GEOmedia_4_2020

mediageo

La prima rivista italiana di Geomatica

Rivista bimestrale - anno XXIV - Numero 4-2/2020 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

FOTOGRAMMETRIA

URBANISTICA

EDILIZIA

GNSS

BIM

RILIEVO TOPOGRAFIA

CAD

REMOTE SENSING SPAZIO

WEBGIS

UAV

SMART CITY

AMBIENTE

NETWORKS

LiDAR

BENI CULTURALI

LBS

Lug/Ago 2020 anno XXIV N°4

Tecnologia PPK

per il Rilievo

di una Cava

MAPPATURA DELLA

COPERTURE IN AMIANTO

TELERILEVATE

RISCHIO SISMICO

E CITTÀ SOLIDALE

SOLUZIONE OS PER LA

CARTOGRAFIA WEB



La geomatica dallo spazio

sempre più accessibile

Il futuro della geomatica con la new space economy è impresso nel recente

successo di Vega, il razzo che ha portato in orbita, con un rivoluzionario

dispenser, più di 50 satelliti in un solo lancio, in orbite fra loro differenti,

soddisfacendo così 21 clienti diversi di 13 Paesi. Un record che mantiene

l'Europa, e l'italiana Avio che costruisce gran parte del vettore europeo

Vega, ai vertici della tecnologia spaziale.

Si apre così la via, oltre che ad una nuova economia, ad uno spazio aperto

e non più solo relegato ai grandi investimenti. Piccoli laboratori scientifici,

ma anche paesi del terzo mondo, potranno avere così il loro nano-satellite

in orbita per gli scopi specifici delle loro ricerche e necessità.

Non è da molto tempo che il nano-satellite, una unità satellitare di piccola

dimensione (cubo di 10cm = 1U), è stato coniato e sul quale sono nate

le prime componenti standard, serializzate ed adattabili anche a gruppi

di cubi (2U, 3U, etc), potendo avere un singolo sensore su una unità od

anche ospitare più componenti su più CubeSat affiancati.

Ad esempio un cubesat geomatico che venne lanciato lo scorso anno per il

monitoraggio InSAR di vulcani e terremoti, il CIRES (CubeSat Imaging

Radar for Earth Sciences) della NASA, è dotato di un radar ad apertura

sintetica interferometrica in banda S (InSAR), che può penetrare la

vegetazione e misurare interferenze al di sopra del suolo.

Il vantaggio dei piccoli satelliti CubeSats, che possono pesare circa 1 kg, è

quello di poter trasportare tecnologie in grado di gestire grandi volumi di

dati, come ad esempio quelli derivanti da letture radar ad apertura sintetica

(SAR), che in precedenza erano trasmesse solo da sistemi satellitari molto

più grandi o persino da sistemi come lo Space Shuttle.

In generale i satelliti più piccoli, più economici e in grado di lavorare

meglio con altri satelliti e sistemi terrestri, rappresentano un futuro in

grande crescita per l'Osservazione della Terra.

Non tralasciate di seguire e aggiornarsi sulle possibilità offerte dai piccoli

satelliti che da soli o in tandem con grandi sistemi satellitari offriranno

soluzioni sempre più importanti per il monitoraggio della vegetazione,

delle condizioni meteorologiche, dell’uso del suolo, degli incendi o

dei cambiamenti geologici in rapido movimento. Per ora i geologi, i

meteorologi, gli ingegneri del territorio, gli agronomi, i forestali, etc.

stanno iniziando ad abituarsi ai nuovi dati disponibili, ma dovremo

aspettare e vedere come i nuovi sistemi CubeSat potrebbero migliorare la

nostra comprensione degli eventi legati alla Scienza della Terra.

Con la possibilità di lancio offerte del vettore Vega, dettagliate nella

rubrica Terra e Spazio da Marco Lisi, il futuro sembra promettente.

Buona lettura,

Renzo Carlucci


FOCUS

In questo

numero...

FOCUS

REPORT

LE RUBRICHE

24 Immagine ESA

30 AUGMENTED REALITY

Mappatura delle

coperture in

cementoamianto

mediante

telerilevamento:

review e casi di studio

italiani

di Sergio Bellagamba,

Federica Paglietti, Paolo De

Simone, Daniele Taddei

6

34 MERCATO

40 AEROFOTOTECA

42 TERRA E SPAZIO

46 AGENDA

14

La tecnologia

PPK per il

rilievo di una

cava con DJI

MAVIC PRO 2

a cura di Redazione

Strumenti Topografici

In copertina alcuni momenti

dell'elaborazione di un rilievo

PPK di una cava eseguito con un

drone DJI Mavic 2 Pro.

geomediaonline.it

4 GEOmedia n°4-2020

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.

Da più di 20 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei

processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,

in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.

In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici

per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi

geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e

spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.


INSERZIONISTI

3Dtarget 17

Codevintec 22

Epsilon 35

ESRI 38

18

“Rischio Sismico e

città solidale”: dalla

ricostruzione del

1693 all’attualità

tra tecniche,

prevenzione, paure e

speranze

di R. Ragusa, A. Santacroce,

M. Mangiameli, G. Lo Bianco,

G. Mussumeci

Geomax 45

GIS3W 34

Gter 37

Planetek Italia 2

Sokkia 36

Stonex 47

StrumentiTopografici 48

Teorema 46

Una Soluzione OS

per la creazione

di gestionali

cartografici web

basati su

progetti QGIS

di Leonardo Lami, Cristiano

Fattori, Alessandro Jacobacci,

Walter Lorenzetti

26

Parco Nazionale Laguna

San Rafael, Cile (11 ottobre

2020).

In questa immagine acquisita

dalla missione Copernicus

Sentinel-2 è mostrata una

parte del Parco Nazionale Laguna

San Rafael, situato sulla

costa del Cile meridionale, di

fronte all’Oceano Pacifico.

Con un’area di copertura

di circa 17000 kmq il parco

include il Campo di Ghiaccio

Patagonico del Nord,

quel che resta della calotta

di ghiaccio della Patagonia

che un tempo ricopriva la

regione. Oggi, nonostante il

campo sia ridotto ad una piccola

frazione della sua antica

estensione, risulta tuttavia

ancora la seconda più grande

massa contigua di ghiaccio al

di fuori delle regioni polari.

L’immagine ritrae la porzione

occidentale del Campo

di Ghiaccio Patagonico del

Nord che contiene 28 ghiacciai

di sbocco, con i due

più estesi - San Rafael e San

Quintín – ben visibili in questa

ripresa. Il ghiacciaio San

Rafael, che si può osservare in

alto a destra nell’immagine,

è uno dei più attivi ghiacciai

in distacco al mondo e quello

che mi muove più velocemente

in Patagonia, “scorrendo”

ad una velocità di circa 7,6

km per anno.

una pubblicazione

Science & Technology Communication

GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.

ISSN 1128-8132

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Rivista fondata da Domenico Santarsiero.

Numero chiuso in redazione il 14 ottobre 2020.


REPORT FOCUS

Mappatura delle coperture

in cemento-amianto mediante

telerilevamento: review e casi

di studio italiani

di Sergio Bellagamba, Federica Paglietti, Paolo De Simone, Daniele Taddei

Firma spettrale del crisotilo puro, in cui sono ben visibili i due

picchi di assorbimento diagnostici localizzati a1,385 e 2,323 µm.

(USGS - Laboratory Reflectance Spectroscopy (RS) Studies of

WTC Samples.).

La legislazione

europea ed italiana ha

stabilito l’adozione di

piani di mappatura e

rimozione dell'amianto

da edifici pubblici e

privati. Il presente

lavoro illustra una

panoramica sulle

diverse tecniche

di telerilevamento

applicate alle superfici

in cemento amianto.

Grazie alla sua relativa

economicità ed alle

caratteristiche tecniche,

l’amianto è stato largamente

impiegato in tutto il mondo

per la produzione di oltre 3.000

tipologie di manufatti (oggetti e

materiali).

In Italia, in particolare, la maggior

parte dell’amianto è stato

utilizzato per la produzione di

cemento-amianto (CA); si tratta

di una miscela di cemento contenente

il 10-20% di fibre di

amianto che è stata impiegata

nella realizzazione di lastre lisce

o corrugate per coperture o

divisori sia interni che esterni,

di edifici civili e industriali.

Queste lastre, a distanza di un

certo numero di anni dalla

messa in opera, tendono a deteriorarsi

e a rilasciare in atmosfera

fibre di amianto, pericolose

per la salute umana (Reid et all.

2014; Spurny 1989).

I rischi connessi all’inalazione

di fibre di amianto sono già da

tempo dimostrati da evidenze

sperimentali ed epidemiologiche

(Bourdes 2000) e correlate

a patologie quali l’asbestosi,

il mesotelioma della pleura e

cancro al polmone, alla laringe

o alle ovaie (Camargo et all.

2011; Hillerdal 1999; Luqman

et all. 2014; Offermans 2014).

Molti sono i Paesi in tutto

il mondo che, conseguentemente,

hanno messo al bando

tale sostanza cancerogena

(International Ban Asbestos

Secretariat 2020), ma restano

ancora alcune nazioni in cui

questa sostanza ed i materiali

che la contengono sono estratti,

commercializzati ed utilizzati.

In questo contesto, il nostro

Paese è stato uno tra i primi in

Europa a bandire l’estrazione,

la produzione e l’utilizzo dei

materiali contenenti amianto

(MCA), con la legge quadro

n. 257/1992 “Norme relative

alla cessazione dell’impiego

dell’amianto”. Con la legge

n.93/2001 “Disposizioni in

campo ambientale” è stato

inoltre previsto che le Regioni

effettuino la mappatura dell’amianto

sul territorio nazionale.

Successivamente, il D.M.

101/03 “Regolamento per la

realizzazione di una mappatura

delle zone del territorio nazionale

interessate dalla presenza di

amianto” ha stabilito le procedure

per tale mappatura, definendo

altresì i criteri di priorità

per la realizzazione degli interventi

di bonifica urgenti.

Sulla base di tali decreti alcune

Regioni e comuni, a

cui il compito di tale mappatura

è stato demandato dal

Ministero dell’Ambiente e

Tutela del Territorio e del Mare

(MATTM), hanno stabilito di

effettuare una prima ricognizione

di tali MCA ed in particolare

delle coperture in CA, ampiamente

impiegate in edifici di

uso industriale, agricolo, commerciale

e civile, impiegando il

telerilevamento in alternativa

6 GEOmedia n°4-2020


FOCUS

Tab. 1 - Caratteristiche tecniche dei sensori satellitari.

ai tradizionali metodi di censimento

(ispezione visiva delle

superfici e prelievo sul campo

di campioni da analizzare).

L’impiego di tali tecniche offre

in effetti alcuni vantaggi, tra i

quali il principale è quello di

consentire una prima individuazione

a distanza di estese superfici

potenzialmente contaminate

e di ridurre il numero di sopralluoghi

diretti solo ai casi non

perfettamente riconoscibili, con

conseguente notevole riduzione

dei tempi di esecuzione della

mappatura e dei relativi costi.

Un ulteriore vantaggio è la possibilità

di effettuare in maniera

speditiva e ripetitiva i successivi

aggiornamenti periodici.

L’attività di mappatura delle

coperture in CA con tecniche di

telerilevamento è stata tuttavia

condotta in maniera difforme

da Regione a Regione, in termini

di sensori, piattaforme, regioni

spettrali, modelli di elaborazione,

estensione e tipologia

dell’area studiata, con differenze

notevoli anche in termini di

costi e di possibilità di ripetere

il rilievo.

In questo lavoro ci si è posti l’obiettivo

di illustrare un quadro

complessivo sull’applicazione

del telerilevamento in Italia

per l’identificazione e la mappatura

delle coperture in CA

segnalando le diverse tipologie

di sensori, piattaforme, modelli

di elaborazione utilizzati per

questa applicazione. Ciò verrà

realizzato sia facendo riferimento

alla letteratura scientifica, sia

riportando dati inerenti esperienze

applicative maturate a

livello nazionale.

Il telerilevamento e le principali

piattaforme utilizzate

Un’immagine telerilevata non è

una semplice foto; è un’immagine

composta da più “strati” denominati

bande, la cui quantità

e tipologia corrisponde ai canali

di acquisizione del sensore usato

per la registrazione della radiazione

elettromagnetica a diverse

lunghezze d’onda. In base alla

quantità di bande che compongono

l’immagine si parla di

immagini multispettrali (una

decina di bande) o iperspettrali

(decine/centinaia/migliaia di

bande). Nella sua complessità,

l’informazione contenuta in

ogni singolo pixel nell’immagine

descrive quindi il comportamento

spettrale delle diverse

superfici, cioè la loro capacità

di assorbire o riflettere le diverse

lunghezze d’onda. Tale

comportamento è determinato

dalle proprietà chimico-fisiche

del materiale in oggetto.

L’insieme delle informazioni

contenute nelle diverse bande

compone la cosiddetta firma

spettrale, caratteristica per ogni

tipo di materiale e superficie.

Tanto più numerose e ravvicinate

sono le bande (risoluzione

spettrale), maggiore sarà il grado

di dettaglio della firma e la

possibilità di individuare caratteristiche

diagnostiche che facilitino

il riconoscimento di un

materiale riducendo la probabilità

di errore. Talvolta è infatti

possibile individuare lunghezze

d’onda particolarmente importanti

per la caratterizzazione del

materiale oggetto di indagine.

Conoscere la posizione delle

bande diagnostiche è importante,

soprattutto quando si

devono gestire immagini iperspettrali

composte da centinaia

di bande, che appesantiscono il

dato e rendono più impegnativo

il suo processamento.

Nonostante non sia quindi facile

utilizzare dati iperspettrali

per individuare i picchi diagnostici

dei MCA si evidenzia

che il dato iperspettrale risulta

più utile al riconoscimento di

questo materiale, in quanto la

sua firma spettrale è distinguibile

da quella di altri materiali

in apparenza simili, come ad

esempio il fibrocemento ecologico

(matrice cementizia con fi-

GEOmedia n°4-2020 7


FOCUS

Tab. 2 - Caratteristiche tecniche dei sensori aviotrasportati.

bre organiche), e varia inoltre al

variare dello stato di conservazione.

Pertanto, i lavori di mappatura

eseguiti sul territorio nazionale

con sensori iperspettrali,

più che all’individuazione delle

caratteristiche diagnostiche, si

affidano allo studio del comportamento

dell’intera firma

spettrale.

L’acquisizione di dati telerilevati

può essere condotta a più livelli

impiegando satelliti, aerei o

droni in base all’obiettivo del

lavoro e ai risultati che si vogliono

ottenere. La scelta della

piattaforma, cioè del supporto

a cui è montato lo strumento di

ripresa (sensore), è determinata

principalmente dalla scala spaziale

a cui si intende impostare

l’indagine e dalla dimensione

dell’unità oggetto di indagine,

oltre che dai costi in termini

economici e di tempo.

Le immagini satellitari presentano

un range di risoluzioni

geometriche molto ampio, da

centinaia a pochi metri; esistono

ormai un gran numero di

satelliti commerciali in grado di

fornire (su ordinazione e a pagamento)

immagini ad elevata

risoluzione geometrica, tale da

essere paragonabile a quella di

immagini generate da sensori

aviotrasportati, con il vantaggio

di descrivere un’area più vasta e

richiedere meno tempo e risorse

economiche per l’acquisizione.

Sfortunatamente la maggior

parte dei satelliti montano dei

sensori multispettrali limitando

così la risoluzione spettrale rispetto

ai sensori iperspettrali.

