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Napoli Numero 27

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La Città – La Squadra – Gli Eventi<br />

<strong>Numero</strong> <strong>27</strong> del 1 agosto 2020<br />

ORESTE VIGORITO<br />

L’UOMO VENUTO DAL MARE<br />

Dopo la seconda promozione del suo Benevento<br />

parla il presidente che tutti vorrebbero avere<br />

INTERVISTA DI GIOVANNI GAUDIANO


FRAMMENTI D’AZZURRO<br />

Prova d’orchestra<br />

Ancora la Lazio al San Paolo per preparare la trasferta di<br />

Champions con il Barcellona. Insigne se ci sei batti un colpo!<br />

di Giovanni Gaudiano<br />

V<br />

a in archivio la stagione più tormentata e lunga<br />

del calcio italiano. Per il <strong>Napoli</strong> di Gattuso sarà<br />

ancora una volta sfida alla Lazio di Simone Inzaghi<br />

al San Paolo. La partita non servirà a nessuna<br />

delle due squadre per centrare un obiettivo dopo che la<br />

Lazio, complice una panchina non all’altezza, si è afflosciata<br />

alla<br />

ripresa al cospetto<br />

di una<br />

Juventus che<br />

si cuce l’ennesimo<br />

scudetto sul petto in assenza<br />

di veri antagonisti.<br />

Il <strong>Napoli</strong> però sarà inevitabile che giochi con<br />

il pensiero rivolto alla Champions, alla sfida<br />

che può regalare un’emozione, un risultato<br />

inaspettato, un’imprevedibile possibilità per<br />

una stagione tormentata in campo, nello<br />

spogliatoio e fuori.<br />

Sarà la partita una prova generale?<br />

Oppure Gattuso penserà di risparmiare<br />

qualche uomo per la sfida al<br />

Barcellona?<br />

Le decisioni spettano al tecnico, che<br />

a questo punto conosce bene i suoi<br />

uomini ed avrà in mente da tempo le<br />

scelte che intende fare.<br />

Tornando alla sfida con la Lazio, ci<br />

piace ricordare quella vinta nei<br />

quarti di finale della Coppa Italia a<br />

gennaio.<br />

Un vantaggio immediato e bellissimo<br />

con la travolgente azione di Insigne,<br />

il rigore sbagliato grossolanamente<br />

da Immobile, la doppia<br />

espulsione di Hysaj e Leiva. Pali, traverse, gol annullati,<br />

proteste e poi il <strong>Napoli</strong> in semifinale.<br />

Fu una partita emozionante ma gli azzurri quella sera<br />

rischiarono moltissimo, troppo. Era la Lazio nel suo<br />

momento migliore ed il <strong>Napoli</strong> era ancora alla ricerca<br />

di una precisa identità.<br />

Sono passati mesi, sembrano anni da quella<br />

sera e questa stagione, segnata da un nemico<br />

invisibile ma pericoloso di cui ancora oggi<br />

tutta l’umanità stenta a liberarsi, sta per chiudersi.<br />

Che valore<br />

dare<br />

a l l a<br />

gara?<br />

Vincerla<br />

per il morale, snobbarla per conservare le<br />

forze o cercare di battere la squadra laziale<br />

per riaffermare che la stagione poteva<br />

andare diversamente?<br />

Non ci sono ricette né certezze in questi casi.<br />

Non ci sono calcoli più o meno sicuri. Bisogna<br />

andare in campo e pensare alla prestazione.<br />

Bisogna fare la partita per lanciare un messaggio<br />

che raggiunga i catalani: il <strong>Napoli</strong> vuole<br />

giocarsi tutte le sue possibilità.<br />

Ed allora si fa appello al capitano. Un leader mai<br />

definitivamente conclamato in campo ma forse<br />

troppo influente nello spogliatoio. Non è più un<br />

giovane da scoprire Insigne con i suoi 29 anni ma<br />

potrebbe in questo scorcio finale di stagione legare<br />

il suo nome indissolubilmente alla storia<br />

della squadra che fu del grande Diego. Il pubblico<br />

da casa lo attende, non potrà seguirlo ma dovunque<br />

il <strong>Napoli</strong> giochi non sarà mai solo. E lui lo sa!<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

3


L’IMPRESA<br />

Bentornato Benevento<br />

Un successo di squadra in campo e fuori. I sanniti tornano<br />

in Serie A per una nuova avventura e per restarci più a lungo<br />

di Giovanni Gaudiano<br />

I<br />

l Benevento ritorna in Serie<br />

A. Lo fa passando dalla porta<br />

principale, dominando la stagione,<br />

superando persino l’insidia avanzata<br />

subdolamente da un virus che ha<br />

rischiato di bloccare tutto, cancellare la<br />

splendida stagione dei sanniti, rimescolare<br />

le carte apparse chiare sin dall’inizio<br />

del torneo della cadetteria.<br />

Nella seconda promozione in massima<br />

serie dei sanniti ci sono molti meriti<br />

sparsi in varie direzioni, proviamo ad<br />

analizzarli.<br />

La società. La guida sagace del presidente<br />

Oreste Vigorito, che seppe accettare<br />

senza battere ciglio la retrocessione<br />

di due anni fa pur avendo fatto<br />

di tutto per evitarla, è un dato di fatto.<br />

Oggi quella piccola piazza, Benevento<br />

ha meno di 60.000 abitanti, raccoglie i<br />

frutti di un lavoro serio, programmato,<br />

che aveva un solo<br />

obiettivo, quello di ritornare<br />

in massima serie, centrato a<br />

suon di prestazioni e record.<br />

Il tecnico. Merita un applauso.<br />

Pur essendo un tecnico<br />

con alle spalle buoni risultati,<br />

Filippo (Pippo)<br />

Inzaghi ha definitivamente<br />

dimostrato che qualche incidente<br />

di percorso andava<br />

analizzato in un’ottica<br />

più generale. A<br />

Benevento, nella tranquillità<br />

di una terra<br />

dove il lavoro costituisce<br />

un valore per tutti, il piacentino<br />

ha potuto costruire una squadra continua,<br />

solida in difesa, efficace in attacco<br />

e variegata a centrocampo dove portatori<br />

d’acqua e uomini dotati di fantasia<br />

si sono dati sempre una mano.<br />

Il Direttore Sportivo. Pasquale Foggia,<br />

napoletano di Soccavo, ha lavorato<br />

senza esibizionismi. Ha<br />

creato con il presidente<br />

un rapporto<br />

solido con alla base<br />

il reciproco rispetto<br />

per i ruoli. È stato vicino<br />

al tecnico ed alla<br />

squadra con fare costruttivo.<br />

Difficile<br />

pensare al Benevento<br />

del futuro<br />

senza di lui.<br />

La squadra. I risultati<br />

nel calcio partono<br />

sempre dalle<br />

qualità tecniche, fisiche e morali dei<br />

giocatori che vanno in campo. La rosa<br />

costruita a Benevento ha palesato sin<br />

dall’inizio di possedere questi requisiti<br />

e probabilmente va rinforzata, ritoccata,<br />

allargata ma non stravolta.<br />

Il pubblico. Chi segue il calcio non<br />

può dimenticare l’atteggiamento dei<br />

tifosi del Benevento nell’anno della retrocessione<br />

dalla Serie A. Applausi, incitamenti,<br />

sostegno a prescindere.<br />

Quella sannita è una tifoseria matura<br />

per la massima serie e la prossima stagione<br />

lo dimostrerà ancora una volta.<br />

Restano ultimi ma non tali tutti quelli<br />

che hanno lavorato all’impresa: staff<br />

tecnico, staff medico, massaggiatori,<br />

magazzinieri, addetti al campo. E poi<br />

tutti quelli impegnati in società, dai<br />

consiglieri agli addetti alla comunicazione,<br />

e tutti gli altri che hanno contribuito<br />

alla scalata vincente.<br />

Auguri presidente, auguri Benevento.<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

5


DOOA.it


IN QUESTO NUMERO<br />

<strong>Numero</strong> <strong>27</strong> del 01/08/2020<br />

In copertina – Il presidente del Benevento<br />

Oreste Vigorito artefice<br />

del ritorno in serie a della squadra<br />

sannita (ph Agenzia Mosca)<br />

La rosa del Benevento fa festa dopo la gara con la<br />

Juve stabia con la quale il ritorno in serie a della<br />

squadra sannita è diventato aritmetico<br />

La squadra<br />

08 Gigi Pavarese<br />

Il calciomercato che verrà<br />

di Giovanni Gaudiano<br />

15 Gianluca di Marzio<br />

“Faccio un lavoro fantastico”<br />

di Lorenzo Gaudiano<br />

20 Luis Vinicio<br />

Parliamo dell’attaccante<br />

di Bruno Marchionibus<br />

24 <strong>Napoli</strong> vs Lazio<br />

Pensando al Camp Nou<br />

di Marco Boscia<br />

26<br />

Nando Orsi<br />

Gattuso protagonista col <strong>Napoli</strong><br />

di Bruno Marchionibus<br />

28 Il fenomeno biancoceleste<br />

L’era Lotito<br />

di Francesco Marchionibus<br />

30 Jeremie Boga<br />

L’esterno fisico e qualità<br />

di Marco Boscia<br />

IL BeNeVeNtO<br />

33 Oreste Vigorito<br />

L’uomo che ha stregato Benevento<br />

di Antonio Sasso<br />

36 L’uomo in copertina<br />

La passione, l’impegno e l’orgoglio<br />

di Giovanni Gaudiano<br />

43 Il Benevento è la nuova<br />

realtà del calcio italiano<br />

di Mimmo Carratelli<br />

46 Pasquale Foggia<br />

Il cuore oltre l’ostacolo<br />

di Sonia Lantella<br />

49 <strong>Napoli</strong> - Benevento<br />

si rinnova il confronto<br />

di Gigi Amati<br />

La CIttà<br />

53 Gran Caffè Gambrinus<br />

Il salotto della città<br />

di Domenico Sepe<br />

57 Le tradizioni<br />

Il caffè sospeso<br />

di Paola Parisi<br />

61 Il rito quotidiano<br />

della tazzina di caffè<br />

di Ciro Chiaro<br />

Le stOrIe<br />

64 L’artista<br />

enzo troiano e i suoi disegni<br />

di Lorenzo Gaudiano<br />

n. <strong>27</strong> del 1 agosto 2020<br />

Aut. Tribunale di <strong>Napoli</strong><br />

n. 50 del 8/11/2018<br />

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Direttore Responsabile<br />

Giovanni Gaudiano<br />

Coordinatore Editoriale<br />

Lorenzo Gaudiano<br />

Redazione<br />

Marco Boscia<br />

Bruno Marchionibus<br />

Grafica e Impaginazione<br />

Mario de Filippis<br />

Le foto della sezione<br />

sportiva sono<br />

Dell’agenzia Mosca<br />

Sonia Mosca<br />

e Gianluca Mosca<br />

Pubblicità, Marketing<br />

e Stampa a cura della<br />

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Consulenza Amministrativa<br />

Studio Marchionibus<br />

Hanno collaborato<br />

a questo numero<br />

Antonio Sasso<br />

Mimmo Carratelli<br />

Sonia Lantella<br />

Gigi Amati<br />

Francesco Marchionibus<br />

Domenico Sepe<br />

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agli eventi ed alla città<br />

“<strong>Napoli</strong>” sarà nuovamente in edicola con il “Roma” l’8 agosto per uno speciale sulla partita di Champions


AGORÀ – DIALOGO RAGIONATO SUL CALCIO<br />

GIGI PAVARESE<br />

Il calciomercato senza i d.s.<br />

L’ex direttore sportivo del <strong>Napoli</strong> parla della sua passione naturale,<br />

dei grandi maestri come Allodi e del suo mentore Pierpaolo<br />

Marino. La fortuna di aver lavorato con due grandi presidenti<br />

come Sibilia e Ferlaino e prevede che il calciomercato per le<br />

grandi non cambierà e per il <strong>Napoli</strong> di Gattuso in Champions…<br />

Servizi a cura di Giovanni Gaudiano<br />

Fifa: se ci sei batti un colpo!<br />

Inizierà il primo settembre e terminerà il cinque ottobre il calciomercato dell’era<br />

contagio con la finestra invernale confermata a gennaio 2021. Una novità<br />

dettata dagli eventi che andrà affrontata probabilmente con spirito<br />

nuovo e con le idee che ci si augura possano integrare e sostituire il più possibile<br />

la forza economica delle solite società.<br />

Il mondo del calcio dovrà sforzarsi di guardare in faccia la dura realtà pur<br />

conservando, anzi forse ritrovando, quella principale funzione sportiva e<br />

quella voglia di agonismo che scatena la passione dei veri tifosi.<br />

Si prevede che vi sarà un aumento degli scambi per contenere gli investimenti.<br />

Questo tipo di trattativa è stata adottata da tempo per creare plusvalenze<br />

nei bilanci delle società. Plusvalenze molto spesso fittizie, grazie<br />

alle studiate acrobazie finanziarie, che finiscono quasi sempre per ingrigire<br />

la trasparenza delle operazioni di mercato.<br />

La ventata di novità che potrebbe spazzare via molte brutture dovrebbe spirare<br />

dalla Svizzera. Ci si augura che la FIFA acquisisca maggiore forza<br />

prendendo a modello quello che avviene nella NBA americana. La federazione<br />

internazionale potrebbe inserire una regolamentazione nel controllo<br />

finanziario delle società ben definita con lo scopo di riequilibrare i rapporti<br />

di forza nei vari campionati, di renderli più accessibili, più trasparenti e<br />

quindi più competitivi. Si tratterebbe di evitare che le società più importanti<br />

gestiscano i propri bilanci dribblando le regole. Soffermandoci per un attimo<br />

sulla nostra serie A, questa piccola rivoluzione potrebbe favorire una<br />

ritrovata competitività cancellando una deleteria e dannosa tirannia che<br />

dura purtroppo da troppo tempo.<br />

G<br />

igi Pavarese è un avellinese di<br />

sangue azzurro. È una condizione<br />

che da uomo di calcio<br />

vero rivendica con forza, senza tentennamenti.<br />

D’altronde la sua carriera<br />

parla da sola. Uomo di società e<br />

di campo, Pavarese è nato con il pallino<br />

del calcio. Non ha mai badato a<br />

mettersi in luce con dichiarazioni plateali,<br />

con presenzialismo sfrenato, al<br />

contrario ha sempre lavorato si può<br />

dire nell’ombra, anche se il suo impegno<br />

è ben noto a quelli che lo<br />

hanno conosciuto ed al grande pubblico<br />

sia napoletano che torinese, per<br />

citare le due società più importanti<br />

dove ha operato, che lo ricordano e lo<br />

stimano per quanto ha saputo fare.<br />

Gigi dove e quando è nata la passione<br />

per il calcio?<br />

«Dovrei dire già nel ventre di mia<br />

madre. A tre anni mi portarono a vedere<br />

la mia prima partita. Mio padre<br />

faceva il meccanico, mia madre la casalinga.<br />

Papà non seguiva il calcio<br />

ma teneva per il <strong>Napoli</strong>. La passione,<br />

8 sabato 1 agosto 2020


però, me l’ha trasmessa uno zio che era<br />

suo cugino. Poi un po’ come tutti i<br />

bambini i primi calci al pallone li ho<br />

dati per strada, nei vicoli della mia<br />

città. Il mio idolo era Antonio Juliano<br />

ed ero l’unico nella mia cerchia di<br />

amici a tifare <strong>Napoli</strong>. Gli altri erano<br />

attirati da Juve, Milan ed Inter».<br />

E poi com’è andata, perché non<br />

hai giocato?<br />

«Superati i dieci anni, mi resi conto<br />

che il calcio giocato non faceva per me<br />

anche se l’attrazione per questo gioco<br />

era cresciuta ed a quel punto pensavo<br />

di poter diventare giornalista. Mio<br />

padre era molto amico del professore<br />

Antonio Pescatore (decano dei giornalisti<br />

irpini, ndr), addetto stampa<br />

dell’Avellino, una persona d’altri<br />

tempi. Iniziai a frequentarlo e lui mi<br />

avvicinò alla società irpina. Alla domenica<br />

ero io che attraversando il<br />

campo di corsa, un po’ di minuti<br />

prima dell’inizio della partita, portavo<br />

le formazioni delle squadre in<br />

tribuna stampa ed allo speaker dello<br />

stadio Partenio che le leggeva al pubblico.<br />

Erano gli anni della presidenza<br />

Sibilia e ad Avellino la domenica si<br />

respirava aria di grande calcio».<br />

Sì ma poi non hai fatto il giornalista…<br />

«È vero ed il “responsabile” è stato<br />

Pierpaolo Marino, che io considero il<br />

mio mentore. Quando Sibilia gli affidò<br />

la segreteria dell’Avellino, nonostante<br />

fossi molto giovane volle che lo<br />

affiancassi. Così iniziai ad imparare<br />

come era organizzata una società di<br />

calcio, partendo dal settore giovanile<br />

di cui divenni il segretario. Trovai<br />

anche il tempo di ottenere il diploma<br />

di geometra ben sapendo che non mi<br />

sarebbe mai servito, visto che poi nel<br />

1983 fui assunto dall’Avellino. Poi<br />

Pierpaolo si trasferì al <strong>Napoli</strong> e pensò<br />

bene che io lo seguissi».<br />

Durante un’intervista parlando del<br />

<strong>Napoli</strong> e del Torino hai detto che<br />

sono due grandi squadre, forse le<br />

uniche ad avere un grande senso di<br />

appartenenza…<br />

«Ribadisco il mio pensiero. L’amore<br />

viscerale per la maglia azzurra e<br />

quella granata che si vive in queste<br />

due città è palpabile. Esiste un grande<br />

rispetto verso la storia di queste due<br />

squadre che di recente nel caso del<br />

<strong>Napoli</strong> il presidente De Laurentiis<br />

tende a non considerare. Il vissuto di<br />

una società di calcio, compresi i momenti<br />

negativi, è importante. Io credo<br />

che <strong>Napoli</strong> e Torino siano accomunate<br />

dal passaggio di testimone tra le<br />

generazioni di appassionati. Si tratta<br />

di un meccanismo automatico che non<br />

ha bisogno di forzature».<br />

È una specie di “dovere” …<br />

«Direi di sì. Quando arrivai a Torino<br />

nel 1993, nonostante fossero trascorsi<br />

molti anni dalla scomparsa del<br />

Grande Torino, in società si respirava<br />

ancora il profumo del Filadelfia.<br />

Guardare i reperti dell’aereo presenti<br />

in sede mi metteva i brividi, mi faceva<br />

pensare fino ad avere la sensazione di<br />

rivivere quei gloriosi momenti. A Na-<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

