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A RITROSO SCRIVENDO

l’anno seguente, o un

l’anno seguente, o un presidente che continua a occupare la Casa Bianca per parecchie settimane prima del giuramento del suo successore. Forse questo è esattamente ciò che molti americani desiderano. Ma vi è una certa contraddizione tra le responsabilità mondiali degli Stati Uniti e un sistema inevitabilmente destinato a creare momenti in cui l’esecutivo e il legislativo si paralizzano a vicenda o debbono attendere il compimento di un lento processo istituzionale. Ho l’impressione, caro Taliani, che gli americani, in generale, lo sappiano, ma siano ingabbiati in una costituzione che ha cercato di eliminare l’imprevedibilità delle crisi e di assoggettare la vita istituzionale a un calendario di ferro. Mentre in Europa le legislature possono essere brevi o lunghe, a seconda delle circostanze, la data delle elezioni americane non è una «festa mobile» e non dipende dagli alti e bassi delle vicende politiche. Cade ogni due anni, nel primo martedì di novembre, ed è eguale per tutti, al centro e alla periferia: un automatismo e una regolarità che privano i politici di qualsiasi potere discrezionale. Cambiare le regole diventa quindi molto complicato, se non addirittura impossibile. Gli americani sono pronti a sperimentare tutto ciò che è nuovo, ma in materia di costituzione sono conservatori. Sergio Romano Corriere della Sera (24 novembre 2010) 36

Lettere al Corriere TRUPPE AFGHANE L’impegno italiano Caro Romano, l’Italia si è impegnata con la Nato a mandare in Afghanistan altri 200 militari con lo scopo di incrementare l’addestramento delle forze di sicurezza locali. Capisco che ciò debba essere svolto nelle zone delle operazioni, ma forse non sarebbe meglio fare il contrario? Portare in Italia 2.000 soldati e ufficiali afghani non potrebbe dare migliori risultati, anche dal punto di vista psicologico? I militari afghani avrebbero così la non ripetibile occasione di conoscere la nostra realtà democratica. L’operazione non sarebbe anche meno rischiosa e costosa? A firma Italo Mariani, Parma Addestrare le truppe afghane in Italia sarebbe troppo costoso e allontanerebbe i soldati dal contesto in cui devono operare. Ma l’Italia potrebbe offrire al governo afghano una quota di allievi ufficiali nelle nostre Accademie militari. I corsi sarebbero più lunghi e più formativi. Sergio Romano Corriere della Sera (24 novembre 2010) 37

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