20.10.2017 Views

LA TOSCANA OTTOBRE

Create successful ePaper yourself

Turn your PDF publications into a flip-book with our unique Google optimized e-Paper software.

La Toscana - Anno 5 - Numero 9 - Ottobre 2017- Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F


2 3


Sommario ottobre 2017

6 Una Finestra sul Giappone a Palazzo Coppini

8 Firenze nascosta: il Canto alla Quarconia

9 Un libro di Aldo Fittante per la tutela delle eccellenze italiane

10 La mostra del pittore Andrea Alfani alla Galleria Gadarte

12 Il Masgalano del maestro orafo Paolo Penko

14 La varietà dei cromatismi dell’artista Roberto Corradori

15 L’alone mistico delle opere del maestro Enrico Fornaini

16 Moving Gallery: dal 2016 per favorire la cooperazione artistica

18 A Palazzo Strozzi, Arte a Firenze nella seconda metà del Cinquecento

20 In Mugello a scuola d’intaglio thailandese

21 Benessere e relax alla Fattoria I Ricci di Rostolena

22 A Palazzo Coveri i cartoni murali di Antonio Giuseppe Santagata

24 Un’opera scultorea di Lea Monetti ispira una nuova fragranza

26 La collettiva degli artisti di Toscana Cultura all’Auditorium al Duomo

27 Natura e cultura nelle opere dell’artista cinese Hao Yang Sun

28 Luciano Manara: genio e sarcasmo nelle opere di un artista atipico

29 Gli artisti del Gruppo Soffici per il Festival Suoni e Colori della Toscana

31 Le digisculture di Andrea Tirinnanzi invadono il quartiere del Pignone

30 Temi naturalistici e figure femminili nelle opere di Elena Gheri

32 La prima edizione del Premio Claudio Cavallini “Kevo”

33 La “vita nuova” delle creazioni di Mario Mannini alla Firenze Art Gallery

34 Innovazione e creatività al Ristorante Miseria e Nobiltà di Vicchio

36 Luciano Selvi sedotto dal fascino della fotografia

37 Le tradizioni delle isole Kerkennah nelle foto di Silvano Silvia

38 Sandra Ceccarelli: la parola...alle immagini

41 Il realismo permeato di memorie della pittrice Joanna Southcote Aston

42 La personale del maestro cinese Lin Mao all’Archivio di Stato di Firenze

46 Le geniali creazioni del designer Maurizio Balducci a Firenze

48 Bagni di vini: dialogo fra cultura e enogastronomia

49 La Fondazione Foemina per la prevenzione e la cura dell’endometriosi

50 Arte contemporanea e enogastronomia alla Villa Le Pancore di Vorno

51 Arte del vino: le varie espressioni del Chianti

52 Intervista al dottor Marco Lepori sull’agopuntura riflessogena

54 Passaggi: la strepitosa mostra di Paola e Paolo Staccioli a Scandicci

58 Spazio360Firenze mecenate per la promozione dell’arte contemporanea

59 Sfaccettature fiorentine: il quartiere delle Cure e la storia del “toni”

60 Enzo Faraoni: Firenze piange la scomparsa di un grande artista

62 Davanti alla collina di Fiesole, nella casa-studio di Grazia Tomberli

Maison

Giulia Carla

Cecchi

Trasformazione di un solo

kimono bianco giapponese

originale antico in tre abiti

“europei” di grande importanza, coniugando

inventiva, originalità, professionalità,

tradizione e classe. Da

questo connubio nascono le seguenti

creazioni:

1. Abito da sposa bianco, invernale,

completamente intarsiato e trapuntato

a onde a formare la grande

gonna asimmetrica con strascico.

Acconciatura di leggerissimi fiori

ecosostenibili.

2. Abito da sera più giacca giocata sul

bianco e nero con gonna a grandi

balze

3. Abito da sera, monospalla, con tagli

sbiechi evidenziati dal pizzo e

mini-giacca con rouches

Periodico di attualità, arte e cultura

dell'Associazione Toscana Cultura

Registrazione Tribunale di Firenze

n. 5905 del 6 - 2 - 2013

lscriz. Roc. 23227

C.F. e P. IVA 06314920486

Anno 5 - Numero 9

Ottobre 2017

Poste Italiane SpA

Spedizione in Abbonamento

Postale D.L. 353/2003 (conv. in L

27/02/2004 n, 46)

art.1 comma 1 C1/FI

Redazione:

Via Valdichiana, 42 - 50127 Firenze

Tel. 055 9336468

toscanacultura@gmail.com

redazione@toscanacultura.it

amministrazione@pec.toscanacultura.it

www.toscanacultura.it

Grafica e impaginazione:

Stefania Venuti

Stampa:

Nova ArtiGrafiche srl

50058 Signa (Fi)

Direttore responsabile:

Fabrizio Borghini

fabrizio.borghini@toscanacultura.it

Vice direttore:

Daniela Pronestì

Capo redattore:

Maria Grazia Dainelli

Segretaria di redazione:

Chiara Scali

chiara.scali@toscanacultura.it

Coordinamento editoriale:

Lucia Raveggi

lucia.raveggi@toscanacultura.it

Facebook:

La Toscana - Periodico di attualità, arte

e cultura

Testi:

Giorgia Armellini

Gianluca Barni

Paolo Bini

Fabrizio Borghini

Rosa Canfora

Jacopo Celona

Francesco Civita

Maria Grazia Dainelli

Daniele Di Stefano

Gabriella Gentilini

Annalisa Ignesti

Sandra Lucarelli

Francesco Mariani

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Anita Norcini Tosi

Elena Maria Petrini

Daniela Pronestì

Barbara Santoro

Irene Silvia

Michele Taccetti

Anita Valentini

Foto:

Alessandro Bornaghi

Piero Campioni

Sandra Ceccarelli

Francesco Civita

Anna Collavo

Maria Grazia Dainelli

Francesco Mauro

Maurizio Mattei

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Carlo Midollini

Elena Maria Petrini

Enrico Ramerini

Roberto Ristori

Luciano Selvi

Silvano Silvia

Andrea Ungar

Riccardo Verdiani

In copertina e nella pagina:

La nuova galleria

Florence Art Gallery

www.florenceartgallery.com

Presentati a Palazzo Pitti (Cortile

dell’Ammannati) il 7 Giugno 2014

in occasione della mostra Evoluzioni

ed Emozioni (il kimono diventa moda),

organizzata da Firenze Magnifico

Club di Junko Fukui.

Foto Alessandro Bornaghi

Giulia Carla Cecchi

Via Jacopo da Diacceto, 14

50123 Firenze

Showroom: Tel: 055284269

Email: polacecchi@gmail.com

4


Eventi in

Toscana

Una Finestra sul Giappone

Quattordici lezioni per scoprirne cultura e tradizioni

Dal 28 novembre a Palazzo Coppini, sede del Museo Fondazione Del Bianco

Testo e foto di Francesco Civita

Francesco Civita, ideatore e relatore del corso

sulla cultura giapponese

Ho sempre avuto una grande

passione per il Giappone,

fin da piccolo. Probabilmente

per aver visto alla televisione (allora in

bianco e nero) i film di Akira Kurosawa

sull’epopea dei Samurai, che proprio

agli inizi degli anni ’60 iniziavano ad essere

trasmessi anche in Italia; oppure

perché evidentemente c’era qualcosa

d’altro, che tutt’oggi ancora non riesco

a spiegarmi. Avevo sei anni quando per

la prima volta vidi Il trono di sangue,

l’opera che forse più mi ha affascinato,

più degli splendidi I sette Samurai o

Rashomon o La Fortezza nascosta, tutti

con quell’incredibile talento di attore

che fu Toshiro Mifune. Ancora oggi provo

la stessa passione, forse più viva e

più profonda, e dopo quarant’anni come

studioso del Giappone e della sua

cultura, della sua arte e della sua storia,

ho deciso di condividerla, cercando

di raccontare a tutti voi il mio pensiero

e quanto ho appreso sul popolo giapponese,

sul suo percorso millenario fino

ad oggi, attraverso i miei studi con

Fosco Maraini e i suoi indimenticati insegnamenti,

i trent’anni e più di curatela

della Sezione Giapponese in un museo

unico in tutto il mondo, il Museo Stibbert;

e ultimo ma non per questo meno

importante il mio rapporto con la tradizione

ed il carattere giapponese attraverso

lo studio del Kendo, praticato per

più di trent’anni. Il Giappone, questo arcipelago

così lontano ma per certi versi

anche così desiderato, è un esempio

unico nella storia delle nazioni e dei popoli

di questa nostra Terra. Mi piace citare

le parole di Fosco, prese da uno dei

suoi ultimi capolavori, Mandala, edito

postumo nel 2006: «Il Giappone è una

lezione di umiltà storica e nel contempo

un potente radar focalizzato sugli intimi

meccanismi dell’uomo e delle sue civiltà.

Osservando attentamente il Giappone

impariamo non solo a conoscere

una parte del mondo o una cultura a noi

poco familiari, ma apprendiamo anche

qualcosa su noi stessi». Giappone: non

si accettano compromessi, o lo si ama

o lo si detesta… oppure… produce un

sentimento particolare fatto di attrazione

e avversione nello stesso tempo. Comunque

sia, non lo si può ignorare, in

un caso o nell’altro. Ma allora, mi chiedo,

anche questo sentimento di attrazione-avversione

non è forse una sorta

di amore? Ho parlato con tante persone

occidentali che vi hanno vissuto per

qualche tempo o per una vita intera, e

tutti, nessuno escluso, mi hanno parlato

di un sentimento contrastante, viscerale,

profondissimo, nei confronti

del Giappone e del suo popolo: si parla

tanto del “Mal d’Africa”, ma si può ben

parlare anche di un “Mal del Giappone”.

Una volta visitato, non si può non provare

il desiderio di rimanervi ancora un

poco di più, magari anche solo una settimana

in più… E non c’è niente da fare,

perché una volta ritornati ai propri

lidi, si pensa poco dopo di ritornarci sicuramente

l’anno successivo, o anche

prima… Perché? E già: perché? Ognuno

di noi avrà una risposta, certamente

diversa a seconda del proprio carattere

o dei propri interessi; ma una cosa

è certa: chi è stato “toccato” dal Giappone

non può non ritornarci. E se vi ritorna,

carico di pregiudizi o speranze,

il più delle volte viene immancabilmente

deluso, per poi accorgersi che forse

per un paese come il Giappone, è meglio

andarci e basta, senza immaginarsi

nulla durante quelle interminabili ore

di aereo. Magari quelle ore potrebbero

servire a cancellare sulla propria lavagna

immaginaria tutto ciò che vi avevate

scritto e appuntato, su cosa fare,

dove andare, cosa trovare…No, niente

di tutto questo. E’ meglio cancellare tutte

le scritte su quella lavagna e lasciarla

pulita… Se poi sarà il caso, scriverci

dopo, una volta “vissuto” il Giappone.

Io, con poche e veloci parole cercherò

di darvi delle risposte, le mie risposte.

Tutto ciò che viene espresso dal Giappone

è per me una grande emozione,

fatta di mille colori, dal rosso più

accesso fino ad arrivare al grigio più

scuro, quasi nero, passando attraverso

mille sfumature. Emozioni che sfociano

anche in moltissimi casi anche in

commozioni, pensando alla natura immensamente

bella di quel paese, pensando

al coraggio e alla dignità del suo

popolo, alla sua distaccata presenza e

compostezza. Stupore ed incredulità nel

vedere anche la disciplina e la durezza,

la tenace volontà, la regolarità giornaliera,

la precisione, l’apparenza ingannevole,

molto ingannevole specie ai

nostri occhi occidentali, dei loro comportamenti,

che è come uno scudo di

cui forse si liberano una volta raggiunto

il proprio “oku”, cioè il luogo più intimo,

fisicamente, cioè nella propria casa

e spiritualmente, quando, ad esempio,

contemplando la bellezza della natura,

ritrovano se stessi e la pace. Perché il

loro rapporto con la natura è davvero

speciale e straordinario; è un rapporto

individuale e molto personale, che affascina

noi occidentali, perché forse noi

lo abbiamo dimenticato, nonostante le

bellezze naturali che abbiamo in questo

nostro emisfero; o meglio, forse noi ab-

biamo perso il modo di osservare e di

vivere la natura, compenetrarla e farla

entrare in noi. Probabilmente perché

noi abbiamo trovato altri modi, oppure

forse anche perché siamo stati instradati

in altro modo, lasciando la natura

in una sorta di complementarietà nella

nostra vita di tutti i giorni, il più delle

volte la viviamo ignari della forza e

dell’energia che essa può darci. Forse i

giapponesi la vivono in maniera diversa,

anzi certamente, ma sicuramente in

modo estremamente personale, attraverso

certi loro meccanismi che a noi

possono sembrare misteriosi. Ma questo

aspetto della cultura giapponese è

solo uno dei tanti che ci attraggono e ci

affascinano. Ma come spiegarli? Come

esperto per l’Estremo Oriente presso la

Fondazione Romualdo Del Bianco - Life

Beyond Tourism e membro del Comitato

Scientifico dell’Istituto Internazionale

Life Beyond Tourism, e sapendo bene

quanto sia difficile comprendere una

cultura come quella giapponese, ho

deciso di creare questo corso dal titolo

Una Finestra sul Giappone: l’inizio

di un viaggio per comprendere il fascino

della sua cultura, che si terrà presso

la sede della Fondazione, il Palazzo

Coppini, storico palazzo fiorentino, pieno

di storia e di testimonianze da tutto

il mondo del grande lavoro della Fondazione,

quale ponte fra le diverse culture

nel rispetto delle proprie identità. È

un corso che ha lo scopo di presentare

gli aspetti noti e meno noti del popolo

e della cultura del Giappone; verrà suddiviso

in cinque moduli per un totale di

quattordici lezioni. Il corso, dal carattere

non accademico, è destinato a chiunque

voglia conoscere ed approfondire

la conoscenza di questa straordinaria

cultura: studenti, professionisti, amatori

e chiunque sia interessato a sapere

qualcosa di più. Inizierà il 28 novembre

prossimo e si terrà ogni martedì e giovedì

dalle ore 17.00 alle 19.00 in Palazzo

Coppini (via del Giglio 10) a Firenze.

Nell’ambito dell’iniziativa I Mercoledì al Caffè,

il 25 ottobre alle ore 17.00 al

Caffè Astra al Duomo (via de’ Cerretani 56r)

di Firenze, si terrà un incontro di presentazione

sulla cultura giapponese.

Ingresso libero

Per informazioni:

conferences@lifebeyondtourism.org

6 UNA FINESTRA SUL GIAPPONE

7


Firenze

Nascosta

Il Canto alla Quarconia

Un angolo di Firenze per l’infanzia

Testo e foto di Amedeo Menci

Tabernacolo della Quarconia

Pia Casa del Lavoro

A

Firenze, vengono detti “Canti”

gli angoli formati dall’incrocio

di due strade; punto di

ritrovo dei fiorentini, vi sorgevano in

passato logge e botteghe. Il Canto alla

Quarconia è situato all’angolo tra via

de’ Cerchi e via del Canto alla Quarconia.

Il suo nome deriva dall’espressione

“quare quoniam”, locuzione latina che

aveva valore giuridico per indicare una

sentenza di colpevolezza e di condanna

(quare = per quale motivo, quoniam

= perché). Con questa formula, iniziava

il documento con il quale il Granduca

Ferdinando II° istituì l’Ospizio della

Quarconia. Realizzato come istituzione

caritatevole nel 1650, in via dei Cimatori,

da Ippolito Francini, amico del

Granduca, costituì un ricovero per dare

alloggio, vitto, protezione e istruzione a

bambini orfani e vagabondi, che spesso

versavano in pessime condizioni di vita.

L’Istituto, detto anche Casa dei monellini,

fu poi rinominato Ospizio di San

Filippo Neri. La benefica attività di Ippolito

Francini (che aveva in precedenza

ospitato i bambini nella propria abitazione

e poi nel chiasso Baroncelli, in un

magazzino concesso dal cardinale Leopoldo

de’ Medici) non cessò con la sua

morte avvenuta per le ferite “da spada”

riportate nel tentativo di portar pace

fra due duellanti; poco prima di morire,

raccomandò, infatti, i suoi “monellini”

a due carissimi amici: il sacerdote

Filippo Franci e Benedetto Salvi. Il suo

desiderio fu rispettato: per concessione

del Granduca fu aperto, in prossimità di

Piazza della Signoria, il grande edificio

detto “della Quarconia”, che divenne rifugio

per poveri ragazzi di strada. Don

Franci, della congregazione di San Filippo

Neri, s’impegnò molto riorganizzando

l’istituzione in tutte le sue attività e

pose particolare attenzione all’igiene dei

ragazzi con lo scopo di debellare, con un

suo speciale unguento, la diffusa malattia

della tigna. Con il passare del tempo,

l’Istituto si trasformò in un riformatorio,

forse il primo del quale si abbia conoscenza,

che costituì un severo provvedimento

disciplinare nei confronti dei

ragazzi per le loro attività di accattonaggio,

furto e vagabondaggio e per i loro

comportamenti che causavano disturbo

ai cittadini. I giovani venivano confinati,

per meditare sulle proprie “colpe”,

in otto piccole celle: non era solamente

rieducazione spirituale quella a cui venivano

sottoposti i monellini! L’istituto

rimase aperto fino al 1766, anno della

sua soppressione, quando i monellini

vennero trasferiti nella Pia Casa di Lavoro

di Montedomini situata tra via de’

Malcontenti e via delle Casine. La presenza

dell’orfanotrofio viene ricordata

nel tabernacolo della Quarconia, dove

è raffigurato San Filippo Neri che presenta

i monelli alla Vergine Maria. Nella

sede dell’Istituto, nel 1789, Gioacchino

Cambiagi, sfidando le ingiunzioni del

Granduca che ne chiedeva la demolizione,

inaugurò il Teatro della Quarconia,

luogo di divertimento popolare noto per

le recite in vernacolo e per il debutto

della maschera fiorentina di Stenterello.

Nel 1840 il teatro venne acquistato

dall’imprenditore Lucherini, che lo fece

restaurare dall’architetto Vittorio Bellini

che gli conferì l’aspetto attuale: cinque

ordini di palchi e una pregevole scalinata

neoclassica. Dopo l’annessione al

Regno d’Italia divenne Teatro Nazionale,

palcoscenico per commedie brillanti;

nel dopoguerra si trasformò in Cinema

Nazionale, chiuso nella seconda metà

degli anni 80. Nel 2010, è stato deliberato

dal Consiglio Comunale di Firenze il

recupero di questo storico edificio.

I libri del

Mese

Brand, Industrial Design e Made in Italy:

una monografia del professor Aldo Fittante sulla

tutela giuridica delle eccellenze italiane nel mondo

di Fabrizio Borghini

Aldo Fittante

Brand, Industrial Design e Made

in Italy: la tutela giuridica è

una monografia di Aldo Fittante

– edita da Giuffrè Editore 2017 – interamente

dedicata alla tutela giuridica delle

più elevate eccellenze del nostro paese

e del Made in Italy. L’opera si propone

di approfondire la disciplina nazionale e

comunitaria in tema di marchio – quale

tipico strumento di tutela del brand

– nonché la normativa sui disegni e modelli,

l’istituto giuridico specificamente

dedicato dal legislatore alla protezione

dell’industrial design. Dopo un approfondimento

dedicato alla possibile protezione

del design anche attraverso la

protezione prevista dal diritto d’autore,

viene dedicata una specifica sezione

dell’opera ai valori e alla normativa

in tema di Made in Italy, marchio evocativo

di una qualità e di un’eccellenza

uniche e che trovano nel design e nel

brand la loro massima espressione.

L’attuale rilevanza del mondo di internet

viene approfondita in una nuova sezione

dell’opera dedicata alla tutela giuridica

della proprietà intellettuale nel web.

L’opera si rivolge a quanti necessitino

di uno strumento di consultazione agile

e completo: non soltanto cultori della

materia, quali giuristi, professionisti

e studenti universitari che si approccino

ai temi affrontati, ma anche imprese

operanti nell’ampio contesto del Made

in Italy. Il testo è aggiornato con le ultime

riforme normative ed i più recenti

interventi giurisprudenziali e comprende

una breve rassegna giurisprudenziale

ed una sintetica bibliografia.

