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3 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

Lettere al Corriere

Lettere al Corriere ONLINE Gioco d’azzardo La possibilità di autorizzare il gioco d’azzardo online usando soldi veri ha accresciuto in me la sgradevole impressione di vivere in uno «Stato criminogeno», dove «criminogeno» indica l’incapacità di comprendere, da parte del legislatore, di come una autorizzazione del genere non possa che agevolare l’aumento del crimine, a causa delle persone rovinate dal gioco. Legale o meno che sia! A firma Italo Mariani, Parma Corriere della Sera (19 luglio 2011) 22

I FRATELLI MUSSOLINI: LA POLITICA E GLI AFFETTI Caro Romano, in un articolo pubblicato sul Popolo d’Italia, del 13 dicembre 1924, Arnaldo Mussolini scriveva: «Checché ne dicano gli avversari, il delitto Matteotti non si inserisce nella storia e nel Regime, ma è un episodio truce, doloroso, che prima di colpire il socialismo ha colpito il Fascismo!». Il senso di questa affermazione anticipava, in pratica, quello che sarebbe poi divenuto il ben più famoso discorso pronunciato dal fratello Benito il 3 gennaio successivo e che avrebbe dato il via alla dittatura fascista. Ed è una conferma di quanto non solo fossero in simbiosi politica i due fratelli Mussolini, ma di come Arnaldo fosse anche «organico» ai successi del regime. Al punto che, in una raccolta di suoi scritti, viene sottolineato «il contributo vitale» che l’allora direttore del Popolo d’Italia diede alla «conciliazione» con la Chiesa cattolica realizzatasi poi coi Patti Lateranensi del 1929. Ma quale sarebbe potuta essere l’influenza di Arnaldo sulle scelte future del fratello maggiore se non fosse prematuramente scomparso nel 1931? A firma Mario Alberti, Noceto (Pr) Caro Alberti, Arnaldo Mussolini morì il 21 dicembre 1931 all’età di 46 anni. Aveva diretto il Popolo d’Italia dal giorno in cui Benito era diventato presidente del Consiglio ed era stato da allora il braccio milanese del fratello maggiore, l’uomo che teneva i contatti con gli ambienti economici e sorvegliava la macchina del partito in una città dove il fascismo era nato, ma in cui il dissenso antifascista non era mai scomparso. Assomigliava a Benito, ma era miope e non aveva né lo sguardo penetrante né i tratti marziali con cui il capo del governo aveva costruito la sua icona. Era stato maestro, come il fratello, ed era un buon giornalista politico, capace di argomentare senza ricorrere all’irruenza polemica che era la chiave, spesso fin troppo usata, del capo del governo. Non aveva combattuto nella Grande guerra, aveva fatto politica nelle retrovie piuttosto che in prima linea e non aveva mai accettato l’invito a candidarsi nelle elezioni nazionali. Sotto la sua direzione Il Popolo d’Italia evitò i trionfali inni al Duce che sarebbero diventati il fastidioso ritornello della stampa fascista negli anni seguenti. Quando 23

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