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8 months ago

CRIMINI VAT

In molte città

In molte città argentine vengono esposte le foto delle persone scomparse. uccideva dopo averle torturate con metodi molto vicini a quelli medievali. Un’epurazione che non aveva niente da invidiare a quella effettuata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Furono uccisi anche alcuni clericali democratici, come monsignor Enrique Angeletti, vescovo di La Rioja e monsignor Carlos Ponce de Leon, vescovo di San Nicolas, che si schierarono apertamente in difesa dei poveri e degli oppressi denunciando le atrocità del regime di Videla, mentre la maggior parte del clero argentino si basava sull’idea che il genocidio fosse necessario perché era un atto patriottico, che i morti non soffrissero e che anche la Bibbia sostenesse che «si deve eliminare l’erba cattiva dai campi di grano». Alcuni clericali parteciparono addirittura in Le foto di alcuni "Desaparecidos" di origine italiana. prima persona a torture ed assassini come i cappellani militari don Sanchez Abelenda e don Christian Von Wernich. Quest’ultimo fu arrestato ed incarcerato nel 2003 per crimini contro l’umanità e condannato all’ergastolo nel 2007 dal tribunale di La Plata perché giudicato colpevole del sequestro di 42 persone, 32 delle quali vennero torturate e 7 uccise. In seguito a tutti questi avvenimenti ci furono molte proteste verso il governo di Buenos Aires da parte di politici ed associazioni di mezzo mondo; a Roma il sostituto procuratore Antonio Marini aprì un’inchiesta ipotizzando i reati di strage, omicidio plurimo e sequestro di persona contro i responsabili argentini e favoreggiamento e omissioni di atti di ufficio nei confronti dei funzionari e diplomatici italiani a Buenos Aires. Il comportamento dei governanti argentini fu talmente efferato contro ~ 136 ~

le opposizioni democratiche di quel Paese, che il 20 giugno 2007 la Corte di Assise di Roma si pronunciò contro i responsabili dello sterminio di migliaia di persone avvenuto durante la dittatura militare del governo capeggiato da Videla. Ecco il succo della sentenza: «Genocidio, il peggior massacro della storia argentina, nato nel contesto della guerra fredda, con l’appoggio diplomatico degli Stati Uniti e nel silenzio della Chiesa cattolica». Nonostante che questi atroci misfatti fossero stati condannati dalla maggior parte dei governi mondiali, il sommo pontefice Carol Wojtyla non intervenne mai nella faccenda e fece sempre finta di non sapere, sebbene avesse ricevuto comunicazioni ed appelli da parte di personaggi famosi come il premio Nobel per la pace nel 1980 Adolfo Perez Esquivel, il quale gli consegnò personalmente l’elenco dei bambini Desaparecidos scomparsi. Altre petizioni il Papa le ricevette dalla Lega internazionale per i diritti e la liberazione dei popoli affinché intervenisse verso le autorità governative di Buenos Aires, ma egli non mosse un dito. Non solo, non volle nemmeno Adolfo Perez Esquivel. ricevere in colloquio i parenti delle vittime argentine che intendevano esortarlo ad interessarsi della vicenda. A non dare peso al dolore e alle denunce di tanta gente disperata non fu solo il Papa, ma anche buona parte del clero argentino; monsignor Desiderio Collino, vescovo di Lomas de Zamora, dichiarò: «…in guerra è difficile usare metodi puliti…»; monsignor Dante Sandrelli, vescovo della provincia di Formosa ribadì: «…quando si hanno dei nemici è naturale affrontarli in maniera decisa…» e l’arcivescovo di Buenos Aires, in partenza per Roma, al quale venne chiesto se avrebbe parlato al Papa della situazione dei diritti umani in Argentina, rispose: «Noi di queste cose non dobbiamo occuparci…». Ma quella non fu l’unica circostanza in cui il Papa polacco non volle alleviare le sofferenze di tanta povera gente, infatti nel 1996 rifiutò un colloquio con la giovane pacifista guatemalteca Rigoberta Menchù, premio nobel per la pace nel 1992, la quale intendeva esporgli e cercare una soluzione ai problemi inerenti le misere condizioni di vita di taluni popoli centroamericani. Per questo suo rifiuto, Giovanni Paolo 2° ricevette varie critiche da molti Rigoberta Menchù. ~ 137 ~

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