Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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AD CHRONICAM ORDINIS 329Hanno ucciso il pastore buono… Impressionaleggere oggi un delle prime lettere pastoraliai suoi fedeli: «Cari fratelli,- scriveva - a noi,forse, non è chiesto di testimoniare la nostrafede sino al martirio, ma è pur vero che ci èchiesto di testimoniarla”. Ahimè, almeno perciò che riguardava don Andrea Santoro e sestesso:purtroppo si sbagliava. O forse era solouna premura per non spaventare la sua comunità.Nella stessa lettera infatti, lucidamente,scrive quasi presagendo la sua sorte: «Fra tuttii paesi di antica tradizione cristiana, nessunoha avuto tanti martiri come la Turchia. La terrache calpestiamo è stata lavata con il sanguedi tanti martiri che hanno scelto di morire perCristo anziché rinnegarlo». Anch’egli ora faparte di questa schiera di martiri, assieme adon Santoro e altri.Stava per recarsi a Ciproper incontrare il papaQuando è stato ucciso si apprestava a partirealla volta di Cipro per incontrare il papaBenedetto XVI. Aveva 64 anni; era francescanocappuccino, docente di patrologia, giàpreside della Pontificia Università Antonianumdi Roma (in tale veste promosse simposidi studio su san Paolo, a Tarso, e su san Giovanni,a Efeso). Dal novembre 2004 vescovo,vicario apostolico per l’Anatolia, con sedea Iskenderun (città portuale a sud della Turchia),presidente della Conferenza episcopale.L’abbiamo incontrato nell’aprile del 2006, pochimesi dopo l’uccisione di don Andrea Santoroa Trebisonda (5 febbraio). Alla luce delsuo martirio, ci sembrano illuminanti le paroleche ebbe a dirci, in maniera quasi profetica, inquell’incontro.Sulla cattedradi Pietro ad Antiochia«Io sono qui da 18 mesi ormai, anche sela Turchia la conosco da tantissimi anni, perchéè da oltre 30 anni che ci vengo… Sonoarrivato contento della nomina a vescovo chemi è stata fatta. Quando sono andato dal papaa ringraziarlo, egli era ormai verso la finedei suoi giorni, stava abbastanza male, facevafatica anche a parlare. Il segretario mi haconsigliato di prendere la parola per animarloun pochino. Bene, sono andato e mi sono presentato:“Santità, io sono il successore di sanPietro sulla cattedra di Antiochia” e questo loha svegliato. Ha prestato attenzione, forse hapensato di aver scelto la persona sbagliata! Difatto è così, in fondo qui tra i vescovi (anche separecchi, anche se ad Antiochia ci sono 5 patriarchiche hanno il titolo di patriarca) non c’ènessuno che risiede: quindi l’unico che può sedersisulla cattedra di san Pietro sono io. Nonho detto una falsità, soltanto che la verità nonera completa!Sono contento di essere qui perché questaè la mia terra, in un certo senso, proprio ancheper il tipo di studi che ho svolto in tantissimianni di docenza. È la terra degli Apostoli, èla terra dei padri cappadoci, dei padri siriaci,degli antiocheni, è una terra che adesso cercodi conoscere sempre di più quando ho unpo’ di libertà, veramente poca. Faccio qualchepuntatina qua e là e devo dire che sto scoprendoun volto di Turchia del tutto inedito per meche pure conosco da tanti anni. Vedo cose chenon avevo mai visto… Qui dall’altra parte delmare c’è la famosa Aias, che soprattutto per iveneziani ha un fascino speciale, anche se ormail’hanno dimenticata, perché è il punto dalquale Marco Polo è partito per il lungo viaggioverso la Cina. Qui, a una trentina di chilometridi distanza, c’è una piccola cappella, vicina aun castello crociato, dove si ricorda il luogo incui Giona è stato sputato fuori dal cetaceo. Ineffetti per arrivare a Ninive questo è il puntopiù vicino, via mare. Qui a poca distanza stannorendendo visitabile l’antica Issos, luogofamoso della battaglia del 333 a.C. che ha permessoad Alessandro Magno di passare versol’oriente, l’Egitto e anche verso l’India».Comunità cristiana minoritaria,piccola e dispersaMons. Luigi ci mette a nostro agio consquisito senso dell’ospitalità e con la sua culturapopolare.«Mi trovo qui. La comunità che ho è quantomai eterogenea. Innanzitutto sparsa su un territorioche è più di una volta e mezzo il territorioitaliano. Ho due parrocchie: quella di Samsundista 950 km da qui e quella di Trebisonda1350 km. C’è una famiglia di italiani chelavora per il vicariato nell’estremo est dellaTurchia; religiosi trentini sono in Cappadociaad Avanos; tutte le nostre altre presenze sonodislocate qui sulla costa: Mersin, Adana, Tarso(soltanto tre suore); infine qui a Iskenderum eAntiochia.Una realtà molto eterogenea, perché se ioguardo i cristiani che vengono qui alla messadi domenica, devo dire che i latini sono il10%, gli altri sono ortodossi, per buona parte.

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