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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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TOMMASO RISCHINIERI<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 1230 – Napoli, 1284)<br />

Fu un i nsigne giureconsulto brin<strong>di</strong>sino e, per i suoi meriti, fu nominato giu<strong>di</strong>ce del<strong>la</strong> Gran<br />

Corte Vicaria <strong>di</strong> Napoli, essendo re Carlo I d’ Angiò, ormai consolidato sul trono <strong>di</strong> tutto i l<br />

regno dopo <strong>la</strong> condanna a morte <strong>di</strong> Corra<strong>di</strong>no <strong>di</strong> Svevia, l’ultimo erede aspirante al trono <strong>di</strong><br />

Federico II sconfitto a Tagliacozzo nel 1268.<br />

Tra varie altre importanti attività svolte esercitando quel prestigioso incarico amministrativo<br />

presso <strong>la</strong> corte angioina <strong>di</strong> Napoli, Tommaso Rischinieri commentò le Costituzioni e le<br />

Prammati<strong>che</strong> del Regno.<br />

Nel 1284 però, Rischinieri cadde in <strong>di</strong>sgrazia e fu fatto impiccare dallo stesso re Carlo I<br />

d’Angiò, in un impeto <strong>di</strong> collera da cui fu preso a causa dell’imprigionamento <strong>di</strong> suo figlio, il<br />

futuro re Carlo lo zoppo. Il re Carlo I giustificò quell’atto, adducendo <strong>che</strong> fu proprio un<br />

consiglio invi<strong>di</strong>oso del Rischinieri <strong>che</strong> lo indusse a fare imprigionare in Castel dell’Ovo, e poi<br />

impiccare, il nobile Lorenzo Ruffolo <strong>di</strong> Ravello.<br />

Sembra, infatti, <strong>che</strong> fu an<strong>che</strong> per ven<strong>di</strong>care quell’impiccagione, <strong>che</strong> il figlio del re angioino fu<br />

imprigionato dall’aragonese Ruggero <strong>di</strong> Lauria e fu condotto in Sicilia insieme con molti altri<br />

feudatari <strong>di</strong> parte angioina.<br />

Molti <strong>di</strong> quei prigionieri condotti in Sicilia furono giustiziati, mentre il principe angioino, per<br />

intercessione dal<strong>la</strong> regina Costanza, fu mandato in Catalogna e, dopo varie vicissitu<strong>di</strong>ni e<br />

lunghi negoziati, fu finalmente riportato in Sicilia e fu liberato nel 1288, essendo nel frattempo<br />

già succeduto al padre, Carlo I d’Angiò, <strong>che</strong> era morto nel 1285.<br />

Dopo <strong>la</strong> morte <strong>di</strong> Rischinieri, tutti i suoi numerosi libri furono, dal nuovo re, re Carlo II d’Angiò<br />

lo zoppo, donati nel 1308 a Jacopo Pipino <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, suo me<strong>di</strong>co personale.<br />

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