Docente in Diritto della Proprietà

Industriale dell’Università degli

Studi di Firenze e ricercatore

a contratto presso la medesima Facoltà,

avvocato in Firenze e Bruxelles, già

membro della Commissione ministeriale

per il recepimento della Direttiva Comunitaria

n. 98/71/CE sulla protezione

giuridica dei disegni e dei modelli e della

Commissione costituita dal Ministero

delle Attività Produttive per la redazione

del Codice della Proprietà Industriale,

già Consulente della Commissione

Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni

della Contraffazione e della Pirateria

in Campo Commerciale istituita in seno

alla Camera dei Deputati. È promotore

di molti convegni e autore di numerose

pubblicazioni scientifiche, articoli nelle

riviste più prestigiose, saggi e monografie

in materia, tra le quali il saggio

La nuova tutela dell’industrial design

(Milano, Giuffrè, 2002), il Commentario

Il Codice della Proprietà Industriale

(Padova, CEDAM, 2005) di Aldo Fittante,

Massimo Scuffi, Mario Franzosi e

la monografia Il marchio per la tutela

e la valorizzazione dei prodotti agricoli

e agroalimentari italiani. Il panorama

dei finanziamenti regionali, nazionali

e comunitari” (Edizioni Agricole de

Il Sole 24 Ore, 2010) di Aldo Fittante

e Nino Ferrelli. La monografia ha conseguito

nella prima edizione riconoscimenti,

quali: Segnalati Giubbe Rosse,

con il patrocinio di Regione Toscana e

Toscana Cultura; Medaglia Laurenziana

conferita dall’Accademia Internazionale

Medicea; Brand Made in Italy – ricerca

e innovazione prospettive e scenari,

Università degli Studi di Firenze; Premio

Ulivo d’Oro; Premio Brigantino d’Oro

(Girifalco – CZ).

8 CANTO ALLA QUARCONIA

ALDO FITTANTE 9


Anteprima

Mostre

Andrea Alfani

Dal 17 al 30 novembre l’artista toscano sarà presente

con i suoi dipinti alla galleria Gadarte di Firenze con

una mostra intitolata Amor che intelligenza illumini

di Anita Norcini Tosi / foto Piero Campioni

Il percorso pittorico dell’artista Andrea Alfani

si caratterizza per una evidente ricerca

interiore: lo si può definire come

ricerca “metastorica” dell’essenza del Sé.

Sarà proprio il termine metastorico il filo

di Arianna che si dipanerà fra le opere

dell’artista. L’arte di Andrea Alfani si proietta

verso l’Infinito di leopardiana memoria.

Si avverte, leggendo i suoi quadri, come lui

stesso si trovi nella condizione intima di

andare oltre quella “siepe” che chiude l’orizzonte

a chi non ha la sapienzialità di oltrepassare

l’umano per il divino. Intuizione

e fantasia sono le due qualità che operano

nell’artista. Intuizione in quanto si lega

all’Intelletto Dei, fantasia come luce intima,

dato che la parola racchiude in sé la luce

che vibra dentro ciascun uomo. Lo spettatore

attento, che ammira le opere pittoriche

di Alfani, ritrova il tratto dell’artista

romantico e lui stesso si riconosce come

poeta di quella corrente: nostalgia dell’Infinito

nel finito, del divino nella Natura, di cui

è strumento essenziale l’intuizione, sono

le caratteristiche del movimento romantico.

In questi suoi ultimi dipinti i colori sono

Al di là dello scibile umano, 2016, olio su pannello telato, cm 50x70

tenui, sfumati, quasi si confondono l’uno

con l’altro e l’armonia concettuale del bianco

offre una luce di spiritualità vissuta e

sentita. La Natura, quale essenza di Dio, è

presenza costante, avvolgente in tutti i dipinti

dell’artista, ne è, infatti, la sua qualità

spirituale. Lo spessore umano di Andrea

Alfani si lega anche, in parte, alla materialità

dell’oggi, ma inevitabilmente sente di essere

sulla soglia che lo separa dall’Infinito.

In lui si esprimono in maniera serena sia

l’aspetto femminile sia l’aspetto maschile:

è noto come in psicanalisi il maschile

e il femminile di una persona devono essere

in equilibrio per dare la giusta forma

all’essere. Ecco, perciò, come la figura del

ragazzo che si specchia nell’acqua (dipinto

intitolato L’umano riflesso della divina bellezza)

rappresenti l’umanità nel momento

in cui si accinge al percorso di conoscenza

del proprio “io” per superarne i limiti. Mentre

la figura femminile del dipinto intitolato

Al di là dello scibile umano vede una donna

angelicata in primo piano, al principio della

scalinata che porta a un castello di fantasia,

la quale esprime colei che conduce

lo spirito dell’uomo verso Dio. Nel quadro

Riflessi d’armonia si può ammirare un giovane

suonatore di chitarra immerso in una

natura che offre l’occasione di accordare il

suono al divino che è in ogni forma naturale.

La musica è l’elemento fondante nella

creazione dell’Universo; come non volgere

il pensiero alla mistica pitagorica che riconosce

nel numero l’accordo con le note

musicali! Sette sono le note musicali, sette

è il numero che esprime il tempo dell’uomo

cioè il tempo in cui l’essere umano

dipana la sua vita all’equilibrio con la coscienza

cosmica. Il dipinto che Andrea Alfani

ha realizzato dandogli il titolo I riflessi

del tuo amore nella Senna vede la figura di

una ragazza su un ponte parigino; la ragazza

volge lo sguardo verso un punto indefinito,

quasi volesse ricercare l’ignoto che

vibra in ciascun essere umano come anelito

di un mistico incontro. Il ponte assume

il significato del mezzo che unisce l’umano

con il divino, infatti l’artista invita l’osservatore

a riflettere sulla capacità intellettiva

che l’uomo possiede di creare nel proprio

inconscio ponti che gli permettono di andare

oltre l’umano. L’ineffabile sussurrare

dell’acqua della vita è un quadro che invita

ad una profonda meditazione, in quanto

il ragazzo eremita seduto vicino ad una cascata

offre la visione del perenne scorrere

dell’acqua intesa come rinascita spirituale.

L’acqua, la natura, sono in perfetta sintonia

di luce, colore e movimento. Lo sguardo

viene attratto dall’armonia dei colori

lasciandosi pervadere da un senso di profonda

pacatezza: la rinascita e il ritrovarsi

dell’anima nella sua essenzialità è vivere

pienamente la trasformazione interiore. Le

opere pittoriche dell’artista Andrea Alfani

posseggono nella loro capacità comunicativa

la qualità di essere un ponte che invita

ad attraversare la vita della materia per

approdare a quella perfezione di forma che

solo il divino possiede.

I riflessi del tuo amore nella Senna, 2015,

olio su pannello telato, cm 40x20

Riflessi d’armonia, 2017,

olio su pannello telato, cm 30x20

L’ineffabile sussurrare dell’acqua della vita, 2017, olio su pannello telato, cm 50x70

L’umano riflesso della divina bellezza, 2017, olio su pannello telato, cm 40x60

Amor che intelligenza illumini

Dal 17 al 30 novembre

a cura di Anita Norcini Tosi

Galleria Gadarte, Via Sant’Egidio 27/r, Firenze

Inaugurazione venerdì 17 novembre ore 16.30

Sabato 25 novembre alle ore 16.30 serata speciale: l’artista spiegherà ai presenti

la sua poetica pittorica

Orari e giorni: da martedì a sabato 15 -19 / domenica e lunedì 15 -18

Per informazioni: www.gadarte.it / galleriagadarte@gmail.com

055 2480333

www.andreaalfani.it / alfani@andreaalfani.it

+ 39 333 8583134

10 ANDREA ALFANI

ANDREA ALFANI 11


Eventi in

Toscana

Paolo Penko

L’artista fiorentino realizza il

Masgalano, un vero e proprio

gioiello assegnato quest’anno

alla Nobil Contrada dell’Oca

di anita valentini / foto courtesy dell’artista

Il Masgalano è il premio che a Siena

viene annualmente assegnato alla

Contrada la cui Comparsa risulta

essere la migliore per eleganza, per dignità

di portamento e per coordinazione

nel corso dei cortei storici che precedono

il Palio di luglio e di agosto. Il premio

consiste solitamente o in un piatto

d’argento (bacile), come da tradizione,

o in una scultura e viene donato, di anno

in anno, da enti pubblici e privati che

operano nel territorio senese. Quest’anno

il manufatto d’arte suntuaria è stato

realizzato da Paolo Penko, maestro d’arte

orafa, scultore e designer ed è stato

offerto dal Lions Club Siena, in occasione

del 60° anniversario del club senese

e dei 100 anni del Lions International.

Fiorentino di nascita e senese d’origine,

l’artista è tornato alla tradizione nella

scelta della forma per il Masgalano,

che ha reso “unico” e di grande valore,

dando a esso un aspetto scultoreo

oltreché prezioso. La capacità artistica

di Penko è riuscita a raccontare la filosofia

del Lions, la storia della città e

quella del Palio in tale oggetto-simbolo

della festa, lavorando l’argento e i metalli

che lo accompagnano. Gli stemmi

in smalto del Comitato Amici del Palio,

del Magistrato delle Contrade e del Comune

di Siena danno un tocco di colore

e di luce, potenziando gli elementi figurati.

Al centro, si mostra a noi, in rilievo,

lo stemma del Lions Club International

che è reso a mo’ di classica effigie a

protezione della città, la cui silhouette è

sbalzata su una lastra che occupa parte

del piatto. Il blu cobalto dello stemma

rimanda al blu dorato delle perle di

lapislazzulo, che chiudono nel bordo il

piatto - ricordando i berberi - e che si

alternano ai nomi incisi delle Contrade.

Ogni dettaglio, anche il più piccolo,

è stato lavorato come fosse un gioiello

e a esso è stato attribuito uno specifico

significato, che rimanda alla città e al

connubio forte fra il Lions e Siena: «Ho

cercato di dare significato a ogni parte

del Masgalano, coniugando tradizione

e modernità - commenta Penko -. Il

mio è stato innanzitutto un atto d’amore

per Siena. Ho posto al centro del piatto,

partendo dallo stemma del Lions, dei

cartigli incisi con frasi che propongono

i motti del club committente, per ricordare

che gli obiettivi del Lions senese

sono a favore della città: i cartigli sono

allocati sull’immagine che richiama

i mattoni di Piazza del Campo e, quindi,

emblematicamente, su tutta la città.

Ad abbracciare Siena, lungo il bordo del

piatto, vi sono i nomi delle Contrade».

Quest’anno il Masgalano per il Palio

2017 è stato vinto dalla Nobil Contrada

dell’Oca ed è stato consegnato dal

sindaco Bruno Valentini in Piazza del

Campo, alla presenza delle autorità cittadine

e delle rappresentanze contradaiole.

PENKO BOTTEGA ORAFA ARTIGIANA

Via F. Zannetti 14/16r - 50123

Firenze ITALY

www.paolopenko.com

info@paolopenko.com

+39 055 211661

Paolo Penko, Francesco Cottini e Anita Valentini durante la presentazione del Masgalano nel

Cortile del Podestà del Palazzo Pubblico

12 PAOLO PENKO

13


Ritratti

d’artista

Ritratti

d’artista

Roberto Carradori

Uno stile all’insegna del colore

Enrico Fornaini

Immagini avvolte da un alone mistico

di Gianluca Barni / Foto courtesy dell’artista

di Sandra Lucarelli / foto courtesy dell’artista

Relax a Lisbona

Uno, nessuno e tanti altri. Come

ognuno di noi, Roberto

Carradori è stato ed è tutto e

il contrario di tutto. Persona, non ancora

personaggio (speriamo non lo diventi

mai!), dalle mille sfaccettature, vede e

percepisce laddove noi, spesso, vediamo,

osserviamo, ma non percepiamo.

Nato a Pistoia il 24 gennaio 1954, ha superato

i 60 anni lui che di spirito ne dimostra

almeno 20 di meno, nella città di

Giano vive e lavora come medico anestesista,

prima all’ormai dismesso, ma storico

Ospedale del Ceppo poi nella sanità

privata. Un hobby, quello della pittura,

mai venuto meno, preso e lasciato a più

Pistoiese, medico anestesista di

professione; da molto tempo si

esprime con l’arte pittorica, anche

se con fasi alterne ma con grande

professionalità, raggiungendo risultati

eccellenti. Il punto di osservazione principale

nei quadri di Carradori, è costituito

dalla varietà di cromatismi, dai tagli d’immagine

caratterizzato da uno stile che

solitamente è tipico dell’obbiettivo fotografico.

Il suo amore per la vitalità del

colore, lo mette al servizio del tema sociale:

la quotidianità come lotta del vivere,

la sensibilità di chi vorrebbe cambiare

gli eventi conscio di non poter risolvere i

grandi problemi del mondo. Usa una forma

d’arte che gli consente di far vedere

ciò che spesso passa inosservato: composizioni

geometrizzanti, un sofisticato e

sintetico gioco di luci e colori, una scena

silenziosa che sconfina dal quadro; un felice

e necessario richiamo alla pittura statunitense.

Uomo con cani, cm 90x60

Il riposo, cm 120x80

riprese. Da sempre affascinato dai colori,

innamorato della pittura a olio, all’inizio la

sua pittura era improntata all’astrattismo,

poi man mano che le sue capacità nel disegno

andavano migliorando, si è dedicato

alla pittura figurativa. Carradori, ha

iniziato a girare il mondo, ha incominciato

a immortalare figure e figuri. Si è interessato

alla persona, cercando di trovare

la sublime imperfezione nella perfezione

del Creato. Si è fermato a guardare e,

sovente, ha percepito l’anima del prossimo,

in special modo dei disagiati, di coloro

che soffrono, dei disadattati, da qui è

fluita la maggior parte delle sue opere pittoriche:

scene di vita quotidiana, osservando

la vita di strada come specchio

delle vicende umane e sociali. In ogni

quadro c’è dietro una storia e la racconta

a chi è capace di ascoltarla visivamente.

La personale d’esordio, nel 2013, ad

Art Shop Gallery di Pistoia e successivamente,

anche grazie al successo ottenuto

dalla sua prima esposizione, la replica

delle sue “Derive Urbane”, titolo della

rassegna che si è tenuta a Palazzo Panciatichi,

sede prestigiosa del Consiglio

Regionale toscano. Quadri da ammirare,

storie del quotidiano più disparato,

d’Italia, d’Europa, dell’America centrale.

Da seguire, da sentire, sino ad arrivare

all’animo dell’autore.

Corpi morbidi che hanno un che

di delicato e sacrale, anche nella

loro laicità. Donne come “Dee”,

immerse in un tutto naturale ed armonico

con un susseguirsi di effetti cromatici

che liberano, in ogni particolare, una

raffinata grazia compositiva. Ogni soggetto,

persino il più piccolo, partecipa

in combinate associazioni che integrano

i vissuti. Un realismo integrativo ed

integrante che vive e respira in fusioni

e simbiosi con il tutto. La componente

naturalistica, in Fornaini, è un elemento

naturale, un luogo spirituale, in cui ogni

“creatura”, sprigiona un lato angelico,

un’aura complementare che “deterge”

Nasce a San Giuliano Terme, Pisa,

il 15 agosto 1944. All’età

di diciotto anni si trasferisce

a Firenze, dove frequenta la bottega

dei maestri Annigoni e Stefanelli, imparando,

tra le altre, le tecniche pittoriche

dell’affresco, della tempera

grassa, dell’acquerello, della pittura

a olio. Nel 2015 ha festeggiato nella

città di Pisa, dove vive e lavora come

professionista, i suoi cinquanta anni di

attività, con una mostra personale composta

di oltre ottanta dipinti. Nella sua

carriera professionale, le mostre personali

(senza contare quelle collettive)

sono state più di cinquanta, documentate

nei giornali e nelle riviste del settore.

Le sue opere sono state esposte

presso gallerie private e raccolte museali

a New York, Teheran, Roma, Firenze,

Siena, Lucca, Milano e, tra le altre,

anche presso il Museo del marmo di

Carrara e nel Palazzo Ducale di Massa.

Ha ritratto personaggi famosi come

Madre Teresa di Calcutta, Rita Levi

ogni immagine di una sua innata purezza.

Maddalena, ritratta distesa, od in

mezzo agli oggetti che hanno connotato

la sua vita, non certo facile, non ha nulla

di volgare, ma sprigiona una delicatezza

infinita, che va ad espandersi nella

memoria delle sue frequentazioni. Ogni

elemento che la circonda, diventa iconico:

il Volto Santo è il trait-d’union tra

la terra ed il cielo, tra l’ombra del peccato

di una meretrice e l’apice divino di

un’apparente percezione d’amore che si

trasforma in qualcosa di santo: un cuore

sacro. Quando ci troviamo di fronte

alla luce di Enrico, c’è sempre un’esclamazione

di stupore, perché questa fa rimanere

sospese le sue “creature “ tra la

terra ed il cielo. La luce gioca una sorta

di dimensione catartica, quando trasfigura

le immagini immergendole in un

alone mistico e purificatorio. Maddalena

ci appare grandemente umana, come

tutte le creazioni di Enrico Fornaini,

nelle sue forme plastiche, quanto angeliche,

travalica le miserie del mondo e

si fa simbolo. Un pittore Enrico, che va

dritto al cuore delle cose e non dimentica

mai che, lo scheletro della vita, la sua

spina dorsale, sono i sentimenti, delicati

come il tocco di una piuma, implosivi

come una sinfonia d’organo

Montalcini, Eduardo de Filippo, conservando

preziosi documenti autografati.

Per l’ordine di Malta ha ritratto Fra Curcio

Rubertini, Fra Paternò di Montelupo,

ritratti questi presenti nelle raccolte

di Napoli e Pisa. Nella sede di San Domenico

è esposta una grande pala dedicata

alla protettrice pisana dell’ordine.

Enrico Fornaini ha dipinto grandi cicli

di affreschi commissionati dai vescovi

di Pisa, Lucca, Pescia, San Miniato

e ha realizzato grandi pale d’altare e dipinti

su tela collocati in chiese e palazzi

civici. Per i privati ha affrescato soffitti

con opere allegoriche di varie dimensioni.

Nel suo studio insegna la tecnica

dell’affresco (buon fresco) originale rinascimentale

ad allievi italiani e stranieri.Il

consorzio Pisa Ricerche e Divisione

informatica ha prodotto un dvd riguardante

un affresco dipinto in diretta dal

pittore Fornaini.

www.enricofornaini.com

La Maddalena, olio su tavola, cm 120x100

14 ROBERTO CARRADORI

ENRICO FORNAINI 15


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

Moving Gallery

Un’associazione nata nel 2016 per favorire lo

scambio culturale e la cooperazione artistica

fra eccellenze e giovani promesse internazionali

Moving Gallery è un’associazione

nata nel 2016 su iniziativa

del sottoscritto e di alcuni artisti

che hanno partecipato con successo

alla mostra organizzata a Shanghai

nel giugno 2015 dalla società China

2000 Srl, ed a cui hanno partecipato

artisti contemporanei italiani, per

lo più toscani. L’associazione è rivolta

ad artisti emergenti provenienti da vari

paesi del mondo e la mission principale

è favorire lo scambio culturale e

la cooperazione artistica fra eccellenze

e giovani promesse internazionali.

L’attività di Moving Gallery consiste

nella promozione ed organizzazione di

eventi e mostre nei vari paesi di origine

degli associati, in modo che si

possa creare anche una opportunità

commerciale facilitata dallo scambio

culturale fra i soci e dall’abbattimento

delle barriere culturali che ne impediscono

l’integrazione sociale, il dialogo

e, di conseguenza, lo sviluppo commerciale.

Nel 2016 Moving Gallery ha

organizzato presso la sala del Basolato

a Fiesole (Firenze) una mostra denominata

Atmosfere a Confronto a cui

hanno partecipato dieci artisti: cinque

italiani e cinque cinesi. L’evento, patrocinato

dalla Regione Toscana, dal Comune

di Fiesole e dall’Associazione

Lando Conti, ha rappresentato il lancio

di Moving Gallery ed ha avuto un

buon successo di stampa e presenze,

nonostante sia stata organizzata in appena

due mesi. La mostra ha coinvolto

artisti cinesi per dare continuità all’evento

di Shanghai dell’anno precedente

e cementare i rapporti fra i due pae-

si. Entrambi gli eventi sono stati resi

possibili grazie ai rapporti commerciali

intrattenuti con la Cina, da tre generazioni,

dalla famiglia del sottoscritto e

dalla società China 2000 Srl, con sede

a Firenze e Shanghai. Proprio con una

importante galleria/museo di Shanghai,

in occasione dell’ultimo viaggio in Cina

dei primi di settembre, è stato siglato

un accordo di collaborazione per la

cooperazione fra artisti e l’organizzazione

di eventi sia in Cina che in Italia.

Come primo passo di questa collaborazione

Moving Gallery sarà presente alla

Shanghai Art Fair dal 2 al 5 novembre

2017 nello stand del partner con oltre

220 mq di mostra e 40mq di area destinata

alla vendita. Gli associati Moving

Gallery potranno concorrere in via

preferenziale e gratutitamente alla sele-

L’evento espositivo organizzato a Shanghai nel 2015 dalla società China 2000

Il taglio del nastro alla mostra di Shanghai

Un momento dell’inaugurazione a Fiesole

zione dei prodotti destinati alla vendita.

L’associazione sta inoltre organizzando

per i prossimi mesi un evento artistico

su Firenze. Gli artisti che si associano

a Moving Gallery potranno beneficiare

di una serie di vantaggi quali: la vetrina

online, una sede e partner in Cina, con

mostra permanente, promozione, collaborazione

e visibilità su riviste di settore.