La bibliografia che riporta casi

di impiego di queste immagini

per la mappatura non è ampia,

ma mette in luce il ricorso alle

piattaforme Ikonos, QuickBird,

WorldView-2, WorldView-3 e

WorldView-4. Tutte e cinque

le piattaforme sono state progettate

dalla DigitalGlobe e le

loro caratteristiche tecniche

sono riportate in Tabella 1.

L’Asi (Agenzia spaziale italiana)

sta per lanciare la missione

iperspettrale Prisma. Purtroppo,

però, la risoluzione geometrica

di 30 m ne preclude completamente

l’utilizzo per la tematica

dell’amianto.

La necessità di individuare oggetti

di estensione contenuta,

come le coperture di edifici e

fabbricati, su aree relativamente

vaste, quali ad esempio i confini

comunali, fa ‘sì che l’utilizzo

di sensori aviotrasportati fornisca

un buon compromesso

tra una sufficiente risoluzione

geometrica e l’investigazione

di ampie aree in tempi rapidi.

Generalmente, gli aeromobili

impiegati sono di modeste dimensioni

e volano a quote relativamente

basse per garantire

una buona risoluzione a terra.

In commercio sono disponibili

numerosi spettrometri, tuttavia

la necessità di osservare specifiche

caratteristiche spettrali limita

la scelta alle apparecchiature

che operano nell’appropriato

intervallo di lunghezze d’onda.

In Tabella 2 sono riportate le

caratteristiche tecniche degli

spettrometri maggiormente

utilizzati in Italia nei diversi

lavori di mappatura dei MCA.

Si evidenzia che il sensore

aviotrasportato maggiormente

impiegato è stato il M.I.V.I.S.

(Multispectral infrared and

Visible Imaging Spectrometer).

Si tratta di uno strumento modulare

composto da quattro

spettrometri che registrano la

radiazione elettromagnetica

riflessa dalla superficie terrestre

in diverse finestre spettrali: nel

campo del Visibile-Infrarosso

Vicino (20 canali tra 430 e 830

nm), nell’infrarosso Vicino (8

canali tra 1.150 e 1.550 nm),

nell’Infrarosso Medio (64 canali

tra 1.980 e 2.480 nm) ed infine

nell’Infrarosso Termico (10

canali tra 8.210 e 12.700 nm),

per un totale di 102 canali.

Un’area in continuo sviluppo

in termini di innovazione di

piattaforme di telerilevamento è

rappresentata dai sistemi di volo

a pilotaggio remoto e senza pilota

a bordo (UAS/ UAV), noti

anche come droni. Stimolata

dalla crescita delle applicazioni

militari, la tecnologia UAS/

UAV è sempre più in uso nelle

applicazioni di monitoraggio

8 GEOmedia n°4-2020


FOCUS

ambientale. I droni stanno

emergendo sempre più nel

mercato definendosi come piattaforme

flessibili che, in molti

casi, hanno il potenziale di integrare

le misure di telerilevamento

acquisite da satelliti o aerei.

Comunemente vengono montate

a bordo camere multispettrali

in quanto più economiche

e più facile da gestire nelle fasi

di acquisizione e trasferimento

dei dati. In bibliografia sono

riportati casi in cui vengono

utilizzati anche sensori iperspettrali

per differenti rilievi e ricerche

on-site (Tabella 3).

La qualità dell’informazione

spettrale acquisibile da drone

è inoltre integrata con l’elevata

informazione tessiturale

dei materiali telerilevati e con

l’integrazione di informazioni

ausiliarie acquisibili da bassa

quota. Una risoluzione a terra

centimetrica permette di migliorare

le capacità fotointerpretative,

rendendo individuabili

le ondulazioni delle coperture

in CA e aprendo nuove possibilità

applicative nel campo

dell’analisi tessiturale, dei metodi

di classificazione ad oggetti

(object-oriented) e del monitoraggio

dei cambiamenti delle

aree urbane (Qin 2014).

Dai paragrafi precedenti si è

evinto che la scelta tecnologica

per effettuare rilievi e mappature

del CA è ampia e varia e

dipende fondamentalmente

dall’obiettivo richiesto e dal grado

di precisione a cui si vuole

arrivare.

Nella Tabella 4 sono riportati

il costo medio di acquisizione

e le caratteristiche dei diversi

dati telerilevati, ottenibili con

le varie tecnologie attualmente

presenti sul mercato, per la

mappatura delle superfici in

cemento amianto. È stato possibile

ottenere un confronto tra i

prezzi richiesti per le acquisizioni

di aree estese riportandoli su

un’area unitaria (1 km²).

Dalla tabella 4 si può evincere

che i dati da satellite posso essere

acquistati sia scegliendo l’area

e la data di acquisizione, oppure

tramite una richiesta di immagini

precedentemente acquisite

e raccolte in database dedicati.

Infine, è possibile, attivando un

apposito abbonamento, effettuare

autonomamente il download

di immagini satellitari da

un database online, acquistando

previamente un quantitativo

prestabilito di gigabyte (ad

esempio un volume di 2 GB

corrisponde ad un download di

diverse immagini corrispondenti

a circa 50 km² alla risoluzione

di 50 cm).

Le immagini acquisibili da

Tab. 3 - Elenco dei principali sensori iperspettrali (e delle rispettive caratteristiche) disponibili

per l'accoppiamento con gli UAV/ UAS. 1) (Adão et all 2017). - Note: d; Pushbroom length line

(l'altra dimensione dipende distanza di scansione del sensore); P-Pushbroom; S- Snapshot.

aereo sono solitamente le più

onerose principalmente a causa

del costo della pianificazione

del volo e dell’affitto del velivolo;

i dati ottenibili da questa

piattaforma hanno però un elevato

grado di riutilizzo in vari

progetti che frequentemente

giustificano il prezzo.

Nel caso dei dati telerilevati

tramite drone, non è stato

possibile arrivare ad un costo

medio di acquisizione, ma solo

ad un range di valori. Essi sono

affetti da una serie di variabili

molto specifiche che possono

cambiare di volta in volta, soprattutto

in relazione al sensore

montato sul drone, alle necessità

e problematiche del sorvolo.

Inoltre, non si può confrontare

tale piattaforma con altre (aereo

e satellite) su una stessa area

unitaria (1 km²) in quanto

quest’ultima non è idonea al

rilevamento di aree estese.

Caratteristiche spettrali del

cemento amianto

Il minerale principalmente impiegato

nella produzione di CA

è il crisotilo (serie mineralogica

del serpentino) e/o l’amosite

e la crocidolite; le caratteristiche

spettrali diagnostiche del

crisotilo sono individuabili in

due picchi di assorbimento a

1,385 e 2,323 µm (Swayze et

all 2006), come mostrato in

figura 1. La percentuale di crisotilo

contenuta nei MCA si

aggira intorno al 10-20%, ciò

comporta che le caratteristiche

spettrali del minerale puro vadano

a combinarsi con quelle

della matrice cementizia, ciò

può rendere a volte, molto difficile

il riconoscimento dei picchi

caratteristici.

Il riconoscimento di tutti i caratteri

diagnostici del crisotilo

richiede quindi un elevato livello

di dettaglio del dato misurato

in termini di risoluzione spettrale

(servono bande con am-

GEOmedia n°4-2020 9


FOCUS

Tab. 4 - Costo medio e caratteristiche dei dati telerilevati - Note * È stata utilizzata un’altra unità

di misura (ha) più idonea alla tipologia di piattaforma e all’effettuabilità del rilievo; il costo di

acquisizione in km² avrebbe dato un valore in termini economici sovradimensionato e quindi

non utilizzabile come servizio di telerilevamento.

prevalentemente pixel-oriented,

mentre l’utilizzo di tecniche

object-oriented è riportabile solo

per casi di studio in Piemonte,

Emilia-Romagna, Toscana e

Calabria. Non mancano però

casi in cui le due tecniche sono

state impiegate congiuntamente

(definite “miste”). In tabella 5

vengono elencati i più noti casi

di studio.

L’ampia diffusione dell’utilizzo

dei dati MIVIS dipende dal

fatto che è un metodo che permette

di realizzare mappature

del CA con un buon grado di

accuratezza; tuttavia emergono

alcune criticità; risulta infatti

che la classificazione da immagini

M.I.V.I.S. fornisce un dato

sottostimato, principalmente a

causa di due fattori:

piezza molto ristretta per poter

mostrare anche i picchi meno

pronunciati), che non è soddisfabile

da tutti i sensori, anche

se iperspettrali. Generalmente,

picchi di assorbimento così

ben definiti sono visibili solo

con dati iperspettrali acquisiti

quasi in continuo (intervallo

di risoluzione di almeno 1 nm

ed elevata risoluzione spettrale)

effettuate in laboratorio o sul

campo, anche se in quest’ultimo

caso l’umidità dell’aria può

creare eccessivo rumore in alcune

porzioni dello spettro.

Mappatura delle coperture in

cemento-amianto effettuate

con il telerilevamento in Italia

Dallo studio della bibliografia

a scala internazionale e dai lavori

di mappatura effettuati sul

territorio italiano, si è evinto

che l’uso di dati telerilevati

ha dimostrato essere un buon

strumento per identificare e

valutare lo stato di coperture

realizzate in CA nonostante la

disomogenea applicazione delle

procedure e dei sensori utilizzati

nelle varie regioni.

In letteratura attualmente si trovano

pochi casi di mappatura

di MCA a partire da immagini

satellitari. Per l’Italia si possono

citare i lavori di mappatura

in Piemonte (Barrile 2013),

Emilia-Romagna e Calabria

con immagini Ikonos-2

(object-oriented), in Toscana

(WorldView-3 - classificazione

mista), nel Lazio (WorldView-2

- pixel-oriented) ed in Abruzzo

(QuickBird). Nel caso della

Toscana, non è ancora disponibile

una pubblicazione scientifica

ma è noto che la metodologia

impiegata è stata tratta

da un caso studio in Malesia

(Taherzadeh 2013) in cui vengono

applicati metodi objectoriented

per la classificazione

di immagini WorldView-2

(Taherzadeh et all 2013; Gibril

et all 2017), con accuratezze stimate

variabili dal 72% al 90%

in base all’algoritmo utilizzato

per la classificazione.

In Italia, la maggior parte delle

mappature dei tetti in CA è

avvenuta utilizzando il sensore

multispettrale M.I.V.I.S. utilizzando

metodi di classificazione

1) il mancato riconoscimento

delle coperture

di piccole dimensioni

(superficie < 100 mq),

rappresentate da pochi

pixel o in alcuni casi singoli

pixel;

2) la riduzione dell’area dei

tetti a seguito della proiezione

bidimensionale

della scena.

Di recente, diversi comuni italiani

si sono avvalsi dei droni

per aggiornare le mappature

già effettuate precedentemente

o per verificare coperture

sospette identificate con i più

classici metodi di mappatura.

Attualmente in Italia i droni

sono prevalentemente impiegati

in associazione ai sorvoli aerei

e non per una mappatura vera

e propria, tuttavia dalle ricerche

bibliografiche effettuate si

evince un crescente interesse

verso questa nuova tipologia di

piattaforma mobile con sempre

più ampli campi di applicazione

e ad una maggior tecnicità dei

sensori trasportati.

L’uso dei droni nelle aree urba-

10 GEOmedia n°4-2020


FOCUS

nizzate, sia a fini di mappatura

che di valutazione dello stato

di degrado presenta, nonostante

tutto, notevoli criticità,

anche dal punto di vista della

normativa dell’Ente nazionale

aviazione civile (Enac) vigente

molto vincolante. Il problema

può essere superato con l’uso di

droni riconosciuti inoffensivi

da Enac. In questa categoria rientrano

due tipologie di droni:

1) tutti i droni con peso complessivo

al decollo inferiore a

0,30 kg; 2) i droni con peso inferiore

a 2 kg che soddisfino ai

requisiti di inoffensività definiti

da Enac (Linee Guida ENAC

2016/003-NAV). I droni della

prima categoria sono troppo

leggeri per eseguire rilievi di livello

professionale su area vasta

mentre i droni della seconda

categoria sono poco diffusi:

esistono a oggi sul mercato

italiano solo due modelli ad ala

fissa che soddisfano i requisiti

di inoffensività. Resta comunque

il problema di trovare spazi

di atterraggio adeguati per un

drone ad ala fissa in un contesto

urbano. Non sono inoltre infrequenti

nelle aree urbane altre

limitazioni al volo dovute alla

presenza di aeroporti nelle vicinanze

e di obiettivi critici (es.

carceri). Quindi i droni oggi

sono difficilmente impiegabili

in Italia per riprese sulle aree

urbane. Sono invece più adatti

a rilevamenti puntuali di edifici

isolati.

Attualmente questi velivoli

rappresentano sicuramente una

tecnologia promettente, ma ad

oggi esistono ancora forti limitazioni

sia di tipo tecnologico

che normativo al loro uso nel

monitoraggio delle coperture in

CA (Zini 2018).

Prospettive future: librerie per

la gestione di dati spettrali

Le librerie di dati spettrali raccolti

in situ ed ex situ sono un

utile strumento che permette di

leggere attraverso i dati acquisiti

da remoto informazioni sullo

stato delle matrici ambientali,

manufatti antropici e degli ecosistemi.

L’aumento della consapevolezza

dell’utilità di questi

dati fa sentire l’esigenza di avere

queste informazioni sempre più

aggiornate. La facilità con cui

questi dati risultano disponibili

dipende fortemente dalla

qualità e disponibilità dei dati

spettrali e dal modo in cui sono

presentati e raccolti.

Negli ultimi anni l’Inail Dit

porta avanti con successo procedure,

metodologie e tecniche

di rilevamento innovative per la

caratterizzazione, sia a scala di

laboratorio che da remoto, di

diverse tipologie di MCA ai fini

di tutela della salute dei lavoratori

e degli ambienti di vita.

Nell’ambito delle proprie attività

di ricerca l’Inail Dit, insieme

ad altri Enti di ricerca, sta dunque

predisponendo una libreria

spettrale allineata agli standard

internazionali contenente l’insieme

di dati (spettri, foto, analisi

MOCF, SEM, localizzazione

gps etc..) relativi a diverse tipologie

di MCA, tra cui i materiali

in CA, per l’estrazione delle

proprietà fisico-chimiche.

Attualmente la versione disponibile

e fruibile di tale libreria

contiene, oltre a report MOCF

e SEM, i dati di riflettanza acquisiti

su diversi campioni e in

diverse condizioni di misura,

mediante lo spettro-radiometro

portatile “FieldSpec pro” della

Analytical Spectral Devices.

In totale sono già presenti:

• oltre 150 spettri, misurati

in situ, relativi a coperture

di edifici;

• oltre 20 spettri relativi

a campioni di NOA

(“Naturally occurring asbestos”

amianto di origine

naturale);

• oltre 30 spettri relativi a

campioni di MCA.

• ulteriori campioni di NOA

e MCA di varia natura

sono stati oggetto di preparativa

in laboratorio per

le successive analisi, attualmente

in corso di svolgimento.

Agli spettri di riflettanza sono

associati anche i metadati necessari

alla descrizione dei campioni

stessi ed alle immagini

fotografiche relative. I metadati

includono inoltre le coordinate

geografiche della zona di campionamento

del materiale e questo

rende possibile la consultazione

“geografica” della libreria.

La libreria è stata sviluppata

utilizzando un software open

source esportabile ed espandibile;

può essere consultata con

3 modalità, di cui 2 “in locale”

(richiedendo che la libreria

stessa venga copiata sul proprio

PC) ed una via web.

