La viabilità che cambia - jesi e la sua valle

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La viabilità che cambia - jesi e la sua valle

Quindicinale d’informazione n. 77 / 6 aprile 2013 / euro 2,00 / anno LI - Poste italiane s.p.a. - spedizione in a.p. - d.l. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art 1, comma 1, dcb Ancona - contiene I.R.

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Jesi e la sua Valle dal 1962

°

La viabilità

che cambia


Una sfida asimmetrica

di Dino Mogianesi

editoriale | 3

xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Si leggono sempre più spesso analisi che teorizzano e analizzano i cambiamenti che

stiamo vivendo. Sono contributi acuti, di intellettuali impegnati nell’analisi, preoccupati di

interpretare il momento attuale e di conferirgli dei possibili contorni teorici. Non pochi

colgono nelle vicende attuali una svolta profonda, una vera e propria crisi di vasta portata.

C’è chi sostiene che il sistema di democrazia rappresentativa, nato nel secolo scorso,

sarebbe in rapida e inarrestabile decadenza, ad un punto di svolta. La causa scatenante

sarebbe l’incapacità della politica di far fronte all’invadenza dei mercati. Le richieste dei

cittadini al mondo politico sono sempre più esigenti ed incalzanti, di fronte ad una

economica che morde dentro le famiglie, nella vita di ciascuno. Ma i politici avrebbero

abdicato all’economia i propri poteri, svuotati, così, di ogni prerogativa rappresentativa.

Sono i mercati che dettano legge e i politici affrontano una sfida del tutto asimmetrica.

Gli elettori, dunque, si trovano di fronte un sistema rappresentativo che non risponde alle

loro richieste. Neppure per cattiva volontà, ma per oggettiva impotenza. E non stiamo

parlando solo in sede nazionale, ma, quel che è più grave, di sedi europee. La crisi

economica coinvolge tutti, sia chi pone domande sia chi dovrebbe dare risposte. A dirla

brutalmente, neppure gli esperti sanno che pesci pigliare. D’accordo, non sarebbe la

prima volta che capita qualcosa del genere nella storia del mondo. Ma a noi non

interessa la storia; siamo preoccupati del nostro oggi e dell’immediato domani. E

diventiamo tutti nervosi se non otteniamo risposte.

La stessa richiesta, divenuta sempre più pressante in questi ultimi tempi, di moralità e di

tagli ai costi della politica sarebbe, allora, più il riconoscimento triste, e magari inconscio,

della perdita di funzione delle istituzioni democratiche rappresentative che il giusto

richiamo ad un’ovvia e quanto mai urgente esigenza di etica pubblica.

Se queste analisi hanno un senso, stanno descrivendo un fenomeno preoccupante. Non

c’è da aver paura delle rivoluzioni, dei cambiamenti anche profondi indotti da fenomeni

nuovi, complessi e rapidi. C’è da aver paura della mancanza di consapevolezza di fronte

ai cambiamenti che avvengono. Il problema vero è che dietro questi sommovimenti ci

dovrebbe essere un’idea, magari approssimativa, per un progetto capace di indirizzare al

nuovo. Poi, certo, le cose vanno come vanno. Perché, alla fine, sono le cose che fanno le

rivoluzioni; gli uomini fanno quel che possono. Ma pur con la coscienza di non poter

padroneggiare tutto, ci dovrebbe essere almeno l’incubazione di un pensiero, di una

strategia in grado di orientare gli avvenimenti, per non rimanerne succubi.

Se dietro ai cambiamenti non c’è una progettualità, magari acerba e provvisoria, se non

c’è una possibile alternativa, per quanto utopica, alle istituzioni attuali, allora le urgenze

percepite di volta in volta possono finire per imporsi, anche in maniera antidemocratica o

populista, in forza proprio di una coerenza rivoluzionaria che alimenta se stessa.


Segnalazione

Un’abbonata segnala all’Amministrazione comunale questi due cartelli stradali,

distanti tra l’altro pochi metri l’uno dall’altro, da tempo “abbattuti” e abbandonati al

loro destino. Il primo è all’inizio di via del Vecchio Zuccherificio; l’altro, all’inizio di via

Esino. Il decoro urbano parte anche dalle piccole cose...

Come si differenzia a Jesi, soprattutto al centro?

I residenti del centro storico, in particolare della zona San Pietro, segnalano varie

anomalie nella gestione e nella raccolta dei rifiuti. Bastano due giorni di festa

(il problema si è riproposto durante le festività pasquali) che subito i contenitori di

raccolta rifiuti si riempiono in modo impressionante, lasciando ai tanti turisti che

visitano il centro storico uno spettacolo desolante. Sorge anche un dubbio: ma la

differenziata viene fatta realmente? La domanda nasce poiché l’accumulo anomalo di

rifiuti, lasciati quindi più fuori che all’interno dei cassonetti subito saturi, riguarda

solamente il raccoglitore del grigio, mentre gli altri raccoglitori, in proporzione, sono

appena riempiti o addirittura vuoti! Un’altra possibile spiegazione al fenomeno,

soprattutto nel caso dei cassonetti a ridosso di Porta Valle (a sinistra del lavatoio

interrato), è che probabilmente vanno ad abbandonarci i rifiuti anche cittadini

residenti in altri quartieri.

L’ultima di Woodstock

voce del lettore | 5

la stoccata

Una scultura in pietra ad ornamento di

una rotatoria, al centro di un incrocio

stradale. È quanto ha chiesto il

sindaco di Waiblingen Andreas Hesky,

in visita a Jesi, al collega Massimo

Bacci. «Ma niente strisce pedonali

locali – ha chiarito il primo cittadino

tedesco – In caso di necessità,

utilizzerò quelle rimaste appiccicate

sulle gomme della mia auto».

Montirozzo sbarrato ai non-residenti

del centro. È l’ipotesi su cui sta

lavorando l’amministrazione. Si

mormora che sia dovuto alle

erbacce sulle mura. La filosofia di

fondo che anima la decisione è

pertanto nobile: occhio non vede,

cuore non duole!

Le sale operatorie del Carlo Urbani

saranno pronte per fine anno. È una

grande notizia. Sarà la Fondazione

Cassa di Risparmio di Jesi a

finanziarle. Pronto Soccorso e

Rianimazione, a causa purtroppo di

un errore, sono invece previsti dal

progetto originario.

Arrivano i parchimetri in viale Trieste.

Ma c’è chi sostiene che ci siano già

da tempo, sotto agli affascinanti teli

verdi che ricoprono le aiuole.

Ennesima modifica progettuale per

l’ascensore delle Conce: l'impianto

sarà completamente interrato. Di

sicuro, si entrerà da via

Castelfidardo. Nei prossimi mesi,

l’amministrazione indicherà le

coordinate gps dell’uscita.


ivenditori autorizzati

dal 1955

FOCARELLI

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Trovare stimoli

all’attività edilizia e

rilanciare la città:

questo l’improbo

compito di Bucci

Assessore nuovo, problemi vecchi

di Flavio Donati

il punto | 7

Da qualche settimana Mario Bucci è il nuovo assessore all’urbanistica. Prende il posto di

Cinzia Napolitano che resta in giunta mantenendo la delega per l’ambiente cui aggiunge

quella per la ricerca di finanziamenti nazionali ed europei. Un rimescolamento di

competenze che ha peraltro interessato anche altri assessorati: quello ai lavori pubblici

che riceve dal sindaco la delega al patrimonio e quello ai servizi socio-educativi che

acquisisce le politiche giovanili già in capo all’assessorato alla cultura.

Aggiustamenti nella composizione e nelle competenze che sarebbe tuttavia riduttivo

ricondurre a semplice “manutenzione” dell’amministrazione comunale. La nomina di

Mario Bucci all’urbanistica è infatti molto rilevante sia per la delicatezza del settore che

per l’oggettivo peso specifico del nuovo assessore, che ha con il sindaco un rapporto più

che decennale di conoscenza e di reciproca stima.

Un rapporto dovuto al fatto che Bucci, 64 anni, ha ricoperto il ruolo di direttore del consorzio

Zipa fino al suo pensionamento avvenuto nel 2011. Consorzio di cui il sindaco Bacci è stato

a lungo consigliere e vice presidente avendo quindi modo di apprezzare le capacità e la

disponibilità del nuovo assessore. Che, sia detto per inciso, ha peraltro rinunciato alla sua

indennità di assessore accettando l’incarico come una sorta di dovere civile.

L’importanza dell’assessorato all’urbanistica è ovvia in quanto, da sempre, decide l’assetto

della città. Oggi però la sua importanza è accentuata da due fattori concomitanti: la crisi

economica e la stagnazione demografica. Mancano cioè i soldi per gli interventi edilizi e

non sono più pensabili nuove urbanizzazioni su larga scala.

Si tratta dunque di dare spazio agli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente.

Magari riducendo, per questo tipo di interventi, il peso degli oneri di urbanizzazione che

la precedente giunta aveva invece maldestramente aumentato nella speranza di tenere a

galla un bilancio malandato. Speranza in realtà mal riposta perché i maggiori costi hanno

ulteriormente ridotto gli interventi edilizi senza portare maggiori entrate.

La questione è peraltro strategica e non contingente. Il recupero della città edificata, che

è ragionevolmente l’unica strada percorribile per riattivare l’edilizia e con essa dare una

buona spinta all’economia in generale, non può infatti essere gestita con la sola leva delle

cubature. Cioè, non è pensabile immaginare una città rinnovata nei borghi che abbia la

stessa densità edilizia dell’esistente.

Compito difficile che richiede, per gli interventi di riqualificazione più rilevati, la stipula di

convenzioni con i privati più attente agli interessi della collettività che a quelli dei privati stessi.

Per fare solo un esempio, convenzioni diverse da quella che ha regolato il recupero dell’area

Mercantini con la realizzazione del nuovo parcheggio interrato. Convenzione legittima, come

ha certificato il tribunale, e tuttavia certo non vantaggiosa per la città che ha perso una via

pubblica e si trova un monolite in cambio di un parcheggio totalmente inutilizzato.

Convenzioni ponderate dunque, che devono tuttavia basarsi su un ben codificato sistema

di regole che non facciano cioè temere al privato discriminazioni o preferenze che

farebbero purtroppo rimandare gli interventi più importanti a tempi migliori o ad

amministrazioni più benevole. Regole che andrebbero dunque approvate da tutti,

maggioranza ed opposizione, a testimonianza di un’idea condivisa di città.

Una condivisione delle regole che sarebbe necessaria anche a livello nazionale. Una

condivisione che l’esito del voto e l’incontaminata purezza dei “grillini” ha però allontanato

lasciando sul campo solo un impossibile “governissimo”, in cui le regole

rappresenterebbero però un corollario del tutto marginale, ed un ritorno al voto con le

stesse regole e le stesse incertezze sul futuro.

Il futuro, purtroppo, non dei partiti e dei movimenti, bensì degli italiani.


CENTRRO REVISIONE VEIICOLI

MOTOCCIICLI E CICLOMOTORI

Jesi - Viaa BBocconi 9 - Tel e Fax 0731 579433

Le nostre firme:


SAPERE, SAPER FARE, FAR SAPERE

A Jesi (ritrovo alla Stazione di Jesi)

domenica 7 e sabato 13 aprile

Ciclo di laboratori per bambini curiosi,

organizzati dalla Riserva Naturale Ripa Bianca

di Jesi, per imparare a creare, riparare e

riutilizzare, per stimolare la cultura anti-spreco.