Inoltre Moving Gallery ha siglato

accordi e convenzioni per agevolazioni

agli associati quali: assistenza legale,

assistenza contabile amministrativa,

pubblicità sui media, finanza agevolata,

logistica e trasporti. In un mondo pieno

di divisioni, guerre e odio l’arte può essere

uno strumento per unire i popoli e

favorire il dialogo fra le diverse culture,

ed in questo contesto Moving Gallery

cerca di dare il suo contributo.

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla Cina, rappresenta la terza

generazione della sua famiglia che opera con il grande paese asiatico.

Questa attività è iniziata con il nonno Arnolfo nel 1946 e proseguita dal padre

Ubaldo nel 1980. Dal 1995 assiste le aziende italiane interessate ad aprire il

mercato cinese in vari settori merceologici ed in particolare per la promozione

e vendita del Made in Toscana in Cina. Dal 1998 svolge attività di formazione in

materia di Marketing ed Internazionalizzazione focus Cina ed è consulente per il

Ministero dello Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

Moving Gallery

Via Foggini 37/45 - 50142 Firenze

movinggallery@hotmail.com

Associazione Moving Gallery

Uno scorcio della mostra Atmosfere a Confronto nella Sala del Basolato a Fiesole

ECCELLENZE TOSCANE 17


Firenze

Mostre

Arte a Firenze nella seconda metà del Cinquecento

A Palazzo Strozzi un confronto serrato tra “maniera moderna” e

controriforma attraverso capolavori assoluti di Michelangelo, Pontormo,

Rosso Fiorentino ed altri grandi maestri del tardo Rinascimento

di Barbara Santoro / foto Enrico Ramerini - CGE

Dal 21 settembre al 21 gennaio

2018 Palazzo Strozzi ospita Il

Cinquecento a Firenze, un’altra

straordinaria mostra dedicata alla “maniera”

fiorentina. E’ l’ultimo atto di una

trilogia, a cura di Carlo Falciani e Antonio

Natali, iniziata nel 2010 con Bronzino

e proseguita nel 2014 con Pontormo

e Rosso Fiorentino per raccontare un’epoca

di straordinario splendore artistico

e culturale, la stessa a cui s’ispirò la

mostra che nel 1940 sancì l’inaugurazione

del Palazzo come sede di grandi

eventi espositivi. Il percorso ideato dai

due curatori riunisce per la prima volta

capolavori assoluti di Michelangelo,

Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso

Fiorentino, Bronzino, Giambologna ed

altri illustri maestri del tardo Rinascimento,

in un confronto serrato tra “maniera

moderna” e controriforma, sacro

e profano. La Pietà di Luco di Andrea

del Sarto e il Dio fluviale di Michelangelo

accolgono i visitatori nella prima sala,

proseguendo poi nella seconda sala

con la visionaria Deposizione dalla croce

di Rosso Fiorentino, l’allucinata Deposizione

di Pontormo e il raffinato

Cristo deposto di Bronzino. Un appassionante

excursus attraverso tutto il

XVI secolo, alternando opere di grandi

maestri a quelle di artisti meno noti ma

altrettanto rappresentativi di quest’ultima

fase del Rinascimento. In mostra

oltre settanta dipinti e sculture provenienti

da musei internazionali e importanti

collezioni private, per un totale di

quarantuno artisti: fra questi, Giorgio

Vasari, Michele Tosini, Alessandro Allori,

Federico Zuccari, il Cigoli, Jacopo

Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo

Macchietti, Mirabello Cavalori, Michele

di Ridolfo del Ghirlandaio, Jacopo Coppi,

Maso da San Friano, Giovan Battista

Naldini, Andrea Boscoli, Gregorio

Pagani, il Poppi, Santi di Tito e Pietro

Candido come pittori e Bartolomeo

Ammannati, Benvenuto Cellini, Vincenzo

Danti e Pietro Bernini come scultori.

Numerose imponenti pale d’altare,

abitualmente ospitate nelle chiese toscane

e non solo, sono state sottoposte

per l’occasione ad una campagna di

restauri senza precedenti che le ha riportate

allo splendore originario, grazie

soprattutto al contributo dei Friends

of Florence. La mostra è prodotta e organizzata

da Fondazione Palazzo Strozzi

con Arcidiocesi di Firenze, Direzione

Centrale per l’Amministrazione del Fondo

Edifici di Culto-Ministero dell’Interno,

Soprintendenza Archeologia Belle

Arti e Paesaggio per la città metropolitana

di Firenze e per le province di

Pistoia e Prato, con il supporto di Comune

di Firenze, Camera di Commercio

di Firenze, Associazione Partners Palazzo

Strozzi e Regione Toscana, e con il

contributo di Fondazione Cassa di Risparmio

di Firenze. Main sponsor Gruppo

Unipol. Ottimo il supporto dato da

Moretti, Enel e Poste Italiane e da alcuni

sponsor tecnici quali: Trenitalia, Ataf

gestioni, Busitalia-Sita Nord, Feltrinelli,

Ufficio turismo della Città metropolitana

di Firenze, Toscana Aeroporti Spa, l’Unicoop

Firenze, Firenze Parcheggi, Rinascente

e Mercato Centrale. Main media

partner la RAI. L’ufficio stampa è stato

curato da Antonella Fiori e Lavinia Rinaldi.

Main media partner la RAI. Catalogo

edito da Mandragora.

Un particolare delle opere che aprono il percorso espositivo: in primo piano il Dio fluviale di

Michelangelo Buonarroti, sullo sfondo il Compianto su Cristo morto di Andrea Del Sarto

Uno scorcio della seconda sala: a partire da sinistra, la Deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino, la Deposizione

di Pontormo e il Cristo deposto del Bronzino; in primo piano, Apollo e Giacinto di Benvenuto Cellini

Il Cinquecento a Firenze “maniera moderna”

e controriforma. Tra Michelangelo,

Pontormo e Giamologna.

21 settembre 2017 - 21 gennaio 2018

A cura di Carlo Falciani e Antonio Natali

Palazzo Strozzi (piazza Strozzi, Firenze)

Tutti i giorni 10.00 - 20.00, giovedì

10.00 - 23.00

Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, La Notte (1555-1565), olio su tavola, cm 135 x 196, Galleria

Colonna, Roma

Giambologna, Mercurio, bronzo, 1585, Kunsthistorisches

Museum, Vienna

www.palazzostrozzi.org

Un particolare della sezione dedicata ad allegorie e miti: in primo piano, Fata Morgana di Giambologna

e alla parete La Liberalità e la Ricchezza di Girolamo Macchietti

18 IL CINQUECENTO A FIRENZE

IL CINQUECENTO A FIRENZE 19


Cronache

Mugellane

A cura di

Elisabetta Mereu

Percorsi in

Toscana

A scuola di intaglio thailandese

con Francesco Scravaglieri

Per la prima volta in Mugello un corso di

specializzazione con lo chef e maestro

dell’antica arte di creare sculture con

frutta e verdura

di Elisabetta Mereu / foto www.lartedellintaglio.it

Un anno fantastico per il Mugello

e in particolare per Vicchio,

in quanto paese natale di Giotto

di cui si celebrano i 750 anni dalla

nascita. Evento su cui ha ruotato una

serie di importanti iniziative che hanno

portato sulle colline di questo stupendo

territorio in pieno fermento e continuo

sviluppo eccellenze di caratura

nazionale ed internazionale dell’ambito

culturale, storico, artistico ma anche

gastronomico. Proprio in questo settore

c’è da segnalare l’arrivo nel mese

di novembre di Francesco Scravaglieri,

quotatissimo chef siciliano, nonché

plurimedagliato maestro nell’Arte

dell’Intaglio Thailandese di frutta e verdura.

Uno dei dieci mestieri più antichi

in quella nazione tanto da essere coeva

del sopracitato pittore mugellano e

che dal 1939 è stata addirittura introdotta

nel programma scolastico in Thailandia.

L’importanza delle decorazioni,

questo è il nome del corso di specializzazione

aperto ad intagliatori ed appassionati

già esperti di tutta Italia, che

Lo chef Francesco Scravaglieri

Informazioni e contatti sul corso d’intaglio:

+ 39 328 8879739 / info@lartedellintaglio.it

Scravaglieri farà per la prima volta in

Mugello, il 7 e 8 novembre, in località

Piazzano, a pochi chilometri da Vicchio,

presso la Fattoria Didattica Agriturismo

Palazzo Vecchio, promotore dell’iniziativa

insieme a Terre di Toscana Mugello,

azienda di promozione del prodotto tipico

del territorio, rappresentato da Stefano

Caruana (di cui abbiamo parlato nel

numero di giugno), che si può considerare

il più abile realizzatore mugellano

di sculture vegetali. «Le iscrizioni - dice

Caruana - sono aperte fino alla prima

settimana di novembre e per chi arriverà

da lontano c’è la possibilità di soggiornare

nello stesso agriturismo in cui

si svolge il corso e degustare anche i

prodotti freschi della fattoria. Al termine

verrà rilasciato un attestato di specializzazione

e le composizioni artistiche

create nei due giorni di lavoro saranno

esposte presso il Gran Disìo Bistrot,

Osteria Il Galletto di Borgo San Lorenzo

e Miseria e Nobiltà di Vicchio. Questa

iniziativa - conclude Caruana - non

ha un’importanza solo fine a se stessa

ma rappresenta un’ulteriore possibilità

di attrazione qui in Mugello che ogni

anno di più si conferma come un catalizzatore

di eccellenze nei più svariati

settori, creando un importante indotto

economico per tutto il comprensorio.

E, grazie alle innumerevoli squisitezze,

che in questo florido angolo di Toscana

vengono prodotte, quello gastronomico

rappresenta, senza dubbio, uno dei

principali punti di forza ed attrazione».

Fattoria I Ricci

Là dove anche l’olio regala benessere e relax

di Elisabetta Mereu / foto courtesy Antica Fattoria I Ricci

Percorrendo le strade del Mugello

si scorgono straordinari paesaggi

e con essi numerose ville secolari,

incastonate come gioielli preziosi nel

verde di queste colline. Testimoni storici

non solo dell’architettura, ma di un intero

patrimonio culturale, queste perle nella

maggior parte dei casi sono state recuperate

e rivalutate dando loro nuova dignità

e vitalità. Un esempio importante lo troviamo

a Rostolena, a pochi chilometri da

Vicchio, paese di Giotto, dove - immersa

in un parco di piante secolari, cedri del libano,

sequoie e lecci - c’è quella che in

una pubblicazione storica del 1748 veniva

chiamata Villa Casanova, dal nome del

proprietario, il Cavalier Raffaello Casanova

Jerserinch. Nei secoli successivi passò

alla famiglia Quentin, della prestigiosa

manifattura

di vetri

e specchi

sorta a Firenze

nel

1850, che

vi ha abitato

fino

alla prima

metà del

ʼ900. Uno

Alfonso Quentin, sindaco di Vicchio

nel 1909

(ph. Archivio Aldo Giovannini)

dei discendenti,

Alfonso

Quentin

(foto storica

dell’Archivio

di

Aldo Giovannini), nel 1909 fu anche eletto

sindaco e i più anziani di Vicchio lo ricordano

ancora! Nei primi Anni ’60 fu

acquistata da Renato Abrumi, che da ragazzo

aveva lavorato in questa fattoria

vicina alla sua casa natale. «Mio nonno

materno, prima di diventare un imprenditore

internazionale nel settore borse e

pelletteria - dice Caterina Cecchini, che

nonostante la laurea in Farmacia ha deciso

di dedicarsi in toto alla gestione di

quello che è diventato l’Agriresort & Spa

Fattoria I Ricci - da ragazzo collaborava

alla raccolta e frangitura delle olive». In

suo ricordo infatti è stata lasciata la vecchia

macina in pietra, all’interno dell’antico

frantoio pubblico, attivo fino alla fine

degli Anni ’50, trasformato l’anno scorso

nella zona benessere della Spa Oro

Verde, dal nome dei prodotti a base di

olio extravergine di oliva toscano IGP.

Lasciando inalterate le strutture originarie,

esaltate nei dettagli più caratteristici,

gli attuali proprietari hanno trasformato

gli immobili in ambienti eleganti, dotati

di tutti i comfort, destinati all’ospitalità

familiare e alla ristorazione genuina. Al

piano superiore, dove un tempo c’erano

i granai o veniva fatta essiccare l’uva per

il Vinsanto, ci sono tre deliziosi appartamenti

e una suite per gli ospiti. Stessa

destinazione data a La Casina (dopo

il terremoto del 1919 primo esempio di

prefabbricato in mattoni e legno recuperato

dai vecchi tini ndr.), antico ritrovo di

caccia dei Quentin e poi casa delle bambole

di Caterina. La zona scuderia ospita

un bellissimo patio con vista mozzafiato

sulla vallata sottostante, mentre la grande

tinaia è stata adibita alla colazione e

alla cena, in cui gustare gli straordinari

La Spa Oro Verde con la macina dell’antico frantoio

prodotti dell’orto o a filiera corta proposti,

secondo la stagionalità, dalle cuoche

Letizia e Brigida e accompagnati da vini

toscani. «Con mio marito Riccardo abbiamo

deciso di vivere e crescere qui nostra

figlia Emma, insegnandole l’amore

e il rispetto per la Natura e gli animali.

La mattina ci piace prendere il caffè con

gli ospiti che arrivano da tutto il mondo

e parlare con loro consigliandoli, cartina

alla mano, sui luoghi belli e incontaminati

di cui questo territorio è ricco. Mia

mamma Gabriella invece si occupa dei

fiori e dei limoni che ama e cura come

fossero altri figli. Perciò non vi meravigliate

se la trovate a parlare con loro!».

www.fattoriairicci.it

Caterina Cecchini con i familiari e l’inseparabile

bassotta Rosy

20 FATTORIA I RICCI 21


Firenze

Mostre

I Cartoni Murali di Antonio Giuseppe Santagata

in mostra a Firenze alla Galleria del Palazzo Coveri

di Barbara Santoro / foto courtesy Cambi Casa d’Aste

Un’importante mostra dedicata

ad Antonio Giuseppe Santagata

e curata da Lucia Morganti

e Valentina White in collaborazione con

Cambi Casa d’Aste, è stata inaugurata alla

Galleria del Palazzo Coveri sul Lungarno

Guicciardini, dove resterà visibile fino

al 26 ottobre. Nato a Genova nel 1888,

Antonio Giuseppe Santagata si forma

all’Accademia Ligustica di Belle Arti con

il pittore Tullio Quinzio, lo scultore Lorenzo

Massa e l’architetto Oreste Grondona.

Partecipa come volontario alla Prima

Guerra Mondiale e documenta con il disegno

la vita dei soldati in trincea, studiando

in modo particolare la luce che

costruisce le masse ed i corpi. Ferito nella

battaglia del Monte Sabotino a nord di

Gorizia, entra in contatto con Carlo Delcroix,

creatore dell’Associazione Nazionale

Mutilati e Invalidi di Guerra. Grazie

all’amicizia nata fra i due, Santagata riceve

commissioni nelle varie dimore di

mutilati ed invalidi, dove vengono messi

in risalto i sentimenti e il sacrificio di

tutti coloro che avevano combattuto per

la pace e la vittoria. Vincitore del Pensionato

d’arte quinquennale Duchessa

di Galliera, si trasferisce a Roma nel

1921, dove, in occasione del decennale

e del ventennale della vittoria della Prima

Guerra Mondiale, gli vengono commissionati

due cicli di affreschi dall’ANMIG

(Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi

di Guerra), sotto la direzione dell’architetto

Marcello Piacentini e di Carlo

Delcroix, presidente dell’associazione.

In questi anni studia i grandi maestri

del passato e i cicli pittorici di Piero della

Francesca, Masaccio, Paolo Uccello,

Luca Signorelli e Michelangelo. A Bergamo

vince il concorso per celebrare l’eroe

bergamasco Antonio Locatelli, aviatore,

politico e giornalista italiano ucciso dai

guerriglieri abissini a Lechemti il 27 giugno

del 1936 durante la guerra d’Etiopia.

Qui nell’ex Casa Littoria affresca l’apoteosi

dell’eroe triplice medaglia d’oro

al valore militare. Nella mostra a Palazzo

Coveri si possono vedere i cartoni La

Vittoria che trasporta l’anima dell’eroe,

Locatelli e la vittoria, Il soldato ferito,

Guerra d’Abissinia, combattimento uno

contro mille, Nascondiglio nella rocca

cupa e il Gruppo viennese che guarda in

alto l’aereo che vola su Vienna. A Milano

affresca la Casa del Mutilato e il Palazzo

di Giustizia, a Roma la Casa Madre dei

Mutilati, il santuario della Regina Apostolorum

e la cappella di San Giuseppe

in San Paolo fuori le mura. A Genova l’ospedale

Duchessa di Galliera, la Casa dei

Mutilati e il Palazzo della Società Eridania.

A Ravenna e a Palermo la Casa del

Mutilato. A Venezia il Padiglione italiano

della XXI Biennale. Nel 1980 l’opera ad

olio Le oranti entra a far parte della collezione

dei Musei Vaticani. Decora libri ed

incide medaglie. Muore nel 1985. I cartoni

in mostra sono relativi ai cicli dipinti

dall’artista nell’arco di un decennio e

dimostrano come il cartone preparato-

Apoteosi di Antonio Locatelli, guerra in Abissinia 1 conto 1000

carboncino su carta da spolvero, cm 241x301

rio diventi una vera forma d’arte degna

di essere apprezzata e compresa in maniera

autonoma, in grado di comunicare

al meglio l’idea della composizione murale.

Nelle splendide sale della galleria i

grandi cartoni, che risaltano sulle pareti

bianche, si animano di vita propria esprimendo

al meglio il sentimento di quei

duri anni di guerra. Degno di nota il cartoncino

su carta da spolvero (1,77x2,40

m) dal titolo La pausa della sigaretta,

dove due commilitoni si concedono di

fumare insieme in un’atmosfera di grande

umanità. Conservati grazie alla sensibilità

della Casa d’Aste Cambi, qui si

rivelano nella loro integra bellezza, regalando

ai fiorentini un’esperienza unica.

La pausa della sigaretta,1936,carboncino su carta da spolevero, cm 177x240

2 6

22 ANTONIO GIUSEPPE SANTAGATA

23


Firenze

Mostre

Arte e profumo all’Officina de’ Tornabuoni. Una nuova fragranza

ed una scultura di Lea Monetti, entrambe dedicate alla ginestra

di Barbara Santoro / foto courtesy dell’artista

La ginestra era una pianta molto

apprezzata già nell’antichità

sia dai Greci sia dai Romani che

la coltivavano per attirare le api e produrre

miele. Fu Plinio il Vecchio a citarla

più volte in età classica perché

si credeva che nelle sue ceneri ci fosse

l’oro. Durante il Medioevo con i rami

tagliati della ginestra si facevano ottime

scope. In Inghilterra fu considerata

una pianta nobile e famosa, forse perché

lo stemma della famiglia del re Enrico

II (1133-1189) raffigurava un ramo

di ginestra. In Francia, durante il regno

di Luigi IX (1214-1270), fu fondato l’ordine

cavalleresco della Ginestra, al quale

parteciparono 100 membri scelti della

guardia Reale. In Spagna fu molto apprezzata

per le sue radici, le quali venivano

lavorate per creare robuste corde

per le imbarcazioni. Dalla fibra delle radici

si possono ottenere indumenti pesanti

e resistenti e spesso è usata anche

nella confezione di abiti. La frutta veniva

spesso messa a seccare su cannicci fatti

dai rami della ginestra e “giugliai” erano

coloro che li intrecciavano. Oggi è ancora

molto utilizzata perché dai residui di

lavorazione del suo legno si ottiene una

cellulosa di ottima qualità. La ginestra

spartium junceum, appartiene alla famiglia

delle leguminose. Cresce nelle regioni

mediterranee e contenendo azoto

può consolidare i terreni franosi, aridi e

rocciosi. Molte le leggende nate intorno

a questo fiore; una davvero divertente è

quella scozzese che narra di una ragazza

alla quale l’uomo che amava chiese

una “prova” per conoscere l’illibatezza

della giovane. La famiglia per paura che

ricevuta la prova d’amore l’uomo non la

sposasse più, su consiglio di una strega

portò il giovanotto in un bosco di ginestre.

Stordito dai baci della ragazza e

inebriato dal profumo dei fiori, il ragazzo

cadde in un sonno profondo. Al risveglio

convinto di aver posseduto la donna come

voleva, acconsentì alle nozze. Da pochi

giorni all’Officina de’ Tornabuoni (via

Tornabuoni 19) è nato il profumo Ginestra

ispirato alla scultura di Lea Monetti,

artista di fama internazionale, dal

titolo Ginestra e la lucertola. La bellissima

statua bronzea, esposta a Palazzo

Larderel - sede dell’Officina - in concomitanza

con la Biennale Internazionale

dell’Antiquariato di Firenze, è stata creata

in omaggio alla sua figlia, allora adolescente,

che ha questo curioso nome.

