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7 months ago

FuoriAsse_n_22

isuonano in noi

isuonano in noi terapeuti più di altre, perché ci appartengono, le riconosciamo come nostre e dunque, nel mio caso, contribuiscono a fornire materiale per la scrittura. Ma l’influenza più importante che a mio parere questo mestiere ha esercitato sulla mia scrittura non consiste tanto nei contenuti, quanto negli strumenti grazie ai quali è cambiato il mio modo di guardare la realtà delle cose. Il mio modello di lavoro, che è un modello psicoanalitico, va sempre al di là delle prime informazioni, nella convinzione che la realtà racchiuda sempre una pluralità di significati: va alla ricerca dei perché, spesso profondi, di cui l’uomo non ha coscienza; va alla ricerca delle storie degli uomini e cerca di ricostruirle per Attribuire significato alla particolare configurazione di fenomeni che osserviamo nel presente; va alla ricerca del valore comunicativo di ciò che osserviamo, delle analogie tra ciò che vediamo e i modi di essere di ogni FUOR ASSE 104 uomo; va alla ricerca delle relazioni com - plesse che stanno dietro quel fenomeno, del significato evolutivo… Per fare questo i modi sono molti: i modelli teorici di riferimento, le conoscenze acquisite, le esperienze cliniche, ma soprattutto la capacità di affidarsi al nostro sentire, al nostro termometro emotivo interno, che è ciò che di più profondo e ed elaborato l’uomo possiede, qualcosa che sta alla base dello sviluppo umano stesso, quella nostra predisposizione a stare con gli altri, a sentire gli altri – nel senso di cum pati, di partecipare ai sentimenti altrui. CA - Si avverte un senso di circolarità in tutto il romanzo. Una certa tensione emotiva accomuna Sandro, Nuto, Dino, Giuliano, che sono i bambini della casa, ma sembra ricorrere anche nella vita adulta. Infatti, mentre durante l’infanzia si avverte la necessità di scoprire il mondo esterno, nella vita adulta, proprio per lo stesso bisogno di comprendere che cosa ora condiziona le esistenze di ognuno, i protagonisti guardano al passato attraverso una lente di ingrandimento. Questa circolarità può essere intesa come un’allegoria della vita stessa? MC - Non sono così sicuro, come a volte si dice, che la vita sia necessariamente circolare, non per tutti almeno, e che quando si abbia la fortuna di diventare vecchi ci si rivolga sempre al nostro sé bambino, si debba tornare a fare i conti – anche per una certa slatentizzazione delle nostre strutture neuronali –, con qualcosa di così distante nel tempo. Credo invece, e nel romanzo mi sembra che sia così, che ad ogni livello di sviluppo l’individuo debba fare i conti con ciò che è stato a un livello precedente, ma non perché lo sviluppo proceda in maniera verticale e si passi da una fase all’altra abbandonando ogni volta l’assetto interno della fase precedente, ma Le recensioni di Cooperativa Letteraria

©Brett Walker perché ogni livello contiene quello precedente, in un movimento tridimensionale a spirale, concentrico più che bidimensionale, dove quando siamo bambini siamo anche neonati, e quando siamo adolescenti siamo anche bambini e neonati, e quando siamo adulti, eccetera eccetera. A ogni stato di sviluppo noi manteniamo anche i nostri Sé precedenti, integrati in un nuovo assetto, in strutture più solide, e dunque di fatto siamo anche quello che siamo già stati. Soprattutto quando c’è qualcosa di irrisolto, qualcosa di traumatico che il nostro apparato mentale non è riuscito a digerire, non è riuscito ad assimilare in una forma comprensibile e tollerabile. I bambini della Casa sono allora protesi naturalmente al fuori, che significa necessaria spinta alla crescita, ma una volta adolescenti, durante gli anni della rivolta, tornano a rivolgersi al Sé bambino. Il problema è che non lo sanno, non riconoscono come proprio questo movimento naturale, non comprendono che stanno cercando qualcosa che dia senso anche al loro passato. Sarà Dino, nella terza e ultima parte, a capirlo, a FUOR ASSE 105 comprendere che per tutta la vita sono stati alla ricerca di qualcosa che è mancato loro, ma che allo stesso tempo è stato presente fin da quando erano nella Casa. Allora il cerchio si chiude, Dino torna dove tutto ha avuto inizio, e là comprende che ciò di cui avevano bisogno era la presenza di un nido, di una famiglia che sapesse accoglierti e amarti, quella stessa famiglia che lui ha poi cercato per molti anni, equilibrista sospeso al filo nel circo, e che invece era già presente nel legame di amicizia e amore di loro bambini. CA - Luoghi e memoria. Un luogo e un tempo non precisati, seppure ci siano degli indizi che rimandano al ’900. Perché? MC - I personaggi di questo romanzo vivono in uno spazio-tempo che ha l’ambizione di essere ogni spazio e ogni tempo, uno spazio e un tempo tipici dell’umanità. Non mi piace saturare le storie intrappolandole dentro recinti predefiniti, mi piace pensare che sia possibile raccontare qualcosa che sia tipicamente umano, e che si ripeta nelle vite indipendentemente dal luogo, dal tempo e dai modi in cui si manifesta. Andare al la ricerca di quegli ingredienti, o pre -concezioni, o archetipi – le definizioni sono molteplici –, tipicamente umani e che mutano forma a seconda di quale realtà esterna incontrano all’atto del loro manifestarsi. Intenzionalmente dunque ho deciso di non collocare la vicenda in un luogo e in un tempo definiti, riconducibili a qualche preciso evento storico. Sebbene poi alcuni recensori abbiano proiettato su questo spazio-tempo neutro le loro memorie, le loro conoscenze e lo abbiano ricondotto agli anni novanta delle guerre balcaniche, o agli anni quaranta della seconda guerra mondiale. Penso per esempio al ruolo della fuga, di cui abbiamo discusso nella prima Le recensioni di Cooperativa Letteraria

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