Una volta scaricata la libreria

sul proprio PC, i contenuti, essendo

georiferiti, possono essere

caricati e visualizzati utilizzando

un software GIS: in particolare,

gli spettri, le foto dei campioni

ed i metadati sono stati organizzati

in un progetto del software

open source QGIS.

La seconda modalità di accesso

locale è un client basato sul

software Microsoft ACCESS:

si tratta di una interfaccia che

consente di consultare, interrogando

dei campi predefiniti, il

database delle firme spettrali ed

i metadati associati.

L’ultima modalità di consultazione

permette di accedere alla

libreria via web attraverso una

interfaccia geografica su uno

specifico indirizzo web. Questa

soluzione permette di consultare

dal proprio browser, senza la

necessità di installare programmi

od estensioni, una piattaforma

WebGIS.

GEOmedia n°4-2020 11


FOCUS

come riferimento utile per la

validazione di propri dati acquisiti

da remoto. L’Inail, infatti,

in qualità di Ente governativo

italiano incaricato di effettuare

ricerca scientifica volta al

miglioramento della sicurezza

degli addetti negli ambienti

di lavoro e di vita, ritiene

utile supportare le Pubbliche

Amministrazioni incaricate

di realizzare la mappatura dei

siti contaminati da amianto,

in Italia o all’estero, rendendo

disponibili tali dati scientifici di

riferimento, spettrali e non. Ciò

al fine di fornire un contributo

in termini di prevenzione e protezione

dei rischi correlati a tale

agente cancerogeno.

Tab. 5 – Mappature del CA effettuate nel territorio italiano

Le applicazioni WebGIS sono

utilizzabili attraverso il browser

Internet che può essere integrato

con i sistemi informativi territoriali

(SIT) delle Regioni e di

diversi Comuni: questi rendono

accessibili ai cittadini informazioni

di carattere ambientale,

urbanistico, territoriale offrendo

una navigazione su base cartografica

delle stesse.

Con questo strumento, che

l’Istituto intende rendere fruibile

gratuitamente sul proprio

portale web nel prossimo futuro,

gli utenti, sia nazionali

che internazionali, avranno a

disposizione un’ampia casistica

di valori di riflettanza spettrale

(firme spettrali) da utilizzare

Conclusioni

Il lavoro sopra esposto riporta

un quadro complessivo di

riferimento sui diversi sistemi

di telerilevamento, applicati in

Italia, per identificare e mappare

le coperture in CA; dallo

studio effettuato emerge che i

risultati delle mappature finora

espletate hanno un buon grado

di accuratezza nel riconoscimento

delle coperture in CA.

Tali sistemi innovativi permettono

infatti l’identificazione, il

riconoscimento e la classificazione

da remoto del CA, anche

in termini di composizione (per

esempio “materiale della matrice”

e “amianto”). Ciò consente

di effettuare da un lato l’analisi

su grandi porzioni di territori

in tempi relativamente brevi

e dall’altro di realizzare una

migliore caratterizzazione sulla

natura chimico-fisica delle coperture

in CA. I dati ottenibili

con tali strumenti da remoto

risultano, inoltre, non finalizzati

ad un unico scopo e dunque riutilizzabili

in più ambiti: sia per

mappare, che per monitorare e

pianificare gli interventi di bonifica

agevolando in tal modo

il lavoro degli Enti preposti

12 GEOmedia n°4-2020


FOCUS

alla gestione del territorio. Per

ogni situazione specifica vanno

tuttavia individuati gli idonei

parametri e strumenti tecnici da

applicare caso per caso, tra cui

la risoluzione spaziale alla quale

l’indagine deve essere condotta,

le caratteristiche dei sensori impiegati,

le piattaforme sulle quali

installarli, gli intervalli spettrali

da utilizzare, le strategie di

campionamento ed analisi (per

esempio pixel-e/o object oriented

e della geo-referenzazione

delle informazioni acquisite).

L’osservazione delle superfici in

Ca da remoto è dunque vantaggiosa

ma complessa, in quanto

le informazioni devono essere

acquisite, gestite ed interpretate

da personale con specifiche

competenze e maturate esperienze

specialistiche.

Lo sviluppo incessante di nuove

tecniche avanzate di remote

sensing permetterà in futuro di

ridurre ulteriormente i tempi

ed i costi del censimento delle

coperture in CA e fornire report

dettagliati utili al decisore pubblico

per pianificare meglio gli

interventi da attuare e le relative

priorità, in considerazione degli

scarsi fondi pubblici disponibili

per il risanamento ambientale.

BIBLIOGRAFIA

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zini_ecosc enza_1_2018.pdf (Visitato il 12 Maggio 2020)

PAROLE CHIAVE

Cemento-amianto; Telerilevamento; Mappatura; Librerie spettrali

ABSTRACT

Asbestos is still a common problem in a lot of country in the word. It was widely used during the 20th century thanks to its numerous physical and mechanical characteristics.

Both the European and the Italian legislations have banned the manufacture, importation, processing and distribution in commerce of asbestos-containing products and

have recommended action plans for the mapping and safe removal of asbestos from public and private buildings.

The aims of this paper is to elaborate a specific overwiev on the application of remote sensing for mapping the asbestos cement roofs, reporting the Italian experience as a

case study, considering different types of sensors, platforms, processing models used for this application.

AUTORE

Sergio Bellagamba - s.bellagamba@inail.it

Paglietti Federica - f.paglietti@inail.it

De Simone Paolo - p.desimone@inail.it

INAIL - Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro

DIT - Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici

Daniele Taddei - daniele.taddei@uniroma1.it

Sapienza – Università di Roma, Dipartimento Ingegneria Chimica Materiali Ambiente (DICMA)

GEOmedia n°4-2020 13


REPORT

La tecnologia PPK per il

rilievo di una cava con

DJI MAVIC PRO 2

a cura di Redazione Strumenti Topografici

Fig. 1 – Nuvola di Punti Densa

Modalità di rilevamento che

non richiedono l’uso dei

Ground Control Points: la

tecnologia Post Processed

Kinematic (PPK) consente

di raggiungere zone

precedentemente non

raggiungibili e estremamente

pericolose per l’essere umano

nonché di economizzare i

tempi di realizzazione dei

lavori, generando un flusso di

dati e risultati affidabili, come

confermato dai Ground Control

Points a terra, ottenuti proprio

per valutare l’accuratezza del

modello e dei dati PPK.

Negli ultimi tempi si

parla sempre più spesso

di modalità di rilevamento

che non richiedono

l’utilizzo dei Ground Control

Points ovvero i cosiddetti target.

Le possibilità professionali che

si aprono grazie a questa nuova

tecnologia sono tante e decisamente

importanti; basti pensare

al fatto che zone, fino a poco

tempo fa considerate pericolose

e non accessibili all’uomo, diventano

aree in cui è possibile

effettuare un rilievo ottenendo

risultati di tutto rispetto.

Oltre all’aspetto funzionale

va anche considerato quello

economico. Infatti, tale tecnologia,

non solo mantiene i

costi moderati ma permette di

ridurre drasticamente i tempi e

di impiegare meno attrezzature

e meno risorse umane.

Il caso di studio, che di seguito

riportiamo, vede come protagonista

due prodotti di

www.strumentitopografici.it :

un piccolo DJI MAVIC 2 PRO

sul quale, il team di lavoro

ha installato un PPK (Post-

Processed Kinematic), ossia un

ricevitore GNSS a doppia frequenza

ad alta precisione.

La zona oggetto del rilievo

UAV era una Cava.

Uno scenario particolarmente

complesso che presentava un

dislivello di 50 metri e una

pendenza delle pareti tale da

rendere impossibile l’utilizzo di

qualsiasi tecnologia tradizionale.

Infatti, se si fosse utilizzato

un GNSS standard in modalità

RTK o una stazione totale,

per effettuare questo rilievo ci

sarebbe voluta almeno una settimana.

Vista la difficoltà, gli operatori

hanno optato per un rilevamento

aereo dell’area e per

l’impiego della tecnologia PPK.

Quando parliamo di tecnologia

PPK facciamo riferimento ad

un metodo di lavoro basato

sull’impiego di due ricevitori

che raccolgono dati simultaneamente.

La differenza, rispetto

al più noto RTK, è che, in que-

14 GEOmedia n°4-2020


REPORT

CheckPointName

ErrorX

[m]

ErrorY [m]

ErrorZ

[m]

ProjectionError[pixel]

Verificata /

Contrassegnato

point1 -0.041 -0.016 0.025 1.387 6/6

point2 0.024 0.006 0.068 1.125 9/9

point3 0.007 0.015 0.029 0.881 11/11

Medio [m] -0.003168 0.001479 0.040371

Sigma [m] 0.027635 0.0129 0.019447

RMSError [m] 0.027816 0.012984 0.044811

Tab. 1 - Rapporto sulla valutazione dell’accuratezza della determinazione delle coordinate dei punti di controllo.

sto metodo, i dati raccolti sul

campo vengono archiviati ed

elaborati in ufficio, dunque la

posizione non viene fornita in

tempo reale.

Al fine di poter valutare l’accuratezza

dei risultati ottenuti, si

è deciso di posizionare 3 target

e rilevarli. Questo numero, decisamente

esiguo per un rilievo

di tipo tradizionale, è stato

sufficiente per confrontare e

valutare i dati ottenuti.

Entrando nel vivo del caso di

studio possiamo dire che il

tempo di volo complessivo è

durato circa 20 minuti, le fotografie

sono state scattate in

modo completamente automatico,

a 90 metri di altezza.

Le rotte di volo sono state

pianificate con la tecnologia a

doppia griglia, che consente di

ottenere trame più dettagliate e

precise.

Il rilievo ha prodotto:

Fig. 2 - Valutazione della precisione da parte di GCP.

1. Dataset di foto

2. Dati di misura GNSS grezzi

sia dal drone, sia dalla stazione

base permanente in formato

Rinex

3. Coordinate dei punti di

controllo a terra (utilizzati

per valutare l’accuratezza del

modello)

Come risultato della postelaborazione

delle misurazioni

GNSS nel software RTKLIB,

le coordinate ad alta precisio-

Fig. 3 - Elaborazione fotogrammetrica Pix4D.

GEOmedia n°4-2020 15


REPORT

Grazie alla tecnologia PPK

montata su un DJI Mavic 2

Pro abbiamo notevolmente

ridotto le attività sul campo e

impiegato solo poche ore per

ottenere un risultato finale

accurato per il calcolo del volume.

Per informazioni sulla tecnologia

utilizzata inquadra il QR

– Code

https://www.strumentitopografici.it/ricevitore-gnss-rtkppk-l1-l2-dji-mavic-2-pro-2/

Fig. 4 - Ortofoto con linee di contorno.

Fig. 5 - DEM con linee di contorno.

ne dei centri di immagine nel

WGS 84 sono state calcolate

e convertite nel sistema di

coordinate locale nel software

LGO. Le immagini sono poi

state elaborate mediante un

Software specifico di fotogrammetria.

Il risultato è stato straordinario.

Naturalmente le coordinate

dei punti di controllo a terra

rilevati, sono state caricate nel

progetto per valutare l’accuratezza

del lavoro.

La Tabella 1 ci consente di valutare

i risultati e l’accuratezza

ottenuta confrontandoli proprio

con i GCP.

Dopo la fase di aerotriangolazione,

è stato originato un set

di dati ad alta precisione con i

quali è stato possibile generare

la nuvola di punti, il modello

TIN e l’ortofotomosaico.

PAROLE CHIAVE

Rilievo; uav; GNSS; tecnologia PPK;

ABSTRACT

In recent times there has been an increasing

talk of detection methods that do not involve

the use of ground control points or the socalled

targets.

The professional possibilities that open up

thanks to this new technology are many and

very important; just think of the fact that the

area, until recently considering the concerns

and not accessible to humans, become areas

where it is possible to carry out a survey obtaining

respectable results.

In addition to the functional aspect, the economic

aspect must also be considered. In fact,

this technology not only keeps costs moderate

but guarantees to drastically reduce times

and to use less equipment and less human

resources.

The case study, which we report below, features

two products of strumentitopografici: a

small DJI MAVIC 2 PRO on which the work

team has installed a PPK (Post-Processed Kinematic),

called a receiver High precision dual

frequency GNSS. The area subject of the UAV

survey was a Quarry.

AUTORE

Redazione Strumenti Topografici

info@gecsoftware.it

GEC Software

16 GEOmedia n°4-2020


REPORT

GEOmedia n°4-2020 17


REPORT

“Rischio Sismico e città solidale”:

dalla ricostruzione del 1693 all’attualità tra

tecniche, prevenzione, paure e speranze

di R. Ragusa, A. Santacroce, M. Mangiameli, G. Lo Bianco, G. Mussumeci

Fig. 1 – La dashboard del dipartimento della Protezione Civile.

Fig. 1 - Individuazione delle Istituzioni scolastiche afferenti alle Rete Diculther

DICULTHER è il Network italiano

che, costituito a Roma nel 2015,

ha creato le basi per una “Scuola

a rete in Digital Cultural Heritage,

Arts and Humanities”. Il progetto

DiCultHer School si propone come

un modello reticolare, caratterizzato

da un’ampia distribuzione sul

territorio nazionale di Poli

Formativi che condividono

tra loro funzioni, compiti e

competenze finalizzati a costruire

e consolidare una cultura della

tecnologia digitale legata alla

conservazione, valorizzazione

e promozione del Cultural

Heritage attraverso la pianificazione

di attività di ricerca, formative ed

educative condivise.

In Sicilia, è presente, dal

2018, il Polo Regionale

DiCulther che, promosso e

coordinato dall’Istituto di Ricerca

Sviluppo e Sperimentazione

sull’Ambiente ed il Territorio

(IRSSAT), vede la partecipazione

degli Atenei Siciliani, di

Istituti scolastici, Soggetti Istituzionali

e PMI.

In questo lavoro si illustra sinteticamente

il progetto avviato

dal Polo Regionale, già nell’anno

scolastico 2018-2019, per

partecipare alla Settimana delle

Culture Digitali di Matera. Il

progetto, ambizioso e ancora

aperto ai contributi che potranno

arrivare nei prossimi anni,

ha come obiettivo il “racconto”,

attraverso le tecnologie digitali,

di un evento catastrofico che ha

segnato il destino di una vasta

area della Sicilia orientale: il terremoto

del 1693. L’evento causò

distruzione e morte, ma mobilitò

anche una straordinaria

solidarietà delle popolazioni e

una impegnativa ricostruzione

che ha condotto a quell’architettura

barocca che è diventata

Patrimonio Unesco.

Il progetto “Rischio Sismico e

città solidale: dalla ricostruzione

del 1693 all’attualità tra tecniche,

prevenzione, paure e speranze”

è stato realizzato grazie alla

collaborazione tra l’IRSSAT,

il, Dipartimento di Ingegneria

Civile e Architettura dell’Università

degli Studi di Catania,

e alcune importanti Istituzioni

scolastiche della provincia di

Catania (Liceo Classico M. Cutelli

di Catania, Istituto Tecnico

Archimede di Catania, Liceo

Artistico E. Greco di Catania e

Istituto Superiore C. Marchesi

di Mascalucia) e della Provincia

di Siracusa (Istituto Superiore

G. Arangio Ruiz di Augusta).

Un terremoto, in generale, è un

evento a riferimento spaziale e

temporale e anche i suoi effetti

hanno riferimento con lo spazio

e con il tempo. Ma anche la

ricostruzione si caratterizza per

riferimenti spaziali e temporali.