Nella meravigliosa location dell’Officina,

dove si producono cosmetici naturali e

profumi dalle fragranze personalizzate

grazie alle tecnologie innovative e alle

materie di prima qualità, i nostri sensi

saranno ammaliati, quindi, dalla bellezza

dell’opera e dagli effluvi del magico

profumo. Arte e fragranze coinvolgeranno

gli spettatori in uno scenario di grande

raffinatezza.

Il profumo Ginestra creato dall’Officina de’ Tornabuoni ispirandosi

all’omonima scultura di Lea Monetti

Lea Monetti

Ginestra e la lucertola, bronzo

Palazzo Larderel, sede dell’Officina de’ Tornabuoni

24 OFFICINA DE’ TORNABUONI

OFFICINA DE’ TORNABUONI 25


Anteprima

Mostre

Hao Yang Sun

Mostra collettiva di arte contemporanea

dal 4 al 24 ottobre

A cura di Lucia Raveggi

Inaugurazione 4 ottobre ore 17.00

VINICIO POLIDORI

GIANNI PANCIROLI

FRANCO GIOMINI

PAOLO BUTERA

GABRIELLA MARTINO

ISABELLA ROMBOLÀ

DAVIDE SIGILLÒ

SALVATORE SARDISCO

LUCIANO FAGGI

Riprese televisive Toscana TV

per la rubrica Incontri con l’Arte

AUDITORIUM AL DUOMO

Via Cerretani 54, FIRENZE

Natura e cultura nei paesaggi del giovane artista

cinese protagonista della mostra Atmosfere - 融

all’Auditorium al Duomo di Firenze

di Rosa Canfora / foto courtesy dell’artista

Con la mostra Atmosfere, personale

del giovane artista

emergente HaoYang Sun, prosegue

il progetto da me iniziato al ristorante

galleria Golden View per

creare un ponte culturale tra Firenze

e la Cina. È la volta di un giovane

artista che, terminato il percorso

di studi a Firenze, rientra a Pechino.

La sua pittura offre un’originale interpretazione

di entrambe le culture:

si va dai paesaggi toscani alla grande

muraglia cinese, dagli scorci fiorentini

o delle Cinque Terre allo Jello

River. A venticinque anni HaoYang

sente la necessità di mostrarci con

forza ciò che vede nel paesaggio che

lo circonda, trattando luoghi pur così

distanti fra loro con la medesima intensità

espressiva.

La mostra, organizzata e curata dalla

scultrice Rosa Canfora in collaborazione

con Ines Cui, si terrà presso

l’Auditorium al Duomo (via de’ Cerretani

54) di Firenze con inaugurazione

sabato 28 ottobre alle ore 18.00.

艺 术 经 历 : 孙 昊 阳 , 中 国 青 年 艺 术

家 ,1992 年 7 月 27 日 出 生 于 石 家 庄

市 , 师 从 于 费 正 先 生 ,2012 年 进

入 意 大 利 佛 罗 伦 萨 美 术 学 院 学 习 。

2016 年 进 入 Florence Academy of Art

美 术 学 院 学 习 ,2016 年 9 月 参 加 意

大 利 斯 波 勒 托 艺 术 节 ,2017 年 3 月

参 加 mace 米 兰 国 际 艺 术 中 心 Creatori

di sogni 联 展 ,2017 年 5 月 参

加 Treviso MIXART 国 际 艺 术 展 。 青

年 艺 术 家 孙 昊 阳 个 展 , 是 Golden

View 创 造 佛 罗 伦 萨 与 中 国 之 间 的

文 化 桥 梁 的 艺 术 项 目 之 一 。 这 位 年

轻 艺 术 家 在 佛 罗 伦 萨 进 修 之 后 , 即

将 结 束 他 的 在 意 大 利 的 绘 画 研 究 课

程 返 回 中 国 。 他 的 绘 画 作 品 , 来 自

意 大 利 托 斯 卡 纳 、 佛 罗 伦 萨 、 五 渔

村 , 中 国 黄 河 和 中 国 长 城 的 景 致 ,

更 以 其 独 有 的 视 角 展 现 了 我 们 意 大

利 和 中 国 两 个 世 界 。25 岁 的 昊 阳 ,

他 感 受 到 表 现 他 周 围 所 见 所 感 景 观

的 必 要 性 , 以 他 本 身 强 有 力 的 绘 画

表 现 手 法 探 讨 这 几 个 相 距 非 常 遥 远

的 地 点 。 本 次 个 展 所 囊 括 的 作 品 是

艺 术 家 在 佛 罗 伦 萨 的 研 修 阶 段 的 系

列 作 品 。 一 个 感 恩 的 祝 福 , 再 见 。

Hao Yang Sun (Cina, 1992) è un artista visivo formatosi

all’Accademia di Belle Arti di Firenze (2012), dove ha seguito

i corsi di Scenografia e Pittura. Ha studiato pittura ad

olio con il grande maestro cinese Zheng Fei. A Firenze consegue la

laurea in pittura presso Accademy art Firenze. Ha esposto a: Spoleto

Art Festival (2016), Creatori di sogni - MA-EC Milan Art & Event

Center (201, Treviso MIXART esposizione internazionale (2017).

Per info: + 39 333 97 04 402

27


Ritratti

d’artista

Luciano Manara

Genio e sregolatezza di un artista

fuori dal comune

di Daniela Pronestì / foto courtesy dell’artista

www.manaradesign.it

Geniale, ironico, stravagante, maestro

della provocazione intelligente:

modi di essere e qualità a cui l’artista

e designer fiorentino Luciano Manara

unisce una vivacità inventiva fuori dal comune.

Da oltre un anno le pagine di questa

rivista raccontano, con uno spazio dedicato,

le tante sfaccettature del suo estro

creativo, che spazia dall’oggetto - scultura

al complemento d’arredo, coniugando,

in entrambi i casi, ricercatezza dei materiali

e originalità delle forme. Rispettando

l’equilibrio fra estetica e funzione, invenzione

artistica e progetto, Manara opera

nei termini di una contiguità tra linguaggi

che s’incontrano nel segno di una potente

immaginazione. All’ardore della fantasia,

declinata in maniera ora più giocosa

e scanzonata ora più vicina al rigore classico

della forma, le sue creazioni uniscono

una vena dissacrante e trasgressiva che

traduce in espressione artistica una riflessione

complessa e profonda sul mondo

contemporaneo. Lo confermano opere come

Il guardiano dell’anima, Melamangio,

L’attesa, Ego Sum, E’ tutto un bluff,

Pravda, dove le note dell’ironia si accordano

ad una pungente critica sulle contraddizioni

che attraversano la società e

la cultura del nostro tempo. Opere nate

spesso da una ricerca sugli stili e su antichi

motivi simbolico - decorativi che rivivono

nell’interpretazione di questo indomito

sperimentatore. La varietà delle soluzioni

formali è supportata dal pregio dei materiali,

spesso proposti secondo inediti accostamenti

di consistenze, lucentezza e

colori. Si va dal Candeluovo, inedita rielaborazione

di un uovo Fabergè mutato in

un elegante porta candela, alla cappa - cupola

ispirata all’architettura di Brunelleschi,

dall’applique - scultura in cromo e cristallo

alle tante lampade concepite come oggetti

unici e preziosi. Senza dimenticare i raffinati

arredi nati dalla recente collaborazione

con l’artista Andrea Stella, in una proficua

sinergia creativa. Un artigianato di altissima

qualità che diviene opera d’arte nella

conquista di uno stile unico e riconoscibile.

Eventi in

Toscana

Gruppo Arti Figurative Ardengo Soffici

Un sodalizio nato nel 1985 con l’intento di promuovere

la conoscenza e la diffusione di varie espressioni artistiche

di Fabrizio Borghini / foto di Roberto Ristori

Nell’ambito della XXVIII edizione

del Festival Suoni e Colori

in Toscana che si è tenuta dal

31 agosto al 12 settembre in sei splendide

location (Villa Pitiana di Reggello,

Villa Il Palagio, Fattoria di Castiglionchio

e Fattoria di Pagnana di Rignano

sull’Arno, Pieve di San Leolino, Villa

Francesca di Torri) una mostra d’arte

contemporanea organizzata dal Gruppo

Arti Figurative Ardengo Soffici che è andata

ad integrare la ricca proposta teatrale

e musicale dell’evento. Il gruppo,

che ha tratto la sua denominazione dalla

figura del pittore Ardengo Soffici nato

nella frazione di Bombone del comune

di Rignano, nasce nel 1985 raccogliendo

intorno a sé quanti, sul territorio e

dintorni, si occupano o producono arte.

L’intendimento del sodalizio è di avere

un ruolo di stimolo e di aggregazione

nei confronti di tutti coloro che gravitano

intorno al mondo dell’arte in modo

da non disperdere le energie creative

disponibili e al contempo di promuovere

l’avvicinamento, la conoscenza e la

diffusione dell’arte e delle sue tecniche

nell’intera comunità nella convinzione

che l’incontro e il confronto delle varie

espressioni artistiche rappresenti un

momento di arricchimento sia individuale

che collettivo. A tal fine, numerose

sono state le iniziative che il gruppo

ha portato avanti negli anni a partire

dalle mostre personali e collettive con il

coinvolgimento anche di artisti di chiara

fama come Aligi Sassu, Antonio Possenti,

Luca Alinari, Nino Tirinnanzi ed

altri. Si sono tenute nella Sala Consiliare

del comune di Rignano e a Firenze alla

Biblioteca Nazionale, nell’ex Convento

del Carmine, al Caffè Storico Letterario

Giubbe Rosse, alla Galleria Via Larga e

nella sede del Gruppo Donatello. Inoltre,

sono stati organizzati concorsi di

pittura estemporanea, interventi nelle

scuole sulle tecniche pittoriche, partecipazione

ad iniziative storico-culturali

promosse dall’amministrazione comunale

di Rignano tra le quali la Fiera del

Bestiame, la Festa del Perdono e, appunto,

il Festival Suoni e Colori in Toscana

che in ogni edizione propone un

colore come segno distintivo al quale

gli artisti del gruppo ispirano le loro

opere. Quest’anno è stato scelto il rosso

che ha contraddistinto i lavori degli

artisti Rita Angeloni, Giancarlo Barbieri,

Lucia Bettoni, Mechtild Carlini, Maurizio

Ferruzzi, Gabriella Pancrazi, Nadia Pinzani,

Roberto Ristori, Jenny Spatafora

esposte il 12 settembre alla Fattoria di

Pagnana in occasione dello spettacolo

musicale Le dive dello swing.

Il Gruppo Arti Figurative Ardengo Soffici riunito in occasione della mostra d’arte contemporanea promossa nell’ambito della XXVIIIª edizione

del Festival Suoni e Colori in Toscana

28 LUCIANO MANARA

GRUPPO ARTI FIGURATIVE ARDENGO SOFFICI 29


Firenze

Mostre

Performance con le digisculture di

Andrea Tirinnanzi

di Gabriella Gentilini / foto courtesy dell’artista

In una vita a contatto quotidiano con

l’arte e con gli artisti, Andrea Tirinnanzi,

esperto tra i più attenti e qualificati,

ha riempito un fornitissimo bagaglio di

studi e di esperienze che hanno alimentato

il suo innato estro creativo e le sue

capacità tecniche. Dagli esordi caratterizzati

dai suggestivi smalti informali al collage

e decollage, fino ad approdare all’uso

dell’insostituibile strumento che ci ha rivoluzionato

la vita, ovvero il computer. Il lavoro

accurato e continuo sull’immagine in

tutte le sue più impercettibili sfaccettature,

ha portato Andrea Tirinnanzi ad aprire un

nuovo orizzonte artistico. La foto digitale

ed una non comune dimestichezza davanti

allo schermo, gli hanno consentito di produrre

immagini sorprendenti eppure frutto

della realtà, come il “fotosmontaggio”

con cui ha creato il famoso “autobus diviso”

o il “fotomontaggio” con la “cascata

delle 500”. Con questa tecnica Tirinnanzi

ha realizzato una serie di opere uniche in

cui realtà e fantasia viaggiano sulla stessa

lunghezza d’onda e molte delle quali

sono state premiate, pubblicate ed hanno

fatto il giro del mondo. Ma l’incontenibile

verve artistica di Andrea Tirinnnanzi

e la sua voglia di ricercare e sperimentare

sempre nuove, ingegnose e interessanti

forme espressive, ha dato vita alle

ormai celeberrime “digisculture”, le originalissime

sagome bifacciali in legno a

grandezza naturale, profilate su una foto

elaborata con procedimento digitale e manuale.

Ogni opera è un pezzo unico, frutto

di un grande lavoro sia manuale sia tecnico

sulla figura, le dimensioni, lo spazio,

l’espressività. É nata così una ricchissima

galleria di personaggi con cui Tirinnanzi

ha reso omaggio a I grandi del cinema

(Vittorio Gassman, Totò, Alberto Sordi,

Fernandel, Marilyn Monroe, Sophia Loren,

Roberto Benigni...) e ancora al mondo

dello sport con Gino Bartali e Fausto

Coppi, dello spettacolo con Conti, Pieraccioni

e Panariello, della musica con cui

l’artista ha raggiunto i vertici più alti della

sua ricerca: dai Beatles che attraversano

Abbey Road ai big nostrani come Mina e

Celentano, da Bob Dylan a Marco Masini.

Ma non basta: il maestro si è spinto ancora

più in alto: Obama e perfino Papa Francesco.

Così reali da impressionare. Non

per niente molti di questi lavori, oggetto di

grande attrazione e curiosità, fanno parte

di importanti collezioni tra cui il Museo Gino

Bartali, sono stati esposti in occasione

di eventi e mostre, sono presenti in prestigiosi

stores e in permanenza presso la sede

di Firenzeart Gallery. Ma attenzione, le

“digisculture” non sono oggetti, non sono

statue fisse ed inerti. Tirinnanzi ha voluto

dare loro un’anima, vuole che i suoi personaggi

siano veri, dinamici, sempre in movimento

ed interagiscano con le persone

che li osservano con stupore. Per questo,

il 13 settembre scorso Firenzeart Gallery

ha organizzato una strepitosa performance

che si è svolta nel quartiere del glorioso

Pignone in San Frediano. Le coppie celebri

della musica, dell’arte, dello spettacolo,

delle istituzioni, in testa i Beatles sulle

strisce pedonali, hanno percorso le strade

del rione, sono entrate ed uscite dai negozi,

dai bar e dai ristoranti, si sono soffermate

sul sagrato della chiesa per giungere

in galleria, in via della Fonderia 42r, dove

le attendevano altre coppie famose ed altre

personalità tra cui l’ospite d’onore Dante,

in una grande e festosa partecipazione

di pubblico. Un modo intelligente, stimolante

e coinvolgente per far dialogare arte

e tecnologia, cultura e fantasia e portarle

tra la gente.

FirenzeArt Gallery

Via della Fonderia 42r, Firenze

www.firenzeart.it - info@firenzeart.it

055 224028

Elena Gheri

Ritratti

d’artista

Ampie fughe dello sguardo e preziosismi cromatici

convivono nei dipinti della pittrice fiorentina, spaziando

dal tema naturalistico alla figura femminile

di Daniela Pronestì / foto courtesy dell’artista

Il percorso artistico di Elena Gheri

abbraccia il paesaggio naturale

e la figura umana, permeandoli

entrambi di una sensibilità espressiva

declinata tanto sul piano compositivo

quanto nell’accostamento armonico

dei colori. Negli scorci naturalistici,

tratti per lo più dal paesaggio toscano,

la costruzione spaziale risponde

ad un’attenta proiezione prospettica,

con ampie fughe dello sguardo lungo

sentieri dalla profondità luminosa.

Quando il punto di osservazione si allontana

dal primo piano, le forme vetegali

e le altre presenze all’interno del

paesaggio - si pensi al dipinto La casa

di bambù - appaiono disposte come

in un fregio dove gli arabeschi tracciati

dal colore s’intrecciano in un’originale

composizione. In altri casi, la

natura diviene cornice di un’immagine

lontana nel tempo che rivive nell’attitudine

graziosa di una giovane donna

con abito bianco e parasole come

in un quadro di Fattori o di Monet. Un

gusto retrò che nell’opera Fleur des

Lys associa la figura femminile al tema

floreale, con linee sinuose e preziosismi

cromatici liberamente ispirati

all’Art Nouveau. Dalla sfera degli affetti

familiari affiorano, invece, vivaci

scene di vita quotidiana, come il primo

giorno di scuola di Francesco, nipote

dell’artista ritratto nel quadro Il remi-

gino con l’aria teneramente imbronciata

e lo sguardo lontano di chi sogna

i giochi dell’estate. Talvolta, il contenuto

della rappresentazione rimanda

a significati meno evidenti: la corsa

dei cavalli sul litorale soleggiato diviene

metafora di una libertà ritrovata nel

contatto diretto con la natura, così come

un vaso blu colmo di fiori bianchi

si trasforma in un frammento di cielo

stellato. Alla varietà dei soggetti corrisponde

una gamma altrettanto varia di

tecniche pittoriche - olio, acrilico, acquerello

- tutte abilmente eseguite, ad

ulteriore conferma di una pittura condotta

con dedizione ed impegno.

Cascata di 500

Le digisculture di Matteo Renzi, Obama e

Papa Francesco

E’ nata a Firenze (1942) dove tuttora risiede. Dedita al disegno

fin da piccola, ha trasmesso questa passione ai

suoi alunni, avendo svolto per molti anni la professione

di maestra elementare. Un insegnamento che ancora oggi, a

distanza di tempo, i suoi alunni ricordano con affetto e gratitudine.

Una volta in pensione, si è avvicinata alla pittura frequentando

un corso tenuto dalla pittrice Antonia Fontana. Nel 2014

ha vinto il premio Farfalla d’oro nell’ambito della 32ª edizione

del concorso nazionale 50&Più - Città di Baveno e nel 2016 è

stata premiata per l’opera Fleur de Lys in occasione della mostra

Colori e Sogni organizzata dall’Anteas con il patrocinio della

città Metropolitana di Firenze e della Regione Toscana presso

la Galleria di Via Larga (Palazzo Medici-Riccardi). Ama spaziare

sia nei soggetti rappresentati - paesaggi, animali, persone - che

nelle tecniche adottate, coniugando l’amore per la pittura a quello

per la montagna soprattutto della Valle d’Aosta, dove trascorre

un mese all’anno.

gherielena@libero.it +39 328. 5375811

La signora col parasole, olio su tela, cm 50x70

30 ANDREA TIRINNANZI

ELENA GHERI 31


Eventi in

Toscana

Al via la prima edizione del Premio Claudio Cavallini-Kevo

Promosso dall’associazione culturale

Operarte di Campi Bisenzio per

omaggiare lo scultore fiorentino

a due anni dalla scomparsa

Anteprima

Mostre

A FirenzeArt Gallery Mario Mannini,

a vita nuova...

di Gabriella Gentilini / foto courtesy dell’artista

di Daniela Pronestì / foto di Carlo Midollini

Un premio in memoria dell’artista

fiorentino Claudio Cavallini,

meglio noto come Kevo, a due

anni dalla sua scomparsa. Così l’associazione

culturale Operarte di Campi Bisenzio

ha voluto ricordarlo, facendosi

promotrice di un’iniziativa che gli rende

omaggio nel segno dell’arte. Patrocinato

dai comuni di Campi Bisenzio,

Calenzano, Borgo San Lorenzo e Pontassieve

e realizzato con il contributo

di Patrizia Montagni Cavallini, Domenico

Montuoro, Franco Berretti e Gamont

srl, il premio Claudio Cavallini - Kevo

è strutturato in quattro sezioni (Pittura,

Grafica, Scultura e Fotografia) a te-

ma libero ed è rivolto ad artisti italiani e

stranieri, senza limiti di età, sesso e nazionalità.

Ogni sezione prevede la designazione

di tre vincitori, premiati nel

2018 con le seguenti mostre: ai primi

classificati una personale nel Palazzo

Comunale di Borgo San Lorenzo, oltre

ad una medaglia realizzata dal maestro

Franco Berretti; le opere seconde classificate

saranno esposte secondo l’abbinamento

pittura e scultura, grafica e

fotografia nella Biblioteca Civica di Calenzano;

ai terzi classificati una collettiva

al Teatrodante Carlo Monni di Campi

Bisenzio, dove, a partire dal 15 ottobre

(inaugurazione ore 17) e fino al 21

dello stesso mese, si terrà la mostra

di tutte le opere in concorso. La cerimonia

di premiazione avrà luogo nella

stessa sede domenica 22 ottobre con

inizio alle ore 17. La manifestazione si

inserisce nelle attività dell’associazione

culturale Operarte, nata a Campi Bisenzio

nel 1999 con l’intento di promuovere

e valorizzare le arti visive attraverso

eventi e rassegne che offrono momenti

di riflessione e di scambio culturale,

spesso in collaborazione con altre associazioni

anche fuori dalla Toscana e

dal territorio nazionale.

