

enormi campioni NBA. Poi a un certo

punto un po’ a sorpresa è venuta

fuori la richiesta di seguire il Team

USA in Giappone sempre per dare

manforte negli allenamenti e per

avere più giocatori disponibili visto

anche il periodo di pandemia e il fatto

che alcuni giocatori fino all’ultimo

sarebbero stati impegnati nelle finali

NBA. Così mi sono ritrovato a Tokyo a

vivere le “mie” Olimpiadi con il Team

USA, giocando a carte con Durant

o facendo quattro chiacchiere con

Draymond Green. È stato davvero

“cool”.

Che effetto fa vivere e allenarsi con i

migliori giocatori al mondo?

Ho notato due cose in particolare. Il

primo come sia facile e arricchente

avere interazioni con questi ragazzi,

creare un gruppo fuori dal campo

in vista di un appuntamento così

importante come le Olimpiadi.

L’altro aspetto che mi ha colpito

molto invece è stata la cura del

dettaglio e il maniacale rispetto

per i fondamentali del gioco che

hanno questi atleti al top nel mondo:

nelle piccole cose, nello spezzare

il polso sul rilascio, nel tenere in

alto il braccio dopo l’esecuzione

del tiro, nella routine di palleggi e

ball handling. Ogni secondo e ogni

minuto dell’allenamento è gestito

con la massima disciplina e intensità.

Questo riguarda anche il lato fisico

e atletico, c’è una cura del corpo

davvero impeccabile.

Il tuo obiettivo è tornare a giocare

con quel tipo di atleti tutti i giorni, in

NBA?

L’NBA è l’obiettivo di qualunque

giocatore nel mondo, credo. Il

mio percorso nella pallacanestro

è ancora all’inizio, voglio essere

concentrato sul presente e vivere al

meglio questa avventura a Trento.

Poi chi lo sa? Ci sono tantissime

incognite e non voglio perdere

energie mentali a costruire potenziali

scenari futuri troppo presto.

Pensi che la NBA stia diventando più

interessata ed attenta a chi mette in

luce buone qualità in Europa?

Sì, nelle ultime due o tre stagioni

il trend sembra quello. Si cercano

talenti e caratteristiche anche in

giocatori fuori dalla G-League e

dalla NBA stessa, penso ai Denver

Nuggets che hanno firmato Facundo

Campazzo o a Daulton Hommes che

dopo un anno a Cremona ora gioca

per i New Orleans Pelicans. E ci

sarebbero molti altri esempi.


19 | IL PROFILO

Uno ed

un solo

Shavon

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO CIAMILLO E DANIELE MONTIGIANI

“Ricordo

le emozioni

delle Finali

Scudetto,

ma allo stesso

tempo non metto

in secondo piano

le cene, i viaggi,

le risate con i miei

compagni”

Ci sono pochi giocatori che

nella storia dell’Aquila Basket

hanno conquistato i cuori dei

tifosi bianconeri quanto Shavon

Shields. Un giocatore che nel giro

di 15 mesi si è trasformato

da oggetto del mistero a

potenziale MVP delle Finali, un

ragazzo introverso ma educato

e carismatico: più danese che

statunitense, merito del patrimonio

genetico ereditato da mamma

Senia. Il patrimonio genetico del

padre Will invece è quello di un Hall

of Famer della NFL.

La somma è un uomo che oggi

è uno dei punti di riferimento

dell’ambiziosa A|X Armani Exchange

Milano e uno dei migliori giocatori

in Eurolega e in Italia nel suo ruolo

e non solo. All’Aquila ha giocato

le due Finali Scudetto, ha scritto

pagine indelebili della giovane storia

del club. E con la sua “trentina”

semplicità, si è ritagliato un posto

nella memoria dei tifosi della

Dolomiti Energia. Quest’anno un

brutto infortunio lo sta costringendo

ai box, ma Milano lo aspetta

sapendo di avere in casa un’arma

preziosa per andare a caccia

di trofei tra Italia ed Europa.

Prima di tutto, come stai Shavon?

Quanto sei vicino al ritorno in

campo?

Sto bene dai, l’operazione al polso

è andata bene. Adesso ho un tutore

che toglierò tra qualche giorno

dopodiché lavorerò per riprendermi

ed essere pronto a giocare al meglio

la parte finale della stagione.

Un infortunio che ti impedirà

giocare alla BLM Group Arena nella

sfida di sabato 5 febbZraio.

Sì, mi dispiace molto. Un dispiacere

che si somma a quello vissuto lo

scorso anno, quando si giocava

a porte chiuse. È stato bello tornare

a sentire l’affetto e il calore delle

persone che ho conosciuto qui, nella

squadra e nel club, però

da quando sono andato via non sono

mai riuscito né a giocare a Trento di

fronte al pubblico né a tornare a fare

due passi in centro e vedere di nuovo

la città.

La prima cosa che ti viene in mente

ripensando a quelle due stagioni

scarse all’ombra del Bondone?

Più che un evento o un’immagine,

ti direi la squadra, il club, i miei

compagni. Con loro a Trento ho

creato un legame davvero speciale,

e speciale è anche quello che

insieme siamo riusciti a fare in

campo. Quindi sì, ovviamente ricordo

le emozioni delle Finali Scudetto, ma

allo stesso tempo non metto

in secondo piano le cene, i viaggi,

le risate con i miei compagni.

Cosa pensi abbia reso quei 15 mesi

così speciali?

Beh, il fatto che eravamo un

gruppo di bravi ragazzi, di brave

persone. E poi tutti nel club, dal

presidente all’ultimo collaboratore,


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“Nessuna squadra

era tranquilla,

quando doveva

affrontarci,

perché sapevano

che sarebbe stata

una battaglia ”

passando per uno staff di alto livello,

lavoravano con il sorriso sul volto

e con la voglia di rendere Trento

orgogliosa della sua Aquila Basket.

E in campo?

Eravamo tosti, questo sì. Ricordo

che qualche avversario diceva

che non giocassimo nemmeno a

pallacanestro! Eravamo duri, ogni

notte scendevamo in campo pronti

a dare il massimo spingendoci al

limite del nostro potenziale. Nessuna

squadra era tranquilla, quando

doveva affrontarci, perché sapevano

che sarebbe stata una battaglia.

Il pensiero delle Finali Scudetto fa

ancora male?

