Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

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Un secolo di traduzioni letterarie in esperanto - Federazione ...

stabilizzazione: troppe persone avevano imparato la lingua così come era nata nel 1887 e

avevano costituito già una massa critica. L'esperanto non era più un progetto a cui qualche

modifica o miglioramento studiato a tavolino avrebbe potuto portare un maggior numero di

adepti: era già lingua viva con i suoi parlanti, autori, stampa, letteratura. Il Fundamento

codifica le regole grammaticali e il loro uso, nonché i significati delle parole. Esso sostituisce

quindi il cammino secolare fatto dalle lingue etniche e fissa una base di partenza per qualsiasi

evoluzione successiva 40 .

La letteratura ha una improvvisa accelerazione nel 1906, conseguenza del successo del

congresso dell'anno prima. Su proposta del prof. Carlo Bourlet 41 la casa editrice Hachette

decide di pubblicare un periodico mensile in esperanto esclusivamente letterario, La Revuo

(La Rivista): Zamenhof ha quindi una larga possibilità di far uscire a puntate le sue traduzioni,

che spaziano dalla Bibbia a Gogol, da Schiller a Goethe, da Andersen a Molière, alla

Orszesko. Oltre a Zamenhof, che ha a disposizione 18 pagine ogni numero, collaborano gli

esperantisti più illustri, i polacchi Grabowski e Kabe 42 , gli svizzeri Hodler 43 e Privat 44 , i

francesi Boirac 45 e Menu de Ménil.

E gli italiani? La Revuo ha ben pochi collaboratori italiani, ma ha qualcosa di interessante.

40 Lungi dall'irrigidire la lingua, come i riformatori temevano, l'aver fissato l'intoccabilità di certe basi ha

consentito, nell'arco di un secolo, una evoluzione naturale come quella delle lingue etniche. Altri progetti di

lingue pianificate, alla continua ricerca di miglioramenti, non sono mai riusciti ad ottenere neanche quella sia pur

modesta diffusione di cui gode l'esperanto, anche se obbiettivamente "migliori" come facilità. Il maggiore o

minore successo di una lingua pianificata dipende in parte assolutamente minima dalla migliore o peggiore

struttura della lingua in sé, ma varia secondo motivazioni economiche, politiche e sociali.

41 Carlo Bourlet (1866 - 1914), professore di matematica al Conservatorio di Arti e Mestieri a Parigi, autore di

numerosi testi per i licei, si è dedicato principalmente alla meccanica applicata. Attivista entusiasta nel

movimento, ha pubblicato anche una grammatica condensata in poche pagine, distribuita in oltre 500.000

esemplari.

42 Pseudonimo del medico polacco Kazimierz Bein (1872 - 1959), fondatore della Società Oftalmologica Polacca

e dell'Istituto di Oculistica di Varsavia, di cui fu a lungo direttore. Ebbe un'attività intensa nel campo

esperantista, dal 1906 vicepresidente dell'Accademia di Esperanto, tradusse varie opere dal polacco, dal russo e

dal tedesco, e scrisse il primo vocabolario di esperanto con definizioni nella lingua stessa. Compilatore della

prima antologia di una letteratura nazionale in esperanto, quella polacca, fu il creatore di uno stile letterario

semplice, chiaro e scevro da idiotismi nazionali, nel periodo in cui ancora la lingua risentiva di influenze delle

lingue nazionali a seconda degli autori, e portò la prosa in esperanto ad una piena maturità, tanto che fu chiamato

"padre della prosa esperanto". Nel 1911, al culmine del suo successo, abbandonò improvvisamente qualsiasi

attività esperantista, tanto che in esperanto è nato il verbo kabei per indicare un sopraggiunto disinteresse per la

lingua e il suo movimento. I motivi di tale abbandono non furono mai chiariti (forse dissapori con altri

esponenti); in un'intervista del 1931 egli dichiarò che non riteneva più che l'esperanto fosse la soluzione del

problema della lingua internazionale.

43 Hector Hodler (1887 - 1920), svizzero, figlio di un rinomato pittore, fu per tredici anni redattore della rivista

Esperanto. Convinto dell'idea che la lingua dovesse essere utilizzata praticamente, fondò la Universala

Esperanto-Asocio (UEA, Associazione Mondiale di Esperanto), che ha una rete di delegati per servire i soci e

che tuttora è la più grossa associazione di esperantisti.

44 Edmond Privat (1889 - 1962), svizzero, professore universitario di diritto, rappresentante della Persia presso la

Società delle Nazioni, organizzatore, redattore, oratore, poeta, novelliere, storico del movimento. Fu molto legato

all'ideologia non violenta di Gandhi. Su di lui è recentemente uscito P. Martinelli, Edmond Privat - l'uomo e

l'opera, Centro Italiano di Interlinguistica, Milano, 2004.

45 Émile Boirac (1851 - 1917), professore universitario di filosofia, rettore delle università di Grenoble e di

Digione, traduttore della Monadologia di Leibniz, presidente del Comitato Linguistico, strenuo difensore

dell'esperanto all'epoca del conflitto sulle riforme che portò alla creazione dell'Ido (1907-1908).

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