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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GINO FARA FORNI<br />

(Pettenasco, 1867 – Brin<strong>di</strong>si, 27 settembre 1915)<br />

Fu un capitano <strong>di</strong> vascello, morto al comando del<strong>la</strong> nave “Benedetto Brin” (foto), <strong>che</strong> esplose<br />

e affondò nel porto <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si nel<strong>la</strong> prima guerra mon<strong>di</strong>ale, il 27 settembre 1915.<br />

“… Un boato tremendo squarciò l'aria e il rombo <strong>di</strong> un'esplosione si ripercosse lontano sul<br />

mare e sul<strong>la</strong> <strong>città</strong>, le navi ancorate ebbero un sussulto e le case tremarono. La nave non si<br />

vedeva più e al suo posto una colonna alta oltre cento metri <strong>di</strong> fumo giallo, rossastro, misto a<br />

gas e vapori s'innalzava al cielo. La catastrofe apparve in <strong>tutta</strong> <strong>la</strong> sua orrenda gran<strong>di</strong>osità<br />

alcuni momenti dopo, quando <strong>la</strong> colonna <strong>di</strong> fumo lentamente si <strong>di</strong>radò…”<br />

«Nel fumo denso si <strong>di</strong>stinse per un momento <strong>la</strong> massa d'acciaio del<strong>la</strong> torre poppiera dei<br />

cannoni da 305 mm, <strong>che</strong> <strong>la</strong>nciata in aria dal<strong>la</strong> forza dell'esplosione fino a metà del<strong>la</strong> colonna,<br />

ricadde poi violentemente in mare, sul fianco sinistro del<strong>la</strong> nave. Pochi momenti dopo,<br />

<strong>di</strong>ssipato il nembo del fumo, lo scafo del<strong>la</strong> Benedetto Brin fu v eduto appoggiare senza<br />

sbandamento sul fondo <strong>di</strong> <strong>di</strong>eci metri e scendere ancora lentamente, formandosi un letto nel<br />

fango molle. Mentre <strong>la</strong> prora poco danneggiata si nascondeva sotto l'acqua <strong>che</strong> arrivava a<br />

<strong>la</strong>mbire i cannoni da 152 del<strong>la</strong> batteria, <strong>la</strong> parte poppiera completamente sommersa appariva<br />

sconvolta e ridotta a un ammasso <strong>di</strong> rottami. Caduto il fumaiolo e l'albero <strong>di</strong> poppa, si ergeva<br />

ancora dritto e verticale l'albero <strong>di</strong> trin<strong>che</strong>tto».<br />

Imme<strong>di</strong>atamente dopo l o scoppio, le autorità militari avanzarono l’ipotesi dell’attentato ad<br />

opera dei nemici austriaci, ma poco a poc o cominciò a prendere corpo an<strong>che</strong> <strong>la</strong> più<br />

verosimile possibilità <strong>di</strong> un'autocombustione avvenuta nel<strong>la</strong> grande stiva a<strong>di</strong>bita a deposito <strong>di</strong><br />

munizioni: il calore del<strong>la</strong> sa<strong>la</strong> motori, vicina al locale del<strong>la</strong> santabarbara, avrebbe innescato<br />

l’incen<strong>di</strong>o <strong>che</strong> a s ua volta avrebbe fatto s coppiare le munizioni. Mai fu data una r isposta<br />

definitiva... e ormai, certamente non importa troppo sapere l'esatta verità, né certamente mai<br />

importò troppo saper<strong>la</strong> ai 456 marinai <strong>che</strong> perirono nel mare del porto <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si in quel<strong>la</strong><br />

tragica mattina.<br />

In partico<strong>la</strong>r modo, non venne reso pubblico da subito, <strong>che</strong> giusto un anno pr ima, proprio il<br />

capitano del<strong>la</strong> nave Gino Fara Forni aveva segna<strong>la</strong>to con una lettera inviata al<strong>la</strong> Divisione<br />

generale <strong>di</strong> artiglieria ed armamenti del Ministero del<strong>la</strong> marina a R oma, una “ deficienza <strong>di</strong><br />

venti<strong>la</strong>zione e <strong>di</strong> refrigerazione del<strong>la</strong> santabarbara” <strong>che</strong> faceva salire oltre il limite <strong>di</strong><br />

sicurezza <strong>la</strong> temperatura interna”.<br />

Al<strong>la</strong> corazzata Benedetto Brin è intito<strong>la</strong>ta in Brin<strong>di</strong>si, una delle principali strade del Casale.<br />

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