Domenica 7 aprile: biciclettata per famiglie

sulla pista ciclabile fino alla Riserva Naturale

Ripa Bianca di Jesi, con merenda per tutti

all’aria aperta, ritrovo, ore 14.30. A seguire,

“Amo la mia bici... e mi riparo da solo la

gomma bucata!”, laboratorio per bambini su

educazione stradale e manutenzione della

propria bicicletta.

Sabato 13 aprile “Costruiamo il legno”,

laboratorio di falegnameria per bambini dai 6

ai 12 anni. Info: 0731/619213

10° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

DI CARLO URBANI

A Jesi (palazzo della Signoria) venerdì 12 aprile

Ciclo di iniziative per ricordare Carlo Urbani:

presentazione del libro “Carlo Urbani, in

volo... sul mondo che amo”. Per il programma

completo: www.aicu.it. (Vedi pagg. 22-23)

“PASSAGGIO”

A Jesi (Chiesa di San Nicolò) fino al 14 aprile

Mostra personale di Caterina Prato e Fabrizio

Maffei a cura di Valeria Carnevali, aperta tutti

i giorni, orario 17-20; sabato e domenica

orario 10-13 e 17-20 fino al 14 aprile. Lunedì,

chiuso. Info: valeriacarnevali@gmail.com

TESTIMONIANZE ROMANE

NEL MEDITERRANEO

A Jesi (galleria degli Stucchi di Palazzo

Pianetti) 12 e 19 aprile

Ciclo di conferenze organizzate

dall’Archeoclub di Jesi: venerdì 12 aprile

“L’Egitto dopo i faraoni, la vita nella regione

del Fayyum” con l’archeologa Ilaria Rossetti;

venerdì 19 aprile “La provincia romana della

Dalmazia nella fase della organizzazione del

territorio” con l’archeologo Alessandro

Campedelli. Info: 0731/205519

14ª FIERA CAMPIONARIA VALLESINA EXPO

A Castelplanio (zona industriale) dal 25 al 28

aprile

La fiera campionaria vuole far conoscere e

promuovere le attività economiche della

provincia di Ancona ed in particolare della

Vallesina. Info: 071/7930481

FUORIsera

Eventi

appuntamenti e più

SABATO 6 APRILE

• Ad Ancona (Teatro delle Muse) Stagione

teatrale SERATA A COLONO, di Elsa Morante,

con Carlo Cecchi, ore 20.45. Anche domenica

7 aprile, ore 16.30. Info: 071/207841

SABATO 13 APRILE

• A Maiolati Spontini (Teatro G. Spontini)

Stagione di Prosa PRO PATRIA Senza

prigioni, senza processi, con Ascanio

Celestini, ore 21. Info: 0731/206888

DOMENICA 14 APRILE

• A Jesi (Circolo cittadino) Concerti

dell’associazione Amici della musica G. B.

Pergolesi, pianista MARI BATILASHVILI,

musiche di Beethoven, Liszt, Schumann, ore

17.30. Info: 0731/56102

• A Jesi (Associazione La Strada di Achille)

STORIE IN VALIGIA, narrazione con oggetti

di e con Francesco Mattioni – Teatro Pirata,

ore 17. Info: 0731/212012

SABATO 20 APRILE

• A Jesi (Teatro Moriconi) L’ESTATE DI SAN

MARTINO DEL ’14 di Stefano Cerioni, regia

di Gianfranco Frelli, ore 21.15. Info:

0731/206888, www.centropierocalamandrei.it

DOMENICA 21 APRILE

• A Jesi (Associazione La Strada di Achille)

FEDERICO E IL VIAGGIATORE capitolo 2, di

e con Lucia Palozzi, ore 17. Info: 0731/212012


1

10 FLASH

In più di 2mila alla Caminada

Sono stati circa 2.250 i partecipanti alla “Caminada de San Giuseppe di Jesi”,

edizione numero 34. A dare lo start, domenica 17 marzo, Giovanna Trillini. Con lei

sul palco si sono alternati l’assessore allo Sport del Comune, Ugo Coltorti, don

Giuliano Fiorentini, parroco della parrocchia di San Giuseppe e presidente

dell’Oikos, Mario Ceppi, presidente della Spes, lo speaker Graziano “Figaro”

Fabrizi, e Laura Meloni, moglie di Paolo Pirani, l’uomo che questa manifestazione

l’ha fatta nascere.

3

Palazzo Battaglia, la

scala mobile riprende

a funzionare

Ferma da oltre tre mesi per la revisione,

obbligatoria dopo venti anni di attività, e

per un collaudo, la scala mobile di palazzo

Battaglia dovrebbe tornare in funzione nei

primi giorni del mese di aprile.

4

Rifiuti in calo per la

crisi

Il volume dei rifiuti, anche differenziati, nel

2012, a Jesi, è sceso del 2,5%, pari a 700

tonnellate in meno, rispetto all’anno

passato. Secondo gli addetti ai lavori,

questa situazione sarebbe la conseguenza

della crisi economica e del calo dei

consumi. E dal 30 aprile, l’amministrazione

annuncia la presenza di ispettori sul

territorio comunale per vigilare sul

corretto utilizzo della raccolta e dei bidoni

su suolo pubblico da parte dei cittadini.

2

A Waiblingen una strada

intitolata a Jesi

Una via dedicata a Jesi. Lo ha annunciato Andreas

Hesky, primo cittadino della gemellata Waiblingen,

nella recente visita in città per conoscere la nuova

amministrazione. Nell’occasione, infatti, è stata

espressa la volontà di intitolare a Jesi una strada

della città tedesca, che ha circa 53mila abitanti e

in cui la comunità italiana è tra le più numerose.

5

Asp, Cingolani

presidente

Il sindaco di Jesi, Massimo Bacci, ha

confermato la presidenza di Paolo Cingolani

all’Azienda per i servizi alla persona.


6

Mense, si va verso una sola cucina.

I 290mila pasti annuali destinati alle mense scolastiche del comune di Jesi

potrebbero essere preparati nella cucina della Casa di riposo di via Gramsci. Poi,

da qui, smistati ai diversi istituti scolastici da un ente esterno. Sembra essere

questa la soluzione definitiva al caso mense proposta dall’amministrazione

Bacci. A metà aprile, il bando per l’esternalizzazione. Ma il malcontento tra le

forze politiche e i genitori sale.

8

Iom, dopo i tagli si assume un infermiere

Lo Iom assumerà, a proprie spese, un infermiere per garantire assistenza ai

malati e turnazione con i colleghi. Questo, dopo i tagli al personale dell’ente che

si occupa dell’assistenza domiciliare ai malati oncologici. A denunciare la

situazione di criticità, nei giorni scorsi, il Tribunale del malato di Jesi. Ma già

prima, l’Istituto oncologico marchigiano, sezione di Jesi e della Vallesina, aveva

annunciato di aver dovuto negare l’assistenza a quattro persone, per la prima

volta, dopo diciassette anni di attività, a causa dei tagli e del mancato rinnovo

del contratto a due infermieri. Da qui, l’appello alle istituzioni e all’Asur per

reintegrare almeno una parte del personale.

7

Sanità, dalla metà di aprile

nessun anestesista all’Urbani

Da metà del mese, l’ospedale “Carlo Urbani” sarà senza

anestesista-rianimatore. Ad annunciarlo la Fp Cgil Area

Vasta2, Fsi, Uil e Cisl Fp Ancona. Per le organizzazioni

sindacali, infatti, l’Azienda sanitaria non riuscirebbe più a

garantire il servizio su due ospedali. E dal 15 aprile sarà

ripristinato a Jesi il servizio di interruzione volontaria di

gravidanza (Ivg), sospeso dal settembre 2012 perché

tutti i medici sono obiettori. La notizia è stata data in

occasione del primo incontro del Laboratorio

partecipato sull’applicazione della 194, promosso

dall’assessorato alle Pari opportunità e dal

Coordinamento Donne.


e

Carisj, modifiche a statuto e

tagli delle spese

Giancarlo Giacani, attuale presidente della

Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, potrebbe

accettare la riconferma solo in caso di esigenze

straordinarie dettate dalla complessa situazione.

«Non ci sono le possibilità economiche» spiega

inoltre lo stesso Giacani «per partecipare ad

un’eventuale ricapitalizzazione di Banca Marche.

Potremmo sbilanciarci troppo: abbiamo investito 22

milioni di euro nell’ultimo aumento di capitale».

La spending review, intanto, colpisce anche palazzo Bisaccioni, che serba, fra le altre cose,

una interessante collezione di quadri e sculture poco conosciuta fra i cittadini. Compensi e

gettoni di presenza saranno tagliati del 30-40%. Entro l’anno, la Fondazione Carisj riuscirà

comunque ad ultimare le sale operatorie dell’ospedale Carlo Urbani, finanziate con 2,9

milioni di euro.

Aeroporto Sanzio:

da giugno, il volo per

Mosca

FLASH economia

A partire da giugno, per diciotto

settimane, torna il collegamento

Ancona-Mosca Domodedovo.

La notizia è dei giorni scorsi, e

segue quella sull’affidamento alla

Società Aerdorica della gestione

dell’aeroporto Raffaello Sanzio per

35 anni.

Lo scalo dorico, negli ultimi quattro anni, ha aumentato il traffico dei passeggeri del 31%,

superando le 560mila unità. Le merci dal 2009 al 2012 crescono del 22%.

Turismo in crescita. In aumento gli arrivi da Asia e

Russia

Cresce il movimento turistico nelle Marche. Il 2012 ha, infatti, segnato un +13,9%,

rispetto al 2011, in controtendenza ai trend nazionali, che hanno visto una flessione degli

arrivi del 1,6% e delle presenze del 2,4%. A presentare i dati Arrigo Brandini,

vicepresidente della Fima (Mediatori ed Agenti d’affari). «Le Marche stanno beneficiando

di quel flusso turistico che al 55% riguarda il movimento verso tutto il Paese – ha detto

Brandini – e che vede un trend di aumento degli arrivi sia dall'Asia (+ 6,4%) sia,

soprattutto, dalla Russia (+ 27,5%)».

Al via la fusione di Carisap e Banca dell’Adriatico

Al via la fusione di Carisap e Banca dell’Adriatico che, dal 15 aprile, si uniranno per dare

vita a una nuova realtà creditizia, con 266 sportelli nelle Marche, Abruzzo e Molise, del

Gruppo Intesa San Paolo.

Tasse e pagamenti

mancati. Così si

schiacciano le pmi

Il saldo natalità/mortalità delle pmi della

Vallesina si è chiuso negativamente nel

2012 con meno otto unità. Il tasso di

sviluppo delle attività artigiane, in un anno,

è, di conseguenza, sceso dello 0,38%.

Perdono il settore dell’edilizia e del

manifatturiero. In crescita i servizi alle

imprese e alla persona. A causa della

pressione fiscale il 33% degli imprenditori

ha ritardato il pagamento dei fornitori e il

29% ha dovuto rinunciare agli investimenti.

Questi alcuni dati forniti dall’Ufficio studi di

Confartigianato.

Per Giuseppe Carancini, segretario della

sezione jesina, «in questo momento,

occorre restituire ossigeno alle imprese e

sollevarle da balzelli e tributi».

Le Marche, la regione con

il più alto indice di

franosità

Quasi il 20% del totale della superficie

delle Marche è a rischio frane. Il dato, che

fa delle Marche la regione italiana con

l’indice più alto, è stato diffuso dalla

Coldiretti regionale. Secondo l’inventario

dei fenomeni franosi in Italia, infatti, il

rapporto tra area smottamenti e area totale

è pari al 19,4%, al top del livello nazionale.

Secondo l’analisi Coldiretti su dati Ispra,

inoltre, la provincia di Pesaro-Urbino è

quella con il maggior numero di fenomeni

di dissesto.