Claudio Cavallini nasce a Firenze nel

1952, nel rione Gavinana, dove gli

amici d’infanzia lo soprannominano

Kevo. Dopo una lunga attività come

imprenditore, improvvisamente, all’età

di 50 anni avverte l’irresistibile attrazione

a realizzare forme scultoree dal legno.

Dal figurativo di carattere primitivo-etnico

procede verso il realismo simbolico,

per poi raggiungere un’espressione più

matura con la sintesi originale della forma.

Tra le mostre principali si ricordano:

2012, Una favola moderna, Pontassieve,

Sala Eroine, Palazzo Comunale; Tra forma

e sintesi, Vicchio del Mugello, Museo Casa

di Giotto; Espone Kevo, Campi Bisenzio,

Cappella Villa Rucellai; All’ombra degli

etruschi, Dicomano, Museo Etrusco, Palazzo

Comunale; 2013, Naturalmente arte,

Firenze, Museo di Storia Naturale La Specola;

Legno e colore in Viterbo, Viterbo,

Museo Colle del Duomo; 2014, I due volti

dell’arte, Carpi, Palazzo dei Pioa; Poppi,

Galleria Comunale d’Arte Contemporanea,

Palazzo Giorgi. Ha più volte partecipato al

Premio Firenze, conseguendo il secondo

ed il terzo premio.

Dal 14 al 28 ottobre prossimo Firenzeart

Gallery (via della Fonderia

42r, Firenze) ospita una

particolarissima, inusuale mostra di Mario

Mannini dal titolo A vita nuova. Infatti,

per fare un tavolo ci vuole il legno...

ma ci vuole soprattutto l’abilità, la perizia

tecnica e la creatività di Mario Mannini.

Sì, perché non si tratta di un tavolo

qualsiasi prodotto in serie, ma di un manufatto

unico, realizzato, ad esempio, utilizzando

vecchi scuri o persiane di una

finestra. Materiale di recupero che opportunamente

ripulito, levigato, verniciato,

insomma lavorato da mani sapienti

mosse da una mente estrosa e concreta,

si trasforma in mobili e oggetti di arredamento

che uniscono utilità, originalità

e senso estetico. Nell’object trouvé (già

protagonista della pop art) ormai inservibile

e destinato alla distruzione, ma

anche in un pezzo antico reperito o acquistato

chissà dove, Mario Mannini intuisce

la possibilità di un nuovo utilizzo

che lo farà rinascere sotto un’altra forma,

che lo restituirà a vita nuova. Self made

artisan di prim’ordine grazie ad una vastissima

esperienza acquisita nel corso di

una vita di appassionato lavoro nel settore

dell’edilizia, Mario Mannini da qualche

anno ha impresso un valore aggiunto

alla sua apprezzata e qualificata attività.

La svolta è nata dalla collaborazione con

l’arredatrice Manola Ferretti, la quale, notate

le sue geniali capacità, lo ha spinto

a seguire e a valorizzare la propria vena

artistica. E’ l’inizio di una febbrile ricerca

che si snoda su più fronti: il materiale,

l’idea, la forma. Il legno, materia viva

dalle mille potenzialità e dagli infiniti impieghi,

sollecita lo spirito inventivo di Mario:

accuratamente restaurato in modo da

farne emergere le vibrazioni delle venature,

adattato, assemblato, accostato ad altri

materiali, ovviamente con chiodi mai

nuovi ma anch’essi riciclati, va a costruire

una libreria, un mobiletto ad ante o un

tavolo da fumo. Pur senza scomodare il

pensiero neoplatonico o le filosofie orientali

secondo cui tutte le cose possiedono

un’anima, certo è che racchiudono e raccontano

un vissuto: rispettarle, salvarle e

donare loro una nuova struttura è emozionante,

per potersene servire ancora

e tenerle accanto a noi. Mario osserva i

suoi preziosi reperti e già ne vede la metamorfosi,

le nuove identità che andranno

ad assumere, studia le soluzioni pratiche

e le più diverse interpretazioni che il suo

estro e la sua maestria potranno crea-

re. Una porta ed un paio di sci diverranno

un attaccapanni, una vecchia finestra

sarà una specchiera, un antico scaldino

per il letto diventerà un moderno lampadario

a led e da un rovinatissimo scaleo

uscirà fuori un’originale piantana. Tutto

perfettamente funzionante e pronto all’uso,

curato nei minimi dettagli e corredato

da rifiniture di grande pregio e raffinatezza.

E ogni oggetto è un pezzo unico, irripetibile,

dunque un’opera d’arte. Mario

Mannini ci offre testimonianza di come

l’artigianato artistico, ovvero le cosiddette

“arti minori” di memoria storica, frutto

di ingegno e manualità e oggi purtroppo

in via di estinzione, possano ancora

rappresentare un elemento distintivo della

tradizione fiorentina che non deve andare

perduto, ma trovare sempre nuove

forme di espressione, inserendosi a pieno

titolo nel più vasto panorama dell’arte.

Il trascorrere del tempo che usura e rinnova

ci ricorda il continuo divenire della

natura, il ciclo perenne della vita, che non

ha mai fine.

FirenzeArt Gallery

Via della Fonderia 42r, Firenze

www.firenzeart.it - info@firenzeart.it

055 224028

Kevo Cavallini nel suo studio mentre scolpisce il Don Chisciotte

www.kevo-firenze.it

Sedia realizzata con persiana sverniciata con

seduta foderata

Tavolino realizzato con tagliere dei primi del

‘900, tubolare in rame ricoperto di corteccia

d’albero, ruota di vecchio carro e cristallo

Particolare di attaccapanni realizzato con

frontale di un cassetto di comodino con appendiabiti

in ceramica

32 PREMIO CLAUDIO CAVALLINI-KEVO

MARIO MANNINI 33


Cronache

Mugellane

A cura di

Elisabetta Mereu

Miseria e Nobiltà

In un prestigioso ambiente storico

la migliore tradizione gastronomica si

coniuga con l’innovazione e la creatività

di due talentuosi cuochi mugellani

Articolo e foto di Elisabetta Mereu

BAG - Cabreo Mugello - La Villa di Casanuova (R1101) c.68 Sec.XVIII (Foto archivio Aldo Giavannini)

Da un cabrèo, raro documento

cartografico conservato all’Accademia

dei Georgofili di Firenze,

risalente forse al 700 (l’introduzione

del catasto grafico inizia in Toscana verso

il 1830 ndr.), si evidenzia l’esistenza

di un’imponente colonica con torrione e

colombaia, detta Casa Nuova, di chiara

origine padronale situata all’inizio dell’antica

via di accesso alla porta di Ponente

del Castello di Vicchio, dove sfociava

la strada maestra proveniente da Borgo

San Lorenzo, prima di essere intercettata

dalla ferrovia che ha stravolto la topografia

di quella zona. Però la via intitolata

nel secolo scorso al Carducci che d’estate

soggiornava in zona, è ancora nota

tra i vicchiesi come Andrellina, dal nome

dei vecchi possidenti che nel 1738 erano

succeduti ai Bartolini Baldelli, una delle

più grandi famiglie di proprietari terrieri

della Toscana di allora. Contraddistinta

da una delle 10 antiche meridiane esistenti

a Vicchio, questa stupenda villa,

che all’interno conserva gli affreschi originali

sul soffitto di alcune sale e nell’attuale

cucina, da molti anni è stata adibita

a ristorante, che dal novembre 2016 si

chiama Miseria e Nobiltà. Oltre che un

velato omaggio al celebre film con Totò,

l’idea ispiratrice dei nuovi gestori Flavio

Giuliano e Giuseppe Giordano è l’intento

di mantenere in un contesto davvero

unico, prestigioso e storico, ottime proposte

gastronomiche ma accessibili a

tutti. Il locale, che si sviluppa su 3 livelli,

è magistralmente condotto da questi due

grandi amici, prima ancora che soci, entrambi

27enni, che facendo tesoro dell’esperienza

acquisita in oltre un decennio

presso altri locali mugellani hanno deciso

di intraprendere insieme con passione,

impegno e professionalità la strada

di una ristorazione davvero degna di nota.

«Ci siamo conosciuti alla scuola al-

berghiera di Borgo San Lorenzo - dice

Flavio, il socio burocrate, un sorridente

ragazzone che si divide fra la pizzeria e il

servizio ai tavoli - e anche se inizialmente

le nostre strade professionali erano separate,

la passione per questo lavoro ha

fatto rinsaldare l’amicizia e la comunione

d’intenti». « Quello che a me piace di più

- aggiunge Giuseppe, chef insolitamente

magro, cresciuto tra i sapori e i profumi

delle pietanze preparate dalla nonna

siciliana - è proporre piatti nuovi e combinazioni

diverse ispirate alla migliore

tradizione della straordinaria cucina italiana,

con serate a tema per ogni regione,

ma sopratutto di quella toscana e mugellana

in particolare!». Lontani dunque

dai prodotti e dai sapori esotici, sia con i

menù del ristorante che con le pizze i due

cuochi/imprenditori, coadiuvati in sala da

Eleonora e Michela, riescono ad esaltare

con maestrìa le eccellenze enogastronomiche

di ogni territorio regionale senza

rinunciare ad una buona dose di originalità.

I palati anche dei clienti più esigenti

vanno in visibilio con i loro fagottini di

ricotta e spinaci conditi con pomodorini

confit e cosparsi di crema di burrata,

davanti al tris di sformati vegetariani, oppure

al goloso castello di cial-de di cioccolato

e mousse di ananas o di fronte alle

pizze proposte in mille varietà speciali,

come quelle ispirate al nome del locale:

Miseria, con salsiccia, cipolle e funghi e

Nobiltà, con bufala e tartufo! Chissà che

non decidano in futuro di proporre una

nuova pietanza, magari a base di carne

ovina, ispirandosi alla storia di questo

ambiente chiamandola… cabrèo! Il talento

e la fantasia ai fornelli non mancano

di certo. «Per noi cucinare vuol dire mettere

sul piatto i colori della vita, i profumi

della terra, i suoni della Natura e attraverso

il cibo portare beneficio anche all’animo

delle persone!».

Una selezione di piatti proposti nel menù del ristorante Miseria e Nobiltà

Antica meridiana

Facciata del ristorante

Flavio Giuliano e Giuseppe Giordano davanti al murale di Miseria e Nobilta, fatto realizzare da

loro all’interno del ristorante

Miseria & Nobiltà

Ristorante Pizzeria

Via Carducci 43

50039 Vicchio

055 0511348

Miseria & Nobiltà

34 MISERIA E NOBILTA’

MISERIA E NOBILTA’ 35


Obbiettivo

Fotografia

A cura di

Maria Grazia Dainelli

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Luciano Selvi

Silvano Silvia

Ha per amante la fotografia

Lampadina

Catturato dal fascino del fotoritocco,

realizza lavori di Digital

Art mostrando un’ ottima capacità

di utilizzo di tutte le macchine

fotografiche analogiche e digitali,

scanner e tavolette grafiche, acquisita

in anni di lavoro come fotografo

non professionista. Tra i suoi scatti

si ammirano nudi perfetti nei quali i

toni delicati del bianconero accarezzano

morbidamente il corpo femminile

che è sempre guardato con grande

pudore e con ammirazione, esaltando

e rispettando la sua dignità e bellezza.

Luci e ombre ne disegnano le

curve mai soffermandosi sui particolari.

Libera poi la fantasia in costruzioni

oniriche che richiamano l’arte

di particolari autori di fumetti, con

la sua fervida fantasia si trasforma in

un mago e conduce lo spettatore in

un sogno popolato da visioni irreali.

«Vieni con me» sembra dire Luciano

«metti da parte per un attimo

i problemi quotidiani e andiamo dove

tutto è possibile, dove convivono

mostri immaginari e luoghi conosciuti,

dove strumenti e oggetti della

nostra quotidianità si trasformano

magicamente e diventano elementi

ora minacciosi, ora rassicuranti».

Un mondo nel quale cambiano le dimensioni

e le leggi della fisica, dove

le persone sono oggetti e gli oggetti

vivono. Ecco che la macchina fotografica

digitale diventa per lui uno

strumento che serve a creare un’

opera d’arte.

LUCIANO SELVI

VIA FELICE FONTANA 16

selviluciano@yahoo.it

0039 371 1297340

Un reportage fotografico sulle tradizioni

delle isole Kerkennah a sud della

Tunisia. In mostra al Caffè Serafini di via

Gioberti a Firenze fino alla fine di ottobre

di Irene Silvia e Daniele Di Stefano / foto courtesy dell’artista

Kerkennah - Le isole senza tempo

è il titolo della personale del fotografo

fiorentino Silvano Silvia

in corso al Caffè Pasticceria Serafini di

via Gioberti a Firenze. La mostra raccoglie

gli scatti di un viaggio nell’omonimo

arcipelago tunisino in occasione di

una regata a Vela Latina, unica nel suo

genere anche per il supporto logistico

ed organizzativo del governo tunisino.

Le isole della Kerkennah non offrono

grandi possibilità di lavoro e la pesca a

bordo di feluche a vela latina, prive di

motore, è uno dei principali mezzi di sostentamento

degli abitanti. In particolare,

il mare abbonda di polpi, pescati con

le gargoulette che al rientro dalla pesca

vengono sistemate sulle banchine dei

vari porticcioli. Questi scatti raccontano

le tradizioni, la quotidianità e le storie

di un popolo legato fortemente alla propria

terra e orgoglioso della propria vita.

Appassionato di fotografia sin da giovane,

Silvano Silvia inizia l’attività di fotografo

nei primi anni ʼ80. Nel corso della

sua carriera affianca la fotografia ad altre

passioni, come quella per la musica

e per il teatro, collaborando ad eventi

musicali e teatrali non solo come direttore

della fotografia, ma anche come direttore

luci. Oltre al lavoro in studio, si

dedica alla realizzazione di reportage fotografici

sportivi, in particolare legati a

regate veliche, tornei di golf e gare automobilistiche

in pista. Il grande amore

per il mare lo porta ad aprire negli anni

80 uno dei primi centri di fotografia subacquea

italiani, dove la fotografia fa da

supporto alla ricerca biologica marina,

ed a collaborare con riviste di settore.

L’interesse e l’entusiasmo per i soggetti

delle sue fotografie lo portano ancora

oggi, dopo anni di esperienza, a creare

immagini uniche, cariche di storia ed

emozioni.

www.silvanosilvia.it

silvano.silvia@gmail.com

silvano.silvia@tiscali.it

Silvano Silvia

Il terrore della vecchiaia

Depravazione umana

La mia anima e il demonio

36 LUCIANO SELVI

37


Obbiettivo

Fotografia

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Sandra Ceccarelli

Con uno scatto dà voce

alle sue immagini

Di Francesca Mariani / foto courtesy dell’artista

Lo smettere di lavorare e andare

in pensione a volte ti fa sedere

e, guardando davanti a te, ti accorgi

che il tuo orizzonte è sparito dietro

a un ciuffo d’erba o a un mucchietto

di sassi sdruciti. Sandra invece, dopo

essersi seduta e guardando dentro di sè

ha scoperto un sacco di cose che se ne

stavano quiete o addormentate. Come

una bambina ha cominciato a sorprendersi

del mondo intorno a lei. Non le bastavano

gli occhi perchè le immagini e

le idee erano veloci, si sovrapponevano.

E così ha scoperto il mondo fotografico.

Averle messo in mano una macchina

fotografica ha arricchito la sua capacità

di inventiva e di memoria e ha dato modo

alla sua anima, piena di buon gusto

e d’amore, di parlare, di rivelarsi. Certo

con la consapevolezza si rischia di perdere

leggerezza e spensieratezza, ma

dietro i suoi occhi azzurri c’è una gioia

infinita. Guardare attraverso di lei le

immagini di un mondo presente o passato

diventano preziose, come trasformate

da un filtro incantato. Allora nelle

sale del Castello di Sammezzano ti chiedi

se quelle figure diafane che danzano

siano reali o il sogno di una notte primaverile

di Sandra e ti senti trasportare

da una musica, perchè ovviamente

le sue immagini nascono accompagnate

da rondò e sospiri melodiosi, piena

di promesse attese o scordate, ansie di

cuori che fremono o solo ombre moresche

dimenticate.

Sandra Ceccarelli nasce nel 1946 a Firenze,

dove tuttora risiede. Si avvicina

al mondo dei fotoamatori nel

2010, diventando socia del Gruppo Fotografico

Il Prisma di Scandicci, unendosi in

seguito al GAT Gruppo Audivisivi Toscana

di cui fa parte. La vediamo protagonista di

diverse mostre personali ed espone le sue

opere negli spazi messi a disposizione da

locali pubblici e privati del comprensorio

toscano in collaborazione con Il Prisma. La

sua mostra Gente di Toscana è stata ospite

da giugno ad agosto di quest’anno al Castello

di Romena in Casentino; le fotografie

di Sammezzano, Ultimo Ballo sono state

scattate in occasione di una visita al castello

omonimo insieme ad un gruppo di

amici ballerini. Nel 2016 in occasione del

suo settantesimo anno di età, ha pubblicato

una raccolta di fotografie e poesie dal titolo

Dar voce alle immagini.

ceccarelli.sandra@gmail.com

+ 39 338 4335463

Dal 2007 Paolo svolge ininterrottamente l’attività di

ristorazione affiancato dalla figlia Paola e coadiuvato

da validissimi collaboratori che con competenza,

serietà servono con un servizio impeccabile una

grande varietà di piatti sia di carne che di pesce,

antipasti vari e un ottima Pizza.

FOTOGRAFIA PASSIONE PROFESSIONE IN NETWORK

www.universofoto.it

Via Ponte all’Asse 2/4 - 50019 Sesto F.no (Fi) - tel 055 3454164

Viale Spartaco Lavagnini, 40

50129 FIRENZE

Tel 0554684536

Cell 3333077211

map.la.cima.srl@gmail.com

Orari di apertura

Dal lunedì al venerdì

12.00 - 14 30 / 19.00 - 23.00

Sabato

19.00 - 23.00

Domenica chiuso

38 SANDRA CECCARELLI


Solidarietà

Autodeterminazione del popolo saharawi, diritto inalienabile

A Vitry sur Seine, comune in prossimità di Parigi, si terrà, i prossimi 21 e 22 ottobre, la 42° Conferenza

di solidarietà e coordinamento degli aiuti alla Repubblica saharawi. Un’occasione molto importante per i

nostri amici saharawi alla quale vi invitiamo caldamente a partecipare.

Pubblichiamo di seguito il programma della conferenza in lingua francese.

Maggiori informazioni visitando il link https://eucoco2017.eucocolemans.org/programme/

Joanna Southcote Aston

La meraviglia del quotidiano nelle opere dell’artista

inglese in mostra alle Giubbe Rosse di Firenze dal

15 dicembre al 3 gennaio

Anteprima

Mostre

di Daniela Pronestì / foto courtesy dell’artista

La conférence européenne de coordination du soutien au peuple sahraoui se tient les 21 et 22 octobre 2017 à la Halle des

Sports de Vitry-sur-Seine, Rue Pierre et Marie Curie 94, 400 Vitry sur Seine (commune toute proche de Paris dans le département

du Val-de-Marne).

L’ensemble des travaux, plénière et ateliers ainsi que les repas se tiennent dans ce même lieu.

• L’interprétation des séances plénières et de tous les ateliers se fera en 3 langues : français, espagnol et anglais

• Cette année, l’accent sera mis sur le travail en ateliers, principalement sur trois thèmes : la situation politique, les droits

de l’homme et les ressources naturelles, en articulant interventions en plénières et travaux en ateliers.

• Les hôtels que nous vous indiquons se situent à une distance raisonnable du lieu de conférence, et sont accessibles

par les moyens de transport public.

• Le montant de l’inscription s’élève cette année à 160 euros

Cette inscription correspond aux frais d’organisation de la conférence (salles, interprétariat, prise en charge de la délégation

du Front Polisario) et pour chacun des participants 3 repas et les différentes pauses café.

Samedi 21 octobre

8.30 / 9.30

Accueil des congressistes

10.00 / 13.00

Première Plénière – Interventions

générales, point de situation politique

et humanitaire, la parole

aux élus hôtes (45mn)Interventions

sur les thèmes retenus par la

42ème EUCOCO

• Politique: introduction à l’atelier

politique

• La construction de l’Etat

sahraoui en exil (santé, jeunesse,

éducation, culture, aide

humanitaire)

• Les ressources naturelles: introduction

à l’atelier correspondant

• Les droits de l’homme: introduction

à l’atelier correspondant

13.00 / 14.00

Buffet froid

14.30 / 16.30

Ateliers

16.30 / 17.00

Pause café

17.00 / 20.00

Ateliers

20.30

Repas officiel offert par la ville de

Vitry

Dimanche 22 octobre

9.00 / 13.30

Plénière de conclusion : la parole

aux associations, élus, représentants

d’institutions, d’Etats.

