LA TOSCANA NOVEMBRE

toscanacultura

La Toscana - Anno 5 - Numero 10- Novembre 2017- Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F


Sommario novembre 2017

6 Luca Giannelli, un raffinato artigiano della cultura

8 Monica Giarrè alla Mirabili con una mostra dedicata ai Medici

10 La mostra di Ambrogio Lorenzetti a Santa Maria della Scala

12 Ieri e oggi: Giuliana e Nicola Signorini al Gruppo Donatello

14 I volti della Riforma in mostra alla Galleria degli Uffizi

18 Il mondo raccontato da Geo Bruschi

22 A Dicomano nello studio del pittore Carlo Ciucchi

24 L’oro verde del Frantoio San Leolino di Londa

25 Stefano Frassineti, pellegrino del gusto

26 Il Pastificio La Fiorita, una tradizione di famiglia

28 Claudio Falaschi, il Patch Adams dei cicciai

30 Il Centro Ippico La Speranza di Rufina

32 La mostra di Franco Carletti a Bruxelles

34 MFVP Firenze, un brand giovane dal gusto classico

36 L’Enoteca Marconcini premiata dal sindaco Nardella

37 Il corpo anticancro: un libro per dare speranza

38 Salvatore Sardisco: la pittura come percorso di conoscenza

40 Le case del mondo nelle foto di Geo Bruschi

42 Franco Giomini: fotografare la natura

44 Dagli anni Settanta il GAT per divulgare l’audiovisivo

45 Enrico Carletti: uno scatto per dare dignità agli oggetti semplici

46 L’Acsit: il meglio della Sardegna a Firenze

47 Lo spettacolo di Mario Tozzi e Enzo Favata

48 L’arte del modellare la creta alla Casa di Dante

49 WineArt: spirali di energia nel bicchiere

50 Un museo per l’antico vino Falerno

51 Il gastronomo Arkiwine racconta...

Periodico di attualità, arte e cultura

dell'Associazione Toscana Cultura

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Anno 5 - Numero 10

Novembre 2017

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Testi:

Giorgia Armellini

Paolo Bini

Fabrizio Borghini

Enrico Carretti

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Alessandro Fiesoli

Roberta Fiorini

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Margherita Oggiana

Paolo Pisani

Daniela Pronestì

Silvia Ranzi

Lucia Raveggi

Andrea Russo

Barbara Santoro

Michele Taccetti

Anita Tosi Norcini

Foto:

Ansa

Geo Bruschi

Adriano Buccoliero

Enrico Carretti

Maria Grazia Dainelli

Alessandro Alex Fibbi

Franco Giomini

Susanne John

Maurizio Mattei

Roberto Menci

Elisabetta Mereu

Elena Maria Petrini

Michele Ricci

Nicola Signorini

In copertina:

L’editore Luca Giannelli nella

sede della Scramasax

Foto di:

Michele Ricci

52 Un Uomo Vitruviano dall’anima green

53 Firenze nascosta: il Palazzo dei Visacci

55 Sfaccettature fiorentine: in memoria di un cavallo morto

56 La prima edizione del premio Claudio Cavallini Kevo

60 Per Pasqua con il popolo saharawi

61 Il 55° Premio Cardo d’argento del Gadarte

4


Maison

Giulia Carla Cecchi

Grande successo il 20 ottobre al galà di ANT nel salone de’ cinquecento di

Palazzo Vecchio della performance delle ballerine del balletto di Toscana

coreografate da Judith Vincent con i preziosi abiti da gran sera in nero, argento

e oro reversibili in bianco realizzati da Pola Cecchi per la maison

GIULIACARLA CECCHI

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Ritratti

d’artista

Luca Giannelli: un raffinato artigiano della cultura

di Alessandro Fiesoli

Si definisce, con una punta di orgoglio,

un “artigiano della cultura”. Basta entrare,

in effetti, nella sua bottega delle

idee per averne una conferma. La sede

della sua società, la Scramasax, in zona

piazza delle Cure, è un appassionato bazar

di fiorentinità. C’è un po’ di tutto: libri,

quadri (e molti a sua firma) , foto, manifesti,

dipinti, riproduzioni del Cupolone, un

plastico del calcio in costume in Santa Croce,

il profilo di Dante, una gigantografia di

Antognoni, soprammobili, dischi, manufatti,

piccoli oggetti, un “Made in Florence” a

360 gradi che cattura lo sguardo e un po’

anche l’anima. E allora, caro Luca Giannelli,

poi raccontiamo subito chi è, cosa fa e come

ci si sente, per una volta, a tratteggiare

Via dei Bardi. La via della giovinezza di Luca

Giannelli(anche bardi)

la propria storia invece che quella degli altri.

Intanto, però, partiamo da una domanda

che ci tocca da vicino, a noi di Firenze.

Che cos’è questa famosa, benedetta fiorentinità?

Si riesce a darne una definizione?

«La fiorentinità, secondo me, prima di tutto

è il senso del bello. Siamo figli di Firenze,

non si può non partire da questo rapporto

quotidiano con l’arte, la cultura, che poi

è l’aria che respiriamo. In secondo luogo,

direi, il gusto della sfida, del confronto con

gli altri. Il fiorentino pensa sempre di essere

protagonista, perfino involontario, di qualcosa

di unico. Il terzo aspetto è la passione

Autoritratto di Michelangelo

Sergio e Luigina, genitori di Luca Giannelli, in

Por Santa Maria nel mesi successivi alle distruzioni

del 1944

per la polemica, intendo quella sana, intelligente,

provocatoria. Quando degenera, può

diventare un aspetto negativo del nostro carattere»,

la sua risposta. Partiamo dalla sua

nascita: «Sono nato il 30 ottobre 1960, lo

stesso giorno di Maradona, ho anche scritto

una lettera al grande Diego», ci tiene a far

sapere. Era domenica e il campionato di calcio

di serie A era fermo. Si giocava per la

prima volta una sfida tra la nazionali di Lega,

in questo caso Italia-Inghilterra a Milano.

Gli azzurri vinsero per 4-2, una squadra da

sogno, basterebbe citare l’attacco: Hamrin,

Angelillo, Charles, Boniperti, Altafini. La domenica

precedente, il 23 ottobre, la Fiorentina

batté la Juve per 3-0: quale miglior inizio

per una persona che vivrà il calcio con passione!

Fiorentino di via de’ Bardi, scuole elementari

dalle suore in piazzetta San Felice,

le medie alla Machiavelli in piazza Pitti prima

del liceo artistico, Giannelli è cresciuto e

si è formato nel cuore di Firenze, comprese

le prime partite di pallone in Boboli. «La

fortuna di camminare tutti i giorni, da ragazzino,

sui lungarni, fra il Ponte Vecchio e

piazza Pitti, con il rumore dei piatti che arrivava

dalle cucine delle case, dal canto dei

4 Leoni nelle strette strade del centro», la

sua educazione sentimentale dentro le mura.

Un primo lavoro da cartografo, per poi

decidere, nel 1989, di seguire la passionaccia

per tutto quello che è Firenze con l’apertura

della Scramasax. Da quasi trent’anni,

Giannelli si occupa di ideazioni, progettazioni,

eventi, mostre, progetti editoriali. Il primo

volume autoprodotto nel ’94, dedicato

ai cinquant’anni del passaggio della guerra

in città. Da allora, Giannelli di libri ne ha sfornati,

anche da scrittore, altri ottanta. Un’intera

biblioteca su Firenze, qualcosa come

diecimila pagine e seimila foto, dedicata alla

storia, l’arte, le tradizioni popolari, lo sport

con la Fiorentina in testa, gli antichi mestieri

e le memorie della nostra città. Fra le sue ultime

pubblicazioni, due importanti volumi di

testimonianze sui cinquant’anni dell’alluvione

a Firenze, il libro-agenda 2018 costruito

con 53 storie sui fatti e i misfatti della famiglia

Medici, un’originale storia di Firenze ripercorsa

attraverso cento fermate del tram,

un libro dedicato alla storia di Firenze e ai

momenti irripetibili della sua cucina, un vo-

6

LUCA GIANNELLI


lume sui novant’anni della Fiorentina. Anche

il GiraFirenze e il GiraViola, due giochi

da tavolo di successo, fra le sue creazioni.

Ha un debole per Antognoni (Il mio primo

idolo viola) e per Spadaro a proposito del

quale chiarisce:«Ha cantato, con signorilità,

in modo mai becero, le emozioni di noi

fiorentini». Facciamoci una passeggiata insieme

nella storia, e nelle storie, di Firenze,

chiamiamolo un modo serio di giocare. Ci

dica la sua trinità fiorentina: «Michelangelo,

secondo me il più grande, Dante, anche

per la mia passione per la Firenze medievale,

e Bargellini, grande storico di Firenze,

non solo come sindaco dell’alluvione».

Una sua ‘nazionale’ dei grandi di Firenze?

«Arnolfo, Donatello, Masaccio, Cosimo I°,

Giotto, Dante, Botticelli, Brunelleschi, Michelangelo,

Leonardo, Lorenzo il Magnifico,

allenatore Zeffirelli». Altre due sue squadre

ideali, più leggere, quella della Fiorentina e

dei campioni cittadini degli altri sport? «La

mia Fiorentina più bella di sempre, dunque:

Albertosi; Magnini, Cervato; Dunga, Passarella,

Brizi; Hamrin, De Sisti, Batistuta, Antognoni,

Baggio. Allenatore, Bernardini.

Gli altri sport? Andrei (atletica), Clemente

Biondetti (pilota), Pancani (pattinaggio),

Campriani e Benelli (tiro), Mattioli (volley, la

grande Ruini), Mazzinghi e D’Agata (pugilato),

Bartali e Gastone Nencini (ciclismo), De

Magistris il Pelé della pallanuoto, allenatore

Lonzi». E come vede, Giannelli, la Firenze

di oggi, dalla sua bottega? «E’ cambiata

l’atmosfera, basta camminare in centro per

capirlo, siamo diventati soprattutto una città

di turisti, con un bicchiere di spuma anche

a due euro, e di street food, e lo dico da

appassionato di cucina». Dove ritrovare, allora,

la magia della città? «In piazza Pitti e

sul Ponte Vecchio a notte fonda, nell’odore

dei tigli d’estate, nella luce del tramonto

da Ponte Santa Trinita». E il suo amato calcio

storico? «Faccio parte del corteo; in passato

ci si picchiava in campo per poi andare

insieme a mangiare il lesso al Mercato Centrale,

ma ora è degenerato, troppa violenza».

Tre cose che farebbe, da sindaco: «Tolleranza

zero in zona pedonale, uno stop alle licenze

sfrenate per trattorie e locali di ristorazione

che hanno aggredito il centro storico, forti

agevolazioni per gli affitti dei fondi commerciali

a sostegno degli artigiani e del lavoro

fiorentino con la riqualificazioni degli arredi

urbani.

Fatti e misfatti della famiglia Medici.

libro-agenda 2018

di Luca Giannelli

L’epopea della celeberrima famiglia: 53

storie per 53 settimane da Giovanni di

Bicci, primo grande protagonista mediceo

in città, all’Elettrice Palatina, che

gestì il passaggio del granducato ai Lorena

con il famoso “Patto di Famiglia”.

Curiosità, intrighi, storie d’amore, di

sangue, battaglie, personaggi, opere

d’arte trasformazioni della città e la nascita

della Toscana il tutto raccontato in

maniera accattivante con un adeguato

apparato iconografico.

Una fermata tira l’altra una storia tira

l’altra

Luca Giannelli-Fabrizio Pettinelli

Firenze narrata in modo tutto particolare:

100 fermate cittadine del tram (scelte

fra le tante) fanno da pretesto ad

altrettante storie particolari della città:

personaggi, bricciche talvolta mai raccontate

tradizioni, eventi storici, e luoghi

scomparsi legati a queste fermate

permetteranno di approfondire la storia

di Firenze in maniera giocosa e di conoscere

sempre più le linee del tram distribuite

sul territorio. Prologo alle 100

fermate 10 storie per raccontare l’evoluzione

dei mezzi di trasporto in città:

dal primo omnibus alla rinata tramvia.

La cucina fiorentina nei giorni della

storia

Luca Giannelli-Ruggero Larco

Un viaggio insolito e affascinante nella

storia di Firenze. 22 episodi storici

raccontati in maniera appassionata accompagnati

dal racconto degli usi e costumi

legati alla cucina con particolare

attenzione ai cibi e alle varie trasformazioni

in cucina. Per ogni periodo il lettore

troverà almeno due ricette che lo

accompagneranno con dovizia di particolari

nell’affascinante mondo della cucina

fiorentina.

LUCA GIANNELLI

7


Anteprima

Mostre

Gente di casa: i Medici

Dal 2 dicembre la galleria Mirabili ospita

la mostra di Monica Giarrè dedicata ai

personaggi della nobile famiglia fiorentina

Monica Giarrè

di Barbara Santoro / foto courtesy Mirabili

Negli anni 90 quando per la prima

volta ho sentito parlare di

Monica Giarrè ed ho visto le

sue prime tele, mai avrei pensato un

giorno di scrivere qualcosa su di lei.

Monica non finisce mai di stupirmi,

declina in continuazione temi e stilemi

molto vicini al mio gusto che trovano

sempre una forma di coesione

con quello che tratta. A maggior ragione

in quest’occasione in cui ha

scomodato la nobile famiglia dei Medici,

tracciando un profilo dei personaggi

che hanno reso noto un così

grande casato. La Giarrè da fiorentina

“doc” ha ritratto i vari personaggi

tanto da riconoscerli al primo “colpo

d’occhio”, ma ha fedelmente mantenuto

saldi i suoi tagli geometrici, i

suoi giochi di piani costruiti con colori

vibranti e non banali, gli animali

del mito, le sue “tarsie” pittoriche, il

verticalismo delle sue figure, l’umanità

dei ritratti che pur per astrazione

rimangano sempre fedeli ed infine

l’inserimento delle “dime” in omaggio

al padre (noto mobiliere di Tosi)

che sono le sue radici, gli affetti dai

quali non si è mai allontanata. Sono

rimasti inalterati anche i fondi neri su

cui spiccano le sembianze di una famiglia

forse non bella esteticamente

ma che per quasi cinque secoli, dalla

fine del Duecento fino al 1737, ha

saputo imporsi fra i nobili e gli aristocratici

di tutta Europa. Come ebbi

a scrivere nella rubrica Case d’artista,

la Giarrè ci incanta con le sue abilità

cromatiche, con una spazialità costruita

con colori squillanti, colpi di

spatola e pennellate che sollevano

le sue creature fino a farle volare e

diventare pagine sognate ed inafferrabili.

E là dove non esistono documenti

fotografici a delineare i volti

dei Medici, come nel caso di Piccarda

Bueri, la moglie di Bicci, con uno

svolazzo di fantasia Monica ha idea-

Mai Luce (Lucrezia de’ Medici)

olio su tela, 2017

Nobil moglie (Eleonora di Toledo)

olio su tela, 2017


lizzato il volto forse più noto del Rinascimento:

quello della Dama del

Pollaiolo, oggi al Museo Poldi Pezzoli

di Milano. E con la stessa disinvoltura

ha assegnato a Lucrezia Donati le fattezze

della virtù della Fortezza di Botticelli,

dimostrando ancora una volta

un’autonomia degna di una grande

artista. Così mentre ci inoltriamo lungo

le sale dello splendido show-room

Mirabili: Arte d’abitare, Cosimo il

Vecchio (1389-1464) col fratello Lorenzo

(1395-1440), Lorenzo Il Magnifico

(1449-1492) con la romana

Clarice Orsini (1453-1498), Cosimo

I° (1519-1574) ed Eleonora di Toledo

(1522-1562), Francesco I° (1541-

1587) prima con Giovanna d’Austria

(1547-1578) e poi con la veneziana

Bianca Cappello (1548-1587) ci

osservano attenti e quasi intimiditi.

Incontriamo poi la regina Caterina

(1519-1589) e Cosimo III° (1642-

1723) con la sposa Margherita Luisa

d’Orleans (1645-1721) cugina del

re di Francia Luigi XIV°. A meglio significare

il difficile rapporto fra i due,

la Giarrè ha separato i due sposi che

addirittura si guardano di spalle, quasi

a sfidarsi tra di loro. Ed infine Anna

Maria Luisa, meglio nota come l’Elettrice

Palatina (1667-1743), in quanto

consorte di Giovanni Guglielmo II°

Elettore Palatino, che col Patto di Famiglia

del 1737 conservò alla città di

Firenze gallerie, quadri, statue, biblioteche,

gioie e cose preziose, perchè

continuassero ad essere di utilità

pubblica, di ornamento per la città e

di stimolo per la curiosità dei forestieri.

Anche i titoli dei quadri scelti

con estrema cura rivelano la grande

attenzione e l’accurata documentazione

dell’artista. In un mondo ovattato

dove il design la fa da padrone,

le opere della Giarrè dialogano soddisfatte

con i tavoli e le poltrone di Mario

Ceroli, i totem e i vasi di Ettore

Sottsass, le sfere luminose di Gaetano

Pesce sapientemente attaccate al

muro ad illuminare le sale, lo scrittoio

Amanuense e la consolle Manutengolo

di Adolfo Natalini, il divano Consuetudine

con le gambe strutturate

ad omini di Roberto Barni, le lampade

Afrodite in ferro e vetro di Murano

dell’eclettico Roberto Fallani, le accoglienti

sculture in velluto e seta colorate

di Carla Tolomeo, le stravaganti

“antisculture” in legno di Urano Palma,

le magnifiche e raffinate poltrone

Elica in pelle e bronzo, usabili in

qualsiasi ambiente. Argomenti tutti di

esuberante creatività, sempre in bilico

tra l’arte e il sogno, tra la rivisitazione

e la concretezza dell’oggetto

d’uso, tra la materialità e l’effimero,

spesso presenti in musei e collezioni

private che ne documentano il grande

pregio. Per questo sono convinta del

successo di questa esposizione, che

come Mirabili, luogo in cui la mostra

verrà ufficialmente inaugurata il 2 dicembre,

vuole stupire, sorprendere,

meravigliare, accendere l’attenzione

di un pubblico colto e raffinato che

ama circondarsi solo di cose belle e

di qualità. La Giarrè in questa mostra

ha voluto mettere alla prova tutta se

stessa uscendo dagli archetipi delle

sue figure e nello stesso tempo mantenendone

la fedeltà, rinnovando con

garbo ed inserendo particolari a volta

azzardati ma sempre rispondenti alla

nobile famiglia fiorentina creando

nell’osservatore una profonda emozione

e un curioso interesse. Sarà un

eccezionale trionfo al quale sono felice

di aver in piccolissima parte contribuito.

