TUTTOBALLO20 MARZO - EnjoyArt 2021

fabrizio.silvestri

Carissimi amici e lettori di Tuttoballo20, eccoci per il nostro atteso appuntamento mensile che, stavolta, è stato più atteso che mai! Paura che saltasse? Assolutamente no; abbiamo atteso qualche giorno in più perché, come sapete, il mese iniziava con un evento importante per gli amici della musica e del bel canto: il Festival di San Remo, su cui, da buoni osservatori (si spera!), abbiamo voluto scrivere … ecco svelato il motivo del nostro ritardo.
Ma, come sempre, vogliamo stupirvi, anche in questo numero, con novità ed articoli originali, che spaziano da spezzoni di storia di alcuni generi di ballo, ad altre forme di arte ed artigianato, molto apprezzate ultimamente, come l’Arte della ceramica e la testimonianza di chi ha fatto di questa passione un vero e proprio lavoro, ad interviste a giovani componenti di band musicali che, con entusiasmo e sacrificio, stanno cercando di realizzare i propri sogni, ad alcune considerazioni sul Festival di San Remo, ai consigli mensili sul make up, al responso delle stelle del nostro amico Jupiter … per i più “ansiosi” e curiosi, alla seconda parte del racconto “Chiuso lunedì” del nostro amico Alberto Ventimiglia, alla musicoterapia e poi, e poi … tante altre sorprese che dovrete scoprire sfogliando la nostra Rivista.
Allora uno, due, tre, via …TuttoBallo20, la Rivista amica che ti informa e ti tiene in forma!

Flavio

Paciscopi


TuttoBallo20 - Marzo 2021

In copertina : Flavio Paciscopi

TuttoBallo20 - Marzo 2021.

Editore "Stefano Francia" EnjoyArt

Direttore - Fabrizio Silvestri

Vice direttore - Eugenia Galimi

Segretaria di redazione - Pina delle Site

Redazione - Marina Fabriani Querzè

hanno collaborato: Maria Luisa Bossone, Marco Calogero,

Antonio Desiderio Artist Management, Giovanni Fenu, Mauri

Menga, Sandro Mallamaci, Walter Garibaldi, Giovanni

Battista Gangemi Guerrera, Lara Gatto, Patrizia Mior, Danilo

Piccini, Danilo Pentivolpe,

Foto: Luca Bartolo, Elena Ghini, Cosimo Mirco Magliocca

Photographe Paris, Danilo Piccini, Luca Valletta.

Foto concesse da uffici stampa e/o scaricate dalle pagine

sociale dei protagonisti.

Le immagini e le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto

d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai

sensi degli artt. 65 comma 2 e 70 comma 1bis della Lg. 633/1941.

É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.

É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dal

direttore. I collaboratori cedono all'editore i loro elaborati a titolo gratuito.

Testata giornastica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt

per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com

Tinna Hoffmann e Rosalinda Celentano

Rosalinda Celentano e Tinna Hoffmann

continuano a essere inseparabili. La

Celentano e la ballerina danese hanno

creato uno splendido rapporto nello

show di Milly Carlucci che continua

lontano dalle telecamere. Sensibile e

fragile, ma al tempo stesso

incredibilmente forte, Rosalinda ha

conquistato il pubblico con la sua

semplicità. L’amicizia con Tinna, grande

professionista e donna sensibile, le ha

consentito di dare il meglio sulla pista da

ballo, sorprendendo la giuria di Ballando

e i telespettatori.All'interno scoprirete

una Rosalinda Celentano inedita

© F R E E P R E S S O N L I N E r i p r o d u z i o n e r i s e r v a t a - D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r t "


Giornata Internazionale della danza

29 APRILE 2021

@Mirco Cosimo Magliocca Photographer Paris


E D I T O R I A L E

TuttoBallo20

Cari lettori, siamo giunti al mese di marzo che ci ricorda come, esattamente

un anno fa, la vita di ognuno di noi cambiava completamente.

Nell’arco di un anno molte cose sono successe, dal punto di vista sanitario,

sociale, politico, lavorativo, ma anche artistico e, per i motivi ben noti, l’Arte

ha purtroppo subìto una forte battuta d’arresto, come, d’altronde, molti altri

settori.

Nel nostro piccolo, abbiamo fatto di tutto, e continueremo a farlo, per

mantenere l’Arte viva, vicina a noi, dando voce a chi, coraggiosamente, ha

proposto percorsi alternativi a quelli a cui si era abituati, cercando di

costruire una rete tra ballerini, musicisti, cantanti o, comunque, tra tutti

coloro che si occupassero di Arte. Abbiamo continuato a scrivere delle varie

forme d’Arte, di cosa ha significato in passato l’Arte e di cosa significhi oggi,

sottolineando quanto valore e quanta ricchezza essa sia per noi.

Ed ora, ad un anno esatto dall’inizio di questa “nuova vita”, purtroppo la

situazione rimane critica: i contagi aumentano, gli ospedali sono in

sofferenza, la politica traballa ed il Paese, la gente è confusa … ma una notizia

positiva, che ci dà la forza di andare avanti, nonostante tutto, c’è: finalmente è

arrivato il vaccino, che ci sta dando speranza, e, tra alti e bassi, si è dato il via

alla campagna vaccinale.

Il mondo dell’Arte sta piano piano svegliandosi da un brutto incubo, ne è

stata testimonianza, questo mese, la realizzazione, tra mille precauzioni e

cambi di abitudini, del Festival di Sanremo, e speriamo che questo risveglio

sia sempre più rapido anche per le altre forme d’Arte … il teatro, il cinema,

i concerti, le mostre …

Questo numero, che parla di tante cose, tra cui il Festival, ma anche di forme

d’Arte particolari, come la ceramica, di giovani entusiasti che formano band e

si cimentano nella presentazione di inediti, di ballerini, di make up, di

musicoterapia, di narrativa etc. etc., è dedicata all’entusiasmo, alla voglia di

ricominciare e di rinascere … non a caso marzo è il mese della primavera, e

ci auguriamo che la scienza, con i passi da gigante che ha fatto in un anno

regalandoci i vaccini, nonostante le tante, tantissime difficoltà causate da

interessi politici, economici e princìpi insani, che sono il contrario di ciò che

noi professiamo amando l’Arte, ebbene si, ci auguriamo che quella stessa

scienza regali una nuova primavera al mondo dell’Arte e di tutti coloro che

ad essa si dedicano … Buona lettura!


A U D I Z I O N I

TuttoBallo20

AUDIZIONE

Il Balletto del Sud cerca ballerini/e

con formazione classica e attitudine al movimento moderno.

Il Balletto del Sud indice un’audizione per danzatori professionisti da inserire nell’organico stabile della compagnia.

requisiti richiesti:

Si cerca, con disponibilità, anche immediata, per l’inserimento nel programma lavorativo della compagnia (ripresa di spettacoli del proprio repertorio e preparazione

di nuove produzioni).

1 ballerino con buona tecnica classica e contemporanea

1 ballerino con ottima tecnica classica

2 ballerine con ottima tecnica classica

Come si svolge:

Per partecipare all'audizione è necessario inviare una mail a promozione@ballettodelsud.it contenenente:

Nome

Cognome

Data e luogo di nascita

Città di residenza

Cittadinanza

Età

Altezza

Email

Telefono

La mail deve essere corredata da:

curriculum

2-3 foto a figura intera

1 foto in primo piano

link di un video di estratti di una lezione di danza classica

link di un video di una variazione di danza classica (per le donne con le punte)

link di un video di una variazione di danza contemporanea

La direzione artistica visionerà il materiale e selezionerà i candidati ritenuti idonei che saranno convocati in presenza, presso la sede del Balletto del Sud, in via Biasco

10 a Lecce Italia.

È possibile inviare richiesta di audizione in qualsiasi momento nella modalità sopra descritta.

La graduatoria ha valore di un anno fino a settembre 2022 - con contratti rinnovabili.

Secondo la necessità verranno convocati i danzatori seguendo l'ordine della graduatoria o seguendo le necessità coreografiche.

Se un danzatore è già entrato in precedenti graduatorie e non è stato chiamato deve sostenere nuovamente l'audizione.

Durante l'audizione è possibile essere segnalati per la partecipazione al corso di perfezionamento del Balletto del Sud.

0039 0832 45 35 56

www.ballettodelsud.it

promozione@ballettodelsud.it


A T T U A L I T Á

TuttoBallo20

COSA SI PUÒ FARE ALL’APERTO SENZA PROBLEMI E A COSA BISOGNA INVECE RINUNCIARE?

ECCO I PUNTI PIÙ IMPORTANTI DA CONSIDERARE IN MERITO AL RISCHIO COVID

Le più importanti misure di “distanziamento sociale” in vigore

da qualche tempo hanno permesso di ottenere grandi

risultati e sono del tutto opportune e con un po’ di buon

senso, possono essere attuate facilmente nella vita di tutti i

giorni, ma che dire per alcuni degli sport di resistenza per i

quali mancano raccomandazioni esplicite o le indicazioni sono

solo accennate? È certo che lo sport sia salutare, sicuro e

raccomandato, oggi più che mai. Questo perché il rischio di

infezione in natura è molto più basso rispetto ai locali chiusi.

Ma cosa fare quando si fa sport in coppia o in piccoli gruppi?

Analizziamo le più comuni situazioni.


A T T U A L I T Á

TuttoBallo20

BALLI DI GRUPPO

La distanza di sicurezza di due metri è stata definita per evitare che, quando due

persone stanno l’una di fronte all’altra, vengano infettate da goccioline espulse nel

parlare o tossire. Se invece si voltano le spalle, il rischio di infezione è molto più basso,

anche a un metro di distanza. Quando si danzano i balli di gruppo si possono verificare

diverse situazioni:

• Ballo fianco a fianco: conviene osservare una distanza di almeno un metro e mezzo e

se si parla è meglio non girare sempre la testa verso il proprio compagno.

• Ballo l’uno dietro l’altro: andrebbe praticato per brevi periodi o a una distanza

maggiore, in modo da non respirare l’aria o la nuvola di goccioline della persona di

fronte.

BICICLETTA

Con la bicicletta da corsa la situazione non è del tutto chiara. Da un lato, la regola dei

due metri non ha senso perché, teoricamente, se si sta in fila, nel giro di frazioni di

secondo ci si trova sempre nella nuvola di goccioline del ciclista davanti, anche se si è a

diversi metri di distanza. D’altra parte, le turbolenze del vento e dell’aria riducono il

rischio. Per andare sul sicuro, è certamente consigliabile evitare per il momento di stare

nella scia del vento del compagno (anche se si è solo in due).

• Bicicletta fianco a fianco: in bicicletta l’aria espirata viene immediatamente spinta

all’indietro dal flusso d’aria. Stando quindi sulla stessa linea con una distanza di almeno

un metro l’uno dall’altro non si corre quasi nessun rischio.

• Mountain bike: se possibile, si dovrebbe viaggiare l’uno accanto all’altro, mantenere

una distanza laterale di almeno un metro e parlare rivolti verso avanti e non di lato.

PERCORSO VITA

Il Coronavirus può resistere sugli oggetti per un tempo abbastanza lungo, per cui è

possibile che il ginnasta precedente lo lasci sulle superfici della panca, degli anelli o

della sbarra. Anche se ciò potrebbe teoricamente rendere possibile il contagio, il rischio

è estremamente basso. Se vuoi andare sul sicuro, indossa guanti o una fascia per il

sudore in modo da non doverti asciugare il sudore con le mani (o usa la maglietta se

necessario) e a casa lavati le mani come dopo aver fatto la spesa.

SICUREZZA SÌ, ISTERIA NO

In linea di principio, anche per lo sport vale il principio secondo cui rispettando il

distanziamento sociale, tenendo le distanze e non andando in giro in gruppo, si può

minimizzare il rischio. Non sono necessari:

• Fare danza o ciclismo con la mascherina

• Girare il viso dall’altra parte quando si incrocia un altro corridore a distanza di

sicurezza

• Girare il viso dall’altra parte quando si incrocia un altro ciclista a distanza di sicurezza

rischiando una caduta

Conclusioni: gli sport all’aperto comportano pochi rischi se si seguono alcune regole di

comportamento. O, come dice Nicolas Müller, infettivologo della clinica universitaria di

Zurigo: “Per lo sport è difficile dare indicazioni definitive, ma nei casi e con le

raccomandazioni sopra descritte, la probabilità di infezione è minima o pressoché

inesistente. Il pericolo di infezione aumenta in caso di assembramento, tanto più il contatto

è ravvicinato e tanto più chiuso è il locale in cui ci si trova".

Quindi si può tranquillamente uscire, ne vale la pena! Mantieni le distanze, fai del bene

al tuo corpo e resta in salute!


A T T U A L I T Á

Voglia di

Felicità

di Alessandro Mallamaci

TuttoBallo20

Questo è il desiderio di chi partecipa. Sentirsi

parte di un gruppo che diventa un vero e

proprio generatore di energia positiva.

Ritrovarsi per ricaricarsi. Per rimanere accesi

fino alla prossima ricarica. Contagiarsi per

stimolare la produzione di anticorpi per

combattere il subdolo virus della depressione.

Ma non basta stare insieme o condividere

esperienze, perché si compia questo miracolo è

necessario un elemento fondamentale: la

musica.

È ormai acclarato che la musica ha questo

potere. Si sono scritti fiumi di parole su questo

argomento. Si sono fatti studi e ricerche che lo

hanno dimostrato. La musica è un vaccino

capace di curare la mente. Ma io aggiungo che

la musica oltre alla mente fa bene al cuore

La musica genera energia sotto forma di

emozione e le emozioni sono capaci di

stimolare la memoria

Ritrovarsi e ascoltare musica è come fare una

seduta dallo psicologo che riesce a fare rivivere

momenti passati che sono conservati

gelosamente in qualche cassetto nascosto della

nostra anima. Ma essere felici è una

condizione dell'anima che non è uguale per

tutti.

Molti intendono la felicità come uno stato

strettamente personale che prescinde da quello

che li circonda. Altri sono felici solo se riescono

a condividere con gli altri forti emozioni

È importante quindi che si creino le

condizioni perché tutti siano felici

La musica è in questa ottica uno strumento

universale, valido per tutti, egoisti e non.

Con l'avanzare dell'età è molto probabile che si

diventi sempre più egoisti, per le le ragioni più

svariate, indagate e dimostrate da studi

specifici.

Un gruppo composto per la maggior parte da

over può presentare queste caratteristiche

individuali, che però, grazie alla musica,

risultano essere molto mitigate. Un anziano che

vive solo, con poche occasioni di relazionarsi,

sarà sicuramente meno felice e meno disposto

a condividere con altri qualche attimo di

serenità, sarà più portato a chiudersi in se

stesso. In epoca di terrorismo mediatico questi

aspetti emergono in maniera tangibile.

Solo i più temerari sono disposti a rischiare pur

di essere felici.

Molti affrontano la vita con timore, paura

del nemico invisibile, diffidano di tutto e di

tutti. Ma vale comunque la pena di

rischiare, l'alternativa è la morte

dell'anima.

Lo sanno benissimo i tanti associati praticanti la

social dance, che unisce gli effetti della musica

sullo spirito a quelli del ballo sul corpo.

Disciplina completa dunque, che è stato

possibile continuare a praticare all'aria aperta,

anche durante questo anno buio, potendo

rispettare il distanziamento, con un

monitoraggio continuo del gruppo, garantendo

la sicurezza a tutti, applicando un rigido

protocollo frutto di una accorta analisi del

rischio. La natura benevola lo ha permesso

ininterrottamente soprattutto al sud, in luoghi

dove il clima è mite e l'aria è più pulita. Qui la

vita è continuata a dispetto di quanti pensano

che è meglio salvare il corpo anche a costo di

uccidere l'anima.


A T T U A L I T Á

TuttoBallo20

LARGO AI GIOVANI

Amadeus direttore artistico e conduttore di Sanremo 2021

Un’edizione particolare, senza pubblico, con poltrone vuote, riempite, durante la seconda serata da “palloncini spettatori”, applausi registrati o

provenienti dai soli componenti l’orchestra, scrupolosamente muniti di mascherine, con qualche ospite mancato, come Simona Ventura, in

quanto positiva al Covid o con qualche partecipante alla gara non fisicamente presente sul palco dell’Ariston, come Irama, perché in quarantena

in albergo; ma, nonostante tutto, grande merito ad Amadeus affiancato da Fiorello, simpaticissimo mattatore che ha saputo “reggere”il palco in

questa difficile situazione , con divertentissime gag, come i suoi continui travestimenti che facevano “concorrenza” all’oramai “prevedibile” Achille

Lauro, o ai suoi duetti canori con lo stesso presentatore ed a simpatiche battute.; e poi, per gli appassionati di calcio la presenza di Zlatan

Ibrahimovic …

Cinque serate, dunque, che vedono la presenza di diversi ospiti che, affiancando il presentatore ufficiale, Amadeus, annunciano canzoni e

cantanti. Durante la prima serata, molto significativa, e non scontata, la presenza di Alessia Bonari, l’infermiera che con la foto del proprio

viso stremato dalla fatica e dai segni lasciati dalla mascherina, fece, un anno fa, il giro del web. Perché ci colpisce la sua presenza nel clima

“festoso” di San Remo? Senza dubbio perché non bisogna dimenticare ciò che abbiamo vissuto e ciò che ancora stiamo vivendo ad un

anno di distanza, ma poi perché noi di Tuttoballo20 abbiamo la capacità (e scusate la modestia, ma siamo nati proprio con questo fine …),

forse di andare spesso oltre: l’Arte è sempre presente nella vita dell’uomo, ne celebra momenti felici e momenti difficili; l’Arte è supporto,

è respiro, è Vita … ed ecco, dunque che il viso stremato di Colei che lotta per salvare vite, è presente anche su un palco dove si cerca di

restituire parvenza di normalità alla Vita, festeggiandola con l’Arte …

Un altro momento importante in cui l’Arte continua la propria “missione” di inno alla vita, ci è stato regalato dalla presenza e dalla

bellissima performance di Loredana Bertè … Super Loredana continua a stupirci con i suoi capelli blu ornati da farfalle come simbolo di

gioia, di rinascita … canta alcune sue vecchie cover e ci fa ascoltare un bellissimo inedito “Figlia di…”, che è la sua storia … Loredana è

madre e padre di se stessa, e tutti conosciamo la sua vita; ma, ai suoi piedi, un paio di scarpe rosse, simbolo della lotta contro la violenza

alle donne … ebbene si, la musica, la canzone, l’Arte, il palco dell’Ariston lanciano questo messaggio, ma in modo delicato, senza troppi

sproloqui: un messaggio secco e preciso!

Dal punto di vista dell’ascolto, del gradimento delle canzoni, bisogna riconoscere il merito, a chi ha organizzato questo Festival, di aver

scelto canzoni molto belle, piacevoli da ascoltare, alcune bizzarre, accompagnate anche da look originali (si pensi a Max Gazzé), o molto

eleganti, ma comunque piacevoli … come piacevoli sono stati, per noi gli interpreti delle canzoni stesse.

Podio Sanremo 2021


A T T U A L I T Á

TuttoBallo20

Si è infatti spaziato dal genere “classico” a quello dell’estremo rock …

insomma, un festival per tutti!

Non c’è stata, per via dell’osservanza dei protocolli anti-Covid, la

presenza di ospiti stranieri (a parte Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic che

vivono in Italia), e questo, da una parte ha creato la sensazione di

“velocità” delle esibizioni dei cantanti, interrotte solo dai piacevoli

interventi ed esibizioni di quel gran mattatore di Fiorello, e dall’altra si

è avuta l’impressione “piacevole” della “riappropriazione dell’italianità”

del Festival che, per la prima volta, e per via di forza maggiore, è stato

un Festival tutto italiano, il “vero”Festival della sola canzone italiana!

Molto bello anche il tuffo nel passato, con un ricordo alle varie edizioni

del Festival, ripercorsi grazie alla presenza ed alle cover di Fausto Leali,

Gigliola Cinquetti, Ornella Vanoni, Marcella Bella, Michele Zarrillo,

Paolo Vallesi, Umberto Tozzi, Ornella Vanoni. Abbiamo avuto, quindi,

il piacere, di vedere sul palco dell’Ariston le “eccellenze” italiane:

Matilde De Angelis, Laura Pausini, Elodie, Vittoria Ceretti, Barbara

Palombelli, Giovanna Botteri, Beatrice Venezi, Alberto Tomba e

Federica Pellegrini

Ed è proprio Beatrice Venezi, “Direttore d’orchestra”, che ama definirsi

tale e non “Direttrice” , in quanto il talento non ha sesso, che apre una

polemica infinita e spacca in due il web; scatena l’ira delle femministe

convinte che per anni hanno lottato perché fossero riconosciuti i titoli

al femminile … ed invece l’Artista pensa che ciò che conta sia il talento,

il modo in cui questo viene espresso e non se viene declinato al

maschile o al femminile … un’affermazione controcorrente ma

coraggiosa … dopotutto l’Arte è Arte e basta, senza sesso, colore,

religione …

Un altro momento che ci ha colpiti molto, è stata la presenza di Sinisa

Mihajlovic che, in modo delicato, quasi velato, senza lacrime ma con il

sorriso, ha portato sul palco dell’Ariston la testimonianza di ciò che ha

vissuto e sta vivendo, ma che ha superato con grande forza d’animo,

aiutato dal pensiero di dovercela fare, anche per la sua grande

passione, il calcio, oltre, naturalmente alla famiglia ed agli affetti, ed è

stata molto bella la luce di gioia che traspariva dai suoi occhi quando,

insieme a

Fiorello, Amadeus ed Ibra, ha intonato la canzone dei Nomadi,

“Vagabondo” … ancora una volta testimonianza di come la vita si

“aggrappi” spesso all’Arte!

E poi la presenza di Giovanna Botteri, che porta sul palco la propria

esperienza, vissuta prima di noi, in Cina, di questo nemico insidioso

che non accenna ad andarsene. E’ stata una presenza molto

apprezzata perché accompagnata da una testimonianza non pesante,

ma piena di speranza, anche quando carica di entusiasmo e col

sorriso, annuncia l’esibizione di Bugo.

Se, però dobbiamo fare i conti con l’emozione, possiamo dire che due

sono stati i momenti più toccanti che, nel clima festoso, non ci hanno

fatto dimenticare la quotidianità con le sue difficoltà, soprattutto per

una categoria in sofferenza, quella degli attori teatrali, senza alcuna

ombra di polemica, ma solo con messaggi di tanta, tanta speranza: la

presenza di Antonella Ferrari e Monica Guerritore.

