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5 years ago

siciliana

44 Agamben a proposito

44 Agamben a proposito si esprime con una fine osservazione: (…) La psicologia medievale, con un’invenzione che è fra le eredità più feconde che essa ha trasmesso alla cultura occidentale, concepisce l’amore come un processo essenzialmente fantasmatico, che coinvolge immaginazione e memoria in un assiduo rovello intorno a un’immagine dipinta o riflessa nell’intimo dell’uomo. Andrea Cappellano, il cui De Amore è considerato come la teorizzazione esemplare della nuova concezione, definisce così l’amore come immoderata cogitatio di un fantasma interiore e aggiunge che «ex sola cogitazione, quam concipit animus ex eo, quod visit, passio illa procedit». La scoperta medievale dell’amore su cui, non sempre a proposito, si è così spesso discusso, e la scoperta dell’irrealtà dell’amore, cioè del suo carattere fantasmatico (Agamben 1977:96). Chrétien de Troyes Abbiamo già diverse volte accennato alla fonte più diretta dei Siciliani e, restringendo il campo, di Giacomo da Lentini in special modo, cioè il romanzo in versi oitanico nel suo autore più rappresentativo, Chrétien de Troyes. Il romanzo in versi dedica ampio spazio a discussioni sull’ideologia d’amore (basti pensare al Tristan di Thomas o all’ Eneas), i romanzi in prosa si occupano invece di avventure con intrecci complicati dei quali l’amore è sì la molla scatenante, ma l’ideologia d’amore non ricopre un ruolo dottrinario 18 . Nella lirica siciliana, come poi in quella successiva, siculotoscana e toscana, fino a Dante, si fa spesso riferimento a personaggi che sembrano tratti di peso dai romanzi della Francia del Nord, soprattutto quelli arturiani 19 . Quello che non sappiamo con precisione è se i poeti della Magna Curia abbiano letto le opere originali oppure le tante rielaborazioni esistenti all’epoca. 18 Il romanzo oitanico si pone inoltre come stretta unione di sen e matiere, significato e intreccio narrativo che l’autore dà al suo testo nel significato didascalico preannunciato spesso nel prologo di molti romanzi (si veda Curtius 1992:425-9). 19 Dante è esplicito: «(La lingua d’oïl) propter sui faciliorem ac delectabiliorem vulgaritatem quicquid redactum est sive inventum ad vulgare prosaycum, suum est: videlicet Biblia cum Troianorum Romanorumque gestibus compilata et Arturi regis ambages pulcerrime et quamplures alie ystorie ac doctrine» (Dante Vulgari I, x, 2:22).

Tanto per cominciare c’è un ampio uso di nomi. Quelli di Tristano e Isotta vengono utilizzati solo in paragoni amorosi, simili a quelli riscontrabili nella vicina lirica provenzale (Bianchini 1996:12): A voi sotana - e tutto valimento, Né Blanziflor, né Isaotta o Morgana Fur prossiman’ a - voi di piacimento (Anonimo)(Pagani 1968:330) Più bella mi parete Ca Isaolda la bronda; Amorosa, gioconda, Flor de le donne sete (Giacomo da Lentini)(ivi:331) Dal vostro lato (tanto) allungato, ben ho provato mal che non salda: Tristano Isalda Non amau sì forte (Giacomo da Lentini) (ibid.) C’è il caso poi di messer lo re Giovanni che dedica tutta la quarta strofa del suo discordo, «Donna, audite como», alla storia di Tristano e Isotta (Lazzeri 1942:496-501), un evento del tutto eccezionale. Leggiamo le parole di Guerreri Crocetti: Un accenno così ampio e particolareggiato sorprende perché i nomi dei due amanti e il ricordo delle loro vicende ricorrono assai di rado, e in maniera evasiva, nei nostri antichi rimatori (1977:70). Se messer Giovanni è veramente identificabile con Giovanni di Brienne, suocero di Federico II, sarebbe ”normale” l’accenno particolareggiato alla storia di Tristano, quasi una puntualizzazione delle proprie origini francesi. Invece un’opera intera, il Cligés, sembrerebbe essere stato un testo di lettura e di meditazione frequente presso i siciliani anche alla luce delle traduzioni fatte approntare dall’imperatore. Senza nominarne in alcun modo i protagonisti, Giacomo da Lentini sembra rifarsi in modo massiccio al romanzo cristianiano, specialmente la prima parte, quella più cortese ed arturiana, in cui viene raccontata la storia dei genitori del protagonista (Bianchini 1996:26). La fonte privilegiata saran- 45

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