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siciliana

Nel testo fornito da

Nel testo fornito da Migliorini (Migliorini 1992:125) notiamo la rima imperfetta preso:miso dopo che il copista ha toscanizzato priso ma ha lasciato miso intatto al posto di un messo, o di un inesistente meso, per non perdere la rima. Amuri diventa Amore. La ormai canonica formula della separazione della musica dal canto elaborata da Aurelio Roncaglia, del fatto che i poeti federiciani abbiano appreso le regole della versificazione da fonti scritte e non musicali (anche se non e escluso che un certo numero di componimenti siano stati successivamente musicati da musicisti), della eloquente mancanza di senhal (pseudonimo della dama o del destinatario a cui si inviava il componimento) o della tornada (congedo) tipici di esecuzioni musicali , viene di tanto in tanto confutata con argomentazioni più o meno convincenti. Beltrami attira la nostra attenzione sul volume di Paolo Canettieri, Descortz es dictatz mot divers. Ricerche su un genere lirico romanzo del XIII secolo (Roma, 1995), in cui l’autore mette in rilievo le relazioni intertestuali fra il discordo di Bonagiunta, «Quando veggio la rivera», e due discordi siciliani, «Dal core mi vene» di Giacomo da Lentini e l’anonimo «De la primavera». Al di là delle derivazioni e dei modelli interessa a Beltrami se abbia senso l’imitazione di un discordo per via puramente testuale (Beltrami 1999:193) visto che il discordo è profondamente radicato nella musica (Arveda 1992:XLIII), anche in Italia, dove peraltro si estingue molto rapidamente. Ciò viene ammesso dallo stesso Roncaglia, il quale oltre a formulare le sue celebri parole, 98 una delle più importanti, forse la più importante in assoluto, tra le novità che caratterizzano l’antica lirica italiana nei confronti dei suoi precedenti trovatoreschi (provenzali innanzitutto, ma anche francesi, ed anche germanici) sia il mutato rapporto fra parola e musica, in dipendenza da condizioni socioculturali diverse da quelle d’Oltralpe (Roncaglia 1978: 365) di fronte ai versi del discordo di Giacomino Pugliese lo stormento/ vo sonando/ e cantando, ammette per questo un’eccezione, sia pure tale che «in definitiva, andrebbe ascritta a un filone laterale rispetto alla lirica aulica» (ivi:386), a un filone credo prossimo a quelle tradizioni poeti-

che, come ad esempio quella religiosa, del cui carattere musicale non si dovrebbe dubitare 46 . E riguardo alle canzoni? Rispetto alle ballate Dante ad esempio dice nel De Vulgari Eloquentia (II, ii) che le canzoni non hanno bisogno di danzatori per essere eseguite (DVE 1995:61-2): ma allora neppure di essere cantate? Dante spiega che la melodia di per sé non è una canzone perché una canzone è l’unione di melodia e testo, ed il testo deve esser composto per poi musicarlo, per cui «cantio nichil aliud esse videtur quam actio completa dicentis verba modulationi armonizata» (II, viii, 6) (ivi:80-1), trasposto in italiano: «la canzone non è altro che l’azione in sé compiuta (ma compiutamente svolta sembrerebbe più vicina al nostro discorso) di dire parole armonizzate (armonicamente disposte) per l’accompagnamento musicale». Più avanti Dante continua dicendo che sono canzoni in tal senso sia quelle di cui si tratta che le ballate e i sonetti e tutte le composizioni armoniche in volgare od in latino, mentre la canzone per superexcellentiam è quella che si definisce e si tratta nel seguito. Quest’ultima sembrerebbe essere una melodia strofica come di solito tutti concordano, un’armonia di rapporti. Il Brugnolo ribadisce l’impossibilità, da parte dei Siciliani, di eventuali costruzioni musicali sulla base delle semplici traduzioni eseguite sui modelli provenzali. Sia dunque il valore dimostrativo del fatto che, nei casi noti, i Siciliani, quando traducono, modificano profondamente lo schema metrico: Dalla comparazione degli schemi metrici degli originali provenzali e delle derivazioni siciliane […] risulta infatti che i tre siciliani, caso unico in Europa, pur traducendo il testo, trasformano radicalmente la struttura metrica, sia nella formula rimica che in quella sillabica (Brugnolo 1995:321). Mentre diversamente 46 Come ricorda il Roncaglia, le Laudes creaturarum erano musicate, anche se la rigatura musicale nel cod. Assisiate 338 è rimasta in bianco (Roncaglia 1978:385). 99

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