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co. L’Armeria possiede

co. L’Armeria possiede attualmente più di 5.000 oggetti che spaziano dalla Preistoria all’inizio del Novecento, tra i quali uno dei più importanti nuclei è costituito dalle armi e armature cinquecentesche. All’Armeria è anche annesso il Medagliere Reale, destinato a raccogliere, nei preziosi mobili palagiani, la collezione di monete e una selezione di antichità classiche e oggetti preziosi di Carlo Alberto. La Biblioteca Reale di Torino è una delle più importanti istituzioni culturali della città e conserva oltre 200.000 volumi, carte antiche, incisioni e disegni, come il celebre “Autoritratto” di Leonardo da Vinci. Nel 1831 Carlo Alberto di Savoia-Carignano decide di ampliare la biblioteca di corte con l’inserimento di innumerevoli volumi acquistati presso gli antiquari di tutta Europa e della sua raccolta personale. Per il progetto di sviluppo della Biblioteca, il re incarica una ristretta cerchia di collaboratori che intraprendono numerosi viaggi di ricerca all’estero per aggiornarsi sui progressi delle lettere, delle scienze e delle arti. Nel corso di questi viaggi vengono raccolti documenti sulla storia dei domini di Casa Savoia e opere notevoli per la loro rarità o bellezza: la Biblioteca si arricchisce così di preziosi volumi, libri antichi e codici miniati. Nel 1839 Carlo Alberto acquista dal collezionista Giovanni Volpato una raccolta di disegni dal Quattrocento al Settecento di grandi maestri italiani e stranieri, fra i quali Michelangelo, Raffaello, Rembrandt e Leonardo da Vinci. Di Leonardo, in particolare, la Biblioteca possiede 13 fogli autografi e il Codice sul volo degli uccelli, che giunge però in Biblioteca per donazione nel 1893. Con il rapido accrescimento dei fondi librari, l’antica sede posta al primo piano del Palazzo Reale si rivela ben presto insufficiente. Il progetto per la nuova sede viene affidato all’architetto di corte Pelagio Palagi, che disegna anche gli arredi e gli scaffali addossati alle pareti, disposti su due livelli. Nel 1842 viene inaugurata la nuova sede della biblioteca palatina al piano terreno dell’ala di levante di Palazzo Reale. In origine la Biblioteca Reale era destinata al servizio della corte, agli ufficiali e ai dotti interessati allo studio della storia patria e delle belle arti. Dopo la seconda guerra mondiale, con il passaggio allo Stato dei beni di Casa Savoia, la Biblioteca Reale diventa una biblioteca pubblica statale e dal 2016 è Istituto annesso ai Musei Reali di Torino, testimonianza culturale unica (Tavola 4) . La storia di Palazzo Madama ha inizio già in epoca romana, alla quale risalgono, come resti della porta pretoria, le due torri poi conglobate nella facciata barocca dell’edificio. Guglielmo VII, marchese di Monferrato nel XIII secolo, vi addossò una casa-forte; passato ai Savoia, il castello venne ampliato sotto Ludovico d’Acaia, signore di Torino nel ‘400, con l’aggiunta del fronte posteriore. Perduta in seguito la funzione difensiva, iniziarono le opere di abbellimento che lo trasformarono in un palazzo per la famiglia ducale. Un grande impulso artistico si ebbe con le “madame reali” Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, reggente per il figlio dal 1637, e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, seconda moglie di Carlo Emanuele II, reggente dal 1675, dalle quali il palazzo prese il nome. Dell’ambizioso progetto presentato da Filippo Juvarra venne realizzata solo la nuova facciata (1718 – 1721), grandiosa nella scansione all’ordine superiore di lesene e colonne corinzie scanalate e ampi finestroni; spettano a Giovanni Baratta i rilievi con trofei militari, i vasi e le statue della balaustrata. Dall’atrio partono le due rampe dello scalone, con vestibolo superiore, straordinaria creazione dell’architetto messinese. Nel 1799 palazzo Madama fu occupato da un governo rivoluzionario e nel 1801 venne distrutta la galleria che lo univa a Palazzo Reale. Quindi fu sede della Regia Pinacoteca dl 1832 al 1865, dell’Osservatorio astronomico (demolito nel 1920), del Senato subalpino e poi italiano (1848 – 1864) e della Corte di Cassazione, fino alla cessione nel 1924 del primo piano al municipio, che decise di trasferirvi nel 1934 il Museo Civico di Arte Antica, riaperto il 16 dicembre 2006 dopo un lungo periodo di restauri (Tavola 4). 36

