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siciliana

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24 (L’interiorizzazione stilizzata del linguaggio poetico riflette la) situazione di conflitto che si stabilisce, in ognuno degli autori, fra l’obbedienza alla logica spersonalizzante dell’ideologia del potere imperiale e le proprie tensioni e aspirazioni individuali. (Meneghetti 1992:161) Nel contesto della Magna Curia, rispetto a quello delle coeve corti feudali in Provenza e nella Francia settentrionale, la lirica cortese è servita come metafora per esprimere una realtà più attinente, in particolare la rivalità quotidiana che dev’essere esistita fra i personaggi di corte federiciani in lotta fra loro per conquistare posizioni di potere all’interno della gerarchia imperiale. Così, nell’incoraggiare la composizione di liriche cortesi - la sua fama di mecenate lo aveva messo sullo stesso piano di Guglielmo d’Aquitania -, Federico II era capace non solo di promuovere una attività culturale stimolante ma anche di contenere potenziali ostilità latenti in un’amministrazione nella quale l’avanzamento all’interno dei ranghi burocratici dipendeva esclusivamente dall’operato personale e dalla fedeltà (de Stefano 1978:231). Rispetto ad altri sovrani dell’epoca l’imperatore svevo era un organizzatore culturale non soltanto per svago. Aveva scopi ben precisi nel commissionare ricerche e studi in campo matematico, filosofico, biologico, medico, architettonico, musicale, linguistico e in quello della traduzione 6 . Azzarderemmo a dire che la vita intellettuale nella sua corte rappresentava una sorta di “mini università”. Studiosi di tutti i credi religiosi e filosofici convenirono in Italia meridionale dall’ Europa ma, soprattutto, dal Medio Oriente: fra tutti ricordiamo anche lo scozzese Michele Scoto, astrologo di corte, ed il pisano Leonardo Fibonacci, matematico, che introdusse in Europa il sistema numerico arabo e lo zero 7 . Federico aveva una vera e propria sete di conoscenza - tanto 6 L’imperatore era convinto della utilità capitale della traduzione sia in campo scientifico che letterario: si veda la fondamentale traduzione dal latino al tedesco di Ovidio, fatta approntare ancora in Germania (1212-1220) - coincidente con la predominanza del discorso amoroso nella letteratura in volgare nata alla sua corte - e, successivamente, quelle altrettanto fondamentali dell’ Eneas e del Cligés, le due opere francesi che si presentano in misura maggiore come ”trattati” di teoria amorosa. 7 Agli studi matematici del Fibonacci lo studioso Wilhelm Pötters ritiene si sia ispirata la struttura fissa e regolare del sonetto (cfr. Pötters 1999).

da definirsi vir inquisitor et sapientiae amador (Horst 1996:166) - e la modernità della sua metodologia scientifica 8 influenzò non poco anche l’immaginario ed i contenuti delle liriche vertenti sulla fenomenologia amorosa, tutte dettate dalla conoscenza e dalla ricerca di verità. C’è chi sostiene che egli incoraggiò e finanziò le attività artistiche ed intellettuali non soltanto per l’amore personale verso la conoscenza, ma anche perché era profondamente consapevole dell’importanza politica, oltre che intellettuale e morale, del problema della cultura: Nessuno ebbe certo tra i sovrani del suo secolo, coscienza pari alla sua della forza, della fecondità e della universalità del sapere. Nell’inviare ai dottori e agli scolari dello Studio di Bologna le prime traduzioni latine dei trattati aristotelici, egli scrive di ritenere necessari al fastigio del suo trono, oltre alle leggi e alle armi, anche i sussidi della scienza volti contro i pericoli della oscura ignoranza e della sfrenata lascivia, onde si snervano le forze e si corrompe il potere stesso della giustizia (de Stefano 1978:231). Mentre il fiorire di studi ed attività culturali nel Regno federiciano può esser tranquillamente interpretato più come un riflesso del personale interesse dell’Imperatore in questi campi che per un freddo calcolo politico, la fondazione della nuova Università di Napoli nel 1224 ed il riconoscimento ufficiale della prestigiosa Scuola medica di Salerno pochi anni più tardi, senza dubbio fanno pensare a decisioni imperiali nelle quali le considerazioni politiche giocano un ruolo importante (Abulafia 1998:235). D’altronde l’ordine di Federico in virtù del quale nessun medico del regno poteva praticare senza una laurea conseguita presso la Scuola rafforzava ulteriormente il suo controllo sull’istruzione. La fondazione dell’Università di Napoli conteneva in sé l’intenzione di rivaleggiare, se non di sorpassare, con l’ Università di Bologna, la fonte dalla quale l’acerrimo nemico di Federico, il Papato, attingeva il suo brain trust in giurisprudenza ed in altri campi del sapere. Lo stupor mundi reclutava i funzionari che formavano la sua burocrazia imperiale dalle fila degli studenti di giurisprudenza dell’Università di Napoli. Nel costituire il suo apparato burocratico con funzionari che venivano da studi legali piuttosto che con membri 8 L’imperatore è stato visto come il predecessore di Alberto Magno e Ruggero Bacone (Guerrieri-Crocetti 1977:5). 25

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