Antonella Ferrari commuove tutti con un monologo sulla sua malattia,

la sclerosi multipla, sale sul palco in abito rosso, con la sua stampella

colorata, ringrazia Amadeus per averle dato la possibilità di esibirsi su

un palco dopo mesi e mesi di immobilità per la sua categoria e, come

sempre, attraverso l’Arte lancia un messaggio: “Io non sono la sclerosi

multipla. Io sono Antonella Ferrari”!

Molto bella è l’esibizione del “quadro”, in omaggio a Penelope, di

Achille Lauro ed Emma Marrone, anticipata dal monologo di Monica

Guerritore, nel ruolo di Penelope. Anche l’attrice, attraverso la sua

esibizione lancia un messaggio importante: il teatro c’è ed è vivo … è

solo “prestato”, una volta l’anno ai cantanti, ma quel palco è del teatro

e degli attori teatrali che devono ritornare!

Importante anche la presenza di un ospite, Donato Grande, campione

di Powerchair football, il calcio in carrozzina, che fa qualche palleggio

con Ibra, ed è testimone di come, per lui, lo sport sia vita, sia gioia, sia

respiro, e la sua grande voglia di tornare a praticarlo …

Vittorie più o meno prevedibili… Tra le nuove proposte vince Luca

Gaudiano con il brano “Polvere da sparo”; tra i big, invece, si classifica

al terzo posto Ermal Meta con il brano “Un milione di cose da dirti”, al

secondo posto Francesca Michielin e Fedez con il brano “Chiamami col

tuo nome”, mentre conquistano il podio vincendo la 71. edizione del

festival della canzone italiana i Maneskin con il brano “Zitti e buoni”.

Sanremo 2021 è stato il Sanremo più social di sempre con 30 milioni

d’interazioni totali. Questo Festival ha dimostrato come sia cambiata la

fruizioni, la crossmedialità tra Raiuno, Radio2, Raiplay, accoglie una

nuova domanda di consumo non lineare. Il 74% degli ascoltatori sono

ragazze dai 15 ai 25 anni. Le polemiche su Fedez e Michilein, la

blasfemia di Achille Lauro, gli outfit dei partecipanti, gli ologrammi di

Mollica sono tutti colori che ruotano intorno a Sanremo, unico festival

nella storia a vivere isolato come tutti gli italiani.

Maneskin vincitori di Sanremo 2021

Michielin e Fedez - secondi classificati Sanremo 2021

Ermal Meta terzo calssificato Sanremo 2021


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

ROSALINDA

CELENTANO


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Cantante, attrice, pittrice. Nell’anno 1990

debutta come cantante e sceglie il

palcoscenico di Sanremo per presentare

“L’età dell’oro”. L’anno successivo vince

l’ultima edizione della sezione Disco Verde

del Festivalbar con “Quanti treni, singolo

del suo unico album “Rosalinda“. Nel 1994

passa alla conduzione televisiva nella

syndication nazionale “Supersix“. Alla fine

degli anni novanta scopre la recitazione.

Diretta da grandi registi come: Renato De

Maria, Giuseppe Bertolucci, Wilma Labate,

Mel Gibson, nel 2002 le viene dato il Globo

d’oro come migliore attrice esordiente per

il film “Paz!” di Renato De Maria. La svolta

arriva nel 2004 quando recita nel film di

Mel Gibson nel ruolo di Satana nel film

pluripremiato “La passione di Cristo” per il

quale vince diversi premi. Nel 2008 entra

nel cast della docu-fiction “Cash, viaggio di

una banconota” di Giorgio John Squarcia e

Francesca Fogar. Nell’ultima edizione di

“Ballando con le Stelle”, in coppia con Tinna

Hoffman ha dimostrato di essere un artista

che ama essere e non apparire. E’

appassionata di pittura e scultura e ha

espresso la sua vena artistica anche

attraverso alcune opere d’arte, che ha

deciso di mostrare ai noi di “Tuttoballo20”.


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20


P E R S O N A G G I

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TuttoBallo20


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Flavio Paciscopi

“Lanciare il

cuore oltre l’ostacolo

per trovare la felicità e

fare quello che si ama"

di Eusebio De Cristofaro


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Una carriera come ballerino che comincia

abbastanza presto, intorno all’età di 9 anni, quando

riceve alcune borse di studio per dei corsi estivi

nelle principali accademie di danza Europee. A 13

anni gli viene offerta una borsa di studio per la John

Cranko Schule e decide di accettare, pieno di paura,

si ripete: Ma ecco che

ogni volta che questi pensieri si facevano strada

nella sua mente, subito intervenivano a scacciarli le

parole di sua madre : >.

All'inizio, mi confida quasi sottovoce, è stato molto

difficile perché si ritrova da solo in una scuola

internazionale, in mezzo a studenti di tutte le parti

del mondo e per giunta deve comunicare in inglese.

Come se non bastasse il programma dell’accademia

prevedeva di dover frequentare la mattina una

scuola statale e per giunta dover studiare in

tedesco. La sua confusione diventa totale, non

conosce nemmeno una parola di tedesco e mi

confessa: .

Mi racconta di Stoccarda, una città molto tranquilla,

moderna e rivoluzionaria, mi dice che dopo le prime

difficoltà si trova molto bene, non è grande e questo

aiuta ad ambientarsi e farsi degli amici. Gli faccio la

domanda da un milione di dollari e lui ride: >.

Gli lascio spazio per concludere questo breve

incontro con la promessa di rivederci a Stoccarda:

.


Baidy Ba

P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Coreografo e Ballerino senegalese

di Eusebio De Cristofaro


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

"SELE BE YONE", il titolo di questo progetto del ballerino e coreografo senegalese Baidy

Ba, realizzato in collaborazione con Hanan Hameen, direttrice e fondatrice dell’Artsucation

Academy Network in lingua WOLOF, una delle diverse lingue parlate in Senegal, può

essere descritto come un crocevia di strade che si intersecano.

SELE (Pulito o Salubre), BE (Essere), YONE (Strada) si può interpretare come un

cammino salutare, come il viaggio di una persona sana, o una persona che intraprende un

viaggio di purificazione del corpo e dell’anima. Evocare la strada intrapresa dall'umanità

attraverso eventi ben precisi, basandosi sulle realtà africane e, in particolar modo, su

quelle senegalesi del passato e del presente. Vecchie realtà e valori che hanno

caratterizzato la forza e la ricchezza africana, ma che oggi sono scomparsi, mescolati ai

valori del mondo moderno, non solo favorendo lo sradicamento dei nostri vecchi valori, ma

innestando anche l'ignoranza tra i nuovi giovani senegalesi.

Attraverso questo tema e, per mezzo della danza, ballerini di diversa estrazione e stili

diversi dialogano per mezzo dei loro corpi ed esaltano la loro differenza culturale. Un

dialogo mantenuto percorrendo strade che si intersecano e non si incrociano, facendo

dialogare culture diverse e varie nazionalità, molteplici incontri che ci conducono verso un

Senegal emergente.

D: Sto guardando una foto del tuo progetto Sele Be Yone sulla tua pagina Facebook,

da cosa e quando nasce questo progetto?

R: SELE BE YONE all’inizio era solo una serie di cortometraggi di danza, iniziati durante il

Covid-19 sul tema “Kaolack durante e dopo la pandemia", attraverso il concetto e il

progetto "Dundee Art Project Kaolack". Un viaggio intrapreso da giovani consapevoli dei

vecchi valori e che credono nella ricchezza africana e nel fatto che essa possa inserirsi ed

adattarsi alla società moderna per camminare verso un nuovo Senegal Emergente.

D: Come vedi il tuo nuovo Senegal?

R:: Il Senegal che immagino nel prossimo futuro è un Paese dove i giovani percorreranno

tutte le strade necessarie al nostro sviluppo, affinché gli africani possano trovare qui quello

che cercano altrove. Un giovane che riscoprirà i nostri valori ancestrali, e quando dico

ancestrale intendo arte, tradizione e cultura che rappresentano il cuore pulsante del nostro

paese. Perché io credo all’esistenza di questi giovani e alla loro consapevolezza che

potranno davvero cambiare il sistema sia economico che sociale del Senegal e collocarlo

nel Futuro, perché l'Africa è il Futuro così come è stata l'inizio di tutto.

D: il corpo è lo strumento per dialogare tra culture diverse?

R: sai Eusebio, prima che avessimo accesso a tutta questa tecnologia, in particolare qui in Senegal,

tutti i mezzi di comunicazione passavano attraverso strumenti a percussione, uno in particolare, il

Tam Tam che era il mezzo di comunicazione attraverso il quale far viaggiare un messaggio, invitare

o indire anche riunioni. Nella vita, tutto ciò che vediamo accadere intorno a noi, è fatto di movimenti

e, quando si parla di movimenti, parliamo di danza. Movimenti espressivi che si manifestano

attraverso i gesti del corpo, gesti che non hanno nemmeno bisogno di essere tradotti in modo che

per esempio un altro gruppo etnico possa capirli. La danza è sempre stata utilizzata come mezzo di

comunicazione e come legame tra persone di origini diverse. Oggi diffondiamo messaggi attraverso

il nostro corpo ed esso diventa di nuovo lo strumento con il quale cerchiamo di cambiare il mondo.

D: Leonardo Da Vinci "il corpo umano è la più perfetta delle macchine" nel tuo lavoro cerchi

la perfezione e quando puoi dire di averla raggiunta ?

R: Non direi soltanto il corpo umano, ma direi che l'essere umano in quanto tale è il più perfetto di

tutto ciò che può esistere ed esisterà sulla terra. Basta osservare tutto ciò che il corpo umano può

fare e conquistare, tutto ciò che può sopportare, tutto ciò che può liberare, tutta quell'energia che

rilasciamo sul palco e che nessuno può descrivere è ciò che ci distingue come artisti. Una luce che

non tutti gli artisti hanno perché non è dato a tutti di essere un vero artista: per me essere un artista

è un dono di Dio e un regalo della vita. Il modo in cui pratico la mia arte è per me un modo di

pregare e di essere più vicino a Dio e ai misteri della vita e della terra, perché ballo non solo per

ballare ma ballo per salvare l'umanità, rimuovendo l'odio che è in essa e con ogni mio spettacolo

mostro loro cosa può fare l'arte nella nostra vita e nel nostro cuore. Ballo anche per mostrare la

strada a chi non conosce la strada per raggiungere il proprio successo nell’arte, per aiutare ad

avere la speranza e infondere la consapevolezza che si può avere successo attraverso la propria

arte.

D: parlaci della cultura di Kaolack e di come tu incarni questa cultura con la tua danza!

R: La regione del Kaolack è una regione molto ricca di cultura ma povera di progetti, perché il

Kaolack è la parte del Senegal dove si può dire che la cultura senegalese è nata ma, se oggi visiti il

mio paese, non riesci a percepirlo. Essendo un ballerino e coreografo professionista, sono

consapevole di tutto questo e del fatto che i Kaolacker non hanno mai visto un ballerino che ha

avuto successo nella vita girando il mondo e guadagnandosi da vivere con la danza. Quindi, il mio

obiettivo è raccogliere questa sfida per poter mostrare alla popolazione kaolackois che è possibile

farlo, e voglio infondere la forza ai giovani danzatori che è possibile riuscire nel loro sogno. Oggi,

grazie alla mia pazienza e anche al mio duro lavoro, sono riuscito a vincere questa sfida. Per

questo ho creato una mia compagnia per dare l'opportunità ai giovani che hanno talento e che

possono mostrarlo al mondo intero.

D: Cosa vuoi dire al tuo pubblico italiano?

R: Voglio dire che sono un combattente della cultura Kaolack, che lotto per la sopravvivenza della

danza e per la sopravvivenza dei ballerini attraverso la loro arte. Voglio dire anche che sarei molto

felice di lavorare con ballerini italiani e coinvolgerli nei miei progetti futuri per la regione del Kaolack,

e sarei onorato di accoglierli a braccia aperte. Se ci sono artisti che vogliono collaborare, possono

contattarmi e discutere insieme su come collaborare. Sarei anche davvero molto felice di poter

portare il mio progetto nei teatri italiani e far conoscere al vostro paese la ricchezza della mia terra.


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Fabio

Crestale

Giovanni Battista Gangemi Guerrera


P E R S O N A G G I

Fabio, vive e lavora da lungo tempo in Francia, a

Parigi. E’ un Danzatore e coreografo che ha danzato

per i grandi nomi della danza. Ora fa parte del corpo di

ballo delle opere liriche dell'Opera National de Paris.

Insegna come docente di contemporaneo al

conservatorio di Meudon, ed è Direttore e coreografo

della compagnia “ IFunamboli” Paris

( www.fabiocrestale.com - www.ifunamboli.com )

Sei partito da una scuola normale di danza in Italia

e sei arrivato a danzare per grandi coreografi.

Esattamente, indimenticabili e ancora porto quelle

esperienze nel cuore, grazie a Nadja Bussien, Prima

Ballerina del Teatro Nazionale di Mannheim in

Germania. Poi ho girato come un matto: il Balletto di

Toscana e lo I.A.L.S. a Roma, il perfezionamento allo

Steps e Alvin Ailey Dance Center di New York, al

Columbus di Zurigo, al Laban Center di Londra e al

CND di Parigi.

Cosa devi alla tua Nazione e cosa devi alla Città

che ti ha adottato?

Alla mia Nazione devo i Natali e l’amore per l’arte. Ho

iniziato a studiare danza propria nella mia Italia. È una

nazione ricca di arte, anzi, culla di tutte le arti e credo

che questo abbia portato me ad innamorarmi della

danza. Certo, non nascondo, visto anche il periodo,

che mi ha deluso, perché ha considerato la cultura e la

dedizione alle arti come puro divertimento, e non

come un vero lavoro, una vera e propria professione.

Alla Francia, a Parigi, devo il nascere della mia

compagnia, ed il fatto che sia una Nazione che guarda

l’arte e lo spettacolo con interesse.

Hai una tua compagnia di danza “ IFunanboli”.

Come la descriveresti?

Si. La compagnia " IFunamboli " l’ho fondata nel 2011

a Parigi, per trasmettere le mie visioni coreografiche in

realtà. Molte creazioni sono state ispirate da testi

scritti... Ospitata inizialmente dalla struttura " Tutu

Dance Project " di Mallaury Gaudion (ballerino “Sujet”

all'Opera Nazionale di Parigi) ". “IFunamboli " dispone

di una propria struttura da ottobre 2015. La compagnia

intrattiene una relazione privilegiata con i ballerini

dell'Opera di Parigi, che hanno spesso preso parte alle

creazioni. La Compagnia si è rappresentata in

numerosi festival in Europa: Biennale di Venezia,

Festival Ammutinamenti di Ravenna, Festival « Quasi

solo » di Brescia, il Festival 360° a Parigi (Francia), il

Dance Immersion Festival a Cagli, il Festival

Palcoscenico Danza di Torino, il Festival Villa Nova a

Villeneuve-sur-Yonne(Francia), il Festival On danse! a

Triggiano, il Festival AnticorpiXL a Ravenna, il Festival

Civitanova Danza, il Festival di danza contemporanea

di Valencia (Spagna)... Una compagnia poliedrica.

Composta sia da danzatori che da musicisti dal vivo,

ma con un fattore comune: tutti i professionisti con

ottime capacità espressive teatrali. Attiva in Francia

come in Italia, la compagnia ha ricevuto numerosi

premi ed è in sviluppo costante.

Quali caratteristiche trovi, secondo te, tra la danza

in Italia e la danza in Francia?

in Francia la danza è una continua ricerca,

contaminata da varie nozioni, una danza giovane. In

Francia la tecnica viene stravolta, destrutturata. In Italia

sembra che la danza si sia fermata o, per meglio dire,

si dà maggiore risalto solo al balletto classico,

mettendo da parte tutto ciò che tratta la danza

contemporanea, la sua ricerca e le sue evoluzioni.

L’atteggiamento da parte degli operatori e della politica

italiana, mi appare sempre molto disinteressato. Ho

come la sensazione che tutto sia già predefinito. Mi

sembra che manchi la curiosità di conoscere: io invece

sono convinto che essere curiosi sia segno di

intelligenza.

TuttoBallo20

Quali sono i tuoi obiettivi durante una lezione e

quali mentre coreografi?

Per me durante la lezione è importante capire chi ho

davanti, la composizione del gruppo di allievi/e, la loro

tecnica e cercare di portarli verso la mia direzione,

verso la mia danza. L’obiettivo durante la lezione, e

non solo, è di centrare l’energia al livello del

Muladhara, situato al centro del bacino; è da questo

punto di partenza che l'energia e l'equilibrio si

diffondono nel corpo per controllarne i movimenti.

Partendo da una base a terra, cercando il centro del

bacino, i movimenti si sviluppano gradualmente in tutto

il corpo per poi alzarsi improvvisando, alla ricerca

dell'equilibrio del corpo. Il lavoro che sviluppo

successivamente è un mix tra lavoro sul pavimento,

rilascio e ricerca sulle dinamiche del movimento nello

spazio. Mentre coreografo, la situazione è diversa.

Arrivo in sala con un progetto che ho in testa e cerco di

svilupparlo e renderlo reale, fisico. E’ come se andassi

in trance, mi alieno. Butto tutto fuori, per poi togliere ciò

che non mi convince.

« Le mie coreografie poggiano su una ricerca

musicale e ritmica molto personale destinata a

stimolare la creatività ed il superamento dell’io ».

Torneresti in Italia?

Certo e, ovviamente, torno quando mi è possibile e ti

dirò che mi piacerebbe avere anche qualche occasione

in più per condividere il lavoro che faccio a Parigi e in

Francia. A Brescia ho i miei familiari ed i miei amici.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

L’11 aprile 2021 mi aspetta quello che ritengo il mio

appuntamento più impegnativo: Uirapurú, légende de

la canopée alla Città della Musica di Parigi, un lavoro

che vede coreograficamente impegnati anche gli

orchestrali dell’Orchestra Pasdeloup al Philharmonie

de Paris. Un programma che prevede pezzi di Heitor

Villa-Lobos ed Ennio Morricone. Il sogno è legato al

mio amore per l’Opera, sono italiano d’altronde…, e

alcuni anni fa un giorno mi fermai davanti all’Opera de

Paris e decisi di fare un’audizione per entrare nel corpo

di ballo delle opere liriche. I coreografi di Opere Liriche

all’Opera sono tutti importanti ed affermati. Mi hanno

preso e ho lavorato in molti allestimenti. Mi piacerebbe

un giorno poter dirigere la compagnia di un ente lirico o

poter ideare nuove creazioni per una compagnia Stabi.

Il 3 Aprile , mi attende una creazione per la serata

TEDxBlois in diretta YouTube per l’America dal castello

di Chambord. Infine nel mese di giugno i

festeggiamenti per i dieci anni della mia Compagnia

“Ifunamboli”

Per concludere, come definiresti la tua danza, il tuo

lavoro?

La mia danza la definisco poetica, il mio lavoro fisico:

due aggettivi che sintetizzano il concetto della forza del

mio gesto coreografico.

Nutro per la danza, non solo l’orgoglio del ballerino e

coreografo, ma un profondo riconoscimento. È stata la

mia fortuna. È diventata la mia etica, grazie alla nobiltà

di questa disciplina. Grazie alla danza ogni giorno

scopro e indago un aspetto del mondo, con l’energia e

la generosità che le sono proprie. Ogni artista ha

l'orgoglio della sua arte, ogni artista difenderà l’arte dal

cui incontro è stato travolto.


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

MARTINA

ARDUINO

Lavorare il ruolo di

Giselle con Carla

Fracci è una delle

cose più preziose

della mia carriera

fino ad oggi


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Martina Arduino a 21 anni ha già interpretato importanti ruoli di prima ballerina e di étoile, ha

vinto il Premio Europaindanza 2017 (Accademia Nazionale di Danza di Roma) al merito per

l’interpretazione di Giulietta di MacMillan. Viene da Torino, ma entrata al primo corso della

scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala si trasferisce a Milano con tutta la famiglia che la

supporta e la segue nella sua scelta di vita da artista. Martina racconta il mondo di sogni e

d’emozione in cui vive, «fatto al 99% di duro lavoro» e studio.

Gentile Martina grazie per questo incontro. Partiamo dagli esordi. Dove hai cominciato i tuoi

studi coreutici?

Ho iniziato a studiare danza all’età di 3 anni e mezzo a Torino, in una scuola privata fino all’età di

10 anni. Ho fatto l’audizione all’Accademia del Teatro alla Scala e, all’età di 11 anni, ho iniziato il

primo corso, diplomandomi, poi, dopo 8 anni.

Il primissimo approccio con il Teatro Alla Scala. Quali ricordi e per cosa?

Fin da piccola è sempre stato un mio grande desiderio ballare sul palcoscenico del Teatro alla

Scala. Quando ero a Torino il mio insegnante mi faceva spesso vedere video e foto del Teatro e,

sia i ballerini che la bellezza del Teatro, mi affasciavano tantissimo.

Ricordo la prima volta che sono entrata allo shop del Teatro e, attraverso un porta semiaperta ,

vidi il foyer. È stato emozionantissimo e dal quel momento mi innamorai a prima vista di quel

Teatro, pensando che un domani avrei voluto danzare li.

Ho frequentato l’accademia per 8 anni e, in seguito al diploma, sono entrata subito in

compagnia, danzando presto numerosi ruoli da solista e poi da prima Ballerina.

Sei Prima Ballerina ora per il Teatro Alla Scala di Milano. Quali responsabilità senti in questa

posizione?

Dopo tre anni in compagnia ho vinto il concorso da Prima ballerina ed è stata uno delle

emozioni più grandi, una grande soddisfazione: l’inizio verso una nuova avventura ricca di

responsabilità ma anche di grandi opportunità. Fin dal primo momento è stata un grande

occasione per poter interpretare nuovi ruoli, lavorare con coreografi che non conoscevo prima.

Da quando ricopro questa nomina, mi sento sicuramente delle responsabilità in più rispetto a

prima perché sono consapevole di essere anche un esempio per la compagnia; per la dedizione

al lavoro, la costanza, la professionalità , ma anche l’approccio ai ruoli, l’artisticità, la sicurezza e

la maturità in scena che una prima ballerina deve trasmettere.

Recentemente sei stata protagonista della Giselle in diretta streaming, dove hai danzato il

primo atto di questo balletto supervisionata della piu grande ballerina italiana di tutti i

tempi: Carla Fracci. Quale emozione hai provato ad un simile privilegio e cosa ti è rimasto di

questi suoi insegnamenti?

