25.11.2025 Visualizzazioni

James Bruce - Quaderno 10 - dicembre 2020

Uno dei protagonisti delle grandi scoperte nelle antiche provincie romane del Nord Africa fu James Bruce, nativo di Kinnaird, viaggiatore e scopritore scozzese, famoso per aver trovato le sorgenti del Nilo Azzurro e per aver riportato in Europa alcune copie manoscritte in lingua etiopica del perduto testo apocrifo del Libro di Enoch. Giunse in Algeria come console britannico nel 1763 dopo aver trascorso diversi mesi a studiare il mondo classico in Italia. Agli inizi di quell’anno visitò le antiche rovine di Paestum per controllare alcuni disegni che dovevano far parte di una pubblicazione mai compiuta, il cui risultato, riconosciuto in un volume di successo pubblicato a Londra da un altro autore, alimentò le riflessioni degli eruditi, ispirando le successive opere di architetti e artisti.

Uno dei protagonisti delle grandi scoperte nelle antiche provincie romane del Nord Africa fu James Bruce, nativo di Kinnaird, viaggiatore e scopritore scozzese, famoso per aver trovato le sorgenti del Nilo Azzurro e per aver riportato in Europa alcune copie manoscritte in lingua etiopica del perduto testo apocrifo del Libro di Enoch. Giunse in Algeria come console britannico nel 1763 dopo aver trascorso diversi mesi a studiare il mondo classico in Italia.
Agli inizi di quell’anno visitò le antiche rovine di Paestum per controllare alcuni disegni che dovevano far parte di una pubblicazione mai compiuta, il cui risultato, riconosciuto in un volume di successo pubblicato a Londra da un altro autore, alimentò le riflessioni degli eruditi, ispirando le successive opere di architetti e artisti.

SHOW MORE
SHOW LESS

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

James Bruce

Un esploratore scozzese

a Paestum

I Quaderni


James Bruce. Un esploratore scozzese a Paestum

Costabile Cerone

Nella Royal Collection, la raccolta d'arte della

famiglia reale britannica, fa bella mostra al Castello

di Windsor “ La Tribuna degli Uffizi”, il celebre e

sorprendente dipinto realizzato tra il 1772 e il 1777

dal pittore tedesco Johann Zoffany (fig. 1), inviato a

Firenze dalla Regina Carlotta, moglie di Giorgio III,

re d'Inghilterra, che voleva una riproduzione della

splendida sala all'interno degli Uffizi e delle opere

d'arte più preziose della collezione medicea in essa

contenute.

Nella veduta della Tribuna, dove l'artista ha

rappresentato non solo le opere presenti all'epoca al

suo interno, trasformandola in una Wunderkammer,

una camera delle meraviglie, si muove un gruppo di

diplomatici, collezionisti e intenditori d'arte inglesi

che soggiornavano o erano in visita a Firenze, la cui

presenza rese il dipinto un emblema del Grand Tour.

Tra questi, a destra del dipinto, posto in disparte

vicino alla voluttuosa Venere de' Medici (una statua

greca in marmo del I sec. a.C.), si distingue la figura

di un uomo piuttosto grande, alto circa un metro e

novantacinque, bizzarro e irascibile, con una voce

forte e tonante, in un elegante abito alla francese in

velluto rosso (fig. 3).

È uno dei soli tre personaggi nel dipinto che

incrociano il nostro sguardo, insieme a Pietro

Bastianelli, curatore della Galleria degli Uffizi, che

in primo piano mostra la Venere di Urbino di Tiziano,

e allo stesso autore del dipinto, che con viso

rubicondo fa capolino dietro la Madonna di

Raffaello, oggi custodita presso la National Gallery

of Art di Washington.

Il personaggio è James Bruce di Kinnaird,

viaggiatore ed esploratore scozzese, archeologo e

brillante linguista, che, rientrato dal suo memorabile

viaggio in Nord Africa - dove visitò l'Algeria (fig.

24), la Tunisia, l'Egitto, la Siria e l'Abissinia

(Etiopia) - prima di ritornare a Londra nel 1774, dopo

ben dodici anni di assenza, fece sosta a Firenze per

qualche mese.

