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Ottopagine Sport 02

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Ottopagine

Il Re

di Coppa


Lunga

notte

di festa

Una notte di festa.

Senza limiti e distanze

sociali. Napoli

ha ritrovato la

voglia di “abbracciarsi”

per la conquista

della sesta

Coppa Italia della

storia. Quando

Milik ha beffato

Buffon la città si è

scatenata. Da Posillipo

a piazza

Garibaldi, dai

Quartieri Spagnoli

alla Sanità,

la gente è scesa in

strada con sciarpe

e bandiere. Battere

l'odiata Juventus è

sempre bello, figurarsi

per un titolo.

Macchine,

scooter, c'è stata

una carovana che

ha girato per le vie

della city. Non

sono mancati i

fuochi d'artificio.

Tenuti nascosti

fino all'ultimo rigore.

Tante le persone

che hanno

aspettato la squadra

che tornasse in

treno dalla Capitale.

Applausi per

tutti e festa fino al

mattino.

Sport Napoli


Sport Napoli

Coppa

Rinascita

Contro la Juve dell’ex amico Sarri

Gattuso firma il sesto successo e rilancia

C’

è lui dietro il trionfo del Napoli all'Olimpico.

La sesta Coppa Italia della storia

azzurra porta la firma di Gennaro Gattuso.

Ha scalato la montagna il tecnico

calabrese prima di arrivare al successo

contro la Juventus nella finale del trofeo

tricolore. Quando arrivò a dicembre sapeva

che il suo compito sarebbe stato

arduo. Ma da buon meridionale non si è

mai arreso. Ricomporre i cocci lasciati da

Ancelotti non era semplice. Il gruppo era

sfaldato, deluso, arrabbiato per le multe

comminate dal presidente De Laurentiis

dopo l'ammutinamento. Una brutta

gatta da pelare ma “Ringhio” se l'è voluta

giocare la carta del grande club

dopo l'esperienza con il “suo” Milan e si

è portato a casa il primo trofeo della sua

carriera da allenatore. Sfilandolo a quello

che lui ritiene il maestro del bel calcio. A

quel Maurizio Sarri che ancora non ha titoli

in bacheca in Italia. Forse vincerà il

di Salvatore Caiazza


Sport Napoli


campionato, o magari la Champions. Ma

per il momento si è dovuto arrendere all'allievo.

Che per due volte nella stessa

stagione gli ha impartito lezioni di calcio.

Sì perché anche in campionato al San

Paolo non ci fu storia. Mercoledì sera,

però, la posta in palio era alta. C'era da

conquistare la Coppa Italia della rinascita.

«Dio mi ha tolto qualcosa e mi ha

dato altro nel calcio», ha detto Gattuso

con le lacrime agli occhi riferendosi alla

scomparsa della sorella Francesca. Questa

morte ha ricompattato ancora di più

il Napoli che si era prefissato l'obiettivo

per ridare un po' di sorriso al proprio tecnico.

E c'è riuscito. Il dolore rimane senza

dubbio ma un attimo di gioia ci può

stare.

La forza di Rino è stata quella di dare un

senso di appartenenza ai suoi ragazzi.

Nessuno si sentiva più addosso l'azzurro

Napoli. In tanti voleva scappare dopo

l'ammutinamento. Speravano che finisse

presto l'anno per cambiare aria. Partendo

da Insigne ha cominciato a lavorare

nella mente di ogni singolo

calciatore. Ma è stato molto bravo anche

dal punto di vista tattico. Ci ha messo un

po' per rendere il 4-3-3 credibile ma appena

si è iniziato a carburare si sono visti

i risultati. E adesso? «Bisogna cominciare

a credere di poter riconquistare la Champions»,

ha ammesso Gattuso nella notte

del trionfo all'Olimpico. Al momento il

Napoli è già nella fase a gironi di Europa

League e dovrà giocare la Supercoppa.

Ma per il quarto posto c'è ancora tempo.


La conferma

Un giorno

due grandi

emozioni

Due grandi emozioni

in un solo giorno.

Dries Mertens ha vissuto

un mercoledì

unico a Roma. Nel

pomeriggio la firma

sul rinnovo per altri

due anni in maglia

azzurra. La sera la

conquista della

Coppa Italia. La seconda

dopo quella

del 2014. Resterà,

dunque, altri due

anni il “Ciro” fiammingo.