9


1<br />

Foto 1 – In tribuna con Ferlaino<br />

e Corbelli<br />

Foto 2 – un giovanissimo Pavarese<br />

al san Paolo con Maradona<br />

poli analogamente la squadra azzurra<br />

rappresenta l’unicità, non c’è<br />

stato mai spazio per una rivale cittadina.<br />

È l’unica grande città italiana<br />

ad avere una sola squadra di calcio. Il<br />

tifo è sempre stato compatto, capace di<br />

godersi pienamente il più grande giocatore<br />

del mondo ed i successi che con<br />

lui sono arrivati».<br />

Entriamo nel mondo del Direttore<br />

Sportivo. Come si è evoluta negli<br />

anni questa figura?<br />

«Il mondo del calcio sta diventando<br />

sempre più complicato. Penso che oggi<br />

ci siano pochi che lo capiscono e molti<br />

che cercano di gestirlo. È molto diffusa<br />

l’incompetenza, nelle società la<br />

presenza della proprietà, dei suoi familiari,<br />

degli amici e dei famosi “consigliori”<br />

è diventata invadente. La<br />

figura del Direttore Sportivo è andata<br />

a mano a mano perdendo d’importanza.<br />

Ritengo che sia un errore<br />

perché l’organizzazione della gestione<br />

sportiva e di tutto quello che ruota at-<br />

2<br />

10 sabato 1 agosto 2020


torno alla squadra deve essere demandata<br />

a chi ha la necessaria esperienza<br />

perché conosce davvero l’ambiente».<br />

Stai dicendo che oggi mancano i<br />

punti di riferimento?<br />

«Quelli come me hanno avuto la fortuna<br />

di avere grandi maestri. Nel<br />

mio caso ho avuto la possibilità, anche<br />

se per breve tempo, di lavorare<br />

con Italo Allodi ma, mi ripeto, senza<br />

Pierpaolo Marino non avrei potuto<br />

fare questo lavoro. Ed è stata importante<br />

per me anche l’esperienza con<br />

Luciano Moggi che mi ha completato.<br />

E poi ci sono stati i grandi presidenti<br />

che oggi sembrano quasi spariti».<br />

Parliamone…<br />

«Ripeto, io sono stato un ragazzo fortunato<br />

per tanti aspetti. Ho il rammarico<br />

di aver lavorato troppo poco<br />

con Antonio Sibilia ma ho seguito ed<br />

imparato tanto da Corrado<br />

Ferlaino. Questi due uomini<br />

hanno fatto la<br />

storia del calcio e li<br />

ricorderemo sempre.<br />

Non so quanti degli<br />

attuali presidenti<br />

avranno<br />

un posto nella<br />

futura memoria».<br />

Cosa ci dobbiamo<br />

aspettare<br />

da una<br />

sessione di calciomercato<br />

così<br />

ritardata?<br />

«Siamo già abituati<br />

ad un mercato<br />

in corso con le prime<br />

partite di campionato<br />

già giocate. Non cambierà<br />

molto. Certo le società<br />

si cauteleranno con<br />

Quattro personaggi<br />

nella storia del calcio<br />

e in quella di Pavarese<br />

sIBILIa e IL GIOrNaLIsta<br />

Durante una conferenza stampa un giornalista domandò: “Presidente<br />

sembra che ci siano due cordate interessate all’Avellino”.<br />

Sibilia rispose: “Ma quali cordate, io non veco manco ‘na funicella”<br />

FerLaINO IN taxI<br />

“Non potevo prendere un caffè o salire su un<br />

taxi. Era un assalto continuo: “Allora, ingegné,<br />

lo compriamo un centravanti? Presidé,<br />

sentite a me, servono un terzino di fascia e<br />

un regista”. E io, diciamolo, non ero per<br />

niente adatto a fare passarella tra la gente”<br />

MarINO e L’aCquIstO dI HaMsIk<br />

“A una delle prime riunioni di Lega alla<br />

quale partecipò De Laurentiis – ha<br />

raccontato Marino – gli presentai<br />

Luigi Corioni, il presidente<br />

del Brescia”. De<br />

Laurentiis disse a Corioni:<br />

“Mi devi dare un<br />

tuo giocatore perché<br />

devo fare un regalo a<br />

questo ragazzo”. E<br />

indicò Marino. “Per<br />

sei milioni me lo<br />

dai?”. Corioni disse<br />

sì. I due presidenti<br />

si strinsero la mano<br />

e la trattativa restò<br />

virtualmente legata<br />

a quel gesto”<br />

aLLOdI e La FINaLe<br />

deL MONdIaLe 90<br />

“Maradona è un artista del<br />

pallone, fischiare lui perché<br />

antipatico è come fischiare<br />

Picasso perché era comunista.<br />

L’Argentina è piena di italiani,<br />

abbiamo umiliato un<br />

pezzo della nostra storia”<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

11


i giocatori che intendono cedere, magari<br />

non facendoli giocare per evitare<br />

infortuni».<br />

Le società che dispongono di<br />

maggiore liquidità avranno un ulteriore<br />

vantaggio?<br />

«Si tratta di poche società che potranno<br />

sfruttare questo vantaggio e<br />

tra queste di sicuro c’è il <strong>Napoli</strong>.<br />

Nessuno però farà la parte dello zio<br />

d’America. Ci saranno molti scambi<br />

dettati dalla situazione contingente<br />

e forse qualche buon affare che porterà<br />

nelle casse delle società in difficoltà<br />

un po’ di liquidità. Penso che<br />

nel calcio dilettantistico ci saranno<br />

problemi seri di non facile risoluzione».<br />

Molti hanno parlato di un calciomercato<br />

dai toni dimessi. Anche il<br />

vicepresidente del Barcellona,<br />

Jordi Cardoner, si è espresso in<br />

questi termini. Subito dopo però<br />

ha annunciato lo scambio con la<br />

Juve di Arthur con Pjanic. Qual è<br />

la verità?<br />

«Hanno realizzato in due, Juve e<br />

Barca, una importante plusvalenza.<br />

Debbo dire che però il mercato delle<br />

grandi società non rappresenta un<br />

punto di riferimento. Quelle poche<br />

società che dispongono di grandi<br />

mezzi hanno la possibilità di lavorare<br />

in un modo diverso. Sono le piccole<br />

quelle che soffriranno di più. Se<br />

2<br />

Foto 1 – Con l’indimenticato emiliano Mondonico<br />

Foto 2 – Paverese e Gaetano Fontana<br />

avranno necessità di vendere si dovranno<br />

accontentare».<br />

Che fenomeno è quello dell’Atalanta?<br />

«La sofferenza che ha colpito Bergamo<br />

non è facilmente comprensibile.<br />

La squadra in fondo oggi rappresenta<br />

la volontà di ripartire di tanta<br />

gente operosa che ha visto compromessa<br />

la propria attività, la propria<br />

vita. Quello che sta facendo l’Atalanta<br />

con la presidenza Percassi, un<br />

esperto del mondo del calcio che è diventato<br />

anche un importante imprenditore,<br />

è meritorio. Il presidente ha<br />

rimodernato il centro d’allenamento<br />

di Zingonia, si è affidato a persone<br />

esperte, competenti e capaci favorendo<br />

lo sviluppo di un settore giovanile che<br />

già in passato aveva fornito al calcio<br />

italiano ottimi giocatori. Il segreto<br />

dei successi è tutto là. La società lombarda<br />

non è più una sorpresa nel panorama<br />

del calcio italiano».<br />

Il <strong>Napoli</strong> di Gattuso ha recuperato<br />

in una stagione difficile. Dove<br />

dovrebbe intervenire per puntare<br />

con decisione allo scudetto?<br />

«Non vanno ceduti giocatori chiave<br />

come Koulibaly. Dopo la vittoria della<br />

Coppa Italia De Laurentiis ha dichiarato<br />

che adesso manca solo la vittoria<br />

del campionato, segno che ci sta<br />

pensando seriamente. Se bisogna intervenire<br />

lo farei prendendo giocatori<br />

di personalità e di esperienza. Il<br />

giovane (Osimhen, ndr.) che pare sia<br />

stato acquistato ha grandissime prospettive<br />

ma non basta. Giuntoli comunque<br />

non ha bisogno di suggerimenti.<br />

Se però mi chiedi un nome per<br />

pensare ad un salto di qualità anche<br />

nel tempo ti dico Tonali ma penso che<br />

non rientri nei piani della società. La<br />

stagione del <strong>Napoli</strong> comunque non è<br />

ancora finita perché sono convinto che<br />

il <strong>Napoli</strong> passerà il turno con il Barcellona».<br />

1<br />

12 sabato 1 agosto 2020


IL VOLTO DEL CALCIOMERCATO<br />

Gianluca Di Marzio<br />

“Faccio un lavoro fantastico”<br />

L’appuntamento dei tifosi con le notizie di calciomercato da anni<br />

coincide con la sua presenza in televisione. Di Marzio parla del<br />

vuoto creato dalla mancanza di calcio e anticipa, come sempre,<br />

la notizia di un suo libro pieno di aneddoti in uscita ad ottobre<br />

S<br />

Servizio di Lorenzo Gaudiano<br />

quilla il telefono, in continuazione naturalmente.<br />

Il giornalista che si occupa di calciomercato ha<br />

sempre molto da raccontare perché le notizie arrivano<br />

a ripetizione e il pubblico di appassionati di calcio<br />

da casa è ansioso di conoscerle. Capita a volte che l’informazione<br />

si tramuti in sogno, che il sogno poi non si<br />

realizzi deludendo le aspettative dei tifosi delle varie<br />

squadre, che l’addetto ai lavori di turno riporti una notizia<br />

vera, altre volte no.<br />

La credibilità però non è mai in discussione, perché dietro<br />

alla pioggia di notizie riguardanti le operazioni di<br />

mercato c’è un lavoro collettivo molto intenso, difficilmente<br />

immaginabile, aperto ad una smisurata quantità di<br />

variabili che sarebbe giusto ricordare quando si assiste ad<br />

una trasmissione televisiva.<br />

Per il suo lavoro quotidiano appunto, la sua passione e la<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

15


1<br />

sua competenza Gianluca Di Marzio, telecronista e giornalista<br />

dell’emittente Sky Sport, costituisce un punto di<br />

riferimento. Perché quando parla della sua professione risaltano<br />

subito all’occhio la gioia di aver realizzato un sogno<br />

nel cassetto e la soddisfazione di rendere un ottimo<br />

servizio agli utenti che si sintonizzano per conoscere le<br />

novità di giornata e che tramite i vari canali di comunicazione<br />

gli riconoscono quotidianamente di voler essere<br />

come lui e di voler vivere la sua vita.<br />

2<br />

Vogliamo provare a raccontare che lavoro c’è dietro<br />

a tutte quelle notizie relative al calciomercato, tenuto<br />

anche conto che quello di cui parlate su Sky al<br />

90% arriva a compimento?<br />

«Mi ritengo davvero fortunato a svolgere questo tipo di lavoro,<br />

considerarlo duro e pesante potrebbe offendere quelle<br />

professioni che veramente lo sono. È un lavoro fantastico,<br />

che molti nella vita sognano di fare, fatto di gioco di squadra,<br />

di contatti continui, telefonate, appostamenti, giri per<br />

la città e rapporti, insomma tutta una serie di dinamiche<br />

che sembrano semplici ma che in realtà sono complicate e che<br />

senza dubbio non baratterei con professioni più complesse.<br />

Sono assolutamente contento di essere ugualmente stanco<br />

5<br />

16 sabato 1 agosto 2020


3<br />

4<br />

Foto 1 –<br />

Foto 2 –<br />

Foto 3 –<br />

Foto 4 –<br />

Foto 5 –<br />

Foto 6 –<br />

Con “l’imperatore” adriano<br />

di Marzio in Champions League con Jurgen klopp<br />

a casa del “brasiliano de roma” Bruno Conti<br />

un giovanissimo Gianluca di Marzio<br />

con il grande diego<br />

dall’emirates stadium<br />

mentre intervista salvatore Bagni<br />

ad amalfi per Football Leader<br />

con il premiato papà Gianni<br />

alla fine della giornata, anche se si tratta di una stanchezza<br />

più mentale che fisica».<br />

6<br />

Bisogna correre, essere sempre sul pezzo. Non sarà<br />

facile…<br />

«L’adrenalina è tanta, la rabbia anche, soprattutto se si arriva<br />

secondi su qualche notizia, perché si pensa di non<br />

aver fatto abbastanza per arrivare prima di tutti, a quella<br />

telefonata che si sarebbe dovuta fare per tempo, al contatto<br />

che doveva essere gestito meglio per ottenere la notizia e non<br />

spingerlo a riferirla ad altri. È uno sbalzo umorale continuo,<br />

a seconda di come si decide di svolgere il proprio lavoro.<br />

Se la notizia viene indovinata, ovviamente si vive un<br />

momento di forte soddisfazione perché si è soddisfatto<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