L'avventura ebbe inizio dopo la nomina a console

britannico ad Algeri, quando, all'età di trentadue

anni, lasciò l'Inghilterra a fine giugno del 1762 per

raggiungere le coste africane il 15 marzo dell'anno

successivo. Oltre al suo incarico di diplomatico,

aveva il compito di studiare e disegnare le antiche

1

2


rovine che avrebbe scoperto in quella regione

meridionale dell'Impero romano. Salito a bordo di

una nave che trasportava dispacci per la Sardegna,

sbarcò sulla costa della Francia per raggiungere

l'Italia nel mese di luglio, dove, mentre aspettava

ulteriori istruzioni per proseguire il viaggio,

soggiornò circa otto mesi in diverse città italiane per

studiare il mondo classico e perfezionarsi nell'arte

del disegno.

3

Fig. 1. Johann Joseph Zoffany ( 1733-1810)

The Tribuna of the Uffizi, 1772-77

Olio su tela (155,0 x 123,5 cm)

Royal Collection, Castello di Windsor, Inghilterra

Fig. 2 Pompeo Batoni (1708-1787)

Ritratto di James Bruce(Kinnaird, 1730 - Edimburgo,

1794), 1762

Olio su tela (62,2 x 72,4 cm)

National Galleries of Scotland, Scottish National

Portrait Gallery, Edinburgo

Fig. 3. Johann Joseph Zoffany ( 1733-1810)

James Bruce di Kinnaird, particolare della Tribuna degli

Uffizi

2

3


A Roma posò per il pittore Pompeo Batoni, un artista

che si era specializzato nella realizzazione di ritratti,

un genere redditizio dato l'elevato numero di

gentiluomini stranieri presenti in città per il Grand

Tour. Nel luminoso dipinto a olio che lo ritrae, oggi

conservato alla National Galleries of Scotland a

Edimburgo, si esibisce con una straordinaria giacca

blu dai bottoni ricamati e un'elegante cravatta di

pizzo (fig. 2).

Come riferisce il suo biografo Alexander Murray, a

Firenze, dove nel frattempo si era trasferito, acquistò

alcuni disegni delle rovine di Paestum fatti realizzare

da un ufficiale spagnolo, da cui trasse ispirazione per

scrivere un libro illustrato sulla storia dell'antica città

della Magna Grecia.

Inviato a Napoli a gennaio 1763, in attesa di nuovi

ordini dal governo inglese per proseguire verso

Algeri, riferì del suo progetto editoriale a Sir James

Gray (fig. 4), l'ambasciatore britannico nel Regno di

Napoli, un antiquario interessato in prima persona

alle scoperte archeologiche di Ercolano, Pompei e

soprattutto di Paestum. Nella sua collezione d'arte,

infatti, erano presenti ben due vedute di quelle

rovine, commissionate qualche anno prima al pittore

modenese Antonio Joli, i cui disegni preparatori

furono eseguiti sul posto con la supervisione dello

stesso Gray.

Mostrandosi disponibile alla promozione e

diffusione del libro, Gray gli suggerì di visitare le

rovine di quell'antica città, “la città del mirto, delle

rose e delle varie monete di epoche diverse”, al fine

di verificare o correggere i disegni in suo possesso.

Giunto così a Paestum, rimase sorpreso dalla forza

virile emanata dalle fila delle grosse colonne doriche,

che gli apparvero come possenti soldati allineati. Sul

luogo eseguì varie misurazioni, tra cui il rilievo della

cinta muraria, costruita con grandi blocchi di pietra, e

alcune indagini sui ruderi dell'anfiteatro,

dell'acquedotto e delle terme.

Ritornato a Napoli (fig. 6), non avendo ricevuto

alcun avviso per la partenza, si recò di nuovo a

Firenze per sistemare il materiale raccolto,

commissionando la composizione del frontespizio

per il volume all'illustratore e incisore Giuseppe

Zocchi, conosciuto per le famose vedute fiorentine, e

affidando i disegni per la preparazione delle lastre di

stampa al suo amico Sir Robert Strange (fig. 5), un

incisore di origine scozzese che in quegli anni

soggiornava in Italia per realizzare copie di alcuni

dipinti da incidere al suo ritorno. Intanto, agli inizi di

febbraio, con un dispaccio dall'Inghilterra fu

avvisato che una nave di Sua Maestà, l' HMS

Montreal, un vascello della marina militare

britannica comandato dal capitano William Howe,

4 5

4


aveva ricevuto l'ordine di sostare a Livorno per

condurlo ad Algeri.

