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1 week ago

FuoriAsse #22

Officina della cultura

«Per me la foto è

«Per me la foto è parte del mio viaggiare ma non dei viaggi per trovare foto uniche e tutte uguali ma l’andare quotidiano al lavoro, il mio vagare nella notte tra le periferie, conoscere le persone che le vivono e usare il bianco e nero per illuminarle». Poi si mette dritto sulla poltrona davanti allo schermo: «È una fotografia che traccia gli incontri, poco importa se di pochi minuti o di anni, quotidiani e fortuiti come camminare sul marciapiede infinito del mondo». Le foto di Vittorio sono spesso un viaggiare tra quelli che qualcuno si è preso la briga di definire gli ultimi e, nella violenza che circonda le sue immagini spesso dure, hanno la capacità di trasmettere il valore della persona o della cosa ritratta, non senza una vena di ironia, altro segno distintivo del fotografo e dell’uomo Catti, che quasi disegna l’aureola al ritratto di uno zingaro ©Vittorio Catti FUOR ASSE 168 Sguardi

©Horacio Siciliano ©Vittorio Catti che raccoglie il ferro inutilizzato dei cantieri con il suo carro tirato da un cavallo. Un on the road fotografico dove la strada è asfalto da mangiare per vivere. Una strada che è di tutti, dalla signora che mangia la banana, alla bella del mercato, dai barboni agli spacciatori, dal padre con il bimbo in braccio o la prostituta dei campi di periferia. È l’umanità riportata davanti a se stessa e riconosciuta come tale. Una fotografia che racconta persone a cui qualcuno poi metterà un’etichetta. Anche perché i titoli che Vittorio dà alle sue foto sono una sintesi di una visione della realtà messa a nudo ma non giudicata: semplicemente raccontata. «Bah, in verità quando sistemo le foto, ne devo rivedere altre diecimila di quelle fatte negli ultimi tre anni, per classificarle devo dargli un titolo…» dice sorridendo ironico. «La fotografia è il mio dialogare con il mondo ma con un linguaggio diretto dove ci si riconosce in qualche modo, un po’ come quando agli inizi passavo per certi quartieri di Torino e dopo cinque minuti arrivava un tipo a chiederti: “C’hai un problema?” e tu dovevi saper rispondere a questo “aiuto” insperato che suona come una minaccia. Credo sia un po’ questo quello che segna la mia fotografia; credo sia l’avere imparato a muovermi in questi mondi segnati da un riconoscersi e farsi riconoscere fatto di poche parole». Riconoscere è sicuramente uno degli elementi centrali del fotografare di Catti. Vedere e riconoscere l’altro per vedere se stessi, senza giudizio o analisi, ma semplicemente un raccontare una vita su FUOR ASSE 169 Sguardi

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