Sì. Direi in particolare della

seconda, quella del 2018 contro

Milano. L’anno prima contro Venezia

abbiamo fatto una vera e propria

impresa, condizionata poi alla

fine dai tantissimi infortuni e da

una buona dose di sfortuna. Ma

nel 2018 eravamo davvero forti,

sapevamo di poter cogliere quella

grande opportunità. Ovviamente tutti

sappiamo come è andata gara-5

al Forum, è stato un peccato non

essere riusciti ad avere abbastanza

energie mentali per vincere gara-6 e

tornare a Milano per la bella. Ma alla

fine è andata così, impossibile avere

rimpianti per le grandi cose che

abbiamo fatto con quel gruppo.

In quei Playoff 2018 è anche

“esploso” Shavon Shields, con una

postseason da paura in cui sembravi

assolutamente inarrestabile.

Uno dei tuoi migliori momenti, da

giocatore?

Non saprei, è difficile scegliere.

Fa tutto parte di un percorso direi,

perché ho belle memorie di tutti

i posti in cui ho giocato e anche

individualmente sono cresciuto

tanto adattandomi anche a situazioni

diverse.

Sei ancora in contatto con alcuni dei

tuoi ex compagni all’Aquila?

Sì, un po’ con tutti. Capita che

se li vedo giocare mando loro un

messaggio o li chiami. Tanto per

citarne un paio, che stagione sta

facendo Flacca? Davvero forte, sono

contento per lui. E Toto beh, è Toto.

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“Toto Forray?

Non finisce mai

di stupire

per la naturalezza

con cui sa guidare

la squadra ”

Non finisce mai di stupire per la

naturalezza con cui sa guidare la

squadra.

Oggi in cosa ti senti più cresciuto

e diverso rispetto al te stesso che

ha lasciato la Dolomiti Energia nel

2018?

È una parola forse un po’ abusata

o che non viene sempre interpretata

al meglio, ma direi “esperienza”.

Giocare in campionati e coppe di

altissimo livello giorno dopo giorno,

allenandoti con i migliori allenatori

e i migliori giocatori d’Europa, beh,

posso garantire che arricchisce un

giocatore davvero tanto.

Forse anche più dei miglioramenti

tecnici.

Quanto ti ha aiutato, in questo

processo di crescita, passare due

anni in Spagna al Baskonia?

Il gradino tra giocare l’EuroCup

e giocare l’Eurolega è enorme,

rispetto a Trento a Vitoria ho vissuto

un’esperienza completamente

diversa. La Liga ACB è un

campionato molto particolare,

con diversi stili di gioco e di rotazioni

dei giocatori rispetto all’Italia,

poi cominciare a giocare minuti

importanti in Eurolega come detto

è stato un grande traguardo ma

anche l’inizio di un nuovo capitolo.

Che ti ha portato anche a prenderti

la soddisfazione di vincere il

campionato spagnolo nella “bolla”

pandemica.

Quello è stato un periodo davvero

strano. Siamo stati chiusi in casa

per due mesi, c’era grande

incertezza sul se e come il

campionato sarebbe ripreso. Poi però

la ACB ha organizzato questa bolla

un po’ come successo in NBA,

e abbiamo disputato i playoff

vincendo la Finale contro il

Barcellona. Finalmente per me era

una finale vinta!

Quindi è arrivata la chiamata di

Milano, e di coach Ettore Messina.

Un’altra grande occasione per me

per crescere. Milano è una società

ambiziosa, con un’idea chiara del

percorso tecnico e di club che vuole

intraprendere nei prossimi anni

e che sta dimostrando sul campo

e fuori di avere tutto per far parte

delle migliori squadre d’Europa,

sotto tutti i punti di vista. Poter avere

la fortuna e l’onore di lavorare ogni

giorno con veterani straordinari

come Kyle Hines, Sergio Rodriguez

o Nicolò Melli, assieme a Ettore

Messina e al suo staff tecnico è

ovviamente un’opportunità che cerco

di cogliere e valorizzare giorno

dopo giorno.

Le proporzioni sono diverse,

ma anche a Trentino respiravo

questo tipo di filosofia e di capacità

di far crescere i giocatori: ricordo

il tanto lavoro tutte le mattine con

Lele Molin in palestra, così come con

Vincenzo Cavazzana e con Davide

Dusmet. Ricordo con grande senso

di gratitudine loro e anche coach

Maurizio Buscaglia, per il modo in cui

ci mandava in campo dando a tutti

grandi responsabilità.

Ora è il momento di vincerlo,

un campionato italiano?

L’obiettivo è questo. Fra Trento

e Milano ho perso tre volte su

tre nelle Finali Scudetto di Serie

A, quindi per me è un obiettivo

fondamentale. Siamo tutti

concentrati e pronti a dare il meglio

di noi provando come fatto lo

scorso anno ad arrivare il più avanti

possibile in Eurolega e con la voglia

di metterci lo scudetto sul petto.

Chiudiamo con un messaggio per

i tifosi di Aquila Basket e per

i lettori di BSKT.

Spero che stiate tutti bene,

vi ringrazio per l’affetto e il supporto

che ancora oggi avete nei miei

confronti: non sono molto sui social,

ma so che in tantissimi mi scrivete

e mi seguite da Trento e io sono solo

grato ai tifosi bianconeri per come

mi avete subito fatto sentire uno di

voi. Anche da avversario.

We Die Hard!

“Fra Trento

e Milano ho perso tre

volte su tre nelle

Finali Scudetto

di Serie A, quindi

per me è un obiettivo

fondamentale”


RESPIRA, SEI IN


26 | SPECIALE OLIMPIADI

Cuore

Doro

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO AP/LAPRESSE

Partiamo da una premessa:

il biathlon è lo sport più

spettacolare che ancora

non conoscete. E la più grande

biathleta italiana della storia viene

da Rasun, Anterselva, e abita in Val

di Fiemme. È Dorothea Wierer, la

regina degli sport invernali azzurri:

una delle atlete più attese alle

Olimpiadi di Pechino,

una che ha contribuito (quasi)

da sola a trasformare il biathlon

in Italia da sport di nicchia

a fenomeno pop.

Merito di un palmares in continuo

aggiornamento che già annovera

due Coppe di Cristallo come

vincitrice di altrettante Coppe del

Mondo, tre ori mondiali, una serie

infinita di vittorie e podi prestigiosi;

merito della sua determinazione,

della straordinaria capacità di

mantenersi ad alto livello sempre

e comunque, superando acciacchi

e momenti di difficoltà; e merito

dei suoi occhi di tigre, del carisma

e del carattere solare che le ha

permesso di conquistare i cuori

di tutti gli appassionati di biathlon

e di sport della neve.