17


quello che è successo?<br />

«Sicuramente la gioia della ripartenza, perché è difficile<br />

vivere senza calcio. Senza il pubblico sugli spalti però si<br />

perde una parte importantissima dello spettacolo anche<br />

se comunque le reti segnate, le rimonte, la ricerca del risultato<br />

danno emozione a chi racconta il calcio e a chi lo<br />

vive da tifoso con passione. È stata una ripartenza difficile<br />

ma finalmente abbiamo rivisto tutti un raggio di<br />

luce, una speranza nel buio che ci ha accompagnato da<br />

marzo in poi. Spero che gli stadi riaprano il prima possibile<br />

come è stato fatto per teatri, cinema e spiagge».<br />

l’utente che paga per ricevere le informazioni in televisione;<br />

in caso contrario, si pensa di aver illuso uno spettatore. Sono<br />

molto sensibile a questo, mi dispiace quando non si verifica<br />

qualcosa di ciò che ho riferito. Spesso ci viene rinfacciato di<br />

aver dato delle notizie sbagliate, senza tenere conto però che<br />

in una trattativa ci sono diversi step da superare che possono<br />

da un momento all’altro far saltare anche tutta l’operazione».<br />

1<br />

Dal punto di vista della tua professione, che esperienza<br />

è stata interrompere, poi riprendere e quindi<br />

seguire e commentare il campionato in piena<br />

estate?<br />

«Non parlare di calcio per tre mesi è stato traumatico,<br />

perché ha generato un grande vuoto. Al tempo stesso però<br />

ho avuto più tempo per vivere meglio il rapporto con la<br />

C’è un aneddoto simpatico che ti piacerebbe raccontare<br />

su una trattativa del passato?<br />

«Spero che al più presto possa esserci per tutti in libreria una<br />

sorpresa. Sto scrivendo un libro sul fantastico e pazzo<br />

mondo del calciomercato in cui analizzare le sue dinamiche<br />

e raccontare degli interessanti aneddoti che affiderò a<br />

quelle pagine».<br />

Passando al campionato invece, secondo te cosa ha<br />

prevalso alla ripresa: la gioia della ripartenza oppure<br />

la tristezza per gli stadi vuoti e per tutto<br />

3<br />

famiglia che a causa del lavoro in determinati momenti<br />

si finisce per trascurare. Mia moglie e i miei figli sono stati<br />

sicuramente più felici di vedermi più spesso a casa nell’ultimo<br />

periodo. Questo aspetto positivo non ricapiterà<br />

mai e da un lato ringrazio per modo di dire quello che è<br />

successo per aver potuto vivere la mia famiglia come non<br />

mai, dall’altro invece mi mancava raccontare il calcio».<br />

Guardando al calciomercato, da esperto della materia<br />

cosa ci si deve aspettare dalla prossima sessione:<br />

molti scambi, investimenti su giovani non<br />

ancora del tutto affermati e pochi veri investimenti?<br />

«Essendoci meno soldi per tutti e date le difficoltà economiche<br />

delle società, ci saranno meno esborsi cash e più<br />

scambi. Sarà importante concludere delle operazioni che<br />

2<br />

18 sabato 1 agosto 2020


una macchina d’epoca, che comunque al di là dei tempi<br />

continua ad avere il suo valore, difficilmente la si svaluta.<br />

Il discorso sarebbe diverso in caso di necessità economica<br />

ma in regime di normalità per giocatori di primissimo<br />

livello non ci saranno svalutazioni. Anche se ci<br />

saranno club in grado di spendere tanti soldi, non lo faranno.<br />

In Germania ad esempio hanno deciso per una<br />

questione morale in un momento che ha segnato penalizzazioni<br />

in tutto il mondo di limitare al massimo le<br />

movimentazioni. Si guarderanno bene dal fare spese<br />

folli per non essere additati come irresponsabili».<br />

Sarà una sessione di calciomercato diversa, che<br />

inizierà a settembre e terminerà il 5 ottobre con<br />

giocatori in scadenza che tra l’altro hanno prolungato<br />

i contratti di due mesi per completare la stagione.<br />

È un bel cambiamento?<br />

«È qualcosa di provvisorio che spero non abbia un seguito.<br />

L’augurio è che tutto ritorni alla normalità. Raccontare<br />

il calciomercato a settembre ricorda un po’ i<br />

tempi in cui vigeva la sessione di riparazione nel mese di<br />

novembre».<br />

Foto 1 –<br />

Foto 2 –<br />

Foto 2 –<br />

Foto 4 –<br />

Foto 5 –<br />

Con Piqué del Barcellona<br />

Negli studi sky con samuel eto'o<br />

Non solo calcio, Gianluca con Valentino rossi<br />

Con un “abbronzatissimo” Carlo Conti<br />

Con Marco Masini e il noto dj Federico russo<br />

non appesantiscano i bilanci e diano un contributo dal<br />

punto di vista tecnico, una strada che non tutti saranno<br />

capaci di percorrere. A quel punto meglio non fare nulla,<br />

conservare al più possibile gli attuali organici e rimandare<br />

eventuali rivoluzioni a gennaio prossimo o all’estate<br />

successiva, quando le cose torneranno completamente<br />

alla normalità. Probabilmente non ci sarà<br />

nemmeno la voglia di concludere delle operazioni perché<br />

per la vicinanza tra la chiusura del campionato attuale<br />

e l’inizio del prossimo c’è davvero poco tempo per plasmare<br />

al meglio la nuova squadra».<br />

Incide su questo discorso anche il fatto che le valutazioni<br />

dei giocatori oggi siano molto decurtate<br />

rispetto alla fine dello scorso anno? Oppure alla<br />

fine cambierà poco?<br />

«Le società non svenderanno. Penso che il ridimensionamento<br />

dei valori di alcuni giocatori riguarderà quelli<br />

di fascia medio-piccola, non i più rinomati. Se si possiede<br />

4<br />

Chiudiamo con la trasmissione in onda su Sky<br />

Sport “Calciomercato – L’Originale”, che in ogni<br />

sessione tutti attendiamo ansiosi di conoscere la sigla<br />

e le scenografie che con Alessandro Bonan vi<br />

inventerete. Ci puoi dare un’anticipazione per la<br />

prossima?<br />

«So che cominceremo il 24 agosto e che ci sarà come sempre<br />

una nuova canzone. Alessandro è un vero artista, sono<br />

felice che sia riuscito a realizzarsi non soltanto dal punto<br />

di vista giornalistico ma anche da quello musicale che da<br />

tempo era all’interno del suo cuore».<br />

5<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

19


ARGOMENTI – L’ATTACCANTE<br />

Luis Vinicio<br />

N<br />

“All’attaccante serve freddezza ”<br />

on ha bisogno di presentazioni<br />

Luis Vinicio, è un giovanotto<br />

di 88 anni che ha<br />

fatto parlare di sé tanto da giocatore<br />

quanto da allenatore. Il suo<br />

<strong>Napoli</strong>, negli anni ‘70, sconvolse ed<br />

innovò il calcio italiano con un<br />

gioco ereditato dal modello brasiliano<br />

più che olandese, con zona to-<br />

Servizio di Bruno Marchionibus<br />

‘O Lione, sempre<br />

nel cuore dei<br />

tifosi napoletani,<br />

parla delle qualità<br />

dell’attaccante,<br />

apprezza oggi<br />

il lavoro di<br />

Guardiola e quello<br />

di Zeman ieri.<br />

Ricorda Sergio<br />

Clerici e punta<br />

su Mertens<br />

e Gattuso che<br />

potrebbero<br />

regalare ai tifosi<br />

azzurri un’estate<br />

indimenticabile<br />

20 sabato 1 agosto 2020


tale e pressing, tanto che, per distacco,<br />

“O Lione” è ancora oggi l’allenatore<br />

più amato dai tifosi partenopei.<br />

Ma prima di sedere in<br />

panchina, il brasiliano di Belo Horizonte<br />

è stato anche un grande attaccante<br />

(152 presenze e 69 centri<br />

in maglia azzurra e altri 86 centri<br />

in 196 partite con Bologna, Vicenza<br />

ed Inter), ed è proprio parlando del<br />

ruolo della punta che inizia la nostra<br />

chiacchierata con quella che è<br />

a tutti gli effetti una leggenda del<br />

calcio: “In ogni compagine l’attaccante<br />

è una figura fondamentale, colui il<br />

quale è deputato a fare gol. Naturalmente<br />

i compiti che un allenatore chiede<br />

alla propria punta dipendono dallo<br />

schieramento della squadra; ci sono attaccanti<br />

bravi nella manovra ed altri<br />

che rendono al meglio giocando in area<br />

di rigore”.<br />

Mister, a proposito di attaccanti,<br />

cosa ne pensa di Mertens e Milik?<br />

«Mertens come prima punta è stata<br />

una piacevole novità degli ultimi<br />

anni, visto che fino a qualche stagione<br />

fa ricopriva il ruolo di esterno<br />

partendo da sinistra. Poi, un po’<br />

per le circostanze, è stato schierato al<br />

centro del tridente offensivo e a suon<br />

di reti è diventato un vero e proprio<br />

attaccante, anche se le sue peculiarità<br />

di partenza erano altre. Parliamo<br />

ovviamente di un giocatore importante<br />

perché, per l’appunto, non è<br />

una punta statica, ma uno che aiuta<br />

la squadra e fa molto movimento, essendo<br />

in grado di svariare su tutto il<br />

fronte offensivo. Milik per le caratteristiche<br />

che ha si presta a fare il<br />

centravanti di ruolo e la sua posizione<br />

è più prettamente quella della<br />

punta d’area. Il polacco ha ottime<br />

doti fisiche, però a volte viene meno<br />

sul più bello, il che non permette al<br />

momento di poterlo considerare un<br />

campione».<br />

In vista della prossima stagione,<br />

dopo aver acquistato Petagna, gli<br />

azzurri trattano Osimhen. Pensa<br />

possano essere questi i nomi giusti<br />

per il <strong>Napoli</strong> del futuro?<br />

«In realtà, più che parlare di singoli,<br />

vorrei fare un discorso generale.<br />

Quello che noto è che al <strong>Napoli</strong> in<br />

fase offensiva a volte mancano giocatori<br />

che riescano a concretizzare le<br />

occasioni create. La squadra partenopea<br />

durante le partite è ben schierata<br />

e in fase offensiva costruisce<br />

buone opportunità, ma spesso manca<br />

poi chi sotto porta dimostri la freddezza<br />

necessaria per finalizzarle al<br />

meglio».<br />

“<br />

I ricordi del mister<br />

SU CLERICI<br />

Quell’anno ero in<br />

vacanza in Brasile, a<br />

Paragominas. Mi telefonò<br />

Ferlaino per dirmi che<br />

stavamo per prendere<br />

Savoldi. Ero contento,<br />

ma mi raccomandai di<br />

non vendere Clerici. Per<br />

noi era un calciatore<br />

fondamentale. E invece,<br />

per prendere Savoldi, lo<br />

diedero proprio al<br />

Bologna<br />

SUL GIOCO<br />

ALL’ITALIANA<br />

In Brasile, ad esempio, la<br />

marcatura a uomo non<br />

esisteva. Durante la mia<br />

carriera da attaccante in<br />

Italia, avevo sempre un<br />

difensore avversario che<br />

mi veniva dietro.<br />

Superato quell’uomo, alle<br />

sue spalle c’era il libero,<br />

che forniva copertura<br />

COSA SERVE PER<br />

IL GIOCO D’ATTACCO<br />

Due terzini. Di quelli che<br />

corrono, che spingono e<br />

che scaricano in area<br />

palloni come se fossero<br />

bombe da buttare in<br />

porta<br />

DURANTE IL PRIMO<br />

RITIRO COL NAPOLI<br />

Finita la partita, organizzai<br />

immediatamente una<br />

riunione con i giocatori.<br />

Chiesi loro se fossero<br />

contenti di continuare a<br />

giocare nel modo che gli<br />

avevo proposto o se<br />

avessero intenzione di<br />

cambiare. Quasi mi<br />

rincuorarono. Volevano<br />

proseguire lungo quella<br />

strada. Mi dissero che<br />

giocare a calcio in quel<br />

modo li divertiva e che,<br />

mai prima di allora, gli era<br />

capitata una cosa del<br />

genere<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

21


Un compito che nel suo <strong>Napoli</strong><br />

era affidato a Clerici. Un giocatore<br />

come “El gringo” sarebbe<br />

utile a Gattuso?<br />

«Certamente. Sergio per me era un<br />

giocatore importantissimo, molto efficace<br />

per il mio calcio, perché permetteva<br />

alla mia linea avanzata di<br />

essere sempre estremamente imprevedibile<br />

per gli avversari e di portare<br />

a casa grandi risultati».<br />

C’è qualche calciatore del <strong>Napoli</strong><br />

di oggi che le sarebbe piaciuto<br />

allenare nella sua squadra?<br />

«Sicuramente Insigne, perché sono<br />

convinto che ancora oggi Lorenzo<br />

non si renda pienamente conto, per<br />

la qualità di cui è dotato, di quanto<br />

grandi siano le sue potenzialità. Mi<br />

sarebbe piaciuto molto allenare il<br />

capitano azzurro per riuscire a farlo<br />

esprimere stabilmente al 100% del<br />

suo valore, visto che forse, a volte, è<br />

stato lui stesso a non credere del tutto<br />

nei suoi mezzi, ed invece a mio parere<br />

il ragazzo ha tutte le carte in<br />

regola per fare costantemente la differenza».<br />

Qual è il suo giudizio su Gattuso?<br />

«Il mister è arrivato a <strong>Napoli</strong> in<br />

Il <strong>Napoli</strong> di Vinicio della stagione 1974-75 che arrivò secondo sfiorando lo scudetto.<br />

In piedi da sinistra: Burgnich, La Palma, Bruscolotti, Orlandini, Braglia, Carmignani<br />

e Vinicio. Accosciati da sinistra: esposito, rampanti, Clerici, Juliano e Pogliana<br />

punta di piedi e si è messo subito al<br />

lavoro, e secondo me i ragazzi<br />

stanno rispondendo bene. La vittoria<br />

in Coppa Italia è stata molto<br />

importante; nella finale contro la<br />

Juve ho visto una squadra schierata<br />

veramente bene che ha dato tutto<br />

quello che aveva dal primo all’ultimo<br />

minuto senza avere alcun calo<br />

di concentrazione. In altre partite,<br />

invece, in certe occasioni noto ancora<br />

qualche distrazione; probabilmente i<br />

giocatori devono ancora assimilare<br />

completamente quello che l’allenatore<br />

chiede loro. Penso che, in ogni<br />

caso, nella prossima stagione gli azzurri<br />

potranno tornare a competere<br />

per le prime posizioni della Serie<br />

A».<br />

Per quanto riguarda la Champions,<br />

invece, crede che gli azzurri<br />

abbiano possibilità di battere<br />

il Barca?<br />

«È chiaro che in partenza il pronostico<br />

è dalla parte degli spagnoli; il<br />

bello di giocare da sfavoriti, però, è<br />

proprio quello di poter ribaltare le<br />

previsioni e dimostrare che si ha la<br />

forza di superare qualunque ostacolo.<br />

Al Camp Nou i partenopei dovranno<br />

scendere in campo con la volontà<br />

di realizzare un’impresa che a<br />

prima vista potrebbe sembrare impossibile;<br />

ricordiamo tra l’altro che<br />

all’andata Mertens e compagni<br />

hanno disputato un’ottima gara dimostrando<br />

di poter fare partita pari<br />

anche contro una delle migliori compagini<br />

europee».<br />

Prima di un match del genere è<br />

compito dell’allenatore caricare i<br />

calciatori, o al cospetto di squadre<br />

come il Barcellona le motivazioni<br />

vengono da sole?<br />

«Il lavoro dell’allenatore è sempre<br />

importante, ma quando si giocano<br />

sfide di questo tipo i giocatori trovano<br />

innanzitutto dentro di loro la<br />

forza per andare oltre i propri limiti.<br />

Per me una partita come questa<br />

deve essere vista da ognuno dei<br />

calciatori azzurri come un’occasione<br />

eccezionale, perché è un match che,<br />

qualora il <strong>Napoli</strong> superasse il turno,<br />

rimarrebbe nella storia».<br />

Gattuso, come lei, prima di sedere<br />

in panchina è stato protagonista<br />

in campo. Per un allenatore<br />

è un vantaggio aver giocato ad<br />

22 sabato 1 agosto 2020


alti livelli?<br />

«Sicuramente chi intraprende la<br />

carriera di allenatore dopo aver giocato<br />

porta con sé un grande bagaglio<br />

di esperienze un po’ su tutte le cose<br />

di campo, positive e negative, che<br />

fanno parte del calcio, potendo mettere<br />

quindi al servizio della squadra<br />

tutto il proprio vissuto».<br />

Anche nel comprendere al meglio<br />

la psicologia dei calciatori<br />

quindi...<br />

«Certo. Per un allenatore curare<br />

l’aspetto psicologico della propria<br />

squadra è sempre fondamentale; io<br />

considero la condizione psicologica<br />

del calciatore importante al pari di<br />

quella fisica».<br />

E proprio la preparazione fisica<br />

era un aspetto al quale lei dava<br />

grande rilevanza…<br />

«La preparazione atletica, ripeto, è<br />

assieme alla cura della condizione<br />

psicologica l’aspetto più importante<br />

del calcio, partendo dal presupposto<br />

che lo scopo di una preparazione efficace<br />

deve essere quello di riuscire<br />

ad ottenere da ogni giocatore il massimo<br />

delle proprie prestazioni. Naturalmente<br />

una buona preparazione<br />

deve tener presente che a seconda<br />

della fase della stagione e degli impegni<br />

da affrontare cambia anche il<br />

lavoro richiesto agli atleti in allenamento».<br />

A proposito dei suoi metodi, all’epoca<br />

sicuramente innovativi,<br />

quando fu ingaggiato da Ferlaino<br />

ebbe difficoltà a farsi seguire dai<br />

calciatori?<br />

«In un primissimo momento sì. Al<br />

mio primo anno al <strong>Napoli</strong>, dopo<br />

una settimana di ritiro volevo lasciare<br />

la squadra e andare via. I ragazzi,<br />

però, prima che rendessi effettiva<br />

questa decisione si resero<br />

conto che il lavoro e i sacrifici che io<br />

richiedevo avrebbero portato loro<br />

grandi benefici. Quando si è professionisti,<br />

per ottenere risultati, bisogna<br />

lavorare sodo e non concedersi<br />

distrazioni».<br />

E fu l’inizio di una bellissima favola,<br />

tanto che il suo <strong>Napoli</strong> è rimasto<br />

nel cuore di tutti i tifosi<br />

partenopei. Che emozione le dà<br />

ricevere ancora oggi così tanto<br />

affetto?<br />

«È una grande soddisfazione. Non<br />

a caso al termine della mia carriera<br />

ho deciso di rimanere qui a vita proprio<br />

perché ho sempre percepito un<br />

grande amore da parte della gente<br />

di <strong>Napoli</strong>, e vivere in un ambiente di<br />

questo tipo fa bene sia a me che alla<br />

mia famiglia».<br />

In conclusione, negli anni sono<br />

stati tanti gli allenatori che<br />

hanno sposato la filosofia del “bel<br />

gioco”. Tra questi, c’è qualcuno<br />

in cui si è rivisto?<br />

«Guardiola è sicuramente un allenatore<br />

che mi è sempre piaciuto.<br />

Guardando al campionato italiano,<br />

invece, abbiamo avuto ad esempio<br />

Zeman che ha cercato sempre di proporre<br />

un bel calcio ottenendo anche<br />

buoni risultati».<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

23


PALLA AL CENTRO<br />

di Marco Boscia<br />

<strong>Napoli</strong> vs Lazio<br />

pensando al Camp Nou<br />

Di scena al San Paolo l’ultima partita di campionato di una<br />

stagione anomala con il <strong>Napoli</strong> lontano dal vertice ma che<br />

può ancora con una… strambata mandare a casa la “Barca”<br />

Campionato da dimenticare<br />

Il secondo anno consecutivo di Ancelotti<br />

in panchina e l’acquisto più oneroso<br />

della storia, con il messicano Lozano<br />

arrivato alle pendici del Vesuvio<br />

per 42 milioni di euro, erano solo alcune<br />

delle premesse che ad inizio anno<br />

lasciavano presagire un campionato<br />

esaltante per il <strong>Napoli</strong>. Ed invece la<br />

partita del San Paolo fra gli azzurri e<br />

la Lazio racconterà qualcosa di ben<br />

diverso. Troppi i problemi riscontrati<br />

in casa <strong>Napoli</strong> in stagione: dalle difficoltà<br />

evidenziatesi nel vincere partite<br />

contro avversari sulla carta inferiori<br />

alla spinosa questione dei rinnovi di alcuni<br />

senatori come Callejon e Mertens.<br />

Ed ancora, dai<br />

malumori di capitan<br />

Insigne fino al noto<br />

ammutinamento della<br />

squadra dopo la partita<br />

di Champions<br />

contro il Salisburgo<br />

che portò, poche settimane<br />

più tardi, all’esonero<br />

di Ancelotti.<br />

Ci si è messa poi anche<br />

la pandemia a rallentare<br />

l’entusiasmo che gli azzurri stavano<br />

ritrovando in campionato con<br />

l’approdo in panchina di Gattuso. Il<br />

tecnico calabrese ha saputo comunque<br />

risollevare le sorti di un’annata<br />

che sembrava oramai<br />

maledetta con la conquista<br />

della Coppa Italia,<br />

ai calci di rigore in<br />

finale contro la Juventus,<br />

lo scorso 17 giugno.<br />

Trofeo che permetterà<br />

al <strong>Napoli</strong> di<br />

partecipare alla prossima<br />

Europa League<br />

e che consentirà agli<br />

azzurri di giocarsi la<br />

Supercoppa Italiana, sempre contro la<br />

Juventus.<br />

Scudetto solo sfiorato<br />

A tratti invece esaltante la stagione<br />

della Lazio di Inzaghi che, sovvertendo<br />

i pronostici, è riuscita a contendere<br />

lo scudetto alla Juventus fino a<br />

poche settimane fa quando è poi crollata<br />

a Torino sotto i colpi inferti da<br />

Cristiano Ronaldo. La striscia positiva<br />

più lunga della storia, con 20 risultati<br />

utili consecutivi e la vittoria all’Olimpico<br />

per 3 a 1 proprio contro i<br />

bianconeri, stava facendo sognare l’intero<br />

ambiente biancoceleste. Poi, un<br />

improvviso crollo alla ripresa del campionato<br />

dopo la pausa per l’emergenza<br />

Coronavirus ha fatto scivolare la Lazio<br />

in un baratro dal quale non è più riu-<br />

24 sabato 1 agosto 2020


scita a rialzarsi. Giocando ogni tre<br />

giorni si sono resi evidenti tutti i limiti<br />

di una rosa con la coperta ancora<br />

troppo corta per poter competere a<br />

certi livelli e, nonostante la presenza di<br />

un bomber da più di 30 gol in stagione<br />

come Immobile, la Lazio ha<br />

mollato sul più bello quando le gambe<br />

non hanno più retto. Con le bollenti<br />

temperature estive i biancocelesti non<br />

sono più riusciti a tenere il passo della<br />

Juventus, perdendo punti fondamentali<br />

contro troppe squadre di seconda<br />

fascia. Ad ogni modo, l’ottima prima<br />

<strong>Napoli</strong> 4-3-3<br />

HYSAJ<br />

MERET<br />

MANOLAS<br />

KOULIBALY<br />

MARIO RUI<br />

LOBOTKA<br />

ALLAN<br />

POLITANO<br />

ZIELINSKI<br />

IMMOBILE<br />

parte di stagione permetterà alla Lazio<br />

di tornare a disputare una fase a gironi<br />

di Champions League dopo ben<br />

12 anni.<br />

Testa al Barcellona<br />

Tifosi di casa che ancora una volta saranno<br />

assenti sugli spalti del San<br />

Paolo ma che sono già mentalmente<br />

proiettati, come probabilmente la<br />

squadra stessa, ad una sola partita.<br />

Fra sei giorni il <strong>Napoli</strong> affronterà difatti<br />

il Barcellona per il match di ritorno<br />

degli ottavi di finale di Champions.<br />

Gli azzurri per qualificarsi<br />

INSIGNE<br />

<strong>Napoli</strong> – Stadio San Paolo – Sabato 1 agosto 2020 ore 21.45<br />