Costretto a sospendere la narrazione sulla storia di

Paestum, riuscì a ultimarla circa due anni dopo, ma

sfortunatamente la copia destinata a essere spedita

andò persa nel 1766 in un naufragio nel Golfo della

Sidra, sulla costa settentrionale della Libia, insieme a

molti libri, disegni, al quadrante, al telescopio e ad

altri strumenti di misurazione che gli erano costati

una considerevole somma di denaro. Intanto, l'anno

precedente, si era unito alla spedizione Luigi

Balugani, un giovane architetto bolognese

ingaggiato come disegnatore da Andrew Lumisden,

cognato di Strange, per assistere Bruce nel

documentare in immagini la spedizione archeologica

e n a t u r a l i s t i c a a f r i c a n a L a m i s s i o n e ,

sventuratamente, gli sarà fatale: perse la vita a

Gondar nel 1770 per circostanze misteriose. In una

collezione privata londinese è sopravvissuto un

acquerello di Balugani raffigurante il tempio di

Cerere a Paestum, eseguito presumibilmente sulla

base dei disegni di Lord Bruce (fig. 9), come attestato

dall'iscrizione " James Bruce de Kinnaird pinxit".

In una lettera del 10 maggio 1768, inviata da Sidone,

in Libano, dove informava Strange che una nuova

copia del racconto era pronta per essere spedita,

Bruce esprimeva la preoccupazione che, in sua

assenza, i disegni di Paestum fossero stati visti e

copiati per alcune stampe pubblicate tra Napoli e

Parigi, riferendosi all'edizione napoletana delle

Vedute della città di Paestum di Filippo Morghen del

1765 e alle Ruines de Paestum dell'architetto

francese Gabriel Martin Dumont del 1764.

Difatti, al ritorno dall'Abissinia, scoprì con immenso

rammarico che il suo timore era fondato: in realtà,

per circostanze ancora non chiarite, i suoi disegni

erano stati pubblicati dall'incisore inglese Thomas

Major in un volume dal titolo “The Ruins of Paestum,

otherwise Posidonia, in Magna Graecia” ( Le Rovine

di Paestum o di Poseidonia in Magna Grecia),

Fig. 4. Sir Joshua Reynolds (1723-1792)

Ritratto di Sir James Gray, 2° Bt., 1708-1714 ca.

Olio su tela (109,2 x 127 cm)

Collezione privata, Londra

Fig. 5. Joseph Samuel Webster (d.1796)

Ritratto di Sir Robert Strange (1721-1792), 1750

Olio su tela (62,9 x 75,5 cm)

National Galleries of Scotland, Edimburgo

Fig. 6. Antonio Joli (1700-1777)

Veduta di Napoli da sud-est, 1764-1768

Olio su tela (128 x 74 cm)

Kunst Historisches Museum Wien

6

5


stampato a Londra proprio nel 1768. Bruce

manifestò per l'accaduto un forte risentimento,

palesato perfino nel dipinto di Zoffany.

Alcune vedute delle 25 tavole, tutte firmate da Major

come autore delle incisioni, che tra l'altro “non aveva

mai messo piede a Paestum”, sono molto simili ai

disegni di Bruce, riprendendone i punti di vista e le

medesime linee prospettiche, differenziandosi

soltanto in alcuni elementi del paesaggio e nelle

figure abilmente sostituite presenti all'intorno (fig.

7,8).

Queste tavole, che apparentemente costituiscono la

struttura principale dell'opera, sono integrate dalle

vedute di Joli dipinte per Sir Gray; dai rilievi (piante,

sezioni e prospetti) forniti dall'architetto Jacques

Germain Soufflot, che aveva visitato Paestum

insieme a Dumond e aveva assistito Major nella

realizzazione dell'opera; e da alcune vedute del

pittore napoletano Gaetano Magri, realizzate quasi

certamente per il conte Felice Gazzola, un ufficiale

dell'esercito borbonico che aveva promosso la

valorizzazione di Paestum, presumibilmente

l'“ufficiale spagnolo” del soggiorno fiorentino cui si

riferisce il biografo.