Uno scorcio della galleria Mirabili dove il 2 dicembre verrà inaugurata la mostra di Monica Giarrè dedicata ai Medici


Eventi in

Toscana

Ambrogio Lorenzetti e la grande

mostra nel complesso museale

di Santa Maria della Scala a Siena

di Barbara Santoro / foto courtesy Finestre sull’Arte

Con cinquanta opere prestate dai

musei più importanti d’Italia e

del mondo e affreschi restaurati,

Siena celebra uno dei più grandi

artisti del Trecento, Ambrogio Lorenzetti

(1285-1348). La mostra, ospitata

nel complesso museale di Santa Maria

della Scala dal 22 ottobre al 21 gennaio

2018, si avvale di prestiti provenienti

dal Louvre, dalla National Gallery,

dagli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo

Städel Museum di Francoforte e dalla

Yale University Art Gallery. L’intento

è reintegrare pressoché interamente

la vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti,

facendo nuovamente convergere

a Siena quei dipinti che in larghissima

parte furono prodotti proprio per i cittadini

senesi e per le chiese della città.

Promossa e finanziata dal Comune di

Siena, con l’Alto Patronato del Presidente

della Repubblica, che ha presenziato

alla cerimonia d’inaugurazione

il 20 ottobre, e il patrocinio del Ministero

dei Beni e delle Attività Culturali

e del Turismo e della Regione Toscana,

la mostra promette di essere uno

degli eventi espositivi più importanti

dell’anno non solo a Siena ma anche

in Italia. Un progetto scandito in

più tappe e oggi giunto al culmine dopo

l’avvio nel 2015 con l’iniziativa Dentro

il restauro mirata ad una profonda

conoscenza dell’attività dell’artista, ad

una migliore conservazione delle sue

opere e a favorirne l’avvicinamento da

parte del pubblico. Così grazie al contributo

del MIBACT per Siena Capitale

Italiana della Cultura 2015, sono state

trasferite al Santa Maria della Scala

alcune importanti opere dell’artista

che necessitavano di indagini conoscitive,

interventi conservativi o veri e

propri restauri, come il ciclo di affreschi

staccati della chiesa di San Galgano

a Montesiepi, il polittico della

chiesa di San Pietro in Castelvecchio a

Siena (ricomposto e riunito con l’originaria

cimasa raffigurante il Redentore

benedicente), gli affreschi dell’antica

sala capitolare e del chiostro della Basilica

di San Francesco e il ciclo nella

chiesa di Sant’Agostino, nel cui capitolo

Ambrogio Lorenzetti dipinse le Storie

di Santa Caterina e gli articoli del

Credo. Nell’esposizione e nel catalogo

torneranno così a vivere idealmente gli

Ambrogio Lorenzetti

22 ottobre 2017 - 21 gennaio 2018

A cura di Alessandro Bagnoli,

Roberto Bartalini, Max Seidel

Complesso museale Santa

Maria della Scala

Piazza del Duomo, 1, Siena

Per informazioni:

www.santamariadellascala.com

Uno scorcio della mostra con gli affreschi dell’eremo di Montesiepi

10

AMBROGIO LORENZETTI


La Maestà di Massa Marittima, dettaglio della

figura della Carità, Museo Diocesano

Crocifissione, quattro Santi, Natività e Annuncio

ai pastori, tempera e oro su tavola, Francoforte,

Städel Museum

Madonna che allatta il Bambino, 1325, Museo

Diocesano, Siena

affreschi che tra l’altro contenevano la

prima rappresentazione di una tempesta

nella storia della pittura occidentale

(nella quale spiccava la grandine folta

in su e’ palvesi, come scrisse Lorenzo

Ghiberti). Sarà possibile vedere in mostra

una parte dei dipinti che formava

un insieme davvero unico, privo di

paralleli in tutta Europa: la serie delle

pale d’altare dei santi patroni allestite

nella cattedrale di Siena tra il 1330 e il

1350 circa e commissionate a Simone

Martini, a Bartolomeo Bulgarini, a Pietro

e ad Ambrogio Lorenzetti. Quest’ultimo,

nonostante sia considerato uno

degli artisti più importanti dell’Europa

trecentesca, è ancora poco conosciuto

dal grande pubblico. Gli studi - spesso

di livello altissimo - si sono concentrati,

infatti, quasi esclusivamente sugli

affreschi del Palazzo Pubblico di Siena,

raffiguranti le allegorie e gli effetti

del buono e del cattivo governo sulla

città e il suo contado. Proprio la densità

concettuale di questo ciclo di affreschi

ha messo in ombra il resto delle

sue opere pittoriche, tant’è che ancora

oggi non esiste una moderna e affidabile

monografia scientifica che ne

ricostruisca interamente l’attività. Eppure

è stato uno dei più grandi pittori

del secolo XIV, uno straordinario narratore

di storie sacre e un innovatore

di molte tradizioni iconografiche e della

concezione stessa dei dipinti d’altare,

senza dimenticare il suo contributo

alla reinvezione del paesaggio e della

pittura d’ambiente. La mostra, preceduta

da un’intensa attività di ricerca e

da importanti campagne di restauro,

rappresenta dunque l’occasione per

fare luce sulla sua imponente attività.

Il percorso espositivo sarà arricchito

inoltre dalla presenza di un’audioguida

in cinque lingue distribuita al pubblico

e da alcuni interventi videofilmati sia di

taglio informativo che di taglio suggestivo/narrativo.

La mostra è curata da

Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini

e Max Seidel, autori anche del corposo

volume che accompagna l’esposizione,

mentre gli allestimenti sono stati realizzati

dallo Studio Guicciardini&Magni

che si è dimostrato di altissima qualità

anche in altre realizzazioni come il rinnovato

Museo dell’Opera del Duomo di

Firenze.

Un’altra sezione della mostra

11


Firenze

Mostre

Ieri ed oggi

A distanza di quasi un anno dalla prima mostra insieme, Giuliana e Nicola

Signorini, madre e figlio, tornano ad esporre al Gruppo Donatello con un

percorso tra disegno, pittura e fotografia

di Fabrizio Borghini / foto courtesy degli artisti

Nata a Pistoia, Giuliana Signorini

vive a Firenze da sessant’anni.

Ha esplorato l’arte in tutte le sue

forme: pittura, scultura, grafica, oreficeria,

mosaico e domani chissà…. Fa parte

da molti anni dei due maggiori gruppi

artistici fiorentini, il Gruppo Donatello e

l’Antica Compagnia del Paiolo. Ha curato

mostre e cataloghi sia in America che in

Germania, con la partecipazione di molti

artisti di entambi i gruppi. E’ stata per

dodici anni vice presidente del Grup-

po Donatello. Molte le sue mostre personali

sia in Italia che all’estero. Anche

quest’anno esporrà insieme al figlio Nicola,

architetto e fotografo, presentando

disegni inediti degli anni Settanta e Ottanta

nei quali la figura, uomo o donna, è

sempre il risultato di uno studio del modello

dal vero all’Accademia di Belle Arti

di Firenze. Aggiungerà, inoltre, alcuni

quadri eseguiti negli ultimi anni.

giulianasignorini@virgilio.it

Giuliana Signorini

La posa, pastello, cm 100x70, 1980

Omaggio a Firenze, olio su tela, cm 90x70, 2012

12 GIULIANA E NICOLA SIGNORINI


Nicola Signorini

Da sempre dedito alla fotografia,

con particolare attenzione

alla figura umana, alla natura

e agli scorci architettonici, Nicola Signorini

ha scattato la sua prima foto

da piccolo per ritrarre la madre Giuliana

nelle campagne senesi. Gli studi lo

hanno portato ad interessarsi all’interior

design, al restauro di edifici storici

e alla prevenzione sismica e diagnostica

strutturale. La formazione tecnica

e la sua innata curiosità lo spingono

sempre alla ricerca di nuove forme

espressive fino a sperimentare antiche

tecniche di stampa come quella al platino-palladio

e tecniche di ripresa particolari

quali il foro stenopeico. Non ha

mai smesso di coltivare la passione

per la fotografia, con cui riesce a soddisfare

la curiosità per tutto quello che

lo circonda. In questa mostra espone

alcune foto del passato assieme all’ultima

ricerca sul light painting.

Light painting, stampa digitale, cm 75x50, 2017

signorininicola@hotmail.com

Giuliana e Nicola Signorini

IERI E OGGI

11 - 23 novembre 2017

Feriali: 17,00 - 19,30

Festivi: 16,00 - 19,30

Gruppo Donatello, via degli Artisti, 2r

50132 Firenze

Mille finestre, stampa digitale, cm 50x75, 2010

GIULIANA E NICOLA SIGNORINI

13


Firenze

Mostre

I volti della Riforma

Lutero e Cranach nelle collezioni medicee

In corso fino al 7 gennaio alla Galleria degli Uffizi

di Barbara Santoro / foto Ansa

La Galleria degli Uffizi ospita fino

al 7 gennaio 2018 la mostra I

volti della Riforma. Lutero e Cranach

nelle collezioni medicee, allestita

nella Sala Detti del Gabinetto Disegni e

Stampe. Il 31 ottobre 1517 furono affisse

alla porta della Cattedrale di Wittemberg

le Novantacinque tesi di Martin

Lutero contro la prassi della vendita

delle indulgenze e l’autorità del papa,

evento che aprì la strada alla Riforma

protestante. Per celebrare la ricorrenza

del cinquecentenario, gli Uffizi presentano

un prezioso nucleo di dipinti

di soggetto luterano appartenenti alle

collezioni granducali. Saranno esposte,

infatti, le icone della nuova Chiesa

riformata: i ritratti di Martin Lutero e

di Filippo Melantone, i due teologi promotori

del movimento riformatore; di

Lutero, già monaco agostiniano, e della

moglie Caterina von Bora, monaca

cistercense; dei fratelli Federico III° il

Saggio e Giovanni, Elettori di Sassonia

e sostenitori politici della Riforma.

Tutti questi pregevoli dipinti sono accomunati

dall’essere usciti dalla bottega

di Lucas Cranach il Vecchio, pittore

ufficiale della nuova corrente religiosa.

A questi si affianca una copia antica di

un ritratto di Lutero, il dittico di Adamo

ed Eva e una Madonna col Bambino

e il San Giovannino, prove della padronanza

del pittore tedesco nell’interpretare

temi sacri sia attinenti alla nuova

spiritualità riformata sia a quella cattolica.

Lucas Cranach il Vecchio (1472-

1553), amico personale di Lutero e

pittore di corte, creò opere bellissime

da far circolare come veri manifesti

della nuova ideologia. L’artista, sostenitore

di Lutero e del suo programma,

formulò così l’iconografia ufficiale della

ritrattistica dei capi del movimento,

improntandola alla massima semplicità:

nel frattempo elaborava anche incisioni

di immagini a corredo dei testi

sacri riformati che in parte pubblicò lui

Lucas Cranach il Vecchio, Ritratto di Martin

Lutero, olio su tavola,cm 39x25, 1528

stesso come editore. In mostra sono

visibili per la prima volta tre serie di incisioni

di altissima qualità che illustrano

argomenti sacri come la Passione

di Cristo, gli Apostoli, i Martirii degli

Apostoli ed altre stampe singole. Nel

campo dell’incisione a Cranach si contrappose

Albrecht Dürer (Norimberga

1471 - 1528). In mostra sono esposti

alcuni significativi esempi di questo

fruttuoso confronto fra i due maestri

sul tema della penitenza di San Giovanni

Crisostomo e del peccato originale.

Sono visibili, inoltre, i ritratti di personalità

di ambito fiorentino che furono

inquisite per aver manifestato il loro

interesse verso le nuove teorie religiose,

come Pietro Carnesecchi (dipinto

da Domenico Ubaldini detto il Puligo

1492-1527) e Bartolomeo Panciatichi

di Agnolo Bronzino (1503-1572). A Firenze,

negli anni Quaranta del Cinquecento,

mentre i rapporti fra Cosimo I° e

la chiesa di Paolo III° Farnese erano al

massimo della tensione, le nuove dottrine

si stavano propagando nei circoli

intellettuali di letterati, artisti, funzionari

di corte, vescovi e nell’Accademia

Fiorentina. Cosimo si spese in una difesa

ad oltranza di queste personalità,

ma non sempre con successo, come

nel caso del Carnesecchi, che fu giustiziato

senza pietà mediante decapitazione

e rogo il 1° ottobre 1567. Per

tornare ai dipinti di Cranach il Vecchio,

le effigi dei coniugi Lutero sono citate

nell’inventario delle collezioni medicee

per la prima volta nel 1561; gli Elettori

Palatini provengono invece dall’eredità

urbinate di Vittoria della Rovere (moglie

di Ferdinando II°), a riprova della

diffusione dei volti della Riforma nelle

corti di tutta Europa. Collocati in posizioni

defilate, i ritratti di Lutero e Melantone

ebbero un momento di grande

visibilità nella Sala dei Pittori dell’appartamento

del Cardinal Leopoldo, che

li separò per inserirli in ricche cornici

barocche. Questi ritratti rimasero dunque

parte inalterata delle collezioni,

nonostante l’immagine pubblica della

dinastia nel corso del tempo sia stata

sempre più fortemente connotata

da una strettissima ortodossia cattoli-

Lucas Cranach il Vecchio, Ritratto di Caterina

von Bora, olio su tavola, cm 37x23, 1529

14

LUTERO E CRANACH NELLE COLLEZIONI MEDICEE


Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi

ca. «La mostra ora agli Uffizi - afferma

il direttore della Galleria Eike Schmidt

- offre una testimonianza della grande

apertura mentale dei Medici anche verso

le nuove tendenze teologiche, al fine

di documentare la varietà culturale

dell’Europa. L’esposizione è stata occasione

per un’importante campagna

di restauri che ha incluso due straordinarie

cornici seicentesche attribuite

a Vittorio Crosten. Le incisioni di Cranach

sono state restaurate da Maurizio

Boni e Luciano Mori, restauratori

del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

degli Uffizi». La mostra, documentata

da un catalogo edito da Sillabe, è

a cura di Francesca de Luca e Giovanni

Maria Fara ed è promossa dal Ministero

dei Beni e delle Attività Culturali e

del Turismo con le Gallerie degli Uffizi

e la Firenze Musei. L’allestimento, abilmente

curato dall’architetto fiorentino

Antonio Godoli, rende fruibili le grandi

tele appoggiate su supporti di vetro e

strutture mobili che permettono la piena

visibilità spaziale in un ambiente luminosissimo.

I volti della Riforma.

Lutero e Cranach nelle collezioni medicee.

31 ottobre 2017 - 7 gennaio 2018

A cura di Francesca de Luca e Giovanni

Maria Fara

Firenze, Gallerie degli Uffizi - Gabinetto

dei Disegni e delle Stampe (Sala Detti)

Per informazioni:

www.uffizi.it

Uno scorcio della mostra nell’allestimento ideato dell’architetto Antonio Godoli.

Al centro, il Ritratto di Pietro Carnesecchi dipinto da Domenico Puligo nel 1527

15


16


A cura di

Elisabetta Mereu

Speciale

Valdisieve

Il mondo dietro l’obbiettivo

di Geo Bruschi

Foto Geo Bruschi

Intervistare Geo Bruschi in poco più di

un’ora è come fare il giro del mondo

in…80 minuti! Non c’è un continente

che questo affabile 87enne, affermato

imprenditore fiorentino, non abbia visitato,

esplorato e sopratutto fotografato nel

corso della sua vita e dei suoi viaggi. Più

di tutti senza dubbio l’India, dove nell’arco

di 50 anni è tornato per ben 33 volte.

Incalcolabile la documentazione fotografica

che possiede solo su questa nazione

e dalla quale ha scelto circa 80 immagini,

esposte, dall’11 novembre al 14 gennaio

2018, a Pontassieve, nel museo inaugurato

3 anni fa che porta il suo stesso nome.

Geo Bruschi ha infatti donato al comune

importanti e rari reperti archeologici, maschere

e foto dal mondo da lui collezionati

in tanti decenni. A differenza dell’altra mostra

(inaugurata al Liceo Petrocchi di Pistoia

all’inizio di questo mese, con le foto

di Bruschi sul tema dell’abitazione in diverse

parti del mondo ndr.), quella in Valdisieve

è monografica. A fare da corollario

all’esposizione di scatti sull’India tante iniziative

collaterali di carattere culturale, sociale

e anche gastronomico, coordinate

dagli architetti Laura Bati e Guido Spezza,

in collaborazione con il Comune di Pontassieve.

«Questa mostra si chiama 50 anni di

India - mi dice Geo Bruschi - e spero tanto

che all’inaugurazione possa intervenire

anche il mio amico santone di Calcutta!

Come consuetudine organizziamo diverse

iniziative sul tema, fra cui gli incontri con

gli studenti che mi fanno sempre tante domande

e sono curiosi proprio come ero

io alla loro età! L’India è un paese che mi

ha affascinato profondamente anche perché

lì è avvenuto un incontro che mi ha

molto colpito: quello con Madre Teresa.

Avevo accompagnato un gruppo di amici

a visitare Calcutta e alcune delle strutture

create dall’attuale santa e visto che eravamo

quasi alla fine del viaggio ed era rimasto

un bel fondo cassa ho chiesto agli altri

di donare tutto all’opera di carità. La Madre,

che come sappiamo era di poche parole

ma molto carismatica, mi guardò, poi

mi baciò e mi abbracciò, riconoscente per

quel gesto. E il suo abbraccio potente mi

è rimasto nel cuore.». Da grande comunicatore

qual è, Geo Bruschi parla volentieri

del suo lavoro e dei suoi viaggi, legati

a doppio filo con la vita privata e gli affetti

sui quali mi apre le porte del cuore. «In

India ho tanti bei ricordi - continua - anche

perché ci sono stato con mia moglie Iolanda,

che chiamavamo Lalla (scomparsa

quasi 20 anni fa ndr.). Lei è stato il più bel

viaggio della mia vita! Ci siamo conosciuti

al matrimonio di una sorella più grande,

tramite comuni amici. Era bellissima! Durante

il rinfresco trovai l’occasione per avvicinarla

e parlare. Ma, dopo pochi minuti,

stufa della confusione che ci circondava lei

riempì dei piatti e mi portò in un bosco vicino

a mangiare. Da allora non ci siamo

più lasciati e - nonostante le reticenze di

mia suocera che all’epoca mi considerava

troppo scapestrato - nel ’59 ci siamo

sposati a La Verna e poi siamo andati in

viaggio di nozze in Spagna, un altro paese

che amavamo entrambi. Lalla era una

donna ed una viaggiatrice straordinaria ed

aveva un dono singolare: riuscire ad entrare

in relazione con gli animali, anche quelli

selvatici ai quali si avvicinava senza paura.