Che per l'occasione

ha postato suo

suo profilo Instagram

un video molto emozionante.

Non ha segnato

contro la

Juventus ma resta il

capocannoniere indiscusso

della storia del

Napoli con 122 gol.

«Mai mi sarei aspettato

quando venni nel

2013 una soddisfazione

del genere», ha

ammesso Dries. Una

gioia unica per quel

biondino che aveva

deciso di rinnovare

già durante la quarantena.

Sport Napoli


Sport Napoli

Mister

record

Più di Hamsik e più di Maradona

ma i gol di Mertens che peso hanno?

P

iù di Hamsik, più di Maradona: più

di tutti quelli che hanno segnato in

azzurro Mertens nato Dries e ormai

definitivamente Ciro. Già, perché

più che il trono dei bomber di tutti i

tempi del Napoli col suo gol contro

l'Inter Dries si è preso un altro pezzo

di napoletanità, il basilico sulla

pizza, la ciliegina sulla zeppola.

Fritta, ça va sans dire. 122 Mertens:

un gol più di Hamsik che a 121 ha

deciso di abdicare e partire per la

Cina. Ma Mertens da Lovanio si è

fatto Ciro da Posillipo , Hamsik non

si è mai scollato dall'essere Marek da

Banska Bystrica. E più di Diego entrambi,

con Maradona fermo a 115.

di Cristiano Vella


Sport Napoli

Il vangelo secondo Diego

1

2

Roma – Napoli 1986:

un gol che porta il Napoli

a vincere all'Olimpico,

e sarà una delle

più importanti vittorie in

ottica scudetto

Napoli – Milan 1987:

l'aggancio al volo e il

dribbling sul portiere

Nuciari in un pezzo di

terra non censibile

viste le dimensioni infime,

il sinistro che supera

altri due difensori

in scivolata. Due domeniche

dopo sarebbe

arrivato il primo Scudetto.

Ma al dato numerico bisogna fermarsi,

per dovere e rispetto: Mertens

coi suoi gol e il fare scugnizzesco si

è guadagnato la napoletanità, la cittadinanza,

Diego è il sovrano e qualcosa

in più.

Il belga ha prodotto gemme di particolar

pregevolezza, ma ahinoi,

quando sul bilancino del gioielliere

vanno i prodotti suoi e quelli di

3

4

5

Napoli – Stoccarda

1989: un rigore, sì, ma

in una finale europea e

mentre si è sotto di un

gol con la squadra che

si è persa. Vale un trofeo,

e infatti...

Napoli – Milan 1989: il

3 a 0 contro lo schiacciasassi

di Sacchi, la

finta su Galli e il pallonetto

delizioso a suggellare

l'incontro.

Napoli – Juventus

1990: non uno, ma

due. Il primo con cui

“secca” Tacconi senza

neanche girarsi, infilandogli

il sinistro all'angolino

restando

spalle alla porta. Il secondo

con una punizione

che trova lo

stesso angolino. E ancora:

due settimane

dopo sarà scudetto.


Sport Napoli

Diego non c'è neppure da star lì a valutare

oscillazioni e pendenze. Il

dato è netto: gol da applausi, palombelle

dalle curve morbide e perfettamente

partenopee da un lato, tesori

di San Gennaro dall'altro, pesanti,

da venerare, da celebrare.

Eccone cinque, dal campionario di

Ciro, e cinque del vangelo di Diego.

La top five di Dries

1

Il gol alla Fiorentina

nella finale di Coppa

Italia: da subentrato,

per il 3 a 1 finale con la

squadra in dieci uomini

a soffrire. E' valso un

trofeo.

2

3

4

5

Il gol al Benfica: in

Champions, ancora da

ala, spacca la partita

coi portoghesi facendo

doppietta per il 4 a 1

finale.

Il gol al Torino: la palombella,

il telecronista

che impazzisce, Chiriches

che applaude e

dice “mamma mia” incredulo.

E' il Dries centravanti,

appena

sbocciato con 7 gol in

2 partite.