Gare sociali Cral UBI Banca Popolare di Ancona

Al circolo Acli di Senigallia, si sono svolte le gare sociali, di bocce individuale e briscola,

organizzata dal Cral Ubi Banca Popolare di Ancona. La gara di bocce individuale è stata

vinta da Dino Curzi, seguito da Marco Ambrosi, Mauro Barchiesi, Paolo Grilli, Antonio

Cantiani. La gara di briscola a coppie, invece, è stata vinta dalla coppia Aldo Berluti e

Giuseppe Martellini’ seguiti da Giulio Baiani e Marco Ambrosi. Terzo posto per la coppia

Lino Micci e Franco Pierandrei, quarti Sergio Santoni e Paolo Grilli. I partecipanti ringraziano

il dirigente Cral Ubi-Banca Popolare di Ancona, Attilio Priori, organizzatore delle gare.

Concerto a Palazzo

Torna la Rassegna “Concerto a Palazzo”, cartellone musicale di alta qualità, prodotto dalla

Fondazione “Lanari”, che propone programmi rari, concerti allestiti all’interno dei palazzi

storici di Jesi. La Rassegna si apre domenica 7 aprile, con un evento omaggio alla canzone

napoletana d’arte, con il tenore Marcello Bedoni, accompagnato al pianoforte da

Saverio Santoni, nella Sala del Lampadario del Circolo Cittadino. Domenica 14 aprile,

“Una sera dai Ripanti”, concerto con musiche di Bach, Vivaldi, Marcello e Galuppi, interpretate

dal raffinato Ensemble “Novo Incanto”, nel Palazzo Ripanti Nuovo. “Flauto rêverie”

è il titolo del concerto in programma, ancora al Circolo Cittadino, il 21 aprile: escursione

per flauto e pianoforte tra Ottocento e Novecento, con musiche di Saint-Saens, Caplet,

Paggi, Fauré, Gaubert, Krakamp-Verdi. Interprete Elena Cecconi. I concerti iniziano alle

ore 17.30. Info: 0731/4684.

Concorso fotografico per la

Sogenus. Premi in denaro e

un’esposizione per i vincitori

Un clic, a colori, in bianco/nero o elaborato,

sul mondo dei rifiuti. La Sogenus, società che dal 1989, si occupa di raccolta, trasporto,

recupero e smaltimento dell’immondizia, organizza un concorso fotografico dal titolo

“Sogenus: modello per natura. Ambiente e lavoro in posa”. La partecipazione è aperta a

tutti gli appassionati dell’obiettivo, non professionisti, residenti o che operano nei comuni

di Castelbellino, Monte Roberto, Castelplanio, Rosora, Mergo, Serra San Quirico, Poggio

San Marcello, Montecarotto, Maiolati Spontini, Cupramontana, Staffolo, San Paolo di Jesi

e Jesi. Le foto dovranno avere come soggetti sia momenti dell’attività lavorativa

quotidiana degli operatori della Sogenus sia i gesti di attenzione alla raccolta differenziata

da parte dei cittadini sia, infine, l’aspetto ambientale/naturalistico del sito della discarica.

Tutti gli scatti dovranno pervenire, entro e non oltre, sabato 18 maggio alla sede

amministrativa della Sogenus. Le immagini pervenute saranno selezionate da una

commissione, che ne sceglierà quattro ai cui autori andranno premi in denaro.

“Io e l’arte” di Alberto Berti

news | 13

Esposti 56 quadri di Alberto Berti, jesino

che da anni vive a Pisa, in una mostra che

si è tenuta dal 23 febbraio al 16 marzo

presso il Museo Piaggio “Giovanni Alberto

Agnelli” di Pontedera. Si tratta di un

evento importante in quanto al Museo

Piaggio hanno esposto solo esponenti

prestigiosi dell’arte italiana ed

internazionale. «La pittura di Berti – come

riportato nella brochure di presentazione –

è fatta di sensazioni; per lui il disegno

conta poco, è solo un pretesto per dire

poi, col colore, quello che sente. I colori

per lui sono infatti sentimenti e questi

sentimenti fanno sì che Berti conservi

sempre nelle sue opere una delicatezza ed

una leggerezza capaci di rendere le

immagini con semplicità ed eleganza».

Info: www.sogenus.com o tel. 0731/703418. >> Dall’alto, Alberto Berti e una sua opera


14 | news

“Personaggi in cerca d’autore”, il progetto del Cir33 a Santa Maria

Nuova

Entra nelle battute finali “Personaggi in cerca d’autore”. Il progetto del Cir33, il consorzio

intercomunale Vallesina-Misa, che si occupa dell’organizzazione e della gestione dei

rifiuti, è nato per sensibilizzare, con il gioco, il teatro e i fumetti, i bambini al rispetto

dell’ambiente attraverso le regole della raccolta differenziata. Martedì 26 marzo, infatti, si

è svolta la festa conclusiva dei lavori che hanno coinvolto anche dieci classi della scuola

primaria di Santa Maria Nuova. «Rientra tra le prerogative di una convivenza civile –

ricorda il presidente del consorzio Simone Cecchettini – prevedere il contributo di

ciascun cittadino alla salvaguardia dell’ambiente, ed è onere degli enti preposti informare

e sensibilizzare. Così che, per tutti, la raccolta differenziata diventi un gesto quotidiano e

abituale, piuttosto che un compito difficile e spiacevole». Da qui, “Personaggi in cerca

d’autore”, che nell’anno scolastico in corso ha unito 35 istituti scolastici, circa 170 classi,

3.200 alunni e 300 insegnanti.

“L’estate di San Martino del

’14”. In scena una nuova

produzione del Calamandrei

Il Centro Studi Calamandrei di Jesi, in

collaborazione con il Circolo di Cultura

Politica “Sandro Pertini” e il Centro Studi

Marchigiano “Ugo la Malfa”, presenta, in

prima assoluta, “L’estate di San Martino

del ’14”, lavoro per il teatro di Stefano

Cerioni, incentrato sulle figure di Benito

Mussolini e del padre del Futurismo,

Filippo Tommaso Marinetti. Lo spettacolo

andrà in scena sabato 20 aprile al Teatro

studio Valeria Moriconi, per la regia di

Gianfranco Frelli, con gli attori Luigi Bini,

nella parte del duce, e Nicholas De

Alcubierre nel ruolo di Marinetti. Prevista

un’anteprima per i maturandi del liceo

Classico e Scientifico con una introduzione

dello storico Marco Severini dell’Università

di Macerata. Lo spettacolo, inoltre,

inaugurerà, nel mese di agosto, la 24ª

edizione del “Sipario Aperto - Franco

Enriquez” di Sirolo. Per i biglietti, telefonare

allo 0731.206888 o scrivere, via e-mail, al

seguente indirizzo: biglietteria@fpsjesi.com.

A Morro

d’Alba una

mostra

“da cartolina”

È in corso al museo

Utensilia, la mostra

“Morro d’Alba: un

paese da cartolina”.

Un percorso storico, fanno sapere gli

organizzatori, attraverso le immagini postali

che rappresentano il borgo della “scarpa”.

Documenti fino ad oggi conservati

nell’archivio comunale.

La mostra è curata da Simona Guerra.


CLASSE 1ª A / SCUOLA CAPPANNINI

Inn ppieddii,, dda ssinniissttrraa:: Arianna Spurio, Chiara Racchini, Martina Antei, Gianmaria Giacco, Mattia Braghetti, Riccardo

Cappella, Sofia Burini. IInn giinnoccchhioo:: Sofia Messersì, Martina Masé, Michelangelo Santarelli, Caterina Tozzo, Gioele

Piccioni, Samuele Baroni, Emanuele Mattioli, Maddalena Cingolani. SSeeddutti:: Giulia Adriana Burghelea, Serena

Chiarotti, Elena Cadoni, Aida Carotti, Gabriele Giuricin, Silvia Maggiori, Alexander Goodwin. Assseenti: Erika

Ihosseinian. IInsseegnanntii:: Rosalba Silvestro, Tania Traversi.

CLASSE 1ª B / SCUOLA CAPPANNINI

Inn piieddi,, daa sinniisstra: Lucia Perini, Elena Pallucchini, Christian Scortechini, Emanuele Marinelli, Riccardo Cacciamani,

Sasha Perticaroli, Luca Malatesta, Chiara Candeloro. IInn ggiinnooccchhio:: Tommaso Cinti, Aia Banchi, Stella Liu Yi Miao,

Matilde Brunori, Giulia Mazzarini, Giacli Ferri, Benedetta Bini, Manuel Porro. Seedduti:: Daniele Ciccarelli, Chiara

Pierelli, Jessica Bulla, Agnese Ferlito, Fabrizio Freddi, Leonardo Meschini, Sara Pasquini, Leonardo Corinaldesi.

IInnsseegnaanntii: Daniela Mandolini, Patrizia Blasi.


16 | flash sport

a cura di Fabrizio Romagnoli

RISULTATI E CLASSIFICHE

BASKET – Serie A2 maschile

Fileni BPA – Scafati 73-72

Veroli – Fileni BPA 61-72

Classifica

Pistoia 34, Barcellona 30, Casale Monferrato 30,

Brescia 28, Scafati 24, Verona 22, Forlì 22, Bologna

22, Capo d’Orlando 20, Fileni BPA Jesi 20, Trieste

18, Trento 18, Veroli 16, Ferentino 16, Imola 13

CALCIO – Serie D girone F

Angolana – Jesina 1-1

Jesina – San Nicolò 1-1

Classifica

San Cesareo 60, Sambenedettese 59, Termoli 55,

Maceratese 54, Ancona 47, Agnonese 46, Vis

Pesaro 45, Astrea 44, Jesina 40, Fidene 35,

Angolana 33, Civitanovese 32, Isernia 32,

Amiternina 31, Celano 26, Recanatese 25, Città di

Marino 20, San Nicolò 18

VOLLEY FEMMINILE – Serie B2 girone F

Classifica

Pagliare 49, Edil Ceccacci Moie 45, Recanati 43,

Ternana 40, Rieti 38, Fabriano 37, Gabicce 37, Omg

Perugia 35, Macerata 27, Monteschiavo Jesi 22,

Marsciano 21, Montecchio 17, Nautilus Roma 9,

Madebus Fermo 0

RUGBY – Serie C Elite

Jesi – Terni 15-10

Classifica

Parma 72, Terni 58, Jesi 56, Imola 46, Bologna 45,

Forlì 38, Siena 35, Firenze 27, Cesena 21, San

Benedetto 18, Città di Castello 11

Twirling, parte bene il 2013

del Fantasy

Nella prima fase del Campionato

Italiano Twirling di serie A al PalaFerrini

di Busto Arsizio, si fa valere

l’Associazione Sportiva Dilettantistica

Fantasy. Brillante doppio primo posto,

nello short program e nel freestyle, per

la pluricampionessa Margherita

Rocchetti di Castelbellino, classe 1993.

Buona anche la prova dell’azzurra

Giorgia Venanzi, di Castelplanio, classe

1996, col decimo posto. Nella

specialità coppia, la stessa Venanzi ed

Angela Bramati, di Maiolati Spontini,

classe 1995, colgono il quarto posto.

Buone cose anche dai giovani delle

serie minori. Rivelazione di stagione,

l’imbattuta esordiente Serena Carnali.