Una volta, in Argentina, si è messa a parlare

ad un cucciolo di pinguino e lui subito

dopo ha iniziato a seguirla. Un Konrad

Lorenz in gonnella insomma.». Sentendo

i suoi racconti penso che ci sia proprio un

destino in quell’appellativo datogli da uno

dei nipoti che da piccolo non sapeva pronunciare

il vero nome dello zio, all’anagrafe

Eugenio. Dunque, nomen omen! Infatti,

Geo in greco significa Terra. E lui l’ha girata

in lungo e in largo, testimoniando questo

suo peregrinare in migliaia di scatti,

www.geobruschi.it

prima con la Leika e la Minolta, poi con

l’inseparabile Nikon D7200. Questo cittadino

dell’universo circa 10 anni fa è stato

addirittura nominato dalla Fondazione

Carlo Collodi Ambasciatore di Pinocchio

nel mondo perché, portandosi dietro il famoso

burattino, aveva riscontrato che veniva

riconosciuto da bambini e adulti a cui

regalava gioia. Come un fil rouge che unisce

popoli e paesi. Le sue straordinarie

foto colpiscono per l’esplosione di colori,

per l’originalità dell’inquadratura, per la

forza emotiva che suscitano in chi le osserva

e ne ammira la peculiarità. Geo Bruschi

ha conosciuto e fotografato decine di

persone importanti nella sua vita, capi di

Stato, artisti internazionali, donne e uomini

di cultura. Come Ernest Hemingway che

incontrò durante una delle sue partecipazioni

all’Encierro, la tradizionale corsa dei

tori per le strade di Pamplona, dove una

volta ha rischiato di morire perché gli passò

letteralmente sopra il branco di bestie.

«Lui era lì per scrivere degli articoli per la

rivista Life (dai quali sono scaturiti libri come

Un’estate pericolosa e Morte nel pomeriggio

- ndr.) e mi chiese se avessi avuto

paura. Gli risposi che non ne avevo avuto

il tempo. E questa mia frase fu riportata

dallo scrittore proprio in uno di quegli

articoli.». Ma ciò che caratterizza le straordinarie

immagini di quest’uomo instancabile

ancora oggi, a dispetto dell’età,

curioso della vita ed appassionato di avventure,

sono sopratutto i volti di persone

sconosciute, spesso le più umili a cui

ha dato valore ed importanza. Ne ha immortalate

a milioni nei 130 paesi visitati,

riuscendo a coglierne le espressioni più

naturali ed autentiche, nei momenti di vita

quotidiana, di lavoro, di fatica, ma anche

di gioia o di festa. Momenti che Bruschi

ha condiviso personalmente con moltissime

popolazioni ed etnìe, affrontando

spesso disagi, pericoli, difficoltà linguisti-

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GEO BRUSCHI


Speciale

Valdisieve

Lalla, moglie di Geo, in Argentina nel 1987

India, Benares. Bagno nel Gange

che, talvolta sfidando temperature polari

o torride, supportato però da un fisico

forte e temprato dagli sport. Nonostante

le decine di sigarette giornaliere che tuttora

fuma, da quando gliele regalarono gli

americani durante la Liberazione all’età di

13 anni. Ha praticato moltissime attività

sportive: tennis, fioretto, alpinismo, attività

subacquea, ma sopratutto ciclismo. Si

allenava con Bartali, pur non riuscendo

mai ad eguagliarlo perché secondo Ginettaccio

si impegnava di più a correre dietro

alle donne che in bici. E a conferma di ciò

mi racconta un altro episodio. «Nell’Anno

Santo del 1950 Papa Pacelli disse che

avrebbe concesso ospitalità gratis presso

le strutture del clero per 10 giorni a coloro

che fossero andati a Roma da pellegrini

con mezzi di fortuna. Io arrivai nella capitale

in bici, in sole 11 ore, ma poi conobbi

un’americana bellissima e ricchissima e

il mio viaggio prese tutt’altra piega!» . Insomma

dalla sua prima uscita dalla Toscana,

dopo il diploma in ragioneria nel ’49

quando andò ad Amburgo con una Vespa,

o in seguito a Capo Nord in auto, la sua vita

è stata tutta un saliscendi in giro per il

pianeta. Come la famosa lampada da cucina

tanto in voga verso la fine degli Anni

60 che - grazie ad un’abile operazione di

marketing - rappresentò il suo asso nella

manica e fece la fortuna della sua azienda

che sbaragliò la concorrenza anche internazionale.

«Viaggiare vuol dire conoscere,

non solo culture diverse ma anche se

stessi - aggiunge - perché nelle situazioni

più disparate vediamo come sappiamo reagire

e dunque impariamo anche a scoprire

le nostre peculiarità e risorse nascoste.

Parallelamente, fotografare non è soltanto

fermare un’immagine in un determinato

momento ma mettere in luce ciò che

quella visione ti suscita dentro!». A giudicare

dall’esposizione fotografica al museo

di Pontassieve le emozioni per Geo Bruschi

in oltre 50 anni di attività devono essere

state davvero infinite, forti, bellissime

e contrastanti allo stesso tempo. Come i

sentimenti che ancora oggi prova ogni

volta che si pone dietro all’obbiettivo per

regalarci immagini davvero uniche.

India del sud. Viaggiando sul lago Periar

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India, Benares. Mendicanti

India, Rajastan. Ritratto femminile

India Benares. Preghiera del mattino

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Speciale

Valdisieve

India, Benares. Sulla porta del tempio

Questa foto e quella accanto: India, Allahabad,

Kumbh Mela

GEO BRUSCHI

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Speciale

Valdisieve

Carlo Ciucchi ci apre le porte della

sua officina artistica e anche quelle

del suo cuore con tanti ricordi di

famiglia

Foto Adriano Buccoliero

Ha impiegato un anno e mezzo

a realizzare quello che

gli frullava nella testa fin da

quando, allievo dell’Istituto d’Arte di

Firenze, marinava la scuola per andare

a vedere i musei e monumenti in

città e rimase folgorato dalla chiesa

di San Miniato al Monte. E così Carlo

Ciucchi, detto Picchio, di Dicomano

ispirandosi a quegli affreschi e decorazioni

di Spinello Aretino, con l’ aiuto

dell’amico decoratore e pittore Mauro

Murri e delle figlie Francesca e Federica,

li ha riprodotti e personalizzati

come omaggio non solo alla pittura

del Trecento ed ai personaggi illustri

suoi conterranei, come Giotto e Beato

Angelico, ma anche ai nostri contemporanei

Papa Woytila e Padre Pio.

La capacità pittorica di questo artista

è tale che c’è una grande affinità fra

i due ambienti, l’officina artistica e il

suo cuore. L’officina di circa 40 mq. è

a base quadrata con soffitti a padiglione

e dipinti dai caratteristici e molteplici

colori che ne abbelliscono ogni

angolo. «Questo posto rispecchia il

mio spirito di Paiolante - spiega Picchio

(appellativo scelto come nome

d’arte da quando, a 13 anni, durante

la recita della commedia in vernacolo

fiorentino Lo zio d’America cascò e

battè un picchio ndr.) - perché vi si respira

arte, ma vuole essere anche un

luogo di aggregazione, come è nello

spirito della Antica Compagnia del Paiolo

(associazione fiorentina nata nel

1512 di cui è segretario nella sezione

Arti Visive ndr.)». Uno spirito artistico

a tutto tondo il suo che dopo

essere passato da diversi stili pittorici,

da oltre 20 anni si cimenta anche

nella scultura, con bassorilievi in

pietra serena e opere altrettanto suggestive

quanto quelle riprodotte su

tela. «Nella vita - prosegue l’artista -

mi ispiro alle tre A: Arte, Amicizia e

Amore. Credo che questa vena creativa

mi derivi dall’ambiente familiare.

Mio padre Armando era appassionato

di teatro e opera, mio nonno materno

Vittorio Massai cantava di poesia

in ottavine nelle varie sagre e feste

di paese e mia madre Marsilia, oggi

97enne, è stata un soprano lirico e fino

a pochi anni fa cantava in chiesa.

Si esibì per la prima volta a 9 anni a

Il pittore Carlo Ciucchi all’opera nella sua officina artistica

22

CARLO CIUCCHI


Speciale

Valdisieve

San Godenzo, nella chiesa di San Babila,

dove cantò l’Ave Maria di Schubert

e mi ha sempre raccontato che

il priore tremava perché aveva paura

che lei così giovane, non ce l’avrebbe

fatta. Invece fu bravissima. Povera

mamma, quanto l’ho fatta arrabbiare

quando ero bambino! Mi diceva

che ero nato col pennello in mano e

in casa mi rincorreva continuamente

per impedirmi di dipingere muri, porte

e scuretti delle finestre.». Ma dato

che il buon dì si vede dal mattino, a 6

anni Picchio vinse un concorso scolastico

con un disegno a matita che

rappresentava un calesse con cavallo

e cocchiere. Stesso risultato in quinta

elementare con una china su carta

dal titolo Tempesta sul fiume e in terza

media con Tramonto, una tempera

su carta. Da allora non si è più fermato

e la sua carriera pittorica è andata

sempre in crescendo, riscuotendo

successo anche all’estero. Dopo tanti

aneddoti familiari, alla domanda su

quale sia il ricordo più bello della sua

vita, risponde sorridendo: «Se potessi

fermare il tempo il mio momento migliore

è… sicuramente domani, perché

sono un ottimista!».

In questa e nelle altre foto, le pareti affrescate nello studio di Carlo Ciucchi

Carlo Ciucchi esegue affreschi,

tempere murali e decorazioni.

Per info:

Carlo Ciucchi Picchio

+39 338 5253569

23


Speciale

Valdisieve

Frantoio San Leolino di Londa

Produce l’oro verde da quasi 500 anni

www.fattoriasanleolino.com

I

pellegrini che nel tardo Medioevo si recavano

dalla Val di Sieve in Casentino,

a piedi o a cavallo, attraverso il passo

di Croce a Mori, passando per Londa

si fermavano presso un edificio, originariamente

appartenente alla Compagnia

del Bigallo (associazione religiosa di laici

fondata a Firenze nel 1244 con finalità caritative

ndr.), destinato ad accogliere e dare

riparo ai viandanti. In tempi successivi

questa antica struttura iniziò ad essere utilizzata

come frantoio e nel 1645 la Fattoria

di San Leolino ed altri possedimenti, insieme

al titolo di marchesa, fu donata da

Ferdinando II° de’ Medici Granduca di Toscana,

ad Ortensia Guadagni in segno di

riconoscenza per essere stata l’eccellente

educatrice dei suoi figli. Da allora, attraverso

i diversi legami matrimoniali, la proprietà

è in mano alla famiglia Dufour Berte.

«Noi siamo gli eredi diretti per discendenza»,

mi dice Nicola Venturi, 36 anni, pronipote

di quella che a Londa tutti conoscono

come la marchesina.«Lei era zia Maria

Luisa, ma noi la chiamiamo affettuosamente

zia Misa, che si è occupata della

fattoria e del frantoio ininterrottamente dal

1953, col beneplacito e la gratitudine delle

sorelle Cecilia e Maria Antonietta, nonna

materna mia e di mio fratello più grande

Tommaso, che però si dedica principalmente

all’attività nell’agriturismo di famiglia

e al settore vinicolo». Questo frantoio

non solo è uno dei più antichi d’Italia (nel

2014 ha anche ricevuto dall’Unione delle

Camere di Commercio un riconoscimento

come Impresa Storica ndr.), ma è l’unico

tuttora operativo nella provincia di

Firenze, in cui viene effettuata la frangitura

a freddo, con grosse macine in pietra, secondo

il metodo più tradizionale. Le olive

defogliate e lavate vengono scaricate dentro

la vasca per essere macinate. La pasta

ottenuta viene poi distribuita su dei dischi

impilati in un apposito macchinario e successivamente

sottoposti ad una pressione

che raggiunge le 400 atmosfere. Il tutto a

temperatura ambiente non superiore ai 18

gradi, così da ottenere solo per estrazione

un prodotto di altissima qualità, dalle straordinarie

caratteristiche organolettiche,

ricco di antiossidanti e di sostanze benefiche,

preziose alleate della nostra salute.

Un procedimento affascinante da vedere,

soprattutto in quanto diventato davvero

raro. Ecco perché in attesa di poter trovare

il momento propizio per fare un restyling

della struttura senza alterarne le peculiarità,

da qualche anno l’azienda ha deciso di

aprire le porte alle scolaresche e mostrare

quanta fatica c’è dietro ad una buona fettunta.

«Questo è un lavoro che puoi fare

solo se hai la passione» continua Nicola,

che ha iniziato da ragazzo, pur proseguendo

gli studi alla facoltà di Agraria, e da circa

3 anni sostituisce egregiamente nella

gestione del frantoio la zia Misa di 97 anni,

che purtroppo è venuta a mancare proprio

alla fine di ottobre, ma fino allo scorso

anno prendeva nota telefonicamente delle

prenotazioni per la frangitura. «Prenotazioni

che - aggiunge Nicola - continuano

ad essere numerose, anche se quest’anno

la produzione, seppure di ottima qualità,

è sicuramente inferiore, a causa della

forte siccità. Ci sono stati anni in cui lavoravamo

giorno e notte, senza interruzione,

talvolta fino a Natale! Ma nonostante i

momenti di superlavoro, zia Misa seguiva

tutto in prima persona, facendo i conti

sempre a penna e senza calcolatrice.».

Dischi con pasta d’olive

Olio nuovo

Tommaso e Nicola Venturi con la zia Misa, recentemente scomparsa

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FRANTOIO SAN LEONINO


Stefano Frassineti

Pellegrino del gusto

www.toscanidasempre.it

Speciale

Valdisieve

E’ uno degli chef che a Firenze ha cucinato

per l’Amatriciana day, ideatore

di Cookstock, fiera dello street

food a Pontassieve, cuoco dell’Alleanza

Slow Food e fra poco giudice nell’annuale

Palio del Bardiccio, la manifestazione della

Rufina in cui una trentina di concorrenti si

sfida in ricette a base del tipico salume della

zona davanti ad esperti, giornalisti ed enograstronomi.

Stefano Frassineti è un vero e

proprio esploratore o per meglio dire pellegrino

del gusto. Prima di tutto in omaggio al

nome dell’Artusi, famoso letterato e gastronomo,

autore del libro La scienza in cucina e

l’arte di mangiar bene, del 1891, a cui si ispira

in quanto anche lui ama tramandare le ricette

della tradizione personalizzandole e riproponendole

nel ristorante, nonché locanda

con 5 stanze, Toscani da sempre nel cuore

di Pontassieve, che gestisce da quasi 10 anni.

Ma l’appellativo di “pellegrino”, riportato

persino nel suo profilo Facebook, viene anche

dal fatto che a 20 anni, animato da una

tradizione familiare per la cucina toscana,

ha iniziato per hobby a fare esperienze con

gruppi di catering a Firenze, per poi volare

a Londra. E non gli ci è voluto molto a capire

che quello era il mestiere che gli piaceva

fare, decidendo così di lasciare il lavoro di

rappresentante di oro e argento per gestire

la ristorazione in vari posti prima in Romagna

per 4 anni e poi a La Casellina, sempre

in Val di Sieve, per 10 anni. Fino ad approdare

in questo locale con delizioso giardino

interno, subito sotto la Porta Fiorentina a

Pontassieve, in cui oltre alle tante squisitezze

culinarie di ogni giorno propone periodicamente

serate a tema come Bruciore, con

piatti al peperoncino dall’antipasto al dolce

e quelle dedicate ogni due mesi a I Goderecci,

cioè tutti coloro che amano godere

del piacere della tavola e della compagnia

senza guardare l’orologio. Ma sono molti

anche gli eventi culturali a cui apre le porte

e - da uomo sensibile qual è - anche il cuore,

che siano mostre di pittori e fotografi

o serate di solidarietà. «Mi piace l’integrazione

fra i popoli e lo scambio fra musica,

poesia e letteratura di culture diverse, meno

che in cucina però! Nel mio ambito mi

piace la conoscenza senza la contaminazione

culinaria», mi dice facendomi assaggiare

Impressioni di settembre, uno dei suoi

speciali risotti con zucca gialla, noci e pesto

toscano, un mix di pepolino, alloro e rosmarino,

inventato da lui per accompagnare

questo tipico piatto di inizio autunno. Stagionale,

come tutte le sue pietanze derivanti

da prodotti locali e ingredienti del territorio

(preparati sempre con un occhio di riguardo

anche per celiaci e vegetariani ndr.),

annaffiati all’80 per cento da vini Chianti Rufina,

bio o comunque biodinamici. «Il mio

obiettivo è riuscire entro 5 anni a far diventare

tutto il menù bio. Già da quest’anno per

quanto riguarda il grano e dunque la pasta

saremo completamente autonomi, in quanto

lo facciamo coltivare per noi nella fattoria

Monte Sante Marie ad Asciano, nelle Crete

Senesi poi macinare dal Molino Paciscopi di

Montespertoli e produrre dal Pastificio Fabbri

di Strada in Chianti, con una essiccazione

mai al di sopra dei 36 gradi. Questo è il

nostro nuovo corso - conclude lo chef - perché

credo sia sempre più importante garantire

cibi genuini

preservando la salute

delle persone

e per fare questo

dobbiamo essere

assolutamente sicuri

dell’origine delle

nostre materie

prime che rappresentano

un patrimonio

apprezzato

anche all’estero, di

cui noi toscani andiamo

orgogliosi.

Da sempre!».