Il gol al Real: il vantaggio

al San Paolo contro

la squadra più forte

del mondo, che darà al

Napoli l'illusione di poterli

battere. Illusione

appunto.

L'ultimo all'Inter: quello

del sorpasso ad Hamsik,

quello del primo

posto nella storia azzurra.


Gol e storia

La Juve

naufragò

a Perugia

Quel gol di Calori

nell’acquazzone

del “Curi”

regalò uno scudetto

insperato

alla Lazio e consegnò

una delle

delusioni più

cocenti alla

Juve. Era il 14

maggio 2000 i

bianconeri avevano

due punti

di vantaggio sui

biancocelesti e

mezzo tricolore

già cucito sul

petto. Ma mentre

la squadra di

Eriksson regolava

facilmente

la reggina,

quella di Ancelotti

naufragò

nel nubifragio

del Curi. Uno

degli scudetti

più rocamboleschi

mai assegnati

nella

storia della serie

A.

Sport


Sport

Uomini

d’oro

Da Piola a Quagliarella

ecco il club dei supuperbomber

I

l nostro campionato, da sempre, è

pieno zeppo di grandi bomber, attaccanti

che hanno incantato con le loro

magie e superato quota 100 marcature

in serie A. Silvio Piola, indimenticato

campione degli anni ’30,

resta ineguagliabile con 274 gol, avvicinato

solo dal Pupone Totti che ha

chiuso la carriera a 225, tutti peraltro

realizzati con la maglia della Roma.

Giustizieri d’area di rigore di altri

tempi erano anche Nordhal, Meazza

e Altafini ma tra i primi 100 c’è spazio

pure per i più “recenti” Di Natale,

Signori e Roby Baggio. Nomi

che rievocano grandi partite e che i

calciatori ancora in attività cercano

di raggiungere.

di Angelo Giuliani


Sport

Silvio Piola

Tra questi il leader indiscusso è il

sampdoriano Fabio Quagliarella con

162 gemme e tantissime maglie indossate

in carriera senza mai perdere

il vizio del gol ma come

dimenticare negli anni scorsi anche

le gesta di Del Piero, Batistuta, Inzaghi

e Gilardino, tutti vicinissimi a

quota 200. Ciro Immobile con la sua

Lazio ha toccato la soglia di 126 segnature

e quest’anno ha lanciato la

sfida scudetto alla Juve a suon di gol

e Gonzalo Higuain è pronto a rispondere.

Negli anni il calcio è cambiato,

come la professione del

bomber d’area di rigore. Magari gonfiare

la rete è diventato più difficile

perché spesso gli attaccanti sono

chiamati anche ad altri compiti sacrificati

spesso dagli allenatori sull’altare

delle alchimie tattiche ma il

pallone in fondo al sacco resta il momento

più alto di uno sport che in

questi mesi di pandemia è mancato

davvero a tutti. Buon campionato, allora,

con gli attaccanti chiamati a dar

fuoco alle polveri per emozionare ancora

milioni di italiani.

Gol e storia/2

Muntari

e quella

svista

del 2012

La storia della serie A è

fatta anche di non gol che

hanno cambiato le sorti dei

campionati. Come accadde

il 25 febbraio 2012 quando

Sulley Muntari aveva battuto

Buffon con palla dentro

di quasi un metro per il

2-0 che probabilmente

avrebbe indirizzato lo scu-


Roberto Baggio

detto su sponda rossonera.

Ma nessuno vide che quel

pallone era entrato e nella

ripresa la Juve pareggiò i

conti con Matri. Alla fine il

tricolore andò alla Vecchia

Signora che da lì iniziò la

cavalcata degli otto scudetti

consecutivi e il Milan

il suo declino.


All’appello

mancano

otto punti

Otto punti per

la matematica

promozione, ma

in termini pratici

anche qualcuno

in meno.

Con 22 lunghezze

di vantaggio

sulla

terza, quest'ultima

dovrebbe

vincerle tutte

per pareggiare i

conti. Come dire

che al Benevento

potrebbero

bastare

anche 4-5 punti

per brindare.

Calendario difficile

per i giallorossi,

ma

anche per il Frosinone,

che ha

da sbrigare pratiche

complicate

a Verona, Empoli

e Pescara.

