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CRIMINI VAT

e loschi personaggi fra

e loschi personaggi fra i quali il gerarca fascista Francesco Morcaldi e l’avventuriero senza scrupoli Emanuele Brunatto. Costoro coadiuvarono il frate durante tutta la sua lunga carriera. Tutta questa notorietà del frate e quello che Padre Pio con Morcaldi. ruotava intorno al convento di Santa Maria delle Grazie creò del malumore e delle critiche da parte di un nutrito gruppo di cittadini di San Giovanni Rotondo i quali inviarono un esposto presso il questore di Foggia per lamentare il mercimonio paganeggiante sorto intorno al convento e per denunciare quella che definivano una truffa ai danni della povera gente credulona. Anche l’arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, considerato il più acerrimo avversario di padre Pio, denunciò al Vaticano i traffici illegali che giravano intorno all’eremo che ormai, più che un convento, aveva assunto l’aspetto di un mercato nell’ora di punta. Stando così le cose il Sant’Uffizio scrisse al Emanuele Brunatto. frate di Pietrelcina severi richiami all’ordine, all’obbedienza e al rigore (nel giugno 1922, il 31 maggio 1923 e il 24 luglio 1924), inoltre invitò i suoi fedeli a non idolatrarlo perché costui non aveva niente di miracoloso, ma al convento continuò tutto come prima; allora venne ordinato al frate di trasferirsi in un monastero presso Ancona, ma ci fu un’energica protesta dei suoi fedeli capeggiati dai fidi Brunatto e Morcaldi (quest’ultimo, nel frattempo, era diventato podestà del Comune di San Giovanni Rotondo) e, anche questa volta, non ci furono cambiamenti. Così padre Pio iniziò una battaglia a suon di ricatti contro i suoi agguerriti avversari foggiani e di Manfredonia e anche contro il Vaticano stesso che, secondo lui, non faceva nulla per metterli a tacere. Anche il gruppo di cittadini di San Giovanni Rotondo continuava a denunciare le malefatte che venivano perpetrate al convento; allora i fidi Morcaldi e Brunatto iniziarono un sapiente lavoro di spionaggio e ricatti verso i suoi avversari, ma non riuscirono a calmare le acque. Nel frattempo Santa Maria delle Grazie divenne sempre più meta di pellegrinaggio sfrenato dove vorticava un tumultuoso e incontrollato fiume di denaro; padre Pio fu attorniato da “pie donne” che dormivano ~ 120 ~

nel convento e circolava la voce che usasse anche profumarsi…. Pressato ancora dal clero di Manfredonia e da quello foggiano, il Sant’Uffizio decise di porre fine a quella che sembrava una guerra fra bande rivali e, nell’aprile 1928, inviò monsignor Giuseppe Bruno al convento per un’accurata ispezione; la relazione del clericale fu impressionante: «…al convento di Santa Maria delle Grazie regna un grave disordine morale: corruzione, ruberie, ricatti, simonia, peccati della carne, odi e vendette…». Nel verbale si leggeva anche che padre Pio aveva rapporti sessuali un paio di volte alla settimana «Bis hebdomada copulabat cum muliebre». A questo punto (marzo 1929) il frate di Pietrelcina fu nuovamente sollecitato dal Sant’Uffizio a trasferirsi, ma il provvedimento venne sospeso a causa di una nuova protesta inscenata dai fedeli; allora il Sant’Uffizio, accertato che le cose al convento non erano cambiate, nel maggio 1931 ordinò all’indisciplinato frate di cessare ogni attività con i fedeli compresa la celebrazione della messa, gli fu più volte imposto il trasferimento in altro convento, ma ciò rimase senza esito, fu osteggiato e bollato per “impostore e indemoniato”. Queste restrizioni, in parte non rispettate, durarono poco perché i fidi Brunatto e Morcaldi passarono al contrattacco e cominciarono a ricattare più energicamente il Vaticano, prima con l’Operazione candelabri (1931) con la quale minacciarono di pubblicare un fascicolo dove erano documentati i misfatti del clero foggiano e la connivente passività del Vaticano, poi (1932) minacciando di pubblicare il dossier scandalistico Gli anticristo nella Chiesa di Cristo contro le gerarchie Vaticane. Questi ricatti ebbero l’esito sperato e nel 1933 padre Pio fu pian piano riabilitato a svolgere le sue funzioni sacerdotali, ma in maniera parsimoniosa e senza platealità. Però la situazione all’esterno e all’interno del convento tornò ad essere la negazione dei dettami francescani e il Vaticano, ormai sotto ricatto, da allora in avanti si limitò a rivolgergli semplici richiami e ammonimenti periodici. Così il Santo di Pietrelcina, in barba alle restrizioni impostegli, a metà degli anni ´30 sfrecciava per le strade di San Giovanni Rotondo a bordo di una Balilla grigia, alla ricerca dei terreni sui quali edificare un imponente ospedale non lontano dal convento. I lavori iniziarono nel 1941 dopo che l’avventuriero Brunatto ebbe racimolato 300 milioni di lire (155.000 euro), parte di padre Pio e parte suoi, ricevuti forse per aver partecipato attivamente come collaborazionista dei nazisti al governo di Vicky (per questo reato fu condannato e imprigionato a Marsiglia). Nel 1943 altri 250 milioni di lire (129.000 euro) furono stanziati dall’Unrra ~ 121 ~

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