Rugby, Jesi batte Terni ed insegue i playoff

Nel campionato di serie C Elite, la Rugby Jesi ‘70 si tiene stretto il terzo posto ed insegue, a

due lunghezze di distanza, il secondo di Terni, sconfitta nello scontro diretto, dando la caccia

alla qualificazione ai playoff. Dopo una larga vittoria sul Città di Castello, brusco risveglio per

la formazione leoncella, inaspettatamente battuta a Bologna. All’inizio del secondo tempo,

sul 21-8, Jesi credeva di avere la vittoria in tasca. A quel punto, però, il crollo: felsinei alla

rimonta e poi al sorpasso, 29-21 Bologna il finale. Nel turno successivo, il riscatto: cuore e

tenacia contro le diverse assenze per infortunio, permettono al quindici jesino di piegare gli

umbri: il 15-0 di inizio ripresa stavolta non tradisce, anche se Terni risale e finisce 15-10 per

la Rugby Jesi ’70. Dopo Pasqua, scontro diretto contro l’inseguitrice Imola.

Basket, la Fileni Bpa prova a riaprire il discorso playoff

Due successi consecutivi, per risalire in classifica e cercare in extremis di ritornare in

ballo in chiave playoff. Riscattando il tonfo di Capo d’Orlando, la Fileni Bpa di coach

Pecchia conferma la serie positiva casalinga, ma va anche a cogliere il suo primo

successo in trasferta dopo il cambio in panca. Al PalaTriccoli, cade la bestia nera Scafati,

con Maggioli ed Hoover decisivi dalla lunetta nel portare avanti Jesi, 73-72. A Frosinone,

in casa della Prima Veroli, occorre una conferma ed arriva: Jesi parte malissimo (15-2

dopo 6’), ma l’Aurora si rialza, sorpassa a 6’ dalla fine e chiude con la testa avanti, 61-72.

Calcio, Jesina a piccoli passi

Nel campionato di serie D, i leoncelli della Jesina arrivano a toccare quota 40 punti e con

cinque giornate ancora da giocare sono vicini a mettersi al sicuro, garantendosi la

permanenza in categoria. Nonostante le assenze, la Jesina, dopo aver battuto l’Isernia (4-

2), prosegue la serie positiva con due pareggi colti in rimonta e con qualche rimpianto:

1-1 in casa della Renato Curi Angolana (in gol Tafani) ed 1-1 a Jesi contro il fanalino di

coda San Nicolò (rigore di D’Aniello), in una gara in cui per due volte i legni fermano la

squadra di Amaolo. Curiosità delle due partite, la coppia d’attacco formata dai fratelli

Tommaso (classe 1982) ed Alessandro Gabrielloni (1994).

Taekwondo vincente in Vallesina

Da Poggio San Marcello a Jesi, buon inizio di 2013 per il Taekwondo della nostra zona.

Dal Comune più piccolo della provincia, Poggio San Marcello, Mara Magnoni conquista il

titolo italiano Under 21 a Brindisi, nella categoria +73 kg, dopo le affermazioni tricolori da

Juniores nei tre anni precedenti . Per lei, al quarto anno di liceo scientifico a Jesi e

seguita dall’allenatore Giacomo Piersigilli della società sportiva Atlantis Gym di

Castelbellino, il sogno prosegue. A Brindisi, agli Italiani Under 21, presenti ed a medaglie

anche gli atleti della Libertas Taekwondo di Jesi. Argento per Maria Vittoria Ciuffolotti

(cat. – 67kg), battuta solo in finale dalla nazionale Del Coco. Bronzo per Andrea

Sabbatini (cat. + 87kg), fermato in semifinale e poi vincente nella sfida per il terzo posto.


Fileni Bpa: contro Barcellona, obiettivo 3.000 per inseguire i playoff

Una corsa playoff da riaprire, in maniera

inattesa e per questo più bella ed

esaltante. La Fileni Bpa vuole provarci e

per riuscire invita il proprio pubblico a

starle vicino numeroso e con calore,

domenica 7 aprile al palaTriccoli (18.15)

nella sfida cruciale con la corazzata

Barcellona Pozzo di Gotto.

La società arancioblu lancia allora

l’operazione 3.000: portare al PalaTriccoli

almeno 3.000 persone, che aiutino

Maggioli e compagni a superare il

quintetto siciliano, costruito per puntare

alla Lega A, e continuare a sognare i

playoff.

Per favorire un maggior afflusso di

pubblico ed assicurare così la spinta

giusta alla Fileni Bpa contro la fortissima

Sigma, la società ha deciso di abbassare i

prezzi di ingresso al PalaTriccoli: entrare al

palasport per assistere a Jesi – Barcellona

Pozzo di Gotto costerà 10 euro con

biglietto unico valido per tutti i settori,

mentre la curva costerà addirittura soli 5

euro. «Mi aspetto il pubblico delle grandi

occasioni, domenica al palazzetto, per

sostenere e sospingere questi ragazzi a

una prova sopra le righe per battere la

fortissima Barcellona, per me la più

accreditata a vincere i play off – dice

l’amministratore unico dell’Aurora Basket

Altero Lardinelli –. Tutto questo per

l’orgoglio di essere jesino, di avere una

flash sport | 17

(foto Candolfi)

squadra in Legadue e di tifare una

squadra e una società che rispettano gli

impegni presi. Onestà, correttezza, lealtà e

sacrificio per la maglia. Il primo anno di

sponsorizzazione Fileni siamo entrati ai

play off da ottavi ed abbiamo sbattuto

fuori Caserta contro ogni pronostico, per

poi perdere solo a gara 5 contro Pavia in

semifinale. Possiamo e dobbiamo provare

di nuovo a sorprendere».


18 | città

>> Nelle foto: via Setificio, costa del

Montirozzo, corso Matteotti

>> L’assessore Sergio Garofoli

RIVOLUZIONE

VIARIA

di Matteo Tarabelli

Nuovi sensi unici, rimodulazione della circolazione,

ampliamento della ztl. L’Amministrazione elabora la nuova

viabilità. Parla l’assessore Sergio Garofoli

Corso Matteotti a senso unico, Montirozzo sbarrato ai non residenti del centro storico, limitazione

degli accessi nella ztl, inversione di via Setificio. La Giunta Bacci delinea la nuova

viabilità cittadina, in attesa di scovare i fondi per realizzare l’Asse Nord, fra viale del Lavoro

e via Puccini, ed ampliare via del Verziere. Entro il mese di aprile, sarà predisposta la gara

d’appalto per i parcheggi a pagamento - da dare in gestione ad una ditta privata - . A quel

punto, l’assessore alla viabilità Sergio Garofoli potrà avviare le sperimentazioni. Si partirà

proprio dal tratto del Corso fra l’Arco Clementino e via Mura Occidentali: addio al doppio

senso di marcia, con annessi parcheggi a spina di pesce (la circolazione sarà Roma-

Ancona). Saranno un migliaio, infatti, gli spazi blu attorno alle mura, quasi il doppio rispetto

agli attuali.

Assessore Garofoli, quali sono le priorità dell’Amministrazione sul tema?

«Nel programma elettorale della lista JesiAmo e nel successivo Programma di Mandato,

elaborato insieme alle altre due forze che formano l’attuale maggioranza consiliare, vale a

dire Insieme Civico e Patto per Jesi, abbiamo evidenziato le necessità “di restituire alla città

un decoro urbano che permetta a tutti di vivere bene la quotidianità e di promuovere uno

sviluppo del territorio compatibile con la salvaguardia dell’ambiente, contrastando e rimuovendo,

ove possibile, le cause del degrado e le conseguenze che questo ha sulla salute dei

cittadini”, convinti che “una città che si cura è una città credibile”. Ci proponiamo perciò di

rendere Jesi “una città in cui i concetti di qualità di vita e vivibilità trovino applicazione, una

città cortese, pulita, curata e fruibile, che rifletta altresì l’attenzione al bello”.

L’Amministrazione comunale sta cercando di dare sostanza a questi principi per raggiungere

gli obiettivi prefissati. Nella seduta della Giunta Comunale del 23 febbraio, abbiamo dato

indirizzi alla struttura tecnica comunale affinché rediga il nuovo regolamento della circolazione

all’interno dell’area storica, provveda alle modifiche viabilistiche necessarie ed alla concessione

del servizio integrato di gestione dei servizi a supporto della mobilità urbana: parcheggi

a pagamento ed impianti ettometrici cioè di sistemi di trasporto pubblico urbano a

breve raggio. Gli uffici comunali stanno anche predisponendo i progetti di sistemazione delle

aree a parcheggio all’esterno delle mura».

Il centro storico potrebbe essere interessato da svariate rivisitazioni viarie, fra cui via

Montello a senso unico a scendere. Stesso discorso per il Corso, bloccandone l’attraversamento

da via Mura Occidentali (chi transita davanti alle poste centrali dovrà svoltare obbligatoriamente

in via Montegrappa). Per quale motivo vi state concentrando su tale zona?

«Perché il centro storico deve essere vissuto e non attraversato dalle automobili. Il nostro

Sindaco ricorda sovente che trasformare l’area storica, renderla più vivile, più fruibile, è la


sola salvezza della zona. Ripeto perciò

quanto sostenuto da Bacci: se non creiamo

un contesto diverso, un luogo migliore

rispetto all’offerta dei troppi centri commerciali,

il commercio del Corso, delle piazze

e dei vicoli è destinato a morire».

Ma c’è chi non condivide del tutto le proposte.

Il presidente di Confcommercio

Bifani lancia l’ipotesi di invertire il senso di

marcia di via del Molino, e quindi di via XX

Settembre, per ricavare un ulteriore accesso

al centro...

«La sua proposta è in fase di esame. Sono

convinto che troveremo insieme una soluzione.

Questa Amministrazione, come stiamo

dimostrando, è aperta ai contributi di

tutti i cittadini, su qualsiasi problematica».

Siete intenzionati anche a sbarrare l’Arco

del Magistrato, per dividere la parte medievale

del centro da quella settecentesca. Ma

come si circolerà all’interno? State valutando

l’introduzione di semafori o pilomat?

«Sì, l’idea è proprio questa. La parte medievale

del nostro centro storico è quella più

delicata, la più sofferente per l’utilizzo sbagliato

che se ne continua a fare».

State pensando di spostare il varco elettronico,

che impedisce l’accesso alla ztl ai non

aventi diritto, all’inizio della salita del

Montirozzo. Così facendo, chiuderete una

scorciatoia sud-nord, molto trafficata.

Avete considerato il rischio di incrementare

gli intasamenti lungo l’Asse Sud?

«Ogni modifica di percorso viabile è com-

plicata, non sempre si riesce a raggiungere

l’obiettivo posto. A volte è necessario

rivedere le scelte che, inizialmente, risultano

le più logiche. Spesso, a fronte di decisioni

razionali, si hanno comportamenti

irrazionali dell’utente. Ad ogni modo, anticipare

l’area ztl all’inizio del Montirozzo è

funzionale, appunto, all’esigenza di eliminare

una scorciatoia, interna all’area storica.

Ritorniamo pertanto alla filosofia di

fondo, che anima il programma di mandato:

il centro deve essere vissuto, non attraversato,

né inquinato».

Sono previste novità per il viale della

Vittoria?

«Sì, ma in tempi successivi. Per il momento,

completiamo la sistemazione delle aree a

parcheggio tra la sede stradale ed i marciapiedi».

Ed arrivano i parchimetri...

«È così. Ma con la prima mezzora di sosta

a tariffa agevolata: una volta si sarebbe

detto a prezzo “politico”. Perché siamo

convinti, come la maggior parte dei commercianti

che lì hanno le loro attività, che

forse è il mezzo più adatto al ricambio continuo

della sosta».

I parcheggi a pagamento faranno la loro

comparsa anche nella zona della stazione

ferroviaria?

