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Simposio Magazine - numero uno

IL CIBO DI DIO Questo

IL CIBO DI DIO Questo articolo nasce da un progetto che Simposio intende realizzare per far conoscere la storia, le tradizioni e i prodotti dei Conventi, dei Monasteri e delle Abbazie indicando possibili itinerari turistici eno-gastronomici di Sergio Bonetti Le Origini Intorno al VI secolo d.C. cominciano a nascere le prime realtà comunitarie della Chiesa e tutte mettono, accanto alle pratiche più propriamente religiose, il lavoro e il rispetto della natura. Alle origini c’è l’ordine monastico dei Benedettini, fondato da Benedetto da Norcia che, con i suoi primi discepoli, si recò a Cassino (FR) nel 529 e fondò la celebre Abbazia di Montecassino. Nella Regola scritta dal santo si legge: «L’ozio è il nemico dell’anima; quindi i fratelli devono in alcune ore determinate occuparsi nel lavoro manuale e in altre ore, anch’esse fissate, nello studio delle cose divine (…). Se le condizioni del luogo o la povertà richiedono che gli stessi monaci si occupino nel raccogliere i frutti della terra, non ne siano malcontenti, perché allora sono veri monaci, quando vivono del lavoro delle loro mani, come i nostri padri e gli apostoli». Ora et Labora è infatti il motto dei benedettini. In quei secoli e nei seguenti che seguirono i monasteri, i conventi e le Abbazie diventarono i luoghi dove anche attraverso la conservazione e lo studio dei classici dell’antichità come ad esempio il De re rustica (sotto questo titolo ci sono rimasti contributi di diversi autori classici) si conservarono e si svilupparono le tecniche della coltivazione. Accanto alla cittadina laziale di Fondi c’è il Monastero di San Magno che raccolse anche le conoscenze della allora fiorente civiltà araba e diffuse l’arte della coltura degli agrumi e dell’acqua coltura che ancor oggi caratterizza quel territorio (si consiglia una visita ai resti di questo sito di recente restaurato e visitabile). Successivamente sono nati ordini monastici differenti, caratterizzati da altri modi di intendere la vita comunitaria,ma sempre ispirati ai principi della Regola di San Benedetto. Tra i più conosciuti citiamo l’ordine cistercense, fondato nel 1098 a Citeaux (in latino Cistercium); l’ordine cistercense della stretta osservanza, meglio conosciuto come trappista, fondato da un gruppo di monaci staccatosi dall’abbazia benedettina di Molesme e trasferitisi nell’abbazia di Notre Dame de LaTrappe (da cui il nome; l’ordine dei benedettini olivetani; la congregazione camaldolese dell’ordine di san Benedetto che affianca la vita eremitica a quella monastica. Gli ordini monastici hanno lasciato un segno forte nella natura e nella vita sociale, un segno capace di attraversare i secoli. Ripercorrendo i secoli, molte sono 16

SIMPOSIO MAGAZINE Il famoso Champagne, con tutta probabilità fu, più che inventato, codificato da Dom Pierre Pérignon, un benedettino cui erano stati affidati i vigneti nel monastero di Hautvillers, nella regione francese della Champagne-Ardenne. anche le scoperte che dobbiamo a ordini e congregazioni religiose. I Benedettini misero a punto un nuovo metodo per la produzione della birra e per prolungare la conservazione del formaggio con la stagionatura e la salatura. Il famoso Champagne, con tutta probabilità fu, più che inventato, codificato da Dom Pierre Pérignon, un benedettino cui erano stati affidati i vigneti nel monastero di Hautvillers, nella regione francese della Champagne-Ardenne. Secondo alcune fonti il whisky sarebbe nato in un monastero scozzese. Léo Moulin (L’Europa a tavola, Milano 1993) scrive che verso la fine dell’era merovingia i conventi, detentori di tutte le tradizioni gastronomiche, si moltiplicarono in Francia, dando così grande impulso all’arte culinaria. Quasi tutti i progressi compiuti dall’inizio del Medioevo nei diversi settori dell’ economia e della tecnica alimentare, devono essere attribuiti all’opera metodica e perseverante svolta dalle istituzioni religiose». Il fatto è meno paradossale di quanto possa sembrare. I monaci, costretti a una dieta rigida e a una vita monotona, impiegavano volentieri il loro tempo a perfezionare le tecniche di preparazione di quei pochi prodotti che erano loro permessi; si concedevano inoltre qualche golosità in occasione della celebrazione di feste religiose come la Pasqua, il Natale o il giorno del santo patrono. Il contributo femminile Sappiamo con certezza che Hildegard Von Bingen, una monaca benedettina tedesca nata nel 1098 (proclamata santa e dottore della Chiesa nel 2012 fu una delle prime esperte di fitoterapia. Prima e dopo di lei,molte altre suore e monache hanno contribuito a sviluppare le conoscenze di quelle che oggi chiameremmo agroalimentari. Sfogliando le fonti e i documenti più o meno ufficiali, la lista di protagoniste da riscoprire appare lunga. Oltre a Ildegarda, Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, Angela da Foligno, Caterina da Genova, Maddalena de’ Pazzi, Teresa d’Avila e le centinaia e migliaia di note e meno note badesse e fondatrici di monasteri e conventi femminili. (Per tutte queste notizie sono debitore al lavoro di Marilina Colella, apparso sulla rivista dei Frati Minori Conventuali Sulle orme di San Benedetto). Tutto questo per restare quasi unicamente in Italia. Ma queste esperienze si diffusero in tutta Europa ed ognuna legata alle caratteristiche dei prodotti del territorio. ll cibo e la tavola sono dei nodi centrali del Cristianesimo e la condivisione e il piacere che ne deriva, come dono divino viene apprezzato e riconosciuto. Rimandiamo al pensiero del Priore della comunità monastica di Bose in provincia di Perugia Enzo Bianchi che sul valore del cibo, della ospitalità e della cura della tavola ha scritto contributi importanti. 17

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