Stefano con la sorella Isella

Il libro di Pellegrino Artusi del 1891

Stefano Frassineti con il padre

Spalla di capretto porchettata con polenta

d’Orsigna e scalogno brasato

STEFANO FRASSINETI

25


Speciale

Valdisieve

La passione per il proprio lavoro

scorre su una sfoglia di pasta fresca

Ci sono tradizioni familiari che

fanno parte della storia italiana,

come quella della famiglia

Parrini tramandata di padre in figlio, in

una vera e propria staffetta generazionale

che collega passato e presente. «In

azienda collaborano tutti e quattro i nostri

figli, con diverse mansioni nell’ambito

della filiera produttiva» - esordisce

Paolo Parrini, titolare del pastificio La

Fiorita, con sede a Contea. In questo

settore formare i giovani significa trasmettere

e divulgare i valori, la passione

e il sapere legati al mondo della

pasta. Dunque conservare e valorizzare

una delle eccellenze del nostro straordinario

patrimonio gastronomico, non

solo nazionale ma anche regionale. «Io

ho iniziato molti anni fa gestendo alcuni

negozi di alimentari qui in zona; poi un

mio fornitore di pasta fresca a San Piero

a Sieve nel Mugello mi propose di rilevare

l’azienda e il marchio, perché lui

e sua moglie erano troppo anziani. Così

abbiamo spostato la produzione qui in

Valdisieve ed iniziato ad occuparci in

pieno di quest’attività, che ci impegna

tutti 24 ore su 24, anche all’estero!». Da

allora Paolo, la moglie Giuliana e i figli

Elisa, Gabriele, Erica e Adamo ne hanno

impastato di uova e farina. Nel 2018

il pastificio festeggia 30 anni di attività e

grazie ad un’operazione di ampliamento

e acquisto - nel 2007 - di nuovi macchinari

per rendere la varietà dei prodotti

ancora più vasta, oggi è in grado di produrre

un centinaio di specialità di pasta

fresca corta, lunga e ripiena. Compreso

ovviamente il tortello di patate tipico

di queste zone che viene realizzato in

gran parte anche a mano. Ciò che caratterizza

il successo del lavoro artigianale

de La Fiorita è l’uso di prodotti di alta

qualità, dalle uova, ingrediente principe

per la pasta fresca, alle verdure fresche

e rigorosamente di stagione. Ma sopratutto

l’assenza di coloranti artificiali o

conservanti aggiunti. La trafilatura al

bronzo permette inoltre di ottenere una

pasta non liscia, bensì rugosa, capace

di trattenere più condimento e sapore.

La famiglia Parrini con in primo piano Erica

di 25 anni

La famiglia Parrini nel punto vendita del pastificio a Contea

26 PASTIFICIO LA FIORITA


«Con l’inizio dell’autunno - continua il

titolare - abbiamo ripreso ad usare le

castagne per i nostri preparati, sia come

ripieno che nella composizione della

sfoglia. Un altro prodotto di questo

periodo è la zucca gialla, molto apprezzata

oltre che dalle nostre parti anche

in Germania dove abbiamo iniziato ad

esportare 4 anni fa. Ai tedeschi piacciono

molto tutti i gusti non classici per

così dire, ma invece un po’ particolari.».

E allora via libera a ravioli e conchiglioni

proposti nelle altre varianti con i ripieni

in base alla stagionalità: asparagi, funghi,

tartufo, nero di seppia e granchio

oppure radicchio e speck, per riempire

quelli fatti con la barbabietola che dà

una invitante colorazione rossa all’impasto.

Ovviamente con questa mole di

lavoro restare aderenti alla tradizione e

alla qualità dei gustosi manufatti vuol

dire anche agire con una chiave imprenditoriale

innovativa che garantisca

contemporaneamente efficenza e puntualità

nel servizio. «Siamo operativi

dalla mattina presto - mi dice la signora

Giuliana, il cui unico svago è andare

qualche volta a fare una passeggiata

a cavallo - e la sera non abbiamo orari.

Chiudiamo quando abbiamo finito il

lavoro!». Infatti per garantire un assortimento

freschissimo questo pastificio

non ha il minimo stoccaggio dei prodotti,

perché la continua filiera produttiva

esaurisce tutti i manufatti nell’arco

della giornata e anche le consegne, fatte

personalmente da Gabriele e Adamo,

avvengono entro 24 ore dalla produzione.

Dunque, pensando già alle prossime

festività, ai pranzi in famiglia e al

cenone di Capodanno è un piacere sapere

di potersi affidare a mani esperte

che garantiscano la qualità del prodotto

e il gusto delle antiche ricette come

quelle di una volta, fatte in casa, dalle

nonne o dalle mamme.

www.pastificiolafiorita.it

27


Speciale

Valdisieve

Claudio Falaschi: il Patch Adams dei cicciai

Claudio Falaschi con il naso da clown

za media la professoressa di francese mi

chiese la poesia Sur le pont d’Avignon che

oggi ricordo ancora ma allora non la sapevo

proprio. E così le risposi candidamente

che per andare ad ammazzare i maiali non

mi serviva sapere la poesia. Lei ovviamente

si arrabbiò tantissimo e mi disse che mi

dava zero per la risposta - infatti, mi bocciò

- ma 10 e lode per la battuta!». Senza

neanche darmi il tempo di fargli un’altra

domanda aggiunge: «Quando avevo circa

24 anni andai a fare l’esame per ottenere

il REC (Registro Esercenti Commeril

pane per l’intera comunità!». Ma tornando

alla tradizione del bardiccio, Falaschi

stesso ha iniziato a farlo dall’età di 14 anni

in questa bottega del padre, dove - fino

al 1998 - hanno avuto anche il macello privato.«Ricordo

che mi mandava da solo o

con il garzone della macelleria a lavare le

budella del maiale nel torrente Moscia, che

scorre proprio qui sotto. E quell’odore di

m… non ce lo levavamo più di dosso per

tutto il giorno!», aggiunge Claudio ridendo

e continuando a raccontare altri aneddoti

della sua lunga attività. «All’esame di ter-

Quanta storia dietro alla vetrina della

sua macelleria! Una storia strettamente

collegata anche alla tradizione

del bardiccio, una particolare salsiccia

nata proprio in Val di Sieve. Claudio Falaschi,

infatti, è uno dei macellai, o cicciai

come vengono chiamati in zona, menzionati

nel libro di Alessandro Sarti uscito lo

scorso anno, dal titolo Il bardiccio, non fatevi

infinocchiare, cui ha fatto seguito il film,

ambientato in gran parte in questo fazzoletto

di terra. «Questo nostro salume tipico

- racconta Falaschi - veniva venduto qui

già dal 1925 dalla famiglia Ciucchi di Sandetole,

una delle prime ad avere il banco

al Mercato Centrale di Firenze. In quell’anno

costruirono casa e negozio proprio sul

ponte, al crocevia fra la strada principale

che collega tutti i paesi della Val di Sieve

e il bivio per Londa, a pochi passi dal

Convento di San Giovanni Battista (edificato

nei primi del Settecento dai Francescani

sui resti di San Ditale, un’antica chiesa

precedente al Mille, da cui il nome della località

Sandetole ndr.). Circa dieci anni dopo

- continua - comprò questo posto mio

babbo Venio che ci lavorò aiutato da mia

mamma, Lara Menicucci, riconfermando

così la tradizione delle famiglie di bottegai

che si sposavano fra loro, come già avevano

fatto suo padre Nello con mia nonna

Pia Sarti, che dai primi del ‘900 avevano i

negozi di alimentari. La famiglia di mia madre

invece aveva una tradizione come panificatori

dal 1747. Pensate che la loro casa,

che si trova qui vicino, in località Pizzicotto,

era stata progettata intorno al forno,

grande come una stanza, dove ci si poteva

cuocere ben 60 filoni di pane, rimasto

operativo fino al ’66. Proprio un mese prima

dell’alluvione, infatti, l’allora sindaco di

Rufina chiese ai nonni di continuare a fare

La macelleria Falaschi sul ponte e a sinistra in alto il convento di Sandetole a Contea

Bardiccio: re dei salumi della Val

di Sieve

Inserito fra le eccellenze agroalimentari italiane

il bardiccio, la cui storia risale all’Ottocento,

è un prodotto che fa parte della

tradizione contadina, maestra nel riciclo

alimentare! Questa salsiccia viene preparata

con gli scarti di lavorazione delle carni

del maiale macinate grossolanamente

(cuore, polmoni, fegato, un po’ di carne

bovina per alleggerire il gusto e altre interiora

o frattaglie), speziata con aglio,

sale, pepe, ma sopratutto semi di finocchio

selvatico e poi insaccata in un budello

dell’animale di circa 30 centimetri. Del

bardiccio non esiste una ricetta codificata,

poiché ogni piccolo produttore miscela i

vari ingredienti sulla base di una propria

tradizione. Ma resta comunque una testimonianza

della cultura contadina e della

cucina povera e proprio recentemente è

stata rivalutata grazie a numerose iniziative.

Nel 2016 è stato istituito, infatti, l’anno

internazionale del bardiccio ideato e promosso

dallo chef Stefano Frassineti (vedi

articolo in questo Speciale) che ha dato

vita anche alla 1^ edizione del Palio del

Bardiccio, una sfida gastronomica con ricette

dall’antipasto al dolce, a base del tipico

salume della zona.

28

MACELLERIA FALASCHI


Speciale

Valdisieve

Falaschi con il padre e la madre al banco della macelleria nel 1975; nella foto sotto, lo vediamo

ancora giovanissimo apprendere i segreti del mestiere al seguito dei genitori

cio). Allo scrutinio finale mi fecero varie

domande di contabilità e lì feci un po’ lo

sbruffone perché avevo già 10 anni di lavoro

alle spalle. Uno degli esaminatori era

il più importante macellaio di Firenze di

quei tempi che non credeva che io sapessi

macellare animali di grossa pezzatura, ma

solo quelli piccoli da cortile, come galline

o conigli. Così per mettermi alla prova mi

chiese i termini tecnici specifici di quando

si inizia a lavorare su un vitello ed aprirgli

la pancia per estrarre l’intestino, il fegato

e le altre interiora. Facile, dissi io, assettare

(cioè l’inizio della lavorazione con la

scuoiatura) e sparare (cioè dividere l’animale

in due). Lui pensava di avermi messo

in difficoltà e invece restò basito e mi

promosse a pieni voti. E ancora, quando

ci fu la vicenda della mucca pazza misi un

cartello sul marciapiede fuori dalla bottega

con scritto: Qui mucca sana, ma macellaio

pazzo!». Si potrebbe stare ad ascoltarlo

per delle ore perché ha un’energia ed

una simpatia irrefrenabili che trasmette a

chiunque si fermi nel suo negozio decisamente

fuori dagli schemi convenzionali.

All’ingresso staziona sempre un cartello

giallo con su scritto a mano Dal 1925 i’

bardiccio è qui e entrando vi si può trovare

dalla valigia dei sogni ad una banconota

da 5 euro, dimenticata da qualcuno, appese

vicino a delle foto e articoli di giornale

che parlano di lui o della storia della sua

famiglia. Oppure una sedia girevole vicino

alla porta con su scritto per chi ha furia,

accanto ad un’altra con una seduta piuttosto

larga per chi ha - uso un eufemismo

- un lato B grosso! E ancora, davanti al

bancone delle carni sventola una singolare

bandiera della pace (come si vede nella

prima foto) fatta negli Anni 50 dalle donne

partigiane della zona che hanno ricamato

i propri nomi su delle striscioline di

stoffa colorata ritagliate da quei pochi vestiti

che avevano, mentre sul lato opposto

campeggia un altro patchwork che rappresenta

la caratteristica colomba bianca

con il ramoscello d’olivo nel becco. «Il

prossimo anno festeggio 50 anni di attività

- dice Claudio - ma continuo a lavorare

con soddisfazione perché in questi paesi

la gente è ancora abituata ad andare nelle

piccole botteghe a fare la chiacchierata

e magari permettersi anche il lusso di

lasciare il conto da pagare! La porta del

mio negozio è comunque sempre aperta

per tutti». E a tutti riserva una battuta, una

risata, una frase di incoraggiamento perché,

in realtà, dietro alla sua leggerezza e

a quell’atteggiamento sempre scanzonato

si nasconde una grande sensibilità. La

buona salute è una questione di risate,

disse Hunter Doherty Adams, conosciuto

come Patch Adams, il medico inventore

della clownterapia. E a lui si ispira sicuramente

Claudio che ha iniziato a frequentare

la scuola del maestro Davide Bianchi

di Londa, perché anche se le iniziali sono

le stesse di Salsiccia, Lombata e Arista il

cicciaio di Sandetole sa bene che S.L.A.

significa anche Sindrome Laterale Amiotrofica,

una terribile patologia al momento

inguaribile, nonostante la ricerca scientifica.

«A seguito della malattia di un carissimo

amico della zona - dice - 10 anni fa ho

iniziato ad occuparmi di questi malati insieme

ad un altro vasto movimento di volontariato

che si è creato a livello provinciale, in

parallelo con l’evoluzione della malattia davvero

devastante. Il numero di casi è infatti

quasi quintuplicato nel frattempo, nella sola

provincia di Firenze. La SLA, a piccoli morsi,

ogni giorno ti mangia un pezzo di vita. La

mente resta vigile ma prigioniera in un corpo

che diventa via via immobile. E allora noi

cerchiamo di portare un sorriso nelle giornate

di queste persone e dei loro familiari perché

come dice Patch Adams: fare il ‘clown’ è

un’occasione per tirare fuori l’amore in ogni

situazione e non devono esserci regole che

impediscano agli altri di portare gioia negli

ospedali o nelle case. E per farlo non è necessario

avere un diploma!».

I numeri della SLA

La Sclerosi Laterale Amiotrofica è una malattia

neurodegenerativa progressiva che

colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose

cerebrali e del midollo spinale. Nella

maggior parte dei casi, oltre il 90 %, la

malattia è sporadica. Nel 5 -10 % dei casi

è invece di SLA familiare.

200 mila persone nel mondo

60-65 anni età media di esordio in

entrambi i sessi

3/5 anni aspettativa media di vita

6.000 malati in Italia

1-3 casi ogni 100.000 abitanti/anno

1.000 nuovi casi ogni anno in Italia

600 malati in Toscana

130 nella provincia di Firenze

MACELLERIA FALASCHI

29


Speciale

Valdisieve

Centro Ippico La Speranza

Quando la passione per gli animali è

infinita il lavoro diventa fantastico in ogni

stagione. Barbara Barcucci, Moreno e

Andrea Ricci ci accolgono nel loro Centro

Ippico inaugurato lo scorso anno

Trasferirsi qui per noi è stato

come realizzare un sogno!

« Siamo accomunati dall’amore

per gli animali e riuscire a trasformare

questa nostra passione in un

lavoro vuol dire aver raggiunto un obiettivo

che ci rende felici.». Esordisce così

Barbara Barcucci, presidente del Centro

Ippico La Speranza, alle porte di Rufina,

che in appena due anni di attività conta

già 160 tesserati. Anche se sono tutti

impegnati in maneggio e un po’ in fibrillazione

perché stanno per nascere due

puledrini che andranno ad aggiungersi

agli altri 20 esemplari, fra cavalli e pony,

Barbara mi mostra tutto l’ambiente dove

insieme al compagno Moreno Ricci,

al figlio Andrea e alla fidanzata di lui Silvia

Lumelli, entrambi 20enni e già istruttori,

svolgono l’attività equestre. Questa

è articolata in scuola di equitazione di

base, messa in sella per i bimbi a partire

dai 4 anni, lavoro in piano, preparazione

ai pony games e gare di Ranch

Sorting, una prova a tempo di sbrancamento

vitelli, fino all’organizzazione di

passeggiate anche di qualche giorno.

«Lo scorso week end - aggiunge Moreno,

che fino al 1990 cavalcava solo moto

da cross - abbiamo fatto un percorso

di 3 giorni con tappa di pernottamento,

da qui fino all’Alto Mugello. Quando

il tempo è bello non c’è niente di meglio

che andare a cavallo. Infatti abbiamo

avuto tantissimi gruppi di bambini e

ragazzi per i campi estivi. Ma anche nella

stagione invernale contiamo di organizzare

dei trekking di uno o più giorni,

appoggiandoci per le merende e le soste

agli agriturismi lungo i percorsi». In

questo centro ippico, diventato il punto

di riferimento nella Val di Sieve per

la sua posizione strategica lungo la via

Forlivese, l’ambiente in piano (perfetto

in vista di un’ipotesi di progetto di attività

per persone disabili ndr.) favorisce

lo sport equestre ma anche il contatto

con tutti gli altri animali presenti, capre,

conigli, galline, fagiani, papere. Mentre

camminiamo ci viene incontro anche la

pecora Molly, che gira libera come fosse

un altro dei cani dell’allevamento di

bellissimi Pastori Australiani e Border

Collie, che ha già prodotto 24 cuccioli,

carini e morbidi come peluche. Ma certamente

la passione più grande che non

fa mai osservare un giorno di chiusura

o riposo a questi “Magnifici 4” è quella

per i cavalli. Andrea si è persino fatto tatuare

su un braccio l’immagine del suo

amato Spirit, un bell’esemplare sauro

di 8 anni, che all’inizio ha dato del filo

da torcere in famiglia, perché prima

che il padre Moreno lo acquistasse, 4

anni fa, viveva praticamente brado con

la propria mamma. «Il babbo non riusciva

a mettersi in sintonia con lui - racconta

Andrea, che si sta preparando per

partecipare alla gara nazionale di Assoluti

a Galeata - allora ho iniziato a montarlo

io e adesso è praticamente la mia

ombra!». Infatti, quando alla fine dell’allenamento

scende da cavallo, lo riporta

nel suo box senza la longhina, tanto

Spirit gli cammina dietro come uno scolaretto

diligente. Perché con gli animali

è una …questione di feeling. E loro

quattro ne hanno da vendere.

La presidente Barbara Barcucci e alle sue spalle in sella Moreno e Andrea Ricci e Silvia Lumelli

(ph. Mereu)

Puledro e fattrice

30 CENTRO IPPICO LA SPERANZA


Amaranto srl, a pochi passi dal

Duomo fiorentino creatività e

passione al servizio del tuo evento.

Organizzare un evento significa essere in linea

con la realtà che cambia.

Nel mercato attuale chi vuole dare impulso alla

sua attività deve puntare sull’organizzazione di

manifestazioni uniche per creare legami duraturi

con i clienti.

Amaranto srl è una società, nata a Firenze, che

si occupa di organizzare eventi non solo nella

sua città natale ma in tutta Italia.

Amaranto infatti arriva ovunque la richiesta del

cliente giunga e, con un lavoro fatto di professionalità,

gioco di squadra, rispetto ed esperienza,

riesce a strutturare l’attività più in linea

con le esigenze di ognuno

L’attenzione e la capacità di ascolto sono ciò

che rende Amaranto un’agenzia unica. Il punto

di partenza di ogni progetto è proprio la fase del

colloquio iniziale quando, ponendosi in ascolto

delle idee e dei bisogni del cliente, la chiave del

successo diventa a portata di mano.

I clienti sanno esattamente cosa vogliono e per

questo occorre essere pronti a rispondere a

tutte le loro necessità.