Sport Benevento


Sport Benevento

Armata

Inzaghi

Dopo 105 giorni nessuno torna invincibile

I giallorossi ripartono contro la Cremonese

L

a sera dell'8 marzo il Benevento inanellò

contro il Pescara (4-0) la sesta vittoria

di fila toccando la quota

stratosferica di 69 punti in classifica.

Disse Inzaghi che la squadra aveva

ormai inserito il pilota automatico e faceva

tutto con una straordinaria semplicità.

Da lì a poche ore sarebbe

scattato il “lockdown”, si sarebbero

fermati il calcio, l'Italia e il mondo intero

in uno scenario surreale da “disaster

movie”. Domenica saranno passati

105 giorni da quella sera mentre una

parte del mondo prova già a tornare

alla normalità. Il calcio italiano ha rotto

gli indugi: la Coppa Italia vinta dal

Napoli, il recupero tra Ascoli e Cremonese,

il prossimo week end che consudiFranco

Santo


Sport Benevento

merà per intero la 29a giornata di B. E

l'armata di Inzaghi tornerà finalmente

in campo. Ha già visto all'opera

gli avversari e in fondo non

ha scoperto nulla di

nuovo: la Cremonese

è un'ottima squadra e

in questo particolare

frangente ha anche

raggiunto un discreto

standard di condizione.

Bisoli ha lavorato

bene: 4-3-3 con

due ali veloci e tecniche

come Palombi e

Parigini e un punto di

riferimento al centro

cone Ciofani. Peserà

sulle gambe dei grigiorossi

la fatica del

Del Duca? E chi può

saperlo...

In allenamento il Benevento

ha mostrato di star bene, ma

la prova del fuoco si avrà in campo,

nella partita vera. Inzaghi sa che ci

saranno nuove insidie in queste ultime

dieci giornate, che l'abbrivio

della sua corazzata è stato spezzato

da 105 lunghissimi giorni di lockdown.

Ma Superpippo ha provato a

riannodarlo subito quel filo spezzato:

con l'entusiasmo, con la forza del pensiero,

prima che dei muscoli, con la

voglia di centrare ogni

record ancora possibile.

Senza mai distogliere la

mente dall'obiettivo

principale, quello di

chiudere i conti con

l'aritmetica.

Si scende allo Zini con

la solita mentalità,

quella che Inzaghi ha inculcato

ad ognuno dei

suoi giocatori. Servirà

concentrazione, grande

gestione del gruppo con

la consapevolezza di

potersi affidare a ben

cinque sostituzioni. Pensieri

tutti per la Cremo,

ma senza ignorare che

appena cinque giorni dopo bisognerà

viaggiare di nuovo verso Empoli. 105

giorni dopo il calcio ha una fretta

inaudita, bisogna adattarsi rapidamente.

Il pallino

dei record

Nel mirino

quelle

“esterne”

Il chiodo fisso dei record.

Inzaghi ne ha fatto

il suo mantra, lo stimolo

in più per tenere sempre

alta la concentrazione

anche con 22 punti di

vantaggio. Ora nel mirino

ha quello delle vittorie

in trasferta: il filotto è

da lustrarsi gli occhi,

dopo il pari a Castellammare,

il 9 novembre,


Sport Benevento

fuori casa ha sempre

vinto: a Venezia, Livorno,

Chievo, Cittadella, Cosenza,

Entella e Perugia.

A Cremona cerca l'ottava

meraviglia.


Tristezza

spalti

vuoti

La ripresa del

calcio sarà senza

pubblico. E questo,

in una città

che vive di pane

e pallone come

Salerno, si farà

sentire. I granata

dovranno provare

a farsi valere

in un Arechi

deserto e privo

del dodicesimo

uomo. Contesto

che ha spinto la

società a lanciare

un’iniziativa: i tifosi

potranno acquistare

una

bandiera ufficiale

presso lo

store ufficiale

del club che

verrà esposta

sugli spalti

dell’Arechi. Un

modo per provare

ad essere vicini

nonostante

le distanze.

Sport Salernitana


Sport Salernitana

Cuore granata

101 candeline

Auguri

S

e avessero voluto scriverla probabilmente

non sarebbe venuta così bene.

