La Toscana Nuova novembre 2019

toscanacultura

La Toscana nuova - Anno 2 - Numero 10 - Novembre 2019 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 6072 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. 30907. Euro 2. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI/0074


presenta

LA NOSTRA

PROPOSTA DI

NOVEMBRE

Per il mese di Novembre FirenzeArt Gallery vi presenta Dino Migliorini.

Migliorini nasce a San Donato in Collina, nel comune di Rignano sull’Arno

(FI). Si sposta a Firenze per seguire gli studi pittorici e artistici, qui frequenta

i pittori Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Baccio Maria Bacci.

Nella sua carriera artistica, grazie al riconoscimento delle sue doti, viene

invitato a Villa Demidoff da Maria Pia di Savoia, per cui realizza un ritratto

che cattura l’attenzione dei critici dell’epoca. L’anno successivo ritrae Papa

Giovanni XXIII.

Gli scorci cittadini sono un tema ricorrente e caro all’artista. Nelle sue

opere pittoriche, riesce a rappresentare il vissuto delle mura, quasi con

uno stato di malinconia. Riesce a controllare la materia tramite il cosciente

uso dei colori luminosi e il cromatismo, che danno alle sue opere una

personalissima interpretazione della vita.

Dino Migliorini

Scorcio cittadino,

olio su tavola

75 x 100 cm

FirenzeArt Gallery | Piazza Taddeo Gaddi 2/r, 50142 Firenze | Tel 055.224028 | www.firenzeart.it | info@firenzeart.it


Sommario novembre 2019

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Le due personali del pittore Nico Paladini a Firenze

Il Cantico dei Cantini nell'interpretazione di Elio De Luca

Drammi esistenziali e tarocchi nel libro di Tiziana De Felice

Claudio Cavalieri: 50 anni d’arte dialogando con la natura

La 12^ edizione del Menotti Art Festival a Spoleto

A Spoleto, la collettiva dell’associazione Arte per l’Arte

Nove artisti mugellani protagonisti a Spoleto

Arte del vino: sua maestà lo Champagne

Orfeo in Fonte Santa, la nuova raccolta poetica di Roberto Mosi

Chaos e kosmos nelle città impossibili del fotografo Giacomo Costa

Robert Frank, maestro e innovatore del reportage fotografico

A La Loggia di Firenze, le opere del maestro Onofrio Pepe

L’avvocato risponde: il brevetto per invenzione

Il Rosario, origine e significato di un simbolo cristiano

Storia delle religioni: la cristianità in India

Vietnam del nord: un angolo del mondo tutto da scoprire

Luciano Manara e Maila Stolfi insieme per una mostra a Prato

La personale di Lorella Pubblici all’Hotel Medici di Firenze

La tutela del territorio nel simposio 2020 di Life Beyond Tourism

China 2000 e Life Beyond Tourism a Shanghai per l’Italian Week

Dimensione salute: stress emotivo e attività sportiva

Psicologia oggi: ossessioni, compulsioni e manie

L’inaugurazione dell’atelier dedicato ad Andrea Stella

Il Giardino volante nel cuore della città di Pistoia

Don Massimiliano Gabbricci, cappellano e tifoso della Viola

L’infinito nelle opere dell’israeliana Michal Ashkenasi a Montecatini

Alessia Baragli, pittrice e incisore tra figure e natura

Pittura “oltre il vero” con Annamaria Maremmi al Gruppo Donatello

D.H.Lawrence in Toscana per narrare l’amore sensuale

B&B Road Trip: visita all’Acquario di Genova

Colori squillanti e dinamismo nelle opere di Mauro Maris

Il raduno del Club Ferraristi Sieci

Anna Bubba a Palazzo del Pegaso per festeggiare 50 anni di pittura

Il bello naturale nei dipinti e nelle pirografie di Manuela Morandini

La XXII edizione di Elba Drink

I PAT del Monte Amiata, eccellenze alimentari da tutelare

Come le fragole a primavera, guida “sentimentale” della cucina italiana

La foto del mese

La Toscana nuova - Anno 2 - Numero 10 - Novembre 2019 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 6072 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. 30907. Euro 2. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI/0074

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Nico Paladini, Dal Trittico Le Erinni -

Aletto, olio su tela, cm 70x150

Periodico di attualità, arte e cultura

La Nuova Toscana Edizioni

di Fabrizio Borghini

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Margherita Blonska Ciardi

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Beata Mahr

Elisabetta Mereu

Roberto Mosi

Massimo Pagliazzi

Elena Maria Petrini

Marco Quinti

Silvano Silvia

Claudio Villa

Franco Giomini, Lucia, foto digitale

+39 366 1310846

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PH BEATA MAHR

L'OMAGGIO AL GENIO DI LEONARDO DA VINCI

DELL'ATELIER GIULIACARLA CECCHI

Giovedì 24 ottobre alle ore 17:30 presso l'Educandato della

Santissima Annunziata al Piazzale del Poggio Imperiale, Pola

Cecchi ha presentato una performance di moda, danza, musica e

canto, ispirata dal genio di Leonardo da Vinci .

L’esibizione si è sviluppata in quattro tempi, dettati dalle arie per

arpa di autori famosi, suonati dalla bravissima Floriandre Dezaire,

con gli aforismi di Leonardo da Vinci trasferiti in musica dalla

sedicenne mezza soprano Beatrice Nicastro.

Si sono esibite le ballerine Laura Massetti, Matilde di Ciolo e Alice

Catapano, mentre la ventenne Julia Ciardi ha interpretato la donna

vetruviana, indossando i mantelli pensati dalla mente di Pola e

realizzati in collaborazione con Luigi e Matteo delle Arti Orafe.

Atelier GIULIACARLA CECCHI

Via Jacopo da Diacceto, 14, 50123 Firenze FI

polacecchi@gmail.com


Anteprima

Mostre

Nico Paladini

Doppia sede espositiva per la personale dell’artista

toscano a Firenze

Il prossimo 22 novembre si apre Effetti collaterali nelle sale del

Palazzo del Pegaso e alla Fornaciai Art Gallery

di Patrice De La Perriere

Ti amo da morire, tecnica mista e olio su carta, cm 116x129

ta al sociale, è già da tempo una sorta

di testimonianza storica degli eventi

e delle trasformazioni antropologiche

di questo passaggio di millennio. Con

un linguaggio pittorico complesso, l’artista

toscano affronta argomenti legati

all'ambiente, alle migrazioni, all'inquinamento

e agli eventi che hanno segnato

il nostro tempo come il caso Moro,

fino a proporre diversi lavori sul tema

della violenza contro le donne. Questa

scelta di usare la tela come se fosse una

pagina di cronaca appartiene a Paladini

fin dal suo schieramento tra i fondatori

del movimento artistico chiamato Metropolismo,

da cui ha tratto le ragioni

per continuare ad ampliare la propria visione

della pittura e del mondo. Il critico

d’arte Achille Bonito Oliva, il più impor-

di Romano Petrucci

Prima del grande evento allo

Spazio Flaminio, le nostre dissertazioni

si sono svolte attorno

ad un’opera che era ed è la sintesi

estrema delle sue e delle mie convinzioni:

Una storia per Alice, olio su tela

esposto in tutte le mostre istituzionali

del Metropolismo in Italia e all’estero

ed ovviamente mai a disposizione per

la vendita. Io sostenevo che era un

capolavoro ma che non era comportamentale,

sembrava piuttosto uno

sguardo severo al fastidioso evento

della comunicazione pubblicitaria

che a quei tempi sembrava già eccessiva.

E lui (Nico Paladini, ndr.) invece:

«Per farti contento ho dipinto il massimo

del comportamentale. A noi tutti

a volte capita di non capire bene se

la realtà è quella dentro o quella fuori

Il prossimo 22 novembre

verrà inaugurata a Firenze,

nelle sale del Palazzo

del Pegaso (via Cavour 4) sede

del Consiglio regionale della

Toscana e negli spazi della

Fornaciai Art Gallery (via Borgo

San Jacopo, 53/r), la personale

di Nico Paladini intitolata Effetti

collaterali. In mostra una

serie di lavori in parte già presentati

a luglio a Villa Shiff nel

Comune di Montignoso e che

a dicembre si sposteranno da

Firenze a Vinci per una personale

che chiuderà le celebrazioni

per il cinquecentesimo della

morte di Leonardo. La pittura

di Paladini, intensamente lega-

dal televisore». Ancora non so bene chi

di noi due avesse ragione, però se dovessimo

raccontare ai nipoti com’erano

le nostre giornate, basterebbe fargli

vedere questo quadro. Quest’opera fra

l’altro è anche legata ad un curioso episodio.

La sera di un giorno espositivo

della mostra allo Spazio Flaminio,

nel 1993, mentre insieme

al personale del Comune

di Roma avevamo già chiuso

il cancello esterno e stavamo

per andare via, un ripetuto segnale

di clacson richiamò la

nostra attenzione. Da un’auto

scese un signore che di corsa

venne verso di noi e dicendo

che era arrivato in quel momento

da Milano per vedere

un quadro esposto e ripartire

subito dopo. Mi ha dato il biglietto da

visita di una famosa agenzia pubblicitaria.

Voleva vedere Una storia per

Alice, un’opera che sicuramente è il

quadro più importante per rappresentare

lo spazio di tempo a cavallo

tra i due millenni.

Una storia per Alice, olio su tela, cm 160x200

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NICO PALADINI


tante sostenitore del movimento, all'apertura

della mostra Metropolismo alle

Scuderie di Palazzo Ruspoli a Roma, afferma:

«L’arte dell'ultimo decennio ha

compreso che non basta opporre pateticamente

un’immagine critica della realtà

quanto piuttosto confrontarsi con

le modificazioni antropologiche inevitabilmente

in atto. In questo momento

di grande crisi è importante che l'arte

esprima contenuti e non sia solo un

gioco di forme, ma un’analisi della realtà,

e qui ci sono gli strumenti adatti

e una consapevolezza che oggi dà una

forza morale alle opere». E ancora, nel

catalogo della stessa mostra a Firenze,

Bonito Oliva scrive:«Questa è una vera

e propria pittura urbana dove confluisce

non solo l'artificio ma anche tutta

la circostante naturalezza. Oggi la megalopoli

è lo spazio dove si concentra

il frutto della telematica, del movimento,

delle nuove tecnologie, dell'omologazione

di comportamenti. Per questo

in Paladini e nel Metropolismo ritroviamo

cronaca e storia, natura e cultura».

Nico Paladini con il critico d'arte

Achille Bonito Oliva

Dal Trittico Le Erinni (Tisifone), olio su tela, cm 80x150

Personaggio singolare, Nico

Paladini (Empoli, 1949),

è dotato di un’energia che

riesce a trasferire dalla sua inarrestabile

attività di esploratore, alpinista,

speleologo e viaggiatore a

quella di pittore. Si diploma all'Istituto

d'Arte di Siena e frequenta l'Accademia

a Firenze, dove ha come

maestri Virgilio Carmignani e Loris

Fucini. A spingerlo ad intraprendere

la pittura come professione sarà

l'incontro con Antonio Russo, titolare

della famosa galleria La Barcaccia

di Roma dove Paladini espone

per la prima volta nel 1987. A questo

importante inizio seguono numerose

esposizioni personali e un

lavoro di ricerca che confluirà nella

fondazione del movimento pittorico

del Metropolismo. Nel giugno del

1993, il movimento viene presentato

ufficialmente a Roma in una grande

esposizione allo Spazio Flaminio da

Omar Calabrese e Alberto Abruzzese.

Seguono due mostre a Fiumicino

e a Siracusa presentate da Vittorio

Sgarbi, fino all’esposizione all'Istituto

di Cultura di Madrid nel 1995 in

cui Achille Bonito Oliva storicizzerà

il Metropolismo. Alla fine degli anni

Novanta, le mostre sono intervallate

da alcuni viaggi umanitari nelle zone

di guerra della Bosnia, esperienza

raccontata in alcune sue pagine vincitrici

del premio letterario il Fiorino;

altre fonti di ispirazione saranno alcuni

viaggi fatti nel Sahara libico nei

primi anni Duemila. Seguono mostre

personali e del Metropolismo

in Portogallo, Spagna, Francia, Belgio,

Lussemburgo, Svizzera, Olanda,

Germania e Italia.

NICO PALADINI 7


Ritratti

d’artista

Elio De Luca

Spiritualità e sensualità dell’amore nel ciclo di

opere ispirate al Cantico dei Cantici

di Barbara Santoro

Il Cantico dei Cantici è il più grande

testo d'amore di tutti i tempi,

sia dell'amore carnale fra un uomo

e una donna, sia dell'amore del popolo

ebraico per il suo Dio. Un poemetto

di sole 1250 parole considerato il

canto sublime dell’amore e della vita.

Ispirandosi a questo capolavoro universale,

Elio De Luca, artista sensibile

e di grande cultura, ha realizzato un ciclo

di opere presentato nella mostra intitolata

Amore, Cantico dei Cantici che

dopo due tappe, una in Toscana (Lucca

Center of Contemporary Art) e l’altra

in Ligura (Albenga nelle sedi di Palazzo

Oddo e della Torre Viscontea), verrà

prossimamente riproposta in altre sedi.

Attribuito al re Salomone, celebre per la

saggezza, i canti e gli amori, il Cantico

dei Cantici fu composto un secolo dopo

la nascita di Cristo. «Il mondo intero

non vale il giorno in cui è stato dato ad

Israele il Cantico dei Cantici, perché tutte

le scritture sono Sante ma il Cantico

dei Cantici è il Santo dei Santi, cioè Santissimo».

Questa era la considerazione

presso gli ebrei, secondo la folgorante

riflessione del rabbino Rabbi Aqibà.

In questo inno meraviglioso l'uomo e la

donna trovano tutta l'intensità della relazione

amorosa attraverso lo spirito ed

il corpo, donandosi l’uno all’altra in un

amore totale. La donna è quasi più protagonista

dell'uomo e il suo volto è il segno

vivo e autentico di un dialogo, di un

incontro, di una comunione di vita, pensiero

e cuore. Difficile per un artista tradurre

in pittura questi sentimenti senza

smarrirne il senso e cedere agli aspetti

carnali. Elio De Luca ci riesce, senza

mai allontanarsi dal piano spirituale,

anche nei passaggi più tortuosi. Le sue

figure dagli occhi allungati che qualcuno

ha definito “teatro muto”, dominano

la scena e coinvolgono l’osservatore

così nell’intimo che è impossibile non

Non scuotete dal sonno l'Amata, olio e foglia oro su tela, cm 150x150

Tu mi hai rapito il cuore, olio e foglia oro su tela, cm 150x150

8

ELIO DE LUCA


Dimmi dove vai a pascolare il gregge, olio e foglia oro su tela, cm 150x150

sentir nascere dentro una

grande e sincera emozione.

Le tele, per la maggior

parte quadrate (150x150

cm), sono dipinte ad olio

con foglia d’oro per mettere

in risalto la regalità dei

personaggi raffigurati. Da

questo iconico fondale

dorato emergono tracce di

colori: rosso vivido, rosa

impalpabile, nero sfumato,

verde smaltato per la

tunica maschile e arancio

corposo per il manto femminile.

Arabeschi e mattoni

dorati e sfrangiati fanno

da fondo alla scena. Non si

può non provare ammirazione

per un artista che ha

avuto il coraggio di affrontare

un argomento delicato

come l’idillio amoroso

e l’ebbrezza dei sensi. La

mostra è documentata da

un catalogo edito da Polistampa,

con testi critici di

Maurizio Vanni e don Giuseppe

Billi e la riproduzione

all’interno del Cantico

dei Cantici.

Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta,

olio e foglia oro su tela, cm 150x150

Mettimi come sigillo sul tuo cuore, perchè forte come la morte è l'amore, olio e

foglia oro su tela, cm 150x150

ELIO DE LUCA 9


I libri del

Mese

Tiziana De Felice: drammi di donne e

uomini in una mano di tarocchi

di Umberto Sereni

La mano di tarocchi che non sai

mai giocare” cantava Guccini ne

la Canzone dei dodici mesi, e invece

in questo caso la mano è giocata molto

bene, almeno narrativamente parlando.

Ma entriamo subito nel vivo. Il

mazzo di carte che Tiziana De Felice dispiega

davanti al lettore dà spazio ai

personaggi più disparati: uomini in cerca

delle proprie origini, vecchie emarginate

considerate “streghe”, ragazzi

che si risvegliano dopo notti a base di

droghe; ma anche sensitivi che affrontano

il campo di concentramento, “scemi

del villaggio” che si sacrificano per

salvare il villaggio, e soprattutto donne.

Giovani, adulte o vecchie che siano,

le donne raccontate in Raccontarocchi

(Edizioni del Boccale) si trovano

sempre ad affrontare sfide o situazioni

critiche: non è un caso, quindi, che i

racconti dalla struttura più fiabesca siano

quelli che hanno come protagonista

un’eroina (ma chiariamo che si tratta

di fiabe per adulti, le cui complicazioni

sono quelle del mondo adulto). Quali

sono le situazioni in cui vengono a trovarsi

le protagoniste di queste storie?

Un tratto che accomuna le varie vicende

sembra essere quello dell’oppressione,

unito all’incomunicabilità resa

tangibile dalla scelta della prima persona,

fattore che permette al personaggio

di accaparrarsi tutta l’attenzione, come

se finalmente si trovasse ad avere l’occhio

di bue puntato addosso. È il caso

della ragazzina abusata ne La poltrona,

o della suora resa mostruosa dalla

chirurgia estetica ne Lo specchio, o

ancora della donna sfigurata dall’acido

di Destini comuni. Com’è possibile

notare da questa breve carrellata, il

corpo è elemento imprescindibile di un

epos femminile smanioso di confessarsi:

sfregiato, manomesso dalla chirurgia,

violato, costretto a prostituirsi in

Compleanno, incapace di procreare in

Prestito, il corpo è

il diaframma che

separa l’animo sofferente

privato dalla

sfera pubblica, è

un significante cui

corrisponde un significato

mal compreso

dagli altri, e

quindi bisognoso

di essere espresso

nella forma letteraria.

Altrove la

De Felice sceglie di

usare la terza persona,

smorzando

così i toni intimisti

(e direi persino

teatrali, quasi da

monologo) sostituendoli

con quella

che abbiamo chiamato

“struttura fiabesca”.

Sì, perché

racconti come Revenge

– cui non a

caso corrisponde

la carta della forza

– e Concentramento

sono vere e proprie

fiabe dolorose. Nel primo, l’eroina

si trova ostaggio di un marito violento,

a causa del quale ha rinunciato ai propri

sogni di carriera. Sarà un vecchio

amico, incontrato fortuitamente al supermercato,

ad aiutarla a uscire dalla

brutta situazione. Quest’ultimo, pur incarnando

la classica funzione proppiana

dell’aiutante, non rappresenta una

figura totalmente cristallina: l’interesse

sessuale che traspare dal personaggio

manifesta un’umanità sempre pronta a

cercare un tornaconto, o comunque una

qualche forma di appagamento personale.

