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CRIMINI VAT

Catanzaro, dove Carol

Catanzaro, dove Carol Wojtyla nell’ottobre 1984 sostò appena 6 ore, sborsò circa 600 milioni di lire (310.000 euro) molti dei quali vennero spesi per scenografie di contorno e regali al Papa. Per esempio 15 milioni (7.700 euro) se ne andarono per stampare 1984 - Wojtyla in Calabria. 200.000 cartoncini a colori con la scritta “Viva il Papa – Il Papa a Catanzaro” ed altri 25 milioni (12.900 euro) per un rosario in oro che il Sindaco donò al Pontefice. Il comune di Reggio Calabria non volle essere da meno e regalò all’illustre visitatore una targa d’oro, argento ed agata del valore di 15 milioni di lire (7.700 euro); il Comune di Crotone invece lo omaggiò di una pala d’altare in argento del costo di 10 milioni di lire (5.200 euro). Negli Abruzzi il Papa andò 4 volte, viaggi lampo, ma ogni volta fu un salasso per le comunità locali; la visita del 30/08/1981, in occasione dell’inaugurazione del traforo del Gran Sasso, costò al Comune e alla Provincia dell’Aquila 150 milioni di lire (77.000 euro). Altri 350 milioni (180.000 euro) furono sborsati da banche ed enti vari. Una curiosità: la provincia dell’Aquila fece coniare alcune monete d’oro che donò alla Santa Sede e dicono che questa gliele rispedì indietro perché non erano d’oro massiccio, ma solo laccate. A Teramo, mezza giornata di pellegrinaggio nel giugno 1985 costò al Comune e alla Provincia circa 200 milioni di lire (103.000 euro) senza contare che, per l’occasione, alcune imprese locali restaurarono gratuitamente a proprie spese un lussuoso appartamento in cui il Papa riposò solo mezz’ora. Anche alcuni grossi Comuni si dimostrarono altrettanto munifici ad esempio Milano, in occasione della visita del maggio 1983, sborsò ben 368.280.000 lire (190.000 euro) per il riordino cittadino e per gli addobbi rituali. Anche lo Stato italiano dovette sobbarcarsi, in occasione di ogni viaggio, ingenti spese per consentire al Papa di spostarsi: aerei ed elicotteri dell’Aeronautica Militare messi gratuitamente a disposizione dalla Presidenza del Consiglio; il costo? 6.500.000 lire (3.400 euro) per ogni ora di volo; 3.500.000 lire (1.800 euro) costava invece un’ora di ~ 154 ~

elicottero. In più, spese accessorie non indifferenti fra le quali l’organizzazione dei servizi d’ordine e di sicurezza che implicavano spesso lo spostamento di specialisti da Roma, alle città visitate dal Papa. Ma non tutti, per fortuna, erano d’accordo sull’enorme sperpero di denaro che si verificava durante queste visite, ad esempio il vescovo di Udine Alfredo Battisti bloccò un invito al Papa appena seppe che il costo dell’operazione si aggirava sui 3 miliardi di lire (1.550.000 euro); il parroco di Basagliapenta (Udine), don Antonio Bellina rincarò la dose: «…spendere 3 miliardi di lire per inaugurare il duomo di Gemona, ricostruito dopo il terremoto, è un’assurdità dato che c’è ancora tanta gente che vive nelle baracche e tanti Don Antonio Bellina. giovani sono ancora disoccupati». Come abbiano visto, tutti questi spostamenti di papa Wojtyla più che un’opera di evangelizzazione furono un vero e proprio schiaffo alla miseria perché dissiparono un’enorme quantità di denaro pubblico, quindi anche nostro, che sarebbe potuto servire a migliorare le condizioni di vita di tanta gente bisognosa. Ma voglio chiudere il capitolo sui viaggi del Papa polacco con una considerazione sul tema della pace, così cara al Pontefice che la menzionava ogni qualvolta si recava in pellegrinaggio da qualche parte. Una cosa è certa: la pace tanto nominata da Giovanni Paolo 2° non era, in realtà, la fine delle guerre imperialiste e colonialiste poiché queste fanno comodo al Vaticano in quanto accrescono i capitali che questo ha investito in industrie che producono armamenti; il Papa agognava piuttosto la fine dei conflitti di classe cioè la fine della lotta dei popoli oppressi contro gli oppressori e la loro definitiva rassegnazione ad accettare lo sfruttamento capitalista. Questo voleva veramente Wojtyla; del resto è ampiamente dimostrato dai fatti enunciati in precedenza. E concludo dicendo che per voler veramente la pace occorre rimuovere le cause che generano i conflitti cioè le grandi disuguaglianze sociali, lo sfruttamento, le ingiustizie, la miseria, i privilegi, ma non a parole come fa il clero, bensì con i fatti. A questo punto abbiamo appurato che il Santo Padre Giovanni Paolo 2° ha combinato diverse malefatte durante il suo pontificato, ma in ~ 155 ~

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