Amaranto progetta, organizza e gestisce l’evento

in ogni suo aspetto: dalla logistica agli

allestimenti, dalla grafica alla scelta del catering

o degli artisti.

Mostre d’arte, eventi Private, incentive aziendali,

team building, festival, cene di gala, manifestazioni

benefiche.

Per Amaranto, l’evento è strategia di marketing

e l’emozione è lo strumento tramite cui imperniare

tutta la comunicazione.

Scegliere Amaranto vuol dire aderire a una

filosofia lavorativa che ha nel suo DNA creatività,

passione e coesione e che a queste caratteristiche

affianca la continua formazione delle

sue risorse.

Sede operativa:

via dello Studio, 8

50122 Firenze

Sede legale:

via San Zanobi, 20

50129 Firenze

tel +39 0552608621

fax + 39 0552646790

info@amarantosrl.it

www.amarantosrl.it


Ritratti

d’artista

Franco Carletti

Dopo l’importante mostra personale nel Palazzo Comunale di

Spoleto, il prossimo dicembre l’artista senese esporrà a Bruxelles

nell’ambito della manifestazione SpoletoMeetingArt

di Lucia Raveggi / foto courtesy dell’artista

Lo scorso settembre nella Sala Orafi

del Palazzo Comunale di Spoleto

si è tenuta l’antologica di Franco

Carletti intitolata Qui batte un cuore. Quaranta

opere, tra giovanili e recenti, che

testimoniano il crescente divenire di un

appassionato interprete dell’arte contemporanea.

Inserita nella manifestazione

Arte in the city, è stata presentata dal professor

Luca Filipponi, presidente di Spoleto

Festival Art, con il contributo della

direttrice artistica Paola Biadetti e l’intervento

del critico e collezionista

Daniele Taddeo. L’evento, patrocinato

tra gli altri da Comunità

Europea, Spoleto Festival Art

e Regione Umbria, è stato documentato

dal giornalista Fabrizio

Borghini per la rubrica Incontri

con l’Arte di Toscana TV. Un traguardo

che l’artista si è imposto

come momento di riflessione

per mettere un ordine logico alle

proprie opere. Già narratore

garbato della sua terra e del suo

mare, Franco Carletti diventa oggi

interprete del quotidiano e degli

eventi che segnano i nostri

tempi, non trascurando l’aspetto

estetico e la vena romantica

che lo caratterizza. Un processo

evolutivo che procede a passi

meditati, quindi, senza sprecare tempo

e risorse. La voglia di conoscere e dialogare

lo ha spinto a partecipare a numerose

mostre ed eventi in molte città italiane

(Milano, Venezia, Palermo, Spoleto, Capri)

e capitali estere (Londra, New York,

Miami, Barcellona, Parigi), dove si è potuto

confrontare con l’operato di grandi artisti

e incontrare il giudizio di noti critici

e giornalisti. Presente in diverse mostre

curate da Vittorio Sgarbi, recentemente

è stato selezionato per il progetto Infinity

dal professor Giammarco Puntelli, che lo

ha recensito nei volumi Le scelte di Puntelli

(Editoriale Mondadori) e Profili d’artista

(Editoriale ArteIn), quest’ultimo presentato

di recente ad Arte Padova. Ha ricevuto

il premio Spoleto Festivalart 2017, il

premio Levi 2017 e il premio alla carriera

nell’ambito del Premio Arte Milano a cura

di Sandro Serradifalco. Il prossimo dicembre

esporrà a Bruxelles nell’ambito

della manifestazione SpoletoMeetingArt,

che si terrà presso la rappresentanza della

Regione Abruzzo, nella sede dell’associazione

Regions d’Europe. Dal 13 novembre

L’inaugurazione della mostra personale di Franco Carletti a Spoleto

al 9 dicembre sarà presente alla mostra

di arte contemporanea promossa dall’associazione

Toscana Cultura e curata da

Lucia Raveggi nella sede dell’Auditorium

al Duomo di Firenze. È presente anche a

Siena presso la rinomata Enoteca i Terzi,

divenuta ancor più nota per aver ospitato

il presidente Obama in occasione della visita

alla città.

francocarletti54@gmail.com

www.francocarletti.it

Progetto in Val d’Orcia, sui resti della vecchia fornace, acrilico su tela, cm 70x50, 2016

32

FRANCO CARLETTI


Forza e amore, acrilico su tela, cm 100x70, 2017

Livina, vestita di lettere d’amore, acrilico su tela, cm 100x150, 2017

FRANCO CARLETTI 33


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

Un brand giovane dal gusto classico lanciato con

successo sul mercato cinese

L’esperienza e la competenza maturate

attraverso la lavorazione di

materiali pregiati per famose griffe

hanno consentito a questo nuovo marchio

di proporre prodotti di altissima

qualità con uno stile classico che piace

anche ai giovani. La cura dei dettagli

e della lavorazione sono i punti di forza

di questo nuovo brand che seleziona

le pelli e gli accessori con la meticolosità

e la cura proprie delle grandi firme

dalle quali ha ereditato, oltre al metodo

di lavoro, il severo controllo di qualità.

Un elemento caratterizzante della

linea MFVP è senza dubbio il colore dei

modelli di punta. Questi rappresentano

il vero biglietto da visita della linea, determinandone

il carattere e l’originalità.

Uno dei soci, affermato pittore conosciuto

anche all’estero per l’uso del colore,

ha dato lo spunto per la creazione

di questi modelli di immediato impatto.

Altro elemento di rilievo di questo giovane

brand è la linea di profumi, composti

solo da elementi naturali, privi di

alcool e sostanze chimiche. Raffinati nel

gusto e nella proposta commerciale, i

profumi MFVP regalano a chi li indossa

un’esperienza unica e salutare. Anche il

packaging è curato nei materiali e nel

Alcune delle borse disegnate e prodotte dalla MFVP

Claudio Barbugli, il socio pittore della MFVP,

con due suoi dipinti presentati di recente in

occasione di una collettiva nel Salone Donatello

della Basilica di San Lorenzo a Firenze

34

ECCELLENZE TOSCANE


Un particolare della linea di profumi

design e risente della proposta artistica

del socio “pittore”. MFVP guarda da

subito ai mercati emergenti e più attenti

ai valori del vivere sano e della natura.

Così la Cina è per MFVP il mercato estero

di punta e Shanghai, dove a fine mese

verrà aperto uno showroom, diventa

la vetrina internazionale per rivolgersi

al mondo. La collezione interpreta pienamente

l’eccellenza del Made in Italy,

ragione per cui ha già incontrato i consensi

dei consumatori del grande paese

asiatico da quando a luglio il brand

ha iniziato l’esplorazione del mercato cinese.

Un investitore di Shanghai ha già

manifestato l’interesse a promuovere il

marchio MFVP unitamente ai quadri del

socio artista, anche grazie al successo

della sua mostra a Pechino lo scorso

agosto. La linea di profumi 100% naturali

s’inserisce in un mercato, quello

della cosmesi, che in Cina è forse fra i

più importanti, con altissimi volumi di

vendita, ma anche fortemente concorrenziale

e dominato dai grandi brand e

dalle multinazionali. Tuttavia la proposta

MFVP vuole essere diversa dalle altre

e fare forza sul fattore salutistico/

biologico che la rende unica. MFVP, un

brand giovane dal gusto classico.

Via Vittorio Veneto, 190

50062 Dicomano (FI)

+39 335 8165448

+39 333 7145431

www.mfvp.eu

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici tra Italia

e Cina ed erede della propria famiglia, operante con il grande paese

asiatico fin dal 1946, assiste da oltre un ventennio le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare,

alla promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di Marketing ed Internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

ECCELLENZE TOSCANE

35


Eventi in

Toscana

Enoteca Marconcini

Sessant’anni di attività all’interno del Mercato Centrale di Firenze.

Un traguardo festeggiato lo scorso 14 ottobre con la consegna di una

targa da parte del sindaco Dario Nardella

di Fabrizio Borghini / foto courtesy Enoteca Marconcini

Da sessant’anni l’azienda Marconcini

è presente all’interno del

Mercato Centrale di San Lorenzo.

Un traguardo importante festeggiato

lo scorso 14 ottobre alla presenza di Dario

Nardella, sindaco di Firenze, che ha consegnato

ai titolari Michele e Marco Marconcini

una targa quale riconoscimento

del lavoro portato avanti in questi anni con

impegno, serietà e dedizione. Una storia

iniziata nel 1957, quando Alessandro, capostipite

della “dinastia”, decide di aprire

un negozio di generi alimentari. Dopo una

prima conversione dell’attività in bottiglieria,

nel 2009 nasce l’Enoteca Marconcini,

divenuta ormai un punto di riferimento per

chi desidera il meglio nelle proprie cantine

e a tavola. A gestirla è la seconda generazione,

quella dei figli Marco e Michele,

affiancati dal giovane Lorenzo e Alessandro,

ai quali spetterà in futuro il timone

dell’azienda. Originaria di Montespertoli,

dove tuttora risiede, la famiglia Marconcini

coltiva da sempre un profondo legame

con il territorio toscano e

con le sue eccellenze enogastronomiche.

Da qui la scelta

di proporre ai clienti solo prodotti

di qualità provenienti dalle

migliori zone di produzione

sia toscane che di altre regioni

italiane. E’ il caso sia dei vini,

di cui offrono un’ampia scelta

tra grandi aziende toscane

e nazionali e piccoli produttori

locali della zona del Chianti,

sia dei pregiati oli extravergine

di oliva anche questi toscani.

Sempre dal Chianti vengono

il vin santo e i cantuccini,

e ad arricchire la scelta un vasto

assortimento di spumanti,

champagne, limoncello di

Sorrento, liquori, prodotti al

tartufo, caffè, aceto balsamico

di Modena, prodotti tipici delle

Cinque Terre. Una qualità che il cliente può

testare grazie alle degustazioni gratuite, e

per i più esigenti o per coloro che vengono

da lontano la merce viene spedita ovunque,

anche per via aerea.

L’Enoteca Marconcini all’interno del Mercato Centrale di Firenze

www.enotecamarconcini.it

info@enotecamarconcini.it

+39 055 284771

Dario Nardella, sindaco di Firenze, e Cecilia Del Re, assessore allo Sviluppo Economico, durante la

consegna della targa a Michele, Marco e al giovane Lorenzo Marconcini, quale riconoscimento per

i sessant’anni di attività

36 ENOTECA MARCONCINI


A cura di

Anita Norcini Tosi

Dimensione

Salute

C’era una volta la guerra al cancro

Il volume dell’oncologo Michele Maio,

Il corpo anti cancro, è un validissimo

messaggio di speranza per ogni individuo,

che trova nella sofferenza fisica

motivo di angoscia e di ansia per la vita.

Questo libro vuole essere un’arma segreta

e al tempo stesso una nuova speranza:

nel nostro paese il cancro colpisce

mille persone al giorno e la parola che alcuni

faticano persino a pronunciare è di

fatto quella malattia contro cui combattono

da lungo tempo. Forse l’arma segreta

è già in ogni persona, si chiama

sistema immunitario, il più complesso

ed efficiente apparato di difesa che la natura

abbia mai creato. Bisogna però scoprirne

tutte le potenzialità, capire come

attivarle ed imparare ad usarle. In questa

direzione si è mosso il dottor Maio

adottando questo nuovo trattamento terapeutico

che realizza un vero e proprio

sblocco del sistema immunitario, del super

organismo disperso in mille agenti

attivi e presenti ovunque.La medicina

sta acquisendo lo status di nuova fede

per l’umanità, che vive un’esistenza così

dinamica ed in continua trasformazione

ma che trova nella scienza uno strumento

rassicurante per combattere la malattia.

Ecco allora come le nuove frontiere

della scienza in campo medico riescono

ad attivare le energie intime dell’individuo

e a lui oramai remote, aiutandolo

a ritrovare fiducia in se stesso e a vincere

contro il male. Michele Maio è uno

dei maggiori oncologi mondiali, che di

questo nuovo approccio è pioniere e capofila,

“ai trionfalismi preferisce i fatti

concreti”.

DIMENSIONE SALUTE

37


Ritratti

d’artista

Salvatore Sardisco

La pittura come percorso di conoscenza

di Daniela Pronestì / foto courtesy dell’artista

Un percorso verso la conoscenza

di sé: così Salvatore Sardisco

definisce la pittura. Un pensiero

che lo accompagna da sempre, tanto

da porsi quale elemento fondante

della sua cifra espressiva. Nello spazio

breve della superficie dipinta si condensano

memorie, esperienze vissute

e speranze che la trasposizione artistica

consegna alla sensibilità dell’osservatore.

«Vorrei - scrive l’artista toscano

- che le mie opere fossero motivo di riflessione

ed introspezione per quanti

come me cercano risposte alle proprie

domande». Una ricerca di senso della

vita e delle azioni umane che accomuna

tanto i ritratti quanto le opere con

tema sacro: soggetti diversi protagonisti

entrambi di un cammino verso la

verità che parte dall’uomo per arrivare

a Dio. Amore, comprensione, umiltà,

fratellanza: di questi valori - sostiene

Sardisco - deve nutrirsi la rappresentazione

pittorica, cercando nella figura

umana, nell’altro da sé, lo specchio

di una condizione universale. E’ quanto

accade nei ritratti, dove tra volti familiari

e bellezze sconosciute l’artista

scopre nuove sfaccettature di se stesso:

lo vediamo soffermarsi con animo

colmo di commozione sull’espressione

innocente di un bambino, sullo sguardo

luminoso della donna amata, sulla

promessa di felicità nascosta in un sorriso.

Un realismo attento ai particolari

eppure mai freddo, nonostante siano

immagini spesso desunte da un referente

fotografico. Disegno e colore diventano

complici, infatti, di una tecnica

che non prevarica il significato ma lo fa

emergere con forza. Lo stesso si può

dire delle opere “lineariste”, così definite

per via dello sviluppo continuo del

segno sulla superficie bianca del foglio.

Come già nel disegno automatico surrealista,

anche in questo caso la penna

biro diventa tramite di un flusso interiore

che si manifesta dall’inizio alla fine

senza mai interrompersi. L’immaginario

evocato spazia dal trascendente all’onirico,

dal concreto all’astratto, in un processo

creativo costantemente sospeso

tra controllo e casualità. Una scrittura

intima mediante la quale si materializzano

visioni radicate nel profondo, chiamando

il colore a completare il sentiero

tracciato in precedenza dal disegno.

Non vanno dimenticate le tante opere

dove s’intrecciano richiami alla mistica

e all’esoterismo, in una sintesi sincretista

che pone al centro l’essere umano

e il rapporto con il divino. Una conferma

del bisogno d’intendere l’arte come

manifestazione esistenziale, trovando

nell’aspirazione al bello la via per giungere

ad una rinnovata consapevolezza.

Nato nel 1959, manifesta fin da bambino

una naturale predisposizione

al disegno. Ancora giovanissimo,

incontra Pietro Annigoni che lo invita a frequentare

la sua bottega per perfezionare

lo studio del disegno e delle tecniche pittoriche.

Tra il 1970 e il 1980 prende parte

a diverse mostre collettive con il gruppo di

cooperazione artistica di Montecatini Terme.

La prima personale nel 2014 a Monsummano

Terme. Tra gli altri eventi espositivi si ricordano

quelli del 2017 a Pistoia (Atrio del

Tribunale) e Firenze (Auditorium al Duomo).

Sempre a Firenze prenderà parte nel mese

di novembre alla collettiva Arte in San Lorenzo

(Salone Donatello) promossa dall’associazione

Toscana Cultura.

www.sardiscostylus.com

+39 335 5394664

38

SALVATORE SARDISCO

La felicità, olio su tela, cm 50x70, 2017


39


Eventi in

Toscana

Case del mondo nelle foto di

Geo Bruschi

di Elisabetta Mereu / foto Geo Bruschi

Se è vero che la casa è il posto dove

sta il cuore, il fotografo fiorentino

Geo Bruschi ne ha lasciato un pezzetto

in ognuno dei 130 paesi che ha visitato

ed immortalato nel corso della sua

vita. Prima con la storica Leika e poi con

l’inseparabile Nikon. Migliaia di immagini

che hanno dato vita a decine di mostre

in diverse parti d’Italia e non solo. Quella

inaugurata il 3 di novembre a Pistoia è

solo l’ultima in ordine di tempo. Si intitola

Abitare nel mondo ed è visibile fino alla fine

di questo mese presso il Liceo Artistico

Statale Policarpo Petrocchi, nella piazzetta

San Pietro. Attraverso i suoi scatti Bruschi,

ex imprenditore oggi 87enne, vuole

sottolineare i molteplici aspetti dell’abitare

in vari paesi del mondo. Circa 60 immagini

per illustrare forme, materiali, tipologie

Geo Bruschi nello studio della sua casa di Bagno

a Ripoli

Islanda

di costruzione, varietà cromatiche e diverse

caratteristiche architettoniche su ciò che

rappresenta l’abitazione a varie latitudini.

Un’esposizione che diventa un racconto

figurato anche su come si è modificato

il bisogno di casa. «Le più brutte in assoluto

che ho visto – mi dice, rispondendo

alla domanda su quali siano le abitazioni

che l’hanno colpito di più – sono nella zona

centrale di Pechino! Mentre quelle che

mi hanno meravigliato maggiormente sono

le case islandesi perché sono senza finestre.

Hanno il tetto di muschio, alto circa

1 metro e pareti di terracotta. Mentre le fotografavo

ho pensato che lì non avrei mai

potuto abitarci!». Come consuetudine, parallelamente

alle sue mostre, vengono organizzati

incontri con l’autore. E anche al

liceo pistoiese, uno dei più grandi d’Europa,

Geo parlerà agli studenti. Come spiega

la dirigente scolastica, Elisabetta Pastacaldi,

che racconta anche come ha conosciuto

questo straordinario “reporter” col quale

ha già collaborato proprio recentemente.

«Ho conosciuto Geo Bruschi casualmente

grazie ad una comune amica – dice. Lei

mi parlò di un grande fotografo, ottuagenario,

che aveva girato tutto il mondo facendo

degli stupendi reportage fotografici.

Incuriosita ho voluto conoscerlo perché ritenevo

che la sua esperienza avrebbe potuto

essere molto utile agli studenti della

sezione Audiovisivi e Multimedia del li-

Elisabetta Pastacaldi dirigente scolastica Liceo

Artistico Statale Policarpo Petrocchi

ceo artistico che dirigo. Quindi ci siamo incontrati

nella sua bellissima casa vicino a

Firenze, dove ho potuto vedere lo straordinario

patrimonio fotografico di cui dispone.