ANALISI DEI SITI - PALAZZO CHIABLESE e CARIGNANO. TEATRO REGIO, REGIA ZECCA Le origini del Teatro Regio risalgono all’inizio del XVIII secolo quando Vittorio Amedeo II decise di commissionare all’architetto Filippo Juvarra la progettazione e la costruzione di un nuovo grande teatro nell’ambito del più generale riassetto urbano della Piazza Castello. L’intento venne però perfezionato solo qualche anno più tardi da Carlo Emanuele III (incoronato re nel 1730) il quale, in seguito alla morte di Juvarra, scelse di affidare il progetto all’architetto Benedetto Alfieri con la richiesta di progettare un teatro di grande prestigio. Il «Regio Teatro» di Torino, edificato nel tempo record di due anni, venne inaugurato il 26 dicembre del 1740 con l’Arsace di Francesco Feo, diventando subito un punto di riferimento internazionale per la capienza – circa 2.500 posti tra platea e cinque ordini di palchetti, le magnifiche decorazioni della sala fra le quali spiccava la volta dipinta da Sebastiano Galeotti, gli imponenti scenari e le attrezzature tecniche, nonché la qualità delle rappresentazioni. In seguito a cinque anni di chiusura (1792/1797) il Regio cambia nome più volte, rispecchiando gli eventi storici: nel 1798 diviene Teatro Nazionale, nel 1801 Grand Théâtre des Arts e nel 1804 Théâtre Impérial. Con la Restaurazione, il teatro rientra in possesso dei Savoia. All’epoca di Carlo Felice, grande appassionato di musica, calcano le scene del Regio virtuosi come Giuditta Pasta e Domenico Donzelli, ma nell’Ottocento Torino perde importanza rispetto a Milano, Napoli e Venezia. Sotto Carlo Alberto la sala riceve un’impronta neoclassica (sottolineata dai lavori di rifacimento affidati a Ernesto Melano e Pelagio Palagi). Un nuovo restauro, realizzato da Angelo Moja nel 1861, cancella le modifiche palagiane conferendo alla sala una veste “neobarocca”. Nel 1870 la proprietà del Regio passa al Comune di Torino; in questi anni la storia del Teatro si intreccia con quella dell’Orchestra Civica e dei Concerti Popolari ideati da Carlo Pedrotti, il quale apporta forti innovazioni nel repertorio introducendo nella programmazione la musica di Wagner e Massenet. Nel nome di Wagner è pure l’esordio in Teatro di Arturo Toscanini, che collabora con l’Orchestra dal 1895 al 1898 e che il 26 dicembre 1905, dopo i lavori di ristrutturazione guidati da Ferdinando Cocito, inaugura la nuova sala con il Sigfrido. Altri autori significativi nella storia del Regio sono Giacomo Puccini, che tiene a battesimo a Torino Manon Lescaut (1893) e La bohéme (1896), e Richard Strauss, che nel 1906 dirige Salome in “prima” italiana. L’ultima grande “prima” ospitata dal Regio antico è Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, su libretto di Gabriele D’Annunzio (1914). Dopo la chiusura nel periodo bellico, il Teatro si dedica a opere di repertorio. Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936 il Teatro viene distrutto da un violento incendio: saranno necessari quasi quarant’anni per la sua ricostruzione. Il nuovo Teatro Regio (progetto di Carlo Mollino con Carlo Graffi, 1965) viene inaugurato il 10 aprile 1973 con una serie di opere e attività che coinvolgono la comunità locale e non solo. Alla Stagione d’Opera e Balletto, che prevede almeno dieci titoli da ottobre a giugno, si affiancano molte altre attività: concerti sinfonico-corali e cameristici che vedono impegnati l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio; una serie di spettacoli allestiti al Piccolo Regio e destinati al nuovo pubblico e alle famiglie; manifestazioni organizzate in collaborazione con le istituzioni locali come Torino Settembre Musica, Torinodanza, RegioneInTour, Punto Verde Giardini Reali e altre; La Scuola all’Opera, fitto calendario di attività e spettacoli destinati a bambini e ragazzi; e poi conferenze, visite guidate e mostre. Tutte manifestazioni che pongono il Teatro Regio al centro della vita culturale e artistica di Torino e del Piemonte ma non solo (Tavola 5). Palazzo Chiablese è uno dei palazzi nobiliari del centro storico di Torino, le cui vicende sono legate alla storia della Casa Reale dei Savoia. Appartenente agli edifici che costituiscono la zona di comando, è collegato a Palazzo Reale da una passaggio interno e ha l’ingresso principale e l’affaccio storico su Piazza San Giovanni. Di impianto seicentesco, il Palazzo è stato ridisegnato nel 1753 dall’architetto Benedetto Alfieri su incarico del Re per essere destinato a residenza di Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese, da cui prende il nome. A questo periodo risalgono il maestoso scalone che conduce al piano nobile, dove si trovano sontuose decorazioni, stucchi, arredi, sovrapporte dipinte e boiserie. Il Palazzo, utilizzato nei secoli come residenza dei Savoia, viene danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale e in seguito passa allo Stato che lo restaura e lo destina a sede della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte e delle Soprintendenze. 37

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