ALLENATORE<br />

GENNARO<br />

GATTUSO<br />

MILIK<br />

LUKAKU<br />

L. ALBERTO<br />

CORREA<br />

PAROLO<br />

ACERBI<br />

ALLENATORE<br />

SIMONE<br />

INZAGHI<br />

M. SAVIC<br />

LAZZARI<br />

L. FELIPE<br />

BASTOS<br />

STRAKOSHA<br />

Lazio 3-5-2<br />

dovranno necessariamente ritrovare<br />

quelle motivazioni sopite in questo finale<br />

di stagione. Questo se da un lato<br />

potrebbe spingere Gattuso a non optare<br />

per il miglior undici a sua disposizione<br />

nel confronto contro la Lazio,<br />

applicando un ampio turnover e preservando<br />

i suoi uomini più talentuosi<br />

in vista della sfida alla corazzata blaugrana,<br />

dall’altro potrebbe dargli l’occasione<br />

di provare diverse soluzioni<br />

per capire chi potrebbe poi essere in<br />

grado di cambiare volto ad una sfida<br />

che, sulla carta, appare proibitiva.<br />

Dal Matador a Lorenzo<br />

Mai banale la sfida fra <strong>Napoli</strong> e Lazio,<br />

sempre ricca di emozioni e gol. Nell’era<br />

De Laurentiis al San Paolo le due<br />

compagini si sono incontrate 16 volte<br />

con 8 vittorie azzurre, 5 pareggi e 3<br />

successi biancocelesti. Memorabili sia<br />

il 4-3 delle 12.30 del 3/04/2011<br />

quando un gol di Cavani al minuto<br />

88, con il quale l’uruguaiano siglò la<br />

sua personale tripletta, pose fine ad un<br />

batti e ribatti esaltante, che il 2-4 del<br />

31/05/2015, ultima vittoria della Lazio<br />

al San Paolo, con cui il <strong>Napoli</strong> perse<br />

la qualificazione alla Champions League<br />

dopo che Higuain, autore di una<br />

doppietta, sul risultato di 2 a 2 si divorò<br />

il possibile vantaggio dagli 11<br />

metri. Successo più largo il 5 a 0 del<br />

<strong>Napoli</strong> del 20/09/2015 mentre l’ultimo<br />

pareggio, per 1 a 1, risale al<br />

5/11/2016 quando al vantaggio di<br />

Hamsik rispose Keita Baldé. Ultima<br />

vittoria del <strong>Napoli</strong> il 21 gennaio scorso<br />

con una perla di Insigne che ha aperto<br />

agli azzurri la strada verso la vittoria<br />

della Coppa Italia.<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

25


L’INTERVISTA<br />

“Il <strong>Napoli</strong> di Gattuso<br />

sarà protagonista”<br />

Nando Orsi, ex portiere biancoceleste, crede che gli azzurri non<br />

partiranno battuti nella sfida di Champions League col Barcellona<br />

e punta forte su Meret per il futuro della porta partenopea<br />

Servizio di Bruno Marchionibus<br />

V<br />

ent’anni tra i pali, principalmente<br />

con i colori biancocelesti<br />

addosso, poi una carriera<br />

da allenatore ed infine<br />

l’esperienza come commentatore in<br />

tv. Nando Orsi è un uomo di calcio<br />

a tutto tondo e in occasione della<br />

sfida tra <strong>Napoli</strong> e Lazio ci ha regalato<br />

una piacevole chiacchierata su<br />

diversi temi, dalla stagione delle due<br />

squadre fino a un giudizio su Meret,<br />

Ospina e ... Donnarumma.<br />

Come giudica la stagione delle<br />

due squadre che<br />

saranno di fronte<br />

in campo al San<br />

Paolo?<br />

«I campionati di<br />

Lazio e <strong>Napoli</strong>,<br />

per certi versi,<br />

hanno seguito un<br />

iter opposto. I<br />

biancocelesti<br />

sono stati protagonisti<br />

di una<br />

grande prima<br />

parte di stagione,<br />

ma poi alla<br />

ripresa hanno<br />

Il libro del 2017 scritto sul<br />

mondo del calcio da Nando<br />

Orsi<br />

avuto un netto calo; il <strong>Napoli</strong> è andato<br />

male nel pre-Covid ma si è ripreso<br />

alla grande. È<br />

ovvio che la squadra di<br />

Inzaghi era forse andata<br />

oltre i propri limiti<br />

fino a febbraio, ma<br />

nessuno poteva aspettarsi<br />

di trovare, dopo la<br />

sosta forzata, una compagine<br />

così dimessa; aver<br />

sfiorato il sogno Scudetto,<br />

tuttavia, non deve far dimenticare<br />

che l’obiettivo<br />

di partenza era il quarto<br />

posto. Gli azzurri, dal<br />

canto loro, hanno affrontato<br />

nel corso dell’annata<br />

molte vicissitudini, dall’ammutinamento<br />

fino al cambio di allenatore,<br />

ma alla fine sono riusciti a rimettersi<br />

in sesto e adesso c’è da giocare<br />

un ottavo di finale di Champions<br />

che non è perso in partenza».<br />

Per lei, dunque, il <strong>Napoli</strong> ha<br />

chances di firmare l’impresa con<br />

il Barca?<br />

«Sì, tenendo però ben presente che ci<br />

si troverà al cospetto di una squadra<br />

fortissima. Il <strong>Napoli</strong> dovrà fare una<br />

partita molto accorta, in cui riuscire<br />

anche a segnare almeno un gol.<br />

Affrontare il Barcellona è sempre<br />

molto difficile, ma sfide di questo<br />

tipo regalano ai giocatori grandis-<br />

26 sabato 1 agosto 2020


sime motivazioni. Alcuni fattori potenzialmente<br />

favorevoli agli azzurri<br />

ci sono, dall’assenza di pubblico<br />

fino alla condizione non<br />

ottimale dei catalani, ma non bisogna<br />

sottovalutare il fatto che compagini<br />

come il Barca ed in particolare<br />

giocatori come Messi in una<br />

vetrina come la Champions tendono<br />

sempre ad esaltarsi e a rendere al<br />

meglio».<br />

Il fatto di aver disputato l’ultimo<br />

mese di campionato senza grossi<br />

stimoli rischia di far arrivare i<br />

partenopei alla grande sfida<br />

senza la giusta tensione?<br />

«Non credo. Io penso che i partenopei<br />

si stiano preparando alla gara<br />

con i blaugrana in maniera ottimale,<br />

poi quando si giocano match<br />

di tale importanza gli stimoli vengono<br />

da soli; l’importante, però, è che<br />

l’emozione non superi un certo limite,<br />

oltre il quale il rischio è di entrare<br />

in campo scarichi. Sono convinto<br />

che Gattuso saprà dare alla<br />

squadra le motivazioni giuste per<br />

arrivare alla sfida con Messi nel<br />

modo migliore. D’altra parte il <strong>Napoli</strong><br />

ha un vantaggio psicologico:<br />

qualora vincesse farebbe un’impresa<br />

storica, mentre se perdesse difficilmente<br />

qualcuno potrebbe imputargli<br />

qualcosa».<br />

Capitolo portieri: cosa pensa dell’alternanza<br />

tra Ospina e Meret?<br />

«Sicuramente rispetto a una volta il<br />

calcio è cambiato, ci sono più partite<br />

e c’è più possibilità di giocare per<br />

tutti, però io sotto questo aspetto sono<br />

vecchio stampo e credo che il ruolo di<br />

portiere richieda ancora una gerarchia<br />

ben definita».<br />

Per la prossima stagione, quindi,<br />

punterebbe su Meret stabilmente<br />

titolare ed Ospina dodicesimo?<br />

«A me Meret come qualità tecniche<br />

ed impostazione di portiere piace<br />

tantissimo. Teniamo presente, ad<br />

ogni modo, che parliamo di due portieri<br />

di grandissima qualità, in<br />

quanto anche Ospina è un ottimo<br />

estremo difensore. Personalmente, se<br />

devo esprimere una preferenza, lo<br />

faccio in favore dell’italiano, anche<br />

perché è un patrimonio della società<br />

sul quale è stato fatto un investimento<br />

importante. Penso, tuttavia,<br />

che al momento Gattuso veda ancora<br />

Ospina un passo avanti, anche per il<br />

discorso relativo al gioco coi piedi».<br />

Gioco coi piedi su cui Meret può<br />

crescere…<br />

«Certo. Fermo restando che in allenamento<br />

è sempre importante lavorare<br />

su tutti gli aspetti fondamentali<br />

del ruolo, dalla copertura della porta<br />

alla tecnica con le mani fino alla<br />

personalità nel comandare la difesa.<br />

Ripeto, in ogni caso, che stiamo parlando<br />

di un dualismo tra portieri<br />

entrambi di gran valore».<br />

A proposito di grandi interpreti<br />

del ruolo, Donnarumma ha già<br />

superato le 200 presenze con il<br />

Milan. Quanto è importante<br />

avere il coraggio di puntare sui<br />

giovani?<br />

«Lanciare i giovani è giusto, a patto<br />

che si tratti di ragazzi di talento<br />

nei quali l’allenatore veda doti importanti<br />

in prospettiva futura. Donnarumma<br />

ha delle grandissime qualità,<br />

con 200 presenze all’attivo a<br />

soli 21 anni può considerarsi un<br />

“giovane vecchio” e io penso che la<br />

porta della Nazionale sarà in buone<br />

mani per tanti anni. In generale, tra<br />

l’altro, Mancini si sta affidando a<br />

tanti giovani che non hanno grande<br />

esperienza ma dotati di molta qualità».<br />

Parlando di Nazionale, crede che<br />

Meret abbia possibilità di scalzare<br />

lo stabiese dal ruolo di portiere<br />

titolare dell’Italia?<br />

«Penso che Donnarumma sarà il<br />

numero uno della Nazionale per<br />

molto tempo, anche se Meret farà<br />

qualche presenza. Da qui ai prossimi<br />

anni credo che la situazione<br />

sarà similare a quella che esisteva<br />

tra Zoff e Bordon/Castellini, dove<br />

il titolare era ben definito e agli altri<br />

restava la possibilità di qualche<br />

apparizione».<br />

In conclusione, pensa che il <strong>Napoli</strong><br />

nella prossima stagione potrà<br />

tornare a competere per i<br />

primi posti della Serie A?<br />

«Sicuramente. Con la conferma di<br />

Gattuso e magari un buon mercato,<br />

avviato già con gli acquisti dello<br />

scorso gennaio, sono sicuro che questa<br />

squadra potrà ambire ai primi<br />

quattro posti della graduatoria».<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

<strong>27</strong>


L’APPROFONDIMENTO<br />

di Francesco Marchionibus<br />

Il fenomeno<br />

biancoceleste<br />

La Lazio grazie all’oculata gestione<br />

del presidente Lotito e all’abilità<br />

del d.s. Tare è ritornata al vertice<br />

della serie A e forse senza il virus…<br />

N<br />

apoli in campo contro la Lazio di Claudio Lotito,<br />

uno dei personaggi più discussi e controversi<br />

del nostro calcio.<br />

Poco amato dai suoi tifosi, spesso protagonista in Lega<br />

di litigi e polemiche, più volte oggetto delle attenzioni<br />

della giustizia sportiva e ordinaria e tra i bersagli preferiti<br />

di comici ed imitatori, il patron biancazzurro è<br />

però riuscito prima a salvare la Lazio dalla bancarotta<br />

e poi a riportarla ai vertici del calcio italiano.<br />

Lotito, imprenditore nei settori delle pulizie, del catering<br />

e della vigilanza privata, è diventato presidente<br />

della Lazio, società quotata in borsa, nel luglio 2004,<br />

quando per 18,3 milioni di euro ha acquisito circa il 30%<br />

delle azioni del club capitolino.<br />

La situazione finanziaria della Lazio era disperata, con<br />

debiti a bilancio per oltre 550 milioni derivanti dalla<br />

scellerata, anche se vincente, gestione di Sergio Cragnotti<br />

e con la prospettiva concreta di dover portare i<br />

libri in tribunale.<br />

Lotito per evitare il fallimento fece subito ricorso al cosiddetto<br />

“Decreto salva calcio” varato dal governo Berlusconi,<br />

e riuscì ad ottenere una maxi rateizzazione<br />

del debito fiscale (oltre 140 milioni) fino al 2028 dando<br />

in garanzia il centro sportivo di Formello e i futuri ricavi<br />

delle campagne abbonamenti.<br />

Scongiurato il fallimento, l’imprenditore romano ha<br />

poi intrapreso un lungo percorso di risanamento dei debiti<br />

pregressi che negli anni, grazie anche ad una politica<br />

di gestione molto parsimoniosa, ha riportato la<br />

società biancoceleste in equilibrio economico-finanziario:<br />

l’ultimo bilancio espone “solo” 126,7 mln di debiti,<br />

compresa la parte residua della transazione fiscale, e<br />

presenta un buon indice di solvibilità (che indica la capacità<br />

del club di pagare i propri debiti).<br />

D’altra parte dei quattordici bilanci della gestione Lotito<br />

(a partire da quello 2005/2006) solo quattro si<br />

sono chiusi in perdita, quelli relativi al 2009/10 (-1,7<br />

mln), al 2012/13 (-5,9 mln) al 2015/16 (-12,6 mln) e al<br />

2018/2019 (-13,2 mln); per il resto solo utili, con il miglior<br />

risultato raggiunto nel bilancio 2017/2018 con +<br />

36,2 mln.<br />

Lotito presidente-manager, insomma, piuttosto che<br />

presidente-mecenate, proprio come richiesto dal calcio<br />

dei nostri tempi.<br />

Ma l’abilità nella gestione economico finanziaria non è<br />

28 sabato 1 agosto 2020


sufficiente a raggiungere risultati sportivi di livello se<br />

non è accompagnata dalla competenza calcistica, e in<br />

questo senso nella Lazio è stato ed è fondamentale il<br />

ruolo svolto da Igli Tare.<br />

L’ex centravanti albanese, conclusa proprio alla Lazio<br />

la carriera di calciatore, nel 2008 è diventato coordinatore<br />

dell’area tecnica del club e l’anno successivo, superato<br />

brillantemente il corso di Coverciano, ha assunto<br />

la carica di direttore sportivo.<br />

Dal 2009 ad oggi Tare, che parla sei lingue e si è dimostrato<br />

un grande conoscitore del calcio internazionale,<br />

è stato in grado di costruire (seppur con le risorse<br />

limitate che gli ha messo a disposizione Lotito) formazioni<br />

sempre competitive e la Lazio, che è una delle poche<br />

squadre ad aver contrastato l’assoluta egemonia juventina<br />

degli ultimi anni, è riuscita a conquistare tre<br />

Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane, risultando il<br />

club più vincente dopo i cannibali bianconeri.<br />

Il DS albanese mise a segno il primo colpo con l’ingaggio<br />

del suo vecchio amico del Kaiserslautern Miro<br />

Klose, che è entrato nella storia del club biancoceleste,<br />

e poi negli anni successivi è andato a “pescare” numerosissimi<br />

calciatori, spesso poco conosciuti, che si sono<br />

rivelati per la Lazio ottimi acquisti da un punto di vista<br />

tecnico e ottimi investimenti in ottica plusvalenze:<br />

basti pensare tra i tanti a Correa, Luis Alberto, Milinkovic-Savic,<br />

de Vrij, Felipe Anderson, Keita, Zarate e lo<br />

stesso Immobile, acquistato nel 2016 a 9,5 mln e valutato<br />

oggi oltre 40 mln.<br />

Nessun acquisto costosissimo (i giocatori più cari sono<br />

stati Zarate, 20 mln, e Milinkovic-Savic, 18 mln, e la<br />

campagna acquisti più costosa quella della scorsa stagione,<br />

con 47,23 milioni spesi complessivamente), ma<br />

tutti calciatori validissimi e funzionali al progetto tecnico.<br />

E a proposito di progetto tecnico, grandi meriti vanno<br />

per i risultati degli ultimi anni al tecnico Simone Inzaghi.<br />

Ma qui Lotito e Tare hanno avuto anche un pizzico<br />

di fortuna: nel 2016 la Lazio aveva scelto come allenatore<br />

il “loco” Bielsa e Inzaghi era destinato in B alla Salernitana,<br />

altra squadra di proprietà di Lotito. Dopo il<br />

rifiuto di Bielsa, però, il tecnico di Piacenza venne confermato<br />

sulla panchina dei biancocelesti, dei quali si è<br />

rivelato anno dopo anno validissima guida tecnica, con<br />

la conquista di due coppe e la qualificazione Champions<br />

di quest’anno.<br />

Proprio la Champions rappresenta ora per la Lazio<br />

l’occasione per un ulteriore salto di qualità: i maggiori<br />

introiti assicurati dalla partecipazione alla massima<br />

competizione europea potrebbero consentire a Tare di<br />

operare sul prossimo mercato con maggiori margini di<br />

spesa e potenziare la rosa in maniera significativa. Sempre<br />

che, però, il presidente Lotito accetti di gestire il<br />

club in maniera un po' meno “parsimoniosa”.<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

29


IL MERCATO – BOGA<br />

Un percorso ad ostacoli per<br />

l’attaccante francese prima di<br />

esplodere quest’anno con la<br />

maglia del Sassuolo, diventando<br />

così oggetto dei desideri<br />

del <strong>Napoli</strong> e delle altre<br />

grandi d’Italia e d’Europa<br />

S<br />

La grande occasione<br />

di Jérémie<br />

e Guy Hilton, scout del Chelsea,<br />

nota le tue qualità nella<br />

squadra del tuo quartiere,<br />

l’Asptt Marseille, ed a soli 11 anni ti<br />

porta a Londra ai “Blues”, significa<br />

che hai le stigmate del campione. Ma il<br />

percorso di crescita di Jérémie Boga è<br />

stato tutt’altro che privo di ostacoli. Il<br />

talento classe 1997 nasce in Francia<br />

a Marsiglia da genitori ivoriani.<br />

Nel 2008, anche grazie<br />

alla sua volontà di raggiungere<br />

il padre, emigrato in Inghilterra<br />

per esigenze lavorative,<br />

viene messo sotto<br />

contratto dal Chelsea. Dopo<br />

le giovanili, già nel 2014 la<br />

società londinese capisce di<br />

avere in casa un potenziale<br />

campione: Boga difatti esordisce<br />

nella nazionale francese<br />

Under 16 e firma il suo<br />

primo contratto da professionista con<br />

il consenso di José Mourinho, allora<br />

alla guida dei Blues. L’anno successivo<br />

vince la Youth League (la Champions<br />

League delle selezioni giovanili) rendendosi<br />

protagonista in finale contro<br />

lo Shakhtar Donetsk con due assist<br />

decisivi. Viene poi convocato in<br />

di Marco Boscia<br />

prima squadra per la partita di Premier<br />

League contro il Sunderland,<br />

senza però scendere in campo. Proprio<br />

quando pensava di riuscire ad entrare<br />

nei piani di Mourinho, lo “special<br />

one”, non avvezzo all’utilizzo ed<br />

alla crescita di giovani talenti, accondiscende<br />

al suo trasferimento in prestito.<br />

Un cammino tortuoso<br />

Boga poco più che maggiorenne fa<br />

quindi ritorno in Francia, al Rennes.<br />

Qui non riesce a rendersi protagonista,<br />

oscurato dalla luce di un<br />

altro astro nascente, Ousmane Dembélé,<br />

oggi al Barcellona. Neanche i<br />

successivi due prestiti saranno per<br />

lui esperienze positive. Nel<br />

2016 passa in Spagna al Granada, ma<br />

il club cambia guida tecnica tre<br />

volte in stagione e retrocede alla<br />

fine dell’anno. Quindi, dopo aver accettato<br />

la convocazione della nazionale<br />

maggiore della Costa d’Avorio,<br />

paese d’origine dei genitori,<br />

e dopo un breve ritorno d’estate al<br />

Chelsea con l’esordio da titolare in<br />

Premier contro il Burnley, si trasferisce<br />

al Birmingham in Champion-<br />

Hanno detto di lui<br />

“Boga nell’uno contro uno ha pochi rivali al mondo. Anzi, nell’uno contro tre…<br />

Non conosceva l’esistenza della porta, faceva fatica a connettersi con i compagni,<br />

a farsi servire sulla corsa e a giocare senza palla. Lo abbiamo martellato.<br />