Difatti, se le eroine della De Felice

riescono a superare l’ostacolo è in virtù

della loro forza interiore, unita a un intervento

esterno che crea la situazione

favorevole. Nei diversi microcosmi che

compongono la raccolta, le figure maschili

possono essere aiutanti, indifferenti,

più spesso ostacoli da abbattere o

incubi a occhi aperti da cui risvegliarsi

una volta per tutte. Infatti, se il “giovane

uomo” viene ritratto nella sua ingenua

tendenza autodistruttiva (come

nello scenario napoletano di Una notte

da sballo) e forse assolto proprio in

virtù di una malizia non ancora affinata,

impossibili da assolvere sembrano invece

la maggior parte dei maschi adulti,

specie se coniugati, il cui gretto sessismo

si esprime su una vasta scala cromatica:

dalla piccineria del marito che

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TIZIANA DE FELICE


spera di riattizzare le

proprie voglie sessuali

(Il barbone), a quello

che resta sdegnato

dal desiderio di laurearsi

della moglie (siamo

negli anni Settanta

di Perché sei donna),

passando per le anime

nere, nerissime dei

vecchi pervertiti incestuosi

(La poltrona,

cui avevamo già accennato),

degli sfregiatori

(Destini comuni),

dei brutalizzatori (Revenge),

degli arroganti

miopi nei confronti

dell’ecosistema (il sindaco

di Lulla, racconto

in cui è il peccato di hybris

a condannare definitivamente

l’umanità).

I princìpi del maschile

e del femminile restano

insolubili, o meglio,

vanno in emulsione: si disperdono l’uno

nell’altro restando tuttavia loro stessi,

incapaci di trasformarsi in quella terza

cosa data dall’autentica unione amorosa.

Per la precisione, è il principio del

femminile che disperde i suoi frammenti

nell’oceano del maschile, soffrendo la

pena di una separazione da se stesso,

di una lacerante asimmetria che non

può esimersi dal chiedere completezza,

e quindi comprensione, gratificazione,

calore… Per tanto, mantenendo

costante questa tensione polare, l’autrice

trasforma il maschile e il femminile

in incarnazioni di due tendenze attualissime:

il maschio imprigiona e tortura,

quindi consuma con spregiudicato cinismo

quel che ha tra le mani, che si tratti

di corpo o anima; la femmina (quando

ci riesce) fugge e si reinventa, e sembra

quindi destinata alla rinascita, a quella

circolarità che è stata teorizzata anche

in economia, ma che accomuna i nostri

sistemi produttivi coi cicli cosmici.

Una lettura in filigrana di questi racconti

non può che confermare l’aspettativa

di un “futuro al femminile” per il

mondo, dove l’aggettivo non deve riferirsi

unicamente al dimorfismo anatomico,

bensì estendersi a una modalità

Un particolare dell'immagine di copertina opera di Tiziana De Felice

del sentire, da poco risvegliata ma sempre

più vigile e prolifica – soprattutto tra

i più giovani. Ciò detto, bisogna soffermarsi

anche sulle figure maschili positive.

Si tratta quasi sempre di emarginati,

sbandati, voci fuori dal coro. Il protagonista

de La partita, ad esempio, è quello

che nell’immaginario collettivo chiameremmo

“scemo del villaggio”, il quale,

tuttavia rivela uno slancio altruistico

profondissimo, al punto da sacrificarsi

per salvare la collettività. Lo stesso Guminac,

il ragazzo rom che viene deportato

in Concentramento, ha come primo

pensiero l’incolumità della madre e della

sorella. Come non empatizzare col

povero innocente condannato all’ergastolo

in Ferragosto? Non si esauriscono

certo qui i personaggi maschili “positivi”

di Raccontarocchi, ma lasciamo al

lettore il piacere di scoprirli da solo addentrandosi

tra le pagine di questo libro

dalla struttura assai particolare, dove a

ogni storia corrisponde una carta dei

tarocchi, suggerendo quindi una sotterranea

affinità tra la simbologia della

carta e il personaggio (e quindi offrendo

un ulteriore spunto di meditazione).

Il libro è arricchito dalle illustrazioni

dell’autrice.

Tiziana De Felice

In genere è occupata a fare l’anestesista,

dopo si è laureata in

Storia. Nei ritagli recita, dipinge

e altre amenità. Nei ritagli dei ritagli,

scrive in prosa e in poesia. Ha vinto

premi, fra cui, la menzione speciale

al Premio nazionale Inail nel 2002

e il Premio Pavese nel 2009. Da alcuni

anni, partecipa alle raccolte del

gruppo QWERTY, ma anche ad altre.

Ha pubblicato una monografia di pittura

nel 2009 (Petrarte Edizioni), Ci

ho messo la faccia nel 2016 e Raccontarocchi

nel 2019 che ha anche

illustrato con le 22 immagini degli

Arcani Maggiori (Erasmo Edizioni).

TIZIANA DE FELICE

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Ritratti

d’artista

Claudio Cavalieri

Cinquant’anni di attività artistica ispirati alla natura e alla

forma simbolica dell’albero

Alle sculture e alle installazioni di grande formato si uniscono

le recenti scatole “magiche” con all’interno boschi in miniatura

di Roberta Fiorini

Tre cime, 2019

Storia, 2019

Solitario, 2019

Nel suo lungo percorso espressivo,

da sempre incline alla

sintesi e all'astrazione, permane

quale imprescindibile referente il

suo legame con la natura, nella scelta

dei materiali, il legno e il sughero, nella

cromatica, più spesso registrata su

giallo, verde, e poi blu, e nelle tematiche,

soprattutto nella figura simbolica

ed emblematica dell'albero, che diviene

inesauribile sorgente d'ispirazione;

infatti l'artista ne indaga le possibilità

di scomposizione, e poi ricomposizione,

di forme. Così le recentissime creazioni

di piccolo formato, come scatole

magiche, si aprono ad accogliere frammenti

di memoria naturalistica fin quasi

a comporre un ideale bosco fantastico.

La coerenza della sua ricerca gli fa recuperare,

in un ininterrotto fil rouge, una

delle sue prime “prove” tridimensionali,

che dalla mini-opera lo ha portato nel

tempo ad evolvere il vero e proprio concetto

di scultura e di installazione - e

che adesso si rinnova in questa attuale

esperienza di miniaturizzazione: esperienza

che mentre riduce drasticamente

lo spazio fisico dell'opera non ne sacrifica

la suggestione narrativa ed anzi,

nel conservare l'accento inconfondibile

della sua poetica, ermetica ma mai

criptica, raggiunge un esito di ulteriore

e nuovo impreziosimento.

Dal 6 al 21 novembre il nuovo ciclo di

opere in miniatura è in mostra allo Spazio

Foyer di Trento nell’antologica intitolata

Dialogo con la natura.

Claudio Cavalieri con il critico d'arte Roberta Fiorini

Pittore e scultore, Claudio Cavalieri

è nato a Trento dove vive

e lavora. Diplomato in Arte

applicata a Trento, ha insegnato Educazione

Artistica per trentacinque anni.

Ha iniziato ad esporre nel 1970.

Dal 1986 ad oggi, ha preso parte ad

oltre trecentocinquanta mostre collettive

e personali in Italia e all'estero

(Germania, Brasile, Romania, Austria,

Bulgaria, Polonia, Ungheria, Svezia).

In Toscana ha esposto tra l’altro

a Firenze (galleria Il Candelaio,

Galleria Mentana, Simultanea Spazi

d’Arte, Parterre, ex convento del Carmine,

galleria Il moro, Gadarte), Certaldo,

Piombino, San Gimignano e

Pontassieve. Negli anni 1989/1991,

le sue opere sfociano in una marcata

tridimensionalità e nascono altorilievi,

sculture, totem ed installazioni.

Dal 2002/03 vi è la presenza stabile

di decorazioni realizzate con vecchi

rulli da imbianchino degli anni 50

ed anche i colori dalle tonalità pastello

ricordano quegli anni. Dal 2002 fa

parte delle commissioni Pat per le

opere d'arte da collocare negli edifici

pubblici. E' un animatore culturale

e ha svolto il ruolo di coordinatore

in molte mostre ed eventi dal 1988/89,

avendo fatto parte di diverse associazioni

artistico - culturali trentine. Dal

2011 è iscritto all’associazione fiorentina

Simultanea Spazi d’Arte con cui

ha collaborato come curatore di mostre

scambio. E’ stato coordinatore artistico

dell'Expo SconfinArt a Trento

Fiere nel 2003. Dal 2011 al 2014 ha

organizzato la settimana del Contemporaneo

AMACI a Trento, Rovereto e

Pergine. Dallo scorso ottobre conduce

la trasmissione Incontro con gli artisti

trentini su Radio Music Trento che

andrà avanti fino a giugno 2020 per un

totale di 35 interviste.

www.claudiocavalieri.com

claudiotn50@gmail.com

12

CLAUDIO CAVALIERI


Eventi in

Italia

A Spoleto, il Menotti Art Festival “vola”

tra arte, musica e letteratura

di Paola Biadetti

Si sono concluse lo scorso 31 ottobre

le mostre di arte contemporanea

inserite nel contesto

del Menotti Art Festival che si è chiuso

a Spoleto il 30 settembre con l'intervento

del musicista Giovanni Allevi. Alla

mostra sulla Pop art americana (Teatro

sociale di Amelia) si sono affiancate la

mostra del Premio Spoleto Art Festival

(Hotel Clitunno), le personali di Giuliano

Rossi (Hotel Panciolle), Lorenzo Ludi

(Casa Menotti) e Rossana Angelini

(Caffè degli Artisti) e l’esposizione intitolata

Bassorilievi del XX secolo a cura

dell'Associazione Montemarte (Orafi di

Spoleto e vetrine di Corso Mazzini). Le

grandi novità di questa edizione sono

state la produzione dell’opera musicale

The Telephone di Giancarlo Menotti a

cura di Tania di Giorgio e il Premio Letteratura

che ha avuto uno straordinario

successo ed è stato definito “Il Campiello

della letteratura italiana” (ospite

d'onore e premiato alla carriera Michele

Cucuzza). La cerimonia di premiazione

si è svolta presso il Salone Nobile del

Palazzo Leti Sansi alla presenza dei presidenti

delle commissioni Angelo Sagnelli

(direttore artistico), Francesco

Petrillo (commissione Diritto Politico e

Letteratura) e con il patrocinio straordinario

dell'Associazione Internazionale

Critici Letterari − Ong dell'Unesco − presieduta

da Neria De Giovanni di Parigi;

di seguito l'elenco dei premiati: Sandrino

Aquilani, Sergio Bartalucci, Sivo Biagio,

Patrizia Caldonazzo, Ketty Caraffa,

Paolo Coen, Mauro Cosmai, Michele

Cucuzza, Carmelita D'Onofrio, Massimo

De Santis, Rosario Di Murro, Giulia

Fera, Antonio Valerio Fontana, Gabrio

Forti, Massimo Fragola, Paola Calligani,

Antonio Lera, Maurizio Maglio, Anna

Manna, Patrizio Emilio Marcos, Franca

Maroni, Gianni Mauro, Giovanni Mercadante,

Raffaele Messina, Mario Micozzi,

Pierangela Micozzi, Massimo Perrino,

Giuseppe Petrarca, Anna

Maria Petrova, Franco

Antonio Pinardi,

Simona Pino D'Astore,

Nicola Rivelli, Cosmo

Giacomo Sallustio

Salvemini, Laura Spagnolo,

Francesco Testa,

Paolo Vanacore, Sonia

Zhang, Zhan Zhang, Enzo

Mauri, Franco Leone,

Valentina Della Corte.

I letterati sono stati

omaggiati con opere

d'arte di Marco Gallotta,

Paola Biadetti, Silvio

Craia, Rossana Angelini

e riconoscimenti dati

da Antonio Lera, presidente

dei Caffè Letterari

d'Italia e d'Europa,

dalla Fondazione Marco

Tullio Cicerone rappresentata

da Giuseppina

Iannotta, dal centro

studi SNARP rappresentato

dal presidente

Francesco Petrino

e dalla Fondazione

TAU rappresentata

dal presidente Umberto

Giammaria.

Nel corso della manifestazione

si sono

esibiti gli artisti Tania

Di Giorgio e Alessandro

Calonaci. Grande

soddisfazione è

stata espressa dal

presidente della manifestazione

Luca Filipponi,

che ha dato

appuntamento all’edizione

del 2020, e

dal direttore della comunicazione

Paola

Biadetti.

Luca Filipponi, presidente della manifestazione, e Paola

Biadetti, direttore della comunicazione

MENOTTI ART FESTIVAL

13


Mostre in

Italia

Menotti Art Festival

L’associazione toscana Arte per l’Arte a Spoleto per quattro

giorni all’insegna della cultura

di Claudio Caioli / foto Claudio Caioli ed Elisabetta Mereu

Quest’anno lo Spoleto

Art Festival è diventato

Menotti Art Festival per

onorare il grande compositore

e librettista spoletino

d'adozione Giancarlo Menotti,

fondatore nel 1958 del Festival

dei due Mondi. Grazie all'impegno

e alla competenza del

professor Luca Filipponi, presidente

del festival, quest'anno

sono stati allestiti 110 spazi

espositivi con oltre 3.000 artisti

internazionali. Al gruppo

toscano Arte per l'Arte è stata

assegnata la suggestiva location

dello storico Palazzo Dragoni,

situato a poche centinaia

di metri da piazza del Duomo,

salotto buono della bellissima

cittadina umbra. Sono stati 25

Palazzo Dragoni a Spoleto dove è stata allestita la mostra dell'associazione Arte per l'Arte

Al centro, il curatore della mostra Claudio Caioli con la giornalista Elisabetta Mereu (a destra) e alcuni degli

artisti toscani coinvolti nell'iniziativa

gli artisti, principalmente toscani,

ma anche laziali ed emiliani,

che hanno aderito all'iniziativa

di Arte per l'Arte con due opere

ciascuno. La mostra è stata

inaugurata il 27 settembre e

si è conclusa il 30 dello stesso

mese; ad ogni artista la direzione

del festival ha consegnato un

elegante catalogo della manifestazione.

Ospite d'onore l'attore

e regista fiorentino Alessandro

Calonaci, che ha aperto ufficialmente

il festival con Spoleto

non è un safari di Giancarlo Menotti

e successivamente con la

compagnia Mald'Estro ha portato

in scena la commedia, rivisitata

dallo stesso attore, Pluto di

Aristofane.

14

MENOTTI ART FESTIVAL


MENOTTI ART FESTIVAL

L’esposizione di pittura, scultura e fotografia si è svolta dal 26

al 30 settembre 2019 nella prestigiosa sede di Palazzo Dragoni

a Spoleto. La mostra è stata curata da Claudio Caioli.

Hanno esposto gli artisti:

Bruno Anzilotti

Lidia Atzori

Nikla Biagioli

Claudio Bernardeschi

Davide Berti

Alice Cappellari

Loretta Casalvalli

Anne & Mario Daniele

Cosetta Dipietrantonio

Grazia Di Napoli

Chiara Di Placido

Rosalba Ferilli

Patrizia Gabellini

Maria Galano

Federica Garzella

Fabrizio Maiorelli

Marta Manetti

Antonella Marchesoni

Michela Masini

Elena Migliorini

Stefano Parrini

Lucia Pecchia

Simone Rocchi

Leopoldo Terreni

Angela Viti


Mostre in

Italia

Nove artisti mugellani protagonisti a Spoleto

Testi e foto di Elisabetta Mereu

Metà dei pittori e scultori toscani

che a fine settembre

hanno esposto le proprie

opere in Palazzo Dragoni per il Menotti

Art Festival proveniva dal Mugello,

zona celebre anche per aver dato i

natali ad alcuni fra i più grandi della

storia dell’arte. In queste pagine riportiamo

le loro impressioni ed emozioni

nel far parte della schiera di partecipanti

all’evento, grazie all’organizzazione

di Claudio Caioli (alla sua 4^

esperienza al Festival artistico di Spoleto

ndr.) e al gruppo Arte per l’Arte.

Fabrizio Maiorelli

Nikla Biagioli e le due opere in Digital art

Per le strade di Spoleto ha incontrato

altri artisti fra i pochi

in Italia esponenti come

lei della Digital Art, tecnica pittorica

con il computer cui la poliedrica artista,

barberinese di adozione, è approdata

14 anni fa. «Le sensazioni

che ho vissuto sono state veramente

favolose: empatia con gli altri artisti,

organizzazione curata nei minimi

particolari, elegante set dove le opere

spiccavano nelle loro peculiarità. La

nostra presenza è stata poi esaltata

dalle interviste di Fabrizio Borghini,

sempre presente agli eventi artistici

più importanti in Italia».

«Spoleto è bellissima, avvolta nel

silenzio, è un luogo ideale per

esporre. E’ tutta colori pastello che

spiccano fra i vicoli, lungo le numerose

scalinate e i tanti scorci suggestivi

che mi sono divertita anche a

fotografare. Per una pittrice ed illustratrice

di storie per bambini come

me è stato davvero affascinante accordare

i colori vivaci e caleidoscopici

dei miei quadri a quelli di un luogo

così armonioso».

S’intitola Naufragio una delle 2

sculture in cuoio con cui Stefano

Parrini, maestro artigiano

di Vicchio dalla lunga carriera

internazionale, ha ricordato la tragedia

delle centinaia di migranti morti

davanti alle coste di Lampedusa.

«Le creazioni artistiche possono comunicare

in modo più efficace ed

incisivo di migliaia di parole e sono

orgoglioso di aver portato il mio

messaggio e aver rappresentato il

Mugello in un contesto così prestigioso

come quello di Spoleto».

Stefano Parrini con le opere in cuoio esposte

a Spoleto Naufragio e Pollution

Marta Manetti illustra la sua opera Il Gioco dell'oca

Le sue sculture non sono

certo passate inosservate

alla mostra in Palazzo Dragoni.

Oltre ad un’imponente testa

di ariete in pietra serena, ha esposto

2 sculture lignee rappresentanti

la parte maschile e femminile

ingigantite. «Anche se so di aver

suscitato clamore e critiche questa

mostra di Spoleto, per un autodidatta

come me, è stato un altro

bellissimo risultato professionale

e un’esperienza importante perché

mi sono potuto confrontare con

tanti altri scultori».

«L'esperienza di Spoleto è stata

molto entusiasmante non

solo perché si è svolta nella cittadina

umbra dove l'arte si respira

ovunque, persino nelle vetrine delle

botteghe e nelle aiuole fiorite, ma

anche per il contesto storico in cui

Caioli ha riunito - con ineccepibile e

scrupolosa organizzazione - 25 artisti

toscani ben assortiti e di buon

livello qualitativo. Altro plauso va

alla massiccia presenza di mugellani

della quale non posso che essere

onorata, visti i bei lavori esposti, a

conferma dell’importante tradizione

artistica e culturale del nostro

territorio».

Loretta Casalvalli davanti ai suoi quadri

16

NOVE ARTISTI MUGELLANI


Simone Rocchi con i propri dipinti a Palazzo Dragoni

Un passaggio veloce

per vedere

la mostra spoletina,

apprezzarne l’allestimento

e l’organizzazione,

conoscere qualche altro

artista toscano di ottimo

livello e poi di nuovo rientro

alla base per il pittore

e scultore, impegnato in altre 2

mostre in Mugello. «Ho visto un bel

fermento artistico in cui mi sono in

qualche modo riconosciuto perché

anch’io ho una continua voglia di

sperimentare nuove strade creative

e mi auguro di poter essere presente

anche il prossimo anno con altre

proposte artistiche».

«Il Menotti Art Festival è stata una

meravigliosa occasione nella

Alice Cappellari

quale mostrare i miei dipinti ad un pubblico

davvero vasto. Spoleto ha dato il

meglio di sé con questa manifestazio-

ne, riempiendo le strade

e le piazze di musica

e arte. Ho anche molto

apprezzato che ci

fossero tanti visitatori

stranieri, ma sopratutto

famiglie con bambini

piccoli a vedere le varie

esposizioni ed allesti-

menti artistici. E questo fa ben sperare

per la formazione culturale delle

nuove generazioni».