Non solo: ogni foto era corredata da un

aneddoto e da un racconto che Geo con la

sua voce tranquilla esponeva lentamente,

con gli occhi brillanti, accesi dalla soddisfazione

di aver potuto vivere e registrare

quell’esperienza. Lo scorso maggio abbiamo

organizzato la prima mostra sul tema

Le culture nel mondo con una serie di immagini

di uomini e donne di paesi e continenti

diversi. Geo ha parlato ai ragazzi della

sua esperienza di fotografo, li ha incuriositi

ed incoraggiati. E’ rimasto talmente soddisfatto

che quando gli ho proposto di partecipare

alle nostre Conversazioni con l’arte

- incontri tra esperti di vari settori e gli studenti,

a seconda degli indirizzi di studio -

ha immediatamente accettato. Lui sarà

infatti il primo relatore che parlerà agli studenti

di Grafica e di Audiovisivi. Per l’occasione

- conclude la direttrice - abbiamo

anche indetto un concorso fra i nostri allievi

sul tema della casa come frutto della

civiltà in cui viviamo. E sarà lui stesso che -

alla fine dell’anno - premierà con una borsa

di studio, la foto di maggior impatto tra

quelle scattate dai nostri alunni».

LICEO

ARTISTICO

PETROCCHI

40

GEO BRUSCHI


YEMEN-Al, Hayat, rock house

U.S.A-Wayoming, Casper, Museo militare

U.S.A. New York, Manhattan

41


Ritratti

d’artista

Franco Giomini in arte

“Il Giomo”

Vincitore di concorsi internazionali, coltiva

fin da giovane la passione per la fotografia,

immortalando soprattutto la natura

di Paolo Pisani / foto courtesy dell’artista

Nato a Casteldelpiano in provincia

di Grosseto nel 1954,

Franco Giomini si avvicina alla

fotografia all’età di venticinque anni.

Tutto nasce da una macchinetta regalatagli

in occasione di un compleanno.

Inizialmente furono i tramonti a fare da

filo conduttore a questo suo hobby e,

man mano, la natura s’impose con le

sue bellezze. Di grande importanza, per

la sua formazione professionale, il lungo

periodo di collaborazione con l’Agenzia

Fotografica BF ed in particolare

con Tonino Ferrari. Alla collaborazione

con Aulo Guidi si devono, invece, i

calendari pubblicati nel 2000 e dati in

omaggio a varie associazioni impegnate

nel sociale per supportarne l’attività con

il ricavato delle vendite. Al suo estro naturale,

“Il Giomo” - come ama farsi chiamare

- ha progressivamente aggiunto

una sempre più sviluppata capacità di

‘scoperta’, diventando nel tempo, ancora

più originale ed inconfondibile.

Amante dei viaggi, ha realizzato reportage

e curato vari book fotografici.

Un genere, che lo ha anche portato

in TV importanti, come Canale 5 nella

trasmissione L’Arca di Noè. Da oltre

dieci anni, lavora su volti e corpi di

modelle, realizzando foto nelle quali con

eleganza e sfumature romantiche, mette

in risalto tutta la bellezza femminile.

Non manca nel suo corollario fotografico

la ricerca dell’allegoria e dell’ironia,

rivolte ad esempio ai cibi o agli

oggetti d’uso comune, di cui il volume

Una fame bestiale ne è pregievole testimonianza

editoriale. Un Franco Giomini

dunque che, seppure vincitore di

numerosi premi e invitato a prestigiosi

concorsi, tra cui quello di fama inter-

42


nazionale all’History

Museum in Inghilterra,

continua con

semplicità ad avere

successo e a regalare

i suoi preziosi e

inconfondibili scatti!

Un’ultima cosa: potrà

sembrare strano

ma primavera, autunno

e inverno sono

per lui le stagioni

fotograficamente

più…prolifiche. Sottovoce,

vi dico però

che d’estate non sta

affatto con le mani in

mano!

ilgiomo@gmail.com

+ 39 366 1310846

43


Obbiettivo

Fotografia

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Il GAT

E’ il Gruppo Audiovisivi Toscana della Federazione

Italiana Associazioni Fotografiche

Fin dalla fine degli anni 70 in Toscana c’è stato un

ristretto gruppo di appassionati che realizzava delle

proiezioni utilizzando diapositive e musiche

appropriate. Con l’avvento della fotografia digitale

quella tecnica alquanto elaborata è stata sostituita

da programmi specifici di montaggio, permettendo

di realizzare opere sempre più complesse ed artistiche.

Recentemente nel 2015 alcuni fotografi appassionati

di audiovisivi si sono aggregati in un gruppo informale,

indipendente dai circoli fotografici e associazioni

del territorio, nell’intento di produrre e divulgare questo

particolare strumento di espressione artistica che

sintetizza in pochi minuti un racconto avvalendosi della

fotografia, dei video, dei suoni, di letture e di musiche.

L’attività prevede corsi, seminari, workshop, per

la formazione e la crescita personale dei partecipanti.

Organizza manifestazioni e proiezioni a livello regionale.

Quest’anno sei membri del GAT hanno partecipato

all’11° circuito nazionale di audiovisivi della federazione

fotografica nazionale con eccellenti risultati.

Per informazioni:

Eroica è la vita, audiovisivo realizzato dal Triangolo Magico

(gruppo di autori facenti parte del GAT) vincitore dell’11˚ circuito

AUDIOVISIVO Fiaf/Diaf 2017

GAT Gruppo Audiovisivi Toscana

gruppoAVToscanagmail.com / emy.lan@alice.it

www.youtube.com/watch?v=DoSjGo_AfBI

44

GAT


Obbiettivo

Fotografia

Enrico Carretti

Dona dignità agli oggetti semplici

attraverso un equilibrio estetico

compositivo di forma e luce

La fotografia è “comunicazione

visiva”, e quindi ogni mezzo è

buono per “comunicare” le proprie

emozioni, il proprio stato d’animo,

quindi non è disdegnato l’uso delle varie

tecniche di elaborazione dell’immagine

(post-produzione, all’attualità) in qualche

modo peraltro figlia dei vari modi già

utilizzati nella fotografia “analogica/tradizionale”.

Lo scopo della fotografia del

sottoscritto, è quello di dare, per ogni

serie, pochi essenziali segnali nella speranza

di catturare attraverso l’equilibrio

estetico-compositivo, la forma, la luce,

l’interesse dell’osservatore. La ricerca in

buona parte è mirata a ridare dignità ad

oggetti semplici, spesso quotidiani, magari

appartenenti al passato, il che li rende

inutili e li proietta appunto nel mondo

del dimenticato e dell’inutile, attraverso

un nuovo ruolo nell’immagine. Il tutto in

un percorso tendente a rappresentare e

raccontare, se non con nulla, con meno

possibile. A ciò talvolta si contrappongono

serie di immagini con composizioni

ricche, barocche, cariche di riferimenti

alla peraltro inarrivabile pittura del passato.

Non meno appassionante è la ricerca

sui “pezzetti di muro”, che si alterna

ai “bussolotti” e sempre più rari paesaggi,

urbani e non, ove la figura umana

compare quasi mai, elaborati in postproduzione

per raccontare meglio la sensazione

provata e che si vuol ritrasmettere

allo spettatore.

e.carretti.fi@gmail.com

+39 338 3326862

Nato il 25/12/1955, a Firenze dove

vive e lavora. Libero professionista

(architetto), sposato,

con una figlia musicista. Frequenta il

Liceo Artistico di Firenze e nel 1982 si

laurea in Architettura con 110/110 e lode.

La passione per la fotografia è nata

all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso;

dopo le prime esperienze di ricerca

nei diversi generi, fotografando in particolare

aspetti minuti e personaggi della

vita cittadina, via via l’interesse è andato

sempre più concentrandosi nella ricerca

di composizioni astratte ricavate

da muri (i pezzetti di muro) e nella “natura

morta” (i bussolotti). Fa parte da

molti anni del club Ideafotografica; ha

partecipato a diversi eventi, con mostre

-per lo più personali- e collettive.

Notturni, 2016

ENRICO CARRETTI 45


Eventi in

Toscana

L’ACSIT: il meglio della

Sardegna a Firenze

L’Associazione Culturale Sardi in Toscana festeggia 35

anni di attività: una lunga storia fatta di passione e di

amore per la propria isola

Non è semplice riassumere quanto

l’ACSIT, l’Associazione Culturale

Sardi in Toscana, ha realizzato

e costruito in trentacinque anni di attività.

Non è semplice perché le attività e le iniziative

sono innumerevoli e anche solo

cercare di stilare un elenco, diventa un’operazione

immane. Sta di fatto che l’ACSIT,

sin dal 1982, anno della sua fondazione,

ha cercato di creare e organizzare eventi e

manifestazioni di qualità, in grado di esaltare

al massimo lo spirito creativo, artistico,

culturale ed imprenditoriale che la Sardegna

era ed è in grado di esprimere. Questo

era lo spirito che nel 1982 spinse un gruppo

di sardi residenti a Firenze ad unirsi per

costituire un circolo, e questo è lo spirito

che ancora oggi anima i soci e caratterizza

le attività dell’Acsit. «Le iniziative proposte

dall’ACSIT – come sottolinea il presidente

Angelino Mereu – puntano alla valorizzazione

di una Sardegna diversa, fuori dagli

stereotipi. Una Sardegna poco conosciuta

che cerca di emergere con proposte di

qualità. Il lavoro che sviluppiamo in tal senso

come ACSIT ci impegna, quindi, sia in

un’opera progettuale su lavori originali, ma

anche in azioni di supporto organizzativo

e di mediazione con le istituzioni fiorentine

e toscane». Bisogna sottolineare, infatti,

che l’Acsit, sin dalla sua fondazione, ha

sempre cercato di creare un dialogo e una

collaborazione con le istituzioni locali, proprio

per favorire condizioni di massima integrazione

per quei sardi che hanno scelto

di vivere in Toscana. Il tutto senza mai interrompere

il forte vincolo che lega i sardi

alla loro terra d’origine. In tal senso può

essere inteso il Servizio di bigliettazione

per la Sardegna, svolto in collaborazione

con Eurotarget presso la sede ACSIT

in piazza Santa Croce 19. Tale servizio, da

e per la Sardegna, è riservato ai soci AC-

SIT (sardi e non) e prevede convenzioni

con tutte le compagnie di navigazione, con

notevoli risparmi per chi vuole raggiungere

l’isola. Partendo dai presupposti sopra

enunciati, l’ACSIT sta lavorando per una

serie di eventi da realizzare entro l’anno e

nel 2018. «Nel 2017 – spiega Mereu – abbiamo

avuto un’attività frenetica che ci ha

visto organizzare la rassegna cinematografica

Made in Sardegna in collaborazione

con il Teatro della Compagnia. Abbiamo,

poi, avuto ospiti i 40 componenti del coro

polifonico di Atzara che si sono esibiti, con

il coro fiorentino della Martinella, presso il

Teatro Goldoni, per poi essere protagonisti,

la domenica mattina, presso la Basilica

di Santa Maria Novella dove hanno accompagnato

la messa con l’esecuzione di canti

tradizionali sardi. Le nostre iniziative hanno

coinvolto i produttori sardi con una serie

di incontri (molto partecipati) sulle produzioni

vinicole tipiche della Sardegna il cui

ultimo incontro è previsto per dicembre».

Ma le attività non si esauriscono qui. L’Acsit,

infatti, ha appena organizzato una giornata

dedicata allo scrittore Giuseppe Dessì

nel quarantennale della sua morte. L’incontro,

che si è svolto il 26 ottobre al Teatro

della Compagnia, ha visto la partecipazione

di Anna Dolfi dell’Università di Firenze,

di Paolo Lusci, presidente della Fondazione

Dessì e del critico cinematografico Gianni

Olla, oltre all’intervento di Francesco Dessì,

figlio dello scrittore. Per la fine di novembre

(mercoledì 29 presso il Teatro della

Compagnia) è in programma un importante

appuntamento con il geologo Mario

Tozzi e il jazzista Enzo Favata che presenteranno

il loro spettacolo Mediterraneo.

Le radici di un Mito, basato sulle teorie

che identificano la mitica Atlantide con la

Sardegna. A dicembre, prima delle festività

natalizie, ci sarà il consueto appuntamento

con la cena sociale ACSIT che, come tutti

gli anni, permetterà di assaporare piatti

e prelibatezze tipiche della Sardegna. Nel

frattempo continuano le attività di promozione

della cultura isolana con la presentazione

di libri, mostre d’arte, esibizioni

musicali e rappresentazioni teatrali. Continua

anche la programmazione delle attività

per il 2018 con la ripetizione della rassegna

cinematografica Made in Sardegna e con

la predisposizione di una importante iniziativa

dedicata allo scrittore e politico Emilio

Lussu, organizzata in collaborazione con

l’Istituto De Martino di Sesto Fiorentino.

Grandi fermenti e grandi attività, dunque,

tutte all’insegna di una Sardegna fuori dagli

schemi: una Sardegna da scoprire, far

conoscere e valorizzare.

A.C.S.I.T. Associazione Culturale Sardi in Toscana

Piazza Santa Croce, 19 - 50122 FIRENZE - Casella Postale 1446 FI7

Tel. 055 240549 - Fax: 055 242006

info@acsitfirenze.it - www.acsitfirenze.net

46 ACSIT


Eventi in

Toscana

Mario Tozzi & Enzo Favata

Spettacolo per voce narrante e musica

Mercoledì 29 novembre a Firenze

Nell’ambito degli eventi previsti

per celebrare i 35 anni della

fondazione dell’ACSIT, per

mercoledì 26 novembre, è in programma,

presso il Cinema La Compagnia,

lo spettacolo Sardegna le

radici della storia con Mario Tozzi ed

Enzo Favata. Lo spettacolo, già presentato

con successo in Sardegna,

rappresenta il felice connubio tra uno

scienziato della terra e un musicista

che della musica della sua terra

ha fatto una inconfondibile cifra stilistica.

Mario Tozzi, il geologo noto al

grande pubblico per le sue trasmissioni

televisive, e Enzo Favata, sassofonista

jazz apprezzato sulla scena

internazionale, insieme raccontano

l’isola della Sardegna attraverso il

particolare punto di vista della geologia,

scienza tanto affascinante quanto

trascurata, e la musica al confine tra

passato e futuro. Da questo incontro

scaturisce un affresco inedito della

Sardegna, un film senza immagini

raccontato con le parole e i suoni,

nel quale prendono forma paesaggi

arcaici, miti dimenticati e ricerca

scientifica, rivelando allo spettatore

una geografia antica, sepolta nella

stratificazione delle ere geologiche

e preistoriche. Per quanto riguarda

gli aspetti tecnici, lo spettacolo è essenziale

e non ha grandi esigenze in

quanto prevede la presenza contemporanea

dei due autori sul palco, le

normali dotazioni audio e la proiezione

di slides illustrative. Mario Tozzi,

scienziato, primo ricercatore presso

il CNR, ha condotto studi sull’evoluzione

geologica del Mediterraneo

centro-orientale. E’ autore di oltre

50 pubblicazioni scientifiche su riviste

italiane e internazionali. Il suo ultimo

libro Paure fuori luogo: perché

temiamo le catastrofi sbagliate è stato

pubblicato da Einaudi nel 2017,

preceduto da altri titoli come Pianeta

Terra. Ultimo Atto edito da Rizzoli,

Il grande libro della Terra e Italia segreta.

Viaggio nel sottosuolo da Torino

a Palermo. E’ noto al grande pubblico

anche per una serie di fortunate trasmissioni

televisive di divulgazione

scientifica: Gaia, il pianeta che vive, Atlantide,

Allarme Italia, La Gaia Scienza.

Da molti anni visita la Sardegna per i

suoi studi, in particolare ha seguito

il giornalista Sergio Frau nella ricerca

di dati scientifici a supporto della

teoria dell’identificazione tra la Sardegna

e la mitica Atlantide. Oggi unisce

la sua competenza scientifica e le

doti di comunicatore per dedicarsi ad

una intensa attività di educazione delle

giovani generazioni alla conoscenza

delle tematiche legate all’ambiente

e alla salvaguardia dei territori. Enzo

Favata, musicista apprezzato sulla

scena del jazz internazionale come

sassofonista, è anche compositore e

autore di musiche originali per cinema,

radio, teatro, documentaristica. I

suoi progetti, caratterizzati da un originale

intreccio tra musiche popolari

e avanguardia, sono stati ospitati

in prestigiosi festival ed innumerevoli

palcoscenici, in tutto il mondo. Favata

ha suonato e registrato dischi con

Dino Saluzzi, Enrico Rava, Miroslav

Vitous, Lester Bowie, Art Ensemble

of Chicago, Metropole Orkest, Dave

Liebman, Guinga, Omar Sosa, Django

Bates Tenores di Bitti Eivind Aarset,

Jan Bang e tanti altri. Attualmente

ha al suo attivo 16 dischi. Molto abile

con l’elettronica dal vivo, miscelata

con i suoi strumenti a fiato, la utilizza

in questo progetto con un sistema di

filtraggio del suono dei suoi sassofoni,

clarinetti e strumenti etnici, creando

magiche atmosfere sonore sulle quali

scorre la narrazione e il racconto di Mario

Tozzi.

Gli acquerelli di Angelino

Mereu in mostra a Firenze

Una mostra monotematica quella di Angelino

Mereu che presenta cinquanta

acquerelli sull’isola di Tavolara.

Tavolara: l’isola che c’è, questo il titolo

della mostra che avrà un’anteprima,

presso il Cinema La Compagnia, mercoledì

29 novembre, per poi proseguire,

sino al 10 dicembre, presso la sede

ACSIT in piazza Santa Croce 19 a Firenze.

Il catalogo (64 pagine), edito da Nardini,

ha la prefazione di Mario Tozzi e,

oltre agli acquerelli in mostra, raccoglie

citazioni e brani dedicati all’isola di Tavolara.

