Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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EX ACTIS MINISTRI GENERALIS 209del senso profondo della storia di ciascuno dinoi, ma, soprattutto, del senso della sofferenzae della solitudine. In atteggiamento contemplativo,dunque, superiamo l’immagine e guardiamocon gli occhi del cuore, gli unici che vedonoin profondità, quest’immagine del Dio che ci hastrappato dalla morte.La Sindone, lenzuolo con il quale avvolseroil corpo di Gesù per deporlo nella tomba(cf. Mc 15,42-26), è, prima di tutto l’iconadell’amore senza limiti, fino all’estremo;amore di un Dio che ha consegnato a mortesuo Figlio per la salvezza dell’umanità.“Dio, infatti, ha tanto amato il mondo che hadato il Figlio suo” (Gv 3,16). Amore, l’unicaparola capace di portarci a capire fino in fondola vita e in modo particolare la passione diGesù: “Nessuno ha un amore più grande diquesto: dare la vita per i propri amici” (Gv15,13). Amore tenacemente e gratuitamenteofferto. Amore fragile e disarmato. Amore,verso tutti, anche verso i nemici. Lui che nonconosceva il peccato, Dio lo ha fatto peccatoper noi, non risparmiandogli nessuna dellesofferenze proprie dell’umana condizione.La Sindone è segno e messaggio, icona dellafedeltà di Dio alla sua volontà di salvarci.Dio non risparmiò nulla per ricondurci a sé.Dio non risparmiò neppure il suo unico Figliodiletto.La Sindone è l’icona del Sabato Santo, comeebbe a dire Benedetto XVI nel suo recentepellegrinaggio in questa città. Il Sabato Santoè il giorno nel quale veramente “si fece buiosu tutta la terra” (cf Mc 15,33); il giorno nelquale il lievito è stato sepolto nella farina, affinchéessa sia fermentata (cf. Lc 13,20); ilgiorno nel quale il grande tesoro è stato nascostonella terra (cf. Mt 13,44); il giorno delgrande silenzio di Dio: “Dio mio, Dio mio,perché mi hai abbandonato” (cf Mc 16,34).Un silenzio che si è fatto presente nella vitadi Gesù in un modo del tutto particolare.Gesù, disceso agli inferi, nel Sabato Santosente la solitudine più profonda, l’abbandonoestremo. Con il profeta, Gesù ha potutogustare nella propria carne la confessione diIsaia: “Veramente tu sei un Dio nascosto” (Is45,15). Infatti, il Sabato Santo, è il giorno incui Dio sembra assente, anzi è il giorno nelquale Dio sembra essere morto. Quello checontemplano i nostri occhi ci porta a pensareche tutto sia finito nella tomba. Così sembradire il “negativo” di questa fotografia, che èla Sindone.Ma in realtà non è cosi: la “fotografia” dellaSindone ha anche un “positivo”. Per questopossiamo dire che è anche icona di un misterodi vita e di risurrezione. La Sindone èl’immagine di un morto, ma è l’immagine diuno che vive: “Voi cercate Gesù, il Nazareno,che è stato crocifisso. È risorto. Non è piùqui. Ecco il luogo ove lo avevano posto” (Mc16,6). La Sindone è l’immagine di uno chetrasmette vita. Vita che si contempla nel sangueversato per noi, in remissione dei peccati.Vita che esplode nella luce folgorante dellarisurrezione, come si può evidenziare anchein questa icona. La Sindone porta un raggiod’amore, una luce di speranza nuova, capacedi illuminare le tenebre più profonde degli inferi.Il dramma stesso della morte cui Gesù vaincontro, e che a prima vista sembrerebbe unfallimento della sua missione, sta a dire unadedizione e un amore capaci di superare ogniresistenza, divenendo intercessione e offertasacrificale per la salvezza di tutto il popolo.Il crocifisso della Sindone è l’immagine di unDio che sembra nascondersi nella sofferenza enella debolezza dell’uomo. Contemplando laSindone pensiamo al Servo sofferente descrittoda Isaia: uomo “disprezzato e reietto dagliuomini, uomo di dolori che ben conosce il patire”(Is 53,3); eppure sono nostre le malattieche ha portato, nostri i dolori che si è addossato.È apparso come se fosse “castigato, percossoda Dio e umiliato”, ma noi otteniamo laguarigione grazie alle sue piaghe (cf. Is 53,4-5). Guardando con gli occhi della fede questolenzuolo, come non pensare a Gesù che “prendesu di sé” le nostre infermità (cf. Mt 8,17) e“portò i nostri peccati sul suo corpo sul legnodella croce?” (1P 2,24). La crocifissione restaun delitto degli uomini, ma in esso si realizzal’offerta di amore del Figlio e risplende la misericordiadel Padre.Cari fratelli e sorelle, dopo questa brevecontemplazione dell’uomo della Sindone,contemplazione che ognuno di noi è invitato aproseguire davanti a questa icona che la Provvidenzaci permette di venerare oggi, tentiamodi cogliere qualche conclusione per la nostravita di uomini e donne credenti.Dalla croce, il figlio dell’uomo dice unchiaro “no” a un progetto come quello che siè espresso in coloro che per invidia e sete dipotere o ignavia hanno messo a morte Gesù,e propone in positivo un altro tipo di umanità:l’umanità che vive la beatitudine dei miti edegli operatori di pace, di chi accetta di porta-

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