Les quatre thèmes qui vont structurer

nos débats et conclusions seront

traités en plénière et ateliers

le samedi et dimanche matin avec

des intervenants désignés, juristes,

experts, avocats, responsables associatifs

et politiques. La traduction

simultanée pour la plénière

comme pour les ateliers (français,

espagnol, anglais) permettra à chacun

de s’exprimer au mieux.

14.00

Repas sahraoui

Un realismo permeato di memorie,

squarci di vita fissati sulla

tela, sottratti al divenire del

tempo: visioni scoperte nel quotidiano,

soffermandosi ora sugli affetti più cari,

sui volti amati e familiari, ora invece sulla

magia di uno sguardo sconosciuto,

sul regalo prezioso di un sorriso inatteso.

Piccole e semplici cose che le opere

di Joanna Southcote Aston riscattano

dalla banalità dell’ovvio per consegnarle

all’universalità della pittura. Un’artista

dotata del raro dono della grazia, che le

consente di andare in profondità, di superare

l’apparenza consueta delle cose,

senza mai perdere il senso dell’armonia

e dell’equilibrio. Anche il sentimento,

che pure c’è ed è forte nel suo dire

pittorico, mantiene sempre la discrezione

delle parole sussurrate, dell’emozione

espressa senza strepiti ed eccessi.

Speranze, sogni, amori inconfessati

trapelano dai volti delle giovani donne

immortalate nei suoi dipinti, ancelle di

un tempio sacro nascosto nell’intimità

delle mura domestiche. Raccontano

Isabel, olio su tela

Nata in Inghilterra, dove giovanissima

ha studiato pittura, si

è trasferita a Firenze, dove ha

frequentato prima la scuola di Nerina

Simi, figlia del noto pittore di fine ottocento

Filadelfo, e poi l’Accademia di

Belle Arti, dove si è laureata in Pittura

con il massimo dei voti. Ha lavorato

come disegnatrice tecnica al Genio

Civile di Firenze, scegliendo la via del

prepensionamento per potersi dedicare

con continuità alla pittura. Ha esposto

in diverse mostre collettive, molte

delle quali organizzate dall’associazione

Toscana Cultura.

jsouthcote@aim.com

di una bellezza autentica,

priva di ornamenti,

vestita di

spensieratezza; le

vediamo sorridere

senza civetteria,

offrirsi timidamente

alla curiosità

dell’artista che le

osserva con attenzione,

sapendo bene

di non poter

accedere allo scrigno

della loro interiorità.

Spetta alle

stanze dove ogni

giorno segretamente

si consuma

la vita il compito di

rivelare il non detto:

angoli della casa

custodi di momenti

lieti, ricordi e malinconie,

testimoni

silenziosi di un vissuto

effimero che

la pittura trasforma

in poesia. Una lirica composta di attimi,

suggestioni fugaci, verità che si

mostrano il tempo necessario affinché

il colore, steso con tocchi rapidi e sapienti,

le catturi nella sua rete. Ad un’artista

capace di tanta sensibilità bastano

poche pennellate condotte con mano

sicura per mutare in linguaggio le sensazioni

ispirate dalla realtà. Un’immediatezza

espressiva riconoscibile tanto

nei quadri di figura quanto nelle nature

morte e nei paesaggi, altre declinazioni

di un immaginario pittorico che celebra

la meraviglia del quotidiano. La creazione

artistica, ci ricorda Joanna, è un atto

dello spirito; è la ricerca di una bellezza

che duri, dentro ed oltre l’incanto breve

dell’esistenza umana.

40 REPUBBLICA SAHARAWI

JOANNA SOUTHCOTE ASTON 41


Anteprima

Mostre

Terra: il ricordo

della nostalgia

Dal 16 ottobre all’11 novembre

l’Archivio di Stato di Firenze ospita la

personale dell’artista cinese Lin Mao.

Promossa dall’Associazione degli

Artisti Cinesi in Italia, la mostra

s’inserisce nel programma di eventi

collaterali della XIª Biennale

Internazionale d’Arte contemporanea

di Firenze

In quel momento, olio su tela, cm 20x240, 2017

di Jacopo Celona, direttore Florence Biennale / foto courtesy dell’artista

Poter ammirare le bellezze di un

paese come la Cina attraverso

gli occhi di un artista di talento

è un’occasione rara. Ancora di

più se la sua prima mostra personale in

Italia è ospitata in un luogo di così alto

profilo istituzionale come l’Archivio

di Stato di Firenze. Vorrei dunque ringraziare

l’Associazione Artisti Cinesi in

Italia (AACI), che da diversi anni collabora

con la Florence Biennale e che da

tempo si distingue nella città medicea

per l’organizzazione di mostre di illustri

artisti cinesi. Fin dalla sua fondazione,

nel 1997, la Florence Biennale persegue

l’obiettivo di promozione del dialogo

interculturale e interdisciplinare che

ha consentito a centinaia di artisti da

tutto il mondo di esporre, confrontarsi

e dialogare nella città che è stata culla

del Rinascimento. In questi anni ha promosso

diversi progetti e mostre personali

e collettive, con l’intento di favorire

attraverso l’arte una visione di bellezza

e pace in cui le diversità siano un valore.

Terra: il ricordo della nostalgia, mostra

personale di Lin Mao, s’inserisce

nel programma di eventi collaterali della

XI Biennale Internazionale d’Arte contemporanea

di Firenze eARTh: creatività

e sostenibilità. Il tema di questa edizione

non è estraneo all’opera di Lin Mao,

che ho il piacere e l’onore di presentare.

La natura è da sempre fonte di ispirazione

per gli artisti e in special modo è

amata da coloro che si sentono in simbiosi

con essa. Lin Mao ha vissuto la

sua giovinezza nelle campagne del Sichuan,

nel sudovest della Cina, dove ha

potuto apprezzare le bellezze di quei territori

e sviluppare una spiccata sensibilità

per la natura. Nei suoi paesaggi si

riflette l’Io interiore di un artista estremamente

sensibile, soprattutto in un

contesto globale dove l’Uomo mette a

rischio ogni giorno il patrimonio naturale

e culturale del nostro pianeta. Emozioni

e natura si diluiscono nei dipinti

di Lin Mao, che usa un linguaggio visivo

universale, di silenziosa, pacata e

riverente meditazione. Egli ci rivela la

sua poetica attraverso “paesaggi interiori”

che offre all’osservatore sulla tela,

predisponendolo a una riflessione sul

rapporto tra Uomo e Natura. Nella pittura

di Lin Mao, infatti, assume spiccata

importanza l’uso degli elementi, tra

tutti la raffigurazione del vento, percepito

come una patina distesa dal tempo

sul paesaggio, quasi a costituire un

diaframma ideale tra passato e presente.

Tecniche storiche e della contemporaneità

si amalgamano nella pittura di

questo artista raffinato, le cui velature

e cromie delicate rivelano uno studio

delle tradizioni cinesi ma anche l’assimilazione

dell’arte occidentale del Novecento,

guardando in particolare alla

Russia. Questa mostra è un’occasione

unica per poter ammirare a Firenze,

all’Archivio di Stato, le opere di Lin

Mao in contemporanea con la XI Florence

Biennale alla Fortezza da Basso, che

per l’occasione ospita oltre quattrocento

artisti da cinque continenti con una

nutrita partecipazione dalla Cina. Il successo

della manifestazione e dei suoi

eventi collaterali svela il crescente interesse

della città, a lungo focalizzata

quasi esclusivamente sulle glorie del

proprio passato, e ora a tutta evidenza

attenta alle espressioni artistiche contemporanee

internazionali. Espressioni

di eccellenza, innovazione e originalità

che la Florence Biennale contribuisce

a diffondere da un ventennio a questa

parte. Concludo questa mia breve presentazione

con l’augurio di una sempre

maggiore collaborazione tra la Florence

Biennale, la AACI e altre organizzazioni

prestigiose con le istituzioni fiorentine

per dar voce agli artisti contemporanei

di talento come Lin Mao, che con le lo

loro opere offrono un arricchimento alla

nostra città e al mondo.

42 43


Terra: il ricordo della nostalgia

Opere di Lin Mao

16 ottobre - 11 novembre

A cura dell’Associazione degli

Artisti Cinesi in Italia

Archivio di Stato / viale della

Giovine Italia, 6, 50122

Firenze

Orari e giorni di apertura:

dal lunedì al venerdì

10.00 - 17.00

sabato mattina

10.00 - 13.00

Ingresso libero

Ruscello di montagna a primavera, olio su tela, cm 83x131, 2015

Nasce nel 1975 nella Contea Yuechi,

a Guang’an, provincia di Sichuan.

Vice direttore del Centro

dello sviluppo di arte del Ministero della

Cultura della Repubblica Popolare Cinese,

è professore associato dell’Accademia

Nazionale Cinese di Belle Arti, pittore

dell’Accademia cinese di pittura ad olio,

assistente del presidente dell’Istituto di

Arte Contemporanea Cinese e direttore

generale e editore della rivista Mondo

dell’arte cinese. Ha ricoperto anche l’incarico

di vice ricercatore dell’istituto dell’arte cinese del Ministero di Cultura della

Repubblica Popolare Cinese e segretario generale dell’Accademia di pittura ad

olio cinese. Dal settembre 1992 al luglio 1996 ha studiato presso la scuola media

dell’Accademia Centrale Cinese di Belle Arti. Nel settembre 1996 è stato ammesso

all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, classificandosi al secondo posto, e

ha continuato a studiare presso la stessa accademia fino al luglio 2000, conseguendo

il Bachelor of Arts. Nello stesso anno la sua opera presentata come tesi di laurea,

dal titolo Stato, ha vinto la borsa di studio di Wang Jialian. Dall’agosto 2000 al luglio

2007 ha lavorato al Centro di Scambi Culturali Esteri del Ministero della Cultura, ricevendo

poi l’incarico di direttore. E’ stato anche direttore della galleria Zhong Wai

Boyi. Nel luglio 2007 ha iniziato a prestare servizio all’Accademia Centrale di Belle

Arti, lavorando come docente di corsi di pittura del paesaggio nei master per studenti

in pittura a olio. Ha partecipato a importanti mostre in patria e all’estero; molte sue

opere si trovano in collezioni ben note in patria e all’estero, e alcuni suoi lavori sono

stati donati a capi stranieri in occasione di cerimonie di Stato. Mentre continuava

a svolgere la propria ricerca artistica, Lin Mao ha anche organizzato una serie di importanti

attività culturali e artistiche per istituzioni nazionali, come l’Accademia di Arte

Contemporanea Cinese. Nel 2013 è stato invitato a partecipare alla China - France

art exhibition insieme ad altri artisti cinesi. A novembre 2014 è stato invitato al Salone

d’arte e cultura cinese e francese (Le Salon Comparaisons), mentre nel 2015

ha esposto in personale a Tokyo, alla presenza dell’ ex primo ministro del Giappone

Yukio Hatoyama. Nel 2017 ha ricevuto la medaglia del Chevaleresque in Francia.

Stato, olio su tela, cm 153x420, 2000


Firenze

Mostre

Maurizio Balducci

La forma dell’arte è il titolo della mostra personale

dell’artista e designer toscano in corso fino alla fine di ottobre

allo Spazio360Firenze. Un percorso tra complementi

d’arredo, sculture e installazioni che uniscono talento creativo

e innovazione dei materiali

di Daniela Pronestì / foto Maria Grazia Dainelli

Uno scorcio della mostra con le sculture della serie Individui

E’ designer ed artista. Eppure,

chiedendogli in quale di questi

ruoli si riconosca maggiormente,

Maurizio Balducci risponde

di preferire la definizione di “creativo”,

più generica rispetto alle altre

due, ma proprio per questo adatta

a riassumere i tanti indirizzi del suo

percorso. La mostra che lo vede protagonista

fino alla fine di ottobre allo

Spazio360 di via Simone Martini

a Firenze, esemplifica la varietà di

esperienze da lui maturate negli anni,

partendo dalla progettazione di originali

complementi d’arredo ed approdando

nel 2013 alle arti visive, con

particolare attenzione alla scultura -

installazione. Se è vero, come scriveva

Bruno Munari, che l’artista opera

con la fantasia, mentre il designer

lavora con la creatività, nel caso di

Balducci questa distinzione perde di

significato visto il suo modo di concepire

tanto gli oggetti d’uso quanto

le opere d’arte secondo un criterio

estetico costante in entrambi i casi.

Al rigore del progetto unisce, infatti,

uno studio della forma e una scelta

dei materiali che confluiscono in una

cifra stilistica originale e distintiva di

ogni sua creazione. L’unica differenza

consiste forse nella scelta di destinare

l’opera d’arte a tematiche di

maggiore impegno rispetto all’ironia

ludica spesso riconoscibile negli

oggetti di design. Lo vediamo, ad

esempio, nel ciclo dei Liberi pensatori,

dove la figura umana, stilizzata e

ripetuta in più varianti di colore, diviene

simbolo di una posizione intellettuale

fieramente contrapposta

alla schiavitù del così detto “pensiero

unico”. Oppure nella serie degli Esserini

- sculture in ceramica proposte

nella mostra fiorentina come repliche

su scala minore di un’installazione

monumentale - e degli Individui, titoli

che sottendono una riflessione sull’universalità

della condizione umana e

sull’identità della singola persona. Le

sculture del ciclo Legami descrivono,

invece, un rapporto profondo ed

indissolubile tra due individui, chiaramente

evocato dall’unione di due

corpi in uno solo. Si tratta di opere

che sottendono, dietro colori vivaci

ed accattivanti, un rapporto tutt’altro

che scontato tra semplificazione formale

ed immediatezza comunicativa,

oltre ad una continua ricerca e sperimentazione

di materiali ad alta innovazione

tecnologica. Negli oggetti

di design ricorre spesso il tema della

Maurizio Balducci con il tavolo retroilluminato realizzato per l’occasione dall’azienda Boffetto

natura rivisitata in chiave di artificio:

basti pensare all’appendiabiti Tippy,

sorta di totem sormontato da una testa

di coniglio, alle librerie a dondolo,

molto simili alla forma di una ghianda,

ai vasi coronati da grandi fiori colorati.

Altre volte, l’ispirazione viene

dalla figura umana, giocosamente rielaborata,

ad esempio, nei portafiori

dalla foggia antropomorfa. Allo

strumento dell’ironia, sapientemente

Gli appendiabiti Tippy

usato come via di fuga dalla banalità

di un design vincolato alla funzione,

si affianca la ricerca di dettagli eleganti

ed insoliti, capaci di trasformare

un oggetto d’uso in una presenza

esteticamente gradevole tra le mura

domestiche. E’ il caso del lavabo concepito

come una scultura in pietra o

del raffinato tavolo retroilluminato

esposto in quest’occasione grazie al

prototipo dell’azienda Boffetto. Rifiutando

ogni “etichetta”, eccezion fatta

per quella di creativo, Balducci rivendica

la possibilità di esprimersi senza

subire alcun condizionamento. Una

libertà che, unita ad un grande talento,

fa di lui un vero fuoriclasse.

www.mauriziobalducciarte.it

www.studioarchetipo.eu

E’ nato artisticamente nel 2013, e fin

da subito si è distinto per l’originalità

e la coerenza del suo registro stilistico,

che lo vede esprimersi in una pluralità di

percorsi espressivi, dalla scultura all’installazione,

dal quadro tridimensionale all’opera

dipinta. Tra i principali eventi espositivi realizzati

in questi anni, si ricordano: 2013, San

Gimignano, V’erticalismo / Natura ed Artificio,

mostra personale; Forte dei Marmi, Fish

and Cheers, mostra personale; Milano,

Fuorisalone, collettiva di artisti e designer;

2014, Firenze, Florence Design Week, Biblioteca Centrale Nazionale; Firenze, Palazzo

Panciatichi (Regione Toscana), mostra personale; Volterra, Palazzo dei Priori, mostra

personale; Chiusdino, Abbazia di San Galgano, mostra personale; Remangen – Germania,

Galleria Rosemarie Bassi; 2015, Firenze, Palazzo Medici Riccardi, ARTOUR– O, collettiva;

Rosignano Solvay, Galleria In Villa, mostra personale; 2016, Barberino Val d’Elsa,

mostra personale; San Donato in Poggio, Palazzo Malaspina, IN Chiantiere, mostra collettiva.

Ha esposto inoltre a Singapore, Hong Kong e in Spagna (Merida e Marsiglia). Nel

2016 due sue installazioni sono state collocate in permanenza nei pressi di Casole d’Elsa.

Come scultore, è stato tra i finalisti del Premio Cairo (Milano, 2015) e del Premio Tricolore

(Reggio Emilia, 2013).

46 MAURIZIO BALDUCCI 47


Fuori

Confine

Eventi in

Toscana

Da un’idea di Sofia Malagoli, giovane imprenditrice modenese,

nasce Bagni di vini, una manifestazione dove cultura ed

enogastronomia dialogano nel segno dell’eccellenza

A Villa Bardini una serata di solidarietà promossa

dalla Fondazione Foemina per sensibilizzare le donne

sul tema dell’endometriosi

di Elena Maria Petrini / foto di Anna Collavo

di Elena Maria Petrini / foto di Andrea Ungar e Elena Maria Petrini

Dall’idea di Sofia Malagoli, giovanissima

e intraprendente

imprenditrice modenese proprietaria

dell’Acetaia Daniele Malagoli di

Modena, nasce l’evento Bagni di vini. Ci

troviamo in Umbria, per la precisione a

Bagni di Orvieto, una zona vocata all’agricoltura

e all’enogastronomia dove Sofia

trascorreva le vacanze con la sua famiglia.

Dal legame affettivo con questo territorio

nasce l’idea di un evento per valorizzarlo

attraverso scambi culturali ed enogastronomici.

Sede della manifestazione è

Villa Giulietti, di proprietà de Il Capitello

Srl con amministratore unico Mirella Cavani,

di cui il padre di Sofia, Daniele Malagoli,

é socio. Gli spazi verdi della villa

ben si prestano ad una degustazione in

vigna e ad approfondimenti enogastronomici

sulle vie della storia e sul tema delle

popolazioni etrusche ed italiche. L’associazione

culturale Arkiwine ha voluto sostenere

e promuovere questa iniziativa,

che si è svolta lo scorso 3 agosto, alla

presenza del sindaco di Orvieto Giuseppe

Germani e di professionisti ed addetti ai

lavori di altissimo livello, tra cui Maurizio

Dante Filippi, miglior sommelier d’Italia

in carica e gestore di due locali, il Bistrot

9-19 e il ristorante Sala della Comitissa,

in provincia di Terni. La manifestazione

si è aperta con un brindisi “firmato”

dal vino bianco delle aziende Alberto Fiorini

e Maria Elena Sinibaldi. Erano presenti,

inoltre, Andrea Russo, esperto in

analisi sensoriale del salume e maestro

assaggiatore O.N.A.S., gli esperti in grappa

ed acquaviti Massimo Tortoioli e Stefano

Florio, rispettivamente presidente

e delegato A.N.A.G. Umbria, e Giuseppe

Pandolfo, delegato A.N.A.G. per la provincia

di Siena, con cui abbiamo potuto

degustare i distillati dell’azienda Bonollo.

L’evento ha previsto anche la presentazione

di due libri: I segreti della via etrusca

di Gianfranco Bracci e Marco Parlanti

accompagnato dalla degustazione di una

“coppa” di vino etrusco, prodotto dall’azienda

Rasenna in Tuscany secondo i

dettami dell’enologia etrusca interpretata

da Francesco Mondini, e Viteliù e Il nome

della Libertà di Nicola Mastronardi, a cui

si ispira l’omonimo vino della Cantina Cirulli

di Orvieto. Tra gli altri prodotti offerti

in degustazione, si segnalano: i salumi

dell’azienda Gerini (salame toscano, lardo

e finocchiona), la ricotta del caseificio

Roberto Reggiani, l’olio Evo dell’Oleoficio

Poldo di Lorenzo Polacco, l’aceto balsamico

tradizionale Dop di Modena dell’Acetaia

Daniele Malagoli, i piatti realizzati

con le farine dell’azienda Il Molino Cofelice

di Annarita Cofelice, e, dulcis in fundo,

l’oro edibile di Andrea Barillaro. Non

vanno dimenticati l’atteso cooking show

di Luca Tabarelli di F.I.C.O. (dove si è esibito

nella preparazione della pasta sfoglia

e tagliatelle) e la degustazione di Alchimia

Caffè, il tutto con la cornice musicale

ed inebriante del musicista Alessandro

Di Marco.

