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siciliana

28 sembrano lontane non

28 sembrano lontane non tanto dalle protagoniste della scuola poetica siciliana - spesso sessualmente ambigue nei desideri e nei ricordi di vicende intime intensamente vissute - ma dai modelli sui quali insistevano predicatori e cronisti (ibidem). L’ottimo studio condotto di recente da Tramontana ci informa anche sulla particolare attenzione per il corpo nel contesto generale della ”vita epicurea” 9 che si conduceva nel Regnum. Le donne erano avvezze ad ornare e abbellire il proprio corpo con gioielli ed unguenti il cui uso aveva tanto scandalizzato Dante il quale, turbato dai vizi del suo tempo, sottolineava il rimpianto del trisavolo Cacciaguida per gli anni in cui vedeva venir da lo specchio/ la donna sua sanza il viso dipinto (Par., XV, vv. 113-4). Dante cita a proposito un altro degli oggetti da toeletta più usati dalle donne, lo specchio. Naturalmente troviamo un’evocazione dello specchio anche nel famoso sonetto di Giacomo da Lentini, «Io m’aggio posto in core a Dio servire», dove la donna del v. 6, quella ch’a blonda testa e claro viso attraverso lo specchio coglie lo suo bel portamento/ e lo bel viso e ’l morbido sguardare (vv. 11-12). L’uso degli ornamenti e della cosmesi nasceva da un bisogno narcisistico che riconduceva senza dubbio alla riscoperta del corpo e all’osservazione della natura. Azzarderemmo dire alla vita stessa degli uccelli - studiati dall’imperatore - i quali al tempo degli amori modificano il colore e il fasto del piumaggio. La cosmesi, come si dirà più avanti, era considerata una scienza medica e farmacologica che, contribuendo a modificare l’aspetto fisico e potenziarne le attrattive, poteva probabilmente liberare il corpo della donna condizionandone la psicologia, i gesti e i comportamenti. Nella Francia meridionale c’era indubbiamente una grande partecipazione femminile ai riti di galanteria tenuti da Eleonora d’Aquitania ma è negli ambienti di corte normanna e 9 È difficile valutare con precisione il significato di ”vita epicurea” attribuito da Giovanni Villani nella Nuova Cronica (VI, i)(Villani 1990-’91:76) a Federico II. Ma è probabile che per il cronista toscano come per Dante (suo cimitero da questa parte hanno/ con Epicuro tutti i suoi seguaci,/ che l’animo col corpo morta fanno (Inf., X, vv. 13-5)) fossero ”di vita epicurea” tutti quelli che, grazie anche alla ricerca dei piaceri corporei, si allontanavano dall’ortodossia cattolica. Vivevano in modo da dimenticare la seconda morte.

specie di età sveva che si coglie quella morbida raffinatezza che rivela, nella partecipazione delle donne alla vita mondana, un fatto di costume (Tramontana 1984:193-4). In Sicilia del resto si coltivava, in quegli anni, l’henné, pianta orientale le cui foglie contengono una sostanza rossiccia usata allora nel territorio palermitano per rinforzare e tingere i capelli. Va infine menzionata la figura di Trotula, ginecologa appartenente alla prestigiosa scuola medica di Salerno e anticipatrice delle pratiche mediche ed estetiche adottate nello stato federiciano. La sua è una figura quasi leggendaria (la sua esistenza è stata spesso messa in dubbio da una cultura ostile alle donne), è vissuta nel XII secolo e le hanno attribuito tra le altre cose la capacità di preparare pozioni capaci di restituire la verginità e dunque il potere di prendersi gioco degli uomini. Le cronache dell’epoca riportano molto spesso storie di mariti in balìa delle proprie mogli accusate di aver fatto loro bere ”filtri d’amore” ed intrugli simili. Tali bevande erano preparate di solito con gli ingredienti più insoliti allo scopo di far guarire i mariti dalla sterilità o dall’impotenza e rimandano ad una farmacopea spicciola tramandata da madre in figlia. Gli studi effettivi di Trotula, e si veda la dimenticata Practica l’unica a lei attribuita, rappresentano invece un’affascinante prova del suo talento di medico, una reale ricerca sul corpo femminile scevra da pregiudizi e leggende. Gli scritti teorici di Trotula non mancano tuttavia di spunti poetici. Celebre resta la metafora delle mestruazioni femminili a cui il medico dà il nome di fiori nel De passionibus mulierum ante, in et post partum. Così come gli alberi non portano frutti senza fiori, le donne senza fiori sono frustrate nella loro funzione di concepimento (Thomasset 1995:69). All’esperienza ”ufficiale” della ginecologa salernitana va aggiunta quella di tante donne anonime in grado di risolvere i vari problemi legati al parto oppure di offrire preziosi consigli su unguenti e cosmetici riservati alle nobili. Attuale come mai in questi giorni in cui Occidente ed Oriente sono l’un contro l’altro armati, Federico fu l’unico regnante cristiano ad entrare in Gerusalemme e a concludere felicemente la crociata del 1228 in tempi record: lontano dall’Italia per appena un anno e otto giorni, di cui 235 spesi in Terra Santa senza neppure sguainare la spada (Iorio 1997:30). L’eretico scomunicato da Innocenzo IV restituì Ge- 29

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