Dal frontespizio sembra che Major sia l'autore

dell'opera, tuttavia nella prefazione attribuisce

esplicitamente la nascita dell'iniziativa a “un

gentiluomo inglese … che a Napoli si era procurato

diversi bei disegni di questi templi”.

Nei ringraziamenti conclusivi si rammarica

“dell'ingiunzione a cui fu sottoposto per non

pubblicare i nomi di chi aveva contribuito alla

realizzazione del volume”, riconoscendosi obbligato

nei confronti di questi autori, ponendo così molte

domande di attribuzione che non sono mai state

completamente risolte.

Tuttavia, per la particolare raffinatezza di

esecuzione, realizzati a matita e acquerello da una

mano esperta, questi disegni sono stati attribuiti da

alcuni studiosi proprio a Gaetano Magri, che

probabilmente aveva venduto numerose copie di

queste vedute a persone diverse.

Gli originali (fig. 10÷21) e il quaderno di appunti

dell'esploratore scozzese, contenente la descrizione

dei templi di Paestum, sono conservati presso lo Yale

Center for British Art di New Haven, che custodisce

la più grande e completa collezione di arte britannica

fuori dal Regno Unito. Tra questi documenti è

assente la rappresentazione grafica della cinta

muraria, malgrado sia elencata dal biografo tra le

operazioni di rilievo eseguite sul luogo da Lord

Bruce.

7

Fig. 7. Thomas Major (1720-1799)

Tavola 14 - Vista da ovest del tempio esastilo periptero

da “The Ruins of Paestum”, 1768

Royal Collection Trust, Londra

6


8

Fig. 8. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 2

Tempio di Cerere (Elevazione della parte anteriore del

primo Tempio di fronte al mare)

Grafite e acquerello (28,3 x 33 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

7


Fig. 9. Luigi Balugani (1737-1770)

Il tempio di Cerere a Paestum, 1765-1770

Acquerello (39,4 x 31,9 cm)

Collezione privata, Londra

s

Iscrizione: Ja Bruce de Kinnaird pinxit

Provenienza: Conte di Brounlow

8


9

9


10

Fig. 10. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 4

Tempio di Nettuno - Vista della parte interna del 2°

Tempio dal fronte est

Grafite e acquerello (34,3 x 30,2 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

10


11

Fig. 11. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 6

Tempio di Nettuno - Vista del 2° Tempio da est

Grafite e acquerello (29,5 x 37,9 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

11


12

Fig. 12. James Bruce (1730-1794)

Pianta del Tempio di Nettuno

Grafite e acquerello (48,6 x 30 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

Fig. 13. James Bruce (1730-1794)

Schizzo della facciata del Tempio di Nettuno

Grafite su carta (28,1 x 38,1 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

13

12


14

Fig. 14. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 9

Particolari architettonici del Tempio di Nettuno

Grafite e acquerello (30,2 x 37,5 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

13


15

Fig. 15. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 7

Vista interna della Basilica (Tempio di Hera)

Grafite e acquerello (30,5 x 35,6 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

14


16

Fig. 16. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 5

Parte interna del Tempio di Nettuno visto nord

Grafite e acquerello (30,6 x 37,3 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

15


17

Fig. 17. James Bruce (1730-1794)

Rovine del Tempio di Nettuno

Grafite e acquerello (41,6 x 34,3 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

16


17


18

Fig. 18. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 3

La Basilica (Tempio di Hera)

Grafite e acquerello

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

18


19

Fig. 19. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 1

Tempio di Cerere

Grafite e acquerello

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

19


20

Fig. 20. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 10

Particolari architettonici della Basilica (Tempio di Hera)

Grafite e acquerello (30,2 x 37,5 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

20


21

Fig. 21. James Bruce (1730-1794)

Disegno N° 8

Particolari architettonici del Tempio di Cerere

Grafite e acquerello (29,8 x 37,8 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

21


Le “Rovine di Paestum”:

una lode alla cultura.

22

Dal frontespizio, realizzato presumibilmente dal fiorentino

Giuseppe Zocchi per la serie dei disegni dal

titolo “Le rovine di Paesto”, l'opera appare come una

vera e propria lode alla cultura.