«Ci stiamo ragionando. Non abbiamo assolutamente

intenzione di penalizzare residenti

e commercianti, bensì di stimolare i

pendolari ed i lavoratori delle ferrovie ad

città | 19

utilizzare il parcheggio scambiatore a

ridosso della Multisala».

Ma resta comunque il gran traffico fra via

XXIV Maggio e via Valche. Cosa fare?

«L’Asse Sud è purtroppo, come il viale della

Vittoria, un’arteria stradale molto trafficata.

Le logiche di intervento saranno analoghe.

Avremo a breve un’assemblea con i residenti

del quartiere Prato-Stazione. Sono

certo che, discutendo insieme, si potranno

individuare soluzioni condivise».

In quali altre parti della città pensate di

intervenire sulla viabilità?

«Ovunque. Lo studio tecnico incaricato

della revisione del piano urbano del traffico

consegnerà entro il prossimo 30 giugno la

proposta rielaborata. E non solo. Stiamo

definendo anche le nuove linee del trasporto

urbano. Non è possibile che per

andare dal centro città all’ospedale Carlo

Urbani si debbano attraversare altri quartieri.

Poi non possiamo lamentarci se vediamo

gli autobus vuoti».

Le proposte sul tavolo sono svariate, la

volontà sembra esserci. Ma i soldi per realizzare

tutto questo?

«Al momento, non riesco a rispondere a

questa domanda. Potrò farlo non appena il

consiglio comunale approverà, insieme al

bilancio di previsione, il piano triennale ed

annuale delle opere pubbliche. Da quando

ho accettato questo incarico così oneroso,

sono determinato ad arrivare in fondo.

Anche se qualcuno vorrebbe il contrario».


20 | economia

Ci salverà il MADE IN ITALY

Intervista al prof. Giorgio Galeazzi docente di Economia politica al dipartimento di

Giurisprudenza dell’Università di Macerata. Presidente dei corsi di laurea di Scienze

giuridiche applicate dell’Università “Fondazione Colocci” di Jesi, dove insegna Economia

finanziaria e Analisi economica dei comportamenti criminali.

>> Il prof. Giorgio Galeazzi

di Marina Marini

Una crisi così non l’avevamo mai vista. Una crisi enorme, epocale, che ancora non è finita.

«Quello che colpisce di questa crisi, oltre alla vastità, profondità e durata, è la difficoltà a

uscirne. La causa: questo enorme fardello che è il debito pubblico, per il quale i cittadini

sono costretti a versare elevate imposte».

Ma gli economisti dove erano, perché non hanno lanciato un grido di allarme, forse si poteva

fare qualcosa…

«Nessuno può prevedere esattamente quando una crisi avverrà. Ci sono stati vari interventi

di economisti, convegni in cui si evidenziavano i pericoli. Lo sviluppo che abbiamo avuto,

in particolare negli ultimi quindici - venti anni, è stato basato sull’accumulazione di debito.

Non solo in Italia, ma in molti altri Paesi, e non solo pubblico, ma anche privato. Da noi, a

fronte di un pesante debito pubblico, grazie alle famiglie italiane, parsimoniose per loro

natura che hanno saputo risparmiare, la situazione del debito privato è migliore di quella di

altri paesi come gli Stati Uniti».

Lei insegna Economia politica, tutti i giorni con i suoi studenti tratta argomenti come il funzionamento

dei mercati, la globalizzazione, il ruolo del governo nell’economia, insomma

cose concrete e di attualità. Non le sembra che questi argomenti siano stati stravolti dalla

crisi? Quali modelli economici saranno ancora validi in futuro?

«La teoria economica è in continua evoluzione. Ci sono dibattiti e confronti. Ma certi meccanismi

di base rimangono fermi. L’economia è una scienza sociale basata sull’evoluzione

della società e quindi risente dei cambiamenti che questa subisce, nei gusti, nei modi di

fare cultura, nell’età della popolazione».

Qual è l’elemento più cruciale dei Paesi europei?

«Direi il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. Una fase di transizione che andava

gestita meglio e che ha creato un ulteriore elemento di aggravamento per le nostre finanze. Fase

di transizione, che si prevede stabilizzarsi intorno al 2040. Oggi, la quota della popolazione anziana

cresce più rapidamente della quota delle nascite. Per questo, è stato necessario rivedere i

meccanismi della pensione. Per non trasferire su chi verrà l’onere degli aggiustamenti».

Le Marche forse si sono accorte della crisi in ritardo, ma adesso stanno soffrendo. Imprese

chiuse, disoccupazione, i numeri sono brutti anche rispetto alla media nazionale. Si può

parlare ancora di un modello Marche fatto di piccolissime, piccole, medie imprese?

«Le risorse che avevamo in passato le abbiamo anche oggi: la capacità imprenditoriale, la

volontà di lavorare bene. Il problema è creare le condizioni affinché queste capacità si possano

esprimere. Fare in modo che chi vuol lavorare abbia la possibilità di farlo. Oggi la situazione

è molto difficile. Anche se la domanda estera, dal terzo trimestre dello scorso anno,

sta riprendendo, quella che manca è la domanda interna, penalizzata dalla necessità di

un’elevata imposizione fiscale».

Come siamo arrivati a questo punto?

«C’è stato un errore di impostazione. Il rigore è stato visto dal punto di vista quantitativo, in

termini di coefficienti. Il rigore andava visto dal punto di vista qualitativo. A parte l’aumento

pesante dell’imposizione fiscale, si è puntato a tagliare gli investimenti. Si doveva corregge-


e di più la spesa corrente ed evitare di

interrompere quelle attività di investimento

da parte del settore pubblico, che avrebbero

avuto una capacità moltiplicativa per

l’attività economica del sistema».

Parlava di ripresa della domanda estera.

Dovremmo orientarci quindi sul mercato

globale. L’imprenditoria marchigiana è

pronta a questo? Le nostre imprese, a

volte piccolissime, hanno la forza di presentarsi

sui mercati internazionali?

«Le dimensioni ridotte sono un forte limite

per la nostra imprenditoria. Finora, le

nostre imprese lavoravano sul venduto, su

ordini ricevuti. Per loro, non si era mai

posto il problema del marketing, di trovarsi

un mercato. Ora occorre andarsi a cercare

i clienti, inserirsi in nuovi mercati. Ma questo,

la singola micro impresa, da sola, non

può farlo. Occorre, da un lato, il sostegno

organizzativo pubblico e, dall’altro, un cambio

di mentalità da parte degli imprenditori

che devono fare rete e muoversi in modo

coordinato. Anche perché le prospettive di

ripresa non le troviamo in Europa, che continuerà

per diversi anni a crescere a tassi

piuttosto bassi. Le prospettive stanno nei

nuovi paesi emergenti, Cina, Brasile, India,

ecc. Bisognerà lavorarci».

Concretamente, cosa si può fare?

«Organizzare mostre, fiere, essere informati,

perché oggi la maggior parte delle attività

si svolge in rete e le comunicazioni devono

essere rapide, immediate. Inoltre, le

nostre imprese, penso al settore della meccanica,

sono specializzate sulla componentistica

e sul semilavorato. In pratica, produciamo

pezzi che vengono assemblati in altri

paesi. Così, il maggior valore aggiunto lo

ottiene chi vende il prodotto finale e chi

produce componentistica rischia di vedersi

ridotti i margini. Occorre che le nostre

imprese riescano a ristrutturarsi in modo

da orientarsi al prodotto finito».

Una regione come la nostra su cosa può

puntare?

«Abbiamo imprese anche di media dimensione,

che sono delle eccellenze a livello

mondiale e che fanno da traino a imprese più

piccole. I cosiddetti distretti sono stati e sono

una risorsa importante anche nella nostra

regione. Il vantaggio che abbiamo a livello

internazionale è il made in Italy, una grande

attrazione anche per i paesi emergenti. Un

valore aggiunto di grandissima rilevanza.

Noi, forse, non ce ne rendiamo conto».

Non è che questo concetto del made in

Italy va a finire che si esaurisce.

«Dipende da noi, dalla nostra capacità di

produrre innovazione. Innovare deve essere

per noi un modo di lavorare, dobbiamo

essere sempre sulla cresta dell’onda per

qualità e design. Il prodotto italiano rappresenta

uno status symbol nel mondo.

Cerchiamo di non perdere questa caratteristica.

Da noi c’è grande fantasia, i nostri

imprenditori sanno creare cose che solo

noi sappiamo fare».

Su questa base, dovremmo essere non

solo il paese più bello, ma il più avanzato e

il più ricco del mondo. Evidentemente, è

mancato qualcosa.

«Servono le condizioni affinché le capacità

si realizzino al meglio. Basta parlare con

qualunque imprenditore. Ha problemi a

rapportarsi con la pubblica amministrazione,

problemi di finanziamento. Oggi, questa

crisi si è tradotta sostanzialmente in un

credit crunch. I nostri imprenditori si trovano

in difficoltà perché tutte le fonti di finan-

ziamento mancano. Bisogna fare in modo

che le imprese abbiano liquidità per poter

lavorare. Ci vuole un segno forte di discontinuità.

Dobbiamo dare un segno di cambiamento

agli operatori».

Un segno di speranza.

«Tutto il sistema economico, sia quello produttivo

che quello finanziario, funziona sulla

base delle aspettative. Il concetto di aspettative,

quello che l’economista Keynes

chiamava animal spirits, è alla base dell’intraprendere.

Si è pronti a rischiare se si

hanno delle aspettative positive».

Che tempi prevediamo per rimetterci in

moto?

«Siamo legati ai tempi della politica; finché

non si sblocca la situazione politica è difficile

fare una previsione».

Cosa dovrebbe fare il governo?

«Dare stabilità. Dare certezze».

Tre consigli che, da economista, si sente di

dare in questo momento ai nostri imprenditori.

«Il primo, è di mantenersi sempre aggiornati.

Evitare di perdere la capacità di capire

dove stanno andando i mercati e i gusti

dei consumatori. Essere update, non restare

indietro. Non isolarsi per non perdere i

contatti con il sistema.

Secondo, consiglio di valorizzare la propria

capacità innovativa di prodotto e di processo,

tenendo conto che il made in Italy

continuerà ad essere per la nostra economia

un valore e sarà un discorso vincente

se riusciamo a sostenerlo. Terzo, cercare di

non farsi scoraggiare dalla situazione, dai

media, dalla tendenza a lamentarsi. Sforzarsi

di essere un po’ ottimisti.

Quando la ripresa arriverà, e arriverà, dovrà

trovarci pronti a ripartire».


22 | personaggi

di Ilaria Cofanelli

Il medico che

sconfisse la Sars

Ricordo di Carlo Urbani a dieci anni dalla

scomparsa

Il 29 marzo sono ricorsi dieci anni dalla scomparsa di Carlo Urbani, medico di Castelplanio,

che dedicò gran parte della sua vita ad aiutare e soccorrere le popolazioni del Terzo Mondo,

vittime di quelle malattie infettive, che Urbani stesso contribuì a individuare e sconfiggere,

come la Sars, quel morbo che purtroppo portò alla morte anche lui.

Carlo Urbani è la sintesi di tutte le qualità che un buon medico dovrebbe impersonare: passione

per il proprio lavoro (o, meglio, per la propria missione di vita), altruismo e solidarietà.