Perché gli incroci del destino, a volte,

regalano trame inimmaginabili. Capita

così che, dopo un'astinenza durata

quindici interminabili settimane

per via di una pandemia che ha seminato

morte e disperazione, la Salernitana

torni in campo (quasi) in

concomitanza del suo compleanno.

Oggi, 19 giugno, la società granata

compie centouno anni e ventiquattr'ore

dopo riprenderà la stagione con

la gara casalinga contro il Pisa.

Connubio che contribuisce a rendere

magico il clima nella città d'Arechi.

Perché, pur non potendo rimetter

piede sui gradoni dello stadio di via

Allende, Salerno ha rinnovato la tradizione,

celebrando la fondazione

della sua squadra.

di Filippo Notari


Sport Salernitana

L'emergenza Covid e il divieto di

creare assembramenti non hanno

permesso di sfilare tra le strade della

città, come tradizione vuole da qualche

anno a questa parte. Ma non

sono mancate le iniziative per manifestare

l'attaccamento e la fede ai colori

granata.

Gli ultras hanno onorato il compleanno

della Salernitana illuminando

di granata il castello di Arechi, storico

simbolo della città di Salerno. “È il

nostro regalo alla squadra che

amiamo e alla città con l’augurio che

tutto torni presto alla normalità”, il

messaggio firmato dal Direttivo Salerno

che ha prodotto effetti speciali

al calar del sole. L'Amministrazione

comunale, invece, ha illuminato con i

colori granata il Palazzo di Città.

Ha il sapore della storia anche l’iniziativa

promossa dall’associazione

“19 Giugno 1919”, da anni impegnata

in un certosino lavoro di ricerca

per ricostruire le pagine che

raccontano d’un secolo e più di calcio

a Salerno. “Non faremo mancare il

nostro apporto in quello che, per tutti

i tifosi granata, è uno dei giorni più

speciali dell'anno”, hanno spiegato attraverso

i social, annunciando il lancio

di “una mappa che ripercorre i luoghi

simbolo della storia della nostra amata

Salernitana”. Il prezioso documento

può essere scaricato dalla pagina Facebook

dell’associazione e rappresenta

un modo singolare per omaggiare i

centouno anni di storia della squadra

di calcio della città di Salerno.

Storia che la Salernitana d’oggi ha voglia

di (ri)aggiornare sul campo. Partendo

già da domani pomeriggio

quando all'Arechi arriverà il Pisa. Una

squadra che, nel libro dei ricordi granata,

ha già conquistato una pagina:

era il 1978, la formazione toscana al

Vestuti bucò per due volte in pochi

minuti la porta di un giovanissimo

Walter Zenga che chiese il cambio e

uscì dal campo piangendo.

Adesso si riparte proprio dai nerazzurri.

Sarà la prima di dieci battaglie

d’un incredibile finale di stagione che

vedrà la serie B giungere ai verdetti in

appena quaranta giorni. Roba ch’è già

entrata nella storia…

Menchini

come la vede

il doppio ex

È nato a Ponsacco che

dista meno di mezz'ora da

Pisa. E dei nerazzurri è

stato anche allenatore. Ma

a Salerno, Leonardo Menchini

ha lasciato un pezzo

di cuore, frutto di una promozione

dalla C1 alla

serie B e di due playout

vinti all’ombra dell’Arechi.

Va da sé che Salernitana-Pisa

sia anche il suo


Sport Salernitana

derby. «Ancora oggi da Salerno

mi arrivano tanti

messaggi di tifosi, vuol

dire che ho lasciato un bel

ricordo e questo mi riempie

d’orgoglio. La Salernitana

. ha detto Menichini

alla vigilia - ha tutte le

carte in regola per recitare

un grandissimo finale di

campionato».


Due anni

tra i lupi

poi l’Inter

Dal 1980 al 1982,

due anni per confermare

l’Avellino

in A e

correre verso

obiettivi d’alta

classifica. Dopo il

mondiale vinto

dall’Italia, saluta

l’Irpinia e firma

con l’Inter. Non è

una stagione da

sogno: 21 presenze

e due gol.

Successivamente

due avventure

ancora in Italia,

prima all’Ascoli,

poi alla Cremonese.