Oggi, a 31 anni, si appresta a vivere

la terza Olimpiade della carriera

e va a caccia dell’ultimo tassello

per completare un mosaico

perfetto: una medaglia olimpica

individuale, l’unico sfizio che

ancora non si è tolta in una

carriera da prima della classe che

la proietta tra le più grandi

di sempre. Con la sensazione

che dopo la rassegna a cinque

cerchi possa anche chiudere il suo

straordinario percorso, vissuto

a tutta velocità sugli sci stretti,

e col fiato sospeso al poligono

per coprire i bersagli.

«Credo sia proprio la difficoltà

di gestire due discipline così diverse

a rendere il biathlon così intrigante e

complicato.

Un biathleta oggi per emergere deve

essere completo: molto competitivo

sugli sci,

rapido e preciso al poligono.

Questo è il biathlon moderno».

Cosa ti rende più orgogliosa del tuo

percorso sportivo, ripensando ai

tanti anni e alle tante soddisfazioni

dalle medaglie giovanili fino

alle Coppe di Cristallo e agli ori

mondiali?

Sicuramente mi vengono in mente

le due Coppe del Mondo e i titoli

mondiali conquistati ad Anterselva

che sono stati i momenti più belli

della mia carriera: vincere un oro

mondiale a casa mia ha un sapore

indescrivibile e sarà indimenticabile.

Ma mi rende orgogliosa anche

essere riuscita a completare tante

stagioni consecutive nelle prime

5 posizioni della classifica generale

(una striscia avviata nella stagione

2015-16 e ancora aperta, ndr),

perché vuol dire che sono stata

molto costante.

Dopo Sochi e Pyeongchang, ora si

parte per Pechino: che emozioni

dà competere alle Olimpiadi in un

evento che coinvolge tutti i migliori

atleti del mondo nelle discipline

invernali?

Le Olimpiadi sono sempre speciali,

ma quest’anno con la pandemia i

giochi avranno un sapore diverso,

tutto il contorno che rende

un’Olimpiade magica purtroppo non

ci sarà.

Per preparare al meglio le Olimpiadi

con la nazionale italiana vi siete

allenati tanto al Passo del Lavazè, la

zona è quella della tua amata Val di

Fiemme.

Sì, lo abbiamo fatto anche perché

ci ha permesso di lavorare ad

una quota simile a quella del sito

olimpico, che si aggira intorno ai

1600 metri. Speriamo che questo

possa dare dei frutti.

Ti piacerebbe rimanere nel

mondo del biathlon o dello sport

in generale, una volta ritirata da

atleta?

Sicuramente lo sport sarà sempre

una parte fondamentale della mia

vita, e spero di poter ancora farne

parte magari in altri ruoli.

E della pallacanestro cosa pensa

Dorothea Wierer?

Sinceramente sono sempre stata

incuriosita ed affascinata dal mondo

del basket, è un bellissimo sport di

squadra. Ci sarà occasione per venire

a vedervi a Trento!


28 | SPECIALE OLIMPIADI

Sighel,

dinastia

del ghiaccio

DI ANDREA ORSOLIN

FISG / ALESSANDRO TROVATI

Pattinare sul ghiaccio, un affare di

famiglia.

A casa Sighel e nel resto

dell’Altipiano di Pinè sono giorni

frenetici. Arianna, 25 anni,

è all’esordio olimpico così come il

fratello Pietro, di tre anni più giovane.

Una coppia di talenti dello short track

che hanno già avuto modo

di mettere da parte pesanti medaglie

in campo europeo ed internazionale.

L’Olimpiade però, come detto,

è la prima per entrambi: non certo

per un membro della famiglia SIghel

però, visto che papà Roberto ha preso

parte a ben cinque edizioni dei Giochi

nel pattinaggio velocità in pista lunga

tra Calgary 1988 e Salt Lake City

2002, e ha nel suo palmares anche

un titolo di campione del mondo.

Insomma, qualche consiglio su come

si affronta un evento a cinque cerchi

sicuramente in casa Arianna e Pietro

possono trovarlo, pur avendo scelto

a differenza del padre di sprigionare

la proprie potenza sui pattini non nel

lungo “ovale” della velocità,

ma nelle strette curve dello

short track.

Dal lago di Baselga di Pinè a

Pechino. Ne hai fatta di strada,

Arianna! Quali sono le emozioni

della prima Olimpiade?

È molto bello essere a Pechino

e poter vivere l’ambiente olimpico.

Vedere atleti di altissimo livello,

del mio e di altri sport, mi dà la

carica e lo stimolo per allenarmi

e dimostrare che mi merito

di essere qui.

Come sarà l’Olimpiade in epoca

di pandemia?

Il fatto di non avere il pubblico

ad assistere alle gare sarà la prima

grande differenza e renderà diverso

l’evento. A me piace avere il pubblico

che fa il tifo, è più coinvolgente, mi

dispiace che non ci sia, ma queste

sono le regole. Se non altro posso

godermi il villaggio olimpico

e uscire dalla mia stanza, a

differenza dell’ultima volta che

siamo stati qui a testare la pista

in Coppa del mondo, quando

eravamo in una “bolla”.

Dal punto di vista agonistico quali

sono le tue aspettative?

Mi aspetto di fare il massimo

e di godermi questa esperienza

a pieno. Già essere qui è un grande

traguardo, non voglio avere rimpianti

e farò il massimo, per uscire dalla

pista consapevole di aver dato tutta

me stessa. E sarà divertente vivere

questa esperienza in parallelo

a quella di mio fratello Pietro.

A quali gare parteciperai?

In teoria dovrei gareggiare nei 1500,

la mia distanza preferita.

Spero di far parte della staffetta,

ma ancora nulla è deciso.

L’Italia dello short track a cosa può

ambire?

Mi auguro che Arianna Fontana

possa portare a casa più medaglie,

come ha sempre fatto nelle

precedenti edizioni. Spero ci riesca

anche Martina Valcepina, sarebbe

la ciliegina sulla torta della sua

carriera. Spero ovviamente che

anche mio fratello Pietro faccia bene,

dopo la grande crescita che

ha avuto negli ultimi due anni.

Qual è il tuo rapporto con

il Trentino?

Il Trentino è casa mia, mi piace

viverci ed esplorarlo il più possibile,

a piedi oppure in bici. In estate devo

allenarmi molte ore in bici e per

me è bellissimo poter scegliere tra

tanti luoghi diversi, fare salite, passi

di montagna oppure anche tratti

pianeggianti.

Al di fuori dello short track, ad

Arianna Sighel cosa piace fare

durante il tempo libero?

Cucinare e leggere libri.

