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FuoriAsse_n_22

natura socio-economica,

natura socio-economica, ma in fondo rivela anche l’attenzione di Gobetti sia nei riguardi dell’infanzia sia della favola come genere letterario: Si passa il Valentino tra la nebbia, anche a mattina inoltrata; itinerario nordico senza il bel sole italico, senza indulgenza di paesaggio. Clima eretico: uomini intirizziti, che non han tempo di sonnecchiare e che il freddo rende acuti e quasi goffamente frettolosi, come nel Paese in cui Pinocchio trova la sua fata laboriosa. Il Valentino offrirebbe consolazioni romane, ma solo di pomeriggio, col sole, quando le bambinaie vi conducono i marmocchi e stanno ad ascoltare gli ingannevoli e dilettosi idilli di studenti e di ufficialetti a spasso, imparando quanto siano irresistibili Minerva e Marte, se vi aggiungi le seduzioni di artificiali boschetti e il canto monotono del fiume che scorre là dietro gli alberi. Gli operai ci passan di mattino, gli occhi intenti sul giornale che ancora odora di grassi inchiostri da rotativa; quando escono dopo otto ore di fatica nessuna lusinga di natura li riconcilierebbe col mondo. C’è un’altra poesia nei loro cuori, che sdegnano trepidi sorrisi e gli incanti dei giardini artificiali. La loro psicologia è dettata dalla macchina e dalla vita in fabbrica. Il legame di Gobetti con le Avventure di Pinocchio potrebbe essere solo affettivo, nel senso di una reminiscenza di letture infantili: non dimentichiamo la giovane età dell’autore; tuttavia, non si può non tenere conto del fatto che Le Avventure di Pinocchio, pubblicate da Carlo Lorenzini o Collodi in volume nel 1883, cominciavano in quegli anni a ricevere una attenzione più cospicua da parte della critica, tanto da cominciare a essere annoverate tra i classici della Letteratura italiana: si ricordi l’Elogio di Pinocchio 5 del critico toscano Pietro Pancrazi (Cortona 1893- Firenze 1952). In Visita alla Fiat, Gobetti coglie di sorpresa il lettore, in quanto il riferimento a Pinocchio sopraggiunge in maniera inaspettata. Pinocchio è per Gobetti un emblema del rispetto delle regole; ha l’obbligo e il dovere di eseguire i propri compiti. Il valore della fabbrica risiede dunque in quel senso di educazione alla coordinazione sociale; allo stesso modo, il Pinocchio di Collodi, dopo tante avventure, è impegnato ad entrare in un sistema dentro il quale il burattino comprenderà meglio le ragioni e il senso del lavoro. C’è un altro aspetto altrettanto importante nel capolavoro collodiano, che riguarda la funzione genitoriale di Geppetto e della Fata turchina. Geppetto è il padre amoroso che si prende cura di Pinocchio come farebbe una madre: lo nutre e lo accudisce, gli insegna a camminare e gli cuce il suo primo vestitino. Invece, la Fata turchina è severa e @Daša Ščuka 5 Con sede di uscita «Il Secolo», Milano, ottobre 1921, ristampato in Venti uomini, un satiro e un burattino, Firenze, Vallecchi, 1923 (Cfr. Daniela Marcheschi, Bibliografia, in Carlo Collodi, Opere, a cura di Daniela Marcheschi, Milano, Mondadori, I Meridiani, 1995, p. 1122). FUOR ASSE 30 Quaderni per l’infanzia

affettuosa e “paternamente” provvede alla sua educazione morale: Amorevole e ferma, la figura femminile presente nel Pinocchio non poteva non essere una fata: distante precisamente – lo ribadiamo – come un padre ottocentesco, dal mondo in cui si muove un burattino – bambino, segno di un’infanzia ancora bisognosa di premure, eppure già tutta tesa all’autonoma scoperta del mondo 6 . Un simile rovesciamento di ruoli, che dimostra la straordinaria apertura intellettuale di Collodi, allo stesso modo si riscontra nella novella di Andreev, che attrae Gobetti. Come accade in Pinocchio (ma anche in Rosso malpelo di Giovanni Verga), nell’Angioletto il ruolo del genitore affettuoso e amorevole è affidato al padre, l’unico in grado di infondere sentimenti di speranza in Sasca. Ciò di cui Gobetti andava in cerca erano i valori autentici, le virtù civili che sono frutto visibile di un nuovo atteggiamento morale introiettato, certo, che fa diventare tutto naturale, spontaneo. Per questo, gli eroi di Gobetti sono uomini semplici, pronti ad assumersi le responsabilità che ciascun momento richiede, ma uomini capaci di conservare l’autenticità e l’essenzialità che sono proprie degli eroi delle favole 7 . @Jo Hoffman 6 Così ancora Daniela Marcheschi, Il naso corto. Una rilettura delle Avventure di Pinocchio, Bologna, EDB, 2016, p.75. 7 Per un’analisi più approfondita di questi aspetti cfr. Caterina Arcangelo, Non eroi, ma semplici uomini: a proposito di Piero Gobetti in La Favola nelle Letterature Europee a cura di Daniela Marcheschi (Atti del II° Seminario Internazionale, Seravezza, 2 dicembre 2017), Pistoia, Petite Plaisance-CISESG (in corso di stampa: uscita prevista nel giugno 2018). 31 Quaderni per l’infanzia FUOR ASSE