Un visitatore ammira gli acquerelli di Alice Cappellari

«Le mie opere portano un messaggio

di forte ispirazione spirituale

ed esoterica, come necessità

di esprimere una realtà interiore che

preme sempre più per rivolgersi all'esterno

convinta che, per migliorare il

mondo, dobbiamo prima trasformare

noi stessi. Essere stata apprezzata

a Spoleto, insieme agli artisti del Mugello,

è stato quindi un onore e una

gioia, per me che da poco mi affaccio

alla realtà artistica». Maria Galano Le opere di Maria Galano in mostra

Bruno Anzilotti

Alla vigilia dell’evento era sicuramente

il più emozionato in

quanto alla sua 2^ esposizione,

dopo la collettiva a Barberino di Mugello

dove è nato artisticamente.

Il suo mentore è stata la

pittrice Nikla Biagioli che lo

ha instradato nell’arte pittorica.

«Di questa opportunità

- ha detto - mi ha particolarmente

colpito il fatto che si

sia instaurato un incontro

empatico fra artisti, non solo

formale ma sincero, con

scambio di esperienze specifiche

sull’attività artistica di ognuno.

Un’emozione positiva che mi invoglierà

a coltivare con maggior passione

questo hobby».

La signora Francesca, moglie di Bruno Anzilotti, posa davanti ai

quadri del marito

NOVE ARTISTI MUGELLANI

17


Arte del

Vino

A cura di

Paolo Bini

Sua maestà lo Champagne

Testo e foto di Paolo Bini

Il fruscio dell’eleganza, lo splendore

della festa, il gusto vivace e cremoso

del saper vivere: liberare un

grande Champagne è inebriarsi di valori

attraverso le percezioni sensoriali.

Simbolo massimo di uno status,

di edonistico benessere psicofisico

ancor prima di quello economico,

“sa majesté” vive tutt’oggi un

periodo di assoluto successo ravvivando

perennemente un’incontestabile

imperiosa qualità. Rifuggiamo da

ogni slancio campanilistico e povero

eno-sovranismo popolare: la leggenda

di Dom Pierre Pérignon vive ancora

briosa ed entusiasmante come

bollicine appena versate nel calice.

L’Italia può vantare numerosi spumanti

di altissimo pregio e sopraffini

ma lo Champagne è un universo

a sé, inarrivabile per definizione. Da

qualche anno Modena Champagne

Experience è il simposio dei cultori

del metodo Champenoise, un appuntamento

annuale con seminari,

assaggi e la partecipazione di oltre

cento maisons provenienti, chiaramente

e rigorosamente, dal nord-est

della Francia. Montagne de Reims,

Côte des Blancs, Vallée de la Marne e

Côte des Bar nella regione Champagne-Ardenne

sono le sole quattro aree

in cui è possibile produrre Champagne,

luoghi dove la combinazione di clima,

suolo, sottosuolo e mano dell’uomo si

sublima nel concetto di terroir incomparabile.

Anche a Modena queste zone

sono state ben distribuite e distinte, per

una degustazione più consapevole, a rimarcarne

le singole peculiarità e tutto

il lavoro che porta le migliori uve Pinot

noir, Meunier e Chardonnay a diventare

prima vino e poi, dopo la rifermentazione

in bottiglia con riposo sui lieviti,

l’esclusivo prodotto dalla spuma più famosa

al mondo.

Vi abbiamo intenzionalmente selezionato

gli Champagne dal miglior rapporto

qualità-stile-prezzo, piccoli pregiati

pensieri per abbinamenti a tutto pasto

o per brindare ai vostri momenti indimenticabili:

la nobile eleganza del Blanc

de Blancs Dosage 0 di Encry, l’incalzante

rosa disinvoltura del Mosaique rosé

di Jacquart, la raffinata complessità del

brut Palmes d’or 2006 di Nicolas Feuillatte,

il vigore signorile del Blanc de Noirs

millésimé 2012 Pannier.

«Le champagne aide à l’émerveillement»:

l’anticonformista e passionale

scrittrice George Sand non aveva dubbi

oltre un secolo fa; oggi, come allora,

continuiamo ad esserne convinti

totalmente.

Champagne Encry - Veuve Blanche Estelle Champagne Jacquart Champagne Nicolas Feuillatte Champagne Pannier

18

CHAMPAGNE


I libri del

mese

Orfeo in Fonte Santa

L’incontro tra mito, storia e poesia nell'ultima

pubblicazione di Roberto Mosi

di Sonia Salsi

Rosa canina (Autunno): una foto di Roberto Mosi pubblicata nel libro

Orfeo in Fonte Santa: poemetto,

stanze per la celebrazione

del Mito che si fa Storia, della

Storia che diventa Mito, della circolarità

dell'acqua della fonte in cui tutto scorre

e tutto ritorna; per la celebrazione della

poesia. Una “narrazione”, questa di

Roberto Mosi, che segue una cronologia

distesa nel Tempo, ma al di fuori del

tempo: alla fonte sostarono popoli antichi,

per mercatura e per transumanza,

genti del nostro tempo che fuggivano

dal vortice della guerra o che hanno

portato la morte: “Incredibile la morte/

fra i castagni, in file parallele”. Dalla

fonte passa gente dell'oggi, gente inconsapevole

che non si sofferma, come

era invece costume dei Pastori Antellesi:

sostavano “le allegre brigate” alla

Fonte dei Baci, la fonte dai tanti nomi,

testimoni della sua presenza in un luogo,

in uno spazio della Toscana, che si

fa luogo del mito: Fonte Santa è a Delfi,

è l'omphalos della poesia, è il luogo di

Orfeo. Da Orfeo muove la musica della

parola, da Orfeo muove, storicamente,

il melodramma con l'Euridice di Caccini,

con l'Orfeo di Monteverdi e di Gluck;

musiche che ci sembra di ascoltare, in

sottotraccia, nei versi di Michelangelo

Buonarroti il Giovane, nei versi di Roberto

Mosi.

Fonte Santa, luogo della sacralità,

dell'incontro fra l'umano e il divino, fra

il passato e il presente: “Offrirò il suono

dei ricordi per il canto dell'esistenza”.

Esistenza-assenza che si trasforma

in tante realtà storicamente individuabili,

ma increspata nel tempo sospeso del

mito: “Una bandiera rossa David nascose/

fra i muri del rifugio/ a Fonte Santa.

Rossa sventola/ dalla finestra della

casa/ per la libertà ritrovata”. Nascondimento

e rinascita: epica che si

fa mito, la Brigata di David che

ci riporta alle brigate dei Pastori

Antellesi, in una sorta di atemporale

sincretismo.

Le immagini fotografiche coronano

le parole della poesia, mostrano

i luoghi, le atmosfere che

essa celebra. Tra contrasti cromatici

e nuances appaiono due

figure: Orfeo e la Fonte, novella

Flora, s’incontrano, nell'incontro

fra tecnologia contemporanea

e simboli senza tempo. Il

bosco di Fonte Santa li avvolge;

in lontananza “le geometrie magiche

della Cupola”, pernio perfetto

de “l’anello delle colline”.

La fonte non sa di contemplare/

sé stessa e il riflesso di un

dio”. Il poeta è il riflesso di un

dio, come Ovidio, come Rilke,

poeti cantori di Orfeo. Le sue

parole non sono altisonanti, scorrono

pianamente, in fluido ritmo, in spontanea

e coltivata musicalità, aulica e quotidiana

insieme. Poesia consapevole di

sé; altamente intellettuale, non intellettualistica,

non ostentatrice di cultura,

ma scaturita da una sapienza che trova

nell'antico le chiavi di interpretazione

della contemporaneità. Parole dell’oggi

irrompono ogni tanto (bombe, aerei,

moto...) e subito entrano in un ritmo

atemporale: i “gruppi sgranati sul sentiero”

riuniti per una gara sportiva a

Fonte Santa hanno “in bocca il sapore

della rosa canina”, come i mercanti e i

pellegrini etruschi. Come noi lettori.

Riuniti insieme all'autore, in una recente

iniziativa, da lui promossa presso il

Circolo Culturale Antella, abbiamo “incontrato”,

in condivisa armonia, Orfeo

e David, “partigiano in Fonte Santa”, dedicatario

del poemetto, legato da affetto

e parentela a Roberto Mosi. Fu David

a nascondere la bandiera rossa nel rifugio

partigiano di Fonte Santa; la sua

storia di antifascista, rievocata dalla figlia

Giovanna, le sue vicende, trasposte

in una dimensione mitica, sono diventate

humus di ispirazione poetica per Mosi.

L'autore stesso, insieme a Daniele

Torrini, ne ha letto un florilegio, mentre

il pittore Enrico Guerrini ne traduceva in

immagini le parole. Lo studioso Massimo

Casprini ha dato spessore storico ai

Pastori Antellesi evocati nel primo sonetto,

che hanno veramente vissuto nel

territorio, testimoni del passaggio tra

Manierismo e Barocco. Il Mito, la Storia,

il tempo si sono uniti nel Tempo della

poesia di Roberto Mosi.

ORFEO IN FONTE SANTA

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Obbiettivo

Fotografia

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Giacomo Costa

Chaos e kosmos, decadenza e rinascita nelle

città impossibili del celebre fotografo fiorentino

Quella del fotografo toscano

Giacomo Costa è una visione

emozionale del mondo e non

documentaristica. Le sue foto-

grafie sorprendono per l’immediatezza

comunicativa che è tale nonostante non

siano vere e proprie “rappresentazioni”

ma trasposizioni visionarie del realea.

Si tratta, infatti, di fotomontaggi da cui

scaturiscono inquadrature surreali e fiabesche,

scenari urbani inventati dall’artista

utilizzando sofisticate tecniche

digitali 3D. La città diviene così metafora

dell’umana condizione esistenziale,

mentre il tempo è la variabile che determina

il movimento, la trasformazione e

il cambiamento. Davanti alle sue opere,

lo spettatore tende inizialmente a contestualizzare

le immagini, salvo poi farsi

catturare e spesso anche turbare dall’irrealtà

talvolta inquietante di queste “città

impossibili”. Lucio Dalla, tra i suoi

collezionisti, definiva le opere di Costa

di Maria Grazia Dainelli / foto Giacomo Costa

Plant 2

espressione di un “surrealismo plausibile”,

dove la straordinaria fantasia

e capacità visionaria dell’autore simula

scenari paradossali ma che in futuro

potrebbero diventare possibili nella realtà

a causa della scelleratezza umana.

Atto 4

Aqua 3

Nato a Firenze nel 1970, fin da

piccolo Giacomo Costa mostra

scarso interesse per lo

studio dedicandosi all’attività di motociclista

e poi di alpinista. E’ proprio in

montagna che inizia a coltivare il suo

interesse per la fotografia. Nel 1994

incontra la critica Maria Luisa Frisa

che lo introduce nel mondo dell’arte.

Arrivano i primi risultati con mostre

in gallerie di Arezzo, Milano, Londra,

New Orleans e New York. Dal 1999

inizia a prestare un particolare interesse

ai software di elaborazione digitale

che approfondirà progressivamente

con le tecniche 3D. Nel 2006 viene invitato

alla Biennale veneziana di Architettura

e al Centre Pompidou di Parigi;

nel 2009 partecipa alla Biennale di Venezia.

Ha pubblicato un libro antologico

The Chonicle of Time 1996/2008

con l’introduzione di Norman Foster,

dove raccoglie il frutto della ricerca di

dodici anni durante i quali ha esplorato

la città in maniera metaforica ed

onirica. Sue opere sono esposte in

permanenza nei musei di arte contemporanea

a New Orleans, Huston ,

al museo Pecci di Prato e al Centre

Pompidou.

www.giacomocosta.com

20

GIACOMO COSTA


A cura di

Nicola Crisci

Spunti di critica

Fotografica

Robert Frank

Deceduto in Canada lo scorso settembre all’età di 94 anni, è

stato maestro ed innovatore del reportage fotografico

E’ deceduto lo scorso 10 settembre

all’età di 94 anni nella sua casa sull'isola

del Capo Bretone, nella provincia della

Nuova Scozia, in Canada, dove si era

ritirato a vivere da un decennio. L'an-

nuncio della scomparsa è stato

pubblicato sul New York Times

e in seguito confermato dalla

sua galleria newyorkese. Nato

in una famiglia tedesca di origini

ebraiche il 9 novembre del

1924 a Zurigo, al termine della

scuola secondaria Robert

Louis Frank decide di fare della

fotografia la sua professione. Il

suo stile era diretto, puro, tecnicamente

impeccabile. Tra i

suoi reportage più famosi vi è

senz’altro quello sul viaggio on

the road negli Stati Uniti, a bordo

di una vecchia auto, un vero

e proprio rottame, tra il 1955 e

il 1956. Pubblicate nel libro fotografico

The Americans, queste

immagini hanno cambiato

il modo d’intendere il reportage,

confermando la forza innovativa

e la genialità di Robert

Frank. E’ un racconto asciutto

e privo di retorica dell’America

di Nicola Crisci/ foto Robert Frank

Il fotografo e regista svizzero naturalizzato

statunitense Robert Frank

è stato uno dei maestri della fotografia

del Novecento, tra i più noti ed

apprezzati nel genere del reportage.

Route to Del Rio (Texas, 1955)

anni Cinquanta, di cui il grande fotografo

cattura i particolari più banali, le occasioni

più insignificanti (un corteo, un

rodeo di Detroit, un funerale), i volti della

gente comune (un ispanico davanti a

un jukebox, un bambino sulla spiaggia

che legge il Daily News, i passeggeri distratti

di un tram, la ragazza nera che

serve da bere al bancone del bar). Di

sfuggita, storte, sfocate, estemporanee:

immagini che narrano gli americani di

ogni classe sociale, colore e orientamento

politico. Scatti di sessant’anni fa

ma modernissimi e universali.

Parade (New Jersey, 1955)

Coffee shop, railway station

ROBERT FRANK 21


Firenze

Mostre

Onofrio Pepe

Lo scultore del mito trasforma La Loggia del Piazzale

Michelangelo in un Olimpo contemporaneo

Un percorso tra bronzi, dipinti e terrecotte in cui rivivono divinità

ed eroi del mondo classico

di Barbara Santoro

Stupenda la mostra Onofrio

Pepe a La Loggia: un

panorama aperto verso le

stelle, inaugurata da poco al ristorante

La Loggia sul piazzale

Michelangelo a Firenze. Un

evento espositivo con più di 50

opere, fra sculture e dipinti che

occupano tutti gli spazi del magnifico

locale acquisito recentemente

dalla famiglia Caprarella.

Lo studio Atelier 16 rosso ha allestito

con grande gusto le sale

di quest’ambiente che secondo

l'idea di Giuseppe Poggi doveva

essere un museo dove raccogliere

le opere di Michelangelo.

Tommaso Sacchi, assessore alla

Cultura del Comune di Firenze,

afferma a questo proposito: «Da

queste finestre si vede un panorama

unico che permette una relazione vicina

e allo stesso tempo astratta con la città.

Il Poggi venne chiamato per creare una

città europea. Molti sono gli artisti stranieri

che vengono ad esporre a Firenze

e sembra incredibile che ciò che volevano

le istituzioni nella seconda metà

In questa e nelle altre foto, alcuni scorci della mostra (ph. courtesy La Nazione, Rossorubino e Infirenzenews)

dell’800, corrisponda alle linee programmatiche

delle istituzioni di oggi,

cioè portare Firenze in Europa». Ma chi

è Onofrio Pepe? Nato a Nocera Inferiore,

l’artista è diventato fiorentino d'adozione

e d’elezione, da quando nel 1969

ha deciso di trasferirsi nel capoluogo

toscano. Ha aperto il suo studio in San

Frediano, una bottega affascinante dove

ancora si respira la tradizione dei grandi

maestri fiorentini. Tra “mythos e logos”,

come più volte è stato detto, Pepe

riesce a sollevare l'uomo dalle passioni

terrene, dalle fatiche del quotidiano,

dal dolore universale che non risparmia

nessuno, fondendo il linguaggio pagano

con quello cristiano. Definito “alchimista

della materia”, ha messo a punto

Barbara Santoro con il maestro

Onofrio Pepe

22

ONOFRIO PEPE


una tecnica che gli permette di lavorare

la terracotta rendendola simile al bronzo

e ancora più scintillante con l'aggiunta

dell'oro e del colore. Si potrebbe quasi

dire che a differenza di Michelangelo,

eccelso nell’arte del levare, Onofrio

aggiunge argilla fino ad arrivare ad un

volume che lo soddisfa nella forma. La

mostra alla Loggia riunisce tutta la sua

grande arte, bronzi, terracotte e dipinti.

Pegaso, Giuditta, Leda, Europa, Icaro,

Apollo e tanti altri eroi passeggiano con

noi, ci sorridono, ci fanno compagnia,

occhieggiano fra gli archi e le colonne,

mentre ci spostiamo nelle varie sale. Ci

osservano muti ma sono così ben interpretati

che ci verrebbe voglia di rivolgere

loro delle domande. Ebbri di tanta

bellezza, sembra quasi di partecipare ad

un festino degli dei. Ci riportano sulla

terra le parole del curatore Dominique

Charles Fuchs che spiega con garbo il

percorso della mostra. Non ci resta che

ringraziare la famiglia Caprarella che

ha trasformato il famoso bar-ristorante

La Loggia nella sede dell’associazione

culturale Caprarè, grazie alla quale lo

storico locale fiorentino è ritornato agli

antichi splendori.

Per informazioni:

+ 39 055 2342832

www.caprare.it

info@caprare.it

Orari della mostra:

lunedì/domenica ore 12:00/ 23:00

Una delle opere esposte

ONOFRIO PEPE

23


GALLERIA D’ARTE MENTANA FIRENZE

La donna orientale

Personale dell’artista cinese Mei Lu

Un momento dell'inaugurazione: al centro, l'artista con la

curatrice Emma (a sinistra), la giornalista Daniela Pronestì,

la direttrice artistica della galleria Giovanna Laura Adreani

e la sua assistente

A destra Mei Lu con la curatrice della mostra Emma Wang

Una panoramica della mostra

Lo scorso luglio la Galleria d’Arte

Mentana ha ospitato la mostra

dell’artista cinese Mei Lu intitolata La

donna orientale. Pittrice e illustratrice,

Mei Lu ha presentato un ciclo di opere

che raccontano usi, abitudini e stile di

vita delle donne cinesi all’inizio del

secolo scorso, offrendo così uno

spaccato su di un modello femminile

ormai in gran parte superato dalle

conquiste dell’emancipazione. Il progetto

trae ispirazione dalle illustrazioni

realizzate dall’artista per il libro

biografico sulla nota scrittrice cinese

Zhang Ailing vissuta nel Novecento.

Obiettivo di Mei Lu è riflettere sui

cambiamenti a cui il ruolo della donna

è andato incontro nel corso di oltre un

secolo, rinunciando alla consueta

immagine di “angelo del focolare

domestico” per ritagliarsi uno spazio

nella società e nel mondo del lavoro.

Le sue donne vogliono esssere simbolo

di una vita tranquilla, agiata,

priva di clamori, capace di dare valore

al tempo e alle piccole cose, senza

perdersi, come oggi purtroppo

accade, dietro i ritmi frenetici del

vivere contemporaneo. Oltre che a

Firenze, le opere sono state presentate

anche a Perugia, Roma ed Assisi,

con grande riscontro e apprezzamento

da parte del pubblico.