Lavorare il ruolo di Giselle con Carla Fracci è una delle cose più preziose della mia carriera fino

ad oggi. Non avrei mai immaginato che avrei potuto avere questa grande opportunità, e per

questo sono grata e onorata per tutto quello che ho appreso ed imparato, anche solo

guardandola da vicino. Mi rimarranno per sempre impressi nella mente i suoi occhi e

l’espressione del suo volto; quando lei mi parlava di Giselle, in quel momento Carla Fracci era

Giselle. Ricorderò per sempre le sue parole e i suoi insegnamenti: dare sempre senso ad ogni

movimento, non

dimenticare mai l’intenzione e il pensiero per cui si fanno determinati gesti, e vivere quello che

si sta interpretando per poter trasmettere le emozioni e quindi risultare naturali e veri sul

palcoscenico. La più grande qualità per una artista è la sua umiltà e verità da portare anche sulla

scena.

Il ruolo che ami danzare?

Uno dei ruoli che amo danzare è Odile , il cigno nero del Lago dei cigni, ma ho adorato danzare

anche Kitri

Un grande nome della danza con cui ancora non hai lavorato e con cui ti piacerebbe farlo?

Senza dubbio Jiri Kylián. Ho danzato il suo capolavoro “PetiteMort” ma, purtroppo, non ho

lavorato direttamente con lui.

Cosa ami nel tempo libero?

Mi piace dipingere

La tua visuale sulle programmazioni streaming di questo periodo pandemico?

Questo è un periodo veramente difficile per il mondo della danza, e più si va avanti, più la

ripartenza in particolare degli spettacoli dal vivo è complicata, a rilento , se non addirittura

bloccata. Premetto che dal mio punto di vista la Danza è un’arte che va ammirata, guardata e se

posso aggiungere anche giudicata dal vivo, ma trovo che in questo momento gli spettacoli

streaming siano un bagliore di luce per noi ballerini, ma anche per gli amanti e appassionati di

danza per poter continuare a tramandare la nostra arte , emozionarsi , vivere i balletti e seguire

i danzatori. Lo schermo toglie molto, tutto viene filtrato e quindi spesso soprattutto i balletti

classici credo non abbiano la resa che meritano. Però sono convinta che gli spettacoli streaming

possano avvicinare più persone al teatro , incuriosirle e invogliarle a tornarci o magari a provare

per la prima volta la mia magia del Teatro.

Cos'e per te la danza?

Per me la danza è la mia vita. Dedico tutta me stessa e senza di lei non sarei completa. Quando

danzo mi sento al posto giusto, riesco ad essere me stessa senza paura di essere giudicata.

Riesco ad esprimermi e, a volte, è anche un momento di meditazione, in cui lascio tutti i

pensieri fuori e ci sono solo io e la danza.


K R I S T I A N

C E L L I N I

P E R S O N A G G I

TuttoBallo20


P E R S O N A G G I

TuttoBallo20

Il mondo legato all’Arte Coreutica è qualcosa di affascinante, di

versatile e sperimentale allo stesso tempo. Molti danzatori, infatti,

non si fermano ad esprimersi attraverso il movimento del proprio

corpo, su un palco, dinnanzi ad un pubblico ed all’interno di una

compagnia, ma vanno oltre, esprimendosi anche attraverso le proprie

idee e sperimentando, spesso affermandosi sia in Italia che all’estero,

il mondo della coreografia.

E’ il caso, questo, di un grande danzatore-coreografo italiano,

Kristian Cellini, che ha una carriera favolosa alle spalle ed in atto,

tanto da essere osannato anche all’estero, quando, tra i tanti successi

ottenuti, nel 2013, al Festival Internazionale DansEncore Québec,

dove si presenta con “What’s Women”, scrivono di lui: “ La seconda

ondata di freschezza è venuta dall’Italia con la KC Dance Company, una

coreografia firmata Kristian Cellini, venuta dalla fantasia, ma anche da

un pizzico di follia sulle note di Verdi. Prima ci ha offerto un segmento

coreografico dal carattere lascivo, per poi tornare con un’energia

vivace ad un’eleganza tecnica impeccabile, grazie alle diverse atmosfere

offerte da quattro ballerine e un ballerino che hanno brillato per la

qualità e la precisione delle loro prestazioni” (Le Nouvelliste).

Essendo, inoltre, fondatore e Direttore Artistico di “Peccioli in

Danza” e della sezione danza nel Festival 11Lune a Peccioli (Pisa), ne

segue i vari progetti; sta inoltre lavorando alla traduzione in danza

del romanzo autobiografico “Sedotta e sclerata” e ad un progetto

ispirato alla “Divina Commedia” , ed è in attesa di portare a termine

un progetto con il Real Conservatorio Professionale di Danza

Mariemma per una serata di Gala a Madrid.

Grandi idee, studio e sacrificio, uniti ad una grande passione e

creatività, hanno portato, come si evince, Kristian Cellini a grandi

risultati; Kristian è l’esempio di chi riesce a “creare” opere d’arte

sperimentando, evolvendosi, andando sempre oltre e poi ancora

oltre, riuscendo a far incontrare il ballo con le “arti sorelle”,

riuscendo ad “unire gli opposti”, riuscendo a dare importanza, oltre

che alla tecnica, alla vera personalità ed emotività che ogni

danzatore riesce a trasmettere … ed è così che dà vita a quello che è

il vero senso dell’Arte in tutte le sue forme …

Ma come si sviluppa nel tempo il talento di Kristian Cellini?

Andiamo per gradi...

Nasce nell’agosto del 1971, e si diploma come danzatore classico e

moderno nel 1989, entrando subito in compagnie che vantavano nomi

prestigiosi, come Carla Fracci, George Iancu, Vladimir Derevjanko ,

Luciana Savignano, Daniel Ezralow, Micha Van Hoecke, e partecipa ad

importanti trasmissioni televisive, ricoprendo il ruolo di solista e

primo ballerino, con diversi artisti, quali Andrea Bocelli, Vasco Rossi e

Renato Zero.

Facendo tesoro delle grandi esperienze e successi che ottiene come

danzatore, inizia a pensare anche alla coreografia, ma in un modo

tutto suo, personale, unendo tecnica e musicalità ma, soprattutto,

considerando le diverse qualità proprie di ogni singolo ballerino che

sono elemento prezioso di ispirazione; viene infatti definito

“Coreografo ed insegnante di riconosciuto spessore artistico.

Innovativo nel linguaggio, grazie alla sua prorompente energia

creativa e sulla base di una tecnica consolidata e di efficaci scelte

musicali, crea interpretazioni magistrali”.

Da quel momento, molti sono i premi ed i riconoscimenti che ottiene

nel corso degli anni, e intanto continua a”creare” … coreografie di

spettacoli , tour teatrali e concerti con Andrea Bocelli; è il coreografo

dell’Opera rock “L’Arca di Giada”, un misto tra opera lirica ed opera

rock, in cui riesce magistralmente a coniugare i due mondi, dirigendo

un maestoso corpo di ballo; tantissime esperienze e plausi all’estero…

e poi ancora collaborazioni con molti grandi del mondo dell’Arte tra

cui spicca ancora Andrea Bocelli, insieme a Placido Domingo, il

ballerino Giuseppe Picone e molti altri ancora…

Crea “Amore impossibile” per la Compagnia Alessandra Corona Works

di New York; crea “La Mietitura”; crea la coreografia per Sergei

Polunin nel video “Ave Maria” di Bocelli; crea un pas de deux per

Guillam Còté e Heather Ogden dal titolo “Incontri”; crea e cura la

prima edizione “Gala di Stelle Danzanti” e tante, tante altre cose

ancora…

Sarebbe molto lungo descrivere ed elencare le opere, i luoghi,

nonché le varie Compagnie ed i grandi Maestri dell’Arte per cui

Kristian Cellini ha “creato”, ne abbiamo fatto solo un “brevissimo”

cenno … molto di più ci sarebbe da raccontare, ma è altrettanto

interessante parlare dei progetti a cui attualmente il grande Artista si

sta dedicando: intanto è doveroso evidenziare che da anni svolge

“laboratori coreografici” in Scuole e Centri Professionali di danza sia

in Italia che all’estero (MAC, IALS, IDA, Real Conservatorio

professionale di Danza Mariemma a Madrid, Parigi, Toronto etc.).


F O T O G R A F I A

TuttoBallo20

Workshop

fotografia

Luca di Bartolo


F O T O G R A F I A

TuttoBallo20

A chi sono destinati, come e dove organizzarli, a cosa servono, quando ci sentiamo in grado di proporne uno, cosa metterci dentro?

Nel 2014, dopo più di 10 anni di esperienza in teatro, avevo raggiunto una mia poetica sulla fotografia di danza, di sicuro non ero per nulla interessato alla

fotografia ‘in studio’, la danza era arte viva che prendeva forma nel suo nascere ed era in quelle condizioni che potevo trasmettere ciò che sapevo fare.

La fotografia ‘in studio’: permette l'apprendimento di tecniche di illuminazione e se ben fatta, i canoni estetici della danza classica. Può dare origine a immagini

incredibili, ma non è danza, diciamo che volendo utilizzare una metafora potremmo paragonarla alla copertina di un romanzo ma non al suo contenuto.

Decisi di partire in grande, scrivere un vero e proprio corso, in cui si studiasse un po’ di storia della danza, si parlasse del linguaggio del corpo, di cosa fosse la

coreografia, ore di laboratorio pratico, tutto assieme a persone esperte ed io a fare da coordinatore. Avevo calcolato ore e numero di lezioni ma l’idea non vide

la luce. Il principio era comunque di offrire un’esperienza di danza, in forma ridotta ma reale. Trovare un ‘teatro’, con un palco e delle luci.

Nell’autunno del 2016 in occasione del Festival Le Voci dell’Anima, vede la luce il primo workshop presso il Teatro Mulino di Amleto a Rimini: tre danzatrici

estremamente diverse: a raccontare la loro esperienza attraverso il loro corpo, Arianna Ilardi, Eva Calanni, Elisa Barucchieri, lasciate libere nel danzare.

La proposta per i partecipanti era quella di avvicinarsi, con la possibilità di muoversi senza limitazioni, essere partecipi, offrendo loro il mio know how fatto

anche di piccoli trucchi, lavorando ovviamente con le luci teatrali.

Una delle tre partecipanti mi chiamò poi tempo dopo per confessarmi che questa esperienza le aveva ‘cambiato la vita’, ovviamente parlando di fotografia! In

effetti ha poi continuato a fotografare danza, tutt’ora siamo amici, ha partecipato ad altri due workshop.

Certamente dopo un’esperienza ben riuscita sorge il dubbio su cosa proporre la volta successiva: ci si può sedere e ripetere, oppure evolvere per offrire nuove

esperienze e non annoiarsi.

Così per il workshop del 2017, a Cremona, proposi ai partecipanti, una coppia di danzatori, oltre a dei ‘solisti’. Un giorno e mezzo di workshop in cui a parte

qualche mia intromissione video, lo spazio era dedicato totalmente ai partecipanti. Danzatori Tamara Fragale, Danilo Palmieri e Odette Marucci, Elena Barsotti.

invitare più danzatori in maniera tale che i partecipanti possano avvicinarsi a diverse realtà in poco tempo, sperimentare divertirsi e non raggiungere il punto di:

‘ok per me basta!’

Nel febbraio de 2018 a Prato, presso l’associazione Quilombo, assieme all’amico e collega Alberto Desirò, invitate Isabella Giustina, Gaia Scuderi, Elena Barsotti

ed Eva Calanni. Questa volta una tenda bianca di forma cilindrica entro la quale danzare e poi un cubo di legno, un progetto di Alberto, dentro al quale

interpretare un testo proposto da Alberto.

Credo importante pensare al fatto che le stesse persone possano partecipare a più workshop e dunque trovo importante modificare e incuriosire con nuove

proposte, io stesso mi annoio a ‘ripetere’.

Ideare un workshop significa offrire una esperienza ‘totale’ nella mia visione: un viaggio in cui il partecipante è al centro della scena assieme al danzatore.

Così nel 2019 vede la luce l’ultimo workshop, il titolo era “Dance in the Box”, il più ricco di tutti: questa volta con alle spalle un progetto strutturato con una vera

macchina scenica, una camera chiara di 2 metri di lato, all’interno della quale danzare, un unico punto di vista ‘predefinito’ da cui osservare la scena - la

partecipazione di una stilista con le sue creazioni - lo splendido teatro


A R T I G I A N A T O

TuttoBallo20

La danza del vetro

La danza del vetro

Nasce tra le onde della laguna e tra le fiamme

della fornace, una sinergia di colori e di riflessi

che richiamano il cielo, ispirata alle montagne

bulgare e ai racconti sognanti di Jordan Jovkov.

La linea Balkani racchiude le radici della

designer artista Assia Karaguiozova e la

tradizione muranese (NasonMoretti).

Assia Karaguiozova


A R T I G I A N A T O

TuttoBallo20

In forme sinuose i soggetti, ciascuno con la propria

identità, danzano allegri sul pontile dei verdi intensi,

dei blu profondi, dei grigi nebulosi.

Il vetro soffiato, materiale antico, si afferma come

risorsa del futuro per la sua versatilità e riciclabilità.

I cotissi, scarti di produzione, vengono ributtati in

forno per affrontare una fusione nuova,

trasformandosi in materia prima. Le numerose

tecniche che determinano le forme delle creazioni

vengono successivamente integrate con specifiche

lavorazioni in superficie, rendendo così possibile

l’espressione di variopinte fantasie progettuali.

Assia Karaguiozova

Ogni produzione ha le sue caratteristiche

individuali irripetibili, che vengono unite alle

basi comuni. Il vetro canta, il vetro danza

tintinnando sotto il rigore del fuoco.

Da una piccola sfera incandescente,

grande come un pugno, sbocciano in pochi

minuti forme imprevedibili ma ben calcolate,

pronte ad essere modellate con le pinze,

sagomate con le forbici, come se fossero di

velluto... un taglio ad acqua, un passaggio

in forno, ancora qualche perfezionamento e

poi il raffreddamento, graduale: una notte

intera, per evitare sbalzi e rotture. Gli

strumenti riposano stanchi in calderoni

profondi.

Nuovi scarti, selezionati per tipologia, si

preparano ad entrare in forno e a bollire,

insieme alla sabbia, fino alla fusione del

vetro. Calore. Una nuova giornata si

prepara, intrisa di rumori e di colori. Un’alba

sorge in laguna, un’idea sta per diventare

tangibile... poi, al tramonto, il ciclo si ripete,

come nella vita.

Il vetro: un racconto di tradizioni inimitabili

e di magia, l’interpretazione della luce

scolpita, una danza che si ferma in un’icona

scultorea. Contrasti e sfumature dello stesso

linguaggio convergono in sintonia in un

unico messaggio: storia e innovazione, unite

dallo stesso obbiettivo, trasmettono la

passione di una voce dell’arte, l’incentivo a

proseguire la tradizione, dandone

un’impronta personale con l’ausilio di nuove

idee.

La lavorazione del vetro: catturare un

momento nella sua unicità e trasformarlo in

permanente e tangibile. Ma fragile, come

può rendere solo un’emozione.


Roberto

Russo

Ragione e armonia nella pittura

P I T T U R A

TuttoBallo20


P I T T U R A

TuttoBallo20

© Andrea Barretta - scrittore e critico d'arte

La pittura fantastica ha con sé qualcosa d’idealizzabile a iniziare dal

ritorno al sociale dell’arte come per il passato nel denunciare i

misfatti della società contemporanea. Sembrerebbe l’utopia se non

fosse il risultato dell’incontro con l’arte di Roberto Russo. Una pittura

che inverte quanto va in retroguardia nell’arte, e lo è fin dall’essere

figurativa, che con il nostro artista diventa un nuovo genere come

per il paesaggio, il ritratto o altro, in una corrente artistica che cerca

e trova in questi ultimi anni la direzione. Non solo. Chiede di essere

capita nel dare strumenti per comprendere la realtà, con immagini

forti cui non si può restare indifferenti, perché l’apparente giocosità

nasconde il nostro tempo con le sue paure.

Un ruolo che Roberto Russo esprime e rappresenta nell’epoca del

postmodernismo, genesi di creatività in corso d’opera ma dedite al

mercato più che a essere parte in un presente in cui si annoverano

più crisi che possibilità di risolvere i problemi del nostro tempo.

Resta la cronaca a consegnarci malesseri e mancanza di valori cui

Russo in controtendenza dà eco con la sua cultura, con il suo estro

colorato, come iniziatore del “fantasy metropolitano”: un modo per

raccontare sulla tela come a scrivere sulla carta, in un linguaggio

universale che prende spunto proprio dalla letteratura e dal cinema,

cui si è approcciato in anni giovanili, come nei suoi ultimi lavori dove

usa scenari teatrali e riflettori che manovra come se fosse un

operatore di ripresa, nello stile della cinematografia con scene da

imprimere su una pellicola.

È nell'immaginario di figure reali nella meraviglia del paradosso,

innovative, che Roberto Russo fonde la vita quotidiana con il tangibile

di evidenze che in quanto tali tendono a significare i problemi dei

grandi centri urbani, dalla metropoli al suburbano e al periferico, per

territorî caratterizzati da degrado edilizio e sociale, fino a essere

surreale proprio per marcare il vero. Quasi nella mimesis aristotelica,

perseguendo ambiti stilistici e documentari. E c’invita a riflettere

mettendo in luce aspetti senza complessità ma nella semplicità del

disegno che s’ispira anche a un’ironia che a volte fa anche sorridere.

Sicuramente proveniente dalla leggerezza mediterranea, dalla sua

geografia esistenziale che parte dalla Calabria per arrivare a Roma e

poi fermarsi a Bologna, senza dimenticare i colori accesi della sua

terra d’origine in una tavolozza in cui prevalgono i colori primari

come il rosso di un tramonto, il giallo di fiori al vento o l’azzurro della

costa jonica … e non avere più confini.

Ora Roberto Russo svela la verità e fa appello all’inconscio come per il

poeta che canta la speranza, attraverso la consapevolezza che non è

impossibile modificare le sorti della società, parafrasando Klee nel

dire che “l’arte non riproduce il visibile, piuttosto rende visibili forze

che non lo sono”. E dipinge mondi in cui poter rifugiarsi per poi

uscirne vittoriosi e dare un senso alla vita, magari a suon di musica

oppure cantando e ballando, o in un paesaggio idilliaco con la luna

che elabora miti con le stelle a parlare di armonia. In una sensibilità

alfine romantica che trova nella sua maturità artistica il fulcro

nell’ossimoro di una visionarietà pragmatica, materiale, proprio

perché in contrapposizione nella ragione, in impatti visivi idealizzati,

in pitture molto animate dal contenuto simbolico, sintesi d’ingegno e

immaginazione, in cicli inventati dalla sua fertile fantasia, a volte

onirica ma mai lontana dall’idea di collettività di tipo illuministico,

nella dicotomia dell’irrazionale nel razionale che cerca nello stile il

paradosso della forma: “e che la mente nostra”, come per Dante,

“pellegrina più della carne, / e men da pensiero presa, / alle sue

vision quasi è vicina”.


P I T T U R A

quando l’arte si sposa con l’archeologia


P I T T U R A

TuttoBallo20

Alvaro Caponi è nato a Narni (TR). Pittore e docente, ha completato gli studi di Pittura all’Accademia di

Belle Arti di Roma seguendo, tra l’altro, corsi di Elementi di regia, di Psicologia della forma e del colore,

di Restauro. Il suo approccio con la pittura, sul finire degli anni ’60 ed i primi anni ‘70, è di carattere

figurativo. E’ un figurativismo un po’ trasognato che sembra tendere alla forma concreta per poi

approdare all’informale. Negli anni Novanta si dedica alla “trasmutazione dell’ immagine” alle- stendo

mostre sulla magia e sull’alchimia.

Nelle opere di questo periodo, grazie ad un trattamento tecnico particolare, nell’arco di un minuto si

verificano cambiamenti di immagini, con forme e colori diversi. Attualmente la produzione artistica di

Caponi è tornata ad una forte componente materica, con composizioni realizzate soprattutto con

tecniche miste. Trasparenze e velature nel dipinto creano sottili alternanze tridimensionali, necessarie

per analizzare le profondità dei misteri della magia e dell’esoterico. Nel suo iter pittorico ha allestito

personali in Italia e all’estero ed ha partecipato a numerose collettive, ottenendo premi e riconoscimenti.

Particolare successo riscuotono le opere esposte alla X Quadriennale di Roma nel 1975. Molte sue

opere sono collocate in permanenza

presso Musei, Pinacoteche e Palazzi pubblici e privati. Nel 1982 ha restaurato, su commissione del

Municipio di Narni, l’unico calco originale esistente del Gattamelata di Donatello.

E’ stato autore, regista e scenografo di quindici lavori teatrali, attività in cui hanno trovato più compiuta

espressione la ricerca della tridimensionalità, del movimento, del colore, degli odori e del suono. Ha

operato per un recupero delle tradizioni del teatro popolare che ha fatto rivivere attraverso una fusione

tra la simbologia del periodo storico e la sua interpretazione artistico - filosofica. Dopo un periodo di

riflessione e di ricerca interiore, ha ripreso ad operare pittoricamente nel suo mulino-atelier dove trova,

nello scrosciare dell’ac- qua e nel contatto con la natura, inesauribili fonti di ispirazione.

Nel 1990 è stato insignito del “Premio Internazionale San Valentino d’Oro” per la sua attività in campo

artistico. Nel 1998 è stato nominato Accademico di Merito dell’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di

Perugia. Nel corso degli ultimi anni Alvaro Caponi ha ulteriormente ampliato il ventaglio delle sue

attività. Ha allestito, con l’esplicito formale consenso della Soprintendenza per i Beni Culturali ed

Ambientali di Perugia, la Collezione Caponi, un museo che annovera circa mille reperti archeologici. La

So- printendenza ha definito la collezione “una note- vole testimonianza storica e archeologica che si

ritiene opportuno notificare”.

Alvaro Caponi si è anche dedicato alla elaborazione di tre monografie, uscite in successione cronologica,

che integrano la sua attività di studio del territorio e documentano scoperte inedite.

In I segreti del porto etrusco e il cantiere navale di Narnia (2006) l’artista illustra tappe e modali- tà

attraverso le quali è giunto al ritrovamento, nel territorio tra Stifone e Nera Montoro, di un porto etrusco

e di un cantiere navale di epoca etrusco - romana unici al mondo.

