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1 month ago

FuoriAsse #19

Officina della cultura

nell’atto di creare

nell’atto di creare questa casa. Quando, però, Pericoli ci mostra gli occhi grandi e buoni di Stevenson che contemplano pieni di desiderio il mondo e il modo in cui la sua casa vi è dentro, quello che ci mostra davvero non è sol- tanto lo sguardo di Stevenson, ma quella continua contemplazione che fa del mondo una creazione, o, per dirla diversamente, un sogno o un romanzo che non richiede finale. ©Alan Spazzali FUOR ASSE 26 TERRANULLIUS

Riflessi Metropolitani teorie, immagini, testi della mutazione a cura di Caterina Arcangelo @Antonello Veneri Riflessi Metropolitani è uno spazio virtuale di confronto e incontro in cui raccoglieremo differenti contenuti, utilizzando diverse forme di espressione – dalla scrittura alle immagini, dal video alla fotografia. Se osserviamo i cambiamenti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno portato alla riorganizzazione della vita sociale, se ci avviciniamo al concetto di spazio sociale, emergeranno delle peculiarità che rendono necessaria una riflessione sociologica sui luoghi. Lo stesso George Hazeldon – architetto di origine britannica – nel suo sogno di costruire una città che sia una riproduzione moderna di quelle che erano le antiche fortezze medievali, ci permette di osservare che, oggi, uno dei problemi più grandi che attanaglia l’essere umano è proprio la ricerca di sicurezza. All’idea di sicurezza si unisce, però, anche una nuova concezione, che incide forse più profondamente e che ha a che fare con l’azzeramento di ogni differenza. Zygmunt Bauman in La solitudine del cittadino globale, facendo riferimento a Michail Bachtin, scrive: «Ciò che aveva trovato, là dove nasce il potere, era una paura cosmica: del tutto simile alla paura “tremenda” di Rudolph Otto e parzialmente simile alla paura “sublime” di Kant». In effetti lo stretto legame postulato da Bachtin tra paura e potere non può che guidare il nostro ragionamento a quello che è anche lo sfaldamento dell’individualità (la paura così come il riso sono stati mediati, scomposti e suddivisi in tanti piccoli elementi e infine «privatizzati»), ponendoci quindi nella controversa e delicata situazione di domandarci come i nostri sentimenti possano, nell’era della globalizzazione, combaciare con l’idea di libertà individuale. È quindi anche sull’assenza delle differenze – fattore quest’ultimo che determina, contraddistingue e rende simili le periferie metropolitane – che si vuole porre l’attenzione. Che cosa sono i luoghi? Come percepiamo, o meglio viviamo uno spazio che, sulla scia di Newton, non possiamo pensare come separato dalla sfera sociale? È da questa serie di perplessità che nasce la curiosità di approfondire lo spazio come problema sociale e, di conseguenza, la necessità di parlare dei luoghi, delle connessioni tra essi e dei vari significati della presenza umana. Caterina Arcangelo FUOR ASSE 27 Riflessi Metropolitani