Urbani nasce il 19 ottobre 1956 e la sua voglia di spendersi per aiutare gli altri si nota fin

da ragazzo quando, in ambito parrocchiale, si adopera per raccogliere medicine per Mani

Tese (ONG nata per combattere la fame e gli squilibri tra Nord e Sud del mondo) e promuove

un Gruppo di solidarietà, che organizza vacanze per i disabili. L’ansia di rendersi utile

nell’aiutare il prossimo, lo indirizza verso gli studi di Medicina e la specializzazione in malattie

infettive. Dopo un breve periodo di lavoro in qualità di medico di base, Urbani è impiegato

nel reparto malattie infettive dell’Ospedale di Macerata, per dieci anni, trascorsi i quali,

dopo il matrimonio con Giuliana Chiorrini e la nascita dei tre figli Tommaso, Luca e

Maddalena, inizia ad avvertire la necessità di spendersi nell’assistenza dei malati più sfortunati,

quelli del Terzo Mondo, troppo spesso dimenticati dai paesi ricchi e vittime degli

interessi e delle lotte delle case farmaceutiche.

Tra il 1988 e il 1989, organizza, con la collaborazione di altri medici, dei viaggi in Africa centrale,

per portare sostegno a quei villaggi poco facilmente raggiungibili. È qui che Urbani si

rende conto che le cause delle morti delle popolazioni sottosviluppate sono malattie agevolmente

curate nel Mondo Occidentale, quali diarrea e crisi respiratorie; ma in Africa nessuno

ha interesse (o guadagno) nel distribuire medicinali così ben reperibili negli altri paesi

al di qua dell’Equatore. Questa consapevolezza lo spinge ad abbandonare l’ospedale dove

aveva la possibilità di diventare primario.

Con la famiglia, nel 1996, si reca in Cambogia, dopo essere entrato a far parte dei Medici

Senza Frontiere. Qui studia un progetto per il controllo della schistosomiasi, malattia parassitaria

intestinale, e ritrova lo stesso tragico ambiente conosciuto in Africa, quello martoriato

dalle malattie infettive, dalla diarrea e dall’Aids. E lì i farmaci per debellare infezioni e complicanze

sono assolutamente irreperibili. Urbani denuncia questa situazione, quale consulente

dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ribadendo in tutti i suoi interventi internazionali

che la causa primaria delle malattie parassitarie è la povertà.

Nel 1999, viene eletto presidente di Medici Senza Frontiere Italia e ritira il premio Nobel per

la pace assegnato all’organizzazione.

Si dirige poi nel Laos e in Vietnam, dedicandosi con tenacia e coraggio alle ricerche e alla


A fianco il libro dedicato a Carlo Urbani.

Più a destra Mauro Ragaini, presidente dell’Aicu.

cura della Sars, malattia respiratoria che

preoccupava tutto il globo. È durante un

convegno che tenne a Bangkok che si rese

conto di aver contratto la malattia, che

aveva contribuito egli stesso a debellare.

Ricoverato nell’ospedale della città, dopo

aver fatto rientrare i figli in Italia, rinuncia

anche all’ultimo abbraccio con la moglie,

per evitare ogni possibilità di contagio.

Carlo Urbani, una vita spesa nel dedicarsi al

prossimo, muore il 29 marzo 2003.

Proprio quell’anno, parenti, colleghi e amici

fondano l’Associazione Italiana Carlo

Urbani Onlus che, ispirata ai valori e al lavoro

del medico di Castelplanio, si adopera

nella distribuzione di farmaci a favore di

quelle popolazioni di cui Urbani si occupò

durante la sua vita. L’Aicu ha organizzato

una serie di iniziative per commemorare il

medico, a cominciare dall’appuntamento

tenutosi venerdì 5 aprile al Teatro Moriconi,

dove è andato in scena lo spettacolo ‘Pane

e Coraggio’. Sabato 6 aprile, alle ore 8,30,

presso l’auditorium della Bpa, in via

Battistoni, si terrà un convegno scientifico

dal titolo ‘Focus sulle malattie neglette’,

patrocinato da Regione Marche e Asur

Marche Area vasta 2, che vedrà la partecipazione

di esperti di livello internazionale.

Domenica 7 aprile, il ricordo di Carlo Urbani

verrà celebrato con un messa alle ore 10

nella città che gli ha dato i natali,

Castelplanio. Alle 17,30, nella sala Poliva-

lente del Comune, si terrà un incontro con

gli interventi di rappresentanti dell’Aicu, dei

familiari del medico e del sindaco Luciano

Pittori.

Le iniziative proseguiranno venerdì 12 aprile,

alle 18, presso la Sala Maggiore del

Palazzo della Signoria di Jesi, con la presentazione

del volume “Carlo Urbani. In

volo… sul mondo che amo”, per Edizioni

Velar e Elledici, degli autori Anna Maria

Vissani, Mariano Piccotti e Alessandra

Cervellati. Libro protagonista anche dell’incontro

che si terrà venerdì 10 maggio, alle

ore 21, alla sede dell’Azione Cattolica di

Jesi, in Piazza della Repubblica.

Anche Vincenzo Varagona, giornalista, ha

pubblicato, per Edizioni Paoline, il testo “Il

Medico della Sars”, in uscita proprio in questi

giorni, spiegando che il volume è nato

per far conoscere la figura del medico di

Castelplanio a coloro che, soprattutto

ragazzi, non hanno ancora avuto modo di

scoprirlo. Il libro verrà presentato venerdì

19 aprile, alle ore 17, alla Sala del Rettorato

dell’Università Politecnica delle Marche.

Varagona illustrerà la sua opera anche

presso la Biblioteca La Fornace di Moie di

Maiolati.

«La nostalgia per Carlo Urbani – afferma

Mauro Ragaini, presidente dell’Aicu –

per chi gli è stato amico resta immutata.

La sua assenza pesa molto, ma i suoi

tanti esempi di eccellenza, di coraggio ed

alta professionalità ci fanno compagnia e ci

personaggi | 23

esortano a non

essere egoisti,

a guardare oltre

l’orizzonte delle nostre comodità e certezze.

Carlo ci ricorda ogni giorno che parte

consistente dell’umanità muore per l’impossibilità

di accedere ai farmaci essenziali

ed ai servizi sanitari. In questo decennale,

onorare la memoria di Carlo Urbani non

deve essere solo una rievocazione nostalgica;

deve, per tutti noi, essere un impegno a

condividere in qualche modo le sue battaglie

per il diritto alla salute, compreso l’accesso

ai farmaci fondamentali. Carlo è stato

e resta un esempio forte per la classe medica

e per tutti gli operatori della sanità. Con

la nostra Associazione, cerchiamo di mantenere

vivi gli ideali umanitari, civili e sanitari

che hanno accompagnato Carlo durante

la sua vita, realizzare progetti di assistenza

ed educazione sanitaria nei paesi in via di

sviluppo, acquistare e distribuire farmaci

antiparassitari per combattere malattie

infettive. Costantemente collaboriamo con

organizzazioni che operano da anni in

Africa e Asia, come l’Oms e Riseal, con progetti

in Vietnam, Congo, Filippine, India e

Africa. Vorremmo fare molto di più in nome

di Carlo Urbani, ma abbiamo bisogno di

ulteriori risorse finanziarie e di volontari.

L’entusiasmo, da solo, non basta».


FANTASTICI QUEGLI ANNI

foto di Augusto Giglietti

Si è trasformata in una vera e propria presentazione la conferenza

stampa, gentilmente ospitata dall’Enoteca regionale di Jesi, per il

lancio del romanzo di Franco Duranti.

“Fantastici quegli anni. Storie di tanti capelli fa”, uscito per le

edizioniGei, è stato presentato ai giornalisti e ad un folto pubblico

di amici, complici di quegli anni tra i Cinquanta e i Settanta,

che il libro di Duranti ripercorre tra i ricordi di un’infanzia felice,

di una giovinezza spensierata, piena di musica e di futuro.

Giovanni Filosa ha condotto la conferenza stampa–presentazione

con l’esperienza dell’intrattenitore, lasciando a Dino

Mogianesi di leggere qualche assaggio del romanzo.

E quando Marino Carotti e Igino Romiti rievocavano quegli

anni, con gli accordi e le parole di Dylan e dei Beatles, certi

strani sintomi delle emozioni si mascheravano da raffreddori

di stagione.

guarda il video su www.vallesina.tv

nella sezione dedicata a Jesi e la sua Valle


Bufera sul BIOGAS

Dodici indagati, per la vicenda biogas che,

dopo le proteste di comitati, cittadini e

comuni, affronta una tempesta giudiziaria,

per le indagini della Procura della Repubblica

di Ancona.

Come riportato diffusamente e ripetutamente

da organi di stampa locali, da molti

siti, tra cui quello ufficiale della Regione, nel

mirino ci sarebbero le centrali a biogas

autorizzate nelle province di Ancona,

Macerata e Pesaro Urbino e un impianto

eolico a Camerino. Abuso d’ufficio in concorso,

reati edilizi ed ambientali: gli organi

di comunicazione informano che gli inquirenti

indagherebbero su un’ipotesi di

accordo tra alcuni pubblici funzionari,

imprenditori e professionisti. Accordo per

accedere ai contributi previsti di circa 2

milioni di euro all’anno per 15 anni.

Risulterebbero indagati un dirigente regionale

e due suoi collaboratori, addetti al settore

delle autorizzazioni energetiche, che

avrebbero concesso i nullaosta – in alcuni

casi anche in violazione di norme urbanistiche

e ambientali – a una serie di società,

con le quali avrebbero intrattenuto rapporti

professionali o di interesse. L’inchiesta riguarderebbe

degli imprenditori di Morrovalle, un

ingegnere di Macerata e uno di Osimo.

Sempre sulla base delle notizie di cui non ci

risultano smentite, risulterebbero indagati

anche un funzionario della Provincia di

Pesaro-Urbino, la sua compagna di Fano, il

presidente di una Comunità montana e il

suo predecessore per il parco eolico da

realizzare fra Serravalle, Monte Cavallo e

Pieve Torina. All’attenzione degli inquirenti,

inoltre, le autorizzazioni e la realizzazione

delle centrali di S. Vincenzo di Osimo,

Camerata Picena, Agugliano, Jesi,

Castelbellino e Metaurilia di Fano. Per le

centrali a biogas di Jesi e Castelbellino, ci

sarebbe un altro indagato.

L’ipotesi di accusa sarebbe di aver ottenuto

il via libera presentando fideiussioni non

regolari. Aspetti sui quali, nel Consiglio

comunale jesino, il capogruppo 5 stelle,

Massimo Gianangeli, aveva espresso dubbi

e chiesto chiarimenti. Alla Regione i sindaci

di Jesi, Maiolati Spontini, Monsano,

Camerata Picena e Castelbellino avevano

sollecitato maggiori garanzie contro la proliferare

degli impianti: per quelli al di sotto di

1 megawatt di potenza, infatti, non era prevista

la Valutazione di impatto ambientale.

«L’impianto di Jesi è stato completato – dice

l’assessore all’ambiente Cinzia Napolitano –,

ma credo non sia ancora produttivo, avendo

la biomassa utilizzata bisogno di tempo

prima di produrre gas. Sulla questione, i

comuni non avevano possibilità di intervenire

né di porre veti. Gli uffici svolgono con-

attualità | 25

di Fabrizio Romagnoli

trolli e sopralluoghi periodici. Quello di

Coppetella è l’unico impianto di biogas in

territorio comunale. Altri due-tre progetti

non hanno più proceduto nell’iter burocratico».

Dopo il boom iniziale e con gli incentivi

riservati a quelli attivi entro il 30.4.2013,

sono improbabili altri progetti. Ecco perché,

quando la Regione aveva introdotto

regole più severe solo per le nuove autorizzazioni,

si era parlato di stalla chiusa a buoi

scappati. Il tutto, con la legge regionale

3/2012, non oggetto dell’inchiesta, la cui

prima stesura ha sollevato dubbi di costituzionalità

ed è stata impugnata dalla

Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sulla vicenda, vigente il segreto istruttorio,

nulla si può dire nel merito e fino a prova

contraria gli indagati non possono essere

ritenuti colpevoli. I legali della difesa, infine,

dichiarano alla stampa di essere sereni,

fiduciosi di poter dimostrare l’estraneità dei

loro clienti, che rivendicano un comportamento

corretto.