Oltre che arrampicare.


30 | SPECIALE OLIMPIADI

Pirovano

un sogno olimpico

rinviato

DI MARCELLO OBEROSLER

FISI TRENTINO

Lo sguardo luminoso e il sorriso

sincero di Laura Pirovano non

riescono a nascondere una

velatura di sconforto: è la sensazione

vissuta dai grandi atleti che per colpa

di un infortunio vedono, dall’oggi

al domani, sfumare le proprie

possibilità di partecipare,

da protagonisti, ad un appuntamento

magico e totalizzante come

le Olimpiadi. Un grave infortunio

al ginocchio sinistro ha tolto alla

24enne discesista di Campiglio

la chance di volare a Pechino

e proseguire il trend di impetuosa

crescita che lo scorso anno l’aveva

proiettata tra le “big” della Coppa

del Mondo e che le aveva fatto più

volte sfiorare il podio.

Lo sport è fatto anche di questo, della

capacità di rialzarsi dalle cadute,

anche le più rovinose,

e ripartire. Laura per ripartire

ha trovato il “nostro” fisioterapista

Giacomo Beccucci, che sta seguendo

il suo percorso di riabilitazione nelle

strutture che durante la settimana

sono anche della Dolomiti Energia

Trentino. Un lavoro mirato a riportare

preso Laura di nuovo in pista,

di nuovo a sfrecciare alla ricerca

di nuovi altissimi traguardi

da raggiungere, una porta dopo

l’altra lanciata verso il fondo valle.

Cominciamo dall’inizio, Laura: come

è nata la tua passione per lo sci?

Ho iniziato a sciare quando avevo

più o meno quattro anni, quasi per

caso. Di certo i miei genitori non

avevano l’obiettivo di farmi diventare

un’atleta professionista, per anni ho

coltivato questa passione come un

gioco: l’unica cosa che volevo fare

dopo scuola era andare a sciare a

Campiglio, nelle zone intorno a casa

mia. Oggi fin da piccoli i bambini

cominciano subito a intraprendere

percorsi che mirano a trasformarli

in professionisti, per me non è stato

assolutamente così.

Poi lo sci si è trasformato da gioco

a… lavoro.

Il mio è stato un percorso molto

graduale, che passo dopo passo mi

ha portato in alto e mi ha impegnato

sempre di più in termini di tempo,

impegno, ambizioni: ho capito che lo

sci sarebbe potuto essere la mia vita

quando non sono più riuscita

a conciliare sport e studio,

verso la fine delle superiori.

Facevo troppe assenze a scuola,

non potevo mancare appuntamenti

importanti nello sci dove stavo

mettendo davvero tutta me stessa.

Lì ho deciso di seguire questa strada.

Altro balzo in avanti, e troviamo una

Laura Pirovano stabilmente tra le

migliori in discesa nella Coppa del

Mondo.

Arrivare a gareggiare in Coppa del

Mondo è un po’ strano. Essendo tra

le più giovani, mi ritrovo a competere

e battere atlete che ho guardato in

TV crescendo. La vita dello sciatore

corre veloce, è una sensazione

strana ma molto bella. I miei idoli?

Purtroppo non ho avuto molte

occasioni per gareggiare con Lindsay

Vonn, ma ricordo le sensazioni

vissute l’anno scorso quando ho

ottenuto il mio primo risultato

importante in Coppa del Mondo,

un quinto posto. Dietro di me c’era

Lara Gut. Lara Gut! Un’atleta

incredibile, che ho seguito per anni

in televisione.

Poi è arrivato questo maledetto

infortunio.

Una bella batosta.

Perché è già il secondo, e perché

è arrivato appena prima delle

Olimpiadi anche questa volta.

Sembrava quasi uno scherzo

all’inizio, non ci volevo credere.

Non sono neanche caduta, non era

neanche una gara. Dentro di me

cercavo di convincermi che fosse

solo un brutto sogno da cui mi sarei

svegliata presto. E invece, eccoci qua.

Non lo nego, è una batosta che sto

ancora accusando. Però so anche

che ormai è successo, e sto facendo

di tutto per mantenermi positiva e

recuperare al meglio.

Sto lavorando bene, anche grazie a

Giacomo con cui stiamo svolgendo

un percorso .

Le Olimpiadi 2022?

Non le guarderò. Preferisco così.

Darò un’occhiata al pattinaggio

artistico, e ai risultati in generale.

Le Olimpiadi 2026?

Pratico uno sport che fortunatamente

propone i mondiali ogni due anni, e le

Coppe del Mondo ogni anno.

Sono appuntamenti importanti,

che mi mettono in condizione di

poter avere obiettivi di prestigio non

così a lungo termine. Affronterò al

massimo ogni giorno, come sempre.

Ma l’orizzonte di un’Olimpiade

in Italia è senz’altro una bella

motivazione.


32 | SPECIALE OLIMPIADI

Bertagnolli,

il portabandiera

trentino

DI ANDREA ORSOLIN

FOTO FISIP / MAURO UJETTO

A

Pechino il 4 marzo, giorno

della cerimonia di apertura

delle Paralimpiadi 2022

(4-13 marzo), il tricolore italiano sarà

nelle mani di Giacomo Bertagnolli.

Il portabandiera designato ad aprire

la spedizione azzurra in Oriente

è proprio lui, il ventitreenne di

Cavalese nato con atrofia del nervo

ottico su entrambi gli occhi che

viaggia veloce, anzi velocissimo, con

gli sci ai piedi. Poco prima di Natale

ha ricevuto a Roma - assieme alla

“collega” Sofia Goggia, portabandiera

olimpica - il vessillo dalle mani del

Presidente della Repubblica Sergio

Mattarella che ha augurato a lui e ai

suoi compagni le migliori fortune in

vista della manifestazione a cinque

cerchi.

Giacomo, possiamo solo immaginare

l’emozione di rappresentare l’Italia

alle Paralimpiadi da portabandiera.

Sì, essere stato scelto come

portabandiera è per me un

grandissimo onore, e anche

una responsabilità in più a fare

bene. Portare la bandiera non mi

assicurerà di certo la medaglia, so di

dovermi impegnare al massimo per

riuscire ad ottenere grandi risultati.

In Cina porterai anche un po’ di

Trentino…

Sono nato e cresciuto in Trentino, ho

sempre vissuto qui, e rappresentare

la mia terra è un orgoglio per me.

Sto viaggiando per tutto il mondo, ma

casa mia rimane sempre nel cuore.

In quali gare sarai impegnato?

