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7 months ago

CRIMINI VAT

La notizia si diffuse,

La notizia si diffuse, così dai paesi vicini cominciò ad accorrere gente ed iniziò un continuo viavai di persone desiderose di vedere il frate “prodigio”; accorse al convento anche il medico di fiducia dei cappuccini nonché sindaco di San Giovanni Rotondo, dottor Angelo Merla il quale, dopo aver esaminato le mani del frate, formulò una diagnosi sospesa fra medicina e magia: “fenomeno criptogenetico”. La notizia si propagò in tutta Italia dando il via ad un crescente flusso di pellegrini desiderosi di incontrarsi con il frate stigmatizzato. Nel maggio 1919 i responsabili dell’Ordine dei cappuccini, anche per sedare sospetti e polemiche, ordinarono che le piaghe sul corpo di padre Pio venissero sottoposte ad un più attento esame medico; la visita fu affidata al primario dell’ospedale di Barletta professor Luigi Romanelli il quale concluse: «Per me queste ferite non sono classificabili fra le ferite comuni, sia che siano d’origine infetta, sia che siano traumatiche». Una diagnosi evasiva che venne arbitrariamente interpretata come un sigillo scientifico ad un evento “miracoloso”. La sensazionale notizia si diffuse rapidamente oltre che in Italia anche all’estero per mezzo dei giornali, uno dei quali, Il Giornale d’Italia del 01/06/1919, riportò anche l’evento che il frate stigmatizzato aveva compiuto un miracolo: il 30 maggio si era recato al convento un soldato ferito gravemente ad un piede e giudicato dai medici incurabile; padre Pio lo benedisse con la mano e, istantaneamente, il milite si trovò guarito. Letta la notizia sul giornale, il medico napoletano Vincenzo Tangaro si recò al convento in forma privata, si incontrò con padre Pio ed ebbe cura di osservare le mani e la cella del frate. Tornato a Napoli, pubblicò un articolo su Il Mattino dove scrisse: «Le stigmate sono superficiali e presentano un alone del colore caratteristico della tintura di iodio….nella cella ho notato una bottiglia di acido fenico commerciale nero che, secondo il padre guardiano, padre Pio userebbe per attutire, a scopo di umiltà, il suo odore di santità». Intanto a Santa Maria delle Grazie la situazione stava degenerando nell’isteria collettiva: gente accalcata in lunghe file per potersi confessare col frate, La mano di Padre Pio. con attese che duravano anche più giorni, fedeli che entravano nel convento scavalcando le finestre, malati e storpi che si arrampicavano fino all’eremo per implorare la grazia… C’era chi sosteneva di essere stato miracolato, malati che si dicevano ~ 118 ~

guariti, moribondi che si dichiaravano rinati, torme di fedeli in trance al cospetto di quel santo cappuccino che veniva accreditato capace di fare miracoli a ripetizione. Tutto questo, oltre a creare problemi di ordine pubblico, contrastava nettamente con la dottrina monastica pertanto il Sant’Uffizio, dietro ordine del Vaticano il quale aveva cominciato ad avversare il frate ritenendolo una specie di stregone pagano, lo fece visitare in più circostanze da illustri medici; ecco le diagnosi: nel luglio 1919 il professor Amico Bignami, luminare di patologia medica all’Università di Roma, a proposito delle stigmate scrisse: «…possiamo pensare che le lesioni descritte siano cominciate come prodotti patologici (necrosi multipla della cute) e siano state completate, forse incoscientemente per un fenomeno di suggestione, con un mezzo chimico, per esempio tintura di iodio». Nell’aprile 1920 padre Agostino Gemelli, medico e psicologo, fondatore delle Università cattoliche di Milano e Roma, scrisse: «Padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico….le ferite che ha sul corpo con carattere distruttivo dei tessuti, sono tipiche della patologia isterica…un ammalato si procura le lesioni da sé…». Il 3 luglio del 1922 monsignor Pasquale Gagliardi, dopo aver visitato il frate, riferì direttamente a papa Pio 11° che, secondo lui, le stigmate erano provocate da tintura di iodio e acido nitrico¹. Ma nonostante questi verdetti, il fanatismo religioso e la credulità popolare avevano già preso il sopravvento pertanto, al convento, aumentava sempre più il via vai di pellegrini devoti a padre Pio; la fede in Dio era come soppiantata dall’idolatria per il frate santo e iniziava un commercio illegale di oggetti a lui appartenenti: bende sanguinolente delle presunte stigmate, pezzi del suo saio, pezzi del cordone ecc.; aumentava anche, in maniera vertiginosa, l’afflusso di denaro che i fedeli da tutta Italia e dall’estero inviavano al Santone a scopo propiziatorio. Tutto questo aveva poco a che fare con l’ordine, il raccoglimento e la riservatezza della vita francescana in un convento di clausura, ma padre Pio si sentiva già un personaggio famoso e, come ogni capo carismatico che si rispetti, organizzò intorno a sé una ristretta cerchia di fedelissimi _____________ ¹ Che padre Pio fosse un autentico imbroglione fu confermato anche da uno dei suoi fedelissimi, Francesco Morcaldi il quale, il 21 maggio del 1963 nell’ambito di un processo per diffamazione, confessò in tribunale a Roma che le stigmate del frate erano da lui stesso provocate con acido nitrico e acqua di colonia. Inoltre anche l’illustre psichiatra Luigi Cancrini, negli anni ’60, firmò una perizia su padre Pio definendolo «persona con gravi disturbi della personalità». ~ 119 ~

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