Giovanna Laura Adreani

Art Director

335 1207156

Una delle opere esposte


GALLERIA D’ARTE MENTANA FIRENZE

Presenta

Percorsi di individuazione

Rassegna di arti visive

Opening

16 novembre 2019 ore 18.00

Camilla Vavik Pedersen,

Spaces between now and then,

acrilico e olio su tela

Carmen Cecilia Rusu, Uccello in volo,

acrilico con resina su tela

Audrey Traini, Pinocchio,

olio su tavola

Gianni Mucè, Libera!,

olio su tavola

Abbey Ryan, Still life with three pears and

crystal goblet, olio su tela

Luigi De Giovanni,

Fioritura, olio su tela

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 4 dicembre

Orari

11:00 - 13:00 / 16:30 - 19:00

Domenica e Lunedì mattina chiuso

GALLERIA D’ARTE MENTANA

Via della Mosca 5r - 50122 (FI)

+39.055.211984 - www.galleriamentana.it

galleriamentana@galleriamentana.it


L’avvocato

Risponde

Il brevetto per invenzione e l’esclusiva

riconosciuta all’inventore

di Lorenzo Borghini

Dalla radio al telefono, dal motore

a scoppio alla moka, dalla

pila elettrica al pianoforte, dalla

vespa all’elicottero, dai jeans ai microchip:

sono molte le invenzioni che

hanno rivoluzionato la vita dell’uomo e

cambiato la storia. Ma al di là delle invenzioni

più famose ed illustri in realtà

il nostro mondo è letteralmente costellato

di una miriade di invenzioni, molte

delle quali brevettate. I brevetti per

invenzione industriali rappresentano lo

strumento giuridico attraverso il quale

l’ideatore di un’invenzione, più o meno

importante che sia, può ottenere il riconoscimento

di una esclusiva assoluta

nel relativo sfruttamento economico.

Ne parliamo con uno dei più autorevoli

esperti italiani in diritto industriale:

Aldo Fittante, titolare dello studio legale

omonimo con sede a Firenze e varie

partnerships nel mondo, docente in Diritto

della Proprietà Industriale presso

l’Ateneo fiorentino ed autore di molte

pubblicazioni dedicate alla materia, tra

le quali la più recente è la monografia

Brand, Industrial Design e Made in Italy:

la tutela giuridica edita da Giuffrè Editore

e alla sua 2^ edizione nel 2017.

In estrema sintesi, cos’è un brevetto

e quando un’invenzione è brevettabile?

Un brevetto è un titolo legale, concesso

dallo Stato, che conferisce al suo titolare

un monopolio consistente nel diritto

esclusivo di realizzare, di fare realizzare

da altri, di usare e di offrire in commercio

un’invenzione. Secondo una

risalente ma molto nota sentenza della

Cassazione (la n.1454/72) in tema di

brevettabilità: «L'invenzione industriale

si concreta nella soluzione di un problema

tecnico non ancora risolto, atto ad

avere concrete realizzazioni nel campo

industriale e tale da apportare un progresso

rispetto alla tecnica ed alle cognizioni

preesistenti».

E quali sono i requisiti affinchè l’inventore

possa effettivamente ottenere

il brevetto e utilizzare l’invenzione

in totale esclusiva?

I presupposti perché un trovato possa

essere protetto dal diritto esclusivo di

privativa conferito dal brevetto sono essenzialmente

quattro: anzitutto deve essere

nuovo, nel senso che il trovato non

Il Museo della Radio a Torino, esempio di un'invenzione che ha cambiato la storia (ph. courtesy air-radiorama)

26

BREVETTO PER INVENZIONE


Il primo modello di Vespa costruita su larga scala dalla Piaggio, progettata

da Corradino D’Ascanio e presentata nel 1948 (ph. courtesy

vespaspazio.com)

deve già essere presente nella tecnica

nota. Secondo requisito è l’attività inventiva,

nel senso che quanto s’intende

brevettare deve essere il risultato di uno

sforzo inventivo e non della mera applicazione

di misure ovvie alla normale

portata del tecnico esperto del ramo.

L’invenzione inoltre per essere brevettabile

deve essere suscettibile di applicazione

industriale, cioè deve essere atta

ad essere prodotta in forma industriale

e in modo ripetitivo. Infine per essere

brevettabile il trovato deve essere lecito,

requisito ovvio direi nella misura in

cui il trovato non deve offendere consolidati

principi morali né essere in violazione

di norme di legge.

Nell’immaginario collettivo, l’invenzione

viene associata sempre all’idea

di un prodotto con certe caratteristiche

tecniche o un macchinario, ma è

possibile brevettare anche altro?

Certamente sì. Un brevetto può riguardare

un’entità fisica, quale un dispositivo

o un prodotto, come

siamo abituati ad immaginare

un’invenzione,

ma anche un’attività,

quale un procedimento

o un processo industriale

i quali pertanto

sono anch’essi giuridicamente

invenzioni

potenzialmente brevettabili.

Ed esistono dei limiti

alla possibilità di brevettare?

Sì, non tutto è brevettabile in effetti. La

legge esclude in particolare la brevettabilità

delle scoperte (in sé considerate),

teorie scientifiche e metodi matematici,

i piani, i principi ed i metodi per attività

intellettuali, per gioco e per attività

commerciali, i programmi per elaboratori

(software, tutelati dal diritto d’autore),

le presentazioni di informazioni (ad

esempio il contenuto di un libro, mentre

la sua “forma” è tutelata dal diritto d'autore),

i metodi per il trattamento chirurgico

o terapeutico del corpo umano o

animale ed i metodi di diagnosi applicati

al corpo umano o animale (ma sono

astrattamente brevettabili i prodotti,

le sostanze e le miscele di sostanze per

l’attuazione di tali metodi), le invenzioni

la cui pubblicazione o la cui attuazione

sarebbero contrarie all'ordine pubblico

o al buon costume, le razze animali ed

i procedimenti essenzialmente biologici

per l'ottenimento delle stesse.

Ma l’inventore che abbia brevettato,

ha il monopolio perpetuo nell’utilizzo

dell’invenzione, ha cioè un’esclusiva

valida per sempre?

Certamente no. Il brevetto conferisce

al titolare un’esclusiva limitata

nel tempo ed in particolare della durata

massima di 20 anni, non rinnovabili.

Successivamente il contenuto

dell'innovazione oggetto del brevetto

diventa patrimonio della collettività,

liberamente utilizzabile da chiunque e

diventa così a sua volta possibile punto

di partenza per lo sviluppo di ulteriori

innovazioni. Si può dire che

questo meccanismo – giuridicamente

si parla di caduta in pubblico dominio

dell’innovazione oggetto di un diritto

di brevetto per invenzione – è fondamentale

per il progresso stesso della

nostra civiltà.

In altre parole, il brevetto incoraggia

l’innovazione e – contrariamente

a quanto potremmo essere portati

a pensare – non costituisce ostacolo

al progresso. E’ così?

Dal mio punto di vista certamente sì. E’

vero infatti che il brevetto per un certo

numero di anni – 20 in particolare, come

detto – impedisce che la scoperta

sia disponibile a tutti, ma tale prerogativa

viene riconosciuta unicamente come

remunerazione degli investimenti

in ricerca fatti dall’inventore e come

incentivo allo sforzo inventivo. Nella

pratica i brevetti si sono dimostrati

come un efficace ed ineguagliabile

strumento per incoraggiare l’innovazione,

come anche per salvaguardare

gli investimenti fatti dall'industria in ricerca,

non dobbiamo dimenticarcelo.

Aldo

Fittante

Avvocato in Firenze e Bruxelles, docente in Diritto della Proprietà Industriale

e ricercatore Università degli Studi di Firenze, già consulente

della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni della Contraffazione

e della Pirateria in Campo Commerciale” della Camera dei Deputati.

www.studiolegalefittante.it

BREVETTO PER INVENZIONE

27


Storia delle

Religioni

A cura di

Stefano Marucci

Origine e significato del Rosario, antico

simbolo della preghiera cristiana

di Valter Quagliarotti

2^ ed ultima parte

Questa devozione fu resa popolare

da San Domenico, fondatore

nel 1215 dell'Ordine dei

Frati Predicatori, il quale nel

1214 ricevette il primo Rosario dalla

Vergine Maria come strumento per l'aiuto

dei cristiani contro le eresie. E' nel

XIII secolo che si svilupparono i “misteri”

del Rosario: numerosi teologi avevano

già da tempo considerato che i 150

Salmi erano velate profezie sulla vita di

Gesù. Verso la metà del XIV secolo, un

monaco della certosa di Colonia, Enrico

Eger di Kalkar (1408), suddivise il salterio

delle 150 Ave Maria in 15 decadi,

precedute ognuna da un Pater Noster.

Metodo questo che ben presto si diffuse

in tutta Europa. Sempre nella certosa

di Trèves, all'inizio del 1400, Domenico

Hélian di Prussia (1384-1460) sviluppa

un Rosario in cui fa seguire il nome di

Gesù da 50 “clausole” che ripercorrono

tutta la vita di Gesù, ciascuna delle quali

era chiusa dall'Ave Maria. Il Gloria Patri

che, per noi, chiude ogni decina, era

invece la conclusione di tutto il Rosario

certosino. Nel 1470, il beato Alano de la

Roche (della Rupe), il cui metodo consisteva

nella recita di 150 Ave Maria, divi-

se in gruppi di 10 intercalati da un Pater

Noster. Ad ogni Ave Maria egli aggiunge

un pensiero sui principali misteri della

fede, che commenta con una breve predica.

Il beato Alano ebbe un solo grande

merito, cioè ridurre a 15 i misteri, ma

anche suddividere ognuna delle tre corone

in 5 misteri, proprio per onorare le

cinque piaghe di Cristo. A lui va anche il

merito di aver fondato confraternite del

Santo Rosario. La prima “Confraternita

del salterio di Gesù e Maria” fu da lui

fondata nel 1470 a Douai (Francia). Nello

statuto scritto dallo stesso Alano si

precisava che i confratelli s’impegnano

a recitare l'intero salterio di Maria tutti i

giorni; sono tenuti altresì a confessarsi

e a comunicarsi al momento dell'iscrizione

e si obbligano a confessarsi almeno

altre tre volte all'anno nelle feste di

Pentecoste, di San Domenico e di Natale,

oltre ovviamente che a Pasqua. Dopo

la sua morte (1475), la prima “Confraternita

del Rosario della beatissima

Vergine” che ottenne l'approvazione

pontificia, fu fondata a Colonia (Germania)

dai Domenicani nel 1476. Nel 1481

venne fondata una confraternita del Rosario

anche a Firenze e nel 1480 a Venezia.

Oltre alla

suddetta confraternita,

i Domenicani

fondarono,

con padre Timoteo

de Ricci,

anche la “Confraternita

del Rosario

perpetuo”,

chiamata anche

“Ora di Guardia”,

che s’impegnava

ad occupare tutte

le ore del giorno

e della notte,

di tutti i giorni

dell'anno, con

Il Santuario della Madonna del Rosario a Pompei (ph. courtesy Finestre sull'arte)

www.paolopenko.it

info@paolopenko.com

+ 39 055. 2052577

la recita del Rosario. Occorre precisare

che l'uso del termine mistero risale al

domenicano Alberto da Castello (1522),

che lo utilizza nel suo volume Il Rosario

della gloriosissima Vergine Maria,

stampato a Venezia nel 1521. San Pio V,

domenicano, fu il primo “papa del Rosario”

che nel 1569, con la bolla Consueverunt

Romani Pontifices, codificò

quella forma di recitazione del Rosario

che è giunta fino a noi, mentre nel

1572 con la bolla Salvatoris Domini istituì

la celebrazione liturgica di Nostra Signora

della Vittoria. L'anno successivo

papa Gregorio XIII con la bolla Monet

Apostolus del 1573 istituisce la festa

solenne del Rosario. Venendo ai nostri

giorni, papa Leone XIII, con le sue

12 encicliche sul Rosario, può essere

ricordato come il “secondo papa del

Rosario”. Benedetto XV (1854-1922),

che fu papa durante la drammatica prima

guerra mondiale, esortò i fedeli alla

recita della preghiera mariana e al suo

culto. Pio XII (1876-1958), nella Lettera

del 1946 all'arcivescovo di Manila, affermò

che il Rosario della Vergine Maria

può essere considerato sintesi e “compendio

di tutto quanto il Vangelo”. Paolo

VI (1897-1978), nell'Enciclica Christi

Matri del 1966, invitò la comunità cattolica

a recitare il Rosario per ottenere,

mediante l'intercessione della Vergine,

il dono della pace. Infine il beato Giovanni

Paolo II (1920-2005) ha voluto

fin dall'inizio del suo lungo pontificato,

esprimere il suo profondo legame con

la Madonna, dedicando a lei il suo motto

Totus Tuus, Maria.

28

SIGNIFICATO DEL ROSARIO


Storia delle

Religioni

La cristianità in India

di don Johnson Koovakunnel

Un'icona raffigurante San Tommaso apostolo, considerato il tramite per la diffusione della religione

cristiana in India

Nei miei racconti precedenti ho

voluto meglio comprendere la

mia identità di indiano e come

si riesce ad attuare la fede cristiana in

una terra chiamata “la terra dei contrasti”,

terra molto lontana dall’idea di una

realtà uniforme. “Unità nella diversità”

è stato lo slogan degli indiani durante

e dopo l’indipendenza dagli inglesi. Una

grande varietà di aree geografiche, razze,

lingue e culture insieme formano i

differenti modelli della famiglia che sono

stati tramandati alle generazioni future.

Sebbene uno oggi possa dirsi cristiano,

musulmano, buddhista e giain, tuttavia

è consapevole che la propria “religiosità”

deriva da un comune passato indù.

Lo scopo fondamentale di scrivere spiegando

tutte le religioni in India è mettere

in evidenza la nascita, la crescita e

la vita della fede cristiana che troviamo

nei tre riti (siro-malabarese, latino

e siro-malankarese) in Kerala. Secondo

la tradizione, la Chiesa orientale in India

fu fondata dall'apostolo Tommaso,

che raggiunse l'India del sud nella prima

metà del I secolo. Gli antichi scritti,

come Acta Thomae (II secolo), La dottrina

degli apostoli (III secolo) e Passio

Thomae (IV secolo), riferiscono la missione

e la morte dell'apostolo Tommaso

in India. La Chiesa indiana, originata dal

ministero evangelizzatore dell'apostolo,

pur mantenendo la sua autonomia e la

sua particolare organizzazione amministrativa,

nel corso del tempo allacciava

uno stretto legame con il patriarca delle

Chiese sorelle dell'impero persiano

per ragioni canoniche e pratiche. Quando

i portoghesi arrivarono all'inizio del

XVI secolo, la Chiesa dei cristiani di San

Tommaso esisteva come una chiesa

metropolitana autonoma, capeggiata da

un metropolita di tutta l'India, nominato

dal patriarca caldeo e governata da

un arcidiacono di tutta l'India (un alto

prelato), scelto tra il clero indigeno. In

India la famiglia cristiana vive in mezzo

ad altre religioni. Questo conferma

la necessità di un'adeguata educazione

religiosa in Kerala. E’ solo riconoscendo

il valore della vera formazione della

fede, che la persona può rispondere

alla sua chiamata per la vita cristiana.

Questa formazione deve avvenire all'interno

di tutto il contesto religioso, solo

così i valori che si trovano nelle diverse

religioni potranno contribuire a formare

un’educazione religiosa completa.

La Chiesa dei Cristiani di San Tommaso,

come chiesa individuale della comunione

cattolica, ha la responsabilità di

conservare, vivere e trasmettere il patrimonio

apostolico che abbiamo ricevuto

dall’apostolo Tommaso. Le sfide principali

della chiesa per l'avvenire sono:

portare a compimento la riforma liturgica

ottemperando ai principi stabiliti dal

concilio Vaticano II, dal susseguente

magistero ufficiale e dal codice orientale;

ottenere il riconoscimento della suprema

autorità della chiesa come una

chiesa patriarcale; ripristinare la giurisdizione

in tutta l'India ingiustamente

soppressa all'inizio del XVII secolo; riacquisire

l'originale identità indiana e

orientale pesantemente offuscata dal

colonialismo occidentale.

CRISTIANITÀ IN INDIA 29


The Authentic Tuscan Natural and Organic Gift Ideas

Lasciati ispirare dalla

Guida ai Regali

di Idea Toscana

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Vietnam del nord

Viaggi culturali con

Mugel Travel

Un angolo del mondo tutto da scoprire, tra paesaggi

incontaminati, villaggi sull’acqua e variopinti mercati contadini

Testo e foto di Maria Grazia Dainelli

Visitare paesi esotici significa

spesso scoprire

paesaggi dove

uomo e natura convivono ancora

in armonia. Accade così

in Vietnam, dove i paesaggi

montani sono grandiosi, con

cime ricoperte da foreste e risaie

terrazzate che scendono

dalle Alpi Tonchinesi fino a valle

e ai paesaggi abitati da tribù

appartenenti a numerose etnie.

Ci sono giorni in cui dalle

magiche geometrie delle risaie

si diffonde l’insistente vociare

delle contadine Thai impegnate

nella mietitura. La città caotica

di Hanoi, nota per la sua architettura

secolare e per una ricca

cultura con influenze asiatiche,

cinesi e francesi, è una tappa

obbligata. Tra le mète imperdibili, i villaggi

che dominano la baia di Halong:

qui le abitazioni dei pescatori galleggiano

sull’acqua sostenute da tralicci di legno

poggianti su bidoni blu. Visitare il

Vitnam permette di scoprire l’ospitalità

e la gentilezza di un popolo che ha

vissuto un ventunesimo secolo turbolento;

un viaggio sensoriale tra colori,

suoni, odori e sapori che difficilmente

si dimenticano. Anche i mercati meritano

una visita; sono luoghi di raduno

di comunità tribali, gremiti di merci di

ogni genere e di gente che indossa i coloratissimi

abiti tradizionali Insomma,

un vero paradiso per i fotografi.

Nonostante i sapori e gli ingredienti

tipicamente orientali,

la cucina vietnamita si distingue

per un gusto più raffinato

e leggero rispetto ad esempio

alla cucina cinese. Colori, sapori

e storia di un paese tutto

da scoprire.

Per il programma completo e

i dettagli sul viaggio visitare il

sito www.mugeltravel.com

VIETNAM DEL NORD

31


Ritratti

d'artista

Luciano Manara e Maila Stolfi

Due artisti controcorrente insieme al Palazzo

Datini di Prato per una mostra in cui dialogano

design e pittura

di Jacopo Chiostri / foto courtesy degli artisti

Una delle lampade create

dal designer fiorentino

Luciano Manara

Manara dice di sentirsi affine

al movimento Dada, e questo

lo possiamo capire, possiamo

laddove i Dada affermavano di

non essere portatori di nuove verità, rifuggivano

dalle teorie estetiche e dalle

accademie e manifestavano ostilità alle

convenzioni di cui era intrisa la società

dell’epoca. Poi però altre cose non tornano.