Gareggerò in tutte le discipline:

gigante, slalom speciale, discesa

libera, super gigante e combinata.

Cinque discipline, cinque possibilità

da sfruttare. Punto a vincere.

Come funziona lo sci alpino

paralimpico?

È uguale a quello dei normodotati,

solo che gli atleti con disabilità -

che può essere visiva, come la mia,

oppure legata ad amputazioni o

di persone in carrozzina - sciano

assieme ad una guida che tramite

una radio nel casco dà tutte le

indicazioni - curve, stato della neve

- che servono per arrivare in fondo

al tracciato. Da tre stagioni la mia

guida è il bresciano Andrea Ravelli.

Serve andare d’accordo e trovarsi

bene l’uno con l’altro. Il merito delle

vittorie è condiviso.

Come ti sei avvicinato allo sci?

Ho cominciato a sciare a due anni

assieme a mio papà. A 13 anni sono

venuto a conoscenza del mondo

paralimpico e mi sono voluto mettere

in competizione cominciando a fare

gare, arrivando fino a quelle di Coppa

del Mondo.

Lo sci è il tuo lavoro?

Pratico sci a tempo pieno, è un

lavoro che pian piano sta diventando

retribuito. Da poco i corpi di Stato

hanno cominciato ad arruolare gli

atleti con disabilità, ho già fatto il

concorso per entrare a far parte

della Guardia di Finanza. Il mondo

paralimpico gode però ancora di

poca visibilità e di poche entrate

economiche.

A parte lo sci, quali sono le tue altre

passioni?

Mi piace fare gite in montagna,

arrampicare e andare in bici.

Buon viaggio, Giacomo!

L’obiettivo è di sfruttare tutte le gare

in cui sarò impegnato cercando di

portare a casa più medaglie possibili.

Farò del mio meglio per onorare il

Trentino e la divisa azzurra.


34 | AQUILAB

In ricordo

di Stefano

Rossi

FORZA AQUILA

DI STEFANO TRAINOTTI

FOTO

“Così, sono stati

raccolti 5.800 euro

che, in accordo con

la moglie Michela

e i figli Matteo

ed Andrea,

saranno destinati

a sostenere due

iniziative del

mondo AquiLab”

Se negli ultimi dieci anni le attività

di Aquila Basket sul territorio sono

diventate un elemento costitutivo e

caratterizzante della vita del club, lo

si deve alle tante persone che hanno

creduto nell’importanza per una società

di pallacanestro di fare rete con le

tante realtà della nostra Provincia. Tra

queste c’era Stefano Rossi, da sempre

una delle anime del progetto no profit

bianconero, e venuto a mancare un

anno fa. Stefano Rossi è stato “dentro”

Aquila Basket in diverse modi: come

genitore, quando i figli giocavano a

basket; come imprenditore, entrando

a far parte del CAST; come volontario,

promuovendo iniziative di solidarietà

all’interno di AquiLab for no profit.

Stefano è stato presente in diversi modi,

ma sempre con lo stesso stile, fatto di

spirito di condivisione, possibilmente

intorno ad un tavolo, di tante risate e

voglia di fare. Per questo motivo, su

iniziativa di AquiLab e in accordo con la

famiglia di Stefano, a fine settembre,

un centinaio di amici si sono ritrovati

presso il parco di Villa Sant’Ignazio per

pranzare insieme, chiacchierando tra

un bicchiere di vino e un tortel di patate.

Tutti hanno collaborato alla buona

riuscita del pranzo, ma in particolare

un grazie va alle associazioni che

hanno contribuito alla realizzazione del

pranzo: la Coop Samuele, la Fondazione

Trentina per l’autismo e il Centro

Trentino di Solidarietà. Per partecipare

al pranzo era prevista una quota di

partecipazione: proprio come avrebbe

voluto Stefano, questa occasione per

stare bene insieme doveva avere anche

una finalità di solidarietà. Così, sono

stati raccolti 5.800 euro che, in accordo

con la moglie Michela e i figli Matteo ed

Andrea, saranno destinati a sostenere

due iniziative del mondo AquiLab.

Una parte servirà a finanziare la terza

edizione di “Everybody needs some

basket”, il progetto di basket inclusivo

promosso da Fondazione Aquila; il

progetto è partito ai primi di novembre

e coinvolge ragazzi e ragazze inserite

nei percorsi di ANFFAS Trentino, Centro

trentino di solidarietà, Villa Sant’Ignazio,

ATAS Trento e UEPE; l’altra parte,

invece, sarà donato alla Fondazione

trentina per l’autismo andrà a finanziare

l’acquisto di attrezzature sportive per

Casa Sebastiano, il centro specialistico

dedicato ai disturbi dello spettro

autistico di Coredo, per promuovere e

facilitare l’attività fisica all’interno della

casa.

LE NOSTRE PASSIONI:

LO SPORT E L’HAMBURGER.

LE TUE?

VIA FERMI 9 - TRENTO


36 | L’EVENTO

Coppa Italia,

dopo sei

anni

DI MARELLO OBEROSLER

FOTO CIAMILLO E DANIELE MONTIGIANI

Mediolanum Forum di Assago.

È il 20 febbraio 2016. Sono luogo

e data dell’ultima apparizione

della Dolomiti Energia Trentino ad una

Final Eight di Coppa Italia. È la squadra

di Julian Wright e di “Dada” Pascolo che

di lì a poco arriverà alle semifinali di

EuroCup, per intendersi.

Da quel febbraio 2016 arriveranno

cinque partecipazioni ai playoff

consecutive, due Finali Scudetto, eppure

la partecipazione alla Coppa Italia

rimarrà un tabù.

Un tabù spezzato solo quest’anno:

la squadra di coach Lele Molin infatti,

grazie ad un girone d’andata da 8 vittorie

e 7 sconfitte ha chiuso il girone d’andata

al quarto posto, proiettandosi così alla

manifestazione che tra il 16

e il 20 febbraio renderà la Vitrifrigo

Arena di Pesaro il cuore pulsante

del basket italiano.

Non è mai scattata la scintilla,

tra l’Aquila e le Final Eight: un quarto

di finale nel 2015, sconfitta da Reggio

Emilia, poi un successo contro Pistoia

nell’edizione successiva prima

di fermarsi in semifinale contro Avellino.

