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8 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

Lettere al Corriere

Lettere al Corriere CONTRO LA CASTA Gioco al massacro? In tempi di anti-politica può capitare che i sindaci di Roma e Milano si rinfaccino chi tra di loro percepisce lo stipendio più basso, come è avvenuto in un recente confronto a Cortina d’Ampezzo (Bl). È questo, però, un pericoloso gioco al massacro che rischia di non risolvere assolutamente i veri problemi che oggi ha il mondo politico. Non è infatti immiserendo chi ricopre incarichi elettivi che si potranno trovare soluzioni strutturali al sistema Italia. E probabilmente non è neppure questo che gli italiani più responsabili vogliono, al di là del populismo contro la «casta». Al pari della giustizia in cui ciò che viene auspicato dal popolo non è tanto la durezza della pena quanto sua certezza, nei costi della politica deve valere la certezza che gli eletti rendano per lo stipendio che ricevono. È questo l’importante. Mario Taliani Noceto (Pr) Corriere della Sera (26 agosto 2011) 18

CHI SONO I «MODERATI»: UNA PAROLA CON MOLTI SENSI Ultimamente nella politica nazionale, al pari di quella locale, è tutto un «correre dietro» ai moderati. Come ai tempi del proporzionale, è questo il bacino su cui si gioca la vittoria in qualunque competizione elettorale. Ed è tutto un affannarsi a chiamarsi tali. Dal presidente del Consiglio al sindaco del più piccolo consiglio comunale difficilmente ormai non ci si definisce così. Ma che significa, oggi, essere moderati? E che cosa ha significato esserlo negli anni scorsi nel nostro Paese quando esisteva un partito come la Dc che era il partito moderato per antonomasia? Personalmente, non riesco a non sorridere nell’assistere a questo affanno, pur considerando me stesso un moderato! Mario Taliani Caro Taliani, «moderato» è una delle parole più usate e bistrattate del linguaggio politico italiano. Il suo significato cambia a seconda delle circostanze, del contesto storico e persino del tono di voce con cui la parola viene pronunciata. Nel Risorgimento i moderati sono quelli che vogliono l’unità d’Italia, ma temono le derive repubblicane o socialiste e vedono nella monarchia dei Savoia una garanzia anti-rivoluzionaria. Nel regime fascista i moderati sono quelli che temono la «seconda ondata», vale a dire i rigurgiti rivoluzionari del movimento, e vedono nell’ala radicale del corporativismo, non senza qualche ragione, una specie di comunismo strisciante. Nell’Italia democristiana sono quelli che si oppongono al centrosinistra, al compromesso storico, ai governi di solidarietà nazionale. Ma possono essere moderati anche quelli che si piegano alla necessità di un accordo con le sinistre e fanno del loro meglio per svuotarlo dei suoi aspetti più pericolosi. Per i loro oppositori di sinistra o di destra questi moderati sono quindi ignavi, opportunisti, ipocriti. Più recentemente la parola è stata spesso usata per definire quella parte del mondo musulmano che non ha una concezione totalitaria dell’esistenza, che non è «jihaddista», che non vuole distruggere l’Occidente, che crede nell’adattamento dell’Islam alla modernità e nella pacifica convivenza di culture religiose diverse. Ma i nemici delle comunità multietniche sono con- 19

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