Queste considerazioni hanno

indotto a costruire il racconto

dell’evento e della conseguente

ricostruzione, partendo dalla

costruzione di un GIS (Geographic

Information System) in

grado di accogliere i contributi

multimediali, artistici e digi-

18 GEOmedia n°4-2020


REPORT

Fig. 2 - Modello concettuale del DB.

tali prodotti dagli studenti con

riferimento ai luoghi colpiti

dall’evento, ai protagonisti della

ricostruzione e al patrimonio

architettonico lasciatoci in eredità.

Strumenti e metodi

Le applicazioni condotte con

l’uso del GIS hanno come risultato

finale la creazione non solo

di carte tematiche ma anche di

banche dati, nel caso in esame

multimediali, che consentono la

lettura del territorio e di coglierne

e analizzarne i diversi aspetti

di carattere ambientale, urbanistico,

tecnologico, topografico,

socioeconomico e culturale. Per

la realizzazione dell’intero progetto

ci si è avvalsi dei software

open source QGIS e PostGre-

SQL/PostGIS per realizzare un

Sistema Informativo Territoriale

(SIT) tematico. Le coordinate

dei punti mappati sono state

rilevate o reperite, ove possibile,

su portali specialistici o su Google

Maps; in alcuni casi, trovandosi

nei siti di interesse, si è

fatto ricorso all’applicazione per

smartphone Geopaparazzi che

consente di acquisire in campo

Fig. 3 - Mappa di intensità del sisma del 1693.

dati, immagini e osservazioni

georeferenziate con accuratezza

compatibile con il caso d’uso.

I dati sono stati georiferiti nel

Sistema di Riferimento WGS

84, importati in formato testo

delimitato .csv su QGIS versione

2.18 e salvati in formato

vettoriale shape file.

Al SIT sono inoltre stati aggiunti

i fogli di interesse in

scala 1:10.000 (.tif +.tfw) scaricati

dal portale SITR della

Regione Siciliana (CTR ATA

2012-2013) e i confini amministrativi

comunali e provinciali

della Sicilia orientale, così come

forniti dal portale ISTAT (alla

sezione archivio nel sistema di

riferimento WGS84 UTM32N

e riproiettati nel sistema di riferimento

desiderato e nel fuso

33).

Ciascun file scaricato (comuni e

province) contiene le geometrie

vettoriali delle entità (.shp), la

struttura dati associata (.dbf),

la tabella degli indici delle

geometrie da associare ai dati

(.shx), il tutto riferito al sistema

di riferimento geografico originario

(.prj). A completamento

è stata anche inserita una ortofoto

satellitare 2012-13 in scala

1:10.000.

La tabella degli attributi di ogni

entità è stata popolata con i dati

alfanumerici di interesse e con i

prodotti multimediali realizzati

dagli studenti di ciascuna delle

Istituzioni scolastiche partecipanti

(foto, video, tavole sinottiche,

file .pdf, collegamenti a

siti specialistici, semplicemente

incorporando alla schermata di

visualizzazione l’url del sito).

In questo modo si è realizzata

una banca dati georiferita che

consente di correlare ed analizzare

le peculiarità della ricostruzione

post-sisma.

GEOmedia n°4-2020 19


REPORT

Fig. 4 - Predisposizione maschera di consultazione in QGIS

Fig. 5 - Visualizzazione di contributi digitali in formato. mp4.

Nel SIT, oltre a quanto sopra

elencato, sono stati riportati:

4gli Istituti Scolastici, mediante

shapefile puntiformi, corredati

di breve descrizione di ciascuna

Istituzione e da brevi riferimenti

storici (Fig. 1);

4i siti di interesse studiati ed

esaminati dalle istituzioni

scolastiche e i relativi collegamenti

ai contributi informativi

forniti da ciascuna scuola e ai

prodotti digitali realizzati dagli

studenti.

Al clic del mouse sul punto di

interesse (shapefile categorizzato

in base al nome e alla posizione

geografica) è quindi possibile

consultare tutti i contributi,

mediante maschere di visualizzazione

molto semplici e intuitive,

o aprirli a tutto schermo per apprezzarne

meglio i dettagli.

Risultati

Il lavoro, avvincente e coinvolgente,

ha visto, per la prima

volta, la collaborazione tra Università,

Istituzioni scolastiche e

IRSSAT nella ricerca di testimonianze

e di frammenti necessari

per comprendere, da un lato, l’evoluzione

dell’assetto urbanistico

conseguente al sisma attraverso

il confronto tra situazione preevento

ed attuale e, dall’altro, la

perizia e la raffinatezza che hanno

caratterizzato la ricostruzione

di un patrimonio architettonico

di ineguagliabile bellezza.

Organizzata in un database tutta

questa mole di supporti informativi

e dati di vario genere e

di diversi formati, si è passati

alla fase di implementazione,

realizzando una collezione di

strati tematici correlati attraverso

la posizione geografica e gestiti

all’interno di una struttura di

tipo relazionale che consente

una efficace consultazione dei

dati inseriti e di visualizzare

rapidamente entità, attributi e

relazioni.

Il progetto del database si inserisce

in un contesto ancora più

ampio che è quello dell’accesso

al sapere esteso a tutti e della titolarità

del patrimonio culturale

digitale.

Il SIT diventa quindi un “contenitore”

in grado di raccogliere i

dati digitali relativi al Patrimonio

architettonico perduto a causa

del sisma e successivamente ricostruito,

dando inizio, di fatto,

alla nascita di nuovi modelli

abitativi e stili architettonici. In

sintesi, i contenuti riguardano

i seguenti aspetti fondamentali

espressi in termini di entità e relazioni

(fig. 2):

- le caratteristiche del “sisma” e

gli effetti sul territorio in termini

di aree di iso-intensità

(Fig. 3), dentro le quali ricadono

le “località” (città o

frazioni) presenti all’epoca del

sisma e ai quali sono associati

abitanti, vittime e sfollati;

- gli “edifici” danneggiati o

parzialmente distrutti, per

ogni località, classificati in

base alla destinazione d’uso;

- la ricostruzione vista attraverso

i suoi “protagonisti”,

coi diversi ruoli assunti nel

processo, e i correlati “edifici

ricostruiti” di maggiore interesse

storico-culturale;

- i “prodotti digitali” realizzati

dagli “studenti” dei diversi

Istituti scolastici, organizzati

in gruppi di lavoro coordinati

da docenti, sull’evento e sulla

fase di ricostruzione, mantenendo

la titolarità del prodotto

digitale realizzato;

- le località del tempo associate

agli attuali “Comuni” e ai

20 GEOmedia n°4-2020


REPORT

relativi limiti amministrativi,

a loro volta compresi in una

“Provincia”;

- la percezione attuale del “rischio”

che si concretizza nella

redazione dei “piani di protezione

civile” che gli studenti

analizzano, digitalizzano e

utilizzano in ambiente GIS,

ad esempio ricercando le aree

sicure e i percorsi più brevi

per raggiungerle in caso di

necessità.

Gli step seguiti in fase operativa

sono stati:

1. ricerca e produzione di materiali

ed elaborati caratterizzanti

l’assetto urbanistico dei

centri abitati e la morfologia

del territorio;

2. elaborazione dei dati e produzione

di prodotti digitali

quali fotografie, tavole sinottiche,

filmati e storytelling

realizzati dagli allievi delle

Istituzioni scolastiche partecipanti;

3. gestione e organizzazione dei

dati mediante la costruzione

di un database normalizzato

con la funzione di relazionare

i dati logicamente, oltre

che in base alla loro posizione

geografica;

4. realizzazione dell’integrazione

DBMS-GIS;

5. visualizzazione dei dati attraverso

apposite maschere

di sintesi realizzate in QGIS

(Fig. 4).

Partendo da tale approccio, gli

studenti si sono cimentati a

costruire giorno dopo giorno

un percorso georiferito che da

ciascuna Istituzione scolastica,

conducesse “ai luoghi del terremoto”,

finalizzato alla valutazione

dell’impatto del Sisma sul

territorio, in termini di ricaduta

sociale e di spinta propulsiva

verso la ripresa, passando per lo

studio e l’approfondimento di

Fig. 6A - Visualizzazione di contributi digitali in formato .jpg

Fig. 6B - Visualizzazione di contributi digitali in formato pdf.

tematiche inerenti al patrimonio

storico e architettonico del Val

di Noto e della Città di Catania,

fino all’analisi del Piano di

protezione civile del Comune di

Mascalucia.

La visualizzazione dei contenuti

multimediali e dei prodotti digitali

è stata facilitata da apposite

maschere di consultazione

realizzate in QGIS, allo scopo

di sintetizzare tutti i contributi

degli studenti nei diversi formati

(Fig. 5, 6).

Catalogando così i dati è stato

possibile creare un SIT interattivo,

derivare informazioni di

carattere artistico, urbanistico,

geografico, collegarsi a url specifici,

consultare documentazione

fotografica e multimediale, visualizzare

informazioni relative

agli Istituti della Rete, esaminare

integralmente la tabella relativa

agli attributi, esportandoli in

formati differenti, allo scopo di

esaminarli, rielaborarli o riutilizzarli.

Conclusioni

Il sistema informativo geografico

(GIS) rappresenta l’ambiente

ideale per la definizione di studi

multidisciplinari, come questo,

per i quali risulta fondamentale

incrociare le conoscenze (dati) e

rappresentare specifici fenomeni

territoriali ed i suoi effetti.

Il tema del “Rischio sismico e la

Città solidale”: dalla ricostruzione

del 1693 all’attualità”, è stato

affrontato con un approccio integrato

che permettesse di mettere

insieme le esigenze del Polo

e degli utenti e gli strumenti disponibili

ai fini della realizzazio-

GEOmedia n°4-2020 21


REPORT

ne di una piattaforma integrata,

implementabile ed interoperabile

a servizio della comunità.

Per lo storytelling dell’evento

sismico del 1693 si sono seguite

due fasi progettuali: la prima ha

riguardato la progettazione del

database finalizzata alla realizzazione

di una struttura dati

estremamente flessibile ed aggiornabile;

la seconda ha visto la

costruzione degli strati informativi

in ambiente GIS.

Il lavoro è tutt’ora in itinere e si

arricchisce giorno dopo giorno

di contributi e documenti sulla

ricostruzione dopo l’evento

calamitoso del 1693. Non è

utopistico pensare che presto,

grazie all’apporto delle Istituzioni

scolastiche afferenti alla Rete

Diculther, di IRSSAT e del DI-

CAR dell’Università degli Studi

di Catania si possa incrementare

ulteriormente il patrimonio informativo

del SIT, realizzando

così un database multimediale

a disposizione di tutti coloro i

quali necessitino di informazioni

sulla ricostruzione post sisma

e/o sugli assetti urbanistici dei

Comuni oggetto di studio (studenti,

specialisti di settore, uffici

tecnici comunali, uffici di protezione

civile ecc..)

I materiali raccolti saranno pubblicati

su una piattaforma CMS,

curata e costantemente aggiornata

nei contenuti dagli studenti

delle scuole, sotto la supervisione

del DICAR, dando vita ad un

prodotto digitale gratuito e a

servizio del territorio e della collettività,

realizzato integralmente

grazie alla collaborazione tra

Università, Istituti scolastici di

secondo grado e Istituti di Ricerca

(IRSSAT). Una volta organizzati

i materiali e scelto il formato

per la pubblicazione (shapefile,

raster, PostGIS, SpatiaLite ecc.),

sarà possibile la realizzazione di

un Webgis interattivo arricchito

di contributi multimediali di vario

genere e accessibile con estrema

facilità da qualunque device

per la consultazione e l’eventuale

export di dati, magari governato

da privilegi di accesso differenziati

per tipologia di utente.

Ringraziamenti

Si ringraziano, per la sensibilità dimostrata

nell’aderire al progetto e

per il prezioso contributo, i Dirigenti

scolastici Maria Concetta Castorina

(Istituto Superiore A. RUIZ, Augusta),

Fortunata Vetri (Istituto Tecnico Industriale

ARCHIMEDE, Catania), Elisa

Colella (Liceo Classico MARIO CU-

TELLI, Catania), Antonio Alessandro

Massimino (Liceo Artistico EMILIO

GRECO, Catania) e Lucy Sciuto

(I.I.S. CONCETTO MARCHESI,

Mascalucia).

Un sentito ringraziamento va al Dott.

Carmine Marinucci, Segretario generale

della Scuola a Rete DiCultHer, per il

supporto dato all’iniziativa e il proficuo

contributo di indirizzo fornito

nei numerosi incontri svolti

in presenza e per via telematica.

1996:

Codevintec porta in Italia i primi ADCP.

Erano RD Instruments.

Ancora insieme.

CODEVINTEC

Tecnologie per le Scienze della Terra e del Mare

ADCP e DVL per applicazioni oceanografiche, fluviali, per imbarcazioni e piattaforme.

22 GEOmedia n°4-2020


REPORT

Bibliografia e sitografia

Roberta Ragusa (2019), “APPLICAZIONE SPERIMENTALE DELL’AMBIENTE GIS PER LO STORYTELLING DIGITALE DELL’E-

VENTO SISMICO REGISTRATO IN SICILIA NEL 1693”. Tesi di Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, A.A.

2018-19.

Mangiameli M, Mussumeci G (2015). “Real Time Transferring of Field Data into a Spatial DBMS for Management of Emergencies with a

Dedicated GIS Platform”. In: AIP CONFERENCE PROCEEDINGS, vol. 1648, p. 780012-1-780012-4, © 2015 AIP Publishing LLC

978-0-7354-1287-3, ISSN: 0094-243X, ISBN: 978-0-7354-1287-3, doi: 10.1063/1.4912992

Costantino P, Ignaccolo C, Mangani M, Mangiameli M, Mussumeci G (2015). “Sant’Agata safe”: a GIS application for the analysis of risk

and the management of aids”. GEOMEDIA, vol. 18, issue 4, p. 28-34, ISSN: 1128-8132.

MANGIAMELI M, MUSCATO G, MUSSUMECI G (2011). “Creazione e gestione dinamica di un geo-database da piattaforma Web-GIS

open source”. In: “Geomatica: le radici del futuro. Tributo a Sergio Dequal e Riccardo Galetto”, p. 45-48, Torino-Pavia: Edizioni SIFET,

ISBN: 88-901939-6-4

Maugeri M, Motta E, Mussumeci G, Raciti E (2009). Lifeline seismic hazards: a GIS application. In: Earthquake Resistant Engineering

Structures VII. WIT TRANSACTIONS ON THE BUILT ENVIRONMENT, vol. VII, p. 381-392, WIT Press, ISBN: 978-1-84564-

180-1, ISSN: 1743-3509, doi: 10.2495/ERES090351

Fistola R., Pascale C., (2009), “GIS and neural networks for protecting city from seismic risk”, in Caglioni M. e Scarlatti F. (a cura di), Representation

of Geographical Information for Planning, pp. 139-148, Esculapio Editore, Bologna. ISBN 978-88-7488-316-5

Ardissone P., Agosto E., Rinaudo F. (2007), “GIS AND WEB-GIS, COMMERCIAL AND OPEN SOURCE PLATFORMS: GENERAL

RULES FOR CULTURAL HERITAGE DOCUMENTATION”, Conference: INTERNATIONAL ARCHIVES OF THE PHOTO-

GRAMMETRY, REMOTE SENSING AND SPATIAL INFORMATION SCIENCES

Giorgio Accardo, Carlo Cacace, Roberto Rinaldi (2005), “Il Sistema Informativo Territoriale della carta del Rischio” in ARKOS – Scienza e

Restauro dell’Architettura, Nardini Editore Anno VI – Nuova Serie- Aprile/giugno 2005

Barrile V., F. Cotroneo, S. D, Amico, F. Parrillo, (2005), “Gestione di dati sismici mediante utilizzo di mappe GIS, per Calabria occidentale

e Sicilia Nord-Orientale”, IX ASITA, Catania (Italy), 2005, Catania (italy), 2005.