ACSIT 47


Firenze

Mostre

L’arte del modellare la creta

Le allieve di Amalia Ciardi Duprè in mostra al

Circolo degli Artisti Casa di Dante a Firenze

di Silvia Ranzi

Dall’11 al 24 novembre, nei locali

della prestigiosa Società di Belle

Arti - Circolo degli Artisti Casa

di Dante a Firenze, si potranno ammirare

le opere del simposio al femminile che vede

protagoniste le produzioni artistiche di

alcune allieve della rinomata scultrice fiorentina

Amalia Ciardi Duprè, pronipote

dell’insigne Giovanni Duprè, la cui feconda

e suggestiva attività su temi sociali, etici

e sacri ha conosciuto committenze e riconoscimenti

sul piano nazionale ed internazionale,

collaborando con vari architetti per

decorazioni scultoree di chiese, piazze e

giardini, di cui ricordiamo nei pressi di Fiesole

la mistica abside in terracotta di San

Lorenzo a Vincigliata e gli arredi liturgici a

San Bernardino in Borgunto. L’iniziativa ha

il patrocinio della Fondazione Amalia Ciardi

Duprè e del Museo CAD, dove da anni

si svolgono significativi corsi di discepolato

per padroneggiare la modellazione della

creta e favorire un personale imprinting.

Le artiste in collettiva, che hanno origini diverse

e multiformi percorsi professionali

alle spalle, sono accomunate dalla passione

per la lavorazione della creta con le sue

peculiarità di leggerezza e solidità, nel perseguimento

di ideazioni scultoree legate

alla verosimiglianza figurativa che, sotto

l’azione intimista dell’ispirazione, si carica

di valenze ideali. Nei soggetti tridimensionali

esposti un accordo privilegiato è tributato

alle sembianze di volti di donna, alle

archetipiche nudità per elevare le movenze

corporee nell’aura del mito o rapportarle

nelle dinamiche relazionali affettive; studiato

è il simbolismo figurativo di denuncia

etico-sociale per spaziare infine su metaforiche

istanze spirituali tra utopia e terapia

per l’anima. I pani di argilla vengono plasmati

dal sentimento tattile delle mani, coadiuvate

da altri strumenti con gestualità

additive o sottrattive, per ottenere creazioni

originali - a tutto tondo, a mezzo busto,

a basso o alto rilievo - rispondenti ai processi

emozionali e cognitivi dell’espressione

plastica. La terracotta artistica - dal

neolitico al periodo etrusco e greco-romano

per balzare al primato conseguito dal

Quattrocento Toscano - con il suo colore

biscottato, rosato o rossastro, impreziosito

da patinature e cromie - fornisce alle

opere una resa di calda tonalità primigenia,

raggiungendo nelle fatture morbide,

corrugate o levigate, a seconda degli stili

messi in opera, una compostezza e classicità

di visione con accenti neoromantici, in

cui il vero viene trasfigurato dall’azione lirica

dell’introspezione nella versatilità dei

temi proposti, trovando un’eco precipua

nelle parole del filosofo estetico Luigi Pareyson:

«L’opera d’arte è insieme materia

e spirito, fisicità e personalità, oggetto ed

interiorità».

Martina Buzio, In volo

Daniela Rosai, Bagnanti

Mimma Di Stefano, Dominio e prepotenza

Elisabetta Collini, L’apparenza

Patrizia Rensi, Carolina

Maria Pia Gonnelli, Abbraccio di

amore e psiche

Marina Pasqua Perotti, Meraviglioso

48 L’ARTE DEL MODELLARE LA CRETA


A cura di

Paolo Bini, relatore Associazione Italiana Sommelier

Arte del

Vino

WineArt: spirali di energia nel bicchiere

Foto courtesy Cantine Bellini

Rimaniamo anche per questo mese

nell’area del Chianti andando

stavolta a scoprirne la versione

considerata da molti la più elegante.

Il Chianti Rufina è prodotto in zone che

possono arrivare oltre i 400 metri di altitudine

e rappresenta, come testimoniato

dal bando del 1716 di Cosimo III°

de’ Medici, una fra le più tradizionali e

preziose aree toscane in cui fare vino.

Cantine Bellini è una storica azienda del

rufinese, fondata nella seconda metà del

XIX° secolo, che sviluppa il suo mercato

in Italia e oltre oceano dove riscuote

un ottimo successo soprattutto in Giappone

e negli Stati Uniti. L’evoluzione del

mercato italiano e internazionale, dovuta

principalmente all’avvicinamento della

generazione “millennials” al mondo

del vino, ha spostato l’interesse di molte

aziende vinicole verso la produzione

di vini semplici, da degustare e da comprendere,

che possano essere bevuti anche

fuori pasto o durante un aperitivo.

Andrea Masi, attuale proprietario e quinta

generazione della famiglia Bellini, consapevole

che la sola realizzazione di un

ottimo prodotto non sia più sufficiente

a renderlo commerciabile, ha ritenuto

necessario uno studio di marketing

che seguisse le tendenze del consumo e

la veste grafica delle nuove bottiglie per

renderle immediatamente riconoscibili

ed appetibili. Ho senza dubbio valutato

stimolante per i lettori de La Toscana,

così particolarmente sensibili alle forme

artistiche, raccontare l’ultima idea di

Andrea: la sua intuizione è stata, infatti,

quella di legare il gusto del suo vino alle

opere di Maurizio Baccili, noto pittore

italiano. Le tipiche spirali quantistiche

dell’artista, opere nelle quali egli dipinge

l’energia e il movimento che percepisce

all’interno della materia, sono risultate

perfette per rappresentare lo spirito del

progetto e l’anima di questa nuova linea

di prodotti chiamata poi MAMB-O, acronimo

di Masi Andrea e Maurizio Baccili.

La scelta enologica, fatta in collaborazione

con Stefano Chioccioli, ha permesso

di creare quattro IGT toscani: un bianco

e rosso a tutto pasto, un Sangiovese in

purezza e un vino di maggiore complessità

invecchiato in barrique, chiamato

Dominante. Vista la riuscita del progetto

è stato da poco inserito un quinto prodotto,

un Chianti, anch’esso pensato per

essere apprezzato da un pubblico giovane

e per questo vinificato con una piccola

parte di uve bianche, tanto da renderlo

più rotondo e profumato.

Proprio dal MAMB-O Chianti DOCG parte

la nostra degustazione che incontra un

vino con nuance decisamente purpurea,

dai profumi di ciliegia, rosa e glicine freschi

con soffi di erbe e caramella gelée;

la vibrante sensazione di agrumi in bocca

garantisce reale piacevolezza e invita

subito a un nuovo sorso; la moderata

tannicità e il corpo snello lo rendono ideale

per primi piatti, dai semplici spaghetti

al pomodoro e basilico ai più aromatici

pici all’aglione.

Il Toscana rosso IGT Dominante, punta di

diamante del progetto WineArt, ha invece

un ventaglio aromatico più complesso

dove staccano i profumi di amarena,

viola e tabacco biondo con intriganti note

a corredo di noce moscata, cioccolato

e foglia di tè essiccata. Buona freschezza

gustativa, struttura solida e sapori fruttati

uniti a tannini ben dosati e alcol moderato,

appagano il palato con seducente

persistenza dal finale speziato. Certamente

perfetto per tagliata di manzo o

carne suina alla brace.

Lasciamo a voi la curiosità di scoprire le

altre suggestive etichette della gamma

WineArt e magari farvi conquistare da

nuove spirali di energia gustativa!

Info e consulenza: wine@bini.eu

I vini di Cantine Bellini con le etichette rimovibili dipinte a mano da Maurizio Baccili

MAMB-O Chianti DOCG e DominanteToscana IGT

ARTE DEL VINO

49


A cura di

Elena Maria Petrini

Un museo per il vino Falerno, amato già

nell’antichità dagli imperatori romani

foto Maurizio Mattei ed Elena Maria Petrini

Nasce a Falciano del Massico, nel

casertano, il museo archeologico

del vino curato dall’archeologo

Ugo Zannini. Quattro sale allestite nei locali

del comune con la ricostruzione di un

termopolio, la statua di Bacco, le riproduzioni

di iscrizioni riguardanti il vino Falerno

e la cartografia con i confini dell’ager Falernus,

pannelli esplicativi della cultura ausone/aurunca,

oltre alla ricostruzione della

prua di una nave romana e di un’altra per

il trasporto delle anfore “dressel 1” e la ricostruzione

in scala di un torchio romano.

Tutt’uno con il museo è il centro studi sui

vini d’epoca romana. Bacco sotto mentite

spoglie sarebbe stato ospite con grande

generosità del vecchio Falerno ed in segno

di gratitudine avrebbe fatto nascere sulle

pendici del Monte Massico viti lussureggianti,

le migliori del mondo antico. Del vino

Falerno testimoniano i grandi scrittori

classici già dai tempi di Giulio Cesare, che

lo gustava con Cleopatra, passando per

Orazio, Marziale, Cicerone, Plinio il Vecchio,

Virgilio, Petronio, Giovenale e più recentemente

Tasso: una DOC ante litteram

divenuta tale il 3 gennaio 1989. Dopo circa

2000 anni di storia, cinque i comuni da cui

viene prodotto attualmente: Carinola, Cellole,

Falciano del Massico, Mondragone e

Sessa Aurunca, tutti a ridosso del vulcano

spento di Roccamonfina. Due grandissime

voci per valorizzare la storia dell’ager

Falernus, una culturale e l’altra istituzionale.

Nel 2010 nasce la Confraternita del

Falerno prima associazione culturale dedicata

al vino Falerno del Massico fondata

da un gruppo di otto amici appassionati

bevitori, nel cuore dell’ager Falernus, con

lo scopo di promuovere e divulgare la cultura

vinicola ed enogastronomica del vino

Falerno del Massico DOC, delle uve che

concorrono alla sua produzione e del suo

territorio d’origine, comunicando attraverso

la storia, la tradizione, il paesaggio

e trasmettendo la passione ai confratelli.

Oggi rappresentata dal priore, Giuseppe

Garozzo Zannini Quirini, il maestro fondatore

Antonio Papa, il maestro tesoriere

Vincenzo Papa, il maestro comunicatore

Franco Santilli, il maestro gastronomo

Giuseppe Orefice, il maestro funzionario

Antonio Zannini ed il maestro negoziatore

Antonio Russo. La seconda voce, invece,

é totalmente istituzionale: anch’essa senza

fini di lucro, può operare solamente se

ne fanno parte almeno il 70 % delle aziende

produttrici di tutta la filiera, e prende il

nome di Consorzio di tutela e valorizzazione

dei vini Doc Aversa Asprinio, Doc Falerno

del Massico, Doc Galluccio, Igp Roccamonfina

e Igp Terre del Volturno. Il presidente

del Consorzio, Salvatore Avallone, ci conferma

l’impegno svolto per la tutela sia

della denominazione d’origine attraverso il

controllo delle aziende che ne fanno parte,

sia per la promozione e sviluppo della

Doc, che oggi, con Decreto del Ministero

dell’Ambiente del 3 luglio 2017, ha esteso

l’incarico delle attività del Consorzio erga

omnes, quindi anche a tutte quelle aziende

non associate. Del Consorzio Viti Casertane

fanno parte anche i due vicepresidenti Arturo

Celentano e Giuseppe Carosone, oltre

ai dodici consiglieri tra cui Maria Ida Avallone.

Ricordiamo, infine, le aziende produttrici

del vino Falerno, che è la Doc più

estesa e rappresentativa: Fattoria Pagano,

Villa Matilde, Masseria Felicia, Trabucco,

Volpara, Bianchini Rossetti, La Masseria

di Sessa, Cantine Papa, Cantine Moio,

Cantina Zannini, Regina Viarum, Viticoltori

Migliozzi e Cantine Nugnes. Un invito alla

degustazione per vivere un’esperienza

sensoriale davvero storica.

L’archeologo Ugo Zannini

Il maestro comunicatore della Confraternita del Falerno, Franco Santilli, con l’ambasciatore

del Cile, Fernando Ayala, durante la nomina di socio onorario

Il presidente del Consorzio Viti Casertane,

Salvatore Avallone, insieme alla presidente

dell’associazione culturale Arkiwine

50 ARKIWINE


Il Gastronomo ARKIWINE racconta...

Olio extravergine, da simbolo di sacralità ad alimento funzionale

di Andrea Russo / foto Elena Maria Petrini

La storia insegna come fin

dall’antichità il confronto tra popoli

di differente cultura abbia

provocato sanguinosi scontri di civiltà

e perdita del patrimonio antropologico

dei vinti. I più forti hanno dominato i

“meno evoluti” obbligandoli a nuovi costumi

e tradizioni religiose. Con esse,

l’imposizione di regole alimentari: ciò

che è permesso mangiare e quello ritenuto

peccato. Se affrontiamo il consumo

di carne, l’Ebraismo vieta quella di

ruminanti con zoccolo intero (cavallo)

o non ruminanti con unghie divaricate

(suino); in India una legge proibisce

l’abbattimento del bovino, poiché l’Induismo

lo ritiene sacro. L’Islam condanna

il consumo di maiale, mentre i

buddisti non uccidono nessun animale.

In contrapposizione a queste rigide regole

c’è un alimento che unisce, invece

che dividere, questo è l’olio d’oliva, garante

della pace religiosa, lo possiamo

definire “ecumenico”, simbolo di sacralità,

farmaco, cosmetico, combustibile

e soprattutto alimento. Per queste proprietà,

le popolazioni dell’antichità diedero

all’olio un’interpretazione magica,

sia nell’aspetto religioso sia in quello

salutistico, considerandolo dono divino

e protettore dell’umanità. Babilonesi

ed Egizi hanno imparato a conoscerlo e

coltivarlo. Tale cultura, i Fenici ed in seguito

gli Arabi, seppero diffonderla alle

popolazioni del Mediterraneo, generando

un fiorente mercato e l’olivicoltura si

propagò “a macchia d’olio”. I Greci lo

elessero ingrediente principale della loro

dieta, mentre per i Romani la filiera

olivicola-olearia rivestiva un ruolo di

particolare importanza nella società. In

cucina è conduttore di calore nella cottura

degli alimenti, mentre a “crudo” arricchisce

le pietanze del suo sapore ed

aroma. La ricerca scientifica ha evidenziato

come alcuni suoi componenti siano

dotati di elevata attività protettiva,

tanto da attribuirgli il riconoscimento

di “alimento funzionale”, ricco di preziosi

nutrienti, completo e sano

Per informazioni scrivi al gastronomo:

andrearusso.gastronomo@gmail.com

L’Olio in pillole

di Andrea Russo

Perché extravergine? Che significato

attribuiamo a questo sinonimo

di purezza. È il metodo

di produzione ad essere preso in esame.

Il legislatore impone che l’olio

sia ottenuto “direttamente dalle olive

e unicamente mediante procedimenti

meccanici”, in altre parole sia frutto

di una mera spremitura dei frutti. Se

interveniamo con solventi per favorire

l’estrazione o coprire difetti, perderà

l’aggettivo vergine e sarà declassato

a “olio di oliva”; in altre parole, un

olio raffinato. Per rispettare il divieto

di apporti chimici durante l’estrazione,

bisogna porre massima attenzione alle

pratiche agronomiche e alle fasi di

frangitura. Adesso, però, i nostri olivicoltori

devono affrontare un’altra sfida:

il cambiamento climatico. L’attuale

campagna olearia continua ad evidenziare

un’inflessione negativa dovuta ad

una condizione climatica sfavorevole.

Gelate primaverili, prolungata siccità

estiva e grandinante di fine luglio

non hanno scoraggiato la Fattoria Paiatici

di Fiesole, condotta da Marcellina

Tussardi Donnini, garantendo all’azienda

Matrix, del notaio Giovanni Donnini,

l’uscita del tanto atteso “Essentia gocce

d’oro”. Questo Toscano Igp Colline

di Firenze bio è frutto di un’accurata selezione

delle cultivar frantoio, moraiolo,

Marcellina Tussardi Donnini, titolare della

Fattoria Paiatici di Fiesole, col notaio Giovanni

Donnini dell’azienda Matrix Srl produttori

di oli extravergini in Fiesole

leccino ed esprime all’olfatto un timbro

erbaceo con netti sentori di oliva

verde e foglia di carciofo. In bocca le

note amare lasciano spazio a rimandi

di rucola selvatica. Sul finale piacevoli

stimolazioni di piccante. Si consiglia

l’abbinamento con ribollita e fagioli

all’uccelletto.

L’olio d’oliva Essentia “Gocce d’oro” vincitore

della medaglia d’oro 2013 e 2016

ARKIWINE

51


Realtà

Toscane

Un Uomo Vitruviano dall’anima green

Tutte le idee di Riciclandia: divertimento ed ecologia con i modellini

da costruire realizzati in legno riciclato

Idee in scatola con un’anima green. Sono

quelle dell’azienda toscana Multi-Tranciati

guidata da Renzo Francini.

Con sede a Rigomagno (Siena) e a Lucignano

(Arezzo) la ditta ha dato vita a una linea

di modellini da costruire con cui i più

piccoli possono mettersi alla prova. Veri e

propri giochi ma anche piccole opere d’arte

e d’ingegno, con un’importante finalità

didattica. Ecco allora le Idee di Leonardo

che riproducono le macchine del Genio di

Vinci, e le magiche Idee di Merlino, tutte

creazioni frutto dell’estro creativo di Beppe

Berretti, un vero e proprio mago nel realizzare

costruzioni in miniatura. Per questo

esistono anche le Idee di Beppe, a cui va il

merito di aver ideato, tra gli altri l’ingegnoso

meccanismo chiappatopo. Scienza e divertimento,

ma anche ecologia. I modellini

infatti sono parte della linea Riciclandia: tutta

Made in Toscana dal progettista alla ditta

che la realizza, è ad impatto ambientale pari

a zero, perché fatta interamente in legno

riciclato. In questo modo ottimizza, salvaguardandola,

una materia prima come il

legno, limitando l’abbattimento di nuovi alberi

e gestendo in maniera ecocompatibile

gli scarti della sua lavorazione. I modelli

di Riciclandia sono presenti in molti musei

d’Italia e d’Europa, e vengono utilizzati anche

come supporto didattico per laboratori

coi più piccoli. I prodotti si identificano

quindi per l’utilizzo di materiali base di basso

valore economico, ma con un’altissima

qualità dal punto di vista dello studio e della

lavorazione. Dal punto di vista delle idee

insomma: non a caso le linee si caratterizzano

con questo termine. La più importante

e dalla quale derivano tutte le altre,

è quella che si basa sugli studi di Leonardo

da Vinci e include carri armati, elicotteri,

aeroplani, robot, ponti mobili: una serie di

modelli didattici racchiusi in una scatola di

montaggio per capire, costruendo le macchine,

i principi della scienza e le basi della

composizione artistica che hanno ispirato

il genio leonardiano.

http://www.ideedileonardo.it

http://www.riciclandia.it

posta@multitranciati.it

0578.837352

Carro armato

Bombarda

Perfecto

Vite aerea

52 RICICLANDIA


Il Palazzo dei Visacci

Una galleria all’aperto di illustri fiorentini

Firenze

Nascosta

di Amedeo Menci / foto Roberto Menci

Il Palazzo dei Visacci

Il palazzo Altoviti Sangalletti, situato

a Firenze al numero 18 di Borgo

degli Albizi, fu edificato nel 1538 da

Bartolomeo Panciatichi che vi inglobò

tre vecchi edifici comprendenti anche

l’abitazione appartenuta a Rinaldo degli

Albizi. Baccio Valori, la cui famiglia era

subentrata a quella degli Albizi, ne volle

affidare, alcuni anni dopo, l’ampliamento

e il restauro a Giovanni Battista Caccini.