Sulla copertina (fig. 22), decorata in basso con la figura

della famosa e profumata rosa di Paestum (fig. 23),

tanto celebrata dai poeti latini, è riportata in corsivo,

per distinguerla dal titolo, una frase tratta dal paragrafo

16 del Pro Archia Poeta, un'orazione di Marco

Tullio Cicerone in cui il famoso avvocato difende sia

il suo assistito, il poeta greco Aulo Licinio Archia,

accusato di avere acquisito illecitamente la cittadinanza

romana, sia il concetto di educazione all'arte e

alla cultura.

“E se anche non fosse evidente tanta utilità e da questi

studi si ottenesse il solo diletto, credo comunque

che voi giudichereste questa occupazione dell'anima

umanissima e nobilissima”

Cic. Pro Arch.

23

Fig. 22. Giuseppe Zocchi (1716-1767)

Frontespizio per una serie di disegni dal titolo "Le rovine

di Paesto chiamata in epoche precedenti Poseidonia»

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

Fig. 23. Giuseppe Zocchi (1716-1767)

La rosa di Paestum

Particolare del frontespizio

Fig. 24. James Bruce (1730-1794)

Acquedotto di Cherchel (Algeria), ca. 1768

Grafite, inchiostro e acquerello (41 x 30,5 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

22


24

Riferimenti bibliografici:

Thomas Major, incisore di Sua Maestà (1720 - 1799), The Ruins

of Pæstum, otherwise Posidonia, in Magna Grecia (Le rovine di

Paestum o di Posidonia, in Magna Grecia), Pubblicato da

Thomas Major, stampato da James Dixwell, Londra, 1768

James Buce of Kinnaird, Travels to discover the source of the

Nile, G.G.J. and J. Robinson, London, 1790

Alexander Murray, Account of the Life and Writings of James

Bruce, Edinburgh, George Ramsay & Co., 1808

James Dennistoun , Memorie di Sir Robert Strange, knt.,

Incisore e di suo cognato, Andrew Lumisden, Volume 2, Editore

London, Longman, Brown, Green e Longmans, 1855 (collezione

dell'Università del Michigan)

Fine Arts, Institute of british architects, in the Literary gazette,

and journal of the belles lettres, arts sciences & C., London,

numero del 24 giugno 1887

Joselita Raspi Serra, Paestum idea e immagine: antologia di testi

critici e di immagini di Paestum 1750 -1836, Panini Editore,

Modena, 1990

Miles Bredin, The pale Abyssinian: a life of James Bruce,

African explorer and adventurer, Edizione Harper Collins

Publishers , New York, 2000

Jeremy Black, Italy and the Grand Tour, Yale University Press,

2010

Silvia Medde, The antiquities of Africa. I disegni di architettura

di James Bruce e Luigi Balugani, Bruno Mondadori Editore,

2011

Sigrid De Jong, Riscoprire l'architettura: Paestum

nell'esperienza e nella teoria dell'architettura del XVIII secolo,

The Paul Mellon Centre for Studies in British Art, 2014

S. Lang, The early publications of the Temples at Paestum, in

Journal of the Warburg and Courtauld Institutes, Vol. 13, No.

1/2, 1950

Eileen Harris; Nicholas Savage, British Architectural Books and

Writers 1556-1785, Cambridge University, 1990

23


Uno dei protagonisti delle grandi scoperte nelle

antiche provincie romane del Nord Africa fu

James Bruce, nativo di Kinnaird, viaggiatore e

scopritore scozzese, famoso per aver trovato le

sorgenti del Nilo Azzurro e per aver riportato in

Europa alcune copie manoscritte in lingua etiopica

del perduto testo apocrifo del Libro di

Enoch. Giunse in Algeria come console britannico

nel 1763 dopo aver trascorso diversi mesi a studiare

il mondo classico in Italia.

Agli inizi di quell'anno visitò le antiche rovine di

Paestum per controllare alcuni disegni che dovevano

far parte di una pubblicazione mai compiuta,

il cui risultato, riconosciuto in un volume di

successo pubblicato a Londra da un altro autore,

alimentò le riflessioni degli eruditi, ispirando le

successive opere di architetti e artisti.

Immagine di copertina

James Bruce (1730 - 1794)

Disegno N° 5

Parte interna del Tempio di Nettuno visto nord

Grafite e acquerello (30,6 x 37,3 cm)

Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 10 - dicembre 2020

James Bruce

Un esploratore scozzese a Paestum

Copyright: © 2020 PAESTUMinARTE

Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della Creative Commons

Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!