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autorità continuavano a

autorità continuavano a non poter vivere tranquillamente. Il secolo successivo vede salire al trono i Reyes Católicos, Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona. I sovrani nello stesso anno 1492, portarono a compimento la Reconquista (riuscirono a riconquistare l’ultima roccaforte musulmana, Granada) e firmarono il Decreto de la Alhambra o Edicto de Granada, editto che obbligava tutti gli ebrei della Penisola Iberica a convertirsi al Cattolicesimo, pena l’espulsione dal regno. Quando la Reconquista pareva ormai molto vicina, il banchiere Diego Susón, padre di Susana e personalità molto influente nella comunità ebraica della città, mise a punto un piano per porre fine a questa situazione. L’idea era favorire il ritorno al potere dei musulmani, come avvenne nel 711, quando gli ebrei, stanchi delle vessazioni subite dai visigoti, facilitarono l’invasione araba. I cospiratori, ebrei conversi che, nonostante avessero rinnegato il loro credo, continuavano a praticare la loro religione FUOR ASSE 86 in segreto, si incontravano nella casa di Diego Susón, e parlavano l’ebraico, che i cristiani non potevano comprendere, così la bella Susana poteva assistere alle riunioni. La giovane era però innamorata di un nobile cristiano a cui non esitò a raccontare i dettagli del piano per paura che potesse morire durante la rivolta. Egli avvertì immediatamente le autorità: i cospiratori furono giustiziati pochi giorni dopo, compreso Diego. Devastata dai sensi di colpa, sola e abbandonata, Susana si rinchiuse in un convento fino alla sua morte. Nel testamento chiese che la sua testa di traditrice venisse decapitata ed esposta davanti alla porta della sua casa paterna per sempre, come esempio e monito ai posteri. La sua volontà fu rispettata: il suo teschio rimase esposto fino al XVII secolo, quando fu sostituito da una targa e la strada prese il suo nome, Calle Susona. Oltreoceano In seguito alla scoperta delle Americhe, viaggio finanziato dai Re Cattolici, Siviglia divenne la città più ricca di Spagna perché deteneva il monopolio delle merci provenienti dalle colonie d’oltreoceano. Le navi, dopo aver attraversato l’Atlantico, risalivano il Guadalquivir, raggiungendo lo scalo della città. Siviglia deve molto al suo fiume anche se oggi non è più navigabile, perché attraversandola tutta, la rende una vera e propria città d’acqua, pur senza il mare. La Casa de Contratación fu trasferita a Cadice, sul mare, nel XVII secolo, quando il fiume subì un insabbiamento. La città, la cui popolazione fu dimezzata dal - la peste, perse il suo ruolo centrale, man - tenendo pochi monopoli commerciali, come quello del tabacco per cui venne edificata un’immensa fabbrica (oggi sede dell’Università). La storia dei viaggi di esplorazione e conquista delle Americhe è conservata nell’Archivio delle Indie, dove sono custoditi Riflessi Metropolitani

©Giulia Marcon circa 43.000 fascicoli (80 milioni di pagine e 8.000 mappe e disegni), tra cui autografi di Cristoforo Colombo, Magellano, Cortés. L’epoca di Cervantes e Don Juan Durante i Siglos de Oro (Rinascimento e Barocco) Siviglia raggiunse i 150.000 abitanti, fu terminata la cattedrale e fu fondata l’università. È l’epoca di Miguel de Cervantes che in Andalusia lavorò come esattore per conto della Hacienda Real e per una questione di debiti fu incarcerato a Siviglia nelle carceri reali di calle Sierpes, prigione in cui probabilmente il suo genio partorì il Don Chisciotte. Siviglia, i suoi bassi fondi e l’umanità che li popolava, ispirarono anche molte delle sue Novelle Esemplari, come ricordano le numerose targhe sui muri della città. Durante i secoli d’oro molti scrittori elogiarono le bellezze della città rendendola un luogo tanto suggestivo da ispirare grandi opere liriche e romantiche nei secoli a venire. Va ricordato che la città è presente in più di 100 opere, basti ricordare il personaggio del mitico Don Juan, che appare per la prima volta nella commedia L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra di Tirso de Molina (1616) e riscontrerà tanto successo nella drammaturgia e nell’operistica successiva. Sevilla tiene duende Nel corso del XIX secolo, Siviglia, come tutta l’Andalusia divenne una meta idealizzata per gli scrittori e i poeti che intraprendevano il Grand Tour nel Sud dell’Europa. Il XIX è anche il secolo in cui fu istituita la famosa Feria de Abril (1864), curiosamente da un basco e da un catalano, con l’intento di incrementare il commercio: la feria nacque come fiera del bestiame, al termine della quale allevatori e contadini festeggiavano ballando, suonando, cantando e bevendo. L’evento festoso è rimasto il più importante, sicuramente il più atteso dai sivigliani e non, insieme alla Semana Santa. Il Real de la Feria è l’area enorme in cui vengono allestite le casetas lungo viali che hanno nomi di toreri, decorati con coloratissimi farolillos (sfere di carta), ed è un tripudio di balze, fiori, pois, stivali, carrozze, cavalieri e amazzoni, e un risuonare di canzoni tradizionali, sevillanas e flamenco. Il flamenco, frutto del miscuglio tra le tradizioni musicali delle popolazioni che hanno attraversato e abitato l’Andalusia e quelle autoctone, ha origine nell’area del cosiddetto “triangolo flamenco”: Siviglia, Cadice e Cordova, e nello specifico nei barrios più rappresentativi in ognuna delle tre città. Per quanto riguarda Siviglia, per cercare le origini del flamenco bisogna attraversare il Puente de Isabel II e recarsi nel quartiere di Triana, sulla sponda destra del Guadalquivir. I gitani si insediarono nel quartiere di Triana nel XVI secolo, che diventò così la gitanería della città. Nei patios, i cortili interni delle loro case, nasce il cante flamenco, che in seguito si FUOR ASSE 87 Riflessi Metropolitani

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