Intanto, la Giunta regionale ha immediatamente

incaricato l’Avvocatura regionale di

seguire costantemente l’evolversi della

vicenda, al fine dell’adozione delle misure

più idonee a tutelare le prerogative della

Regione, ivi compreso il risarcimento di

eventuali danni in qualità di parte lesa.


26 | xxxxxxxxxx

Il Rosa Papa Tamburi a

CECCHI CAROTTI

e

di Dino Mogianesi

Incontro Carlo Cecchi nel suo casa–studio.

Ingombro di tele, pennelli, pieno di opere e,

soprattutto, di carta. Non di carte, ma proprio

di carta. Ama usare la carta come supporto,

strati sovrapposti. La colla salda i fogli, tira e

la superficie diventa rugosa.

«Mi piace questo modo di lavorare. I colori

oleosi che adopero prendono matericità,

come un frottage, lasciano un segno deciso,

forte, ma scabro. Mi piace pensare che il

disegno e la pittura si distendono su qualcosa

che ha una storia. Così il segno assume un

intento concettuale, che è poi l’orizzonte da

cui sono partito agli inizi del mio percorso.»

Nelle tue opere affastelli cose, ricordi, suggestioni.

Oggetti, animali, porte… perché?

«È come la sera. Quando il tempo resta

sospeso e tutto si fa contemporaneo. Ti alzi

al mattino e sei in balìa del tempo. Prendi il

caffè poi ti lavi poi ti vesti poi incontri o non

incontri poi vai lì poi là, poi, poi… tutto è nel

tempo. Alla sera, ripensi a quanto è successo

scandito dall’orologio e tutto è presente

simultaneamente, senza profondità, tutto

insieme, nella mente che vede tutto come

se il tempo non lo avesse toccato. Un pitto-

La Pinacoteca civica, con i proventi del “Rosa Papa Tamburi”, acquisisce

due opere di Carlo Cecchi e due di Fabrizio Carotti.

re che amo è Piero della Francesca. Quella

sua immobilità che non è fissità, ma presenza,

immediatezza; nell’attimo c’è l’infinito

presente. Del resto, l’artista non è tenuto a

prevedere. Si lascia andare. Non deve giustificarsi.

Non preventivamente. Semmai,

può farlo dopo. Può, dopo, ricostruire la

“scena del crimine”.»

Vedo che stai lavorando proprio attorno alla

Madonna di Piero.

«Mi interessa il rapporto maschile–femminile,

questa alterità irriducibile, ma inevitabile.

E lo colgo anche nei grandi del passato. In

quella Donna chela vita all’Uomo.

Questa donna forte, che conserva la vita e

che l’accudisce. E questo uomo incerto,

che vive sul limite, sulla soglia…

…spesso vedo citata, nei tuoi quadri, una

porta…

«…perché la porta è soglia, appunto, limite,

che chiude e apre, fuori e dentro. La porta

è semiaperta per dare una prospettiva, la

fuori (o la dentro?) c’è altro, l’altro, l’incontro,

la scoperta. La porta apre, ma può

anche chiudere. Io la lascio aperta, almeno

un po’, sulle paure e sulle speranze.

L’artista, in fondo, è un esorcista; esorcizza

le paure sue e di tutti.»

Ma perché, ancora, tutti quegli oggetti e

animali nei tuoi disegni?

«Gli oggetti sono materiali, significanti. Non

sopporto il virtuale, che trovo volgare. Amo

la fisicità, così affascinante. Togli la funzione

all’oggetto e diventa segno estetico e gusto

etico. Negli oggetti c’è una storia, una suggestione.

Raccontano ed evocano. Non mi

interessano i legami logici, preferisco quelli

sotto traccia, i richiami subliminali delle

emozioni.»

Mi regala “Martirio”, l’ultimo libro di cui è

coautore con Vittorio Graziosi.

«Vedi questa macchina fotografica in copertina?

Vecchia e rovinata dal tempo? È una

macchina fotografica tedesca, che zio

Francesco, ragazzo partigiano, trucidato a

Montecappone, regalò ad una bellissima

ragazza di Precicchie per sdebitarsi dell’ospitalità

e come pegno d’amore. Fu l’ultima volta

che si videro. Capisci che storie può racchiudere

un oggetto? E che carica di emozioni e

sentimenti? Vedi questa teiera accostata al

profilo di Gino De Dominicis? Volevo dire la


nostalgia e l’amicizia per Gino, la convivialità

profonda. Eppoi, guarda che il quadro non è

mai concluso. Lo conclude sempre chi lo

guarda. È una comunicazione. Se i legami

non li stabilisce l’artista, li annoda chi guarda.

Non può limitarsi ad ammirare. Anche

chi guarda è autore.»

Strano questo incontro gemello, a distanza,

tra Cecchi e Carotti. Nel primo, c’è una

netta prevalenza del bianco, nel secondo

del nero. Colori-non-colori come sfondo.

Vasto, denso, nell’un caso e nell’altro, quasi

materici in ambedue. In Cecchi, reso aspro

dal supporto cartaceo. In Carotti, denso,

profondo, da toccarlo.

Un’altra particolarità che li accomuna: il

riferimento costante a letture. Lo faccio

notare a Fabrizio Carotti . Perché? Non è

strano che nella civiltà dell’immagine l’artista

parta dalla parola?

«Preferisco partire dalla lettura. È meno

condizionante, lascia spazio all’immaginazione,

è attività. Le immagini inducono alla

passività, dicono tutto, troppo. È inevitabile

esserne condizionati, ma preferisco dimenticarle

quando lavoro. Si rischia sempre

l’imitazione e non riuscire ad esprimere se

stessi. C’è pigrizia nelle immagini guardate.

Meglio costruirle leggendo.»

La scrittura, che sembra così vincolante

nella sua narratività, chiede sempre l’intervento

del lettore, della sua immaginazione.

L’immagine cattura e diminuisce il senso

critico, spiattella la realtà.

Da questo nero così denso e ambiguo

>> Carlo Cecchi, a sinistra, e Fabrizio Carotti.

Più a sinistra l’opera di Carotti e quella di Cecchi

emergono corpi, con una patina dorata

nelle opere più vecchie, più livida in quelle

recenti. Un nero ambiguo, perché non sai

se quei corpi ne emergono o ne sono

sopraffatti, se è origine o destino.

Perché questi corpi e questo buio?

«Mi interessano non tanto la figura e le

azioni che compie. Mi interessa la carnalità,

con questa luce che viene da dentro.

Non metto vestiti, che connoterebbero

quei corpi nella storia e nella società. Sono

umanità e basta. Volevo l’essere umano

nella sua concretezza, riconoscibile, ma

simbolo universale più che storico. Non

volevo descrivere, ma rappresentare, semmai.

Non c’è vicenda, ma sentimenti che

emergono dal buio dell’indistinto.»

Carotti sembra cogliere il momento in cui

da questi corpi sprigiona il sentimento,

come nel momento della creazione. Il

corpo esprime l’umanità. Trovo che ci sia

una profonda morale. Mi viene in mente

Michelangelo, che diceva di limitarsi a

togliere il superfluo per far emergere il

corpo e l’anima dalla materia grezza e insignificante.

Qui, i corpi emergono dal buio

che li imprigiona. Il corpo è luce, rivela, si

scioglie dall’abbraccio del nulla. Ci sono, in

quelle forme, tensione, dramma, accenni di

tenerezza, posture plastiche, robuste,

superfici ampie, che riflettono la luce che

viene da dentro. Sono umanità pura, innocente,

anche se le torsioni, le mani, i

muscoli denunciano irrequietezza.

Richiamano certi particolari di deposizioni,

di martiri, caravaggeschi. Sono

arte | 27

superficiale?

«Tutti ci portiamo dentro Michelangelo,

Caravaggio, Goya, Bacon, il barocco… è

inevitabile. Il barocco, poi, è un periodo

che mi interessa in maniera particolare. Mi

ispira Dostojevski, ma leggo anche S. Juan

de la Cruz e le Scritture.»

Perché il barocco?

«Perché è il confine tra antico e moderno. È

il periodo della crisi vera, quando la religione

subisce la concorrenza della ragione.

Galileo toglie certezze e l’uomo è costretto

a buttarsi in mare aperto. Il mondo diviene

campo di attività umane, impegno da cui

non si sfugge. Nascono l’incertezza e la

sfida. Nasce l’uomo contemporaneo.»

Trovi analogie tra il barocco e il periodo

che viviamo?

«La tensione della crisi è simile, anche se,

forse, di segno opposto. La ragione e la

scienza non sono più così sicure di farcela.

E non so se la strada può essere il ritorno

alle sicurezze di quel lontano passato.»

Ma se questo ritorno non è più possibile,

se l’isola da cui siamo partiti per il mare

aperto appare lontana e avvolta dalle nebbie,

se la nost–algia prende tutti, mi verrebbe

da chiedergli se quei suoi neri così

densi sono la nostra origine o il nostro

destino di contemporanei. Ma non glielo

chiedo. La sua giovinezza ha diritto all’ottimismo.

L’energia che emana lui e quei suoi

corpi, che fotografa e poi rielabora in

postproduzione in maniera così matura, gli

fa credito per la strada che sta percorrendo

e per la forza dei suoi progetti futuri.

guarda il video su www.vallesina.tv

nella sezione dedicata a Jesi e la sua Valle


28 | libri

Un libro che fa discutere

Il nome corre sul filo, parafrasando il titolo

di un film della mia generazione. Rimbomba

e rimbalza dalle colonne dei giornali,

quotidiani e riviste, fa capolino anche sui

talk show televisivi. È Gaia Coltorti, la giovanissima

jesina che la Mondadori, con

un’operazione senza precedenti per i nostri

“letterati”, ha deciso di mettere in orbita. Lei

ed il suo libro d’esordio “Affinità alchemiche”,

già uscito l’anno scorso per “Cattedrale” di

Ancona come vincitore del progetto letterario

“Pagine Nuove”, riservato agli under 40

delle Marche.

La trovo a Roma, dove la ventunenne studia

(«ho appena fatto alcuni esami, dice, fra

cui russo 3, letteratura olandese, letteratura

anglo americana ed ora sono abbastanza

libera») perché i nostri lettori la vogliono

conoscere. Anche se siamo restii alla notorietà,

tranne i soliti nomi che se la tirano,

Gaia è quella che vedete. Tranquilla e serena,

non le interessa più di tanto essere

oggi ripetuta, come nome, sulle colonne di

importantissimi quotidiani. Per lei, conta lo

studio, in primis, e poi le presentazioni che,

a giorni, la porteranno, con la sua casa editrice,

in giro per l’Italia e di fronte a microfoni

e telecamere.

«Le recensioni le ho lette tutte e fa parte

del gioco il fatto che ci siano quelle positive

e quelle meno positive. È normale che il

mio libro non abbia incontrato il favore di

di Giovanni Filosa

“Affinità alchemiche”,

romanzo d’esordio della

giovanissima jesina Gaia

Coltorti, pubblicato dalla

casa editrice Mondadori

tutti. Per esempio, c’è chi non ha apprezzato

la forma giovanile mischiata con forma

più elaborata di scrittura, anzi, qualcuno ne

è rimasto addirittura urtato. La tematica

non è stata sempre condivisa, ma mi ha

fatto un po’ specie, ecco, questo è vero, la

superficialità di alcuni giudizi: pochissimi

conoscono la mia posizione, non ho fatto

interviste, l’unica presentazione, ad oggi,

l’ho fatta insieme a te. Ripeto, il mio romanzo

rappresenta la tragedia della solitudine,

descrive l’amore impossibile fra due giovani,

il comportamento dei genitori verso i

figli, che segna la loro esistenza».