Non per quel Luciano Manara che

non fa del "caso" la regola del proprio

lavoro di artista, il quale, al contrario,

è meditato e vissuto; che non si rifugia

nel "nihil" del tutto va distrutto e niente

deve sopravvivere, ma, e anche qui al

contrario, progetta opere il cui connotato

distintivo sono valori profondamente

etici richiamati per costruire e non per

annientare. Certo non manca in Manara

una forte dose d’ironia e un intento

dissacratorio, ma, attenzione, a differenza

di altri ‘provocatori’ che puntano

sull’impatto irriverente del medium

- in un processo

di cui non si vede

la coda e che, a

furia di atteggiarsi

a censore illuminato

dei luoghi

comuni, ha generato

una stucchevole

retorica

dell’antiretorica

- le realizzazioni

di Manara hanno

solo connotati e

intenzioni positive;

e poi la provocazione

non

può essere fine a

se stessa: se disgiunta

da proporsi

come occasione e stimolo per

una riflessione non ha niente di artistico.

Ogni singola parte delle opere di sua

creazione, sia essa alabastro o ottone,

cartapesta o cristalli Swarovsky, aggettiva

il suo sentire di persona che s’indigna

davanti alle storture dell’epoca che

viviamo, e fa riflettere e ammonisce sulla

preziosità del dono della vita. Maila

Stolfi non pretende di farsi capire, e non

è questo un fatto di anticonformismo,

è la sua natura, la stessa che l’ha fatta

alfine uscire da sodalizi importanti dei

quali ha fatto parte per un periodo; e anche

qui non per snobismo ma perché lei

preferisce ‘ballare da sola’. In Maila, ed

è suo tratto caratterizzante, è fortemente

presente l’amore e l’attrazione per il

passato, in particolare per le sue radici,

rappresentate idealmente da quegli oggetti

che raccoglieva nei luoghi dell’infanzia,

nei boschi, nelle case non più

abitate. Oggetti abbandonati, consunti

dal tempo, ma ricchi di messaggi per

chi ha capacità di decrittare. E’ in questi

‘feticci’ che la sua pittura si nutre di

quel tratto intimistico che ne è l’anima.

Il suo stile si è mantenuto incontaminato

nel tempo, e al continuum tecnico

si accompagna una ricerca del linguaggio

(che spieghi al meglio il suo pensiero)

che non percorre

la, magari suggestiva

ma il più delle volte

avventata quando

non contraddittoria,

strada della sperimentazione,

ma è ricca di

un’unità coerente, modernamente

classica,

che pone i suoi motivi

in una zona intermedia

Un dipinto di Maila Stolfi

fra reale e ideale, conferendo alle opere

lo stilema di una necessità interiore di

struttura e di intonazione. E il percorso,

intanto, prosegue. E coniuga il passato

col presente tramite il collante indistruttibile

del prodotto artistico; così Maila ci

offre ancora ricordi e suggestioni, come

nel sorprendente riferimento a Topolino

gaucho (The Gallopin' Gaucho),

un film del 1928 diretto da Walt Disney,

di una sua opera recente.

La mostra, intitolata Luciano Manara

/ Maila Stolfi a Palazzo Datini, è stata

inaugurata il 12 ottobre alla presenza

del presidente del Consiglio regionale

della Toscana Eugenio Giani e del giornalista

Jacopo Chiostri. L’esposizione si

è protratta fino al 26 ottobre.

L’inaugurazione della mostra: al centro, il presidente del Consiglio regionale

della Toscana Eugenio Giani, il designer Luciano Manara (a destra),

la pittrice Maila Stolfi e alla sua destra il giornalista Jacopo Chiostri

32

LUCIANO MANARA E MAILA STOLFI


Firenze

Mostre

Lorella Pubblici

Protagonista di una personale all'Hotel Medici di Firenze

in collaborazione con Roberto Stellato

di Samanta Monco

Naturalmente

predisposta

al disegno,

che ha praticato fina da

bambina, Lorella Pubblici

ha approfondito gli

studi pittorici in età matura

grazie alla frequentazione

di scuole d’arte

private. Espone ininterrottamente

dal 2003: da

allora i suoi dipinti hanno

partecipato a eventi

collettivi, mostre personali

e concorsi d’arte.

Dedicandosi ad una trasposizione

della realtà

meticolosa ma selettiva,

riesce a infondere

nei suoi dipinti un’idea

di bellezza pacata e

emozionante. Nella predilezione

per la figura

umana l’artista rivolge

un’attenzione particolare

ai volti, dove la resa

espressiva raggiungere

grande intensità. Per

questo si è confermata

particolarmente incline

al genere del ritratto.

Di grande pregio le rese

realistiche ottenute con

l’amatissimo pastello

dal quale si è pian piano

affrancata per dedicarsi

sempre di più alla pittura

a olio, con la quale

ha raggiunto un’ulteriore

maturazione del linguaggio

pittorico e una

maggiore personalizzazione

stilistica.

www.lorellapubblici.it

lorellarte@gmail.com

Da giovane, olio su tela, cm 70x90

Libellula, olio su tela, cm 100x80

Schiava, olio su tela, cm 80x60

LORELLA PUBBLICI

33


I N TER NAZ IONALI

Centro studi e incontri

Internazionali

Life Beyond Tourism per la salvaguardia dei

territori verso il Simposio di marzo 2020

Il Premio Go Slow - Co.Mo.Do. e il concorso Heritage for Planet Earth

di Stefania Macrì

Novembre si apre con due

estensioni di scadenze che

rappresentano un’opportunità

per coloro che vogliono avvicinarsi

al mondo e ai princìpi etici di

Life Beyond Tourism. Si parte con la

scadenza di presentazione di un elaborato

per il Simposio Internazionale

Building Peace through Heritage

- a world forum to change through

dialogue (Firenze, 13-14-15 Marzo

2020) che è stata spostata al 10 di-

cembre rispondendo a varie richieste di

posticipo che il Movimento Life Beyond

Tourism Travel to Dialogue ha ricevuto.

Gli argomenti che i candidati si trovano

ad affrontare nel proporre il loro estratto

dovranno seguire le tematiche:

• Siti patrimonio per il dialogo

• Viaggio per il Dialogo

• Patrimonio per il pianeta Terra - Design

sostenibile: città, architettura, tecnologia

• Utilizzo e manutenzione del patrimonio

materiale e immateriale

• Espressione culturale dei luoghi

• Educazione e consapevolezza

Per conoscere la Call for Abstract

completa, scoprire di più sulle parole

chiave e conoscere tutte le opportunità

a disposizione basta andare

sul sito dell’evento: https://www.lifebeyondtourism.org/events/world-forum-to-change-through-dialogue/

Call for Abstract del Simposio internazionale estesa al 10 dicembre 2019

dal 15 giugno 2019 al 31 gennaio 2020

La seconda estensione riguarda

il concorso internazionale fotografico

Heritage for Planet

Earth, prevista inizialmente per il 30

novembre. Tale scadenza è stata prorogata

al 31 gennaio 2020. Il concorso

vuole diffondere la consapevolezza,

soprattutto nei confronti delle generazioni

più giovani, della fragilità del patrimonio,

sia esso culturale che naturale

strettamente connessa con l’ambiente

del pianeta Terra, il suo equilibrio e i

cambiamenti climatici. In questo contesto

si inserisce il viaggio culturale

che vuole essere un mezzo per costruire

momenti di incontro, comunicazione

e dialogo tra culture al fine di

diffondere la conoscenza e il rispetto

delle diversità culturali nel rispetto per

la salute del pianeta.

Per partecipare: h4pe.lifebeyondtourism.org.

CSII

CENTRO STUDI E INCONTRI

Scadenza del concorso Heritage for Planet Earth estesa al 31 gennaio 2020

34

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI


Il Movimento Life Beyond Tourism

Travel to Dialogue partecipa al

Premio Go Slow - Co.Mo.Do. riservato

ai progetti di mobilità dolce e

sostenibile che le pubbliche amministrazioni

mettono in atto nei territori

di competenza che si svolge a Roma

il prossimo 15 novembre. Nell’ambito

del premio si aggiungono alcune menzioni

speciali tra le quali si inserisce

il Premio Internazionale Life Beyond

Tourism Travel to Dialogue. Il Movimento

Life Beyond Tourism Travel to

Dialogue forte del suo impegno per

la salvaguardia e la tutela del patrimonio,

materiale e immateriale, tangibile

e intangibile, ha selezionato,

quale vincitore del premio, l’itinerario

Iter Vitis - Les Chemins de la Vigne

che unisce il Portogallo all’Azerbaijan,

passando per altri paesi come Bulgaria,

Croazia, Francia, Georgia, Grecia,

Israele, Italia, Macedonia, Malta, Moldavia,

Montenegro, Romania, Russia,

Serbia, Slovenia, Spagna e Ungheria.

La scelta dell'itinerario premiato

è stata fatta in condivisione dei valori

identificati dal Consiglio d'Europa:«La

vinificazione è da sempre un simbolo

dell’identità europea. Le conoscenze

tecniche, indispensabili per la produzione,

hanno contribuito moltissimo

nei secoli alla costruzione della cittadinanza

europea, che accomuna regioni

e popolazioni, e delle identità nazionali.

Molti paesi dell’area mediterranea

condividono un comune denominatore:

il loro paesaggio culturale. Uno

degli obiettivi principali dell’itinerario

è la salvaguardia della biodiversità vi-

invito alla consegna del premio

MENZIONE SPECIALE

M O V I M E N T O

LIFE BEYOND TOURISM-

TRAVEL TO DIALOGUE

15 novembre 2019

ore 12.00

p r e s s o l a s e d e E N I T V i a M a r g h e r a , 2 R o m a

VIENI A CONOSCERCI SU

WWW.LIFEBEYONDTOURISM.ORG

Premio Go Slow – Co.Mo.Do. del 15 novembre 2019

nicola, promuovendo

la sua unicità nel

mondo globalizzato».

Questa stretta

correlazione tra la tutela

dei territori coinvolti,

la biodiversità e

la promozione di un

viaggio più consapevole

basato sulla

possibilità di instaurare

un dialogo tra

viaggiatori e residenti,

fanno di Iter Vitis

l’itinerario ideale

da promuovere a livello

internazionale

grazie alla rete della

Fondazione Romualdo

Del Bianco

e del Movimento Life

Beyond Tourism Travel

to Dialogue che

conta oltre 500 istituzioni

in 111 paesi

nei 5 continenti. Assieme

alla menzione

verrà consegnato

all’itinerario l’invito

a partecipare gratuitamente alla sezione

showcase dell’evento internazionale

Building Peace through Heritage World

Forum to Change through Dialogue

del prossimo marzo 2020, per poter

presentare, anche in forma di piccola

mostra, l’itinerario, le sue tappe e tutti

coloro che ne sono coinvolti esaltando

le espressioni culturali che sono parte

nevralgica del cammino medesimo.

Questi progetti si inseriscono nell’ambito

del Viaggio dei Valori che Life

Beyond Tourism si impegna a portare

avanti quotidianamente. Realizzare un

viaggio seguendo i princìpi di dialogo

tra culture, salvaguardia del pianeta

Terra e rispetto reciproco è la sfida

di questo secolo che tutti gli individui

sono chiamati a fronteggiare. Essere

parte del cambiamento è il mezzo per

lasciare un’impronta indelebile alle future

generazioni.

Il Centro Studi e Incontri Internazionali

Con il proprio Istituto Internazionale Life Beyond Tourism e la Life Beyond

Tourism Edizioni con sede in Palazzo Coppini a Firenze promuove e organizza

attività didattica e formativa, servizi e appuntamenti per l’internazionalizzazione

delle aziende e gestione di eventi internazionali.

Per info:

055-284722

company@lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI

35


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

China 2000 e Life Beyond Tourism partner

dell’evento Shanghai Italian Week

di Michele Taccetti / foto courtesy China 2000

Ancora protagonista

China 2000 srl in Cina

ed ancora con il

Movimento Life Beyond Tourism

– Travel To Dialogue. Le

due organizzazioni hanno infatti

sponsorizzato l’evento Italian

Week svoltosi dal 18 al 20 ottobre

scorso presso il famoso

centro commerciale The Hub

Honqiao Tian Di di Shanghai.

Situato nell’area vicina all’aeroporto

e alla stazione dell’alta

velocità di Honqiao e famosa

per essere l’area residenziale

per stranieri più famosa a

Shanghai, The Hub copre un’area

di 380.000 metri quadri ed

è lo shopping mall progettato

come nuovo ed unico centro

lifestyle nella parte occidentale

di Shanghai. Comprende un

centro commerciale, il quartiere

commerciale di Xintiandi,

un’area uffici, un centro per le mostre

e un hotel. Vanta oltre 80 ristoranti provenienti

da ogni parte del mondo, circa

10.000 metri quadrati di area dedicati ai

bambini ed alle loro famiglie, un cinema

Imax e persino una prima sala per

il check-in in aeroporto. Con i suoi servizi

estesi e completi e le attività a tema

innovative, The Hub offre ai suoi visitatori

un'esperienza esclusiva di cibo,

shopping, relax e divertimento. L’Italian

Week si è svolta nel terzo week-end

di ottobre ed ha coinvolto artisti e produttori

del made in Italy di qualità ottenendo

un grande successo di presenze.

The Hub, che ha una media di presenze

giornaliera di oltre 100.000 visitatori,

è una vetrina importante per le aziende

interessate ad una presenza stabile e

commerciale in Cina. Questo evento è il

frutto della collaborazione nata fra The

Hub, China 2000 srl ed il Movimento Life

Beyond Tourism -Travel To Dialogue e

si fonda sulla relazione di oltre vent’anni

intrattenuta da China 2000 ed i suoi

In questa e nelle altre foto alcune immagini della manifestazione Italian Week a Shanghai

partners. La sede di China 2000 srl a

Shanghai è proprio nell’area centrale di

Xin Tian Di dove ha sede il gruppo e dove

è nato il primo centro commerciale,

poi replicato a Honqiao e nelle città

di Ruihong, Wuhan, Chongqing e Lingnan.

L’obiettivo dell’Italian Week è stato

quello di promuovere all’interno di

un’area commerciale la cultura italiana

ben rappresentata dalle aziende, organizzazioni

e artisti membri del Movimento

Life Beyond Tourism - Travel To

Dialogue, così da dimostrare come la

cultura sia un elemento necessario per

creare dialogo anche per la crescita e

lo sviluppo di opportunità commerciali

all’estero. Ed è per questo che lo shopping

mall cinese ha chiesto il coinvolgimento

dei partners italiani: China 2000

srl, come presenza commerciale stabile

e costante in Cina che da oltre vent’anni

promuove le piccole e medi imprese

italiane ed il Movimento Life Beyond

Tourism – Travel To Dialogue come rete

mondiale che attraverso la sua mission,

ovvero la promozione del dialogo

fra culture, stimola i propri membri (individui,

organizzazioni e aziende) a creare

sinergie fra loro sotto il “cappello”

del brand Life Beyond Tourism che garantisce,

tutela e promuove le espressioni

culturali dei territori. La stretta

collaborazione fra il Movimento Life

Beyond Tourism - Travel To Dialogue e

China 2000, che da due anni persegue

la finalità di creare un ponte culturale e

commerciale fra Italia e Cina, registra

ad oggi notevoli successi di partecipazione

e visibilità per le aziende e le organizzazioni

coinvolte portando risultati

concreti in termini di consolidamento di

rapporti istituzionali e commerciali. In

poco meno di due anni sono state organizzati

eventi in Cina e a Firenze di un

certo interesse con partecipazione numerosa

di aziende, organizzazioni e individui

dei due paesi. Fra queste: due

mostre artistiche, una a Firenze e l’altra

a Shanghai, tre fiere in Cina, un B2B

con aziende cinesi a Firenze, due sim-

36

CHINA 2000


posi medici sui trapianti uno a Firenze

l’altro a Suzhou e la firma di due memorandum

di intesa con gruppi culturali e

governativi cinesi, oltre alla adesione di

una importante associazione governativa

cinese come membro supporter del

Movimento Life Beyond Tourism – Travel

To Dialogue. Il prossimo anno vedrà

l’inizio dell’attività di campus per

giovani studenti cinesi e la rinnovata

presenza del paese Cina al 22° forum

della Fondazione Romualdo Del Bianco

del marzo 2020 dopo la presenza del

SCPC di Pechino del marzo scorso. La

Cina rappresenta un mercato che sta

assumendo sempre più un’importanza

strategica per le realtà commerciali

italiane che però lo devono affrontare

proponendo in modo visibile, costante

e concreto un’aggregazione di prodotti

e servizi insieme alla storia e la cultura

dei territori di provenienza riunendo tutte

le espressioni culturali che ne fanno

parte e lo rendono unico. Questa azione

promozionale continuativa deve avvenire

secondo una logica di programmazione

a medio-lungo termine. Gli eventi

rappresentano un’azione di consolidamento,

visibilità e credibilità che producono

certamente risultati commerciali,

anche se talvolta lo sforzo sembra non

essere sufficiente in un mercato così

vasto e pieno di competitors. Tuttavia la

presenza e la continuità di queste azioni

promozionali sono importanti e lasciano

il segno attirando l’interesse e la

curiosità degli operatori di settore, ma

soprattutto dei consumatori cinesi. Un

proverbio cinese recita:«La goccia d’acqua

del fiume non si chiede quanto sia

utile la sua esistenza. Essa è il fiume».

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici Italia/

Cina ed erede della propria famiglia operante con il grande paese asiatico

fin dal 1946, assiste da oltre vent’anni le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare, alla

promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di marketing ed internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

CHINA 2000

37


Dimensione

Salute

A cura di

Stefano Grifoni

Stress emotivo e attività sportiva:

un connubio talvolta letale

di Stefano Grifoni

L’esercizio fisico intenso dopo

una lite con il partner può

triplicare il rischio di un attacco

di cuore. Studi scientifici hanno dimostrato

il legame tra mente e corpo

e hanno documentato il maggior rischio

d’infarto di cuore in presenza di

un turbamento emotivo associato allo

sforzo fisico. Infatti, di circa 13.000

pazienti infartuati con un’età media di

58 anni sono stati intervistati chiedendo

a ciascuno di loro cosa fosse successo

prima dell’attacco di cuore. I

risultati hanno dimostrato che il 15 %

era impegnato in un’attività fisica intensa

e un ulteriore 15 % risultava sconvolto

mentalmente per forti emozioni.

Stimoli estremi sia emotivi che fisici

ph.courtesy stock.adobe.com

hanno effetti simili sul corpo. Infatti,

aumentano la pressione sanguigna

e la frequenza cardiaca, modificano il

flusso di sangue attraverso i vasi del

cuore e riducono l’apporto di ossigeno.

Solo l’attività fisica regolare fa

bene alla salute; si sconsiglia di fare

sport quando si è molto arrabbiati o

dopo una lite con il partner.

Lo sport e gli ormoni della felicità

di Daniela Pronestì

Pur essendo noti da tempo

gli effetti benefici dell’attività

sportiva sull’umore,

gli scienziati continuano a cercarne

conferme. E’ il caso di una recente

ricerca dell’Università di Cambridge

che ha dimostrato, servendosi di un

campione di oltre 10.000 persone,

il legame esistente tra attività fisica

e felicità individuale. In particolare,

dallo studio è emerso che se nell’ultimo

quarto d’ora l’individuo era

stato attivo fisicamente, il suo livello di

felicità era più alto. Questo accade perchè

lo sport aiuta la produzione di endorfine,

le molecole del “buonumore”,

e di serotonina, un ormone neurotrasmettitore

che migliora lo stato di serenità.

L’attività fisica, inoltre, abbassa il

livello di cortisolo nel sangue, l’ormone

coinvolto negli stati di stress e nella depressione.