Lo spunto per la stesura del volume Le miniere di Narnia (2008) nasce dalla lettura di documenti del XVIII

secolo, attestanti lo sfruttamento di miniere di ferro e di oro nel Monte Santa Croce di Narni. Dopo aver

effettuato ulteriori ritrovamenti ed aver raccolto altre testimonianze, Alvaro Caponi sostiene la tesi di

una antica attività di estrazione mineraria etrusco-umbra, confortato anche dal fatto che il passaggio

degli Etruschi lungo il fiume Nera è comprovato dalla presenza a Monteleone di Spoleto di miniere e

della cosiddetta Biga d’oro, risalente al VI secolo a. C. L’affascinante espe- rienza dell’esplorazione

delle miniere di Stifone e di Montoro in una indimenticabile discesa nelle viscere della terra, il

ritrovamento di una miniera d’oro, di un altoforno, di materiali ferrosi e di scorie trovano documentazione

nel citato volume. Nel libro Memorie del passato (2016) Alvaro Ca- poni amplia ed approfondisce alcuni

argomenti

presenti nei due testi precedenti: comunica di aver scoperto dei graffiti protostorici nella miniera Grotta

dello Svizzero, che svelano uno scenario di forze magiche nella cultura del misterioso popolo umbro, e

corrobora la valenza scientifica della sua ricerca sottoponendo ad analisi specifiche presso l’Università

degli Studi di Perugia i materiali ferrosi e presso l’Università La Sapienza di Roma, per rinvenirvi tracce di

oro e di argento, i campioni di roccia delle miniere del Monte Santa Croce. Nel medesimo volume

Memorie del passato Alvaro Caponi si apre anche a nuove tematiche, come la scoperta delle vestigia

dell’antica città di Nequi- num e la datazione sia del sarcofago che porta il nome del sacerdote Ramose

sia delle bende della Mummia di Narni (Museo della città, Palazzo Ero- li, Narni) sulla base dell’esame al

radiocarbonio C14 dei materiali organici, effettuato presso l’Uni- versità La Sapienza di Roma.

Nel 2020 Alvaro Caponi ha sostenuto la paternità caravaggesca del dipinto Cena in Emmaus, ospitato

nella chiesa di Santa Maria Assunta in Arrone (Terni). Contrapponendosi ad altre diver- se attribuzioni,

basandosi su esami comparativi, ha individuato tra questa e le due omonime opere caravaggesche

conservate rispettivamente nella Pinacoteca di Brera di Milano e nella National Gallery di Londra

evidenti analogie di carattere stilistico e morfologico. A sostegno della sua tesi, ha cercato e trovato

presso l’Archivio Vescovile di Spoleto un documento firmato dal Vescovo di Spoleto Carlo Giacinto

Lascaris (1653-1727), nel quale il prelato afferma che sull’altare maggiore della Chiesa di Santa Maria

Assunta di Arrone è presente la Cena in Emmaus dipinta da Michelan- gelo da Caravaggio

+39 338 9912288 Alvaro Caponi


A R T I G I A N A T O

TuttoBallo20

di Giovanna delle Site


A R T I G I A N A T O

TuttoBallo20

Il Fiore d'argilla

Nella cornice della fattoriadi Bacchereto, antica dimora di caccia della famiglia dè

Medici tra le splendide colline toscane, Maria Chiara ci apre le porte del suo

laboratorio di ceramica “Il fiore d’argilla” dove ogni giorno prendono vita, come lei

stessa ama definirli, “pezzetti di cuore”.

A fare da sfondo alle sue creazioni un’atmosfera magica, la natura con i suoi colori,

suoni e profumi, un antico cucinone di una vecchia riserva di caccia dal valore

storico, trasformata da Maria Chiara in un accogliente scrigno di ispirazioni ed

oggetti unici realizzati interamente a mano, il calore del camino e quella spiccata

sensibilità che le permette di esprimere ciò che la circonda con la maestria e la

leggerezza delle sue mani, l’aiuto di un tornio, tanta passione e creatività.

Negli oggetti mostratici da Maria Chiara e in tutto ciò che realizza nel suo laboratorio

si tocca la bellezza della semplicità, della compostezza, dell’eleganza…si ha la

sensazione di tornareun po’ indietro nel tempo all’autenticità di quei valori non più

scontati ma che addolciscono lo sguardo di chi ammira i particolari di ogni singolo

pezzo. Maria Chiara è questo e molto di più, conosciamola meglio….

Nel tempo la tua più grande passione è diventata il tuo

lavoro, il difficile periodo che stiamo attraversando ha in

qualche modo influito sulla tua attività e sulle tue

ispirazioni?

Non posso negare che abbia influito sulla nostra azienda.

Oltre alle mie ceramiche, noi siamo una piccola azienda

vinicola biodinamica. Prima lavoravamo molto e

soprattutto ricevevamo sempre molti ospiti. Adesso

purtroppo il lavoro si è rallentato come in un lungo

inverno. Però sappiamo bene che le stagioni si

trasformano sempre. Nonostante questo, la campagna

continua a fare il suo corso e il nostro lavoro deve andare

avanti, per curarla e mantenerla.. quindi non ci siamo

fermati e la nostra routine continua tranquillamente.

Organizzi con successo laboratori di ceramica e

workshop, hai altri progetti per il futuro?

Questo è uno degli aspetti più divertenti e di

soddisfazione del mio lavoro. Per il futuro spero di

incrementare questo aspetto di divertimento collettivo

anche se spero, più di tutto, di poter ricavare un po’ di

tempo per creare una nuova collezione a cui penso già da

qualche mese.

Completa la frase di rito “Per me creare è.. portare il sole

nel cuore”

www.ilfioredargilla.com

"Se con una mia

creazione riesco a

strappare un sorriso o a

far da cornice ad un

momento felice, allora

ho raggiunto il mio

Come nasce la tua passione per l’arte della ceramica?

In passato avevo uno zio ceramista ed artista. Era una persona completamente

diversa da me però la materia mi è stata familiare fin da bambina. Solo negli ultimi

anni ho reso questa passione un lavoro. L’amore per questo antico mestiere però, mi

nasce dalla voglia di esprimere il concetto di felicità che credo risieda proprio dentro

di noi e dalla nostra quotidianità. Se con una mia creazione riesco a strappare un

sorriso o a far da cornice ad un momento felice, allora ho raggiunto il mio scopo.

scopo."

A cosa ti ispiri in particolare nella realizzazione delle tue creazioni?

La mia ispirazione nasce da tutto ciò che mi circonda. La mia campagna mi ispira

leggerezza e dolcezza. La natura anche se ha degli aspetti molto crudi, ne ha

altrettanti sorprendenti e dolcissimi. Poi sicuramente mio marito e le mie cagnoline.

Però devo ammettere che le mie creazioni più belle, nascono con la primavera

perché la campagna si risveglia dal suo sonno, le galline e gli uccellini cantano più

forte, i fiori iniziano a spuntare timidi, e il sole illumina tutto di colori vivaci.

C’è una creazione a cui ti senti particolarmente legata e che in qualche modo ti

rappresenti ?

Io mi sento molto legata a tutte le mie creazioni, per me sono tutti pezzettini del mio

cuore.. e quando vanno via mi sento quasi come se venissero adottati. Non sono

oggetti neutri, ma sono carichi di energia. Forse però, se dovessi scegliere qualcosa

che amo in particolare, sono gli oggetti d’uso quotidiano. Perché rappresentano

sempre momenti di relax o momenti di serenità in famiglia.

Se dovessi realizzare una creazione sulla danza, cosa ti verrebbe subito in mente?

La danza è vita ed energia proprio come la mia campagna. Immagino le ballerine

come fossero splendidi fiori che danzano al ritmo delle stagioni e delle giornate. Se ci

pensiamo bene anche noi balliamo al ritmo delle stagioni, anche se con una danza

lenta. Immagino ragazze e ragazzi che ballano con gioia intrecciandosi come

meravigliose siepi fiorite. Quindi sicuramente troverei il modo di intrecciare ballerini

e natura come se fossero una cosa sola, in un connubio di amore e gioia.


R A D I O

TuttoBallo20

103.3

RACCONTA IN MUSICA E

NOTIZIE IL "VIAGGIO" DEGLI

ITALIANI.

di Fabrizio Silvestri

Quando si parla di Isoradio, si pensa subito al canale radiofonico

della RAI, che trasmette h24 a buona parte del territorio e degli

ascoltatori, notizie sulla infomobilità, e prevede la presenza di

speaker 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Nasce nel 1989 e, all’inizio trasmetteva musica ed un notiziario sul

traffico ogni 30 minuti, in stretta collaborazione con Autostrade per

l’Italia e fonti CCISS.

Dal 30 ottobre 2020, si assiste a nuovi cambiamenti, che

presentano nuove personalità al timone di Isoradio: in primis il

nuovo Direttore, o meglio Direttrice, Angela Mariella, e l’ingresso

come Autore/Presentatore della rubrica dedicata all’Oroscopo, del

nostro caro amico Rino Jupiter.

La nomina della Direttrice Angela Mariella, ha apportato una vera e

propria “rivoluzione” all’interno di Isoradio; innanzitutto nella

denominazione del ruolo: non “Direttore”, ma “Direttrice”, com’è

giusto che sia ed a cui Angela Mariella tiene molto; a ciò si lega una

iniziativa che la Direttrice vuole realizzare subito dopo Sanremo: non

trasmettere canzoni a carattere misogino! E’ questa, una iniziativa

originale per condurre una battaglia importante contro una realtà,

purtroppo sempre più presente ed insistente nella nostra società:

da una parte, infatti, Angela Mariella utilizza un canale, Isoradio, il cui

pubblico è composto maggiormente da ascoltatori di sesso

maschile (tutti guidano, ma sulle strade, soprattutto per determinati

lavori e per lunghi tragitti, si incontrano soprattutto uomini), e poi,

cosa che per noi, in un certo senso ne siamo promotori, porta

avanti questa battaglia, dando la giusta importanza al valore dell’

Arte. La musica, le canzoni, come la Direttrice ci ricorda nelle sue

interviste, sono veicoli che devono condurre messaggi sani, l’Arte è

sana e, dunque, canzoni che denigrano una donna non potranno

mai essere portatori di qualcosa di sano (rischiando naturalmente il

malcontento di qualche discografico!).

Angela Mariella - Direttrice Isoradio


R A D I O

Alla nuova Direttrice, inoltre, va il merito di immedesimarsi nelle

persone comuni, in coloro che “guidano sulla strada” e sa

coglierne i bisogni, in un momento difficile come quello che stiamo

vivendo, tanto da dichiarare in una sua intervista di avere una

grossa responsabilità, insieme alla squadra dei giornalisti, e

quando questa grave crisi sanitaria sarà finita o, comunque, si sarà

alleggerita, nei confronti di chi è in sofferenza, di chi vuole farcela o

sta cercando, in qualche modo di venirne fuori. Come?

Dando voce e spazio alla gente comune! Realizzando un progetto

di “alfabetizzazione”, lasciando parlare i protagonisti e le loro

esperienze … e, soprattutto trasmettendo coraggio alla rete degli

ascoltatori che si scambiano le proprie esperienze e, magari

perché no, incoraggiarli anche a rischiare. Già oggi, in piena

pandemia si sta raccontando l’Italia, con i suoi borghi, le sue

bellezze, i suoi dialetti e la sua gente semplice …

E’ una svolta rivoluzionaria, ma anche una sfida la ventata di novità

che la Direttrice Angela Mariella sta apportando, insieme al suo

staff, ad Isoradio, un programma che, forse, sino ad ora era

apparso un po’ troppo impostato, su stereotipi che si sta cercando,

già con successo, di superare. La stessa direttrice dichiara che

"Isoradio non è più solo la radio che accompagna gli automobilisti,

ma anche una radio che accompagna gli italiani in questo viaggio

nell'era Covid, rivolta anche a chi è in casa"

E, come si accennava, farà parte di questa innovativa squadra di

lavoro, Rino Jupiter, che abbiamo il piacere di ospitare ogni mese,

con la sua rubrica dedicata alle stelle, nella nostra rivista, e che, alla

luce di quanto detto, avrà, come autore di una sua rubrica in

Isoradio, un compito molto importante in questo momento:

donare momenti di leggerezza e spensieratezza che sono il

motore del coraggio, della scommessa e del rimettersi in gioco …

nonostante tutto!

Isoradio cambia, dunque, guida, cambia veste, cambia i suoi

“programmi” e contenuti, divenendo non semplice canale di

informazione sulla viabilità ed i suoi tempi, ma diviene uno

strumento che si assume la responsabilità, partecipando, in parte,

a quella che, ci auguriamo, si manifesterà come la rapida ripresa

del nostro Paese.

Auguriamo alla Direttrice Angela Mariella buon lavoro,

ringraziandola per le finalità più che condivisibili dei progetti di

Isoradio, ed auguriamo buon lavoro a Jupiter che, sicuramente,

tramite le stelle sue amiche, ci trasmetterà tanta serenità e buone

notizie.

TuttoBallo20

Angela Mariella - Direttrice Isoradio

Isoradio non è più solo la

radio che accompagna gli

automobilisti, ma anche una

radio che accompagna gli

italiani in questo viaggio

nell'era Covid, stando a casa.

Jupiter - Astrologo


Patrizia Mior

incontra

M U S I C A

TuttoBallo20


M U S I C A

TuttoBallo20

Le persone, a volte, sono strane; esseri perfetti ma di difficile comprensione.

Talvolta, con alcune di loro, ci troviamo in attrito e con altre, invece, sembra

ci si conosca da una vita e, con altre ancora, esiste una chimica impercettibile

agli occhi degli altri, ma che per noi è talmente forte da rendere

imprescindibile il nostro stesso volere..

Molti la chiamano “questione di pelle” e, di solito, chi la chiama così, l’ha vista

passare una volta soltanto nella vita, l’ha interiorizzata e l’ha incasellata

sapientemente in modo da riconoscere ad ogni incontro futuro quella stessa

emozione …

Un po’ come si fa quando si sceglie un vino in una cantina.

In quelle belle cantine, in cui i vini sono allineati in ordine di etichetta ed

annata, coperti appena da un filo di polvere, che li rende pregiati come gli

anni che portano … illuminati dolcemente da una luce soffusa per non

alterarne le proprietà…

E loro, i vini … ah.. loro se ne stanno lì, pronti ad essere i protagonisti indiscussi

delle occasioni speciali …. Timidamente cullati da quella luce soffusa e da

quel filo di polvere che li rende fieri e nobili, circondati dal profumo denso di

legno e di umidità …

Questo è stato il mio incontro con Guillermo Espinosa, al mio ingresso in

studio, alla fine di una ripida scala che portava dritto dritto nel cuore de

“ILatin Music Studios”.

All’ingresso, Francesco e Dairo mi salutarono con il calore che di solito si

riserva a chi rientra da un lungo viaggio … ci scambiammo battute e sorrisi,

scherzammo e mi regalarono tutto il loro affetto, al punto di farmi tremare

nuovamente d’emozione …

Entrai, e appoggiai qua e là le mie cose, ansiosa di salutare Fabrizio e le sue

braccia rassicuranti, fu allora che lo vidi, dietro le sue spalle … ricurvo su se

stesso, seduto in disparte, con i gomiti appoggiati alle ginocchia cingendo il

telefono tra le mani e le cuffie nelle orecchie che, probabilmente, avevano

attutito il mio ingresso rumoroso in quel “luogo sacro d’arte musicale”… Guille

se ne stava lì..nascosto in quell’angolo della stanza in cui la luce si sposa con

l’ombra.

Era a meno di un metro da me e guardai quell’uomo, come si guardano i

ricordi, con rispetto e distacco per non rovinarli; per la prima volta, non riuscii

a parlare, mi mancò il coraggio per farlo.

Fu Fabrizio a rompere il silenzio chiamandolo, lui sollevò il viso ruotandolo

nella mia direzione, e tolse uno dei due auricolari lasciandolo cadere

delicatamente sulla spalla, mi sorrise e senza chiedersi chi fossi allungò la sua

mano per accarezzare la mia durante la presentazione, solo un momento…

cinse la mia mano fredda e ne sfiorò col pollice le nocche, studiandomi.

e r a i l “ n o s t r o ” t e m p o …

e f u i l t e m p o m i g l i o r e ,

f u i l n o s t r o “ q u i ” e “ o r a ” .

Una frase risuonò in quel momento nella mia testa…

“Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva

leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la

loro terra, la loro storia... Tutta scritta, addosso”…

Pensai a quelle parole… e, al contempo, che finalmente avevo trovato una

immagine che rendesse giustizia a quelle stesse parole; fu come se Baricco le

avesse scritte pensando che un giorno, qualcuno, avrebbe avuto la fortuna di

trasformarle in una vecchia foto, per regalarla a noi.

Trovai il coraggio per chiedergli di seguirmi nella sala d’incisione, quella

stessa sala che solo qualche settimana prima si era resa amica e complice

nello scoprire emozioni.. lui dapprima fu riluttante, poi si lasciò convincere e

decise di seguirmi.

Ci sedemmo, l’uno di fronte all’altra, e con lui non fu necessario fare

domande, ebbi la sensazione che mi stesse aspettando, cominciò a

raccontarsi come si fa con una vecchia amica, lasciò scivolare le parole con la

stessa poesia e dolcezza che mette in ogni canzone che canta, parlammo

della sua infanzia delle sue passioni, del suo arrivo in Italia e dell’incontro con

Fabrizio Zoro… della loro amicizia e della collaborazione ne La Maxima79, di

come sono cresciuti insieme e di come ogni giorno si riscoprono uniti e

amici.

Finimmo col dimenticare l’aguzzino che controlla e ruba il tempo a chi non

lo sa gestire, e scegliemmo di dividere lo stesso tempo, quel tempo, perché

quello, era il “nostro” tempo… e fu il tempo migliore, fu il nostro “qui” e “ora”.

Parlammo e cantammo e mi mostrò come una frase banale come “oggi c’è il

sole” potesse diventare poesia se cantata da lui, trasformando il mio sguardo

denso di curiosità in pura emozione, sentita con tanta veemenza da dovermi

coprir la bocca che tremava e costringendomi ad abbassare lo sguardo che si

fece lucido.


M U S I C A

TuttoBallo20

Alla fine della nostra chiacchierata, ci salutammo con la speranza di rivederci, e riaprimmo quella porta ritornando alla vita reale. Vedendo

Fabrizio che riposava sul divanetto e Francesco che impazziva con il disco… ci guardammo e sorridemmo.

Fu allora che la vidi, la mia fotografia con Guille, vidi una casa al lago e un prato che finiva dove l’acqua bacia l’erba, in una sera di fine estate, tra

gli alberi e l’aria che porta il profumo dei primi acini d’uva, tra risate e suoni.

Vidi una grande tavolata imbandita a festa, di quelle con le tovaglie a quadretti rossi, piatti e bicchieri sparsi qua e là e le luminarie arrotolate

intorno ai rami più grossi, che lasciavano penzolare di tanto in tanto qualche lanterna di carta appena mossa dal vento.

Amici che cantano, bambini che corrono… e, seduto su di una vecchia sedia di quelle da spiaggia…, che ti avvolgono quando ti ci siedi, con un

calice di vino rosso tra le dita,… lui… compiaciuto e felice, inebriato e sereno tra canzoni e risa, gioia e amore.

Guille è così, non è “solo” la splendida voce de “la maxima79”, è anche la persona con cui fare l’ultimo brindisi con un bicchiere di vino alla fine di

una festa, è la spinta che ti fa cantare sotto la doccia, è l’abbraccio che ti consola quando sei triste, è il sorriso che si fa posto tra le lacrime, il vento

che ti toglie la polvere dai vestiti dopo una brutta caduta.

La sua voce è un canto che risveglia dal torpore, è l’energia del primo amore, è come i vini di grande levatura, di quelli rubati alle uve migliori, in

cui il tempo ha trasformato ciò che si pensava fosse un difetto in meravigliosa virtù, illuminato dalla luce calda che si sposa con l’ombra, migliore

tra le migliori bottiglie.

Beh… cari lettori, io non so spiegare a parole quello che succede esattamente in quella stanza ogni volta che la porta si chiude alle nostre spalle, so

che ci sediamo, uno di fronte all’altro e che da quel momento in poi, gli occhi abbandonano i pensieri e l’anima si spoglia dell’armatura,

finalmente libera da pregiudizi, età, sesso …. lasciandosi andare ad emozioni, sorrisi e lacrime, e so… che una volta usciti da quella stanza scegliamo

di non essere più gli stessi, perché, come diceva Stewe Wonder, “La musica, nella sua essenza, è ciò che ci dà ricordi. E più a lungo una canzone

esiste nella nostra vita, più ricordi abbiamo di essa”.

Se non avessimo canzoni da cantare e ricordi da custodire, allora il nostro viaggio a cosa si ridurrebbe? Alla lunga ed affannata corsa nel rincorrere

la versione migliore di ciò che potremmo diventare?!

Guillermo “El Guille”Espinosa:

Sa(l)ssicaia pregiato, dal retrogusto

latino a wine experience with

latin soul


M U S I C A

TuttoBallo20

A 10 anni dal mio Festival di

Sanremo con 'Fuoco e

cenere' torno con un brano

romantico che racconta una

storia d'amore complicata

"Buongiorno Amore"


M U S I C A

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“Buongiorno amore”, il nuovo singolo della cantante Micaela. Il

brano, scritto per lei da Anna Chiara Zincone e Fabio Vaccaro,

esce a dieci anni dalla partecipazione dell’artista di origini

calabresi al 61esimo Festival di Sanremo quando, con il

brano “Fuoco e cenere”, si classificò prima al televoto nazionale

e seconda nella classica generale nella sezione ‘Giovani'.

“Buongiorno amore” rappresenta un connubio fra elementi

classici e pop che riprende la tematica delle relazioni d’amore

complicate, già affrontata con il singolo di successo “Splendida

stupida". Con un linguaggio più semplice e lineare, il brano

affronta il tema di un rapporto difficile, trasversale e non di

genere, e al contempo profondo e romantico, che non si

interrompe nel tempo ma sopravvive alle mille difficoltà,

immergendosi in una rinnovata profondità.