Mussumeci G, Condorelli A, Maugeri M, Biondi G (2004). “Earthquake-triggered landslide hazard in the Catania area”. In: Risk Analysis

IV. WIT TRANSACTIONS ON ECOLOGY AND THE ENVIRONMENT, vol. 77, p. 115-130, WIT Press, ISBN: 1-85312-736-1,

ISSN: 1743-3541, doi: 10.2495/RISK040111

https://www.diculther.it

www.iononrischio.it. © 2014 DPC, INGV, Giunti Progetti Educativi S.r.l..

https://qgis.org/it/site/

https://www.postgresql.org

http://www.postgis.org

https://opengisdata.eu/it/apps/-/asset_publisher/L1q6XIwnPREr/content/geopaparazzi

PAROLE CHIAVE

Storytelling; GIS; terremoti; barocco siciliano; DICULTHER.

ABSTRACT

This paper shortly describes the project started by the Digital Cultural Heritage (DiCultHer) Sicilian Centre in the 2018-2019 school year, to participate

in the Week of Digital Cultures in Matera (Italy). The objective of the project, ambitious and still open to contributions, is to produce a digital storytelling

of the catastrophic event that marked the fate of a large area of eastern Sicily: the 1693 earthquake. The event caused destruction and death, but it also

mobilized an extraordinary solidarity of the population and a demanding reconstruction that led to the baroque architecture that has become a UNESCO

World Heritage Site.

AUTORE

R. Ragusa

ing.robertaragusa@gmail.com

A. Santacroce

ing.a.santacroce@gmail.com

M. Mangiameli

michele.mangiameli@dica.unict.it

ricercatore di Topografia e Cartografia

Università degli Studi di Catania,

G. Lo Bianco

giuseppe.lobianco@irssat.it

presidente Istituto Ricerca Sperimentazione e Sviluppo sull’Ambiente e il Territorio (IRSSAT) e coordinatore Polo DiCUltHer Sicilia

G. Mussumeci giuseppe.mussumeci@unict.it

Professore di Topografia e Cartografia, Università degli studi di Catania

GEOmedia n°4-2020 23


MERCATO

Minerali di Atacama

(24 maggio 2020)

Questa immagine, catturata dalla missione Copernicus

Sentinel-1, mostra la serpentina del Rio delle Amazzoni che attraversa

uno dei più vitali ecosistemi al mondo: la Foresta Amazzonica

nell’America meridionale. L’immagine è stata acquisita il 3 marzo 2019 ed è stata

processata in modo tale da mostrare di colore blu i corpi d’acqua, come ad esempio il

Rio delle Amazzoni. Il fiume inizia il suo viaggio nelle Ande e si dirige verso est attraversando

sei stati del Sud America, prima di riversarsi nell’Oceano Atlantico in prossimità della

costa nord orientale del Brasile. Il fiume ha una lunghezza di circa 6400 km, l’equivalente della

distanza tra New York e Roma. Il Rio delle Amazzoni è considerato il fiume più ampio al mondo,

con una larghezza che oscilla tra 1,6 e 10 km, ma che aumenta durante la stagione delle piogge fino a

circa 50 km. Con oltre 1000 tributari, questo fiume realizza il più vasto sistema di drenaggio al mondo

in termini del volume di portata e come area di bacino interessata. Come conseguenza della continua

variazione del suo flusso nella parte superiore dell'immagine si possono riconoscere gli alvei più vecchi come

linee sottili attorno all’alveo principale. Uno dei suoi tributari, lo Javari (o Yavari), è visibile come una linea

blu più sottile che scorre all’interno della foresta tropicale. Questo fiume si estende per 870 km, tracciando il

confine tra il Brasile ed il Perù, prima di congiungersi al Rio delle Amazzoni. Nell’immagine città ed aree edificate

sono visibili di colore ciano, come ad esempio le città di Tabatinga e di Leticia, con due aeroporti che

sono facilmente identificabili sulla estrema destra. I colori giallo ed arancione mostrano l’area circostante

della Foresta Amazzonica. I colori di questa immagine della settimana derivano dalla combinazione di

due polarizzazioni utilizzate dalla missione radar Copernicus Sentinel-1 e che sono state assemblate e

convertite in un’unica immagine. Le immagini radar forniscono dati in modalità differente rispetto

ad una normale camera ottica, per cui esse normalmente risultano bianche e nere nel momento

in cui vengono ricevute. Utilizzando una tecnologia che allinea i fasci radar inviati e ricevuti

dagli strumenti in una specifica orientazione – verticale o orizzontale – il dato risultante

può essere processato in modo da produrre immagini colorate, come quella qui

mostrata. Questa tecnica permette di ottenere una migliore distinzione tra le

caratteristiche del suolo.

Crediti: European Space Agency.

Traduzione: Gianluca Pititto.

24 GEOmedia n°4-2020


MERCATO

GEOmedia n°4-2020 25


REPORT

Una Soluzione OS per la creazione

di gestionali cartografici web

basati su progetti QGIS

di Leonardo Lami, Cristiano Fattori, Alessandro Jacobacci, Walter Lorenzetti

Il caso della Direzione

Capitale Naturale,

Parchi e Aree Protette

di Regione Lazio

dedicato alla gestione

dei rimborsi danni da

fauna selvatica

Fig. 1 – Il servizio Webgis predisposto da Regione Lazio.

Nel presente articolo si illustra

la soluzione adottata da

parte della Direzione Capitale

Naturale, Parchi e Aree Protette

di Regione Lazio al fine di

standardizzare le modalità di

raccolta delle informazioni e la

gestione delle pratiche relative

alle richieste di indennizzo per

i danni da fauna selvatica nel

sistema delle Aree protette

regionali e permettere,

nel contempo, la fruizione

centralizzata dei dati raccolti

nelle singole aree protette.

Uno degli aspetti di

maggior interesse

all’interno di infrastrutture

complesse e diffuse

sul territorio è quello di permettere

la consultazione e l’aggiornamento

dei dati gestiti in

modalità remota.

Mentre in ambito non geografico

esistono chiaramente

numerose soluzioni dedicate

alle più svariate necessità, in

campo geografico invece sono

poche e non particolarmente

sviluppate.

Soluzioni che permettono, in

totale autonomia, di predisporre

gestionali cartografici web

che rendano possibile, non solo

la consultazione dei dati, ma

anche la loro gestione ed il loro

aggiornamento sono invece

meno diffuse.

Un metodo solitamente utilizzato

è quello di predisporre i

dati su GeoDb e permetterne

la gestione dei contenuti tramite

software geografici desktop

(es. QGIS). Tale modalità permette

di condividere consultazione

e aggiornamento di dati

da più utenti ma, nel caso di

soggetti posti al di fuori della

rete intranet, rende lenta l’operatività

e necessità di soluzioni

per l’accesso al dato in sicurezza

(es. VPN).

Tale soluzione richiede inoltre

un forte investimento formativo

per permettere agli operatori

di utilizzare in autonomia un

software GIS solitamente troppo

complesso e ricco di funzioni

in relazione alle effettive

necessità di interazione con il

dato da parte degli utenti base.

L’utilizzo del framework

G3W-SUITE

Al fine di predisporre un gestionale

cartografico web dedicato

a tale attività di raccolta,

26 GEOmedia n°4-2020


REPORT

la Direzione Capitale naturale,

Parchi e Aree Protette di Regione

Lazio ha scelto di utilizzare

il framework OS G3W-SUITE

disponibile su GitHub, con

licenza MPL, al seguente URL:

https://github.com/g3w-suite.

G3W-SUITE è un’applicazione

client-server modulare dedicata

alla pubblicazione e gestione di

progetti cartografici interattivi

realizzati su QGIS (https://

qgis.org) in ambiente web. Il

punto di forza del framework è

legato alla possibilità di pubblicare

e gestire in modo autonomo

e strutturato progetti cartografici

permettendo di definire

aspetti grafici e funzionali dei

servizi WebGis direttamente

tramite il software geografico

desktop.

Tramite tale frame-work è possibile

organizzare i contenuti

cartografici in maniera gerarchica

all’interno di gruppi e

macrogruppi cartografici e di

gestire utenti di vario livello

per gli aspetti di amministrazione,

consultazione dei progetti,

funzionalità di editing

e utilizzo dei singoli moduli

attivati.

Le componenti principali, comunicanti

tra loro mediante

una serie di API REST, sono

due:

4G3W-ADMIN: il modulo

di amministrazione per la

gestione degli utenti, la pubblicazione

di servizi WebGis

e l’attivazione di moduli specifici

4G3W-CLIENT: il client

cartografico per la visualizzazione

ed interazione (libera

o sotto autenticazione) con i

servizi WebGis pubblicati

La predisposizione del gestionale

cartografico web basato

su progetto QGIS

Per raggiungere l’obiettivo

preposto, il primo passo ha

Fig. 2 – Strumenti di ricerca e struttura del form degli attributi.

visto la realizzazione della base

dati dedicata alla raccolta delle

richieste di rimborso danni. A

tal fine è stato scelto il GeoDB

PostGis (www.postgis.net) e su

di esso sono state strutturate

una serie di tabelle atte a collegare

ad ogni elemento geografico

una serie di informazioni

che permettono di valutare,

analizzare e organizzare il dato

raccolto.

Ad ogni tipologia di danno

gestito (colture, zootecnia o

opere/strutture) sono state

associate informazioni di tipo

generico (riferimenti pratica,

date segnalazione e sopralluogo,

area protetta in cui si

rileva il danno e i dati del richiedente)

e di dettaglio (tipo

e quantificazione del danno,

specie responsabile, eventuali

riferimenti catastali…) per un

totale complessivo superiore ai

100 campi per ogni tabella, alcuni

dei quali caratterizzati da

vincoli di obbligatorietà e univocità

e da trigger per il calcolo

automatizzato.

Il passo successivo ha riguardato

la creazione di un progetto

QGIS contenente, oltre agli

strati operativi, contenuti informativi

geografici di vario

tipo (Aree Naturali Tutelate,

patrimonio geologico, vegetazionale

e faunistico) e cartografie

di base (CTR e ortofoto).

Sempre a livello di progetto

QGIS, oltre alla vestizione dei

singoli layer, sono state definite

una serie di impostazioni che

si sarebbero riflesse a livello di

servizio WebGis:

4definizione dei layer interrogabili

e, per ognuno di essi,

definizione dei campi consultabili

e dei relativi alias

4metadati di base, sistema di

proiezione ed estensione iniziale

di pubblicazione

4layout di stampa

Punto cruciale del progetto,

visto il numero elevato di informazioni

per ogni layer gestito,

era la necessità di poter or-

Fig. 3 – Creazione e definizione degli strumenti di ricerca.

GEOmedia n°4-2020 27


REPORT

le modalità di accesso tramite

credenziali alle informazioni

pubblicate su web.

Al servizio sono state associate

poi una serie di strumenti di

ricerca basati su esposizione dei

valori tramite menù a tendina

con vincoli di dipendenza per

rendere semplice la ricerca del

dato da parte dei singoli operatori.

Fig. 4 – Gestione permessi di editing e definizione dei geo-constraint.

Fig. 5 – Strumenti di editing geometrico e form per la definizione degli attributi.

ganizzare in modo strutturato i

contenuti delle singole tabelle

al fine di facilitarne la consultazione

e la compilazione.

La forte capacità di ereditarietà

delle impostazioni definite a

livello di progetto QGIS da

parte del framework per la

pubblicazione ha permesso di

superare questa problematica.

In QGIS è infatti possibile definire,

per ogni layer, la struttura

del form di consultazione/

editing degli attributi (schede e

raggruppamenti di vario livello)

ed associare ad ogni campo

della tabella da editare una serie

di widget (testi liberi, menù

a tendina, relazioni tra layer,

checkbox, calendari, allegati

multimediali…) che semplificano

e velocizzano la compilazione

dei contenuti.

Tali aspetti funzionali di QGIS

permettono di realizzare dei

gestionali cartografici desktop,

eventualmente basati anche

su dati relazionati in modalità

1:N, e migrarli in modo

diretto su piattaforma webgis

grazie alla compatibilità con il

framework G3W-SUITE.

Definiti quindi tutti gli aspetti

tecnico-funzionali su progetto

QGIS, lo stesso è stato caricato

sull’applicazione Web per la

pubblicazione su piattaforma

WebGis.

La componente di Amministrazione

del framework, grazie

ad una granulare gestione degli

utenti, ha permesso di definire

La gestione del dato geografico

basato su constraint

geografici

Uno degli aspetti cruciali per

la corretta gestione del dato era

legato alla necessità di vincolare

ogni singolo/gruppo di operatori

delle diverse Aree Protette

per fare in modo che potesse

inserire/modificare le domande

di richiesta rimborso danni

solamente se queste ricadevano

all’interno della Area Protetta

di propria competenza.

Tale problematica è stata risolta

grazie alla possibilità, all’interno

della suite, di definire

constraints geografici basati su

layer terzi e differenziabili per i

singoli /gruppi di utenti.

Operativamente la funzione di

editing è stata attivata sui layer

predefiniti e permessa per tutti

gli utenti precedentemente creati

all’interno della suite.

Il vincolo geografico è stato basato

sul layer delle Aree Protette

Regionali e, tramite semplici

istruzioni SQL, sono state definite

le feature del layer all’interno

delle quali sarebbe stato

possibile l’editing da parte dei

singoli operatori.

Obiettivi raggiunti

Lo strumento operativo scelto

dalla Direzione Capitale Naturale,

Parchi e Aree Protette di

Regione Lazio ha reso possibile,

in modo autonomo e senza

necessità di sviluppo di codice,

la realizzazione di un gestionale

cartografico web personalizzato

28 GEOmedia n°4-2020


REPORT

per la raccolta di dati di proprio

interesse in modo uniforme

e standardizzato da parte di

operatori dislocati sul territorio

regionale.

Gli operatori abilitati avranno

la possibilità di utilizzare,

tramite un qualsiasi browser e

senza necessità di installazioni

specifiche, un client cartografico

che permetterà di navigare

nella cartografia, individuare

l’area di propria competenza,

caricare tracce GPS, editare feature

poligonali identificanti la

porzione di territorio interessata

da danni da fauna e compilare

in modo semplificato e

guidato tutte le informazioni

necessarie per la valutazione

della richiesta di rimborso.

Sarà possibile, quindi, una gestione

più razionale delle pratiche

e la costruzione di archivi

elettronici di facile consultazione

per le aree protette stesse

I constraint geografici impediranno

che, anche per errore, i

singoli operatori vadano a modificare

dati su cui non sono

territorialmente competenti.

Una serie di strumenti di ricerca,

definiti anch’essi nella

sessione di Amministrazione

tramite semplici strumenti

grafici, permetterà all’utente

di ricercare pratiche già inserite

ed estrarre, sotto forma di

foglio di calcolo, risultati di

interrogazioni e ricerche.

I Responsabili del servizio

avranno a disposizione una

piattaforma che permetterà

loro di visualizzare geograficamente

e verificare le singole

richieste inserite.