È gratificante vedere come sia migliorato. Ha già segnato 8 gol,<br />

arriverà a farne stabilmente 15 a campionato”<br />

Roberto De Zerbi<br />

30 sabato 1 agosto 2020


ship (la Serie B inglese). Qui cambia<br />

continuamente modo di giocare, anche<br />

perché il club sostituisce ben<br />

quattro allenatori in stagione, ed è<br />

costretto a digerire un’altra retrocessione.<br />

Una scommessa vinta<br />

È così che Jérémie Boga sbarca in<br />

Serie A nell’estate del 2018 da talento<br />

precoce che stenta ad esplodere.<br />

È il Sassuolo a crederci e ad acquistarlo<br />

a titolo definitivo per 3,5<br />

milioni di euro facendogli firmare<br />

un contratto quadriennale, con diritto<br />

di riacquisto a favore del Chelsea.<br />

La sua prima stagione va avanti<br />

fra alti e bassi, ma Boga colleziona<br />

ugualmente 25 presenze e 2 gol. La<br />

società emiliana insiste e può dire di<br />

aver vinto alla fine la sua scommessa.<br />

Boga difatti entra in questa stagione<br />

stabilmente nelle gerarchie di De<br />

Zerbi già dall’inizio del campionato<br />

e, da ala sinistra, comincia ad impressionare<br />

gli addetti ai lavori. Grazie<br />

alla sua duttilità può giocare anche<br />

a destra, da seconda punta o<br />

trequartista, ma predilige<br />

partire proprio dalla sinistra in<br />

modo tale da rientrare col destro,<br />

suo piede naturale. Vengono fuori i<br />

suoi principali punti di forza: velocità,<br />

facilità di saltare l’uomo nell’uno<br />

contro uno oltre a visione di<br />

gioco ed alla capacità di offrire preziosi<br />

assist ai suoi compagni di squadra.<br />

L’ivoriano è dotato anche di un<br />

ottimo tiro dalla distanza e durante<br />

la stagione inizia a segnare con regolarità,<br />

realizzando 8 gol e timbrando<br />

il cartellino anche contro<br />

squadre importanti come Inter, Juventus<br />

e Roma.<br />

Il <strong>Napoli</strong>… e non solo<br />

Grazie alle sue prestazioni ed alla<br />

giovane età, Boga sembra essere diventato<br />

più di un obiettivo di mercato<br />

per il <strong>Napoli</strong>, anche se quella<br />

zona di campo in azzurro è occupata<br />

da capitan Insigne. Il franco-ivoriano,<br />

nettamente più giovane di Lorenzo,<br />

ha però dimostrato una duttilità<br />

tattica che potrebbe tornare utile<br />

al <strong>Napoli</strong>. Inoltre è un giocatore la<br />

cui quotazione è in salita e quindi potrebbe<br />

essere un obiettivo adeguato<br />

alle politiche della società azzurra. A<br />

Boga manca poco per affermarsi definitivamente<br />

e questo ne fa un obiettivo<br />

di mercato che adesso piace<br />

tanto, e non solo al <strong>Napoli</strong>.<br />

“Boga è cresciuto molto e dobbiamo darne merito al nostro allenatore De Zerbi.<br />

È richiesto da varie società ma intendiamo trattenerlo, non vogliamo cederlo<br />

perché continueremo nel progetto che aveva in mente il dottor Squinzi. Credo<br />

che Boga vestirà la maglia del Sassuolo anche il prossimo anno”<br />

Giovanni Carnevali<br />

“<br />

I pensieri<br />

di Jérémie<br />

Boga<br />

Sul Chelsea<br />

Il Chelsea mi ha preso da una<br />

piccola squadra di Marsiglia,<br />

l’ASPTT. Passai dal mare alla<br />

nebbia di Londra e dal latte coi<br />

cereali a un piatto con uova e<br />

bacon a 12 anni. Non digerivo<br />

mai. Nei primi due anni è stata<br />

davvero dura. I miei compagni?<br />

Abraham, che oggi è il centravanti<br />

della Prima Squadra. Poi<br />

Loftus-Cheek, Musonda. Abbiamo<br />

vinto tanto: Youth League,<br />

campionato e coppa<br />

nazionale. Ogni tanto penso che<br />

avrei potuto farcela anche in<br />

prima squadra, ma avevo bisogno<br />

di giocare e davanti a me<br />

avevo Hazard, Pedro, Willian.<br />

Non è che fossero più forti di<br />

me, ma erano avanti nelle gerarchie.<br />

Non ho nessun rimpianto.<br />

Conte non mi parlava<br />

tanto. Quando mi mise titolare<br />

contro il Burnley mi disse solo:<br />

«Domani tocca a te». Oggi sto<br />

bene a Sassuolo, per il futuro<br />

non escudo nulla<br />

Sul mercato<br />

Ho visto molte grandi squadre<br />

italiane interessate. Questo è lusinghiero.<br />

Quando sento i nomi<br />

di club come Roma, <strong>Napoli</strong>,<br />

Milan, Inter e Juve, è sempre<br />

bello. In questo momento, però,<br />

sono al Sassuolo e mi sto concentrando<br />

sulla stagione. Voglio<br />

raggiungere i miei obiettivi e vedremo<br />

cosa succederà l’anno<br />

prossimo. Il mio obiettivo per il<br />

futuro è giocare in Champions<br />

League o Europa League, sarebbe<br />

un sogno<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

31


IN PRIMO PIANO<br />

ORESTE<br />

L’uomo che ha “stregato” Benevento<br />

L<br />

di Antonio Sasso<br />

e tante leggende che circolano sulla vita, le sfide degli<br />

uomini coraggiosi, in particolare degli imprenditori,<br />

dicono che il loro destino è spesso già scritto,<br />

scolpito all’anagrafe, dal nome che se ne dà. È importante saperlo,<br />

leggere e scovare. Parlando di un imprenditore, Oreste<br />

Vigorito, che da presidente del Benevento, insieme con<br />

Pippo Inzaghi, è stato artefice della seconda promozione in<br />

A dei giallorossi con tanto anticipo in un campionato in bilico<br />

per il maledetto Covid-19, il ricorso a ciò che significa il<br />

suo nome, là per là pare fuori da ogni interpretazione. Anzi<br />

addirittura fuorviante. Ma poi si scopre sorprendentemente<br />

che non è così ma c’è molto altro. Oreste, in greco significa<br />

“montanaro”, quanto di più lontano da un personaggio come<br />

Vigorito, nato a Ercolano, il Vesuvio alle spalle e il mare innanzi,<br />

che è vita per tanti marittimi, i quali nascono con la<br />

vocazione di naviganti: la loro unica stella polare. Poi, esaminando<br />

la vita di questo straordinario imprenditore, ci si accorge,<br />

un particolare non di poco conto, che anche stavolta<br />

il destino ci ha azzeccato, eccome! segue a pagina 34<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

33


LA PROMOZIONE<br />

segue da pagina 33<br />

Oreste, “il montanaro”, in fondo la sua fortuna l’ha trovata e<br />

assecondata tra Sannio e Irpinia, tra quelle terre dell’osso, del<br />

Sub appennino meridionale, dove la rosa dei venti è importante<br />

per ragioni di vita o di divertimento.<br />

Vigorito fu tra i primi a capire - in un mare di scetticismo -<br />

l’importanza dell’energia alternativa pulita, in questo caso<br />

l’eolica. E però non fu facile far passare una sua grande intuizione<br />

come una possibile ed esaltante conquista. Quando,<br />

in principio, le prime pale si levarono su pianori, spuntoni di<br />

colline, molti nelle campagne - spopolate e no che fossero -<br />

le videro come capricci di visionari, la follia dei nuovi don<br />

Chisciotte, che sognavano di rivoluzionare il mondo con<br />

scelte ardite, proibitive. Ma Oreste, venuto dal mare, da Ercolano,<br />

con due lauree, in Giurisprudenza e Lettere e un'altra<br />

ancora, conquistata, da imprenditore, con il massimo<br />

della lode in “fiuto, lavoro e coraggio”, piantatosi poi nelle<br />

zone interne, sapeva che questo vento di pianure e di monti<br />

sarebbe stato il suo futuro, la sua fortuna. Questi anni di successo<br />

che compaiono nelle sue biografie, il presidente Vigorito<br />

li ha vissuti in sintonia con Ciro, il fratello più grande e<br />

più caro, la persona insostituibile, nostro caro amico e collega,<br />

capo per un periodo della redazione del “Roma” di Avellino,<br />

sempre presente in ogni decisione, fino al giorno in cui un<br />

amaro destino lo<br />

strappò all’affetto<br />

della famiglia, dei<br />

tanti amici e tifosi del<br />

Benevento, che subito<br />

manifestarono il desiderio<br />

di dedicare lo<br />

stadio Santa Colomba<br />

a Ciro. Ogni<br />

volta che Oreste assiste<br />

a una partita, a un<br />

evento, il suo pensiero<br />

va a lui, ritenendolo<br />

il vero ispiratore<br />

di una passione sportiva,<br />

già ricca di gratificanti<br />

successi, che Benevento, da cittadina grata, sa che<br />

sono frutto dei fratelli Vigorito.<br />

La festa per la seconda, strameritata, promozione, ha dimostrato<br />

che c’è una imprenditoria nella nostra regione, capace<br />

di affrontare ogni sfida in ogni campo per uscire da una “routine”<br />

pericolosa, spesso la peggiore nemica di un vero successo:<br />

nella trasformazione produttiva di territori, che hanno<br />

le qualità per farlo ma spesso ne sono distolti da comportamenti<br />

poco limpidi.<br />

Un tuffo<br />

34 sabato 1 agosto 2020


in serie<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

35


COPERTINA<br />

Foto in basso:<br />

il presidente Vigorito<br />

con il tecnico Inzaghi<br />

e il ds. Foggia:<br />

il trio che ha riportato<br />

il Benevento in serie a<br />

RESTE VIGORITO è il presidente che tutti vorrebbero<br />

avere. <strong>Napoli</strong> lo segue con interesse e con<br />

O<br />

stima, quella che si deve a chi si propone di raggiungere<br />

dei risultati che nel suo caso non sono solo di carattere<br />

sportivo. Parlando del mondo del calcio, c’è da dire che non è<br />

facile da permeare. È dotato di anticorpi che tendono a scartare<br />

chi la pensa in un certo modo. Sembra avere un naturale<br />

antidoto contro quelli a cui piace andare contro corrente.<br />

IL BENEVENTO<br />

DI VIGORITO<br />

La passione, l’impegno e l’orgoglio<br />

Il presidente dei sanniti parla di Sivori e Altafini,<br />

della volontà di due fratelli di costruire<br />

un sogno, delle lobby che resistono nel mondo<br />

del calcio, dell’esperienza che aiuta a migliorare,<br />

dell’importanza del settore giovanile e dei<br />

calciatori meridionali da trattenere e dei tifosi<br />

napoletani che meritano un sogno internazionale<br />

di Giovanni Gaudiano<br />

Vigorito sarà perché viene dal mare ma non ha mai avuto timore<br />

di sfidare la corrente, soprattutto quando è stato consapevole<br />

di cavalcare l’onda giusta.<br />

Il Benevento, da qualche tempo a questa parte, va considerato<br />

come una sua creatura. Questo non perché prima di lui<br />

non esistesse una società ed una squadra a rappresentare il<br />

capoluogo sannita ma piuttosto perché nessuno aveva pensato<br />

di organizzarla sul modello di quelle società che nel nostro<br />

paese si trovano decisamente più al nord. Sin da quando<br />

era in C1 la società contava 80 dipendenti che con il loro lavoro<br />

le hanno consentito di crescere e scalare le varie categorie.<br />

È un merito seguire le sapienti orme di chi ti ha preceduto<br />

cercando modelli, guardandosi in giro; è invece un demerito,<br />

purtroppo diffuso dalle nostre parti, pensare di voler inventare<br />

sempre qualcosa alla ricerca di una paternità difficile da<br />

sostenere in assenza poi di risultati.<br />

Cosa accade ad un certo punto della vita di un imprenditore<br />

che lo porta a pensare di diventare presidente di<br />

36 sabato 1 agosto 2020


una squadra di calcio?<br />

«Credo che non ci sia una sola risposta a questa domanda. Io<br />

posso parlare di quello che accade ad un uomo che decide di<br />

darsi delle emozioni. C’è chi ama il rischio, chi sceglie le emozioni<br />

di natura sentimentale e quelli che tornano ad essere<br />

bambini. Penso che chi decida di impegnarsi nel calcio appartenga<br />

alla terza schiera. Certo, ci sono anche quelli che pensano<br />

di fare affari entrando nel mondo del calcio e quelli che<br />

pensano di acquisire notorietà. Nel mio caso non c’è dubbio<br />

che abbia prevalso l’aspetto ludico, quello del bambino che sorrideva<br />

ad un gol di Sivori, Altafini quando da giovane li vedevo<br />

giocare al San Paolo».<br />

Perché il Benevento?<br />

«Benevento sia come città che come provincia mi ha dato molto<br />

sotto il profilo imprenditoriale. La mia intuizione di qualche<br />

anno fa sullo sfruttamento dell’energia eolica non poteva che<br />

partire, essendo io un uomo del sud, dal “Maleventum” trasformato<br />

in “Beneventum” dai Romani. Ed è stato così nella<br />

mia vita grazie anche a tutti quelli che mi hanno aiutato a<br />

portare avanti il sogno di realizzare un’energia pulita che servisse<br />

a tutti e che magari desse anche un po’ di risultati economici<br />

ed ambientali».<br />

Lo spirito sannita è storicamente noto. Il riconoscimento<br />

con “Il Gladiatore d’oro” che fu assegnato nel<br />

2009 a lei e a suo fratello Ciro può essere considerato<br />

un attestato di vera appartenenza?<br />

«Quel riconoscimento e quello successivo del 2010 con l’intitolazione<br />

dello stadio a mio fratello Ciro, decisa con una delibera<br />

all’unanimità da parte del Consiglio Comunale e condivisa<br />

dalla stragrande maggioranza dei cittadini (non si<br />

trattava solo di quelli legati dal tifo per la squadra di calcio,<br />

ndr.), vanno ad unirsi a quello che mi è stato assegnato, solo<br />

a me che sono presente, proprio in questi giorni con la cittadinanza<br />

onoraria del Sannio e di Benevento in particolare<br />

conferitami dal Consiglio Comunale. Si tratta per me di un<br />

riconoscimento che mi gratifica e mi inorgoglisce, perché<br />

quando una comunità ti accoglie significa che almeno non hai<br />

fatto del male ed è giusto pensare al contrario di aver realizzato<br />

per la comunità stessa qualcosa di buono».<br />

A questo proposito vorrei chiederle che sensazione<br />

prova ogni volta che, andando allo stadio, legge il<br />

nome di suo fratello a cui è stato intitolato come si diceva<br />

a furor di popolo?<br />

«Non voglio sembrare scontato ma io non entro mai da solo<br />

allo stadio, io entro con mio fratello. Il nome presente in alto<br />

sulla parte esterna degli spalti serve a ricordarlo agli altri perché,<br />

per quanto mi riguarda, non ho mai salito le scale che portano<br />

alla tribuna o alla curva o calpestato il prato del campo<br />

38 sabato 1 agosto 2020


da gioco se non insieme a Ciro, prima e dopo. Lui è diventato<br />

invisibile agli occhi di tutti ma non certamente ai miei ed alla<br />

mia mente».<br />

Veniamo alla squadra. Quando avete raggiunto la<br />

prima storica promozione, dopo qualche partita in<br />

Serie A lei dichiarò che forse quel salto era avvenuto<br />

in anticipo. Perché?<br />

«Feci quella dichiarazione perché mi resi conto che eravamo<br />

astemi e ci eravamo ubriacati e penso che non ci sia niente di<br />

peggio che ubriacarsi senza sopportare l’alcol. Arrivammo<br />

a quel momento storico per noi con un misto di gioia, di soddisfazione,<br />

addirittura di rivendicazione. Devo dirle che<br />

proprio nelle sue parole, mio fratello, più volte aveva detto già<br />

da quando eravamo in C2 che il Benevento doveva diventare<br />

una società di Serie A. Io mi resi conto in quel momento che<br />

non eravamo preparati. Ci è sembrato di vivere una festa da<br />

invitati e non da partecipanti al punto che alcuni miei giocatori<br />

chiedevano autografi e magliette ai calciatori delle<br />

squadre che venivano a giocare da noi. Questo dimostra<br />

come non fossimo pronti in quel momento. Poi c’è stato sicuramente<br />

un errore sia sul piano tecnico che su quello sentimentale».<br />

Forse più che di un errore si potrebbe dire si sia trattato<br />

di un momento di pura riconoscenza?<br />

«La voglia di continuare con chi aveva partecipato attivamente<br />

a questo grande trionfo per la città probabilmente ci penalizzò.<br />

Oggi è diverso perché non abbiamo fatto grandi passi<br />

sul piano della maturazione come ambiente però siamo sicuramente<br />

forti di un’esperienza che speriamo ci aiuti a non ripetere<br />

gli errori del passato».<br />

A gennaio del 2018 lei comunque rivoluzionò la squadra<br />

ed ebbe ragione perché al di là della retrocessione<br />

il Benevento realizzò nel girone di ritorno 17 punti mostrando<br />

un gioco piacevole, che non era mai mancato,<br />

e che forse si era davvero trattato solo di una questione<br />

d’esperienza…<br />

«Guardi, non furono sufficienti ma i mesi da luglio a dicembre<br />

del 2017 furono per me di grande insegnamento. Quando a<br />

gennaio decisi di cambiare c’era chi mi sconsigliava di investire<br />

dicendomi che non sarebbe stato sufficiente, anzi che sarebbe<br />

stato inutile. Io spiegai che il denaro non serve solo per<br />

primeggiare, vincere ma anche per onorare la partecipazione<br />

al di là del risultato. Comportarsi in questo modo serve anche<br />

a mantenere alto il nome di un popolo, la sua dignità oltre<br />

alla propria personale fierezza. E quindi decisi che sarei<br />

retrocesso ma con l’onore delle armi, cosa che mi pare di poter<br />

dire avvenne puntualmente. Quei mesi ci hanno di sicuro<br />

insegnato qualcosa che cercheremo di utilizzare nella prossima<br />

stagione».<br />

Gli avvenimenti seguiti al contagio hanno fatto temere<br />

per un blocco definitivo dei campionati. Per la sua<br />

squadra sarebbe stata una beffa atroce. Quale è stato<br />

il primo pensiero che le è venuto in mente? Poi davvero<br />

avrebbe abbandonato il calcio?<br />

«Era una mia convinzione. Io non avrei abbandonato il calcio,<br />

avrei lasciato un sistema che non riconosceva un merito<br />

sportivo. Come sono stato orgoglioso degli applausi ricevuti<br />

dopo la partita con il Genoa che sancì la nostra retrocessione,<br />

così sarei stato profondamente deluso da un calcio che non<br />

avesse avuto, come sempre, la coerenza di riconoscere il merito<br />

sportivo. Il Benevento aveva praticamente vinto il campionato<br />

ma io dichiarai che se il Benevento doveva restare in<br />

Serie B perché questo serviva al calcio in generale ed in particolare<br />

a quello italiano noi ci saremmo adeguati. Se il Benevento,<br />

però, sarebbe dovuto restare in B per un gioco di lobby,<br />

di prestigio riconosciuto ad altri, noi avremmo lasciato questo<br />

sistema. Questo significava che io non abbandonavo il calcio<br />

ma quest’idea, questa rivoluzione, direi al contrario, che<br />

ancora una volta poteva essere portata avanti in favore di<br />

lobby che si facevano pressanti con dei rumors nei corridoi».<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

