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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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TITO SCHIPA<br />

(Lecce, 27 <strong>di</strong>cembre 1888 – New York, 16 <strong>di</strong>cembre 1965)<br />

Fu, Raffaele Attilio Amedeo Schipa, in arte Tito Schipa, un tenore e attore italiano, considerato<br />

tra i più gran<strong>di</strong> del<strong>la</strong> <strong>storia</strong> dell’opera. Figlio <strong>di</strong> Luigi e Antonia Vallone, Schipa nacque negli<br />

ultimi giorni del 1888, ma venne registrato all’anagrafe il 2 gennaio 1889, per così posticipare<br />

<strong>di</strong> un anno <strong>la</strong> leva militare.<br />

Nel 1902, con l’arrivo da Napoli del vescovo Gennaro Trama, Titu, cioè il piccoletto, entrò in<br />

seminario a Lecce, dove ebbe modo <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>are an<strong>che</strong> composizione. Dopo l’adolescenza,<br />

Tito si recò a Mi<strong>la</strong>no per terminare gli stu<strong>di</strong> e il 4 febbraio 1909 fece il suo debutto a V ercelli<br />

nel<strong>la</strong> Traviata.<br />

Dopo una lunga routine <strong>di</strong> formazione nel<strong>la</strong> compagnia operistica <strong>di</strong> Giuseppe Borboni, trionfò<br />

nel<strong>la</strong> Tosca a Napoli nel<strong>la</strong> stagione del 1914, conquistando quel<strong>la</strong> notorietà <strong>che</strong> non lo<br />

abbandonò più, in Italia e all’estero. Giunse a par<strong>la</strong>re correntemente quattro lingue e a cantare<br />

in un<strong>di</strong>ci.<br />

Dopo Madrid, nel 1919 approdò negli Stati Uniti, a Chicago, dove debuttò il 4 <strong>di</strong>cembre e dove<br />

sposò <strong>la</strong> soubrette francese Antoinette Mi<strong>che</strong>l d’Ogoy, conosciuta a Montecarlo il 27 marzo<br />

1917 in occasione dell’esecuzione de La ron<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> Giacomo Puccini, in cui interpretò<br />

Ruggero.<br />

Nell’ottobre del 1932 l asciò Chicago, prendendo il posto <strong>di</strong> Beniamino Gigli al Metropolitan<br />

Opera <strong>di</strong> New York e nel 1935 prese parte a Werther in San Francisco. Poi, gli effetti del<strong>la</strong><br />

grande depressione, <strong>la</strong> crisi con <strong>la</strong> moglie e l a nostalgia per <strong>la</strong> propria terra, lo riportarono<br />

stabilmente in Italia, <strong>che</strong> <strong>tutta</strong>via non aveva, nel mentre, mai abbandonato, essendoci ritornato<br />

ed essendosi esibito in più occasioni.<br />

Tra il 1932 e il 1933, i nfatti, partecipò a vari concerti, alcuni nel teatro Ver<strong>di</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, pro<br />

costruzione del Monumento al Marinaio d’Italia, inaugurato a Brin<strong>di</strong>si il 4 novembre del 1933 e<br />

finanziato in buona parte proprio con i fon<strong>di</strong> raccolti con gli spettacoli promossi e partecipati da<br />

Tito Schipa, il quale fu, infatti, vicino al regime fascista, soprattutto per l’antica amicizia<br />

personale <strong>che</strong> mantenne con il gerarca Achille Starace, suo conterraneo leccese.<br />

Dopo una carriera lunga quasi mezzo secolo, negli anni cinquanta Schipa cominciò ad<br />

apparire sulle scene sempre più <strong>di</strong> rado. Il 14 aprile 1955 dette l’ad<strong>di</strong>o al palcoscenico italiano<br />

con l’Elisir d'amore al Teatro Petruzzelli <strong>di</strong> Bari, a cui fecero seguito tournée in Russia, in<br />

Ungheria e negli Stati Uniti, dove venne accolto, ancora una volta, con molto entusiasmo.<br />

Tito Schipa morì a New York nel 1965 per un col<strong>la</strong>sso car<strong>di</strong>ocirco<strong>la</strong>torio e fu sepolto nel<strong>la</strong> sua<br />

Lecce.<br />

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