Una semifinale beffa, chiusa 69-71

con Wright a perdere il controllo del

pallone del possibile pareggio allo

scadere. Poi mentre negli anni si

susseguivano i successi di grandi

big come Milano e Venezia, o grandi

outsider come Cremona e Torino,

la Dolomiti Energia seguiva da casa,

guardava da lontano. Non quest’anno,

visto che i bianconeri saranno

in campo già nel primo giorno di partite:

mercoledì 16 alle 20.45 è in programma

la sfida contro Brescia nei quarti

di finale. Partita secca, rigorosamente,

e assalto ad una Germani cresciuta

esponenzialmente di colpi lungo la

stagione e lontana parente di quella

battuta dai bianconeri 78-72 alla BLM

Group Arena lo scorso 6 novembre.

Amedeo Della Valle e Naz Mitrou-Long

sono i trascinatori tecnici ed emotivi

di un gruppo partita fragile e poi

scopertosi durissimo da battere,

perché il talento non manca e le

rotazioni sono lunghe e profonde,

un super lusso per una squadra tra

l’altro senza coppe europee e con un

budget da prime della classe.

Che partita sarà? Difficile dirlo.

Che Coppa Italia sarà? Ancora più

difficile. Perché quei pochi giorni

di battaglie sportive “senza domani”

può succedere letteralmente di tutto.

La testa dice, come sempre, che tutto è

apparecchiato per l’ennesima finale tra

Milano e Virtus Bologna.

Ma le Final Eight sono un posto dove

è più che mai lecito sognare. E dove la

storia insegna che le favole possono

davvero esistere.


38 | MONDO STATISTICHE

I prossimi avversari

Mondo

statistiche

DI BASKET DATA SCOUTING

Come sta attaccando Trento

Con undici giornate giocate, l’Aquila ha superato la metà della Regular

Season ed è giunto il momento di dare un’occhiata alle performance

offensive dei trentini finora. I risultati non stanno arrivando, complice

una competizione di alto livello e le prestazioni poco convincenti di

Trento al tiro. Le difficoltà più grosse sono oltre l’arco dei tre punti

dove l’Aquila tira sotto la media dell’Eurocup in tutte le zone tranne

nell’angolo a sinistra del ferro, dove registra un positivo 41.67%

ma dove al contempo prende poche conclusioni.

La percentuale da tre punti complessiva è del 28.81% e risulta la

peggiore dell’intero torneo. Per quanto riguarda le conclusioni da due

punti, Trento registra un incoraggiante 55.23% sotto canestro e un

onesto 40.00% a destra del ferro. Nelle altre posizioni invece risulta

sotto media rispetto agli avversari pur non prendendo tantissime

conclusioni, salvo nella zona centrale. Complessivamente da due punti

tira col 46.20% che la confina al penultimo posto del proprio girone

per efficienza in questa specialità. Il numero di canestri realizzati

da due punti però è ottimo, visto che l’Aquila risulta ottava in tutta la

competizione. Concludiamo con il capitolo tiri liberi, dove Trento è

settima per realizzati di tutta l’EuroCup, confermando la propensione

alle conclusioni ravvicinate (che sono statisticamente quelle dove è

più probabile raccogliere i falli avversari). Nuovamente però parlando

di efficienza al tiro l’Aquila precipita al quartultimo posto della lega e

penultimo del girone con la percentuale di 71.71%.

I migliori realizzatori di Trento in Eurocup per zona

Alcuni giocatori hanno una presenza massiccia in questo grafico.

Su tutti Johnathan Williams con il dominio sotto le plance,

ma anche nel computo dei tiri totali realizzati dal campo (FG)

e dei tiri da due (2PT). Il tiro oltre l’arco invece è diviso tra tre giocatori.

Andrea Mezzanotte è il miglior realizzatore dal lato destro

sia in angolo che in posizione di guardia.

Cameron Reynolds invece ha il maggior numero di triple segnate (3PT)

concentrando molte delle sue realizzazioni tra la zona

centrale e l’angolo a sinistra del canestro. Infine in posizione di guardia

a sinistra del ferro troviamo Desonta Bradford. Nella zona del midrange

Diego Flaccadori risalta il miglior realizzatore sia a destra del

ferro che in posizione centrale. A destra e a sinistra della lunetta

il maggior numero di canestri realizzati spetta rispettivamente

a Jordan Caroline e Wesley Saunders. Chiude la zona del mid-range

Maximilian Ladurner che è il miglior marcatore a sinistra del tabellone.

Infine per quanto riguarda i tiri liberi realizzati (FT) è nuovamente Diego

Flaccadori il giocatore che ne ha realizzati di più fino a questo momento.

Il mese di Febbraio vedrà solamente due avversari per l’Aquila.

Mancando solo sette partite al termine della stagione regolare, e

ricordando la formula che prevede il passaggio del turno delle prime

otto di ciascun girone, ogni partita sarà di importanza vitale per il

prosieguo del cammino europeo. I trentini affronteranno fuori casa il

2 Febbraio il Lietkabelis Panevezys, squadra attualmente settima in

classifica con 5 vinte e 6 perse. All’andata i lituani si imposero 61-77

alla BLM Group Arena con una prestazione di rilievo di Kalaitzakis

Panagiotis, autore di 20 punti con 4 triple a segno su 5. La settimana

successiva l’Aquila tornerà tra le mura amiche per affrontare il

Boulogne Metropolitans 92. I francesi sono quinti nel girone con 6

vittorie e 5 sconfitte. Fuori casa per ora hanno raccolto solo 2 delle

6 vittorie ottenute dimostrando molta meno affidabilità rispetto alle

partite casalinghe. All’andata finì 93-80 a favore del Metropolitans.

Will Cummings con 17 punti e Vince Hunter con la doppia doppia da 11

punti e 13 rimbalzi furono i principali artefici della vittoria francese. La

squadra della periferia parigina tira poco ma abbastanza bene dal midrange


40 | CAST

Trevor,

visione

e revisione

DI MARTINA QUINTARELLI

La nuova entrata nel CAST della

Dolomiti Energia Trentino è Trevor

Srl, società che si occupa di

revisione legale dei conti. “Ci occupiamo

prevalentemente di revisione contabile:

verifichiamo la corretta tenuta della

contabilità delle società nostre clienti

al fine di certificarne i bilanci” - spiega

Davide Fasoli, Junior Partner della

Società. “Questo rappresenta il core

business dell’impresa che, inoltre, si

occupa anche di due diligence, internal

audit e altre attività che ruotano attorno

al controllo di dati contabili”.