Giovedì 20 luglio 2017 nello

splendido scenario del giardino

di Villa Bardini a Firenze, la Fondazione

Foemina, Onlus nata a Firenze nel

2007 per volere del professor Mauro Marchionni

e dell’attuale presidente professor

Gianfranco Scarselli con l’intento di tutelare

la maternità e la salute della donna

e del neonato, ha organizzato una serata

di solidarietà dal titolo Cena con le stelle

sul tema dell’endometriosi. «E’ una patologia

invalidante per molte donne - afferma

il presidente Scarselli intervistato da

Fabrizio Borghini - a causa del dolore che

provoca, e che porta ad un progressivo

isolamento delle pazienti dal mondo e dalla

società, un’esperienza vissuta come un

incubo anche per i familiari. lo scopo di

questa cena è stato raccogliere fondi per

fare innanzitutto informazione, per i medici

e per la popolazione, e inoltre l’incasso

di questa serata sarà devoluto per creare

un opuscolo informativo sull’endometriosi,

in modo che la popolazione venga

adeguatamente e dettagliatamente informata

sulla patologia e la sua cura». Le

sale di Villa Bardini ospitano anche la mostra-evento

del pittore toscano di origine

gallese Llewelyn Lloyd dal titolo Paesaggi

italiani del ’900, che rimarrà aperta fino

al 7 gennaio 2018. «E’ la Toscana del

Novecento, che affonda le proprie radici

nelle immagini dei pittori macchiaioli»,

affema Lucia Mannini curatrice della mostra

che racconta, attraverso un’attenta

selezione di opere, i vari periodi dell’artista

livornese. Ma torniamo alla Cena con

le stelle, stelle che hanno brillato non solo

nel cielo di Firenze, ma anche in cucina

grazie all’opera di cinque chef stellati

che hanno preparato una cena indimenticabile:

Filippo Saporito, che gestisce, insieme

alla chef Ombretta Giovannini, il

ristorante La Leggenda dei Frati al primo

piano di Villa Bardini, ha presentato

un antipasto molto fresco ed estivo a base

di diversi tipi di pomodori accompagnati

da salame di cinta e pane; Cristiano

Tomei, del ristorante lucchese L’imbuto,

ha proposto un’insalata di calamari con

qualche sorpresina (una salsa di coniglio

ed un sale particolare ottenuto dalle interiora

di calamaro); Marco Stabile, patron

del ristorante L’Ora d’Aria a Firenze, ha

preparato un risotto allo champagne con

gelato al peperone arrosto e polvere di alloro;

Paolo Trippini, titolare dell’omonimo

ristorante di Civitella del Lago, vicino Terni,

si è invece cimentato in una guanciola

con senape e radici. Il menù della serata

si è concluso con l’immancabile dessert

del pastry chef Antonio Ciabattoni: un

sorbetto leggero a base di limone e salvia

(biologici) con crema di zenzero. Il tutto

accompagnato dagli equilibrati vini delle

aziende Maremma Alta e Campastrello I

Socci, dall’acqua San Benedetto e dall’olio

Evo del Frantoio di Santa Tea. Una serata

magica che ha unito scienza, arte e

convivialità nel segno della beneficenza.

Da sinistra, Egidio Forasassi, chef, Elisabetta Rondelli, Fabrizio Borghini, giornalista, Massimo

Tortoioli Ricci e Stefano Florio, rispettivamente presidente e delegato ANAG, Nicola Mastronardi,

giornalista e scrittore, Roberto Massari, editore; al centro, Maurizio Dante Filippi,

miglior sommelier d’Italia, Valentino Cirulli, enologo e produttore di vino, Marco Lodi, Elena

Maria Petrini, presidente Arkiwine, Giuseppe Pandolfo, delegato Anag provincia di Siena, Giuseppe

Germani, sindaco di Orvieto, Andrea Russo, maestro assaggiatore Onas; in basso da

destra, Francesco Mondini col vino etrusco della sua azienda Rasenna in Tuscany, Lorenzo

Polacco dell’Oleificio Poldo, Sofia Malagoli, proprietaria dell’Acetaia Daniele Malagoli e Maria

Elena Sinibaldi titolare dell’omonima azienda Maria Elena Sinibaldi

L’associazione Arkiwine ringrazia sentitamente

Sofia Malagoli e i sostenitori della manifestazione

elencati di seguito: Alchimia Caffè (Claudio Scaltriti),

Artepasta (Marco Lodi, Gigliola Guidi e Carlo

Lodi), Poderi Fiorini (Alberto Fiorini), Acetaia Daniele

Malagoli, Cantine Cirulli (Valentino Cirulli), Azienda

Rasenna in Tuscany - vino etrusco, Caseificio

Roberto Reggiani, Distillerie Bonollo, Gerini Carni

e Salumi, Goldeat - oro edibile di Andrea Barillaro,

Fleur Gros (Sandra Nadini), Incofar di Modena, LGI

Rental&Service, Luci.do di Nadia Polloni Mielitaly,

Molino Cofelice, Maria Elena Sinibaldi (azienda vitivinicola

omonima), Enoteca/Ristorante La Comitissa

(Maurizio Dante Filippi), Nicola Mastronardi,

Gianfranco Bracci, Marco Parlanti, Oleoficio Poldo

(Lorenzo Polacco di Anapoo), Andrea Russo di Onas,

Paola Soldi presidente nazionale ANAG, Massimo

Tortoioli presidente Anag Umbria, Marcello Del

Vecchio presidente Anag Toscana, Stefano Florio

di Anag Umbria, Giuseppe Pandolfo di Anag Siena,

Muratori Assicurazioni. Un ringraziamento va anche

ad Anna Collavo, Elisabetta Rondelli, Luca Tabarelli,

Cecilia Buonagurelli, Concept Arkiwine, Marco Lodi,

Ermes Melotti, Alessio Piccioli, Ario Sonnati, Mauro

Gallinella e Don Peppino

Da sinistra: Lucia Mannini, curatrice della mostra, Fabrizio Borghini,

giornalista Toscana Tv, Mauro Marchionni, Marcella Antonini Nardoni

e Gianfranco Scarselli, rispettivamente presidente onorario, vice presidente

e presidente della Fondazione Foemina

Gli executive chef Paolo Trippini (a partire da sinistra), Marco Stabile,

Antonio Ciabattoni, Cristiano Tomei, Ombretta Giovannini e Filippo

Saporito

48 BAGNI DI VINI

VILLA BARDINI 49


Eventi in

Toscana

A cura di

Paolo Bini, relatore Associazione Italiana Sommelier

Arte del

Vino

Arkiwine Art

Presentata a Vorno la collezione

privata di arte contemporanea

“Nunzia e Vittorio Gaddi”

di Elena Maria Petrini / Foto di Maurizio Mattei e e Anna Collavo

Domenica 24 Settembre 2017 a Vorno

(Lucca), Arkiwine ha voluto coniugare

l’arte contemporanea all’enogastronomia,

presentando l’evento: Arkiwine

Art- visita alla Collezione privata d’Arte Contemporanea,

Nunzia e Vittorio Gaddi, con

percorsi gustativi ad hoc, che si è svolto

presso la Villa quattrocentesca Le Pancore

dove il Notaio Vittorio Gaddi detiene

una vera e propria pinacoteca che iniziò

nei primi anni ‘90 con la prima opera dello

scultore Giò Pomodoro per arrivare ad

oggi con moltissime opere internazionali.

La visita in gruppi è stata guidata personalmente

dal Notaio Vittorio Gaddi, Presidente

dei Notai della provincia di Lucca,

proprietario di una delle più rinomate collezioni

private d’Arte Contemporanea presenti

in Italia, composta da circa trecento

opere d’arte. Fabrizio Borghini ha intervistato

per Toscana TV sia il Collezionista

Vittorio Gaddi, sia altri illustri ospiti come

il Direttore del Centro d’Arte Spaziotempo

di Firenze, Carlo Frittelli che ci ha sottolineato

il valore del collezionismo di opere

d’arte, Barbara Lombardi Santoro che ha

apprezzato questa meravigliosa collezione

privata ed Angelo Parpinelli, Presidente

del Museo d’Arte Contemporanea di Lucca.

A seguire abbiamo presentato i percorsi

gustativi creati ad hoc, con i prodotti

tipici locali, guidati da professionisti d’eccellenza,

ed un’artistica sciabolata tricolore

col Metodo Classico 2013, Pas Dosè

Blanc de Blancs di Alessandro Nieri proprietario

della Tenuta Montellori. Si è aperta

così la seconda parte dell’evento dove

è stato possibile apprezzare le caratteristiche

organolettiche sia dell’Olio Evo Vertigo

ed Essentia gocce d’oro dell’Azienda Matrix

di Giovanni Donnini di Fiesole (abbinato

con la zuppa di verdure alla Frantoiana

realizzata dal Catering Alessandro Stefani

di Lucca e col pane locale), sia dei salumi

delle due Aziende selezionate da Arkiwine:

Salumificio Gerini di Pontassieve (FI) e

Salumificio Benvenuti di Annunziata (LU),

abbinandoli in base alle loro caratteristiche

con l’acqua Fonte Ilaria (LU), con i due vini

Chianti delle Aziende Tenuta Maiano e

Fattoria Montellori, decantati entrambi in

un altro articolo di questo stesso numero,

da Paolo Bini, Sommelier Relatore AIS. A

chiudere le degustazioni due abbinamenti

di fuoco con il lardo e grappa ed acquaviti

dell’Azienda Distillerie Bonollo Spa guidati

da Giuseppe Pandolfo, Tecnico dell’Azienda

e Delegato ANAG della provincia di

Siena. Anche qui un ospite illustre come

il professor Roberto Barale, che insegna

Genetica del Gusto presso il Dipartimento

di Biologia dell’Università degli Studi di

Pisa, che ci ha deliziato della Sua presenza

dando spunti per altri approfondimenti.

https://youtu.be/y6ylOl0iB1o

Le prossime attività Arkiwine coinvolgeranno

altri esperti nel settore agroalimentare come

il Docente Gastronomo Andrea Russo (nella

foto qui accanto) esperto in analisi sensoriale

degli alimenti e delle bevande che ci

consiglierà sull’acquisto più consapevole e rispettoso

dei ritmi stagionali.

il Docente Gastronomo Andrea Russo

Espressioni del Chianti

La serata d’arte contemporanea organizzata

recentemente da Arkiwine a

Vorno, ha avuto un epilogo con percorsi

gustativi enogastronomici che hanno

regalato i sapori del territorio toscano e

spunti interessanti per suggerirvi oggi sfiziosi

abbinamenti raccontando la nostra tradizione

enoica regionale. Il Chianti DOCG è

una delle denominazioni più conosciute nel

mondo e rappresenta certamente una delle

realtà più prolifiche nel panorama del vino

nazionale. L’area di produzione, che non deve

essere confusa con quella del Chianti Classico,

è vasta e si insinua all’interno delle province

di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato

e Siena includendone solo quei territori ovviamente

adatti alla viticoltura di qualità. Oltre

alla generica denominazione Chianti, è possibile

trovare in etichetta il nome di una delle

sette sottozone che ne identificano ancor più

rigorosamente la provenienza: Colli aretini,

Colline pisane, Colli senesi, Montalbano,

Rufina, Montespertoli e Colli Fiorentini.

Proprio dall’areale Chianti Colli Fiorentini

proviene il Vigneto San Quirico DOCG, vino

rosso brioso di Tenuta Maiano. Azienda

con sede in Montespertoli, lavora da anni in

regime biologico certificato cercando di trasferire

la purezza e il ritmo della natura all’interno

del bicchiere. Il vino di annata 2015 si

presenta rubino, con trama ben raccolta grazie

anche alla presenza di uve Cabernet che

assistono il Sangiovese anche nel percorso

olfattivo attraverso nitide sfumature balsamiche

di sfondo a preminenti percezioni di violetta

e marasca con soffi di macis. In bocca è

buona la sinergia fra acidità e tannini e il gusto

di amarena è percettibile e giustamente

lungo. L’abbinamento testato per l’occasione

con il rigato avvolto e ancor più con le

salamelle dolci di Salumi Benvenuti non ha

lasciato dubbi ma strategico è anche l’accostamento

con primi piatti al ragù d’anatra.

Fattoria Montellori, altro partner della

manifestazione, ha invece tenute che spaziano

fra San Miniato e Cerreto Guidi. Azienda

di grande tradizione, opera nel mondo vinicolo

da fine ‘800 con la certezza che il vitigno

Sangiovese rappresenti la personalità e la vera

anima del proprio territorio. Il suo Chianti

DOCG 2015 ha rossi riflessi traslucidi con

sfumature porpora che invitano alla degustazione.

Profumi di rosa e lavanda sono i tratti

caratteristici olfattivi arricchiti da aromi di

ciliegia con note minerali. L’approccio al palato

è freschissimo, con acidità in primo piano

che dona sensazioni di agrume miscelato

a frutta rossa e contiene un alcol comunque

buon protagonista. Vino snello e vivace che

perfettamente si è accompagnato al prosciutto

toscano DOP di Salumificio Gerini, una liaison

appagante da cui si potrebbe uscire solo

con una tentatrice pappa al pomodoro.

Info e consulenza: wine@bini.eu

Arkiwine Art

di Elena Maria Petrini

Arkiwine per questo evento che coniuga

l’arte contemporanea al territorio toscano

ha voluto far decantare con il simposio

di Paolo Bini (Relatore dell’Associazione

Italiana Sommelier) due meravigliosi vini

portati in degustazione creando così abbinamenti

ad hoc di altissimo valore culturale

enogastronomico del nostro territorio,

in modo da mantenere un livello altissimo

non solo per la parte artistica in senso

stretto della collezione privata di arte contemporanea

“Nunzia e Vittorio Gaddi” ma

anche per quella multi sensoriale enogastronomica.

Chianti Colli fiorentini DOCG 2015, Tenuta Maiano

Foto Maurizio Mattei

Ringraziamo tutti i soggetti che hanno consentito questa realizzazione partendo da: Nunzia e Vittorio Gaddi, Giovanni Iacomini, Alessio

Piccioli (Referente eventi per Arkiwine), Carlo Frittellidel Centrod’ArteSpaziotempo, Giovanni Donnini di Matrix Srl, Alessandra ed

Antonella del Salumificio Gerini, Guido del Salumificio Benvenuti, Alessandro Nieri della Fattoria Montellori, Gianfranco Nigi della Tenuta

Maiano, Giuseppe Pandolfo ANAG Siena, Distillerie Bonollo Spa, Paolo Bini AIS Firenze, Marco Gaddini di Fonte Ilaria Spa, Rocco

Sabatino di Citysightseen e Florentia Bus.

Da sinistra Nicholas Gaddi, Giovanni Donnini,

Roberto Barale, Nunzia e Vittorio Gaddi, Elena

Maria Petrini, Carlo Frittelli ed Alessio Piccioli

Sequenza della sciabolata di Elena Maria Petrini

utilizzando tre nastri della bandiera italiana ed

una bollicina italiana della Tenuta Montellori

Prodotti di Salumi Benvenuti

Prodotti di Salumificio Gerini

Chianti DOCG 2015, Fattoria Montellori

50 ARKIWINE ART

ARTE DEL VINO 51


Dimensione

Salute

A cura di

Anita Norcini Tosi

Agopuntura riflessogena per la terapia dei dolori:

ne parliamo con uno specialista, il dottor Marco Lepori

Foto archivio Lepori

Pubblichiamo di seguito l’intervista

di Anita Norcini Tosi al dottor

Marco Lepori, specialista in

Agopuntura Riflessogena per la terapia

dei dolori.

Dottore ci spiega brevemente cosa è

l’agopuntura riflessogena?

É l’agopuntura rivista, negli anni Settanta,

con l’occhio della medicina moderna,

mentre l’agopuntura classica cinese

si basa sulle antiche e rispettabilissime

teorie energetiche, quella riflessogena

si basa sulla neurologia moderna.

Per cui quando si infigge un ago in uno

dei 362 punti dell’agopuntura, vengono

stimolati degli specifici recettori nervosi,

che poi, con le loro fibre, si connettono

al midollo spinale, dove attivano

meccanismi di controllo della trasmissione

del dolore. Infine, lo stimolo arriva

al cervello e produce una liberazione

di endorfine, nostri analgesici naturali.

Questo vuol dire, quindi, che lo stimolo

agopunturale innesca meccanismi antidolorifici

già presenti dentro di noi.

Dell’auricoloterapia cosa ci dice?

L’auricoloterapia è una riflessoterapia

agopunturale (detta anche auricolopuntura)

che nasce negli anni Cinquanta dagli

studi del medico francese Nogier di

Lione. La famosa rappresentazione di un

neonato a testa in giù sul padiglione auricolare,

è una realtà neurologica dovuta

a una connessione, a livello della prima/

seconda vertebra cervicale, tra il midollo

spinale, dove passano tutti i messaggi

sensitivi verso il cervello, e il nucleo del

nervo trigemino che, con un suo ramo,

ribalta tutti questi messaggi su zone ben

precise del padiglione auricolare. I punti

corrispondenti a zone corporee dove c’è

dolore diventano molto sensibili; con apposite

tecniche troviamo questi punti e

ci infiggiamo un ago. Parte così uno stimolo

agopunturale verso il cervello, ove

si attivano tutta una serie di meccanismi

naturali di controllo del dolore. Spesso,

specie nei casi acuti, l’auricoloterapia dà

risultati di miglioramento immediati, in

2-3 secondi.

Quali sono le patologie che tratta con

l’agopuntura?

Con l’agopuntura si trattano tante patologie

sia somatiche che viscerali o

endocrine. Da oltre trentotto anni, mi

occupo solo dei dolori somatici. Le patologie

dolorose nelle quali, modestia

a parte, ho maturato molta esperienza

sono: i dolori della colonna sia cervicale

che lombare, la sciatica, i dolori delle

anche, ginocchi, caviglie e i dolori di

polsi, gomiti, spalle, queste ultime anche

nei casi di blocco funzionale, calcificazioni

o lesioni tendinee. Tratto anche

tendiniti e nevriti in genere e, casi questi

molto impegnativi, cefalea, emicrania e

nevralgia del trigemino.

Come avviene il trattamento e quante

sedute occorrono?

L’agopuntura è una medicina “integrativa”,

cioè di supporto alla medicina

ufficiale e non “alternativa” come erroneamente

da alcuni è indicata. Noi

siamo medici e quindi, prima di tutto,

dobbiamo fare la diagnosi. Per questo,

oltre all’anamnesi e all’esame clinico

del paziente, esaminiamo anche tutte

le indagini cliniche eseguite (RX-TC-R-

MN, etc) e, se è il caso, suggeriamo l’esecuzione

di ulteriori accertamenti. A

quel punto prospettiamo la possibilità

di eseguire un ciclo di agopuntura che

si compone, in media, di sei sedute, per

una terapia la cui durata è generalmente

di un mese. Fanno eccezione le cefalee

e le nevralgi trigeminali, per le quali

occorrono circa dieci sedute. La seduta

ha una durata di circa quaranta minuti;

si comincia con l’auricoloterapia e

si prosegue con l’agopuntura su determinati

punti del corpo (somatica), alcuni

dei quali vengono sottoposti ad una

lieve stimolazione elettrica con specifici

elettrostimolatori (elettroagopuntura).

Quali sono in genere i risultati della

terapia?

A fine ciclo esprimo un giudizio sul risultato,

ovviamente sempre indicato

dal paziente, usando i termini “scarso,

discreto, buono, ottimo”. Non esiste

il giudizio “nessun risultato”, perchè

se non vedo alcun miglioramento dopo

3/4 sedute, cosa abbastanza rara, consiglio

al paziente di interrompere subito

il trattamento.

Il dottor Marco Lepori riceve a Firenze al

poliambulatorio PAS di Campo di Marte,

presso la Salus Medica in via Arrigo

da Settimello n° 5. Per fissare una visita,

rivolgersi al centralino unico PAS 055-

711111. Per quanto riguarda i costi, è

possibile usufrire di una tariffa agevolata

(47 euro a seduta) diventando soci PAS

(10 euro annui).

Laureato in Medicina e Chirurgia

all’Università di Firenze (1975),

per quant’anni il dottor Marco

Lepori ha esercitato la professione

nel comune di Vaglia, dove per un lungo

periodo è stato anche medico condotto

e ufficiale sanitario. Tra il 1977 e

il 1979 si è dedicato allo studio dell’agopuntura

frequentando la S.I.R.A.A.

(Società Italiana Riflessoterapia Agopuntura

e Auricoloterapia) presso la clinica

chirurgica dell’Università di Torino.

Nel 1978 ha preso parte ad un viaggio

di approfondimento su questa materia

in Cina, sotto l’egida del Ministero della

Sanità. Pratica l’agopuntura riflessogena

per la terapia dei dolori somatici dal

1979. E’ autore di due trattati: Meccanismi

neurofisiologici della analgesia in

agopuntura (2002) e Viscerotopia nella

conca auricolare e nel meato acustico

esterno (2017).