Dalla Lombardia,

cambio

radicale con il

trasferimento al

Porto con cui

vince campionato,

Coppa

Campioni, Supercoppa

UEFA e

Coppa Intercontinentale.

Da allenatore

il

brasiliano tanta

esperienza nei

settori giovanili.

Sport Avellino


Sport Avellino

Essere

Juary

L’uomo che parlava alle bandierine

adesso ha 61 anni: Avellino è “casa sua”

n legame indissolubile. Il 16 giugno

è stato il compleanno di Juary Jorge

Udos Santos Filho e l'attaccante brasiliano

ha festeggiato i 61 anni in

quella che lui stesso definisce sempre

casa, Avellino. "Non c'è regalo

più bello di questo, tornare ad Avellino,

stare insieme ad ex compagni,

alla gente che ho sempre voluto

bene. È stato un regalo di Dio stare

qui. - ha spiegato l'ex punta biancoverde,

decisiva per due salvezze nel

decennio vissuto dai lupi in Serie A -

È stato un legame vero tra di noi. Venivo

da un posto completamente diverso

da Avellino. Arrivavo dal

Brasile e da una breve avventura in

Messico in cui però avvertito molto

di Carmine Quaglia


Sport Avellino

“I play off

occasione

da non

perdere”

“Ora ci sono i playoff. Credo

che sia la cosa più importante.

Le squadre ripartono

alla pari. Abbiamo visto la

Coppa Italia e non c’è una

squadra più in forma dell’altra.

Verrà fuori la voglia, la

disponibilità e il coraggio.

Chi avrà più coraggio potrà

fare benissimo nei playoff.

Noi tifosi avellinesi dobbiamo

avere pazienza e dare


Sport Avellino

il distacco dalla mia vera casa. Mi

sono ritrovato ad Avellino, in una

situazione che non mi aspettavo,

con una città, un Paese e una squadra

che non conoscevo. Ma grazie a

Dio ho trovato degli amici straordinari.

Ho amicizie speciali ad Avellino

ed è una cosa incredibile. Ho

affetto, un vero amore per la città e

per la regione. Avellino è una storia

diversa nella mia vita. Ho sempre

detto che il mio percorso di vita è

diviso in due parti: prima Avellino

e dopo Avellino. I mie due anni qui

sono stati indimenticabili. Credo

che sia stata una delle avventure

più importanti della mia vita".

Nel 1987 ha deciso la finale di

Coppa dei Campioni, vinta dal

Porto contro il Bayern Monaco (2-

1): "Per quel risultato devo sempre

ringraziare Avellino. Se l'Avellino

non mi avesse prelevato e portato

nel calcio italiano, non avrei mai

avuto l'opportunità di giocare poi

nel Porto. Dico noi avellinesi, abbiamo

vinto quella coppa dei campioni.

Ha un peso nella storia del

Porto, ma con un pezzo di Avellino".

È iniziato un nuovo percorso societario

dell'Avellino e c'è Salvatore Di

Somma, compagno di squadra di

Juary nel biennio vissuto in Irpinia.

Il brasiliano strizza l'occhio all'opportunità

di vivere una nuova avventura

in biancoverde: "Se dicessi

di no, sarei un bugiardo. Mi farebbe

piacere tornare e restare ad Avellino.

Ma oggi non è importante. Testa ai

playoff. Per il futuro c'è tempo"

tempo alla proprietà. Credo

sia sulla strada giusta con

D’Agostino, Di Somma e Capuano.

Hanno tutte le carte

in regola per avere un futuro

veramente eccezionale”.


Società

libere di

retrocedere

Per l'estate postemergenza

la

Federbasket ha

garantito alle

società fino al

15 giugno l'opportunità

di

chiedere l'iscrizione

al campionato

inferiore

evitando il salto

nel buio. Imola

si è autoretrocessa

in Serie B

salutando l'A2.

Pistoia ha deciso

di dire arrivederci

alla

Serie A riposizionandosi

nel

secondo livello

nazionale. Altri

club hanno deciso

di confermarsi

momentaneamente

nei tornei

di appartenenza

valutando le risorse

a disposizione

nelle

prossime settimane.