"A 10 anni dal mio Festival di Sanremo con 'Fuoco e cenere'

torno con un brano romantico che racconta una storia d'amore

complicata. Un amore che va oltre lo spazio e il tempo, che ha un

inizio e mai una fine, come dice il testo, come se i protagonisti

fossero legati in maniera indissolubile. Credo che molti si possano

ritrovare nel brano perché nessuno è immune dal rischio di un

amore travagliato” commenta Micaela, che aggiunge: “L'intensità

emotiva, che spero di riuscire a trasmettere, è il filo conduttore

attraverso cui voglio lanciare un messaggio positivo di speranza e di

amore che si traduca in un forte sentimento nei confronti dell'altro.

Le relazioni diventano complicate perché spesso, nella quotidianità,

ci si spaventa di affrontare determinati argomenti. Credo che il

dialogo e l'ascolto in una coppia siano fondamentali e che, a volte,

bisogna sapere "disinnescare", per poi affrontare razionalmente i

problemi e le necessità dell'altro. Rimanere insieme non deve essere

una scelta di comodo ma motivata da forti emozioni positive."

“Micaela (all’anagrafe Micaela Foti), nasce a Melito di Porto Salvo (RC) il 25

maggio 1993. A quindici anni partecipa al programma televisivo di Rai Uno, in

diretta in prima serata, “Ti lascio una canzone”, ottenendo numerosi

riconoscimenti. Nel 2009 pubblica il suo primo singolo “Da sola si”, scritto per

lei da Gatto Panceri e Emiliano Pat Legato. Inizia cosi, precocemente, la

scalata verso il successo.

Il 2011 è l’anno più importante e Micaela approda a soli 17 anni al 61esimo

Festival di Sanremo con il brano “Fuoco e cenere”, classificandosi prima al

televoto nazionale e seconda nella classica generale, e pubblica il suo primo

EP dall’omonimo titolo “Fuoco e cenere”, distribuito da Warner Music Italy.

Il brano conquista i giovanissimi che si sentono rappresentati dalla sua

canzone, ma piace anche agli adulti che apprezzano il suo stile e il suo timbro

moderno ma tipicamente Pop italiano.

Nel 2012 Micaela esordisce per Ultrasuoni con un nuovo singolo “Splendida

stupida”, un potente brano scritto per lei da Kekko Silvestre, leader dei Modà,

e il video del singolo supera su YouTube oltre i 4 milioni di visualizzazioni.

Il talento di Micaela non passa inosservato e, nonostante la giovane età,

partecipa a numerose trasmissioni televisive di Raiuno, Rai Italia, RaiRadio 1 e

rtl102.5, e rilascia interviste esclusive al Tg1, Tg1 note, RaiRadio1 e RTL102.5

e a note testate nazionali.

Nel 2018, Dopo molte date tra Miami, Washington e New York, Micaela si

ferma proprio nella Grande Mela per produrre un altro singolo di successo “3

volte niente” (#3VNIENTE), prodotto da Fabrizio Sotti e mixato da Luca

Pretolesi.

Nel 2019 torna in tv su Rai 2, tra i concorrenti del talent show “The Voice of

Italy”, conquistando un posto nel team di Guè Pequeno e ottenendo notevoli

riscontri positivi dagli organi di stampa nazionale.

A dicembre 2020 esce, in collaborazione con Augusto Favaloro, featuring

Gennaro Calabrese, il brano natalizio “L’importante è il Natale”, ironico, che

mira a sdrammatizzare il momento critico che il Paese sta attraversando.

Il 12 febbraio 2021 Micaela pubblica il suo nuovo singolo “Buongiorno amore”

scritto per lei da Anna Chiara Zincone e Fabio Vaccaro.


M U S I C A

TuttoBallo20

THE

AFTER

CARING

Pina delle Site

“La musica è dipendenza e affetto … “ , questo è il valore che un gruppo di grintosi giovani, creando una propria band, dà

alla propria “arte”. L’entusiasmo e la voglia di fare e di trasmettere tali valori al proprio pubblico, ma insiti anche in se stessi, traspare

in modo evidente, forte e predominante, in ciò che dicono ed in ciò che fanno.

E’ la prima volta che degli Artisti diano una definizione così bella dell’Arte: affetto, amore, buoni sentimenti che, in un momento come

questo ci servono più che mai, e pronunciata da ragazzi giovani, fanno un certo effetto; ed è quindi una delle testimonianze più “forti”

del vero valore dell’Arte… Ma conosciamoli da vicino …

Bentrovati ragazzi, e grazie per aver accettato di scambiare “due chiacchiere” con noi. Mi rivolgo ad Emanuele che è il portavoce di

tutta la band ma, naturalmente vorrò sapere di ognuno di voi e del progetto che vi accomuna.

Allora Emanuele, tu sei il portavoce dei “The After Caring”, raccontaci… quando e come nasce la vostra band, e di quanti

componenti è formata?

Il gruppo nasce da un’idea di me e di Alfredo, che avevamo voglia di suonare un pò di rock e, dato che abbiamo molti generi in

comune, eravamo partiti col suonare cover che vanno dal rock anni ‘80 fino al grunge di Seattle anni ‘90. Sostanzialmente per quanto

simili avevamo comunque impostazioni diverse e, per tutto il 2017 inizi 2018, avevamo cominciato a fare le prove nella cucina di casa

di nonna Maria, senza troppe pretese. Poi, improvvisamente, ho ritrovato un vecchio amico, Lorenzo Siani, che è uno dei migliori

chitarristi che io conosca! Così gli abbiamo proposto di suonare con noi e di iniziare strimpellando cover per i locali della città. Da lì ne

abbiamo fatte di tutti i colori.

Perché il nome è mutato da “Eterno’s Kitchen” e, poi, The After Caring?

Lunga storia... Principalmente perché suonavamo nella cucina a casa di nonna, dove ho creato un vero e proprio studio con tutti gli

strumenti e accessori del caso. Poi Eterno perchè sono io. Eterno è una mia filosofia… mi spiego meglio: Ho sempre pensato che le

persone sono eterne nel cuore di chi custodisce i ricordi di queste. Un pò come la musica… ci sono canzoni che sono parte integrante

delle persone, proprio nella loro anima. Questo è un pò il concetto. Ad ogni modo, in questo momento abbiamo riassettato tutto e

abbiamo chiuso questo bellissimo capitolo dedicandoci a un nuovo progetto, “The After Caring”. Questo nome deriva dal fatto che

speriamo che dopo la cura di questa pandemia, riusciamo a tornare a fare musica; da qui questa scelta in po’ originale.

Qual è stato il genere a cui vi siete ispirati?

Beh questa è difficile. Allora, io amo tutta la musica, dal rock al metal, al pop e negli ultimi anni mi sono completamente innamorato di

jazz e funk. Alfredo, invece, è un ex metallaro a tutti gli effetti: lui si è vissuto in pieno il periodo di Metallica, Iron Maiden e tanti altri, e

lo si capisce subito dal suo tono profondo e caldo della voce che richiamano spesso nei suoi testi alcuni passaggi di canzoni

famosissime del genere. Lorenzo invece è un bluesman;, Joe Bonamassa, B.B.King, David Gilmour, Stef Burns, ma amante anche della

new age e di suoni ricercati. Dagli una chitarra, un delay e ti farà sognare. Poi con noi da poco c’è anche Alessandro Castro. Il punk è

stata la sua vita, però con grandi studi di chitarra classica alle spalle, e suona il basso come una macchina da guerra, dritto e a tempo

come un orologio. Adesso siamo noi, ma a turnazione abbiamo le coriste che ci accompagnano: Serena Castellano dalla voce alla

potente, Valentina Imbriaco che è una grande Vocal Coach di Aprilia e Valentina Matticari dalla voce chiara dalle influenze liriche.

Possiamo definirci una miscela completa di tutti i generi.

Oggi vi state “riorganizzando”, quindi in un certo senso vi state “ricreando” o, “reinventando”… Maturità artistica o

altro?

Io credo che sia fisiologico. Dopo tanti anni a competere su un mercato musicale molto difficile, personalmente non mi ci ritrovavo più

sui palchetti del pub a fare le cover, volevo far vedere chi eravamo e le nostre capacità. E’ stato un momento difficile quando abbiamo

preso questa decisione, perché Lorenzo era ad Amsterdam per lavoro e noi qui, in due, ci siamo inventati di tutto ma non

emergevamo. Così ho tirato fuori dal cassetto tutti i giri che avevo da anni in testa e, durante la pandemia, abbiamo iniziato a scrivere

testi e musica. Poi Lorenzo è tornato … e il tocco suo ci ha dato quel “quid” in più che mancava; Alessandro poi ha completato l’opera

con i suoni del suo basso. Tutto nuovo e tutto originale, scritto da noi. Ecco perché proprio in questa fase abbiamo deciso insieme di

lasciarci alle spalle il progetto di cover band con gli Eterno’s Kitchen e dare vita ai TheAfterCaring.


M U S I C A

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Oltre alla musica, al momento, fate anche altro nella vita?

Peccato che non siamo rocksta! Alfredo è farmacista, Alessandro un disegnatore tecnico, io mi

occupo di Web Marketing e Lorenzo precario. Quindi in questo periodo storico anche per via

delle tempistiche ristrette, tutte le produzioni interne le compie Lorenzo con grande abilità.

Quindi vi state cimentando anche con degli inediti … chi di voi è autore dei testi e chi

della musica?

Allora, per quanto riguarda la musica e i giri di accordi, io. Lorenzo tutta la parte di

abbellimenti, ritmica e solistica, mentre Alfredo compie l’impresa con la poesia. Poi a casa,

insieme anche ad Alessandro ci cimentiamo in registrazioni home made per capire se il

risultato è funzionale ed in linea con le aspettative e, fino ad ora, tutto veramente bello!

E’ difficile affermarsi, artisticamente parlando, in un ambiente, in una città, non

troppo grande come la vostra ( Aprilia ndr)? E’ stato ed è per voi un limite?

Come dicevo, a un certo punto devi uscire dal nido e volare con le tue ali. Il sogno nel cassetto

piano piano lo abbiamo visto svanire, anche un pò per mezzo del web. Le dinamiche

purtroppo sono cambiate, però io sento il fuoco dentro come il primo giorno che ho

imbracciato la chitarra e sono sempre il primo a partire con la testa e a cercare di coinvolgere

tutti.

Qual è il vostro sogno più grande?

Lorenzo: “ uno dei miei sogni più grandi è di affermarmi come musicista, e ognuno dei miei

compagni e “fratelli” me lo dicono sempre di “provaci”, anche al di fuori della nostra band”

Alfredo: “Il mio sogno più grande è ritornare sul palco per proporre i nostri nuovi brani inediti

quanto prima. Questa pandemia ha massacrato completamente tutto il settore artistico. E

siamo vicini anche a tutte le persone della categoria.

Alessandro: “di questi tempi, ci sarebbe bisogno di pace e tranquillità e dato che sono una

persona intraprendente, vorrei andare su un’isola e fare milioni di cose.”

Emanuele: “Io sinceramente vorrei suonare oppure fare il manager… credo che sia quello che

mi riesce meglio. Mi vedo in giacca e cravatta magari anche a fare il talent scout perchè no. “

Progetti futuri?

Come nuova band, speriamo di riuscire a chiudere il disco entro il 2021 che prevederà 8

tracce circa, comprese una o due cover che ci legano; ancora dobbiamo definire i dettagli.

In questa fase di registrazione collaborerà con noi Daniela Origlia, una nostra cara amica e

batterista che ci darà supporto in ogni fase delle registrazioni, grazie alla sua immensa

esperienza e competenza tecnica in campo musicale.

Terminate la frase di rito che propongo ad ogni artista alla fine dell’intervista: Per

noi la musica (ed il canto) è...

Dipendenza e affetto. La musica ha legato noi e tante altre persone che ci supportano.

Dipendenza perché senza non possiamo farcela e affetto perché la musica è anche tanto

tanto romanticismo.


M U S I C O T E R A P I A

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La musicoterapia recettiva consiste nell’ascoltare specifici brani in uno stato di particolare rilassamento; esplorando i vissuti, le

immagini, i ricordi e le sensazioni evocate, si stabilisce un contatto con una emotività intensa, non ancora filtrata e trattata da una

dimensione mentale.

ll modello di musicoterapia recettiva maggiormente riconosciuto a livello internazionale è quello dell’Immaginario guidato e

musica (GIM), ideato da Helen Bonny all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Nel GIM l’ascolto musicale, l’immaginario e lo stato

alterato di coscienza vengono utilizzati per favorire l’esplorazione del proprio mondo interiore.

Il Modello “Bonny” prevede una prima fase in cui il cliente descrive il proprio stato d’animo, esplicitando una richiesta o

permettendo al musicoterapeuta di individuare gli obiettivi da raggiungere durante la sessione di ascolto. Successivamente,

vengono proposti alcuni esercizi di rilassamento guidato, in modo da raggiungere uno stato di calma e quiete che precede

l’ascolto. Viene quindi proposta la sequenza sonora (frammenti di musica prevalentemente classica accuratamente selezionati),

che varia dai 4 ai 6 brani inframmezzati da pause di silenzio, durante i quali l’ascoltatore può condividere con il musicoterapeuta

le sensazioni, le immagini e le emozioni che sta provando. Al termine dell’ascolto il musicoterapeuta aiuta l’ascoltatore a

recuperare uno stato vigile e presente, restituendogli la trascrizione di quanto emerso durante la seduta. In sostanza, viene

fornito adeguato supporto affinché il fruitore possa affrontare situazioni dolorose, superare conflitti e blocchi acquisendo

consapevolezza e capacità nella gestione delle proprie risorse. I vari modelli di musicoterapia recettiva sono diversi, ma tutti

accomunati da un assunto di base: Il rapporto che ogni ascoltatore instaura con il materiale sonoro/musicale proposto è

influenzato da aspetti biografici e dall’identità sonora dell’ascoltatore stesso. Con il termine Iso “identità sonora” Roland Benenzon,

si riferisce al cumulo di energia e al processo dinamico formato da suoni, movimenti e silenzi peculiari di ciascun essere umano

che lo differenziano dagli altri. Il lavoro in musicoterapia recettiva non mira alla ricerca di risposte precostituite, ma alla

stimolazione della capacità personale di ascoltare attivamente, cioè di accogliere e di elaborare creativamente i segnali, le

espressioni, i messaggi dell’ambiente circostante. Il tipo di reazione a tale stimolazione è legata in gran parte alla disposizione

emozionale del soggetto, alle vicende interne in corso, e al tipo di rapporto che si viene a creare tra l’ascoltatore e il

musicoterapista.

Rosolato (1982) afferma che la musica può essere ascoltata attraverso tre modalità differenti:

• ascolto tecnico: il fruitore si concentra sulla scoperta delle “regole” musicali contenute all’interno del brano (struttura formale,

tonalità, tempo, ecc…). Tali regole consentono di confrontarsi con qualcosa di conosciuto e di rassicurante;

• ascolto evocativo: la musica sollecita ricordi ed associazioni. Il brano musicale può essere messo in rapporto diretto con

accadimenti personali, con eventi significativi della storia soggettiva o indurre una risposta associativa per via di una potenzialità

espressiva o di una caratteristica strutturale;

• ascolto ipnotico: questa modalità di ascolto astrae le precedenti, ed è caratterizzata dall’oblio e dal vuoto, insieme alla perdita

di un rapporto sensoriale con l’esterno, salvo mantenere il contatto con la fonte musicale.


M U S I C O T E R A P I A

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Nella scelta del repertorio, da adoperare in base ai diversi modelli di

riferimento, il musicoterapista può attingere da musiche che appartengono

al suo bagaglio culturale, oppure può utilizzare brani musicali proposti dal

paziente. In questo caso le musiche saranno utili al musicoterapista per

raccogliere informazioni sull’identità sonoro-musicale del paziente stesso. Il

materiale sonoro utilizzato per tali esperienze può includere l’ascolto di

improvvisazioni dal vivo o registrate, esecuzioni o composizioni del paziente

o del terapeuta, registrazioni provenienti dai vari stili della letteratura

musicale esistente (classica, jazz, popolare, rock, pop, country, etc…), e

sonorità archetipiche quali ad es. l’acqua ed il ritmo cardiaco.

Volendo trarre spunto dai principi della musicoterapia recettiva ci si può

attivare in un “fai da te”, (diverso dal complesso processo messo in atto

durante le sedute di musicoterapia), che consenta almeno di esplorare

vissuti interiori e di evocare ricordi, che ci faccia superare quei momenti di

solitudine dell’anima o semplicemente che favorisca il rilassamento.

Proponiamo di seguito semplici consigli per “sentire” la musica e

percepirla a livello sensoriale al fine di favorire un globale

benessere psicofisico.

-Individuare il setting: una stanza possibilmente poco illuminata, e priva

di distrattori, dove scegliere una postazione orizzontale comoda.

-Preparare il corpo attraverso la respirazione: respirate

profondamente e lentamente attraverso il naso e percepite la parete

addominale che si gonfia. Lasciate che il respiro esca passivamente

attraverso la bocca o il naso consentendo alla parete addominale di

rilassarsi.

-Scegliere la fonte sonora: è preferibile utilizzare le cuffie ed impostare il

volume sui 30-40 decibel

Ora non basta che scegliere i brani.

Approfittando del momento “hic et nunc”, ecco la top ten dei freschissimi

brani proposti al 71° Festival di San Remo che meglio si addicono

all’esperimento casalingo:

1 Colapesce-Dimartino – “Musica Leggerissima”

2 Irama – “ La genesi del tuo colore”

3 Francesca Michielin-Fedez – “Chiamami per nome”

4 La Rappresentante di Lista – “ Amare”

5 Madame – “Voce”

6 Gaia- “Cuore amaro”

7 Ghemon – “Momento perfetto”

8 Extralisciofeat Davide Toffolo – “ Bianca luce nera”

9 Maneskin- “Zitti e buoni”

10 Lo stato sociale –“Combat Pop”

L’ordine di gradimento è puramente fittizio. Chiaramente la scelta è unica

ed estremamente personale, pertanto risulterebbe vano ogni sforzo volto

ad individuare brani “musicoterapeutici” per eccellenza, così come

risulterebbe inutile ogni impiego “pseudo-farmacologico” della proposta di

ascolto.

Sperimentate e create il vostro personale viaggio musicale


V I A G G I

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P E R S O N A G G I

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La mattina, appena aprii la porta finestra della

stanza d’albergo in cui alloggiavo ed uscii sull’ampia

terrazza sono stata accolta subito dai raggi

benevolenti del sole mattutino che mi accarezzava

dolcemente il viso con l’intento di combattere e di

allontanare il continuo soffio del vento fresco ed’

aspro. Mi trovavo in Austria, precisamente in un bel

albergo confortevole, tipicamente austriaco, situato

nella nota località turistica di Filzmoos. Mi sentivo

ancora assonata dopo il sonno notturno, un po’

agitato come mi succede ogni volta quando devo

alloggiare per la prima notte in un nuovo luogo,

sconosciuto. Mi sono appoggiata le braccia sulla

ringhiera in legno scultato che cingeva in parte la

terrazza al secondo piano, respirai intensamente

l’aria frizzante e pura, degna di rinvigorirmi. Rimasi

incantata del panorama che si svolgeva davanti ai

miei sguardi. Sullo sfondo una meravigliosa danza

di montagne di diverse forme e dimensioni in parte

avvolte di misteriosa foschia azzurra, e accanto a

me dei bellissimi prati color verde smeraldo,

punteggiati da fiorellini selvatici di montagna in

colori allegri. Perline tremanti di rugiada fresca

brillavano sull’erba e sui petali dei fiori appena

aperti, sui rami degli abeti che svettavano orgogliosi

verso il cielo nelle vicinanze. Alcune mucche dalla

pelliccia maculata color marrone chiaro e bianco

stavano pascolando pacificamente l’erba cruda

mostrando un’aria impassibile e piuttosto

preoccupate di nutrirsi per bene. I tintinni dei

campanacci appariscenti appesi al collo di ciascuna

di esse disturbavano in modo tanto piacevole

quella quiete e la pace regnante del luogo. Sul cielo

azzurro soltanto alcune nuvolette bianche

passeggere portate dal vento chi sa dove. Mi

dispiaceva assai di non poter trattenermi ancora

sulla terrazza, godermi quell’atmosfera bucolica e di

continuare a respirare quell’aria dolciastra,

piacevole, simile come quella dopo la poggia nel

bosco. Dovevo per forza tornare nella stanza,

cambiarmi e recarmi nel ristorante dell’albergo per

fare la prima colazione. La colazione è stata

abbondante come succede di solito negli

restauranti austriaci, colazione che volendo,

potrebbe sostituire benissimo un pranzo o una

cenna. Gli austriaci ci tengo molto alle loro ricche

colazioni in cui non manca quasi nulla, simili agli

tedeschi, d’altronde. Sui lunghi tavoli banditi

sistemati con cura si trovava sia del dolce, sia del

salato, cioè; affettati, formaggi diversi, delle uova

sode ancora calde, dello yogurt naturale o alla

frutta, delle marmellate assortite, più tipi di pane e

di cereali, della frutta fresca o la macedonia, il thè e

l’immancabile caffè lungo accompagnato dal latte

bollente, speciale per il caffè. Il profumo dolce,

aromatico del caffè appena versato nelle tazze

inebriava tutta la mattina, l’aria e i sensi di quelli che

lo servivano seduti comodamente ai tavoli. Me

compresa e la mia metà. L’atmosfera si presentava

calda ed’ accogliente, e il cibo era ottimo. Dopo

aver approfittato della colazione ricca, tipicamente

austriaca, per altro apprezzata, insieme a mio

marito abbiamo lasciato l’albergo per andare a fare

un’escursione sul Ghiacciaio Dachstein, distante

circa 14 chilometri da Filzmoos, percorribili in venti

minuti circa. In quella giornata di settembre dorato

2019 il tempo si presentava splendido, sereno,

perfetto per poter salire sul Ghiacciaio. Perché

purtroppo, accade spesso che per colpa delle

condizioni meteo inadatte come nebbia e vento

forte la funivia rimane chiusa per giorni, facendo

impossibile la salita sul Ghiacciaio, lasciando delusi

tutti quelli che magari erano venuti lì a posto per

poter visitarlo.

l Ghiacciaio Dachstein si trova sopra la città di

Ramsau am Dachstein, in Austria, a sud di

Salisburgo. Con i suoi quasi tre mila metri di altezza

e per la sua unica e straordinaria bellezza è meta di

escursioni per numerosi turisti da tutto il mondo,

persone alla ricerca di scoprire dal vivo uno vero e

proprio ghiacciaio. Dalla località Filzmoos fino a

Ramsau am Dachstein la strada ben mantenuta è

bellissima, costeggiata da tratti di foreste spesse di

abete impenetrabili e di prati, e le sagome rocciose,

grigie delle montagne del Dachstein ci fanno

sempre compagnie fino ad’ arrivare a Ramsau am

Dachstein. Da qui si prosegue con il pedaggio

all’entrata del Parco Nazionale che porta verso la

Stazione della funivia. Pensavamo che la Stazione

della Funivia fosse vicino, invece ci sbagliavamo

perché si deve fare un bel tratto di strada in salita

piena di curve strette, insidiose che attraversano

delle fitte e belle foreste di abeti e di altri alberi

tipici della montagna. In cambio, ogni curva ci

regalava uno scorcio panoramico diverso,

meraviglioso da ammirare. Volendo ci si può

fermare in dei posti appositi per poter godere in

pieno il paesaggio circostante e quello lontano della

città Ramsau situata a valle. Ci sono anche dei posti

di ristoro dove ci sono degli alberghi dall’aria

pittoresca e dai balconi meravigliosamente fioriti e i

loro ristoranti eleganti pronti di accogliere i turisti.