“Trevor nasce nel 1986 da un’idea

innovativa dei due attuali Senior

Partner Severino Sartori e Paolo Foss –

racconta Fasoli – quando questa attività

era ancora poco conosciuta a livello

nazionale, divenendo poi nel tempo

punto di riferimento per la revisione

contabile in Trentino”. Nel 2000 Trevor

entra nel ristretto numero di Società di

revisione soggette a vigilanza Consob

e questo ha fornito stimolo per un

ulteriore sviluppo dell’azienda, che è in

costante espansione. Oltre che a livello

di risorse umane (ai due soci senior

partner da poco si sono affiancati i due

Junior Partner Davide Fasoli e Luca

Dallagiacoma), l’espansione è avvenuta

anche in ambito territoriale: alla sede

storica di Trento, si sono aggiunti gli

uffici di Milano, di Roma e di Montecchio

Maggiore (Vicenza). La presenza sul

territorio rappresenta per Trevor un

fattore di grande importanza: “Operiamo

in Trentino da oltre trent’anni, è qui che

abbiamo le nostre radici. I nostri clienti

in Trentino sono esclusivamente S.p.a.

e S.r.l., alle quali offriamo un servizio

di assistenza concreta e duratura

nel tempo. Consideriamo importante

essere, per loro, un punto di riferimento

rappresentato da figure professionali

preparate e presenti”, prosegue Fasoli.

Trevor fa della vicinanza al cliente e del

dialogo continuo con i propri interlocutori

una qualità fondamentale, un valore

condiviso con il mondo di Aquila Basket,

che grazie all’Academy e ai progetti

di AquiLab è molto attenta all’aspetto

Trevor sposa i valori che

accompagnano lo sport:

“Questo connubio tra

presenza sul territorio e

vicinanza alle persone, ha

reso la scelta di Aquila molto

facile e immediata, anche

perché oltre a condividerne

i valori, siamo sportivi

appassionati. Il fatto che le

principali Società sportive

del territorio si rivolgano a

noi per la revisione contabile

ci rende fieri”, afferma

Davide Fasoli. “Abbiamo

colto con grande entusiasmo

l’occasione di entrare nel

CAST di Aquila Basket,

grazie al quale avremo la

possibilità di sviluppare

ulteriormente il nostro

network. Per quanto

riguarda la squadra invece,

ci auguriamo che Aquila

continui con questi risultati

positivi e, perché no, sarebbe

bello rivivere l’emozione

della finale come quattro

stagioni fa!”


42 | WINTER PARTNER

Non vendiamo

ski-pass,

ma vacanze

DI MARTINA QUINTARELLI

L’azienda

Quando si pensa alle vacanze in Trentino

non possono non saltare alla mente

le meravigliose piste innevate che

accolgono da sempre famiglie e sportivi

durante tutto il periodo invernale.

Funivie Folgarida Marilleva fa parte

della ski area più grande del Trentino,

riconosciuta con il brand di Ski Area

Campiglio Dolomiti di Brenta.

Unitamente alle altre due società

funiviarie, Funivie Madonna di Campiglio

e Funivie Pinzolo, tale area offre oltre

150 km di piste percorribili “sci ai piedi”

grazie a 60 impianti di risalita che

collegano la Val di Sole e la Val Rendena

Le Dolomiti di Brenta, Patrimonio

Unesco, sono molto apprezzate sia a

livello italiano che a livello internazionale

e la relativa Ski area compete

direttamente con i più grandi caroselli

sciistici di tutta Europa.

Marilleva, che costituiscono delle vere

e proprie strutture “vive”. Esse, infatti,

oltre ad attrezzature hardware, per

tutta la stagione mettono a disposizione

animatori che intrattengono i piccoli

clienti sulla base del motto “Se stanno

bene i bambini, sta bene tutta la

famiglia”. Sono soddisfatti anche gli

amanti del freestyle e dello snowboard,

lo Snow park di Campiglio, infatti, ha

vinto diversi premi a livello mondiale.

Parallelamente a tutto ciò che riguarda

lo sport all’aperto, su tutto il

comprensorio, l’azienda ha investito

in strutture adatte all’Apres-Ski e alla

ristorazione,

specifica Gasperi: «Siamo focalizzati

sul concetto di emozione come stretta

necessità dell’individuo, teniamo molto al

fatto che i nostri clienti portino con sé un

bellissimo ricordo della vacanza».

sociale Le sfide della cultura sportiva.

Il Covid-19, come per tutte le imprese

imprescindibilmente legate al turismo,

ha rappresentato una grande sfida

per Funivie Folgarida Marilleva, che

però, come spiega Cristian Gasperi,

ha scelto di spingere ulteriormente

sull’acceleratore: «Nell’anno di totale

chiusura abbiamo investito molto per

farci trovare pronti e tornare così il

prima possibile alla normalità. Abbiamo

investito sulla sicurezza, curando tutti i

protocolli previsti per legge e oltre: tutti

gli imbarchi sono presidiati da steward

e hostess che forniscono informazioni

alla clientela e verificano che vengano

rispettate tutte le regole necessarie alla

convivenza in un momento particolare

come questo. Una serie di sistemi

informatizzati è stata implementata per

agevolare questi meccanismi. Nell’ottica

di rendere più agili le procedure,

abbiamo spinto molto sulla vendita

online e ora tutti i nostri prodotti sono

disponibili sul nostro sito ufficiale».

Un’altra grande sfida per l’azienda è

rappresentata dall’investimento fatto per

la costruzione di un’importante opera

che sarà terminata la prossima estate:

la creazione del bacino di innevamento,

ossia un laghetto di 200 mila metri cubi

di acqua che si integrerà totalmente nella

natura. Tale bacino sarà fondamentale

per garantire sempre la fruizione delle

piste a prescindere da quelle che saranno

le condizioni meteorologiche.

deve mettere al centro le persone e le

comunità locali appartenenti al territorio

a cui siamo radicati, dando lavoro

alle famiglie delle valli. E ovviamente

l’attenzione all’ambiente è basilare: uno

degli investimenti che abbiamo fatto in

ottica di ridurre gli sprechi energetici

si chiama Snow Sat ed è un sistema in

grado di rilevare la quantità di neve per

limitare la produzione delle stessa alle

sole situazioni di necessità».

Partner di Aquila Basket

«Abbiamo scelto di continuare questa

sinergia con Aquila Basket perché,

oltre ad avere la visibilità nazionale e

internazionale, dovuta alla partecipazione

della squadra alla Serie A e all’EuroCup,

come azienda ci teniamo a promuovere

il gioco pulito e sostenibile», racconta

Gasperi. «Condividiamo con Aquila

l’appartenenza al territorio trentino e

crediamo nei valori rappresentati dalle

persone, Aquila è una realtà davvero

efficiente: grazie a poche risorse di

qualità riesce ad ottenere il massimo».