L’accesso al dato complessivo

tramite altri strumenti (QGIS,

PgAdmin...) permetterà di realizzare

statistiche e report geografici

basati su elementi quali:

tipologia di danno, specie responsabili,

importo medio del

danno.

Le informazioni e le statistiche

ottenute costituiranno un

supporto indispensabile per

una corretta e razionale pianificazione

degli interventi futuri,

rendendo, nel contempo, più

efficace e mirata la gestione

delle risorse economiche ed

umane disponibili.

Sfruttando le potenzialità funzionali

del gestionale cartografico

sarà possibile, ad esempio,

individuare su base quantitativa

le aree critiche, per entità

e tipologia del danno, e successivamente

definire strategie

di prevenzione sito-specifiche,

anche in relazione alle caratteristiche

ambientali degli specifici

contesti.

Sviluppi futuri

Alla fine del primo anno di utilizzo

saranno valutate eventuali

problematiche intercorse ma

anche suggerimenti e migliorie

proposte dai singoli operatori.

La notevole duttilità della soluzione

adottata permetterà di

apportare eventuali modifiche

sia a livello di struttura del

dato, sia a livello di flusso operativo

definito a su progetto

QGIS e di riportare in modo

semplice e diretto tali variazioni

a livello di gestionale web.

Il contemporaneo sviluppo

della piattaforma G3W-SUITE

permetterà di realizzare su web

report cartografici basati sui

layout di stampa e di report

predefiniti su progetto QGIS

facilitando in questo modo

l’analisi in tempo reale della

situazione globale e specifica di

ogni area protetta.

Grazie a questa soluzione, Regione

Lazio avrà a disposizione

un framework che permetterà

di creare in completa autonomia

ulteriori gestionali cartografici

web al fine di gestire

altri aspetti ed iter che abbiano

l’informazione geografica come

elemento centrale e collettore

delle informazioni.

PAROLE CHIAVE

GIS; qgis; wegis; territorio;

regione lazio; fauna selvatica;

aree protette

ABSTRACT

As part of the management of

reimbursement of damages from

wildlife, the Direzione Capitale

Naturale, Parchi ed Aree Protette

of Regione Lazio made use of

the OS G3WSUITE framework

(based on QGIS-Server) for the

creation of a web cartographic

management system.

The application allowed to migrate

a dedicated QGIS project

defining, in addition to the

rendering aspects, also the form

structure and the editing widgets

dedicated to the individual attributes.

The administration component

has made it possible to define

editing permissions based on

geographical constraints linked

to authorized users.

The collected data will be a

support for a correct and rational

planning of future interventions

making the management of

available economic and human

resources more effective and

targeted.

AUTORE

Cristiano Fattori

cfattori@regione.lazio.it

Alessandro Jacobacci

ajacobacci@regione.lazio.it

Direzione Capitale Naturale,

Parchi e Aree Protette

Walter Lorenzetti

lorenzetti@gis3w.it

Leonardo Lami

lami@gis3w.it

Gis3W SNC

GEOmedia n°4-2020 29


AUGMENTED REALITY

WHAT’S NEXT:

XR TECHNOLOGY

Fig.1- The Hype

Cycle model of

2019. The Hipe

Cycle model is

a methodology

developed by

Gartner, a consulting,

research

and analysis

company in the

field of Information

Technology,

to graphically

represent the

maturity, adoption

and application

of specific

technologies.

XR 2020:

News & Events

a cura di

Tiziana Primavera

Innovative Tech

Evangelist - AR/VR

senior expert

In 2018 Gartner, an international

consulting society company

for large companies, in

its Hipe Cycle did not include

virtual reality among the new

emerging technologies, and in

the following graph for the year

2019, augmented reality, (acronym

AR from the English term

Augmented Reality), was no

longer present.

This is not to say that the two

technologies are not the subject

of entrepreneurial and social attention,

but their absence in the

graph representative and market

expectations in 2019, simply

enshrines the technological maturity

definitively achieved by

them.

In fact, their maturity can

certainly be considered to be

achieved both from a hardware

and software point of view, and

also from the point of view of

the user experience, the acceptance

and degrees of satisfaction

resulting from their adoption in

different areas is largely satisfactory,

so by 2020, these conditions

allow us to no longer consider

"innovative and emerging"

technologies, although the technologies

are widely consolidated

and certainly "mature".

Numerous companies are already

experiencing the benefits

produced by this interesting

digital reality, attesting to improvements

in the productivity

and training of employees in

multiple sectors.

For example, spending on Vr/Ar

is expected to increase by 46%

(Cagr) between 2018 and 2023,

reaching USD 8 billion.

With these premises, it is easier

to understand the subsequent

lines of development and research,

oriented to increasingly

ubiquitous technologies, that is,

available in real-time mode, always

and everywhere, but, now,

to be conceived seamlessly.

The technology that certainly

encompasses the two technologies

mentioned and that

implements them, along with

several other possible ones, will

therefore be that ofthe so-called

Extended Reality, certainly to be

considered as the high technology

that will make us really perceive

the authentic sentiment of

an immersion in the life of the

near future.

The Extended Reality, also

called by its acronym XR technology,

actually includes, a conglomerate

of VR- virtual reality,

AR - augmented reality and MR

- mixed reality.

XR is to be considered a superset

that includes the full spectrum

of previous taxonomies,

i.e. from "full real" to "complete

virtual", in close reference to the

concept of reality-virtuality continuum

introduced by Paul

Milgram in the early

1990s (Milgram Paul; H.

Takemura; A. Utsumi; F.

Kishino (1994). "Augmented

reality: a class of screens on the

reality-virtuality continuum").

However, its connotation lies

in the extent of human experiences

in particular relating to

the meaning of existence (represented

by VR) and the acquisition

of cognition (represented

by AR).

30 GEOmedia n°4-2020


AUGMENTED REALITY

Fig. 2 - Continuous of mediated reality showing four points: augmented reality, augmented

virtuality, mediated reality and mediated virtuality on the virtuality and mediality axes.

Fig. 3 - 1997- taxonomy of P. Milgram.

Fig. 3 - 1997- taxonomy of P. Milgram.

With the continuous development

of human-computer interactions,

this connotation is still

evolving.

The extended reality therefore

intends to coverthe integral set

of all real combined environments

and the consequent possible

interactions, where the "X"

is a variable for any spatial computing

technology, be it current

or future generation (Spatial

calculation was defined in 2003

by Simon Greenwold, [1] such

as "human interaction with a

machine in which the machine

holds and manipulates real objects

and spaces).

To date, several devices capable

of producing several extended

reality experiences have been

produced, although they have

numerous performance limitations

compared to the ambitious

goals of the XR.

Although with these premises,

their prices are still considerably

high and therefore mainly

aimed at specialized sectors

and companies, think of the

cost of Microsoft's Hardware,

or Hololens 2, which is in the

market with about 3500 dollars.

equipped with the new ToF

(time of flight) depth sensor.

These are, to date, industry

products, as explained by the

same company of Redmond,

oriented to developers for the

industrial sector, which can

mostly find application in different

production and professional

contexts, perhaps in the

medical field to make diagnoses

or in the various technical areas

of design and maintenance.

In this progressive path, worthy

of mention is certainly also the

research conducted by Magic

Leap, which attempted to distinguish

itself in this technological

avant-garde, with its highly

specialized headset. Magic

Leap's hardware Leap incorporates

innovative cheap photonics

into the lenses to try to pursue

and achieve a real neurological-perceptive

deception, so that

the digital data embedded in

the real, appears indistinguishable

from it, but the numerous

difficulties encountered, despite

the huge funding, have not met

expectations (The technology

used is known as a light field

photonic chip. It consists of

a digital projection system of

light rays which directly reaches

the’observer's eye).

We are therefore still in an acerbic

and magmatic sector, referring

to the extended reality.

With it, social changes could be

really evident: the Xr, for example,

will contribute massively

to the education of children

and young people, accompanying

them to places they have

never seen, providing therapies

for people with physical or

psychological disabilities and

helping health professionals to

learn new skills, using digital

GEOmedia n°4-2020 31


AUGMENTED REALITY

and interactive visual technologies,

which are best suited to the

context..

The XR aims to allow the user

a connection with contexts,

more intuitive and increasingly

easy, able to connect our natural

senses with the world around

us, and companies, startups

in the first place, experiment

with increasingly cutting-edge

methodologies in order to allow

a sensory overcoming that can

be implemented beyond simple

vision, urging whole at the same

time touch, taste and smell.

Another key element of the

uniqueness that could characterize

it, is the use of human

thought, capable of taking on a

fundamental role in the control

of the physical world, through

the potential translation of

brain waves into digital signals.

Clearly, XR technology needs a

technical rethink and a number

of considerable optimizations in

display technologies, especially

requires new types of hardware,

in order to optimize a number

of specific needs.

It is easy to understand that at

the State of the Art, there are

still several technical problems

that need to be solved in order

for XR to reach mainstream

adoption.

XR, for example, needs a disruptive

technological visual

revolution to show photorealistic

visual content, indistinguishable

from real objects, albeit in

changing light conditions and

to seamlessly switch from the

real world to the virtual world.

In addition, satisfying the workloads

always active and high

computational within the power

and thermal limits of glasses

characterized by a stylistic lightness,

therefore habitually wearable

in the daily life of each is

clearly a technical challenge still

very sophisticated.

Moreover, 5G's enhanced mobile

broadband is necessary,

perhaps indispensable, for mass

adoption XR.

Currently for the latter reason,

tech giants are starting to

partner with at least 15 leading

global mobile operators to

deliver XR viewers, while many

companies so far focused on developing

AR, VR, MR and now

XR systems are beginning to

pay attention to the consumer

market.

Probably, with a possible advance

in research, in the near

future we will therefore see

XR devices that transform our

daily life and that will replace

smartphones and surpass them

dialectically.

The wearable hardware XR,

so conceived, is very likely intended

to completely replace

our mobile phone and the future,

characterized by the massive

presence of XR devices, in a

social post-smartphone context,

seems to promise increasingly

ever more creative, user friendly

declinations, and only if ethically

declined and regulated

appropriately from a regulatory

point of view, they will certainly

ensure us a richer, interesting

and brighter world.

32 GEOmedia n°4-2020


MERCATO

RNDT 2.0 - DISPONIBILE IL CODICE

DELLA SUITE PER IL RIUSO

L'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha reso disponibile

il codice della suite RNDT 2.0, il software sviluppato per

il catalogo nazionale dei metadati di dati e servizi territoriali,

in conformità all'art. 69 del Codice dell'Amministrazione

Digitale (CAD). Coerentemente con le Linee

Guida su acquisizione e riuso di software per le pubbliche

amministrazioni, detto codice è pubblicato sulla piattaforma

GitHub nei repository di AgID con la licenza

EUPL v. 1.2, la licenza pubblica dell'Unione Europea, e

documentato anche nel catalogo del software open source

della Pubblica Amministrazione.

La suite è composta da un insieme di applicazioni utili

per l'implementazione di una piattaforma per la pubblicazione,

ricerca, visualizzazione e gestione dei metadati secondo

le regole tecniche nazionali ed europee (INSPIRE),

oltre a un visualizzatore di dati e servizi documentati nel

catalogo e/o disponibili sul web.

In particolare, le componenti rese disponibili, ciascuna in

uno specifico repository, sono le seguenti:

Rese disponibili per il riuso anche altre applicazioni, connesse

a RNDT:

• RNDT metadata converter, tool per la trasformazione

dei metadati da un profilo ISO 19115 / TS 19139 ad

un altro, utile per l'adeguamento dei metadati alla nuova

versione del profilo RNDT;

• RNDT GeoDCAT-AP API, soluzione per trasformare

i metadati dei dati territoriali documentati secondo il

profilo italiano dallo standard ISO TS 19139 allo standard

DCAT-AP/DCAT-AP_IT, utile per rendere disponibili

i dati territoriali che siano anche aperti nei portali

generalisti di dati.

La soluzione RNDT metadata converter è stata condivisa

anche sulla piattaforma Joinup della Commissione

Europea nella collezione INSPIRE, in quanto di interesse

di altri Stati Membri europei.

Visita GitHub per le release.

AgID

• Template Joomla RNDT , un'applicazione per la definizione

dell’aspetto del sito e l'organizzazione dei relativi

contenuti in coerenza con le Linee guida di design

per i servizi digitali della PA;

• Geoviewer, applicazione che permette di visualizzare risorse

geografiche disponibili sul Web e di effettuare sovrapposizioni

di servizi di mappa (REST, WMS, WFS)

e di file Shapefile, CSV, GPX o GeoJSON, anche previa

ricerca nel catalogo di metadati;

• Catalogo metadati, soluzione RNDT per la gestione, la

pubblicazione e la ricerca dei metadati dei dati territoriali

e relativi servizi.

VIDALASER E IL NUOVO CONTROLLER MOD. A5001 ANDROID 10

A5001 nasce quale controller di strumento topografico con sistema operativo Android

10, con ricevitore GNSS multibanda integrato, studiato per essere utilizzato nelle peggiori

condizioni di lavoro. A5001 è dotato di connessione Wifi, Bluetooth e cavo USB,

tutte le possibilità di connessione controller/strumento topografico sono presenti. Lo

schermo da 5 pollici touchscreen e la tastiera con pulsanti fisici permettono l’assoluta

libertà d’interfaccia controller/operatore. Due SIM telefoniche quadribanda e memoria

interna è di 4GB con espansione di memoria da 32GB tramite scheda SD, A5001 è

completamente multimediale, dotato di doppia camera HD fronte/retro, microfono ed

altoparlante interno per i messaggi e comandi vocali.

info@vidalaser.com

www.vidalaser.com

GEOmedia n°4-2020 33


MERCATO

Organizzazione dei dati

Con X-PAD Office Fusion è possibile gestire diversi tipi di

dati come misure, punti, disegni, superfici, sezioni trasversali

e nuvole di punti. Con il Project Manager è possibile organizzare

i dati all'interno dello stesso file di lavoro. È possibile

inoltre gestire più sessioni di rilievo, diversi gruppi di

disegni e renderli visibili o invisibili in qualsiasi momento.

Visualizzazione e facilità di lavoro

Un moderno ambiente di lavoro, progettato per gestire i

dati geospaziali e un potente motore CAD 3D rappresentano

la base su cui sono stati sviluppati i moduli topografici

e laser scanner. I dati possono essere visualizzati e gestiti in

tabelle con potenti ed innumerevoli funzioni per la ricerca,

il filtraggio e la modifica del dato stesso.

X-PAD OFFICE FUSION: DALL'IMPORTAZIO-

NE DI DATI GEOSPAZIALI GREZZI AI DISE-

GNI FINALI, TUTTO IN UN UNICO SOFTWARE

Un nuovo concetto di software per l’elaborazione e la trasformazione

di tutti dati geospaziali con una reale integrazione

di diverse informazioni: importazione di dati, calcoli,

aggiustamenti, registrazione di scansioni e gestione delle

nuvole, punti, misure, superfici e immagini, utility topografiche

e funzioni di disegno: tutto questo in una sola applicazione.

Un Software per tutti i flussi di lavoro

Dall'importazione di dati grezzi ai disegni finali, X-PAD

Office Fusion offre gli strumenti migliori senza dover trasferire

i dati da un programma all'altro. È possibile caricare

i dati da stazione totale, GPS, livello digitale, laser scanner:

calcolare, visualizzare e gestire il tutto in un unico software.

È possibile collegare rilievi TPS, GPS, livello digitale, sessioni

di scanner laser e visualizzare tutto nell’insieme.