Percorso questo tratto di strada abbastanza

impegnativa ma comunque gratificante, siamo

arrivati alla Stazione della Funivia. Anche qui dei

bellissimi alberghi costruiti conforme la tradizione

austriaca, dei ristoranti e delle terrazze all’aperto si

facevano subito notare. Anche perché da qualche

parte si sentiva in modo stridente i suoni di una

musica tirolese stridente piuttosto un po’

martellante per i nostri uditi. Ma comunque una

musica degna di mantenere vivo e divertente lo

spirito degli austriaci, orgogliosi della loro musica

tradizionale, una musica degna di vivacizzare il

luogo. Trovare un parcheggio fu una cosa assai

difficile, ma alla fine ce l’abbiamo fatto, trovando un

posto ad ‘una certa distanza della Stazione della

Funivia. Eppure è stato una cosa utile alla fine,

perché girondolando tra numerose macchine

parcheggiate i nostri sguardi si fermavano spesso

sulle maestose montagne grigie, rocciose del

Massiccio Dachstein, giuste di essere fotografate e

riprese video. Appese da un filo apparentemente

sottile, ma in realtà molto resistente e sicuro, viste

da lontano le cabinovie sembravano delle piccole

scatole che salivano e scendevano con certa

velocità ad’ intervalli regolati di tempo sulle pareti

ripide delle montagne. Lassù in cima del Dachstein

si intravvedeva appena la sagoma di una casetta

misteriosa, irraggiungibile, sistemata li come se

fosse un nido degli avvoltoi, riuscendo ad’

incuriosire qualsiasi sguardo. Avevamo tentato altre

volte di poter salire lassù ma il maltempo non ce

l’aveva permesso. Finalmente, era arrivato il

momento di affrontare questa avventura e di salire

sul Dachstein Glacier. Personalmente, guardando le

cabinovie in movimento sulle pareti rocciose, sopra

agli strapiombi da far girare la testa mi sono un po’

panicata al pensiero di dover affrontare la salita e la

discesa chiusa in una di esse. Anche se per tante

altre volte avevo usato la funivia in diverse

occasioni. Per qualche attimo ho avuto l’intenzione

di rinunciare, mi sentivo sopraffatta di ansia e della

paura. Ma il forte desiderio di visitare questo ghiac-

ciaio ha superato le mie ansie, le inevitabili paure, le

mie insicurezze. Una volta comprati i biglietti un

pochino cari ci siamo messi in una lunga fila per

prendere la funivia. L’attesa non è stata troppa, la

capienza delle cabinovie faceva bensì che tutto si

svolgesse con certa rapidità. Siamo saliti nella

cabinovia insieme ad una cinquantina di persone

più o meno, gente rumorosa, parlando

specialmente il tedesco e l’inglese, ciascuno

trovando un punto di appoggio tenendosi la mano

alzata, stretta ad ‘un aggancio apposito per questo.

Avevo il cuore nella gola e un senso di claustrofobia

cominciò già a stuzzicarmi appena vidi le porte

chiuse automaticamente della cabinovia e sentii il

rumore specifico che questo comporta.

Cominciava la salita, un’esperienza davvero

adrenalinica, almeno per me, mentre guardavo con

stupore gli strapiombi spaventosi sotto di noi,

meravigliandomi allo stesso tempo. La cabinovia

era moderna, ben mantenuta ed’ aveva una

persona a bordo che svolgeva il ruolo di

accompagnatore che stava seduto su una sedia

alta, sistemata in un angolo. La sua presenza mi

rassicurava un po’.

Per alcuni più coraggiosi esisteva la possibilità di

salire o di scendere scegliendo di sistemarsi sopra

la cabinovia. Praticamente all’aperto, godendo in

pieno il panorama, ma con il rischio di essere

disturbati dalla presenza dell’aria molto fredda e

del vento tipicamente aspro delle alture.

La salita è durata circa sei minuti, una cosa

incredibile pensando che siamo partiti dalla valle e

raggiunti a quasi tre mila metri di altezza. Una volta

scesi dalla cabinovia ci imbattiamo nuovamente

nella folla di gente varie, rumorosa, caotica.

Tutti quanti, me compresa abbiamo cominciato a

scattare delle foto all’impazzata, eravamo

desiderosi di poter vedere tutto ad ‘un solo colpo

d’occhio, avidi di fotografare il più possibile il

paesaggio. Eravamo già sulla terrazza panoramica

adiacente alla Stazione della Funivia.

La veduta si presentava spettacolare. Sembravamo

tutti come un gregge che inconsapevolmente

facevano gli stessi gesti in qualche modo

mettendoci in competizione. La mia prima

sensazione è stata quella di trovarmi

immediatamente come sul tetto del mondo, vicino

al cielo, quasi da poter toccarlo con le mani. Non

ero mai salita a tre mila metri di altezza.

Per me tutto questo rappresentava una sfida, una

vera conquista. Giusto per qualche istante mi sono

messa in contatto con la forza divina per

ringraziarle in un mormorio di avermi dato una

mano di arrivare in questo luogo meraviglioso. Pur

di non poter vederla mi sembrava di sentire la sua

presenza misteriosa ovunque anche in quel luogo.

Una sorte di incantesimo mi sopraffaceva, sentivo

di aver delle ali per volare.

Ero felice di trovarmi finalmente da queste parti

che aveva tanto desiderato di visitare.

Siamo stati fortunati, la giornata era soleggiata,

anche se faceva un po’ freddino e un vento

pungeva le guance e le mani. D’ altronde ci

trovavamo su un vero e proprio ghiacciaio che si

doveva fare valere alla fine.Lasciata indietro la

stazione della funivia e la terrazza panoramica

adiacente abbiamo proseguito la passeggiata

immersi in un paesaggio unico, straordinario.

Si cammina su ponti traballanti, sospesi a

strapiombo su ghiacciaio e panorama circostante.

Non è un caso che questa camminata è stata

chiamata Sky Walk.


V I A G G I

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V I A G G I

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Poi si raggiunge la “Suspension Bridge”, cioè, la scala nel vuoto. Mettere i piedi su questa lastra di vetro si ha la sensazione di volare nel vuoto degli abissi. Le emozioni

diventano forti, incredibili, adrenaliniche, al confine di un inevitabile senso di timore e di insicurezza. Forse è proprio questo l’obiettivo più fotografato e ripreso del

Dachstein Glacier, dove le persone fanno la fila, aspettando con apparente pazienza e lo spirito civilizzato di poter accedere uno alla volta alla scala in vetro, di

scendere i suoi gradini sempre in vetro di essere fotografati dagli altri o di scattare loro stessi dei selfie o delle bellissime foto al paesaggio davvero mozzafiato. Poi si

prosegue camminare tra vertigini e mal d’aria per chi lo soffre su altri ponti sospesi nel nulla, altre tanto mossi dalla presenza delle persone che li percorrano,

potendo ammirare il Massiccio Dachstein in tutto il suo splendore, noi, fortunati di ammirarlo sotto i raggi brillanti del sole di metà settembre. Una veduta a trecento

sessanta gradi si svolgeva davanti ai nostri sguardi sempre incuriositi ed ‘ammagliati. Che dire? Tutto era unico, incredibilmente fantastico, uno vero spettacolo della

natura. Non mi saziavo di ammirare e di fotografare le montagne, le vallate, i diruppi pericolosi. Ma si doveva proseguire con la visita del Palazzo di ghiaccio

interamente costruito in ghiaccio. Una volta entrati ci imbattiamo in delle lunghe gallerie scavate in ghiaccio, poco illuminate di cui il pavimento si presentava molto

scivoloso, insidioso, pericoloso. Specialmente per quelli come noi, che indossavamo le scarpe di ginnastica, inadatte a questo luogo. Si deve fare attenzione e

camminare appoggiandoti spesso alle ringhiere in ferro, anche se molto fredde, sistemate apposito sulle pareti di ghiaccio. Nonostante questo inconveniente, entrare

nel Palazzo di ghiaccio per me fu come se entrassi in un Palazzo delle favole. Ad’ ogni angolo erano delle bellissime sculture in ghiaccio illuminate in vari e splendidi

colori, creando un’atmosfera magica, portandoti con la fantasia nei paesi artici o forse al tanto amato e spesso difficile da raggiungere al Paese di Babbo Natale in

Lapponia. Tra numerose esclamazioni di ammirazione e strilli frequenti perché ero sempre in pericolo di scivolare e di cadere sul pavimento ghiacciato, proseguendo

tutte le gallerie siamo finalmente usciti dal Palazzo di ghiaccio, all’aperto. Là dentro la temperatura era sotto zero e abbiamo patito un po’ il freddo. Una volta

all’aperto, i raggi del sole ci vennero in aiuto e ci riscaldò piacevolmente. Siamo scesi alcune scale e ci siamo subito trovati a camminare sulla neve che si scioglieva, la

temperatura era di circa nove gradi. Anche se ero munita dei miei immancabili bastoni appositi per le gite in montagna, il rischio di scivolare e di cadere era altissimo.

Camminavo molto tesa, attenta dove mettevo i piedi, come d’altronde gli altri turisti presenti sul posto, ma senza perdere di vista il paesaggio circostante. Tutto

intorno una immensa distesa di bianco e là dove la neve non era stata calpestata dai passi dell’uomo essa brillava in colori d’argento scintillante sotto il sole. Più

avanzavo nel percorso, anche se difficile rischiando di cadere scivolando più avevo il desiderio di proseguire, di scoprire la magia del luogo. Eppure la stanchezza e lo

stress cominciavano già a farsi sentire. Anche l’aria specifica dell’alta cota faceva la sua parte, sicuramente. I colori variopinti dei vestiti dei turisti che passeggiavano

dipingevano il bianco della neve intorno. In lontananza si intravvedevano le sagome delle altre bellissime vette innevate verso di quale alcuni sciatori ben equipaggiati,

adeguatamente ciascuno con gli sci sulle spalle si dirigevano in fila indiana. Sembravano una fila di formiche quale piano, piano diventarono dei piccoli puntini neri sul

bianco della neve, che poi scomparirono completamente inghiottiti dall’orizzonte e dalla foschia. Siamo tornati indietro, alla base della stazione della Funivia e ci

siamo fermati a mangiare su una terrazza all’aperto di un ristorante dove erano tante persone sedute ai tavoli e servivano ciascuno qualcosa da mangiare. Da qui si

poteva godere in pieno un'altra vetta del massiccio Dachstein, un altro angolo da sogno degno di essere immortalato. Delle cornacchie dal piumaggio nero luccicante,

rumorose e ladre volavano sopra ai tavoli all’aperto con l’intenzione di poter rubare qualcosa da mangiare dai piatti, o perfino i panini tenuti tra le mani dei turisti.

Qualcuno di essi magari disattento è stato derubato di qualche wurstel e pezzo di pane. Gli uccelli venivano spesso allontanati con battiti delle mani della gente tra

risate copiose e strilli di disapprovazione. La nostra escursione sul Ghiacciaio Dachstein stava per finire. A malincuore dovevamo lasciare quel luogo unico e speciale,

salire a bordo di una cabinovia che ci portò con la velocità incredibile a valle. Una breve ripresa video con la discesa mi sembrava di obbligo, gli spaventosi strapiombi,

le rocce grigie, aspre, tutto meritava di davvero di essere immortalato. E poi, tenendomi occupata ho dimenticato un po’ della paura di essere chiusa in quella scatola

piena di gente estranea dove sentivo di mancarmi l’aria da respirare. Arrivati già nell’ampio parcheggio della Stazione della Funivia ci siamo fermati a fissare per bene

l’immagine della cima del Massiccio Dachstein. Le cabinovie continuavano a fare il loro dovere salendo e scendendo ad’ intervalli precisi di tempo. Quasi che non

potevo credere di essere stata poco prima in una di quelle cabinovie, che ho avuto l’opportunità di visitare il famoso Ghiacciaio Dachstein. È stato come un bel sogno

svanito troppo in fretta, purtroppo. Mi sono resa conto che in questo luogo apparentemente inaccessibile e difficilmente raggiungibile regna una perfetta armonia tra

l’essere umano intelligente, inventivo, coraggioso e la natura circostante quale anche se in qualche modo disturbata riesce comunque di preservare i propri valori di

ogni genere. Ho provato una grande ammirazione e considerazione per gli austriaci che hanno saputo anche in questo luogo come in altri luoghi turistici dell’Austria

di mostrare di saper fare le cose per bene. Non posso concludere senza definire nuovamente, ma in poche parole che significa Dachstein Glacier; cioè, un ghiacciaio

che si intestardisce di resistere al cambiamento drastico del clima mondiale, un luogo unico, davvero speciale, panorami mozzafiato sulle montagne intorno, terrazze

panoramiche, ponti sospesi nel nulla, il Palazzo di Ghiaccio con le sue meravigliose sculture in ghiaccio illuminate in modo feerico e tanta, tanta neve…anche se si

stava sciogliendo in alcuni tratti. Un luogo che merita almeno una visita, un luogo di cui ti innamori a prima vista e desideri di tornare altre volte. Spero tanto che

questo ghiacciaio riuscirà ad ‘esistere anche per le generazioni future e di poter regalare sempre le stesse forti emozioni adrenaliniche cosi come ha regalato a me.


avere un viso armonioso, e poterlo truccare al meglio, la forma delle sopracciglia deve essere ben delineata e adatta al nostro tipo di

Per

viso.

vostri alleati in questa operazione saranno sicuramente le pinzette, le forbicette e il pettinino per sopracciglia. Con le pinzette potrete

I

i peli in eccesso e mantenere la forma. Come correggere le sopracciglia:

eliminare

sopracciglia determinano armonie ed architetture del viso risultando un valido strumento non solo per un trucco base ma soprattutto per

Le

trucco correttivo. Molti make-up artist preferiscono definire e delineare bene le sopracciglia come primo step del make-up degli occhi,

il

la stessa lunghezza e forma sopraccigliare sarà un’ ottima guida per realizzare la sfumatura degli occhi.

poiché

sulle sopracciglia non è comunque uno step obbligatorio, soprattutto sui volti molto giovani e freschi; per capire se è necessario

Intervenire

o meno può essere utile una attenta analisi della dimensione dell’arcata rispetto agli altri elementi del viso.

intervenire

individuare la forma ideale delle sopracciglia, bisogna posizionarsi bene di fronte al soggetto e tracciare, con l’aiuto del manico sottile

Per

prima linea (1-3) percorre verticalmente e parallelamente l’asse centrale del naso, il punto in cui questa linea tocca la fronte; questo

La

il punto da qui far iniziare il sopracciglio.

sarà

seconda linea (1-2) parte sempre dalla narice esterna del naso e passa per il centro dell’occhio, tangendo esternamente l’iride; la sua

La

con l’arcata sopraccigliare e con la perpendicolare esterna dell’occhio, determinerà la massima altezza del sopracciglio ovvero

intersezione

punto “2”. La terza linea è la diagonale (1-3) che parte dalla narice esterna e giunge fino all’estremità esterna dell’occhio determinando,

il

il punto in cui termina il sopracciglio. Questa diagonale dal punto di vista correttivo, determina anche l’inclinazione dello zigomo su cui

così,

sopracciglia, convergono tutte dall’ inizio della narice del naso. Tale tecnica si può applicare su tutti i visi regolari che non presentano

delle

disarmonie.

importanti

evidente che c’è una importante relazione tra “NASO E SOPRACCIGLIA” , quindi, prima di intervenire sulla modifica delle sopracciglia, è

E’

un attenta analisi della forma del naso, poiché se è troppo largo, troppo lungo o troppo corto rispetto al viso, non si avrà una

necessaria

M A K E U P

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• Se avete un viso tondo e paffuto, le sopracciglia potranno essere ad ala di gabbiano ma non troppo arcuate.

• Se avete lineamenti marcati, evitate l’angolatura e prediligete delle sopracciglia ad arco.

• Se il viso è piccolo con lineamenti delicati, la forma più indicata è sicuramente quella dritta, senza particolari marcature.

• Se gli occhi sono particolarmente vicini, distaccate bene le sopracciglia per aprire lo sguardo. Al contrario per occhi distanti

lasciatele più vicine.

• Se la fronte è alta, prediligete le sopracciglia più folte, ma sempre ben delineate nella forma, mentre se la fronte è bassa potete

assottigliarle di più.

• Ricordate che, in caso di sopracciglia asimmetriche, sarà necessario adeguare quella più corta o più sottile all’altra. Vediamo

come fare:

• Se non siete molto pratiche, la prima volta sarà meglio rivolgervi ad una professionista, e in seguito sarà sufficiente seguire con

attenzione la forma che vi avrà dato e non avrete problemi.

un pennello o con un filo di cotone nero, tre linee guida immaginarie che convergono verso l’angolo esterno delle narici del naso (punto 1),

di

proseguono in direzione dell’arcata sopraccigliare passando per gli estremi dell’occhio.

e

svilupperà il make-up degli occhi. L’arcata sopraccigliare, se disegnata in modo giusto, ha il potere di correggere ma ,se

si

in modo inappropriato, può anche evidenziare le disarmonie del viso. Le linee guida per determinare misure e proporzioni

disegnata

forma regolare dell’arcata sopraccigliare.


ALBERTO

LEONARDI

Leonardi “L’artigiano della pellicceria d’alta

Alberto

rende i suoi abiti dei pezzi unici, grazie al

moda”,

costante impegno nella ricerca di particolari

suo

e femminili, alla sperimentazione di materiali

inediti

all’attenzione quasi maniacale per il

innovativi,

insieme alla cura artigianale nella

dettaglio

Lo stilista romano per l'inverno

realizzazione.

lancia l'Haute Coutier della pellicceria

2021/2022

M O D A

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ecologica.


S T O R I A

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Pedro Pugliese, figlio di un umile operaio italiano, nacque a

Osvaldo

Aires, nel barrio di Villa Crespo, il 2 dicembre 1905. Il padre Adolfo,

Buenos

dilettante in alcuni quartetti di tango di quartiere, impartì ai suoi

flautista

figli la cultura per la musica, in particolare per il violino, ma tre violinisti

tre

troppi in una casa, pertanto, al giovane Osvaldo, venne assegnato lo

erano

del pianoforte. Dopo un percorso brillante al Conservatorio Odeón,

studio

di 15 anni iniziò la sua carriera professionista al Café de La

all’età

così chiamato dagli avventori alludendo alla scarsa igiene del

Chancha,

Nel 1921 aggiunse al suo conjunto la prima donna

proprietario.

che conobbe il tango, Francisca “Paquita” Bernardo, mentre

bandoneonista

anni più tardi, debuttò come pianista di musica classica in una

due

radiofonica dell’emittente Radio Cultura.

trasmissione

nella sua brillante scalata verso il successo, Pugliese si

Continuando

nel 1924 al quartetto di Enrique Pollet, passando poi per

aggregò

di Roberto Firpo, fino a formare un Sexteto con il violinista Elvino

l’orchestra

del quale non ci restano registrazioni. Il debutto del Sexteto

Vardaro,

al Café Nacional coincise con l’inizio di un lungo tour

Vardaro-Pugliese

l’Argentina che i due artisti intrapresero poco dopo. Pugliese e

attraverso

erano accompagnati dal poeta Eduardo Moreno, in qualità di loro

Vardaro

lo stesso che fu autore del testo del

rappresentante/responsabile,

tango Recuerdo composto dallo stesso Osvaldo Pugliese. Il

celeberrimo

si rivelò un vero e proprio salasso economico, al punto che Vardaro

tour

impegnare il suo violino Sartori per pagare il viaggio di ritorno.

dovette

dal violinista Vardaro, Pugliese presto fu affiancato da un

Abbandonato

violinista, Alfredo Gobbi, formando un’orchestra di cui un

altro

era il giovanissimo Aníbal Troilo, con Luis Díaz come

bandoneonista

Nel 1934, quando il bandoneonista Pedro Laurenz – ex di De Caro

cantante.

di Maffia – formò la sua orchestra, Pugliese ne occupò il piano, occasione

e

cui scrisse i suoi primi arrangiamenti su un paio di tanghi, fra cui La

in

Beba.

completo delineamento del suo stile di tango iniziò l’11 agosto del 1939

Il

comparì ancora al Café Nacional. Pugliese era direttore, pianista

quando

arrangiatore di questo raggruppamento che fu organizzato come una

ed

e propria cooperativa, emanazione diretta delle sue idee

vera

Da un caffè del barrio di Villa Crespo arrivarono alla radio

filosovietiche.

importante del momento, Radio El Mundo, seguito da un’importante

più

di fan, composta da fanatici del suo stile e da seguaci del Partito

cerchia

Comunista.

continuità nel lavoro gli permise di affinare il suo concetto, appoggiato

La

suoi compagni come il contrabbassista Aniceto Rossi, tanto importante

dai

dargli l’approccio ritmico di cui necessitava. Fondamentale fu il

nel

di Osvaldo Ruggiero, che rimase con Pugliese fino al 1968,

bandoneón

legato al suo direttore. Ed altrettanto può dirsi del

profondamente

Enrique Camerano, nato – dice qualcuno – per suonare con

violinista

Camerano si era affermato come il maggior esponente dello stile

Pugliese.

ma con una rotonda cadenza ritmica, attrattiva per il ballerino

decareano,

per questo sacrificare la qualità. Di somma importanza nelle

senza

fu la presenza di Roberto Chanel, cantante forte, dalla voce

registrazioni

e dallo stile “compadrito”, al quale Pugliese contrappose Alberto

nasale

drammatico e sensuale, di rara attitudine per la media voce ed in

Morán,

sintonia con l’accompagnamento orchestrale.