La tematica è solleticante e scabrosa allo

stesso tempo. Due fratelli gemelli, Johnny e

Selvaggia, danno vita ad un amore impossibile

che li travolgerà, sullo sfondo di una

Verona che è messa apposta come sky

line, tanto ci ricorda Giulietta e Romeo.

«Oggi, c’è tanta instabilità affettiva, non

solo fra i giovani, che diventano il capro

espiatorio di una società che vede nell’amore

fra un fratello e una sorella un

evento inammissibile. Ho preso ad esempio

Shakespeare, ma anche John Ford, da

cui parto per il mio libro, in particolare da

“Peccato che fosse puttana”, dove trovi il

richiamo del doppio nell’uno».

Si dice di un circoletto che, da studentessa,

a Jesi avevate fondato, un po’ alla

Ecce Bombo, tu e tre tue amiche, mi pare

siano Giulia, Carla e Alessandra. Cosa vi

dicevate?

«Discutevamo di ogni cosa, delle avventure

amorose, ogni giorno c’era qualcosa di

nuovo, ci chiedevamo il perché di tutta

questa instabilità. Domande tipo: perché

fra i ragazzi i rapporti sono così disordinati

e stravaganti? Oggi, ciascuna di noi ha una

sua vita, ma quei momenti sono stati

importantissimi nella mia formazione, oltre

alla lettura di tutto quel che è scritto».

Sì, da Topolino a Madame Bovary, come

abbiamo detto altre volte. E Jesi, in tutto

questo? Il “nuovo volto della nostra letteratura”

ci pensa un momento.

«Debbo dire grazie all’Istituto Cuppari per

grande parte della mia formazione, nella

cui biblioteca ho arricchito le mie letture,

formandomi in percorsi anche diversi da

quelli prettamente scolastici. Così, come il

progetto Pagine Nuove, una grande

opportunità. L’affetto per il panorama, sicuramente

più ristretto di quello che ti può

offrire una grande città, c’è tutto, è rimasto

intatto. Oltre alla famiglia ed ai vecchi amici,

vuoi sapere cosa mi manca, ogni tanto? Le

mura di Jesi: la mia stanza dà sul centro

storico, e come posso trovare questo

aspetto raccolto ed affettuoso da altre

parti?» Inviare foto delle nostre mura alla

ragazzina, allora, vedrete che ne parlerà,

prima o poi…


D o n a z i o n i

I dati del centro trasfusionale. La diminuzione imputabile alla

carenza di personale medico e paramedico addetto alla raccolta.

Basta poco per rendere speciale un uomo qualunque, basta donare il sangue per aiutare

una vita. Lo scrive e lo disegna Miniar Charaabi, un ragazzo della scuola media Savoia, sul

calendario dell’Avis di Jesi.

L’associazione volontari di sangue jesina, fondata nel 1947 è una delle prime nella Regione,

conta 1614 donatori attivi nel territorio, con 101 nuovi iscritti, due in più rispetto al 2011. A

donare il sangue sono volontari che lo fanno gratuitamente, periodicamente e anonimamente.

Lo scorso anno, al Centro Trasfusionale di Viale della Vittoria sono state raccolte

2.183 unità di sangue intero, 769 di plasma e 75 di piastrine. Nonostante i positivi risultati

raggiunti, come la piena autosufficienza regionale lo scorso anno, nella zona territoriale di

Jesi è stato riscontrato un calo di 492 donazioni rispetto il 2011, un trend negativo che arriva

a quota 800 donazioni in meno se si considera che la diminuzione va avanti dal 2009.

«A nostro avviso – spiega Sandro Brilli, il presidente dell’Avis Jesi – questi risultati, nonostante

l’impegno profuso dal personale sanitario del Centro Trasfusionale, sono imputabili,

nella maggior parte, alla carenza di personale medico e paramedico addetto alla raccolta,

che in alcuni casi provoca il rinvio delle sedute di prelievo nei quattro punti di raccolta periferici

o la formazione di liste di attesa dei donatori incidendo sui risultati».

L’associazione jesina svolge ormai da anni un lavoro di promozione con le scuole della città

anche grazie al gruppo degli Attori di Volontariato, che coinvolgono bambini e ragazzi con

iniziative volte a promuovere la cultura della donazione. A febbraio, hanno incontrato i

ragazzi di quattro istituti superiori, che con molta attenzione hanno partecipato al dibattito

sulle tematiche della donazione scoprendo che il sangue non è una medicina come le altre

perché quando si arriva ad averne bisogno significa che non ci sono altre opportunità per

salvare una vita.

Il sangue è indispensabile in tante situazioni: nei servizi di primo soccorso e di emergenza,

negli interventi chirurgici e nei trapianti di organi, nella cura delle malattie oncologiche, nelle

varie forme di anemia cronica. Donare il sangue è un gesto di solidarietà, significa dire con i

fatti che la vita di chi sta soffrendo ci preoccupa. Tutti possiamo trovarci nella situazione di

avere bisogno di sangue, averlo a disposizione sta alla sensibilità di ciascuno di noi. I donatori

devono avere una età compresa tra i 18 e i 60 anni e pesare più di 50 chili. Chi desidera

diventare donatore di sangue può recarsi al Centro Trasfusionale, sito presso l’ospedale di

Viale della Vittoria a Jesi e compilare la domanda di iscrizione; seguiranno un colloquio con

un medico e gli esami ematici per accertare l’idoneità. Ad ogni donazione, il medico effettuerà

dei controlli per verificare lo stato di salute del donatore; dopo il prelievo viene offerto un

ristoro per reintegrare i liquidi. Ai lavoratori dipendenti viene riconosciuta per legge una giornata

di riposo retribuita. Gli uomini possono donare quattro volte all’anno, mentre le donne

due. Presso il Centro Trasfusionale è possibile anche chiedere informazioni sulla donazione del

cordone ombelicale, una pratica sicura per la mamma e il bambino, che viene utilizzata per

curare patologie come leucemie, linfomi, gravi forme di anemie, deficit immunitari.

di Eleonora Dottori

associazioni | 29

i n c a l o


30 | dialetto

Poeti dialettali jesini

Livio Cirilli

PESCATORE DELL’ESINO

Fiume Esino, gran passió

de noântri pescatori:

te volemo bè ’n bel po’,

da ’ndo’ nasci a ’ndocche môri.

Sia a dicembre che de maggio,

co’ la piena o secchereccia,

’nte la moja o giù lo raggio,

semo sempre su la breccia.

Stâmo ll’ore lì a ’spetta’,

co’ la canna ’nte le ma’,

l’amo, lenza, mulinello:

semo artisti del tranello.

Qualche ôlta chi ce casca,

non è barzo e mango lasca:

giù lo sbocco del vallado,

’na madina avêa beccado.

L’album di Jv

– Quesso è ’n barzo de siguro –

penso – tiro e tiengo duro –.

Mapperò m’è gida male,

sai que era; ’n’ orinale.

Ma noà ’n ce scoraggiamo,

caminamo... caminamo.

Da la mòja de Bocchì,

arivamo, è ’na parola!...

’nfìn’ al ponte de Carola.

Sci non becca mango lì,

ce ’rtornamo piano piano,

po’ a la sera lì ’l Bresciano

ce fermamo a fa’ el commento:

chi n’ha presi più de cento,

chi n’ha preso uno bello

che no bbocca ’ntel cestello.

Mapperò non t’ î fa vede

e niciuno je ce crede,

perché c’è la maldicenza,

che virtù del pescatore

non è solo la pasienza.

Ma chi l’ dice è ’n’ impostore,

perché noà semo sinceri.

Io presempio l’altro ieri,

e ve l’ digo per finilla,

ho tirado su ’n’anguilla.

Senza un filo de bugia,

non vedêo ‘ndocche finîa,

co’ ’na zocca che perdero,

parêa quella de ’n’ agnello.

E non dide che n’è vero,

che scinnò ce vo a cappello!

Viale Trieste - Una cartolina di quando il Viale Trieste era ancora il “salotto buono” della città. Un luogo di passeggio, soprattutto

durante le calde serate estive. Oggi…


Turni farmacie

SSerrvizio fferiaalle diurno (13,000--166,00)) notturno (dalle 20,00)

Lunedì 8 aprile Martini Coppi

Martedì 9 aprile Calcatelli Calcatelli

Mercoledì 10 aaprile Delle Grazie Delle Grazie

Giovedì 11 aprile Comunale 1 Comunale 1

Venerdì 12 aaprile Cerni Coppi

Lunedì 15 aprrilee Comunale 2 Comunale 2

Martedì 16 aprile Moretti Coppi

Mercoledì 17 aaprrile Barba Coppi

Giovedì 18 aprilee Martini Coppi

Venerdì 19 aaprile Calcatelli Calcatelli

Sabato diurno

(13,00-16,00)

pomeriggio nottturnno

(dalle 20,00)

Sabato 66 aprille Moretti Moretti, Barba Coppi

Sabato 13 aprile Coppi Coppi, Martini, Grammercato Coppi

Il mattino del sabato le farmacie sono tutte aperte

Doomeeniiccaa diurno ((88,3300--2200,0000) notturno ((dalllle 2200,,0000))

Domenica 7 aapriille Barba Coppi

Domenica 14 aprile Grammercato Grammercato

Faarmacie di Jesi IIndiiriizzoo Teleffono

Barba Via Roma, 162/a 0731.204579

Calcatelli Via Puccini, 5 0731.56482

Cerni Via Garibaldi, 84 0731.53793

Comunale 1 Via San Francesco, 75/d 0731.207066

Comunale 2 Via Ancona, 13 0731.57656

Coppi Via F. Coppi, 31 0731.200858

Delle Grazie Corso Matteotti, 43 0731.209076

Grammercato Via Marconi, 6 0731.56516

Martini Corso Matteotti, 29/a 0731.59790

Moretti Corso Matteotti, 13 0731.209162

JESI E LA SUA VALLE

quindicinale d’informazione

n. 07_06/04/2013

Direttore responsabile

Dino Mogianesi

Direttore Rolando Romagnoli

In redazione Marina Marini

Segretaria di redazione

Samanta Vecci

Grafica Elisabetta Carletti -

Valentina Quagliatini

Fotografia Augusto Giglietti

Pubblicità Marco Focante

Amministrazione Paola Perlini

Gruppo Editoriale Informazione

via Petrucci, 11 Jesi (An)

www.jesielasuavalle.it

e.mail: redazione@jesielasuavalle.it

tel 0731/4855 - fax 0731/209128

stampa TJ, Jesi

EDMONDO RAGNI

agenda | 31

18.04.2013

Sono già passati due anni,

ma ricordiamo con immutato affetto

la tua bontà, la tua disponibilità, il tuo

buonumore. Ancora grazie.

La tua famiglia

Numeri utili

Carabinieri - Pronto Intervento tel.. 112

Polizia Stradale - Soccorso Pubblico teel. 113

Vigili del Fuoco - ttell. 115

Soccorso Stradale - ACI tel. 11166

Guardia di Finanza tteell.. 1117

Emergenza Sanitaria tel.. 118

Vigili Urbani - Pronto Intervento

tel. 0731.538234

Telefono Azzurro gratuito per i bambini

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