Un CAD Topografico

L’X-PAD Office Fusion e il CAD sono completamente integrati:

un CAD progettato per operare secondo gli standard

definiti da AutoCAD ma anche per l'uso topografico. Un

piccolo esempio? Quando è necessario indicare una coordinata,

è possibile digitare il nome del punto corrispondente;

oppure è possibile selezionare oggetti topografici (punti e

linee) in base al codice assegnato durante il rilievo.

MODULO X-SCAN - Importa, Registra, Fatto!

Dall'importazione alla registrazione con una singola procedura

guidata. Le potenti funzioni di registrazione consentono

di adattare rapidamente e facilmente le tue nuvole anche

utilizzando punti topografici. Durante la registrazione le

azioni sono costantemente accompagnate da informazioni

visive e controlli che aiutano ad evitare errori. Anche se è

il primo lavoro con il laser scanner, è garantito un risultato

ottimale.

Fonte: Geomax

34 GEOmedia n°4-2020


MERCATO

ESRI ITALIA E MOBILEYE SUPPORTANO

ACEA PER L’ASSET MANAGEMENET

Già dal 2018 Esri ha siglato un accordo che definisce

la piattaforma Esri come il repository dei dati raccolti

dai dispositivi Mobileye, i sistemi di assistenza alla

guida. Proprio questo accordo è stato alla base della

sperimentazione con ACEA, il cui obiettivo è stato,

da una parte, continuare a migliorare la sicurezza per

i tecnici che lavorano sul campo e, dall’altra, raccogliere

informazioni relative agli asset aziendali, al fine

di definire un processo di manutenzione preventiva

su Pali della Luce e Box Elettrici. Nel corso del 2018

ACEA ha dotato alcune delle sue vetture, impegnate

nel servizio di manutenzione della rete idrica e fognaria

della Provincia di Roma, di un dispositivo anticollisione

fornito dalla società Mobileye. Il dispositivo

installato “vede”, attraverso una telecamera montata

nella parte anteriore del veicolo, tutto quello che vede

il guidatore. Il segnale video della telecamera e quello

del GPS vengono utilizzati da un microcomputer di

bordo, per valutare i rischi di collisione con veicoli e

persone. Questa ultima operazione avviene attraverso

alcuni algoritmi di machine learning che sono stati

istruiti per riconoscere con grande precisione veicoli,

persone e infrastrutture (segnali stradali, semafori,

ecc.).

Questa sperimentazione ha avuto risultati molto positivi

sia per la sicurezza del lavoro dei tecnici utilizzatori

delle vetture, sia per la riduzione dei consumi e

degli incidenti.

Sulla base dei risultati raggiunti alla fine del 2019,

Esri Italia e Mobileye hanno proposto una sperimentazione

per testare la capacità di un nuovo dispositivo,

denominato Mobileye 8 Connect, che elabora le informazioni,

“viste” e interpretate, e le invia in formato

vettoriale alla piattaforma ArcGIS Online di Esri (pali

della luce, box elettrici, ecc.).

La sperimentazione, avviata poi nel 2020, ha riguardato

50 vetture del parco ACEA. I dati raccolti sono

stati analizzati per “insegnare” agli algoritmi di machine

learning come mappare correttamente gli asset.

Fonte: (Esri Italia)

GEOmedia n°4-2020 35


MERCATO

ELEBRATING

100 YEARS

MICROGEO PROPONE IL

SUO KIT STRUMENTALE

PER ECOBONUS 110%

L’ECOBONUS 110% è un nuovo

incentivo fiscale per la riqualificazione

energetica e sismica degli edifici esistenti

previsto dal Decreto Rilancio per

migliorare la qualità dei nostri edifici.

110% è l’aliquota incentivante per specifici

interventi in ambito di efficienza

energetica, di interventi antisismici,

di installazione di impianti fotovoltaici

o delle infrastrutture per la ricarica

di veicoli elettrici negli edifici. La detrazione

è riconosciuta nella misura

del 110%, da ripartire tra gli aventi

diritto in 5 quote annuali. Microgeo

srl ha raccolto le strumentazioni più interessanti

al fine di poter ottimizzare le

procedure per poter effettuare i lavori di

ristrutturazione rispettando i parametri

imposti dall'Ecobonus. Il kit strumentale

proposto da Microgeo comprende:

Termoflusimetro, Termocamera,

Sistema Fotogrammetrico Telescopico

3DEYE + Software Elaborazione immagini

3D Zephyr e il pacchetto formazione.

Termoflussimetro

Il termoflussimetro è la strumentazione

necessaria per un calcolo accurato della

trasmittanza delle pareti verticali opache

di un edificio, il sistema attraverso la

misura puntuale riesce a definire il valore

di trasmittanza della parete su cui

è applicato (w/m²k) potendo in questo

modo definire con estrema precisione il

cambiamento dei valori di trasmittanza

tra prima e dopo l’intervento di ristrutturazione.

Termocamera

La termocamera svolge l’attività di indagine

qualitativa nella verifica delle

disomogeneità termiche sulla struttura

dell’edificio. Attraverso l’acquisizione

delle immagini termiche delle pareti

perimetrali dell’edificio è possibile definire

se la coibentazione dell’involucro è

omogenea o no e verificare i cambi di

tessitura muraria senza dover effettuare

saggi invasivi. Il poter abbinare una

lettura termografica ai parametri di trasmittanza

calcolati dal termoflussimetro,

aumenta l’affidabilità della misura

grazie ad un’indagine più complessiva

dell’involucro e non solo attraverso un

calcolo puntuale.

Sistema Fotogrammetrico Telescopico

3DEYE + Software Elaborazione immagini

3D Zephyr

Il sistema fotogrammetrico telescopico

3DEYE è una valida soluzione per

il rilievo delle facciate di edifici. Grazie

alla tecnica fotogrammetrica è possibile

ricostruire la tridimensionalità delle superfici

e poterne calcolare le dimensioni

con precisione centimetrica. L’utilizzo di

3DEYE può garantire all’operatore un

rilievo dimensionale delle facciate di elevato

dettaglio offrendo la possibilità di

generare computi metrici estremamente

accurati per la definizione degli interventi

di ristrutturazione.

3DF Zephyr è un software che consente

di ricostruire modelli 3D partendo da

fotografie.

La procedura di ricostruzione è completamente

automatica e non necessita

di alcuna strumentazione in particolare.

Il software utilizza una tecnologia proprietaria

ed innovativa. 3DF Zephyr si

presenta con una interfaccia semplice

da utilizzare, e permette di esportare,

i modelli ottenuti, nei formati 3D più

comuni (obj, stl, ply). E’ inoltre possibile

creare dei filmati di presentazione di

tali modelli, senza l’utilizzo di software

esterni. 3DF Zephyr è lo strumento

perfetto per modellare la realtà.

Grazie al Sistema telescopico 3D EYE

e al software di elaborazione immagini

3DF Zephyr è possibile rilevare e riprogettare

qualsiasi tipo di facciata in formato

3D o 2D.

FORMAZIONE

Tramite i nostri tecnici specializzati

Microgeo offre al cliente una formazione

di tutte le sopracitate tecnologie al

fine di preparare il tecnico al meglio e

renderlo perfettamente autonomo nelle

sue attività di rilievo.

Chi è interessato può scrivere a info@

microgeo.it. Saranno riservati sconti per

chi è interessato al kit completo.

Fonte: Microgeo

www.eu.sokkia.com/it

36 GEOmedia n°4-2020


TELERILEVAMENTO

MERCATO

FORNITURA DATI CARTOGRAFICI AGLI

ENTI LOCALI

La Regione Emilia-Romagna ha predisposto un programma

straordinario di distribuzione agli Enti Locali

di una serie di prodotti cartografici digitali recentemente

acquisiti o realizzati, con lo scopo di migliorare ed

aggiornare le principali componenti della cartografia di

base regionale. I nuovi prodotti permetteranno un supporto

a diverse applicazioni e funzioni della Pubblica

Amministrazione quali le attività di analisi, pianificazione

e gestione del territorio, protezione civile, ambiente

ed agricoltura, e potranno favorire le attività di soggetti

che sul territorio operano, come imprese, tecnici, università,

cittadini. In particolare, nuovi dati e i prodotti

cartografici potranno essere di supporto alla redazione

dei nuovi strumenti di pianificazione urbanistica, previsti

dalla L.R. 24/2017.

Della fornitura, che sarà gratuita nelle modalità standard

previste, si occuperà l’Archivio Cartografico Regionale,

che invierà una specifica comunicazione ai referenti

degli Enti in tema di cartografia o sistemi informativi

territoriali, con tempistiche che daranno priorità alle

Amministrazioni che hanno siglato un protocollo di intesa

per attivare forme di collaborazione finalizzate alla

approvazione del Piano Urbanistico Generale (PUG) sottoscritto

tra Comune, Provincia o Città Metropolitana e

Regione ai sensi dell’art.77 della LR24/2017.

Si tratta di un “pacchetto consistente” di elementi, alcuni

forniti previa accettazione di sub-licenza, mentre altri

di realizzazione regionale, tutti con licenza “Open data”

secondo le linee guida regionali, che prevede:

1) Ortofoto 30 cm CGR © 2018 (sub-licenza).

2) Rappresentazione Edificato CGR © 2018 (sub-licenza).

3) Database Uso del Suolo 2017 (Licenza CC by).

4) Database Topografico Regionale nella versione attuale

(Licenza CC by).

5) Carte Tecniche Topografiche a grande e media scala

derivate dal DB Topografico (Licenza CC by).

6) Aggiornamento degli Argini e degli Alvei (Licenza

CC by).

Geoportale Emilia-Romagna

MONITORAGGIO 3D

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FORMAZIONE

GEOmedia n°4-2020 37

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38 GEOmedia n°4-2020


AEROFOTOTECA

MERCATO

L’AEROFOTOTECA

NAZIONALE

RACCONTA....

l’occhio Alleato sull’Istria

di Alessandra Dell’Anna,

Gaetano Benčić

Recenti ricerche negli archivi

dell’Aerofototeca Nazionale di

Roma (AFN) hanno permesso

di ritracciare immagini storiche

dell’Istria tra cui quelle del territorio

di Parenzo. In particolare

si tratta di fotografie aeree

appartenenti al blocco di materiale

fotografico, generalmente

noto come Fondo USAAF,

donato nel 1964 dall’American

Academy in Rome a AFN in

108 casse di legno, gli stessi

contenitori in cui erano conservate

durante il periodo di

guerra. Nelle scatole di cartone

originali sono conservate le

fotografie scattate nel corso

della Seconda Guerra Mondiale

(1943-1945) dalle squadriglie

alleate e distribuite subito dopo

la fine del conflitto agli Istituti

culturali dei paesi vittoriosi

presenti a Roma (Svenska

Institutet i Rom, British School

at Rome, American Academy

in Rome, Ecole Française de

Rome; Shepherd et al. 2012).

Da tempo si sta portando avanti

la sistemazione dei Fondi

dell’AFN, a partire da quello

denominato MAPRW 1 di cui

fa parte anche il c.d. fondo

USAAF. In questa occasione,

aprendo le scatole mai censite

fino ad oggi, si è notato

che queste contengono anche

fotografie aeree di paesi stranieri

come ad esempio Austria,

Bosnia-Erzegovina, Germania,

Croazia, Ungheria ecc.

Una di queste scatole, nello

specifico quella della missione

(sortie) SM467, conserva le

fotografie aeree scattate il 30

agosto 1944 alle ore 10:15

Fig. 1 - Foto prospettica della costa istriana a nord di Parenzo. In primo piano la baia di Busuja.

(foto R. Kosinožić).

sulle aree intorno a Parenzo,

Pola, fiume Raša, Sibenik,

Zara e Zemunik. L’area rilevata

comprende territori che

hanno avuto un ruolo importante

nel corso della storia

non limitato solo ai periodi

dei conflitti mondiali. In particolare

l’area di Parenzo è

oggetto di uno studio ormai

ventennale all’interno dei

progetti franco-croati Les villae

maritimes d’Istrie condotti

dalle istituzioni croate quali il

Museo del territorio Parentino

(Zavičajni Muzej Poreštine)

ed il Museo Archeologico d’Istria

(Arheološki Muzej Istre)

Fig. 2 - Baia di Busuja. 30.08.1944, foto aerea USAAF, sortie SM467, fotogramma 3003 (part.). a:

peschiera sommersa; b: Villa Mozaik; c: anomalia in un punto chiamato ancora oggi “Male Saline”-

“Piccole Saline”; d: traccia da umidità a conferma della sorgente d’acqua qui presente indicata

anche dal toponimo “Fontana”. ICCD-AFN, fondo MAPRW-AAR-USAAF.

1 Fondo M.A.P.R.W. (Mediterranean Allied Photo Reconnaissance Wing formato dal c.d. “Fondo

USAAF” ( United States Army Air Force) e c.d. “Fondo RAF”.

GEOmedia n°4-2020 39


AEROFOTOTECA

Fig. 3 a-b - Parenzo- La Porporella. a: 30.08.1944, foto aerea USAAF, sortie SM467, fotogramma 3006 (part.). b: la stessa evidenza archeologica nella

prospezione multibeam su ortofoto (Sirio d.o.o., Koper, 2019). Il cerchio rosso (= lettera a nella fig. prec.) segnala la traccia archeologica relativa alla

struttura sommersa della Porporella; la linea segmentata a-b indica uno dei cardines della città antica, preso come punto di riferimento per il sondaggio

sulla struttura sommersa. AFN- ICCD, fondo MAPRW- AAR- USAAF.

in collaborazione con il centro

di ricerca francese Centre

Camille Jullian, Aix Marseille

Université, CNRS (Fig. 1).

Partendo dal progetto di studio

del sito archeologico di Loron

(I sec. d.C.), importante centro

produttivo di olio e di anfore

oleari sulla costa adriatica

(Rousse, Tassaux 2012), iniziato

nel 1994, dal 2003 si stanno

conducendo ricerche sullo sviluppo

del litorale in epoca romana

attraverso lo studio delle

ville marittime e delle strutture

ad esse collegate. In particolare

quella di Santa Marina (a soli

400 m a nord di

Loron; Rousse et al. 2019),, la

peschiera di Busuja/Bussolo (a

4 km a sud da Loron ed oggi

completamente sommersa) e la

villa Mozaik/Mosaico, ad essa

collegata. Il progetto associa lo

scavo archeologico (terrestre

e subacqueo) alle ricognizioni

e ricerche paleoambientali

finalizzate a rintracciare le

risorse originali della zona per

comprenderne meglio il loro

Fig. 4 - Poreč/Parenzo. a, b: isolati del centro storico distrutti durante i bombardamenti alleati; c: lungomare che

ha modificato la linea urbana settentrionale; d: Baia di Peschiera, interramento davanti a Sant'Eleuterio (part. da

Republika Hrvatska, Državna geodetska uprava).

utilizzo in epoca antica e quindi

lo sfruttamento del territorio

stesso. I fotogrammi della

missione offrono un panorama

del paesaggio rurale intorno

alle baie di Červar/Cervera e

Busuja/Bussolo come si presentava

nella prima metà del

‘900. Paesaggio profondamente

modificato con l’edificazione

di una marina e di un complesso

residenziale negli anni

‘70 del Novecento nel porto

di Červar/Cervera. Mentre gli

ampi oliveti di Busuja/Porto

Bussolo sono stati sostituiti

da ad appezzamenti di terra di

minori dimensioni. Nel 1944

erano ancora ben visibili taluni

elementi del paesaggio storico

oggi scomparsi o poco leggibili.