perfetta

anni ’40, in piena Epoca de Oro, Pugliese registrò alcuni temi

Negli

propri con i quali si collocò all’avanguardia. È il caso de La

strumentali

(che si trasformò nell’inno della sua orchestra), Negracha e

Yumba

Malandraca.

dell’orchestra di Osvaldo Pugliese nella storia musicale del

L’importanza

è pari a quella di Aníbal Troilo, Carlos Di Sarli, Juan D’Arienzo, Julio

tango

Caro e pochi altri. Storicamente lo stile di Osvaldo Pugliese deriva dalle

De

musicali di Julio De Caro, per quanto poi se ne discosti in modo

idee

e da Alfredo Gobbi, comunque di matrice decareana.

significativo,

S T O R I A

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suo maggior contributo fu quello di aver dato una nuova rinascita al

Il

coniugando sentimento popolare ed alta creatività d’avanguardia.

tango,

di Pugliese rappresenta un filo conduttore che attraversa

L’opera

strumentale del tango rioplatense. La caratteristica che seduce

l’evoluzione

è la pulsazione della musica con ondate intermittenti, che

l’ascoltatore,

i contorni del battere del tempo. Il tratto tipico di Pugliese è

dilatano

di creare nei quattro tempi della battuta dei vuoti quasi completi tra

quello

due accentati, che pulsano in modo costante come dilatandosi e

i

contraendosi.

come se le note, che hanno il fondamentale compito di definire in modo

È

il ritmo, fossero state scritte con troppo inchiostro e la goccia nera

preciso

avesse superato lentamente i contorni netti. Tutto questo si

ampliandosi

perfettamente alle dinamiche dei movimenti dei ballerini, e

adatta

idealmente al lasso di tempo che intercorre tra l’impulso

corrisponde

prima del battere del tempo (intenzione), ed il movimento della

dell’uomo,

(ascolto), qualche istante dopo. Questo effetto viene ottenuto

donna

ai violini ed ai violoncelli il compito di cadenzare il ritmo con ampie

dando

veloci arcate, mentre il pianoforte in secondo piano, con accordi

e

crea il legame tra le due note accentate. È talmente

sussurrati,

tale firma, che riconoscere un brano di Pugliese fin dalle

riconoscibile

note è un’operazione di ascolto molto semplice.

prime

che ha reso Pugliese un idolo per la comunità di ballerini e amanti della

Ciò

è proprio questa estremizzazione dei ricorsi ritmici ed espressivi

musica

allontanarsi dai codici di ballo. La ricchezza espressiva di Pugliese è

senza

attraverso un risalto sistematico di ogni nota nella melodia,

raggiunta

all’utilizzo frequente del rubato, tanto caro anche a Troilo. Tra gli

insieme

che giocano un ruolo fondamentale nell’orchestrazione vanno

strumenti

il primo bandoneón ed il primo violino, spesso chiamati a ruoli di

ricordati

importanti, il tutto arricchito dagli assoli dello stesso Pugliese al

assolo

La struttura delle sue partiture è contraddistinta da un uso

pianoforte.

di contrappunti (in particolare il contrappunto sincopato),

abbondante

permanenti sulle frasi musicali e grande sviluppo armonico.

variazioni

lo sforzato Pugliese aggiunge un’ulteriore forza espressiva, quella di

Con

mareggiata orchestrale; con i cambi di intensità nella dimensione

una

Pugliese risponde ad una necessità inconscia primordiale del

dinamica,

quella del “corte y quebrada”, sviluppando uno dei parametri

tango,

più apprezzati del suo stile. Infine, la dimensione polifonica

musicali

ad esempio, nel cromatismo della melodia iniziale di

percepibile,

di A losartistasplásticos(1964), dove si mescola il linguaggio

Negrachao

classico-romantico con la rinnovazione melodica impregnata di

armonico

il risultato è una sensazione di caos, come prodotto della

dissonanze;

estrema nei gruppi e semitoni armonici.

tensione

complesso stile di Osvaldo Pugliese è in grado di descrivere

Il

la cosmovisione culturale del tango, prescindendo dalle

sinteticamente

al punto che il suo tango strumentale occupa simbolicamente il

parole,

di collettore rioplatense degli elementi estetici del tango e della sua

posto

cultura.

verso le ideologie dittatoriali degli anni ’60 e ’70, vicino invece al

Critico

sovietico (dedicò Milonga para Fidel al leader della rivoluzione

socialismo

Osvaldo Pugliese non ha mai nascosto i propri pensieri,

cubana),

forti critiche anche verso gli organi per la tutela dei diritti

manifestando

(SADAIC) e tutto ciò che ostacolava la libera circolazione e

d’autore

dell’arte. In effetti Pugliese pagò sempre in prima persona la

condivisione

di esprimere le proprie idee; fu perseguitato, censurato e

fermezza

durante il governo Peronista e quello successivo nato dalla

incarcerato

Revolución Libertadora. Per anni, all’orchestra di Osvaldo

cosiddetta

fu impedita la radiodiffusione, come mezzo di censura politica, ma

Pugliese

non riuscì a diminuirne la popolarità né le esecuzioni, che continuavano

ciò

S T O R I A

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ad essere possibili anche se privi del direttore.


ilancia dei valori soppesa il gioco dei comportamenti in

La

a volte rigida, dipendente dal condizionamento del

un’etica

altre volte dettata da ragionamenti e sentimenti di

contesto,

intellettualmente liberi. Quest’ultima ‘razza’ di

uomini

illuminati è la principale deputata a creare filosofie

pensatori

a garantire effetti sociali duraturi, il cui segno positivo

atte

è affatto scontato.

non

filosofia è l’amore per la conoscenza, un mondo che parte

La

sentimenti di affetto per trasformarsi in potenza di parola,

da

sinceri o strumentali. Appare paradossale come

proselitismi

uomini non si rendano conto che il loro ‘stile di vita’

certi

proprio sulle forme di pensiero imperanti, sul sapere

poggia

e diffuso, sugli schemi di ragionamento e di

appreso

comuni. Ogni scelta, a livello personale, famigliare

abitudine

politico deriva dall’impostazione filosofica di fondo, più o

e

presente alla coscienza di individui e gruppi; questa

meno

che diventa motore di azioni e reazioni si basa sui

filosofia

le credenze e le convinzioni su ciò che davvero è

valori,

per il sistema. Prima di agire or dunque, sarebbe

importante

conoscere a monte la piattaforma di riferimento.

opportuno

l’ideatore di questo mondo aveva probabilmente un

Persino

originale; a conferma di questa ipotesi, i ‘testi sacri’

disegno

indicano che il punto di partenza della realtà materiale è

ci

la Parola. L’Essere dichiara un concetto, un’idea, e

appunto

realizza. La divinità umana sta proprio in questo potere

la

di creazione attraverso la designazione della

‘alchemico’

che trasforma l’energia in forma. Ciò che si dice

parola

fa la differenza nella sua realtà e l’insieme di parole

l’uomo

risposta è no, perché l’Assoluto è integralmente ‘essere

La

privo di elucubrazioni. Tuttavia, la miglior filosofia è

naturale’,

quella che scaturisce dallo spirito, dal contatto

proprio

e illimitato con l’innominabile Invisibile. Le parole, in

diretto

magnifico caso, nascono dalla quiete della mente

questo

l’intuizione, non dai passaggi razionali e dalla

attraverso

logica: è una filosofia senza filtri che non fa

deduzione

su credenze e convinzioni limitanti, bensì su

affidamento

infinita all’universo. Un ordine cosmico si

un’apertura

di corpo e mente donando pace e luce che

impossessa

le porte della verità. L’amore per la conoscenza

spalancano

allora nell’Amore. Naturalmente.

sfocia

F O R M A Z I O N E

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LA BASE FILOSOFICA DELLA VITA

di Renzo Maggiore

Dagli uomini contemplativi traggono ispirazione gli uomini

d’azione

Dietro ogni decisione e azione consapevole c’è sempre

una ‘filosofia’.

In principio fu il Verbo

che costituisce un’idea o un progetto sottende una filosofia.

Se l’idea è la vallata, la filosofia è la cima del monte.

Se il progetto è il fiume, la filosofia è la sorgente.

Vi è una filosofia assoluta?


B E N E S S E R E

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Dipendenza Internet

Sintomi, tipologie e terapia

di Michela Mignano

Terapeuta

L’utilizzo della rete e delle nuove tecnologie fa ormai parte delle nostre vite;

tuttavia è essenziale non perdere di vista l’importanza di un uso consapevole e

controllato di internet. Disturbi comportamentali legati ad un uso improprio

di questi mezzi sono, infatti, un rischio sempre più frequente per la salute

psico-fisica e le relazioni sociali, soprattutto dei minori.

Tra gli adolescenti un uso eccessivo dei social può determinare conseguenze

anche gravi sul fronte della salute: una recente ricerca condotta negli Usa ha

svelato che nella fascia 12-15 anni, a una maggiore connessione al web,

corrisponde un incremento dei casi di disturbi psicofisici, squilibri nel sonno

e nell’alimentazione, comportamenti asociali che sfociano nel cyberbullismo,

fino ad arrivare ad alterazioni anatomiche e vere e proprie forme di

dipendenza da social network.


B E N E S S E R E

TuttoBallo20

A soffrire maggiormente di Dipendenza da Internet

sono gli adolescenti dai 13 ai 20 anni. Si tratta molto

spesso di soggetti intelligenti e razionalmente più

maturi di altri, tendenti all’isolamento e con evidenti

alterazioni nell’ambito dell’emotività. In Giappone ed

in Corea gli adolescenti che si autorecludono in casa,

tagliando ogni rapporto con la realtà, se non quello

con il web, sono chiamati “hikikomori” e

costituirebbero il 20% (oltre in milione) degli

adolescenti maschi giapponesi.

In Italia l'uso di internet e di tecnologie della

comunicazione (televisione, telefonino, consolle…) da

parte degli adolescenti ha un peso consistente, come

riportato da un sondaggio della Società Italiana di

Pediatria del 2010.

Secondo lo psichiatra Federico Tonioni “Almeno due

iscritti a Facebok su 10 ne sono dipendenti mentre,

secondo i dati di uno studio dell’università di Perugia,

su 10 persone quattro possono sviluppare abusi o

dipendenza da internet, la maggior parte delle volte

inconsapevolmente. Si potrebbe dire – continua

Tonioni – che questo tipo di patologie di dipendenza da

internet si stia diffondendo a livello epidemico. Sono

sempre più frequenti i casi di impiegati interdetti da

internet perchè connessi soprattutto ai social network,

in particolare Facebook. Per questo basta riflettere sul

fatto che 6 aziende su 10 in Italia hanno introdotto

limitazioni alla rete internet aziendale”.

Nell'adolescenza le dipendenze più frequenti sono

relative ai giochi di ruolo ed ai social networks. In età

adulta, i sintomi più frequenti sono scatenati dai

giochi d’azzardo, dalla ricerca smaniosa di

informazioni e dal desiderio compulsivo di visitare siti

pornografici.

Si tende a pensare che la dipendenza sia rivolta solo a

sostanze chimiche, e che le sostanze chimiche

provengano solo dall’esterno. In realtà, è proprio il

contrario: il nostro cervello produce dei messaggeri

chimici autonomamente, in grado di instaurare una

dipendenza psicologica anche in assenza di vere e

proprie sostanze estranee. La dipendenza da Internet

ne è un esempio tanto recente quanto attuale,

includendo soprattutto i social network e riguardando

ormai il 6% degli adolescenti italiani.

Ma perché è importante parlare di questo adesso?

Perché quello a cui tutti abbiamo preso parte durante

questa quarantena, un po’ passivamente e un po’

attivamente, è sicuramente una collettiva – e al

contempo solitaria – abbuffata tecnologica.

Questo termine richiama inevitabilmente un altro

disturbo, quello da alimentazione incontrollata, con i

suoi episodi di abbuffata di cibo. Ecco perché gli esperti

hanno preso in prestito il dizionario del comportamento

alimentare (bingeeating) per applicarlo a quello

tecnologico (bingewatching).

Come in altri tipi di dipendenza e nei disturbi da

alimentazione incontrollata quindi, nella dipendenza

da Internet ed in particolare da social network,

assistiamo ad un incontrollabile impulso di mettere in

atto una determinata azione, e poi ancora, e poi ancora

e ancora, e poi ancora, e ancora una volta, e di nuovo…

In questo caso, controllare le notifiche, scorrere la

bacheca, e ricominciare da capo.

Come nel bingeeating, il corpo non agisce più sulla

base dei bisogni fisiologici di base, bensì sulla base di

vere e proprie compulsioni automatizzate che esulano

dalla consapevolezza, impegnando la persona (spesso

adolescente) per un tempo eccessivo soprattutto in

relazione ad altre attività come lo studio o la vita

sociale. Così, come nel suo corrispettivo alimentare,

l’episodio di abbuffata porta spesso alla perdita di

controllo e cognizione del tempo, con conseguente

isolamento e alienazione. In caso non sia possibile

soddisfare questi impulsi, invece, scatta una sorta di

“astinenza psicologica”, dove la frustrazione genera

rabbia e sbalzi d’umore.

Per difendere questi comportamenti divenuti così

fondamentali, l’'adolescente adotta allora delle

strategie tipiche proprio dei disturbi alimentari e delle

dipendenze, come per esempio mentire o sfruttare le

ore notturne per non essere ostacolato.

Per quanto possa sembra un rifiuto della società, in

realtà la dipendenza da social network è una

dipendenza dalla società stessa.

Prerogativa di quelli di messaggistica come WhatsApp

o Messenger infatti è quella specie di “dipendenza da

notifica”, legata a doppio filo dal fatto che la notifica

proviene da persone a cui siamo molto affezionati,

come amici o fidanzati.

Prerogativa invece dei social di condivisione come

Instagram, Facebook o il nuovissimo TikTok, è il

rinforzo positivo dato dalla conferma sociale. Ricevere

un like indica apprezzamento, conferma ed esistenza

nel codice social, che l’adolescente conosce molto bene.

È grazie a questa attribuzione condivisa di significato

che ogni like andrà a stimolare la produzione di

dopamina nei circuiti della ricompensa (gli stessi

attivati dal cibo, dal piacere e ahimè anche dalle

droghe); tale rilascio di dopamina associato allo

schermo acceso su Instagram aumenterà a sua volta la

probabilità di ripetere quel comportamento in futuro,

generando un circolo vizioso.

Dipendenza da social ai tempi del distanziamento

sociale

Si tende a pensare che la dipendenza sia rivolta solo a

sostanze chimiche, e che le sostanze chimiche

provengano solo dall’esterno. In realtà, è proprio il

contrario: il nostro cervello produce dei messaggeri

chimici autonomamente, in grado di instaurare una

dipendenza psicologica anche in assenza di vere e

proprie sostanze estranee.


B E N E S S E R E

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La dipendenza da Internet ne è un esempio tanto

recente quanto attuale, includendo soprattutto i social

network e riguardando ormai il 6% degli adolescenti

italiani.

Dipendenza però ci fa pensare alle droghe. Non sarà

forse eccessiva come classificazione?

Proviamo allora a fare un’analisi comparata quanto più

oggettiva e priva di allarmismi, ricordando sempre che

“abuso” non equivale per forza a “dipendenza”.

Secondo il DSM-5, la tossicodipendenza consiste in “una

modalità patologica d’uso che conduce a disagio o

compromissione clinicamente significativi”.

Analogamente, nei casi di dipendenza da Internet e da

social network, si tende a trascorrere tanto tempo

online da perdere la percezione dei propri bisogni

primari, come il sonno e la fame. Nei casi avanzati,

l’unica vera discriminante che traccia una linea netta

fra tossicodipendenza e dipendenza da Internet è la

compromissione fisica. Questo non è certo irrilevante,

ma rischia di farci sottovalutare il problema.

Come possono dunque intrecciarsi la pandemia da

Covid-19 e la dipendenza da social network?

Durante questo periodo di quarantena, il rischio

psicologico di tale “binge social networking” è non solo

che queste piattaforme diventino l’unica fonte di

autostima e autodeterminazione dei ragazzi, ma anche

che lo spettro di emozioni vivibile sia dettato da ciò che

vedono scorrere nelle Instagram stories. Per esempio, se

tutti i miei contatti postano idilli familiari, la mia

famiglia mi sembrerà ancora più noiosa e triste;

oppure, se tutti i miei contatti sembrano euforici per il

ritorno in società, suppongo di doverlo essere anche io.

Questo aumenta l’influenza e la pressione dei pari,

limitando un’autentica percezione ed espressione delle

emozioni.

Similmente, il rischio sociale è non soltanto quello di

crescere una generazione alienata e virtuale, ma anche

quello di manipolare facilmente l’informazione e la

percezione degli eventi, come nel caso del Covid-19.

Durante questa pandemia, è tornato alla ribalta il

problema delle fake news, che, diffondendosi

soprattutto nei social, possono alterare – a livello più o

meno subliminale – la percezione di rischio degli

adolescenti. Per esempio, creando il falso mito secondo

cui i giovani non si possano ammalare, alimentando

l’idea che sia solo qualcosa su cui scherzare, o

fomentando complottismi che fanno traballare il loro

esame di realtà.

Il rischio bilaterale è dunque che la dipendenza da

social favorisca la pandemia, e viceversa che la

pandemia favorisca la dipendenza da social, fondendosi

in una sorta di “pandemia da social”.

Immaginiamo la rete come un immenso potenziale, che

in quanto tale può ancora assumere una connotazione

estremamente positiva o estremamente negativa.

Possiamo semplificare supponendo che, come sempre,

ciò dipenda dall’interazione fra due aspetti: quello

ambientale e quello personale.

Come si evince da questa semplificazione, l’adulto che

ha ormai sviluppato gli strumenti cognitivi ed

esperienziali necessari, è in grado di far fronte anche ad

un ambiente fuorviante, ad esempio riconoscendo le

fake news e ristabilendo da sé una sana armonia tra

vita online e offline al termine dell’isolamento

domiciliare.

L' adolescente che invece sta ancora costruendo il

proprio spirito critico e il proprio equilibrio, può

sicuramente cavarsela in condizioni facilitanti, ma in

terreni complessi e scivolosi come questo periodo

potrebbe aver bisogno di una guida. Ecco allora che gli

adulti più vicini dovranno fungere da strumento

supplementare anche per loro.

Vediamo come:

1. Favorire il dialogo e l’ascolto: una buona relazione

con la figura adulta è importante per prevenire il

rischio di dipendenze, mentre divieti e punizioni non

sembrano efficaci sul lungo periodo.

2. Stabilire alcune regole in casa, come per esempio

orari regolari per condividere insieme i pasti.

3. Inserire piccole variabili alla volta, con l’obiettivo di

stimolare la responsabilità intrinseca.

4. Se la dipendenza appare ormai grave, rivolgersi ai

servizi di supporto psicologico (sportelli o professionisti

privati).

Ma soprattutto, la prima regola d’oro: l’ESEMPIO. Con i

genitori sempre incollati allo smartphone, sarà difficile

per l’'adolescente percepirlo come un comportamento

dannoso.

Che fare?


C U C I N A

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C U C I N A

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Siamo alle porte della primavera, la stagione della rinascita.

Il contatto con la natura diventa padrona in questa straordinaria stagione che riporta i profumi ed i colori ai paesaggi, dove la

fioritura delle piante ed il sole riempie di allegria i parchi, le strade ed i balconi delle case.

L’etimologia della parola primavera richiama il passaggio tra la stagione fredda e quella calda. Le piante dopo il loro letargo

chiamato “riposo vegetativo” ricominciano la loro vita naturale e iniziano a sbocciare le prime gemme sui rami, le prime foglie e

le prime fioriture, questo da a noi esseri umani un umore caldo e sereno, infatti si dice che camminare nel verde rasserena

l’animo e rilassa il cervello.

Riscopriamo in questa stagione i primi frutti che la natura ci riserva, anche nei boschi iniziamo a ritrovare le prime piante

spontanee che possiamo utilizzare in cucina, tra cui l’asparago selvatico rampicate ottimo per fare buonissimi risotti o frittate,

frittelle o polpette. L’aglio selvatico detto anche aglio cipollino che può essere utilizzato come fondo di un soffritto o per

produrre un'ottima zuppa fresca.

Ma non dimentichiamo il mondo animale che si risveglia dall’inverno e torna a popolare le nostre campagne.

Uno degli animali che si sveglia dal lungo letargo invernale è la lumaca di terra detta più precisamente "chiocciola", animale

primaverile che popola le campagne da nord a sud della nostra penisola.

Le chiocciole o lumache di terra furono uno degli alimenti più consumati dai nostri antenati dell’età della pietra.

I Greci le apprezzavano molto, per mangiarle inventarono una speciale «forchetta», e come testimonia Anteo, gli attribuivano

virtù afrodisiache.

Anche i Romani le consideravano prelibate e le allevavano con alimenti come foglie di lauro, vino e crusca bolliti, servendole nei

banchetti dell’impero perché ritenute cibo di moda.

Legata alle chiocciole viene addirittura raccontata una leggenda. Si narra che un soldato romano, durante l’assedio di

Cartagine, inseguendo delle chiocciole di cui era ghiotto abbia scovato il passaggio segreto sotterraneo che permise ai suoi di

penetrare dentro le mura della città.

Nel Quattrocento e Cinquecento le chiocciole erano soprattutto un cibo popolare, consumate come “carne di magro”. Rimasero

cibo “povero” fino al primo decennio dell’ottocento, quando in seguito ad una carestia finirono per riconquistare un posto

d’onore nell’alta cucina francese.

Le chiocciole più prelibate sono quelle raccolte nei vigneti e lungo i sentieri di campagna, soprattutto a fine estate, inizio

autunno dopo le prime piogge. C’è chi le ingrassa con il latte e chi le alleva.

La lumaca è un gasteropode della classe dei molluschi ed è uno dei pochi animali che ha avuto nel corso dei millenni un successo

evolutivo sorprendente.

Ritrovamenti di fossili di lumache risalgono addirittura a 99 milioni di anni fa.

Una curiosità di rilievo è quella che anche al tempo degli Antichi Romani esistevano i primi allevamenti di lumache i quali erano

strutturati in una sorta di box chiamati cocleari.

Le lumache o chiocciole che dir si voglia sono tutte Helix (questo termine va ad individuare il genere di molluschi gasteropodi).