Sport Basket


Sport Basket

Senza

verdetti

Crisi nera per lo stop imposto dal Covid

Le società rivedono piani e organici

C

ome e quando ripartire. Il basket italiano

si interroga dopo aver chiuso

la stagione senza verdetti. Di fatto, la

Federazione Italiana Pallacanestro

ha annullato la stagione 2019/2020

ratificando solo i risultati degli

eventi come Supercoppa e Coppa

Italia per tutti i livelli. È l'impatto

economico dell'emergenza covid a

rimettere in discussione gli organici.

La settimana si è aperta con il termine

ultimo per il riposizionamento

delle squadre al livello inferiore. La

possibilità offerta dalla FIP non ha

cambiato gli scenari. Diversi club

hanno preferito far scorrere l'estate e

valutare solo a ridosso dell'iscrizione

vera e propria la decisione di contidi

Carmine Quaglia


Sport Basket

La serie A

e l’incubo

di tornare

in 17

squadre

Nel 2019 l'addio improvviso

della Scandone dalla

massima serie ha costretto

la Legabasket all'organizzazione

di un

torneo a 17 squadre causando

il turno di riposo.

Per evitare un nuovo

campionato con numero

dispari, la Serie A ha ammesso

Torino e ora si ritrova

a fronteggiare

l'autoretrocessione di Pistoia.

Idea Verona dall'A2


Sport Basket

I titoli sportivi

cambiano città

Nel basket si registrano diversi

cambi di città. Il più

eclatante, per ora, è il trasferimento

dei diritti sportivi

della Poderosa Montegranaro

(Serie A2) a Chieti.

Avellino, con il progetto promosso

dalla famiglia Sanfilippo,

è in contatto diretto

con la Pallacanestro Biella,

partecipante all'A2. La società

piemontese ha deciso di

non optare per il riposizionamento

in B e di trovare le risorse

utili per restare in A2.

Avellino è in pole nel caso di

difficoltà dei biellesi.

nuare o meno l'attività sportiva. È

la riprova di una estate che sarà

molto calda nell'ambiente cestistico

nazionale. La Campania è già protagonista

sul mercato, in particolar

modo con il Napoli Basket. Firmati

Marini e Lombardi, il club partenopeo

ha ufficializzato le conferme di

Monaldi e Sandri. L'obiettivo è raggiungere

la massima serie dal

campo con la guida di Stefano Sacripanti

dalla panchina. C'è poi la

Givova Scafati che appare pronta

ad un campionato d'alta classifica.

La Juvecaserta ha sì completato

l'organigramma inserendo le figure

di Lorenzo Marruganti, Linton Johnson

e Massimiliano Oldoini per i

ruoli di general manager, direttore

sportivo e coach, ma deve anche

cancellare la questione BAT. Tre ex

cestisti (Olek Czyz, Andrea Michelori

e Peyton Siva) vantano spettanze

arretrate e il 30 giugno è

scadenza perentoria per la società

bianconera. I lodi complicano i

piani anche della Scandone, limitata

nell'ultima stagione ad un

campionato di Serie B vissuto agli

ultimi posti del girone meridionale.

La gestione sportiva biancoverde è

chiamata a "conciliare" nelle vertenze

perse con l'ex Jason Rich e i

suoi agenti (Dan Tobin e Vittorio

Ferracini) e pagare il lodo relativo

ad Antonino Sabatino, giovane del

gruppo negli ultimi in A del sodalizio

irpino. Sarà un'estate, quindi, tra

mercato e uffici per i club campani.

alla A per evitare il numero

17 nel primo livello

nazionale. Toccherà

anche alla Lega Nazionale

Pallacanestro ragionare

sull'organico per A2

e B.


Pacevecchia

Torna la

palla ovale

La palla ovale è

tornata a rotolare

sull'erba del Pacevecchia

dopo tre

mesi di assenza.

L’IVPC Rugby Benevento

ha ripreso

gli

allenamenti. In

campo, rispettando

tutte le

norme del protocollo

Federale,

sono scese le formazioni

Seniores,

under 18 e 16.

Sdoganato anche

l'uso del pallone.

Adesso si attende

solo l'ok per cominciare

a fare

contatto. I campionati

si sono fermati

a febbraio e

non si sa quando

ricomincerà la

nuova stagione.