Si riconoscono cave di pietra,

saline e fonti d’acqua. (Fig. 2)

Legate alla costa sono anche

le recenti ricerche avviate nel

2019 sulla colonia di Parentium

(Parenzo) e sulla sua portualità

ancora poco conosciuta. In

particolare è stato eseguito un

saggio sul sito sommerso della

“Porporella”, sulla riva nord

della città. La struttura è conosciuta

dalla metà del XVIII

sec. ma ne è stata rilevata la

40 GEOmedia n°4-2020


AEROFOTOTECA

pianta per la prima volta solo

nel 1934 (A. Degrassi, Inscr.

It. X, fasc. II- Parentium) (fig.

3). Oltre alla Porporella nelle

fotografie del fondo è ben

leggibile l’assetto urbano della

cittadina di Poreč/Parenzo,

che nella disposizione del

decumano principale e dei

cardi ha mantenuto nei secoli

l’impianto urbanistico della

colonia. I fotogrammi sono

notevoli perché scattati poco

prima dei bombardamenti che

rasero al suolo due interi isolati,

parzialmente corrispondenti

a due insule antiche (fig.

4, a,b). Il centro storico venne

gravemente danneggiato e le

insule non vennero mai più

ricostruite, oggi sono aree adibite

a parco.

Risulta inoltre utile confrontare

la linea di costa come

appare nei fotogrammi con

la situazione attuale, soprattutto

per rilevare le modifiche

che ha subito la baia nord di

Parenzo, chiamata Peschiera.

Questa baia trae il nome dalle

antiche peschiere all’interno

della proprietà dei vescovi

di Parenzo, citate in molti

documenti di età medievale

e moderna. La cittadella possedeva

una cinta muraria, oggi

leggibile nelle sue fase tardomedievale,

che a nord lambiva

il mare. Un lungomare costruito

pochi decenni addietro ha

modificato sensibilmente il

rapporto tra la linea urbana ed

il mare (fig. 4, c) , interrando

un tratto di costa davanti la

chiesa di Sant’Eleuterio e coprendo

una delle principali vie

d’entrata alla città fin dall’età

romana (fig. 4, d).

I fotogrammi della sortie

SM467 vanno dal n. 3001

al n. 3010 e dal n.4001 al

n.4006, cioè dall’insenatura

di Červar Porat/ Porto di

Cervara – insenatura di Santa

Marina- al territorio interno

a SE di Parenzo. Le due serie

dei fotogrammi procedono

in parallelo, poiché sono il

risultato degli scatti effettuati

dalle due macchine fotografiche

posizionate sul lato destro

e sul lato sinistro del velivolo

(starboard, la cui numerazione

inizia con 40.., 41.. e port, la

cui numerazione inizia con

30.., 31…). Questo metodo

serviva ad avere una copertura

fotografica completa dell’area

interessata grazie alla sovrapposizione

delle immagini che,

proprio per questa loro caratteristica,

potevano essere lette

in stereoscopia. Come sappiamo,

queste fotografie furono

scattate per finalità militari,

con una focale di 20 mm e

ad una quota di 28.000 piedi

(= 8534,4 m). Soprattutto

la quota rende tali fotografie

poco idonee all’individuazione

nel terreno, ed ancora di

più in acqua, di tracce legate

a resti archeologici ma permettono,

invece, una buona

lettura del territorio, con uno

sguardo ampio ed unitario

sulla sua organizzazione ed

il suo sviluppo. Nonostante

quindi la lettura di queste

fotografie aeree risulti poco

efficace per finalità archeologiche,

è comunque possibile

individuare i siti oggetto delle

ricerche portate avanti in questi

anni e la loro collocazione

sul territorio.

BIBLIOGRAFIA

Shepherd E.J., Palazzi D., Leone

G., Mavica M., La collezione

c.d. USAAF dell’Aerofototeca

Nazionale. Lavori in corso,

Archeologia Aerea. Studi di

Aerotopografia Archeologica, 6,

2012, pp. 13-32; Rousse C., Tassaux

F., Loron (Tar-Vabriga,

Croatie), Campagne de fouille

2011, in Chronique des activités

archéologiques de l’École française

de Rome, Balkans 2012 ;

Rousse C., Munda D., Benčić G.,

Maggi P., Dumas V., Loron/Santa

marina (Tar- Vabriga, Poreč, Croatie),

La villa de Santa Marina.

Campagne 2018, in Chronique

des activités archéologiques de

l’École française de Rome, Balkans

2019; https://ccj.cnrs.fr/

spip.php?article2333 (Les villae

maritimes de l’Istrie; https://

ccj.cnrs.fr/spip.php?article1102

L’Istrie et la mer : la côte du Parentin

dans l’Antiquité / dir. M.-

B. Carre, V. Kovacic, F. Tassaux.

- Bordeaux, Paris : Ausonius ; De

Boccard, 2011. - 1 vol. (304 p.)

(Mémoires - Ausonius).

ABSTRACT

The recent discovery of aerial

photographs of the Istrian territory

and coast among the WWII

USAAF imagery preserved in the

Aerofototeca Nazionale archives

adds important information to

the already rich history of this

area. The aerial view captured in

August 1944, shortly before the

heaviest bombing in October

1944, provides useful information

for the historical reconstruction

of the ancient colony of

Parentium.

PAROLE CHIAVE

fotografia aerea; afn; usaaf;

archeologia subacquea;

Parenzo; ville marittime

AUTORE

Alessandra Dell’Anna

ic-cd.aerofototeca@beniculturali.it

Gaetano Benčić, Museo del

Territorio Parentino

gaetano.bencic@muzejporec.hr

GEOmedia n°4-2020 41


TERRA E SPAZIO

Fig. 1 - Il lancio VV16 di Vega, il 3 settembre 2020

Il 3 settembre 2020, con un

lancio perfettamente riuscito

(denominato VV16) dalla

base europea di Kourou, nella

Guyana francese, il lanciatore

Vega, sviluppato dall’Agenzia

Spaziale Europea (ESA), ma

con tecnologia quasi tutta italiana

(è costruito dalla ditta

Avio), è tornato alla ribalta,

completamente operativo (figura

1).

Si tratta di una doppia rivincita:

dopo il fallimento del volo

precedente, il VV15, del 10

luglio 2019, e la correzione di

alcuni problemi tecnici, si era

pianificato un lancio per marzo

2020, ma una serie di ritardi,

dovuti in gran parte alla pandemia

ed in parte alle avverse

Fig. 2 – Modello di dispenser SSMS.

La rivincita di

Vega, il lanciatore

“smart”, araldo

della “New Space

Economy”

di Marco Lisi

condizioni atmosferiche, ne

hanno spostato la data di vari

mesi. Ma l’ultimo lancio, oltre

a segnare il ritorno di Vega alla

piena operatività, apre anche

nuove prospettive commerciali

all’industria spaziale europea.

Ma procediamo con ordine.

Vega, il cui nome è l’acronimo

di Vettore Europeo di

Generazione Avanzata, è un

lanciatore finanziato dall’Agenzia

Spaziale Europea e dall’Agenzia

Spaziale Italiana, progettato

e quasi interamente realizzato

dall’azienda italiana Avio

(già BPD Difesa e Spazio) di

Colleferro (provincia di Roma).

Un lanciatore veramente “made

in Italy”, quindi.

Vega è un vettore alto quasi

30 metri, costruito quasi interamente

in fibra di carbonio e

composto di quattro stadi, dei

quali i primi tre sono a combustibile

solido (P80, Zefiro 23 e

Zefiro 9) ed il quarto, AVUM,

a propellente liquido, dedicato

alle manovre orbitali per l’immissione

finale dei satelliti in

orbita.

Vega è stato concepito per un

ben preciso scopo: quello di

portare in orbita, in modo flessibile

ed a basso costo, satelliti

di medie/piccole dimensioni

(fra i 300 ed i 1500 chilogrammi)

in orbite basse (LEO, per

“Low Earth Orbit”), tipicamente

polari ed eliosincrone.

Il primo lancio di Vega, VV01,

è avvenuto nel 2012 ed è stato

seguito da una serie di lanci

regolari, mettendo in orbita anche

satelliti commerciali.

Nel marzo 2019 (lancio

VV14), Vega ha messo in

orbita la missione PRISMA

dell'Agenzia Spaziale Italiana,

il primo satellite sviluppato in

Europa per l'osservazione iperspettrale

(duecento frequenze

nell’ultravioletto, visibile ed infrarosso)

della Terra: un doppio

successo per lo Spazio italiano.

La missione VV15 dell’11 luglio

2019 è stato il primo fallimento

del lanciatore Vega ed

ha segnato una battuta di arresto,

peraltro solo temporanea.

Vega avrebbe dovuto mettere

in orbita un satellite militare,

Falcon Eye 1, degli Emirati

Arabi. Identificate le cause tecniche

del malfunzionamento,

a seguito di una severa investigazione,

Vega era pronto già a

marzo 2020 a riprendere la sua

attività, se non fosse stato per

la pandemia e per le condizioni

metereologiche ripetutamente

sfavorevoli.

Il lancio di settembre 2020

segna un salto di qualità nell’utilizzo

di Vega: il lanciatore ha

infatti messo in orbita ben 53

piccoli satelliti, attraverso lo

speciale ed innovativo “dispenser”

SSMS (“Small Spacecraft

Mission Service”), divenendo

così una sorta di taxi o “Uber”

spaziale e proiettando l’Europa

nel pieno della “New

Space Economy” (figure 2 e

3). Incidentalmente, anche lo

SSMS, “bagagliaio” spaziale

che rilascia in sequenza i piccoli

satelliti in esso stipati, è stato

realizzato, in collaborazione

con Avio, da una piccolamedia

azienda italiana, la SAB

Aerospace Srl di Benevento.

I piccoli e piccolissimi satelliti

sono considerati da molti come

42 GEOmedia n°4-2020


TERRA E SPAZIO

il futuro del business spaziale,

sia per le loro potenzialità commerciali

che per la loro capacità

di “democratizzare” lo Spazio,

aprendone le possibilità a paesi

in via di sviluppo, piccole imprese,

università ed istituti di

ricerca scientifica e tecnologica.

In base alla loro massa ed alle

loro dimensioni, si parla di

microsatelliti (fra i 10 e i 100

chilogrammi), di nanosatelliti

(1-10 chilogrammi), di picosatelliti

(0,1-1 chilogrammi) e,

recentemente, anche di femtosatelliti,

con massa inferiore

ai 100 grammi (il peso di un

panino al prosciutto!).

Ai picosatelliti (ed in parte ai

nanosatelliti) appartengono i

ben noti Cubesat (figure 4 e 5).

Il concetto di Cubesat è nato

come uno standard, riferito ad

una ben precisa configurazione

(1U): un satellite realizzato in

forma di cubo di 10 centimetri

di lato e con massa approssimativa

di 1 chilogrammo. In seguito

il concetto è stato esteso a

satelliti di maggiori dimensioni

e massa (per esempio: 2U, 3U

e così via), ma sempre basati su

multipli del modulo base 1U.

È incredibile il numero di

Fig. 3 – Il “dispenser” SSMS sul quarto stadio di Vega.

interessanti applicazioni che

l’ingegnosità dei progettisti e la

miniaturizzazione dei componenti

elettronici permettono di

ottenere con satelliti di tanto

ridotte dimensioni. Inoltre,

si è creato intorno ai Cubesat

un intero mercato di fornitori

di moduli integrati, simili ai

blocchi del Lego, che rendono

ancora più accessibile la costruzione

di un satellite a, per

esempio, un gruppo di ricerca

universitario.

Rimane tuttavia aperto il problema

di come porre il proprio

piccolo satellite in orbita. Qui

entra in gioco Vega ed il suo

approccio innovativo. Durante

l’ultima missione il lanciatore

ha portato in orbita 53 satelliti

in totale, dei quali sette

micro-satelliti e 46 di classe

Cubesat (con masse da 1 a 400

Fig. 4 - La configurazione Cubesat “base” (1U).

Fig. 5 - Modularità dello standard Cubesat.

GEOmedia n°4-2020 43


TERRA E SPAZIO

Fig. 6 - Il micro-laboratorio spaziale Dido-3 (10 x 10 x 30

centimetri, al lancio).

chilogrammi, provenienti da

21 clienti di 13 Paesi (otto

europei) e destinati ad applicazioni

e servizi molto variegati:

telecomunicazioni, educazione,

scienza, tecnologia ed osservazione

della Terra.

Questa dimostrata flessibilità

nell’accomodare satelliti di

masse e dimensioni diverse è

merito in gran parte del già

citato dispenser SSMS, con la

sua struttura modulare e molto

leggera (è costruito in fibra di

carbonio).

L’Italia spaziale ha avuto un

ruolo rilevante anche nell’ambito

delle missioni imbarcate.

Particolarmente interessante il

mini-satellite Dido-3 (figura

6), un Cubesat 3U, contenente

un laboratorio per esperimenti

biologici in condizioni di

microgravità, risultato di una

cooperazione internazionale

fra Italia (Agenzia Spaziale

Italiana, ASI) ed Israele

(Agenzia Spaziale Israeliana,

ISA). Dido-3 ha portato in

orbita quattro esperimenti biologici

di università italiane: la

“Federico II” di Napoli, l’università

“Roma Tre”, l’università

di Bologna e l’università di

Roma “Tor Vergata”.

Innovazione nell’innovazione:

il dispenser SSMS ha rilasciato

nello spazio un “subdispenser”,

ION (“In Orbit

Now) dell’azienda italiana

D-Orbit di Como. Questo

dispenser modulare, espressamente

sviluppato per i Cubesat

(tanto da essere anche definito

“Cubesat Carrier”), permette,

una volta ospitato dal dispenser

“padre” SSMS, un’ancor

maggiore flessibilità nel rilascio

dei micro e pico satelliti su orbite

diverse (figura 7).

L’ultima missione di Vega,

oltre a promuovere nuove e

promettenti prospettive all’industria

ed alla ricerca spaziali,

ha anche importanti ricadute

sull’indotto industriale italiano

che opera nel mercato spaziale

italiano ed internazionale. Vale

la pena citare, ad esempio,

la giovane, ma molto attiva,

azienda Leaf Space di Lomazzo

(CO), che ha sviluppato un

servizio di supporto alle missioni

Cubesat basato su un network

internazionale di stazioni

di terra, operanti a varie bande

di frequenza (VHF, UHF, banda

S e banda X).

Il futuro di Vega prevede lo

sviluppo di un nuovo modello,

il Vega C (C sta per “consolidation”),

che estenderà la

capacità di lancio fino a 2300

chilogrammi di carico utile,

rendendo ancora più flessibile

e commercialmente appetibile

questo lanciatore. Il volo prototipale

del Vega C è previsto

nel 2021.

PAROLE CHIAVE

Vega; Cubesat; ESA; ASI; Avio; satelliti;

microsatelliti; nanosatelliti; picosatelliti;

femtosatelliti; D-Orbit; Leaf Space;

ION; SSMS; New Space Economy

ABSTRACT

On September 3, 2020, with a perfectly

successful launch (called

VV16) from European base in Kourou,

in French Guyana, the pitcher

Vega, developed by the European

Space Agency (ESA), but with almost

all Italian technology, is back fully

operational.

AUTORE

Dott. ing. Marco Lisi

ingmarcolisi@gmail.com

Independent Consultant

Aerospace & Defense

Fig. 7 - ION (“In Orbit Now”), il “Cubesat Carrier” della D-Orbit.

44 GEOmedia n°4-2020


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