Molti studi epidemiologici

hanno dimostrato che le persone sedentarie

sono più esposte ai disturbi

di ansia e alla depressione, proprio

perchè l’assenza di attività fisica favorisce

livelli più elevati di cortisolo

nel sangue, una minore produzione

di endorfine e di serotonina. Per

trarre questi benifici dal movimento

fisico non bisogna essere degli

atleti; basta preferire la bicletta alla

macchina per spostarsi in città o

camminare con una certa regolarità

per garantirsi la propria quotidiana

dose di felicità.

Stefano

Grifoni

Nato a Firenze nel 1954, Stefano Grifoni è direttore del reparto di Medicina e Chirurgia di Urgenza del Pronto

Soccorso dell’Ospedale di Careggi e sempre presso la stessa struttura è direttore del Centro di Riferimento Regionale

Toscano per la Diagnosi e la Terapia d’Urgenza della Malattia Tromboembolica Venosa. Ha condotto numerosi

studi nel campo della medicina interna, della cardiologia, della malattie del SNC e delle malattie respiratorie e

nell’ambito della medicina di urgenza. Membro del consiglio Nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza,

è vice presidente dell’associazione per il soccorso di bambini con malattie oncologiche cerebrali Tutti per

Guglielmo e membro tecnico dell’associazione Amici del Pronto Soccorso con sede a Firenze. Ha pubblicato oltre 160

articoli su riviste nazionali e internazionali nel settore della medicina interna e della medicina di urgenza e numerosi testi

scientifici sullo stesso argomento. Da molti anni collabora con RAI TRE Regione Toscana nell’ambito di programmi

di medicina, con il quotidiano La Nazione e da tre anni tiene una trasmissione radiofonica quotidiana sulla salute.

38

STRESS EMOTIVO


A cura di

Emanuela Muriana

Psicologia

oggi

Ossessioni, compulsioni e manie

Come liberarsene con la Terapia Breve Strategica

di Emanuela Muriana

In latino obsidere vuol dire assediare.

Essere ossessionati vuol dire

essere assediati dai propri pensieri.

Le ossessioni si possono suddividere

in due grandi categorie: la prima riguarda

i pensieri puliti e perfetti (l’ossessione

per l’ordine, la pulizia, la simmetria,

la perfezione; la paura dello sporco, la

paura di dimenticare, la paura di diventare

matto); la seconda comprende le

ossessioni tabù o cattivi pensieri che

hanno un contenuto talvolta destabilizzante

per chi le pensa: la paura di ferire

o uccidere involontariamente qualcuno

o persone care, le fobie infanticide

delle neomamme, la paura di suicidarsi

lanciandosi involontariamente dalla

finestra, il dubbio di aver investito con

l’auto pedoni o animali, pensieri o immagini

blasfeme contro la religione e

conseguente paura della punizione divina,

paura di aver cambiato orientamento

sessuale, di essere pedofilo, pensieri

e immagini di violenza sessuale. Sono

tutti pensieri e immagini che rappresentano

l’opposto di ciò che siamo o che

desideriamo, opposti ai nostri principi

etici e morali. Come si reagisce a queste

paure brutte e cattive? La reazione

più comune è l’evitamento, si cerca di

stare lontani dalle potenziali “armi” evitando

così la possibile

“tentazione”.

Altre volte vengono

messi in atto pensieri

o comportamenti

rituali, ad esempio

ricontrollare ripetutamente

per rassicurarsi.

Infine, quando

la vergogna non è

più un deterrente, si

chiede aiuto confidandosi

alla ricerca

della rassicurazione

che mai saremmo in

grado di fare ciò che

pensiamo. Tutto ciò, però, non scalfisce

minimamente l’ossessione che rimane

inalterata. Come guarire dalle

ossessioni? La Psicoterapia Breve Strategica

è una psicoterapia all’avanguardia

ed elettiva dal punto di vista teorico

e applicativo, il trattamento di elezione

per il Disturbo Ossessivo - Compulsivo.

Obiettivo della psicoterapia è interrompere

i pensieri insostenibili generatori

di allarme e disorientamento, relegando

il trattamento farmacologico a situazioni

estreme. Al Centro di Terapia Strategica

studiamo questo disturbo ed il

suo trattamento da più di quindici anni.

Nel corso di questa lunga esperienza,

abbiamo curato con successo oltre

duemila pazienti che presentavano persistenti

e complicate ossessioni. I lavori

del Centro di Terapia Strategica (Nardone

& Watzlawick, 1990; Nardone &

Portelli, 2013, A. Bartoletti 2019) hanno

sottolineato l’efficacia della Psicoterapia

Breve Strategica - 89% dei casi

- nel costruire, in tempi brevi, cambiamenti

strutturali nel disturbo, permettendo

un miglioramento sintomatico

che, stabilizzato come da protocollo,

apre la pista ad una definitiva libertà dai

sintomi.

Emanuela

Muriana

Emanuela Muriana vive e lavora prevalentemente a Firenze. E’ responsabile

dello Studio di Psicoterapia Breve Strategica di Firenze, dove svolge

attività clinica e di consulenza. Specializzata al Centro di Terapia Strategica

di Arezzo diretto da Giorgio Nardone e al Mental Reasearch Institute di

Palo Alto CA (USA) con Paul Watzlawick. Ricercatore e Professore della Scuola

di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Breve Strategica (MIUR) dal

1994, insegna da anni ai master clinici in Italia e all’estero. E’ stata professore

alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Siena (2007-2012)

e Firenze (2004-20015). Ha pubblicato tre libri e numerosi articoli consultabili

sul sito www.terapiastrategica.fi.it

Studio di Terapia Breve Strategica

Viale Mazzini 16, Firenze

+ 39 055-242642 - 574344

Fax 055-580280

emanuela.muriana@virgilio.it

TERAPIA BREVE STRATEGICA

39


Eventi in

Toscana

Andrea Stella

A pochi mesi dalla scomparsa, è stato inaugurato a Bagno a

Ripoli un atelier a lui dedicato

Una raccolta di opere, strumenti da lavoro ed oggetti per rendere

omaggio all’artista venuto dalle stelle

di Barbara Santoro / foto Marco Quinti

Ho conosciuto Andrea Stella

qualche anno fa a Lucca e

varie volte sono andata a scovarlo

nel suo “nido d'arte” fra i campi

e i vigneti dei nobili Frescobaldi, a

pochi passi dal Castello di Nipozzano.

Quest'uomo dalla chioma fluente nera

e con due occhi scuri da dio greco mi

ha sempre accolta con un grande sorriso,

anche quando stava lavorando nel

suo studio e doveva interrompere di dipingere.

Una grande stanza preceduta

da pochi scalini, un mondo ancestrale

che ti avviluppava e affascinava con

le miriadi di colori. Oggi Andrea non è

più con noi, ma l'adorata moglie Fulvia

e la cara figlia Selena, aiutata dal marito

Luca, hanno in poco tempo ricreato

uno studio- atelier dove ogni oggetto

parla di lui. In un angolo, la sua amatissima

chitarra poggiata su un divanetto

con i cuscini da lui dipinti, un'altra

in terra fuoriesce dalla custodia, mentre

In questa e nelle altre foto alcuni scorci dell'atelier

Al centro Barbara Santoro con Fulvia Giannotti (a destra), moglie di Andrea Stella, e l'artista Elio

De Luca con la moglie

uno strumento greco, il “bouzouki”,

si fa ammirare più in

là. Un tavolo in mezzo alla sala

divide l'ambiente e sopra un

piccolo scrittoio si trovano un

libro e una penna per far fissare

agli ospiti le proprie emozioni

o per lasciare anche soltanto

una firma. Su un altro tavolo

sono esposte bottiglie di vino

con l'etichetta disegnata da

lui; un divano e qualche sedia

riempiono l’ambiente e poi,

sparse qua e là, le sagome dei

suoi Sognanti creati per la mostra

alla Certosa del Galluzzo

e poi esposte nella Sala d’arme

di Palazzo Vecchio. Creature

misteriose seminascoste da

una maschera: forse Muse, figure

mitologiche, presenze ancestrali

o forse meglio si tratta

dei “miti” di cui si parla nel famoso

discorso della montagna: ”Beati i

miti di cuore perché erediteranno la terra”.

Non certo “miti” nel senso di deboli

e paurosi, ma di persone che hanno

fatto della loro mitezza una forza. Figure

scintillanti con i corpi in vetroresina

verniciati di nero o di blu che ti accompagnano

verso nuovi orizzonti, come

guide spirituali che ti conducono verso

quel luogo primordiale insito nell'essere

umano. Le vesti cangianti, abilmente

modellate con cotone grezzo e rese

sfolgoranti dall’uso della foglia d’oro e

da strati di vernici, danno a queste presenze

un aspetto sacrale. La luce gioca

sulla superficie materica creando ba-

40

ANDREA STELLA


gliori e riflessi, tanto che nessuno dei

Sognanti è uguale all'altro. Alle pareti,

grandi “teleri” dove Alì Babà ti osserva

e due minute figure dorate ti prendono

per mano per guidarti nella magica atmosfera

dei racconti epici, delle saghe

e dei romanzi persiani. Mazzi di fiori

sfaccettati le cui corolle riflesse creano

bagliori; cuspidi di cattedrali bizantine o

casette che sembrano uscite dalla Lega

anseatica, mentre barchette leggere

sembrano evadere dalla tela con le loro

luminescenze e sfaccettature. Grandi

navi solcano mari spumeggianti e materici

costruiti con un azzurro così particolare

che non potrei né saprei definire

.I grandi oli plasmati solo con esili asticelle

che dilatano lo spazio sempre in

divenire, ti conducono in un mondo fatato.

Dalla sala si accede sul retro, dove

sono conservati materiali di ogni tipo

e su un grande pannello sono disposte

tante piccole foto di Andrea che ne ripercorrono

la vita e i tanti successi. Di

recente questo luogo è stato arricchito

anche da un ritrattino che l’abile pittrice

Grazia Tomberli ha eseguito in omaggio

a Stella. Insomma, ci sono tutti gli

ingredienti per “la curiosità dei forestieri”,

come avrebbe detto l’Elettrice

Palatina; basta solo andare a scoprirli

in via Roma 535 ad Osteria Nuova, nel

Comune di Bagno a Ripoli.

ANDREA STELLA 41


La linea cosmetica AMBrosja

realizzata con componenti Green, Vegan e Biologici

rende ancora più salutare il nostro trattamento estetico

inoltre

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A cura di

Laura Belli

Speciale

Pistoia

Il Giardino volante di Pistoia

Un tempo orto monastico, è oggi un esempio di recupero e

valorizzazione del patrimonio verde della città

di Laura Belli / foto courtesy Fondazione CRPT

Un giorno per bene è il titolo di

due giornate che a settembre

il Touring Club ha dedicato a

26 città su tutto il territorio nazionale

per far conoscere, in modo corretto

e informato, i loro beni culturali da

riscoprire, tutelare e valorizzare. Pistoia

ha aderito all’iniziativa proponendo

all’attenzione della comunità cittadina

e nazionale un tema originale che

la caratterizza: gli orti monastici. Risulta

da un censimento del 1733 che Pistoia

era una cittadina di 8690 abitanti,

dei quali 420 erano sacerdoti e chierici,

452 monache, 107 oblate e 137

monaci, per un totale di 1116 religiosi.

Si può quindi facilmente capire come

la città fosse ricca di monasteri e

orti monastici ed è proprio su questi

vasti terreni, tuttora esistenti dietro alle

alte mura all’interno dell’ultima delle

sue tre cinte murarie, che Pistoia ha

voluto attrarre l’attenzione dei cittadini

guidandoli all’interno di chiostri e terreni

normalmente di difficile accesso.

Ampi spazi verdi degni di essere conosciuti

per essere non solo ammirati

ma anche protetti come una ricchezza

urbanistica veramente unica da custodire

e restaurare per offrire nuove opportunità

di fruizione. Sono stati scelti

cinque luoghi: l’orto conventuale con il

chiostro di San Domenico, il chiostro

della chiesa di San Francesco e la piazza

antistante che un tempo era terreno

del convento, l’ex orto conventuale di

Santa Maria del Carmine, l’ex convento

agostiniano di San Lorenzo con il suo

chiostro e i grandi spazi sul retro della

chiesa e il grande orto monastico di

San Bartolomeo. C’è stata un’alta partecipazione

e prezioso è stato l’aiuto

dell’associazione di volontariato culturale

Pistoia città di tutti che, con il Touring

e altre associazioni di volontariato

culturale e ambientale, ha reso possibile

questo originale evento. I pistoiesi

hanno potuto così riflettere sullo stretto

legame che esiste fra gli orti monastici

e lo sviluppo, a partire dalla metà

dell’800, della fiorente industria vivaistica

per cui Pistoia è conosciuta nel

mondo. Questo verde patrimonio non

è ancora adeguatamente valorizzato ma

un interessante esperimento di riconversione

a giardino pubblico dedicato ai

bambini si è avuto nel 2015 con l’orto

della chiesa di Santa Maria del Carmine.

Nel 1803 il convento dei Carmelitani,

così come molti altri conventi, era stato

soppresso in virtù degli editti napoleonici

e da allora era stato adibito a usi ci-

vili e lo spazio verde venduto a privati

che lo trasformarono in vivaio. Cessata

l’attività del vivaio, parte del terreno

rimase incolta e parte fu data come

spazio all’aperto a un asilo comunale

che nel frattempo era stato costruito.

Questa parte è stata riqualificata sotto

la guida della storica dell’arte Stefania

Gori e su progetto degli architetti Lapo

Ruffini e Angela Magnolfi ed è nato un

nuovo giardino ribattezzato Giardino

volante rimasto in dotazione all’asilo

e aperto al pubblico nelle ore in cui la

scuola è chiusa. Tutto il patrimonio arboreo

è stato riqualificato e sono state

inserite strutture-gioco di notevole

pregio progettate da designer come

Luigi Mainolfi, sua è la collina - scivolo,

mentre all’Atelier Mendini si deve la

Pagoda. Gianni Ruffi, scultore e poeta

visivo, è l’ideatore di Pistoia a Dondolo,

del Tappeto volante e delle Altalene

a forma di lettere che compongono

la parola “arte”. E’ un parco giochi ma

al tempo stesso un esempio di vera e

propria arte ambientale alla cui manutenzione,

insieme al Comune di Pistoia,

partecipano la Cassa di Risparmio e

la Giorgio Tesi Group.

www.ilgiardinovolante.it

In primo piano, il Tappeto volante di Gianni Ruffi e sullo sfondo la

collina - scivolo di Luigi Mainolfi

Uno scorcio del giardino con la Pagoda dell'Atelier Mendini

GIARDINO VOLANTE

43


Il super tifoso

Viola

A cura di

Lucia Petraroli

Don Massimiliano Gabbricci

E’ il cappellano della Fiorentina e della Nazionale

italiana, grande tifoso della Viola e amante dello sport

In questa intervista racconta il suo rapporto con la squadra

gigliata e la passione per il calcio coltivata fin da bambino

di Lucia Petraroli

Cappellano della Fiorentina e della

Nazionale italiana, don Massimiliano

Gabbricci è soprattutto

un tifoso viola. Da bambino in Curva

a tifare per la sua squadra, oggi guida

spirituale dei giocatori gigliati. È stato

uno dei protagonisti della presentazione

di Rocco Commisso al Franchi, benedicendo

la nuova era in salsa americana.

In questa intervista, il Domma − così è

affettuosamente soprannominato il sacerdote

− racconta il suo legame con la

squadra, tra vittorie storiche e campane

suonate al ricordo di una persona speciale

come Davide Astori.

Innanzi tutto, parliamo di don Massimiliano

Gabbricci, cappellano della

Fiorentina dal 2006 ma anche della

Nazionale italiana. Cosa significa per

lei ricoprire questo ruolo?

E’ iniziato tutto nel 2006 con la Fiorentina

di Corvino e Prandelli. E’ una soddisfazione

per me essere in primis il

cappellano della Fiorentina ma anche

Con Cesare Prandelli al Centro Tecnico di Coverciano nel 2014 (ph.

Claudio Villa - Getty Images Europe)

Don Massimiliano Gabbricci (ph. courtesy Violanews)

della Nazionale. Amo lo sport a 360°,

soprattutto il calcio a cui ho iniziato a

giocare quand’ero ancora un bambino.

Tifoso viola: quando è iniziata la sua

passione?

Tifoso in Curva Fiesole

fin da bambino. E’ stata

mia madre, convinta

tifosa della Fiorentina,

a trasmettermi questa

passione che mi accompagna

da sempre.

La partita indimenticabile

e quella più

brutta?

Quella indimenticabile

è stata sicuramente

la partita del 4-2 con Pepito Rossi. Ricordo

che feci suonare anche le campane.

La più brutta è stata invece la partita

persa contro la Juve per 5 a 0 con l’espulsione

di Cerci.

Il miglior giocatore di sempre?

Secondo me, il miglior giocatore della

storia viola è stato Roberto Baggio, anche

se non si possono dimenticare nomi

come Batistuta e Antognoni, grandi

sia a livello calcistico che umano. Tuttavia,

dopo Maradona, il migliore di tutti

in assoluto, per me viene Roberto.

Lei era presente al Franchi il giorno in

cui il nuovo presidente ha incontrato

i tifosi. Che sensazioni ha provato?

Ho provato una sensazione incredibi-

44

DON MASSIMILIANO GABBRICCI


le, soprattutto quando Commisso

mi ha chiesto di benedire il campo

davanti a 8 mila tifosi. E io l’ho

fatto con gioia sia come cappellano

che come tifoso.

Secondo lei, questa Fiorentina

potrà ambire di nuovo a palcoscenici

importanti?

Mentre benedice il campo (ph. courtesy Cultura Trentino)

Sono molto legato ai Della Valle

da una fraterna amicizia, ma con

loro eravamo ormai arrivati ad

un punto di non ritorno. La nuova

proprietà ha esordito con uno

spirito diverso. Certo, dovremo

valutare i fatti, ma questo inizio

è davvero molto positivo e Firenze

se lo merita. La scorsa annata

è stata terribile, abbiamo iniziato

con un po' di preoccupazione.

Oggi, invece, Montella, da ottimo professionista

qual è, sembra aver trovato

la marcia giusta. Abbiamo Ribery, risorsa

importante e vero leader, e ragazzi

di grande prospettiva come Castrovilli

e Chiesa, giocatore affermato a livello

mondiale. Tenteremo di arrivare in Europa

e sono convinto che fra qualche

anno riusciremo ad essere tra le big del

campionato.

Che rapporto ha con i giocatori della

Viola?

Ho un rapporto molto bello con tutti,

cattolici e non, come Jovetic e Frey. E in

Nazionale ho buoni rapporti anche con

gli juventini (ride). Ho un bel legame

con tanti che ho avuto il piacere di sposare

o ai quali ho battezzato i figli come

Dainelli e Aquilani. A Davide Astori, persona

davvero straordinaria, mi univa un

profondo affetto, e nell’attuale Fiorentina

conosco bene Badelj e Chiesa. Dico

sempre a questi ragazzi che sono fortunati

e che una loro parola positiva può

aiutare tanto le nuove generazioni.

Le è mai capitato che un allenatore o

un giocatore le chiedesse una benedizione?

E’ successo, qualche benedizione particolare

ad una persona, in momenti specifici

di un percorso umano e spirituale.

Ma non posso dire di più.