52 DIMENSIONE SALUTE

DIMENSIONE SALUTE 53


Eventi in

Toscana

Passaggi

É il titolo della mostra di Paolo e Paola Staccioli in

corso fino al 3 dicembre all’Auditorium di Scandicci

di Maria Grazia Dainelli / Foto Riccardo Verdiani e Francesco Mauro dell’Associazione Prisma Scandicci

Si intitola Passaggi, la mostra di

Paola e Paolo Staccioli che sino

al 3 dicembre 2017 sarà ospitata

nell’Auditorium di Scandicci, sconfinando

anche negli spazi esterni del

piazzale della Resistenza e della pensilina

della fermata della Tramvia, che

collega la città con Firenze. La mostra,

curata da Marco Tonelli, promossa dal

Comune di Scandicci, con il contributo

della Regione Toscana e della Città Metropolitana

di Firenze, in collaborazione

con Fondazione Museo di Montelupo

Fiorentino e del Centro Pecci di Prato,

testimonia metaforicamente e concretamente

la storia di un viaggio, di un

passaggio appunto. Tra i due artisti, innanzi

tutto, che sono padre e figlia e

che si tramandano uno stesso mestiere,

ma anche tra i luoghi che ospitano

la mostra, collegati e al contempo divisi

dalle grandi vetrate dello splendico

edificio di Rogers. Passaggi dunque

tra Paolo, classe 1943, e Paola Staccioli,

nata invece nel 1972, che sono legati

da una storia ereditaria che li vede lavorare

entrambi, anche se in modalità

poetiche molto diverse, lo stesso materiale:

la ceramica. Raccontando nelle

loro opere, grandi quelle di Paolo,

di piccole dimensioni quelle di Paola,

storie di due viaggi indipendenti, fatti

di continui rimandi, avvicinamenti e

lontananze. E poi Passaggi attraverso

confini fisici veri e propri, le piazze e le

architetture di Scandicci, in un percorso

espositivo che conduce il visitatore

nel racconto della mostra. Scandicci,

dove i due artisti vivono e lavorano,

rende loro omaggio, aprendo per la prima

volta all’arte contemporanea i suoi

edifici e il suo centro più rappresentativo.

Ma grandi opere in bronzo e ceramica

di Paolo Staccioli hanno invaso

anche gli spazi esterni della città. Sculture

giganti che rappresentano figure

del mito e figure del quotidiano, accoglieranno

i viaggiatori in arrivo e in partenza

dalla fermata della Tramvia per e

da Firenze, mentre guerrieri, guerriere

e cavalli su ruote, anch’essi in bronzo,

sono stati messi a guardia del piazzale

antistante il Nuovo Centro, realizzato

nel 2013 su progetto dell’architetto

Richard Rogers e accompagneranno il

visitatore fino alla grande hall dell’Auditorium,

dove e stata installata una piattaforma

in legno affollata da 40 figure

in ceramica dipinta a lustro di Paolo e

15 gruppi di oggetti in ceramica smaltata

di Paola. Oggetti che hanno l’apparenza

di un’utilità domestica (teiere,

piatti, vasi e tazzine), ma che sono

ogni volta inventati come non dovessero

servire ad altro che ad essere ammirati.

Il percorso è aperto al pubblico

occasionale o interessato, che potrà

confrontarsi con le grandi sculture dei

viaggiatori di Paolo, per essere scortato

da sentinelle arcaiche fin dentro l’architettura

moderna, al piano superiore,

dove l’esposizione è articolata in una

sorta di installazione di sculture in ceramica

di ogni dimensione, colore e lucentezza,

anch’esse opera di Paolo, per

terminare con i manufatti-scultorei di

Paola, tra cui spiccano teiere e vasi. Il

catalogo, con testi del curatore e di Antonio

Natali e Ornella Casazza, è pubblicato

dalla casa editrice Gli Ori (15,00

euro). La mostra è organizzata grazie

al prezioso contributo di Metal Studio e

Chianti Banca.

In questa e nelle altre foto alcune opere di entrambi gli artisti esposte nella piazza antistante l’Auditorium

Alcune delle opere di Paola Stacciola in mostra a Scandicci

Le sculture di Paolo Staccioli

54 PAOLO E PAOLA STACCIOLI

55


La Pragma srl, azienda di Prato,

opera nel settore dell’Outsourcing

Alberghiero e dei Servizi Fiduciari

PRAGMA s.r.l. opera specificamente nel

campo dei servizi di Vigilanza Non Armata,

di Guardianato e Sorveglianza, di Portierato

e Accoglienza Clienti.

Il punto di forza qualitativo di PRAGMA

è nella sua capacità di essere presente in

modo capillare e radicato sul territorio, del

quale sviluppa una conoscenza mirata, unita

all’efficace collaborazione con aziende

che rappresentano la storia e l’eccellenza

della vigilanza in Italia.

Lo scopo di PRAGMA è quello di fornire,

in ogni luogo e situazione in cui c’è bisogno

di ordine, organizzazione e pulizia, un

servizio completo ed efficace mettendo insieme,

procedure, tecnologie e personale

selezionato e affidabile per soluzioni flessibili

e personalizzate.

La Pragma srl, fondata sull’esperienza lavorativa

acquisita dai soci nel corso degli

anni, opera nel settore dell’Outsourcing Alberghiero

e dei Servizi Fiduciari.

Il servizio base che l’azienda ha introdotto

sul mercato è la gestione di appalti all’interno

di Strutture Alberghiere, Centri Commerciali,

Cantieri Edili e Strutture Pubbliche

e Private, attraverso accordi di Partnership

che tengano conto delle potenzialità recettive

del partner prescelto e della volontà

del cliente a voler sviluppare il proprio core

business, concentrandosi su quest’ultimo e

terziarizzando il resto. L’Azienda è ormai una

realtà ben attestata sul territorio della Regione

Toscana, in particolar modo nelle città di

Firenze e Prato.

La lunga esperienza maturata negli anni,

ha dato a PRAGMA l’opportunità di servire

importanti aziende leader nel settore

del turismo, riferendosi soprattutto a strutture

alberghiere a 3 e 4 stelle. La soddisfazione

del Cliente è massima quando riesce

ad ottenere un ottimo servizio; per il raggiungimento

di questo risultato PRAGMA è

orientata a una scrupolosa organizzazione e

gestione dei piani dell’Albergo, per permettere

al Cliente di mantenere sempre alti gli

standard di pulizia e qualità.

I soci Francesco Bellantuono e Marco Vignoli

Gioco della Pallagrossa, Prato

Pragma srl

Via Traversa Fiorentina 6

59100 Prato

tel. 0574-636564

fax 0574-635935

www.pragmasrl.eu

info@pragmasrl.eu

56 pragma

pragma 57


Eventi in

Toscana

A cura di

Giorgia Armellini

Sfaccettature

Fiorentine

La forma dell’arte

Spazio360Firenze si fa mecenate dell’arte promuovendo la

personale di Maurizio Balducci

di Annalisa Ignesti / foto courtesy spazio360

Oltre 1.500 ospiti per l’inaugurazione

della mostra personale

dell’ artdesigner Maurizio

Balducci presso lo Spazio360Firenze,

organizzata da Flamingo Firenze Srl.

Porcelanosa, azienda spagnola numero

uno al mondo nella produzione di superfici

per l’architettura e main sponsor

della serata, ha reinterpretato, insieme

a Boffetto, specializzato nella lavorazione

del Krion Porcelanosa Solid Surface,

un materiale innovativo ed estremamente

versatile, alcuni pezzi dell’artista

e alcuni elementi di design messi

in palio tra i partecipanti. Tante novità

per gli ospiti intervenuti e un catering

d’eccezione che ha proposto specialità

della cucina valenciana, hanno fatto

da cornice a questa bella serata di fine

estate dove arte, design e cultura hanno

fatto da padrona. Il progetto Spazio360Firenze

rappresenta un concreto

esempio di riconversione e riutilizzo di

spazi originariamente adibiti a scopo

artigianale e manifatturiero. Al centro

della trasformazione c’è proprio l’idea

di un luogo dalla forte valenza culturale

e simbolica, un capannone industriale

che si trasforma e diventa un grande

loft, un contenitore creativo ed innovativo

che, nel rispetto della passata vocazione

produttiva, sviluppa una nuova

ed affascinante funzionalità: Spazio Arredamento,

Spazio Design, Spazio Cucina,

Spazio Benessere, Spazio Eventi,

ma soprattutto Spazio al Cliente. E’ proprio

in quest’ottica che Spazio360Firenze

si rinnova e diventa un referente

importante per quei professionisti del

settore, che fanno della qualità e della

ricerca sui materiali, un tratto distintivo

del loro lavoro. Facilmente raggiungibile

e dotato di ampio parcheggio, con i

suoi oltre 3.000 mq di showroom, Spazio360Firenze

rappresenta la sapienza

artigianale italiana e lo stile più attuale

per arredare in modo unico. Partners

dell’evento: l’associazione ADA Donne

Architetto, Gaggenau, Birra Ichnusa e

i ragazzi dell’Istituto Superiore Federigo

Enriques di Castel Fiorentino. E’ possibile

visitare la personale di Maurizio

Balducci presso lo Spazio360Firenze fino

alla fine di ottobre 2017.

Perché il quartiere delle Cure si chiama così?

Il quartiere delle Cure si sviluppò come

quartiere residenziale in seguito all’ampliamento

della città con i lavori della Firenze

Capitale. Fino ad allora era stato

un piccolo insediamento fuori le storiche

mura cittadine, dedito per secoli alla

lavorazione di corde e tessuti, e qui

sorto per la presenza del torrente Mugnone

che garantiva l’acqua indispensabile

per tali attività artigianali. Lungo

gli argini del Mugnone lavoravano i funaioli

e i curandai. I primi realizzavano

funi e corde ricavandole dalle matasse

di canapa che stendevano lungo il corso

d’acqua. Invece, i secondi lavavano,

sbiancandole - in latino “cura” è sinonimo

di mondatura e da qui “curandai”

- le tele di lino con il ranno, che poi

risciaquate venivano stese sui fili posti

sugli argini del torrente. Sul finire

dell’Ottocento la “curatura” delle tele divenne

prevalentemente un lavoro femminile

e poi un semplice lavaggio della

biancheria sporca che era ritirata nelle

case dei fiorentini il lunedì mattina e riconsegnata

pulita il sabato. Piano piano

tale attività scomparve dalla zona, ma

rimase nella toponomastica. Non a caso,

il quartiere fu battezzato “le Cure” a

ricordo dei curandai che qui per secoli

furono attivi.

“I toni”: la tuta fiorentina

Evento Porcelanosa presso lo Spazio360Firenze

Via Simone Martini,7

Firenze

www.spazio360firenze.it

info@spazio360firenze.it

Intervista a Stefano Gualandi C.E.O.. Spazio360Firenze-Termomarket Srl.

Maurizio Balducci e le titolari della Flamingo Firenze

Mettiti i’ toni! Dal relax casalingo ai lavori

domestici, dal classico jogging nel

parco, all’ora di educazione fisica al liceo,

quante volte questa frase entra nella

quotidianità fiorentina? Praticamente

sempre! Un modo di dire consolidato

che ancora oggi la fa da padrone a Firenze

e che lascia interdetto l’interlocutore

non avvezzo al nostro vernacolo. Ma

perché si dice così? E perché solo a Firenze

e dintorni? Mentre le sue origini

risalgono indubbiamente al periodo del

secondo dopoguerra, esistono diverse

versioni sulla comparsa di questa parola

nel dialetto fiorentino. La prima, forse

la più diffusa, racconta che, a guerra finita,

i soldati americani di stanza a Firenze,

ricevuto l’ordine di rimpatrio, cucirono

sulle loro tute la sigla TO N.Y, acronimo

di To New York (a New York). Non potendo

però spedire negli Stati Uniti molte

cose, gli indumenti sportivi furono tra i

prescelti per rimanere in Italia: regalo per

tutti i fiorentini che dovevano affrontare

un durissimo periodo di ricostruzione.

Fu così che dal 1945 in poi le numerose

tute “yankee” rimasero a Firenze e furono

messe in vendita fra le cose usate

al mercato di San Lorenzo. Il toni (inizialmente

con la y finale) andò così ad

identificare uno specifico indumento

sportivo, che in Italia era sostanzialmente

inedito. Una seconda voce, certo meno

romantica della prima, identifica la

parola con l’acronimo, stavolta tutto italiano,

di Tuta Olimpica Nazionale Italiana,

realizzata in occasione delle Olimpiadi

di Berlino del 1936, dove gli atleti della

squadra italiana per la prima volta si presentarono

tutti con indosso la stessa tuta

sportiva confezionata per l’occasione

proprio a Firenze. Insomma, perché da

queste parti si usi questo modo di dire

rimane ancora un mistero, ma almeno ai

“forestieri” che domandano ridendo cosa

sia il “toni”, avrete belle storie da raccontare!

58 SPAZIO360FIRENZE

SFACCETTATURE FIORENTINE 59


Omaggi

A cura di

Barbara Santoro

Firenze dice addio ad Enzo

Faraoni, raffinato interprete

della pittura italiana

a cavallo tra due secoli

Barbara Santoro con il maestro Enzo Faraoni

di Barbara Santoro / foto di archivio

La notizia della scomparsa di

Enzo Faraoni rattrista il mondo

culturale fiorentino anche

se ormai da anni il pittore si

era ritirato in quella sua villa all’Impruneta

nella campagna toscana a

causa della cecità che lo affliggeva

da lungo tempo. Nato il 29 dicembre

1920 a Santo Stefano Magra

(La Spezia), era cresciuto a Montelupo

Fiorentino e quindi a Carmignano

dove visse i tragici fatti del

1944. La sua esperienza personale,

il padre ferroviere, i problemi della

guerra e l’interpretazione di quel

mondo che lo circondava furono

espresse nelle prime acqueforti realizzate

dopo l’iscrizione all’Istituto

d’Arte di Porta Romana. Lì ebbe per

maestri Chiappelli, Lunardi e Pietro

Parigi. Si diplomò nel 1939 e grazie

ad Ottone Rosai, che ne riconobbe

il grande talento, ebbe la sua prima

mostra fiorentina nel 1942 alla

galleria Il Fiore. Presente nelle maggiori

rassegne in Italia e all’estero,

dalle Biennali veneziane alle Quadriennali

romane, nel 1961 vinse il

premio Il Fiorino e il primo premio

per la xilografia alla Biennale di Venezia

del 1968. Lunga e duratura fu

la sua collaborazione con scrittori

poeti, narratori e critici: Santi, Luzi,

Parronchi, Betocchi, Gatto, Testori,

Trombadori, Santini, Berti, Baldini,

Paloscia e tanti altri. Faraoni dedicò

una parte significativa della sua

opera all’acquaforte e alla xilografia,

ma con la stessa tenacia dipinse

tele di grande tensione tra cui i suoi

autoritratti e le numerose nature

morte. Bellissimi i suoi fiori: i giaggioli,

i ciclamini, i gerani, le pansè

e le piante di sassifraga. Nel volgere

degli anni, cambiò molti studi,

da quello di via Panicale a quello di

via Guelfa, per poi finire in una serra

in via della Robbia subito dopo

la guerra. Nel 1951 conobbe Dianora

Morandino, una stilista geniale

che divenne sua moglie nel gennaio

1953. A partire dal 1963 trasferì

“il suo luogo di polvere” (così amava

definire il suo studio) in piazza

Donatello, nel cuore del quartiere

degli artisti,

dove rimase

fino al 2005,

dopo la perdita

dell’adorata

moglie per

la quale ebbe

un affetto immenso

ed una

condivisione

spirituale ed

artistica. Faraoni

si è spento

nella sua

grande casa in

mezzo alla natura

e agli animali

che tanto

amava. Nella

più assoluta

autonomia stilistica

fu capace

di tradurre

magistralmente

l’incertezza

esistenziale

della vita, sia

nel ritratto

che nelle nature

morte,

ma soprattutto

nel disfacimento

del suo Maria Pia, acquaforte,1993

corpo negli autoritratti. Nel 2015

ha donato all’Accademia delle Arti

del Disegno l’intero corpus di opere

eseguite in acquaforte durante

la sua vita consistente in quasi

1000 incisioni che oggi si conservano

con cura nell’archivio dell’Accademia.

Firenze perde con lui un

testimone fedele di un’epoca e un

grande artista molto amato dai fiorentini.

Nudo seduto, olio su tela, 1966 Ritratto di ragazza, olio su tavola, 1969

Ragazza con golf bianco, olio su tavola, 1970

Vaso di fiori, olio su tela, 1974

60 ENZO FARAONI

ENZO FARAONI 61


Case

d’artista

Grazia Tomberli

L’artista fiorentina ci accoglie nella sua

casa - studio con vista sulle colline di Fiesole

di Barbara Santoro / foto courtesy dell’artista

In una bella casa fiorentina, nella

zona detta “Il Salviatino” (dal

nome dato dalla famiglia Salviati

alla villa più piccola rispetto

a quella grande sulla via Bolognese),

vive e lavora la pittrice Grazia

Tomberli. Figlia del pittore Sergio

Tomberli, scomparso giovanissimo

quando lei aveva solo diciotto anni,

questa donna dall’apparenza fragile

dimostra una forza ed una energia

davvero notevole. Nonostante

le “batoste” che la vita le ha dato,

ha sempre ricominciato con i suoi

pennelli a ricreare quel tessuto vitale

che le permette oggi di essere

annoverata fra i pittori di grande talento.

Qualcuno l’ha definita “l’artista

che fa muovere il vento tra gli

ulivi” e che fa “battere la schiuma

del mare sulla battigia”. Bruna, elegante,

con un sorriso che incanta,

Grazia accoglie le committenze

senza mai sgomitare o venir meno

al suo innato savoir-faire, senza

montarsi la testa e mantenendo

sempre i piedi per terra, anche

quando la sua creatività la farebbe

volare verso esperienze pittoriche

sconosciute. Il lirismo delle composizioni,

il cromatismo sgargiante

dei fiori, la facilità con cui schizza

i ritratti, la maestria nell’uso del

flo-master sono qualità che ha recepito

sin da bambina e che fanno

parte di quel patrimonio genetico

ereditato e mai dimenticato. Come

ebbe a dire Mario Luzi quando vide

i suoi quadri per la prima volta:

«Davvero Grazia non è venuta meno

al suo “omen” è stata ed è pari

al suo nome». Hanno scritto su di

lei critici di fama: Cristina Acidini,

Giovanni Cipriani, Eleonora D’Aquino,

Stefano De Rosa, Giovanna Giusti,

Pierfrancesco Listri, Giampiero

Masieri, Elvio Natali, Riccardo Nencini,

Tommaso Paloscia, Antonio

Paolucci, Donata Spadolini, Anita

Valentini e molti altri. Tantissime le

mostre collettive e personali realizzate

nella sua carriera. Ricordo con

piacere l’ultima alla Galleria del Palazzo

Coveri per festeggiare i suoi

cinquant’anni di attività pittorica.

Grande la presenza di noti personaggi

e di molti artisti che senza invidie

e gelosie hanno condiviso con

lei questo successo per quella positività

che fuoriesce dalle sue tele,

per quel suo garbo innato che solo

poche artiste dimostrano di possedere.

Dal giardino, attraverso una

scala rivestita di gelsomino, si accede

al salone, dove comodi divani

ci accolgono, mentre lo sguardo

è attirato dalle grandi tele di Sergio

(il padre) e di Grazia, ma anche

dall’enorme quantità di coppe

e trofei che il marito Paolo ha vinto

come giocatore di golf. Attraverso,

poi, un’altra scala decorata da

quadri di piccole dimensioni e affollata

da libri d’arte distribuiti per

dimensioni e genere, si arriva allo

studio della pittrice, una stanza

luminosa a tetto che ricorda le

romantiche soffitte delle romanze

d’amore ottocentesche. Qui, tra

cavalletti e tele ammassate, è quasi

difficile raggiungere la finestra

che guarda la collina di Fiesole, ma

se ci riusciamo conquistiamo quel

pezzo di paradiso che Grazia tiene

spesso per sè e che le permette

di isolarsi dalle brutture del mondo.

Ed è qui che l’artista crea le sue

magnifiche tele, il cui solo difetto

è di essere tutte incantevoli, tanto

che non è facile preferire l’una

all’altra. Il 1° dicembre Grazia ci regalerà

una mostra di ritratti all’Officina

Farmaceutica di Santa Maria

Novella, dove il direttore Eugenio

Alphandery le ha messo a disposizione

uno spazio particolare. Sarà

questo uno dei grandi eventi del

Natale fiorentino e molti saranno i

volti ritratti con grande abilità dalla

pittrice a cominciare dall’indimenticata

Litta Maria Medri,direttrice del

Giardino di Boboli, alla quale è dedicato

il catalogo della mostra edito

da Polistampa da me curato insieme

ad Elena Capretti.

Meditazione, ritratto dell’architetto Giovanni Michelucci, china, cm 35x25, 2008

Azeglio Ciampi, china, cm 70x50,2006 Barbara Santoro, china, cm 70x50, 2006

L’architetto Spadolini, china, cm 70x50, 2010

62 GRAZIA TOMBERLI

GRAZIA TOMBERLI 63

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!