Le specie di lumache in commercio più comuni e più richieste sono le seguenti:

HELIX ASPERSA MULLER: tale specie è quella più usata in elicicoltura per iniziare un allevamento di lumache in quanto è la

specie in assoluto che meglio si adatta a qualsiasi tipo di clima e di terreno. Questa specie di lumaca è anche molto richiesta in

commercio per la gastronomia. Ha un notevole mercato sia Italiano che Europeo. Il colore predominante del guscio è marrone.


C U C I N A

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HELIX ASPERSA MAXIMA: le caratteristiche sono sempre le stesse della Helix Aspersa Muller, le due specie si differenziano tra di loro in modo

particolare per la grandezza (la Helix Aspersa Maxima, come dice il nome, è nettamente più grande rispetto alla Muller ).

Altra differenza è che il colore della carne della Helix Aspersa Maxima è più scuro (quasi tendente al nero) rispetto alla Helix Aspersa Muller.

HELIX EOBANIA (RIGATELLA): specie di lumaca molto apprezzata soprattutto al Centro Italia e bassa Toscana. La caratteristica è il colore

della sua conchiglia che presenta uno sfondo bianco e tante righe marroni. Il sapore della carne è molto delicato ed apprezzato da palati fini.

THEBA PISANA: questa specie è detta anche “Lumachella” per via delle sue dimensioni ridotte. Il colore predominante del guscio è un

marroncino chiaro tendente al giallo e prevede qualche piccola riga. Il sapore della carne è molto delicato. Tale specie è apprezzata

particolarmente in Veneto ed al Sud Italia in modo particolare in Sicilia. Il suo utilizzo principale in cucina è quello per la preparazione di

antipasti e primi piatti.

HELIX POMATIA: specie di lumaca dalla pezzatura molto grande e dal colore del guscio marrone tendente al giallo. Il sapore della carne è poco

corposo ed è una lumaca che si trova prettamente nelle zone montane.

La lumaca è un alimento dall'alto valore nutrizionale, di notevole digeribilità, ricco di amminoacidi essenziali e sali minerali.

La sua carne è molto ricca di proteine (13%), ha una bassa percentuale di grassi (1,7%) e contiene una ricca varietà di sali minerali (abbondano

calcio e magnesio, oltre a ferro e a rame).

Molto basso è il contenuto dei carboidrati, tanto da rendere la carne di lumaca più simile nutrizionalmente al pesce d’acqua dolce, piatto

magro per antonomasia. Il valore energetico è modesto e mai superiore a 80 calorie per 100 grammi.

Gli amminoacidi che costituiscono la base della sua carne sono presenti su larga scala e concorrono a una corretta e sana alimentazione.

Grazie a queste proprietà le lumache sono indicate in caso di disfunzioni quali la glicemia e la colesterolemia.

Con lo sviluppo dell’elicicoltura, entrata da un po' di anni nella produzione ed allevamento di lumache alimentari si è sviluppato un vero proprio

business e la lumaca ha trovato ancora una volta una collocazione sulle nostre tavole e nelle nostre cucine, così da diventare un prodotto di

nicchia e molto apprezzato dai molti estimatori. Ma non si deve dimenticare anche l’utilizzo della bava di lumaca per scopo medico ed estetico,

infatti oggi i prodotti a base di bava trovano sul mercato una vera e propria collocazione. Tra i prodotti medici troviamo gli sciroppi a base di

bava per la cura della gastrite perché protettore della mucosa gastrica e quelli usati come sedativo della tosse e calmante delle vie respiratorie

per le proprietà emollienti e antinfiammatorie.

Anche nella cura della persona la bava di lumaca trova un ottimo alleato, creme, elisir, maschere e saponi vengono usati come prodotti estetici

di ottima qualità, visto le caratteristiche di ricostruttore delle cellule della pelle. Possiamo dire che le lumache o chiocciole come dir si voglia,

con le loro caratteristiche organolettiche possono essere utilizzate sia in cucina che in estetica, a livello di presidio medico e produttivo.

VELLUTATA DI FAGIOLI CANNELLINI E LUMACHE IN GUAZZETTO

ingredienti x 2 persone

100 gr di fagioli cannellini

30 lumache spurgate

2 cipollotto

1 carota

1 costa di sedano

un dl di vino bianco secco

un cucchiaio di pomodoro

olio evo

rosmarino

timo

maggiorana

sale

pepe

peperoncino (facoltativo)

PROCEDIMENTO

Tagliare grossolanamente un cipollotto fresco, in una pentola alta versare il

cipollotto, i fagioli messi a bagno la sera prima, l’acqua, la maggiorana, il tutto

a freddo e portare a bollore. Fare cuocere per 40 minuti fino a quando i fagioli

saranno cotti. A questo punto condire con olio evo, sale e pepe, frullare il tutto

con un mixer ad immersione per creare una crema vellutata.

Nel mentre fare un soffritto con le altre verdure tagliate molto finemente, fare

soffriggere con poco olio evo e le erbe aromatiche. Aggiungere le lumache

pulite e scottate precedentemente e bagnare con il vino bianco. Fare evaporare

ed aggiungere il pomodoro. Continuare la cottura per un’ora circa

aggiustando di sale e pepe ed eventualmente il peperoncino. Bagnare di tanto

in tanto con acqua calda o brodo vegetale.

Assaggiare le lumache che dovranno essere morbide ( in caso fossero ancora

elastiche continuare la cottura).

A cottura ultimata servire con uno strato a specchio di vellutata di fagioli,

appoggiare sopra le lumache in guazzetto e condire il tutto con un filo di olio a

crudo e abbondate pepe grattugiato fresco.

E buon appetito!


C O C K T A I L

BIRRA, E SAI

COSA BEVI!

Danilo Pentivole - bartender

Da quando è iniziata la pandemia, le differenze tra birra artigianale ed industriale

si sono accentuate. L’emergenza sanitaria ha apparentemente avuto effetti diversi

sui due mondi brassicoli: da una parte i microbirrifici italiani hanno accusato

pesantemente la chiusura dei locali, principale (se non esclusivo) canale di vendita

per i loro prodotti; dall’altra le multinazionali hanno potuto continuare a lavorare in

maniera costante, forti della presenza massiccia delle loro birre nella grande

distribuzione. Come sempre, tuttavia, le situazioni non evolvono a compartimenti

stagni e in maniera uniforme nel tempo. Così è di oggi la notizia che Heineken

sarebbe pronta a licenziare 8.000 lavoratori a causa del grave calo dei profitti

dovuto alla chiusura di bar e pub in tutto il mondo.

Nella storia della birra sono presenti alcuni elementi che consideriamo marginali

ma che, invece, hanno giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione della

bevanda. Pensiamo alla produzione all’interno delle fattorie: facile considerarla alla

stregua di una curiosità, invece è stata determinante per la cultura brassicola di

un’ampia parte d’Europa, che va indicativamente dalla Francia occidentale fino alla

Scandinavia e ai paesi baltici. Lo stesso discorso si può estendere ai monasteri, che

per diversi secoli hanno rappresentato il luogo più importante per la produzione

birraria. Oggi siamo portati a pensare che la birra realizzata nelle strutture

religiose sia una simpatica stravaganza o al massimo l’espressione di un

microcosmo con regole proprie; in realtà le abbazie hanno giocato un ruolo di

primissimo piano nella storia della birra, influenzandone lo sviluppo e favorendo

l’adozione di innovazioni decisive. Insomma, senza i monasteri oggi la birra

sarebbe probabilmente molto diversa da quella che beviamo quotidianamentte.

L’ascesa dei monasteri come luoghi di produzione – anzi, come primi luoghi di

produzione su grande scala – coincise con la caduta dell’Impero Romano e la

diffusione del Cristianesimo. La birra era un alimento a tutti gli effetti,

fondamentale per il sostentamento delle comunità religiose. La bevanda era facile

da produrre e considerata decisamente più salubre dell’acqua, spesso paludosa e di

pessimo gusto. I frati producevano birra per il loro consumo interno, ma anche per

i pellegrini, i meno abbienti e tutti coloro che erano interessati ad acquistare le

produzioni dei monasteri. Con l’avanzamento del processo di secolarizzazione gli

ordini religiosi entrarono in crisi e, chiaramente, persero il loro ruolo guida in

termini brassicoli, tanto che oggi diversi birrifici monastici sono di proprietà laica.

Inutile, poi, sottolineare le differenze con tutti quei marchi che semplicemente

sfruttano su licenza il nome di un monastero o di un’abbazia, restando però

totalmente privati.

Nel 1994 viene liberalizzata la produzione di birra che sino ad allora poteva essere

solo "industriale" e non artigianale.

Parte così il boom delle così chiamate "craftbeer" oppure "Jl-beer" .

Nascono così velocemente le brewery in tutto il territorio giapponese, arrivando a

raggiungere il numero di 440 Birrifici artigianali nel 2020. Il Giappone si colloca al

54° posto nel mondo con 42 litri di consumo procapite contro i 34 dell'Italia, i 104

della Germania ed i 144 della Repubblica Ceca. Le birre giapponesi sono ad oggi

conosciute sono perlopiù industriali come ad esempio #Asashi #Kirin #Sapporo o

#suntory

Instagram: https://www.instagram.com/danilo_pentivolpe/

WEB SITE: www.bartendersclassheroes.com

Facebook: https://www.facebook.com/pentivolpe.danilo/

Danilo Pentivolpe


O R S O C O P O

Amore

Il periodo è strepitoso, le stelle creeranno emozioni e suggestioni a non finire: qualcuno potrà lasciarsi

andare da un sogno, o da un'illusione che, tuttavia, svanirà senza lasciare traccia. Marzo gioioso anche per

chi è stabilmente e felicemente in coppia. Opportunità magnifiche per tutti single. È venuto il momento di

affrontare problemi familiari , affilate le vostre armi e prendete il coraggio a due mani, le cose andranno

benissimo, specialmente con una Bilancia

Lavoro

Immaginazione, fantasia e rapidità di riflessi, saranno sempre i veicoli preferenziali per distinguervi dagli

altri e dare un'impronta personale ed originale al vostro lavoro. Il vostro successo sarà garantito soprattutto

se svolgete una libera professione. Le soddisfazioni non mancheranno anche per chi lavora alle

dipendenze altrui.

Amore

Sereni e rilassati, vivrete un periodo privo di conflitti o anche di semplici contrasti con il partner, grazie ad

una confidenza totale e ad un eccezionale livello di comprensione con la persona amata. Notevole attività

sessuale. Periodo benevolo anche per i single, fortunati nei loro incontri.

LAVORO

Il mese offrirà eccellenti occasioni sotto il profilo professionale, sia per il vostro spirito d'iniziativa sempre

notevole, sia per l'abilità che vi contraddistingue nella professione e nell'organizzazione della vostra attività.

Sono buone le prospettive per i liberi professionisti. Periodo positivo, dunque, rilassatevi e pensate solo a

voi stessi. Dopotutto questo vi riesce molto bene. Un Ariete si presenterà nella vostra vita

Amore

Marte e Venere vi insidiano con tutte le loro forze: un'improvvisa voglia di tenerezza potrebbe vincere ogni

vostra resistenza, ed indurvi ad abbandonarvi ai sogni più dolci. Qualcuno di voi si troverà a discutere per

questioni di denaro, altri si troveranno al centro di improvvise crisi di gelosia.

Lavoro

Controllate di aver rispettato tutte le regole e di aver assolto ogni adempimento burocratico, soprattutto se

siete autonomi nella professione ed è compito vostro occuparvi anche di tutte le questioni amministrative e

fiscali. Attenti alle distrazioni, se operate in società. Mettete da parte l’orgoglio, e siate più razionali. Non

fatevi prendere dal nervosismo, vi sentirete più ricchi dentro. Parlate con un Sagittario e un Leone, vi

aiuteranno in tutto

Amore

IVita sentimentale in primo piano, anche se l'aspetto più importante riguarderà la sensualità ed un eros

sfrenato. È un po' nella vostra natura identificare l'amore con il sesso, ancor di più lo farete in questo

periodo. Avventure erotiche e stravaganti per i single.

Possibilità di un nuovo incontro che potrà prima farvi sognare e poi consolidare.

Lavoro

Navigate con il vento in poppa verso grandi traguardi: Mercurio vi spinge a concentrarvi su quella parte del

vostro lavoro che vi è più congeniale, specializzandovi anche a costo di qualche sacrificio in vista di un

successo futuro. Svolgerete la vostra attività in un ambiente simpatico, circondati da stima e allegria, e i

rapporti con i colleghi saranno solidi e distesi. La pazienza verrà messa a prova ma, aspettare non solo

sarà provvidenziale, bensì anche un buon investimento per il futuro.


O R O S C O P O E B A L L O

TuttoBallo20

Amore

Venere vi sorride ed illumina di luce brillante ogni rapporto di coppia. La sfera sentimentale prenderà quota e

si librerà in alto per trasportarvi verso la realizzazione di un sogno a lungo ricercato. Marzo meraviglioso per

chi ha il cuore libero: le occasioni di flirt certo non mancheranno!

Lavoro

Aspettatevi, miglioramenti generali, ampliamenti del giro d'affari e preziosi consolidamenti di situazioni già

favorevoli. L'intraprendenza e l'entusiasmo saranno spinte potenti per determinare risultati positivi. Saprete

organizzare e programmare in maniera esemplare e significativa. Periodo ottimo, grazie ad una ritrovata

energia e voglia di fare; l’istinto guiderà le vostre azioni portandovi lontanissimo, magari insieme ad uno

Scorpione

Amore

Le stelle vi rendono ricettivi agli stimoli più diversi e curiosi di novità e inclini a cogliere le situazioni più

assurde. Se non avete una storia d'amore del tutto felice e ben consolidata, sentirete forte dentro di voi il

desiderio di esperienze nuove … a volte alla propria passione non si comanda.

Lavoro

Qualche volta avrete l'impressione che tutto congiuri contro di voi o che tutti siano coalizzati per impedirvi di

decollare o di ottenere ciò che desiderate. Ma non è cosi , spesso siete voi gli unici nemici di voi stessi,

siate meno superficiali e tenete alta la guardia! Grazie ad un amico, farete meno fatica e imparerete molte

più tecniche nello sport, vedrete che riuscirete sicuramente meglio.

Amore

Vivrete un periodo romantico e ve lo godrete minuto per minuto. L'intesa intellettuale e il dialogo col partner

sarà ottima, ma grazie al sesso farete faville! Marzo dolce e inebriante anche per i più giovani e per i single.

Lavoro

Per coloro che hanno un'attività professionale autonoma, queste saranno giornate impegnative e ricche di

soddisfazioni. E' un periodo faticoso anche per quanti operano alle dipendenze altrui; qualche buona idea,

tuttavia, vi consentirà di crescere.

Sforzatevi di cogliere i lati positivi della vita e ritroverete la voglia di vivere; occhio al segno del Capricorno,

non c’è molta compatibilità.

Amore

Sentirete un grande bisogno d'amore e di sapere che per qualcuno contate davvero e siete importanti. Chi è

felicemente innamorato, non potrà che riconfermare la propria scelta e dare al rapporto un assetto definitivo.

Incontri molto particolari per i single.

Lavoro

Arrivano buone notizie: tutto procede per il meglio, sostenuti, come siete, da Marte nel settore delle idee. Vi

sentirete soddisfatti di quanto avrete prodotto e realizzato. Lavorerete con energia ed entusiasmo: metterete

passione in ciò che farete e avrete progetti precisi da realizzare. Un amico vi suggerisce di rimanere coi piedi

per terra e di proseguire passo dopo passo sulla vostra strada: ascoltatelo!!!


O R O S C O P O

TuttoBallo20

Amore

Le coppie che stanno bene insieme, potranno contare sulla complicità del periodo per rinnovare il

dialogo e per accendere il fuoco della passione. Basterà che non venga mai meno la fiducia nell'altro. Se

c'è la fiducia, insieme si possono affrontare anche le tempeste più pericolose.Il vostro modo di essere

sereni vi darà l'opportunità di fare nuove amicizie e sentirvi più soddisfatti.

Lavoro

Se avete un'attività piuttosto monotona, avvertirete una sorta di insofferenza per un lavoro che vi

impedisce di esprimervi a livello creativo, come vorreste. Ci vuole un pizzico di fantasia per trovare posto

anche tra le azioni più automatiche. Opportunità sicuramente interessanti ci saranno per chi lavora nel

settore artistico.

Amore

Qualche rimpianto per i momenti vissuti un tempo, per passioni gioiose del passato; forse, qualcosa non va

nel vostro rapporto di coppia. Se fate prevalere il buon senso, il rapporto rimarrà in carreggiata. Se prevarrà

l'irrequietezza, sarà difficile tenere a freno il desiderio d'avventura.

Lavoro

Tenaci e sicuri di ciò che fate, otterrete riconoscimenti considerevoli. Prendete le cose con calma, ma senza

perdere tempo; il raccolto è pronto ... La volontà vi darà ragione, specialmente se lavorate alle dipendenze

altrui. Mostratevi concilianti, se avete un'attività autonoma. La vostra pazienza sarà messa a dura prova,

restate calmi o il vostro stomaco ne soffrirà

Amore

Se avete una storia d'amore soddisfacente in corso, trascorrerete una mese magnifico: l'intesa col

partner sarà perfetta sotto tutti i punti di vista; vi sentirete rassicurati giorno dopo giorno e vi convincerete

sempre più che la persona amata rappresenta il punto fermo della vostra vita.

Lavoro

Avrete l'opportunità di rinnovare alcune amicizie e di riprendere conoscenze che potranno esservi utili: è

giunto il momento di ampliare i vostri orizzonti, anche tramite l'aiuto dei colleghi. Per quanto riguarda

l'attività professionale, il periodo si manterrà all'altezza delle vostre aspettative. Riuscirete a recuperare

ottimi livelli per quanto riguarda il benessere interiore, molti segni zodiacali vi ameranno. Quando volete,

siete magnifici.

Amore

Marzo turbolento per la maggior parte di voi. Un po’ insofferenti, finirete per esaminare con la lente

d'ingrandimento tutto quello che il partner dice, sospettando continuamente di lui o lei. È un

atteggiamento che potrebbe riportare a galla vecchie amarezze, fate attenzione.

Vecchi amori ritorneranno alla ribalta, vi sentirete un po’ confusi. Meditate!

Lavoro

Prudenza e cautela sono consigliabili e necessarie per chi ha un'attività autonoma: gli errori non

saranno perdonati e possono costarvi, anche in termini economici. Perciò, controllate di aver effettuato

tutti i pagamenti nei termini prescritti, e di avere osservato regole e norme richieste.

Non tenetevi tutto dentro e concedetevi degli sfoghi, liberarsi dalla rabbia non può che far solo bene.

Parlate con un Gemelli o una Vergine, vi servirà.


F OL RE MT TA UZ IRO AN E

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"CHIUSO LUNEDI"

di

ALBERTO VENTIMIGLIA

SECONDO CAPITOLO

Maloma: “Perché mi avete mandato a chiamare?”.

Il commissario e l’ispettore si guardarono, poi il più alto in grado prese la parola: “C’è un

serial killer che si diverte a sgozzare delle prostitute con qualcosa di molto affilato,

presumibilmente una lama lunga o una specie di bisturi”.

Maloma: “Ho sentito qualcosa ma non amo guardare I-TV, credo che prima o poi tutta

quella roba sparata nel cervello ci bruci completamente la capacità di pensare”.

Ispettore: “E’ per questo che hai provato a toglierti il microchip?”. L’uomo non rispose.

Commissario: “Il microchip appunto, tutte le vittime vengono ritrovate senza”.

Maloma: “E con le indagini come state messi?”.

Ispettore: “L’assassino sicuramente è riuscito a togliersi il microchip, altrimenti lo avremmo

già rintracciato”.

Maloma si alzò dalla sedia: “Bene, mi pare che qui la situazione sia sotto controllo, quindi

posso andare”. Si rivolse all’ispettore: “Io il microchip l’ho tolto, non c’ho solo provato”.

Comissario: “Maloma, aspetta. Ti ho fatto chiamare perché vorrei che tu ci aiutassi con le

indagini, sei pur sempre uno dei migliori detective”.

Maloma: “Mi avete cacciato dalla polizia senza nemmeno aver voluto sapere perché ho

fatto quello che ho fatto. Ho passato dei momenti terribili e nessuno di voi ha mai pensato

almeno di farmi una chiamata per sapere come stavo. Ora siete in difficoltà e spuntate fuori

per dirmi che avete bisogno di me. Sono passati due anni da quando svolgevo indagini,

adesso aiuto un amico in un bar e mi occupo di altro”.

Ispettore rise: “Lo aiuti a finire le bottiglie più che lavorarci”.

Maloma gli sferrò un pugno sul naso e l’uomo cadde a terra sanguinante: “Ecco perché

preferisco non lavorare con voi. Adesso credo proprio che devo andare”.

Il commissario saltò dalla sedia urlando: “Sei impazzito?! Gli hai rotto il naso”.

Maloma: “Pazienza, gli passerà”.

Commissario: “Sei all’interno di una centrale di polizia, hai rotto il naso a un ispettore e credi

di potertene andare? O ci aiuti o te ne vai al fresco per un mese per oltraggio e aggressione

ad un pubblico ufficiale, caro Maloma”.

Maloma: “Allora mettimi dentro”, mostrò i polsi, “Basta che ci sbrighiamo”.

Commissario: “Come vuoi”.


Pensiero del mese

DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE

WWW.SOLOMENTE.IT

La natura non chiude, anzi. A marzo si risveglia.

Arriva la primavera, l'aria è più dolce, il sole sembra

splendere con maggiore intensità e i rami spogli si

ricoprono di piccole gemme. Alcuni alberi fioriscono.

Piccoli fiori bianchi e rosa che illuminano le strade e

scaldano il cuore. Ogni volta che li guardo mi

vengono in mente i versi della poesia 'Il bacio' di

Pablo Neruda: "Vorrei fare con te quello che la

primavera fa con i ciliegi". Ovviamente è una poesia

d'amore, non un amore tormentato ma un amore che

migliora coloro che lo provano. Rifletto sulle parole e

immagino che ci sono persone (non solo quelle

innamorate) che aiutano gli altri a... Rifiorire.

Prendendoli per mano li conducono verso un nuovo

equilibrio, una sorta di rinascita. Un vero e proprio

risveglio,come se il mondo circostante si liberasse di

uno strato opaco e finalmente lo sguardo tornasse a

vedere senza filtri. Imitando la natura potremmo tutti

fare come i ciliegi: risvegliarci, scrollarci di dosso le

negatività e iniziare a sorridere con gli occhi.

https://www.solomente.it/


Tinna Hoffmann

Rosalinda Celentano

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