Con Antognoni per la Junior Team Cup a Montughi (ph. Roberto Germogli)

DON MASSIMILIANO GABBRICCI

45


Ritratti

d’artista

Michal Ashkenasi

L’infinito nelle opere dell’artista israeliana in mostra

alla Galleria Flori di Montecatini Terme per la rassegna

Contemporary Art Meeting

di Margherita Blonska Ciardi

La terza edizione della rassegna

Contemporary Art Meeting alla

Galleria Flori di Montecatini Terme

ha visto esposte le opere dell’artista

israeliana Michal Ashkenasi che hanno

riscosso grande successo di pubblico.

Si tratta di un ciclo che affronta il tema

dell’infinito avvalendosi del concetto di

arte frattale. Ogni quadro di Ashkenasi,

ricollegandosi al processo di creazione

dell'universo secondo un preciso ordine

geometrico e matematico, abbraccia

sia la scienza con la suddivisione omotetica

che il linguaggio proprio dell’arte

visiva. I temi dell'infinito e della quarta

dimensione spazio - temporale ricorrono

spesso nell'opera di Escher, l'artista

preferito di Michal Ashkenasi che ne ripercorre

il pensiero servendosi però

di nuove tecniche digitali dai lei stessa

elaborate e definite “multi fusion”.

Quest’ultime consistono in una rielaborazione

al computer delle fotografie

con cui l’artista immortala

i propri quadri e che poi

combina e sovrappone digitalmente.

Fra le opere in

mostra si segnalano soprattutto

due grandi tele: la prima,

intitolata Red Garden,

è caratterizzata da intense

sfumature rosso arancio e

ampie modulazioni floreali

che catturano lo sguardo

in un vortice colorato; la seconda,

Infinity, sbalordisce

con la sua spirale senza fine

che ricorda un bassorilievo

lapideo o il frammento

decorativo della facciata di

una cattedrale. In mostra

anche una serie dedicata alla

leggenda di Sherazade, la

principessa che riuscì a salvarsi

da morte certa raccontando

allo scià di Persia

Infinity, computer art

Sherazade, computer art

Blue, computer art

46

MICHAL ASHKENASI


le novelle note con il titolo Le mille e

una notte. La leggenda è raffigurata

cromaticamente con diverse sfumature

del colore arancione, in parallelo

alle quali si sviluppano sinusoidali geometrie

ornamentali. Possiamo intuire

l'infinito dei fondali marini nell'opera

Blue. L'ultimo lavoro della serie si ispira

ai campi di girasoli e cattura lo sguardo

dell' osservatore dirigendolo verso il

punto di fuga centrale che porta all'infinito.

Il messaggio di Michal Ashkenasi,

trasmesso attraverso la bellezza delle

sue opere, è molto forte e convalida

artisticamente la teoria di micro e macrocosmo

e della relatività di Einstein.

I suoi quadri dimostrano, con piacevoli

cromie e orditure omotetiche, che niente

ha inizio né fine, ma fa parte di una

continuità eterna dove il creato compie

le sue meraviglie.

Dopo la mostra a Montecatini Terme,

l'artista israeliana proseguirà il suo tour

espositivo prima a Milano, nella primavera

del 2020, e successivamente a Venezia

nella rassegna AqvArt.

Campo infinito, computer art

Red garden, computer art

MICHAL ASHKENASI 47


Ornella gioielli

Piazza Ginori 8, Sesto Fiorentino (FI)

+ 39 055 4480339

leggieri.poccianti@gmail.com


Alessia Baragli

di Serena Gelli

Ritratti

d’artista

Dalle figure d’ispirazione classica alla natura: questi

i temi dell’artista certaldese, ugualmente impegnata

nella pittura e nell’incisione

Alessia Baragli

Armonia, colore, leggerezza e

solarità: questo traspare dai dipinti

di Alessia Baragli, giovane

artista certaldese il cui innato talento

per la pittura ha iniziato a manifestarsi

fin dall’infanzia. Nel 1994, si diploma

all’Istituto d’arte Duccio di Buoninsegna

a Siena. Nel 1997 partecipa a una

collettiva di pittura a Castel del Piano.

Nel 2002 vince il prestigioso Premio Firenze

e l’anno successivo si diploma

all’Accademia delle Belle Arti di Firenze

con una tesi su Giovanni Boldini. Nel

2007, presso la stessa accademia, consegue

la specializzazione in Arti visive

e Discipline dello spettacolo con una

tesi su Giovanni Barbisan, famoso incisore

veneto, e nel 2008 ottiene la qualifica

di incisore e stampatore presso la

Fondazione internazionale d’Arte grafica

Il Bisonte di Firenze. Nel 2003, due

mostre a Firenze: Ritratti alla galleria Il

Candelaio e Dal reale all’irreale al Caffè

Petrarca. Nel 2007 è nuovamente alla

galleria il Candelaio con un ciclo di opere

dal titolo Percorsi paralleli. Nel 2012

è al Castello Pasquini di Castiglioncello

per una mostra e laboratorio artistico

rivolto ai bambini. «E’ stata una bella

esperienza lavorare con i bambini − racconta

Alessia −, insegnando loro quanto

sia importante esprimere le proprie

emozioni attraverso la creatività. Quando

sono arrabbiata − prosegue − riesco

a dipingere più velocemente e con

maggiore ispirazione. Spesso mentre

dipingo ascolto musica perché mi aiuta

a concentrarmi. L’arte mi dona gioia e

mi arricchisce interiormente nonostante

sia difficile poter trasformare questa

passione in un lavoro di cui vivere. Restano

i sentimenti e le emozioni che cerco

di trascrivere sulla tela e sul foglio».

alessia.baragli@gmail.com

Angelo musicante, olio su tela, cm 60x70

Pineta di Baratti, calcografia

ALESSIA BARAGLI

49


Firenze

Mostrte

Annamaria Maremmi

Dal 9 al 21 novembre al Gruppo Donatello con la

mostra Oltre il vero

Un atto di fede nell'arte e nella bellezza per superare

ogni barriera e celebrare la vita, l'amicizia e il dialogo

di Lodovico Gierut / foto Stefano Lepore

Ho scritto più volte a proposito

della versatilità espressiva di

Annamaria Maremmi; lo faccio

più che volentieri anche in questa

occasione ammirando una nuova serie

di opere – tutte su tela – primariamente

legate all'esaltazione della bellezza della

Donna. La bellezza di ogni dipinto,

tuttavia, pur di forte impatto estetico,

non è legata alla cosiddetta suggestione/sensazione,

ma si precisa in un’autentica

conquista portata in essere con

una meditata ed equilibrata scelta creativa.

Il linguaggio dell'autrice trasforma,

passo dopo passo, le attuali idee

in forme ben disciplinate da una concretezza

d'accenti connessa a leggere

e interpretare i vari accadimenti. Se

da un lato le variazioni cromatiche, il

ritmo delle pennellate, cioè a dire tutti

gli elementi tecnici e grammaticali del

suo linguaggio convergono in una visione

ottimamente fusa, dall'altro le immagini

concluse, o meglio, conclusive,

svelano in pieno una realtà nella quale

sa calarsi molto bene grazie a quello

che definisco: “il sentimento del vivere”.

Ecco che balzano agli occhi lavori

quali Amicizia, Riflessione, Vanità, Sintesi,

Intimamente e via dicendo, che alludono

a più comportamenti in cui la

sua libertà s'esprime, senza dispersioni

e orpelli, diventando persino positivamente

atemporale e ordinando le idee

in quell'autonomo modo che tanti di noi

ben conoscono e apprezzano.

www.annamariamaremmi.eu

Note in blu, olio su tela, cm 80x60

Abbandono, olio su tela, cm 70x50 Misteri, olio su tela, cm 70x50 Rimpianti, olio su tela, cm 70x50

50

ANNAMARIA MAREMMI


A cura di

Massimo De Francesco

Letterati stranieri in

Toscana

David Herbert Lawrence

Tra i più grandi innovatori della letteratura anglosassone,

narrò l’amore sensuale nel capolavoro L’amante di Lady

Chatterley scritto e pubblicato in Toscana

di Massimo De Francesco

È

ormai noto il ruolo di forza ispiratrice

che Firenze e la Toscana

rivestono da secoli, offrendo

spunti a poeti, artisti, scrittori e registi

cinematografici. Siamo alla fine dell’Ottocento

e il Grand Tour è un fenomeno

culturale ormai passato di moda,

anche se i letterati stranieri sono ancora

affascinati dalla Toscana. E’ il caso

dello scrittore e poeta britannico David

Herbert Lawrence nato a Eastwood,

nel Nottinghamshire, l’11 settembre

del 1885, da padre minatore pressoché

analfabeta e da madre istruita. Ottenuta

una borsa di studio alla Nottingham

High School, che frequenta dal 1898 al

1901, abbandona la scuola per ragioni

economiche che lo costringono a lavorare.

Il primo episodio di polmonite,

incipit di un calvario clinico che lo accompagnerà

sino alla morte, lo spinge

ad abbandonare il lavoro e a riprendere

gli studi formandosi come insegnante.

E’ grazie all’insistenza di Jessie Chambers,

suo primo amore, che Lawrence

inizia a scrivere nel 1905 e, dopo

due anni all’University College di Nottingham,

pubblica il suo primo romanzo,

Il pavone bianco. Nel 1908, alcune

sue poesie vengono sottoposte da Jessie

Chambers all’attenzione di Ford

Madox Hueffer, influente editore della

English Review che, riconoscendone

il talento, inizia a pubblicare i suoi

scritti. Seguono quindi romanzi come

Il Peccatore (1912) e Figli e Amanti

(1913) terminato in Italia. Colpito da

un secondo attacco di polmonite, si ritira

dall’insegnamento, e, innamoratosi

di Frieda Von Richthofen, aristocratica

tedesca, lascia l’allora fidanzata Louise

Burrows e parte per il continente con

la nuova compagna. Soggiornano prima

a Metz e poi proseguono verso l’Italia,

dove a Fiascherino, nei pressi di

La Spezia, inizia a scrivere uno dei suoi

David Herbert Lawrence

capolavori più controversi: L’Arcobaleno

(1915). Rientrati in Inghilterra nel

1914 per legittimare la loro relazione,

iniziano subito dopo a viaggiare intorno

al mondo. Dal 1922 al 1924 la coppia

vive in Sri Lanka, Australia, Nuovo

Messico (Stati Uniti) e Messico per

poi rientrare in Europa nel 1925, dove

Lawrence e Frieda risiedono a Villa l’Arcipresso,

nota oggi come Villa Mirenda,

a San Polo a Mosciano, vicino Scandicci.

E’ qui che l’autore scrive il suo capolavoro,

L’amante di Lady Chatterley,

di cui riuscirà a pubblicare mille copie

nel 1928 a Firenze grazie al libraio Giuseppe

“Pino” Orioli e a distribuirlo lui

stesso privatamente. Il romanzo, considerato

allora un oltraggio al pudore,

non fu ammesso in Gran Bretagna fino

al 1960 quando una sentenza liberò

l’opera dalla censura. Lawrence si trasferisce

a Bandol, sulla costa francese,

dove resta dall’ottobre del 1929 al febbraio

del 1930, spostandosi a Vence,

dove viene curato per la sua ormai cronica

tubercolosi. Muore il 2 marzo dello

stesso anno, assistito fino alla fine dalla

moglie Frieda e dall’amico, lo scrittore

inglese Haldous Huxley. Nel 1935, le

sue spoglie vengono riesumate e cremate,

per poi essere trasportate a Taos,

in Nuovo Messico.

DAVID HERBERT LAWRENCE 51


B&B Hotels

Italia

Ottava tappa del B&B Hotels Road Trip:

visita all’Acquario di Genova, tra i più

grandi e spettacolari d’Europa

di Francesca Vivaldi

«

Q

uando il pinguino maschio

s’innamora setaccia tutta la

spiaggia per cercare il giusto

sasso da regalare alla sua

sposa». Una delle curiosità più romantiche

che io abbia mai sentito. E’ da poco

passato il compleanno del mio fratellino,

occasione in cui decisi di fargli una sorpresa

portandolo a vedere l’Acquario di

Genova. Un mondo magico, incantato,

quasi surreale anche per me. Un pomeriggio

passato a tu per tu con i pinguini.

Esseri buffi, con una camminata quasi

dondolante, che non pensavo potessero

avere una sensibilità così unica. Ero

più incantata io da tutto ciò che mi circondava

che quel nanerottolo di mio fratello.

Dopo quest’esperienza all’insegna

delle curiosità e del contatto con la natura

che mi ha portata a scoprire un mondo

nuovo, ci siamo recati al B&B Hotel

Genova per trascorrere la notte. Un’accoglienza

straordinaria, fatta di sorrisi e

disponibilità. E come abbiamo passato la

serata? Ovviamente guardando un documentario

su Netflix, grazie alle Smart TV

presenti in camera. Il giorno successivo,

dopo la super colazione firmata B&B Hotels,

ci siamo rimessi in viaggio. Quale

sarà la prossima avventura?

Foto courtesy Viaggiamo.it

52

ACQUARIO DI GENOVA


B&B Hotels

D

estinazioni, design, prezzo.

B&B Hotels unisce il calore e

l’attenzione di una gestione di

tipo familiare all’offerta tipica di una

grande catena d’alberghi. Un’ospitalità

di qualità a prezzi contenuti e competitivi,

senza fronzoli ma con una forte

attenzione ai servizi. 39 hotel in Italia.

Camere dal design moderno e funzionale

con bagno spazioso e soffione XL,

Wi-Fi in fibra fino a 200Mega, Smart TV

43”con canali Sky e satellitari di sport,

cinema e informazione gratuiti e Chromecast

integrata per condividere in

streaming contenuti audio e video proprio

come a casa. Vivi l’Italia come mai

avevi fatto prima. E’ questo il momento

di viaggiare.

hotelbb.com

ACQUARIO DI GENOVA

53


Ritratti

d'artista

Mauro Mari Maris

Colori squillanti e dinamismo di segni per catturare

l’essenza del mondo oltre il visibile

di Jacopo Chiostri

A

chi è capitato di visitare una delle

tante esposizioni delle opere

di Mauro Mari - conosciuto

nell’ambiente artistico col nome di Maris

- di primo acchitto sarà sembrato

di vedere il mondo dall’alto di un aereo,

questo perché, sia pure nella loro

enorme frammentazione segnigrafica e

cromatica, le sue opere hanno una sorprendente

uniformità compositiva per

cui occorre “avvicinarsi alla terra” per

riconoscere i paesaggi e le figure che

Maris rappresenta con quei suoi segni

Studio oscuro (2019), smalto, cm 70x90

Padule (2019), smalto, cm 50x70

densi di tinta, con le

sue composizioni apparentemente

distratte

e con luce che tutto

avvolge, modellata dai

contrasti. Non ci sono

figure, ruscelli, boschi

nei lavori di Maris?

Beh, questo è quanto in

verità appare; poi però

a guardar bene, con i

suoi pennelli lui riproduce

sulla tela il mondo

intero, ci siamo tutti,

ciascuno di noi è stato rappresentto,

con le nostre emozioni, i dubbi, l’eterno

progredire di coloro che sanno farsi homo

viator, uomo in cammino. Ci sono

le nostre città, le campagne, gli animali

del creato, i boschi illustrati con una

lingua per la quale non occorre traduttore

giacché, a dispetto, del suo essere

insolita, informale, ci appare subito

familiare. Ci si perde nei suoi lavori.

Ciascuno diverso dall’altro, chiaramente

lavori informali, fatti con smalti, fatti

di colori squillanti con composizioni

apparentemente, lo dicevamo prima,

distratte, mentre, ad un’osservazione

compiuta appaiono chiaramete meditate,

molto poco istintive; composizioni

che chiedono all’osservatore di partecipare,

perché la visione non è agevolata,

Paesaggio toscano, smalto, cm 50x70

anzi, e qui sta la forza di queste opere,

la cui lettura è possibile, a patto però di

andare ‘oltre’. Lo stile di Maris è moderno,

lo hanno paragonato a Pollock, ma

il suo vero maestro, fonte di ispirazione

è stato Mario Schifano, maestro per

molti anni, ma soprattutto amico. Nel

1972, aprì la galleria d’arte San Frediano

presto diventata, all’epoca, un punto

di riferimento per la pittura Toscana

degli anni Settanta e Ottanta, in quel periodo

le sue opere raggiunsero valori

di mercato consistenti e venne allora

il momento di trasferirsi a Firenze, città

simbolo dell’arte e punto di riferimento

internazionale della cultura di quel periodo.

Tra il 1975 e il 1985, i suoi quadri

sono stati esposti nelle gallerie di tutto

il mondo ricevendo importanti riconoscimenti.

Tra la fine degli anni

Ottanta a metà degli anni Novanta,

ha condotto programmi di arte

per emittenti televisive toscane

e nazionali. Con l’arrivo del nuovo

Millennio, ha ricominciato a dipingere

con maggiore frequenza e un

suo nuovo stile ha preso forma,

accostandosi al dripping di Pollock;

uno stile fuori dal comune,

riconoscibile ed unico.

www.mauromaris.com

mauromaris@yahoo.it

54

MAURO MARI MARIS


Eventi in

Toscana

Concluso l’ultimo raduno in Toscana il Club

Ferraristi Sieci scalda già i motori per il 2020

di Elisabetta Mereu / foto Elisabetta Mereu e Massimo Pagliazzi

Sarà il potente rombo del motore,

sarà quell’accelerata che in

una frazione di secondo ti inchioda

al sedile, saranno gli sguardi di chi

lungo la strada si ferma per ammirare

l’auto italiana più famosa nel mondo

ma “salire su una Ferrari è sempre

un’emozione”. Uso le parole del pilota

della Rossa, Charles Leclerc dopo il primo

giorno di test a Maranello, per commentare

la mia esperienza su una 360

Modena del 1999, guidata dal proprietario

Claudio Vaglica. L’occasione è stata

il raduno organizzato domenica 29 settembre

dai Ferraristi Toscani Club Sieci

per la giornata conclusiva del 44° Bac-

Enio Turrini, presidente del Club Ferraristi Toscani Sieci

e la pittrice Silvia Serafini

L'autrice dell'articolo pronta a salire a

bordo di una Ferrari 360 Modena

co Artigiano alla Villa

Poggio Reale di Rufina,

alla quale 32 proprietari

di auto con il Cavallino

Rampante in bellavista e

una ventina d’epoca di

vari modelli, sono arrivati

dopo un bel giro

collinare, partendo

dalla Piazza del Comune

di Pontassieve fino a

Stia, al Museo della La-

na. Dopo aver ammirato l’antica filiera

di lavorazione della tipica stoffa arricciata

del Casentino, siamo ripartiti alla

volta di Londa, dove ci aspettava un veloce

aperitivo prima di scendere

lungo i tornanti della

Val di Sieve. A fine mattinata,

il serpentone multicolore

di auto rombanti ha fatto

il suo ingresso lungo il viale

alberato della suggestiva Villa

di Poggio Reale, accolto da

una moltitudine di persone di

ogni età, entusiaste di vedere

da vicino e fotografare questi

Le Ferrari schierate a Villa Poggio Reale (ph. Massimo Pagliazzi)

affascinanti veicoli. Al termine

del pranzo conviviale tutti

i partecipanti hanno ricevuto un francobollo

celebrativo di questa 19^ partecipazione

all’evento e l’omaggio di una

fiaschetta di vino Chianti Rufina con l’etichetta

del Club Sieci. «E’ stato molto

impegnativo - ha detto a fine manifestazione

Enio Turrini, presidente multitasking,

da 2 anni alla guida del Club

Ferraristi Toscani Sieci, nato 35 anni fa

- anche perché venivamo da mesi di raduni

fatti una settimana di seguito all’altra,

in varie zone della Toscana, ma dato

il gradimento e la grande partecipazione

del pubblico siamo rimasti molto contenti.