39


La soddisfazione per una promozione nella massima<br />

serie è sicuramente grande. Arrivarci con tanto anticipo<br />

e con un’evidente superiorità mostrata tutto<br />

l’anno aggiunge qualcosa?<br />

«Il pensiero al prossimo futuro è la consapevolezza che hai un<br />

grande vantaggio di poter operare in serenità per una realtà<br />

che già conosci. Infatti 24 ore dopo la matematica certezza,<br />

ma anche prima con la teorica convinzione, il direttore Pasquale<br />

Foggia, ragazzo che non smetterò mai di ringraziare,<br />

stava già lavorando come in precedenza per allestire una<br />

squadra che in Serie A possa dire la sua battendosi non dico<br />

nella parte sinistra della classifica ma di sicuro nella parte alta<br />

di quella destra».<br />

Parlando di tecnici e citando solo gli ultimi, Baroni, De<br />

Zerbi, Bucchi e Inzaghi sembrano tutte scelte orientate<br />

su allenatori giovani, emergenti.<br />

Non ha mai pensato, una volta raggiunta<br />

la serie B e poi la A, di affidare<br />

la squadra ad un tecnico più<br />

esperto?<br />

«A rischio di sembrare uno che va controcorrente<br />

ritengo che il calcio appartenga<br />

molto ai giovani, un po’ come<br />

la vita. Ma non lo dico come tanti che<br />

ne parlano e basta. Alla mia età se<br />

hai la forza ancora di fare qualcosa<br />

è giusto stare in mezzo ai<br />

giovani. È una sorta di bagno<br />

di gioventù che ti arricchisce,<br />

ti rivitalizza e che ti dà la<br />

spinta per impegnarti in<br />

tante cose. È un modo per<br />

rimanere attaccati ad una realtà<br />

che ogni giorno si assottiglia».<br />

Sembra che le istituzioni locali abbiano<br />

compreso che debbono fare la<br />

loro parte. Che dialogo potrebbe iniziare?<br />

«Io non so se vogliono dare una mano, magari<br />

su questo argomento ci risentiamo<br />

tra qualche mese e facciamo un punto sulla<br />

situazione con i dati alla mano».<br />

Quanto crede il presidente Vigorito per<br />

una piccola piazza come quella sannita<br />

nello sviluppo di un settore giovanile all’altezza<br />

di una compagine di Serie A?<br />

«Ci credo tanto. Sono quindici anni che ci<br />

lavoriamo. Era il sogno di mio fratello. Tra l’altro era lui alla<br />

guida del settore giovanile quando vincemmo il trofeo Berretti<br />

riservato alle squadre di Lega Pro nella stagione 2008-<br />

2009 schierando giocatori che poi hanno giocato in Serie B,<br />

con qualcuno che è arrivato anche in Serie A. Dedico molte<br />

risorse spendendo per i nostri giovani quanto una società di<br />

bassa classifica della Serie B impiega per l’intero campionato.<br />

Abbiamo tre campi dedicati e abbiamo completamente acquistato<br />

e ristrutturato l’ex centro federale di Avellola che era in<br />

stato di abbandono. Le nostre squadre quest’anno si sono<br />

tutte qualificate per le finali play off di categoria. Quattro ragazzi<br />

stanno facendo il loro esordio in Serie B. Al di là del<br />

modello Atalanta io credo che nel sud abbiamo molti ragazzi<br />

all’altezza e dovremmo provare a guardarli un po’ prima di<br />

chi arriva dal nord. Vorrei che calciatori come Quagliarella,<br />

Di Natale e tanti altri restassero qui per valorizzare<br />

la loro terra e noi potremmo farli giocare<br />

nelle nostre squadre come alfieri del calcio».<br />

Mi concede, concludendo questa chiacchierata,<br />

una divagazione? Che cosa accadrà<br />

a Barcellona tra qualche giorno?<br />

«Non abito a Posillipo per caso. Sono napoletano<br />

ed a parte i 90 minuti di Benevento<br />

– <strong>Napoli</strong>, che sarà per me un orgoglio<br />

ed un piacere rivedere sperando per<br />

noi in un risultato diverso dall’ultima<br />

volta, io non posso<br />

che augurare alla città di<br />

<strong>Napoli</strong> di ottenere il passaggio<br />

del turno dopo<br />

una bellissima vittoria.<br />

Ritengo che se c’è un popolo<br />

che merita un tale<br />

successo è quello napoletano<br />

che per intensità, amore, senso di<br />

appartenenza alla squadra credo<br />

abbia pochi rivali al mondo.<br />

Quando a <strong>Napoli</strong> mi riconoscono<br />

si congratulano per quello che<br />

stiamo facendo a Benevento, a dimostrazione<br />

di quanto i napoletani<br />

amino il calcio e lo seguano con<br />

attenzione. Quello che può fare un<br />

presidente di calcio come me, un<br />

napoletano come io sono, non può<br />

esser altro che tifare per il <strong>Napoli</strong><br />

almeno nelle competizioni internazionali».<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

41


PUNTI VENDITA DELLA CAMPANIA:<br />

C.C. CAMPANIA – MARCIANISE<br />

C.C. CC AUCH<br />

HAN GUG GIUGLIANO – GIUGLIANO<br />

C.C. LA CARTIERA – POMPEI<br />

C.C. VULCANO BUONO – NOLA<br />

C.C. AUCHAN MUGNANO – MUGNANO<br />

C.C. LA BIRRERIA - NAPOLI<br />

C.C. NEAPOLIS – NAPOLI<br />

C.C. QUARTO NUOVO – QUARTO<br />

C.C. MAXIMALL – PONTECAGNANO FAIANO<br />

C.C. LE PORTE DI NAPOLI – AFRAGOLA<br />

C.C. JAMBO – TRENTOLA DUCENTA<br />

C. .C. I SANNITI – BENEVENTO<br />

C. .C. LE COTONIERE - FRATTE<br />

C. CC .C. LE GINESTRE –VOLLA<br />

C.C. PEGASO – PAGANI<br />

C.C. IL CARRO – PASSO DI MIRABELLA<br />

VIA GIUDICI N.74 - ANGRI (SA)<br />

CORSO ITALIA N.149 - PIANO DI SORRENTO<br />

VIA TESTA T 13/15 - AVELLINO<br />

VIALE LEONARO DA VINCI N. .25/<strong>27</strong> – PORTICI<br />

VIA EPOMEO N.205 – NAPOLI<br />

VIA ROMA 66/68 - AVERSA<br />

VIA DOMITIANA - MONDRAGONE


TESTIMONE DEL TEMPO<br />

di Mimmo Carratelli<br />

Il Benevento<br />

è la nuova realtà<br />

del calcio italiano<br />

el calcio che è cambiato, è<br />

N industria, è bilanci in ordine,<br />

è gestione corretta per<br />

esistere, il Benevento di Oreste Vigorito<br />

non è solo la squadra che<br />

torna a suon di record in Serie A,<br />

ma è un esempio notevole di come<br />

si possa fare impresa nel calcio e<br />

farlo al Sud che, tra fallimenti economici<br />

e sportivi, è assente da<br />

tempo dalla ribalta maggiore del<br />

pallone, ovviamente escludendo il<br />

<strong>Napoli</strong>, solitario portabandiera del<br />

calcio meridionale.<br />

Il Benevento è la nuova realtà del<br />

calcio italiano, non la solita animosa<br />

protagonista provinciale e il “miracolo”<br />

di una stagione. Il Benevento<br />

è di più. È un progetto serio, programmato<br />

negli anni, affinato in<br />

due splendidi campionati di Serie B<br />

e, ora, teso ad essere una presenza<br />

stabile nel calcio maggiore degli<br />

squadroni e del danaro a palate.<br />

Il Sud ha perso da tempo la sua presenza<br />

in Serie A. Sono lontane,<br />

trent’anni e forse più, le dieci stagioni<br />

consecutive in Serie A del-<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

43


l’Avellino. Il Palermo è in Serie D. Il<br />

Bari, in Serie C, non gioca in A da<br />

nove anni. Il Foggia è assente da 25<br />

anni nel massimo campionato. Il Catania<br />

non ci torna da sei anni, la Salernitana<br />

da ventuno, il Catanzaro<br />

da quasi quaranta.<br />

Dal palcoscenico maggiore sono<br />

scomparsi anche i club medio-piccoli<br />

del Nord: il Cesena, l’Empoli, il<br />

Vicenza, il Modena, il Pisa, il Livorno<br />

e il Padova. Questo per dire<br />

quanto sia interessante e apprezzabile<br />

l’impresa calcistica beneventana<br />

che, in 14 anni di lavoro appassionato<br />

e silenzioso, Oreste Vigorito,<br />

noto imprenditore dell’eolico, napoletano<br />

di Ercolano, ha portato al<br />

massimo risultato conquistando la<br />

Serie A dopo essere partito dalla<br />

Serie C nel 2006.<br />

Al Benevento delle meraviglie, nato<br />

con Marco Baroni e affinato da Roberto<br />

De Zerbi, Pippo Inzaghi ha<br />

dato solidità difensiva (migliore difesa<br />

del calcio professionistico) e<br />

concretezza assoluta. È un piacere<br />

veder giocare il Benevento. Da applausi<br />

l’ex azzurro Christian Maggio,<br />

esemplare atleta a 38 anni, un<br />

modello di impegno e correttezza<br />

per i più giovani.<br />

L’impresa è ancora più rilevante<br />

perché sbocciata in un territorio<br />

ignorato dal resto d’Italia, un entroterra<br />

di valli, rocce, fiumi e solitudine,<br />

lontano dal respiro del mare,<br />

il Sannio equidistante dal Tirreno e<br />

dall’Adriatico, su una complessa<br />

dorsale appenninica. Ma Benevento<br />

non è rimasta chiusa in una nonvita.<br />

È città brillante nelle sue<br />

piazze e nelle sue vie con una gioventù<br />

vivace, troppo irrequieta secondo<br />

alcuni. È città nobile e ospitale,<br />

mai tormentata da rivalse<br />

storiche e nemmeno immiserita da<br />

crude rivalità campanilistiche.<br />

Un ambiente sano dove il calcio, la<br />

squadra di calcio, fondata nel 1929,<br />

tre anni dopo la fondazione del <strong>Napoli</strong>,<br />

ha vissuto una lunga “gavetta”,<br />

undici anni in Serie D, 39 anni in C,<br />

senza clamore, una sola “macchia” la<br />

guerriglia con 31 feriti dopo il<br />

match Benevento-Bari del 4 maggio<br />

1975 al vecchio “Meomartini”. Il<br />

gol del pareggio del Benevento, siglato<br />

dal nolano Alfredo Zica, scatenò<br />

i tifosi baresi e gli incidenti<br />

proseguirono in città.<br />

Le due promozioni consecutive, in B<br />

nel 2016 e in A nel 2017, hanno segnato<br />

la svolta del club giallorosso<br />

proiettandolo all’attenzione e alla<br />

considerazione generale. Nel primo<br />

campionato di Serie A (2017-18), la<br />

squadra pagò l’inesperienza e le difficoltà<br />

di un torneo superiore, riscattandosi<br />

nel finale con sei vittorie,<br />

addirittura 1-0 sul campo del<br />

Milan, ma non bastarono ad evitare<br />

la retrocessione immediata, segnata<br />

da un inizio frastornato.<br />

Il Benevento saprà fare tesoro della<br />

prima esperienza in Serie A per non<br />

perderla nuovamente, programmando<br />

una permanenza duratura<br />

nel massimo campionato. L’entusiasmo<br />

si accompagna ad un progetto<br />

misurato ma ambizioso.<br />

44 sabato 1 agosto 2020


IL DIRETTORE SPORTIVO<br />

Pasquale Foggia<br />

Il cuore oltre l’ostacolo<br />

Dalle lacrime del dopo Cittadella alla gioia per l’obiettivo<br />

centrato con un anno di anticipo rispetto alla programmazione<br />

Q<br />

di Sonia Lantella<br />

uando si è piccoli di età, ci si appassiona sempre<br />

alle favole. Così poco felici alle prime battute ma<br />

sempre pronte a regalare un sorriso alla parola<br />

fine. Come quando il brutto anatroccolo si trasforma in<br />

cigno. Una favola appunto. Che alle volte disegna trame<br />

vicine alla realtà. Stavolta calcistica. Come quella che<br />

vede protagonista Pasquale Foggia. Era così giovane,<br />

per la verità lo è ancora, quando Oreste Vigorito decise<br />

di promuoverlo da direttore del settore giovanile a<br />

quello della prima squadra. Due anni fa per l'appunto.<br />

46 sabato 1 agosto 2020


Pasquale Foggia<br />

in panchina con<br />

Inzaghi e l’allenatore<br />

in seconda<br />

Maurizio<br />

d’angelo<br />

Sotto il portiere<br />

Lorenzo Montipò<br />

In quei mesi che avevano già gettato il Benevento nel<br />

baratro della retrocessione in B. Lo sconforto c'era. Al<br />

di là della voglia di sorridere per un cammino comunque<br />

ricco di emozioni. Bisognava aggrapparsi a qualcosa.<br />

Ad una certezza. Per credere che forse, un giorno<br />

non troppo lontano, la strega avrebbe rivisto la A e<br />

avrebbe ancora calcato i campi nobili di questo sport.<br />

Pasquale aveva entusiasmo<br />

da vendere, ma suvvia<br />

era ancora inesperto<br />

per un ruolo così importante.<br />

E il presidente Vigorito<br />

un folle nel pensarla<br />

diversamente.<br />

Nell'affidare il suo gioiellino<br />

ad un anatroccolo<br />

che avrebbe avuto bisogno<br />

di ali forti per riportare<br />

il Benevento dove<br />

meritava di essere. Ma<br />

come in una favola, il patron<br />

ha saputo scegliere<br />

il vero personaggio. Il protagonista. Foggia ci ha messo<br />

poco a farsi apprezzare. Con un compito arduo. Ricostruire<br />

il Benevento. Troppi gli addii successivi alla retrocessione.<br />

Per i big la B non era più un palcoscenico<br />

di giusta rappresentanza. Perfino De Zerbi decise di<br />

mollarlo ma con un affetto che resta ancora forte, vivo.<br />

Fu proprio il tecnico a far accendere la lampadina nella<br />

testa di Oreste Vigorito sul possibile ruolo dell’ex calciatore<br />

della Lazio. Un suggerimento prezioso quanto<br />

il contributo che Roberto ha comunque saputo dare a<br />

quel Benevento: restituendogli una dignità. Ma il bello<br />

doveva ancora arrivare. Foggia ha iniziato a costruire,<br />

mattone su mattone. Col connubio che piaceva tanto al<br />

patron: giovani ed esperti. E con Bucchi a capo. Per gettare<br />

le basi. In nome di<br />

un programma che doveva<br />

essere addirittura<br />

triennale. Ma non per<br />

Pasquale che in fondo la<br />

A l'avrebbe voluta già<br />

nella passata stagione.<br />

Con quelle lacrime nel<br />

finale di Benevento –<br />

Cittadella che ricordano<br />

la sua giovane età ma<br />

che nascondono una<br />

profonda passione per<br />

questo sport e per il suo<br />

lavoro.<br />

C'era bisogno di ripartire. Ma per far ciò serviva un altro<br />

passionale. Per dirla alla Vigorito, un altro malato<br />

di calcio: Pippo Inzaghi. Foggia ci ha provato. Ha convinto<br />

il presidente. Ha convinto la piazza spazzando via<br />

quel luogo comune che recita una non verità, quella di<br />

un campione del mondo che non può essere un grande<br />

allenatore. Così Pippo ha avuto il timone. E Pasquale si<br />

è messo all'opera per allestirgli una signora squadra.<br />

Una Ferrari. Tenendosi stretto Montipò al di là di un<br />

errore che per molti altri ne avrebbe segnato il destino.<br />

E puntando su una maggiore esperienza. Convincendo<br />

da buon diesse giocatori come Kragl, Schiattarella, Hetemaj,<br />

Sau. Toccando le corde giuste. Con la consapevolezza<br />

che i tre anni programmati sarebbero stati<br />

troppo lunghi. E che una scorciatoia per la A sarebbe<br />

stata più giusta.<br />

Così tra lavoro, dedizione e perseveranza la strega domina<br />

il campionato senza precedenti e… l'anatroccolo<br />

diventa cigno. Con ali forti. Portando il Benevento lì<br />

dove merita di essere: in A. Ma per restarci a lungo.<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

47


LE SFIDE CON IL NAPOLI<br />

<strong>Napoli</strong>-<br />

embra ieri ed è già quasi domani. Sembra ieri:<br />

sono passati quasi tre anni dalla prima sfida in<br />

Serie A fra <strong>Napoli</strong> e Benevento. È già quasi<br />

domani: tempo un paio di mesi e azzurri e giallorossi<br />

cominceranno di nuovo insieme quella A dove di fatto<br />

i ragazzi di Inzaghi sono già ritornati dalla fine di giugno.<br />

E oggi che ieri e domani quasi si toccano, è inevitabile<br />

che torni alla memoria quella doppia sfida di due<br />

campionati fa – stagione 2017/2018 – chiusa con due<br />

successi del <strong>Napoli</strong> (totale 8-0), ma con due gare diverse<br />

fra loro.<br />

L’andata al San Paolo<br />

Anno domini 2017, domenica 17 settembre, stadio “San<br />

Paolo”, esterno giorno. Il primo appuntamento nel calcio<br />

dei grandi fra <strong>Napoli</strong> e Benevento arriva alla quarta<br />

Si rinnova<br />

il confronto<br />

Breve storia dei due confronti in Serie A. Da Sarri passando per<br />

Baroni e De Zerbi al confronto atteso tra i due ex calciatori<br />

rossoneri e campioni del mondo: Rino Gattuso e Pippo Inzaghi<br />

S<br />

di Gigi Amati<br />

d’andata, anticipo di mezzogiorno, <strong>Napoli</strong> invasa dal<br />

sole, il <strong>Napoli</strong> con qualche piccola increspatura in un destino<br />

che sembrava promettere tutto (quattro giorni<br />

prima la sconfitta esterna in Champions con lo Shakhtar<br />

che costerà tanto ai fini del passaggio di turno),<br />

il Benevento alle prese con le misure da prendere alla<br />

categoria, e quel giorno i numeri dicono già tanto. <strong>Napoli</strong><br />

primo con nove punti, Benevento ultimo a zero.<br />

Sulla panchina azzurra Maurizio Sarri, che allora i napoletani<br />

ritenevano capace di tutto, forse anche di trasformare<br />

l’acqua in vino; sulla panchina giallorossa<br />

Marco Baroni, che non finirà la stagione alla guida del<br />

Benevento ma che intanto al “San Paolo” si coccola<br />

uno dei suoi ricordi più belli: il gol del secondo scudetto<br />

del <strong>Napoli</strong>. Finirà tutto dopo appena mezz’ora, anzi al<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