I lavori furono completati alla fine

del Cinquecento quando Baccio Valori

il Giovane, presidente dell’Accademia

delle Arti del Disegno, incaricò lo stesso

Caccini del rifacimento della facciata,

con l’aggiunta di quindici erme da lui

scelte, raffiguranti fiorentini illustri nelle

arti e nelle scienze. Nel 1687, quando si

estinse il ramo fiorentino della famiglia

Valori, la famiglia Guicciardini divenne

proprietaria del palazzo. Successivamente

ereditato dalla famiglia Altoviti,

il palazzo fu arricchito negli interni.

La facciata però non subì variazioni ed

ancora oggi possiamo ammirare le erme.

A livello inferiore si distinguono

Accursio, Pietro Torrigiani Rustichelli,

Marsilio Ficino, Donato Acciaiuoli e

Pier Vettori; nel secondo ordine si trovano

Amerigo Vespucci, Leon Battista

Alberti, Francesco Guicciardini, Marcello

Virgilio Adriani e Vincenzo Borghini;

nel terzo ordine infine Dante, Petrarca,

Boccaccio, Giovanni Della Casa e Luigi

Alamanni. A causa della modesta qualità

della realizzazione scultorea, delle

espressioni corrucciate e severe dei

personaggi, l’edificio fu denominato dai

fiorentini, con la consueta sagacia, palazzo

dei Visacci. Filippo Valori, figlio

di Baccio, scrisse per aiutare a decifrare

le iscrizioni scritte sotto i singoli personaggi,

un libretto intitolato Termini

di mezzo rilievo e di intera dottrina fra

gli archi di Casa Valori. Una particolarità

della facciata è costituita da una piccola

lapide posta da Baccio Valori sotto

una finestra del pianterreno a ricordare

il luogo in cui San Zanobi avrebbe compiuto

il miracolo della resurrezione del

figlioletto di una nobildonna francese

che transitava da Firenze mentre si stava

recando a Roma in pellegrinaggio.

La targa riporta l’iscrizione in greco e

prosegue in latino:

B. Zenobius puerum sibi a matre gallica

Roma eunte Creditum atque interea

mortuum dum sibi urbem Lustranti eadem

reversa hoc loco conquerens Occurrit

signo crucis ad vitam revocat

An. Sal. CCC

Frontespizio del libro di Filippo Valori

Lapide del miracolo di San Zanobi

IL PALAZZO DEI VISACCI 53


Atelier Scaramuzzo Srl

Via Fra Giovanni Angelico 53/A

Firenze

Tel. 055678424

atelierscaramuzzo@gmail.com

www.scaramuzzo.eu

Prossima apertura

nuovo atelier Scaramuzzo in

Via del Parione 58/r

Firenze

Per Giuseppe Scaramuzzo estro e

raffinatezza sono le parole d’ordine.

Per lui rispettare la bellezza di ogni

donna ha uno stile unico ed esclusivo

come un abito sartoriale che sappia

trasmettere eleganza, benessere

e naturalezza. Oggi come un tempo

le sue creazioni moda rispecchiano

il suo pensiero, senza mai uniformarsi

a schemi fissi, ma cercando

sempre di rielaborare, interpretare

ed esaltare la bellezza della donna.

Oggi Direttore Artistico Barex Italiana

e titolare di Scaramuzzo Atelier

contribuisce con le sue creazioni al

successo dell’azienda, portando il

Made in Italy in tutto il mondo, Scaramuzzo

collabora a stretto contatto

con l’azienda per tutto ciò che riguarda

la progettazione di rituali e servizi

per il salone, ma anche con il lancio

di nuovi tagli e colori moda, una collaborazione

che sta portando grandi

soddisfazioni proponendo eventi

e formazione professionale relativi

al prodotto e seminari tecnici su colore

taglio e acconciature. Il direttore

artistico Giuseppe Scaramuzzo ha

sposato la sua filosofia con l’azienda

Barex creando seminari in 25 paesi

in tutto il mondo per motivare e

stimolare il parrucchiere esplorando

temi come l’arte, la moda e la

pubblicità e creando insieme degli

shoothing ognuno progettato per dare

forma alla bellezza ma con una

continua ricerca del “particolare”.

Scaramuzzo Atelier nasce nel 1990 e

prevede sei strutture collocate in Calabria,

Lazio e Toscana. Le varie attività

sono gestite da Scaramuzzo, Hair Director

Barex Italiana, tutti i suoi saloni

sono a marchio Scaramuzzo. L’Atelier

prevede un’area amministrativa, un team

tecnico e artistico e un’area dedicata

a testare alcune campionature di

prodotti della linea Barex per dar loro

un consiglio pratico sulla texture nell’utilizzo

del prodotto, questi vengono racchiusi

in altri marchi come Opi, Smei,

Benexere, Uniqua, Dermatrophine, oltre

a Barex che ovviamente ha il primato,

per l’utilizzo di materie prime naturali

100% made in Italy.


A cura di

Giorgia Armellini

Sfaccettature

Fiorentine

In memoria di un cavallo morto

Pochi, anche tra i fiorentini doc,

ne conoscono l’esistenza. Ma se

vi capita di passeggiare sul Lungarno

Anna Maria Luisa de’ Medici, vi

consiglio di soffermarvi in prossimità di

piazza dei Giudici e di dare un’occhiata

alla spalletta dell’Arno. Qui sotto un

bel lampione di ferro battuto, troverete

una lapide curiosa che rievoca un episodio

drammatico avvenuto nel 1530,

durante l’assedio degli imperiali in città.

Carlo Cappello era un giovane ambasciatore

della Repubblica Veneta a

Firenze. Fiero alleato dei fiorentini, decise

di restare al loro fianco nel momento

di maggior difficoltà. Infatti, la

città gigliata era completamente circondata

dai nemici e la possibilità di perdere

indipendenza e libertà era assai

vicina. Un giorno il nobile veneto stava

recandosi a cavallo verso Palazzo Vecchio

per conferire con i notabili sul destino

di Firenze, quando dalla “Torre del

Gallo” partì un colpo di mortaio verso il

centro della città; l’aria fu spezzata dal

sibilo del proiettile e in un attimo l’ordigno

esplose proprio sotto

la pancia del povero animale

che rimase dilaniato

ma che, proprio per la sua

potente corporatura, salvò

la vita al cavaliere, che

rimase miracolosamente

incolume. Carlo Cappello,

come atto di riconoscenza,

volle che il suo cavallo

con tutta l’armatura fosse

sepolto lì, esattamente

dove era accaduto il fatto.

Una lapide di pietra ne ricorda

l’episodio. Qui sono

le ossa del cavallo di

Carlo Cappello, legato veneto.

Oh cavallo che non

sarai dimenticato, questo

sepolcro e questo monumento

il tuo padrone, non

ingrato, ti diede per i tuoi

meriti. 13 marzo 1530

mentre la città è assediata.

La chiesa con il “culo” in Arno

In Borgo San Jacopo si affaccia la

chiesa di San Jacopo Sopr’Arno,

edificio di origine romanica che intorno

alla metà del XVI secolo divenne

collegiata dei Monaci Scopetini e che

dal 2006 è divenuta una chiesa greco-ortodossa

assegnata all’Arcidiocesi

Ortodossa d’Italia e di Malta. La caratteristica

architettonica, che ne giustifica

il singolare nome di “Sopr’Arno”, è

rappresentata dal fatto che sia l’abside

della chiesa sia le case attigue poggiano

sui caratteristici “sporti” che permettono

alle costruzioni di sporgere sul fiume.

Ora il fatto che l’abside sporga in

maniera ben più accentuata rispetto alla

linea delle case, ha fatto sorgere un

detto popolare. Nei giorni di piena, ammirando

il retro della chiesa dal Ponte

Santa Trinita, si può assistere ad uno

strano fenomeno. Quando il livello del

fiume aumenta e la corrente comincia

a far scorrere vorticosamente le acque,

queste vanno a lambire ed a “sciacquare”

l’abside di San Jacopo che per

i sarcastici ed irriverenti fiorentini è diventata

la chiesa “con il culo in Arno”!

SFACCETTATURE FIORENTINE 55


Eventi in

Toscana

Designati i vincitori della prima edizione del Premio

Claudio Cavallini - Kevo. La cerimonia di premiazione

si è svolta domenica 22 ottobre al Teatrodante Carlo

Monni di Campi Bisenzio alla presenza delle autorità

di Roberta Fiorini / foto Susanne John

Al Teatrodante Carlo Monni di

Campi Bisenzio si è svolta, domenica

22 ottobre, la cerimonia

di premiazione della prima edizione del

Premio Claudio Cavallini-Kevo, dedicato

all’indimenticabile amico scultore e

rivolto alle arti visive nelle sezioni di Pittura,

Scultura, Grafica e Fotografia, che

ha visto la partecipazione di circa 40 artisti,

italiani e stranieri, operanti non solo

in Toscana. Alla cerimonia, aperta

dal saluto del sindaco di Campi, Emiliano

Fossi, che ha pronuniato un caloroso

ricordo di Kevo, sono intervenuti

Lia Firetto, presidente dell’Associazione

Operarte di Campi che ha promosso

la manifestazione, lo scultore Franco

Berretti che ha realizzato la medaglia

in bronzo destinata ai primi premi delle

diverse sezioni e nella cui iconografia

si affiancano gli stilemi di entrambi

gli amici scultori (il Maestro d’orchestra

di Kevo e l’Albero di Berretti). Presente

la moglie di Kevo, Patrizia Montagni,

che ha consegnato le medaglie ai vincitori,

e i membri della giuria, Eleonora

Ciambellotti, assessore del Comune

di Campi, Simonetta Fontani, maestra

d’arte e Roberta Fiorini storico e critico

d’arte. Sottolineando con sincero

apprezzamento la qualità delle opere

partecipanti, la commissione ha ritenuto

opportuno, data l’esuberanza numerica

della sezione Pittura rispetto alle

altre, di assegnare i primi 3 premi previsti

(mostra personale, mini personale

e collettiva) solo per quella sezione

attribuendo in quelle di Scultura, Grafica

e Fotografia soltanto il primo premio,

mentre ha deciso di attribuire a tutti gli

altri partecipanti nelle rispettive sezioni

il medesimo premio mostra collettiva.

I premi sono stati così attribuiti. Per

la sezione Pittura: primo premio all’opera

di Stefano Marrucci; secondo premio

all’opera di Andrea Bacalini; terzo

premio all’opera di Lorella De Guevara.

Premio mostra collettiva alle opere di

Mauro Baroncini, Filippo Benci, Michele

Berlot, Roberta Bertini, Cristina Falcini,

Elisabetta Fekete, Sonia Fiacchini, Franco

Franchi, Carolina Frasconi, Claudio

Grassi, Susanne John, Susi La Rosa,

Giovanni Murtas, Luca Nencioni, Renata

Ornis, Enrica Pinzani, Carmela Torsiello,

Vania Vettori, Giuseppe Vitaliano

e Rosalba Zingale. Per la sezione Scultura:

primo premio all’opera di Nadia

Cavallini; premio mostra collettiva alle

opere di Claudio Grassi, Susanne John,

Raffaele Manconi e Diana Polo. Per la

sezione Grafica: primo premio all’opera

di Matteo Fiaschi; premio mostra collettiva

alle opere di Stefania Cavallini, Antonio

Cerra, Alessandro Fedeli e Fabiola

Mazzei. Per la sezione Fotografia: primo

premio all’opera di Roberto Celli; premio

mostra collettiva alle opere di Diego

Di Sepio, Alessandro Fedeli, Susanne

John e Andrea Pasqualis. Un concorso

che si è aperto dunque con successo e

viva soddisfazione di tutti, organizzatori

e partecipanti, e che certamente crescerà

nelle sue future edizioni.

Un momento della premiazione: da sinistra, Emiliano Fossi, sindaco del Comune di Campi Bisenzio, Eleonora Ciambellotti, assessore presso

lo stesso Comune, Roberta Fiorini, storica e critica d’arte e Lia Fiaretto, presidente dell’Associazione Operarte

56 PREMIO CLAUDIO CAVALLINI - KEVO


Mostra collettiva di arte contemporanea

dal 13 novembre al 9 dicembre

A cura di Lucia Raveggi

Inaugurazione 13 novembre ore 17.00

Franco Carletti

Eliana Chiarugi

Cristina Chiappinelli

Antonio Franceschetti

Chiara Giorgi

Arnaldo Marini

Samuele Massaro

Lucia Pecchia

Lucetta Risaliti

Riprese televisive Toscana TV

per la rubrica Incontri con l’Arte

AUDITORIUM AL DUOMO

Via Cerretani 54, FIRENZE

Per info: + 39 333 97 04 402


La Pragma srl, azienda di Prato,

opera nel settore dell’Outsourcing

Alberghiero e dei Servizi Fiduciari

La Pragma srl, fondata sull’esperienza lavorativa

acquisita dai soci nel corso degli

anni, opera nel settore dell’Outsourcing Alberghiero

e dei Servizi Fiduciari.

Il servizio base che l’azienda ha introdotto

sul mercato è la gestione di appalti all’interno

di Strutture Alberghiere, Centri Commerciali,

Cantieri Edili e Strutture Pubbliche

e Private, attraverso accordi di Partnership

che tengano conto delle potenzialità recettive

del partner prescelto e della volontà

del cliente a voler sviluppare il proprio core

business, concentrandosi su quest’ultimo e

terziarizzando il resto. L’Azienda è ormai una

realtà ben attestata sul territorio della Regione

Toscana, in particolar modo nelle città di

Firenze e Prato.

La lunga esperienza maturata negli anni,

ha dato a PRAGMA l’opportunità di servire

importanti aziende leader nel settore

del turismo, riferendosi soprattutto a strutture

alberghiere a 3 e 4 stelle. La soddisfazione

del Cliente è massima quando riesce

ad ottenere un ottimo servizio; per il raggiungimento

di questo risultato PRAGMA è

orientata a una scrupolosa organizzazione e

gestione dei piani dell’Albergo, per permettere

al Cliente di mantenere sempre alti gli

standard di pulizia e qualità.

I soci Francesco Bellantuono e Marco Vignoli

58

pragma


PRAGMA s.r.l. opera specificamente nel

campo dei servizi di Vigilanza Non Armata,

di Guardianato e Sorveglianza, di Portierato

e Accoglienza Clienti.

Il punto di forza qualitativo di PRAGMA

è nella sua capacità di essere presente in

modo capillare e radicato sul territorio, del

quale sviluppa una conoscenza mirata, unita

all’efficace collaborazione con aziende

che rappresentano la storia e l’eccellenza

della vigilanza in Italia.

Lo scopo di PRAGMA è quello di fornire,

in ogni luogo e situazione in cui c’è bisogno

di ordine, organizzazione e pulizia, un

servizio completo ed efficace mettendo insieme,

procedure, tecnologie e personale

selezionato e affidabile per soluzioni flessibili

e personalizzate.

Gioco della Pallagrossa, Prato

Pragma srl

Via Traversa Fiorentina 6

59100 Prato

tel. 0574-636564

fax 0574-635935

www.pragmasrl.eu

info@pragmasrl.eu

pragma

59


Solidarietà

Pasqua nei campi dei rifugiati della Repubblica saharawi

27 marzo - 03 aprile 2018

Ventisettesimo volo speciale in visita ai campi dei rifugiati della Repubblica saharawi in Algeria e

manifestazione contro il “Muro della vergogna”

Programma: Visita ai vari accampamenti

saharawi, alle scuole, alla scuola

delle donne “27 febbraio”. Incontri con

i responsabili del Fronte Polisario e della

RASD, con le organizzazioni della società

saharawi. Spettacolo di musica e

danza. Manifestazione contro il “Muro

della vergogna”. Accoglienza e pernottamento

presso famiglie saharawi.

Costo: 750 (tutto compreso)

L’importo deve essere versato sul

c/c postale n. 10638500 intestato ad

Associazione Ban Slout Larbi

Piazza della Chiesa 68

50019 Sesto Fiorentino (Fi)

Viaggio ad esaurimento dei posti disponibili in base alle prenotazioni

associazionesostegnorasd@gmail.com

Documenti necessari:

Passaporto valido almeno fino a luglio

2017 e richiesta visto da scaricare dal

sito dell’ambasciata algerina o da richiedere

alla seguente mail:

associazionesostegnorasd@gmail.com

Inviare o recapitare prima possibile

no raccomandata:

Passaporto ORIGINALE, 4 fototessere,

richiesta visto compilata con le

informazioni personali ad

Associazione Ban Slout Larbi

Piazza della Chiesa, 68

50019 Sesto Fiorentino (FI)

Ricordatevi del vero significato del Natale versando un contributo di

aiuto ai rifugiati saharawi:

Associazione Ban Slout Larbi

Cassa Risparmio di Firenze - Agenzia Sesto Fiorentino centro

IBAN

IT 95Y 06160 38100 00000 9750C00

Prenotatevi per il viaggio di Pasqua

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REPUBBLICA SAHARAWI


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OPERE PARTECIPANTI AL 55.MO PREMIO CARDO D’ARGENTO

Angela Lucarini Carla Fossi Marcello Franceschini Enrico Guerrini

Margherita Oggiana

Ritsuko Asakura

Farnaz Dehghani

Enrico Carlisi

Lorella Consorti Lorena Nannini Mara Faggioli

Luciano Lotti

Miranda Mei

Pier Nicola Ricciardelli

Umberto Betti

Renzo Sbraci

Stefano Zellini

Salvatore Castronovo


David Harlod Hall Andrea Becheroni

Francesco Beccastrini

Giulio Carlo Della Santa Irma Schiavulli Lina Guidarelli

Umberto Muti

Giampaolo Beltrame

Mattia Paoli

Maria Grazia Bambi

Sergio Castiglione

Cinzia Pistolesi

Silvana Cipriani

Maria Teresa Bini

Sergio Lori

Velio Ferretti

Rolando Scatarzi

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