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Diario STATO DI EBBREZZA

Diario STATO DI EBBREZZA In uscita il 23 maggio, il film racconta la storia di Maria, una cabarettista emiliana che inizia ad avere successo a livello nazionale quando, all’improvviso, un dramma familiare stravolge la sua vita. La ritroviamo qualche anno dopo completamente dipendente dall’alcol, inaffidabile sul palcoscenico e senza più ingaggi televisivi. Dopo l’ennesimo incidente automobilistico causato dall’abuso di alcol, Maria viene obbligata a un trattamento sanitario obbligatorio in una struttura pubblica specializzata in problemi di dipendenza. La cabarettista inizialmente rifiuta le cure e soprattutto rifiuta di paragonarsi agli altri ricoverati rispetto ai quali si sente “normale”. Ma proprio attraverso il contatto con gli altri pazienti Maria si renderà conto di essere una di loro e altrettanto fragile. Solo allora, grazie anche all’amore del padre e del fratello Renato (interpretato da Fabio Troiano) e a una psichiatra illuminata, troverà la volontà di guarire e di sottoporsi alle terapie del centro. Alcune immagini dal set del film Stato di ebbrezza. Tra gli attori, oltre a Fabio Troiano, Francesca Inaudi, Andrea Roncato, Melania Dalla Costa «è strano che sia un inglese a parlare di Lampedusa e a farlo in maniera così precisa e puntuale. Forse ha una visione più reale proprio perché quando un problema non ti tocca da vicino riesci veramente a cogliere la realtà e l’essenziale». Come e cosa racconta dell’immigrazione lo spettacolo teatrale Lampedusa? Già dal titolo penso che si capisca che il focus dello spettacolo è quello degli sbarchi a Lampedusa. Sostanzialmente è formato da due monologhi, il mio personaggio è un pescatore di Lampedusa che fino a poco tempo prima pescava i pesci nel Mediterraneo, e che ora continua a pescare, ma altro. C’è una battuta fondamentale all’interno dello spettacolo, in cui lui dice: “Il Mediterraneo è morto, eppure io pesco, ma tutt’altro”. Lui pesca i cadaveri dei migranti che non riescono a raggiungere le nostre coste. Il lavoro che fa quest’uomo è spiazzante e tragico, soprattutto perché questo lavoro adesso esiste, esiste veramente, prima non c’era. L’idea che qualcuno si metta in mare per raccogliere decine e decine di uomini senza vita è terrificante. È un tema molto sensibile in questo momento, Pierfrancesco Favino lo ha anche portato sul palco del Festival di Sanremo con il suo monologo. Secondo lei si affronta l’argomento nel modo giusto? 82 ITA EVENTI

È vero, è un tema molto sensibile. Io penso che quando si affronta questo argomento lo si fa nel modo giusto, ma non c’è mai tanto spazio e tanto tempo da dedicargli. Questo è un argomento estremamente attuale, che già da tanto tempo coinvolge non solo l’Italia ma tutta l’Europa e penso che questa situazione durerà ancora per molto. Nell’ultimo periodo forse se n’è parlato tanto anche grazie alle elezioni politiche, in occasione delle quali però si è anche strumentalizzato. Per il resto non se ne parla abbastanza. E il fatto che Favino, dopo aver portato quel monologo a teatro, abbia sentito l’esigenza di portarlo proprio su un palco importante come quello del Festival è la dimostrazione che pensava che ci fosse bisogno di una cassa di risonanza molto grande. Come si possono migliorare le condizioni degli immigrati e mitigare il clima di ostilità che a volte si respira nel nostro paese? Non c’è una formula e poi non sta a noi trovare delle soluzioni. Il teatro in questo caso può essere un teatro sociale e di denuncia. L’autore di Lampedusa, l’inglese Anders Lustgarten, scrive molti testi di questo tipo. È giusto che il nostro lavoro serva anche a questo, a sensibilizzare la gente e smuovere le coscienze. Il compito di trovare soluzioni lasciamolo ai politici, che son pagati fior fiore di euro per farlo. Sono appena iniziate le riprese del suo primo film da produttore. Perché ha deciso di svestirsi dai panni di attore e di buttarsi in questa nuova avventura? Non c’è un motivo particolare, penso di aver trovato la storia giusta e un personaggio giusto e mi son voluto buttare in questa nuova avventura. Io sono co-produttore della pellicola, il produttore è un imprenditore milanese di nome Pier Paolo Piastra che ha dato vita alla casa di produzione Viva Productions. Io gli ho portato il mio progetto, ne è stato entusiasta ed è nata questa collaborazione. Di cosa parla il film? Il film parla di bullismo, un problema molto serio e attuale. Si leggono tutti i giorni sui giornali storie di bambini vittime di bullismo e di cyberbullismo, e che per questo decidono anche di togliersi la vita. Quando sei un adulto queste cose non ti toccano, mentre durante l’adolescenza, nel periodo di formazione e sviluppo, i bambini e i ragazzini più fragili possono esserne travolti; le critiche stupide e immotivate possono appiccicartisi addosso con forza e farti male sul serio. Il bullismo è un problema radicato in tutto il mondo, e in qualche modo bisogna parlarne per arginarlo il più possibile e debellarlo. Per arginare un problema bisogna conoscerlo, c’è necessità che se ne parli e che sia sulla bocca di tutti. A maggio, invece, sarà al cinema nel film Stato di ebbrezza. È un film tratto da una storia vera, quella di Maria Rossi che era una comica e negli anni ’90 era uno dei volti più conosciuti di Zelig. Il film è tratto dal suo libro di ispirazione autobiografica, lei ha avuto problemi di alcolismo ed è stata rinchiusa in una casa di cura per questa dipendenza. Questo personaggio è interpretato in maniera che ritengo magistrale da Francesca Inaudi, un’attrice veramente molto brava, avevamo già lavorato insieme in un altro film che si chiamava Dopo mezzanotte, e ritrovarla in questo lavoro mi ha fatto molto piacere. È un attrice straordinaria che in questo film interpreta un personaggio difficile in maniera impeccabile. Io interpreto il fratello della protagonista, che la accompagna e la sostiene in tutte le sue vicende. A che punto è della sua carriera da attore? Non c’è un punto nella mia carriera, vado avanti e faccio le mie cose. Cerco di scegliere il più possibile, oggi sono un po’ più selettivo di un tempo ma penso che questo sia un processo abbastanza naturale. Non ho un obiettivo specifico, sono contento di essere arrivato fin qui e spero di continuare a fare questo lavoro che amo. Cosa vorrebbe le riservasse il futuro? Cinema e ancora cinema, teatro, televisione. Vorrei che il futuro mi riservasse la possibilità di fare le cose che mi piacciono. ITA EVENTI 83

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