Difficile fare pronostici,

ma tornare

ad allenarsi è già

tanta roba. Si lavora

sulla parte

aerobica e sui fondamentali

soprattutto

con i più

giovani. Il nuovo

progetto biancoceleste

è stato rallentato

dall’emergenza

covid-19 ma riprende

con maggiore

impulso.

Sport Rugby


Sport Rugby

Il talento

di Carlo

Sulle orme di papà Gerardo Canna

fino a essere uno dei giocatori più forti

S

e inseguite un sogno non conta dove

siete nati. Se avete talento, forza di

volontà e un pizzico di sana follia,

nulla vi sarà precluso. Ce lo insegna

la storia di Carlo Canna. Un semplice

ragazzo di provincia che da

bambino si è innamorato della palla

ovale. Il motivo è semplice: papà Gerardo

era il suo eroe quando indossava

la maglia biancoceleste del

Rugby Benevento. E l'esempio paterno

spesso segna le nostre vite.

Carlo è stato prima tenero tifoso. Poi

bimbo che si diverte a correre nel

fango dietro ad un pallone. In seguito

giovane promessa formata nel

prestigioso vivaio della società di

di Michele Iacicco


Sport Altri

Pacevecchia che si trasforma in

talento sopraffino in cerca di una

grande occasione. Ora è un campione

affermato. Apprezzato

anche dove il rugby è una religione.

Rispettato. Molto spesso

temuto.

Dal Benevento al grande rugby

internazionale con due Mondiali

già disputati. A proposito di talento,

iniziò tutto da un drop

contro il Galles a Cardiff. Un

gesto unico e spettacolare che

spesso ama riproporre. Il più famoso

quello che ammutolì lo

Stade de France di Parigi in un

match del Sei Nazioni 2016. L’Italia

sfiorò una vittoria che sarebbe

stata un mezzo miracolo. Il tutto

sotto l'impulso del talento del

sannita, adesso punto fermo delle

Zebre che se lo godranno ancora

per tanto tempo.

Canna è fantasia al potere. Imprevedibile.

Abile. Spesso anche geniale.

Imprescindibile per il neo

allenatore dell'Italia Franco Smith

come era stato per Brunel, che si

innamorò subito di quel numero

10 che veniva da Benevento. Lo

vestì d’azzurro quando nessuno

immaginava. Un coraggio che ha

regalato i suoi frutti. E ora Smith

pur di non rinunciare alle sue

mani educate e alla visione di

gioco sopraffina, gli ha chiesto di

giocare centro. Canna non si è

fatto intimorire rispondendo presente,

perché il talento va sempre

messo a servizio del gruppo.

“Quel numero 10, che gioca con il

caschetto, mi ricorda un po’ Stephen

Larkham”. L’investitura più

bella arrivò qualche anno fa da

Eddie Jones, tecnico dell'Inghilterra.

Complimenti che fanno piacere.

Ma senza mai montarsi la

testa. Canna fa dell'umiltà la sua

forza. E non ha mai dimenticato il

Rugby Benevento che l'ha formato.

Adesso sogna il terzo Mondiale

e tra tanti anni un ritorno a

casa in quello che definisce il suo

club, passando prima dalle

Fiamme Oro essendo un Poliziotto.

Canna è uno dei migliori giocatori

italiani. Tra i più amati dai tifosi.

Il suo è un talento che incanta. Un

orgoglio per Benevento.

NUOTO

Le notti

romane

dal 12

agosto

L'incubo di non poter

gareggiare per tutto il

2020 è stato spazzato via

dopo l'ultimo Consiglio

Federale. Il nuoto italiano

avrà le sue competizioni

tra cui spicca

l’edizione 2020 del Trofeo

Internazionale Sette

Colli di Roma. Un appuntamento

valido

anche come Campionato

Italiano Assoluto. Date

già comunicate: si gareg-


Sport Altri

gerà al Foro Italico dal 12

al 14 agosto. Ci sarà

anche la sannita Stefania

Pirozzi che va a caccia

della sua terza qualificazione

Olimpica preparando

200 delfino e stile

libero. I Giochi Olimpici

di Tokyo sono l'ultimo

grande obiettivo di una

bella carriera a cui

manca solo la classica ciliegina

sulla torta.

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