Il divertimento per tutti

«Il nostro plus - spiega Cristian Gasperi,

Direttore Generale di Funivie Folgarida

Marilleva, - è costituito da neve garantita,

grazie a impianti molto efficienti di

innevamento programmato, e dalla

possibilità di servire target differenti».

L’ampiezza del demanio sciabile, infatti,

ha permesso all’azienda di diversificare

le estese aree al fine di soddisfare ogni

tipo di clientela.

Per quanto riguarda le famiglie, Funivie

Folgarida Marilleva ha investito molto

creando tre Family Park in quota, nelle

località di Folgarida, Alpe di Daolasa e

Le 3 P della sostenibilità

«Parliamo di innevamento programmato,

non artificiale - tiene a precisare

Gasperi - perché si tratta di un processo

composto da tre fattori che si integrano

perfettamente con l’ambiente: l’acqua,

l’aria compressa e il freddo; una volta

che la neve si scioglie, torna ai bacini

imbriferi di provenienza e quindi nel

ciclo naturale». La sostenibilità è

fondamentale per Funivie Folgarida

Marilleva, valore che per l’azienda si

declina nelle 3 P del turismo sostenibile:

people, planet, profit. Il Direttore Gasperi

sottolinea: «Tutto ciò che facciamo deve

avere una sostenibilità economica e


44 | ACADEMY

L’Academy

sbarca in…

Sicilia!

DI MARCELLO OBEROSLER

FOTO DANIELE MONTIGIANI

La passione per la pallacanestro

non conosce confini e distanze,

meno che mai quando

a trascinarla ci sono entusiasmo e valori

condivisi: ecco perché stupisce solo fino

a un certo punto che una delle nuove

società affiliate alla Dolomiti Energia

Basketball Academy sia l’ASD Amatori

Basket Messina.

La scelta del termine Academy, ormai

lo sappiamo, mira a trasmettere l’idea

che il progetto ha come mission,

l’educazione e la formazione:

educando allo sport e formando atleti

si può diffondere tra i giovani uno stile

di vita sano ed equilibrato, stimolando

lo sviluppo di competenze come

la leadership e la capacità di cooperare

all’interno di un gruppo grazie al

coinvolgimento che solo l’esperienza

sportiva agonistica può generare.

Il progetto giovanile bianconero sbarca

sull’isola anche grazie alla visione

e alla volontà dei suoi dirigenti,

“stregati” dalle idee trentine e

dall’energia del responsabile

organizzativo Luca Lechthaler:

un legame “a distanza” ancora più

significativo in un periodo, quello della

pandemia, che sembra aumentare

le distanze tra persone.

«Le idee, gli obiettivi sportivi e umani

dell’Academy - racconta Danilo Eros

Valitri, dirigente della società di Messina

- si sposano alla perfezione con quelle

del nostro club, che da quasi 50 anni

cerca di far crescere i ragazzi non solo

cestisticamente ma anche curando

l’aspetto sociale e umano, portando

avanti valori propri di questo sport come

l’umiltà, il rispetto e l’etica dentro e fuori

dal campo. Nonostante i tanti chilometri

che separano le due città, vi è un forte

legame, creato da un grande campione

dentro e fuori il campo da gioco Andres

Pablo “Toto” Forray, capitano dell’Aquila

Basket, che ha messo in mostra per

la prima volta in Italia, le sue grandi

capacità sportive ed umane proprio

in riva lo stretto con la Pallacanestro

Messina. Vi è inoltre un bellissimo

legame segno della grande generosità

della città di Trento, che con spirito

di solidarietà aiutò a ricostruire

la scuola messinese Verona-Trento,

allora Scuola di Arti e Mestieri, dopo il

terremoto del 1908».


46 | APPUNTI SPARSI

22 febbraio 1994,

le mie Olimpiadi

Invernali

Carica la tua grande voglia di sciare!

DI FRANCESCO COSTANTINO CIAMPA

Il numero che avete in mano è, in parte, dedicato alle Olimpiadi Invernali. E mi si apre un file del cervello che porta al 1994 quando

frequentavo, con poco onore, la seconda liceo classico dello storico (per noi) Arnaldo da Brescia. Il periodo era quello delle settimane

bianche e i miei genitori avevano deciso di abbandonare la prole dai nonni per la consueta vacanza sulla neve presso l’hotel Posta

Cavallino Bianco di Ortisei. Un periodo da piccioncini negato ai figli. Bene, io mi sveglio il lunedì e sottraggo alla mia povera nonna

Iolanda le chiavi di casa (mia) e saluto dando appuntamento all’ora di pranzo dopo una probante giornata scolastica. In realtà, prendo

la via di casa (mia) e, una volta entrato, infilo il pigiama e mi sintonizzo sulle Olimpiadi dalla calda coltre del letto. Alle 12.40 mi

rivesto e torno a casa (dei nonni). «Com’è andata a scuola?». «Benissimo». E andò benissimo per sei giorni consecutivi culminati

con due eventi epifanici. IL PRIMO. La leggendaria vittoria della staffetta azzurra di fondo in finale contro la Norvegia, padrona di

casa. In un ambiente dal tifo poco nordico e molto latino, Dezoltalbarellovanzettafauner (tutto attaccato) vincono un oro da sogno.

IL SECONDO. La segreteria della scuola chiama per sapere il perché della mia prolungata assenza, io simulo la voce di mio padre

(ma, poi, perché avevo risposto????) e dico che Francesco ha la salmonellosi. Così, su due piedi, mi era venuta in mente quella

malattia. Poteva andare peggio (il colera?) ma poteva anche andare meglio (influenza?). Bene, la segreteria abbocca, io non porta

mai nessun certificato di avvenuta guarigione e tutti vissero felici e contenti. Chiaro, sono passasti quasi trent’anni, il reato sarebbe

in via di prescrizione ma il diavolo fa pentole e non coperchi e mia mamma, in coda al colloquio sostenuto con il professore di filosofia

(Conti, vetero comunista che mi amava. E io adoravo lui) si sente dire: «Ah, certo che sfortuna Francesco. Una settimana a casa

con la salmonellosi!». Esther abbozza, bofonchia qualcosa e, tornata a casa (la nostra), scatena l’inferno. In conclusione, per me

le Olimpiadi Invernali sono, da allora, legate a quei due eventi. Il primo da ricordare nei secoli dei secoli, il secondo da dimenticare

quanto prima. Peccato che, ancora oggi, i miei amici, per sottolineare una mia prolungata assenza dicano: «Ma che fine hai fatto??

Hai avuto la salmonellosi??». Sigh.

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