Perciò da queste pagine vorrei

ringraziare le istituzioni dei Comuni che

ci hanno ospitato, in particolare il sindaco

di Rufina, Vito Maida, l’assessore

allo Sviluppo Stefania De Luise e per la

sua presenza al raduno Massimo Ruffilli,

presidente ACI auto storiche. E naturalmente

la pittrice Silvia Serafini che

con i suoi quadri ha rappresentato alcuni

modelli di storiche Ferrari e alla fine

della mostra ci ha donato una delle opere

esposte in villa. Ora - ha proseguito

Turrini - siamo impegnati nell’allestimento

della nuova sede del Club dove

ci trasferiremo nei primi mesi del prossimo

anno per ospitare al meglio anche

i nuovi tesserati che aumentano ogni

mese di più. E nel frattempo stiamo anche

organizzando l’ultimo importante

appuntamento dell’anno per i nostri

180 soci del Club: il pranzo di fine stagione

motoristica - il 24 di questo mese

al Tuttobene di Campi Bisenzio - al quale

partecipano sempre importanti ospiti

del mondo automobilistico sportivo».

Per info e tesseramenti:

www.ferraristiclubsieci.it

info@ferraristiclubsieci.it

+39 348/3324759

Ferraristi Toscani Club Sieci

CLUB FERRARISTI SIECI

55


Firenze

Mostre

Anna Bubba

Si è da poco conclusa a Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio

regionale della Toscana, la mostra per il cinquantennale della pittrice

Fiori, figure e paesaggi ricostruiscono le tappe di un percorso da sempre

incentrato su armonia della linea e vivacità del colore

di Eugenio Giani / foto Maria Grazia Dainelli e courtesy dell'artista

Testo tratto dal catalogo della mostra Anna Bubba, cinquant'anni d'arte 1969 - 2019

La mostra dell'artista che ospitiamo

nelle prestigiose sale monumentali

del palazzo del Pegaso,

sede del Consiglio regionale della Toscana,

ha un valore tutto particolare e

lo si coglie subito dal titolo dell'esposizione:

Anna Bubba, cinquant'anni d'arte

1969-2019. Si tratta, quindi di rendere

un tributo ad una pittrice conosciuta

ed apprezzata che, calabrese di nascita,

ha trovato in Toscana la sua casa, personale

e artistica. Anna Bubba è prima

di tutto una donna di grande umanità e

sensibilità, virtù che lei riesce a trasformare

in modo autentico e brillante nelle

sue opere. In questi cinquant'anni d'intensa

produzione Anna Bubba è sempre

riuscita a mantenere la sua forza

espressiva attraverso una ricerca costante,

soprattutto del colore, del quale

è certamente diventata maestra indiscussa.

Nei dipinti trasmette emozioni

pure, profondità e leggerezza al tempo

stesso. Con questa mostra Anna Bubba

ci permette di entrare nel suo mondo

sospeso, nei paesaggi naturali, nei

ritratti o nelle composizioni floreali senza

dimenticare un omaggio alla nostra

amata Firenze. E' perciò un grandissimo

piacere essere protagonisti di questo

evento per una pittrice che, con la

sua arte, ha offerto un contributo originale

alla cultura Toscana.

Contatti:

+ 39 371 1852136

Il taglio del nastro: al centro l’artista con il presidente del Consiglio regionale

Eugenio Giani e il sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi

Panorama toscano, olio su tela, cm 40x60

Il presidente Giani consegna all'artista la targa per il cinquantennale alla

presenza del sindaco Fossi

La cattedrale di Santa Severina in Piazza Vittorio Emanuele III, olio su tela, cm 50x70

56

ANNA BUBBA


di Salvatore Blasco

Anna Bubba e di origine calabrese

e toscana di adozione.

Ha iniziato la sua lunga e luminosa

carriera nel 1969 a Torino.

Da molti anni e una pittrice affermata

per lunga esperienza di arte sui vari

itinerari pittorici affrontati nel corso

della sua vita. Maestra nel colore sa

armonizzare in forme poetiche, tanto

e palpitante il connubio tra realta

e immaginazione sempre in felice integrazione

tra afflati di spiritualita e

in continua ricerca di nuove vie pittoriche,

le piu consone nel tempo alla

sua personalita e all’evolversi della

sua cultura artistica. Ormai da molti

anni e sulla breccia dell’Olimpo pittorico,

molteplici consensi ovunque

conseguiti e premi di cui è stata insignita

sia in Italia che all'estero.

Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria, olio su

tela, cm 50x70

di Anita Norcini Tosi

Carissima Anna,con immensa

gioia ho visto i tuoi quadri

esposti. Complimenti per

il tuo percorso artistico, così articolato

e denso di significato poetico.

Firenze espressa attraverso la Cupola

è simbolo davvero di armonia cosmica.

I fiori e la natura sono un inno

alla Natura.

Santa Maria del Fiore, olio su tela, cm 40x40

Con l'attore e regista Gaetano Gennai (a sinistra) e Paolo Becattini, Capo di Gabinetto

del Consiglio regionale della Toscana

La presentazione della mostra: Anna Bubba con il giornalista Fabrizio

Borghini e il critico d’arte Silvia Ranzi

Di nuovo con Gaetano Gennai

Armonia di fiori, olio su tela, cm 60x80

Madonna col Bambino, olio su tela, cm

25x35 (collezione privata, Francia)

ANNA BUBBA

57


Francesca, grafite, cm 150x60

Rinascere (alla sorgente), grafite, cm 126x86 Campeggio Le Marze, penna, cm 30x50 Il volo, matite e tecnica mista, cm 95x65

Nato a Firenze nel 1956, Marcello Del Soldato ha frequentato, negli anni Settanta, l’Accademia

di Belle Arti dove si è diplomato in Pittura. Tra le principali mostre si ricordano:

Centro d’arte Bardi 21, Firenze; associazione Alkaest, Trestina di Città Di Castello.

Concorso Immagina, mostra mercato di arte contemporanea a Reggio Emilia, 2002;

Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea, Piombino, 2003; mostra collettiva,

Pienza; Iclab, Firenze; Galleria Eventi, Grosseto. Ha ricevuto il primo premio al

Circolo Arci di Carmignano. Ha esposto inoltre a Firenzuola d’Arda e a Piacenza.

marcellodelsoldato@gmail.com

+ 39 3518098927


Ritratti

d’artista

Manuela Morandini

Dipinti e pirografie per rappresentare la

bellezza del paesaggio

di Doretta Boretti

Preparare un articolo su Manuela

Morandini è un’impresa “epica”

perché, pittrice schiva com’è,

non ama i virtuosismi letterari, quindi

cercherò di essere più chiara possibile

nello scrivere di lei a coloro che

non conoscono ancora questa straordinaria

artista toscana. Forse è proprio la

riservatezza e quella poca propensione

al protagonismo a renderla una creatura

semplice e soprattutto molto schietta.

La curiosità e la capacità di stupirsi,

anche delle piccole cose, hanno accompagnato

sempre il suo percorso evolutivo.

L’esigenza di sperimentare nuove

tecniche e nuovi materiali, il suo amore

per i colori, il mettersi costantemente

alla prova per raggiungere ambìti traguardi

e il legame profondo che ha con

il territorio ci fanno capire come le immagini

delle bellissime colline toscane,

nel susseguirsi delle stagioni, raccontino

quanto questi paesaggi siano stati

per lei forieri di grandi insegnamenti.

Soprattutto il paesaggio chiantigiano, di

cui Manuela sa catturare bellezza cromatica

e armonia delle forme. Il suo

percorso artistico si dipana in un arco di

circa 30 anni di studi, ricerche e intensa

produzione. Bellissimo l’atelier, nel cuore

del paesino di Panzano (il suo luogo

Vinarello, acquerello su carta, cm 70x50

D'inverno nel Chianti, olio su tela di cotone, cm 70x50

Portovenere, pirografia, cm 42x25,5

di origine e di vita),

dove si può apprezzare

un laboratorio

colmo di pennelli

disposti su ampi

tavoli, attrezzi vari

e una vasta esposizione

di opere. Ma

entrare nel laboratorio

di un’artista è

un po’ come entrare

nella sua anima

quindi è corretto

entrarvi con religioso

silenzio... Tutto è

permeato da odori

intensi che ti riconducono

ad antiche

botteghe di un tempo

lontano e scopri

paesaggi, nature

“silenti”, volti che

hanno sposato il legno

da lei inciso col

pirografo, seguendo

le nervature che

il legno stesso le ha

suggerito. Poi alzi

gli occhi e vedi quadri dipinti su materiali

vari, le cui pennellate, i cui colori

così ben definiti richiamano alla memoria

alcune opere di Van Gogh. Così

tornano alla mente le lettere del grande

artista al fratello Theo, una in particolare

nella quale scrive:

«Faccio sempre ciò che

non so fare per imparare

come va fatto». Questo

è proprio il percorso

artistico della Morandini

che, grazie a quel suo

“fare”, alla sua tenacia,

al costante desiderio di

ricercare nuove tecniche,

sperimentare nuovi

strumenti, conoscere e

capire, è diventata un’artista

apprezzata e stimata

dalla critica.

MANUELA MORANDINI

59


Arte e

gusto

A cura di

Elena Maria Petrini

La XXII edizione di Elba Drink

Concorso internazionale organizzato da ABI Professional, AIBES

e FIB per premiare i migliori professionisti del bartender

di Elena Maria Petrini / foto courtesy Elba Drink

Anche quest’anno, nell’incantevole

cornice dell’Isola d’Elba, si

è svolta la XXII edizione di Elba

Drink 2019, una gara internazionale

di cocktail che vede sfidarsi i migliori

bartender iscritti alle associazioni di categoria

come ABI Professional, AIBES e

FIB. Anche quest’anno la manifestazione

si è svolta all’Hotel Hermitage, il più

prestigioso hotel a cinque stelle dell’isola

di proprietà di Massimo e Raffaella

De Ferrari, situato nell’incantevole

Golfo della Biodola, a 7 km da Portoferraio.

Il concorso si è tenuto nei primi

giorni del mese di ottobre nelle strutture

del resort. Gli sfidanti sono stati

50, tra barmen e barladies, di cui 10

stranieri, che hanno presentano la ricetta

di un fancy cocktail poco alcolico

- massimo 12° - , in nome del “bere

responsabile”, così come promosso dal

comitato Elba Drink costituito dall’ingegnere

Massimo De Ferrari, presidente,

Severino Paolo Baldini, vicepresidente,

Marco Giovarruscio e da Bernardo Ferro

che hanno fatto raggiungere a questo

evento un livello internazionale per

sensibilizzare i giovani all'uso moderato

Il primo classificato Fabio Vitelli (al centro) con il cerimoniere di ABI Professional Marco Giovarruscio (a destra)

e il segretario del concorso Bernardo Ferro

Il cocktail vincitore

dell'alcol. Il concorso ha visto

la presenza di due giurie: una

tecnica, che esamina i corretti

criteri di composizione del

cocktail, composta da Andrea

Francardi, Silvano Evangelista,

Filippo Ottanelli e Matteo

Stafforini; l’altra di degustazione,

che analizza aspetto,

profumo, gusto e decorazione

delle varie ricette, guidata

da Severino Paolo Baldini, insieme

a Simona Sabbioni, Liliana

Colle e Gaetano Filice. La

manifestazione è stata presentata

dal cerimoniere ABI Professional

Marco Giovarruscio,

insieme a Valeria Altobelli e

Roberta Beta, che hanno diretto

abilmente l’avvicendarsi

dei concorrenti ai tavoli di

preparazione e le presentazioni

dei cocktail. Ospiti d’onore

Nicola Pietrangeli, tra i più

grandi tennisti italiani, Alessandra

Sensini, vice presidente

del Coni e campionessa olimpica di

windsurf, Stefano Makula, 28 volte primatista

mondiale di apnea in varie specialità,

e Francesco Gambella, campione

di canoa e kayak. La serata si è conclusa

con lo spettacolare show di flair

bartender del campione del mondo in

carica Dusan Janjatovic, a cui è seguita

la musica della dj Miriam Fecchi

della radio RTL 102.5. Il primo

premio è andato a Fabio Vitelli, secondo

barman dell’Hotel Hermitage

e responsabile del sunset bar, con il

cocktail Sunset; il secondo premio è

andato alla barlady Marina Milan, che

gestisce il Cocktail Bar di Pinerolo,

con il cocktail Tu chiamale se vuoi...

emozioni; il terzo posto è andato ad

Ezio Falconi, barman freelance e autore

di molte pubblicazioni sulla storia

del cocktail.

60

ELBA DRINK


Arte e

gusto

I PAT di Abbadia San Salvatore

Un convegno per tutelare e valorizzare le eccellenze

alimentari del Monte Amiata

Testo e foto di Elena Maria Petrini

Il 13 ottobre scorso presso il Teatro

Servadio di Abbadia San Salvatore

si è svolto un convegno organizzato

dall’Associazione Pera Picciola

e patrocinato dal Comune per promuovere

i prodotti agroalimentari tradizionali

come la pera picciola, la ricciolina

e l’agresto, tipici e ben radicati nella

tradizione gastronomica e culturale di

questo territorio amiatino, con l’obiettivo

di farli iscrivere nell’elenco regionale

dei Prodotti Tradizionali Toscani. I

relatori erano tutti esperti del settore:

Cristina Pizzetti, responsabile CIA Toscana,

ha introdotto il percorso per l’iscrizione

della ricciolina nell’elenco

regionale ma anche la mappatura dei

prodotti agroalimentari tradizionali, ricordandoci

che nel 2019 i PAT (Prodotti

Alimentari Tipici) in Italia sono 5.128

e la Toscana è la regione che ne detiene

di più, a conferma delle potenzialità

e varietà produttive del nostro territorio;

Annalisa Romani, docente del Polo

scientifico e tecnologico dell’Università

di Firenze, ha parlato, invece, delle

nuove opportunità di utilizzo della pera

picciola in campo alimentare e cosmetico,

ma anche nel settore della

nutraceurica; Roberto Scalacci, direttore

Agricoltura e Sviluppo Rurale della

Regione Toscana, ha relazionato sulle

opportunità di valorizzazione delle produzioni

agroalimentari tradizionali e sui

PAT toscani; Daniele Vergari, agronomo

e storico, ha trasmesso la storia e le

particolarità delle produzioni alimentari

della Toscana meridionale; Annita Toffanin,

docente del Dipartimento Scienze

Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali

dell'Università di Pisa, ha parlato della

valorizzazione di un agresto del Monte

Amiata ottenuto da uve ed erbe aromatiche

dell’area amiatina raccontandolo

così: «L’agresto è un condimento antico

ottenuto dal succo di uva acerba con

aggiunta di frutti, mosti, aceto e spezie.

Si produce in estate con l’uva immatura

frutto dei diradamenti che si eseguono

nelle vigne toscane o con uve ordinarie

raccolte prima della maturazione, a coltivazione

biologica o biodinamica, per

garantire l’assenza di residui di fitofarmaci.

L’agresto è compreso tra i PAT

della Regione Toscana. E’ da tempo

oggetto di sperimentazioni in collaborazione

tra il professor Giancarlo Scalabrelli

dell’Università di Pisa e l'azienda

Lombardi e Visconti di Abbadia San

Salvatore, vincitrice del bando regionale

e capofila del progetto Agreno (con

10 partner tra cui Università, Cnr-IBBA,

CIA) che si propone di valorizzare l'agresto

dell'Amiata, definendone alcune

ricette di riferimento che ne esaltino

le caratteristiche organolettiche e salutistiche,

selezionando e utilizzando uve

ed erbe locali, standardizzando e migliorando

l'intero processo produttivo,

dalla raccolta al prodotto finale, con l'obiettivo

di caratterizzarlo in relazione ad

aspetti organolettici, nutraceutici e funzionali,

sviluppando anche applicazioni

alternative del prodotto finito, quali

l'impiego in cosmesi».

I relatori del convegno: da sinistra, Aurelio Visconti, Cristina Pizzetti, Annalisa Romani, Roberto Scalaci, Annita Toffanin e Daniele Vergari

PAT DI ABBADIA SAN SALVATORE

61


Arte e

gusto

A cura di

Elena Maria Petrini

Come le fragole a primavera

Un libro con diversi autori per raccontare storia e tradizione

della cucina italiana

Testo e foto di Elena Maria Petrini

L’Accademia degli Impaginati si

compone di persone che amano

la lettura e la scrittura; non

amano la burocrazia, per questo non

hanno un elenco e neanche loro sanno

precisamente quanti siano a farne parte.

I loro incontri si chiamano “quattrochiacchiere”

e non hanno mai un ordine

del giorno o un relatore. Se l’Accademia

avesse delle porte, sarebbero girevoli e

senza controllo degli accessi, ma non

le ha perché se fosse un luogo, sarebbe

aperto a tutti. Ne fanno parte Rossana

Franceschina, Roberto Giorgietti,

Liliana Bruchi, Rosanna Azzini, Andrea

Falcioni, Emma Fortini, Anna Maria

Garbari, Barbara Gavagna, Natalia Lastrucci,

Eleonora Merchiori, Massimo

Materassi, Laura Michelotti e Chiara

Miryam Novelli, che con la casa editrice

Jolly Roger hanno pubblicato uno straordinario

libro intitolato Come le fragole

a primavera. Non è un semplice

ricettario perchè ogni ricetta ha qualcosa

da dire. Gli autori hanno raccontato

i propri ricordi d’infanzia, parlando di

madri, suocere, nonne e zie protagoniste

delle storie, oltre ai ricordi di terre

diverse, miseria e fame, scene di vita,

viaggi, aneddoti, tutto raccontato con

vivacità. In questo libro gli autori si sono

immersi nei loro ricordi legati alla

cucina, attraverso i quali hanno recuperato

suggestioni legate all’infanzia, alla

giovinezza, ai rapporti familiari, unendo

spesso agli episodi autobiografici

aspetti riconducibili all’economia, alla

storia e alla società di un periodo più o

meno lontano nel tempo. Tutto questo è

stato possibile grazie alla casa editrice

toscana Jolly Roger con la quale si può

pubblicare gratuitamente, come ci spiega

il fondatore Fabio Gimignani: «Ho

voluto mettere a disposizione la mia

professionalità proveniente da strutture

editoriali che hanno costruito una

realtà pionieristica nel mondo della carta

stampata. Ho deciso di impiegare la

mia esperienza per

fornire un servizio

tangibile a coloro

i quali desiderino

fare uscire il proprio

libro dal cassetto

e misurarsi

col giudizio del

pubblico. Il giocoso

richiamo al vessillo,

Jolly Roger,

appunto, tende a

sottolineare come

da una spontanea

unione di

passioni condivise

possono nascere

nuovi “fratelli

della costa” pronti

a solcare i mari

dell’editoria e con

il vento in poppa».

Roberto Giorgetti (a sinistra) e Rosanna Franceschina, due degli autori del libro, con l'editore Fabio Gimignani

62

COME LE FRAGOLE A PRIMAVERA


GRAN CAFFÈ SAN MARCO

Un locale nuovo e poliedrico, con orari

che coprono tutto l’arco della giornata.

Perfetto sia per un pranzo di lavoro che

per una cena romantica o per qualche

ricorrenza importante

Piazza San Marco 11/R - 50121 Firenze

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Una banca coi piedi

per terra, la tua.

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