49


terzo minuto, quando Allan apre la goleada<br />

dei padroni di casa. Sarà 6-0 ma<br />

appunto al 30’ era già 4-0, in rete anche<br />

Insigne, Callejon e Mertens che nella ripresa<br />

con due rigori arrotonderà il risultato<br />

finale.<br />

Il <strong>Napoli</strong> è quello dei titolarissimi<br />

risparmiati giorni prima in Champions<br />

(scelta che non pagherà):<br />

Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly,<br />

Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik,<br />

Callejon, Mertens, Insigne. In<br />

panchina c’è Maggio, oggi giallorosso:<br />

non entrerà, entreranno Giaccherini,<br />

Rog e Ounas. Baroni arriva da tre<br />

sconfitte (in trasferta con la Samp all’esordio,<br />

poi in casa con Bologna e Torino)<br />

e risponde con Belec, Venuti, Antei,<br />

Lucioni, Di Chiara, Lombardi,<br />

Chibsah, Viola, Lazaar, Coda, Armenteros.<br />

Entreranno poi Letizia,<br />

Parigini, Cataldi. Oltre al risultato,<br />

sarà impietoso per gli ospiti lo<br />

score generale: <strong>27</strong>-6 i tiri totali,<br />

14-0 i tiri in porta, 72% e 28 % il<br />

possesso palla, 8-1 gli angoli in favore del <strong>Napoli</strong>. È la<br />

serie A, bellezza.<br />

Il ritorno al Ciro Vigorito<br />

Cambia la scena al ritorno, al di là del risultato che premia<br />

ancora il <strong>Napoli</strong> (2-0, in gol Mertens e Hamsik).<br />

L’anno domini stavolta è il 2018, è il 4 febbraio, domenica,<br />

la giornata è la ventitreesima, lo stadio è il “Vigorito”<br />

dove dimora stabile il ricordo di Carmelo Imbriani.<br />

Il Benevento è quasi tutto nuovo dopo il mercato<br />

di gennaio: Puggioni, Letizia, Djimsiti, Costa, Venuti,<br />

Sandro, Brignola, Cataldi, Djuricic, D’Alessandro, Guilherme.<br />

Entreranno<br />

anche Del<br />

Pinto, Coda e Memushaj.<br />

Non li<br />

schiera in campo<br />

Baroni ma De<br />

Zerbi, dalla decima<br />

giornata<br />

sulla panchina<br />

giallorossa, all’epoca<br />

una scommessa<br />

oggi fra i tecnici più gettonati.<br />

Di fronte Sarri risponde<br />

con una sola novità rispetto all’andata:<br />

Mario Rui per Ghoulam;<br />

giocano dunque: Reina,<br />

Hysaj, Albiol, Koulibaly, Mario<br />

Rui, Allan, Jorginho,<br />

Hamsik, Callejon, Mertens, e<br />

Insigne. Entreranno Zielinski,<br />

Rog, Diawara, sempre in panchina Maggio.<br />

Stavolta anche lo score è meno impietoso<br />

con il Benevento: tiri totali 14-<br />

17, tiri in porta 4-5, possesso palla<br />

40-60, angoli 4-5. Il <strong>Napoli</strong> torna<br />

primo con 60 punti, i giallorossi restano<br />

sempre ultimi ma a quota<br />

sette punti, il primo - storico - lo<br />

hanno fatto proprio al “Vigorito” alla<br />

14esima, pareggiando in pieno recupero<br />

(2-2) contro il Milan di Gattuso con una rete del<br />

portiere Brignoli.<br />

A fine stagione, il Benevento retrocederà con 21 punti<br />

e appena sei vittorie, quella del 21 aprile a San Siro con<br />

il Milan (0-1, rete di Iemmello) sarà il sigillo matematico<br />

alla Serie B. Il <strong>Napoli</strong> invece chiuderà al secondo<br />

posto malgrado 91 punti, la Juve ne farà 95: gli azzurri<br />

crolleranno al “Franchi” sotto i colpi della Fiorentina<br />

e di uno scatenato Simeone, inutile la vittoria a Torino<br />

con la Juve di sette giorni prima: la rete di Koulibaly<br />

servirà solo ad addobbare in forma di foto le pareti di<br />

numerosi bar di <strong>Napoli</strong>. Si chiude ingloriosamente l’era<br />

Sarri, fallisce l’ennesimo progetto di De Laurentiis.<br />

Tempo due mesi e sarà di nuovo doppia sfida in Serie A.<br />

Il <strong>Napoli</strong> con rinnovate ambizioni, il Benevento con la<br />

voglia di stupire. Sembra ieri, è già domani.<br />

50 sabato 1 agosto 2020


LA CITTÀ<br />

Gran Caffè Gambrinus<br />

Un luogo senza tempo<br />

È il salotto buono della città, un biglietto da visita di prestigio.<br />

Rappresenta la tradizione partenopea nel mondo unita alla<br />

qualità e all’innovazione portata avanti dalla famiglia Sergio<br />

Servizi di Domenico Sepe<br />

<strong>Napoli</strong> e il caffè<br />

Guardare e pensare a quest’insegna senza associarla immediatamente<br />

a <strong>Napoli</strong> è impossibile. Pochi posti sono iconici<br />

quanto questo locale storico sito tra Piazza Plebiscito e<br />

Piazza Trieste e Trento, nel cuore pulsante della città partenopea.<br />

Sono 160 gli anni che separano la nascita del Gambrinus<br />

sino ai nostri giorni, eppure lasciando la piazza per entrare<br />

ed effettuare una dolce sosta si può sentire l’aria della storia<br />

che è passata dentro questo locale. Fondato nel 1860 ed arredato<br />

in stile Liberty, la sua immagine è legata alla storia<br />

della città, dei napoletani e dei milioni di turisti che si saranno<br />

fermati almeno una volta per entrare al Caffè Gambrinus.<br />

Non c’è guida turistica o articolo scritto nel mondo che non<br />

ne parli consigliando un passaggio al visitatore di turno.<br />

Le attuali decorazioni sono frutto dell’instancabile opera di<br />

vari artisti napoletani di fine Ottocento, quando il successo<br />

del Caffè era ormai incontenibile. Grazie alla tenacia di Michele<br />

Sergio, nel 1952, il Gambrinus poté riaprire i battenti<br />

a via Chiaia e, successivamente, riottenere i locali storici dove<br />

si trova ora. Oggi, come un tempo, il suo splendore attira intellettuali,<br />

personaggi pubblici e turisti da tutta Italia e da<br />

tutto il mondo, un elenco delle personalità che sono venute in<br />

visita sarebbe troppo lungo ma, va ricordato, è ormai tradizione<br />

che il Presidente della Repubblica in carica consumi la<br />

prima colazione del 1° gennaio proprio qui. Il Caffè Gambrinus<br />

è un posto senza tempo, pronto ad accogliere chiunque<br />

voglia entrare per gustare un caffè e non solo.<br />

P<br />

er parlare del Caffè Gambrinus, della sua storia<br />

e della sua “vita” abbiamo rivolto alcune<br />

domande a Massimiliano Rosati, co-titolare<br />

dello storico ritrovo napoletano, che ci ha raccontato<br />

alcuni aneddoti ed alcuni fatti curiosi da “dietro il<br />

bancone”. Freschezza, tradizione e qualità sono, da<br />

sempre, le parole d’ordine per lui.<br />

Il Gambrinus, si può dire è <strong>Napoli</strong>, una delle sue<br />

magnifiche icone nel mondo.<br />

«Rappresenta <strong>Napoli</strong> in tanti aspetti, è vero».<br />

Infatti se si pensa alla <strong>Napoli</strong> dell’Ottocento, si<br />

pensa al Gambrinus.<br />

«Difatti il Gambrinus nasce sul finire dell’età borbonica<br />

per diventare, dopo qualche mese, italiano con<br />

l’Unità. All’epoca non si chiamava così ma, semplice-<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

53


Massimiliano Rosati<br />

Il nostro caffè è un posto dove portare gli<br />

amici, chiacchierare mentre sul tavolino<br />

arrivano cose buonissime che ti ricordano<br />

essere napoletano<br />

“di<br />

progresso. Per i 160 anni ci stavamo preparando per<br />

qualcosa che rimanesse nei cuori e nelle menti dei visitatori.<br />

Non è stato comunque possibile festeggiarli ma,<br />

ad ogni modo, abbiamo avuto l’idea di un video-collage,<br />

con interventi di personaggi famosi amici del Gambrinus.<br />

Quindi dobbiamo, ancora una volta, rinascere!<br />

Il Gambrinus d’altronde è come il popolo napoletano “s’<br />

fa sicc’, ma nun mor!”. È pugnace, tosto e resiliente».<br />

I fratelli antonio ed arturo sergio con Marisa Laurito,<br />

renzo arbore e Luciano de Crescenzo<br />

mente, Gran Caffè ed aveva sette porte. Proprio per<br />

questo motivo i napoletani presero a chiamarlo il “Caffè<br />

delle Sette Porte”, poi nel 1890 ci fu la ristrutturazione<br />

ed il locale guadagnò l’aspetto attuale».<br />

Parlando del CoVid-19, come avete gestito il periodo<br />

d’emergenza e come state gestendo ora la<br />

fase della “convivenza” con il virus?<br />

«Giorno per giorno. Le notizie sono diverse in ogni<br />

momento. La nostra programmazione, per il periodo, è<br />

molto a breve termine. Non guardiamo ad un futuro<br />

troppo lontano perché ci rendiamo conto che non è possibile.<br />

Ormai si sente di tutto e, da questi elementi, non<br />

riusciamo a trarre conclusioni per una programmazione<br />

a lungo termine».<br />

Quest’anno sono occorsi i 160 anni dalla fondazione<br />

del Gambrinus, segnati però dall’emergenza<br />

sanitaria dovuta al CoVid-19. Con quale spirito<br />

avete passato questa ricorrenza?<br />

«Con uno spirito di rinascita. Se guardiamo alla storia<br />

del Gambrinus, quando compì i cent’anni, nel 1960,<br />

l’occasione passò in sordina e, secondo me, pochi se ne<br />

accorsero. Questo avvenne perché quello era un momento<br />

in cui, magari, si pensava solo al futuro ed al<br />

54 sabato 1 agosto 2020


La novità: il gelato alla birra<br />

Promuovete, da sempre, tante iniziative che sono<br />

diventate famose: il Caffè Sospeso, il Cafè Chantant<br />

e tante altre. Come sono nate?<br />

«Il caffè “sospeso” è nato da un’idea di mio zio, Antonio<br />

Sergio. Egli, durante una conversazione al bar,<br />

disse ad un amico giornalista: “Perché non recuperiamo<br />

la tradizione del “caffè sospeso”?”. Divenne poi<br />

un’iniziativa molto seria, replicata in altri posti di<br />

<strong>Napoli</strong>, d’Italia e del mondo. Mentre il Cafè Chantant<br />

è, ormai, una rappresentazione del passato. Però, proprio<br />

per tenere viva la memoria storica e tutto ciò che<br />

il Gambrinus ha rappresentato e che ancora rappresenta,<br />

ecco che continuiamo ad organizzarlo, cercando sempre<br />

di dargli una chiave di lettura moderna».<br />

Come mai la scelta del nome “Gambrinus”, il patrono<br />

belga della Birra?<br />

«In effetti, a fine Ottocento, il nome nacque da una collaborazione<br />

dell'allora proprietario, Mariano Vacca,<br />

con la Birra Peroni. Il “Gambrinus” era il nome di un<br />

personaggio storico, Giovanni I di Fiandra. All'estero,<br />

da persona reale si è trasformata in un “Bacco della<br />

Birra”. È un'immagine molto nordica e, in realtà, poco<br />

si presta a quello che è lo stile del Cafè Gambrinus. È<br />

presente sul logo in modo stilizzato per poter rappresentare<br />

al meglio l'eleganza del nostro bar».<br />

Il presidente della repubblica Carlo azeglio Ciampi con la moglie<br />

al Gambrinus in occasione del Capodanno<br />

Secondo lei, cosa rappresenta e cosa rappresenterà<br />

il Gambrinus per <strong>Napoli</strong>?<br />

«È il posto dove il napoletano porta gli amici per fargli<br />

vedere una cosa bella della città. Magari i napoletani<br />

non vengono tanto spesso, forse perché rappresenta<br />

il “locale d’etichetta”. Ma, alla fine, resto convinto che,<br />

per il napoletano, il nostro locale sia un vanto. È l’oggetto<br />

bello, custodito nel proprio salotto, di cui vantarsi».<br />

Qual è una domanda che si pone ogni giorno gestendo<br />

questo storico locale e come risponde a se<br />

stesso?<br />

«Noi cerchiamo di apparire sempre freschi. Il problema<br />

dei caffè storici del mondo è che, quando passano gli<br />

anni, perdono la frizzantezza iniziale. Del resto, la<br />

tradizione è un'innovazione che si è affermata e stabilizzata<br />

nel tempo. Quindi la domanda che mi pongo più<br />

spesso è: “Come sarà il Gambrinus di domani?” Alla<br />

domanda do la stessa risposta giorno per giorno, con il<br />

lavoro, le novità e la voglia di continuare poiché non<br />

abbiamo mai la certezza di cosa ci porterà il domani».<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

55


LE TRADIZIONI<br />

di Paola Parisi<br />

Il caffè sospeso<br />

È una tradizione<br />

tutta partenopea<br />

che come ha scritto<br />

Luciano De Crescenzo<br />

dimostra con<br />

l’altruismo la felicità<br />

personale.<br />

Oggi è presente<br />

in tutto il mondo<br />

perché ovunque<br />

si degusta<br />

dalla mattina alla sera<br />

un buon caffè<br />

N<br />

apoli ha un rapporto simbiotico<br />

con il caffè ed in<br />

esso si potrebbe anche azzardare<br />

il pensiero che racchiuda il<br />

senso della vita. Innumerevoli sensazioni<br />

si nascondono in un buon<br />

caffè, anzi “nu bellu cafè”, perché<br />

da noi, prima ancora di essere<br />

buono, esso è bello ed è in questo<br />

aggettivo che si raccolgono una<br />

parte dei significati. Emozioni che<br />

sono intense, corpose, cariche di<br />

energia vitale proprio come le caratteristiche<br />

di questa bevanda.<br />

Tutto questo a patto che sia “caffè<br />

caffè” lasciando da parte, con rispetto<br />

parlando, i presunti “parenti<br />

alla lontana” (ma molto alla lontana)<br />

che hanno in comune solo la<br />

tazzina. Se per Charles-Maurice de<br />

Talleyrand-Périgord, Principe di<br />

Benevento, un caffè buono doveva<br />

avere quattro qualità ovvero essere<br />

nero come il diavolo, caldo come<br />

l'inferno, puro come un angelo e<br />

dolce come l’amore, noi napoletani<br />

invece ne abbiamo solo tre più<br />

grezze e sbrigative ma ugualmente<br />

efficaci, racchiuse nelle celeberrime<br />

tre “c”, ossia “Comme cazz coce!”.<br />

Queste tre parole, che accompagnano<br />

il nostro “nettare nero”, sono<br />

onnipresenti nella nostra quotidianità.<br />

Dall’alba al tramonto, in ogni<br />

occasione, sia essa gioiosa o meno,<br />

suggellano sempre un atto d’amore,<br />

di amicizia, di fratellanza nei confronti<br />

del nostro prossimo, tanto è<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

57


vero che è stata ufficializzata con la tradizione del Caffè<br />

Sospeso un’iniziativa filantropica e solidale che nasce<br />

proprio a <strong>Napoli</strong> e successivamente adottata in altri<br />

stati in Europa e nel mondo.<br />

Esistono due diverse teorie in merito all’origine di questa<br />

pratica.<br />

La prima risale alla Seconda Guerra Mondiale. Era,<br />

quello, un periodo di forte crisi economica per cui na<br />

tazzulella ‘e cafè era considerata un bene di lusso, chi<br />

poteva permetterselo lasciava un espresso pagato a<br />

qualcuno meno fortunato.<br />

La seconda, più bizzarra, di cui ci narra lo scrittore Riccardo<br />

Pazzaglia è quella secondo la quale i gruppi di<br />

amici al bar facevano confusione su chi aveva consumato<br />

e chi no ed il barista poteva aggiungere qualche caffè<br />

che non era stato preso. I clienti non chiedevano sovente<br />

il resto indietro ma lo lasciavano per qualche avventore<br />

che non poteva permetterselo.<br />

Anche il compianto e amato Luciano De Crescenzo, nel<br />

libro intitolato appunto “Il caffè sospeso”, ha scritto: “A<br />

<strong>Napoli</strong>, quando qualcuno è felice paga due caffè: uno per<br />

se stesso ed uno per qualcun altro. È<br />

come offrire un caffè al resto del<br />

mondo”.<br />

Con queste parole egli ha sintetizzato<br />

questa meravigliosa tradizione, un gesto<br />

di umanità che ha sempre contraddistinto<br />

il popolo napoletano che non<br />

ha mai dimenticato gli ultimi e le persone<br />

in difficoltà, operando in un rispettoso<br />

silenzio senza virtuosismi ed<br />

ostentazioni. Ma poi, come ben sappiamo,<br />

ogni medaglia ha il suo rovescio<br />

e in ogni situazione idilliaca, commovente<br />

e lastricata di buone intenzioni, immancabilmente<br />

e puntuale come una cambiale, appare una “vocina”<br />

che deve rompere ‘o ... pardon gli equilibri e fare<br />

il suo mestiere di guastafeste. Armata di ghigno stridulo<br />

e beffardo, prende possesso della nostra mente e<br />

insinua dubbi assai molesti: ma questo<br />

caffè generosamente offerto dalla persona<br />

felice andrà veramente ad un bisognoso<br />

oppure no?<br />

E qui entrano in ballo le coscienze.<br />

Tutto dipende da loro. Se sono limitate,<br />

ci si imbatte in una caduta di stile che<br />

ha dell'incredibile, trattandosi di pochi<br />

euro e facendo i conti con la loro accidia.<br />

La verità assoluta non la si saprà<br />

mai. Ma poi che importanza ha conoscerla<br />

davvero?<br />

Come si è già detto, la persona felice<br />

non lo fa per ricevere un tornaconto personale o per alleggerirsi<br />

la suddetta coscienza per una qualsiasi motivazione.<br />

Lo fa e basta, proprio perché è felice e sente<br />

il bisogno di condividere questo suo stato. Da testimonianze<br />

ed esperienze sul campo si è potuto appurare<br />

senza ombra di dubbio che una buona parte degli esercizi<br />

commerciali non lucrano su questa cosa. Dal più<br />

prestigioso al più modesto bar, ovunque ci si prodiga<br />

per elargire il caffè sospeso e non solo. Quindi possiamo<br />

proseguire nel nostro cammino di felicità, mettendo a<br />

tacere pè grazia ‘e Dio sta vocina ‘nciucessa e continuare<br />

ad amare il prossimo come noi stessi cu nu surzill<br />

‘cafè, che non risolve i problemi ma almeno t’acconcia<br />

‘a vocca.<br />

E scusate se è poco!<br />

58 sabato 1 agosto 2020


Il rito della tazzina di caffè<br />

Il profondo legame tra <strong>Napoli</strong> e il caffè ha origini molto antiche<br />

che si perdono nel tempo ma per il popolo partenopeo<br />

l'amore per i contatti umani diventa amore per il caffè<br />

I<br />

TEMPI MODERNI<br />

di Ciro Chiaro<br />

Lo scrittore e musicista Pietro della Valle<br />

l caffè ha sempre avuto un<br />

ruolo importante nella cultura<br />

e nella tradizione partenopea.<br />

Dal celebre monologo di<br />

Eduardo in “Questi fantasmi” alla<br />

“tazzulella” di Pino Daniele, vi sono<br />

innumerevoli riferimenti artistici<br />

che rendono omaggio a questa preziosa<br />

bevanda. De André nel ritornello<br />

di una delle sue più celebri canzoni<br />

diceva inoltre che solo a <strong>Napoli</strong><br />

lo sanno fare, infatti è opinione comune<br />

che il caffè partenopeo sia il<br />

più buono d’Italia.<br />

Nella nostra città vi sono veri e propri<br />

santuari del caffè, luoghi simbolo<br />

dove ci si reca apposta per gustarlo<br />

o, se ci si trova a passare, non<br />

si può fare a meno di fermarsi. Molti<br />

si sono dati da fare per scoprire il segreto<br />

del caffè napoletano e ne sono<br />

scaturite varie teorie. Quella che<br />

forse ha resistito più nel tempo riguardava<br />

l’acqua: la famosa fonte del<br />

Serino che riforniva tutta la città.<br />

Peccato che da tempo ormai non<br />

sgorghi più nei rubinetti dei napoletani.<br />

Alcuni ritengono che sia il<br />

grado di macinatura dei chicchi a<br />

fare la differenza, poiché le piccole<br />

particelle entrando in contatto con<br />

l’acqua bollente devono rilasciare la<br />

sostanza solubile. Da una macinatura<br />

grossa viene fuori un caffè “annacquato”<br />

mentre con una macinatura<br />

troppo fine si ottiene un gusto<br />

molto forte, il classico “bruciato”.<br />

Secondo poi uno studio dell’Università<br />

di <strong>Napoli</strong> Federico II, il clima<br />

gioca la sua parte, poiché i chicchi<br />

assorbono l’umidità dell’aria. Di<br />

conseguenza la preparazione della<br />

miscela deve tenere conto se il clima<br />

è secco o umido.<br />

C’è però una storiella zen che ci<br />

piace molto e che risolve la questione:<br />

se una persona ti offre il caffè,<br />

lo sciocco guarda la tazzina, il saggio<br />

guarda il dito, poi la mano, il braccio<br />

e tutta la persona. Il segreto del caffè<br />

quindi sarebbe la persona che lo fa…<br />

in sostanza il napoletano.<br />

Oltretutto il dito a <strong>Napoli</strong> si dice “o<br />

rito”. Ed è questo a <strong>Napoli</strong> il caffè:<br />

un rito sociale. Una liturgia onnipresente,<br />

un induttore di socialità: è<br />

il pretesto per fare due chiacchiere,<br />

per scambiarsi qualcosa, una confidenza,<br />

una battuta. Se ci limitassimo<br />

a considerare solo la funzione “risvegliante”<br />

e eccitante del caffè, non<br />

potremmo mai capire perché il napoletano<br />

lo tenga in tanta considerazione.<br />

L’amore per i contatti<br />

umani diventa amore per il caffè. Secondo<br />

una sensazione comune l’ingrediente<br />

principale di un buon caffè<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

61


al Gambrinus ricordando i Borbone<br />

è l’amore: l’amore per la creatività,<br />

per l’attenzione e la cura dei particolari<br />

e poi la tecnica, che si tramanda<br />

di generazione in generazione<br />

nelle famiglie.<br />

Il legame tra <strong>Napoli</strong> e il caffè ha origini<br />

antiche, anche se non si sa esattamente<br />

come questa bevanda sia<br />

arrivata da queste parti. Alcuni riservano<br />

il merito a Maria Carolina<br />

d’Asburgo, sposa del Re Ferdinando<br />

IV di Borbone, che lo introdusse nei<br />

costumi di corte poiché a Vienna andava<br />

molto di moda. Un’altra leggenda<br />

attribuisce il merito al musicologo<br />

Pietro Della Valle che<br />

stabilitosi a <strong>Napoli</strong>, al ritorno da un<br />

viaggio in Terrasanta, portò in città<br />

questa bevanda araba chiama kahavè.<br />

Probabilmente è dovuta alle<br />

rotte commerciali volute dagli Aragonesi<br />

con il Medio Oriente. Certo<br />

è che agli inizi l’uso di questa bevanda<br />

fu osteggiato dalla Chiesa poiché<br />

per il suo colore scuro e il suo effetto<br />

eccitante si tirava in ballo il<br />

diavolo. Oggi rappresenta una questione<br />

imprescindibile di costume<br />

con ripercussioni anche nel linguaggio<br />

e nel comportamento sociale.<br />

“Prendiamoci un caffè” è un<br />

modo per dire vediamoci, stiamo<br />

un po’ di tempo insieme. “Dobbiamo<br />

prenderci un caffè” significa<br />

invece che c’è qualcosa da discutere,<br />

da chiarire, da mettere a<br />

fuoco. “Ci vorrebbe un bel caffè”<br />

indica la necessità di staccare da<br />

qualcosa di impegnativo, concedersi<br />

una pausa dal lavoro.<br />

Il linguaggio per il napoletano è<br />

fondamentale, propedeutico ad ogni<br />

azione, è una sorta di navigatore satellitare;<br />

ecco perché il caffè è un<br />

modo per relazionarsi molto importante.<br />

Se siete invitati a prendere<br />

un caffè è buona educazione rispondere<br />

sempre sì, anche se non lo<br />

desiderate. Rappresenta il primo approccio<br />

per qualsiasi tipo di relazione,<br />

i primi momenti in cui ci si<br />

studia, si scambiano opinioni, ci si<br />

svela l’un l’altro. Quei cinque, dieci<br />

minuti fondamentali per il futuro<br />

del rapporto. E se le cose non vanno<br />

bene non a caso potrete sentirvi<br />

dire: “Io con quello manco un caffè<br />

mi prenderei”, oppure, “Mai più, neanche<br />

un caffè”.<br />

Sono innumerevoli i riti e le storie<br />

che ruotano attorno al caffè partenopeo<br />

e scalda più il cuore che il palato<br />

un’usanza nata nel quartiere Sanità:<br />

il caffè sospeso. L’avventore<br />

paga due tazzine, di cui una a beneficio<br />

di un ignoto indigente che ne<br />

Maria Carolina d’asburgo<br />

moglie di Ferdinando IV<br />

Hanno detto del caffè<br />

EDUARDO DE FILIPPO<br />

“Quando io morirò, tu portami<br />

il caffè e vedrai che io resuscito<br />

come Lazzaro”<br />

ERRI DE LUCA<br />

“A riempire una stanza basta<br />

una caffettiera sul fuoco”<br />

TOTÒ<br />

“Per prendere un caffè e tradire<br />

la moglie c’è sempre<br />

tempo”<br />

SALVATORE DI GIACOMO<br />

“Il caffè, per acquaccia nera<br />

che sia, mi permette di studiare<br />

e di leggere fino a notte<br />

avanzata, e ciò mi fa bene,<br />

lasciandomi dimenticare,<br />

sviando il pensiero e interessandomi<br />

a qualche cosa fuori<br />

di me stesso”<br />

faccia richiesta. Una grande lezione<br />

di dignità, recepita di recente anche<br />

dalla nuova Europa povera che dalla<br />

solidarietà napoletana ha tratto gli<br />

anticorpi per combattere la recessione.<br />

Si dice che a Bruxelles ci sia<br />

l’usanza di lasciare una busta di patatine<br />

fritte sospese.<br />

Quando si parla di rito o di ritualità<br />

in genere si pensa a qualcosa di antico<br />

o di sacro, ma da un punto di vista<br />

psicologico non sono altro che<br />

piccole azioni regolari e abitudinarie,<br />

rassicuranti, che ci aiutano a staccare<br />

con la testa e ci regalano qualche<br />

minuto di benessere.<br />

I rituali aiutano a definirci come comunità,<br />

riflettono i valori e dimostrano<br />

l’attaccamento al gruppo. Per<br />

un animale sociale come l’uomo, sentirsi<br />

parte di una “famiglia” più<br />

grande è indispensabile: per questo<br />

motivo siamo nati con la propensione<br />

a seguirli. Certo i tempi cambiano<br />

e anche i rituali; una volta il<br />

must poteva essere un caffè al Gambrinus,<br />

oggi per esempio la movida<br />

a Chiaia ma quello che resta è la sostanza<br />

del rito collettivo, del bisogno<br />

di sentirsi parte di un gruppo, di<br />

una cultura e di una identità legata<br />

ad un luogo geografico. Crearsi la<br />

propria zona comfort davanti a una<br />

tazza di caffè, insieme a persone a cui<br />

vuoi bene, ha un valore inestimabile.<br />

62 sabato 1 agosto 2020


LE STORIE<br />

Enzo Troiano<br />

Il calcio alla partenza<br />

il fumetto all’arrivo<br />

Il disegnatore napoletano si racconta<br />

partendo dagli inizi. La pratica presso<br />

lo studio legale dello zio che non gli<br />

piaceva, poi l’incontro con il maestro<br />

Mario Apuzzo e l’affinamento progressivo<br />

della sua tecnica artistica<br />

di Lorenzo Gaudiano<br />

O<br />

ggi basta accendere la televisione<br />

per conoscere il risultato<br />

di una partita di calcio,<br />

assistere alle azioni salienti e<br />

conoscere tutti i dettagli relativi<br />

alla propria squadra del cuore.<br />

Prima era tutto diverso. Il contributo<br />

delle televisioni era minore,<br />

bisognava andare allo stadio per<br />

vedere una gara dal vivo e provare<br />

grandissime emozioni, altrimenti<br />

c’era la radio che risuonava con le<br />

sue frequenze nelle case dei tifosi e<br />

forniva con le voci degli addetti ai<br />

lavori indicazioni per lavorare con<br />

la fantasia ed immaginare un gol,<br />

una parata e una grande giocata.<br />

Il giorno dopo si correva in edicola<br />

per acquistare i quotidiani, leggere<br />

i tabellini per ricavare tutte le informazioni<br />

possibili e soprattutto<br />

dare uno sguardo alle moviole, le<br />

illustrazioni degli eventi più importanti<br />

della partita. Una rappresentazione<br />

parziale della realtà che<br />

si univa all’immaginazione di tutti<br />

gli appassionati, creando una magia<br />

che purtroppo al giorno d’oggi<br />

non esiste più, o quanto meno ha<br />

cambiato aspetto a causa del progresso<br />

delle tecnologie.<br />

È proprio come moviolista che è<br />

iniziata la carriera dell’illustratore<br />

e disegnatore Enzo Troiano.<br />

L’amore per il calcio rispetto al<br />

passato è venuto un po’ meno ma è<br />

da quello sport che è partito il suo<br />

percorso di formazione verso una<br />

tecnica artistica sempre più pregiata,<br />

che gli ha consentito di affermarsi<br />

come riconosciuto fumettista.<br />

64 sabato 1 agosto 2020


per intrattenermi, non sapendo che<br />

sarebbe diventato famoso. Nel mio<br />

stesso vagone un militare vide il fumetto<br />

tra le mie mani e mi disse che<br />

conosceva uno dei disegnatori, Claudio<br />

Castellini, che con il passare degli<br />

anni è poi diventato un mio caro<br />

amico».<br />

proseguito la mia carriera di disegnatore».<br />

Il disegno è stato sempre la tua<br />

passione?<br />

«Sin da piccolo avevo questa predisposizione.<br />

Mia madre mi ripeteva<br />

continuamente di frequentare il liceo<br />

artistico ma io non ne volevo sapere.<br />

Per seguire i miei amici dell’epoca<br />

studiai ragioneria di cui ho capito<br />

sempre molto poco. Per un po’ di<br />

tempo ho lavorato<br />

presso lo studio di un mio zio avvocato,<br />

dedicandomi a tutto ciò che riguardasse<br />

i miei studi. Per una pratica<br />

di recupero crediti un giorno<br />

dovevo recarmi a Roma. Visto che il<br />

viaggio in treno sarebbe stato lungo,<br />

comprai un fumetto di Dylan Dog<br />

Quell’episodio ha rappresentato<br />

la svolta?<br />

«Tornai a <strong>Napoli</strong> e dissi a mia madre<br />

che volevo disegnare fumetti. Lei<br />

naturalmente con un bastone avrebbe<br />

voluto spaccarmi la testa. Si trattava<br />

di un percorso difficile,<br />

che richiedeva impegno, sacrificio<br />

e tanti anni di duro lavoro e<br />

pratica. Tra le mie specialità allora<br />

vi erano le moviole sportive e le caricature.<br />

Paradossalmente è stato<br />

proprio merito del calcio se oggi ho<br />

Perché paradossalmente?<br />

«Non lo seguo più come una volta<br />

perché si è persa nel tempo quella<br />

magia che prima lo caratterizzava.<br />

Una volta la bellezza del calcio si<br />

concretizzava nei servizi giornalistici<br />

post partita che duravano cinque<br />

minuti e riassumevano le partite,<br />

nelle corse in edicola al mattino<br />

seguente per leggere i tabellini e<br />

avere una visione di quanto accaduto<br />

sul terreno di gioco grazie al<br />

supporto delle moviole. Oggi l’inflazione<br />

di calcio ha finito per imbruttirlo».<br />

Quindi il calcio moderno non ti fa<br />

particolarmente impazzire?<br />

«I giocatori di un tempo non ci sono<br />

più. Ad esempio per quanto riguarda<br />

il <strong>Napoli</strong>, di cui sono comunque un<br />

grande tifoso, rispetto molto il capitano<br />

Insigne anche se rispetto ai campioni<br />

del passato non credo ci sia alcun<br />

tipo di paragone. Quando ad<br />

esempio si andava in trasferta per le<br />

competizioni europee, ogni campo<br />

aveva una sua peculiarità. Oggi invece<br />

mi sembra tutto uguale».<br />

sabato 1 agosto 2020<br />

65


Dal calcio sei passato poi al fumetto?<br />

«Mio nonno era un pittore. Vide i<br />

miei lavori e riconobbe subito la mia<br />

qualità, anche se occorreva un parere<br />

esterno per averne conferma. Ci recammo<br />

dal maestro pittore Mario<br />

Apuzzo, il quale disse subito che<br />

avevo ancora molta strada da fare<br />

ma al tempo stesso anche qualcosa di<br />

non comune. Avevo soltanto ventitré<br />

anni e rimasi meravigliato<br />

dell’apprezzamento di questo<br />

grande professionista.<br />

Mentre pranzavamo, in<br />

onda c’era la trasmissione<br />

“Almanacco del giorno<br />

dopo” in cui si parlava dell’illustratore<br />

di Pinocchio,<br />

un altro segnale proveniente<br />

dal destino. Successivamente<br />

i miei disegni piacquero<br />

molto anche a Guido<br />

Prestisimone, giornalista<br />

de “Il Mattino”, e quindi<br />

per un anno e mezzo realizzai<br />

delle vignette per Sport Sud.<br />

Poi passai ad un’altra rivista sportiva,<br />

“Super Sport 2000”,<br />

diretta<br />

dal giornalista<br />

Maurizio<br />

Romano,<br />

in cui mi<br />

occupavo<br />

delle moviole<br />

dei gol<br />

e delle caricature<br />

dei<br />

personaggi.<br />

Nel frattempo<br />

continuavo ad<br />

affinare la mia<br />

tecnica per diventare<br />

fumettista».<br />

Partono quindi da questo momento<br />

i tuoi lavori.<br />

«Nel 1994 uscì il primo numero del<br />

fumetto di fantascienza “Engaso”,<br />

pubblicato dall’editore indipendente<br />

napoletano Micro Art. Fu una<br />

grandissima novità al punto che se<br />

ne parlò moltissimo. Oggi lavoro<br />

per l’editore napoletano “Stamperia<br />

del Valentino” per il quale ho<br />

realizzato le copertine di libri gialli<br />

ambientati nei primi anni del Novecento.<br />

Vorremmo<br />

inoltre<br />

sperimentare<br />

all’interno dei libri il disegno di<br />

quattro/cinque tavole di fumetto che<br />

introducano alla loro lettura. Collaboro<br />

con Giochi Uniti, leader in<br />

Italia nel settore<br />

dei giochi<br />

da tavolo, per<br />

la realizzazione<br />

di fumetti<br />

e nel<br />

2017 infatti<br />

presentai al<br />

Lucca Comics<br />

and Games<br />

“Omegha”, un<br />

fumetto di fantasy<br />

e fantascienza».<br />

Chiudiamo con<br />

una considerazione<br />

sul calcio<br />

che ha riaperto i<br />

battenti dopo la<br />

lunga interruzione<br />

a causa della diffusione<br />

dell’epidemia.<br />

«Da una parte costituisce<br />

la conferma di<br />

un’avvenuta ripartenza<br />

in tutto il nostro Paese.<br />

Al tempo stesso però vorrei<br />

sottolineare che per me<br />

ha rappresentato un motivo<br />

di serenità perché il<br />

campionato italiano è diventato<br />

troppo monotono.<br />

Ogni anno è sempre la stessa storia,<br />

con la Juventus che alla fine vince lo<br />

Scudetto. Come si fa a vedere un<br />

film di cui si conosce già il finale?»<br />

66 sabato 1 agosto 2020


PUNTI VENDITA DELLA CAMPANIA:<br />

C.C. CAMPANIA – MARCIANISE<br />

C.C. CC AUCH<br />

HAN GUG GIUGLIANO – GIUGLIANO<br />

C.C. LA CARTIERA – POMPEI<br />

C.C. VULCANO BUONO – NOLA<br />

C.C. AUCHAN MUGNANO – MUGNANO<br />

C.C. LA BIRRERIA - NAPOLI<br />

C.C. NEAPOLIS – NAPOLI<br />

C.C. QUARTO NUOVO – QUARTO<br />

C.C. MAXIMALL – PONTECAGNANO FAIANO<br />

C.C. LE PORTE DI NAPOLI – AFRAGOLA<br />

C.C. JAMBO – TRENTOLA DUCENTA<br />

C. .C. I SANNITI – BENEVENTO<br />

C. .C. LE COTONIERE - FRATTE<br />

C. CC .C. LE GINESTRE –VOLLA<br />

C.C. PEGASO – PAGANI<br />

C.C. IL CARRO – PASSO DI MIRABELLA<br />

VIA GIUDICI N.74 - ANGRI (SA)<br />

CORSO ITALIA N.149 - PIANO DI SORRENTO<br />

VIA TESTA T 13/15 - AVELLINO<br />

VIALE LEONARO DA VINCI N. .25/<strong>27</strong> – PORTICI<br />

VIA EPOMEO N.205 – NAPOLI<br />

VIA ROMA 66/68 - AVERSA<br />

VIA DOMITIANA - MONDRAGONE

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